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Sigmund Freud

Nel 1881 conseguì la laurea in medicina, nel 1885 ottenne la specializzazione in neuropatologia,
cioè nello studio delle malattie nervose. Tra il 1885 e il 1886 compì un soggiorno di studio a
Parigi presso diverse cliniche universitarie francesi, in particolare, all’ospedale della Salpêtrière,
dove il prof. Jean-Martin Charcot utilizzava il metodo dell’ipnosi per la cura di certe malattie
mentali, in particolare l’isteria. L’isteria è una sindrome nevrotica, un disagio psichico,
caratterizzato da un quadro clinico eterogeneo e mutevole che, nelle sue forme più gravi, si
manifesta attraverso sintomi sia somatici che psichici. I sintomi somatici dell’isteria nelle sue
forme più gravi sono: paralisi momentanee, spasmi muscolari, tremori, disturbi della parola, disturbi
gastrointestinali e del respiro. I sintomi psichici più gravi dell’isteria sono: profonda depressione o
eccesso di euforia, stati di ansia, anoressia, esplosioni improvvise di aggressività, ecc. La medicina
del tempo, basata su principi positivistici, interpretava i sintomi nevrotici come effetti di lesioni
organiche del cervello. Invece alla Salpêtrière si interpretava la malattia come una debolezza
mentale congenita, una fragilità psico-fisica ereditaria.

Il dott. Charcot ricorreva all’ipnosi come metodo terapeutico, uno strumento peraltro mai del
tutto accettato nella pratica medica; dopo aver indotto nelle sue pazienti uno stato di sonno
ipnotico, ordinava loro di cancellare i sintomi, le manifestazioni esteriori della loro malattia. I
sintomi scomparivano, tornando tuttavia spesso a manifestarsi nuovamente o ad assumere altre
forme.
Dall’esperienza francese Freud ricava alcune conclusioni decisive per lo sviluppo del suo
pensiero:
a) i sintomi isterici non hanno una base organica;
b) la patologia è spesso causata da traumi e spaventi;
c) attraverso il gesto e la parola il medico riesce a far regredire, almeno temporaneamente,
anche i sintomi più gravi.

Tornato a Vienna dopo l’esperienza in Francia, Freud dirige uno studio medico di cura delle
nevrosi, in collaborazione con il dottor Joseph Breuer. Nel 1895, assieme a Breuer, pubblica gli
“Studi sull’isteria”, dove illustra il “metodo catartico”, una cura delle malattie nervose che
applica il metodo ipnotico, utilizzato però per far riaffiorare nei pazienti ricordi del loro
lontano passato, ora completamente dimenticati.

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I ricordi riemersi e narrati dal paziente durante il sonno ipnotico appaiono evidentemente
legati ai sintomi della patologia; derivano da esperienze dotate di una forte carica emotiva, che
hanno destato nel paziente sentimenti di rabbia, disgusto, paura, che però non è riuscito ad
esprimere nel momento in cui li sperimentava. La riemersione del ricordo e la sua
verbalizzazione, durante il sonno ipnotico, offrono a queste tensioni emotive represse la
possibilità di “scaricarsi”, attenuando i sintomi e liberando la psiche dal disturbo che l’affligg.
Avviene nei pazienti una sorta di “purificazione” ( una “catarsi”: ecco perché viene definito
“metodo catartico”) dalle esperienze che hanno provocato la loro nevrosi. Tuttavia l’efficacia
di questo metodo è soltanto parziale, perché il paziente, risvegliatosi dal sonno ipnotico, non
ricorda quanto rivelato nel corso della seduta, con la conseguenza che la scomparsa dei sintomi
è solo temporanea. Comunque dal metodo catartico Freud trae ulteriori elementi fondamentali
per lo sviluppo della teoria e della pratica psicanalitica:

a) la relazione tra la storia interiore ed affettiva del soggetto e la malattia, tra ricordi dolorosi
ma “rimossi”, dimenticati, ed i sintomi clinici; l’ipotesi che la causa della malattia mentale sia
una qualche tensione, un conflitto nascosto nelle profondità della psiche.

b) l’importanza dello strumento terapeutico costituito dalla parola, dalla possibilità per il
paziente di esprimere al medico sentimenti ed emozioni repressi, apparentemente dimenticati.

c) la necessità di un nuovo metodo per risalire all’origine del disturbo nevrotico, attraverso un
viaggio a ritroso nella psiche, dal sintomo al trauma che l’ha provocato. Questo nuovo metodo
dovrà basarsi sulla partecipazione attiva del soggetto malato nella scoperta delle cause dei propri
disturbi.

L’impiego del metodo catartico porta dunque alla scoperta di un particolare materiale psichico
che a causa della suo carattere traumatico viene rimosso dalla coscienza e confinato
nell’”inconscio”. A partire dalla scoperta di questa energia psichica inconscia e dall’esigenza di
superare i limiti del metodo catartico, Freud rompe la collaborazione con Breuer, abbandona
l’ipnosi ed introduce un nuovo strumento terapeutico, basato sulle “libere associazioni”.

Si tratta di un metodo che sollecita il paziente ad esprimere e verbalizzare spontaneamente il


flusso di pensieri, ricordi, fantasie, immagini, che gli attraversa la mente, per quanto possa
apparire irrilevante, sciocco o imbarazzante. Da questo materiale il medico cerca di ricavare

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elementi utili ai fini dell’analisi, di cogliere i segnali di nodi psichici problematici connessi con
l’insorgere della nevrosi. Si tratta quindi di un nuovo metodo di “esplorazione” della psiche, che
mette al centro il rapporto medico – paziente come fattore terapeutico.

IL RAPPORTO TRA MEDICO E PAZIENTE

Nel corso del trattamento psicoanalitico si sviluppa un rapporto tra medico e paziente, in
forma di dialogo: il terapeuta, dopo avere creato le condizioni perché il paziente possa distendersi,
rilassarsi e sentirsi a proprio agio, lo incoraggia a parlare liberamente e senza freni, a “raccontarsi” e
confidarsi. Nel frattempo, egli annota e interpreta quello che il paziente gli dice. Con il tempo, si
stabilisce tra il paziente e il medico un rapporto di dipendenza e di “innamoramento” del
paziente nei confronti del medico: il transfert. In psicoanalisi il transfert indica il processo di
trasposizione inconsapevole, nel corso dell’analisi e sulla persona dell’analista, di sentimenti ed
emozioni che il paziente ha provato nei riguardi di persone importanti della sua infanzia.
Il soggetto non li riconosce come eventi del passato, ma attuali.
Il transfert ha un ruolo decisivo nella terapia psicoanalitica: il medico deve servirsene per
incoraggiare il paziente a superare le sue resistenze profonde, cioè i blocchi mentali e i
meccanismi di difesa che gli impediscono di esporre la sua vita interiore e
di rievocare , per quanto possibile, le esperienze e i ricordi all’origine del suo disagio psichico.
Il medico, cioè, deve utilizzare il forte attaccamento emotivo del paziente nei suoi confronti,
allo scopo di ottenere l’indispensabile collaborazione nell’individuazione delle cause della sua
sofferenza interiore. Peraltro, nel rapporto psicoanalitico tra medico e paziente il terapeuta deve
anche riuscire a evitare che l’”innamoramento” del paziente nei suoi confronti si trasformi in
ostilità e rifiuto.Nel corso della seduta psicanalitica il paziente parla con il terapeuta delle
proprie esperienze, dei propri desideri, dei propri sogni, delle proprie sofferenze e del proprio
disagio; accetta di essere interrogato sulla sua vita interiore e si confida con tutta la libertà di
cui è capace.
L’ipotesi di Freud è che la presenza e l’azione dei contenuti rimossi nell’inconscio si rendano
visibili come sintomi, vale a dire in quei disturbi della condotta individuale che costituiscono le
varie e molteplici manifestazioni del disagio psichico dei pazienti. I sintomi, cioè i comportamenti
nevrotici, sono i segnali visibili, indiretti, della nostra vita inconscia: segnali che giungono dal
profondo della nostra psiche.

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Dal momento che tutti hanno una vita inconscia, che interferisce con la vita cosciente, tutti
manifestano in qualche misura dei sintomi nevrotic. In alcuni casi l’inconscio condiziona in
modo particolarmente pesante e doloroso, benché inconsapevole e sotterraneo la vita
cosciente, con l’insorgenza di ansie, fobie, tic, fissazioni, disturbi del comportamento che non
consentono un’esistenza serena.
È in questi casi che si parla, propriamente e in senso stretto, di nevrosi. La teoria della presenza di
contenuti psichici rimossi apre la strada ad una prima definizione dell’inconscio come luogo di ciò
che è stato rimosso: Freud lo definisce anche “das innere Ausland” (il “territorio straniero
interno”). L’inconscio è una dimensione psichica che sfugge alla nostra consapevolezza, dove si
addensano ed agitano esperienze, pulsioni, desideri, ricordi dimenticati, censurati e occultati
mediante il meccanismo della “Rimozione”. La rimozione non consiste quindi nella mera
cancellazione dei ricordi sgraditi e dolorosi e dei desideri “inconfessabili”; consiste invece nel
loro trasferimento e confinamento entro la sfera dell’inconscio, da dove non dovrebbero
riemergere, mentre invece tornano a riaffiorare attraverso i sintomi nevrotici.

L’obiettivo principale della psicanalisi è quello di sviluppare il rapporto dialogico e


comunicativo tra paziente e terapeuta per consentire a quest’ultimo di andare alla radice
inconscia dei disturbi di cui soffre il paziente. In questo dialogo il terapeuta ha la possibilità di
acquisire elementi che gli consentono di inquadrare e comprendere adeguatamente le cause
della sofferenza psichica del paziente. Fra i tanti sintomi, altrettante manifestazioni indirette
dell’inconscio, il terapeuta rivolge la sua attenzione a quelli che meglio si prestano a essere
decodificati e interpretati come segni appunto indiretti, come “geroglifici” (una sorta di
“linguaggio in codice”) dell’inconscio stesso.
Si tratta di seguire questi segnali, come “filo di Arianna” per entrare nel labirinto dell’inconscio.
Quali sono i fenomeni psichici che risultano più utili a indagare l’inconscio dei pazienti? Nei primi
anni di elaborazione della psicoanalisi, che vanno dal 1895 al 1898, Freud si affida alle libere
associazioni.
Il paziente viene invitato a collegare ad alcune parole, suggeritegli dal terapeuta, i significati che
immediatamente e spontaneamente associa a questi termini. Mentre questo avviene, l’analista,
che si pone nei confronti del paziente in un atteggiamento di dialogo e di ascolto, annota le
associazioni più frequenti e quelle che invece vengono evitate: può così rilevare quali siano i
temi che il paziente evita o quali siano gli argomenti dai quali appare più attratto.
In questo modo il terapeuta riesce a farsi un quadro delle cause profonde (inconsce) del disagio
psichico del paziente.

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L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI

Successivamente, Freud si convince che la via maestra per l’accesso all’inconscio è


l’interpretazione dei sogni. L’interpretazione dei sogni (1900) è appunto il titolo dell’opera più
importante di Freud. In quest’opera il sogno viene considerato una manifestazione
dell’inconscio, che opportunamente interpretata, permette di sondare la vita profonda dell’io,
accedere ai contenuti rimossi e scoprire le leggi che regolano la vita inconscia.
Rispetto all’ipnosi ed al metodo delle “libere associazioni”, che sono strumenti terapeutici
controllati dall’analista, il sonno è una condizione naturale che presenta notevoli vantaggi per lo
scavo analitico: durante il sonno, infatti, la coscienza vigile si affievolisce ed affiorano gli strati
più profondi della psiche umana. L’attività onirica è la rivelazione più completa della vita
inconscia, tuttavia nemmeno il sogno, come qualsiasi altra attività mentale umana, esprime in
modo diretto ed immediato l’inconscio. La vita nascosta dello psichismo umano, costituita da
pulsioni, desideri inconfessabili, nel sogno viene al contempo svelata e mascherata. Il sogno è un
veicolo per i desideri inconsci, l’”appagamento di un desiderio”, che si attua in forma
allucinatoria, tramite mascheramenti e deformazioni prodotti per sottrarsi alla censura della
coscienza che, per quanto affievolita, mantiene ancora un certo controllo. La produzione onirica è
quindi una sorta di compromesso fra le istanze censorie della coscienza e i desideri inconsci;
questi ultimi vengono resi accettabili alla coscienza tramite deformazioni e mascheramenti,
poiché una loro espressione diretta turberebbe il sonno.
Nei sogni occorre innanzitutto distinguere tra contenuto manifesto e contenuto latente. Il
contenuto manifesto consiste nella scena a prima vista illogica, surreale, incoerente che viviamo
quando sogniamo; il contenuto latente , è invece il significato autentico del sogno, che deve
essere identificato dietro il contenuto manifesto.
Il sogno non è un fenomeno arbitrario e casuale, bensì il risultato di un lavoro dell’inconscio, che
opera secondo una propria logica, diversa da quella della vita cosciente.
Esso riveste di immagini elementi come desideri o pensieri: le componenti del sogno sono
formazioni sostitutive, rappresentazioni indirette e figurate di conflitti o desideri inconsci: si
tratta allora di individuare che cosa simboleggi ciascuna componente.
Ciò è possibile solamente tenendo in considerazione le regole “sintattiche” proprie dei sogni.
Esse sono sostanzialmente due: la condensazione e lo spostamento.
La condensazione è la tendenza a connettere più elementi in un’unica rappresentazione, ad
esempio unificando due individui mediante un unico tratto comune.Lo spostamento consiste nel

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trasferimento di interesse da una rappresentazione ad un’altra, solitamente più neutra dal punto
di vista emotivo e collegata alla prima da catene associative (es. dall’idea della propria morte
all’immagine di un cimitero etc.).
Tenendo presenti tali regole, l’interpretazione può arrivare alla decifrazione del sogno, che
apparirà come un insieme organizzato tramite il quale si esprimono desideri rimossi, spesso
risalenti al più lontano passato.I sogni analogamente ai sintomi nevrotici, sono quasi sempre la
manifestazione mascherata di qualche pulsione inconscia, generalmente di natura sessuale,
concepita di solito nell’età infantile e poi inabissata nell’inconscio, perché percepita come
vergognosa e inaccettabile. Freud dall’analisi dei sogni ricava una prima descrizione del
complesso edipico, una situazione affettiva in cui il bambino sperimenta precocemente sentimenti
di amore per il genitore di sesso opposto e di rivalità per il genitore dello stesso sesso.
Questi desideri sessuali incestuosi della prima infanzia devono essere elaborati per garantire uno
sviluppo affettivo normale. Attraverso l’analisi del sogno Freud sposta quindi la sua indagine
dalla condizione patologica a quella normale, dalle nevrosi alla vita psichica di ogni essere
umano; ad essere mutata è l’immagine stessa dell’uomo in quanto tale. La scoperta di una
dimensione psichica inconscia che interferisce con la vita cosciente, comporta una nuova
visione antropologica, con ricadute profonde sulla concezione della coscienza, del libero
arbitrio, sulla frontiera che separa sanità e follia. L’agire umano, apparentemente libero e
cosciente, risulta in realtà condizionato da contenuti psichici inconsci, da forme di
compromesso tra le istanze razionali e quelle emotive e istintuali. Freud stesso afferma che la
psicoanalisi è una “ferita narcisistica” inferta all’immagine che l’essere umano aveva di sé
stesso; la scoperta di una dimensione inconscia della psiche dissolve l’illusione dell’uomo di
governare la propria interiorità: “L’io non è più padrone in casa propria”, il ruolo della
coscienza viene ridimensionato e relativizzato.
Freud accosta la sua opera a quella di Copernico e Darwin, che avevano già inferto duri colpi
alla visione classica dell’uomo: con la teoria eliocentrica la terra e, di conseguenza, l’umanità,
perdono la loro centralità nel cosmo; con la teoria dell’evoluzione, viene messa in crisi l’unicità
dell’essere umano nella natura e la sua pretesa origine divina.
La psicoanalisi ha mostrato che la coscienza è una “falsa coscienza”, che tendenze irrazionali si
nascondono nelle profondità dell’uomo e che è necessario portarle alla luce per conferire loro
un ordine ed un senso.
Successivamente Freud identifica un’altra via indiretta di accesso all’inconscio, costituita
dall’analisi dei cosiddetti “atti mancati”: situazioni apparentemente banali, trascurabili e
insignificanti, come piccole dimenticanze, lapsus, sbadataggini, tic.

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Si tratta di azioni che non sono compiute come vorremmo ( per questo vengono chiamate “atti
mancati”, atti dei quali “manca” il compimento), e che rappresentano la “spia” rivelatrice di
un’autocensura o di un’inibizione profonda che si rivela, appunto, nell’atto mancato. Insomma,
ogni atto mancato è il risultato di un compromesso tra un desiderio inconscio che cerca di
manifestarsi e le resistenze interiori che tentano di impedirglielo.
All’analisi degli atti mancati Freud dedica un altro celebre saggio, Psicopatologia della vita
quotidiana (1901) Un ulteriore modo abbastanza promettente per accedere all’inconscio consiste
nell’analizzare i giochi di parole, le battute e i motti di spirito, i guizzi verbali dei pazienti, cui
Freud dedica un importante studio: “Il motto di spirito e il suo rapporto con l’inconscio” (1905).

LA TEORIA DELLA SESSUALITÀ

Gran parte della dimensione più profonda e nascosta della nostra psiche, la dimensione che sfugge
al controllo e alla consapevolezza della nostra coscienza, è costituita da contenuti (desideri, ricordi,
pulsioni, istinti, ecc.) rimossi, cioè spostati nell’inconscio, da dove però essi lanciano segnali
indiretti, sotto forma di sintomi (cioè, appunto, tracce che i contenuti rimossi lasciano nel nostro
comportamento, messaggi inviati dall’inconscio).
I sintomi (comprese le nevrosi) sono “il ritorno del rimosso”. Perché i contenuti rimossi, sono
stati occultati nell’inconscio? E perché quei contenuti tornano a manifestarsi solo in modo indiretto?
Essi sono stati rimossi perché legati alla sfera sessuale, sulla quale grava una condanna sociale;
vengono censurati perché avvertiti come vergognosi, indicibili, inconfessabili. Fino a Freud la
sessualità era connessa alla facoltà riproduttiva, riguardava quindi esclusivamente l’individuo
adulto e non il bambino; la teoria psicoanalitica invece punta l’attenzione sulla sfera affettiva e
sessuale del bambino, che emerge fin dal primo anno di vita.
Nei “Tre saggi sulla sessualità” (1905) la corporeità umana viene caratterizzata, già alla nascita,
dalla capacità di provare piacere. Anche il bambino, quindi, vive una sua sessualità, dal momento
che anche lui è soggetto all’istinto sessuale, inteso come “Libido”, cioè come istinto che porta alla
ricerca del piacere attraverso il corpo. La libido è un’energia sessuale che “migra”attraverso
il corpo, nel corso nel tempo si concentra in parti diverse dell’organismo.
In particolare Freud sostiene che la sessualità infantile si sviluppa attraverso tre fasi principali,
in ciascuna delle quali la “libido” si concentra su una particolare e ben distinta “zona erogena”
(= generatrice di piacere) del proprio corpo:
Fase orale (che si colloca più o meno fra il 1° e il 2° anno di vita);
Fase anale (che corrisponde all’incirca al 2°/3° anno);

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Fase genitale, articolata in due sotto-fasi:

Fase fallica (3°- 5° anno di vita);


Fase genitale in senso stretto (dall’adolescenza in avanti).
Queste due “sotto-fasi” sono separate da un periodo di latenza (compresa, in genere, fra i 6 e gli 11
anni)

Mentre le prime due fasi sono autoerotiche, è nel corso della fase fallica che si configura, secondo
Freud, il “complesso di Edipo”, in cui il bambino individua un oggetto d’amore, di desiderio,
nel proprio ambito familiare, generalmente il genitore di sesso opposto. Il genitore dello stesso
sesso diventa un rivale del bambino, a lui superiore per ragioni biologiche e sociali. La
denominazione “complesso di Edipo” fa riferimento al mito greco in cui Edipo, uccide senza
saperlo il padre e, in modo altrettanto inconsapevole, sposa sua madre.
Una volta riconosciuta l’impossibilità di misurarsi con il genitore “avversario”, anche per il timore
di essere duramente punito (angoscia di castrazione), la passione edipica del bambino si
dissolve e viene rimossa; una volta accettata l’autorità, il bambino assume il padre, che lo ha
“vinto”, come figura di riferimento, cioè come modello di comportamento, e la stessa cosa fa la
bambina con la madre ( il complesso di Edipo “al femminile” è chiamato da Freud complesso di
Elettra). La rinuncia alla passione edipica rende il bambino capace di “dirottare” le proprie
pulsioni in un ambito sociale esterno ed allargato rispetto a quello familiare e di sublimare la
propria meta sessuale con altre mete che hanno un valore sociale: la scuola, il gioco, lo sport, i
coetanei.
Dal grado di rimozione della fase edipica e di controllo delle pulsioni sessuali, dipenderà lo
stato di salute psichico del soggetto: se il controllo delle pulsioni sessuali è eccessivamente rigido
potrà sviluppare sintomi nevrotici, se invece risulterà carente il soggetto potrebbe manifestare
condotte sessuali patologiche (perversioni) socialmente inaccettabili.
Dopo la fase fallica, in cui si manifesta la situazione edipica, subentra una “fase di latenza”, in cui
la libido conosce un periodo di eclissi della durata di alcuni anni, (dal sesto all’undicesimo anno
di vita, circa), fino alla prima adolescenza in cui riaffiora come attrazione sessuale matura.
L’attribuzione al bambino di una libido - e quindi di una sessualità (intesa come ricerca del
piacere attraverso il corpo) porta Freud a definire il bambino un essere “perverso e polimorfo”
espressione che non ha alcun significato morale, ma semplicemente descrittivo.

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“perverso” (= “deviante”), in quanto la sua sessualità “devia” dal modello prevalente nella
sessualità adulta, cioè la sessualità che si esercita attraverso il rapporto eterosessuale di tipo
genitale, finalizzato alla riproduzione.

“polimorfo” (= “dalle molte forme”) perché nel bambino la sessualità si manifesta in “molte
forme” diverse e può successivamente evolvere in direzioni diverse (per esempio, verso
l’omosessualità).

LA SCOMPOSIZIONE PSICOANALITICA DELLA PERSONALITÀ

In una serie di opere, composte in particolare a partire dagli anni dieci del 1900, Freud cerca di
delineare la struttura ed il funzionamento dell’apparato psichico. Le opere più importanti di questo
periodo sono:
Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico (1911), Introduzione al narcisismo (1914),
Metapsicologia (1915), Psicologia delle masse e analisi dell’io (1921), L’Io e l’Es (1923). Freud
conia il termine “metapsicologia” (che ricorda per assonanza la parola metafisica) per definire
questo tentativo di individuare le strutture psicologiche nascoste “ dietro la coscienza”
Freud traccia una sorta di “mappa” della psiche umana, che individua i diversi “luoghi” della
nostra vita interiore, e che chiamerà “topica”, dal greco “topos” che significa “luogo”. “Topica”
indica dunque la “mappa della psiche umana”.

Di tali “topiche” Freud ne propone due: la prima adottata fino agli inizi degli anni Venti; la seconda,
la più nota verrà invece impiegata a partire dal 1924.
Nella prima “topica” Freud distingue tre gruppi psichici: conscio, preconscio e inconscio. Il
conscio è la dimensione della consapevolezza: ciò che noi sappiamo e conosciamo di noi stessi. È
costituito dai contenuti della nostra vita interiore che ci sono ben presenti. Il preconscio è
composto dai contenuti mentali - ad esempio ricordi, desideri e sentimenti - non completamente
consci ma facilmente richiamabili alla nostra consapevolezza e che possono diventare consci
tramite uno sforzo dell’attenzione. Nella dimensione del preconscio rientra qualsiasi fenomeno
psichico che, pur trovandosi nella sfera dell’inconscio, tuttavia può diventare conscio in qualunque
momento e senza resistenze.
L’inconscio, è la sfera dell’attività psichica che non raggiunge il livello della coscienza. È il luogo
delle tendenze pulsionali (bisogni, spinte, desideri, istinti) che non vengono vissute in modo

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cosciente, pur influenzando il comportamento e pur manifestandosi – spesso - in sintomi nevrotici,
cioè “lanciando segnali”.
Nell’inconscio si accumulano i nostri primissimi desideri infantili, in particolare le vicende
della fase edipica rimosse dalla coscienza. A partire dal 1924 (cioè più di vent’anni dopo la
pubblicazione della Interpretazione dei sogni), con la pubblicazione del saggio intitolato L’io e l’es,
Freud elabora una seconda topica della psiche umana, ossia una seconda distinzione fra tre
dimensioni della vita interiore degli individui.
Questa seconda topica articola la psiche umana nelle tre dimensioni dell’Es, del Super-Io e
dell’ Io. Le funzioni dell’Es, del Super-Io e dell’Io acquistano il loro significato soprattutto in
relazione alla teoria della sessualità infantile e della sua evoluzione.
L’Es è l’inconscio, impersonale e amorale, indifferente a tutti i divieti, le limitazioni e le regole.
Da esso provengono le pulsioni che esigono soddisfazione completa e immediata; costituisce il
polo pulsionale, istintuale, desiderante della nostra personalità. L’Es è la riserva di tutte le
nostre “pulsioni libidiche”, cioè di tutte le nostre spinte inconsce alla ricerca del piacere, ma anche
di tutti i nostri istinti aggressivi (ricorda la “volontà di vivere” di Schopenhauer: anche la
volontà di vivere è irrazionale, aggressiva, inconscia e si manifesta con particolare intensità
nell’istinto sessuale).
Il Super-Io è il complesso delle norme, dei divieti e delle prescrizioni morali che regolano e
condizionano il manifestarsi e il realizzarsi delle pulsioni dell’individuo; è una sorta di giudice o
censore interiorizzato, costituito dai divieti e dalle norme genitoriali assimilate dall’individuo
e assunte come modello di comportamento, dopo il superamento del conflitto edipico. Il Super-Io
rappresenta la legge interiore, che dall’interno impone al soggetto quel complesso di norme che
regola la convivenza civile.
L’Io è la parte organizzata, auto-consapevole della personalità; è ciò che noi sappiamo, o
crediamo di sapere, di noi stessi; è la punta consapevole dell’iceberg della nostra psiche.
Questa istanza psichica funge da mediatrice tra le dinamiche pulsionali interne, che provengono
dall’Es, e le limitazioni poste dal mondo esterno
Inoltre l’io deve anche mediare con un terzo elemento, il Super-io, che si oppone
all’appagamento di quei desideri che sono in contrasto con le norme morali interiorizzate; per
questo Freud afferma che l’io è “servo di tre padroni”: l’Es, il Super-io e la realtà. In base alla
seconda topica, dunque, le nevrosi nascono dalla difficoltà dell’Io nel trovare un equilibrato
compromesso tra le spinte dell’Es e i divieti del Super-Io, tra il principio di piacere e il principio
di realtà.

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Quando questa mediazione diventa troppo difficile e penosa, possono insorgere situazioni di
forte sofferenza interiore, con il rischio di nevrosi o di devianze (qualora il Super-Io sia troppo
debole).

L’AVVENIRE DI UN’ILLUSIONE

Nel 1927 e nel 1929 Freud pubblica due saggi, intitolati, rispettivamente, “L’avvenire di
un’illusione” e “Il disagio della civiltà”, nei quali utilizza i concetti della psicoanalisi per studiare
il fenomeno religioso e svolgere una riflessione generale sulla società. L’avvenire di un’illusione
è dedicato all’analisi del fenomeno religioso; la religione è uno degli esiti principali della
repressione e della frustrazione della vita istintiva.
Analogamente a Feuerbach e Marx, anche Freud vede nella religione l'espressione della miseria
dell'uomo e la proiezione dei suoi ideali di felicità e di perfezione.
Freud interpreta la religione come la manifestazione di un desiderio di sicurezza e di
protezione contro le imprevedibili vicende della vita:
l’essere umano, sentendo la sua esistenza minacciata da una natura "matrigna", si affida
all'illusione di un Padre misericordioso e salvifico.
La religione è in certo qual modo necessariamente legata alla condizione umana, tuttavia offre
una consolazione illusoria ai reali bisogni dell’essere umano.
In Dio, l’uomo cerca un sostituto del padre (o della figura genitoriale di riferimento); Dio è la
proiezione del padre terreno, e infatti verso il “Padre celeste” l’uomo sviluppa una relazione
ambivalente, fatta di amore e ostilità, di tenerezza e di timore, analoga a quella che si instaura tra
il bambino e il suo genitore nella fase edipica.
La religione è la manifestazione di un "Super-io sociale", che reprime una parte importante
degli istinti individuali determinando spesso una grande sofferenza legata al senso del peccato.
Una tale sofferenza potrebbe essere evitata riconoscendo l’origine terrena dei valori e degli ideali
morali ed evitando di nutrire false speranze nell’aldilà.
La religione è dunque una perpetuazione della situazione infantile, una condizione di
sostanziale immaturità dell’uomo, probabilmente indispensabile alla grande massa delle persone,
ma inaccettabile per l’individuo colto.

IL DISAGIO DELLA CIVILTÀ

Nel Disagio della civiltà Freud, avvalendosi dei concetti della psicoanalisi, propone una
interpretazione del diffuso sentimento di inquietudine e malessere che attraversa la civiltà
contemporanea.
Il punto di partenza della sua analisi è la riflessione sul desiderio dell’uomo, caratterizzato dal
conflitto psichico tra principio di piacere e principio di realtà, tra l’impulso sessuale e le istanze
dell’io.
La libido è tensione, spinta incessante all’appagamento immediato del proprio desiderio, l’io
trattiene questo impulso cercando di differire la sua realizzazione, indirizzandola su mete
accettabili.
Oltre a questo conflitto Freud ne individua un secondo, il conflitto tra le due opposte pulsioni
di “Eros” (parola che in greco significa “amore”, “desiderio”) e “Thanatos”( che in greco
significa “morte”).
La libido si manifesta in primo luogo come “Eros”, l’insieme delle pulsioni di vita che tendono
all’instaurazione di relazioni positive, vitali e costruttive, ad unire e legare gli uomini tra loro in
comunità sempre più vaste. Eros in quanto istinto di vita è forza creativa e generativa.

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Tuttavia, Eros divide lo spazio della vita pulsionale inconscia con Thanatos, ossia l’istinto
antivitale che si manifesta nella violenza, nell’aggressività, nella distruttività, rivolte contro sé
stessi e contro gli altri. Thanatos è l’istinto di morte, il lato nascostamente ferino, aggressivo,
distruttivo della nostra personalità, che tende alla soppressione delle tensioni presenti nel vivente,
al ritorno alla “pace” propria dello stato inorganico. Anche in questo caso, secondo Freud, il
processo di civilizzazione presenta delle analogie con lo sviluppo individuale, la costituzione di
una società implica la formazione di un “Super -io collettivo”, in cui vengono interiorizzate quel
complesso di regole, norme, leggi che rendono possibile una vita in comunità.
Il “Super-Io collettivo” impone da un lato il controllo o la sublimazione delle nostre pulsioni
libidiche (Eros), in modo che esse assumano forme socialmente accettabili; dall’altro, vieta alle
nostre spinte aggressive e distruttive (Thanatos) di sfogarsi in modo violento e devastante,
consentendo il vivere associato degli uomini.
La formazione di questo “Super-io” collettivo è spesso legata all’eredità spirituale lasciata da
grandi personalità, talvolta osteggiate od uccise; Freud fa l’esempio di Gesù Cristo, il cui
comandamento dell’amore per il prossimo rappresenta un modello di come l’uomo tenti di arginare
l’aggressività che si agita nel suo inconscio.
Questo tentativo di controllare e reprimere le proprie pulsioni è però spesso inefficace, sia per
le resistenze inconsce che l’io può superare fino ad un certo punto, sia perché esso sacrifica in
qualche modo la felicità dell’io. La limitazione del desiderio, l’inibizione delle pulsioni sono
inevitabili per la vita e la conservazione della società stessa, ma comportano sempre un certo
grado di infelicità per l’essere umano.
L’uomo rinuncia a una parte della felicità personale in cambio di maggiore sicurezza e
tranquillità, ma questo implica una vita caratterizzata da angoscia e senso di colpa.
Da qui nasce il “disagio”di ogni civiltà, il malessere che travaglia l’uomo moderno. La visione
freudiana dell’essere umano e della società è quindi caratterizzata da un forte pessimismo, in parte
attenuato dalla concezione della “sublimazione” come strumento per lenire il disagio della
civiltà.
In psicoanalisi, la sublimazione è un meccanismo che trasla una pulsione sessuale o aggressiva
verso una meta non sessuale o non aggressiva; è l’incanalamento delle energie vitali
sprigionate dalla libido e dall’Es, la trasformazione di questo impulso in slancio creativo, che
anima per esempio l’attività artistica, la ricerca, l’impegno sociale, l’impegno professionale.
Questo meccanismo consente una valorizzazione delle pulsioni sessuali o aggressive a livello
sociale, nell’ambito della ricerca, delle professioni, dell’attività artistica, fino alla vita religiosa
e spirituale. Una pulsione aggressiva può essere incanalata in una professione socialmente
accettata, ad esempio il chirurgo.
La meta e l’oggetto delle pulsioni sono quindi deviate verso mete ed oggetti dotati di valore
sociale; in particolare grandi quantità di energia psichica possono essere indirizzate verso attività
intellettuali ed artistiche, capaci di appagare il singolo e rendere più sicura ed accettabile la
società stessa.
L’Io deve diventare il più possibile consapevole delle spinte “destabilizzanti” che provengono
dall’Es e, in questo modo, deve imparare a governarle e sublimarle. Come dice Freud: “dove
c’era l’Es, deve subentrare l’Io”. In sintesi, è questo il compito della psicoanalisi.
Tuttavia, nonostante la “depurazione” della componente sessuale, l’indirizzamento della spinta
pulsionale su un numero elevato di prodotti materiali o culturali, in qualche misura la condizione
umana rimane segnata da questa ferita originaria, causata dal conflitto tra la dimensione
istintuale e naturale e quella sociale e culturale dell’essere umano.

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