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Programmazione insegnamento scuola media a indirizzo musicale

PREMESSA

L’insegnamento strumentale promuove la formazione globale


dell’individuo offrendo, attraverso un’esperienza musicale resa più
completa dallo studio dello strumento, occasioni di maturazione logica,
espressiva e comunicativa.
Inoltre offre all’alunno ulteriori occasioni di sviluppo e orientamento delle
proprie potenzialità e una più avvertita coscienza di sé e del modo di
rapportarsi al sociale.
L’approccio guidato ai primi rudimenti della grammatica strumentale, ha
come scopo principale quello di generare nella coscienza dell’alunno,
l’esigenza di misurarsi costruttivamente con il linguaggio musicale.
Gli obiettivi posti hanno come fine il raggiungimento di una maturità
tecnica ed espressiva al flauto, un ampliamento dell'educazione musicale, e
il complessivo progetto di formazione della persona.
Le inevitabili difficoltà tecniche, verranno affrontate in modo progressivo,
con trascrizioni di musiche tratte da vari generi musicali. Nell’arco dei tre
anni si cercherà di raggiungere una buona maturazione tecnica ed artistica
sullo strumento, naturalmente i risultati varieranno in base alle capacità e
alle motivazioni d’ogni singolo allievo.
L’ allievo, fin dalle prime lezioni, verrà avviato ad uno studio responsabile
e autonomo, perché egli spesso si troverà da solo a studiare a casa sua
senza l’aiuto dell’insegnante.
Per una chiara organizzazione del lavoro i compiti da eseguire a casa
saranno annotati sui libri di ciascun allievo che servirà anche per le
comunicazioni con le famiglie. Si procederà durante tutto l’anno scolastico
con valutazioni a cadenza mensile fermo restando che ogni lezione sarà
oggetto di verifica.

OBIETTIVI:

I Anno
 conoscere il flauto nelle sue parti e imparare ad avere la giusta cura
per il proprio strumento musicale (saperlo montare, smontare, riporlo
nella custodia, appoggiarlo su un tavolo e saperlo pulire);
 capacità di comprendere linguaggi musicali differenti;
 sviluppare capacità di ascolto, osservazione, coordinazione
operativo/motoria ed espressivo/creativa;
 assumere un corretto assetto delle dita e della postura, in piedi e da
seduto con l’uso del leggio;
 assumere una corretta respirazione ed emissione di suono con uso
consapevole del diaframma;
 conoscere i diversi segni ritmici, agogici, dinamici ed espressivi;
 essere in grado di leggere correttamente un facile brano a prima
vista, mettendo in relazione segno, gesto, suono;
 eseguire un piccolo brano a memoria;
 eseguire, preferibilmente a memoria, scale e arpeggi maggiori e
relative minori fino a 2 diesis e 2 bemolli da eseguire legate e con il
semplice colpo di lingua
 capacità ad ascoltare in gruppo;
 capacità di individuare i propri pregi ed errori
 avvio all'acquisizione di un metodo di studio

II Anno
 acquisire consapevolezza riguardo l’intonazione del flauto;
 dimostrare di aver acquisito abilità tecniche di base attraverso
un’adeguata velocità delle dita;
 conoscere i principali segni di abbellimento;
 eseguire a memoria legate e staccate scale e arpeggi maggiori e
relative minori fino a 4 diesis e 4 bemolli.
 esecuzione di semplici brani per 1 o più flauti
 eseguire brani di epoche e stili diversi commisurati alle abilità
tecniche acquisite;

III Anno

 acquisizione e sviluppo della tecnica di respirazione attraverso il


controllo e la consapevolezza dei processi inspiratorio ed espiratorio;
 acquisizione della tecnica di emissione nei tre registri e progressivo
sviluppo di una buona sonorità, della capacità di controllo del suono
e di intonazione nelle diverse situazioni timbriche e dinamiche e nei
cambi di registro;
 acquisizione consapevole della funzione dei segni dinamici, agogici
ed espressivi e loro realizzazione;

 conoscenza delle posizioni cromatiche dello strumento nei tre registri


e acquisizione di una sicura tecnica "digitale" (precisione nella
coordinazione dei movimenti e sviluppo del controllo delle diverse
velocità);

 controllo consapevole delle "articolazioni" (uso del legato e staccato,


qualità e velocità dello staccato, utilizzo dei diversi tipi di staccato e
delle combinazioni di staccato e legato);

 approccio all'esecuzione di abbellimenti (acciaccature e


appoggiature, mordenti, gruppetti e trilli);

 esplorazione e capacità di utilizzo delle diverse possibilità timbriche


dello strumento, anche in relazione ad alcune delle moderne tecniche
compositive.

 eseguire a memoria con semplici articolazioni, scale e arpeggi fino a


4 diesi e 4 bemolli sui 3 registri;
 capacità di improvvisare, comporre, inventare un brano per il proprio
strumento in seguito alle indicazioni date dall’insegnante;
 acquisire capacità critica;
 sapersi esprimere in modo chiaro e corretto;
 conoscere i linguaggi della musica contemporanea;
 saper rielaborare le informazioni in modo personale

Alla fine del triennio gli allievi dovranno saper eseguire con
consapevolezza brani solistici e d'insieme appartenenti a diversi generi,
epoche, stili, di difficoltà tecnica adeguata al percorso compiuto.

Il livello minimo di tecnica strumentale che l'allievo dovrà aver acquisito


prevede i seguenti contenuti:

 principali figurazioni ritmiche in tempi semplici e composti;


 utilizzo dell'estensione di 2 ottave con passaggi diatonici e cromatici;

 staccato e legato;
 variazioni dinamiche e agogiche.

METODO
Le lezioni saranno individuali e collettive. Il metodo con il quale si
cercherà di raggiungere gli obiettivi prefissati è basato su una relazione
bidirezionale, in cui l’insegnante propone, orienta, guida, fornisce
strumenti di lavoro (modelli procedurali e mezzi concreti), gli alunni
acquistano capacità pratiche e concettuali discutendo, ricercando,
individualmente o collettivamente.
 Musica d’insieme: Per quanto concerne la musica d’insieme,
considerata l’enorme valenza di quest’attività nel percorso formativo
degli alunni (anche in considerazione della loro età), ad essa sarà
dedicato un notevole spazio sia all’interno delle lezioni di flauto con
elaborazioni per due, tre o, più flauti.

I SUSSIDI DIDATTICI

I libri di testo su cui si baseranno le lezioni sono:


M. Moyse “De la sonorite”,
Trevor Wye Il Flautista principiante,
G. Gariboldi  “58 Studi”,
Taffanel-Gaubert “ Esercizi Giornalieri”
Hugues “La scuola del Flauto” duetti originali e progressivi Op. 51.
Sonate di Benedetto Marcello, Handel, si utilizzeranno di volta in volta
fotocopie che il docente riterrà opportuno assegnare ad ogni singolo
alunno, materiale vario per musica d’insieme (trascrizioni, elaborazioni
ecc) per il solfeggio non saranno adottati libri di teso, ma si lavorerà sui
libri per lo strumento.

VERIFICA

Dato il ridotto numero degli alunni, sarà possibile esercitare e quindi


"controllare" la lettura della notazione in modo sistematico.
Periodicamente saranno proposti dettati ritmici o melodici, mentre si
svolgeranno verifiche scritte con prove oggettive per gli aspetti relativi alla
notazione ed alla conoscenza della Teoria musicale.
Le consegne svolte per casa dagli alunni, saranno puntualmente corrette per
lo più in maniera individuale.
La verifica si basa sull’accertamento di una consapevole e corretta
produzione dell’evento musicale rispetto ai suoi parametri costitutivi,
tenendo conto delle attitudini musicali, della versatilità verso lo strumento e
delle capacità d’apprendimento di ogni singolo alunno.
 
La verifica sarà quindi un momento di riflessione in cui fare il punto della
situazione. Insieme si verificherà il raggiungimento degli obiettivi proposti,
evidenziando eventuali lacune e di conseguenza individuando le cause
dell’eventuale mancato successo e progettando forme di recupero adeguate.

I Anno

 conoscere il flauto nelle sue parti e imparare ad avere cura per il


proprio strumento musicale (saperlo montare, smontare, pulirlo,
appoggiarlo su un tavolo)

L’insegnante monta lo strumento e ne indica le caratteristiche:


-famiglia di appartenenza dello strumento in base a come si produce
il suono e classificazione
-cenni sull’origine del flauto e come si è evoluto
-forma dello strumento e materiali di costruzione
-nomi delle tre parti che lo compongono
- breve spiegazione sulla modalità di emissione del suono
-come montare lo strumento, smontarlo, pulirlo, appoggiarlo su un
tavolo
Quest’ultimo punto è particolarmente importante affinchè i ragazzi
creino da subito un legame emotivo con lo strumento imparando a
prendersene cura, anche se nelle prime settimane utilizzeranno
solamente la testata.
 assumere una corretta respirazione ed emissione di suono con
uso consapevole del diaframma;
Per apprendere le fondamenta della respirazione si procede nello spiegare che
cosa è il diaframma e in che modo questo si comporta nel momento in cui lo si
utilizza per respirare:

-sotto entrambe i polmoni, troviamo una membrana chiamata diaframma. I suoi


muscoli possono essere contratti o rilassati. Quando viene contratto, il diaframma
si appiattisce; quando è rilassato prende la sua posizione naturale, a forma di
cupola con la parte convessa verso l’alto. Una volta contratto il diaframma, si
appiattisce e permette all’aria di entrare nei polmoni. Per far uscire l’aria dai
polmoni si usano i muscoli addominali. Rilassando il diaframma e contraendo i
muscoli addominali si riporterà il diaframma alla sua posizione a forma di
cupola, facendo sì che l’aria fuoriesca.-
Considerata la difficoltà nell’approcciarsi a questa tecnica, la parte teorica dovrà
essere molto breve per lasciare spazio ad alcune esercitazioni pratiche. Possono
essere proposti più esercizi e sarà discrezione del docente valutare caso per caso
la necessità o meno di utilizzarli tutti o soltanto uno.
1. Ragazzo steso sulla schiena, gambe piegate in modo da avere la
schiena ben piatta a terra e metta sulla pancia un libro. Quando
inspira la parete addominale si alza
insieme ai libri, mentre espirando
lentamente la parete si abbassa.
2. Inspiri per tre secondi ed espiri per
almeno quattro emettendo un suono
“s” (si può valutare così il corretto
lavoro dei muscoli addominali e la continuità dell’ emissione )
3. L’insegnante aiuta lo studente a comprendere la respirazione
premendo con la mano sulla pancia, opponendo resistenza al
muscolo addominale (lo studente sente il lavoro dei muscoli nella
fase espiratoria)
4. Far sedere il ragazzo su una sedia. Piega il busto in avanti fino a
toccare terra con le mani, appoggiando l’addome sulle cosce.
Inspira e dovrebbe sentire la pressione dell’addome sulle cosce.
Si procede ora focalizzandosi sull’emissione dell’aria e la
direzionalità. Anche per quanto riguarda questa fase sono numerosi
i “giochi” tramite cui lo studente può sperimentare l’emissione,
scoprendo autonomamente una tecnica che gli permetta poi con il
flauto di creare un suono:
1. “Foglietto di carta”: si prepara un pezzetto di carta e lo si posiziona
sul tavolo a distanze diverse dall’alunno. Il ragazzo dovrà soffiare
con regolarità, direzionando il soffio verso un punto circoscritto per
far spostare il foglietto. In tal modo acquista consapevolezza di
come posizionare le labbra e come espirare senza sprecare fiato.
2. “Foglio contro il muro”: si appoggia ad una parete un foglio di
carta e lo studente deve cercare di non farlo cadere per un paio di
secondi soffiandoci contro. L’utilità di tale esercizio risiede nel
fatto che, tramite tale attività, lo studente deve riuscire a
concentrare una grande quantità di aria veloce.
Mediante l’esecuzione di tali esercizi, acquista la padronanza di alcuni
gesti e posizioni che poi andranno trasposte nello strumento. Nella fase
successiva lo studente entra in contatto con la testata del flauto. Una volta
presa la testata l’insegnante dovrà aiutare lo studente a rievocare le
sensazioni provate nelle varie attività precedenti. Si presume che tale
procedimento sia piuttosto laborioso e impegnativo e quindi richieda
tempo e numerosi tentativi. Quando lo studente sarà in grado di gestire le
tecniche di inspirazione ed espirazione, sarà in grado di produrre note
lunghe stabili.
Si seguito si può basare il lavoro sulle conoscenze del ritmo che lo studente
deve aver già acquisito. Si possono sperimentare esercizi di legato o con il colpo
d’aria (staccato di diaframma) su ogni nota pensando a vocale “A” o “O”. In
questo modo l’attenzione verso la produzione sonora si sposta dall’apparato
boccale a quello più interno al nostro corpo (diaframma, cassa toracica,
polmoni). Lo studente dovrà riprodurre semplici ritmi ad un tempo dato
dall’insegnante. Alcuni esempi di ritmi che possono essere presentati all’alunno
sono:

Utilizzando la sola testata dello strumento si è in grado di emettere


tre suoni nelle tre ottave (la1, la2, mi3). L’insegnante fa udire i suoni
e si invita l’alunno a cercare di riprodurli. L’alunno deve tenere le
labbra nella posizione più naturale possibile. Queste devono essere
riunite ed appiattite, ma al centro si deve creare il foro (l’esempio
visivo dell’insegnante in questo senso è determinante). Si insisterà
sulla necessità di ottenere le note delle tre ottave controllando la
velocità e la direzione dell’aria e non aumentando la quantità
dell’aria (in particolare nella terza ottava). Il foro della testata deve
essere aperto per i 2/3 altrimenti si rischia di falsare l’intonazione. I
suoni si possono scrivere sul pentagramma con valori lunghi. Si fa
notare come la terza ottava sia più “avanti” rispetto alla seconda e
alla prima. Si verifica che nella fase inspiratoria la gola sia ben
aperta (altrimenti senti rumore mentre inspira). In questa fase è utile
anche scrivere i fiati per fare esercitare la respirazione. Un punto
indiscutibilmente chiaro è che è sbagliato sollevare le spalle durante
la fase inspiratoria perché irrigidisce la gola facilitando la produzione
di un suono vibrato belante e generalmente provoca suoni striduli
mentre si suona. Inoltre rende impossibile un corretto controllo
dell’emissione dell’aria dai polmoni.

 assumere un corretto assetto delle dita e della postura, in piedi e


da seduto con l’uso del leggio;
Dopo 2/3 settimane di studio con la sola testata si procede a montare
tutto lo strumento. In questa fase bisogna far assumere all’allievo
una corretta postura. Questa è importante perché oltre ad influenzare
la qualità del suono, una postura sbagliata può essere estremamente
dannosa per il fisico. La posizione del flauto in sé non è molto
naturale e quindi per poter essere compresa l’insegnante ha bisogno
di dare alcune nozioni. L’alunno è in piedi:
1) piedi poco aperti (piede sinistro girato verso il leggio)
2) ginocchia rilassate
3) tenere le spalle in linea con il bacino
4) braccia larghe, ma non con i gomiti a baionetta
5) polsi piegati verso lo strumento
6) ruotare il collo a 30-45° e portare il flauto alla bocca (senza
muovere le spalle o portare il collo in avanti)
Se tutti i passaggi sono corretti il flauto sarà davanti all’alunno ad un
angolo di 30-45° rispetto alla schiena. Se abbiamo un leggio, il flauto
dovrà sempre essere parallelo al leggio, quindi il leggio sarà ad un
angolo di 30-45° rispetto al corpo.
Alunno seduto:
1) seduto al centro della sedia
2) ruotare la sedia a 30-45° rispetto al leggio
3) piedi poco aperti
4) non appoggiare schiena alla sedia
5) ruota collo a 30-45°
6) porta flauto al viso
Per insegnare le posizioni delle dita sulla tastiera si parte
dall’impugnare il flauto come fosse un flauto dolce perché in questo
modo lo studente può osservare la posizione delle dita e riprodurla
autonomamente. Si fanno posizionare allo studente le dita
correttamente nelle varie chiavi (come in figura). Le dita non devono
essere rigide, ma tonde e rilassate. E’ necessario quindi che i polsi
siano piegati perché così le dita assumeranno una posizione tonda. Il
palmo della mano destra non deve toccare gli assi dello strumento e i
polpastrelli devono essere posizionati sulle chiavi senza andare
troppo in avanti. Il pollice della mano destra assume posizione
laterale e di taglio E’ necessario spiegare che il flauto ha tre punti di
appoggio: labbro inferiore, prima falange dell’indice della mano
sinistra e pollice della mano destra; il punto che deve sostenere gran
parte del peso è la prima falange dell’indice della mano sinistra e il
pollice della mano destra equilibra e stabilizza il flauto spingendolo
in avanti in contrasto dell’appoggio sul labbro inferiore. In questo
modo le dita saranno libere di muoversi aprendo e chiudendo le
chiavi.

 conoscere i diversi segni ritmici, agogici, dinamici ed espressivi


A questo punto lo studente dovrebbe essere in grado di eseguire
facili esercizi di 2-3 note legate. Lo studente attraverso questi
comprende come controllare meglio l’emissione interna e labiale.
Quando avrà imparato a non sprecare aria, si passa progressivamente
ad esercizi fino a 6 o più note. Si alternano esercizi di legato con
l’articolazione di diaframma su ogni singola nota invitando a
mantenere l’imboccatura ferma.
A questo punto di può introdurre lo staccato con il semplice colpo
della lingua ricordando che l’articolazione si basa sull’aria.
Inizialmente si propongono esercizi da realizzare ad una velocità
moderata per ricercare invece “l’elasticità” Per ottenerla si utilizza
esclusivamente lo staccato di diaframma. Questo muscolo deve
essere esercitato e muoversi velocemente. L’allievo deve cercare di
eseguire l’esercizio ottenendo note corte, forte e il più veloce
possibile. Questo primo esercizio getta le fondamenta per tutti quelli
che seguiranno. Senza l’intervento del diaframma non può esserci
articolazione.
Esercizio A pag 10 T.Why
Quando l’uso del diaframma sarà diventato consapevole, si esegue
l’esercizio A utilizzando la tecnica diaframmatica appresa, ma
attaccando ogni nota con la lingua. La lingua deve essere spinta
avanti e si deve ricercare un suono chiaro e pulito. Si possono usare
diverse sillabe per comprendere il movimento e la posizione della
lingua. Senza strumento si fanno emettere diverse sillabe: “Ta”,
“Da”, “Ha”, “Puh”. Come si comporta la lingua? Ora si riproducono
sullo strumento comparando i risultati sonori. Si preferisce lavorare
con le sillabe “Ta” e “Da”. Si propone anche l’esercizio n.4 Taffanel-
Gaubert, “Etudes Journaliers”. Infatti fin da subito le scale si
possono studiare con le articolazioni classiche della lingua: due
legate due staccate, due staccate e due legate, tre legate una staccata,
una staccata tre legate. Bisogna far studiare lo staccato di lingua da
solo. E’ utile fare questo studio sempre sulle scale oppure in esercizi
di quartine veloci, con il metronomo per controllare la regolarità
dello staccato e il progresso quotidiano dell’allievo. La qualità
dell’articolazione sta nel fatto che lo staccato deve avere la stessa
bellezza del legato. E’ importante confrontare il suono nel legato e
ripetere lo stesso passaggio staccato. Il pericolo peggiore
nell’articolazione è quello di restringere il foro irrigidendo le labbra
ottenendo uno staccato “sporco” e “piccolo”.
 Dinamiche
Per introdurre l’uso delle dinamiche si impiega il Trevor Why.
Ma per affinare la capacità di controllo della sonorità sarà più utile
delle note lunghe far studiare tempi lenti di sonate o concerti in cui
eseguire le dinamiche è esigenza musicale e non un esercizio
astratto. In una fase più avanzata si possono utilizzare esercizi di
vocalizzi per ampliare il suono legato (soprattutto arpeggi).
 Doppio staccato
Quando lo staccato semplice sarà diventato più sicuro e veloce e con
buona qualità sonora, si comincerà a studiare il doppio staccato (te-
ke). Inizialmente si farà studiare solamente lo staccato di gola (ke)
perché questa articolazione deve essere rinforzata rispetto allo
staccato di lingua. Se si procede in questo modo si può ottenere nel
doppio un suono omogeneo. Inizialmente sarà preferibile studiare il
doppio taccato lentamente su una singola nota. Lo staccato di gola
“ke” dovrebbe essere elastico e riflesso rispetto a quello di lingua. La
velocità si incrementerà progressivamente. Come negli esercizi per
lo staccato semplice, possiamo utilizzare alcune legature per
concedere alla lingua un breve riposo (es 11 T.Wye). Gli esercizi
sovrebbero essere eseguiti in più tonalità, perché ognuna presenta
particolari difficoltà di articolazione
(esercizi)
 I trilli
Studiare i trilli è importante per migliorare l’indipendenza e la
regolarità delle dita. Questo studio può essere affrontato già dal
secondo anno. Ci si concentrerà sui trilli della seconda ottava perché
le posizioni sono quasi identiche a quelli di prima ottava, con alcune
eccezioni. Si possono studiare anche quelli della terza ottava perché
a parte il trillo la3-si3, tutti gli altri mettono in gioco le stesse dita già
esercitate in seconda ottava.

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