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L’evoluzione del flauto dal Medioevo al sistema Boehm

Nel Medioevo il flauto maggiormente utilizzato era il flauto dritto che si chiamava anche flauto a
becco o Blochflote. Oltre ai flauti dolci di diverse grandezze, si impiegavano anche lo Zufolo (usato
in contesto militare), il Flagioletto (serviva alla danza) e il Piffero. Quest’ultimo era più stretto
verso l’estremità e aveva 4 fori. Veniva suonato con una sola mano, mentre l’altra picchiava un
tamburo. Per quanto riguarda il flauto traverso, possiamo affermare che questo veniva usato già
dagli Etruschi.
Il flauto impiegato nel Rinascimento non subisce grosse modifiche rispetto al flauto medievale, ma
in questo periodo diventa uno strumento particolarmente importante per la musica da camera.
Era impiegato in mottetti, madrigali, e nella chanson. Gruppi di flautisti suonavano il flauto basso
(tagliato in sol), flauto tenore (tagliato in re che nel barocco verrà modificato divenendo il flauto
più utilizzato), discantus (era il più piccolo, tagliato in la) ed accompagnavano generalmente il
flauto dolce che emergeva come strumento solista. Il flauto traverso nel Rinascimento divenne
popolare soprattutto nelle corti tedesche ed in Svizzera. In Francia era chiamato flute Allemande,
in Inghilterra German flute. In Germania veniva chiamato flauto svizzero. Si tratta di uno
strumento dall'aspetto molto semplice: un tubo di legno essenzialmente cilindrico provvisto di un
foro di imboccatura ovoidale di 8 millimetri e sei fori per le dita divisi in due gruppi da tre, tutti
piuttosto piccoli. Lo strumento tendeva ad essere un po 'silenzioso e lento nell'ottava più bassa,
ma era reattivo e poteva essere suonato con leggerezza e delicatezza nelle sue note più alte. Le
pareti esterne dello strumento tendevano a restringersi man mano che si passava dalla testa al
piede mentre internamente il diametro non si modificava. Si otteneva un'estensione di 2 ottave e
poco più. Il suo suono era tenue e dolce, ma tendenzialmente calante soprattutto nella seconda
ottava. L’esecutore poteva decidere se suonarlo rivolgendolo verso destra o sinistra. Era
solitamente costruito in un pezzo unico tranne la taglia più grande, il basso, divisa in testata e
corpo per motivi pratici. Nel XV secolo si fabbricavano sia flauti a becco che traversi in famiglie
complete (flauti soprani, contralti, tenori, e bassi; anche ottavini per raddoppiare il flauto soprano
all'ottava). L'antenato comune della famiglia dei flauti traversieri è il flauto tedesco introdotto in
orchestra da J.B.Lully nell'opera Iside nel 1667. In seguito C.W.Gluck, con la sua riforma del
melodramma, diede maggiore importanza al colorito strumentale del flauto e trovò per primo
buonissimi effetti adoperandolo specialmente nel registro medio. Ad esempio nell'opera Alceste
viene dato risalto al flauto ed i flautisti conoscono anche il “solo” dell’Orfeo. Questo strumento
divenne molto importante e sostituì progressivamente i flauti dolci. I flauti furono per maggiore
comodità divisi in tre pezzi cioè testa ,corpo, piede e la distanza tra i fori fu calcolata in ragione
della larghezza naturale della mano. Il flauto tenore si chiama anche “flauto in re” dal nome del
suono fondamentale. Questi strumenti furono migliorati e diffusi dal fabbricante C.Denner di
Monaco, nato nel 1655 e morto nel 1707, il quale con molta probabilità fu il primo che aprì il foro
del re diesis ed applicò la chiave relativa intorno al 1700.
Nel corso del Settecento in Italia, culla della musica, si migliorarono soprattutto gli strumenti a
corda (Stradivari, Amati, Guarnieri ecc.) che raggiunsero un alto livello di perfezione. In Francia fin
da J.B.Lully la musica strumentale ebbe molta importanza. Per quanto riguarda il flauto, le
modifiche ad esso apportate vennero soprattutto dalla Germania, dove la musica strumentale fu
molto coltivata. Già dalla fine del XVII secolo vi erano dei virtuosi di flauto che interessavano il
pubblico. Il maggiore fu J.J.Quantz, nato nel 1697 presso Hannover è morto a Potsdam nel 1773.
Dopo pochi anni di studio, era già apprezzato a Dresda; visse in seguito a Vienna, Varsavia ed Italia,
dove studiò ancora. Visse qualche anno anche a Londra e Parigi. Riuscì a rendere il flauto
importante in orchestra e nei concerti, formò molti allievi e pubblicò un gran numero di buone
composizioni per flauto solo e con altri strumenti. Fu maestro dell'Imperatore Federico il grande di
Prussia (ottimo flautista). Questo imperatore ebbe alla sua corte anche C.P.E.Bach che per lo
strumento scrisse buona musica. Quantz viene ricordato anche per aver scritto il primo metodo
per flauto ed aver perfezionato lo strumento. Diede all'imboccatura la forma rettangolare con
angoli arrotondati ed adoperava il legno di bosso. Aggiunse alla chiave del re diesis un'altra per il
mi bemolle in ragione della differenza enarmonica tra questi due suoni; ma questa innovazione
non ebbe molto successo. Verso il 1730, inventò lo zaffo mobile a vite per regolare meglio
l'intonazione. Anche la famiglia francese Hotteterre fu abile nel costruire flauti. I loro strumenti
non erano interamente cilindrici come avveniva invece nel flauto rinascimentale perchè il corpo e
il trombino erano conici e si restringevano verso il fondo (conicità inversa). Il piede, dall'aspetto
molto ricco, era realizzato spesso in avorio. Il particolare spessore e peso di quest'ultima parte
aggiungeva un ulteriore volume sonoro ad ogni nota. Il foro d’imboccatura era ovoidale. Si
realizzavano in 3 pezzi ed il diametro dei 6 fori per le dita (divisi in due gruppi da tre) diminuiva
avvicinandosi all’estremità finale dello strumento. Si aggiungeva talvolta anche un settimo foro per
il mi bemolle, controllato da una chiave chiusa. Mantenevano comunque la chiave del re diesis ed
avevano una buona emissione della seconda e terza ottava. L’estensione dello strumento era
infatti di due ottave e mezza ed era completamente cromatico. Il suono risultava più timbrato ed
anche l’intonazione sembrava migliore pur rimanendo ancora bassa (392 Hz). Intorno agli anni
venti del Settecento in corpo centrale venne diviso in due parti per rendere intercambiabile la
parte superiore con parti di diversa lunghezza (corpi di ricambio). Per tutto il resto del Settecento e
l’inizio dell’Ottocento questo tipo di flauto in 4 pezzi e una chiave rimarrà il più diffuso, anche
accanto ai modelli con più chiavi tipici della fine del Settecento.
Nel 1858 circa, Andrea Fortini di Carrara, scultore e appassionatissimo di flauto, fabbricò un flauto
in marmo. Questo flauto era in un solo pezzo, discendente al re e aveva 4 chiavi. Esse erano
fermate solidamente con filo d'ottone sui rilievi di marmo. Con questo flauto Fortini riusciva a
produrre un bellissimo suono forte è uguale in tutte le ottave e con buona intonazione. Dopo
l’innovazione di Quantz, probabilmente fu il flautista G.Tacet ad aggiungere al flauto 4 chiavi per
semplificare alcune diteggiature scomode e omogeneizzare il suono. Le chiavi aggiunte erano:
fa naturale basso e medio, sol diesis basso/la bemolle basso, si bemolle/la diesis basso e do
naturale medio. Questi flauti vennero contemporaneamente costruiti anche da G.Tromliz (1726-
1805) e da A.Grenser (1720-1800). Aumentando le esigenze dell’esecuzione, si allungò anche il
piede del flauto per avere i suoni do naturale e do diesis, si fece anche un altro foro per il trillo re,
mi naturale acuto. I flauti rimanevano essenzialmente conici, con testata cilindrica ed in 4 parti. Si
giunse infine a fabbricare flauti con 17 fori e 11 chiavi. Il professore Bayr di Vienna, fece anche un
particolare flauto discendente fino al sol basso chiamato Panaulon. I flauti potevano essere
realizzati in bosso, ebano, cocco, granatina, avorio, porcellana ed anche di cristallo (dal Laurent a
Parigi). Ziegler (nato a Vienna nel 1800 è morto a Vienna nel 1882) fu tra i migliori fabbricanti di
flauti e i suoi strumenti furono preferiti da tutti. Nel 1800 vissero abilissimi esecutori che sapevano
correggere i difetti di questi strumenti e destare ottime impressioni con le loro esibizioni, per
questa ragione si finì per complicare ancora di più il maneggio del flauto senza correggerne i
difetti. Chi pose finalmente rimedio radicale, rivoluzionando tutto, fu T.Boehm (Monaco di Baviera
9 aprile 1794, 25 novembre 1881). Era un magnifico flautista, compositore, orefice, meccanico,
inventore. Aveva forse 18 anni quando cominciò a suonare il primo flauto di sua costruzione. Era
fin da allora provetto orefice e pratico di lavori meccanici poichè suo padre aveva un laboratorio.
Per ottenere una maggiore purezza di suono, uguaglianza e buona intonazione, portò i fori alla
grandezza voluta in rapporto al giusto punto acustico. Per fare ciò, lasciò la sua arte di esecutore e
si mise a studiare per almeno due anni le leggi acustiche con il Prof. Schaffhault che ben conosceva
le leggi fisiche. Egli era autore della “Teoria dei Pifferi coperti, conici e cilindrici e dei flauti
trasversali”. In seguito e per ben otto anni (dal 1833 al 1841) Boehm suonò pochissimo perché era
intento a fare esperimenti e fabbricare flauti. Nel 1832 egli giunse ad un compromesso tra nuovo e
vecchio sistema. Il risultato fu un flauto con fori più larghi e posizionati nel rispetto delle leggi
acustiche ed utilizzava chiavi ad anello. Erano presenti assi interconnessi che permettevano di
controllare l’apertura e la chiusura di fori distanti, ma uno di essi era posizionato nella parte
anteriore dello strumento. La testata restava cilindrica ed il corpo conico. Questo strumento non
ebbe molto successo a causa della chiave del sol diesis che apportava un grosso cambiamento
rispetto alla diteggiatura tradizionale; inoltre per la prima volta tutte le chiavi del flauto (con
eccezione del re diesis e di una chiave per i trilli) erano aperte. Nel frattempo Gordon, determinato
a sviluppare questo strumento, collaborò con Boehm per condurre ulteriori esperimenti e si
continuò così a migliorare il flauto. Nel 1837 Boehm suonò il suo flauto all’Accademia di scienze di
Parigi spiegandone i vantaggi ed ebbe la più completa approvazione della commissione della quale
facevano parte anche i maestri P.Auber e il fisico Savart. In seguito a ciò il suo flauto si propagò in
Francia. Da notare che in Germania, sua patria, il Boehm era stato assai contrastato da flautisti che
non volevano decidersi a studiare uno strumento nuovo ed i fabbricanti non ne capivano appieno i
vantaggi. Questo flauto venne poi conosciuto anche in Italia, Inghilterra, Russia, Colonia ecc. In
Germania A.B.Furstenau, celebre professore alla Reale orchestra di Dresda, mandò suo figlio a
scuola da Boehm con ottimi risultati. Questo esempio fu imitato anche dal professore
dell'orchestra di Stoccarda Kruger che mandò il figlio a perfezionarsi da Boehm e da allora anche in
Germania il flauto Boehm si impose all'ammirazione di tutti. Va ricordato che J.L.Tulou (celebre
flautista francese) era assai contrario a questo flauto e non volle mai insegnarlo. Egli diceva che
aveva sono cattivo e debole. Il flauto Boehm che si usa oggi ricalca sostanzialmente il modello che
venne fatto nel 1847 e da allora non ha avuto modifiche sostanziali. Esso aveva la chiave del sol
diesis aperta perché il mignolo sinistro seguisse la posizione naturale, ma in seguito venne
fabbricato con la chiave del sol diesis chiusa. Questo flauto è cilindrico; lo stesso inventore
pensando che tutti gli strumenti di legno (oboe clarinetto) sono più stretti verso l'imboccatura,
giunse a questa conclusione dopo molti esperimenti. Quanto al materiale da costruzione Boehm
diceva che le note del flauto, oltre all'essere ben intonate devono avere un bel suono chiaro e
sonoro, cosa possibile solo se le molecole del tubo sono messe contemporaneamente in
vibrazione con la colonna d'aria e se si sostengono reciprocamente. Perciò il materiale deve
possedere le necessarie possibilità di vibrazioni (come per il metallo delle campane, il cristallo e
diverse qualità di legno) oppure deve essere ottenuto ad arte come le penne d'acciaio o il filo di
metallo indurito. Siccome nei due casi, per eccitare le vibrazioni è necessaria una forza che sia
proporzionale al peso del materiale, i suoni del flauto si otterranno più pieni e con maggiore
facilità se il peso del tubo sarà il minimo possibile. Così si potranno ottenere da un flauto d'argento
(dal tubo leggero e indurito che pesa solo 129 grammi), suoni più chiari e forti e la possibilità di
suonare a lungo senza stancarsi, piuttosto che sul flauto di legno, che peserà sempre almeno il
doppio. Il materiale influisce anche sulla qualità del suono e ciò dipende dalla durezza e friabilità di
esso. Boehm ha ammesso di aver preferito per lungo tempo il legno duro, ma quando è riuscito a
costruire flauti in argento e argentone ha compreso che questi potevano rivaleggiare con i flauti di
legno. I flauti d'argento sono di facile modulazione, di suono chiaro e sonoro, ma se vengono
forzati il suono risulta duro e stridente. I loro pregi vengono messi in valore solo da un buon
attacco e studio dei suoni. Va notato che nel flauto d'argento l'emissione del suono è più facile.
Boehm disse e lasciò scritto che doveva considerarsi il suo migliore tipo di flauto quelli in argento
discendente al do, a tastiera aperta. Il flauto in legno è meno maneggevole, più sensibile ai
cambiamenti di temperatura, meno brillante e chiaro rispetto al flauto in argento ed anche più
faticoso. Per quanto riguarda il meccanismo del flauto, Boehm ne trovò uno molto ingegnoso per
poter suonare sicuri e il più possibile comodi in tutte le tonalità, in quanto venivano a muoversi più
di una chiave con un solo dito. Con questo flauto si ha la possibilità di suonare in tutte le tonalità
con uguale intonazione e sicurezza. Sono possibili i trilli acuti che sul vecchio flauto quasi non
esistevano. Il flauto Boehm portò un cambiamento radicale ed aumentò le possibilità di
esecuzione di tale strumento. Il suo sistema meccanico venne applicato in seguito anche il
clarinetto. Per molti la difficoltà maggiore di adoperare il nuovo flauto era quella di dimenticare il
solito meccanismo, così furono fatti dei tentativi da artisti e fabbricanti per usare su questo flauto
almeno in parte le posizioni del vecchio. Il migliore tentativo fu quello del nostro celebre Briccialdi.
Egli fece un flauto che venne da lui stesso insegnato per molti anni all'Istituto Musicale Cherubini
di Firenze ed aggiunse la chiave del si bemolle alla mano sinistra. I flauti Boehm vennero fabbricati
ad esempio in Francia a Parigi da Luis Lot e dal Rudall Carte a Londra. I fondamentali
perfezionamenti apportati allo strumento dal tedesco Boehm nel 1832 (il brevetto dello strumento
definitivo risale al 1847) rendono il flauto uno strumento moderno a tutti gli effetti, risolvendo i
problemi di intonazione e le difficoltà prodotte dalle posizioni dette a forchetta. Il nuovo tipo di
flauto non si affermerà subito e fino alla seconda metà dell’Ottocento inoltrata molti flautisti
continuaranno a preferire strumenti simili al tipo classico. Poi il il flauto troverà un vasto impiego
orchestrale e verrà messo in luce nelle opere degli impressionisti C.Debussy e M.Ravel che
sfrutteranno sfumature dello strumento poco conosciute.

Bibliografia

 R.Paci “Flauto e flautisti”


 http://www.orchestraharmonie.it/curricula/tesiEmonografia/pdfmonografia/
LaSagadeiFlautiSistemaBoehm.pdf
 https://www.wennerfloeten.de/en/products/transverse-flutes/j-j-quantz/
 http://www.fabiodinatale.com/it/classici-01.html
 http://www.oldflutes.com/renai.htm
 https://www.briccialdi.eu/flauto-traverso-romantico-e-classico/
 https://it.wikipedia.org/wiki/Flauto_traverso

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