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Arbitro (calcio)

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Voce principale: Regole del gioco del calcio.

Gianluca Rocchi, ex arbitro di calcio italiano.

John Langenus, l'arbitro che diresse la prima finale del Mondiale, si noti lo storico abbigliamento da "giacchetta
nera".

L'arbitro, noto anche con i termini di uso comune quali "direttore di gara" o "giudice di
gara", è un ufficiale di gara[1] dello sport del calcio, a cui è deputata la direzione della
stessa.
Questa figura è colui che durante una partita di calcio, svolta in maniera ufficiale o in ogni
caso autorizzata dai competenti enti calcistici, "arbitra" ossia dirige l'incontro per il quale è
stato designato, e assicura che esso si svolga regolarmente nel pieno rispetto
delle regole del gioco, stabilite a livello internazionale dall'IFAB, dalla FIFA e a livello
minore dalle varie federazioni calcistiche continentali e nazionali.
All'arbitro è conferita tutta l'autorità necessaria per far osservare le regole del gioco
nell'ambito della gara che è chiamato a dirigere e controllare, alla stregua di un pubblico
ufficiale.[2]
Il Regolamento del gioco del calcio dedica all'arbitro la Regola 5 e agli altri ufficiali di
gara suoi assistenti la Regola 6.[3]

Indice

 1Storia
 2Doveri e poteri dell'arbitro
o 2.1Inappellabilità delle decisioni dell'arbitro
 3Arbitraggio delle gare e gli altri ufficiali di gara
 4Equipaggiamento dell'arbitro
 5Divise degli ufficiali di gara
o 5.1Divise degli arbitri italiani
o 5.2Divise degli arbitri internazionali
o 5.3Cambio divise
 6Organizzazione arbitrale in Italia
 7Preparazione atletica
 8Premi e riconoscimenti
 9La carriera arbitrale
 10La figura del dirigente arbitro
 11Note
 12Voci correlate
 13Altri progetti
 14Collegamenti esterni

Storia[modifica | modifica wikitesto]
Agli albori del gioco del calcio, vero la metà del 1800, le partite si giocavano internamente
alle "public school” inglesi e la figura dell'arbitro, non esisteva. Le partite infatti venivano
"autoarbitrate" dagli stessi calciatori, ed erano i due capitani delle due squadre in campo, a
garantire che la propria squadra rispettasse le regole, avendo anche il potere di
"espellere" il calciatore reo di aver violato le stesse. Essi prima dell’avvio si accordavano
sulla durata, sulle regole da seguire (ogni scuola aveva le sue regole) sul numero dei
giocatori e le misure del campo.
Solo dopo la nascita dei primi campionati veri e propri tra le varie scuole, si rese
necessaria la "creazione" dei giudici di gara, figure imparziali, che godessero dell’unanime
rispetto e fossero in grado di assumere decisioni insindacabili in caso di dispute, così da
stroncare sul nascere ogni possibile dissidio tra i giocatori, venne cosi creata copiandola
dal cricket, la figura dell’«umpire» (termine che ancora oggi indica l'Arbitro di vari sport,
come ad esempio il footbal americano)
Gli umpire, erano due per gara e venivano scelti dai capitani delle due squadre,
prendevano posto nella area di rigore, al altezza della porta, ed il loro compito era quello di
contare i gol e prendere una decisione nei casi dubbi verificatisi nella metà del campo di
loro competenza. Nel 1863, vennero ulteriormente precisate le competenze dell”’umpire”:
le sue decisioni non potevano essere contestate, a lui era demandato l’annullamento dei
gol realizzati irregolarmente e in certe partite (“House Matches”, partite “di casa”, cioè
nell’ambito del College) aveva il potere di espellere i giocatori sorpresi a violare
intenzionalmente le regole.
Con la nascita della Football Association e la creazione dei primi veri campionati nazionali,
venne deciso di creare un terzo giudice di gara, il "Referee" (antenato dell'Arbitro
moderno), con l'ottica di stabilire che le eventuali dispute in campo dovevano essere
risolte da tre persone: i due «umpire» e il «referee». Quando si giocava una partita
importante, ognuno dei due capitani sceglieva un «umpire»: poi, d’accordo, entrambi
designavano un «referee» neutro. Quest’ultimo stazionava fuori dal campo, nei pressi
delle due panchine, e interveniva nei casi controversi, cioè le questioni su cui i due
“umpire ” non potevano o non volevano decidere dall’interno del terreno di gioco, quindi il
«referee» interveniva solo se interpellato, non poteva farlo d’ufficio.
In occasione della FA Cup del 1871, che fu la prima competizione nazionale vera e
propria, la Football Association, stabilì che i 3 giudici di gara dovevano essere "designati"
direttamente dal comitato della competizione e non più "scelti" tra lo staff delle due
squadre, e nessuno dei tre, poteva essere membro di uno dei due club partecipanti al
match, con l'obiettivo che la partita doveva essere "arbitrata" da giudici neutrali.
Nel 1889, si fissarono regole nuove per la direzione delle partite. Il «referee» – sempre
stando fuori dal campo – doveva stilare un rapporto della partita, controllare il tempo di
gioco, espellere il giocatore che si macchiasse di condotta irregolare (informandone poi
l’Association). E per la prima volta nella storia gli veniva riconosciuto il potere di sancire un
calcio di punizione anche se nessuno degli «umpire» glielo avesse chiesto, nel caso
stimasse pericolosa l’azione di un giocatore.
Una vera "rivoluzione" si ebbe nel 1891 quando la neonata IFAB, stabili e creò delle regole
comuni per tutte le competizioni (fino ad allora svolte secondo le regole delle singole
scuole), quelle che poi divennero le attuali regole, nel regolamento venne allora stabilita
una sorta di rivoluzione copernicana: il «referee» entrava in campo, anzi, diventava l’unico
direttore di gara all’interno del terreno di gioco, mentre gli «umpire» ne uscivano,
trasformandosi in supervisori delle linee laterali, i futuri guardialinee. Vennero dotati di
bandierine di segnalazione stile marinai, e il loro compito venne limitato a indicare quando
il pallone fosse uscito dal terreno di gioco.
Il “referee” doveva dotarsi di un fischietto, da azionare quando decideva dì intervenire sul
gioco, e il suo potete in campo era pressoché assoluto. La nuova regola 12 gli demandava
la decisione in tutti i casi dubbi. Redigeva il rapporto, teneva il tempo ufficiale di gara,
puniva i colpevoli in caso di condotta antisportiva e decretava l’espulsione dopo un grave
fallo di gioco. Poteva sancire un calcio di punizione e, se richiesto, ordinare come
punizione un calcio di rigore.
Nel marzo 1893, per migliorare la qualità degli arbitri, Frederick Wall, che da li a poco
sarebbe diventato Segretario della Football Association, fondò a Londra, assieme a
W.Pickford, l’Associazione Arbitri, rendendo quindi gli ufficiali di gara "indipendenti" dai
club. Lo scopo era allenare i direttori di gara in centri appositi, prepararli per i loro compiti
e migliorare anche il loro status, così da trasformarli, nella considerazione generale, da
“male necessario” a “servitori del gioco“. A compenso del loro lavoro, questi “giudici
viaggianti” ricevevano all’epoca il biglietto del treno (di seconda classe); le spese erano
rimborsate solo se dovevano dirigere almeno a trenta miglia lontano da casa oppure
dovevano pernottate fuori. La paga per la direzione di gara era piuttosto modesta, ma
fissava un principio fondamentale; il ruolo dell’arbitro era delicato e decisivo e dunque chi
lo ricopriva doveva dare, ma anche pretendere certe garanzie.
Nei primi anni del secolo scorso l’evoluzione andava completandosi, e si osservò la
nascita degli attuali giudici di gara: Arbitro centrale e i due assistenti.

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