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I call center come le fabbriche d’auto: chiudono in


Italia, riaprono in Albania
Scritto da Paolo Ribichini il 8 giugno 2011 in Società
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La società francese che controlla gran parte dei centralini italiani ha deciso di investire
oltre lo Stretto di Otranto. E aumentano i disoccupati

Call center, centralini e customer care. Il servizio


clienti di aziende o call center pubblicitari sono
entrati oramai a pieno titolo nelle nostre vite.
Prenotare un volo, cambiare un piano telefonico,
reclamare un disguido. Alzare la cornetta e chiamare
numeri gratuiti (molto spesso) o a pagamento (ogni
tanto). E soprattutto le aziende che hanno il servizio
clienti telefonico gratuito cercano di risparmiare
spostando i centralini dove costa meno, come avviene da anni con le industrie. Se non conviene in Italia,
perché non assumere a casa loro tunisini o albanesi che abbiano qualche conoscenza della lingua italiana?
La perfezione non serve e quindi poco importa se non parlano la lingua di Dante senza errori.
Chiami Alitalia e finisci in Albania. Così Alitalia e Sky Italia hanno deciso di delocalizzare il servizio nel
Paese delle aquile. In realtà non lo fanno loro ma le società alle quali si affidano. In Albania operano due
società, l'Albania Sh.p.k. e l'Albania Marketing Service Sh.p.k, collegate entrambe alla multinazionale
francese Teleperformance, su cui confluiscono buona parte delle chiamate dei clienti della compagnia aerea
e della tv satellitare.
Il mercato dei call center. Arrivati in Italia 8 anni fa, i francesi dei call center assunsero nel 2007 3mila
persone per ottemperare, dicono, a quanto stabilito dalla legge voluta dall'allora ministro del Lavoro, Cesare
Damiano. Passati 4 anni dalle assunzioni, i guadagni sembrano inferiori alle aspettative e quindi hanno
deciso di ricorre alla mobilità (pagata dall'Inps) per oltre 1.600 dipendenti. Nuovi disoccupati in nome della
globalizzazione: 700 circa a Taranto e 900 tra i comuni di Roma e Fiumicino. Un taglio di più del 50% del
personale italiano da sostituire con lavoratori di altri paesi. Una storia già vista.
Tagliare i costi, tagliare i dipendenti. Sulla scelta di tagliare posti di lavoro in Italia influirebbe la richiesta
dei clienti che, complice la crisi, richiedono prezzi più bassi. D'altronde spostare i call center in Albania
lascerebbe margini di profitto elevatissimi. Infatti, tra l'Italia e il piccolo paese balcanico c'è un divario enorme
sotto il profilo salariale. Un lavoratore di call center qui costa alle aziende circa 15 euro lordi, in Albania solo 3
euro. Una bella differenza che spiega tante cose.
Dati sensibili a rischio. Ma non è tutto. Infatti, il Paese delle aquile fa parte della lista degli stati che la
Commissione europea considera inadeguati per il livello di protezione e tutela dei dati personali. I dati che
forniamo continuamente al telefono (date di nascita, numeri di telefono, numeri di carte di credito) possono
essere a rischio. Potrebbero infatti finire nelle mani di affaristi senza scrupoli che potrebbero alimentare il
mercato nero dei dati sensibili: per pubblicità, ma soprattutto per frode. Un rischio che, secondo fonti sindacali
correrebbero anche i clienti della Tim che si serve di Abramo Customer Service, un call center che sta
trasferendo parte delle attività dalla Calabria all'Albania con oltre 200 postazioni per più di 600 dipendenti.