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LA PELLE

La Pelle è un organo costituito da diversi tessuti la cui funzione è quella di rivestire il corpo umano, assicurare la
protezione all'organismo e permettere i rapporti con il mondo esterno. Si divide in:
1. Epidermide;
2. Derma;
3. Ipoderma.
L’EPIDERMIDE
Si divide in 4 Strati: Corneo; Granuloso; Spinoso o Malpighiano; Basale o Germinativo.
IL DERMA
Il ruolo del Derma è fondamentale in quanto provvede al nutrimento ed all'ossigenazione della soprastante
epidermide, sprovvista di vasi. E’ formato da:
• Tessuto Connettivo → Particolare tipo di tessuto che provvede al collegamento, sostegno e nutrimento;
• Fibre Collagene → Forza e resistenza;
• Fibre Elastiche → Allungamento ed elasticità.
Divisione del Derma
• Zona Papillare → Ricca di fibroblasti sostanza fondamentale e capillari
• Zona Reticolare → Ricca di fasci e fibre di Collagene e di una rete di grosse fibre elastiche.
IPODERMA
• Tessuto Connettivo Lasso
• Tessuto Adiposo → Con funzione: Protettiva Isolante e di Riserva Energetica.
FATTORI CHE DANNEGGIANO LA CUTE
Trauma – Immobilità e Pressione – Agenti Chimici
LE LESIONI TRAUMATICHE
• Abrasione ed Escoriazione → la cute non è discontinua, ma è danneggiata solo nella sua porzione più
superficiale;
• Ferita Superficiale → quando il danno interessa solo la cute;
• Ferita Profonda → che coinvolge gli organi e le strutture sottostanti la cute;
• Ferita Penetrante → quella che apre una breccia verso una cavità interna del corpo umano;
• Ferita Complicata → quando alla ferita si associa un’altra lesione (frattura, emorragia, lesione nervosa, ecc.).
LA FERITA
Soluzione di continuo (mancanza d’integrità tessutale) che coinvolge i diversi strati cutanei.
L’organismo sano reagisce ad una ferita con una rapida riparazione del tessuto; oppure se la ferita subisce un
processo d’infezione, guarisce attraverso un lento processo di riparazione dei tessuti.
TIPI DI FERITE
1. Ferita Acuta → Lesione in cui è prevedibile il tempo di guarigione. Può essere divisa in:
 Traumatica
 Post Chirurgica
 Ustione
2. Ferita Cronica → Lesione in cui non è prevedibile il tempo di guarigione. Può dipendere da:
 Lesioni da Pressione
 Ulcere dell’Arto Inferiore
 Piede Diabetico
A. Ferita Asettica → Da intervento chirurgico prodotta in condizioni di sterilità su tessuto non infetto.
B. Ferita Settica → Ferite infette dovute da ascessi, decubiti ustioni.
1. Superficiali → Cute e sottocute;
2. Profonde → Fascia muscolare tendini.
A. Penetranti → Quando creano un tramite tra l’esterno ed una grande cavità dell’organismo;
B. Interne → Quando interessano organi interni a prescindere dal coinvolgimento delle strutture parietali.
• Lacero-Contusa → Schiacciamento e/o strappamento irregolare e frastagliato della pelle;
• Da Taglio → Lacerazione con margini netti e lineari provocati da strumenti affilati;
• Da Punta → Provocate da penetrazione di uno strumento appuntito spesso profonde;
• Da Arma da Fuoco → Provocate dalla penetrazione di proiettili.
PERICOLI ANNESSI
Emorragie – Infezioni
TIPI DI GUARIGIONE DELLE FERITE

PRIMA INTENZIONE
Non vi è perdita di sostanza ed è così possibile effettuare
l’avvicinamento dei lembi cutanei attraverso un processo
di sutura a strati.

SECONDA INTENZIONE
Vi è perdita di sostanza e non è possibile effettuare
l’avvicinamento dei lembi cutanei ed è necessario
promuovere la riparazione tessutale dai bordi e dal fondo
della ferita.

TERZA INTENZIONE
Vi è perdita di sostanza; è necessario promuovere
inizialmente la riparazione tessutale per seconda
intenzione dai bordi e dal fondo della ferita e, solo
successivamente è possibile l’avvicinamento dei lembi
cutanei.
FASI DELLA RIPARAZIONE TISSUTALE
• Emostasi e Coagulazione → I capillari si chiudono e il sangue si accumula;
• Fase Infiammatoria → I liquidi si accumulano nei tessuti;
• Proliferazione → Si generano altre cellule per contatto con cellule sane o vicino ai vasi sanguigni;
• Maturazione → Chiusura della ferita e rimodellamento.
Fattori che Influenzano la Guarigione
Condizioni fisiche generali - Stato mentale – Età - Stato nutrizionale – Fumo - Terapie farmacologiche - Grado di cura
personale - Localizzazione della lesione
RIPRISTINARE L’INTEGRITA’ CUTANEA
• Medicazione di ferita chirurgica semplice (Es. ferita iatrogena);
• Medicazioni di ferite mediante “medicazioni avanzate”.
INFIAMMAZIONE ED INFEZIONE
• L'Infiammazione o Flogosi → E’ un meccanismo di difesa non specifico innato, che costituisce una risposta
protettiva il cui obiettivo finale è l'eliminazione della causa iniziale di danno cellulare o tissutale.
• Infezione → Penetrazione e la moltiplicazione di microrganismi in un macrorganismo.
INFIAMMAZIONE
La Reazione Immunitaria si scatena quando l’organismo è invaso da qualcosa di estraneo, come batteri, funghi e
virus. Una reazione aspecifica, detta Risposta Infiammatoria, si sviluppa rapidamente, in risposta al danno tessutale
prodotto dall'organismo invasore.
I fenomeni elementari, che costituiscono la Risposta Infiammatoria, comprendono: Vasodilatazione e Aumento di
Permeabilità, che portano al passaggio di liquidi dal letto vascolare al tessuto leso (edema), e infiltrazione
leucocitaria nell'area di lesione.
Segni Cardine
• Calor (calore) da vasodilatazione → Aumento del flusso sanguigno nell’area danneggiata;
• Rubor (rossore) da vasodilatazione → Aumento del flusso del sangue in prossimità della ferita;
• Tumor (gonfiore) da aumento della vaso permeabilità → Edema da essudato infiammatorio nello spazio
tissutale ammalato;
• Dolor (dolore) da edema → A causa del danno tissutale.
MEDICAZIONI
La Medicazione può essere:
• Occlusiva → Azione sterile atta a proteggere con bende, garze e cerotti una ferita dal contatto con l'ambiente
esterno potenzialmente nocivo (agenti microbici).
• Asettica → Utilizzo di sostanze ad azione antisettica che hanno lo scopo di ridurre o evitare l'azione di agenti
microbici sulla ferita (tecnica no touch).
CLASSIFICAZIONE DELLE MEDICAZIONI
A. Occlusiva → Azione sterile atta a proteggere con bende, garze e cerotti una ferita dal contatto con l'ambiente
esterno potenzialmente nocivo (agenti microbici).
B. Asettica → Utilizzo di sostanze ad azione antisettica che hanno lo scopo di ridurre o evitare l'azione di agenti
microbici sulla ferita (tecnica no touch).
1. Medicazione Tradizionale → S’intende un materiale che viene posto a diretto contatto con una lesione, che può
necessitare di un supporto di fissaggio;
2. Medicazione Avanzata → Si definisce un materiale di copertura che abbia caratteristiche di biocompatibilità:
qualità che s’identifica nell’interazione del materiale con un tessuto e nell’evocazione di una risposta specifica.
La medicazione ideale è quella in grado di creare l’ambiente ottimale per il processo di riparazione della lesione.
L’ambiente più favorevole alla ricostruzione del tessuto connettivo esposto e che darà inizio al processo di
cicatrizzazione è l’Ambiente Umido.
MEDICAZIONE DI FERITA PER PRIMA INTENZIONE
• Obiettivi → Favorire la cicatrizzazione del tessuto sottoposto ad intervento. Prevenzione di flogosi.
• Indicazioni → Su indicazione infermieristica. Dopo interventi chirurgici su ferite che guariscono per prima
intenzione. Sorveglianza della ferita chirurgica.
• Trasmissioni all’Infermiere → Se la ferita presenta segni di flogosi/infezione. In questo caso non effettuare la
medicazione ma avvertire immediatamente l’infermiere.
Come Eseguire una Corretta Procedura di Medicazione
Ogni volta che si pratica una procedura su di un paziente ricordarsi di:
• Preparare il pz. spiegandogli quello che andremo a fare;
• Effettuare la procedura nell’ambiente più idoneo;
• Se la procedura si effettua nella camera di degenza: garantire la privacy, rendere l’ambiente idoneo.
Procedura per Medicazione di Ferite a Guarigione per Prima Intenzione
• Oggetto → Medicazione a piatto;
• Scopo → Promuovere la granulazione e guarigione della ferita, prevenirne le infezioni.
Preparazione del Materiale:
• Garze sterili (di diverse misure)
• Tamponi di garza sterili
• Soluzione fisiologica
• Antisettici (Es.: Soluzione di Clorexidina all’1% in Sol. Fis. da 100 ml.)
• Esano
• Cerotto anallergico
• Cerotto tipo Mefix, Fixomull.
• Pinza chirurgica sterile
• Pinza anatomica sterile
• Forbici rette sterili
• Tampone per eventuale esame colturale
• Guanti monouso
• Guanti sterili
• 2 Siringhe da 10 cc.
• Telino sterile
• Contenitore per rifiuti speciali
• Contenitore per taglienti
Tecnica di Esecuzione:
L’Operatore:
 Informa il paziente sulle manovre che saranno eseguite in modo che possa collaborare;
 Fa assumere al paziente una posizione adeguata, comoda e sicura;
 Effettua il lavaggio sociale delle mani;
 Indossa un camice monouso;
 Posiziona un telino sterile su una superficie creando così un piccolo campo sterile;
 Apre le confezioni delle garze, pinze sterili e siringa da 10cc. facendole cadere sul campo sterile senza toccarle;
 Effettua il lavaggio sociale delle mani;
 Indossa i guanti monouso non sterili;
 Rimuove la vecchia medicazione bagnandola con soluzione Fisiologica per evitare danni ai tessuti;
 Osserva le garze prima di gettarle (colore);
 Smaltisce la medicazione nel contenitore per rifiuti speciali;
 Controlla l’aspetto della ferita (cicatrizzazione, segni d’infiammazione);
 Effettua un lavaggio antisettico delle mani;
 Indossa guanti sterili;
 Preleva il tampone di garza sterile con pinza chirurgica;
 Bagna il tampone con soluzione Fisiologica prelevata tramite set multiprelievo con siringa da 10 ml.;
 Deterge la ferita dal margine esterno verso l’interno (dall’alto verso il basso);
 Smaltisce il tampone nel contenitore per rifiuti speciali;
 Preleva un tampone con pinza chirurgica;
 Bagna il tampone con antisettico;
 Disinfetta la ferita dal margine interno verso l’esterno;
 Smaltisce il tampone nel contenitore per rifiuti speciali;
 Preleva il tampone di garza sterile con pinza chirurgica;
 Bagna il tampone con soluzione Fisiologica prelevata tramite set multiprelievo con siringa da 10 ml.;
 Deterge la ferita dal margine esterno verso l’interno (dall’alto verso il basso);
 Smaltisce il tampone nel contenitore per rifiuti speciali;
 Asciuga la lesione e la cute perilesionale tamponando con garza sterile;
 Se la cute perilesionale presenta tracce di colla da cerotto: pulire la zona circostante la ferita con un tampone
imbevuto di Esano avendo cura di non avvicinarsi alla ferita con il tampone stesso;
 Preleva garze sterili;
 Copre con garze sterili;
 Fissa la medicazione con cerotto anallergico se necessario o con cerotto tipo Fixomull in TNT;
 Rimuove i guanti e il camice monouso e li smaltisce nel contenitore per rifiuti speciali;
 Effettua il lavaggio sociale delle mani;
 Riordina il letto del paziente (vedi procedura);
 Lo aiuta ad assumere una posizione comoda;
 Provvede alla disinfezione e sterilizzazione degli strumenti chirurgici utilizzati (vedi procedura).
PREVENZIONE E GESTIONE DELLE PIAGHE DA DECUBITO
Patologia Neurologica → Diminuzione sensibilità protettiva → Piaghe da Decubito
Immobilità ipomobilità
Incontinenza uro-fecale
PIAGHE O LESIONI DA DECUBITO
Si definiscono “Piaghe da Decubito o da Posizione” le lesioni distrofiche della cute, causate dalla compressione
meccanica e prolungata tra un piano di appoggio ed una superficie ossea sottostante.
Meccanismi d’Azione
Pressione – Taglio – Frizione
FATTORI CHE NE CONDIZIONANO LA COMPARSA
• Immobilità
• Età
• Malattie muscolo-scheletriche (fratture, artrosi, etc.)
• Malattie neurologiche (esiti di paralisi, etc.)
• Malattie cardiovascolari
• Malattie psichiatriche
• Farmaci (sonniferi, tranquillanti)
• Condizioni nutritive
• Scarsa assistenza (menefreghismo del personale, numero insuff. d’infermieri, etc.)
• Incontinenza
• Sudorazione
• Uso non corretto di cateteri, padelle, incerate, etc.
STADIAZIONE
Stadio 1 Eritema stabile della cute (non lacerata) non reversibile alla digitopressione.
Stadio 2 Lesione a spessore parziale che coinvolge l’epidermide e/o il derma.
Stadio 3 Lesione a tutto spessore, con necrosi del tessuto sottocutaneo, con estensione al piano fasciale.
Lesione a tutto spessore con estesa distruzione dei tessuti, necrosi o danno ai muscoli, ossa o strutture
Stadio 4
di supporto (tendini, capsula articolare, etc.).
CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE DELLE LESIONI
• Dimensioni
• Fondo → piatto, irregolare, secernente, purulento, asciutto, etc.;
• Margini → sottominati, ispessiti;
• Tessuti Perilesionali → rossore, calore, edema, functio laesa;
• Lesioni a bottone di camicia → apparentemente poco estese in superficie, ma in realtà collegate da tragitti
fistolosi ad ampi crateri in profondità.
Sintomi Sistemici Soggettivi
Malessere – Febbre – Tachicardia
Sintomi Locali
Dolore – Bruciore – Prurito
IDENTIFICAZIONE DEI SOGGETTI A RISCHIO
Si utilizzano le scale di:
Norton – Norton Plus – Braden – Sessing – Barthel
Scala di Norton
La Scala Norton è stata la prima scala di valutazione del rischio d’insorgenza di Piaghe da Decubito ad essere stata
creata nel lontano 1962. Per quanto criticata da molti alla luce dei risultati delle moderne ricerche, è ancora molto
popolare, probabilmente a causa della sua semplicità. Si basa sulla valutazione di cinque parametri clinici:
• Condizioni Generali;
• Stato Mentale;
• Deambulazione;
• Mobilità;
• Incontinenza.
Ciascun parametro è graduato su una scala ordinale a quattro punti, dove 1 rappresenta la condizione peggiore e 4 la
condizione migliore. 20 – 15: assente; 14 – 13: lieve; 12 – 5: elevato.
Scala di Norton Plus
Alla Scala di Norton vanno aggiunti i seguenti parametri: Diabete, Ipertensione Arteriosa, Ematocrito basso,
Albuminemia, T° corporea, Modificazione dello stato mentale nelle 24 h. Ad ogni parametro positivo va dato il
valore di 1. La somma dei parametri va sottratta alla somma della scala Norton.
Scala di Braden
E’ simile alla scala di Norton ma più completa. recentemente è stata adottata dall'European Pressure Ulcer Advisory
Panel (EPUAP) come strumento ufficiale di valutazione rischio lesioni da decubito. Come per la Norton, Minore il
punteggio, maggiore il rischio.
Scala di Sessing
0= Cute normale ma a rischio; 1= Cute integra, ma iperpigmentata ed arrossata; 2= Fondo e bordo dell'ulcera integri
e non arrossati; 3= Fondo e bordi dell'ulcera granuleggianti, modesto essudato ed odore; 4= Modesto tessuto di
granulazione, iniziale e modesto tessuto necrotico, essudato ed odore moderato; 5= Presenza di abbondante
essudato, maleodorante, escara; bordo arrossato ed ischemica; 6= Ulteriore ulcerazione attorno all'ulcera primaria,
essudato purulento, intenso odore, tessuto necrotico, sepsi.
Indice di Barthel
L'Indice di Barthel rappresenta uno degli strumenti di valutazione della funzione fisica più noti,soprattutto in ambito
riabilitativo. Fornisce un punteggio indicativo delle capacità del soggetto di alimentarsi, vestirsi, gestire l'igiene
personale, lavarsi, usare i servizi igienici, spostarsi dalla sedia al letto e viceversa, deambulare in piano, salire e
scendere le scale, controllare la defecazione e la minzione. Il punteggio assegnato per ogni funzione può essere 15,
10, 5 o 0. Il punteggio massimo è 100 ed indica l'indipendenza in tutte le attività di base della vita quotidiana.
SCHEMA PER LA PREVENZIONE E LA GESTIONE DELLE PIAGHE DA DECUBITO

INTERVENTI DI PREVENZIONE
A. Norme Igieniche
B. Nutrizione
C. Mobilizzazione e Posizionamento
D. Riduzione della Compressione
Mobilizzazione e Posizionamento
Mobilizzare in modo regolare e costante il paziente.
La Mobilizzazione rappresenta la prima forma di difesa dell’organismo contro la compressione.
• Nei pazienti che hanno conservato la capacità di deambulare occorre stimolare il più possibile il movimento,
accompagnando la persona o fornendole gli ausili necessari (bastone, tripode, girello, corrimano) per dare
sicurezza e autonomia.
• A coloro che hanno perso la capacità di deambulare garantire, ove possibile, la mobilizzazione, sistemandoli in
poltrona o in carrozzina.
• Nei pazienti totalmente allettati privi di movimenti volontari o automatici assicurare una mobilizzazione passiva
seguendo, a seconda del livello di rischio di insorgenza di lesioni, schemi di posizionamento personalizzati.
Paziente in Poltrona ed in Carrozzina
• Individuare la seduta corretta: schiena ben appoggiata ed adesa allo schienale;
• Sollevare il paziente o incentivare il cambio di posizione autonomo (autosollevamento) per alcuni secondi, ogni
15 /20 minuti;
• La carrozzina deve essere possibilmente personalizzata alle esigenze del paziente.
Da Evitare:
Lo scivolamento, assicurandosi dell’appoggio dei piedi; è possibile l’utilizzo di telini antiscivolo.
Paziente Totalmente Allettato
La postura indicata per il Paziente Allettato, oltre a ridurre i punti di pressione, deve essere confortevole e garantire
un corretto allineamento delle articolazioni, per evitare contratture, anchilosi e, quindi, dolore.
• Nei cambi di postura ricercare la collaborazione del paziente; oltre ad agevolare l’operatore, ciò rappresenta un
forte stimolo al mantenimento delle capacità di movimento per il paziente stesso;
• Cambiare la postura ogni 2 ore alternando le posizioni;
• Ad ogni cambio di postura sorvegliare la cute delle zone a rischio, sopra le sporgenze ossee.
Paziente Totalmente Allettato - Posizione Supina
Allineamento → Gli arti superiori possono essere allineati lungo i fianchi o leggermente abdotti e flessi in avanti,
appoggiati su un cuscino, mano aperta. Gli arti inferiori divaricati, anche e ginocchia estese, piedi ad angolo retto.
Per aumentare il comfort può essere utilizzato l’archetto solleva coperte. Se il paziente è ad alto rischio possono
essere posizionati cuscini sotto gli arti inferiori, per sollevare i talloni. Gli arti inferiori possono essere messi in
leggera flessione solo per brevi periodi, in quanto tale posizione, peraltro comoda, causa retrazioni tendinee e
blocchi articolari.
• Se si vuole mantenere il paziente in posizione semiseduta, il sollevamento della testiera del letto non deve
superare i 30°, al fine di evitare forze aggiuntive di taglio nei tessuti profondi causate dallo scivolamento verso il
basso; se la testiera è sollevata oltre i 30° dovranno essere sollevati anche gli arti inferiori, per contrastare lo
scivolamento.
• Quando si mobilizza un paziente dalla posizione supina, si devono ispezionare i talloni e la zona sacro/glutea.
• Nei soggetti totalmente immobili si dovranno ispezionare anche le altre zone di appoggio, cioè le scapole, i
gomiti e l’occipite.
Paziente Totalmente Allettato - Posizione Obliqua
La posizione sul fianco a 90° deve essere evitata, per l’alto rischio di lesione nella zona trocanterica. Sono da
preferire le posizioni obliqua a 30° anteriore e posteriore.
Allineamento → La spalla e la scapola sottostante vanno appoggiate al letto, per poter meglio posizionare il braccio
sul piano del letto, sia esteso che a gomito flesso. Il braccio che rimane sopra deve essere appoggiato su un cuscino,
in modo che la spalla sia leggermente aperta. La schiena va appoggiata su un cuscino ripiegato.
La gamba che rimane sul piano del letto va posta lievemente in estensione indietro, per migliorare la stabilità del
paziente, il ginocchio.
Quando il paziente è spostato da questa posizione si devono ispezionare la zona del trocantere e quella del malleolo;
nei pazienti ad alto rischio anche la zona dell’orecchio.
Paziente Totalmente Allettato - Posizione Prona
Ove possibile insistere affinché le persone mantengano questa posizione, anche se per breve tempo, in quanto
assicura un completo scarico della zona sacrale e dei calcagni e contrasta la rigidità in flessione delle anche e delle
ginocchia.
• Allineamento → Il capo va ruotato dolcemente su un lato. Gli arti superiori possono essere allineati entrambi
lungo i fianchi, oppure uno dei due può essere flesso verso l’alto. Sotto il paziente devono essere posizionati
cuscini che permettano di ottenere uno spazio per i genitali maschili, o per le mammelle: i cuscini saranno
lievemente distanziati, anche alle ginocchia, per permettere lo scarico delle rotule. I piedi devono essere
posizionati oltre il bordo del materasso a 90°.
La Compressione Esercitata dai Diversi Presidi
Presidio Pressione in mm di Hg
letto ad aria 26-30
cuscino di piume 36
materasso ad acqua 58
materasso in schiuma poliestere 68
letto ruotante 84
materasso ad aria 122
materasso di schiuma 140
materasso a molle standard 164
letto operatorio 260
Riduzione della Compressione
Dispositivi ed Ausili Antidecubito
Permettono di tollerare meglio l’immobilità tra un cambio di postura e l’altro, ma non possono ridurre la frequenza,
o essere sostitutivi, degli interventi di mobilizzazione. La caratteristica principale dei materiali antidecubito è la loro
capacità di non adattarsi, di non lasciarsi schiacciare dal peso della persona (materiali cosiddetti “a bassa memoria”),
in modo tale che la pressione fra la cute e il piano del letto (o della carrozzina) non superi mai il valore della
pressione di chiusura dei capillari.
Dispositivi ed Ausili Antidecubito
Tipologia Vantaggi Svantaggi
Mantengono un corretto allineamento Riducono di poco la pressione
Cuscini
del paziente a letto di contatto
Riducono la pressione di contatto Non consentono un aumento dell’intervallo tra
Sovramaterassi
Facile gestione una mobilizzazione e l’altra, nei pazienti ad alto
e Materassi ad Aria
Economici rischio
Peso levato
Materassi ad Acqua Riducono la pressione di contatto Marcato ingombro
Possono causare mal di mare
Per essere efficaci devono essere utilizzati senza
Materassi a Cubi Riducono la pressione di contatto
lenzuola
Letti a Cessione Mantengono la pressione al di sotto Marcato ingombro
d’Aria della pressione di occlusione capillare Costo elevato
Peso elevato
Favoriscono il galleggiamento
Letti Fluidizzati Marcato ingombro
del paziente
Costo elevato
Necessitano di una scrupolosa igiene
Velli Naturali o Riducono l’incidenza delle sole lesioni
Possono aumentare la temperatura della cute
Sintetici superficiali causate dalla frizione
nella zona di contatto
Evita il peso delle coperte sul piede
Necessità di mantenere il corretto posizionamento
Archetto Alza Coperte Favorisce l’areazione riducendo calore
del paziente con cuscini
ed umidità
Nell’autosollevamento rischio di frizione
Asta con Trapezio Facilita i cambi posturali
o stiramento della cute
Alleviano la compressione delle zone
Talloniere e Riduzione solo parziale della compressione
maggiormente esposte a pressione o
Gomitiere Aumento T° locale
sfregamento
Necessità di mantenere il corretto Posizionamento
Mantengono il piede sollevato dal
Cavigliere ad Anello del paziente con cuscini
piano del letto in qualsiasi posizione
Causano iperestensione del ginocchio
Posizionatore del Mantiene il piede sollevato dal piano Utilizzabile solo per posizioni supine
Piede del letto Insufficiente in presenza di spasticità
Da evitare tutte le ciambelle.
LA GESTIONE DELLE PIAGHE DA DECUBITO
TRATTAMENTO DELLE PIAGHE DA DECUBITO AL 1° STADIO
Obiettivo → Ripristinare la vascolarizzazione e prevenire l’ulcerazione cutanea.
Eliminare la Compressione Locale
Evitare il massaggio Detergere → Creme emollienti a salvaguardia dello strato idrolipidico, spray al silicone
Medicare → Medicazioni idrocolloidali di tipo sottile o film membrana.
TRATTAMENTO DELLE PIAGHE DA DECUBITO AL 2° STADIO
Obiettivo → Favorire la ricostruzione cutanea
Eliminare la compressione locale
Detergere → Ringer Lattato, Sol. fisiologica;
Medicare → Idrocolloidi, schiume in poliuretano, medicazioni occlusive, medicazioni.
TRATTAMENTO DELLE PIAGHE DA DECUBITO AL 3° STADIO
Obiettivo → Rimuovere il tessuto necrotico
Asportare chirurgicamente il tessuto necrotico
Impiegare gli antibiotici locali
Medicare → Medicazione di tipo occlusi- vo, idrocolloidi, collagene;
Non usare acqua ossigenata (distrugge il 50% delle cellule in via di riepitelizzazione).
TRATTAMENTO DELLE PIAGHE DA DECUBITO AL 4° STADIO
Obiettivo → Controllo delle infezioni
Favorire l’approccio multidisciplinare
Rimuovere il tessuto necrotico
Detergere e disinfettare → In questo stadio si possono usare i disinfettanti;
Medicare → Alginato di calcio, schiume di poliuretano, idrocolloidi semipermeabili.
Lesioni con scarsa o nulla tendenza alla guarigione
Chirurgia → Chirurgia diretta; innesti di cute autologa; lembi cutanei; rimodellamento delle salienze ossee;
Laserterapia
Mesoterapia → Studi con defibrotide;
Applicazioni di vuoto → VAC, Vacuum Assisted Closure.
IMPATTO E CONSEGUENZE DELLE PIAGHE DA DECUBITO
• Aumento dei tempi di degenza con ripercussioni sulla produttività di reparto (DRGs)
• Aumento dei costi dell’assistenza
• Aumento del tempo dedicato alla cura delle lesioni
• Aumento del rischio di infezioni in reparto
• Qualità della vita del paziente: dolori, disturbi, disagi, isolamento
LA GUARIGIONE DELLE PIAGHE
• Circa il 75% delle Ulcere di Stadio II guarisce in media in 8 settimane;
• Solo il 17% delle Ulcere di Stadio III e IV guarisce in 8 settimane;
• In media il 20% delle Ulcere di Stadio III e IV guariscono in tempi > 1 anno;
• La difficoltà di guarigione dipende da fattori trofici e circolatori ma anche dallo stato nutrizionale del paziente;
• Il 70% dei pazienti con piaghe presenta uno stato di malnutrizione; i due terzi di questi sono anziani.
MODALITA’ DI RACCOLTA DEI CAMPIONI BIOLOGICI
Caratteristiche di Pericolosità dell’Agente Biologico
Infettività → Capacità di un microrganismo di penetrare e moltiplicarsi nell’ospite;
Patogenicità → Capacità di produrre malattia a seguito d’infezione;
Trasmissibilità → Capacità di un microrganismo di essere trasmesso da un soggetto infetto ad uno suscettibile;
Neutralizzabilità → Disponibilità di efficaci misure profilattiche e terapeutiche.
Agenti Biologici
Agente biologico di gruppo 1 → Αgente patogeno che con poca probabilità è causa di malattia nell’uomo o negli
animali (saprofiti ambientali).
Agente biologico di gruppo 2 → Agente patogeno che può causare malattia nell’uomo o negli animali e può
costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaghi alla comunità. Sono di norma disponibili misure
profilattiche e terapeutiche (streptococco Beta emolitico, ecc).
Agente biologico di gruppo 3 → Agente patogeno che può causare gravi patologie nell’uomo e costituisce un serio
pericolo per i lavoratori. Può propagarsi alla comunità e comunque sono disponibili efficaci misure profilattiche e
terapeutiche (bacillo di Koch, HBV, HCV).
Agente biologico di gruppo 4 → Agente patogeno che normalmente provoca gravi patologie nell’uomo e negli
animali, costituisce serio rischio per i lavoratori e può propagarsi rapidamente nella comunità. Non sono, di norma,
disponibili efficaci misure terapeutiche e preventive (Ebola).
Fonti del Rischio Biologico
Sangue intero o frazionato - Liquido pleurico - Liquido pericardico - Liquido sinoviale - Liquido amniotico - Sperma
Secrezioni vaginali - Latte materno - Tessuti solidi (biopsie) - Inoltre: feci, urine, lacrime, sudore, vomito, saliva.
Modalità di Trasmissione
• Ematica (sangue e liquidi biologici) → Virus epatite B, C, HIV;
• Muco-Cutanea (pelle e mucose) → Virus epatite B,C,HIV, Herpes Simplex, Candida;
• Respiratoria (aerea) → M.Tubercolosis, Legionella, Brucella, Cytomegalovirus;
• Orale (ingestione di cibi contaminati) → Salmonella, Shigella, Clostridium, Epatite A.
LA PERCEZIONE DEL RISCHIO OCCUPAZIONALE E LE REGOLE PER PREVENIRE IL RISCHIO BIOLOGICO
• Conoscere le realtà operative dove il rischio è presente;
• Conoscere la frequenza con cui si verifica l’evento a rischio;
• Conoscere ed attuare le modalità per prevenirlo;
• Conoscere il tipo di danno che si verifica o può verificarsi a seguito dell’evento;
• Considerare tutti i pazienti potenzialmente infetti;
• Non reincappucciare mai aghi usati,
• Non abbandonare aghi e siringhe;
• Maneggiare con cautela strumenti chirurgici,
• Smaltire aghi ed oggetti taglienti nei contenitori per rifiuti speciali
• Indossare sempre i D.P.I
• Lavare frequentemente con cura le mani;
• Utilizzare contenitori chiusi a valigetta forniti di appositi supporti per provette,
• Smaltire come rifiuti speciali tutti i presidi sanitari
• Decontaminare i presidi riutilizzabili dopo l’uso.
Il Lavaggio delle Mani
Le mani degli Operatori Sanitari sono il veicolo principale di trasferimento di patogeni da un paziente all’altro e dal
paziente a se stessi.
E’ necessario lavarsi le mani:
• Prima di eseguire procedure a rischio sui pazienti;
• Prima di eseguire azioni a rischio per sé (es.: mangiare, fumare, portare le mani agli occhi o alla bocca);
• Dopo essere entrati in contatto con sangue e altri liquidi biologici;
• Dopo la rimozione di guanti.
I Guanti
• Ispezionare i guanti prima dell’uso;
• Nel caso di ferite o abrasioni sulla cute delle mani, proteggerle con cerotti, bendaggi o simili come ulteriore
precauzione, prima di indossare i guanti;
• Dopo il loro utilizzo, non toccare mai l’esterno dei guanti.
Protezione del Viso e degli Occhi
Proteggere gli occhi ed il viso con occhiali (oltre la mascherina) o schermo facciale intero in tutte le procedure a
rischio di generare schizzi o aerosol di liquidi biologici. Non sono assolutamente sufficienti i comuni occhiali da
vista. E’ possibile scegliere tra tipi diversi di occhiali, visiere o schermi facciali.
Vestiti e Dispositivi Contaminati
• Rimuovere il prima possibile il vestiario contaminato;
• Applicare le precauzioni standard nella manipolazione di vestiario e dispositivi contaminati;
• Smaltirli subito dopo l’uso negli appositi contenitori.
COSA FARE IN CASO D’INFORTUNIO A RISCHIO INFETTIVO
Avvisare il responsabile del servizio (caposala-primario) → Recarsi in Pronto Soccorso per la denuncia d’infortunio
→ Recarsi al servizio di medicina preventiva per il follow-up post esposizione.
• Infortunio da Taglio o Puntura → Aumentare il sanguinamento e lavare con acqua e sapone disinfettante e
Amuchina al 10%;
• Contaminazione della Cute con Materiali Biologici → Lavare con acqua e sapone disinfettante;
• Contaminazione Mucosa Orale con Materiale Biologico → Lavare abbondantemente con acqua o soluzione
fisiologica e Amuchina al 5%;
• Schizzo in Congiuntiva con Materiali Biologici → Lavare abbondantemente con acqua corrente.
ESPOSIZIONE OCCUPAZIONALE
Per Esposizione Occupazionale s’intende:
1. Il contatto di cute, mucose respiratorie o oculari dell’operatore sanitario → Esposizione muco-cutanea;
2. L’esposizione parenterale → Puntura di ago, Ferita da tagliente, Abrasione, Morso umano.
Con sangue o altri materiali biologici potenzialmente infetti nel corso di procedure ed attività assistenziale.
UN DISPOSITIVO SISTEMA DI SICUREZZA
Un dispositivo/sistema è definito “di sicurezza” quando è in grado di isolare o rimuovere dall’ambiente lavoro le
sorgenti di esposizione a rischio biologico. Le caratteristiche dei dispositivi di sicurezza degli aghi sono le seguenti:
CAMPIONI BIOLOGICI PEZZI ANATOMICI
• Provette o bicchieri che si siano sporcati all’esterno durante l’introduzione dei campioni, devono essere
decontaminati in maniera idonea;
• Provette e bicchieri non devono essere trasportati in mano, ma vanno collocati in idonei contenitori per il
trasporto;
• I contenitori per il trasporto devono essere chiudibili, lavabili e forniti di supporti interni per l’allocazione di
provette e bicchieri;
• I moduli di richiesta che accompagnano i campioni non vanno posti nei contenitori per il trasporto.
• Non è necessario contrassegnare i campioni sicuramente infetti con etichette di colore diverso: le Precauzioni
Standard, infatti, invitano a considerare potenzialmente infetti tutti i campioni.
CARATTERISTICHE DI UN CONTENITORE PER TRASPORTO DI CAMPIONI BIOLOGICI
Sono realizzati per consentire il trasferimento di materiali biologici e di campioni diagnostici rispettando l’integrità
del campione e la necessaria sicurezza del personale che effettua il trasporto. Le caratteristiche dei recipienti di
trasporto campioni biologici sono:
• Tenuta Stagna → garantita dai test di conformità effettuati secondo quanto richiesto dalle norme europee;
• Possibilità di essere sterilizzati
• Presenza di segnalazioni di rischio biologico → in accordo sia alle indicazioni del Min. della Salute che
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Trasporto dei Campioni al di Fuori del Laboratorio
È necessario utilizzare un contenitore appropriato per trasportare i campioni da un’area ad un’altra.
Non vanno utilizzati i guanti.
• Nel contenitore a tenuta stagna le provette devono essere poste in posizione verticale nel portaprovette;
• Nel contenitore secondario (trans-bag) deve essere posta la provetta con i dati e la scheda di richiesta.
Considerazioni Generali
• Trattare tutti i campioni prelevati come potenzialmente pericolosi per rischio d’infezione;
• Tutti i campioni devono essere introdotti in contenitori sterili che, se possibile, a loro volta vanno introdotti
nell’apposito sacchetto di plastica "trans -bag";
• Non contaminare la superficie esterna del contenitore con il materiale biologico. I campioni che pervengono
aperti e lasciano fuoriuscire il materiale biologico non saranno accettati perché potenzialmente pericolosi per il
personale e potenzialmente contaminati;
• Raccogliere i campioni cercando di minimizzare la possibile contaminazione con la flora batterica normalmente
residente in modo che il prelievo sia rappresentativo della sede d’infezione;
• Quando è possibile, raccogliere il materiale prima della terapia antibiotica. Nel caso in cui questo non sia
possibile, segnalarlo;
• Etichettare il contenitore e scrivere in modo chiaro il nome e la data;
• Consegnare subito il campione al laboratorio o seguire le indicazioni per la idonea conservazione in modo da
assicurare la sopravvivenza e l’isolamento dei patogeni più labili;
• La maggior parte dei campioni se non sono inviati subito in laboratorio, necessitano di conservazione a 2-8 °C
con alcune eccezioni es.: emocolture, campioni per ricerca di germi anaerobi.
LE REGOLE FONDAMENTALI
• Considerare sempre sangue e liquidi biologici come potenzialmente infetti;
• Nelle procedure a rischio di esposizione indossare sempre idonei dispositivi di protezione individuale;
• Sostituire i dispositivi di protezione non appena si presentano forati, strappati, lesionati, ecc.;
• Rimuovere i dispositivi di protezione non appena si lascia la zona di lavoro;
• Smaltire (o disinfettare) i dispositivi di protezione subito dopo l’uso;
• Lavare le mani subito dopo aver rimosso i dispositivi di protezione;
• Essere sempre consapevoli delle procedure che si stanno eseguendo e del rischio ad esse connesso;
• Utilizzare gli appropriati dispositivi di protezione individuale per l’attività che si sta effettuando;
• Riferire sempre al Responsabile del reparto le esposizioni subite;
• Massima cautela nel manipolare aghi e taglienti;
• Smaltire subito dopo l’uso aghi e taglienti, materiale contaminato, dispositivi di protezione utilizzati.
MODALITA’ DI RACCOLTA URINA DELLE 24 ORE
• Alle ore 8 del mattino precedente la consegna delle urine in laboratorio, il paziente vuota completamente la
vescica e getta le urine.
• Da questo momento, e per le 24 ore successive, il paziente raccoglie nel contenitore tutte le urine emesse
comprese quelle delle ore 8 del mattino successivo all’inizio della raccolta.
• Le urine devono essere consegnate il prima possibile in Laboratorio.
• Durante il periodo della raccolta, le urine devono essere conservate in frigorifero.
Materiale per la Raccolta Urine delle 24 Ore
Contenitore ben lavato in cui il paziente metterà le urine delle 24 ore.
N.B.: Per alcuni esami sarà necessario versare nel contenitore una sostanza (10 ml. HCl) all’inizio della raccolta.
CATECOLAMINE URINARIE
Preparazione del Paziente
A partire dalle 48 ore precedenti l’inizio, e per tutto il tempo della raccolta dell’urina (24 ore), è necessario osservare
una dieta priva dei seguenti alimenti: banane, vaniglia, cioccolato, caffè, tè, agrumi.
Durante questo periodo si consiglia, previa consultazione del medico curante, di evitare l’assunzione di farmaci, in
caso contrario, è opportuno comunicare il nome dei farmaci assunti al momento della consegna delle urine.
Materiale per la Raccolta Urine delle 24 Ore
• Contenitore ben lavato in cui il paziente metterà le urine delle 24 ore.
• Provetta da 10 ml di HCl 6M da versare nel contenitore all’inizio della raccolta.
CLEARANCE DELLA CREATININA – RACCOLTA NELLE 24 ORE
Materiale per il Prelievo e la Raccolta
• Provetta per prelievo come da indicazione del laboratorio;
• Contenitore ben lavato in cui il paziente metterà le urine delle 24 ore.
Modalità di Prelievo e di Raccolta
• Alle ore 8 del mattino precedente la consegna delle urine in Laboratorio, il paziente vuota completamente la
vescica e getta le urine;
• Da questo momento, e per le 24 ore successive, il paziente raccoglie nel contenitore tutte le urine emesse,
comprese quelle delle ore 8 del mattino successivo all’inizio della raccolta;
• Durante il periodo della raccolta, le urine devono essere conservate in frigorifero;
• Eseguire il prelievo di sangue alle ore 8 della mattina in cui termina la raccolta delle urine delle 24 ore.
COPROCOLTURA (Prima Modalità)
Materiale per la Raccolta
Contenitore in plastica trasparente per coprocoltura.
Modalità di Raccolta
• Emettere le feci su una superficie asciutta e ben pulita, come una padella da letto, un sacchetto di plastica o un
foglio di carta;
• Riempire con il cucchiaio l'apposito contenitore, per metà della sua capacità;
• Inviare in Batteriologia il campione entro 1 ora dall' emissione.
COPROCOLTURA (Seconda Modalità) RACCOLTA CON TAMPONE DI TRASPORTO
Materiale per la Raccolta
Tampone con terreno di trasporto Stuart (utilizzare un solo tampone per paziente).
Modalità di Raccolta
• Pulire la zona anale con acqua calda, senza usare soluzioni disinfettanti;
• Inserire il tampone nel canale rettale per circa 2 cm;
• Lasciare inserito il tampone per 30 secondi muovendolo e ruotandolo contro le pareti mucose;
• Rimuovere il tampone e inserirlo nel contenitore con terreno di trasporto;
• Consegnare il tampone in Batteriologia.
ESPETTORATO
Modalità di Prelievo
Eseguire il prelievo al mattino.
• Il paziente deve essere a digiuno;
• Effettuare una pulizia adeguata del cavo orale e gargarismi con acqua distillata sterile;
• Raccogliere l'espettorato dopo un colpo di tosse;
• L'espettorato deve provenire dalle basse vie aeree e non essere contaminato da saliva;
• Se il paziente ha difficoltà ad espettorare si può ricorrere alla induzione aerosolica: far inspirare al paziente,
lentamente e profondamente, un aerosol di soluzione salina tiepida per una decina di volte. Il paziente deve poi
espettorare nel contenitore;
• La quantità di espettorato da raccogliere deve essere di almeno 2 ml;
• Inviare subito in Batteriologia (o conservare a 4° C per non più di 2 ore dall' emissione);
• Se l'espettorato è raccolto per la sola ricerca di Micobatteri può essere conservato fino a 24 ore a 4°C.
PARASSITI (Feci) - RICERCA
Preparazione del Paziente
Salvo diversa prescrizione del medico curante, il paziente non deve assumere alcun farmaco e non sottoporsi a
clistere prima di raccogliere il campione fecale.
Materiale per la Raccolta
Contenitore in plastica trasparente per coprocoltura.
Modalità di Raccolta
• Le feci devono essere emesse su una superficie asciutta e pulita (padella da letto, foglio di carta, sacchetto di
plastica);
• Il paziente deve raccogliere col cucchiaio annesso al flacone alcune porzioni di feci dalla zona in cui queste
presentano muco o sangue;
• Se le feci sono formate, raccoglierne alcune cucchiaiate alla periferia e al centro;
• Immettere le feci nel contenitore ed avvitare il tappo.
PARASSITI (Scotch Test) - RICERCA
Materiale per il Prelievo
• Spatola di legno o cucchiaio di plastica;
• Scotch trasparente;
• Vetrini.
Modalità di Prelievo
1. Effettuare l’esame al mattino, prima che il paziente si sia lavato;
2. Applicare sulla spatola di legno (o sul manico di un cucchiaio di plastica), un pezzetto di scotch trasparente della
lunghezza del vetrino, con la parte adesiva rivolta verso l’esterno;
3. Con il paziente in posizione genupettorale tamponare la zona circostante l’orifizio anale;
4. Trasferire lo scotch sul vetrino, facendo aderire il lato che è servito per eseguire l’esame;
Ripetere i punti 2), 3), e 4) utilizzando un altro vetrino.
SANGUE OCCULTO (Feci) - RICERCA
Preparazione del Paziente
• Non sono richieste particolari limitazioni alimentari;
• E' raccomandata una dieta ricca di scorie (ortaggi, insalata, frutta ecc.);
• E' consigliabile non eseguire il test in concomitanza con il periodo mestruale, né mentre si è affetti da emorroidi;
• Evitare di contaminare le feci con le urine.
Materiale per il Prelievo
Contenitore di plastica trasparente per coprocoltura.
Modalità di Prelievo
1. Scrivere sull’etichetta Nome e Cognome;
2. Prelevare campioni di feci, da almeno tre punti della massa fecale e richiudere il contenitore;
3. Inviare il campione in Laboratorio (il campione può essere conservato in frigorifero).
NOTA: Si deve raccogliere un campione di feci di 3 evacuazioni successive, riempiendo 3 diversi contenitori.
URINOCOLTURA – RACCOLTA NORMALE (Mitto Intermedio)
Materiale per la Raccolta
Contenitore sterile con tappo a vite.
Modalità di Raccolta
• Raccogliere le urine alla prima minzione del mattino o almeno 3 ore dopo l' ultima minzione;
• Lavare accuratamente e ripetutamente i genitali con acqua e sapone;
• Risciacquare con acqua corrente e asciugare;
• Urinare scartando il primissimo getto di urina (circa 20 ml);
• Raccogliere la restante urina nell'apposito contenitore sterile, cercando di non bagnare i bordi e di non
contaminarli con le mani;
• Inviare subito il campione di urina in Batteriologia.

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