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Dunque, qui di seguito mostrerò le due fotografie scattate da me medesimo, nella mia personale ricerca del

bello e del sublime. Ecco, la prima delle immagini rappresenta la serena alba del nuovo anno, ripresa da
sopra il centro storico di Montecarotto, oscurata da neri rami. Dopo un lungo capodanno io e i miei
compagni andammo insonni ad assistere al sorgere del nuovo sole e questo evento mi ispirò facendomi di
conseguenza scattare la foto qui mostrata. Secondo la mia concezione questa foto rappresenta il bello, la
splendente sensazione di appagamento che instilla nell’animo una quieta calma. La scelta del soggetto non
è stata progettata dal principio, ma l’ ispirazione momentanea ha permesso la decisione. Dopo una notte
insonne io e i miei compagni abbiamo colto la prima alba senza particolari difficoltà, con l’ aiuto di un
piccolo spazio aperto che dall’alto lasciava intravedere il paese a oriente. Unica sfortuna in tutto ciò fù la
presenza di una chiesa, che con la sua media altezza si stagliava nel panorama illuminato dalla luce
crescente bloccando la vista del sole nascente. Dunque tecnicamente non godemmo della vista del sole ma
solo della sua luce consequenziale. Nonostante ciò decisi di scattare la foto. La fretta nella mia decisione fu
forse la causa della sfocatura nella foto, ma nonostante questo particolare decisi come decido anche ora di
utilizzarla per questo lavoro. E’ la rivelazione del sole celato che genera la bellezza nascosta in questa
mistica rappresentazione generata della momentanea ricerca di una definizione. Ed ‘è la definizione stessa
che trova la propria carne oltre i neri rami facendosi rappresentare nella crescente luce che illumina il
morente cielo notturno. La chiesa a oriente forse blocca la potenzialità di una bellezza ulteriore, ma è
proprio il sole celato a generare ulteriore bellezza, creando nell’ animo la rivelazione nascosta della nuova
alba. Quest’ immagine mi fece capire la definitiva definizione di bellezza nella mia personale ricerca, in
quanto è la rivelazione che accompagna il sole dei nuovi tempi a generare in me questa piacevole
sensazione
Questa seconda foto invece è stata scattata nella mia personale ricerca del sublime. Come il bello differisce
dal sublime per definizione questa foto differisce dalla rappresentazione mostrata precedentemente.
Questa foto rappresenta la nebbiosa strada che porta a Jesi da Montecarotto, in una gelida mattina di
Dicembre. Nella mia personale ricerca fui colpito quel giorno da una fitta nebbia, che copriva
completamente i campi circostanti e impediva la visione di ciò che si celava dinanzi. Proprio come il pittore
inglese Turner era affascinato dalla natura nei suoi particolari colori io nella mia ricerca del sublime rimasi
affascinato dal velo che si stagliava immane nel panorama mattutino, celando interminati spazi. La nebbia
celante copre la rivelazione, come nella foto precedente il sole era coperto dalla chiesa. Ma in questo caso
la sensazione di bellezza che sorge da questo scatto è mista a una paura atavica dell’ ignoto che si cela oltre
il banco di nebbia. La piccolezza dell‘ uomo a confronto delle infinite possibilità che si celano oltre il velo
delle illusioni mondane ove la carne viene plasmata nelle sue più pure rappresentazioni arcaiche, in quanto
è la primitività della rivelazione che si cela oltre il velo. La bellezza non cede il posto ma accompagna
terrore e sgomento: la rivelazione celata qui appare nella sua forma più pura, in quanto non è la quieta
bellezza del sole nascente a essere coperta da un oggetto definito ma il mare delle infinite possibilità che
viene celato da un bianco velo attraversabile. E ciò genera la principale definizione del sublime, lo
sgomento e la sensazione di piccolezza a confronto della quieta grandezza di incomprensibili eventi di
natura cosmica che si manifestano nel piano terreno. Come per la foto precedente anche qua la ricerca è
stata frutto di coincidenza negli eventi. Infine dunque, questa mia personale ricerca è stata fruttuosa, in
quanto la rivelazione seppur celata si è manifestata ai miei occhi.
In tal modo concludo la mia duplice ricerca : che questa mia personale rivelazione sia utile a coloro che
decideranno di ascoltare questo forse criptico messaggio. La bellezza non si manifesta negli occhi di chi
guarda come nuovo ente, ma è caratteristica insita degli oggetti in cui essa viene manifestata, e il sublime è
la rappresentazione più pura di questa definizione, in quanto la paura è il fondamento dell’ animo umano,
nella sua duplicità di attrazione e repulsione, amore e morte

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