Sei sulla pagina 1di 20
Il Bartolomeo Il giornale degli Zucchini Direttrice dixit : ODE AD AMALIA DE BIASE Qualche

Il Bartolomeo

Il giornale degli Zucchini

Direttrice dixit:

ODE AD AMALIA DE BIASE

Qualche settimana fa ci è stato annunciato che la professoressa De Biase, con suo e no- stro grande rammarico, terminerà quest’anno la sua lunga e gloriosa carriera di

insegnante. Nella mia classe (ma credo in tutte) il colpo si è sentito: sia perché ci era- vamo già figurati che il piede che ci avrebbe assestato il finale calcio nel didietro per eva- dere dallo Zucchi sarebbe stato il suo; sia perché siamo certi che questa scuola senza

di lei perderà una parte della propria essen-

za e del proprio colore. Ergo mi sembrava

solo giusto dedicare l’ultimo articolo del Bartolo di quest’anno a lei, per ringraziarla

di quello che ha saputo dare in quattro anni

alla IVA e in trenta allo Zucchi.

Ode ad Amalia, l’unica che: può chiamare Botticelli “Sandro” e farla sembrare una cosa naturale; afferma che Dan Brown può dire quello che gli pare su Gesù, ma non su Leo- nardo; voleva che il Soldato Ryan morisse più velocemente; il suo motto è la fatidica frase del Marchese del Grillo; si commuove quando ci parla della vista che c’è dal Giardi- no degli Aranci a Roma; il primo giorno di quarta ginnasio ti provoca crisi di ansia fa- cendoti pressa per laurearti nel numero di anni minore possibile; “si dice TITANIC mi- ca TAITANIC”; generalmente è stata prof di tuo fratello, tuo zio, tuo padre, di un mem- bro del tuo consiglio di classe e magari an- che del tuo prof di ripetizioni; ti ha fatto studiare a memoria la piantina dell’Acropoli manco ti ci dovessi perdere dentro; quando parla delle gite, ti indica soprattutto dove e cosa mangiare (considerate che in Sicilia ci siamo andati solo per provare la fantomatica granita con la brioche di cui sentivamo par- lare da 3 anni); inizia la frase con “non cono- sco molto bene l’argomento” e poi ti spiattel-

la una spiegazione specialistica con tanto di

tavole cronologiche e formule chimiche; prende in giro gli idioti che fanno la fila per

vedere Caravaggio o gli Impressionisti; ha praticamente smontato tutti i misteri della storia, è il peggior incubo di Giacobbo; non ha mai paura di esprimere la propria opinio- ne (ed imporla in maniera intransigente su quella altrui); riesce ad aprire una lezione con Fidia e chiuderla con i Beatles (per favo- re non parlatele di Yoko Ono); sulla verifica scrive commenti in calligrafia illeggibile che possono essere decodificati solo dopo ore e con la collaborazione del compagno di ban- co (generalmente è per rimproverarti della tua calligrafia); ha un odio profondo per gli americani, forse più di Al Qaeda; riesce a nominare Pier Paolo Pasolini almeno una volta a settimana; vorrebbe distruggere il palazzo dell’Upim (e gi{ che ci siamo anche quel mostro di bronzo in mezzo alla piazza); ha in odio tutti i laureati del 68 e tutti i lau- reati in architettura (i laureati in architettura del 68 vorrebbe ammazzarli tutti); quando si parla di design si parla dell’Olivetti al Gug- genheim; storpia e italianizza nomi stranieri per orgoglio nazionalistico; ci racconta dei guai in cui si è cacciato suo figlio, da quando si è pestato con il suo compagno a quando le ha mangiato tutta la sua Nutella; quando spiega ti viene il sospetto che abbia presen- ziato agli eventi, quando descrive qualcosa ti sembra di averla davanti, quando parla di qualcosa ti vien voglia di sperimentarla per conto tuo; ti fidi sempre di quello che dice, perché sono poche le volte in cui ha torto (e lei lo sa bene); è osannata da tutti coloro che l’hanno avuta come insegnante (non credo che questa sia l’unica ode che le hanno dedi- cato) e che ci tengono a distinguersi dal vul- go infimo che non ha avuto tale onore ; van- ta di innumerevoli tentativi di imitazione, che, per quanto verosimili, non sono mai riusciti a riprodurre quell’inconfondibile accento; rema contro ogni tipo di tendenza, ogni tipo di moda, anche solo per il gusto di essere reazionaria;

ma soprattutto ci ha fatto capire che ciò che è importante sapere va ben oltre la scuola, va ben oltre quello che c’è scritto sui libri; ci ha trasmes- so il suo acceso entusiasmo non solo per l’arte, non solo per la cultura, ma anche per la vita; ha sempre mantenuto l’energia e la freschezza di chi fa le cose per passione e con totale dedizione; ha incarnato davvero il ruolo di insegnante, di chi, prima di imparti- re nozioni, deve saper educare alla bellezze e alle gioie del vivere, di chi, per dirla con pa- role di Teognide, “deve dare le ali per volare sul mare sconfinato” .

Prof, lei ci ha veramente cresciuti: non pos- siamo dirle nient’altro se non grazie, grazie davvero.

Un arrivederci e non un addio,

la IVA

BARTOLOMEO / POLITICA

E VISSERO CORNUTI E MAZIATI

E così è quasi passato un altro anno scolastico. Molti studenti realisti staranno ormai, da qualche setti- mana, tenendo zelantemente la

contabilità dei giorni che mancano alla fine,

a quel momento di pura euforia che ti con- quista e ti fa sentire sovrappensiero.

L’augurio più spassionato sta nel tentativo

di evitare che la scuola, sebbene nostra es-

senza inconfutabile di vita, possa rimanere materialmente emarginata da quei tanto meritati tre mesi lordi di rilassamento. Que- sto stralcio di filastrocca,“Esplode maggio ed è beato chi per tempo ha seminato”, può essere considerato, metaforicamente par- lando, il più vicino alla nostra situazione:

tirare i remi in barca, come si dice, espellere

le ultime stanche forze e affidarsi, per il

dovuto, alla provvidenza. Per il sottoscritto quest’anno è stato l’ispirazione per una nuova esistenza, più consapevole e al tempo stesso più ribelle e agguerrita. Ho conosciuto, anzitutto, la fiamma d’amore, quella che “inebria, con-

quine, distrugge il mio core”: avete presen-

te quel sentimento che ti fa palpitare, ti

ficca il cuore in gola alla sola vista della

concupita? Ecco è proprio quello la concu- pita, per mio rammarico, rimane, sotto mol-

ti aspetti, ancora una donna angelo-. Dopo

l’invasatura e l’amor cortese, sono affiorati i

primi 4 spaccati nelle versioni, specialmente quelle di greco, che subito ti strappano da questa tua dimensione idilliaca e ti riporta- no alla rude e snervante vita quotidiana. Il logorio della vita moderna, che non si può combattere esclusivamente con un bicchie-

re di Cynar, diventa sempre più gravoso e

ripetitivo. Scusate la mia schiettezza, poi ho

tentato di rinfrancarmi, come feci nel passa- to, sfogliando un quotidiano o ascoltando qualche breaking news. Improvvisamente sono stato ricoperto dalla marea dell’ovvio,

possibile, rischiando di incartarti. Io, essen- do solo “un ragazzino di quindici anni che Dio solo sa se di politica ci capisce qualco- sa”, attraverso la mia istintivit{ e impeto ho tentato di riassumere tutto ciò in un mes- saggio spontaneo privo di ogni tipo di ten- denza fanatica capace perfino di portarmi all’ “odio” verso un individuo che non mi fa né caldo né freddo. L’avvenimento che tan-

to mi ha lasciato basito è con quanta dedi-

zione alcuni miei colleghi studenti si siano impegnati per correggere il mio pensiero integralista e fondamentalista, riconducibile

a ideali ormai decaduti e sorpassati. Ho

tanto ammirato la loro veemenza e convin- zione, a volte con uno smagliante sorriso sarcastico, e accetto volentieri osservazioni più o meno assennate. Mi piacerebbe sfatare

questo mito circa le mie tendenze: tenden- zialmente non mi piace promuovere filippi- che contro qualcuno, limitandomi a “sputtanarlo” perché, pur nella mia assoluta fallibilità, trovo ciò asettico. Non depreco una persona o fazione ma un intero costu- me che si è insediato nella nostra quotidia- nità per mezzo di un individuo furbo e mal- vagio. Se alla veneranda età di settantaquat- tro anni si sente l’esigenza di delinquere, andando contro i valori dello stato che tu stesso dovresti tutelare e difendere spac- ciandoti come esempio per i tuoi concittadi-

ni che godono dei tuoi stessi diritti, invitan-

do alla tua corte una schiera di mignotte o raccontando barzellette davanti ai tuoi sud- diti o abiurando un trattato bilaterale con un dittatore scellerato o spacciando ordigni funesti per “bombe intelligenti” o facendoci

restate privi di sviluppo per far fronte a costi bellici inaccettabili ( da 130 mila eural giorno per portaerei e i caccia Eurofighter da 61 mila euro) o definendo la magistratura milanese un cancro o etc., significa che non

te ne frega più niente né di te stesso, né dei

problemi che solo una politica disinteressa-

ta può arrecare. Mi interessa denunciare un

sistema che ci inchioda alla nostra mediocre posizione economica, che delibera più tasse spacciandole come una mossa finanziaria rivoluzionaria, che ci fa apparire all’estero, noi italiani, come delle pedine statiche,

aggiogate, che subiscono le ruffianerie di stato e il “leccaculismo” diffuso tra le classi dirigenti.

A volte mi fermo a riflettere e mi chiedo

perché quel fanciullino, di pascoliana me-

moria, non potrebbe abitare dentro ognuno

di noi in maniera più marcata. Il fanciullino

che ci fa ammirare le cose più semplici con stupore e meraviglia, fino a rivelarne l’anima e il significato. In ogni uomo c’è un fanciullino, destinato ha restare innocente e

ingenuo anche durante l’et{ adulta. L’uomo, senza ricorrere alla razionalità, usufruendo di quella purezza dell’animo- bambino, può

intuire il mistero della vita nelle umili cose e nel quotidiano. Ecco, a mio giudizio, un pizzico di questo aspetto applicato a tutti noi ci potrebbe dare una bella scossa per uscire veramente dalla avvilente crisi in cui

ci collochiamo e ambire, finalmente, alla

rinascita più responsabile ed accorta. Insomma passano gli anni ma tra “cu, cu” a capi di stato, tra quella “della mela che sa di figa” e tra “orchidea e …” rimane sempre

uno psiconano a cinque stelle che all’estero deridono tanto e che noi invece tanto spon- sorizziamo e appoggiamo. Questo mi fa riflettere: saremo un po’ degli psiconani anche noi?

Andrea Merola IID

del ripetuto, del ribadito fino allo sfinimen- to, dall’assolutamente iniquo e forviante che

tuoi simili, né tanto meno di quella invidia- bile costituzione, sulla quale hai giurato.

mi

ha reso considerevolmente depresso.

Quella che sto portando avanti è una cam-

Ti

passano davanti centinaia di messaggi,

pagna egoistica: non mi interessa sostenere

se

dove anche io possa studiare, lavorare e

dalla scuola al mondo, spesso degli ossimo- ri, posti in sequenza serratissima e tu, es- sendone attratto, tenti di carpirne il più

l’uno o l’altro, mi interessa vivere in un pae-

farmi una vita rimanendo svincolato dai

2

n* VIV 2010/2011

BARTOLOMEO / ATTUALITÀ

DA CHE PULPITO LA PREDICA?

S eguito ai miei recenti studi che ho potuto condurre grazie ad una figu- ra scolastica dalla mentalità aperta (vedasi professore I.Castellani) ed

alla mia indole da sempre “bastian contra- ria” mi trovo ora a voler riflettere, seppur, lo

ammetto, in modo non oggettivo su una tematica che probabilmente non tocca mol- ti di voi in quanto, trovandoci in italia, sia- mo tutti (bene o male) a conoscenza delle autorità ecclesiastiche. Voglio tuttavia pro- porvi questa mia riflessione: quanto può essere anacronistica, alla luce del contesto storico in cui ci troviamo, la scelta/ imposizione ufficiale del celibato da parte delle autorità di santa romana chiesa catto- lica? Viviamo in un periodo che potremmo defi- nire “medievale” dal punto di vista morali- stico (vedasi un certo Cavaliere del lavoro…) dove molti predicano bene, ma razzolano male. Da buon cattolico un individuo presu- mibilmente si aspetterebbe storici esempi di santità e castità da parte dei membri del clero, ma a mio parere è molto difficile tro- vare buoni esempi, soprattutto se ci si volge all’alto clero, quello che nel 1511, dopo il suo viaggio a Roma, aveva tanto indignato (purtroppo o per fortuna) il celebre monaco agostiniano M. Lutero, a tal punto da fargli scrivere le sue 95 tesi. Papa Alessandro VI Borgia ebbe numerosi figli cosa del tutto naturale se non fosse che egli in quanto tale non si sarebbe potuto permettere certi “lussi” dell’esistenza uma-

na, quali l’amore carnale o riproduzione. Questi avrebbe dovuto essere stato proces- sato per un reato che, a mio parere, non può essere giudicato tale se non alla luce del suo essere un papa. Dunque come vedere all’alba di tutto ciò questa dura scelta di vita? Per quale ragione fu imposto il celiba- to? Andando a cercare nella quasi notte dei tempi, emerge che il celibato venne imposto affinché l’ordinamento ecclesiastico non diventasse un qualcosa di ereditario con possibili principi di nepotismo, dando così, in linea teorica, la possibilità a tutti i mem- bri del clero di poter arrivare il più in alto possibile. Scala la vetta, arriva al soglio pontificio, predica il modo migliore per avere una fa- miglia, ma tu non averne una. Educa i bam- bini che vengono da te in oratorio, ma non avere figli. Insomma tutto questo mi sembra alquanto contraddittorio se non addirittura ipocrita. Tuttavia questo non viene visto come un effettivo problema in una nazione fortemente cattolica e dannatamente ipocri- ta. Io però continuo a non comprendere, forse perché non sono una santa, come la struttura ecclesiastica cattolica, che dovreb- be essere una delle massime espressioni a favore della difesa dei diritti umani, possa negare la libertà di comportarsi umanamen- te, senza dover per forza cadere nelle turpi- tudine di complesse e maniacali relazioni. I preti non dovrebbero essere un buon e- sempio per i credenti? Adesso, non faccia- mo di tutta l’erba un fascio, ci sono anche

3

delle brave persone che loro malgrado ri- spettano questa “condanna”, ma fortunata- mente molti dei credenti cattolici non rie- scono ad assumere come proprio il celibato e rinunciano alla rinuncia. Ma viva Dio, sennò la razza umana si sareb- be già estinta in larga parte!

Cari lettori, spero che possiate leggere que- sto mio articolo, sempre che non venga messo all’Index come il De Monarchia di Dante…

Elena Mantovani IIIC

n* VIV 2010/2011

BARTOLOMEO / RIFLESSIONIZUCCHINE

COLAZIONE ALLO ZUCCHI

E ccoci dunque al mio ultimo arti- colo. Ammetto che un po’ mi di- spiaccia dover abbandonare que- ste pagine, su cui scrivo ormai da

tre anni, e che mi hanno regalato tante soddisfazioni, soprattutto per le occasioni

di confronto che mi hanno offerto. Per

queste ultime righe avevo inizialmente pensato ad una veloce rassegna delle mie malefatte indicibili qui allo Zucchi, cosic- chè qualche ardito studente potesse segui-

re le mie orme per tentare di svelare, come me, molti dei misteri che questa scuola

nasconde. Purtroppo le possibili ritorsioni

e/o terribili punizioni che deriverebbero da

tale divulgazione mi impediscono di farlo, costringendomi ad assicurarvi (credetemi sulla parola) che di cose interessanti da fare durante la cogestione ce ne sono. Per- tanto, a causa di ciò, non mi resta che rien- trare nel trito clichet dello studente zuc- chino affranto per la fine della scuola e al contempo terribilmente preoccupato per l’imminente maturit{, partendo dalla rie- vocazione dei lieti (si, come no) tempi gin- nasiali fino ad oggi. Dunque partiamo dal principio, dalla quarta ginnasio. Ricordo come fossi rimasto piacevolmente sorpreso dalla semplicità della prima versione (un bell’ otto e mezzo) e dal primo compitino sugli accenti greci, per rimanere poi, però,

traumatizzato dalla prima interrogazione

di latino ( un bel quattro e mezzo). Ricordo

chiaramente come la temutissima prof mi

avesse fulminato al primo paradigma erra-

to ( si beh, aveva ragione, non è che io mi

ammazzassi di studio

)con una truce alza-

ta del sopracciglio sinistro, freddandomi

poi dicendo “attento, Colombo!! Questo è l’errore che può pregiudicare la sufficien-

za!! Stai attento e rispondi bene: quali sono

le 6800 particolarità della prima, seconda,

terza, quarta e quinta declinazione in ordi-

ne storico-sintattico-cronologico-

mente coordinata e con un accento meri-

morfologico-filosofico-semantico?”. Per

dionale alquanto buffo. Eppure, nonostan-

non parlare poi della mitica interrogazione

te

tutti questi ricordi, sono contento di

in

cui Colei che non deve essere nominata

iniziare (spero) l’universit{, ed entrare

alzò dalla cattedra, si volse con sguardo

fiero verso la lavagna, con nonchalance prese un gesso e segnò un punto, dicendo “

si

finalmente in un’ottica più aperta e multi- culturale, anche se ribadisco il mio attacca- mento a questa scuola, che mi ha dato tan-

tu sei partito da qui. Hai fatto coosìììì

to

e che credo dia tanto a tutti, permetten-

(disegnando un’infinità di cerchi concen-

do

di sviluppare capacità critiche straordi-

trici) per arrivare qui. Il bello è che dovevi

narie nei confronti di ciò che ci circonda.

arrivare là (e sempre col gesso segnò sulla

E

per concludere non posso non citare le

lavagna un punto sul lato opposto a dove si

persone che questa scuola mi ha dato mo-

era fermata), nulla togliendo alla “libbidine

do

di incontrare, gli amici con cui ho con-

peccaminosa” (detto con accento sensuale)

diviso cinque anni, alcuni dei quali spero

che prese Tarquinio prima di violentare

mi

accompagnino per tutta la vita. Mi pia-

Lucrezia. E già. Per non parlare poi di quando mi si disse che ero peggio di Catili- na, tanto era il mio impegno scolastico (ed

cerebbe potervi annoiare ancora con le mie pagine interminabili e brachilogiche, farvi arrabbiare a volte con le mie provocazioni

ecco svelato l’arcano del mio ormai noto

(spero) o farvi addormentare con le mie

soprannome) .Tuttavia ammetto, lo ripeto, che il mio studio non fosse proprio esage- rato, anzi…Ma passiamo ora al Liceo, com- posto da un primo anno stupendo (Pontiggia docet), un secondo anno esalta-

divagazioni politiche , ma è ormai ora di terminare, augurando a tutti una buone fine d’anno, e augurandomi al contempo che l’anno prossimo qualcuno possa racco- gliere l’eredit{ della “colazione allo Zuc-

to

da una memorabile gita in Grecia con la

chi”.

mitica III G, e un ultimo anno che non posso ancora valutare causa sempre terribi-

li

ritorsioni, ma che ha molti più lati positi-

vi

di quel che pensassi. Non posso scordare

Ave atque Vale

le

memorabili assemblee di classe in cui

volavano banchi, coltelli, sciabole e zaini,

Marco Colombo VG

le

assemblee di istituto mai ascoltate, ad

eccezione di quella mitica del primo anno,

nella quale la Colamaria esclamò nel mez-

zo dell’ora, esaltata dal furore bacchico, che “in questa scuola non c’è nemmeno la carta per pulirsi il c—oooo!!!!!!”. E come dimenticare gli “eunoè, eunoè!!” delle ore

di Greco, e le sonore risate soffocate (male)

mie e della mia esimia compagna di banco durante praticamente tutte le ore della prof Smurra, docente di chimica della seconda Liceo, sempre rigorosamente cromatica-

4

n* VIV 2010/2011

BARTOLOMEO / RIFLESSIONIZUCCHINE

CUOR NON VEDE OCCHIO NON DUOLE?

A doro invertire le cose. In questo modo infatti scopro nuovi punti di vista. Non a caso ho scelto( e poi cambia- to) come titolo dell' articolo il

detto “occhio non vede cuor non duole” , talmente troppo noto e usato che mi ha decisamente stancata. Così ho pensato che se lo avessi invertito “ a modo

mio”, forse sarei riuscita a trarne un pensie-

ro profondo.

Ecco, ora non so che cosa ne sia uscito: per

essere un pensiero, lo è

che punto “profondo”. Credo anzi che que- sta ponderazione tratti della vita in superfi-

cie, la vita di tutti i giorni.

In particolare ho voluto analizzare quelle

persone che non sanno provare emozioni,

permettono che tutto scorra senza sapere

di che natura è l'acqua che passa loro sotto

gli occhi. Non ho intenzione di dividere il

mondo a fette come se fosse una tor- ta:studiare infatti l'essere umano racchiu- dendolo in categorie è riduttivo e parec-

chio limitativo. Ma è tuttavia sorprendente notare come il loro cuore cieco possa di- storcere la realtà, sino a tal punto che non soffrono per ciò per cui dovrebbero dolersi

e viceversa. Talvolta è meglio non sapere

per non soffrire ma, come recita un altro

ma non so sino a

detto, “ la verit{ viene sempre a galla” per- ciò tanto vale vederci chiaro sin dall'inizio! La capacità di cogliere la realtà circostante

è secondo me strettamente collegata alla

capacità di speculazione e soprattutto di

apprezzare la diversità, senza troppe illu- sioni sin dall'inizio. Anzi, mi correggo, sen- za alcuna illusione, perché già una è troppa

e nociva per lo più. Penso che se l'approc-

cio tra essere umani è come quello suddet-

to, “l'occhio” non dorr{ mai. È però anche affermabile che “Qui auget scientiam, au- get dolorem”: più so e più soffro, perchè sono più consapevole. Invece un cuore cieco e sordo alla voce della conoscenza ignora quasi totalmente ciò che lo circon- da,ne ha spesso un'opinione errata che non crea però sofferenza. L'ignoranza costa perchè spesso ti esclude dalla società, però, alcuni dicono, si ha in questo modo una vita priva di preoccupazioni. Ma cos' è meglio: vivere da incosciente (nel senso etimologico del termine “colui che non sa”) o vivere sofferente però da co- sciente e quindi anche in grado di trovare una soluzione al problema che comporta il peso della sapienza? Non bisogna credere che la felicità consista nel non avere pro- blemi. Spesso infatti è avendoli e risolven- doli che si può affermare di avere compiuto un gradino in più, in modo tale da essere,

la volta successiva, maggiormente preparati

e in grado di affrontare le situazioni. A tal proposito mi sovviene alla mente quando in prima media ho recitato in un musical la parte del mago Merlino, senza il quale, secondo la leggenda,il piccolo Semola( è questo il nome del ragazzo nel cartone Walt Disney, ma in verità il suo nome era Turacciolo) non sarebbe mai divenuto Re

rei riportare quelle belle parole che ho ri-

trovato nel copione di cinque anni fa ormai

immerso nella naftalina

“(

Invecchino pure e diventino tremolanti le

tue membra, ti capiti di non riuscire a dor-

mire di notte ascoltando il disordine delle tue arterie; di mancare l’occasione dell’unico amore della tua vita o di farti mangiare il denaro da un farabutto; di ve- dere il mondo devastato da pazzi malvagi e

di sapere che nella cloaca di menti vili il

tuo onore viene calpestato.

L’unica cosa che resta è imparare: imparare

perché il mondo si agita e che cosa ci si

agita…Non lo rimpiangerai, non ti far{ mai

Interessante, vero? Mi impe-

soffrire.(

gnavo molto quando c'era questa scena nel

musical: era il mio pezzo preferito.

Vi consiglio di rileggere talvolta questo

insegnamento e di renderlo vostro. Impa-

riamo ad attuare il detto( visto che siamo in tema) “prendi l'arte e mettila da parte” così potremmo confrontarci con idee, per- sone , mondi diversi e sapremo osservare

che poi, ci avete mai

da più punti di vista

pensato che ogni punto di vista è la vista di

un solo punto?

Alice Pennino II°D

)Imparare

è la cosa che non fallisce mai.

)”

ascolto.

Artù. Se fosse infatti rimasto nella sua fa-

Se

infatti sai ascoltare gli altri, la difficoltà

miglia il mago non avrebbe mai potuto

di

conoscere la realtà che appare è minima

“inculcargli” insegnamenti che, come leg-

e ciò permette di esplorare con discrezione

l'animo altrui, confrontarsi, accettare e

gerete, sono degni di nota

insegnò a Semola l'arte dell'imparare e vor-

Ecco, Merlino

5

n* VIV 2010/2011

BARTOLOMEO / RIFLESSIONIZUCCHINE

IL MIGNOLO DEL PIEDE

E siste un detto secondo cui i veri amici si contano sulle dita di una mano, e tagliare un dito della mano, qualunque esso sia, è sem-

pre doloroso e svantaggioso. Ebbene, c’è

chi volendo strafare, concedere più spazio

(come se già non ve ne fosse abbastanza) ai

propri tediosi soliloqui o, più generosa-

mente, ad altre persone avvicinate a guisa

di accessori, preferisce metaforicamente

collocarsi sul mignolo del piede. È un tra- sloco che paradossalmente va a buon fine quando l’interessato non compie alcuno sforzo, quando sparisce dalla circolazione

per mesi e ricompare improvvisamente non

appena può concedersi una vacanza debita-

mente pagata dai prodighi amici, o fare la gatta morta con il fidanzato dell’amica, o ostentare qualche dozzinale successo giu-

sto per rincarare la propria dose di autosti-

ma, che sembra non essere mai troppa. Meglio ancora se non telefona, non rispon-

de ai messaggi o, con più classe, li liquida

con un “IO NON CI SONO ” secco, puli-

to, scevro di inutili orpelli quali una moti-

vazione o un “mi dispiace”, così, quando

dopo mesi onorerà il mondo della sua atte- sissima epifania, farà un figurone se addur-

rà a giustificazione della sua presenza

un’insoffribile noia causata dall’assenza del proprio compagno di lenzuola. Risolta

l’incombenza di queste sporadiche manife- stazioni, tornerà a volare di amicizia in amicizia, a seconda di chi le presenterà le occasioni più appetibili per la scalata della

piramide sociale, o banalmente il più con- gruo numero di cene gratis. Dunque è per- fettamente coerente se, invitata ad una festa di compleanno, non si degna di ri- spondere, per poi essere scoperta la sera stessa a testare la morbidezza delle proprie natiche sulla panchina del cortile di casa, e se al contempo invita al proprio complean- no (che ovviamente ha luogo a casa di qualche gentile ospite con una casa suffi- cientemente grande) orde di gente, tra cui questi poveri perenni ignorati, conscia che così avrà più possibilità di ricevere un rega- lo costoso. Prediligendo le relazioni di pro- porzionalità inversa, o probabilmente rite- nendo di aver rivestito già troppe volte il ruolo dell’altruista in passato, quanto più le si dà, tanto meno è disposta a dare, e, in- credula di come questo comportamento poco si adegui alla morale comune, a un tratto si ravvede di come “io e questa per- sona (che, per la cronaca, conosce e fre- quenta da undici anni) non abbiamo un legame abbastanza serio perché io possa venire alla sua festa di compleanno” o di come “per lei non ho intenzione di spende- re perché devo mettere da parte i soldi per farmi un tatuaggio”. Quando poi uno, più o meno giustamente estasiato da una così incredibile libertà di spirito, cerca di ren- derne partecipe anche la proprietaria, ed essa risponde: “Va bene, vuoi dirmi che sono cattiva eh, va bene sono cattiva, man- gio i bambini…” è come sentirsi pronuncia- re la password per il completamento del

6

trasloco. Cara S., benvenuta sul mignolo del mio piede. Se ti piace starci, divertiti. Però tieni presente che il mignolo del piede non serve a granché agli esseri umani e, nel naturale processo di evoluzione, è destina- to a scomparire da solo prima che qualcosa o qualcuno li obblighi a tagliarlo via.

Eva Casini IVB

n* VIV 2010/2011

BARTOLOMEO / RIFLESSIONIZUCCHINE

ECCO PERCHÉ!

U n po’ di tempo fa mi è capitato

incontrare il mio ex insegnan-

di religione delle medie. Un

di

te

tipo buffo, a dire la verità. ha

cominciato a raccontarmi del più e del me- no, senza farmi alcuna domanda classica da

ex professore, tipo come vanno gli studi, tipo quando hai la maturità e cose del gene- re. Ha iniziato con il chiedermi se stessi bene. Gli ho risposto di sì, abbastanza.

- Abbastanza- ha ripetuto lui. – E’ la

tipica risposta dell’adolescente. Ma l’adolescente non sta abbastanza bene. L’adolescente sta male e basta.- Non aveva tutti i torti. Poi ha proseguito:- Un adolescente ha sempre le turbe mentali.

Tranquillizzati.

Io non gli avevo a dire la verità chiesto nes- sun consiglio. Ma lui non desisteva:- Dim- mi, tu non avresti voglia di fare qualcosa di veramente stupido? Non lo faresti? Certo che lo farei, ho risposto.

- Perché sei giovane,e tutti i giovani

amano le cose stupide e avventate. I giovani sono fatti per questo, i vecchi invece devono dedicarsi a come badare alla casa, ai figli e andare a lavorare. Sono due mondi diversi. Secondo te, perché oggi i giovani non scen- dono più in piazza? Ottima domanda. Ma non ebbi tempo di rispondere, il prof svoltò l’angolo e io prose- guii diretta verso il mio treno, già in ritardo.

Caro vecchio prof, lei ha ragione a pensare

tutto quello che pensa, e dovrebbe essere

un’ovviet{ per lei e per tutti coloro che ap- partengono alla sua generazione. Ma la so- cietà di oggi è molto diversa. Vede, è un mondo che tende molto a reprimere senti- menti e “turbe mentali” come lei le ha chia- mate. E’ un mondo che tende ad appiattire,

a fare appassire le passioni, a condannare

tormenti ed inquietudini. A tanti ragazzi “ va bene così”. Il mondo va bene così, non sentono la legittima voglia di cambiamento, di costruire una realtà mi- gliore per loro. Che importa? I tempi delle lotte e delle rivoluzioni erano quelli dei nostri genitori. Loro ci hanno costruito que- sto comodo mondo in cui noi viviamo felici

e adagiati, ci preoccupiamo della scuola al

massimo, e dei nostri problemi personali. Non abbiamo voglia di essere artisti e sfoga-

re la nostra energia nel creare.

La politica è inutile e fa schifo. L’aiuto umanitario è pericoloso.

La religione e la spiritualità sono cose da sfigati e rammolliti. Gli ideali sono da visionari.

l a g e n e r a z i o n e

N o i

dell’individualismo pragmatico, l’unico ob- biettivo che ci prefiggiamo è quello di fare successo e realizzarci. Del mondo che ci sta

attorno, del futuro dei nostri simili non ci interessiamo più di tanto, non è affar no- stro.

s i a m o

7

Le piccole cose di ogni giorno, le banali felicità quotidiane ci danno soddisfazione e

ci riempiono. Nessuna turba mentale, carpe

diem! Non preoccupiamoci di problemi più grandi di noi, tutto quello che ci serve è qui, nella nostra vita quotidiana, noi siamo la

nostra routine, noi siamo quello che otte- niamo dalla vita. Non c’è niente di più. Lei, prof, e tutti gli adulti ex sognatori, or- mai maturi giudici del mondo moderno si chiedono perché noi non scendiamo più in piazza a protestare contro quelli che sem- brerebbero soprusi, ideologie sbagliate, strumentalizzazioni, ingiustizie, follie. Ma

la risposta è molto semplice. perché a noi va

bene così, non ci accorgiamo di questi fatti. Oppure non ci sforziamo di accorgercene?

Chissà! Ecco perché.

Irene Doda IV D

n* VIV 2010/2011

PIANETA ZUCCHI

MA IL LATINO E IL GRECO, SERVONO SOLO A FAR- CI DISPERARE?

E ccoci arrivati finalmente all’ultimo terribile mese di scuola!Presi da un vortice di verifiche e interrogazio- ni, non abbiamo mai il tempo di

pensare al perché del nostro studio, anche se spesso siamo tragicamente certi che tutto quello che apprendiamo non ci servirà a nulla nella “vita vera”… noi siamo però con- vinte che un qualche senso ci debba essere e perciò oggi abbiamo chiesto ai professori Ignazio Roi e Cristina Catalano, docenti di Latino e Greco, cosa dovrebbe spingerci ha studiare le lingue dei nostri antichi prede- cessori.

1. Partiamo dalla domanda che lo Zuc- chino medio si pone tutti i giorni, che senso ha studiare Greco e Latino? C: Lo

studio delle letterature antiche aiuta le per- sone ad avere una percezione più profonda della realtà; infatti conoscere da dove venia- mo è utile per sapere dove andremo. R: Non si può essere realmente uomini europei se non si conosce la propria storia e inoltre l’abitudine ad interpretare i testi facilita molto la capacità di risolvere problemi e difficoltà.

2. Cosa l’ha spinta a dedicare i suoi studi

a lingue che vengono considerate “morte”? C: Sicuramente una follia!No a parte gli scherzi, un interesse vivo da sem- pre, grazie soprattutto agli insegnati che ho avuto, come per esempio il Prof. Praga, che

semblea. R: Oggi usiamo parole antiche, per esempio “democrazia”, senza comprenderne a fondo i significati. Dal mondo latino poi, abbiamo ereditato molti meriti, come il diritto e la capacità di amalgamare varie culture, ma anche difetti, uno fra tutti la dilagante corruzione in campo politico.

5. Qual è la differenza tra il ginnasio e il

liceo? C: Insegnare al ginnasio significa dover impostare un approccio tecnico allo studio, mentre al liceo si possono fare di- scorsi di più ampio respiro sui caratteri sto- rico-letterari. Mi piacciono entrambi perché nel primo periodo si trasmettono contenuti forti e nel secondo invece c’è una maggiore possibilità di variare. R: Ho ricominciato quest’anno ad insegnare al biennio Italiano,

Storia e Geografia e l’ho fatto con lo stesso rigore col quale mi propongo al triennio, pur utilizzando maggiori mediazioni per far capire determinati concetti. 6. Qual è il voto più basso che ha mai dato? C: Penso 2, non di meno, perchè cre- do sia un’umiliazione inutile per lo studen- te. Però ci tengo a sottolineare che in alcuni casi ho dato anche 10! R: Attualmente do 1 solo come punizione. In passato davo 1 e mezzo, ma mi è stato fatto notare che era un voto eccessivamente penalizzante per l’alunno.

7. Autori preferiti? C: In Greco sono tanti,

tra i quali Euripide e Saffo; in Latino invece

direi Lucrezio, Tacito e Virgilio. R: In Greco

non so se ci riesco. L’insegnamento è un’attivit{ di relazione, quindi provo ad essere rispettosa dello studente e a non essere invadente. R: In alcuni casi, si instau- rano rapporti di amicizia che continuano nel tempo e questo è un segno del fatto che oltre alla severità, gli studenti colgono in me un’attenzione nei loro confronti e la mia serietà nel lavoro.

Bene, a proposito di rapporti interpersonali, speriamo che quest’anno vi siate divertiti a seguire almeno un po’ le nostre interviste, cercando insieme a noi di comprendere, per quanto ci è possibile, quell’universo scono- sciuto che è “la mente del Professore”. Siamo ormai alla fine di questo ultimo arti- colo e perciò vi auguriamo una buona e propizia fine della scuola e vi salutiamo dandovi appuntamento all’anno prossimo. In bocca al lupo a tutti!

Beatrice Mosca e Claudia Pizzagalli

mi hanno fatto percepire l’importanza di queste materie. R: All’inizio il fatto che mi

i lirici, mentre in Latino Tacito, perché biso- gna “lottare” per capirlo.

riuscivano bene e che a scuola non sapevo

8.

L’eroe del mito che preferisce? C: Etto-

fare altro. Ora, dopo più di trent’anni, la

re

oppure Antigone. R: Direi Palamede per-

soddisfazione di un riconoscimento per

ché è un perseguitato che ha subito una

come insegno e trasmetto le mie conoscen-

forte censura; o anche Agenore.

ze.

9.

Si descriva da adolescente al liceo. C:

3.

Preferisce il Latino o il Greco?Perchè?

Avevo un buon rapporto con lo studio, con

C: Se devo proprio scegliere direi il Greco, perché è più completo e ricco. R: Ora prefe- risco il Latino, perché offre una vasta gam- ma di autori e possibilità di utilizzo, che si estendono ben oltre l’et{ classica, fino al Rinascimento e al Settecento, periodi du- rante i quali sono stati prodotti testi di e- stremo interesse. 4. Quanto la cultura occidentale è in- fluenzata da quella greca e latina? C:

Moltissimo, basta pensare alle idee di dirit- to, democrazia, partecipazione politica… persino l’Iliade si apre con una scena di as-

gli insegnanti e con la classe; preferivo le

materie umanistiche, ma studiavo volentieri anche scienze e fisica. Erano anni di conte-

stazione studentesca e tra alunni e professo- ri c’era un rapporto molto più formale ri- spetto ad oggi. R: Inizialmente ero molto timido, poi ero disincantato e scanzonato. Non ero un grande studioso, diciamo che

mi accontentavo del minimo.

10. Come definirebbe il suo rapporto con gli studenti? C: Beh, sicuramente è un a- spetto centrale del nostro lavoro, perciò cerco di impegnarmi al massimo, anche se

8

n* VIV 2010/2011

PIANETA ZUCCHI

DA RAPALLO AL PIANETA ZUCCHI

D a qualche mese a questa parte per i corridoi e il loggiato si aggira una zucchina “acquisita”, Giulia Musso. Questa bionda

sedicenne si è distinta fin da subito per l’audacia e il talento con cui ha cantato un pezzo di Christina Aguilera al concerto di Natale della scuola. Ho pensato bene di intervistarla, per cogliere le sue prime im- pressioni riguardo al nuovo pianeta in cui si è trovata a vivere dopo il trasferimento da Rapallo.

Da dove vieni e da quanto sei a Monza? Vengo da Rapallo, una cittadina sul mare in provincia di Genova. Lì frequentavo il liceo classico Giovanni Da Vigo. Sono a Monza da dicembre. Come trovi la città di Monza? Sicuramente è una città più grande di Ra- pallo, che ha sì e no 30 000 abitanti. In questo senso all’inizio mi sono sentita un po’ smarrita, e ancora adesso non vado molto in giro perché temo di perdermi! Sono stata al parco e mi è molto piaciuto, soprattutto l’autodromo, dove ho assistito

tra le altre cose anche a un paio di incidenti

pericolosissimi … condivido questa passio-

ne con il mio ragazzo, che faceva rally.

Riguardo allo shopping: i negozi di Monza

che finora ho visto sono carissimi.

Inoltre, inevitabilmente, provo una gran

nostalgia per il mare: in questo periodo, infatti, dalla finestra dell’aula del liceo di Rapallo si gode di un bel panorama (che comprende i bagnini che montano le cabi- ne Lo Zucchi a primo impatto? La struttura architettonica fa il suo effetto:

mi è piaciuta sin da subito. Bisogna am-

mettere che non è la solita scuola superio- re. Riguardo alla socializzazione ci è voluto un po’ di tempo per inserirsi davvero, ma pen-

so che sia normale entrando in un gruppo classe che è insieme già da quattro anni. È

dal corso di recupero di fisica che ho inizia-

to a fare amicizia con persone anche al di fuori della classe e ora posso dire di aver

ingranato da questo punto di vista. Anche fuori dalla scuola ho conosciuto delle ra- gazze della nostra età che frequentano il liceo Dehon e che abitano vicino a me. Cosa ti piace molto dello Zucchi? Ho imparato di più dallo Zucchi in 5 mesi che in 15 anni di vita. Io, che mi dichiaro ignorante in materia di politica, ho capito finalmente qualcosa riguardo al decreto Gelmini grazie alla conferenza di qualche mese fa. Penso che gli studenti di quinta che l’hanno tenuta siano stati molto com- petenti: mi è servito davvero. Anche in

classe c’è la possibilit{ ogni tanto di parlare

di attualità. In generale mi ha stupito posi-

tivamente l’opportunit{ che è stata data a degli studenti di realizzare qualcosa in prima persona. A proposito, non ho potuto partecipare molto attivamente alla didatti- ca alternativa causa interrogazioni immi-

nenti su Tasso, ma quel poco che ho visto mi è piaciuto … Forse tre giorni sono stati pochi. Insomma … in questo ambiente sono matu- rata. Magari sto solo crescendo, ma è un fatto che mi sento molto più cresciuta. Poiché era argomento del mio ultimo articolo, ne approfitto per restare in tema: pensi che gli zucchini siano snob?

Così a primo impatto

piuttosto portata a dire che si comportano

non mi sembra. Sono

come dei tipici adolescenti. Mi è capitato anche di sentire le voci che girano fuori su questo liceo e onestamente mi sono assai stupita perché non mi sembravano affatto corrispondere con la realtà che sperimenta-

vo durante le lezioni e gli intervalli. Si ten- de a dire che sia molto più complicato di un liceo privato, ma credo che ciò valga in generale, perché in un istituto privato ti seguono maggiormente nel tuo percorso scolastico. Canterai anche al concerto di fine an- no?Ci anticipi qualcosa? Sì, canterò. Posso dire che sarà una canzo-

ne tratta da un film che mi piace molto ma, ne sono consapevole, non è molto cono- sciuta. Non sono granché convinta della

9

riuscita della mia performance, perché non dispongo di un supporto musicale dal vivo, e del resto non lo cerco nemmeno. Infatti temo che sarebbe problematico mettermi d’accordo con una band, costringerla a starmi dietro e magari far fare brutta figura ad altri. Oppure ancora, nel caso che il pezzo riesca bene, non rendere i dovuti meriti. Insomma … farò da sola. Avrai avuto tra le mani almeno una vol- ta il Bartolomeo: cosa ne pensi? C’era qualcosa di simile a Rapallo? Sì, più o meno. Il giornalino lì ha una di- stribuzione molto più limitata: più che leggerlo ne sentivo parlare. Qui noto che la maggior parte degli stu- denti si concentra sulla rubrica Quorin- franti: è decisamente quella che riscuote più successo. A me piacciono le recensioni dei film e mi incuriosiscono le diatribe che nascono ogni tanto tra redattori e lettori.

Irene Pronestì 4D

n* VIV 2010/2011

BARTOLOMEO / CUCINA & MODA

Dulcis In Fundo

C ari amici lettori, eccoci di nuovo

insieme per l’ultimo numero del

Bartolomeo di quest’anno prima

del temuto Giudizio Universale!

composto. La pasta semiliquida viene versa- ta in una padella dove viene aggiunto il latte per farle raggiungere la giusta consi- stenza. Si unge la padella e si cuociono le frittelle una per volta. Quando sono dorate da una parte, si girano e si dorano dall’altra. Si servono bollenti e si versa su di esse il miele in quantità abbondante.

Dall’ Egitto:

Dulcis Coccora I coccora sono sicuramente semi commesti- bile di piante mediterranee che nell’antichit{ venivano aggiunti ai dolci. Oggi potrebbero essere sostituiti dai semi del melogra- no o dai frutti di bosco. Preparare i dolcetti lavorando farina, acqua ed aggiungendo all’impasto pezzi di fichi secchi e noci. Modellare delle piccole palline da mettere a cuocere e caramel- lare nel miele bollente. Servire queste delizie miste a coccora.

Dall’ Italia:

Epyterum Snocciolare e tritare delle olive nere, possi- bilmente quelle molto grandi e seccate (le “passolone” siciliane, ad esempio, o simila- ri), utilizzando un frullatore. Aggiungere lentamente un po’ di olio e un po’ di aceto. Poi aggiungere un pizzico di ruta (se dispo- nibile altrimenti si può sostituire con poco prezzemolo e foglie di sedano), di semi di coriandolo, di cumino, di finoc- chiella selvatica, di menta. Si formerà in questo modo una sorta di paté che può essere conservato anche per più tempo in un barattolo di vetro in frigo.

Suovetaurilia (una specie di spezzatino con carni diverse:

maiale, vitello e manzo) si pone la carne al fuoco con olio di oliva ed un battuto di odo- ri: cipolla ed aglio, prezzemolo, timo e men- ta fresca. Si lascia rosolare. Preso il colore si

Per questo numero abbiamo pensato di

dare libero sfogo a tutta la nostra creatività

di Zucchine (visto che tanto siamo in una

rubrica di cucina…) e di proporvi un sfilza

di ricette provenienti dai diversi luoghi che

abbiamo visitato nel corso di quest’anno con la nostra rubrica: buon lavoro, speria-

mo vi piacciano!

Dalla Gre-

cia:

Artolagano

(

bianca) I N G R E -

D I E N T I :

5OO gr. di farina, 25

gr. di lievi- to, qualche

cucchiaiata

di olio, 100

gr. di strut- to, qualche cucchiaiata di vino bianco, un po’ di latte, sale (a piacere) e pepe (a piace-

re). PROCEDIMENTO: Si aggiunge alla farina sale, pepe e lievito di birra sgretolato nel

latte e strutto. Si lavora a fondo fino a che la pasta non risulta ben liscia e morbida ed elastica. Si mette in una terrina infarinata e

si lascia lievitare al caldo. Quando il volume

raddoppia, si sgonfia e si aggiunge olio. Si rimette la pasta a lievitare, la si sgonfia di nuovo e si depone in una teglia unta di olio dove lieviter{ per l’ultima volta. Si versa un po’ d’olio ed è pronta per la cottura che durerà 20 minuti. Si serve tagliata a quadra- tini. Attanitai (Frittelle al miele) INGREDIENTI: 125 gr. di latte cagliato, 125 gr. di farina, ½ cucchiaino di sale, 4 cuc- chiai di miele, 4 cucchiai di olio. PROCEDIMENTO: Sbattere insieme al latte cagliato il miele e il sale. Quando tutto sarà ben amalgamato, si aggiunge la farina e si rigira solo quel tanto che basta per unirla al

P

i

z

z

a

si rigira solo quel tanto che basta per unirla al P i z z a 10

10

aggiunge un bicchiere di vino rosso si fa evaporare a fuoco allegro. Si copre con bro- do e si lascia cuocere lentamente, far insa- porire il tutto e servire.

Anna Mottadelli e Federica Viaretti, 5°G

n* VIV 2010/2011

MUSICA & CINEMA

Le Locandine

COME L'ACQUA PER GLI ELEFANTI

Jacob Jankowski, studente vicino alla laurea, non ha piiù nulla: né genitori, né speranze, né sogni. Si aggrappa quindi ad un gruppo di circensi com- prendenti attrazioni di tutti i tipi Entrando in questo circo scopre l'A- more, un amore impossibile però:

Marlena è già sposata con il direttore del circo. La storia, ricordata da Jacob ormai novantenne, è un lungo flashback narrante questo amore proi- bito. CONSIGLIATO: Nì GIUDIZIO: Film molto interessante

narrante la più grande avventura di tutti i tempi, l'Amore. Ri- sulta avvincente per la maggior parte del- lo svolgimento, gra- zie anche all'indiscu- tibile bravura degli attori. Peccato per il finale

la maggior parte del- lo svolgimento, gra- zie anche all'indiscu- tibile bravura degli attori. Peccato per
tibile bravura degli attori. Peccato per il finale IL PRIMO INCARICO Negli anni '50 una giovane

IL PRIMO INCARICO Negli anni '50 una giovane donna, fidanza con un ragazzo dell'alta borghesia, è costret- ta a trasferirsi nel sud Salento per lavoro, è infatti una maestra. Triste e al contempo curiosa, parte alla volta del suo nuovo pae- se. Qui, però, l'aspetta una scuola sperduta che perde acqua da tutte le parti, dei ragazzi selvatici tenuti allo stato brado, delle perso- ne con le quali non trova punti d'incontro Resiste, soprattutto perché il suo fidanzato

ama il suo coraggio. Ma un giorno di feb- braio vede solo nero CONSIGLIATO: Sì GIUDIZIO: Ottima la scelta degli attori e della focalizzazione. La protagonista è una ragazza ed emerge in modo positivo, al con- trario emerge il lato rozzo e insensibile dei protagonisti maschili. Ottima anche la sce- neggiatura. Alla fine è il silenzio a muovere la storia

Caro John, questa la traduzione del titolo del film e l’inizio

di tante lettere che

Savannah spedirà

al protagonista,

arruolato nell’esercito, dopo

l’incontro estivo

in cui i due si sono

promessi di amarsi e di aspettarsi, nonostante l’anno che John dovrà trascorrere lontano dalla sua amata. Il famoso attentato alle

Riproponiamo il film

DEAR JOHN.

torri gemelle comporterà però la sua rima- nenza nell’esercito. Savannah invece, ri- sente della lontananza e spinta dal bisogno di aiutare l'amico Tim e il figlio autistico, decide di lasciare John per sposar- lo. Il protagonista, rien- trato dall'Afghanistan diversi anni dopo, sco- prirà però che il fuoco del loro sentimento non si era mai spento. CONSIGLIATO: Asso- lutamente sì.

anni dopo, sco- prirà però che il fuoco del loro sentimento non si era mai spento.

11

n*VIV 2010/2011

MUSICA & CINEMA MESI ASSASSINI, CHE SI SALVI PERLOMENO PAPERINO E LA MARMELLATA

Monza, maggio 1971

In questo maggio assassino, scolasticamen-

te parlando, ho intenzione di ripescare tre

LP del passato prossimo che possono te-

nervi compagnia durante le vacanze. Co- minciamo. After the Gold Rush Neil Young / 1970 :

ballata folk per cuori teneri, ottimo per rimorchiare in spiaggia (in quel particolare saltare la traccia 2: Only Love Can Break Your Heart e anzi scegliere When you dance you can really love ). LP pieno di utopia, leggenda, e terre promesse Consigliata: Don't Let it Bring You Down Surf City - Lively ones / 1963 : LP strumenta- le per uno degli esempi di Surf Rock più famoso. Ricorda spiagge deserte ma, a trat- ti, anche feste che di legale hanno ben po- co. Per viaggiatori temerari, esperti nuota- tori o rimorchiatori incalliti. Consigliata: Telstar Surf The Village Green Preservation Society The Kinks / 1968 : Una delle mie band pre- ferite quindi merita una menzione partico- lare. LP fortemente influenzato da blues, folk, psichedelia, fino ad arrivare alle marce militari. La dolce inghilterra dei pascoli

verdi e dei campanili immacolati non c'è più, e menomale: ha fatto posto ai the Kinks. Tutto l'LP racconta di personaggi al limite del ridicolo, tra chi inneggia a Pape- rino nella prima traccia (God save Donald

Duck, Vaudeville and Variety/

God save

changed?/ Do you remember, Walter, how we said we'd fight the world so we'd be free/ We'd save up all our money and we'd buy a boat and sail away to sea/ But it was not to be". Tutto sembra un quadro sbiadi- to.

Consigliata: Do You Remember Walter Colgo l'occasione di questo ultimo arti- colo sul Bartolomeo anche per dire che

mi sono molto divertita a propinarvi LP

introvabili nella nostra piccola e vario-

pinta Italia e a farvi spendere tutti i

soldi della paghetta (qualora aveste ascoltato i miei discutibilissimi consi-

gli, cosa di cui dubito abbastanza forte-

consi- gli, cosa di cui dubito abbastanza forte- mente). Ciao! Martina Fumagalli VF strawberry jam and

mente). Ciao!

Martina Fumagalli VF

strawberry jam and all the different varie- ties) e tra chi cerca un certo Walter (che alla fine nemmeno si trova) : “Walter, isn't it a shame the way our little world has

“…I SAID IT LOOKS LIKE YOU SUMMER WELL”

da “Summer Well” degl’Interpol

Monza, Fine Primavera 2011

Tamarrate e suprusi dei giudei da ghetto più famosi d'America, i Beastie Boys col loro singolo “Make Some Noise” pubblicano a maggio il nuovo album “Hot Sauce Com- mittee Part Two”. The Antlers con le loro “Corsicana” e “Hounds”, soffuse e armoniose, si prestano benissimo a fare da colonna sonora a que- ste ultime mattinate di tragitti mattutini

verso scuola: queste e altre tracce compon- gono “Burst Apart”, la loro ultima raccol- ta. A met{ mese il “Destroyed” di Moby tor-

na a stupire, distendendo i nervi e le ap-

prensioni dei più, con il curioso e non ba-

nale video di “The Day”, mentre il califolk

di Ben Harper emerge nei nuovi brani

Don’t Give Up On Me Now” e “Rock N’ Roll is Free” tratti dal nuovo Cd “Give Till It’s Gone”.

Altre novità del maius mensis sono il nuovo dei Wild Beasts Smother” anticipato dal melodico “Albatross” e il ritorno in grande stile de The Cars che, con i singoli “Blue Tip” e “Sad Song”, puntano a un recupero di immagine e sound col loro nuovo lavoro Move Like This”. Esce prima dell’inizio dell’estate l’atteso album, con i singoli di successo e le nuove canzoni, degl’Is Tropical To Native” fe- nomeno alternative inglese, consacrati fin da subito come nuove indie icons. Brilleranno invece al solstizio “Shangri- La” degli YACHT, che con “Dystopia” si confermeranno (a mio parere) come grup- po electropop più distintivo della prossima stagione, e l’omonimo “Bon Iver” dei Bon Iver, gruppo folk del Wisconsin che dopo il successo di “For Emma, Forever Agotornano con un album le cui tracce portano il nome di località statunitensi, che si sono rivelate tappe fondamentali per la forma- zione della band.

12

Tra giugno e luglio escono il “Black EP”, il “Red EP”, l’“Orange EP” ecc ecc che con gli altri colori dell’arcobaleno compongono “The Color Spectrum” il nuovo progetto musicale de The Dear Hunter, che rein- terpretano in chiave cromatica la propria musica. A luglio uscir{ “Within and Without” il terzo album del musicista chillwave Ernest Greene, in arte Washed Out, di cui è stato solamente anticipato il pezzo “Eyes Be Clo- sed”. Godetevi l’estate, godetevi la musica e non smettete mai di ascoltare, s’impara di più con il silenzio che con la retorica.

Yuri Galbiati VF

n*VIV 2010/2011

MUSICA & CINEMA

IL POTERE DELLA MUSICA

L a musica ha poteri straordinari: è portatrice di valori e scrigno di sentimenti, può essere un insieme di parole senza un senso apparen-

te, ma anche una trascinatrice di masse. La necessità di questa magia è forse quello che ha spinto Harold Pendleton a organizzare il primo festival musicale della storia nel 1961:

il Reading and Leeds festival, che da quell’anno si è sempre tenuto l’ultimo week -end di agosto ospitando le più grandi band della storia del rock. Tra i grandi che si sono esibiti sui palchi di Reading e Leeds si ricor- dano Rolling Stones, Who, Cream, Patti Smith, Nirvana, Red Hot Chili Peppers, e molti altri, troppi per poterli citare tutti. L’evento si terr{ anche quest’anno con la partecipazione di My Chemical Romance, The Strokes e Muse. Solo otto anni dopo, i tre giorni di amore e pace più famosi di sempre: Woodstock. Tale evento accadde all’apice della cultura hippy, che in quei tre giorni vide realizzare in concreto i propri valori, radunando quasi un milione di gio- vani recatisi per assistere alle performance degli artisti più notevoli del tempo: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jefferson Airplanes, The Who, Santana, Crosby Stills Nash & Young.

Sono trascorsi cinquant’anni dal primo fe- stival e intanto è cambiato il modo di vede- re il mondo e di concepire la musica, ma la necessità di sentirsi uniti sotto qualcosa, che non sia il simbolo di un partito o il no- me di una squadra, è rimasta, e probabil- mente è cresciuta nelle difficoltà che pone e

ha posto la storia. Per questo è cambiato anche il concetto di festival, non si tratta più solamente di evento musicale, ma anche artistico e teatrale. Ne è un esempio il Lolla- palooza Festival: il nome stravagante rispec- chia la stranezza e l’eccezionalit{ dell’evento, infatti il suo ideatore, Perry Farrell, nel 1991 ebbe l’intuizione che non dovesse obbligatoriamente essere la gente a riunirsi in un solo luogo e in un solo mo- mento per assistere ad uno spettacolo musi- cale, bensì poteva essere la musica stessa ad

andare dalle persone. Era il clima rilassante che si respirava a rendere particolare questo festival, infatti oltre ai concerti, si potevano trovare microfoni aperti per la lettura di scritti vari o per comizi,e postazioni per la realizzazione di tatuaggi e piercing. Dopo qualche edizione il festival ha visto il suo declino ed è stato chiuso, dal 2005 però si tiene ancora ogni anno al Grant Park di Chicago e negli anni ha rivisto il successo degli inizi grazie alle sue continue innova- zioni. Giunti quindi all’edizione di quest’anno, gli headliner saranno il rapper Eminem, i Foo Fighters, che saranno anche

in Italia il 15 giugno al Rock in Idrho, i Muse

e i Coldplay. Sulla west coast, nella Coachella Valley in California, si tiene invece il Coachella Valley Music and Arts Festival. L’evento è molto particolare per ambientazione e spettacoli, infatti è nato nel 1999 per ospitare artisti

non solo rock e pop, ma anche alternative e

di elettronica.

13

In un sentimento di amore e odio per la mia

Italia, mi accorgo purtroppo che anche mu- sicalmente il nostro Paese è vecchio: basti considerare che l’evento musicale più im- portante è il Festival di Sanremo, che, per quanto sia prestigioso, nel 2011 è ancora tale quale era nel 1955 alla sua prima edizione. È

ben diverso dal festival della città dei fiori l’Heineken Jammin’ Festival, che con la sua

impronta rock-pop è in grado di competere con gli altri eventi europei e statunitensi. È nato infatti nel 1998 e nonostante le difficol- tà incontrate negli anni – trombe d’aria, nubifragi, piogge … - riesce ad accogliere più di 100 mila appassionati. Confidando nelle condizioni climatiche quest’anno gli organizzatori hanno spostato l’evento a inizio giugno nei giorni 7,8 e 9, in cui si spera che a far tremare il palco di San Giu- liano non sarà il maltempo, bensì Coldplay

e Beady Eye, seguiti quindi dagli italiani

Negramaro, Vasco Rossi e Cesare Cremoni- ni.

“Il ritmo ha qualcosa di magico; ci fa perfino credere che il sublime ci appartenga.” - Goe- the

Elisa Tonussi III D

n*VIV 2010/2011

BARTOLOMEO / SPORT

BAR SPORT

PRIMA O POI TUTTO GIUNGE AD UNA FINE…

È la frase più banale e scontata che esista, ma ha il difetto di essere ta- gliente come un coltello Giapponese, tale da non ammettere repliche,

ripensamenti, perché è una legge che vale

ed è uguale per tutti, non come quella buf- fonata che si trova incisa nelle aule dei tri- bunali, "prima o poi tutto finisce" può esse-

re riscritta tra i dogmi della vita. Si può es-

sere moralisti e finti ottimisti con frasi trite

e ritrite da dare alla nausea, "chiusa una

porta si apre un portone", ma quell'espe- rienza di vita che ti si chiude davanti e devi buttarti alle spalle lascerà comunque uno strascico, un pezzo di se indelebile all'inter- no della tua mente. Dopo 5 anni di Zucchi restano tanti ricordi che non basterebbe un giornalino intero per poterli raccontare, molti di voi non riusciranno a percepire quello che provo ad esprimere in queste poche parole a disposizione perché obnubi- lati dall'insormontabile mole di stress, delu- sioni, scleri, sconforti, incazzature che an- che solo nei primi 9 mesi di vita in questo edificio hanno sperimentato e subito. Ma la chiave, il perno, il punto focale sta proprio qui, tutti noi tra queste 77 colonne ci passia- mo 5 ore ogni giorno moltiplicato per 205 giorni l’anno rimoltiplicato per 5 anni il cui risultato da 5.125 ore della nostra esistenza, all'interno delle quali accadono una serie

indefinita e infinita di avvenimenti che ci

coinvolgono a pieno e ci aiutano a crescere,

ci cambiano, ma soprattutto abbiamo l'op-

portunità davvero unica di conoscere tante

persone dalle più strambe e insopportabili a quelle straordinarie fin dal primo approccio.

A poco meno di un mese dallo scrivere la

parola END sul mio percorso da zucchino forse comincio a rendermi conto che non è tutto nero e cenere ciò scorgo guardandomi indietro, un po’ come quando arrivi in cima ad una montagna per un sentiero tortuoso e faticoso, ti volti verso valle e cominci ad

osservare la strada che hai fatto, le difficoltà che hai superato, il sudore che hai speso ma poi alzi gli occhi e vedi intorno a te un pa- norama meraviglioso; un famoso regista diceva "la vita è una scalata ma la vista è magnifica" e lo Zucchi, purtroppo o per fortuna a seconda dell'angolatura da cui lo

si analizza, è un pezzo di vita perché il liceo

per antonomasia lo è e, prendendo spunto dall'articolo sui presunti zucchini snob dello scorso numero, lo Zucchi lo è ancora di più.

Non dimenticherò mai la tensione prima di una terribile interrogazione ginnasiale, non dimenticherò mai la sensazione divina dopo un 8 in greco o quella sconfortante dopo un 3 in matematica, non dimenticherò mai le

persone che ho conosciuto qui dentro dall'esuberante cisscooooo ai più introversi ma soprattutto non potrò mai scordare le rocambolesche, assurde e scompiscianti partite di calcetto con i prof. Da queste ho imparato che i miracoli ogni tanto accadono (basti pensare al Cuci che segna con un cucchiaio da centrocampo), che giocare a calcio è sempre meraviglioso ma gratis è meglio (prof marino dopo questa le devo almeno una pizza se no rischio di essere segato lo so), ma soprattutto che anche con loro, icone della dittatura, della cattiveria, dell'oppressività, di qualsiasi tipo di malefi- cità, nella mente di ogni alunno a partire dalla seconda elementare, sia possibile tra- scorrere delle serate dove il minimo comu- ne divisore è il sorriso; allora ho deciso di riportare anche nel mio articolo una sorta di giudizio universale con gli esigui ma signifi- cativi scambi di battute che sono rimasti illesi e intatti nella mia mente censurando forse le migliori ma certamente le meno ad a tt e ad e s sere p ubblic a te:

Bulega a Tava: “gran bella giocata, ti merite- resti un bel + + ” Bulega: “oggi dovete prestarmi 2 cose i soldi e lo shampoo”. Marino: “si, e tu prestaci tua

sorella”!

Bulega a marino: “tu devi stare qui vicino a

po’ come quando mi porti

in macchina mi stai di fianco mentre guidi e

me in difesa!

un

mi infondi fiducia!”

Bulega dopo un tentato sombrero di Gittar-

di: “aaaah peccato di ubris!! Questa è traco-

tanza!!”

Prepartita sotto la neve arriva Bulega e vede

tutti

maglietta che lo copriva ed esclama:” ma

dov'è finita la mia squadra virile!?!?”

Di Gesu a marino dopo il gol: “prof ma ha

visto che palla le ho messo??” Marino: “si si

anche perché se non me la davi la tua terza prova cominciava a prendere una brutta strada ripida verso il numero civico 2” Marino su Bulega: “ma guardate che uomo ”

Bulega aprendo l'accappatoio:

“no guarda che birillo!!”Marino a Cucinotta:

che statua

toglie anche l'unica

imbacuccati

si

“angelo guarda che ho chiesto e fanno lo sconto agli ultra sessantenni approfittane!”

14

Marino: “la mia astinenza da alcool ha rag- giunto le 2 settimane poi non ho più resisti-

Bulega: “si anche io arrivo a domenica

e dico "da domani niente alcool" pero poi

arriva martedì e bisogna fare la spesa quindi

eheh vuoi non prendere almeno un mezzo lambrusco?? ”

Bulega:"le mutande??

Ma le portano gli eunuchi le mutande!" Bulega dopo un tap-in facile: “oh ma possi- bile che l'unico passaggio buono sia un tiro sbagliato!? Maurizio ma che C**zo di squa- dra siamo??”

Prof ma le mutande?

to

Sala a Bulega: “prof ma è possibile che per le quinte quest'anno non si organizza nulla??” Bulega: “eh come no! stiamo organizzando

la maturità! Sai una bella festa

salamelle e il vin brûlé!” Sala distrutto dopo una partita sotto il sole

alle 3 del pomeriggio esclama: "put**na, per "

dirla in maniera forbita

indignata: "vacca! Put**na, se no perdi l'en-

fasi verso il sublime"

Marino a Cuconati: “monorotaia stai sca- vando un solco su quel lato non ti è mica vietato convergere al centro!”

E nella speranza di non aver provocato la

fila di fanciulle alla porta della sala prof per

il Francone Bulega è doveroso ringraziare a

nome mio e di tutti i ragazzi che come me hanno potuto partecipare a questi veri e

propri spettacoli serali tutti i prof e ricorda- re a tutti gli zucchini di non mancare all’ultimissimo match che chiuder{ la sta- gione a giugno dove se ne vedranno ancora

di cotte e di crude. Non mi resta ora che

salutarvi per l’ultima volta con la speranza

di trovare qualcuno adatto a proseguire

questa rubrica negli anni futuri cosi come ho avuto l’onere e l’onore di fare io quando

mi è stata affidata 2 anni fa dal mio prede-

cessore, per il resto auguro a tutti gli zuc- chini presenti e futuri di trascorrere 5 anni pieni di tanta roba per usare un linguaggio

che ci appartiene, esattamente come ho avuto la fortuna di fare io, e ricordatevi che non è importante quello che si trova alla fine di una corsa, l’importante è ciò che si prova mentre corri:

BUONO ZUCCHI A TUTTI E GRAZIE A COLORO CHE L’HANNO RESO IN QUE- STI 5 ANNI MIGLIORE DI QUANTO POS-

SA SEMBRARE.

Federico Sala VG

Bulega con faccia

sono le

ci

n* VIV 2010/2011

BARTOLOMEO / SPORT

PADDOCK ZUCCHI

L 'autodromo di Monza ospita uno dei circuiti più vecchi e famosi d'Europa e forse del mondo. Per questo è uno dei più ambiti dagli

blicità planetaria ha oltretutto costi relati- vamente contenuti, grazie ad un regola- mento che permette di sviluppare buone moto senza spendere un capitale. Per que-

organizzatori di tutte le categorie motori- stiche, sia di moto sia di auto. La corsa più famosa è il Gran Premio di Formula uno, che si disputa fin da prima della seconda

guerra mondiale, ma quasi tutti i più im- portanti campionati nazionali ed interna- zionali fanno tappa qui. In particolare le prime settimane di Maggio è il turno della

sto, mentre la Moto Gp fatica ad arrivare al numero minimo di iscritti per far correre il mondiale, nella Superbike sono presenti ben 7 costruttori (Yamaha, Honda, Suzuki, Kawasaki, Aprilia, Ducati e BMW). La ragione principale del mancato sfonda- mento della categoria in Italia è dato dalla presenza piuttosto scarsa di piloti italiani

carovana del mondiale Superbike. Delle Superbike (abbreviato in “Sbk”) ho già accennato qualcosa nei miei articoli precedenti, ma è una categoria che merita

livello nella categoria. Infatti, mentre nel

Motomondiale l'Italia ha avuto, ed ha tut- tora, campioni indimenticabili, come Ago- stini, Rossi e tanti altri che non cito solo

di

di

essere conosciuta da tutti in modo più

per ragioni di spazio, se fino all'anno scorso

approfondito. La fama che da noi accompa- gna questo mondiale è generalmente quella

qualcuno avesse letto l'albo d'oro di questo campionato vi avrebbe trovato solo nomi di

del “fratello sfigato” del Motomondiale,

americani, australiani e britannici, con

che, almeno da noi, lo oscura quasi total- mente, ma in realtà non è così. Innanzitut-

l'eccezione di quello del francese Raymond Roche, vincitore nel 1990. Questo perchè i

to

nelle due categorie corrono due tipi di

piloti “latini” hanno sempre guardato alla

moto molto differenti: nella sbk in fatti ci

categoria proprio come al “fratello sfigato”

sono solo moto “derivate di serie”, rielabo- razioni di quelle che vediamo in strada che

di

puntato quasi tutti ai campionati dei proto-

cui avevo parlato prima. Per cui hanno

si

possono comprare dal concessionario,

tipi, lasciando perdere la Superbike consi-

mentre nel regolamento del motomondiale è esplicitamente vietato far correre moto con componenti copiate da quelle di serie, per cui più che di fratelli si può parlare di cugini. Ed è proprio questa differenza a

derandola come una categoria minore. Quindi, gli appassionati italiani si sono rivolti altrove, nonostante l'Italia sia uno dei pochi stati al mondo ad avere anche un campionato nazionale di questa categoria e

rendere affascinante la Superbike. Il veder correre dei mezzi che possono essere utiliz- zati da tutti sulle strade è la cosa che più di tutte rappresenta l'essenza del motocicli- smo ed è indubbiamente un elemento che

che la marca più vittoriosa nella storia del mondiale sia la Ducati . E a questo non ha aiutato per niente il fatto che in passato molti piloti della Sbk, una volta fatte buone prestazioni nella categoria, decidevano di

quel qualcosa di romantico che fa piace-

passar subito al motomondiale, peraltro

re

questo sport a tutti gli amanti dei moto-

con risultati generalmente scarsi. Solo negli

ri. Ed è anche un elemento che attira a sé le

ultimi anni la tendenza sta cambiando, con

case produttrici quasi come fossero mo-

molti più centauri che passano dalle deri-

sche. Infatti la possibilità di far gareggiare

vate ai prototipi con buoni risultati ed un

gli

stessi modelli che poi vengono venduti

maggior numero di “prototipisti” che pas-

sul mercato è un'occasione enorme per

sano alle derivate.

farsi pubblicità tanto che nel mondo anglo- sassone, dove il successo di questa catego-

Bisogna dire però che spesso questi ultimi cambiano categoria solo perchè ormai

ria

è molto grande, è stato coniato il detto

nell'altra non li vuole più nessuno. Ė il caso

“Win on Sunday, sell on Monday” (la Do-

di

Biaggi, Melandri o Checa, che, conclusa

menica vinci, il Lunedì vendi). Questa pub-

la

loro avventura nel Motomondiale per

15

mancanza di risultati e/o per raggiunti limiti di età, hanno puntato sulla Superbike come ripiego o pensione di lusso. Un giudi- zio indegno per una categoria come questa, dove le gare sono sempre tiratissime fino all'ultimo, dove tutti combattono sempre con il coltello fra i denti per guadagnare anche solo una posizione, qualsiasi essa sia. Evidentemente però il grande pubblico ignora, volontariamente o no, questo gran- de spettacolo. Per la cronaca, il Gran Premio di quest'an- no si è già corso l'8 Maggio. Entrambe le manches sono state vinte dall'irlandese Laverty, mentre Biaggi e Melandri, rispetti- vamente secondo e terzo nel mondiale, non sono riusciti ad approfittare del week-end storto del leader del mondiale Carlos Che- ca, che è così riuscito a mantenere il prima- to in classifica generale.

Alessandro Mantovani IVD

n* VIV 2010/2011

BARTOLOMEO / GIOCHI & OROSCOPO

BARTOLOMEO / GIOCHI & OROSCOPO

ARIETE Non c’è che dire, in questo mese riuscite a prendere

in mano con sicurezza ogni situazione e a ottenere i risultati che vi siete prefissati da tempo. Se non vi farete spaventare da nul- la…complimenti! la…complimenti!

TORO

Anche se in questo periodo la vostra attenzione è

catturata da qualche ritorno di fiamma, a scuola non lascerete nulla la caso e avrete una buona capacità organizzativa. Bravi!TORO Anche se in questo periodo la vostra attenzione è GEMELLI I progetti che sognate da

GEMELLI

I progetti che sognate da tempo (la fine della scuola, ovvio) si stanno finalmente per realizzare! Concentra- tevi però solo su ciò che è importante davve- ro e non perdetevi in cose superficiali.

importante davve- ro e non perdetevi in cose superficiali. CANCRO L’ora della riscossa è arrivata! Avete

CANCRO

L’ora della riscossa è arrivata! Avete ritrovato la vostra forza di volontà (e anche qualcuno che crede in voi) e siete ritrovato la vostra forza di volontà (e anche qualcuno che crede in voi) e siete pronti per realizzare i vostri desi- deri. Non vi fermerà nessuno!

LEONE

È giunto il momento di far esplodere tutta l’energia che

È giunto il momento di far esplodere tutta l’energia che . VERGINE avete accumulato in questi

.VERGINE

avete accumulato in questi ultimi tempi. È un mese tutto da vivere, non abbiate timore di osare!

Forse alcuni di voi si sentiranno un po’ soli e cercheranno

alcuni di voi si sentiranno un po’ soli e cercheranno disperatamente qualcuno. Ricordatevi però che è

disperatamente qualcuno. Ricordatevi però che è un momento delicato, non siate frettolosi e stabilite le priorità.

delicato, non siate frettolosi e stabilite le priorità. La fantasia e le idee non vi mancano,

La fantasia e le idee non vi

mancano, ma (purtroppo) le cose si realizzano anche con una forte volon- tà. Cercate di mantenere alto il mora-

BILANCIA

le e non datevi mai per vinti, la fortuna potrebbe arriva- re inaspettata!

SCORPIONE

È vero, questo mese è già agitato di per sé (vedi accumulo verifiche), non c’è bisogno che peggioriate la situazione! Siete forti e deter- minati, (vedi accumulo verifiche), non c’è bisogno che peggioriate la situazione! Siete forti e deter- minati, dovete solo ricordarvelo.

.

SAGITTARIO

Nonostante lo stress non indifferente della scuola, sarà un

Nonostante lo stress non indifferente della scuola, sarà un mese sereno e senza troppe difficoltà (ma

mese sereno e senza troppe difficoltà (ma occhio a non sedervi sugli allori). Continuate così e non complicate le situazioni già chia- re!

CAPRICORNO

e non complicate le situazioni già chia- re! CAPRICORNO Cercate di prendere le distanze da situazioni

Cercate di prendere le distanze da situazioni poco chiare o addirittura pericolose, perché avranno come unico risultato l’aumento di stress (la scuola fa già abbastanza, insomma!)

ACQUARIO

di stress (la scuola fa già abbastanza, insomma!) ACQUARIO Inizia per voi un periodo pieno di

Inizia per voi un periodo pieno di novità che, se sfrutterete al meglio, vi daranno la carica per affrontare nel modo giusto la fine della scuola. Datevi subito da fare, questo stato di grazia non dura in eterno!

PESCI

In questo periodo sarete portati a fare un sacco di cose, inven- tare, creare, vedere gente…niente male in- somma! Ci sono nell’aria delle belle sensa- zioni, credete in voi stessi e non fatevi fer- mare da nessuno.

zioni, credete in voi stessi e non fatevi fer- mare da nessuno. 16 Immagini a cura

16

Immagini a cura di Elisa Piazza VG

n* VIV 2010/2011

Angolus Otiosus

Angolus Otiosus Un bardo venne condannato a morte per- ché accusato di aver abusato di una
Angolus Otiosus Un bardo venne condannato a morte per- ché accusato di aver abusato di una
Angolus Otiosus Un bardo venne condannato a morte per- ché accusato di aver abusato di una
Un bardo venne condannato a morte per- ché accusato di aver abusato di una corti-
Un bardo venne condannato a morte per-
ché accusato di aver abusato di una corti-
giana
Il re, sapendo che era una menzo-
gna perché lui l'effettivo colpevole, e per-
ché stimava il bardo, decise di alleviare la
pena e il minimo che poté fare, fu far sce-
gliere al malcapitato il modo in cui venire
giustiziato.
La mattina dell'esecuzione, sul patibolo, il
re chiese: "Di che morte hai deciso di peri-
re bardo?" E lasciando tutti a bocca aper-
Qual è quella cosa che
se la butti a terra rim-
balza poco e fa male
tanto?
ta, il bardo ebbe salva la vita
Cosa rispose?
Perché?
Quorinfranti “Benny, ora che la scuola sta per finire finalmente la smetterai di intasare i

Quorinfranti

Quorinfranti “Benny, ora che la scuola sta per finire finalmente la smetterai di intasare i quorinfranti!”
“Benny, ora che la scuola sta per finire finalmente la smetterai di intasare i quorinfranti!”
“Benny, ora che la scuola sta per
finire
finalmente
la smetterai
di
intasare i quorinfranti!”
Per B&Z: bastaa mandar-
mi foto! adesso stampate-
le. by la vostra berta
“Non vedo l’ora che PÜNO
diventi grande!”
Per Zucco: dai che ce la facciamo
ad alzare mate!! by la tua fidan-
zata

18

Quorinfranti Sulla COSTA di un'isola piena di NEBBIA, c'era un BRI- VIO che conduceva o
Quorinfranti
Sulla COSTA di un'isola piena di NEBBIA, c'era un BRI-
VIO che conduceva o alla città dei MARCALETTI (coloro
che marcano i letti) o dei MAIOCCHI (coloro che man-
giano tanti Baiocchi) ; PARISI Hilton, una ragazza ingle-
se, decise di affrontare il LONGO viaggio verso i MAR-
CALETTI. Dopo aver attraversato il fiume GANGI, si pun-
se con un ORNAGO e le apparvero DEgli ANGELIS che le
dissero: "se vuoi giungere dai MARCALETTI, ora tu te
MAGNI un panino con del PEPE'!!" A quel punto vide
SAM MARTINO, il dio del panino, e gli chiese di aiutarla.
Ma lui disse: "ma questa FUMA GALLI!" e lei: "no, man-
gio DINELLA, una nuova marca di nutella!" Ma il dio
scomparve. Lei, sconsolata, si accanì su dei poveri POL-
lIZZI (dei polli truzzi) che scorrazzavano lì accanto. Dopo
averli fatti a pezzi, salì su dei MONti aGUZZI, popolati da
un terribile orso BRUNO, e lì si suicidò.
Prima di morire scrisse una lettera al suo ragazzo, nel
suo dialetto: "CAR OSSIA, CAME SASCA? Ti abBROZZONI
al sole? Ora sarai nero! Attento alla VESCIA nonna mia,
perchè ora sono morta".
P.S: scusaci Lìz se ti abbiamo trasformata in polli, per di
più truzzi :D
Per il mio cioccolatino frangiuto-
pentito:
TI VOGLIO BENE!!!
Da: il croccantino dorato che hai
alla tua destra ogni giorno
:)

19

BARTOLOMEO / REDAZIONE

Direttore

Clara Del Genio IVA

Vicedirettore

Marco Colombo VG

Impaginazione e Grafica

Elena Mantovani IIIC

Caporedattori

Benedetta Ratti VG Matteo Monti IVB

Federico Sala VG

Hanno partecipato a questo nume-

ro: Alessandro Mantovani IVD,

Eleonora Bertanza VG,

Federico Sala VG,

Marco Colombo VG,

Alice Pennino IID, E

lena Mantovani IIIC,

Andrea Merola IID,

Beatrice Mosca IVC,

Claudia Pizzagalli IVC,

Irene Doda IVD,

Irene Pronestì IVD,

Eva Casini IVB,

Benedetta Miceli IB,

Chiara Biglieri IB,

Yuri Galbiati VF,

Elisa Tonussi IIID,

Federica Viaretti VG,

Anna Mottadelli VG,

Clara Del Genio IVA

Ringraziamo inoltre tutti coloro che hanno collaborato all’uscita del Bartolomeo (collaboratori,insegnanti ed operatori scolastici).

Il Bartolomeo vi saluta e vi augura buone vacanze! P.S. In bocca al lupo a tutti i maturandi!

20

n*

VIV 2010/2011