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SFA 2020/2021

Alma Mater Studiorum-Università di Bologna

Dipartimento di Filosofia e Comunicazione

<<SOMNIO ERGO SUM>>

La vita del sonno o il sogno della veglia

E1

Simone De Cristofano

In copertina:Odilon Redon, Les yeux clos (“Gli occhi chiusi”) -1890; olio su tela fissata su cartone,
44 × 36 cm, Parigi Musée d’Orsay
INTRODUZIONE
L’interesse di Freud nei confronti del mondo onirico e dei suoi prodotti si intreccia alle sue
vicissitudini personali come ha evidenziato E. Jones rammentando l’angoscia dell’analista per un
motivo ricorrente nelle sue paralisi ipnagogiche: quello dell’esame di laurea. Successivamente la
sua attenzione si focalizzò sui sogni dei pazienti nevrotici, quando rinunciò ad impiegare la
suggestione consentendo loro di esprimere spontaneamente e liberamente i loro sogni. Rispetto alla
letteratura precedente o coeva che si limitava ad una sorta di casistica didascalica dell’iconismo in
regime notturno, Freud si sforzò di riconoscere ai sogni una polifunzionalità 1ed una densità
semantica, culturalmente attestata2, in grado di rivelare il “cuore occulto” della personalità umana, il
nucleo di contenuti e di rappresentazioni che ordinariamente gli individui dissimulano in nome della
convenzione e del “recitativo”. In questa prospettiva l’approccio del Viennese intende superare i
pregiudizi moralistici associanti il sogno ad un processo conativo, una valvola di sfogo o un
meccanismo escretivo degli istinti più vili e brutali, come si riscontra in quanti sono affetti da
demenza. In realtà questo “sfogo” della natura irrazionale e belluina, rappresenta un evento
simbolico della psiche universale, trasversale alle culture, ai sistemi etici di riferimento, alle
convinzioni personali e alla condizione fisiologica o patologica del sognatore3. L’altro pregiudizio
1
Nella teoria freudiana la natura e le funzioni del sogno sono riassumibili in cinque punti: 1. il sogno è un
prodotto psichico, “non è privo di senso, non è assurdo, non si basa sulla premessa che una parte del nostro
patrimonio rappresentativo dorme, mentre un’altra incomincia a destarsi. Il sogno è un fenomeno psichico
pienamente valido e precisamente l’appagamento di un desiderio; va inserito nel contesto delle azioni
psichiche della veglia, a noi comprensibili; è frutto di un’attività mentale assai complessa (Freud 1899, p.
121)”; 2. il sogno è una forma di pensiero “resa possibile dalle condizioni dello stato di sonno. È il lavoro
onirico che produce questa forma ed esso solo è l’essenziale del sogno, la spiegazione della sua peculiarità
(Freud 1899, p. 463)”; 3. il sogno protegge il sonno, “è il custode, non il perturbatore del sonno. […] Il
desiderio di dormire dev’essere quindi ogni volta incluso tra i motivi della formazione del sogno, e ogni
sogno riuscito è un appagamento di questo desiderio (Freud 1899, p. 218-219)”; 4. il sogno è l’appagamento
di un desiderio rimosso poiché “esso è un prodotto del sistema Inconscio, il quale non conosce altra meta per
il proprio lavoro se non l’appagamento di un desiderio e non dispone di altre forze se non di quelle costituite
dai moti di desiderio (Freud 1899, p. 518)”; 5. il sogno è una formazione di compromesso: “ha una doppia
funzione: da una parte è in sintonia con l’Io, per il fatto che, eliminando gli stimoli che turbano il sonno,
serve al desiderio di dormire; dall’altra parte esso permette a una spinta pulsionale rimossa il
soddisfacimento possibile in queste condizioni, sotto forma di un appagamento allucinatorio di desiderio
(Freud 1932, p. 134)
2
“Uno sguardo alla bibliografia posta al termine della Traumdeutung (1900) consente di individuare due
indirizzi interpretativi nel campo della ricerca intorno all'attività onirica. Alle trattazioni scientifiche e
neurologiche del fenomeno del sogno, che anche nel titolo rivelano la matrice naturwissenschaftlich dalla
quale hanno tratto origine, si contrappongono gli studi storico-culturali e umanistici intorno alle
interpretazioni della vita onirica che dall'antichità ai giorni nostri ogni popolo ha espresso nella produzione
poetica, nelle dottrine esoteriche, nella tradizione del mito e delle leggende popolari. Raramente questi ultimi
annunciano l‘intenzione di intraprendere un’analisi dell’essenza (Wesen) del sogno o di esporne la
fenomenologia, piuttosto più in generale fanno riferimento alla terminologia con la quale gli antichi solevano
designare la divinazione attraverso la decifrazione della simbologia onirica: Oneirokrisis (o oneirikritikê
technê), Traumdeutung nella traduzione tedesca” P. Traverso, „Psyche ist ein griechisches Wort...Forme e
funzioni della cultura classica nell‘opera di Sigmund Freud, p. 78
3
Freud scrive nella Traumdeutung: "Bisogna aggiungere che questo simbolismo non è tipico solo del sogno,
lo si ritrova in ogni fantasia (imagerie) inconscia, in tutte le rappresentazioni collettive, popolari in
che occorreva liquidare era di tipo intellettuale secondo cui le facoltà psichiche operano ora ad un
livello “nobile” – l’intelligenza teoretica- ora invece ad uno stadio indebolito – abassaiment du
niveau mental- di cui il sogno costituisce l’epifania più comune. Effettuando una sorta di
“rivoluzione copernicana”, Freud dimostrò che i suddetti non implicano due livelli della stessa
funzione bensì una diversa organizzazione di pensiero. Alcuni studiosi hanno rintracciato in una
matrice romantica un importante elemento intorno a cui egli elaborerà la sua interpretazione. Il
punto di domanda è il seguente: il sogno è, misticamente, l’esito di una estasi ossia di una
“evasione” dell’anima fuori dal corpo oppure è un sottoprodotto, una scoria del metabolismo
cerebrale? Quando sogniamo, a differenza di quando siamo desti, siamo incapaci di situare nel
nostro passato o anche nel presente ciò che accade nella mente; di qui la tendenza ad attribuire un
valore prognostico ai sogni. Il sognatore non subisce passivamente l’intrusione notturna di
immagini e “costrutti bizzarri” alieni ma a sua insaputa costruisce uno spazio onirico in cui colloca
sentimenti e ricordi ricevendo l’impressione di una percezione reale4. Ma come la condizione
perché un fenomeno divenga oggetto di conoscenza è la disponibilità di un metodo per studiarlo
così Freud si prefigge la ricerca e la messa appunto di una ermeneutica efficace in grado di sondare
e esplicitare, per quanto possibile senza vistose deformazioni, la narrativa dell’inconscio.

LA GENESI DELL’OPERA

particolare: nel folclore, nei miti, nelle leggende , nei detti, nei proverbi, nei giochi di parole correnti…" Più
in là: " Ciò che è oggi legato simbolicamente fu verosimilmente legato in altri tempi da una identità
concettuale e linguistica" (p. 302); e "saremo portati ad combinare due tecniche: ci appoggeremo alle
associazioni di idee del sognatore, e suppliremo a ciò che mancherà attraverso la conoscenza dei simboli da
parte dell'interprete (p.303)
4
Nella sua rivisitazione delle concezioni del sogno proprie dell’età classica, nel Traumdeutung, Freud cita
direttamente le posizioni di Aristotele espresse nel De divinatione per somnium e nel De somniis. Lo
Stagirita, infatti, partendo da una definizione del sogno come «attività psichica propria dell’uomo
addormentato», nella sua apparente semplicità, riconduce la produzione onirica al suo carattere attivo,
individuale e interno al soggetto: “Nei due scritti di Aristotele sul sogno […] esso è già diventato oggetto
della psicologia: non è inviato dalla divinità, e la sua natura non è divina, ma demoniaca, dato che la natura è
demoniaca e non divina. In altre parole, esso non proviene da una rivelazione soprannaturale, ma dalle leggi
dello spirito umano, che però è affine alla divinità”
La lettura del testo in parola ci pone al cospetto di un documento eccezionale: un viaggio 5,
un’avventura intellettuale che si intreccia sino a confondersi con una singolare vicenda psicologica
ed umana, sullo sfondo di una secolare tradizione proto-psicologica nutrita dalla filosofia, dalla
religione e dalle cd. Scienze esoteriche6. Freud, che conobbe spesso nella vita dubbi angosciosi sul
valore del proprio contributo, non di meno ebbe piena consapevolezza dell’importanza di tale
lavoro. Citiamo le sue parole: “l’interpretazione dei sogni è in realtà la via regia per la conoscenza
dell’inconscio, il fondamento più sicuro della psicoanalisi e il campo in cui ogni praticante deve
maturare il proprio convincimento perseguendo il proprio perfezionamento”.

Nel primo capitolo Freud effettua un’accurata disamina sulla credenza popolare attribuente al sogno
valenze divinatorie da cui si possono trarre auspici per il futuro. In questa visione, influenzata da
reminiscenze classiche, ciò che Freud vuole salvare è la presenza di un senso che occorre
adeguatamente recuperare e mettere in relazione all’esistenza del soggetto 7. Il significato del sogno
viene individuato attraverso un metodo di analisi traslato dal campo dei traumi isterici. Applicando
tale metodo ad ogni segmento del contenuto onirico manifesto, così come viene ricordato dopo il
risveglio si ottengono sequenze di associazioni, pensieri e tracce mnestiche (contenuto latente), il
cui grande valore nella vita psichica del sognatore è immediatamente riconoscibile. Poiché la poiesi
5
La metafora del viaggio che, passando per la obscura silva dei critici e degli studiosi contemporanei, ciechi
di fronte alla verità e alla interpretabilità del sogno (che pure non era sfuggita all'antichità e a quegli
interpreti di sogni dei quali Freud si riconosce un discendente diretto), giunge alla conoscenza profonda sulla
natura del sogno è l'espediente di cui si serve Freud per illustrare in una lettera a Fließ l'architettura della sua
opera: "Nun istdas Ganze so auf eine Spaziergangsphantasie angelegt. Anfangs der dunkle Wald der Autoren
(die die Bäume nicht sehen), aussichtslos, irrwegereich. Dann ein verdeckter Holweg, burchi den ich den
Leser führe - mein Traummuster mit seinen Sonderbarkeiten, Deteils, Indislkretionen, schlechten Witzen -,
und dann plötzlich die Höhe und die Aussicht und die Anfrage: Bitte, wo wünschen Sie jetzt zu gehen?".
Procedimento espositivo e procedimento conoscitivo coincidono, o meglio sono l'uno il negativo dell'altro.
Così come l'analisi ripercorre a ritroso l'itinerario della nevrosi e del sogno cercandone le tracce nella ‘selva
oscura‘ del proprio passato, allo stesso modo la Traumdeutung, frutto dell'esperienza (ora resa nota al
pubblico) dell'autoanalisi, è il risultato della discesa all'Erebo e inizia con il racconto del suo ritorno
6
“Nella corrispondenza con Fließ il saggio sul sogno è chiamato da Freud «il mio libro egiziano», con un
riferimento implicito alle pratiche interpretative e ai libri orientali sul sogno in base ai quali l'antichità aveva
formulato le proprie teorie oniriche, oppure ancora «il mio libro dei sogni» (mein Traumbuch), termine che
ricorda le raccolte di sogni tramandate dall'antichità e i libri ‘a chiave’ di cui si servivano gli indovini e gli
interpreti di sogni che, agli ingressi dei templi o sui mercati cittadini, prevedevano a pagamento il futuro
basandosi sulla traduzione codificata in formule fisse della simbologia onirica” ibidem
7
Scegliendo per il proprio saggio un titolo che avrebbe suscitato nel lettore l'associazione con pratiche
antiche, magiche e superstiziose Freud dichiarava di schierarsi dalla parte di astrologi e indovini e di cercare
con loro, da vero ‘oniromante’, di scoprire il senso e il significato occulto‘ di fenomeni che sfuggono
all'interpretazione coerente e lineare del procedimento scientifico e dell'analisi organicistico-quantitativa, la
sola che la medicina contemporanea considerava attendibile. La scelta del titolo, così come il motto latino sul
frontespizio che allude ad un viaggio acherontico, sono un ammonimento al lettore a non aspettarsi una
trattazione naturalistico-scientifica, un‘esposizione dettagliata e compiuta della fenomenologia del sogno
intesa in senso rigorosamente scientifico, bensì un sistema ‚aperto‘, un tentativo di ricostruzione e di
‘traduzione‘; certo non di messaggi divini o di responsi oracolari, ma comunque di un linguaggio, quello
dell'inconscio, che, simile al linguaggio letterario, si esprime attraverso simboli, metonimie e metafore e si
sottrae ad ogni interpretazione sistematica
onirica permette al contenuto latente di manifestarsi in forme esplicite, l’interpretazione allora
consisterà nel ripercorrere a ritroso l’odos di suddetto lavoro, identificandone i meccanismi basilari
che rendono spesso irriconoscibili i processi ideativi e le condizioni affettive sottese ai sogni così
come ai sintomi nevrotici. Dunque, il punctum crucis è questo: l'essenza del sogno non sta nel suo
contenuto, fosse anche quello più profondo e nascosto, ma nel processo che costituisce il sogno
stesso: «Una volta trovavo straordinariamente difficile abituare i lettori alla distinzione fra
contenuto onirico manifesto e pensieri latenti del sogno (... ora...) alcuni di loro si rendono colpevoli
di un altro equivoco, al quale sono legati con non minore tenacia. Essi cercano l'essenza del sogno
nel contenuto latente e trascurano perciò la differenza esistente tra pensieri latenti del sogno e
lavoro onirico». È attraverso il ‘lavoro onirico’, cioè quel processo di coagulazione, condensazione,
intensificazione, riduzione, ripetizione, che i pensieri del sogno si trasformano in una nuova lingua:
«Il contenuto del sogno è dato per così dire in una scrittura geroglifica, i cui segni vanno tradotti
uno per uno nella lingua dei pensieri del sogno. Si cadrebbe evidentemente in errore, se si volesse
leggere questi segni secondo il loro valore di immagini, anziché secondo la loro relazione
simbolica».

La scoperta cui perviene Freud mediante l’autoanalisi è che il sogno costituisca l’appagamento di
un desiderio inconscio rimosso. Tuttavia il contatto con tale materiale viene ostacolato da numerose
e tenaci resistenze che si ergono a difesa dell’io contro l’irrompere di fattori perturbanti nella
coscienza ovvero ricordi, pensieri e sentimenti che si rivelano tanto più penosi quanto meno
innocenti. I processi di condensazione, traslazione e raffigurazione visiva costituiscono filtri
attraverso cui determinati contenuti, altrimenti inaccessibili alla coscienza, devono passare per
trovare una espressione sia pur deformata. Lo stravolgimento profondo cui tale materiale viene
sottoposto dalla censura onirica e i processi di simbolizzazione attraverso cui la sua vera natura e la
sua autentica origine tendono ulteriormente a celarsi ai nostri occhi, non eclissano tuttavia una
verità che trova puntuali rispondenze nelle grandi opere artistiche dell’umanità. L’inconscio infatti è
la fucina di processi creativi quando le sue energie vengono riconosciute, orientate e sublimate.
Dall’altra parte esso è anche l’ergastolo dove gli uomini recludono tutto ciò che ritengono
incompatibile con le istanze e i valori più nobili della cosiddetta civiltà. Ma questa segregazione si
rivela controproducente perché gli amori e gli odi provati nell’infanzia, gli arcaici desideri di
possesso, di appartenenza , di violenza e di morte che hanno popolato di inquietanti fantasmi
quell’epoca remota e apparentemente dimenticata della nostra esistenza, sopravvivono in noi per
tutta la vita; pronti a insidiare e minacciare ogni notte le tetragone abitudini acquisite per
adattamento e il costante esercizio del logos; a sconvolgere e a far naufragare le stolide e confortanti
certezze della morale comune.
FREUD E ARTEMIDORO

Prima che Freud riportasse il sogno al centro della riflessione psicologica – ‘riabilitando’ una
tradizione antica liquidata come congerie superstiziosa dallo scientismo positivista 8 - il trattato
di Artemidoro era stato definito come «un contributo alla patologia dello spirito umano» (Guido
rizzi, 2006, p. 27) e lo stesso psicanalista non aveva una buona opinione del metodo dell’antica
onirocritica, definita da lui Chiffriermethode , che consisteva nella tendenza a segmentare il sogno e
a dare un’interpretazione isolata, secondo esiti divinatori meccanici e prefissati. Il filosofo stoico
riteneva che il linguaggio onirico sia ‘metaforico’ e che spetti all’interprete traslarlo su un livello
congruo all’intelligibilità del soggetto e all’immaginario collettivo sedimentatosi in decursu
temporis9. In altri termini, è la vita psicologica del sognatore, il campo dei suoi vissuti, a
rappresentare il contesto il contesto dove recuperarela clavis ermeneutica necessariaad aprire e
portare alla luce il messaggio, significativamente ‘corretto’ e ‘veritiero’, celato nella tessitura
causalmente, cronologicamente e topologicamente anomala della fabula onirica. Nelle prime pagine
della Traumdeutung Freud afferma: “Artemidoro passa per la più grande autorità in materia
nell’antichità più tarda, e la sua opera esauriente deve consolarci della perdita di molti altri scritti di
carattere analogo” (Traumdeutung, cap. I). Altrove, prendendone in esame il metodo in rapporto al
correttivo della decifrazione meccanica fondata sul solo contenuto del sogno, che è introdotto dal
riferimento alla personalità del soggetto sognante, afferma: “Un’interessante variante al processo di
8
Oudai Celso (2006) mette in luce come “proprio l’analisi di fenomeni onirici — nella quale l’autore
riponeva i più fervidi auspici di riconoscimento e notorietà, a dispetto delle impietose stroncature iniziali —
costituisce l’occasione di un sistematico e cospicuo sforzo di documentazione volto a reperire proprio
nell’antichità, filosofica e non solo, gli spunti per un’indagine onirologica rigorosamente impostata, ma la
tempo stesso capace di oltrepassare quel riduzionismo scientista incline a relegare il sogno nel dominio dei
fenomeni puramente fisiologici, negandogli ogni valenza psichica” Yamina OudaiCelso, Freud e la filosofia
antica, Milano: Boringhieri, 2006, p. 58.
9
La modernità del pensiero di Artemidoro risiede in un principio ermeneutico molto importante, applicato in
modo ingenuo, ma ricco di possibili implicazioni e di potenzialità di sviluppo: egli afferma che
“l’interpretazione dei sogni non è altro che accostamento di simili” e, di conseguenza, interpretare significa
riconoscere somiglianze tra una forma e l’altra, rivelando pensieri nascosti che l’immagine onirica richiama.
In altri termini, il compito dell’interprete consiste nel decifrare l’allegoria che il sogno rappresenta:
l’immagine suggerisce al sognatore pensieri ed emozioni, attraverso equivalenze di natura simbolica. Sia
pur in forma schematica e primitiva, possiamo considerare questo principio una sorta di anticipazione del
principio associativo di Freud, con la differenza – sottolineata dallo stesso Freud – che Artemidoro parla di
associazioni in qualche modo “oggettive”, che l’interprete esperto riconosce, mentre Freud parla delle libere
associazioni soggettive da parte di chi sogna, che mettono sulla strada giusta colui che interpreta il sogno
decifrazione, che entro certi limiti corregge il carattere di traduzione meramente meccanica, si trova
nel libro sull’interpretazione dei sogni (Oneirocritica) scritto da Artemidoro di Daldi. Questo
metodo prende in considerazione non solo il contenuto del sogno, ma anche il carattere e le
condizioni di vita del sognatore; cosicché lo stesso elemento onirico avrà un significato diverso per
il ricco, l’ammogliato e, diciamolo pure, l’oratore da una parte, e per il povero, lo scapolo, il
commerciante dall’altra. L’essenza del procedimento di decifrazione consiste nel fatto che il lavoro
di interpretazione non considera il sogno nella sua totalità, ma ogni brano del
sognoindipendentemente, come se il sogno fosse un conglomerato geologico in cui ogni frammento
richiedauna valutazione separata” (Traumdeutung, cap. II). E ancora: “Sono arrivato a rendermi
conto che qui ancora una volta abbiamo uno di quei casi non rari in cui una antica credenza
popolare tenacemente conservata sembra più vicina alla verità che non il giudizio scientifico
vigente oggi. Devo affermare che i sogni hanno realmente un significato e che è possibile un
procedimento scientifico per la loro interpretazione” (Traumdeutung, cap. II). Consideriamo adesso,
più dettagliatamente, i punti salienti in cui i due pensatori, pur così lontani storicamente, sembrano
sfiorarsi. Per entrambi il sogno indica una verità; ma mentre per Artemidoro Daldiano questa è
futura e oggettiva (ciò che i sogni pre-annunciano si verificherà sicuramente, quasi costituendone
una premessa o causa attivante), per Freud tale verità è soggettiva e permanente, ovvero riguarda le
pulsioni interiori rifiutate dalla coscienza, segregate nell’ergastolo dell’inconscio. Scrive Freud“Se
adottiamo il metodo di interpretazione dei sogni che ho appena indicato, scopriremo che essi hanno
davvero un significato e che sono lungi dall’essere l’espressione dell’attività frammentaria del
cervello, come fonti autorevoli hanno affermato. Compiuto il lavoro di interpretazione ci
accorgiamo che il sogno è la realizzazione di un desiderio” (Traumdeutung, cap. II). Per quanto
concerne il metodo d’indagine, poi, se per Artemidoro compete esclusivamente all’interprete
professionista l’impiego del criterio associativo per interpretare i sogni, Freud sostiene: “La tecnica
che esporrò si distingue da quella antica...perché essa fa compiere al sognatore il lavoro di
interpretazione e l’analista ha il compito soltanto di guidarlo verso il contenuto latente del sogno”
(Traumdeutung, cap. II).

VOCATUS ATQUE NON VOCATUS DEUS ADERIT10

Freud si considera un ateo,“un ebreo senza Dio”, prosecutore dell’insegnamento positivista, reputa
la scienza e la religione inconciliabili fra loro. Il compito della religione si riduce a quello di
assegnare un senso al nostro destino; a differenza dell’episteme che curva il proprio logos alla realtà
immanente onde dedurne leggi oggettivamente e universalmente valide, la pistis (credenza

“Chiamato o non chiamato, il dio sarà presente”. Questa iscrizione è stata incisa sopra la porta d’ingresso
10

della casa di Carl Gustav Jung a Zurigo.


religiosa) risponde all’esigenza di un ‘Regno dei fini ultimi’, l’esigenza soteriologica di un altrove –
di un Pleroma direbbero gli gnostici - che ‘compensi’ le deficienze di un’esistenza vissuta in termini
di esilio nella regio dissimilitudinis. Per il Viennese, il concetto di Dio nasce come negazione della
tragicità della morte e la fede, scaturita dalla sublimazione di questa paura, rende l’uomo schiavo
del suo carattere infantile, sicché solo emancipandosi dalla religione l’uomo potrà essere libero.
Nonostante la plausibilità della tesi freudiana, io non condivido, o meglio, non mi rassegno dal
sostenere il mio disprezzo per l’approccio positivista alla vita. Questa Weltanschauungconduce
inevitabilmente ad un disincanto dal mondo che produce, a sua volta, una cesura fra il mondo
esterno e il mondo interiore dell’anima; l’uomo vive in un mondo dove non riesce più a scorgere
alcun significato e si ritrova alienato nella ricerca di una nuova religiosità. L’uomo contemporaneo
è indotto ad architettare il suo mondo circoscrivendosi in un ordine di senso momentaneo
valorizzando il superfluo (Biswanger - Traum und Existenz, Essere nel mondo p. 238).
L’irreligiosità intesa come onnipotenza della razionalità può indirizzare l’umanità verso mete
pericolose poiché la ragione come criterio di verità porta a porre i propri pregiudizi come assoluti ad
interpretare realtà e persone in senso di esclusione di ciò che è diverso o da ciò che è considerato
irrazionale (Michel Foucault- Histoire de la folie).

Sul tema dell’esperienza religiosa, reputo il pensiero del filosofo e psichiatra Carl Gustav Jung
maggiormente affine alla mia visione del mondo. Nonostante Jung sia un medico che cerca di
applicare in modo professionale le scoperte sull’inconscio universale, egli non disdegna una ricerca
empirica dell’irrazionale cercandone le manifestazioni nella vita individuale a partire dall’analisi
delle forme di incontro e scontro dell’Io con l’inconscio collettivo; il suo è un pensiero di confine,
che non si identifica con lo scientismo e col positivismo, ritenendo che la scienza sia un prospettiva
sulla realtà, ma non sia esaustiva di essa, poiché per essere adeguatamente decodificata richiede
l’intreccio di molteplici vedute.Il medico Jung evidenzia come il controllo forzato e repressivo del
conscio sulla psiche è solo un’illusione che può avere conseguenze negative nel caso in cui la
psiche inconscia si proietti poi all’esterno e, proprio nel tentativo di negarla, prende il
sopravvento.Possiamo non essere coscienti della presenza del “sanctus” nella nostra psiche ma
questo non implica la sua inesistenza. Ogni uomo, secondo il pensiero junghiano, è depositario di
una esperienza religiosa e in tale esperienza vi risiede la strada per evolvere verso l’identificazione
e la costruzione del proprio Io. Sebbene reputi la religiosità parte costituente dell’esistenza, Jung si
attiene a studiare le religioni dal punto di vista fenomenologico cioè mettendo tra parantesi la loro
verità oggettiva e facendo astrazione dalla loro pretesa di credenza, di essere l’unica o l’eterna
verità; egli prova a seguire il principio kantiano secondo il quale non possiamo dichiarare niente
sulle cose al di fuori delle nostre categorie di coscienza.
La hybris moderna rischia di confinare l’irrazionale nella sfera della demenza, intesa come assoluta
e spesso violenta rottura del ‘principio di realtà’, ovvero della stella polare che presumiamo indicare
infallibilmente la rotta – morale, sentimentale e cognitiva – del nostro ‘essere in situazione’. Il porsi
al mondo senza riconoscerne la vitalità lo rende un oggetto che può essere solo utilizzato; non vi
sarà altro nel cielo se non un enumerato di leggi di cui immaginarne la poesia diverrà dapprima
superstizione e poi peccato.

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