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ESAME ECONOMIA IN BREVE

AZIENDA: termine di Gino Zappa, è un gruppo di persone che si riunisce per


soddisfare delle necessità comuni. Questi gruppi sono gli ISTITUTI, che sono:
-FAMIGLIA: fine di sostegno reciproco, ha una durata e regole autonome. La sua
attività economica è di consumo dei beni.
-IMPRESA: il fine è di guadagnare soldi, la sua durata si trova nell’atto costitutivo e
le sue regole riguardano la veste giuridica, ossia decidere che tipo di azienda sia. Le
regole sono SEMIAUTONOME quando riguardano il rapporto fra gli organi sociali,
quindi di governance, o TOTALMENTE AUTONOME quando riguardano
l’organizzazione interna e definiscono i ruoli e le funzioni. RUOLI: chi fa cosa,
FUNZIONI: quali attività si svolgono nell’azienda.
L’attività economica dell’impresa è di produzione di beni.
TIPI DI IMPRESE:
-PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI: fine di migliorare le condizioni di vita quotidiana
tramite l’attività di creazione di leggi buone e la fornitura di servizi pubblici.
(produzione quando fornisce servizi, consumo quando fa leggi)
La loro durata è funzionale solo al loro fine.
-NON PROFIT: fine di generare valore sociale, la loro durata si trova nell’atto
costitutivo, le regole semiautonome riguardano la scelta della veste giuridica. La loro
attività economica è di produzione di beni senza fine di lucro (il profitto non è
distribuito fra i proprietari). I dipendenti sono pagati. L’utile dev’essere contenuto
perché le ricchezze devono essere reinvestite.

FORME GIURIDICHE DELLE NON PROFIT:


-ASSOCIAZIONI, COMITATI, FONDAZIONI E COOPERATIVE SOCIALI
-IMPRESE SOCIALI

FORME GIURIDICHE FOR PROFIT( generare profitto da distribuire fra i proprietari)


-IMPRESE
-SOCIETà DI PERSONE/SOCIETà DI CAPITALI
-SOCIETà COOPERATIVE

3 PRINCIPI INDISPENSABILI ALLE AZIENDE


-EFFICACIA: capacità di raggiungere i propri obiettivi, per farlo si raggiungono
obiettivi intermedi, che sono sbilanciati A VALLE del processo produttivo.
A VALLE: parte finale, riguarda la distribuzione(individuazione dei mercati, delivery e
interazione con il clienti).
A MONTE: parte iniziale, riguarda l’ideazione, la progettazione, replicazione e gli
acquisti per la creazione i cui soggetto sono i fornitori.
Fra i due intercorre la DIZIONE: si occupa a monte di rendere possibile la
realizzazione mettendo a disposizione le risorse necessarie e a valle di interfacciarsi
con la distribuzione per consentire la vendita del prodotto e la sua valorizzazione
economica sul mercato.
-EFFICIENZA: capacità di utilizzare al meglio le proprie risorse, e riguarda il processo
d’acquisto A MONTE .
EFFICIENZA INTERNA: azienda che utilizza al meglio le risorse e valorizza le capacità
delle persone.
ESTERNA: azienda che si approvvigiona risorse migliori per le sue possibilità.
La relazione fra efficacia ed efficienza è diretta ma troppa efficienza può portare a
meno efficacia.
-ECONOMICITà: l’equilibrio duraturo nel tempo tra la quantità di risorse impiegate
in un’azienda e attività svolte all’interno di essa. Un’azienda opera con economicità
quando raggiunge contemporaneamente 3 EQUILIBRI:

-EQUILIBRIO ECONOMICO: un’azienda è in equilibrio economico quando il valore


degli INPUT (fattori produttivi) è inferiore al valore dell’OUTPUT (servizio offerto).
Quando si è in equilibrio si guadagnano soldi. Per le aziende pubbliche e le non
profit il valore degli input basta essere leggermente inferiore o uguale al valore
dell’output.
-EQUILIBRIO MONETARIO: un’azienda è in equilibrio monetario quando è in grado di
pagare i propri debiti. Le aziende si ritrovano spesso in disequilibrio monetario,
perciò entrano in accordo col sistema bancario richiedendo un PRESTITO. Le banche
hanno due STRUMENTI per supportare le aziende in questi periodi:
AFFIDAMENTO: contratto con la quale la banca permette all’azienda di andare in
scoperto sul conto fino ad un certo importo.
ANTICIPO DELLA FATTURA: anticipo da parte della banca dell’importo di vendita ad
una azienda, a cui sottrae il costo del proprio servizio.

GENERATORI DI LIQUIDITà: imprese che non sono mai in disequilibrio monetario


perché le dinamiche di incasso sono anticipate rispetto ai pagamenti, la loro
condizione è che la rotazione di magazzino sia abbastanza veloce e che esse trattino
con un cliente finale escludendo clienti intermedi.
-EQUILIBRIO FINANZIARIO: un’azienda è in equilibrio finanziario quando vi è
coerenza fra le fonti e gli impieghi.
FONTI: modalità con cui un’azienda si approvvigiona liquidità
IMPIEGHI: cosa l’azienda compra

FORME GIURIDICHE DELL’IMPRESA


-IMPRESA INDIVIDUALE: la persona fisica, SOGGETTO ECONOMICO, avvia un’attività
economica di cui è proprietario e responsabile, SOGGETTO GIURIDICO, colui che
amministra l’impresa e che risponderà dei suoi debiti personalmente. Questa
impresa è poco formalizzata ma deve necessariamente essere iscritta alla CAMERA
DEL COMMERCIO.
-IMPRESA COLLETTIVA/SOCIETà: più soggetti, SOCI, danno vita ad una attività
rendendo disponibile un capitale sociale che sarà CAPITALE DI RISCHIO. Queste
imprese nascono da un CONTRATTO con la quale più persone conferiscono beni e
servizi per l’attività comune allo scopo di dividere gli UTILI o le PERDITE.
TIPI DI SOCIETà
-DI PERSONE: non hanno PERSONALITà GIURIDICA, come quelle individuali, e perciò
i soci risponderanno ai creditori con il proprio patrimonio, anche se questi sono
obbligati ad attaccare prima il denaro dell’impresa. Hanno AUTONOMIA
PATRIMONIALE IMPERFETTA perché non c’è divisione fra il patrimonio della società
e quello dei privati. Il loro CAPITALE SOCIALE è libero ma gli amministratori devono
necessariamente essere soci in quanto hanno responsabilità di rischio per il
patrimonio degli altri soci.
Un’impresa collettiva di persone nasce dall’ATTO COSTITUTIVO che ne attesta la
legittimità. Le società di persone sono:
SNC ( NOME COMUNE): un nome rappresenta più persone
SAS (ACCOMANDIATE SEMPLICI): ci sono due tipi di soci, ACCOMANDATARI che
mettono un capitale e possono essere amministratori e ACCOMANDANTI, che non
hanno un ruolo nella società e perciò nessuna responsabilità giuridica.
-DI CAPITALI: hanno PERSONALITà GIURIDICA, hanno quindi diritti e doveri e
rispondono dei debiti contratti, avendo AUTONOMIA PATRIMONIALE PERFETTA.
Sono guidate da amministratori che non sono soci. Esse hanno un capitale iniziale
minimo che rappresenta una Garanzia e sono il modello di impresa collettiva più
diffuso.
TIPI DI SOCIETà DI CAPITALI
-SPA(per azioni): il capitale sociale è di 50k e la quota di cessione è libera in quanto
possono essere quotate in borsa, avendo delle azioni. Nascono per essere numerose
e le loro regole sono create per gestire molti soci.
-SRL(responsabilità limitata): il capitale sociale è di 10k ma la quota di cessione è
litata in quanto non possono essere quotate in borsa.
-SAS(accomandata per azioni): caratterizzata da soci accomandanti e accomandatari,
le cui quote sono rappresentate da azioni.
-SPA o SRL con soci UNIPERSONALI: responsabilità del socio limitata e quote di
capitale detenute da un unico proprietario.
-SOCIETà COOPERATIVE: ibrido il cui SCOPO è MUTUALISTICO e non di lucro. Ha un
minimo di 3 soci e hanno PERSONALITà GIURIDICA. I soci non sono necessariamente
amministratori anche se il fine è di tutelare i loro interessi. Esse possono operare
sono in settori specifici:
COOPERATIVE DI LAVORO: il cui beneficio è di trovare ai soci un lavoro adatto alle
loro esigenze.
COOPERATIVE DI CONSUME: come la coop, che dà promozioni ai soci.
COOPERATIVE DI CONFERIMENTO: raccolgono il SURPLUS del territorio in un unico
punto per rivenderlo agevolando l’attività dei produttori senza fare sprechi.
COOPERATIVE SOCIALI: operano nell’ambito delle PRESTAZIONI SANITARIE e in
quello EDUCATIVO. Sono società non profit di tipo A. Le società di tipo B hanno
come obiettivo quello di avviare al lavoro persone svantaggiate.
Le cooperative possono essere a MUTUALITà PREVALENTE: quando prevedono
clausole di NON LUCRATIVITà nello Statuto e rispettano il CRITERIO DELLA
PREVALENZA. A MUTUALITà NON PREVALENTE: quando operano secondo il
principio della DEMOCRAZIA per il quale ogni persona vale un voto e non rispettano
il criterio della prevalenza perché ciò accade A PRESCINDERE DALLA QUOTA DI
CAPITALE VERSATA DAL SOCIO. La quota minima è di 75e.

FORME GIURIDICHE NON PROFIT:


-ASSOCIAZIONI: contratto con comunione di scopo che non è quello di guadagnare
soldi, ma è un interesse di NATURA IDEALE. Le associazioni sono RICONOSCIUTE se
hanno PERSONALITà GIURIDICA, queste devono quindi richiedere il
RICONOSCIMENTO: avere un atto costitutivo registrato presso l’AGENZIA DELLE
ENTRATE e tale domanda deve essere presentata alla PREFETTURA della provincia
che valuterà l’associazione per il suo PATRIMONIO.
L’atto costitutivo deve indicare: NOME,SEDE,PATRIMONIO E SCOPO DELL’ENTE, più
le NORME AMMINISTRATIVE. Queste associazioni hanno dei vantaggi come
richiedere CONTRIBUTI da ENTI PUBBLICI, ricevere EREDITà e comprare IMMOBILI.
Le associazioni NON RICONOSCIUTE non hanno AUTONOMIA PATRIMONIALE
PERFETTA perché mancano di PERSONALITà GIURIDICA e di conseguenze espongono
gli AMMINISTRATORI alla riscossione dei debiti di essa. Queste posso costituirsi
senza un atto perché non sono formalizzate.
-FONDAZIONI: un soggetto mette a disposizione un CAPITALE e gli dona UNO SCOPO
per poi non avere più NESSUN RUOLO. Questo PATRIMONIO, che è il cuore della
fondazione, è gestito da AMMINISTRATORI. La fondazione ha DIPENDETI ed è
un’ENTITà GIURIDICA RICONOSCIUTA.
-COOPERATIVE SOCIALI: Si costituisce con un ATTO PUBBLICO e ha lo scopo di fare
PROMOZIONE UMANA e INTREGRARE SOCIALMENTE I CITTADINI. Con la RIFORMA
DEL TERZO SETTORE sono diventate IMPRESE SOCIALI.
-ONLUS: organizzazione non lucrativa di utilità sociale che seppur creando PROFITTO
lo REINVESTE nella ATTIVITà SVOLTA.
Le onlus di DIRITTO sono: le ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO, ORGANIZZAZIONI
NON GOVERNATIVE ONG, COOPERATIVE SOCIALI.
NON POSSONO: le FONDAZIONI BANCARIE, PARTITI POLITICI, ASSOCIAZIONI DI
DATORI DI LAVORO, ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA.
Le Onlus hanno VANTAGGI quali: esenzione IRES, esenzione dall’IMPOSTA DA
BOLLO, esenzione dalle TASSE.
-IMPRESE SOCIALI: organizzazioni PRIVATE senza scopo di lucro che esercitano
un’attività di PRODUZIONE E SCAMBIO di beni e servizi sociali.

ISTITUZIONI CULTURALI
Contribuiscono alla creazione del PIL nazionale(economico)e rivestono INFLUENZA
sull’OPIONIONE PUBBLICA(sociale).
PRODOTTO CULTURALE
Nasce da ATTIVITà che riguardano ASPETTI INTELLETTUALI, morali e artistici della
vita umana. La CULTURA è l’insieme di SIMBOLI,VALORI, RITI su cui un gruppo fonda
la propria IDENTITà. Secondo Throsby, le attività che generano prodotti culturali
rispondono a 3 CRITERI per essere definite ISTITUZIONI CULTURALI:
1. Comportano CREATIVITà nella produzione
2. Riguardano creazione e comunicazione di SIGNIFICATI SIMBOLICI
3. Il loro risultato implica ESCLUDIBILITà nell’accesso

CREATIVITà: il prodotto culturale comporta innovatività per natura, nasce da


un’ispirazione artistica o dall’incontro di persone con competenze diverse che
interagiscono per creare qualcosa che prima non c’era.
SIGNIFICATO SIMBOLICO: deriva da un atto di attribuzione volontaria ad un
elemento intrinseco nel prodotto culturale. Ogni oggetto può esprimere cultura e
spesso tale significato viene manipolato per trasmettere informazioni o intrattenere.
PROPRIETà INTELLETTUALE: la possibilità di decidere il destino del prodotto e di
godere di suoi eventuali benefici economici. Può essere PROPRIETà INDUSTRIALE
che tutela le idee o COPYRIGHT che tutela gli oggetti e la loro riproduzione non
autorizzata. Il copyright è il diritto a definire l’utilizzo dell’opera, compresa la
remunerazione economica dell’utilizzo. Il copyright è la soluzione al problema della
possibilità di fruizione del settore artistico.

TASSONOMIA DELLE ISTITUZIONI CULTURALI


La tassonomia si fonda su criteri discriminanti:
1. L’ATTIVITà dell’istituzione
2. Le modalità di PRODUZIONE E FRUIZIONE
3. L’ASSETTO ISTITUZIONALE
4. La FINALITà prevalente

ATTIVITà: le istituzioni culturali posso CREARE SIGNIFICATI SOMBOLICI e


COMUNICARLI. In questo rientrano: la SELEZIONE, RECUPERO, CONSERVAZIONE E
VALORIZZAZIONE. Nella comunicazione troviamo la diffusione dei significati dei
prodotti tramite il LINGUAGGIO o la MESSA A DISPOSIZIONE.
FRUIZIONE(offerta al pubblico):
DIRETTA DAL VIVO: il pubblico assiste direttamente e contemporaneamente
all’esecuzione di performance (performing arts/heritage). Il vincolo è che il pubblico
è limitato e non ha possibilità di scelta, che comporta un costo molto alto.

TRASMISSIONE: manca la necessità di presenza di persone che fa calare il costo


unitario. La governance è svincolata dai sussidi pubblici sfruttando le economie di
REPLICAZIONE. La trasmissione è DIRETTA se l’evento è irradiato nel suo verificarsi o
DIFFERITA se registrato e trasmesso in seguito.
RIPRODUZIONE: il prodotto originale è incorporato in un SUPPORTO fisico o virtuale
senza dare al consumatore il suo possesso. C’è scelta di dove e quando che consente
di ottenere ricavi alti riducendo il costo unitario e accrescendo i PROFITTI.
ASSETTO ISTITUZIONALE: definisce la VESTE GIURIDICA delle istituzioni culturali, le
REGOLE(governance) della dialettica fra STAKEHOLDER e influenza i CANALI DI
FINANZIAMENTO.
FINALITà: possono essere di PROFITTO se usano il prodotto culturale per il suo
raggiungimento o di PROMOZIONE CULTURALE se usano il profitto per meglio
gestire un bene pubblico.

POSSIBILE TASSONOMIA
SPECIFICITà ECONOMICHE DEI SETTORI ARTISTICI
L’attività economica è l’insieme di PROCESSI DI PRODUZIONE di merci e servizi per
soddisfare BISOGNI tramite i BENI.
CARATTERISTICHE DEI BENI
-SCARSI rispetto alla loro domanda
-COMPLEMENTARI (aumenta uno aumento l’altro)
-SOSTITUTIVI (due simili per lo stesso bisogno)
-DIFFERENZIATI(moda) INDIFFERENZIATI (zucchero)
-USA E GETTA o DUREVOLI
-SINGOLI o COLLETTIVI
-BENI PUBBLICI: che non vengono DISTRUTTI con il CONSUMO, non limitano la
possibilità di consumo per altre persone. Sono i beni ARTISTICI e CULTURALI.
-BENI DUPLICABILI: hanno diverse tipologie di FRUIZIONE e costo basso
-BENI ECONOMICI: DONATI se si cedono, CONDIVISI senza scambio economico o
SCAMBIATI per controprestazioni. Hanno VALORE DI SCAMBIO che comporta che il
loro consumo ESCLUDE gli altri dal goderne. Il loro valore è il PREZZO definito dalla
NEGOZIAZIONE fra DOMANDA E OFFERTA. Sono scarsi.
SPECIFICITà ECONOMICHE DELLE INDUSTRIE CREATIVE
Sono state categorizzate da CAVES nel 2000 che individua 7 caratteristiche del
PRODOTTO CULTURALE:
-INCERTEZZA: consumatore e produttore non hanno le stesse informazioni.
IGNORANZA SIMMETRICA: il venditore non può predire il successo di un prodotto
ma può cercare di prevederla con degli STRUMENTI (trailer)
-ARTS FOR ART’S SAKE: I lavoratori creativi accettano PAGHE MINIME o fanno
VOLONTARIATO. Si generano due risvolti negativi: il RICAMBIO DEL PERSONALE e
INCAPACITà di distinguere la qualità dei PROFESSIONISTI.
-MOTLEY CREW PRINCIPLE: la produzione di prodotti culturali richiede INPUTS che
combinano CATEGORIE PROFESSIONALI DIVERSE. Ogni input dev’essere performato
con un limite di qualità.
INFINITE VARIETY: ad una SERIE DI INPUT corrispondono INFINITI UOTPUT. Bisogna
comprendere quali input siano validi e saper comunicare l’unicità del prodotto a
causa della concorrenza INTER TIPO(settori diversi) e INTRA TIPO (stessi prodotti). Si
ha una DIFFERENZIAZIONE VERTICALE per uno stesso prodotto con output diversi o
una DIFFERENZIAZIONE ORIZZONTALE fra due prodotti in cui un ATTIBUTO manca o
è presente meno intensamente.
-A LIST/B LIST: classificazione dei prodotti per le loro CAPACITà E ORIGINALITà =
differenze di talento.
-TIME FLIES: rispettare un preciso TIMEFRAME
-ARS LONGA: capacità dei prodotti di ricavare VENDITE molto dopo la loro
produzione.

PROBLEMATICHE GESTIONALI
Il rapporto fra industrie creative e pubblico è complesso, perciò si pone più
attenzione nell’OFFRIRE SERVIZI e la loro EROGAZIONE tramite adeguati strumenti
gestionali:

-focalizzazione sulle attività di promozione e distribuzione

L’attività di gestione delle imprese si concentra maggiormente sulla creazione ,


distribuzione e promozione del prodotto. Esiste una separazione fra la creazione,
che viene tralasciata dalla gestione, e gli altri aspetti indirizzati a rendere più adatto
il prodotto per il mercato.

-costruzione di repertori con un numero elevato di prodotti da proporre

In questo modo si diversifica il rischio e si accresce la probabilità di avere un


prodotto di successo. Es. Hit. vi sono due variabili: il successo del repertorio deve
essere in grado di ricoprire l’insuccesso, e l’opportunità di diversificare il rischio
spinge le imprese verso la crescita dimensionale (tanto più grande, maggiori sono le
possibilità di espansione)

-utilizzare format: elementi che dimostrano di avere successo come l’utilizzo di


personaggi celebri, l’identificazione di un target e la serializzazione.

Creazione di un genere che comunichi al pubblico il prodotto offerto per far fronte
all’ostacolo dell’ignoranza. La serializzazione sfrutta un prodotto di successo per
formare una serie di prodotti simili correlati ad esso.

-ruolo degli intermediari, gatekeeper (si pone fra il creativo e il cliente)

Operatori che costituiscono il trait d’union fra il momento creativo e il mercato. Tali
figure riconoscono la potenza artistica portando i creativi in una direzione che
valorizzi la sensibilità di mercato (commerciabilità). Essi sono in grado di influenzare
la creatività indirizzandola verso i gusti del pubblico. Es. Editor

-integrazione verticale, orizzontale, multisettoriale

VERTICALE(traslare sui distributori di rischio) Garantire uno sbocco sul mercato ai


prodotti e una produzione forti nei luoghi prossimi all’acquisto e al consumo.

ORIZZONTALE (eliminare la concorrenza = takeover) ridurre il numero di offerte


presenti sul mercato.

MULTISETTORIALE (ingresso di settori affini per poter valorizzare i propri prodotti


tramite sforzi di produzione) Per una gestione di successo vengono individuati
due elementi fondamentali: il presidio del copyright e il presidio della relazione
con il pubblico, che deve essere disposto a pagare i diritti di copyright per
usufruire del prodotto.

A volte si ricorre alla SWOT ANALYSIS: strumento che mette in comparazione i


punti di forza e i punti di debolezza dell’evento culturale. Eccellente per
comprendere le potenzialità di un progetto e per identificare le debolezze che
eventuali cambiamenti nell’ideazione possono mascherare: può far risaltare
minacce insite nell’effettuazione dell’evento o quei vincoli che possono
pregiudicarne il successo. Un’ulteriore riflessione spetta per avvenimenti di
grandi dimensioni o con impatto urbano e territoriale, le cosiddette FORZE IN
CAMPO. Questa analisi consiste nell’elencare i pro e i contro nel caso di
condizioni spinose anche a livello politico.

COSTI FISSI E COSTI VARIABILI

-Fissi: costi che non variano al variare dalle quantità prodotte.


-Variabili: costi che variano a seconda delle quantità che produco

-Costi totali= costi fissi + costi variabili, man mano che crescono le unità cresce il
ricavo

-Punti di pareggio: punto in cui i costi totali sono coperta senza perdite. Ci è utile per
individuare facilmente la quantità di unità che devo produrre o vendere per
pareggiare tutti i costi. È difficile da raggiungere perché i costi fissi delle imprese
culturali sono molto alti, perché il prodotto culturale richiede un alto numero di
competenze diverse per essere realizzato nella sua complessità. Anche i costi
variabili sono abbastanza alti (come i consumi o il cachet degli artisti). Di solito le
entrate sono basse, dati i bassi costi dei biglietti. Inoltre, sono incapaci di avere altri
finanziamenti.

Troviamo poi delle barriere ai consumi:


-monetarie (a volte non si conosce il valore della cultura e non viene considerata fra
i bisogni primari per cui si è disposti a pagare).
-psicologiche ( scarsa alfabetizzazione all’arte)
-conoscitive (incapacità di leggere i contenuti)
-informative (scarsa inclusività nell’informazione anche per mancanza di fondi)

BAUMOL DESEASE: Baumol e Bowen hanno definito la cultura malata, il progresso


tecnologico si incorpora in essa o in modo PROGRESSIVO, per il quale,
l’avanzamento tecnologico fa sì che il processo produttivo sia più efficace ed
efficiente, riducendo i costi; o STAGNANTE perché non può adattarsi a tutte le
attività e di consenguenza non aumenta la produttività (es teatro, lo spettacolo è
prodotto da persone che non possono essere sostituite).

TEORIA DELLA CRESCITA SBILANCIATA

Il settore culturale presenta aumenti tecnologici e di produttività minori rispetto alla


crescita dell’economia, e dunque dell’inflazione. Per far fronte all’inflazione si ha un
aumento dei salari che porta ad una crescita dei costi per unità. Se i prezzi sono
troppo alti si verifica una contrazione della domanda che porta o all’estinzione del
settore o attiva la ricerca di finanziamenti esterni. Secondo loro, quindi, la cultura
deve essere finanziata dallo Stato per la sopravvivenza delle aziende.

FORME GIURIDICHE DELLE AZIENDE CULURALI

-Imprese(produzione e distribuzione)

-Istituzioni culturali (PA) enti di pubblica amministrazione


-Aziende non profit (valorizzazione, progettazione e produzione)
PA e non profit vanno insieme perché hanno carattere non economico.

Le aziende pubbliche si finanziano con

-Autofinanziamento: servizi e attività messi sul mercato e scambiati per un valore


economico. Il CORE dell’offerta è costituito dal prodotto culturale che è la ragione
primaria per cui il pubblico decide di usufruirne. Attorno ad esso si collocano servizi
di supporto alla fruizione, che possono essere SERVIZI COMPLEMENTARI se sono
funzionali alla prestazione di base e accrescono il valore del servizio (es audio guide)
o SERVIZI ACCESSORI se arricchiscono l’offerta di benefici periferici rispetto al core
(es caffetteria). Solitamente i servizi complementari rientrano nella categoria di
FORNITORI DI CAPACITà, che accresce le capacità del pubblico, mentre i servizi
accessori rientrano in quella di ALLEVIATORI in quanto alleviano uno sforzo che
altrimenti dovrebbe fare il pubblico. A queste fonti si unisce la cessione di diritti
sulla riproduzione di opere, anche cartoline e poster.

-Finanziamento pubblico: avviene con l’intervento diretto o indiretto. Le imprese


pubbliche ricevono dei trasferimenti periodici da altre aziende pubbliche a fondo
perduto. Il finanziamento può essere diretto all’offerta, ossia alle istituzioni o
soggetti che producono cultura. Il finanziamento alla domanda avviene invece dai
soggetti finanziatori ai consumatori (bonus cultura).
Il finanziamento indiretto porta a delle agevolazioni o riduzione dei costi. Il
finanziamento indiretto all’offerta comprende riduzioni di spese, sgravi fiscali. Il
finanziamento indiretto alla domanda comprende riduzione dei costi a vantaggio
della cultura, se consumi cultura.

CRITERI DI DISTRIBUZIONE DEI FONDI

Spesa storica: si finanzia la stessa cifra spesa per l’anno precedente per l’anno
corrente.

Piè di lista: si rimborsano le spese.

Finanziamento per progetto: si finanzia solo un determinato progetto/investimento.

Finanziamenti di gara: viene creato un bando da un soggetto pubblico o privato con


criteri per ottenere risorse finanziare utili alla realizzazione di un progetto.

FUNDRAISING

È un processo che ha come obiettivo quello di aumentare le risorse dell’impresa


culturale per il raggiungimento dei fini istituzionali. Può essere in senso stretto: sole
risorse finanziarie, in senso ampio se si considerano tutte le risorse anche
immateriali.

TIPOLOGIE DI FUNDRAISING

Parternship: quando si condividono le attività e competenze e per un obiettivo


comune fra privati ma anche pubblici.

Sponsorizzazioni: contatto per il quale vengono trasferiti dei fondi o dei beni e
servizi a delle imprese culturali per il quale si ottiene un ritorno in immagine per lo
sponsor. A volte, invece, è opportuno legare la somma ricevuta ad una concreta
attività svolta.

Membership: donazioni fatte da imprese o singoli individui. Il beneficio sta per loro
nell’essere facilitati all’accesso di annesso servizio a seconda di quanto si è disposti a
finanziare.

Crowdfunding: micro-finanziamento che mira a raccogliere piccole somme di denaro


da tanti donatori, si utilizza soprattutto internet per mettere in contatto il
proponente con i potenziali donatori.

SERVICE MANAGMENT A SUPPORTO DEI PRODOTTI CULTURALI

Gli elementi che possono supportare la gestione del servizio sono:

-Il CONCEPT che serve a identificare il contenuto della proposta culturale e i benefici
che vuole assicurare al cliente. I BENEFICI posso essere ESPLICITI o IMPLICITI.

-La scelta del SEGMENTO DI MERCATO al quale rivolgere l’offerta. L’interazione con
il pubblico avviene in luogo fisico (SERVICESCAPE) e si avvale di tecnologie volte a
renderla possibile . l’aspetto di tale luogo contribuisce a creare le aspettative circa la
qualità dell’offerta erogata in quanto può attrarre o allontanare i compratori.

-La BRAND di istituzioni ne esprime gli elementi identitari e ha un impatto sulla


capacità del pubblico di identificarsi in quest’ultima. Su di essa agiscono gli elementi
VISIBILI come il servicescape e le INTERAZIONE PASSATE CON IL PUBBLICO.

-La COMUNICAZIONE serve a mettere a punto un sistema di informazioni che si


vogliono trasmettere al pubblico. Essa può utilizzare diversi strumenti come la
pubblicità, le promozioni, in base alla disponibilità delle risorse e assolve anche la
funzione di mantenere relazioni con i consumatori.

-Il NETWORK consiste nell’attivazione di relazioni con soggetti esterni all’istituzione


per la promozione di eventi o per lo sviluppo di meccanismi che facilitino la
fruizione.
Nel sistema di erogazione risulta centrale il pubblico che incide sulla fruizione da
parte del singolo.
Nelle istituzioni culturali esistono tre tipi di relazioni:

-PRIMARIE: fra gli elementi che interagiscono per originare il servizio

-INTERNE: fra la parte visibile dell’istituzione e quella non visibile dell’azione del
servizio

-DI CONCOMITANZA: dovute alla presenza di servizi erogati contemporaneamente a


diversi utenti.

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