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dal lupo al cane

A partire dal Paleolitico, l’uomo ha tentato la domesticazione di varie specie:


Tutti gli animali che l’uom0
è riuscito ad addomesticare hanno alcune caratteristiche in comune:

orientamento positivo verso l’uomo e tolleranza alle manipolazioni

capacità di mantenere l’attaccamento anche dopo l’adolescenza

socialità e intelligenza sociale

robustezza e adattabilità all’ambiente

capacità a riprodursi
Probabilmente all’inizio si trattava di commensalismo, cioè il proto-cane viveva e
si riproduceva
in maniera selvatica, ma usufruiva dell’ambiente creato dall’uomo e si nutriva
anche dei suoi avanzi.
Già questo era un vantaggio, perchè i cani tenevano puliti i villaggi, svolgevano
il compito di spazzini
e probabilmente davano segnali di allarme. Gli abitanti dei primi insediamenti
umani potevano così dormire
tranquilli e riposarsi prima di affrontare la caccia, perchè erano i cani
responsabili nell’avvisare di
eventuali pericoli.

Il processo di addomesticamento è stato avviato probabilmente circa 15000 anni fa


(ci sono anche studi
che riportano la data molto più indietro nel tempo ma sembrano meno attendibili), e
si è protratto
ancora per circa 6000 anni. Durante il Paleolitico, le donne adottavano cuccioli di
lupo molto piccoli,
prima delle 2-3 settimane di vita, prima che diventassero diffidenti nei confronti
dell’uomo e li crescevano
insieme ai loro figli, spesso anche allattandoli al seno. Contemporaneamente
venivano uccisi i lupi che
si mostravano aggressivi, dando il via ad una vera e propria selezione. Durante il
Neolitico i cani si sono
integrati sempre di più nella vita del villaggio, sono diventati sempre più
“collaborativi” nei confronti
degli uomini e, in seguito, sono stati utilizzati anche nella caccia, nella guardia
degli armenti e perfino
nella conduzione del bestiame!

I primi gruppi etnici di cani si sono differenziati a partire da quattro grandi


gruppi di lupi:
lupo indiano e arabo – da qui originano i cani ferali dell’Asia occidentale e sud-
orientale, i levrieri
primitivi, i cani nudi, i levrieri orientali e i segugi

lupo europeo e nordamericano – da qui originano i cani nordici, i cani da pastore,


i cani da acqua, i
guardiani del bestiame e i molossi

lupo cinese – da qui originano i cani del tibet e i chow chow


lupo giapponese – da qui originano gli spitz giapponesi e il gande cane americano

Dai primi gruppi etnici si sono via via differenziate le razze, spesso
esclusivamente per l’intervento
operato con la selezione artificiale da parte dell’uomo. Ecco perchè i cani
appartenenti ad una stessa
razza, mostrano caratteristiche morfologiche molto simili e peculiarità
caratteriali. Di frequente si
sente parlare di “caratteristiche di razza”, a volte anche con connotazione
negativa, facendo intendere
che alcuni comportamenti sono determinati geneticamente e, per questo, non
modificabili. Ovviamente questo
non sempre è vero, le caratteristiche di razza sono per lo più una sorta di
predisposizione genetica ad un determinato range di comportamenti, ma non è
assolutamente detto che tutti i cani della stessa razza debbano mostrare gli stessi
comportamenti. Ogni individuo è sempre diverso dagli altri, ha sue peculiarità e
una personalità che dipende, oltre che dalle caratteristiche ereditate
geneticamente, anche dall’ambiente in cui vive, dall’educazione ricevuta, dalle
esperienze di vita.

Nei prossimi articoli ci occuperemo dei diversi gruppi etnici, e approfondiremo il


discorso per alcune razze,
scoprendo così che a volte l’uomo ha creato ottimi cani da lavoro o da compagnia,
e che in altri casi ha
invece provocato un vero e proprio maltrattamento genetico.
OSSA CHE PARLANO. Uno studio dell'Università di Aberdeen (Scozia) condotto in
collaborazione con musei,
università e collezioni private di tutto il mondo ha permesso di comparare
centinaia di antichi scheletri
di lupi e cani, rivelando nelle ossa canine alcuni indizi della avvenuta
domesticazione. Per esempio,
l'appiattimento delle punte delle vertebre dorsali dei cani, che suggerisce che gli
animali portassero
carichi sul loro dorso. O ancora, la mancanza di coppie di molari nella mascella
inferiore, forse legata
all'uso di briglie con cani-lupo con compiti di traino.

CHI TROVA UN AMICO... Questa forma di aiuto risultò cruciale per la sopravvivenza
dei nostri antenati.
E il legame con i cani non fece che rafforzarsi ulteriormente. Uno studio
giapponese pubblicato proprio
in questi giorni su Science rivela l'arma definitiva che i cani utilizzarono per
fare breccia nei cuori umani: l'ossitocina.
NO SGUARDO CHE PARLA. Secondo Takefumi Kikusui, etologo dell'Università di Azabu a
Sagamihara, Giappone,
i cani sarebbero riusciti a fare proprio un meccanismo tipico del legame tra madri
e figli: quello per cui,
fissandosi negli occhi, si stimola la reciproca produzione di ossitocina, un
ormone che rafforza la reciproca
fiducia ed empatia e aiuta a capirsi anche in assenza di una comunicazione verbale.
Questa capacità avrebbe
aiutato i cani a legare con gli esseri umani, e sarebbe uno dei motivi che ci
spinge a definirli ancora
oggi parte integrante della famiglia.

lupi travestiti Barbara Gallicchio