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PREMESSA

Il Messaggio dato dalla Madonna a Medjugorje il 25 giugno 2006, in occasione del 25°
anniversario dell’inizio delle apparizioni, lo considero di un’importanza speciale a causa di quella
che io ritengo essere una particolare promessa.

Prima di trattare di tale promessa, è, però, opportuno fare un rapido consuntivo di tutto il
messaggio di Maria.

Dichiarazione: tutto quanto è scritto qui di seguito è da ritenersi sottoposto al giudizio della
Chiesa, al quale fin da ora e volentieri mi adeguo.

N.B.: le citazioni dei Messaggi della Madonna dati alla parrocchia di Medjugorje sono tratti
dal sito web ufficiale della parrocchia stessa (medjugorje.hr.nt4.ims.hr/), mentre le citazioni tratte
dal Magistero del Papa sono tratte dal sito ufficiale della Santa Sede (www.vatican.va/)

1
INTRODUZIONE

1. Dio, colui che è Santo

Etimologicamente santo significa separato. Perciò, in senso assoluto, solo Dio, il


Totalmente Altro, è santo, anzi: il Santo. Ma egli partecipa la sua santità agli angeli e agli uomini
che vivono in comunione con lui.

Ma tutto il creato risplende della santità divina per cui, se in senso stretto il termine santo
può essere applicato solo a Dio e in senso largo si può applicare anche agli uomini e agli angeli, in
senso ancora più largo si può riferire perfino alle cose e, perciò, anche ai luoghi e ai tempi.

2. Cosa si intende per “luogo santo”

Con l’incarnazione del Figlio, l’Eterno è entrato nel tempo e l’Infinito si è reso presente nel
finito. Da allora ogni tempo ed ogni luogo sono in qualche modo in relazione con la santità divina.

A seconda delle prospettive si potrebbe definire come luogo santo: l’Eucaristia, il Paradiso,
la Chiesa, il cuore dell’uomo…
Comunemente, però, per luogo santo si intende un luogo geografico dove Dio manifesta in
modo speciale la propria santità e misericordia, come i luoghi biblici o i santuari.

Come vi sono ricorrenze a carattere universale, locale e personale, così il significato dei
luoghi può essere universale, locale e, anche, solo personale.

3. I luoghi santi come “mezzo”

I luoghi santi, come le reliquie, sono strumenti concreti, conformi alla natura umana, che
favoriscono e stimolano lo zelo e l’amore.
Essi, similmente al mantello attraverso cui Gesù guarì l’emorroissa (cfr. Mc 6,56), possono
essere usati da Dio per diffondere la grazia.

Dio, nella sua assoluta libertà, può effondere la sua grazia (e le sue grazie particolari) anche
senza ricorrere a certi mezzi ma, ordinariamente, li usa.

Per il cristianesimo, religione nello stesso tempo trascendente e concreta al massimo grado, i
luoghi santi non sono l’essenza della santità, così come il pennello non è l’essenza della pittura, ma
sono dei mezzi capaci di manifestare l’azione di Dio nella storia, in quanto: “Dio si rende presente
in uno spazio e in mezzo a una comunità… mostrando di essere -Dio con noi-”.1

Col Nuovo Testamento, lo “spazio sacro ha il suo culmine in Cristo, che è ormai
personalmente il nuovo -tempio-… Con la sua venuta, il culto è destinato a superare radicalmente i
templi materiali… Tutto ciò evidentemente non esclude che i cristiani… possano avere luoghi di
culto; è necessario tuttavia che non si dimentichi il loro carattere del tutto funzionale alla vita
cultuale e fraterna della comunità, nella consapevolezza che la presenza di Dio per sua natura non
può essere racchiusa in nessun luogo, giacché tutti li permea, avendo in Cristo la pienezza della
sua espressione e della sua irradiazione”.2

1
Giovanni Paolo II, Roma, 27 Novembre 2002, Udienza Generale.
2
Giovanni Paolo II, Lettera sul Pellegrinaggio ai luoghi legati alla storia della salvezza, n. 3, anno 1999.

2
Perciò, un attaccamento esagerato a dei luoghi santi, come a qualsiasi cosa che non è Dio,
costituisce un ostacolo nel cammino spirituale che può condurre fino ad una falsa devozione e
all’idolatria come quando, ad esempio, i luoghi santi divengono pretesto di orgoglio nazionalista.
Per contro, però, un amore puro e sincero verso i luoghi santi manifesta la tensione
dell’anima verso l’Assoluto, cioè verso Dio che, trascendendo tutto, tutto comprende.

4. Luoghi santi e patria terrena

Se gli eventi della Redenzione, sebbene compiuti in Terra Santa e all’interno del popolo
ebraico, sono a favore di tutti, in qualche modo lo sono anche le grazie particolari che dalla
Redenzione provengono e dipendono, quali le apparizioni della Madonna o dei santi.
Esse, pur cominciando a manifestarsi in determinati luoghi, essendo beni essenzialmente
spirituali e soprannaturali e, perciò, essendo connesse all’eternità, per loro natura sono atte a
superare la materia e il tempo.

Dice la Parola di Dio: “Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del
profeta” (Mt 10,41). Ciò potrebbe anche significare: chi accoglie una grazia particolare per ciò che
è, ne riceverà i benefici, ovunque essa si manifesti.

Ma come conciliare l’amore che il cristiano ha per i luoghi sacri con l’amore per la propria
patria materiale o per la propria terra?
Piano materiale e piano spirituale, e perciò patria fisica e luoghi santi, sono tra loro in
relazione, si “intersecano”, ma non vanno confusi; non si contrappongono ma si integrano: sono
situati su livelli diversi, anche se possono coincidere.
Perciò si può vivere in pienezza l’appartenenza alla propria patria fisica senza che venga
meno la propria “appartenenza” ai luoghi santi: si appartiene alla patria materiale e a quella
spirituale, a ognuna secondo il modo che le è proprio.

I luoghi santi sono voluti da Dio per sollecitare gli uomini ad attuare il precetto dell’amore,
che comanda di amare gli altri come se stessi e, di conseguenza, di la patria degli altri come fosse la
propria. Tutto deve condurre all’unità, anche le differenze.

5. Il pellegrinaggio

I luoghi santi chiamano al pellegrinaggio che “evoca il cammino personale del credente
sulle orme del Redentore”. 3

Il pellegrinaggio è una realtà in cui l’aspetto concreto, cioè il recarsi fisicamente in un luogo
in cui Dio manifesta la grazia, esprime l’aspetto spirituale, che è essenziale.
Infatti, se Gesù, invece di invitare il mondo a Gerusalemme, ha inviato gli Apostoli e i
discepoli nel mondo a portare la salvezza, vuol dire che la grazia della Redenzione, che è l’essenza
della fede in ogni tempo, trascende il tempo e i luoghi.

Il pellegrinaggio è per l’uomo e non viceversa: attribuirgli troppa importanza comporta il


rischio di rimanerne schiavizzati. Non sono infatti le pratiche religiose in se stesse a donare la
grazia, ma Dio.
Ciò, però, non toglie che l’aspetto fisico del pellegrinaggio è intimamente connesso alla
grazia. Infatti: “Tutto l’essere del credente è… proteso verso il Signore, spinto da un desiderio
quasi fisico e istintivo”.4
3
Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Incarnationis Misterium, 7, anno 1998.
4
Giovanni Paolo II, Roma, 28 Agosto 2002, Udienza Generale.

3
Intraprendere un pellegrinaggio è un po’ come “appropriarsi” del luogo in cui si va per
“appropriarsi” delle grazie che Dio vuole elargire attraverso di esso, in modo da poter vivere sempre
più profondamente della vita divina.

Sminuendo eccessivamente il pellegrinaggio si rischia di relativizzare la stessa presenza viva


di Dio fra gli uomini: di fatto sono molte le persone che attraverso un pellegrinaggio hanno trovato
la via della salvezza e non è un caso che il pellegrinaggio pasquale di Gesù a Gerusalemme,
culminato col suo Sacrificio sul Calvario e con la sua risurrezione, è l’evento concreto attraverso il
quale è entrata nel mondo la Salvezza.

6. Il pellegrinaggio come atto di fede

Il pellegrinaggio porta frutto solo se compiuto con fede e amore: la gloria dei santi in
Paradiso, infatti, è proporzionata alla carità.
Di conseguenza per un’anima può essere più utile partecipare ad un solo pellegrinaggio con
grande amore, piuttosto che a cento con poco fervore, così come si può ricavare più acqua da un
pozzo attingendo una volta sola con una botte, piuttosto che cento volte con un bicchiere.

Il pellegrinaggio cristiano si configura come una chiamata divina che ordinariamente si


manifesta attraverso un sincero desiderio di compierlo e l’opportunità di intraprenderlo senza che si
manchi ai propri doveri.

7. Il pellegrinaggio spirituale

Molte persone sono impossibilitate a compiere dei pellegrinaggi pur desiderandolo. Basti
pensare a chi non ha possibilità economiche, a certi malati, ai consacrati che vivono in clausura, a
chi è chiamato da Dio ad un servizio che richiede una presenza costante, come quella di certi
missionari. Costoro, forse, non possono usufruire del mezzo spirituale del pellegrinaggio?

Quando non è possibile effettuare materialmente un pellegrinaggio desiderato, l’offerta della


rinuncia può apportare all’anima più frutti del pellegrinaggio stesso.
Così la malattia, l’indigenza, la clausura, il proprio dovere compiuto con dedizione ed
amore, suppliscono spesso abbondantemente al pellegrinaggio.

In ogni caso chi non può recarsi in un luogo fisicamente, lo può fare spiritualmente.
Quella del pellegrinaggio spirituale è una prassi consolidata nella Chiesa, attuata in più di
un’occasione anche da Papa Giovanni Paolo II, come quando, riferendosi al suo pellegrinaggio in
Terra Santa in programma per il Giubileo del 2000, scrive: “Fin d’ora…lo sto compiendo in senso
spirituale, giacché andare anche solo col pensiero a questi luoghi significa in qualche modo
rileggere il Vangelo stesso, significa ripercorrere le strade che la Rivelazione ha percorso”.5

Scrive l’Apostolo Paolo ai Corinzi: “io, assente col corpo ma presente con lo spirito…”
(1Cor 5,3).
Lo Spirito umano, pur essendo indissolubilmente unito al corpo, ha in qualche modo la
capacità di “estendersi” ovunque, così come il cuore umano ha la capacità di “racchiudere” tutto: il
desiderio e l’amore non hanno limiti spaziali e temporali.
Certi luoghi, che sono anche “luoghi” spirituali, più che essere immaginati come gli spazi
fisici, potrebbero forse essere meglio pensati come spazi nell’anima, in cui lo spirito umano, che

5
Giovanni Paolo II, Lettera sul Pellegrinaggio ai luoghi legati alla storia della salvezza, n. 10, anno 1999.

4
evoca l’intera persona, si muove senza quelle barriere che caratterizzano gli spazi materiali per la
materia.

Questa “capacità” dell’anima di “comprendere” tutto si realizza pienamente in Dio: in Cristo


l’uomo è misticamente, ma realmente, presente dove è presente lo Spirito Santo.
E’ nello Spirito Santo è pienamente vera la famosa affermazione di San Giovanni della
Croce per cui l’anima vive più dove ama che dove vive.
Se, come dice sant’Agostino, Dio è più intimo all’uomo dell’uomo stesso, ciò che è di Dio
appartiene all’uomo più di ciò che è umano e, di conseguenza, l’anima ama ciò che lo Spirito Santo
ama e lo Spirito Santo, che ispira e pervade l’anima, ama ciò che l’anima ama.

Padre Livio Fanzaga, nel libro Sui passi di Bernardette, racconta di quando la giovane
veggente di Lourdes, che andava alla grotta sul fiume Gave per un’apparizione della Vergine Maria,
trovò la strada sbarrata da tavole, tanto che fu costretta a fermarsi a notevole distanza dal luogo
dove avrebbe dovuto incontrare la Madonna.
La Vergine, però, le apparve ugualmente.
Qualcuno, poi, chiese a Bernardette come avesse potuto vedere la Madre di Dio da tanto
lontano. Ella rispose: “Non vedevo né le tavole, né il Gave; mi sembrava di essere nella grotta, non
più lontana delle altre volte! Non vedevo che la Santa Vergine”. 6

Maria, anche quando scende sulla Terra, rimane in Paradiso, e chi sta con lei e in lei, anche
se presente sulla Terra, in certo modo è ancora più presente in Cielo. Dice Gesù: “Se uno mi vuol
servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo” (Gv 12,26).

Attraverso l’amore e la fede, che sono l’essenza dei pellegrinaggi, l’anima può beneficiare
delle grazie che Dio manifesta nei luoghi santi anche se il corpo non è presente.
Di fatto, quello che forse è il più grande dei miracoli di Lourdes tra quelli ufficialmente
riconosciuti, e cioè la guarigione ottenuta nel 1875 da Peter van Rudden, a cui sono ricresciuti
istantaneamente sei centimetri di tessuto osseo di una gamba, non è avvenuta a Lourdes, ma nelle
Fiandre, presso una riproduzione della grotta in cui la Madonna apparve a Santa Bernardette.

Il Salmo 83 declama: “L’anima mia languisce e brama gli atri del Signore… Beato chi abita
la tua casa: sempre canta le tue lodi!” (Sal 83,3.5): colui che abita veramente la casa del Signore, è
chi la brama per incontrarlo, cioè chi brama Dio. Beato è chi canta le lodi di Dio, cioè è colui che
prega, perché Dio si fa conoscere nella preghiera.

Continua il Salmo: “Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo
viaggio” (Sal 83, 6): il pellegrinaggio, che il Salmo chiama il santo viaggio, è essenzialmente un
atto del cuore in risposta ad un dono divino. Richiede perciò la forza che dona Dio, cioè la grazia.

E ancora: “Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove” (Sal 83,11): se è vero che
per Dio mille anni sono come un solo giorno e un giorno è come mille anni (cfr 2Pt 3,8), la grazia
del santo viaggio, fosse stato pure di breve durata, può manifestare i suoi frutti per tutta la vita.

8. Pellegrinaggio esplicito ed implicito

Consideriamo il caso di chi non ha conoscenza di un certo luogo santo o ne ha sentito


parlare solo di sfuggita, tanto da non desiderare esplicitamente di recarvisi in pellegrinaggio.
Che non possa forse usufruire delle grazie che là si manifestano?

6
Padre Livio Fanzaga, Sui passi di Bernadette, Sugarco, 2002, pag. 161.

5
L’infinito bene spirituale che proviene da Cristo è messo dalla Chiesa a disposizione di tutti
cosicché, chi vive in stato di grazia, beneficia in qualche modo di tutte le grazie. Infatti Dio: “che
non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa
insieme con lui?” (Rm 8,32).
Chi ha Dio ha tutto.

Chi più è santo, cioè chi più vive in comunione con Dio, più beneficia delle grazie che egli
elargisce, in certo modo anche di quelle di cui non è a conoscenza.
Così, ad esempio, della grazia che si manifesta a Lourdes beneficia di più chi è più santo,
anche se a Lourdes non ha mai messo piede, di chi vi si reca annualmente ma è meno santo.

Ma non per questo il pellegrinaggio annuale a Lourdes è inutile. Infatti, anche se alla grazia
di Lourdes si partecipa, essenzialmente, per mezzo della santità, Dio può chiamare alla santità
attraverso una esplicita vocazione a Lourdes, che deve essere corrisposta.
E, di fatto, la grazia che Dio vuole elargire a Lourdes si diffonde in modo particolare anche
attraverso “grazie” specifiche, come, ad esempio, quella del pellegrinaggio annuale.

Possiamo perciò considerare un pellegrinaggio esplicito, che può essere fisico o spirituale,
ed un pellegrinaggio implicito, cioè non consapevole, che, superando lo spazio e, anche, il tempo,
può in qualche modo realizzarsi nella Chiesa attraverso la comunione dei beni spirituali.

I. La presenza di Maria a Medjugorje

Padre Slavko, grande testimone di Medjugorje, ha detto che la Madonna appare nei cuori.
Pertanto la presenza della Madonna a Medjugorje, più ancora che una discesa sulla Terra, si
configura come una manifestazione nei cuori.
Di conseguenza, chi “vive” la Madonna e “sta” con lei, dovunque si trovi si rende, in
qualche modo, presente a Medjugorje, dove Maria si manifesta in modo speciale.

Semplificando, si potrebbe dire che la speciale presenza della Madre di Dio a Medjugorje si
manifesta soprattutto in 2 forme:
1) in una presenza costante, in quanto Medjugorje è stata scelta come un’oasi di pace a cui
tutti, perennemente, possono fare riferimento;
2) attraverso le apparizioni e la “presenza corporale”.

1. Il tempo di Medjugorje

La Madonna a Medjugorje parla di un “tempo nuovo”: “Con voi desidero rinnovare la


preghiera e invitarvi al digiuno, che desidero offrire a mio Figlio Gesù per la venuta di un tempo
nuovo, un tempo di primavera”.7

Come deve essere intesa un’affermazione del genere? In senso assoluto, infatti, il “tempo
nuovo” è quello della Chiesa, inaugurato da Gesù: solo la Chiesa, in se stessa, è necessaria alla
Salvezza.
Medjugorje, perciò, va relativizzata alla Chiesa: ciò che vale per la Chiesa a livello assoluto,
può riguardare anche Medjugorje a livello relativo, e ciò che si può dire di Medjugorje riguardo alla
salvezza, lo si può dire a maggior ragione ed in modo compiuto della Chiesa.

7
Messaggio del 25 ottobre 2000.

6
Ad ogni tempo bastano i segni che Dio concede. Gesù stesso rifiutò di fare il segno che i
suoi contemporanei pretendevano (cfr Mt 12,39), in quanto era superfluo: i più opportuni per
rivelare l’infinito amore di Dio erano quelli che stava già manifestando.

Per i nostri tempi il “segno” Medjugorje è necessario. La Salvezza, infatti, oggi prende la
“forma” anche, e in modo speciale, degli eventi di Medjugorje, in quanto lo Spirito Santo“attualizza
nella Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi l’unica Rivelazione portata da Cristo agli uomini,
rendendola viva ed efficace nell’animo di ciascuno”.8

Naturalmente la Salvezza, oggi, non si manifesta solo attraverso Medjugorje, ma assume


anche altre forme. Gli eventi medjugorjani, però, rivestono un’importanza speciale, in quanto
specialissime sono le grazie che comportano. Grazie che, essendo connesse al tempo della Chiesa,
sono in funzione dell’eternità, che informa tutta la storia.

I tempi attuali, caratterizzati dalle apparizioni quotidiane della Madonna, possono forse
essere definiti come i tempi eroici di Medjugorje, così come ci sono stati i tempi eroici del
Francescanesimo, del Rinnovamento Carismatico, e di tante altre realtà.

Dice la Madonna a Medjugorje: “Questo è un tempo di grazia, finché sono con voi,
sfruttatelo”.9

2. La “grazia” di Medjugorje

Una delle veggenti di Medjugorje, Vicka, ha detto: “Quello che la Gospa (Madonna in
lingua croata; ndr) fa a Medjugorje non è mai stato fatto in nessun luogo prima e non lo sarà dopo.
E’ un caso unico nella storia… la Madonna ha detto che ci dava grazie speciali come non aveva
mai concesso in tutta la storia del mondo… La Gospa desidera che si venga a Medjugorje, perché
ne ha fatto un’oasi di pace e ci invita. Ma se tu non puoi veramente venire e se apri completamente
il tuo cuore nel momento dell’apparizione (17,40 ora italiana -18,40 ora legale-; ndr), certamente
riceverai le nostre stesse grazie, di noi veggenti, là dove tu sei ”.10

Cosa deve intendersi per grazie speciali?


E’ lecito parlare di grazie speciali solo se con tale espressione si intendono le multiformi
manifestazioni dell’azione salvifica di Cristo, nella Chiesa, a favore di tutti: Medjugorje non
aggiunge nulla alla grazia portata da Cristo, ma può permettere che si attualizzi.

Gesù, con la sua venuta sulla Terra, ha manifestato la pienezza dell’amore di Dio, e in ogni
tempo continua a manifestarla. In lui è compreso il bene legato agli eventi di Medjugorje: la stessa
Madonna, a Medjugorje, ha detto che lei è più presente dove è l’Eucaristia che nelle apparizioni.
La grazia di Medjugorje, perciò, è speciale riguardo al modo di attualizzarsi della salvezza.

L’apostolo Paolo, pensando, in un primo momento, che la fine dei tempi potesse essere
vicina, e che perciò egli potesse vivere la speciale grazia del ritorno di Cristo nella gloria, scrive in
proposito: “noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun
vantaggio su quelli che sono morti”. (1Tes 4,15).
Del resto il dono di essere veggente non è forse una grazia speciale? Eppure un giorno la
Madonna, rispondendo alla veggente Vicka che le chiedeva perché non appariva a tutti, disse:

8
Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Tertio Millennio Adveniente, n. 44, anno 1994.
9
Messaggio del 25 Aprile 2007.
10
Suor Emmanuel, Medjugorje gli anni ’90 Il trionfo del cuore! SHALOM, 16/07/1998, pag. 104 – 106.

7
“Beati quelli che credono senza aver visto... Coloro che non vedono, credano come quelli che
vedono”.11
Le grazie, anche quelle più speciali, sono ordinate alla santità, ma non sono la santità. Un
conto infatti sono le grazie e un conto è la grazia santificante.

Gli eventi di Medjugorje sono in certo modo simili (anche se di altro “tipo”) a quelli del
Concilio Vaticano II che, pur rappresentando qualcosa di unico nella storia della Chiesa, non ha
annullato i valori del passato ma, solo, li ha rinnovati, rendendoli più efficaci per i nostri tempi.
Così Medjugorje non annulla né relativizza gli altri luoghi santi ma, piuttosto, arricchendosi
di essi, li rinnova, “medjugorizzandoli”.

Ha detto la Madonna a Medjugorje: “Desidero darvi dei messaggi come mai è avvenuto in
nessun luogo nella storia dall’inizio del mondo”,12 e: “Ringraziate Dio per il dono di poter essere
con voi perché vi dico: questa è una grande grazia”,13 e ancora: “Siate consapevoli del dono che
Dio mi ha concesso di essere con voi”.14
Dio a Medjugorje elargisce grazie speciali, attuali e carismatiche, perché questi sono tempi
in cui necessitano tali grazie. Di fatto apparizioni così lunghe, universali e alla portata di tutti, non
ci sono mai state in passato e, da quanto ha detto la Madonna, non ve ne saranno più.
Non che Dio, in futuro, limiterà la manifestazione del suo amore ma, solo, necessiteranno
grazie diverse. Forse, per certi aspetti, meno “clamorose”.

Le apparizioni di Medjugorje sono caratterizzate non solo dalla loro durata pluridecennale,
ma anche dal fatto che la Madre di Dio appare ai veggenti ovunque si trovino; che è venuta a
chiamare una parrocchia; che richiede la formazione di gruppi di preghiera; che ha formato un
movimento spirituale aperto a tutti, che ella stessa guida attraverso dei messaggi…
Molto di ciò che riguarda Medjugorje si deve ancora scoprire e approfondire.

3. Medjugorje compimento di Fatima

Nel 1991 la Madonna ha detto: “ Vi invito alla rinuncia durante nove giorni, affinché con il
vostro aiuto sia realizzato tutto quello che voglio realizzare attraverso i segreti che ho iniziato a
Fatima”.15

La Madonna a Fatima ha detto che, dopo la consacrazione al suo Cuore Immacolato del
mondo e della Russia in particolare, vi sarebbe stato il trionfo del suo Cuore e la Terra avrebbe
conosciuto un periodo di pace.
La consacrazione richiesta dalla Vergine si è compiuta nel 1984, tramite Papa Giovanni
Paolo II e i Vescovi a lui uniti in tutto il mondo.
Gli eventi di Medjugorje, perciò, rappresentano una tappa fondamentale del cammino
dell’uomo verso la pace.

4. I 10 segreti

Maria a Medjugorje ha parlato di 10 segreti, di cui il terzo consisterà in un segno


straordinario e permanete che rimarrà visibile per sempre sul Podbordo, la collina su cui ella è
apparsa per la prima volta.

11
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988, pag. 137
12
Messaggio del 4 aprile 1985.
13
Messaggio del 25 luglio 1992.
14
Messaggio del 25 dicembre 2002.
15
Messaggio del 25 agosto 1991.

8
Occorre convertirsi ora perché la Madonna ha detto che quando vi sarà il grande segno sarà
troppo tardi: molti si prostreranno davanti ad esso, ma non tutti crederanno (non tutti apriranno il
cuore a Dio).

Ciò non vuol dire che chi, in quel tempo, non vivrà in grazia di Dio, non potrà più
convertirsi e si dannerà sicuramente: la Madonna parla in generale, secondo il linguaggio spesso in
uso nella Sacra Scrittura. Certamente, però, per loro la conversione sarà più difficile. E’, infatti, più
facile aprirsi all’amore di Dio per chi non conosce la verità che per colui che, avendola conosciuta,
decide di non convertirsi. Specialmente se ha ricevuto grandi grazie.

Inoltre, l’invito a convertirsi subito perché poi sarà troppo tardi, può anche significare che
ad alcuni eventi non si può più porre rimedio anche nel caso ci si convertisse. Come, ad esempio, in
genere avviene quando un matrimonio, che non si è basato su Dio, “fallisce”: anche se poi uno dei
coniugi dovesse convertirsi, ben difficilmente si potrà rimediare alla situazione.

Dice la Madonna: “E voi che siete lontani dalla misericordia di Dio convertitevi, affinché
Dio non diventi sordo alle vostre preghiere e non sia tardi per voi”.16
Di fatto le preghiere di chi ostinatamente si tiene lontano dalla misericordia di Dio,
induriscono il cuore. In tali persone il male può diventare un’abitudine che rende l’anima sempre
più insensibile ai richiami della coscienza.
Di fatto, i segreti ci richiamano all’urgenza della conversione.

Tanti sono incuriositi dai segreti o dalla vita della Madonna che lei stessa ha dettato alla
veggente Viska e che ancora non può essere pubblicata. Ma se la Madonna ha detto che per ora non
possono essere svelati è, forse, anche per spronarci alla pazienza e alla fiducia.

Del resto conoscere i segreti non è necessario in modo assoluto: tutto è già significato nel
Vangelo. Anche la vita della Vergine, di cui il Vangelo di Luca ci dà come delle “coordinate”
fondamentali.

Se moriremo prima che i segreti siano rivelati, pazienza: in Paradiso li conosceremo e li


godremo meglio che sulla Terra, perché in Dio non si muore, ma si vive di più. E il grande segno,
là, si vedrà meglio.

5. Le promesse di Maria a Medjugorje

A Medjugorje la Madonna non solo ha riaffermato pratiche ormai consolidate nella Chiesa, a
volte mettendone in luce aspetti nuovi, ma ha anche fatto delle promesse particolari.
Ad esempio ha detto alla veggente Marija che il 5 agosto (giorno del compleanno della
Vergine, che la Chiesa festeggia ufficialmente l’8 Settembre), ella concede grazie grandissime.

Un’altra devozione tipicamente medjugorjana è quella della sua benedizione speciale e


materna, che può essere invocata, da chi l’ha ricevuta, su tutti.

Tutte le promesse fatte dal Signore e dai santi nelle rivelazioni private, derivano e sono
conseguenza delle promesse che Dio ci ha fatto in Gesù Cristo. Come, ad esempio, quella che
assicura che tutto ciò che noi chiederemo con fede nella preghiera, lo otterremo (cfr Mt 21,22).
Di conseguenza le promesse di Maria a Medjugorje vanno lette alla luce della fede
evangelica. Se esse sono importanti, lo sono come conseguenza del Vangelo, a cui devono condurre
e da cui dipendono.
16
Messaggio del 25 agosto 2007.

9
II. Il messaggio di Maria a Medjugorje

1. Il linguaggio di Maria a Medjugorje

A Medjugorje la Madonna si presenta come Regina della pace ma, anche, come madre.
La sua regalità e il suo potere di Regina si attuano nella pace e per la pace e si manifestano
compiutamente attraverso la sua straordinaria maternità.

Scrive l’evangelista Giovanni: “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo
che egli amava, disse alla madre: -Donna, ecco il tuo figlio!-” (Gv 19,26).
A Medjugorje la Madonna, fedele alla missione affidatale da Gesù, si rivolge a noi sempre
con le seguenti parole: “Cari figli”, oppure: “Figlioli”.

Come tutte le madri, la Madonna usa un linguaggio semplice e diretto, vivo e adatto a tutti:
ella non vuole dire tutto e analizzare tutto ma, solo, compiere la missione che Dio le ha affidato.

Maria si mostra vicina ai suoi figli e invita alla confidenza verso di lei e verso Dio. I veggenti,
così, l’hanno potuta vedere ridere allegramente, cantare insieme ai fedeli, lasciare che un bambino
presente all’apparizione (che evidentemente la vedeva) giocasse con sua aureola, tenere in braccio
Gesù bambino che giocava con loro nascondendosi dietro il suo manto…

E’ così forte il desiderio della Madonna di instaurare un rapporto confidenziale con gli uomini
che una volta ha detto che, se fosse necessario, apparirebbe “in ogni casa”,17 e un’altra volta ha
affermato: “Ora io sono in ogni famiglia e in ogni casa, sono dovunque perché amo. Fate lo stesso.
Il mondo vive d’amore”.18

2. Maria chiama una parrocchia

A Medjugorje la Madonna chiama un’intera comunità parrocchiale alla conversione: “Sono


venuta qui”, ha detto all’inizio delle apparizioni: “perché ci sono molti veri credenti. Desidero stare
con voi per convertirvi e riconciliare il mondo intero”19. E ancora: “Ho scelto in modo speciale
questa parrocchia che mi è prediletta in modo particolare”.20
Per cui, se la Madonna chiama la comunità parrocchiale di Medjugorje a fare una speciale
esperienza della sua presenza, è per riconciliare con Dio il mondo intero!

La predilezione divina, infatti, consiste essenzialmente in una chiamata che va messa al


servizio della Chiesa e che comporta una responsabilità.
Ha detto, al riguardo, la Madonna:
- “questa parrocchia che ho scelto è una parrocchia speciale, che si distingue dalle altre. Io
do grandi grazie a tutti quelli che pregano con il cuore. Cari figli, io do i messaggi prima ai
parrocchiani, poi a tutti gli altri. Spetta a voi per primi accogliere i messaggi, e poi agli altri. Voi
ne sarete responsabili davanti a me e davanti a mio Figlio Gesù”;21

17
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988, pag. 168.
18
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988, pag. 267.
19
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988, pag. 136.
20
Messaggio del 21 marzo 1985.
21
Messaggio del 6 febbraio 1986.

10
- “Figli cari, convertitevi tutti nella parrocchia… così aiuterete a convertire tutti coloro che
verranno qui”.22

Nel corso degli anni la portata universale degli eventi di Medjugorje si è delineata sempre
meglio, soprattutto attraverso i messaggi che la Madonna affida in modo specifico alla parrocchia.
In essi il termine parrocchiano tende ad allargarsi sempre più coinvolgendo: i paesi vicini, i
pellegrini, i medjugorjani nel mondo e perfino, a volte, tutta l’umanità, in quanto lo Spirito Santo
oltrepassa i confini visibili della parrocchia.

I Messaggi che la Madonna dà alla parrocchia di Medjugorje sono un po’ come le lettere
dell’Apostolo Paolo che, sebbene indirizzate a cristiani di tempi e luoghi specifici, hanno una
valenza universale.
Col termine parrocchiani, infatti, la Madonna non vuole escludere nessuno ma, piuttosto,
vuole comprendere, così come scrive Papa Benedetto XVI riguardo al temine discepoli: “Matteo…
con la parola -discepoli- non restringe la cerchia dei destinatari del discorso, ma la allarga”.23
Nella Chiesa i beni spirituali sono a disposizione di tutti.

Nei “passaggi” da: parrocchiani del luogo a parrocchiani in spirito sparsi nel mondo e da
questi fino all’intera umanità, non si perde nulla della grazia divina, se non a causa
dell’inadeguatezza umana (anche se Dio, se vuole, può supplire alle carenze umane).

La grazia nell’uomo potrebbe essere paragonata ad una corrente elettrica che percorre un
conduttore: se il conduttore è ideale, cioè se non oppone nessuna resistenza, la corrente può
raggiungere le parti più distanti del circuito rispetto alla sua sorgente senza disperdersi
minimamente. Ma se il conduttore non è perfetto la corrente, man mano che si allontana dalla sua
sorgente, tende ad affievolirsi.

La Madonna desidera che la grazia delle sue apparizioni, che trascende la materia (cfr. Gv
3,6), possa effondersi nei cuori di tutti fino alla realizzazione, tramite la preghiera, di una
Medjugorje spirituale vasta quanto il mondo. La materia infatti, come strumento utilizzato da Dio,
non vincola la grazia ma, piuttosto, la veicola.

Esorta la Madonna: “pregate, pregate, pregate! La preghiera regni in tutto il mondo!”.24

Un altro segno della speciale universalità degli eventi di Medjugorje è dato dal fatto che la
Madonna appare là dove si trovano i veggenti, tanto che, considerati i loro viaggi, si può ormai dire
che Medjugorje si sia in qualche modo fatta presente in ogni continente abitato: Maria non solo
chiede pellegrinaggi, ma lei stessa si fa pellegrina tra gli uomini dimostrando, così, la propria
vicinanza a tutti.
Gli stessi messaggi dati alla parrocchia, da qualche anno provengono da Monza, dove la
provvidenza ha condotto a vivere la veggente Marija Pavlovic: da Monza la Madonna parla come
fosse a Medjugorje (oppure: la Madonna che parla a Medjugorje si manifesta a Monza, come
Monza fosse Medjugorje).

3. La pedagogia della Madonna

Il cammino che la Madonna propone a Medjugorje è semplice e serio, facile ed esigente. E’


opera della grazia ma anche opera dell’uomo: “decidetevi”, esclama spesso Maria. Ella, come già

22
Messaggio dell’8 marzo 1984.
23
Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Rizzoli, maggio 2007, pag. 89
24
Messaggio del 25 agosto 1989.

11
Gesù in Palestina, offre un insegnamento che comporta dei passi concreti che, però, devono
coinvolgere il cuore.
Attraverso questa via che, anche se “stretta” (cfr. Mt 7,13-14), è di gioia e di pace, l’uomo
può sperimentare e vivere l’amore del Signore.

La metodologia della Madonna richiama la Piccola via di santa Teresa di Lisieux: un


cammino penitenziale semplice e adatto a tutti, ma per una santità vera.
Ma, soprattutto, la Vergine, a Medjugorje, più che insegnare cose nuove, porta una grazia
“nuova”, adatta ai nostri tempi.

La pedagogia che la Madonna usa a Medjugorje è quella tipica di una madre: ella consiglia,
invita, esorta, incoraggia e, a volte, rimprovera con amore. Ma sempre conclude i messaggi alla
parrocchia con la frase: “Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.
Attraverso questo atteggiamento straordinariamente gentile, è come dicesse ai suoi figli:
anche se vi siete impegnati poco e avete sprecato molte grazie, anche se dovete assolutamente fare
di più, non vi scoraggiate, ricominciate da dove siete arrivati e, comunque, accetto con gioia quello
che avete fatto e per questo vi ringrazio.

4. I messaggi dati alla parrocchia

A Medjugorje la Madonna è come colui che: “estrae dal suo tesoro cose nuove e cose
antiche” (Mt 13,52). Ella, infatti, offre al popolo di Dio le cose antiche, cioè quello che appartiene
alla tradizione della Chiesa, e le cose nuove, ovvero quelle grazie originali che aiutano ad
attualizzare la salvezza.

Perciò, sebbene il più grande dono della Madonna a Medjugorje sia la sua stessa presenza,
ella dà anche dei messaggi, tra i quali rivestono una particolare importanza quelli alla parrocchia.

I messaggi alla parrocchia, iniziati nel 1984, sono quelli che forse più di tutti caratterizzano
il popolo medjugorjano.
Tra di essi ve ne sono alcuni particolarmente importanti, quasi riassumessero tutto il messaggio
mariano. Dice infatti la Madonna: “sforzatevi di vivere i messaggi principali e radicateli nel vostro
cuore”.25

I messaggi alla parrocchia non pretendono di aggiungere qualcosa alla Rivelazione divina, ma,
solo, la richiamano: fin dal 1981, agli inizi delle apparizioni, la Madonna faceva notare che nel
Vangelo c’è tutto.

Nei Messaggi: “si trova la fonte della grazia”,26 cioè, Gesù. Essi non equivalgono il Vangelo
ma, solo, lo offrono.

Ha detto la Madonna:
- “ascoltate e vivete ciò che vi dico, perché per voi sarà importante, quando non sarò più con
voi, ricordarvi delle mie parole, di tutto quello che vi ho detto”.27
- “Dio mi concede questo tempo quale dono per voi, affinché possa istruirvi e condurvi sulla
strada della salvezza. Ora, cari figli, non comprendete questa grazia, ma verrà il momento in

25
Messaggio del 22 novembre 1984.
26
Messaggio del 1 maggio 1986.
27
Messaggio del 25 ottobre 1992.

12
cui rimpiangerete tali messaggi. Per questo, figlioli, vivete tutte le parole che vi ho donato in
questo periodo di grazia”.28

Attraverso i messaggi è possibile entrare in relazione con le apparizioni: è un po’ come se,
tramite essi, la Madonna “apparisse” e si “incarnasse” nei cuori.
“Desidero che comprendiate”, ha detto ancora la Madre di Dio: “che qui non voglio soltanto
realizzare un luogo di preghiera, ma anche l’incontro dei cuori”.29

I messaggi di Maria, se praticati col cuore, “conducono” il cuore a Medjugorje e realizzano


Medjugorje nel cuore. Medjugorje infatti si può vivere solo col cuore.
Questi messaggi sono così profondi che solo nello Spirito Santo si possono cominciare a capire
e vivere. Per questo Maria dice: “Non siete coscienti di tutti i messaggi che vi do. Ora desidero dirvi
soltanto questo: pregate, pregate, pregate!”.30

Come il Vangelo supplisce alla presenza visibile di Gesù, così, in qualche modo, i Messaggi di
Medjugorje rappresentano e in certo modo attualizzano l’evento delle apparizioni di Maria.

5. Collaboratori di Maria

Dice la Madonna:
- “Invito tutti voi che avete sentito il mio messaggio della pace a realizzarlo con serietà e
amore nella vita”;31
- “Cari figli! Voi siete responsabili dei messaggi”;32
- “Cari figli, io non posso aiutare il mondo senza di voi”;33
- “Senza le vostre preghiere, cari figli, non posso aiutarvi a realizzare il messaggio datomi
dal Signore per voi”;34
- “Figlioli, non dimenticate che siete tutti importanti in questo grande piano che Dio porta
avanti attraverso Medjugoerje. Dio desidera convertire il mondo intero e chiamarlo alla
salvezza”.35

Come Dio chiede la collaborazione dell’uomo sia nell’accettare la salvezza che nel
diffonderla, così la Madonna, collaborando con l’opera redentiva del Figlio, chiede collaborazione:
sia nell’accettare i suoi messaggi, che nel diffonderli. Dio infatti desidera che colui che ha ricevuto
gratuitamente, gratuitamente doni (cfr. Mt 10,8).
Dice la Madonna: “La vostra vita non è vostra ma un dono con il quale dovete dare gioia
agli altri e guidarli verso la vita eterna”.36

Maria ci chiede di essere suoi collaboratori per esserlo più efficacemente di Cristo: ogni
volta che non si corrisponde a Dio, in qualche modo si limita il manifestarsi dell’infinita potenza
della Salvezza. Sebbene, infatti, tutto dipenda da Dio e sebbene l’intercessione di Maria sia di
fondamentale importanza, e nonostante i santi ci offrano un grande aiuto, ognuno deve fare la
propria parte.

28
Messaggio del 25 agosto 1997.
29
Messaggio del 25 luglio 1999.
30
Messaggio del 15 novembre 1984.
31
Messaggio del 25 maggio 1991.
32
Messaggio del 1 maggio 1986.
33
Messaggio del 28 agosto 1986.
34
Messaggio del 23 ottobre 1986.
35
Messaggio del 25 giugno 2007.
36
Messaggio del 25 dicembre 1992.

13
Per questo la Madonna afferma: “col vostro aiuto io posso fare tutto”37 e ancora: “molto di
quello che accadrà dipende dalla vostra preghiera”.38

Come la carità, per manifestare nell’uomo tutto il suo potere salvifico, richiede di
“incarnarsi” in qualche opera concreta così, in certo modo, la Salvezza, per manifestare
concretamente nella storia tutta la sua potenza, ha bisogno di qualcuno sulla Terra in cui
“incarnarsi”.

Scrive l’Apostolo Paolo, rivelandoci la straordinaria portata che può assumere la libera
collaborazione dell’uomo alla Salvezza: “completo nella mia carne quello che manca ai patimenti
di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

La passione e morte di Gesù manifestano l’infinito amore di Dio nel modo più pieno. Cosa
manca, allora, alle sofferenze di Cristo?
Per se stesse nulla, ma poiché il Signore ha voluto partecipare alla Chiesa la sua missione di
salvezza, ogni anima incorporata a lui è associata alle sue sofferenze.
Le sofferenze dell’uomo in un certo senso sono da sempre “racchiuse” in quelle di Cristo, il
quale le “affida” alla Chiesa e agli uomini.
Le sofferenze, perciò, per manifestarsi pienamente come di Cristo, devono in qualche modo
essere accettate, così come Cristo ha fatto. Solo allora, come scrive san Paolo, l’uomo può
affermare: “Sono stato crocifisso e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

6. Testimoni dei Messaggi

Più l’uomo avanza in santità, più collabora con Cristo nella sua opera salvifica. Testimoniare
il Vangelo, perciò, significa innanzi tutto offrire con amore la propria vita a Dio.

In Gesù l’offerta della vita e l’annuncio della Buona Novella non sono in contraddizione: la
sua predicazione, essendo parte della sua storia, è espressione della sua offerta al Padre, che
culmina con la sua passione, morte e risurrezione.

E’ perciò sbagliato disprezzare la testimonianza orale e la predicazione con la scusa che ciò
che conta è il cammino verso la santità: per diventare santi, infatti, occorre mettere in pratica la
volontà di Dio, che a volte prevede anche la testimonianza attraverso la parola, come spesso è
richiesto agli stessi veggenti di Medjugorje (per Maria l’esempio “comprende” la parola).

- Gesù ha detto: “non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra” (Mt 6,3), ma anche:
“risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano
gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,16);
- ha detto ancora: “quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre
tuo nel segreto” (Mt 6,6), ma ha anche raccomandato la preghiera in comune (cfr. Mt 18,19-20);
- ha esortato a farsi ultimi e a cercare gli ultimi posti, ma anche a parlare con franchezza;
- ha detto che il regno di Dio si propaga senza fare rumore, come il lievito nella pasta e come
il seme che cresce, ma ha anche mandato i suoi discepoli ad annunciare il suo Regno e a invitato a
predicare “sui tetti” (Mt 10,27).
Tutti aspetti dello stesso ed unico Vangelo. Come la testimonianza con l’esempio e la
testimonianza con la parola.

37
Messaggio del 4 settembre 1986.
38
Messaggio del 25 luglio 1991.

14
Maria a Medjugorje chiede ai parrocchiani, ai pellegrini e a coloro che si sentono
medjugorjani, di diventare annunciatori di Gesù attraverso i suoi messaggi: innanzitutto vivendoli
ma anche, quasi fosse una conseguenza, proclamandoli.

Dice la Madonna:
-“Convertitevi, figlioli, e lavorate affinché più anime possibili incontrino Gesù e il suo
amore”;39
-“siate gioiosi portatori dei miei messaggi”;40
-“Non desidero che parliate della preghiera, ma desidero che preghiate…Non desidero che
la vostra vita trascorra nelle parole, ma glorificate Dio con le opere”;41
-“Molti sono quelli che pensano di fare molto parlando dei messaggi, ma non li vivono… io
sono con voi e desidero aiutare ognuno di voi a vivere e con la vita testimoniare la bella notizia”42
(se ciò che la Madonna chiede è vivere la bella notizia, significa che la notizia da vivere, in quanto
notizia, deve anche essere proclamata).
-“Pregate figlioli e siate coraggiosi testimoni del lieto annunzio in ogni situazione”.43

La Madonna non condanna chi diffonde i suoi messaggi attraverso la parola ma, prima di
tutto, vuole la conversione. Le sole parole, infatti, servono a poco e a volte la stessa verità che esse
proclamano può venire offuscata quando le opere dell’annunciatore sono in palese contraddizione
col Vangelo. Di fatto Gesù, quando i demoni gridavano: “Tu sei il Figlio di Dio!… li sgridava
severamente perché non lo manifestassero” (Mc 3,11-12).

La Madonna non vuole che le parole prendano il sopravvento sulla preghiera e ad una vita
piena di parole, ne preferisce una piena di preghiera. Parlare va bene, purché non venga ostacolata
la preghiera.

Dove c’è preghiera, anche le parole che il Signore chiama a pronunciare diventano in
qualche modo preghiera, come fossero un prolungamento di essa, mentre le troppe parole, cioè
quelle che non vengono dallo Spirito, si oppongono ad un profondo rapporto con Dio: le parole,
nell’annuncio come nella preghiera, devono essere ispirate dallo Spirito, che agisce nel cuore.

Gesù, che pure ha esortato i suoi discepoli a chiedere a Dio con insistenza (cfr. Mt 7,7-8), ha
anche detto: “Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati
a forza di parole” (Mt, 6,7). Egli voleva dire che la preghiera cristiana deve nascere dalla fede e non
dalle parole e dalle formule, anche se si può servire di esse. Cioè la preghiera, come l’annuncio
cristiano, deve possedere la potenza dello Spirito e non della lettera.

Se le parole di una persona coincidono con le sue opere, e perciò con la sua vita, rivelano il
cuore, assumendo il valore di testimonianza. Se invece esse sono separate dalla vita di chi le
pronuncia, sono come le foglie che in autunno si staccano dall’albero.

Se la vita del cristiano è staccata dalla vita di Cristo, la sua parola è separata dalla Parola
divina. In tal caso, anche se le parole dell’uomo dovessero essere conformi alla verità rivelata,
annuncerebbero la lettera della verità e non lo spirito. Farebbero così conoscere Cristo più secondo
la carne (cfr 1Cor 5,16), cioè deformato e perciò falso, che non così come è, cioè attraverso la luce e
la potenza dello Spirito Santo.

39
Messaggio del 25 febbraio 2002.
40
Messaggio del 25 maggio 2002.
41
Messaggio del 25 aprile 1991.
42
Messaggio del 25 maggio 1991.
43
Messaggio del 25 dicembre 2004.

15
Di fatto: “la bocca parla della pienezza del cuore” (Mt 12,34): l’adulazione dell’empio in se
stessa non porta frutto.

Ma la Parola di Dio, al di là della santità dell’annunciatore, non è forse potente in se stessa?


Sì, Dio può supplire all’indegnità dell’annunciatore, così come lui vuole. Ciò però non toglie
che chi è chiamato ad annunciare la Salvezza con le labbra è chiamato anche a testimoniarla con la
vita.
Solo testimoniando Cristo con la propria vita, cioè con tutto se stesso, si permette allo
Spirito Santo di agire senza trovare ostacoli.
Gli stessi veggenti di Medjugorje, sebbene abbiano lo specifico compito di raccontare e
testimoniare con le parole quello che vedono e odono, hanno anche il dovere, come tutti, di
convertirsi.

Non di rado la testimonianza di vita può assumere un’importanza del tutto particolare, come
quando i medjugorjani si rapportano con quei cristiani maturi nella fede, che, però guardano con
sospetto o, a volte, con pregiudizio, agli eventi di Medjugorje. In genere, in tali frangenti, le parole
servono a poco: occorre innanzi tutto rispetto e amore.

7. Maria insegna come chiedere ed offrire

In tutti i luoghi mariani, e perciò anche a Medjugorje, si manifestano abbondantemente sia


conversioni che guarigioni, sia grazie spirituali che “materiali”.
Conversione e richiesta di grazie, perciò, non sono in opposizione, come a volte si è tentati
di pensare.

Certamente la conversione è più importante della guarigione fisica e la fede conta


immensamente di più dei prodigi e dei miracoli, ma se Gesù ha operato miracoli, non lo ha fatto per
scherzo, ma perché era la giustizia divina a richiederlo.

Non è un caso che le vite dei santi, che sono i più fedeli testimoni del Vangelo, non di rado
sono ricche di episodi prodigiosi.

Il Vangelo testimonia sia come Gesù mettesse in guardia contro il miracolismo che si
oppone alla fede (cfr. Lc 11,29), sia come egli operasse volentieri i miracoli, atti proprio a suscitare
e sviluppare la fede.

Perciò, come sbaglia chi cerca i miracoli dimenticandosi del loro Autore, sbaglia anche chi
si guarda bene dall’accogliere con gratitudine i segni prodigiosi che Dio si degna di elargire alla
Chiesa, in quanto: “basta la fede”.
Certamente basta la fede, ma è non forse Gesù stesso che nei Vangeli spesso richiede la fede
per operare miracoli?
L’atto di fede è ordinato alla vita di fede.

L’evangelista Luca scrive: “Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri
figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” (Lc
11,13), mentre l’Apostolo Matteo, nel passo parallelo del suo Vangelo, scrive: “Se voi dunque che
siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà
cose buone a quelli che gliele domandano!” (cfr. Mt 7,11).
Così, se Luca afferma che il Padre dona lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono,
Matteo, invece, dice che il Padre dà, a chi gliele chiede, cose buone. Perché?

16
I due brani evangelici non vanno contrapposti, ma integrati: chi chiede le cose buone di cui
parla Gesù nel Vangelo di Matteo, di fatto chiede innanzi tutto lo Spirito Santo, mentre chi chiede
lo Spirito Santo, deve accettare anche i suoi doni, le sue ispirazioni e tutte le cose buone che egli
vuol dare, fossero anche miracoli, guarigioni e favori materiali, atti comunque a sviluppare la
conversione.

Insegna la Chiesa che: “Non soltanto è lodevole la preghiera dei singoli fedeli che chiedono
la guarigione propria o altrui, ma la Chiesa nella liturgia chiede al Signore la salute degli
infermi”.44

Ma come chiedere?
Come Gesù nell’Orto degli Olivi, quando chiese al Padre che la Salvezza potesse compiersi
senza passare per la Croce. Egli, con la sua volontà umana, chiese un “favore” per se stesso, ma
senza “pretenderlo” e, anzi, affidandosi totalmente alla volontà del Padre.

La richiesta non deve essere frutto dell’egoismo, ma espressione d’amore, per cui chiedere
per sé deve coincidere con l’offerta di sé. Come insegnano i santi, che chiedono senza cercare il
proprio interesse e, se lo cercano, esso coincide con una carità maggiore, cosicché le loro preghiere
vengono spesso esaudite.

Perciò il dilemma se chiedere a Dio od offrirsi a lui, non ha senso: occorre chiedere ed
offrirsi. Occorre lasciarsi guidare da Dio, che a volte ispira a non chiedere nulla ma ad affidarsi a lui
soltanto, mentre altre volte può ispirare a chiedere, ma secondo la sua volontà.

La Madonna a Medjugorje, insegnandoci a pregare spesso secondo le sue intenzioni, non


dice che non si deve mai pregare direttamente per i propri bisogni (anche tale preghiera, che ci aiuta
a farci sentire bisognosi, è utile), ma ci spinge a fidarci di Dio e a crescere nel suo amore.

Dice la Madonna:
- “Dio può darvi tutto quello che chiedete; ma voi cercate Dio solo quando vengono
malattie, problemi, difficoltà, e pensate che Dio è lontano da voi e che non vi ascolta e non
esaudisce le vostre preghiere. No, cari figli, questo non è vero! Se voi state lontani da Dio, non
potrete riceverne grazie, perché non lo cercate con fede ferma”.45
- “pregate per poter accettare la malattia e le sofferenze con amore, come le ha accettate
Gesù. Soltanto così potrò, con gioia, darvi grazie e guarigioni che Gesù mi permette”.46
- “Decidetevi…al totale cambiamento della vostra vita. Così, figlioli, avrete forza di
inginocchiarvi e davanti a Dio aprire i vostri cuori. Dio sentirà le vostre preghiere e le esaudirà”.47

Chiedere con fede, così come Gesù ci ha insegnato, significa innanzi tutto chiedere fidandosi
totalmente di Dio e perciò accettando anche la possibilità che la nostra richiesta possa non venire
esaudita (la preghiera fatta così otterrà comunque delle grazie maggiori di quelle richieste).
Chi chiede con fede spesso ottiene e, se non ottiene, accetta con fede.
Se invece si prega senza essere disposti ad accettare da Dio tutta la sua volontà, non si prega
con fede ferma, cioè con quella fede-fiducia che Dio desidera. Di conseguenza ben difficilmente si
potrà ottenere quanto richiesto.

Dice Maria:

44
Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione, n. 2.
45
Messaggio del 25 gennaio 1988.
46
Messaggio dell’11 settembre 1986.
47
Messaggio del 25 agosto 2004.

17
-“Voi soltanto pregate, e Dio vi concederà le grazie che cercate. Io vi aiuterò per questo”;48
-“decidetevi per la preghiera, solo così sarete felici e Dio vi darà ciò che chiederete a lui”;49
-“Io sono pronta ad intercedere presso Dio per tutto ciò che cercate, perché Dio mi ha
permesso di ottenervi le grazie”.50

Di fatto la Madonna a Medjugorje ha spesso ottenuto da Dio anche grazie materiali, solo
vuole che esse portino ad una spiritualità più profonda e ad una fede più forte.
Così, a dei genitori che chiedevano la guarigione per il figlio ammalato, la Madonna ha
inviato il seguente messaggio: “Che credano fermamente nella sua guarigione”;51 e per una
ammalata ha detto: “Essa guarirà. Deve credere fermamente”;52 mentre, nel Luglio 1981, a
proposito di alcuni malati, ha affermato: “Senza fede, niente è possibile! Tutti quelli che crederanno
fermamente guariranno”.53

Ma non tutti i malati sono chiamati a guarire: sempre nel Luglio 1981 la Madonna disse,
riguardo a un gruppo di essi, che alcuni sarebbero guariti, ma solo se la loro fede fosse stata solida,
mentre altri non sarebbero guariti. Ma ha concluso rivolta a tutti: “Andate nella pace del Signore”.54
Chi non verrà esaudito ed offre la propria sofferenza al Signore non rimarrà deluso: potrà
sperimentare una particolare presenza di Dio già su questa vita ed avrà una generosa ricompensa in
Paradiso.

8. I gruppi di preghiera

Un giorno, alla domanda se si dovevano formare dei gruppi di preghiera in parrocchia, la


Madonna rispose: “E’ necessario e non solo qui. Le comunità di preghiera sono necessarie in tutte
le parrocchie”.55
Successivamente Maria ha anche detto: “Rinnovate la preghiera nelle vostre famiglie e
formate gruppi di preghiera, così sperimenterete la gioia nella preghiera e comunione. Tutti quelli
che pregano e sono membri di gruppi di preghiera, nel cuore sono aperti alla volontà di Dio e
testimoniano gioiosamente l’amore di Dio”.56

La Madonna, chiamando tutti a Cristo e alla Chiesa, chiama anche a vivere concretamente la
comunità cristiana, ognuno secondo le proprie possibilità e la propria vocazione.
A tal fine uno strumento particolarmente adatto è rappresentato dalle aggregazioni ecclesiali:
“I gruppi di preghiera, come pure le -scuole di preghiera- sono, oggi, uno dei segni e uno degli
stimoli al rinnovamento della preghiera nella Chiesa, a condizione che si attinga alle fonti
autentiche della preghiera cristiana. La sollecitudine per la comunione è segno di vera preghiera
nella Chiesa”.57

Anche qualora non tutti potessero far parte di gruppi di preghiera, è bene che questi sorgano
là dove sia possibile: l’invito di Maria è pressante ed interpella tutti.

Che tipo di aggregazione desidera la Madonna?

48
Messaggio del 25 ottobre 1984.
49
Messaggio del 25 dicembre 1993.
50
Messaggio del 25 agosto 1987.
51
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988, pag. 138.
52
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988, pag. 142.
53
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988, pag. 141.
54
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988, pag. 140.
55
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana,1988, pag. 167.
56
Messaggio del 25 settembre 2000.
57
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2689.

18
Qualsiasi specie va bene, purché nel gruppo gli incontri dedicati alla preghiera rivestano una
particolare importanza.

Il movimento spirituale sorto a Medjugorje non si connota come un’associazione ecclesiale


classica, ma rappresenta una esperienza di grazia per tutti. Quello medjugorjano è, perciò, un
movimento spirituale “aperto”: ognuno può fare suoi i messaggi della Madonna, a qualsiasi
spiritualità, associazione, gruppo o movimento ecclesiale appartenga.

Di fatto nella parrocchia di Medjugorje sono sorti più di un gruppo di preghiera, uno diverso
dall’altro e in tutto il mondo gli eventi di Medjugorje hanno ispirato la formazione di gruppi e di
comunità di vario genere.
Ma anche aggregazioni già esistenti hanno trovato ispirazione e nuova linfa dagli eventi di
Medjugorje, senza per questo mortificare il loro carisma: il 2 Giugno 1984, alla domanda se fosse
venuta per purificare (e così realizzare pienamente) i nuovi movimenti spirituali sorti nella Chiesa,
la Madonna ha risposto: “Esattamente”.58

Perciò, anche se un giorno il movimento sorto a Medjugorje dovesse darsi, sotto la guida
della parrocchia di Medjugorje, regole e norme precise tanto da formare una sorta di associazione
ufficiale, un po’ come la provvidenza ha voluto per il francescanesimo, ciò non comprometterebbe
l’universalità dei messaggi della Madonna. Lo spirito di Medjugorje, infatti, si manifesterebbe con
forza non solo nell’associazione, ma anche fuori di essa, così come lo spirito francescano si
manifesta anche fuori dai confini della struttura francescana ufficiale, pur tanto necessaria.
Di fatto i medjugorjani, nella Chiesa, formano come una “comunità trasversale”.

9. Pregare col cuore

L’appello più accorato e insistente di Maria a Medjugorje è quello alla preghiera: occorre
pregare, pregare, pregare…col cuore, cioè con amore.
“Dio”, infatti, “concede grazie speciali nella preghiera…Io vi invito, cari figli, alla
preghiera col cuore”.59

La Madonna chiede di dare a Dio quello che gli uomini di oggi raramente sono disposti a
dare: il tempo. Chi ama davvero, infatti, dà tutto, anche il tempo.
Quantità e qualità della preghiera si richiamano a vicenda.

La Madonna a Medjugorje insegna che pregare è, innanzi tutto, un incontro tra persone: Dio
e l’uomo. Un incontro vivo e vero.
La preghiera cristiana non è una tecnica, ma è una grazia: è il luogo dove Dio, dopo aver
attratto l’anima, si lascia incontrare da essa per trasformarla ed elevarla.
“I metodi di meditazione sono tanti… Ma un metodo non è che una guida; l'importante è
avanzare, con lo Spirito Santo, sull'unica via della preghiera: Cristo Gesù”.60

Pregare è un atto divino perché è Dio a farsi trovare, ma è anche un atto umano, perché solo
in Dio l’uomo può realizzare pienamente e al di là di ogni aspettativa, la propria umanità.

Con quale atteggiamento è bene mettersi in preghiera?

58
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988, pag. 265.
59
Messaggio del 25 Aprile 1987.
60
Catechismo della Chiesa Cattolica, 2707.

19
Ha detto un giorno la Madonna: “In questi giorni desidero che vi mettiate di fronte a questa
idea: da tanto, tanto tempo non ho incontrato il mio amico Gesù. Da tanto, tanto tempo non ho
incontrato mia madre Maria; in questi giorni voglio incontrarli”.61
Di fatto la Madonna in più di un’occasione ha invitato a decidersi per la preghiera.

Nonostante che “Tutte le preghiere sono buone, se sono dette con fede”,62 la santa Messa è: “la
più grande preghiera”.63
Nella Messa c’è tutto. Tutto deriva dalla Messa e conduce alla Messa.
La Messa è il vertice della preghiera liturgica, cioè della preghiera ufficiale della Chiesa, da cui
tutte le altre preghiere discendono.

Oltre alla Messa, però, la Madonna raccomanda in modo particolare anche altre preghiere,
innanzi tutto l’Adorazione, il Rosario e la preghiera attraverso le Sacre Scritture.

Dice la Madonna: “Adorate senza interruzione il Santissimo Sacramento dell’altare. Io sono


sempre presente quando i fedeli sono in adorazione. In quel momento si ottengono grazie
particolari”.64 Infatti: “Fra tutte le devozioni, questa di adorare Gesù sacramentato è la prima dopo
i sacramenti, la più cara a Dio e la più utile a noi…Una comunità cristiana… non può non
sviluppare anche questo aspetto del culto eucaristico, nel quale si prolungano e si moltiplicano i
frutti della comunione al corpo e al sangue del Signore”.65

La Vergine raccomanda ai sacerdoti: “vi esorto ad invitare tutti alla preghiera del Rosario. Col
Rosario vincerete tutti gli ostacoli che satana in questo momento vuole procurare alla Chiesa
cattolica”.66
Anche i Papi, in più occasioni, hanno evidenziato la straordinaria ricchezza di questa devozione.

E sulla preghiera attraverso le Sacre Scritture, la Madonna dice: “Oggi vi chiedo di leggere la
Bibbia nelle vostre case, in modo che vi stimoli sempre alla preghiera”.67
Se le Sacre Scritture possano essere interpretate ufficialmente solo dalla Chiesa, possono però
essere lette, meditate e pregate da tutti i fedeli. Cioè: la dottrina delle Scritture ci è data in modo
sicuro e vincolante dal Magistero della Chiesa, ma noi, attraverso la preghiera, possiamo trovare
nella Parola divina vita e ispirazione. Naturalmente ciò deve avvenire alla luce della retta dottrina.
“Nascosto” nella lettera della Scrittura, infatti, agisce lo Spirito Santo, che può profeticamente
rivelare la voce di Dio per ognuno in un dato momento.
Confrontandosi con le Sacre Scritture l’anima è portata ad entrare in un rapporto vivo col
Signore anche attraverso la preghiera spontanea, la lode, l’adorazione, il ringraziamento,
l’intercessione.

La Madonna, invitandoci a pregare col cuore, ci insegna a mostrarci a Dio così come siamo, con
confidenza e senza maschere, come lui fa con noi.
La preghiera spontanea, perciò, anche in gruppo, rappresenta un aiuto valido per imparare a
pregare col cuore in quanto, se veramente spontanea, essa manifesta ciò che sentiamo, ciò che
desideriamo, ciò che siamo.

61
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988, pag. 269.
62
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988, pag. 259
63
Renè Laurentin – Renè Lejeune; Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988; pag. 258.
64
Messaggio del 15 marzo 1984.
65
Giovanni Paolo II, Enciclica Ecclesia de Eucharistia, n. 25, anno 2003.
66
Messaggio del 25 giugno 1985.
67
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988, pag. 206

20
Tale preghiera rappresenta un ausilio anche per la liturgia, affinché questa sia sempre meglio
vissuta come preghiera intima, del cuore, e perciò, in certo modo, anche come manifestazione di
spontaneità.

Ma anche la preghiera liturgica rappresenta un aiuto per la preghiera spontanea, perché questa
possa essere sempre vera ed orientata alla Chiesa, quasi a divenire come un prolungamento della
stessa liturgia.

10. Digiunare col cuore

Riferisce l’evangelista Matteo che, quando alcuni discepoli di Giovanni Battista chiesero a
Gesù perché i suoi discepoli non digiunavano, Egli rispose: “Gli invitati a nozze possono essere in
lutto, mentre lo sposo è con loro? Verranno però giorni in cui sarà tolto loro lo sposo ed allora
digiuneranno” (Mt 9,15).

Il periodo che intercorre tra la prima venuta di Cristo e il suo ritorno nella gloria sono detti
dalla Chiesa gli ultimi tempi, durante i quali il cristiano vive sia la gioia per la presenza del Signore
sia l’attesa, nella preghiera e nel digiuno, del suo ritorno.
Questi tempi, perciò, sono anche tempi di digiuno che la Chiesa, fin dalle origini, ha tenuto
in grande considerazione (cfr. At 13,2-3; 14,23).

Il digiuno cristiano non è una dieta, non è espressione di disprezzo verso il cibo che, come
tutte le cose create, è dono di Dio per il quale dobbiamo invece essere grati, e non è neanche uguale
al digiuno proposto da altre religioni perché, anche quando certe pratiche esteriori e certe
motivazioni secondarie fossero simili, esso permette di partecipare alla morte di Cristo per poi
partecipare alla sua risurrezione (cfr. Rm 6,8).

Il digiuno cristiano è nello stesso tempo opera divina e opera umana. Opera divina in quanto
Dio lo ispira, lo guida e lo eleva all’ordine soprannaturale, e opera umana in quanto non esclude
l’ascesi: l’uomo deve rispondere alla grazia con la propria volontà.
Il digiuno cristiano, assunto da Cristo, diviene di Cristo: “riempito” così di grazia, diviene
anche un’opera meritoria.
Esso, come ogni forma di mortificazione nella Chiesa, consiste in un’esperienza di morte
che, in unione alla morte di Cristo, aiuta a far morire in noi l’uomo vecchio e far vivere sempre di
più l’uomo nuovo.
Il digiuno cristiano, perciò, non è fine a se stesso, sarebbe follia, ma è orientato ad un bene
infinitamente superiore a ciò che si rinuncia: Dio stesso.

L’astinenza e il digiuno non sono: “mere osservanze esterne… ma segni eloquenti d’un
necessario cambiamento di vita. Il digiuno e l’astinenza, anzitutto, fortificano il cristiano per la
lotta contro il male e per il servizio del Vangelo. Con il digiuno e la penitenza viene chiesto al
credente di rinunciare a beni e a soddisfazioni materiali legittime, per acquistare una maggiore
libertà interiore, rendendosi disponibile all’attento ascolto della Parola di Dio e al generoso aiuto
dei fratelli in necessità. All’astinenza e al digiuno devono pertanto accompagnarsi gesti di
solidarietà verso chi soffre e attraversa momenti difficili. La penitenza si fa così condivisione con
chi è emarginato e bisognoso”.68

Le apparizioni mariane di Medjugorje hanno portato molti a riscoprire il digiuno.


Il digiuno tipico di Medjugorje consiste nel rimanere a pane e acqua il mercoledì e il venerdì
ma, in ogni caso, la Madonna raccomanda: “Se non avete la forza di digiunare a pane e acqua,
68
Giovanni Paolo II, Roma, 8 marzo 2000, Udienza Generale.

21
potete rinunciare ad altre cose, sarebbe molto buono rinunciare alla televisione, perché dopo aver
visto i programmi, siete distratti e non riuscite a pregare. Potete rinunciare all’alcool, alle
sigarette, ad altri piaceri. Sapete voi cosa dovete fare”.69

Chiedendo il digiuno a pane ed acqua il mercoledì ed il venerdì la Madonna non chiede


qualcosa di particolarmente duro: il disagio più grande in tale pratica consiste, forse, soprattutto
nella rinuncia a molti sapori ed abitudini, anche se appare sott’intesa almeno una certa moderazione
anche nella quantità del cibo.

Ma alcuni possono obbiettare: non basta attenersi a ciò che è il precetto della Chiesa, in fatto
di digiuno?
L’attenersi al precetto della Chiesa senza aggiungere altro è, in sé, sufficiente alla salvezza,
ma occorre tenere presente che tale precetto deve essere solo un segno di una vita tutta improntata
alla mortificazione e alla penitenza. E’ solo il minimo a cui la Chiesa obbliga.
Del resto la Chiesa obbliga ad accostarsi al Sacramento della confessione almeno una volta
all’anno, ma esorta a farlo frequentemente.
Dice la Madonna: “Col digiuno e la rinuncia, figlioli, sarete più forti nella fede”.70

E’ bene precisare che il digiuno canonico, cioè quello a cui il cattolico è tenuto per legge
ecclesiastica, consiste nella rinuncia a uno dei pasti principali della giornata, mentre l’astinenza
prevista dalla Chiesa comporta la rinuncia alle carni.
La Chiesa prevede che il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo siano giorni di digiuno e
astinenza, mentre tutti gli altri venerdì siano giorni di sola astinenza.
I Vescovi italiani hanno decretato, in accordo col Codice di Diritto Canonico, che
l’astinenza non deve riguardare solo le carni ma anche i cibi particolarmente costosi e lussuosi e che
nei venerdì non di Quaresima si può sostituire l’astinenza con qualche altra mortificazione o con
qualche preghiera.
Al digiuno canonico sono tenuti (a parte casi particolari) i maggiorenni fino al sessantesimo
anno di età, mentre all’astinenza sono tenuti coloro che hanno compiuto i 14 anni (cfr. norme della
CEI: Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza).

Ma il “minimo” da “fare” la Chiesa non lo chiede tanto per farci sentire a posto, ma
soprattutto per stimolarci ad un cammino spirituale profondo che, come tale, generalmente
comporta un impegno maggiore anche nella pratica religiosa.
Accontentarsi del minimo, in tal caso, può essere sintomo di mancanza di stimoli anche a
livello spirituale, cosa che può aprire le porte alla mediocrità e perciò al disimpegno e al peccato.
Per questo le parole della Madonna sul digiuno sono da prendere sul serio, come quelle sulla
preghiera: esse ci aiutano ad applicare il Vangelo, attraverso cui Dio ci dona la Salvezza!

Il digiuno che più apprezza la Madonna “consiste nel rinunciare a tutti i peccati”.71
Non può sussistere vero digiuno senza la conversione del cuore che conduce all’umiltà, alla
benevolenza, all’obbedienza.
Quando, all’inizio della Quaresima del 1985 fu chiesto alla Madonna cosa desiderasse in
modo particolare come digiuno, ella rispose: “L’onestà, l’amore, l’umiltà e la sincerità vi
porteranno a me”.72 Il digiuno, infatti, non è l’essenza della santità, ma solo un mezzo per
raggiungerla.

69
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Queriniana, 1988; pag. 158.
70
Messaggio del 25 marzo 2007
71
Renè Laurentin – Renè Lejeune; Messaggio e pedagogia di Maria a Madjugorje; Queriniana, 1988; pag. 195.
72
Renè Laurentin – Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Madjugorje, Queriniana, 1988; pag. 267.

22
Senza un serio impegno nello sviluppare le virtù, il digiuno si riduce ad un’opera frutto dei
soli sforzi umani che si maschera da opera cristiana e che, di fatto, non fa che aumentare la superbia
(anche se in apparenza le passioni possono sembrare vinte).
I santi insegnano: pur essendo molto zelanti nel digiunare, si consideravano miseri e deboli,
ben sapendo che il giudizio divino è sull’amore (cfr. Mt 25,31-46). Essi erano umili e perciò
ubbidienti: l’ubbidienza infatti è più del sacrificio (cfr. Sam 15,22).

11. Vita sacramentale

A Medjugorje la Madonna ha invitato alla confessione frequente, almeno mensile, e alla


Messa giornaliera. Se, infatti, le opere di carità eseguite dall’uomo, in quanto ispirate e sostenute
dallo Spirito Santo, sono assunte da Cristo, i Sacramenti sono opere proprie di Cristo, compiute,
cioè, direttamente da lui. Soprattutto l’Eucaristia che, in un certo senso, rappresenta, rispetto agli
altri Sacramenti, quello che la passione, morte e risurrezione di Cristo rappresenta rispetto a tutte le
altre sue opere.

Per “vivere”73 la Messa nel modo migliore occorre accostarsi all’Eucaristia, perché
l’efficacia della Redenzione “si realizza in pienezza quando ci si comunica ricevendo il corpo e il
sangue del Signore”.74

La Madonna, per rendere il nostro cuore più ricettivo alla grazia del Sacramento Eucaristico,
raccomanda di preparasi spiritualmente per la Messa e di soffermarsi a ringraziare dopo la
Comunione.
Insegna Papa Pio XII: “L’azione sacra…dopo che è stata compiuta, non dispensa dal
ringraziamento colui che ha gustato il nutrimento celeste; è cosa, anzi, molto conveniente che egli,
dopo aver ricevuto il cibo eucaristico e dopo la fine dei riti pubblici, si raccolga e, intimamente
unito al Divino Maestro, si trattenga con Lui, per quanto gliene diano opportunità le circostanze, in
dolcissimo e salutare colloquio”.75

12. La Croce

La storia della Chiesa testimonia come i santi hanno spesso desiderato la sofferenza per aver
parte alla Croce di Cristo, manifestazione massima dell’amore di Dio.
Come l’opera della salvezza si manifesta soprattutto nella passione, morte e risurrezione di
Gesù, così l’offerta che il fedele fa di se stesso a Dio in Cristo, sebbene si possa realizzare in ogni
istante ed in ogni occasione, si manifesta particolarmente con l’offerta delle proprie sofferenze, che
la risurrezione di Cristo trasforma in grazia redentiva.

Dice la Madonna: “In questi giorni, mentre festeggiate la Croce, desidero che anche per voi
la vostra croce diventi gioia. In modo particolare, cari figli, pregate per poter accettare la malattia
e le sofferenze con amore, come le ha accettate Gesù”.76

Come può la croce diventare gioia? Come può la sofferenza diventare bella? Attraverso
Cristo e il suo amore: occorre che il nostro amore si trasformi nell’Amore e che la nostra vita si
riempia della Vita: allora la nostra croce diventerà partecipazione alla Croce.

73
Messaggio del 3 aprile 1986.
74
Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 16, anno 2003.
75
Pio XII, Mediator Dei, 20 novembre 1947.
76
Messaggio dell’11 settembre 1986.

23
Gesù non solo dà senso al nostro dolore, non solo ci aiuta a portare le nostre sofferenze, non
solo assume la nostra croce rendendola, così, salvifica ma, anche, trasforma sostanzialmente la
sofferenza in fonte di gioia.
La fonte della vera gioia, quella soprannaturale, è infatti la salvezza, anche quando prende la
“forma” della croce e del dolore.

E’ a causa della grazia che la sofferenza diventa gioia divina pur rimanendo sofferenza.
Come non c’è contrapposizione tra natura umana e natura divina, tanto che la natura divina
eleva l’umana divinizzandola, così non c’è contraddizione tra sofferenza umana e gioia divina:
quest’ultima, attraverso la grazia, eleva la sofferenza fino a Dio, “riempiendola” e “trasformandola”
in gioia, attraverso la Speranza.

Anche solo umanamente la sofferenza è diversa se c’è speranza. Ad esempio: altro è passare
un mese in carcere sapendo che il mese dopo si è di nuovo liberi, altro è trascorrerlo sapendo che ad
esso ne seguiranno innumerevoli altri da recluso.
Insegna Papa Benedetto XVI riguardo alla speranza cristiana: “Chi ha speranza vive
diversamente; gli è stata donata una vita nuova”.77 Nella speranza, infatti, è in qualche modo già
presente la Salvezza.
La speranza è: “più forte delle sofferenze”, per cui è capace di trasformare: “dal di dentro la
vita e il mondo”.78

Alcuni potrebbero obiettare: ma cercare o accettare passivamente il dolore, non è forse solo
folle masochismo e falsa pietà? Un modo di sfuggire vigliaccamente ad una vita votata al
fallimento?
Cercare il dolore per il dolore, ovviamente, è pura follia e squallido dolorismo. Il dolore in
se stesso infatti non ha nulla di bello, ma l’amore che ha condotto Dio a soffrire per noi ha qualcosa
di stupefacente e infinito, di misterioso e sublime: nulla è più bello per una creatura che sentirsi
amata da Dio.

Il Cuore di Cristo è come un infinito oceano di fuoco d’amore divino: tutto ciò che vi entra è
trasformato in quel fuoco d’amore. Anche il dolore. Anzi, soprattutto il dolore. Non a caso il Sacro
Cuore di Gesù (così come il Cuore Immacolato di Maria) si è manifestato ardente, ma anche trafitto
e circondato da una corona di spine: nella vita terrena di Gesù, come nella storia della Chiesa,
amore e dolore sono connessi intimamente.

Nell’uomo il dolore, anche quello fisico, interagisce con l’anima. Il dolore umano interessa e
tocca più la sfera spirituale di quella fisica e psichica. E più ancora riguarda lo Spirito di Dio,
Spirito del nostro spirito e Anima della nostra anima.
Per questo il dolore, se offerto a Dio, diventa capace di Dio.

L’unico modo per sfuggire dalle croci che schiacciano, è abbracciare la Croce di Cristo, cioè
il Crocifisso in Croce. Per sfuggire alla disperazione della vita che muore, occorre abbracciare la
speranza della Vita che risorge.

E’ la risurrezione di Cristo la fonte della nostra gioia

Scrive l’apostolo Paolo: “se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei
vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto
speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.” (1Cor
77
Benedetto XVI, Enciclica Spe Salvi, n. 2, anno 2007.
78
Benedetto XVI, Enciclica Spe Salvi, n. 4, anno 2007.

24
15,17-19). E: “Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo” (1Cor
15,32).
Ma: “Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti” (1Cor 15,20).

L’evento della risurrezione è accaduto e accade tutt’ora, e l’evidenza che accade è più
esperienziale che speculativa: la risurrezione di Cristo è un evento da vivere.
Ma per vivere qualcosa in senso pieno occorre coinvolgere, almeno attraverso un atto di
volontà, tutte le nostre facoltà, anche intellettuali: per questo per vivere pienamente una realtà, fede
compresa, occorre, generalmente, anche prenderne coscienza e accettarla.
Chi vive la fede col cuore la vive, perciò, con tutto se stesso, ovvero nell’unico modo in cui
la fede può essere veramente vissuta: conoscere la fede senza viverla è un atto contro natura.

La fede manifesta l’Evento per eccellenza, quello della Redenzione, che, in certo senso,
rende pienamente reali, cioè realizza nella verità, tutti gli altri eventi.
Essa dona, infatti, la vita di Gesù e perciò la sua passione e la sua morte, ma, anche, la sua
risurrezione, che ha “informa”, cioè pervade, ogni cosa, anche la morte: è della risurrezione l’ultima
parola!

Per questo chi vive la risurrezione di Cristo, anche vivendo la Croce, vive una profonda
gioia spirituale che, spesso, può coinvolgere anche visibilmente e sensibilmente tutta la persona.

Perché la Croce

Perché Dio ha scelto di soffrire, per redimerci?


La sofferenza di Dio, che si manifesta in Cristo, è essenzialmente un mistero che potrà
essere contemplato in profondità solo in Cielo.
Ma sicuramente Dio ha sofferto e, in un certo senso, soffre ancora, per amore e per
manifestare al meglio la sua infinita Misericordia.

Col peccato l’uomo ha in qualche modo “offeso” Dio: lo ha, cioè, ferito nel suo stesso
amore. E Dio ha accettato questa sofferenza perché chi ama accetta le ferite dell’oggetto del suo
amore.
Non solo, Dio si è voluto caricare anche del nostro peccato e delle sue conseguenze, per
trasformarlo, grazie al suo amore misericordioso, in perdono e riconciliazione e, perciò, in gioia.
Il perdono di Dio non nasconde né il peccato, né il dolore ma, anzi, proprio “grazie” ad essi
si manifesta pienamente.

Se, come detto, la Croce è un mistero, in quanto la ragione di Dio è tanto più grande della
nostra che san Paolo parla di follia (una follia divina più sapiente della sapienza umana) noi, però,
possiamo intuirne la sua ragione ultima, cioè l’amore. La ragione di Dio, infatti, si basa sull’amore,
e l’amore fa fare follie, anche a Dio. Anzi, soprattutto a Dio.

13. Pace, pace, pace…

La Madonna a Medjugorje si presenta come Regina della Pace.


La pace a cui ella fa riferimento, però, non è quella che dà il mondo, ma quella di Cristo (cfr
Gv 14,27), dono divino che richiede la conversione del cuore: ciò che minaccia la pace è, infatti, il
peccato.
Tale pace, se accettata, sboccia nei cuori per poi manifestarsi nel mondo: se cambia il cuore
dell’uomo, in qualche modo cambia anche la società.

25
La pace, perciò, non consiste solo nell’esenzione dalla guerra.
La guerra, con la sua visibilità, richiama innanzi tutto quel particolare “conflitto” che l’uomo
vive nel proprio cuore quando si allontana dalla volontà divina. Ma richiama tutte le tragedie umane
causate dal peccato, anche quelle “invisibili”, come l’aborto.

Come la guerra comporta un disordine, e perciò anche un pericolo per l’anima, la pace delle
armi favorisce pace dei cuori in Cristo.

Già alla sua terza apparizione a Medjugorje la Madonna ha detto: “Pace, pace, pace e solo
pace. La pace deve regnare tra Dio e gli uomini ed in mezzo agli uomini”.79
La pace tra gli uomini non può perciò che essere conseguenza della pace tra Dio e gli
uomini.

La Madonna ha anche detto: “Figlioli, in modo particolare oggi vi invito ad essere miei
portatori di pace in questo mondo senza pace”.80
Specialmente in questi tempi, infatti, nonostante le parole e i proclami, il mondo è senza
pace. Tanto che, spesso, proprio là dove della parola pace se ne fa una bandiera (multicolore), a
volte sembra invece crescere l’odio.

Non che la pace vera, quella di Cristo, sia in contraddizione con gli aneliti e i desideri più
profondi del cuore umano, tutt’altro, solo che il cuore dell’uomo, per riempirsi di tale pace, ha
bisogno di essere purificato ed elevato.

Insegna Papa Giovanni Paolo II: “La pace… si identifica come “novità” immessa nella
storia dalla Pasqua di Cristo. Essa nasce da un profondo rinnovamento del cuore dell’uomo. Non è
dunque il risultato di sforzi umani né può essere raggiunta soltanto grazie ad accordi fra persone e
istituzioni. E’ piuttosto un dono da accogliere con generosità, da custodire con cura e da far
fruttificare con maturità e responsabilità. Per quanto travagliate siano le situazioni e forti le
tensioni e i conflitti, nulla può resistere all’efficace rinnovamento portato da Cristo risorto. E’ lui
la nostra pace”.81

Di conseguenza: “I pilastri della vera pace sono la giustizia e quella particolare forma
dell’amore che è il perdono”.82 “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”.83

Il concetto di giustizia, perciò, non può essere limitato ad una più equa distribuzione delle
ricchezze, che pure è essenziale, ma deve comprendere tutti i diritti umani, anche quelli che spesso
oggi non si considerano tali, quali il diritto alla vita fin dal concepimento e quello alla libertà
religiosa anche nei paesi a maggioranza non cristiana.
E’ palesemente incoerente dichiararsi paladini della pace e, nello stesso tempo,
disinteressarsi delle violazioni di certe libertà fondamentali o considerare l’aborto un diritto (o,
comunque, una cosa di così poco conto che non vale la pena denunciare con forza).

L’impegno per la pace richiede la ricerca della “verità tutta intera” (Gv 16,13): per essere
veramente operatori di pace, perciò, occorre tenere conto anche dell’anima umana.
Infatti, anche se, per pura ipotesi, l’uomo vivesse in una società che avesse risolto tutti i suoi
problemi materiali (senza però tenere conto di quelli spirituali), avrebbe ugualmente bisogno di
pace.
79
Messaggio del 26 giugno 1981.
80
Messaggio del 25 dicembre 2005.
81
Giovanni Paolo II, Roma, 23 aprile 2003, Udienza Generale.
82
Giovanni Paolo II, Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2002, n. 2
83
Giovanni Paolo II, Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2002, n. 15

26
La pace è per i veri combattenti. E’ per coloro, cioè, che lottano prima di tutto contro le
proprie ipocrisie e il proprio peccato.
La pace non è per i cultori di un pensiero debole e di un sentimento facile e sbiadito, e non si
adatta al relativismo, ma richiede sacrificio, responsabilità e coerenza, così difficile da esercitare
quando sono i ricchi a parlare per i poveri.

Solo chi si fa povero, oltre che di beni materiali e comodità, anche, e più ancora, della
propria volontà e delle proprie idee (per arricchirsi della volontà e dei pensieri di Dio), può davvero
parlare di povertà. Perché la capisce, perché la testimonia, perché, per grazia, la trasmette.
La pace è un dono, ma esigente.

L’impegno per la pace non ammette tendenziosità, non può essere venato di ideologia,
altrimenti sarebbe parziale, solo a favore di chi può garantire soddisfazioni, vantaggi e consensi.
In tal caso l’impegno non sarebbe affatto per la pace, ma per il suo contrario: la pace, infatti,
è universale e, in se stessa, non esclude, ma comprende. I conflitti nascono dalle separazioni.

Anche l’impegno perché cessino i conflitti armati, assai lodevole, in ultima analisi ha
bisogno della grazia di Dio e perciò della pace di Cristo, in quanto Cristo “è… colui che ha fatto dei
due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia” (Ef
2,14).

La Madonna a Fatima, nel 1917, aveva avvisato che, terminato primo grande conflitto
mondiale in cui il mondo stava dibattendosi, se l’uomo non si fosse convertito ne sarebbe scoppiato
uno peggiore.
L’uomo non si convertì secondo la volontà divina e, nonostante i tanti buoni propositi dei
governanti delle nazioni di allora, pochi anni dopo scoppiò la Seconda Guerra Mondiale.

Ma la Madonna, a Fatima, ha anche detto che un giorno, col trionfo del suo Cuore
Immacolato, la Terra conoscerà un periodo di pace.
Che tale periodo coincida con quella civiltà dell’amore a cui ha spesso fatto riferimento
Papa Giovanni Paolo II?

14. La maternità di Maria

I veggenti testimoniano come la Madonna manifesti una speciale gioia quando nel luogo
delle apparizioni sono presenti dei bambini, così come in genere viene spontaneo fare a tutte le
donne che hanno sviluppato il dono spirituale della maternità (che si realizza pienamente e al di là
di ogni aspettativa solo attraverso la grazia).

Maria a Medjugorje si manifesta attraverso il suo corpo trasfigurato dalla grazia. Si


manifesta, perciò, in tutto lo splendore della sua femminilità, che traspare dalla sua bontà, dal suo
portamento, dalla sua bellezza, dalla sua purezza, dalla sua voce melodiosa, dal suo sorriso aperto,
dalla sua sollecitudine materna…
In Cielo ella continua a realizzare quella che è stata la sua maggiore caratteristica, cioè la
maternità, che nel suo caso è specialissima.

Come nostra madre, Maria veglia su di noi e ci aiuta: “Ne siamo certi” ci dice Papa
Benedetto XVI, “dall’alto Maria segue i nostri passi con dolce trepidazione, ci rasserena nell’ora
del buio e della tempesta, ci rassicura con la sua mano materna”.84
84
Benedetto XVI, Castel Gandolfo, 16 agosto 2006, Udienza Generale.

27
Se la Madonna ci chiama figli, noi facciamo parte della sua famiglia: la Chiesa, infatti, è
come una famiglia di famiglie, di cui ella è la Madre.
E’ anche per questo, infatti, che a Medjugorje ella dimostra sollecitudine verso le famiglie:
se si rinnova la famiglia, si rinnova la Chiesa.

La famiglia, nei piani di Dio, è chiamata ad essere immagine della Santissima Trinità
secondo il modello della Sacra Famiglia di Nazaret. Essa, di fatto, rappresenta una straordinaria
palestra per imparare ad amare.

Dice la Madonna: “Cari figli, questo è tempo di grazia per la famiglia, perciò vi invito a
rinnovare la preghiera. Nel cuore della vostra famiglia ci sia Gesù. Imparate nella preghiera ad
amare tutto ciò che è santo. Imitate la vita dei santi, che loro siano per voi un incentivo e maestri
sulla via della santità. Che ogni famiglia diventi testimone dell´amore in questo mondo senza
preghiera e senza pace”;85
E ancora: “Cari figli, anche oggi vi invito a rinnovare la preghiera nelle vostre famiglie.
Con la preghiera e la lettura della Sacra Scrittura entri nella vostra famiglia lo Spirito Santo che vi
rinnoverà. Così diventerete insegnanti della fede nella vostra famiglia. Con la preghiera e il vostro
amore il mondo andrà su una via migliore e l' amore comincerà a regnare nel mondo”.86

15. La salvezza delle anime

“Dio mi ha mandato per guidarvi verso la vita eterna”,87 ha detto la Madonna a Medjugorje:
la salvezza delle anime è il fine ultimo degli eventi di Medjugorje.

La Salvezza operata da Cristo è offerta a tutti, specialmente a coloro che credono (cfr. 1Tm
4,10): Dio, infatti, ci ha predestinato ad essere suoi figli adottivi (cfr. Ef 1,5).
La Chiesa insegna che, tutti coloro che cercano sinceramente la verità e seguono i dettami
della propria coscienza, possono in qualche modo essere raggiunti dalla grazia divina che travalica i
confini visibili della Chiesa: “Chi non è contro di voi, è per voi” (Lc 9,50), dice Gesù.
Per cui, anche se la via ordinaria per ottenere il Paradiso passa per il Battesimo e la fede, il
giusto che senza colpa non crede in Cristo può essere incorporato alla Chiesa, ed ottenere così la
salvezza, attraverso le misteriose vie dello Spirito Santo (fosse anche solo attraverso un battesimo di
desiderio implicito).

Dio è amore

A Medjugorje la Madonna fa spesso riferimento all’infinito amore di Dio per ogni persona,
di cui lei è messaggera: “Con grande amore intercedo per ognuno di voi”.88

Insegna Papa Giovanni Paolo II: “La fede della Chiesa culmina in questa verità suprema:
Dio è amore!”.89

“Ma se Dio è amore, perché c’è l’inferno?”, si chiedono molte persone.

L’inferno è, in qualche modo, conseguenza ed espressione dell’amore divino, che è


misericordioso e giusto: comprendendo quest’amore si comprende anche l’inferno.
85
Messaggio del 25 ottobre 2004.
86
Messaggio del 25 aprile 2005.
87
Messaggio del 25 ottobre 2006.
88
Messaggio del 25 dicembre 2004.
89
Giovanni Paolo II, Roma, 2 ottobre 1985, Udienza Generale.

28
Santa Caterina da Genova, grande mistica, nel Trattato del Purgatorio dice, al capitolo
settimo, che quando l’anima di chi muore in stato di peccato mortale lascia il corpo, va direttamente
all’inferno anticipando il giudizio di Dio: sa che quello è il suo posto. E, dice ancora, che se
l’inferno non esistesse, i dannati soffrirebbero ancora di più.
Se non vi fosse l’inferno, infatti, i dannati si condannerebbero più duramente di quanto Dio
permette nell’inferno.

Il rimorso che tormenta i dannati è causato non certo dall’amore, ma dall’odio verso Dio e,
di conseguenza, verso le sue creature, a cominciare da se stessi e dalla propria natura, odio dovuto
dall’atto contro natura per eccellenza: l’andare liberamente contro la propria coscienza.

Di fatto, se in questa vita si può, almeno in parte, imbavagliare la propria coscienza “, nella
vita futura l’eco di essa si farà in qualche modo sentire in tutta la sua forza.

All’inferno è come se l’anima dannata si rimproverasse: Dio l’ha creata buona, ed ha scelto
il male. Non è pentita, ma la sua natura, anche se pervertita, in qualche modo la rimprovera con la
sua stessa perversione.
La natura umana, infatti, in se stessa non è indifferente all’amore: chi decidesse di non
lasciarsi coinvolgere dall’amore è come colui che decidesse di non bere: la sua natura, bisognosa
comunque di acqua, lo tormenterebbe.

Chi non troverà misericordia è chi non l’ha in sé perché ha rifiutato quella che Dio gli ha
donato (cfr Mt 5,7).
Misericordia e giustizia, infatti, non si contraddicono e la giustizia si realizza proprio nella
misericordia, che però può essere rifiutata proprio con un estremo atto di ingiustizia, che consistere
nel non voler riconoscere il Dio di giustizia e di amore (cfr 1Gv 4,8).

Si potrebbe forse dire che Dio, in chi si affida alla sua misericordia, manifesta la sua
giustizia nell’amore mentre, in chi rifiuta fino alla fine la sua misericordia, manifesta il suo amore
nella giustizia: in un certo senso il fuoco dell’inferno è causato dal fuoco dell’amore divino
rifiutato.

L’inferno non nega l’amore di Dio, ma lo afferma: se, infatti, non vi fosse giustizia, l’amore
non sarebbe amore.
Come il buio evidenzia la luce, così la giustizia, e perciò l’inferno, evidenzia l’amore.

Dice Gesù ai suoi discepoli: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni
creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc
16,15-16).
Non si può, perciò, essere neutri all’annuncio del Vangelo perché in esso opera lo Spirito
Santo che orienta a Cristo e suscita la fede. Di fatto: “Nessuno può dire -Gesù è il Signore- se non è
sotto l’azione dello Spirito Santo” (1Cor 12,3).

Perciò chi rifiuta la fede che gli è donata o, credendo, rifiuta la signoria di Cristo sulla sua
vita o, comunque, agisce gravemente contro la propria coscienza che lo orienta a cercare la verità, si
pone in stato di peccato mortale. Se muore in tale stato verrà condannato e sarà proprio quella
parola di Dio volontariamente e coscientemente rifiutata, che lo condannerà: il primo giudizio dei
reietti avviene nella loro coscienza.

29
Chi nega volontariamente l’azione dello Spirito Santo che rivela Cristo in un certo modo è
come chi, pur essendo abbagliato dalla luce, nega l’esistenza del Sole. Egli non compie un atto
neutro, ma compie un atto contro la fede, un vero atto di disprezzo per la salvezza.

Un disprezzo come quello manifestato dal servo malvagio della parabola evangelica che, pur
avendo avuto dal suo signore l’incarico di far fruttare del denaro, non lo aveva rispettato.
Il signore osservò, prima di emettere la condanna: “Perché allora non hai depositato il mio
denaro alla banca? Al mio ritorno lo avrei ritirato con l’interesse” (Lc 19,23).
Bastava depositare il denaro in banca senza tanta fatica, ma il servo malvagio non lo fece:
non si era minimamente sforzato di ubbidire.
Questa scelta per il male, in quanto consapevole, è la vera stoltezza (cfr. Mc 7,22).

Gesù dice che tutte le bestemmie saranno perdonate, anche quella contro di lui, ma quella
contro lo Spirito Santo non avrà remissione (cfr. Mc 3,28-29).
Ciò significa che il non credere in lui come Dio e Signore a causa di una mancanza o
inadeguatezza dell’annuncio, o a causa di insuperabili condizionamenti che Dio può permettere a
determinate condizioni, non è un ostacolo insormontabile alla salvezza, ma il rifiutare l’azione dello
Spirito Santo, che comunque sempre testimonia Cristo, è un peccato che pone fuori dall’opera della
Redenzione. Chi persevera in questo stato fino alla fine sarà condannato: il suo peccato rimarrà non
rimesso.
Quando questo avviene all’uomo non è dato sapere (a meno di una speciale rivelazione da
parte di Dio, come a certi santi). Non a caso nel Vangelo Gesù comanda di non giudicare.

La Chiesa insegna che: “Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno; questo è la
conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla
fine”.90

Ha detto la Madonna a Medjugorje: “Gli uomini che vanno all’inferno non vogliono ricevere
più alcun beneficio da Dio, non si pentono, non smettono di imprecare e di bestemmiare; scelgono
di vivere nell’inferno e non pensano di abbandonarlo”.91

La veggente di Medjugorje Vicka, racconta di una sua visione dell’inferno avuta in


compagnia della Madonna: “Abbiamo visto gente assolutamente normale, come quelli che si
incontrano per la strada, che si gettavano da soli in questo fuoco… La Gospa allora ci ha spiegato:
-Quella gente è andata all’inferno di sua volontà. E’ una loro scelta, una loro decisione. Non
abbiate paura! Dio ha donato a ciascuno la libertà. Sulla terra ognuno può decidersi per Dio o
contro Dio. Certe persone sulla terra fanno sempre tutto contro Dio, contro la Sua volontà,
pienamente consapevoli. Cominciano così l’inferno nel loro cuore; quando viene il momento della
morte, se non si pentono, è lo stesso inferno che continua… L’inferno non finirà, coloro che sono là
non vogliono ricevere più niente da Dio, hanno scelto liberamente di essere lontani da Dio, per
sempre! Dio non vuole forzare nessuno ad amarlo-”.92

Cosa fare per ottenere la vita eterna?

Da un’intervista, alla veggente di Medjugorje Mirjana:


“ - Hai chiesto quali sono le condizioni per entrare in paradiso?-
- Non l’ho chiesto ma non è difficile capirlo. Dio non cerca credenti d’eccezione, ma
semplicemente anime che rispettino la loro fede e vivano in pace, senza malizia, volgarità e falsità-

90
Catechismo della Chiesa Cattolica, 1037.
91
Renè Laurentin . Renè Lejeune, Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje, Editrice Queriniana, 1988, pag. 176.
92
Suor Emmanuel, Medjugorje gli anni ’90 Il trionfo del cuore!, SHALOM, 16/07/1998, pag. 79 – 80.

30
- Questa è la tua interpretazione, il tuo pensiero?-
- Sì. Dopo aver parlato con la Madonna sono giunta a questa conclusione: a nessuno viene
chiesto di fare miracoli o grandi penitenze; si deve soltanto vivere una vita semplice, pacifica-”.93
Dio dà a tutti la grazia per salvarsi.

Il Vangelo mostra come Gesù, pur esigendo la perfezione (cfr. Mt 5,48), non disprezzava
neanche il più piccolo progresso: chiedeva il bene maggiore ma non rifiutava il bene effettivo. A
volte rimproverava anche chi lo seguiva (cfr. Mt 7,11) e gli stessi apostoli (cfr. Mc 4,40), ma
accoglieva tutti coloro che venivano a lui.
Gesù guarda soprattutto al cuore, che vuole semplice.
Scrive la grande mistica santa Faustina Kowalska: “Una sola cosa è necessaria, che il
peccatore apra almeno un po’ le porte del suo cuore ai raggi della divina misericordia: Dio farà il
resto”.94

Dio fa di tutto per salvare le anime, soprattutto in punto di morte.


Scrive in proposito santa Faustina Kowalska: “La misericordia di Dio talvolta raggiunge il
peccatore all’ultimo momento, in modo singolare e misterioso. All’esterno a noi sembra che tutto
sia perduto, ma non è così; l’anima illuminata dal raggio di una vigorosa ultima grazia divina, si
rivolge a Dio all’ultimo momento con un tale impeto d’amore che, in un attimo, ottiene da Dio (il
perdono) delle colpe e delle pene. All’esterno però non ci dà alcun segno né di pentimento né di
contrizione, poiché essi… non reagiscono più alle cose esterne… Ma, orrore! Ci sono anche delle
anime che respingono volontariamente e consapevolmente tale grazia e la disprezzano. Sia pure
durante l’agonia, Iddio misericordioso dà all’anima un lucido momento interiore, in cui, se l’anima
vuole, ha la possibilità di tornare a Dio. Però talvolta nelle anime c’è un’ostinazione così grande,
che scelgono consapevolmente l’inferno, rendendo vane tutte le preghiere che altre anime
innalzano per loro a Dio e gli stessi sforzi di Dio”.95

16. La consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

La Madonna a Medjugorje, sulla scia di quanto già detto a Fatima, raccomanda la


consacrazione al suo Cuore Immacolato: “Consacratevi al mio Cuore Immacolato. Abbandonatevi
totalmente a me”.96

Consacrare qualcosa a Dio significa riservarla al suo culto.


Un calice consacrato, ad esempio, pur servendo, come tutti i calici, per bere, può essere
usato esclusivamente nella Messa, per la Comunione.

Ma se ci si può consacrare solo a Dio e se la consacrazione del cristiano è avvenuta una


volta per tutte nel Battesimo, perché consacrarsi alla Madonna?

Nei piani divini la consacrazione a Maria rappresenta un mezzo particolarmente efficace per
rinnovare e approfondire il proprio Battesimo. Tutto, infatti, nella vita cristiana è crescita e
sviluppo, e tutto parte dal Battesimo, che deve essere vissuto sempre più in profondità.
La consacrazione alla Madonna, anche attraverso la consacrazione al suo Cuore Immacolato,
consiste nell’abbandonarsi fiduciosamente a lei, che, come dicono le Scritture, la dottrina della
Chiesa e la testimonianza dei santi, è la via più facile e sicura per arrivare a Dio.

93
Medjugorje – Torino, maggio – Giugno 1993, n. 51.
94
Diario di suor Faustina Kowalska, Libreria Editrice Vaticana, 1992, pag. 501.
95
Diario di suor Faustina Kowalska, Libreria Editrice Vaticana, 1992, pag. 558 – 559.
96
Messaggio del 2 agosto 1983, tratto dal sito web Maria a Medjugorje: medjugorje.altervista.org/.

31
Ci dice la Madonna a Medjugorje: “Cari figli, abbandonatevi totalmente a me, perché io
possa guidarvi pienamente. Non preoccupatevi delle cose materiali”.97

Maria, Madre di Dio e della Chiesa

Gesù è l’unigenito del Padre (cfr. Gv 3,10). Per il Padre egli è l’unico Figlio secondo la
natura divina: “Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero”, proclama il Credo.
Ma anche per Maria Gesù è l’unigenito: l’unico figlio partorito fisicamente.

Dio genera il Figlio secondo la natura divina, Maria lo genera secondo la natura umana.
Gesù, essendo Dio incarnato, come Persona è divina (e non umana), ma possiede 2 nature
inscindibili tra loro: la divina e l’umana. Egli perciò è totalmente e pienamente uomo e totalmente e
pienamente Dio.
Di conseguenza Maria, essendo, come donna, madre della natura umana di Gesù, è, anche, a
speciale titolo, Madre di Dio.

Ma per il Padre Gesù è anche “il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29). Dio, infatti, ci ha
resi suoi figli nel Figlio, cosicché l’Apostolo Paolo può scrivere: “Dio ha mandato nei nostri cuori
lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre” (Gal 4,6).

Ma anche per Maria Gesù è il primogenito di molti figli, perché ella partorisce misticamente
le “membra” che al Figlio sono innestate tramite la grazia.
Se Gesù, incarnandosi, si è in qualche modo unito ad ogni uomo (cfr Concilio Vaticano II,
GS, 22), Maria è, in qualche modo, madre di ogni uomo.

Col concepimento di Gesù, natura divina ed umana si sono unite (Unione Ipostatica) ed il
“luogo” dove questo è avvenuto è Maria.
Poiché il mistero dell’Incarnazione di Cristo per noi si realizza nel Battesimo, attraverso cui
la nostra natura si unisce a quella divina del Figlio, e perciò a Dio, attraverso il Battesimo per noi si
realizza pienamente anche la maternità di Maria, che ci concepisce come membra del Corpo di suo
Figlio.
Ella è davvero nostra “madre nell’ordine della grazia”98 poiché è attraverso di lei che si
manifesta Cristo e, di conseguenza, la grazia della nostra salvezza.

La vergine Maria ha accettato di divenire nostra madre sul Calvario, senza profferire parola:
il suo sì lo aveva detto a Nazareth, il giorno dell’Incarnazione del Figlio: la sua maternità verso gli
uomini è conseguenza di quella verso Gesù.

Ella, pur essendo membro della Chiesa, ne è anche madre e modello: come la Chiesa, genera
figli simili a sé trasmettendo ad essi ciò che più la caratterizza: la Vita della sua vita, Gesù.

La mediazione di Maria

“La Chiesa sa e insegna con san Paolo che uno solo è il nostro mediatore: “Non c’è che un
solo Dio, uno solo anche è il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Gesù Cristo, che per tutti ha
dato se stesso quale riscatto” (1Tm 2,5-6). La funzione materna di Maria verso gli uomini in
nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia: è
mediazione in Cristo… si fonda sulla mediazione di lui, da essa assolutamente dipende e attinge
tutta la sua efficacia; non impedisce minimamente l’immediato contatto dei credenti con Cristo,
97
Messaggio del 17 aprile 1986.
98
Concilio Vaticano II; LG,16.

32
anzi lo facilita… la mediazione di Maria è strettamente legata alla sua maternità”99 ed ha
“carattere di intercessione”.100

Maria è stata giustamente definita come il collo del Corpo mistico di Cristo: come nel corpo
umano gli impulsi che partono dal capo arrivano alle membra passando attraverso il collo, così nel
Cristo totale le grazie che Gesù riversa sugli uomini passano attraverso Maria. Ella è un “perfetto
riflesso di Cristo”.101

Perché Maria?

Scrive san Luigi Maria Grinion di Montfort: “Io convengo con tutta la Chiesa che Maria,
non essendo che una semplice creatura uscita dalla mani dell’Altissimo, paragonata alla sua
infinita Maestà, è meno di un atomo, o meglio niente del tutto, poiché egli solo è - Colui che è -”.102
Nonostante ciò, la Vergine Maria risplende di una dignità e di una grandezza unica tra le
creature: ella, in quanto Madre di Dio, parte da un livello di gloria tale che nessun santo potrà mai
raggiungere e, in virtù della sua risposta piena e perfetta alla grazia, la gloria a cui assurge è il
massimo possibile per una creatura.
Maria è Madre di Dio soprattutto ed essenzialmente perché ne è figlia (Mc 3,33-35), la figlia
prediletta. Per questo ella è la benedetta fra le donne (cfr Lc 1,41)

Così la Chiesa insegna che, se a Dio, e solo a lui, è dovuto il culto della latria (che comporta
l’adorazione), e ai santi spetta il culto della dulia (semplice venerazione), a Maria è dovuto un culto
particolare, quello di iperdulia.

Tale culto: “differisce solo di grado dal culto di semplice dulia, se si prende come motivo di
tale culto la sua singolare santità, superiore di grado, non di specie, a quella degli altri santi;
differisce invece di specie se si prende come motivo di tale culto la sua singolare dignità di Madre
di Dio, la quale la colloca in un ordine a sé, specificamente superiore a quello in cui si trovano tutti
gli altri santi”.103

Ma, infine, perché Maria?


Scrive Papa Paolo VI: “il culto alla Beata Vergine ha la sua ragione ultima nell’insondabile
e libera volontà di Dio”.104
E qui: “Taccia ogni mortale” (Zc 2,17).

III. La Grande Promessa di Maria

Ha detto la Madonna il 25 giugno 2006: “Cari figli, con grande gioia nel mio cuore vi
ringrazio per tutte le preghiere che avete offerto per le mie intenzioni, in questi giorni. Sappiate,
figlioli, non vi pentirete né voi, né i vostri figli. Dio vi ricompenserà con grandi grazie e
meriterete la vita eterna. Io vi sono vicino e ringrazio tutti coloro che, durante questi anni, hanno
accettato i miei messaggi, li hanno trasformati in vita e hanno deciso per la santità e la pace.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.
99
Giovanni Paolo II, Enciclica Redemptoris Mater, n. 38, anno 1987.
100
Giovanni Paolo II, Enciclica Redemptoris Mater, n. 21, anno 1987.
101
Giovanni Paolo II, Roma, 14 marzo 2001, Udienza Generale.
102
Trattato della vera devozione alla Santa Vergine e il segreto di Maria; n. 14; Edizioni Paoline, quinta edizione,
1989; pag. 27.
103
Enciclopedia Cattolica; vol. VIII, col. 89; a cura dell’“Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico” di
Città del Vaticano; parte editoriale curata dalla Casa Editrice G. C. Sansoni – Firenze; anno 1952.
104
Paolo VI, Esortazione Apoatolica Marialis Cultus, n. 56, anno 1974.

33
Mi piace considerare questo messaggio come la Grande Promessa della Madonna a
Medjugorje. Una promessa che riguarda innanzi tutto chi nei giorni immediatamente precedenti al
25 giugno 2006 ha offerto le proprie preghiere secondo le sue intenzioni di Madre, ma che potrebbe
riguardare anche coloro faranno questo in futuro. Si potrebbe infatti ritenere che, nel ringraziamento
della Madonna per le preghiere offerte secondo le sue intenzioni, sia implicitamente contenuto un
invito a fare altrettanto, nei giorni che precedono il 25 giugno, anche in futuro, in modo da
beneficiare delle stesse promesse riportate nel Messaggio.
La generosità di Dio, infatti, è grande e i messaggi del 25 del mese rappresentano un vero e
proprio cammino spirituale, valido anche per i tempi a venire.
Inoltre la pratica di offrire preghiere secondo le intenzioni della Madonna è conforme e,
direi, conseguente, alla consacrazione al suo Cuore Immacolato, a cui sono legate grandi
benedizioni.

INDICE

Premessa

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Introduzione
1) Dio, colui che è santo
2) Cosa si intende per luogo santo
3) I luoghi santi come “mezzo”
4) Luoghi santi e patria terrena
5) Il pellegrinaggio
6) Il pellegrinaggio come atto di fede
7) Il pellegrinaggio spirituale
8) Pellegrinaggio esplicito ed implicito

I. La presenza di Maria a Medjugorje


1) Il tempo di Medjugorje
2) La “grazia” di Medjugorje
3) Medjugorje compimento di Fatima
4) I dieci segreti
5) Le promesse di Maria a Medjugorje

II. Il messaggio di Maria a Medjugorje


1) Il linguaggio di Maria a Medjugorje
2)Maria chiama una parrocchia
3) La pedagogia della Madonna
4) I messaggi dati alla parrocchia
5) Collaboratori di Maria
6) Testimoni dei messaggi
7) Maria insegna come chiedere ed offrire
8) I gruppi di preghiera
9) Pregare col cuore
10) Digiunare col cuore
11) Vita sacramentale
12) La Croce
13) Pace, pace, pace…
14) La maternità di Maria
15) La salvezza delle anime
16) La consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

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