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Amen. Maranathà!

Patriarcato di Venezia
Ufficio Liturgico
Sezione Musica e Canto

Amen. Maranathà!
Repertorio di Canti per la Liturgia

a cura di:
Franco Gomiero
Paola Talamini

©2008 - by Casa Musicale Edizioni Carrara - Bergamo (Italy)


- by MarcianumPress - Venezia (Italy)

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Amen. Maranathà!
REPERTORIO DI CANTI
PER LA LITURGIA

EDIZIONICARRARA - MARCIANUM PRESS


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Molto opportunamente, nell’Introduzione, questo Repertorio viene
proposto non come un semplice canzoniere, ma come un libro liturgico, che
esprime la fede vissuta e celebrata dalle comunità del nostro Patriarcato.
Vita e tempo liturgico infatti – ce lo siamo ricordati spesso nello scorso
Anno dedicato all’Eucaristia, solennemente concluso dall’XI Assem-
blea del Sinodo dei Vescovi – non sono realtà separate: i riti liturgici
sono l’espressione della vita redenta dalla potenza dello Spirito di
Gesù risorto.
La vita liturgica delle nostre comunità non fa altro che testimonia-
re come nel concreto snodarsi dell’umana esistenza – nascita, crescita,
relazioni, amore, dolore, morte, vita dopo la morte – Gesù si faccia
presente a tutti gli uomini ogni giorno, in ogni situazione. Egli,
strappando il tempo e lo spazio dalla corrente che li trascinerebbero
inesorabilmente verso la fine, ne inverte la direzione e li affaccia
sull’eterno. È la forza della logica sacramentale propria del genio
cattolico.
Il canto è sempre ad un tempo strumento espressivo e strumento
educativo del cuore dell’uomo in quanto parte di un popolo. È la voce
di un corpo, di un popolo, di un destino. Il canto esprime una
appartenenza ed educa ad una appartenenza. Ciò vale ancor di più per
il canto che nasce da e per il popolo santo di Dio. È la ragione per cui
questo Repertorio vuol presentarsi come una proposta che esprima la
fede delle parrocchie, dei movimenti e delle associazioni presenti nel

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patriarcato. È un patrimonio comune. Mi permetto di domandare con
energia che tutte le nostre comunità lo facciano proprio. Sarebbe un
prezioso segno di vera comunione se, in qualche anno, questo Reper-
torio diventasse, nella pratica, veramente condiviso.
Sono grato a coloro che hanno lavorato con dedizione per prepa-
rarlo.
Quale augurio migliore per accompagnare questa pubblicazione
dell’invito del grande Agostino ai suoi figli: “Cantate vocibus, cantate
cordibus, cantate oribus, cantate moribus!”
[Cantate con la vostra voce, cantate col vostro cuore, cantate con la
vostra bocca, cantate con tutta la vostra vita!] (Agostino, Sermo 34,3,6:
Pl 38,211).

+ Angelo card. Scola


Patriarca

Venezia, Pasqua 2008

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Prefazione

“Amen. Maranathà!” sono le due parole che stanno all’inizio e alla


fine di questo repertorio. “Amen” è la prima parola che dice l’assem-
blea riunita nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
“Maranathà, Vieni Signore Gesù” è l’invocazione-acclamazione con
cui l’assemblea chiude l’esperienza dell’incontro pasquale con il
Risorto o ne invoca il ritorno.
“Amen. Maranathà!” sono le ultime due parole dell’Apocalisse e
di tutta la Bibbia. Nella liturgia cristiana sono due tra le acclamazioni
più importanti per esprimere da una parte l’atto di fede e il riconosci-
mento della grande opera di Dio, manifestatasi in Gesù Cristo e
centrata nella sua Pasqua di morte e di risurrezione, e dall’altra l’attesa
del suo compimento alla fine dei tempi. In modi diversi esprimono la
stessa realtà, che è Gesù Cristo, il già Venuto e il Veniente, inizio e
fine della nostra storia, di quella storia che la liturgia continuamente
ricorda e attualizza.
Il libro dei canti destinati a celebrare questa storia non poteva
avere parole più significative e più appropriate per presentarsi ai
cristiani del Patriarcato di Venezia e farsi accogliere non come un
semplice canzoniere, ma come un libro liturgico, che esprime la fede
vissuta e celebrata delle loro comunità.
Questo per dire anzitutto che questo repertorio, caldamente
voluto dal Patriarca e al quale da diversi anni l’ufficio competente
stava lavorando, ha il significato che hanno i libri liturgici. È un
sussidio che serve “per celebrare” e più specificamente “per celebrare
cantando”, come vuole la riforma liturgica. Esso non raccoglie tutti i
canti esistenti nelle parrocchie, nei movimenti e nelle associazioni,
ma ne sceglie alcuni e ne propone altri per comporre una proposta che
accomuni tutte le parrocchie del Patriarcato, i movimenti e le

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