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Filosofia moderna:

La filosofia moderna è caratterizzata da una profonda elaborazione critica della filosofia antica, rifacendosi
soprattutto a Platone e Aristotele. Infatti nascono 2 nuovi centri culturali: l'università di Padova diviene il centro
dell'Aristotelismo, e l'Accademia di Firenze è il centro del Neoplatonismo.
Viene definita “filosofia moderna” perché il sapere ora è più teoretico e razionale, e nel caso di Galileo il sapere
diviene anche sperimentale. Gli antichi pensavano alla pura contemplazione dell'universo, mentre nel paradigma
filosofico moderno l'uomo si fa artefice del proprio destino tramite il sapere teoretico.
La nascita della scienza moderna affonda le proprie radici nel Rinascimento, di cui eredita la fiducia nelle capacità
conoscitive dell'uomo, l'abbandono di principi trascendenti per spiegare la realtà naturale, la rivalutazione dei
sensi e dell'esperienza diretta, la pretesa di un sapere che non sia solo contemplativo, ma pratico e operativo, il
rifiuto del principio di autorità come criterio di verità. Tuttavia se nel '500 il concetto di scienza è ancora legato a
una visione del mondo di tipo qualitativo, in cui la natura è vista come un essere vivente, ordinata con suoi propri
fini come un organismo, nel '600 si afferma una concezione della scienza come un sapere oggettivamente
verificabile e pubblicamente controllabile. La scienza moderna respinge dal proprio ambito conoscitivo qualunque
problematica di tipo metafisico, relativa alle essenze o all'intima struttura delle cose, per analizzare solo le cause
dei fenomeni, alla ricerca di leggi, elaborate sulla base di ipotesi vagliate da esperimenti, espresse in termini
matematici.

GALILEI

Galileo Galilei è con Newton, Bacone e Cartesio uno dei grandi promotori della rivoluzione scientifica del '600.
Egli nacque a Pisa il 15 febbraio 1564. Trasferitosi con la famiglia a Firenze, compì i primi studi di letteratura e
logica, dopodiché di iscrisse alla facoltà di medicina dell'Università di Pisa, ma insoddisfatto tornò a Firenze, dove
approfondì gli studi matematici, con conseguente assegnazione della cattedra di matematica all'Università di Pisa
e poi di Padova.
La differenza rispetto ai filosofi precedenti riguarda le tesi cosmologiche che ebbero in parte origine in Grecia, in
particolare con Democrito: infinità dell'universo; pluralità dei mondi e loro abitabilità; identità di struttura fra
cielo e terra; geometrizzazione dello spazio cosmico. Galileo invece credeva in un unico sistema solare.
La posizione circa i rapporti fra scienza e fede
Galileo prende subito posizione circa i rapporti tra scienza e fede, cercando però di non metterle in contrasto. La
natura (oggetto della scienza) e la Bibbia (base della religione) derivano entrambe da Dio e se la Bibbia è
finalizzata alla salvezza ed è arbitra nel campo etico-religioso, la scienza è finalizzata alla conoscenza ed è arbitra
nel campo delle verità naturali. I contrasti tra verità scientifiche e Bibbia vanno risolti rivedendo l'interpretazione
della Scrittura.
La polemica contro gli aristotelici
Galileo stima profondamente Aristotele e gli altri scienziati antichi, ritenendoli uomini amanti della verità e della
ricerca, ma disprezza i suoi discepoli, gli aristotelici, che limitano i loro studi alla teoria.
Il cannocchiale, la posizione scientifica, il principio d'inerzia
La fama di Galileo tra i suoi contemporanei viene dalle sue osservazioni astronomiche, che impiegano una
versione perfezionata del telescopio, già noto da alcuni anni, e mettono in discussione alcuni punti fermi della
cosmologia aristotelica. La grandezza di Galileo, tuttavia, non consiste tanto nell'aver costruito il cannocchiale,
ma nell'averlo usato scientificamente, puntandolo verso il cielo. Già da tempo convinto copernicano, Galileo
sostiene la superiorità del sistema eliocentrico con varie argomentazioni. Fondamentale a questo proposito è
l'elaborazione del principio d'inerzia, secondo cui “un corpo tende a conservare indefinitamente il suo stato di
quiete o di moto rettilineo uniforme, a meno che non intervengano forze esterne”, grazie al quale Galileo riesce a
vanificare quasi tutte le obiezioni di tipo fisico che da secoli venivano sollevate contro l'idea di una Terra in
movimento. L'idea di movimento inerziale, movimento privo di cause, rappresenta una rottura di enorme portata
rispetto al pensiero precedente, non solo per le sue implicazioni a favore delle teorie copernicane, ma anche
perché inaugura una nuova forma di rapporto conoscitivo tra il soggetto e l'esperienza: il principio non trae la sua
validità dall'esperienza comune, quotidiana, ma richiede uno sforzo di astrazione che liberi l'esperienza da tutti i
fattori perturbatori (in primo luogo l'attrito) che impediscono al principio di manifestarsi in tutta la sua purezza.
La caduta dei gravi e il 2° principio della dinamica
Il principio d'inerzia costituisce il primo principio della scienza moderna, fondando la dinamica. Galileo
contribuisce all'edificazione della dinamica anche con le sue ricerche sulla caduta dei gravi, con cui inaugura il
moderno approccio sperimentale. Galileo, a differenza della fisica aristotelica che pensava che la velocità di
caduta dei corpi fosse direttamente proporzionale al peso dei corpi, giunse, con un ragionamento teorico, a
risultati opposti: tutti i corpi, qualunque sia il loro peso, cadono con la stessa velocità. Significativa fu anche la
scoperta del 2° principio della dinamica, secondo cui “le forze applicate ai corpi non causano loro delle velocità,
bensì delle accelerazioni proporzionali alle forze che le hanno prodotte”, e ciò gli permise di determinare il
concetto di accelerazione come variazione di velocità e il concetto di massa di un corpo, come rapporto di
proporzionalità tra le forze a esso applicate e le accelerazioni prodotte da tali forze, e le conseguenti leggi fisico-
matematiche.
La distruzione della cosmologia aristotelico-tolemaica e le scoperte astronomiche
La nuova scienza galileiana distrugge conseguentemente la cosmologia aristotelico-tolemaica. Infatti, l'esistenza
di un'unica scienza del moto e la negazione della diversità di natura fra moti rettilinei e moti circolari porta al
rifiuto della diversità di struttura fra cielo e terra, fondata appunto sulla diversità dei rispettivi movimenti.
Le scoperte astronomiche sono: le macchie lunari, che Galileo identifica come ombre dovute alle montagne lunari;
i 4 satelliti di Giove, battezzati “pianete medicei”. Ma se Giove e i suoi satelliti girano intorno al sole, nulla vieta
di pensare che ciò accade anche con la terra e i suoi satelliti; le macchie solari, che si formavano e scomparivano,
dimostrando come i corpi celesti subiscono trasformazioni e alterazioni; le fasi di Venere, inducendo a pensare che
Venere ricevesse la luce dal sole girandovi attorno. Ciò non vietò di pensare che questo potesse accadere anche
con gli altri pianeti.
“Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”
Eccezionale diffusione ha avuto, tra i suoi scritti, il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, in cui,
dietro il pretesto di essere neutrale nella presentazione dei due modelli cosmologici più importanti, espone
argomenti a favore del copernicanesimo.
I 3 personaggi sono: Simplicio, che difende la teoria geocentrica (aristotelico-tolemaica); Salviati, che difende la
teoria eliocentrica (copernicanesimo); Sagredo, che è neutrale.
Il dialogo si compone di 4 giornate: nella prima giornata si pone sotto accusa la distinzione aristotelica fra cielo e
terra; nella seconda giornata c'è la confutazione degli argomenti contro il moto della Terra, su cui Galileo fa ampie
contro-argomentazioni, che oppongono il pensiero scientifico al “senso comune”, e che si ispirano al “principio
della relatività galileiana”, secondo cui possiamo affermare che nel sistema quasi inerziale della Terra, l'aria
circostante si muove con essa e i corpi cadono comportandosi quasi come se essa fosse immobile; nella terza
giornata viene dimostrato il moto di rotazione della Terra e viene esaltata la teoria copernicana; nella quarta
giornata Galileo espone la sua dottrina delle maree.
Il metodo della scienza
Galileo suddivide il lavoro della scienza in 2 momenti: il momento “risolutivo” o analitico e quello “compositivo”
o sintetico. Quello risolutivo consiste nel risolvere un fenomeno complesso, osservando il fenomeno, valutando e
misurando i dati, e formulando un'ipotesi matematica sulla legge da cui dipendere. Quello compositivo risiede
nella verifica e nell'esperimento, attraverso cui poi si tenta di formulare una legge matematica; se la legge verifica,
quindi, che l'ipotesi superi la prova, essa risulta vera; se la legge non soddisfa, invece, la prova dell'ipotesi, essa
viene smentita e sostituita da un'altra ipotesi.
Strettamente legate al metodo e alla scienza galileiane, sono due espressioni che Galileo usa: le “sensate
esperienze” e le “necessarie dimostrazioni”. Le “sensate esperienze” coincidono col momento osservativo e
induttivo del sapere, ovvero si parte dal particolare per arrivare al generale. Le “necessarie dimostrazioni”
coincidono, invece, col momento ipotetico e deduttivo del sapere, ovvero si parte dal generale per arrivare al
particolare. Ma Galileo adopera contemporaneamente sia il metodo induttivo che deduttivo, le quali sono
indissolubilmente congiunte e si richiamano a vicenda.
La metodologia e filosofia galileiana
Contro ogni considerazione finalistica Galileo afferma che le opere della natura non possono essere giudicate sulla
base di ciò che torna utile all'uomo; non dobbiamo cercare perché la natura opera in un certo modo (causa finale),
ma solo come opera (causa efficiente). Analogamente, contro ogni fisica essenzialista, Galileo ribatte che lo
scienziato deve esclusivamente occuparsi delle leggi che regolano i fatti. Galileo giustifica, invece, il valore delle
matematiche, lo studio delle quantità, la validità del principio di causa e la verità della scienza rispettivamente con
le teorie della struttura matematica del cosmo, della distinzione fra proprietà oggettive e soggettive,
dell'uniformità della Natura e dell'identica certezza fra conoscenza umana e divina. A monte di tutto sta la fiducia
realistica nella corrispondenza fra pensiero ed essere, matematica e realtà.
Il processo
Galileo fu processato dopo aver pubblicato il dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, e si concluse con
l'abiura dello scienziato che lo tenne a vita in carcere, tramutato in confino dapprima da un suo amico arcivescovo,
poi nella villa di un signore, dove scrisse un altro suo capolavoro: “Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno
a due nuove scienze” (cioè la teoria della resistenza dei materiali e della dinamica).