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RUCE H .

IPTON
JÈ delle.
Credenze
Come il pensiero
influenza il DIMA
e ogni cellula
LIBRO VINCITORE
DEL PREMIO COME MIGLIOR
LIBRO DI SCIENZA
DEL 2006 NEGLI U.S.A.

W IN N E R :
BEST SCIENCE BOOK
C
Best Books] o n o sc en za
Bruce H. Lipton
la Biologia delle Credenze
È giunto il momento di abbandonare le vecchie credenze che la comunità
scientifica e accademica e i mass media ci hanno inculcato, per muoverci
verso la nuova ed eccitante prospettiva di salute, benessere e abbondanza
offerta da questa scienza d'avanguardia: l'epigenetica.

Bruce Lipton dimostra, in modo semplice e appassionante, che ciò in cui


crediamo determina ciò che siamo, e non è il nostro DNA a determinare
la nostra vita e la nostra salute. Si tratta di una grande rivoluzione della
scienza e del pensiero umano, che ci libera dalla prigionia del destino.
L’Autore dimostra in maniera inoppugnabile che l’ambiente, i nostri pen­
sieri e le nostre esperienze determinano ciò che siamo, il nostro corpo e
ogni aspetto della nostra vita.
Quanta importanza acquisisce allora il nostro pensiero, positivo o negativo che
sia, quando è in armonia col subconscio, sul comportamento nostro e dei
nostri geni? Se l'ambiente e il pensiero influenzano la nostra biologia, questo
può cambiare le conoscenze e le esperienze vissute fino a oggi da gran parte
di noi. Infatti ognuno di noi ha le potenzialità per creare una vita piena e tra­
boccante di ogni dono e talento, a partire da salute, felicità e amore.

Ogni cellula del nostro corpo può essere paragonata a un essere


intelligente, dotato di intenzionalità e scopo, in grado di sopravvivere
autonomamente, il cui vero “cervello” è costituito dalla membrana.
Questa scoperta porta a una conclusione sbalorditiva: i geni non
controllano la nostra biologia, è invece l’ambiente a influenzare
il comportamento delle cellule. Questo porta a nuove, importanti
conseguenze per quanto riguarda il benessere, la felicità
e la natura delle malattie come il cancro e la schizofrenia.
Bruce Lipton Ph.D. è un’autorità mondiale per quanto concerne i legami tra
scienza e comportamento. Biologo cellulare, ha insegnato Biologia Cellulare
presso la facoltà di Medicina deH'Università del Wisconsin e si è dedicato in
seguito a ricerche pionieristiche alla School of Medicine della Stanford University.
È stato ospite di decine di programmi radiotelevisivi ed è un conferenziere di
primo piano. Le sue rivoluzionarie ricerche sulla membrana cellulare hanno
precorso la nuova scienza dell’epigenetica e hanno fatto di Lipton una delle
voci più note della nuova biologia.

ISBN fia-7507-74b-0

www.macroedizioni.it 788875 077464


€ 16,50
dello Stesso Autore
LA MENTE È PIÙ FORTE DEI GENI.
La nuova scienza che ci restituisce i nostri poteri (DVD + libro)

A l t r i l ib r i d i M acro E d iz io n i
Gregg Braden, IL CODICE DEL TEMPO
Gregg Braden, LA GUARIGIONE SPONTANEA DELLE CREDENZE.
Il manuale per spezzare il paradigma delle false speranze
Gregg Braden. IL LINGUAGGIO DELLA MATRIX DIVINA
Come funziona e come imparare ad usarlo (DVD + libro)
Gregg Braden, LA MATRIX DIVINA
Un ponte tra tempo, Spazio, Miracoli e Credenze
Gregg Braden, IL CODICE DELLA VITA Le origini divine del DNA
Mfceàl Ledwith, Klaus Heinemann, PROGETTO ORB.
Un’analisi pioneristica del fenomeno dei globi di luce
William Arntz, Betsy Chasse, Mark Vincente, BLEEP.
Ma che bip sappiamo veramente!? (DVD e libro)
Ervin Laszlo, Jude Currivan, COSMOS. Guida per una nuova scienza planetaria
Massimo Teodorani, SINCRONICITÀ
Il legame tra Fisica e Psiche da Pauli e Jung a Chopra
Massimo Teodorani, ENTANGLEMENT.
L’Intreccio nel mondo quantistico: dalle Particelle alla Coscienza
Massimo Teodorani, L’ATOMO E LE PARTICELLE ELEMENTARI.
Dalla scienza degli antichi alle superstringhe di oggi
Massimo Teodorani, SFERE DI LUCE.
Grande mistero del pianeta e nuova frontiera della fisica
Massimo Teodorani, ONDE ELETTROMAGNETICHE.
Dai Raggi X alle onde radio: i colori dell’universo
L. De Marchi V. Valenzi, LA STRAORDINARIA AVVENTURA DI WILHELM REICH.
Una formidabile avventura scientifica e umana
Fred Alan Wolf, LO YOGA DELLA MENTE E IL VIAGGIO NEL TEMPO
Come diventare padroni dello spazio e del tempo
Joseph Christy-Vitale, WATERMARK. Il segno dell'acqua
G. Fosar e F. Bludorf, L’INTELLIGENZA IN RETE NASCOSTA NEL DNA
Il legame genetico che ci mette in comunicazione con tutto l'Universo
Vittorio Marchi, L’UNO DETTO DIO. Alla ricerca delle chiavi della nostra esistenza
Vittorio Marchi, LA SCIENZA DELL’UNO. La Chiave dell’Universo
Vittorio Marchi, MIRJEL - IL MERAVIGLIOSO UNO.
La Funzione Terapeutica della Conoscenza
Vittorio Marchi, NOI E L'INFINITO. Scopri la coscienza del mondo
J.H. Brennan, VIAGGIO NEL TEMPO. Guida per principianti
John Gribbin, Q COME QUANTO. Dizionario illustrato di fisica quantistica.
Dall'Acceleratore di particelle alla teoria del punto Zero
Lynne McTaggart, IL CAMPO DEL PUNTO ZERO.
Alla scoperta della forza segreta dell’universo
Giuliana Conforto, IL GIOCO COSMICO DELL’UOMO
Giuliana Conforto, UNIVERSO ORGANICO E L’UTOPIA REALE (nuova ed. agg.)
Luca Chiesi, LA STRUTTURA NASCOSTA DEL MONDO.
Le reazioni nucleari a debole energia
Jacques Benveniste, LA MIA VERITÀ SULLA MEMORIA DELL’ACQUA

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GRUPPO EDITORIALE MACRO via Bachelet 65, 47522 Cesena (FC)
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Bruce Lipton

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gia
Credenze
Come il pensiero
influenza il DNA
e ogni cellula

M ACRO
E D IZ IO N I
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Per m a g g io ri in fo rm a z io n i su q u e s to a u to re e su lla stessa
c o lla n a v isita te il n o s tro sito www.m a.croedizioni.it

Titolo originale: T h e Biology o f Belief by Bruce L ipton Ph. D


C opy rig h t © 2 0 0 5 , Bruce L ipton

traduzione G ianpaolo Fiorentini


revisione Valeria Valli
editing V alentina Pieri
copertina M atteo V enturi
stampa Tipografia Lineagrafica, C ittà di Castello (PC )

I edizione agosto 2006 I ristam pa m arzo 2007


II ristam pa luglio 2007 III ristam pa febbraio 2008
IV ristam pa giugno 2008 V ristam pa febbraio 2009
VI edizione aprile 2009 VII edizione agosto 2009
Vili edizione novem bre 2009 IX edizione febbraio 2010
X ristam pa maggio 2010

C ollana “Scienza e C onoscenza”

© 2006 M acro Edizioni


un m archio del G R U P P O E D IT O R IA L E M A C R O
w w w .m acroedizioni.it La Cellulosa utilizzata per la produzione della

V ia Bachelet, 65 ® carta su cui sono stati stampati gli interni di


tun»**** questo libro proviene da foreste amministrate.

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Q u esto libro è dedicato a..

GAIA
la M adre di tutti noi,
perché ci perdoni le nostre trasgressioni.
E a mia madre,
Gladys,
che mi ha sem pre appoggiato e incoraggiato
con pazienza
nei ven t’anni occorsi a questo libro per nascere.
A lle mie figlie,
Tanya e Jennifer,
magnifiche donne del m ondo
che mi sono state sem pre vicino
anche nei m om enti più difficili.
E soprattutto alla mia adorata
M argaret H o rto n ,
la mia m igliore amica, la compagna della mia vita,
il mio am ore.
C h e tutti noi possiamo continuare la gioiosa ricerca
per vivere felici per sem pre!
Ringraziamenti

olto è accaduto tu la m u formazione scientifici c la nasci­


M ta di questo libro. I )urante questo periodo di profonda
trasformazione personale, sono srato guidato e benedetto da M u ­
se spirituali e Muse incarnate, ispiratrici di ogni arte, (.ori alcune
di qtiote mi sento particolarmente in debito per il loro contri­
buto alla nascita del mio libro.
& Muse dfIL Sciatta, sono debitore agli spiriti della scienza,
poiché «ino pienamente cosciente di essere stato guidato da for
..v esterne a me nel com pito di portare questo messaggio al mon­
do. U n particolare ringraziamento ai miei eroi, lean Baptiste de
Monet de Lamarck e Albert Einstein, per il loro contributo spi­
rituale e scientifico che ha cambiato il mondo.
Le Muse tielLi Letteratura, l'idea di scrivere un libro sulla
nuova biologia nacque nei 1985, ma finche Patricia A. King
non entri» nella mia vira, nel 2003. non potè diventare realtà.
Patricia è una scrittrice freelance ed è stata per dicci anni capo-
redattore della sede di San Francisco di Newsurelc. Non dim en­
ticherò mai il nostro primo incontro: la sommersi letteralmen­
te con una lezione interminabile sui nuovi paradigmi scientifi­
ci. con una cannonata di articoli e manoscritti aborriti, e una
valanga di video di conferenze e pubblicazioni scientifiche.
Soltanto quando se ne andò, m i resi conto del lavoro m o­
num entale che le avevo chiesto. Senza nessuna formazione
nel campo della biologia cellulare e della fisica, Patricia fece
m iracoli. In brevissimo tempo, non im parò soltanto i para­
digm i della nuova biologia, ma riuscì persino ad am pliarli e
.1 discuterli. Questo libro deve m oltissim o alla sua stupefa-
8 L i Biologia dtlltr Credenze

ccntc capacità di raccolta, elaboratone c sintesi d cll’cnorme


mole di inform azioni.
Patricia scrive libri e articoli sul tema della salute, soprat­
tutto nel campo della medicina psicosomatica e del ruolo del­
lo stress nelle malattie. 1 suoi lavori sono apparsi in riviste co­
me Los Angela Times, Spirit, la rivista della Southwest Airline,
e Common Ground. Nata a Boston, Patricia vive a M ariti
C ounty con il m arito Harold e la figlia Anna. N utro una
profonda gratitudine c un sincero apprezzamento per il suo
contributo, c sarei lelicc di avere l’opportunità di scrivere in
futuro un altro libro con lei.
Le Muse deU'Ane Gni/iar. nel 198(1 lasciai l’ambiente u ni­
versitario e sccsi nelle strade per presentare uno show itine­
rante dal titolo The Laser Symphony. Cuore c cervello del no­
stro spettacolo di luci laser era Robert M ueller, un artista vi­
sionario e un genio della computer grafica. M olto saggio per
la sua giovane età. Bob assimilò subito il nuovo paradigma
scientific») a cui stavo lavorando, prima come allievo e poi av­
ute “ figlio spirituale". In seguito si offri ili disegnare la coper­
tina di questo ‘libro, e io accettai volentieri.
Bob Mueller è cofondatore e direttore artistico del 1jghtSpeed
Hcsign. di Bellevue, Washington, società con la quale ha vinto
numerosi premi |H-r i suoi allestimenti di luci e suoni in 3D nei
musei di scienze naturali e nei planetari ili turni il mondo. Il sui»
lavoro multimediale sulla fragile ecologia dei nostri oceani è sta­
to ammirato ila 16.0CX) spettatori al giorno all’Expo ih Lisbona
del 1998. Per farvi un'idea dei suoi lavori, potete visitare il sito
www.lightspeeddcsign.com. Sono onorato «li aver ricevuto il suo
contributo per la copertina di questo libro, che rappresenta per il
lettore l'immagine introduttiva a questa nuova consapevolezza.
Le Muse delit M ustta. dall'idea iniziale di questo libro fino
alla sua presentazione sono stato continuamente ispirato dalla
musica degli Yes, c in particolare dalla voce ilei loro cantante
Ringraziam enti 9

|on Anderson. La loro musica e il messaggio che trasmettono


rivellino ima comprensione profonda della nuova scienza. La
musica degli Yes parla del nostro collegamento con la Luce. I
loro brani mettono in rilievo il fatto che le nostre esperienze,
le nostre convinzioni e i nostri sogni modellano la nostra vita
e influenzano quella dei nostri figli. Un'idea che a me occorro­
no pagine e pagine per esprimere, loro riescono a comunicarla
in un breve e potente brano musicale. Siete grandi, ragazzi!
Per quanto riguarda la creazione materiale del libro, voglio
ringraziare di tutto cuore gli editori newyorkesi che l'hanno a
suo tempo rifiutato, permettendomi cosi di scrivere un libro
completamente mio, esattamente come lo volevo. H o un debi­
to con la M ountain of Love Productions per avere investito
tempo e risorse nella pubblicazione, e devo uno speciale ringra­
ziamento a Dawson Church, della Author’s Publishing Coope­
rative. Dawson ci ha dato il meglio dei due mondi: da un lato,
l'autonomia che soltanto una pubblicazione in proprio consen­
te; dall'altro, l’esperienza di marketing di una grande casa edi­
trice. Grazie anche a CJcralyn Cendreau per l'appoggio e per
aver sottoposto questo lavoro all’attenzione di Dawson C hu r­
ch. Shelly Keller, cara amica ed esperta in pubbliche relazioni,
ha messo generosamente a disposizione il suo tempo e la sua
professionalità editoriale.
Grazie a tutti i miei studenti e a rutti colon* d ie hanno
partecipato alle mie lezioni, conferenze e seminari, e d ie han­
no continuato a chiedermi per anni: . E il libro, quando
esce?». Eccolo, è arrivato! H o apprezzato moltissimo il vostro
continuo incoraggiamento.
Vorrei rendere onore ad alcuni insegnanti molto im por­
tanti che mi sono stati di ispirazione e di guida nella nua car­
riera scientifica. Prim o fra tutti mio padre. E li, che mi ha in­
segnato a perseguire un obiettivo e, cosa non meno im por­
tante, a “pensare fum i dal m ucchio". Grazie, papà.
11) Im Biologia delle Credenze

D avid Banglesdorf, l'insegnante di scienze ilcllc dementa*


ri che mi ha introdotto al mondo nd editile c mi h.i trasmes­
so la passione per la scienza.
Il brillante Irw in R. Konigsberg, che mi ha preso sotto la
sua ala ed è stato il relatore del mio dottorato. Ricorderò sem­
pre i nostri momenti di “eureka! e la nostra comune passio­
ne per la scienza.
Theodore Hollis, docente alla IVnn State University. e
Klaus Bensch, direttore del dipartim ento di Patologia della
Stanford University, i prim i ‘'veri'' scienziati che hanno capito
le mie idee eretiche, incoraggiandomi, sostenendomi e met­
tendomi .1 disposi/ione i loro laboratori per condurre le ricer­
che collegate alle idee che presento in questo libro.
Nel 1995, Cerard G u rn , direttore del Life College o f Chi-
ropratic West, mi ha invitato a insegnare biologia dei frattali, il
mio corso personale su questa nuova scienza. Sono grato .i
Gerry per l'aiuto, soprattutto perche mi ha introdotto al mon­
do della chiropratica e della medicina alternativa, discipline vol­
te al miglioramento della qualità della nostra vita.
D urante la prima presentazione pubblica di questi mate­
riali n d l ‘)85, ho conosciuto Lee Pulos, Professor Em eritus
del dipartim ento di Psicologia dell università dd la British C o ­
lumbia. Da quel momento. Ir e è stato un grande sostenitore
d dla nuova biologia presentata in questo libro. Il mio collega
Kob W illiam s, creatore di l\ych-K> ha contribuito gettando
un ponte tr i la scienza delle cellule e la meccanica dd la psi­
cologia umana.
Le discussioni con C urt Rexroth. caro amico e mago ddla
filosofia, sulla scienza e sul suo ruolo nella civiltà, hanno por­
tato gioia e consapevolezza nella mia vita. La collaborazione
con Theodore H all mi ha donato meravigliose e profonde in­
tuizioni sulla relazione tra la stona dell'evoluzione ddla cellula
e della civiltà umana.
Ringraziamenti 11

Grazie ili cuore a Gregg Brailcn per le sue fam.iMu.hc in ­


tuizioni scientifiche e i suggerimenti editoriali, e per aver idea­
to lo stim olante sottotìtolo di questo libro.
Ciascuno di questi mici etri e fidali amici ha letto e discus
■i ton me questo lavoro. Il loro contributo è staio essenziale per
lare arrivare tino a voi questo libro. Voglio ringraziarli perso­
nalmente uno per uno: Terry Bugno, David Cham berlain, bar
bara Flndciscn. M .F.T.. Shelly Keller, M ary Kovacs. Alan M an ­
tle. Nancy M arie, M ichael M en d ica. Ted Morrison. Robert e
Susan Mueller, Ix c Pulos. C urt Rexroih, Christine Rogers, W ill
Smith. Diana Sutter, Thom as Vertice M .D .. Roh c Lanita W il­
liams e Donna Wonder.
Grazie a mia sorella Marsha e a mio fratello David per l'amo­
re e il sostegno. Sono particolarmente orgoglioso di David |>er
quello che definisce scherzosamente "spezzare il cerchio della vio­
lenza’'. e per essere un padre meraviglioso per suo figlio Alex.
Un apprezzamento particolare a Doug Parks, di Spirit2000.
per l'eccezionale sostegno. Da quando è venuto a conoscenza
della nuova biologia, ha dedicalo tutte le sue energie per diffon­
derne il messaggio nel mondo attraverso video e seminari che
hanno accresciuto la conoscenza di questi temi e hanno aperto
la porta a molte persone intercvute ad accrescere il proprio po­
lca* personale. Grazie, fratello.
Questi ringraziamenti non sarebbero completi senza un
grazie davvero speciale a Margaret Morton: la forza trainante
dietro le quinte che ha reso realmente possibile la creazione di
questo libro, lutto eie1» che ho scritto e detto è una dimostra­
zione del mio amore per te.
Premessa

e poteste essere chiunque... chi vorreste essere?». Passavo un


S tempo incredibile a pormi questa domanda. Ero ossessio-
iuro dalla fantasia di cambiare la mia identità, perché volevo es­
uli- chiunque altro tranne me stesso, Liro un biologo e un docen­
ti- universitario di relativo successo, ma ciò non compensava il
latto d ie la mia vita privata era a dir poco un disastro. Più mi
sforzavo di trovare felicità e appagamento nella mia vita privata,
più diventavo infelice e insoddisfatto. In un momento di profon­
da riflessione, decisi di arrendermi alla mia infelicità. Dcdsi che
il destino mi aveva dato quelle cane, e con quelle dovevo giocare
Li partita, liro diventato una vittim a della vita. Quc scrii, scià.
Il mio atteggiamento depresso e fatalista subì un improv-
viso cambiamento nell'autunno del 1^85. Avevo rinunciato a
ima cattedra alla School o f M ed itin e del!Università del W i­
sconsin e avevo accettato un incarico in una identica facoltà ai
i .araibi. M a. dato che era molto lontana dalle istituzioni ac­
cademiche “che contano” , com inciai a pensare al di fuori dei
ngidi parametri delle convinzioni prevalenti nell’accademismo
classico. Lontano da quelle torri d'avorio, in un’isola smeral­
dina circondata dal blu profondo del mar dei Caraibi, ebbi
un'intuizione scientifica che mandò in frantum i le mie con­
vinzioni sulla natura della vita.
Il momento di svolta avvenne mentre stavo leggendo degli
studi sui meccanismi con cui le cellule governano la propria fi­
siologia e il proprio comportamento. Improvvisamente mi ba­
lenò l'idea che la vita della cellula è controllata dal suo ambien­
te fisico ed energetico, e non dai suoi geni. 1 geni sono soltanto
14 La Biolo gia delle Credenze

dei programmi utilizzati per costruire le cellule, i tessuti eg li or­


gani. l 'ambiente si comporta come un "appaltatore'’ che legge
c decide di impiegare derermmati programmi genetici, ed è il
vero responsabili- del carattere della vita cellulare, i la “consa­
pevolezza" che una cellula individuale ha dell'ambient e, e non i
suoi geni, che mette in moto i meccanismi della vira,
Com e biologo cellulare, capii subito che la mia intuizione
aveva delle implicazioni di grande portata per la mia vita e per
quella di tutti gli esseri umani. Ero pei lettamente consapevole
che un essere umano è costituito di circa cinquanta trilioni di
cellule. Avevo dedicato la mia vita professionale a migliorare la
conoscenza delle cellule, perché sapevo, come so ora. che più co­
nosciamo le cellule individuali più possiamo capire come fun­
ziona l'intero complesso cellulare di cui è composto il corpo
umano lì sapevo che. se ogni cellula individuale è controllata
dalla propria consapevolezza dell’ambiente, la stessa cosa vale per
l'essere umano composto di miliardi e miliardi di cellule. ( osi
come avviene per una cellula individuale, il carattere della nostra
vita non è determinato dai nostri geni, ma dalle risposte agli stt
ìTìolì am bicni.ili che .l/.ìOfuUiano la vita.
Da un laro, la mia nuova comprensione della natura della
vita fu uno shock: per quasi due decenni avevo inculcato nella
mente dei m ici studenti il Grande Dogma della biologia, cioè
la convinzione che la vita ò controllata dai geni. D all'altro, a li­
vello intuitivo non fu una vera sorpresa, perché avevo sempre
nutrito dei dubbi sul determinismo generico.
Alcuni di questi dubbi derivavano da dictotto anni vii ricer­
ca finanziata dal governo sulla clonazione delle cellule stami­
nali. Anche se avevo avuto bisogno di allontanarmi dall'am ­
biente accademico per prenderne pienamente coscienza, la mia
ricerca offriva la prova inconfutabile che i principi del deter­
minismo generico più cari alla biologia erano viziati dalle fon­
damenta.
Premessa Is

1.1 mia nuova comprensione «.iella natura della vìui non sol-
i.iiiio avvalorava la mia ricerca, ma contraddiceva anche un altra
i ,imimionc della scienza uRìcialc che avevo trasmesso ai mici
(indenti: la convinzione d ie la medicina allopatica fosse l’unica
■In- meritasse di essere presa in seria considerazione nella scuola
di medicina. M a ora. dando finalmente alla dimensione energe-
ii> i dell'Ambiente ciò thè le spetta, diventava possibile fondare
unii scienza e una filosofia della m ediana alternativa c della sag-
i’c/iut spirituale delle tradizioni antiche e moderne, con dignità
patì .1 qudla della medicina allopatica.
Per quanto ini riguardava personalmente, nel momento del­
la mia intuì/ione compresi di essere rimasto bloccato a causa del
l i lalsa convinzioni- di essere destinalo al fallimento nel campo
della mi.i vita privata, lili esseri umani hanno indubbiamente
un'incredibile capacità di attaccarsi a false convinzioni con pas-
aone e tenacia, e anche gli scienziati iper-raziona li non ne sono
certo immuni. Il fatto di avere un sistema nervoso altamente svi
luppato, e retto ila un cervello di grandi dimensioni, significa
*lie la nostra consapevolezza è più complessa di qudla della cd-
luia individuali-. l ira/ie alta nostra meravigliosa mence umana
possiamo scegliere di percepire l’ambiente in modi diversi, a dif-
fcrenza delle editile la cui consapevolezza è di tipo riflesso.
F.ro eccitato dalla comprensione che potevo rimodellare la
mia vita cambiando le mie convinzioni. M i sentii immediata­
mente cnergizzato, perche capivo die era una via scientifica che-
mi avrebbe strappato al ruolo di perenne "vittim a’* per affidarmi
un nuovo lavoro di "co-creatore" del mio destino.
Sono passati vent anni da quella magica notte nei Caraibi
m cui ebbi la folgorazione che cambiò la mia vita. In lu n i
questi anni, la ricerca biologica non ha fatto che avvalorare
quell'intuizione. Viviam o tempi eccitanti, perché la scienza
sta abbattendo i vecchi m iti e riscrivendo una vecchia convin­
zione della civiltà umana. La convinzione di essere fragili mac-
16 La Biologia delle Credenze

chine biochim iche controllato dai nostri geni cede il passo al­
la comprensione del fatto che siamo potenti creatori della no­
stra vita e del mondo in cui viviamo.
Ha vent anni trasmetto i|uesrc informazioni scientifiche ri­
voluzionarie in centinaia di conferenze negli Stati U n iti, in C a­
nada, Australia e Nuova Zelanda. L i risposta di tutti coloro
che, come me, hanno utilizzato queste informa/ioni per riscri­
vere la propria vita mi ha riempirò di una gioia e una soddi­
sfazione immense. Com e noto, sapere è potere, quindi la co­
noscenza di sé determina un aumento del potere personale.
O ra offro anche a voi queste potentissime inform azioni at­
traverso questo libro. L. mia viva speranza che comprendiate
come molte delle convinzioni che alim entano la vost ra vita sia­
no false e lim itanti, e che la lettura di questo libro vi ispiri a
cambiarle. Potete riprendere il controllo della vostra vita, e
imboccare la via del benessere e della felicità.
Queste inform azioni sono molto-potenti. La vita che mi
sono ricreato utilizzandole è molto più"ricca e appagante, e ho
smesso di chiedermi: «Se potessi essere chiunque, chi vorrei
essere:». Adesso la risposta è ovvia. Voglio essere me stesso'.
Introduzione

La magia delle cellule

vevo serte anni e facevo la seconda elementare quando, sa­


A lendo su una cassetta, arrivai all'altezza giusta per appoggia­
li. loarhio contro la lente di un microscopio. M a essendo troppo
■.nino, vidi soltanto una macchia luminosa. Quando mi calmai
tanto da ascoltare finalmente le istruzioni della mia insegnante, la
ignota Novak, mi scostai un po' dalla lente. In quel momento
avvenne un fatto sensazionale d ie determinò il corso della mia v i ­
li futura Un paramecio, un minuscolo protozoo, nuotò nel m ia
impo visivo. Uro ipnotizzato. Non sentivo più il vociare dei miei
ompagni, né l'odore delle matite appena temperate che nella
mia mente era associato al ritorno a scuola, e neppure l’odore dei
nuovi pastelli a cera e dei portapenne di plastica, li mio intero es­
sere era pietrificato di Irontc al mondo sconosciuto di quella cel­
lula che per me era molto più eccitante degli effètti speciali dei
film moderni.
Nella mia mente innocente di bambino vedevo quel m i­
nuscolo organismo vivente non come una cellula, ma come
una persona microscopica, un essere senziente e pensante. Più
die agitarsi qua e là senza scopo, quel microscopico organi
smo unicellulare mi sembrò “ in missione” , anche se ovvia­
mente ignoravo che tipo di missione. M entre osservavo silen­
ziosamente alle sue “spaile" la frenetica attività del paramecio
sul viluppo di alghe il grosso pseudopodio di un'ameba gan-
glifbrm e com inciò a infiltrarsi nel mio campo visivo.
IK t ji Biologia delie Credenze

L i tuia visita in quel mondo lillipuziano Terminò brusca­


mente quando Glenn, il bullo della classe, mi spinse via affer­
mando clic era il suo turno. Cercai di attirare l’attenzione del­
l'insegnante, nella speranza th e la maleducazione di Glenn mi
avrebbe latto guadagnare altri preziosi secondi al microscopio,
ma mancavano pochi minuti alla pausa di mezzogiorno e rurti
i miei compagni reclamavano a gran voce il proprio turno. Do­
po la scuola, appena attivai a casa, raccontai tutto eccitato a mia
madre l'avventura con il microscopio.
Usando tutto il potere di persuasione di un bambino ili se­
conda elementare, pregandola, supplicandola e blandendola,
ut tenni in regalo un microscopio su cui avrei passato ore e ore,
affascinato dal quello strano mondo che solo i miracoli dell’ot­
tica rendevano accessibile.
Più tardi, aH’universicà, passai al microscopi») elettronico. Il
vantaggio di un microscopio elettronico rispetto a un normale
microscopio ottico e che mille volte più potente. L i differenza è
simile a quella tra i cannocchiali a 25 ingrandimenti usati dai tu­
risti pei ammirare un panorama e il telescopio orbitante Hubble
che irasmerrc le immagini dello spazio profondo, iiitrare nella
stanza del microscopio elettronico di un laboratorio e una sona
ili rito di passaggio per gli aspiranti biologi. Si entra attraverso
una porta girevole, simile a quella della camera oscura di un
laboratorio fotografico.
Ricordo la prima volta che entrai nella porta girevole: ero in
uno spazio buio tra due mondi, la mia armale vita di studente
e la mia futura vita dì scienziato. Q uando la porta completò la
sua rotazione, mi trovai in una grande stanza buia, deboltncn
ti illum inata dalle stesse luci rosse di una camera oscura. A ma­
no a mano c h e i miei occhi si adattavano alla penombra, rimasi
impressionato da quello che vedevo. l e luci rosse illum inava­
no, con un effetto magico, la superficie rillettente di urta co­
lonna d'acciaio cromato di lenti elettromagnetiche, del diame-
Intm duzione ■lu i magni delle cellule 1')

mi ili un;» trentina di centi metri, che si innalzava sino .1 ! sol­


ili in 111 mezzo alla stanza. Alla base della colonna c era una
, i.mde consol che assomigliava al quadro di controllo di un
Hoeing ~47. piena di interruttori, spie e luci lampeggianti. Un
l'.ruviglio di fili elettrici, tubi e canaline sottovuoto usciva dal­
la base del microscopio, come le radici di una vecchia quercia,
l i ' sferragliare degli aspiratori e degli im pianti di raffredda
mento riempiva la stanza. M i sembrava di essere sul ponte di
.ornando dell U .S.S. Enterprise, Evidentemente era il giorno
libero del comandante Kirk, perché seduto alla consol c era
uno dei miei insegnanti, impegnato nella complessa procedu­
ta di introdurre un campione di tessuto nella camera sorto
vuoto dentro la colonna d acciaio.
(.'on il passare dei m inuti, mi ritornava sempre piii vivida
ili 1 memoria l'esperienza di quel giorno di seconda elementa­
ri in cui avevo osservato per la prima volta una cellula. Final­
mente, un'im m agine verde fluorescente apparve sullo scher­
mo al fosforo. Per il momento, a trenta ingrandim enti soltan­
to. le cellule erano appena distinguibili. Poi si passò a 100
ingrandim enti, 1.000, 10.000 e infine a piti dì 100.000. hra
davvero come Star Irek, con la differenza che, invece di ad­
dentrarci nello spazio esterno, stavamo entrando in uno spa­
zio interno, dove “ nessun uomo e mai giunto prim a". Latti
ino prima stavo osservando una cellula, e l'attim o dopo mi
stavo immergendo nella sua struttura molecolare.
Percepivo nettamente il timore reverenziale di trovarmi sul
la linea ili contine di quella tromiera scientifica. E altrettanto
grande fu la mia eccitazione quando venni nominato secondo
piloni. M isi le mani sui comandi per ‘volare” in quel paesaggio
cellulare extraterrestre II professore mi faceva da guida e mi in­
dicava gli elementi più interessanti. «Questo e 1111 mitocondrio,
'Itiello è l’apparato di Golgi. laggiù c’è un poro nucleare, questa
e una molecola di collagene, quello e un ribosoma»,
JO La Biologia delle Credenze

M i eccitava soprattutto considerarmi il pioniere di un terri­


torio mai visto da ocelli umani. Se il microscopio ottico mi ave­
va farro percepire le cellule come creature senzienti, il micro­
scopio elettronico mi mise a faccia a Taccia con le molecole che
costituivano il fondamento stesso della vita. Sapevo che, sepol­
te sotto la citoarcbiiettunt della cellula, c erano le chiavi capaci
di svelare i misteri della vita.
Per un breve istante gli oculari del microscopio si trasforma­
rono in una sfera di cristallo, e nella misteriosa luminescenza
verde del suo schermo fluorescente vidi il mio futuro. Sarei di­
ventato un biologo cellulare e avrei concentrato la mia ricerca
sull'attento esame di ogni sfumatura deH'ulirastrutturn della
cellula per comprendere i segreti della vita cellulare. Com e ave­
vo imparato nei prim i anni di università» la struttura c la fini­
zione degli organismi biologici sono strettamente interconnes­
se. Collegando la m icrostnittura anatomica della cellula al suo
comportamento, ero sicuro che sarei arrivato a importanti in­
tuizioni sulla natura della Natura. Durante i miei studi univer­
sitari, il dottorato di ricerca e la carriera di docente, in 1111.1 scuo­
la ui medicina dedicai quasi rutto il mio tempo ali esplorazione
dell'anatomia molecolare delle cellule, perché nella struttura
della cellula sono racchiusi i segreti delle sue funzioni.
L’esplorazione dei segreti della vita” mi portò a una carriera
di ricercatore concentrata sullo studio sulla clonazione delle cel­
lule umane in coltura dssutale.
Dieci anni dopo il mio primo incontro ravvicinato con un
M E , il microscopio elettronico, avevo una cattedra alla prestigio­
sa School of Medicine dell'università del Wisconsin, avevo otte­
nuto riconoscimenti a livello mondiale per le mie ricerche sulla
clonazione delle cellule staminali, e le mie capacità didatt iche era­
no molto apprezzare. Ero passato a microscopi elettronici ancora
più potenti die consentivano immagini tridimensionali compu­
terizzate simili a quelle ottenute con la PAC. Benché ora usassi
Inlntduzìone h i mania delle cellule 21

.munenti molto più sofisticati, il mio approccio non era mutato.


Non (icisi mai la certezza, risalente ai miei setre anni, che la vita
tirile cellule che studiavo avesse uno scopo preciso.
Purtroppo, non pensavo che anche la mia vira avesse uno
,-npo. Non credevo in D io, anche se confèsso che a volte pren­
devo m considerazione l’idea di un D io ch e governa con un sen-
ii dell'umorismo raffinatamente perverso. Dopo tutto ero un
biologo classico, per il quale resistenza di D io è una domanda
unitile: la vira è il prodotro del caso, di una cura fortunata u, per
essere più precisi, del lancio casuale dei dadi genetici. Il motto
della nostra professione, sin dai tempi di D arw in, è sempre sta­
io: «Dio? N oi non abbiamo bisogno di nessun D io ammuffito».
D arw in non negava l’esistenza di D io; riteneva semplice­
mente che il caso, e non l’intervento divino, fosse il responsa­
bile del caranere della vita sulla ferra, Nel suo libro del I85Ò,
L'origine della j/urie, D arw in sostiene che i trarri specifici de-
t’J i individui si trasmettono dai genitori ai figli, e che tali “ fat­
tori ereditari" controllino le caratteristiche della vita di ogni in­
dividuo. Questa intuizione gettò gli scienziati in una freneti-
i ricerca nei tentativo di sezionare la vita ricucendola ài suoi
dem enti molecolari di base, perché era lì che si dovevano tro­
vare i meccanismi ereditari che controllano la vita.
La ricerca si concluse con un notevolissimo m ultato cin
quant anni la. quando James Watson e Francis C rick descrisse
ro la struttura e la funzione della doppia dica del D N A . il ma­
ia la le di cui sono composti i geni. Finalmente la scienza eia
riuscita a scoprire la natura dei “ fattori ereditari” di cui Darwin
aveva parlato nel X IX secolo. I giornali inneggiarono al meravi
glioso, nuovo mondo dell’ingegneria genetica che prometteva
bambini progettati a tavolino e mirabolanti terapie mediche.
Ricordo vivamente i titoli a caratteri cubitali che apparvero sul­
le prime pagine dei quotidiani di qud memorabile giorno del
1953: «Scoperto il segreto della vita».
22 l-li Biologia delle Crede ire

Com e i giornalisti, anche i biologi saltarono sul carro trion­


fale dei geni. Il meccanismo con cui il 1)N A controlla hi vita bio­
logica divenne il Dogma centrale della biologia molecolare, dili­
gentemente esposto nei dettagli nei libri di resro. NcH'ctcrno di­
battito “natura connv educazione” , il pendolo iniziò a oscillare
decisamente dalla parte della natura.
All'inizio, il D N A era ritenuto responsabile soltanto dei no­
stri caratteri fisici ma. in seguito, si cominciò a pensare che i ge­
ni controllino anche le nostre emozioni e i nostri comporta­
menti. Q uindi, se- siete nati con un gene della felicità dilettoso,
potete aspettarvi una vita infelice.
Purtroppo, anch’io mi ritenevo una vìttim a ili un gene del­
la felicità mancarne o mutante, e barcollavo sotto una scarica
di colpi em otivi terribili. M io padre era appena morto dopo
una lunga e dolorosa lotta contro il cancro. Ero io che mi pren­
devo soprattutto cura di lui, e avevo passato gli ultim i quattro
mesi a lare la spola in aereo ogni tre o quattro giorni rra la mia
università nel W isconsin e la sua casa a New York. O ltre ad as­
sisterlo al capezzale, portavo avanti il mio programma ili ricer­
ca. insegnavo e tentavo di ottenere delle sovvenzioni.
Ad aumentare il mio livelli* di stress contribuì il fatto di tro­
varmi nel bel mezzo di un devastante divorzio che mi prosciu­
gava finanziariamente ed emotivamente. Le mie risorse si as­
sottigliavano rapidamente per nutrire i miei nuovi “dipenden­
ti": giudici e avvocati. In difficoltà economiche e senza più una
casa, mi ero ridotto a vivere con un’unica valigia in una terri­
ficante casa popolare. I a maggior parte dei miei vicini sperava
di migliorare il proprio livello di vita andando a vivere in rou-
lorre. I vicini della porta accanto mi facevano particolarmente
paura. Nel giro di una settimana la mia serratura tu fatta .salta­
re e il mio nuovo sterco prese il volo. Una settimana più tardi,
bussò alla mia porta un tipaccio, una specie di armadio di 1.80
per 90. Con una bortiglia di birra in una mano, e stuzzican-
Intmduzìone - l.a unititi delle cellule l ì

.|i >
m i denti con un chiodo clic teneva nell altra mano, mi chie-
■ ,c per caso avevo anche il libretto dì istruzioni dello stereo.
Toccai il londo il giorno in cui scagliai il telefono attraverso
l i porrà a vetri del mio ufficio, mandando in Irantum i la scrir
• Bruce l i. I ipton. Professore associato di Anatomia n.W .
'Jio o l ol M edicine", e urlando: "Basta, non ne posso più!». Il
ii n oli» era staro causato da un funzionario della banca clic mi
•u va chiamato per comunicarmi, educatamente ma con fer-
HH7/.1, che la mia richiesta di un prestito era stata respinta.
Sembrava la scena madre del film Terms o f Endearment^ in cui
I >ebr.i Ginger appropriatamente risponde alle speranze del ma­
nto di diventate docente di ruolo: «Ci mancano già i soldi per
pagare le bollette adesso. Se passerai di ruolo vorrà soltanto di
n- che ci mancheranno i soldi per sempre».

La m agia «Ielle cellule - U n iléjà vii

Per lortuna trovai una via di fuga in un periodo sabbatico


presso un istituto di medicina ai ( ar.tibi. Sapevo che laggiù i
miei problemi non sarebbero scomparsi, ma mentre l'aereo sa­
lis i oltre la grigia coltre di nubi che ricopriva C hicago l'im ­
pressione era proprio quella. M i morsi le guance per evitale du­
ll mio sorriso si trasformasse in una sonora risata. M i sentivo fe­
lice come quando, a sette anni, avevo scoperto la passione del­
la mia vita, la magia delle cellule. Il mio umore m igliorò anco-
iu quando salii sul piccolo aereo da turismo che mi portò a
Montserrat, un puntino di terra di dodici miglia per quattro
nel mar dei Caraibi. Se esisteva il giardino dell'Eden, doveva
assomigliare a quella minuscola isola: un gigantesco smeraldo
sfaccettato che usciva da un luccicante oceano verdea/./urro.
Quando atterrammo, la balsamica brezza profumata di garde­
nia che inondava la pista dell'aeroporto mi inebriò.
24 lxi filologia ilc llf Credenze

Secondo l’usanza locale, il tramonto era dedicato alla contem­


plazione, e io feci immediatamente mia queirabitudine. Quando
il giorno se ne andava, aspettavo con ansia il meraviglioso spetta­
colo luminoso del cielo. La mia casa, su una scogliera a picco sul­
l'oceano, era rivolta a ovest. Un sentiero serpeggiarne attraverso le
rocce coperte di felci scendeva al mare. Alla fine delle rocce, un
passaggio tra cespugli di gelsomino portava a una spiaggia deserta
dove estendevo il rituale del tramonto "lavando via la giornata"
nell'acqua calda e trasparente. Dopo tuia bella nuotata spianavo
per bene un pezzetto di sabbia, mi stendevo sulla schiena e guar­
davo il sole affondare lentamente nel mare.
Su quell’isola remota ero lontano dalla competizione, libero
di osservare il mondo sen/a i paraocchi delle convinzioni dog­
matiche del mondo civilizzato. All'inizio, la mia mente conti­
nuava a passare in rassegna e a criticare il disastro della mia vi­
ra, ma ben presto i miei giudici interiori la smisero. Com inciai
a sperimentare di nuovo che cosa significa vivere nel presente e
per il presente, a recuperare la sensazione di sentirmi un bam­
bino spensierato, a seni tir di nuovo la gioia di vivere.
Abitare in quell’angolo di paradiso mi rese ogni giorno più
umano. D ivenni anche un biologo cellulare migliore.
la mia attività scientifica si era sempre svolta in aule, sale
conferenze e laboratori srcrili e asettici. Ma li. immerso nel ric­
co ecosistema caraibico, com inciai a percepire la biologia come
un sistema integrato vivente, più che come un insieme di sin­
gole specie che condividono una porzione di crosta terrestre.
Sedere in silenzio in quella giungla simile a un immenso
giardino fiorito e nuotare nella splendente barriera corallina
mi apri una finestra sulla sorprendente integrazione delle spe­
cie vegetali e anim ali dell’isola, e sul delicato equilibrio dina­
mico di ogni specie non soltanto in rapporto alle altre, ma in
relazione alla globaljrà dell'am biente. Era l’armonia della vita,
e non la lotta per la sopravvivenza, che cantava per me in quel
Intm duzinne La m agia tiriIr te lilite 25

giardino dell’Eden d ri Caraibi. M i convinsi clic l.i moderna


biologia dà troppo poca attenzione all’aspetto iondamentale
ddla coopcrazione, poiché le sue radici darwiniane sottoli­
neano soprattutto la natura com petitiva della vita.
Con grande delusione dei miei colleglli di facoltà, quando ri­
tornai nel W isconsin iniziai a mettere radicalmente in dubbio le
s.ure convinzioni della biologia classica. Iniziai persino a critica­
re apertamente Darwin e la validità della sua teoria dell’evolu­
zione. Agli occhi dei miei colleghi biologi ero come un prete d ie
irrompe in Vaticano annunciando che il papa è un impostore.
Probabilmente t miei colleghi pensarono die fossi stato col­
pito sulla resta da una noce di cocco quando lasciai il mio inca­
rico universitario e, realizzando il vecchio sogno ili lar parte di
un complesso rock, partii per un tour di concerti. Scoprii Van­
ni. che sarebbe in seguito diventato famosissimo, e creai assieme
a lui uno spettacolo di luci laser. M a presto fu chiaro che avevo
molto più talento pet I insegnamento e la ricerca che per la pro­
duzione di spettacoli musicali. L i mia crisi di mezz'età, che de­
scriverò nei suoi dettagli più penosi in un capitolo successivo, si
chiuse con l’abbandono della musica e con ÌÌ ritorno ai Caraibi
per riprendere l'insegnamento della biologia cellulare.
La mia ultima sosta nel mondo accademico tradizionale hi al­
la School o f Medicine dulia Stanford University. Orm ai ero di­
ventato un impassibile difensore della, ’’nuova’’ biologia. Non sol­
tanto mettevo in discussione la visione darwiniana “niors tua-vita
mea" d d l’evulu/jone, ma anche il Dogma C entrale della biologia,
cioè die i geni controllano la vita. Questa premessa scientifica pre­
senta un difetto fondamentale: i geni non possono “accendersi" o
"spegnersi” da soli, ovvero non entrano in funzione da se. Deve es­
serci qualcosa ndT ambiente che innesca l'attività genetica. Benché
questo fatto sia già stato confermato dalla ricerca piti avanzata, la
sdenza convenzionale, accecata dal dogma genetico, ha continua­
to semplicemente a ignorarlo.
2(i I xi Biologia d flU ' Credenze

L i mia sfida aperta al Dogma Centrale contribuì a trasfor­


marmi ancora di più in uno scienziato eretico: non meritavo
solo più la scomunica, ma il rogo!
In una conferenza a Stanford accusai apertamente i membri
della facoltà, molti dei quali erano genetisti di (ama mondiale,
di non essere migliori dei fondamentalisti religiosi, poiché con­
tinuavano ad aderire al Dogma Centrale nonostante le prove
contrarie. Alla line del m io intervento sacrilego, la sala confe­
renze risuonò di urla rabbiose e pensai che quella fosse la fine
del mio incarico. Invece, le mie intuizioni sulla meccanica del­
la nuova biologia si erano dimostrare sufficientemente provoca­
tone per suscitare l'interesse di qualcuno. Con l’appoggio di al­
cuni illustri studiosi di Stanford, soprattutto del direttore del
dipartimento di Patologia, il donor Klaus Bensch. venni inco­
raggiato a sviluppare le mie idee e ad applicarle alla ricerca sul­
la dona/ione delle cellule umane. Con grande sorpresa dei miei
colleghi, gli esperimenti confermarono iti pieno la visione al­
ternativa della biologia che stavo postulando. Diedi alle stampe
due pubblicazioni sulle mie ricerche [l ipton et al., 1991. 1992]
c lasciai l'università, questa volta per sempre.
Avevo deciso di andarmene perché, nonostante l’appoggio ri­
cevuto a Stanford, sentivo che il mio messaggio era caduto nel
vuoto. Da quel momento, le ricerche non hanno fatto che con­
fermare i miei dubbi sul Dogma ( 'entrale e sul primato del D N A
nel controllo della vita. Infetti I'epigrueticn, lo studio dei mecca­
nismi molecolari per mezzo dei quali l’ambiente controlla Latti-
v iù dei geni, è oggi uno dei campi più attivi della ricerca scienti­
fici. L i nuova importanza assegnata all'ambiente rispetto alla re­
golazione dell’attività dei geni era il lulcro della ricerca cellulare
che avevo condotto venticinque anni prima, molto prima della
nascitaAe\\'epigenetico (Liptori 1977a, 1977b|. Benché questo mi
gratifichi intellettualmente, so benissimo che. se ritornassi all in-
segnamenro e riprendessi la ricerca in una scuola di medicina, i
Introduzione La m agia d elle vellu te 2^

mici colleglli continuerebbero a interrogarsi su quella famosa no-


ce ili cocco, dato clic negli ultimi dieci anni ho assunto una po­
sizione ancora più radicale rispetto agli standard accademici. Il
mio interesse per una nuova biologia è diventato molto più di un
semplice esercizio intellettuale. Ritengo clic le cellule ci parlino
non solo dei meccanismi della vita, ma che possano insegnarci a
vivere una vita più ricca e più piena.
Nella torre d’avorio della scienza ufficiale, questo modo di
pensare mi avrebbe senza dubbio latto vincere lo stravagante
"premio D oliule per l'antropomorfismo, o meglio per il tiio-
mortismo per pensare come una cellula; ma per me questa e
biologia al K H % . Voi potere ritenervi degli mvidui, ma come
biologo cellulare posso assicurarvi che in realtà siete una comu­
nità di circa ^0 trilioni di abitanti, cioè di cellule. Quasi tutte le-
cellule che compongono il vostro corpo sono simili ad amebe,
organismi individuali che hanno sviluppato una strategia di
coopcrazione finalizzata alla reciproca sopravvivenza In parole
povere, gli esseri umani sono soltanto la conseguenza della co
scienza amebica collettiva . ( ome una nazione riflette le carat­
teristiche «lei suoi cittadini, la nostra umanità rispecchia la na­
tura londa.metuale delle nostre comunità cellulari.

V ive re le le zio n i «Ielle cellule

Prendendo queste comunità di cellule come modello, giunsi


alla conclusione die noi non siamo le vittime dei nostri geni, ma
gli artefici del nostro destino, in grado ili creare una vita traboc­
cante di pace, felicità e amore. H o messo personalmente alla pro­
va la mia ipotesi in seguito a un richiamo da parte di una perso­
na del mio pubblico, che mi chiese perche le mie intuizioni non
mi avevano reso più felice. Aveva ragione: dovevo ancora integra­
re la mia nuova consapevolezza biologica nella vita quotidiana.
28 L i biologia delle Credenze

Capii ili esserci riuscito quando, in una luminos i domenica mat­


tina aJ Big Easy, una cameriera mi chiese: «Tesoro, sembri la per­
sona più felice che abbia mai visto. Com e fai a essere tanto con­
tento?». La domanda mi aveva colto alla sprovvista, ma risposi
senza riflettere: «Perchésono in paradiso!», la barista scosse la te­
sta, borbottando: «Santo cielo!», e si occupò della mia colazione.
Avevo detto la venta. Ero felice come mai in vita mia.
M olti di voi che mi stale leggendo potreste essere giusta­
mente scettici riguardo alla mia affermazione che la Terra è il
Paradiso. D al momento che, per definizione, il Paradiso è an­
che la dimora «Iella D ivinità e dei beati come facevo a credere
che New Orleans, o qualunque altra grande città, potesse far
pane del Paradiso? Donne e bam bini cenciosi e senza casa che
vivono per strada; un’aria cosi piena di fumi che non si rie­
scono a vedere le stelle; fium i e laghi così inquinati che solo
forme di vita da film deH'orrore potrebbero viverci. Questa
Terra un Paradiso? La D ivinità abita qui? Questo tipo su che
cos'è la D ivin ità?
Le risposte alle precedenti domande sono: Sì, sì, e credo di
sapere che cos’è. Per essere sincero fino in fondo, devo am­
mettere che non conosco personal mente tutto ciò che la par­
te della D ivin ità perché non conosco tutti voi. Santo ciclo, ci
sono oltre sci m iliardi di V O I. E , per essere ancora più since­
ro. non conosco neanche tutti i membri del regno vegetale e
animale, anche se credo che anch'essi compongano Dio.
Per dirlo con le immortali parole di Firn l'avlor in Tool Time.
«D ii. aspetta, aspetta! Stai dicendo d ie gli esseri um anism o Dio?».
Proprio così, e non sono certo il primo a dirlo, f scritto nel
libro delia Genesi che siamo latti a immagine e somiglianza di
D io. Sì, questo razionalista tesserato adesso si mette a citare
Gesù. Buddha e Rum i. I lo fatto un giro completo, passando
da una visione scientifica e riduttiva della vira a una visione
spirituale. Siam o fatti a immagine ili D io, e dobbiamo inseri­
Introduzione - Lo m agio d elle cellu le 29

a- ili nuovo lo Spirito nella nostra equazione se vogliamo m i­


gliorare la nostra salute fisica c mentale.
D al momento che non siamo delle macchine biochim iche
im potenti, la risposta .11 momenti di disagio fisico o mentale
non sta nel buttare giù una pillola La farmacologia e la ch i­
rurgia sono strumenti potenti, quando non se ne abusa, ma
I idea che 1111 farmaco possa mettere tutto a posto è profonda­
mente sbagliata.
U gni volta che un farmaco viene introdotto nel corpo per cor­
reggere la funzione A, scombussola inevitabilmente la (unzione
B, C o D . Non sono gli ormoni e i neurotrasmettitori, dù-etù dai
geni, die controllano il nostro corpo e la nostra mente: sono li-
nostre convinzioni a controllare il corpo, la mente e quindi la no­
stra vita. O h, voi di poca fede!

I a luce o lire i paraocchi

In questo libro traccerò la classica linea divisoria. Da una par­


li della linea c'è il mondo descritto dal neo-darwinismo, che ve­
de la vita come una guerra infinita di robot biochimici in lotta
ira loro. D all’altra ve la "N uova Biologia", clic vede la vita corni­
mi viaggio comune di potenti individui che sono in grado di
program inaisi per 1 reare vite piene di gioia. Si- attraversiamo
questa linea e comprendiamo a fondo la Nuova Biologia, non
dovremo più azzuffarci sulla vecchia diatriba natura versus edu­
cazione, perché capiremo che una mente pienamente consape­
vole vince su entrambe. Ritengo inoltre d ie sperimenteremo un
cambiamento paradigmatico altrettanto fondamentale di quello
die l'umanità attraversò quando la realtà ili un mondo sferico
venne introdotta in una civiltà che credeva in 1111 mondo piatto.
Se temete che questo libro offra la solita trattazione scientifica
incomprensibile, non abbiate timore. Quando ero un docente
30 !ji Hiola# it) delie Crafen:,e

universitario mi davano fastidio il completo pruriginoso, hi soflbr


cinte cravatta c le .scupe allungate che ero tenuto a indossare, per
non parlare delle interminabili riunioni, ma insegnare mi piaceva
In seguito, nella mia vita post-accademica, ho continuato a late
pratica di insegnamento illustrando i principi della Nuova Biolo­
gia a migliaia di persone in tutto il mondo. Attraverso quelle con­
ferenze, ho affinato la mia presentazione scientifici semplificando
il mio linguaggio e accompagnandolo con immagini, a colori,
molte delle quali sono riprodotte in questo libro.
Nel C apitolo I tratto l’argomento delle cellule ' intelligen-
i ì ", e spiego perché e in che modo possono insegnati i tante co­
se sulla nostra mente e il nostro corpo. Nel Capitolo 2 espon­
go le prove scientifiche del fatto che ì geni non controllano la
biologia. Verrete introdotti alle eccitanti scoperte dell epigene-
tica, una nuova branca della biologia che svela i misteri del
modo in cui l’ambiente (la natura) influenza il comportamen­
to delle cellule senza cambiare il codice generico, t un campo
che sta svelando nuove complessità nella natura delle malattie,
compreso il cancro e la schizofrenia.
lì Capitoli:» 3 è dedicato alla membrana cellulare, la 'pelle’’
della cellula. Probabilmente avrete sentito parlare molto di più
del nucleo cellulare, dov e contenuto il D N A , che della mem­
brana. M a le moderne ricerche stanno rivelando con grande
esattezza ciò che avevo capito più di vent anni fa, e cioè che la
membrana è il vero cervello dell a u iviri cellulare. Nel ( Capito­
lo i parlo delle stupefacenti scoperte della fisica quantistica.
I ali scoperte hanno implicazioni profonde per la conoscenza e
la cura delle malattie: tuttavia la medicina ufficiale non ha .in­
cora integrato la tisica quantistici nella ricerca e ndl'insegna-
mento, con risultati disastrosi.
Nel Capitolo 5 spiego perché ho intitolato questo libro L i
Uiulogui delle Credenze. 1 pensieri positivi hanno profondi et let­
ti sul comportamento e sui geni, ma soltanto sa sono in armo-
tnlm dirione - L i mariti ile Ile cellule 11

m i con la programmazione subconscia. I pensieri negativi han-


ni i un potere ugualmente torte. Comprendendo come i pensie­
ri positivi c negativi controllano la nostra biologia, possiamo
utilizzare questa conoscenza per creare vite piene ili salute e di
Ielle uà. Il Capitolo 6 spiega perche le cellule e le persone han­
no bisogno di crescere, e coinè la paura blocchi questa crescita.
Il Capitolo 7 parla dellagenitorialità consapevole. In quan
io genitori, dobbiamo comprendere il ruolo che svolgiamo
nel programmare le convinzioni dei nostri figli e l'im pano che
quelle convinzioni hanno sulla loro vira. Questo capitolo e
fondamentale, d ie siate genitori oppure no, perché tutti Ma­
ino stati tigli ed b illum inante osservare la nostra programma­
zione c i suoi effetti nella nostra vira. N ell’epilogo spiego co­
me la mia comprensione della Nuova Biologia mi abbia por
tato a lealizzare la necessità di integrare i due regni dello
Spirito e della Scienza, in quello che e stato un cambiamento
radicale rispetto alla mia formazione di scienziato agnostico
Siete pronti a utilizzare la vostra mente conscia per creare
una vita traboccante di salute, felicità e amore, senza l'aiuto
deH ingcgneria genetica e senza diventare farmacodipendenti?
Siete pronti a prendere in considerazione una realtà alternati­
va a quella della medicina classica, che considera il corpo una
macchina biochim ica? Non dovete comprare nulla ne firmare
in fu n a polizza. Si tratta semplicemente di sospendere tem­
poraneamente le antiche convinzioni che la comunità scienti­
fica e i media vi hanno inculcato, per provare la nuova, ecci­
tante consapevolezza offerta da questa scienza d'avanguardia.
Capitolo /

Lezioni dalla capsula di Petri:


in lode delle cellule intelligenti
e degli studenti intelligenti

P ro b le m i in Paradiso

el mio secondo giorno ai Caraihi mi trovai davanti un


N centinaio di studenti di medicina visibilm ente nervosi, c
mi resi conto che non tutti non vedevano nell’isola un’oasi di
pace come la vedevo io. Per quegli studenti dall’aria tesa,
M ontserrat non era un sereno rifùgio, ma l’ultima possibilità
di realizzare il sogno di diventare medici.
La mia classe era geograficamente omogenea (quasi tutti
statunitensi della costa orientale), ma di tutte le razze e le età,
compreso un pensionato ultrasessantenne ansioso di m iglio­
rare la sua vita. Anche la loro formazione era estremamente
varia: ex-insegnanti ili scuola elementare, ragionieri, m usici­
sti, una suora e persino un corriere della droga.
Nonostante le differenze, gli studenti avevano due caraneri­
stiche in comune. La prima, che erano stati esclusi dal rigido
numero chiuso delle facoltà americane di medicina. L i secon­
da, che erano dei “combattenti ”. determinati a conquistarsi il ti
Vi L i ftitìfogiti ih’llc Credenza

tolo di dottori m medicina, e tjuindi non avevano nessuna in ­


tenzione eli perdere l'occasione di dim ostratele loro qualità. L i
maggior parie aveva investito i risparmi ili tutta una vita o svol­
geva contemporaneamente un lavoro pei coprire le spese dei
corsi e del soggiorno all estero. M olti si ritrovavano da soli per
la prima volta in vita loro, avendo dovuto lasciare famìglia e
amici. Si erano adattati pazientemente alle diffìcili condizioni
di vita del campus, e nonostante tutte li difficoltà erano deter
minati ad arrivare alla laurea
Alm eno, fino alla mia prim a lezione Prim a di me, gli stu­
denti avevano avuto tre diversi docenti ili istologia e biologia
cellulare. Il primo li aveva piantati iti asso per m otivi perso­
nali. scomparendo dall'isola per tre settimane nel bel mezzo
del semestre. La scuola trovò rapidamente un sostituto che
cercò ili rimettere assieme i cocci ma. purtroppo, dopo ire ser-
rimane si ammalò. Nelle due ultim e settimane, un professore
incaricato di un’altra area di studi aveva letto alcuni capitoli
da itti libro di resto alla classe. Naturalm ente gli studenti si
erano annoiati a morte, ma il programma prevedeva un de­
terminato numero di ore di lezione per soddisfare i requisiti
stabiliti dall'associazione medica americana pei essere abilita­
ti a esercitare negli Stati U niti.
Per la quarta volta nel semestre, gli esausti studenti erano
alle prese con un nuovo docente. Illustrai brevemente il mio
background e le mie aspettative riguardo aJ corso. Dissi chia­
ramente che, anche se eravamo in un paese straniero, non
avrei preteso da loro meno di quanto pretendevo dai miei stu­
denti del W isconsin; né loro l'avrebbero voluto, visto che tut­
ti i laureandi in medicina dovevano presentarsi davanti aJla
stessa commissione d esame. indipendentemente daH isriruto
frequentato. Poi estrassi dalla borsa un fascio di esami e co­
municai agli studenti che avrei dato un test di auto-valutazio­
ne. Eravam o oltre la metà del semestre, e mi aspettavo che io-
Capitolo I - Lettoni tUilla capsula ih Retri... ìs

nosecssero la prim a metà degli argomenti del corso completo.


Q uel primo test consisteva di venti domande ricalcale su un
esame intermedio di istologia dell'università del W isconsin.
Net prim i dieci m inuti, l’aula piombò in un silenzio di tom ­
ba. Poi gli studenti uno aJla volta furono colpiti da un nervoso
tambureggiamento delle dita, che si diffuse più rapidamente del
micidiale virus t.bola. Verso la fine dei venti m inuti concessi, la
classe era in preda al panico. Quando dissi: «Stop», l’ansia trai
tenuta esplose nel baccano di un centinaio di voci sovrapposte.
Chiesi il silenzio e cominciai a leggere le risposte giuste. Le pri­
me cinque o sei furono accompagnate da sommessi sospiri; dal­
la decima in poi, i sospiri si trasformarono in gemiti di dispera­
zione. Il punteggio più alto hi ili dieci risposte esatte, seguito da
alcuni che erano arrivati a sette; gli altri non erano riusciti ad
andare oltre una o due risposte giuste.
Q uando guardai la classe, lui accolto da facce sbigottite e
disperate. 1 "com battenti si erano ritrovati con le .spalle al
muro: dopo mezzo semestre, dovevano ricom inciare tutto
daccapo. Erano profondamente depressi, e m olti di loro sta­
vano uià annaspando negli altri corsi, che erano molto duri.
Nel giro di pochi istanti la depressione si era trasformata in
tacita disperazione. C i guardavamo .1 vicenda 111 silenzio. A n­
ch’io stavo male: la classe assomigliava a una di quelle foto di
Greenpeace in cui si vedono dei cuccioli di loca con gli occhi
spalancati un attim o prima clic spietati cacciatori di pellicce li
uccidano .1 bastonate.
Avevo il cuore gonfio, t orse l'odore di salsedine e i profu­
mi dell'isola mi avevano reso più magnanimo, E cosi, senza
che me Io aspettassi, mi sentii annunciare che mi sarei impe­
gnato personalmente perche tutti arrivassero perfettamente
preparati agli esami, a patto che da parte loro ci tosse lo stes­
so impegno. Q uando capirono che dicevo sul serio, i loro oc­
chi invasi dal panico si illum inarono.
lui Biologia (Ielle Credenze

Sentendomi come un allenatore pronto al Li battaglia clic de­


ve dare la carica alla squadra per la partita decisiva, dissi loro che
erano altrettanto intelligenti quanto i miei studenti negli Stati
U niti, i quali erano soltanto più bravi nell'apprendimento mne­
monico. lira questa qualità che aveva consentito loro di ottene­
re punteggi più alti ne lle prove di ammissione. Cercai anche ili
convincerli che l’istologia e la biologia delle- cellule non sono
materie diffìcili da capire. Spiegai che la natura, nella sua ele­
ganza, utilizza principi operativi m ollo semplici. Promisi che,
invece di una mera raccolta di nozioni, avrebbero avuto una
reale conoscenza della cellula, perché avrei illustrato principi
semplici basati su principi semplici. M i offrii di dare anche del­
le lezioni serali che avrebbero messo a dura prova la loro deter­
minazione al termine di una giornata di lezioni e di ore di la
boratorio. G li studenti erano così eccitati dal mio discorso clic-,
alla fine dell’ora, uscirono dall'aula come draghi sputaluoco,
determinati a non lasciarsi schiacciare dal sistema.
Rimasto solo, sentii tutto il peso dell’impegno che mi ero pre­
so. Com inciai ad avere dei dubbi. Sapevo che un buon numero
di studenti non era realmente in grado di laurearsi in medicina,
ma altri erano studenti capaci, la cui scarsa preparazione era do­
vuta soltanto alle precedenti carenze didattiche. Ehbi paura c he il
mio idilliaco periodo in quell'isola degenerasse in un frenetico
parapiglia che ci avrebbe portato vìa tutto il tempo e si sarebbe
concluso con il loro falitmenro di studenti e con il mìo di inse­
gnante. Ripensai alla mia docenza nel Wisconsin e, improvvisa­
mente tutto mi apparve piii tacile. Nel Wisconsin tenevo soltan­
to otto delle cinquanta lezioni previste per il corso di istolo­
gìa/biologia delle cellule, e delle rimanenti si incaricavano altri
cinque colleghi di anatomia. Io ero il responsabile di tutta la di­
dattica, perché seguivo gli studenti anche nelle ore ili laboratorio.
Dovevo essere sempre disponibile per qualunque domanda. Ma
conoscere una materia e insegnarla non è la stessa cosa!
Capitolo I - lezio n i (Ia liti capsula ili P a ri...

Avevo a disposizione un week-end ili tre giorni per risolvere


il problema che mi ero creato da scilo. Se avessi dovuto fronteg­
giare una situazione del genere nella mia università, sarei andato
in panico. Invece, disteso sul prato della piscina a contemplare il
sole d ie tramontava nel mar dei C araibi, la potenziale angoscia
si trasformò in un emozionante avventura. M i elettrizzava il lai
lo elle, per la prima volta nella mia carriera di insegnante, ero
l'unico responsabile ili un corso, libero dall'obbligo di adattarmi
allo stile e ai contenuti stabiliti da un team di docenti.

I e cellule: esseri u m a n i in m in ia tu ra

Quel corso ili istologia si rivelò il periodo più eccitante e più


intellettualmente stimolante di tutta la mia carriera accademica
I .ibcro di insegnare come volevo, mi gettai in un nuovo approc­
cio. un approccio die mi frullava in testa d i anni. M i affascinava
l'idea clic considerare le cellule come "esseri umani in miniatura’'
avrebbe- reso piti tacile comprenderne la fisiologia c il comporta­
mento. M i piaceva strutturare il corso in quel modo nuovo, e f i ­
dai di sovrapporre la biologia umana a quella cellulare riaccese in
me l’ispirazione per la scienza die avevo provato da bambino.
Sperimentavo ancora qudfentusiasmo in laboratorio, ma non
certo quando ero impantanato negli aspetti amministrativi della
docenza universitaria, comprese le interminabili riunioni e le le­
ste di facoltà die per me erano una vera tortura.
Ir ò incline a vedere le cellule come esseri umani perché, do
po anni passati al microscopio, ero diventato umile davanti al­
la complessità c al potere ili quello che a prima vista sembra
anatomicamente molto semplice: minuscole gocce che si muo­
vono in una capsula di Petri. Probabilmente ricorderete gli ele­
menti principali della cellula: il nucleo, che contiene il materia­
le genetico; i m itocondri, che producono energia; la membrana
3K Lxi filo lo g ia (Ielle Credenze

esterna; c. tra questi ultim i due. il citoplasma. M a all'interno di


questa struttura anatomicamente semplice c è un mondo com­
plesso, e queste piccole cellule intelligenti impiegano tecnologie
clic- la scienza è ancora lontana dui conoscere a fondo.
La nozione di cellule come esseri umani in m iniatura, che
<ftavo considerando, sarebbe rirenuta un’eresia dalla maggior
parte dei biologi. Spiegare b natura ili qualcosa di non Lima
no riferendolo al comportamento umano viene chiamato //;/-
tropomorfìsmu. I “ veri scienziati considerano l'antropom orfi­
smo una sorta di peccato mortale e mettono al bando i colle­
glli che In utilizzano consapevolmente nei loro lavori.
M a sapevo che il mio tradimento dell'ortodossia si fonda­
va su ottim e ragioni. I biologi cercano di giungere alla cono­
scenza scientifica mediante l'osservazione della natura e la lur
mutazione di un'ipotesi sui suoi funzionamenti. Poi progetta­
no gli esperimenti per verificare le loro ipotesi. Formulare
un'ipotesi e progettare i relativi esperimenti im plica necessa­
riamente che lo scienziato “ pensi" al modo in cui una cellula,
o un altro organismo, vive. Applicare questi procedimenti
“umani ’, cioè un punto di vista umano per comprendere i m i­
steri della biologia, rende automaticamente colpevoli di an­
tropomorfismo. M a, da qualunque lato la si guardi, la scienza
della biologia si basa in qualche misura sull- umanizzazione’’
dell’argomento trattato.
Personalmente, ritengo che questa tacita messa al bando del­
l'antropomorfismo sia un residuo dell'epoca mediocvale, quan­
do le autorità religiose negavano qualsiasi relazione diretta tra
gli uomini e le altre- creature di Dio. Sonti d accordo che non si
possa anrropomorfìzzatv una lampadina, una radio o un coltel­
lo, ma non la ritengo più una critica valida quando viene ap­
plicata gli organismi viventi. N oi esseri umani siamo organismi
pluricellulari, quindi condividiamo congenitamente i modelli
base di comportamento essenziali delle nostre cellule.
Capitolo I Lezioni dallo capsula di Petri. . 39

Tuttavia, so clic occorre un salto di percezione per capirlo.


Storicamente, il pensiero giudaico-cristiano ci ha indora a
credere che noi siamo gli esseri intelligenti, generati mediante
un particolare processo creativo diverso da quello che ha c ita ­
to le piante e gli anim ali. Questa visione li ha portato a guar­
dare dall'alto in basso le creature "inferiori come se fossero
lorm e di vita 11011 intelligente, soprattutto gli organismi che si
trovano ai gradini più bassi della scala evolutiva.
Niente è più lontano dal vero. Quando osserviamo gli altri
esseri umani come entità individuali, o l ì vediamo ilio spec­
chio come un organismo individuale, in un certo senso siamo
nel giusto, almeno dal nostro punto di osservazione. M a se po­
tessimo diventare piccoli come una cellula e vedere il nostro
corpo tLì quella prospettiva, avremmo lina visione del mondo
completamente diversa. Da quella prospettiva, non ci concepi­
remmo più come una singola entità, ma come una popolazio­
ne in fermento di oltre 50 trilioni di cellule individuali.
M entre mi trastullavo con queste idee per il mio corso di
istologia, nella mia mente continuava ad apparire la tavola di
un enciclopedia che guardavo eia bambino, Alla voce “corpo
umano" cera una tavola formata ila sette logli trasparenti so­
vrapposti. su ognuno dei quali era riprodotto sempre lo stes­
so contorno umano. Sul prim o foglio si vedeva la figura ili un
uomo nudo. Poi si girava il primo foglio ed era come se gli
tosse stara tolta la pelle per mettere a nudo la struttura mu­
scolare. Nei fogli successivi, il corpo umano veniva sezionato
sempre più in profondità: girando le pagine si potevano vede­
re gli organi interni, il cervello e il sistema nervoso, la circola­
zione sanguigna, e infine It) scheletro.
Per il mio corso ai Caraibi aggiornai mentalmente quelle
veline aggiungendo alni logli che illustravano le strutture cel­
lulari la maggior parte dei componenti della cellula sono
chiamati organetti, ovvero “organi in m iniatura, in sospensio-
-M) Lo Biologia dellI ( 'redenti1

nc nel citoplasma fa tin o s i). G li organetti sono gli ct| niva len­
ti funzionali dei tessuti e dcj»li organi ilei nostro corpo. C om ­
prendono il nucleo, che è l’organello più grande, i m itocondri,
I appararti ili G olgi e i vacuoli. L'insegnamento tradizionale
prevede ili studiare per prime queste strutture cellulari, per poi
passare ai tessuti e agli organi del corpo umano. Io, invece, uni­
ficai i due snidi per rispecchiare la sovrapposizione tra la natu­
ra del corpo umano e della cellula.
Insegnai ai miei studenti clic i meccanismi biochimici utiliz­
zati dagli organelli della cellula sono fondamentalmente gli stessi
usati dai nostri organi. Anche se gli esseri umani sono composti
di trilioni di cellule, sottolineai il latto che nel corpo umano non
c'è neppure una funzione nuova , che non sia già utilizzata dal­
la cellula. Ogni eucariote (cellula dotata ili nucleo) possiede gli
equivalenti funzionali del nostro sistema nervoso, apparato dige­
rente. sistema respiratorio, escretorio, endocrino, muscolo-sche­
letrico, circolatorio, tegumentale (pelle), riproduttivo e persino
un primitivo sistema immunitario, the utilizza una famiglia di
proteine “ubiquitine" analoghe agli anticorpi.
Feci anche capire ai miei srudenri che ogni cellula e un essere
intelligente in grado di sopravvivere autonomamente, come di­
mostrano le cellule asportate da un tessuto e trasferite in una col­
tura. ( ome avevo intuito già da bambino, queste cellule intelli­
genti sono dotate di intenzionalità e di scopo; cercano attivamen­
te gli ambienti adatti alla sopravvivenza, evitando nel contempo
gli ambienti tossici o ostili. Com e gli esseri umani, le cellule ana
lizzano migliaia di stimoli provenienti dal microambiente in cui
vivono, e attraverso l'analisi di questi dati arrivano le appropriare
risposte comportamentali per assicurarsi la sopravvivenza.
Le cellule individuali sono anche capaci di apprendere dalle
esperienze legate alJ’ambiente e di creare una memoria cellulare
<he trasmettono alle cellule figlie. Ad esempio, quando il virus del
morbillo colpisce un bambino, una cellula immunitaria immani»
( 'apilolo I l-tj: it>ni d alla capsula tli Petri.. 41

rn è chiamaci a formare una proteina-anticorpo contro quel vi­


rus. In questo processo, la editila deve creare un nuovo gene che
servirà ila modello per la creazione dell’andcorpo del morbillo.
Il primo passo nella creazione di uno specifico gene dclJ'an-
ticorpo del m orbillo avviene nel nucleo delle cellule immunità-
rie immature. Tra i loro geni c'è un alto numero di segmenti di
D N A che codificano frammenti di proteine specifiche. Assem­
blando e ricombinando in modo casuale questi segmenti di
D N A . le cellule im m unitarie creano un grande numero di geni
diversi, ognuno dei quali fornisce un anticorpo dalla forma spe­
cifica. Quando una cellula im m unitaria immatura produce un
anricorpo che i “quasi" un complemento fisico del virus inva­
sore del morbillo, questa cellula viene attivata.
Le cellule attivate utilizzano un sorprendente meccanismo,
chiamato affinity maturatimi (maturazione per affinità), che
consente alla cellula di “adattare perfettamente la forma defi­
nitiva del suo anticorpo, in modo che diventi il perfetto com ­
plemento del virus invasore |l.i et al. 2003; Adams et al. 2003].
Attraverso un processo chiam a») ipermutazionc somatica, le
cellule im m unitarie attivate producono centinaia di copie del
loro gene dell’anticorpo originario. Tuttavia, ogni nuova ver­
sione del gene presenta una lieve mutazione, quindi codifica
un anticorpo di forma leggermente diversa. La cellula sceglierà
la variante del gene che costituisce l’anricorpo più adatti). A n ­
che questa versione selezionata del gene attraversa varie fasi di
ipermutazione somatica per modellare ulteriormente la torma
dell’anricorpo, perché divenga un “ perfetto" complemento tì­
sico del virus del m orbillo [W u et al. 2003; Blanden e Steele
1998; Diaz e Casali 20U2; Gearhart 2002].
Quando l anticorpo cosi prodotto aggancia il virus invasore,
lo disattiva e lo marchia perché venga distrutto, proteggendo in
lai modo l'organismo del bambino dai danni del morbillo. Le
. alitile conservano la “memoria” genetica di questo anticorpo, e
•Ì2 Iai Biologia delle Credenze

se in liin iro I individuo sarà nuovamente esposto al morbillo,


potranno far scattare immediatamente una risposta im m unita­
ria. Il gene del nuovo anticorpo può anche venire trasmesso a
runa la progenie della cellula al momento della divisione. In
questo processo, non solo la cellula ha “ imparato a riconosce­
re il virus del m orbillo, ma ha anche crealo una “ memoria che
verrà ereditata e ritrasmessa dalle cellule figlie. Questa sorpren­
dente attività deir ingegneria genetica naturale e importantissi­
ma. perché costituisce un meccanismo di "intelligenza” innata
che consente l'evoluzione delle cellule [Steele et al. l lW 8).

Le o rig in i delta vi L a : le cellule intelligenti


d iven tan o Ancora più intelligenti

Non deve sorprendere che le cellule siano cosi inrclligenti.


G li organismi unicellulari sono stati le prime forme di vita sul
nostro pianeta. Resti fossili dimostrano che erano già presenti
600 milioni di anni dopo la formazione della Terra. Nei succes­
sivi 2,75 miliardi di anni, solo gli organismi unicellulari (batte­
ri. alghe e protozoi simili alle amebe) abitavano il pianeta.
Circa 750 m ilioni di anni la, queste cellule intelligenti tro­
varono il modo di diventare ancora di più intelligenti quando i
primi organismi pluricellulari (piante e anim ali) fecero la loro
comparsa. All'inizio, le torme di vita pluricellulare erano tor­
niate da comunità disaggregate o da “colonie" di organismi uni-
cellulari. In un primo tempo, queste comunità erano formate
da decine o centinaia di cellule, ina in seguito il vantaggio evo­
lutivo di vivere in comunità portò presto a organizzazioni com­
poste da m ilioni, m iliardi e ttilioni di cellule individuali social­
mente interattive. Sebbene una singola cellula non sia visibile a
occhio nudo, le dimensioni delle comunità pluricellulari varia­
no dall’appena visibile al monolitico. I biologi hanno classifica-
Cupitoh) I Lezioni d alla capsula di Petri... 43

to queste comunità organizzate in ba.se alla loro struttura, cosi


come viene percepita d.iU’occhio umano. Anche se le comunità
cellulari appaiono all'occhio come singole entità (un topo, un
cane, un uomo), in realtà sono associazioni altamente organiz­
zate di m ilioni e trilioni ili cellule.
L i spinta evoluzionistica in direzione ili comunità sempre
più grandi riflette semplicemente l imperacivo biologico della
sopravvivenza. Più consapevolezza del suo ambiente possiede
un organismo, migliori saranno le possibilità di sopravvivenza.
Quando le cellule si aggregano, aumentano esponenzialmente
la loro consapevolezza. Se adeguiamo a ogni cellula un valore
di consapevolezza X . il valore della consapevolezza collettiva di
ogni organismo della colonia sarebbe almeno X volte il nume­
ro delle cellule della colonia.
Per sopravvivere .1 densità così alte, le cellule hanno creato
degli ambienti strutturati. Queste sofisticare comunità si sono
suddivise il lavoro con una precisione e un'efficacia maggiore di
quella dei murevoli organigr.unmi che sono farri concreti delle
grandi aziende. Sì è rivelato più efficiente pei la comunità asse­
gnare a ceiiuìe individuali com piti specifici. Neiio sviluppo de­
gli animali e delle piante, le cellule cominciano ad acquisire
queste funzioni specializzare nell'embrione. Un processo di spe­
cializzazione citologica permette alle cellule di costruire gli spe­
cifici fessuri e organi del corpo. Nel rempo, questo modello di
differenziazione, cioè di distribuzione del lavoro tra i membri
della comunità, è stato incorporato nei geni di ogni cellula del -
la comunità, incrementando sensibilmente l'efficienza dell inte­
ro organismo e la sua capacità di sopravvivere.
Nei grandi organismi, ad esempio, solo una piccola per­
centuale di cellule è coinvolta nella decodificazione e nella ri
sposta agli stim oli ambientali. Tale com pito è svolto da grup­
pi di cellule specializzate che formano i tessuti e il sistema ner­
voso. Il sistema nervoso ha la funzione di percepire l’ambiente
44 La Biologia d i'Ile C redenzc

e di coordina re il comportamento di tutte le altre cellule del­


la grande com unità cellulare.
L i suddivisione del lavoro fra le cellule della comunità olì riva
un ulteriore vantaggio per la sopravvivenza, perche* l’efficienza of­
ferta ila questa modalità permetteva a più cellule di vivere etiti
meno. Pensate al vecchio detto: “ Dove mangia uno mangiano
anche due". Oppure provate a paragonare i costi di costruzione
di una casa autonoma con due stanze da letto a quelli di un al­
loggio della stessa metratura in un condominio ili cento apparta
menti. Per sopravvivere, ogni cellula impiega una certa quantità
di energia, e la quantità di energia risparmiata dagli individui del­
la comunità contribuisce sia a una accresciuta capacità ili sopra v
vivenza sia al miglioramento della qualità della vita.
Nel capitalism o americano, H enry ford comprese il van­
taggio strategico di suddividere e specializzare i com piti, e uti­
lizzò questo sistema per creare la prima catena di montaggio
per la produzione di autom obili. Prima di Ford, una piccola
squadra di operai» ognuno dotato di m olteplici competenze,
impiegava da una a due settimane per produrre un'automobi-
ìe. Ford invece organizzò ii lavoro in modo tale clic ogni ope­
raio si dedicasse esclusivamente a un compito specializzato,
poi dispose gli operai specializzati su una fila, la catena di
montaggio, dove l auto in costruzione passava da un operaio
specializzato a quello successivo. L'efficienza della specializza­
zione del lavoro consenti a Ford di produrre un'autom obile in
90 m inuti invece che in diverse settimane.
Purtroppo, è stata intenzionalmente "dim enticata" la coopc­
razione necessaria all evoluzione quando Charles D arw in ha so­
stenuti) una teoria completamente diversa sulla comparsa della
vita. Ccntocinquani anni là, egli stabilì d ie gli organismi vi­
venti sono perennemente impegnati nella “ lorra per l'esistenza",
l’er D arw in, la lotta e la violen/a non sono soltanto pane della
natura animale (umana), ma costituiscono li- "fòrze” trainanti
Capitolo / - Lezioni clolln capsula di re tri... 4S

dell'cvoUmone. Nel capitolo conclusivo dell Origin? delizi specie


( The ( )ngin of Species: By Menus of Natural Selection, Or, / he
preservation O f favoured Race* In The Struggle For Life), D arw in
postula un’inevitabile "Uirta per la vita’ sostenendo che l'evolu­
zione era dettata dalla «guerra della natura, le carestie e la mor­
te». A questo aggiungete l’idea di Darwin cltc l’evoluzione è ca­
suale. e otterrete un mondo, come lo descrive poeticamente
Tennyson, «di zanne e artigli insanguinati», una serie ili inutili
e sanguinose battaglie per la sopravvivenza.

l 'e v o l u z i o n e s c n / A A r t ig li in s A n g u in .v t i

Benché Darwin sia l’evoluzionista più dunoso, il primo a for­


mulare l'idea di evoluzione su basi scientifiche lu il biologo fran­
cese Jean-Baptiste de l amarck fi amarck 1914. I963|. IVr-
sino l rnst M ,i\ t, capofila del "neo darwinismo", una modernizza­
zione della teoria di Darwin che incorpora la genetica molecolare
del X X secolo, ammette clic fu Lamarck il vero pioniere. Nel suo
classico libro dei 1970, Vvolution and the Diversity of Life jM ayr
1976, p. 2271, M avr scrive: «Ritengo che Lamarck abbia maggio­
ri dirim di essere chiamato il "padre delle teoria dell'evoluzione” ,
come sostengono diversi storici tranccsi... lai infatti il primo a de­
dicare un intero libro alla presentazione di una teoria dell’evolu­
zione organica, e il primo a descrivere l'intero sistema animale co­
me uri prodotto dell’evoluzione».
Lam arck non solo formulò la sua teoria cinquant anni pri­
ma ili D arw in, ma la sua è una teoria del meccanismo dell’e­
voluzione molto meno severa. L i teoria di Lam arck suggeriva
l’idea che l'evoluzione si basasse su un'interazione "istruttiva”
e cooperativa tra gli organismi e il loro ambiente, interazione
clic consente alle forme viventi ili sopravvivere e di evolvere in
un inondo dinam ico. Riteneva che gli organismi acquisiscono
4fi Lui Biolo gia delle Credente

c trasmettono gli adattamenti necessari alla sopravvivenza in


un ambiente che muta, li interessante clu* l'ipotesi di Lamarck
sul meccanismo dell evoluzione coincida con la spiegazione
della moderna biologia cellulare sull’adattamento dei sistemi
im m unitari all'am biente, come ho già spiegato.
La teoria di Lam arck Iti subito attaccata dalla Chiesa. Il
concerto che gli esseri umani si fossero evoluti da forme di v i­
ta inferiori venne denunciata come eresia e Lam arck venne
stigmatizzato anche dai suoi colleglli creazionisri clic misero
in ridicolo le sue teorie. Un biologo evolutivo tedesco, Augu­
st Wc-ismann, contribuì a oscurare la fama di Lam arck quan­
do provò .1 verilicare la teoria di quest ultim o secondo la qua­
le gli organismi trasmettono i caratteri legati alla sopravviven­
za acquisiti attraverso l’interazione con l'ambiente. In uno dei
suoi esperimenti. Weism ann ragliò la coda di un topo ma­
schio e di un topo femmina, e li accoppiò. Se la teoria di La-
marck era corretta, sosteneva W eism ann, i genitori avrebbero
trasmesso ai discendenti il carattere dell'assenza di coda. La
prima generazione di topi nacque con la coda. W eism ann ri­
petè Ì esperimento per altre ventuno generazioni, ma non
nacque nessun topo senza coda, e concluse che l’idea di La­
marck suH'ereditarietà era errata.
M a l'esperimento di Weism ann non era un vero test sulla
teoria di Lamarck. Lamarck aveva precisato che i mutamenti
evolutivi possono richiede «periodi lunghissimi di tempo», se­
condo la sua biograia L. ). Jordanova. Nel I9K4. la Jordanova
scrisse che la teoria di Lamarck poggiava su una serie di "affer­
mazioni ”, tra cui che «le leggi che governano gli esseri viventi
hanno prodotto forme sempre più complesse attraverso lun­
ghissimi periodi di tempo» (Jordanova I ()H4. p. 711. Era evi­
dente d ie (’esperimento quinquennale ili Weismann non era
abbastanza lungo per dimostrare qualcosa. U n altro difetto, an­
cora più grave, del suo esperimento era the l amarck non ave­
Capìtolo I - Lezioni dallo ciip'.uh) ili Pen i... -17

va mai sostenuto clic qualunque cambiamento dovesse necessa­


riamente trasmettersi ai discendenti. Inoltre, Lamarck afferma­
va clic gli organismi assumono determinati caratteri (ad esem­
pio la coda) iolo se servono alla sopravvivenza, li Weismann non
aveva certo chiesto ai topi se pensavano che le loro code fosse­
ro necessarie alla sopravvivenza!
Nonostante questi evidenti difetti, l'esperimento con i topi
seu/.a coda contribuì a demolire la reputazione di 1am aick, che
venne infatti perlopiù dimenticato o denigrato, l'evoluzionista
C . I I. W addington, della Cornell University scrive nel suo The
Evolution o f An Evolutionist [W addington 1075. p. 381: »Lt-
marck è l’unica grande figura nella storia della biologia del cui
nome è stato latto un cattivo uso a qualunque possibile scopo.
M olti lavori scientifici sono destinati a diventare superati, ma
pochissimi sono gli scienziati che, due secoli dopo, sono anco­
ra criticati con una tale indignazione che gli scettici potrebbero
sospettare che ciò derivi una coscienza sporca. A min parere, La­
marck e sempre stato frainteso».
Waddington scrisse queste profètiche parole trentanni, fa.
Oggi si stanno rivalutando ie teorie di Lim arek sotto la spinta di
una nuova scienza che suggerisce che il tanto bistrattato biologo
non avesse completamente torto, c il tanto lodato D arw in non
avesse sempre ragione. Il titolo di un articolo apparso nel 200(1
sulla prestigiosa rivista Science fu un tentativo di gùwtosr. “ Non
è che Lamarck avesse almeno un po’ di ragione?" (Balter 2000].
Un motivo della rivisitazione di Lamarck è che gli evo lim o­
nisi i sottolineano sempre di più il preziosissimo ruolo della coo­
perazione nel sostenere la vita nella biosfera. M olti scienziati si
sono accorti da tempo dei rapporti simbiotici in nanna- In
Durwin's Blind Spot [Ryan 2002. p. 16], il fisico inglese Frank
Ryan illustra vari esempi di questo rapporto, tra cui il c .ls o di un
gamberetto giallo che va in cerca di cibo mentre il suo partner,
un pesce gobius, lo protegge dai predatori, e quello di un pagu-
08 h i litologia delle Credenze

io thè porta sulla conchiglia un anemone rosa. ■Pesci e polipi so­


no predatori dei paguri, ma quando si avvicinano l'anemone
estende i suoi brillanti tentacoli colorati con le loro batterie di
dardi avvelenali e colpisce il potenziale predatore, incoraggian­
dolo ad andare a cercarsi cibo da un'altra parte». Anche l'ane­
mone guerriera trae vantaggio dal rapporm simbiotico, perche si
nutre dei resti di cibo del paguro.
M a l’odierna conoscenza della cooperazione in natura va mol­
to più in profondità di alcuni fenomeni facilmente osservabili.
« L i biologia sra diventando sempre più consapevole che gli ani­
mali si sono co-evoluti, e continuano a coesistere, attraverso rag­
gruppamenti di microorganismi necessari al loro benessere e .i II j
loro crescita», come si legge in un recente articolo apparso su
.Stvrwrdal nrolo “ W c Get By W id i a Little Help From O u r (L it­
tle) Friends’’ |"C c la facciamo con un piccolo aiuto da parte dei
nostri (piccoli) am ici" - Ruby et al. 2004]. Lo studio di questi
rapporti è attualmente un campo in rapida crescita e prende il
nome di biologia dei sistemi (System Biology).
Paradossalmente, negli ultim i decenni ci è stato insegnato a
muovere guerra ai microorganismi in tutti i modi, daiìe sapo­
nette antibatteriche agli antibiotici, ma questo messaggio sem­
plicistico ignora il fatto che molti batteri sono essenziali per la
nostra salute. L'esempio classico è costituito dai batteri del no­
stro sistema digerente, indispensabili alla nostra sopravvivenza.
I batteri presenti nello stomaco e nell'intestino contribuiscono
alla digestione del cibo e permettono I assorbimento delle vita­
mine. La cooperazione tra batteri ed esseri utnani è il motivo
per cui l’uso indiscriminato di antibiotici è un danno per la sa­
lute. G li antibiotici sono killer che non guardano in faccia nes­
suno: uccidono con la stessa efficienza tanto i batteri nocivi
quanto quelli indispensabili alla nostra salute.
I recenti progressi nello studio dal genoma hanno rivelato un
ulteriore meccanismo di cooperazione tra le specie. G li organismi
Capitolo I ■Lezioni d alla capsula ili Ferri.,. 49

viventi integrano effettivamente le loro comunità cellulari me­


diante la conilivisione dei loro geni. Inizialmente si riteneva d ie t
geni si trasmettessero ila un organismo individuale alla sua ili
scendenzn solo attraverso la riproduzione, ma ora sappiamo die i
geni sono condivisi tutti solo dai membri di una specie, ma anche
tra membri di siiecte diverse. I a condivisione di informazioni ge­
netiche vìa tnisftrinicnto di gau (gene trasferì accelera l'evoluzione,
dato i he gli organismi possono acquisire le esperienze "apprese ili
altri organismi [Nitz et al. 2004; Pen nisi 2004; Boucher et al.
2003; Duna e Pan 2002; Cìogarren 2003|. ( irazic a questa condi
visione di geni, gli organismi non possono più essere considerati
come entità i se stanti: non esiste un muro tra le speue. Danid
Drell, direttore di un piogeno di ricerta sul genoma microbico,
dichiara su Science (2001: 294. p. 1634): «Non passiamo più af­
fermare con sic mezza, cosa sia una specie» (Perniisi 2001].
Questa condivisione di informazioni non è casuale: e il me­
todo della natura per aumentare la sopravvivenza nella biosfe­
ra. ( lo me abbiamo già visto, i geni sono memorie fìsiche delle
esperienze apprese da un organismo. Lo scambiti di geni tra in
dividili recentemente riconosciuto distribuisce queste memo­
rie, coliaboraudo cosi alla sopravvivenza di tutti gli organismi
d ie formano la com unità della vira. O ra che siamo a cono­
scenza di questo meccanismo di traslèrimetuo dei geni .ill iri-
terno di una stessa spede o tra specie diverse, diventano evi­
denti i pericoli dell'ingegneria genetica. I <
•conseguenze del pa
succiare, ad esempio, con i gerii di un pomodoro potrebbero
anche non fermarsi a quel pomodoro, ma andare ad alterare
l’intera biosfera in modi clic non possiamo prevedere. U n re­
cente studio rivela che quando gli esseri umani digeriscono
alim enti geneticamente m odificati, i geni creati artificialm ente
si trasferiscono nei caratteri dei batteri utili all'intestino, alte­
randoli |Heritage 2004; Netherwood et al. 20o4|. Allo stesso
modo, il trasferimento di geni tra prodoni O G M c le specie
SO lui Biologia delle Credenze

spontanee circostanti ha dato origine .1 specie altamente resi­


stenti, considerate super-infestanti [M ilius 2(103: I laygood et
al. 2003; Desplanque et al. 2002; Spencer e Snow 20011, L 'in ­
gegneria genetica non ha mai preso in considerazione la realtà
del trasferimento di geni quando ha introdotto nell'ambiente
organismi geneticamente m odificati. ( )ra che quei geni si stan­
no diffondendo nell’ambiente e stanno alterando .ilrri organi­
smi, iniziamo a esperi men tare le conseguenze nocive di una ta­
le superficialità fW atrud et al. 2004].
(.ili evoluzionisti generici avvertono che. se non applichere­
mo la lezione della condivisione del destino genetico, che do­
vrebbe insegnarci il valore della cooperazione tra tutte le specie,
metteremo a repentaglio l’esistenza dell'umanità. Dobbiamo
andare al di là della teoria darwiniana, che enfatizza l’impor­
tanza degli individui, e mettere in primo piano l'importanza
della commuti). 11 ricercatore inglese I im othy Lcnton fornisce le
prove del latto che l’evoluzione dipende molto più dall'intera*
zionc tra specie diverse che da quella ira individui della stessa
specie. L'evoluzione diventa una questione di sopravvivenza dei
gruppi più adatti, piuttosto d ie di sopravvivenza degii individui
più adatti. In un articolo del I 99H su Nature, Lcnton scrive che.
invece di focalizzarci sugli individui e sul loro rimlo nell'evolu­
zione, 'dubbiamo considerate la totalità degli organismi e il lo­
ro ambiente fisico per comprendere pienamente quali caratteri­
stiche persisteranno e diventeranno dominanti» [Lenton 1998].
Lcnton sottoscrive l'Ipotesi Gaia di James Lovelock, secondo
la quale la Terra e tutte le sue specie sono un unico organismo
vivente interattivo. I sostenitori eli questa ipotesi affermano che
alterare l’equilibrio del super-organismo chiamato Gaia, sia at­
traverso la distruzione delle foreste pluviali, l'impoverimento
dello strato di ozono o con la modif icazione degli organismi me­
diarne l'ingegneria genetica, può mettere .1 rischio la sua soprav­
vivenza e di conseguenza anche la nostra.
Capitolo I - Lezioni dolici capsula di Pelri... 51

Scudi reccnri del Britain’s Natural Environment Research


Council avallano le precedenti considerazioni IThomas et al.
2004; Stevens et al. 20041. Tutte le cinque precedenti estinzioni
ili massa nella storia del nostro pianeta sono stare presubilmen-
te causate da eventi esterni, come la collisione di una cometa con
la terra, ma uno studio recente conclude che «il mondo natura­
le sta sperimentando la sesta grande estinzione della sua storia»
|Lovell 20041. Questa volta, però, la causa della distruzione non
è esterna. Secondo uno degli autori ili questo studio. Jeremy
Thomas: «Per quanto ne sappiamo, questa volta la causa è un
unico organismo animale: l'uomo».

Seguire il m o d ello delle cellule

Durante i miei anni di docenza* ho imparato che nell'ambien­


te accademico gli studenti di medicina sono piti competitivi e ag­
guerriti di un branco di avvocati. Nel tentativo di essere tra i più
“adatti clic arrivano barcollanti alla specializzazione dopo quattro
durissimi anni di università, sperimentano su se stessi ìa ìotta dar­
winiana. L i corsa accanita ai voli più alti, senza nessuna preoccu­
pazione per ì compagni, segue senza dubbio un modello darwi­
niano, ma mi è sempre sembrata un obiettivo curioso, da parte di
chi si sfo ra di diventare un guaritore pieno di compassione.
M a i miei stereotipi sugli studenti di medicina crollarono
durante la mia permanenza su quell’Lsola. Dopo la mia “chia­
mata alle arm i", quella classe di disadattali smise di compor­
tarsi come i soliti studenti di medicina; lasciarono andare la lo­
ro mentalità da sopravvivenza del più adatto e si amalgamaro­
no per formare un'unica fòrza, una squadra clic aiutasse turti
quanri a superare il semestre. (ìli studenti più bravi aiutarono
i più deboli, e in questo modo divennero tutti più forti. L i lo­
ro armonia era tanto sorprendente quanto bella da vedere.
>2 lui Biologia delle Credenze

Alla fine furono premiati da un lieto Hue hollywoodiano in


piena regola. Per prepararli all'esame finale, diedi ai mici stu­
denti lo stesso test c he avevo dato nel Wisconsin, e non u fu nes­
suna diflerem a tra il rendimento di questi '‘reietti” e le loro con­
troparti “elitarie" negli Siati Uniti. M olti di loro dissert) in se­
guiti) che, dopo essere ritornati a casa e avere incontrato altri
laureati in medicina ili università at nerica ne. si erano resi conto
con orgoglio di essere molto .thili nella comprensione dei prin­
cipi che controllano la vita delle cellule e degli organismi.
Naturalmente ero entusiasta per quel miracolo accademico
compiuto dai miei studenti, ma solo molti anni dopo capii amie
avevano latto. A quel tempo credevo che la chiave stesse nel mo­
do in cui avevo articolato il corso, e tuttora ritengo che sovrap­
porre la biologia della cellula e quella umana sia il modo miglio-
ii per esporre la materia. M a, adesso che mi sono avventurato in
quello elte, come ho detto, alam i porrebbem considerare lo stra­
vagante territorio del donor Doli irle, ho capito che in gran parte
il successo dei miei srudenti eri dovuto .il fatto che evitarono di
assumere lo stesso atteggiamento dei loro compagni negli Stati
u niti. Invece di imitare i classil i studenti americani, avevano im i­
tato il comportamento delle cellule intelligenti, unendo le forze
per diventare ancora più intelligenti. Non dissi espressamente ai
miei studenti di applicare il modello delle cellule nella loro vita
quotidiana, perché ero ancora legato alla didattica scientifica tra­
dizionale, rna mi piace pensare che abbiano imboccato intuitiva­
mente quella direzione dopo avermi sentito lodare la capacità del
le cellule di raggrupparsi in modelli cooperativistici pei formare
organismi più complessi e molto più efficienti.
Allora non ne ero consapevole, ma oggi credo che un'altra
ragione del successo dei miei studenti siano state le mie con­
tinue lodi al comportamento delle cellule. Naturalm ente elo­
giavo anche gli studenti, avevano bisogno di sentirsi dire che
erano studenti di prim 'ordine per credere di potersi com por­
Capitolo I Lezioni dalla capsula ili Petri., “S3

tare da srudenti di priin ordine. Com e spiegherò meglio nei


capitoli successivi, m olti ili noi vivono ima vita lim itata non
perché non possono lare diversamente, ma perche pensano di
non poter fare diversamente. M a sto correndo troppo. Basti
dire che dopo quattro mesi in paradiso, chiarendo sempre piti
a tne stesso, attraverso l'insegnamento, il mio pensiero sulle
cellule e sulle lezioni che sono in grado di offrirci, ero sulla
buona strada per comprendere la Nuova Biologia, che si lascia
il le spalle tanto il disfattismo della programmazione genetica
e genitoriale. quanto la teoria darwiniana della sopravvivenza
del più adatto.
Capitolo 2

È l’ambiente, stupido!

on dim enticherò mai una perla di saggezza che ricevetti


nel 1967, il prim o giorno in cui imparai a clonare le cel­
lule stam inali all'università. M i occorsero decenni per accor­
germi quanta saggezza e profondità quella perla contenesse
per la mia vita e la mia professione. Il mio docente, mentore
e scienziato emerito, Irv Konigsberg fu uno dei prim i biologi
cellulari a padroneggiare l'arte ili donare le cellule stam inali.
M i disse che quando una cellula messa in una coltura è solle-
reiue, per scoprirne la causa bisogna osservare prima di tutto
l'am biente e non soltanto la cellula.
Il mio professore non lu brusco come James Carville, re­
sponsabile della campagna elettorale di Bill Clinton, che coniò
con la frase 'È l’economia, stupido!», il mantra delle elezioni
presidenziali del 1992. M a i biologi cellulari avrebbero larto be­
ne ad appendere al muro un cartello con la scritta «È l'ambien­
te, stupido!», come il cartello «E l’economia, stupido!» era stato
appeso nell’ufficio di Clinton. Anche se allora non era cosi evi­
dente, alla fine capii che quel suggerimento era un'intuizione
chiave per la comprensione della natura della vira. H o verificato
infinite volte la saggezza contenuta nel consiglio di Irv. Quando
lornivo un ambiente s;uio alle mie cellule, prosperavano; quan­
56 lxi lito lo g ia tifile Credenze

do l'ambiente era meno che ottimale, stentavano. Mettendo a


posto l’ambiente, li* cellule “malate’” si riprendevano.
Purtroppo, la maggior parte dei biologi non sapeva nulla di
questa saggezza relativa alle tecniche di coltura rissutale. E gli
scienziati si guardavano bene dal prendere in considerazione le
influenze deH’ambicnre dopo le scoprire di Watson e C rick sul
codice genetico del D N A . Perfino Darwin ammise, verso la fine
della vita, che la sua teoria dell'evoluzione aveva minimizzato il
ruolo dell'ambiente. In una lettera del 1976 a M oritz Wagner,
scriveva 11Xirwin. I7 1888]: «A mio parere, il piii grave errore che
ho commesso c non aver dato sufficiente peso all'azione diretta
dell'ambiente: il nutrimento, il dim a, e cosi via, indipendente­
mente dalla selezione naturale... Quando scrissi l 'Orìgini-, e pei
molti anni a seguire, non trovai d ie scarsissime prove dell'azio­
ne diretta dell’ambiente; ora invece sono numerose».
I sostenitori ili Darwin continuano a commettere lo stesso
errore. II problema di avere sottovalutato l'ambiente ha con­
dono a una sopravvalutazione della "natura” sorto forma di de­
terminismo genetico, ovvero la convinzione che i geni “con­
trollino" ia biologia. Questa convinzione non ha soltanto por­
tato a scelte sbagliate nella destinazione dei fondi per la ricerca,
come spiegherò in un successivo capitolo, ma, fatto ancora più
grave, ha cambiato la nostra visione della vita. Se siete convinti
che i geni abbiano il controllo della vostra vita, e di non avere
voce in capitolo sui geni che vi sono stati rifilati alla nasuta,
avete un’ottima scusa per considerarvi vittim e del l'ereditarietà.
■Non accusarmi pei come lavoro... non e colpa mia se ho fini­
to in ritardo... è genetico!-.
Sui dagli albori dell'Età della ( ìenetica, siamo siau program­
mati ad accettare l'idea di essere soggetti al potere dei nostri ge­
ni. Il mondo è pieno di persone che vivono nel umore che.
quando meno se lo aspettano, i geni si rivoltino contro di loro.
Pensate quante persone si credono delle bombe .» orologeria e
Capitolo 2- È l'am biente, stupido! 57

sninno li ad aspettare clic il cancro esploda nella loro vita come


eia esploso nella vira della madre, del Fratello, della sorella, della
zia o dello /io. M ilioni di individui attribuiscono i loro proble­
mi di salute non a una combinazione ili cause mentali, fisi die.
emotive e spirituali, ma semplicemente allineffidenza dei loro
meccanismi biochim id. I nostri figli sono troppo irrequieti?
Sempre più spesso ricorriamo ai (armaci per correggere il loro
"squilibrio chim ico", piuttosto che affrontare davvero ciò che sta
accadendo nd loro corpo, nella loro mente e nel loro spiriro.
O vviam ente, c indubbio che alcune malattie come la corca
di I lunrington la talassemia beta e la fibrosi cistica, siano da
attribuire a un unico gene difettoso. M a i disturbi dovuti a un
singolo gene colpiscono meno del 2 % della popolazione; la
grande maggioranza viene ;il mondo con un patrim onio gene­
tico adatto a vivere una vita sana e lelice. Le malattie che rap­
presentano i flagelli del nostro tempo (il diabete, le malattie
cardiovascolari e il cancro), mandando in coito circuito una vi
ta sana c lelice, non sono causate da un gene, ma da comples­
se interazioni di m olteplici fattori genetici e ambientali.
Che dire dei titoli in prima pagina clic strombazzano la
scoperta di un gene per qualunque cosa, dalla depressione al­
la schizofrenia? Leggeteli attentamente e scoprirete che dietro
il titolo trionfalistico c'è una verità m olto più semplice: la me­
dicina ha scoperto delle correlazioni tra m olti geni e altret­
tante malattie, tua raramente ha scoperto che un singolo gene
è causa di un carattere o di una malattia.
L i confusione è causata anche dalla continua distorsione, da
parte dei media, del sigili licito di due termini: correlazione e cau­
sa. Una cosa è avere una relazione con una malattia, e un'altra es­
sere la causa di una malattia, fatto che implica un azione diretta
di controllo. Se vi (accio vedere il mio mazzo di chiavi e allenilo
die una di loro "controlla' la mia auto, sul momento potreste
pensale che la mia afférmazione sia corretta, dato che sapete die
5H La HiolOgia delle Credenze

occorre una chiave per avviare il motore. Ma è proprio vero che­


la chiave "controlla" l'auto? Se fòsse cosi, non potreste mai la­
sciarla in macchina ila sola, perché potrebbe decidere di l'arsi un
giretto per conto suo quando voi non ci siete. In realtà, la chiave
è solo “correlata" al controllo dell'automobile: chi la controlla
davvero è la persona d ie inserisce la chiave. Geni specifici sono in
relazione al comportamento e ai caratteri di un organismo, ma
questi geni non si attivano finché qualcosa non li la scattare.
C he cosa arriva i geni? Questa domanda ha ricevuto un'e­
legante spiegazione in uno studio del 1990. “ Metafore e m o­
lo dei geni e sviluppo' [N ijhout 1990). N ijhour dimostra in­
confutabilm ente che l'idea che i geni controllino la biologia
sia stata ripetuta così spesso, e cosi a lungo, che gli scienziati
hanno dim enticato che si tratta di un'ipotesi, non della verità.
L)i latto, l'idea che i geni controllino la biologia è un'ipotesi
che non è mai stata provata: anzi, e stara messa in dubbio dal­
la ricerca più recente. Il controllo generico, scrive N ijhout. c
diventato una metafora comune nella nostra società. Voglia­
mo credere clic gli ingegneri generici sono i nuovi medici-stre­
goni die. oltre a curare le malattie, possono riprodurre degli
l instein e dei Mozart. M a questa idea non coincide con la ve­
rità scientifica, che Nijhour sintetizza così: «Quando viene ri­
chiesta l'attività di un gaie, e un segnale proveniente dall'am ­
biente, e non una proprietà derivante del gene stesso, che at­
tiva l’espressione di quel gene». In alt re parole, quando si parla
del controllo dei geni: «L- I ambiente, stupido!».

L a proteina: il m ateriale della vira

I facile comprendere come il controllo dei geni sia diven­


tato una metafora com une nel momento in cui gli scienziati,
sempre più eccitati, puntarono l'attenzione sui meccanismi
Capitolo 2 - k l'am biente, stupido! 59

del D N A . I chim ici organici scoprirono che le cellule sono


composte di quarrro tipi di grandi molecole: i polisaccaridi
(zuccheri complessi), i lipidi (grassi), gli acidi nucleici (D N A ,
R.NA.) e le proteine. Sebbene la cellula richieda unti e quattro
i ri pi di molecola, le proteine sono il più importarne com po­
nente di base degli organismi viventi. Le nostre cellule sono,
in sostanza, un insieme di blocchi costitutivi di proteine, t
quindi possibile considerare il nostro corpo, con i suoi trilio ­
ni di cellule, come un gigantesco meccanismo proteico; anche
se. come ormai sapere, io credo che siamo molto più di sem­
plici macchine! Sembra facile, ma non lo è l imo per fare un
esempio, ci vogliono più di 100.000 diverse proteine per far
funzionare il nostro organismo.
D iam o un'occhiata più da vicino a come sono assemblate­
li nostre 100.000 e più proteine. O gni proteina è formata ila
una catena lineare di molecole di am inoacidi paragonabile a
una collana di perline (vedi figura).
O gni perlina rappresenta una delle venti molecole di ami­
noacidi utilizzate d ille cellule. Anche se mi piace l’esempio del-
60 La BioUtgìa d elle C redenze

Li collana ili perline, perché è lamiliare a n in i, non è preciso,


perche ogni aminoacido ha una lorma leggermente diversa.
Q uindi, per essere più precisi, dovremmo pensare a una colla­
na che è stata leggermente schiacciata durante la fabbricazione.
Per essere ancora piii precisi, dobbiamo sapere che la collana
di aminoacidi, che Forma la “colonna vertebrale” delle proteine
delle cellule, è molto più duttile di una collana di perline, che
viene piegata troppo si rompe. L i struttura e il comportamen­
to della catena di aminoacidi che forma l'ossatura della protei­
na assomigliano alla colonna vertebrale di un serpente, compo­
sta da un gran numero di sol munirà collegate, le vertebre, che
consentono al serpente di assumere un'ampia gamma di forme,
che vanno dalla linea retta al groviglio sferico.
I legami flessibili (legami pepridici) tra gli aminoacidi aJl'in-
terno della colonna vertebrale" della proteina le consentono di
assumere una varietà di forme. Mediante la rotazione e la fles­
sione delle loro vertebre” di aminoacidi, le molecole proteiche
assomigliano a microserpenti per la loro abilità a contorcersi.
Due fattori principali determinano il profilo della “colonna ver­
tebrale ' di una proteina, quindi la sua forma. Il primo è il mo­
dello fisico definito dalla sequenza degli aminoacidi di forma
diversa che compongono la collana di perline.
II secondo fattore riguarda l'interazione delle cariche elet­
tromagnetiche all'interno della catena di aminoacidi. La mag­
gior parte degli aminoacidi ha carica positiva o negativa, che
agiscono com e delle calamire: cariche uguali fanno sì d ie le
molecole si respingano, mentre cariche opposte causano un'at­
trazione molecolare reciproca.
Com e si vede nella figura, la “colonna vertebrale" flessibile
di una proteina assume spontaneamente la sua forma preferita
quando le sue sottounirà, composte dagli aminoacidi, ruotano
e flettono i loro legami per bilanciare le forze generate dalle ca­
riche positive o negative.
Capitolo 2 - È l'am biente, stupido! 61

A differenza delle perline, che sono tutte uguali, ognuno dei


venti amino,icidi che compongono la "colonna vertebrale" della
proteina ha una conformazione unica. Osservando Pilluslrayione,
considerate le differenze tra una "colonna vertebrale" composta
da perline tutte uguali e una fatta «li giunti diversi
62 La Biolo gìa delle Credenze

I e due "colonna vertebrali" in A e B hanno l'identica sequenza


di aminoacidi (giunli), ma rivelano forme •ompleiamente diverse
(conformazionii. I e variazioni di l'orma derivano da una diversa ro­
tazione nei punii ili raccordo dei giunti. Com e nei raccordi illustra­
li anche gli am inosi idi ili torma diversa della proteina ruotano at­
torno .li propri punti di raccordo (legami peplidid), permettendo al­
la “colonna vertebrale" di torcersi come un serpente. Le proteine
mutano la loro torma, anche se in genere preferiscono due o Ire
conformazioni specifu he. Q uale delle due preferirà la nostra ipote­
tica proteina, A o B' La risposta è collegala al fatto che i due am i­
noacidi (inali (giunti) hanno delle aree a carica negativa. Dato che
le cariche uguali si respingono, più sono lontane e più stabile saia
la conformazione. La conformazione A saia quella preferita, perché
le cariche negative sono più distanti tra loro che in I?
Capitolo 2 - E l'am biente, stupido! fi ì

Le “colonne vertebrali" <Ji alcune molecole proteiche sono


talmente lunghe che h.inno bisogno deli -assistenza di speti;di
proteine “aiutanti", chiamate helper, per aiutarle nella fase di
ripiegatura. \x proteine ripiegate in modo non corretto, come
negli individui con la colonna vertebrale difettosa, non posso­
no funzionare in maniera ottimale. Queste proteine aberranti
vengono distrutte dalla cellula; i loro am inoacidi vengono di­
sgregati e riciclati nella sintesi ili nuove proteine.

C o m e le proteine creano Ia vita

( ili organismi viventi si distinguono dalle entità non vi­


venti per il fatto che si muovono: sono animati. L'energia che
guida i loro m ovim enti viene im brigliata per compiere il "la­
voro’ che caratterizza i sistemi viventi, come la respirazione,
la digestione e la contrazione muscolare. Per comprendere la
natura della vita occorre prima capire da dove le “ macchine”
proteiche traggono il potere di muoversi.
6 'i La l i iolngia d elle C redenze

Ln figura A dell,i pagina precedente illustra la conformazioni' prt>-


lerita i Irli,i nostra ipotriu .1 colonna vertebrale della proteina I t* forze
repulsive prodotte dalle cariche negative dei due terminali di aniinoa-
c idi lindicate dalle ire tici determinano un’estensione della colonna
vertebrale in modo che gli aminoacidi negativi si allontanino il più
possibile Ira loro La figura B della pagina precedente mostra un in­
grandimento di un aminoat irlo terminale. Un segnale, in questo taso
una molecola di torte » arie a positiva ila slerella bianca) viene attratto
e si unisce all'area a carica negativa dell'aminoac idi- terminale della
proteina. Nella figura, il segnale è caricato più |K>SÌtivamente di quan­
to I aminoacido sia caricalo negativamente l 'unione del segnale ( ori
la proteina crea uri ri cesso di carica positiva a quest'estremità della
“colonna vertebrale". Dato c hr le cariche positive c negative si attrag­
gono ree iproc amente, gli aminoac idi ruoteranno attorno ai loro lega­
mi. causando l'avvicinamento dei terminali positivi e negativi La fi­
gura ( illustra il passaggio della proteina dalla conformazione A alla
conformazione B II cambiamento di conformazione genera movi­
mento. e il movimento viene impiegato pei svolgere un lavoro, ad
esempio la digestione, la respirazione e la ( onlrazione muscolare
Quando il segnale si stacca, la proteina ritorna alla sua conformazio­
ne preterita. Fet o come i movimenti di una proteina, prodotti dal se­
gnale-. rendono |K»sibile la vita.
C a p ìto lo 2 E l'am biente, sla p id o ! (n

La forma finale, o conformazione (termini- rccnico usato


dalla biologia) di mia molecola proteica ridette uno stato di
equilibrio ira le sue cariche elettromagnetiche. Tuttavia, se le
cariche positive e negative vengono alterate, la “colonna verte­
brale della proteina subirà una torsione dinamica e assumerà
una nuova conformazione per adeguarsi alla nuova distribu­
zione delle cariche. La distribuzione delle cariche elettroma­
gnetiche all'interno di una proteina può essere modificata se-
lettivam cnte da una serie di processi, quali il legame con altre
molecole di composti chim ici come gli orm oni, la rimozione
di enzimi o l’aggiunta di ioni carichi, oppure l'interferenza di
campi elettromagnetici come quelli emessi dai telefoni cellula­
ri [Tsong 1989].

la capacità delle proteine di mutare forma illustra una lo­


ro abilità ingegneristica ancora più sorprendente, perché que­
ste forme perfette e tridim ensionali consentono alle proteine
ili agganciarsi ad altre proteine. Q uando una proteina incon­
tra una molecola fisicamenre ed energeticamente com ple­
mentare. le due si uniscono come due ingranaggi che si inca­
strano (pensate alla Irusta per sbattere le uova o a un orologio
meccanico).

Esaminiamo ora le due figure seguenti. La prima illustra


cinque proteine dalla forma specifica, esempi degli “ ingranag­
gi' molecolari riscontrati nelle cellule. Questi ingranaggi or­
ganici" hanno denti più morbidi di quelli costruiti dall'uom o,
ma è fàcilmente osservabile come le loro precise forme tridi­
mensionali consentono di agganciarsi saldamente alle proteine
complementari.
66 lui Biologia delle Credenze

1.1 figura illustra cinque diflerenti esempi rii m olecole protei­


che. Ogni proteina ha una specifica conformazione tridimensio­
nale, sempre uguale in ogni replica della proteina in una <ellula.
At Enzima che assimila atomi di idrogeno; Hi 11lamento intreccia­
to di una proteina di collagene; C i L'anale, proteina membranosa
u n i un poro centrale; D | Sottounità proteica della "capsula” che
racchiude un virus; E) Enzima sintetizzatore del D N A , con una
molecola elicoidale di D N A attaccata.

Nella figura successiva, ho scelto un orologio a molla per rap­


presentare il funzionamento di una cellula. I a figura in alto è
una macchina metallica con i suoi componenti: ingranaggi,
molle, rubini nella cassa di un orologio. Girando, l’ingranaggio
A trasmette il movimento all'ingranaggio li. che lo trasmette a
sua volta a C . e così via. Nella figura mediana ho sovrapposto
agli ingranaggi costruiti dall'uomo le proteine organiche, form­
ic di "denti più morbidi (e ingrandite milioni di volte in pro­
porzione all’orologio), pei illustrare visivamente l'analogia con i
meccanismi dell’orologio. In questa "macchina” proteico-meral-
lica possiamo immaginare la proteina A ruotare e trasmettere il
movimento alla proteina B , che a sua volta lo trasmette alla pro­
teina C . A questo punto osserviamo la figura in basso, in cui i
meccanismi dell’orologio sono stati eliminati. Voilàl Quello che
Capitolo 2 /•' l'am biente, stupido! 67

rimane è una “macchina" pro­


teica. una delle migliaia di
raggruppamenti proteici simi­
li che formano collettivamen­ focranaggit
te la cellula! - . %jL

l e proteine del citoplasma


che cooperano nella creazione
di specifiche funzioni fisiologi­ Ingranaggio A
che si raggruppano in specifici
) Macchina metallica
insiemi denominali vie. Questi
gruppi sono classificati, in base Proli'ina 1 r

alla loro funzione, come vie re-


spirarorie, vie digerenti, vie del­
la contrazione muscolare e il fa­
migerato ciclo di Krebs, re­
sponsabile della produzione di
energia (la maledizione di tutti
gli studenti di materie scieni ili-
che, che devono memorizzarne |Macchina proteico-metallica
tutte le proteine che lo com­
Proietti., J
pongono e le complesse reazio­
ni chimiche).
Riuscite a immaginare ren-
rusiasmo dei biologi quando si
scoprì il funzionamento? Le
cellule sfruttano i movimenti
prodotti ila questa macchina
proteici pei attivare determi­
nate funzioni metaboliche e
comportamentali. Le continue mutazioni di form i delle proteine,
che possono avere luogo migliaia di volte al secondo, sono i mo­
vimenti clic azionano la vita
68 La Biologia delle Credenze

Il priniAtn del D N A

Com e .ivrete norato, non ho ancora parlato del D N A . Il mo­


tivo e che il responsabile dei movimenti che generano il com­
portamento delle proteine è il cambiamento delle loro cariche
elettromagnetiche, e non il D N A . Com e mai. allora, si è arriva­
ti al diffuso e continuamente citato concetto che i geni ''con­
trollano' la biologia? N ell’ Origine delle specie, D arw in ipotizza
che i fattori "ereditari” vengano trasmessi da una generazione al-
l’altra, controllando cosi i caratteri della discendenza. I influsso
ili questo concetto è staro tale che i biologi con scarso acume .si
sono concentrati stili identificazione di quel materiale ereditario
che pensavano controllasse la vita.
Nel 1910, gli studi al microscopio rivelarono che le infor­
mazioni ereditarie trasmesse di generazione in generazione so­
no racchiuse nei cromosomi, strutture filiform i visibili nella
cellula nel momento precedente la divisione della cellula ma­
dre in due cellule figlie. I cromosomi vengono incorporati nel
più grande organetto della cellula figlia, il nucleo. Isolando il
nucleo, gli scienziati sono riusciti a dissezionare i cromosomi,
scoprendo così che il materiale ereditario è composto essen­
zialmente da due tipi di molecole: proteine c D N A . Il mecca­
nismo proteico della vita c quindi collegato alla struttura e al­
le funzioni delle molecole cromosomiche.
La conoscenza della funzione dei cromosomi venne ulterior­
mente affinata nel 1944, quando si comprese che le informazio­
ni ereditarie erano contenute nel D N A [Avery er al. 1944; Le-
derberg 1994J. Venne trovato un modo molto elegante per isola­
re il D N A . ( ili scienziati estrassero il D N A puro da una specie di
batteri (chiamiamoli specie A) c lo misero in una coltura tarma­
ta solo da batteri di specie B. In breve tempo, i batteri della spe­
cie B iniziarono a rivelare caratteri ereditari clic in precedenza era­
no presenti solo nei batteri della specie A. Una v o lta scoperto die
Capitolo 2 E I am bienti', stupido! (ì‘)

bastava il D N A per trasmettere i caratteri ereditari, la molecola


del D N A divenne una superstar della scienza.
Toccò ;i Watson e C rick scoprire la struttura e la funzione di
questa molecola superstar, l e molecole ili D N A sono lunghe e ti
lamentose, e sono formate da 4 composti azotati chiamati "basi"
(adenina, rimina, cirosina e guanina: A, T, C e (J). la scoperta
della smurimi del D N A portò a capire che la sequenza delle b.isi
A, I. ( e ( j nel D N A descrive con esattezza la sequenza degli
aminoacidi lungo la “colonna vertebrale" di una proteina |W at­
son e C.tick 1953). Queste lunghe stringhe di molecole di D N A
si possono suddividere in singoli geni, segmenti die costituisco­
no il modello di proteine specifiche. Il codice per ricreare il mec­
canismo proteico della cellula era stato scoperto!
Watson e ( 'rick spiegarono anche perche il D N A è la perfetta
molecola del l'ereditarietà. Ogni filamento di D N A è in genere ai
torcigliato a un altro filamento di D N A in una conformazione
piuttosto sciolta chiamata "doppia elica", la genialità di questo si
sterna sta nel latto che le sequenze delle basi del D N A di entram­
be le stringhe sono identiche. Se si separano i due filamenti di
l )N A . ognuno di essi è sufficiente a contenere le informazioni ne­
cessarie per creare una copia complementare e perfettamente iden
òca di se stesso. Q uindi, mediante il processo di separazione ilei
filamenti di una doppia elica, le molecole del D N A si autore-pii
cano. Questa scoperta portò alla supposizione che il D N A "con
frollasse" le proprie copie e fosse... il "boss" di se stesso.
Il “suggerìmentn” che il D N A controllasse le proprie copie e
servisse anche da modello per le proteine dell organismo, indus­
se hands Crick a postulare il Dogma Ceri naie della biologia: la
convinzione del ruolo primario del D N A . Questo dogma c* cosi
essenziale per la biologia attuale die potrebbe essere scrino sulla
pietra, l'equivalente scientifico dei Dieci Comandamenti biblici.
Questo dogma, indicato anche come il “primato del D N A ", è il
puntello incrollabile di qualunque testo scientifico.
70 L I Biologìa delle Credenze

In questo schema dogmatico dello sviluppo della vita, il


D N A è nettamente in prima posizione, seguito d a lIR N A .
L’R N A è una perfetta copi.i del D N A , e in quanto tale cosu-
tuisce il modello materiale che codifica la sequenza di ami­
noacidi che formano l.i colonna vertebrale della proteina. L il­
lustrazione sul primato del D N A espone la logica dell’Era del
Determ inism o Genetico. Poiché il carattere di un organismo
vivente è determinato dalla natura delle sue proteine, c poiché
le sue proteine sono codificate nel D N A , la logica conclusio­
ne è c lic il D N A rappresenta la “causa prima” , la causa deter­
m inante dei caratteri di un organismo.

Il Proj^clto G e n o m a U m a n o

Dopo che il D N A divenne la superstar, bisognava ancora


creare il catalogo ili rune le stelle genetiche del firmamento
umano. Si arriva cosi al Progetto Genom a Umano, un enor­
me sforzo scientifico iniziato alla fine degli anni HO per cata­
logare furti i geni presenti negli esseri umani.
I in dall'inizio, il Progetto Genom a Um ano si rivelò molto
ambizioso. Era opinione comune che il corpo umano avesse
bisogno di un gene per fornire il modello di ognuna delle
100.000 e più proteine diverse che compongono il nostro o r­
ganismo. A queste si devono aggiungere almeno 20.000 geni
regolatori che dirigono l'attività dei geni incaricati di codifi­
care le proteine. G li scienziati conclusero che il genoma uma­
no dovesse contenere un m inim o di 120.000 geni all’interno
delle ventitré coppie di cromosomi umani.
M a non era finita 11. Stava per manifestarsi uno scherzo co­
smico. uno di quegli scherzi che periodicamente sconvolgono gli
scienziati convinti di avere scoperto i segreti dell'Universo. Pen­
sate all'im patto della scoperta di Copernico, pubblicata nel
Capitalo 2 l ì l'am biente, •itupitlo! 71

1543, clic l:i rerra non era il cenno dell'Universo come credeva­
no i teologi-scienziati dell’epoca. Il fatto che la terra girasse in ­
torno al sole, e che neppure il sole stesso fosse il centro dell’U ­
niverso, minava gli insegnamenci della Chiesa. Le rivoluzionarie
scoperte di ( ’opernico innescarono la rivoluzione scientifica del-
I cra moderna sfidando la presunta "infallibilità" della Chiesa. La
scienza finì per sostituirsi alla < Illesa come fonte di conoscenza
della civiltà occidentale per comprendere i mistei i dell’Universo.
I genetisti provarono uno shock analogo quando scopriro­
no che il genoma L im ano completo consiste approssimativa­
mente di circa 25.00(1 geni invece che degli oltre 120.000 pre­
visti [Perniisi 2003a e 2003b; Pearson 2003; Cìoodman 2003].
Più dell’8 0 % del presunto e necessario D N A non esiste! I geni
mancanti si stanno dimostrando più imbarazzanti dei diciotto
m inuti mancanti nei nastri di Nixon. Il concetto “ un gene-uria
proteina" era un dogma fondamentale del determinismo gene­
rico. O ra d ie il Progetto Genom a Um ano ha latto crollare il
concetto "un gene-una proteina ", le aratali teorie sul funziona­
mento della vita vanno completamente accantonate. Non è
piti possibile credere che gli ingegneri genetici possano, con re­
lativa facilità, risolvere rutti i nostri problemi biologici. La ve­
rità è clic- non ci sono abbastanza geni per spiegare la comples­
sità della vita umana e delle malattie.
Potrei sembrarvi un pivellino isterico che grida che il cielo
(della genetica) sta crollando. M a non è necessario che credia­
te a quello che dico io. I grandi della generica dicono la stes­
sa cosa. Com m entando i sorprendenti risultati del Progetto
Genom a Um ano. D avid Baltim ore, uno dei più eminenti ge­
netisti attuali e vincirore del Premio Nobel, sollevò il proble­
ma della complessità umana (Baltim ore 20011: «A meno che
il genoma umano non contenga altri geni invisibili ai com pu­
ter. è chiaro che non siamo più complessi dei vermi e delle
piante perche abbiamo più geni. Com prendere la causa di ta
11 U t Biologi/l (Ielle Credenze

Il Dogma Centrale II dogma, chiamato an< he il l’rimato del DNA,


definisce il llusso di informazioni negli organismi biologie i Come in
dicalo dalle trecce, il flusso è unidirezionale: dal D N A all'RNA, i* di
qui alla Proteina. Il D N A rappresenta la memoria a lungo tonnine del-
li / vi « l 1li1 *il
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copia instabile della molecola di DN A, è la memoria .iii/wi usata dal­


la cellula come modello materiale pei la sintesi delle proteine. Le pro­
teine sono i mattoni molecolari che forniscono alla cellula la sua strut
tura e il suo comportamento. Il D N A è ritenuto la "sorgente" che con­
trolla i caratteri delle proteine, e da questo deriva il concetto del
puntuto del DNA, nel senso di "causa prima"

le complessità - la nostra enorme gamma comportamentale. la


capacità di agire coscientemente. una notevole coordinazione
di m ovim enti, la precisione delle altera/ioni in risposta alle
mutate condizioni am bientali, l'apprendimento, la memoria,
... devo ancora continuare? rappresenta la sfida del futuro».
Com e allerm a Baltim ore, i risultati del Progetto Genom a
Um ano ci costringono a prendere in considerazione altre idee
Capitolo 2 - F. l'am biente, stupido! 73

riguardo ciò clic controlla la vira. «Comprendere la causa di


tale com plessità... rappresenta la slìda del Futuro". Il ciclo sin
crollando.
Inoltre, i risultati del Progetto Genom a Um ano ci obbliga­
no a riconsiderare la nostra relazione genetica con altri orga­
nismi della biosfera. N on possiamo più ricorrere ai geni per
spiegare perché gli esseri umani sono in cima alla scala evolu­
tiva, e ormai sappiamo che non c e una grande differenza tra
il numero dei geni presenti nell'uom o e quelli degli organismi
prim itivi, D iam o uno sguardo ai tre organismi anim ali più
studiati nella ricerca genetica: un minuscolo nematode, un
verme filiform e chiamato Qtenorhabditis rlegam, la mosca
della frutta e il topo da laboratorio.
Il Cavnnrhrtbdìtisk una modello ideale pei studiare il ruo­
lo dei geni nello sviluppo c nel comportamento. Questo or­
ganismo, a crescita e riproduzione molto rapide, ha un corpo
formato esattamente da 969 cellule e un cervello molto sem­
plice ili circa 302 cellule. C iò nonostante possiede un reper­
torio di comportamenti unico e. soprattutto, è adatto alla spe­
rimenta/ione generica [Blaxter 20031. Il corpo umano, for­
mato ila oltre 5(1 trilioni di cellule, contiene soltanto 1500
geni in più ili questo modesto verme invertebrato composto
di un m igliaio di cellule.
La mosca della frutta, un altro soggetto tipicam ente usato
nella ricerca, ha 15000 geni [Blaxter 2003; C elniker et al.
2002]. Questo insetto, che e un organismo m olto più com ­
plesso del precedente, ha soltanto 9000 geni in piìi del piti
prim itivo CiUTìorhabditis. Q uando inline arriviam o ai topi e
all'uom o, dovremmo avere un concetto più alto dei topi o più
basso degli uom ini, dato e lic i risultati dei progetti paralleli sul
genoma rivelano che l’uomo e il topo hanno all'incirca lo «tes­
so numero di geni!
74 lui Biologia delle Credenze

Biologia cellulare D O C ‘

Parlando retrospettivamente, gli scienziati avrebbero dovuto


capire che i geni non controllano la nostra vita. Per definizione. è
il cervello l'organo responsabile del controllo e del cootdinamen-
to della tisiologia c del comportamento di un organismo Ma il
nucleo è davvero il cervello della cellula? Se ipotizziamo che il nu­
cleo. con il D N A che contiene, sia il "cervello'' della cellula, la ri-
mo/.ioue del nucleo, una semplice procedura chiamata enuclea­
zione. dovrebbe causare la morte immediata della cellula.
F ora il grande esperim ento,.. (R u lli di tamburo, grazie!).
l.o scienziato trascina la nostra riluttante cellula sul vetri­
no del microscopio e la immobilizza. Cìrazie a un m icrom ani­
polatore. posiziona sopra la cellula una minuscola pipetta si
mile a un ago. Con abile mossa, inserisce la pipetta nel cito­
plasma della cellula, risucchia il nucleo nella pipetta e lo
rimuove dalla cellula. Sotto quella pipetta divoratrice di nu­
clei giace la nostra cellula sacrificale, privata del ‘ cervelli»".
M a, un momento! S i muove ancora! I )io mio, la cellula è
ancora vivdL
L i ferita si e richiusa, e come un paziente reduce da un in ­
tervento chirurgico, la cellula ricom incia a muoversi barcol­
lando. Si rimette in piedi (d'accordo, d’accordo: sugli pseu­
dopodi) e se la dà a gambe augurandosi di non incontrare mai
più un biologo.
Dopo l'enucleazione, alcune cellule sopravvivono per due
o tre mesi in assenza di geni. 1 e cellule enucleate vitali non ri­
mangono inerti come mucchietti ili citoplasma senza cervello
tenuti in vita artificial mente, ma partecipano attivamente ai
processi di ingestione c metaholiz.zaz.ione del cibo, continua­
no a coordinare le operazioni dei loro sistemi fisiologici (re­
spirazione. digestione, escrezione, m otilità, e cosi via), conser­
vano la capacità di comunicare con altre cellule, e sono in gra-
Capitolo 2 - É l'am biente, stupido! 75

110 di rispondere in modo adeguato agli stimoli ili crescita e di


protezione provenienti dall'am biente.
Com e ovvio, l'enucleazione non è priva di effetti collate­
rali. Senza i geni, le cellule non sono in grado di dividersi, né
111 riprodurre le com ponenti proteiche che perdono durante il
normale processo di logoramento del citoplasma. L'incapacità
di sostituite le proteine citoplasm atiche difettose contribuisce
al malfunzionamento dei meccanismi che alla fine provoca la
morte della cellula.
Il nostro esperimento è servito a verificare I idea che il nu­
cleo è il “cervello” della cellula. Se la cellula fosse morta im ­
mediatamente dopo l’enucleazione, l'ipotesi avrebbe ricevuto
l'avallo dell'osservazione; invece, il risultato non lascia adito a
dubbi: le cellule enucleate mostrano ancora comportamenti
complessi, coordinati e funzionali, il che significa che il "cer­
vello della cellula è ancora intatto e funzionante.
11 fatto che le cellule enucleate conservino le loro funzioni
biologiche in assenza di geni non è una scoperta nuova. Più di
un secolo la, gli embriologi classici rimuovevano di routine i
uucici degli ovuli durante i.i divisione per dimostrare che un
singolo ovulo enucleato era in grado di svilupparsi fino a bla­
stula, uno stadio embrionale che consiste di quaranta o piti
cellule. Oggi le cellule enucleate sono usate a scopi industria­
li come elementi nutritivi delle colture cellulari per la produ­
zione di vaccini antivirali.
Se il nucleo e i suoi geni non sono il cervello della cellula,
qual è esattamente il contributo del D N A alla vita cellulare? L.e
cellule enucleate muoiono non perché hanno perduto il cervel­
lo, ma perché hanno perduto la capacità riproduttiva. Senza la
possibilità di riprodurre i propri componenti, le cellule enu­
cleate non possono sostituire i mattoni proteici, né riprodursi.
Perciò il nucleo non è il cervello della cellula; semmai, è le sue
gonadi! Confondere le gonadi con il cervello ò un errore com-
7(i Lei B iologia tifile Credenze

prensibile, perché la scienza è sempre stata, ed è tuttora, un lat-


to patriarcale. I maschi sono siati spesso accusati di pensare con
le gonadi, quindi non deve sorprendere clic la scienza abbia
inavvertitamente confuso il nucleo con il cervello della cellula!

Lpigenctica: U muova scicn/a


del potere personale

1sostenitori della teoria "geni uguale destino' hanno tranquil­


lamente ignorato cent'anni di scienza riguardante cellule enuclea­
te, ma non possono ignorare la nuova ricerca che mina alle fon
damenra la loro convinzione nel determinismo genetico. Mentre
il Progetto Genoma Umano era sulle prime pagine di unti i gior­
nali, un gruppo di scienziati stava inaugurando una nuova, rivo­
luzionaria branca della biologia chiamata epìgeneriau La scienza
dcll'epigenetica, che letteralmente significa “controllo sul patri­
monio genetico . cambia radicalmente la nostra comprensione dei
meccanismi ili controllo della vira |Prav 2004; Silverman 20041.
Negli ultimi dicci anni, la ricerca epigeneiica ha dimostrato die i
modelli di D N A trasmessi attraverso i geni non sono fissati alla
nascita. 1 geni non sono il destino! le influenze dell'ambiente,
compreso il nutrimento, lo stress e le emozioni, possono modifi­
care i geni senza modificarne il modello di base. li queste modifi­
che, come ha scoperto I epigenetica, possono essere trasmesse alle
generazioni lutine esattamente come i modelli del D N A , ovvero
attraverso la doppia elici [Reik e Walter 2001; Surani 2001].
È in dubbio che le scoperte dell epigenetica si siano lasciate
alle spalle quelle della genetica. Sin dalla fine degli anni 40 i
biologi hanno isolato il D N A del nucleo delle cellule per stu­
diare i meccanismi genetici. Estraggono il nucleo dalla cellula,
aprono la membrana protettiva e rimuovono i cromosomi, die
sono costituiti per metà da D N A e per l’altra metà da proteine
Capìtolo 2 - È l'am biente: uupido! 77

|l
dna
l!
RNA

il
PROPINA

I! primato deH'amhienle I ,i nuova scienza < i dici* clic rmiornia-


/ione che controlla i processi biologici parie riai Segnali Ambientali
i he ,t loro volta. controllano II legame Ira le proteine regolali n i e il
□M A, Le proteine regolatrics rontrolbnu l'alt ivilà dw seni Le (unzio­
ni dei DNA, dell’RNA e delle proteine sono le stesse descritte nella
"dichiarazione del primato del DNA" NOTA: il flusso delle informa­
zioni non e piii unidirezionale. Negli anni (>(). Howard Tenun siidò il
Dogma Centrale p«-i mezzo di esperimenti i he dimostrarono i In- IK -
NA può opporsi .il flusso di informazioni previsto e riscrivere il DNA.
Inizialmente iriiso per la sua "eresia", leniin ottenne in seguito il No­
bel per i suoi studi sulla fransi h/imm mwvsa. il meccanismo moleco-
lare cori cui l'RNA può riscrivere il codice genetico.
Oggi la Ir.ìnscrlpl.ìsi inversa è nula perdu* l'RNA del viuis ilel-
f AIDS se ne serve per requisite il DN A della i edul i infetta, t ani he
risaputi» ( he i cambiamenti nella molecola di DNA. come l'aggiunta
o la rimozione di gruppi chimici metilici, influenza il legame delle
proteine regolatrici Le proteine devono essere anche in grado rii <»p
porsi al flusso di informazioni previsto, dal momento c lie gli antic cu­
pi delle cellule immunitarie sono coinvolti nel processo di modifica
del DN A nellr c ellule i In* li sintetizzano. Lo frecce clic* indic ano la
direzione del flusso di informazioni non sono equivalenti, l ’inversio­
ne del flusso di informazioni è protetto da severe restrizioni, c he- im­
pediscono cambiamenti rarlic ali ilei genoma della cellula
78 Lti B iologia delle C redenze

regolatrici. Nella loro frenesia di studiare il D N A . quasi tutti i


ricercatori burlano via le proteine; il che, come adesso sappia­
mo, equivale a buttare via il bambino con l'acqua sporca, ( ili
epigencdsri stanno recuperando il bambino attraverso lo studio
delle proteine cromosomiche, il cui ruolo n d l’ereditarietà si sta
rivelando altrettanto determinante di quello del D N A .
A ll’interno di un cromosoma, il D N A costituisce il nucleo,
e le proteine avvolgono il D N A come lina manica. Q uando i
geni sono coperti, le loro inform azioni non possono essere
“ lette". Im m aginate che il vostro braccio nudo sia un seg­
mento di D N A . ad esempio il gene degli occhi azzurri. N d
nucleo, questo segmento di D N A è coperto da proteine rego­
latrici che nascondono il vostro gene degli occhi azzurri come
la manica di una camicia, rendendone impossibile la lettura.
Come si la a tirare su questa manica? Occorre un segnale am­
bientale che spinga la “proteina manica” a cambiare forma, cioè a
staccarsi dalla doppia elici elei D N A , permettendo cosi la lerrura
del gene. Una volta che il D N A è allo scoperto, la cellula crea una
copia del gene esposto. Ne risulta che l'attività del gene è “con­
trollata ’ dalla presenza o dall .essenza di proteine manica , le qua­
li sono a loro volta controllate dai segnali ambientali.
L i storili del controllo epigenetico e la storia del modo in cui i
segnali ambientali controllano l’attività dei geni. È ormai eviden­
te che la vecchia dichiarazione del primato del D N A e superata.
Lo schema aggiornato del flusso delle informazioni dovrebbe chia­
marsi il “ Primato d d l’Ambiente’ . Il nuovo e più sofisticato flusso
di informazioni nei processi biologici parte da un segnale am­
bientale, passa a una proteina regolatrice, e solo a questo punto ar­
riva al D N A , all’R N A e al prodotto finale, cioè alla proteina.
Lepigenetica ha anche chiarito che sono due i meccanismi
per mezzo ilei quali gli organismi trasmettono le informazio­
ni ereditarie. Questi due meccanismi forniscono ai ricercatori
lo strumento per srudiare sia il contributo della natura fi gè­
C apitola 2 ■/ l'am biente stupido! 79

ni), sia quello del l'educazione (i meccanismi epigeneuci). .il


comportamento umano. Focalizzarsi esclusivamente sui mo­
delli genetici, come hanno fatto gli scienziati per decenni,
rende impossibile capire a fondo l'influenza dell’ambiente
[D ennis 2003: (h ak ravari e I irtle 2003].
Vorrei farvi un esempio clic- spero contribuisca a rendere
piii chiara la relazione tra i meccanismi dell’epigenetica e del­
la genetica. Siete abbastanza vecchi da ricordare quando i pro­
grammi televisivi terminavano a mezzanotte? Dopo la fine
delle trasmissioni, sullo schermo compariva un monoscopio.
La maggior pane dei monoscopi aveva la forma di un bersa­
glili con un centro (come nella figura seguente).

In questa analogia con l'epigenetica, il monoscopio sullo


schermo rappresenta il modello strutturale della proteina codifi­
cato da un gene. I comandi del televisore possono cambiare il
monoscopio sul video iB e O , ma non cam biano il formato origi-
naie Irasmesso dalla stazione emittente (il gene!. I comandi epi­
genesi i modificano la lettura e il trasferimento d'inform a/inni di
un gene se n /a (am biare II codice elei O N A .
80 La B io lo g ia d e lle C redenze

O ra pensate allo schema del monoscopio come allo sche­


ma codificato trasmesso da un determinato gene, ad esempio
quello degli occhi marroni. Agendo sui comandi del televiso­
re potete intervenire sull’immagine sullo schermo: spegnerla,
accenderla, regolare una serie di parametri come il colore, il
contrasto, la lum inosità e le dim ensioni, Potete cioè m odifi­
care il monoscopio sullo schermo, ma senza agire stillo sche­
ma originale inviato dalla stazione emittente. Questo è esatta­
mente ciò che lam io le proteine regolatrici. G li studi sulla sin
tesi delle proteine dimostrano che i meccanismi ili regolazione
epigcnerica possono dare origine a oltre 2000 variazioni di
proteine a partire dallo stesso modello genetico |Bra\ 2003;
Schm uker et al. 2000].

Le esperienze dei g en itori determ in an o


i caratteri genetici «lei figli

O ra sappiamo clic la raffinata capacità di adattamento iu-


iluenzata dall'ambiente di cui abbiamo parlato può essere tra­
smessa di generazione in generazione. Un importante studio
della Duke University, pubblicato nel numero del I agosto
2003 di Molecular and Cellular Biology, dimostra che nei topi
un ambiente arricchito può perfino ignorare le mutazioni ge­
netiche [W aterland e Jird e 2003]. In questo studio sono stati
osservati gli effetti di una dieta arricchita di integratori alimen­
tari su femmine gravide con il gene anomalo “agouti ". I topi
agouti hanno il pelo giallo e sono estremamente obesi, fatto che
li predispone alle malattie cardiovascolari, al diabete e al cancro.
NcH'esperimento. un gruppo ili madri agouti gialle e obese
ha ricevuto degli integratori alimentari arricchiti di gruppi me­
tilici. reperibili in qualunque negozio di alimenti biologici: aci­
do lolico, vitamina B12. betaina e colina Sono stati scelti degli
C a p ito lo 2 /. l'am biente, stupido! 81

Due sorelle Agouti iemmine rii topo <li un anno genelic,unen­


te identiche. I .i somministrazione di un supplemento di metile .il-
l.i m.ulrc <ambia il colore del pelo dell.) progenie d.i giallo a mar
rune, e riduce Tini idenza dell'obesità, del diabete e del <an< ro.
(Foto lirlle e Waterlandi

integratori ricchi ili metile perché gli studi hanno mostrato che
le sostanze chimiche del gruppo metilico sono collegato alle
modificazioni epigenetiche. Quando t gruppi metilici si legano
al D N A di un gene, si produce un cambiamento nelle caratte­
ristiche del legame delle proteine regolatrici dei cromosomi. Sc­
ie proteine si legano troppo strettamente al gene, la proteina
“manica" non può essere rimossa e il gene rimane illeggibile.
Mediare il D N A può impedire o modificare l'attività del gene.
Questa volta i titoli cubitali “ L'alimentazione batte i geni"
erano veri. Le madri a cui erano stati som m inistriti integrato­
ri di gruppi m etilici partorivano Topolini normali, magri e dal
pelo marrone, nonostante avessero lo stesso gene agouti della
82 lui B iologìa d e lle C redenze

madre. Le madri agouti che non avevano ricevuto gli integra­


tori davano invece alla luce piccoli gialli, che mangiavano inol­
io di più di quelli marroni. I topi gialli finirono pei pesare qua­
si il doppio delle loro conrroparri "p,scudo-agonii" magre.
La fotografia dell'Università che abbiamo riprodotto è im ­
pressionante. Sebbene i due topi siano genericamente identi­
ci. hanno un aspetto completamente diverso: uno i' magro e
marrone, mentre l’altro è obeso e giallo. Q uello che la foro-
grafia non dice è che il topo obeso è diabetico, mentre la sua
controparte geneticamente identica è sana.
A ltri studi hanno dimostrato che i meccanismi epigenetici
sono coinvolti in numerose m alattie, compreso il cancro, i d i­
sturbi cardiovascolari e il diabete.
Intatti, solo nel 5 % dei pazienti malati ili cancro e di d i­
sfunzioni cardiovascolari, la malattia è attribuibile a fattori
ereditari |W ille tt 2002|. 1 media hanno sbandierato a più non
posso la scoperta del BRC 'A l e del B R C A 2 , i geni del tumore
al seno, ma hanno dim enticato eli dire che nel 9 5 % dei casi il
tumore al seno non è dovuto a fattori ereditari. I a gran parte
dei lum on maligni è dovuta ad alterazioni epigenetiche in­
dotte dall'am biente, e non da geni difettosi [K lin g 2003: Jo ­
nes 2001; Seppa 2000; Baylin 1997],
Le prove epigenetiche sono diventare talmente convincenti
che alcuni ricercatori coraggiosi hanno addiriiilira proposto di
introdurre l'uso della lettera "I ”, per indicare lean Baptiste La­
marck. il tanto disprezzato evoluzionista che credeva nella tra­
smissibilità dei caratteri acquisiti come risultato del l'influenza
dell ambiente. La filosofa Lva Jablonka e la bioioga M arion
I amb scrivono in uno studio del 1995, Epigenetic Inheritance
and Evolution - The Lamarckian Dimension: - L i recente bio­
logia molecolare ha dimostrato che il genoma è molto più dut­
tile e reattivo aJl'am biente di quanto si pensasse in precedenza.
H a inoltre dimostrato che le informazioni si possono trasmer-
C a p ito lo 2 - E l'a m b ie n te , stn p itln ! S3

rere alta discendenza in .iliri modi oltre c lic tramite la sequen­


za base del D N A » [Jablonka e lam b 1995],
Cosi, siamo tornali al punto di partenza ili questo capito­
lo: l'ambiente. Nei miei esperimenti di laboratorio avevo con­
statato un'infinità volte l'im patto dei cambiamenti am bienta­
li sulle cellule, ma solo verso la fine della mia carriera di ri
cercatore, a Stanford, recepii pienamente il messaggio. V id i
che le cellule endotcliali, le cellule che rivestono i vasi sangui­
gni che stavo studiando, cambiavano struttura e funzione in
dipendenza dell'am bicnte. Se, per esempio, a g g iu n g e v o so­
stanze infiam m atorie alla coltura, le cellule si comportavano
rapidamente da macrofagi, che sono gli spezzini del sistema
im m unitario. M i eccitava anche il farro che le cellule si tra­
sformassero anche se distruggevo il loro D N A con i raggi
gamma. Pur essendo “ funzionalmente enucleare", quelle cel­
lule cambiavano completamente il loro comportamento bio­
logico in risposta agli agenti infiam m atori, esattamente come
facevano quando il loro nucleo era intatto. Queste cellule mo­
stravano chiaramente una sorta di controllo “ intelligente’’ an­
che in assenza dei loro geni [Lipron I v v l j .
Vent anni dopo il suggerimento del mio maestro Irv Ko-
nigsberg eli considerare prima di tutto l'am biente se le cellule
sono malate, avevo finalm ente capito, Il D N A non controlla
i processi biologici, e il nucleo non è il cervello della cellula.
Com e voi e me. le cellule sono modellate dall'am biente in cui
vivono. In altre parole; è l’ambiente, stupido!
Capitolo 3

La membrana magica

ra clic abbiamo esaminato i meccanismi di assemblaggio

O della proteina, sfatato il mito che il nucleo sia il cervello


deH’atrivirà cellulare, e riconosciuto il ruolo centrale dell’am-
bicntc nel funzionam ento delle cellule, siamo arrivati -il pun­
to importante, il punto che può dare un senso alla vosrra vita
e fornirvi l'intuizione necessaria per cambiarla.
Questo capitolo è dedicato al m io candidato al ruolo di ve-
ii_ j .li. 1 1 . . 1 _____ I .. t ______
io c c iv e n o n e i i.i v u j 1.1:11111.tic. ui iittiiiiM .u i.i. .iv » iu u iiiv u iiu

che. quando avrete compreso come funziona la struttura chi­


mica e fisica della membrana cellulare, comincerete a chia­
marla, come me, la membrana magica. Oppure, sfruttando il
filtro che parte della parola è assonante con brain" (cervello),
nelle mie lezioni la chiam o la “ magica m em-Brain". In segui­
to. unendo la vostra conoscenza della membrana magica a
quella dell’alfascinante mondo della fìsica quantistica, che
esporrò nel prossimo capitolo, capirete come avessero torto
marcio i titoli dei giornali del 1953. Il vero segreto della vita
non sta nella celebre doppia elica. Il vero segreto della vita sta
nella comprensione dei semplici ed eleganti meccanismi bio­
logici della membrana magica, mediante i quali il vostro cor­
po traduce i segnali ambientali in comportamento.
Kfi lui fi inlogia delle Credenze

Q uando com inciai a studiare la biologia della cellula negli


anni '60, l’idea che la membrana fosse il cervello delia cellula
sarebbe stata considerata ridicola. E devo ammettere che in
quel periodo la membrana non era considerata molto in alto
nella graduatoria dei quozienti d intelligenza. La membrana
appariva come un semplice involucro semi-permeabile a tre
strati che racchiudeva il contenuto del citoplasma. Pensate a
un tessuto impermeabile con dei forellini.
Una delle ragioni per cui gli scienziati hanno sottovalutato
la membrana è che è molto sottile: sette m ilionesim i di m illi
m eno di spessore. Le membrane sono talmente sottili da es­
sere visibili solo al microscopio elettronico, che si diffuse solo
dopo la Seconda Guerra M ondiale. Perciò. Pino ai prim i anni
'50. i biologi non erano nemmeno in grado di confermare l'e­
sistenza della membrana. Pino a quel momento, m olti pensa­
vano che il citoplasma si tenesse insieme da solo, perche ha
una consistenza gelatinosa. Con l'ausilio del microscopio elet­
tronico, si scopri che tutte le cellule viventi hanno una mem­
brana e che tutre le membrane condividono la stessa struttu­
ra fondamentale a tre strati. Tuttavia, la semplicità di questa
struttura ne nasconde la complessità funzionale.
I biologi cellulari com inciarono a penetrare i segreti delle
sorprendenti capacità della membrana studiando gli organismi
più prim itivi del pianeta, i procariod. 1 procarioti, che com
prendono batteri e altri m icrobi, consistono di un’unica mem­
brana cellulare che racchiude una gocciolina di citoplasma
denso. Benché i procarioti siano una forma di vita molto pri­
mitiva. hanno una funzione. Un batterio non rimbalza qua e
là nel suo mondo come la pallina di un flipper. Un batterio
presenta gli stessi processi fisiologici di base delle cellule più
complesse: mangia, metabolizza, respira, si libera degli escre­
menti ed esibisce addirittura dei processi “neurologici ”. 1 bat­
teri percepiscono la presenza di nutrim ento e si muovono in
Capitolo J - U t membrana m agica 87

quella direzione. Allo stesso modo, riconoscono rossinec pre­


datori, e mettono intenzionalmente in arto manovre di luga
per salvarsi la vita. In altre parole, i procarioti dimostrano in-
telligenzal
M a qual è la struttura della cellula di un procariote che gli
fornisce l'intelligenza? Il suo citoplasma non ha gli organetti
che si trovano nelle cellule eucariote. pii» evolure. come il nu­
cleo e i m itocondri, l ’unica struttura cellulare organizzata che
possiamo candidare alla funzione di cervello del procariote e
la membrana cellulare.

Pane, b u rro , olive farcite e olive disossate

Quando capii che le membrane erano tipiche di qualunque


forma di vira intelligente, localizzai la mia attenzione sulla com­
prensione della loro struttura e della loro funzione. M i servii di
88 lui Biolo gia tifile Credenze

una delizia gastronomica (giusto per divertimento) per illustrare-


la struttura base della membrana: un sandwich eli pane e burro,
a cui, per perfezionare l'analogìa, aggiunsi delle olive. In realtà il
mio sandwich didattico prevede due tipi di olive, alcune farcire
con peperoncino e altre soltanto disossate. Buongustai, non fare
quella (acciai Quando non usavo questo sandwich nelle mie-
conferenze, chi le aveva già sentite mi chiedeva dove fosse finito!
Ecco un semplice esperimento per farvi capire come fun­
ziona la membrana "sandwich". Preparate un sandwich di pa­
ne e burro (per il momento senza olive). Questo sandwich
rappresenta una sezione della membrana cellulare. O ra versa­
te un cucchiaio di colorante sopra il sandwich.
Com e si vede nella figura che segue, il colorante viene as­
sorbito dalla fetta di pane, ma si ferma quando arriva allo stra­
to di burro, perché la sua materia grassa forma una barriera.
O ra prepariamo altri due sandwich, uno con olive farcire e
l'altro con olive disossate ma non farcite.
Se aggiungiamo il colorante e tagliamo il sandwich in ver­
ticale, osserviamo un risultato diverso (figura p. 90). Dove il
colorante incontra un'oliva farcita, si ferma come nel caso del
burro. Dove invece incontra un'oliva snocciolata ma non far-
Capitolo J - La membrana m anica 89

cita, l'o liva fa da canale attraverso cui il colorante può scorre­


re. attraversare la seconda letta di pane e colare nel piatto.
In questo esempio, il piatto rappresenta il citoplasma della
cellula. Passando attraverso l’oliva disossata, il colorante può at­
traversare lo strato di burro e uscire dall'altra parte del sandwi­
ch "membrana". Il colorante è riuscito a superare con successo
la formidabile barriera grassa della membrana]
Per la cellula è importante permettere alle molecole di perfo­
rare la barriera perché, sempre secondo il mio esempio, il colo­
rarne rappresenta il suo nutrimento vitale. Se la membrana tos­
se come un semplice sandwich di pane e burro, formerebbe una
barriera simile .1 una vera fortezza, impedendo l’entrata alla ca­
cofonia degli innumerevoli segnali molecolari e radianti che co­
stituiscono l’ambiente della cellula. M a, se la membrana fòsse
una fortezza invincibile, la cellula morirebbe, perché non rice­
verebbe nessun nutrimento. Aggiungendo le olive snocciolate,
che consentono alle informazioni e al cibo di penetrare nella
90 Lo Biologia delle Credenze

cellula, la membrana si rivela un ingegnoso meccanismo vitale


die consente alle sostanze nutritive adatte di penetrare all'inter­
no della cellula, esattamente co me il colorante penetra nd pa­
ne colando nel piatto.
Nella realtà dei processi biologici cellulari, la parte del
sandwich fatta di pane e burro rappresenta i fosfolipidi, uno
dei due principali com ponenti chim ici della membrana assie­
me alle proteine (le olive), di cui parleremo in seguito. D e fi­
nisco i fosfolipidi “schizofrenici" perché sono composti di
molecole sia polari che non-polari.
Il latto che i fosfolipidi contengano molecole polari e non-
polari potrebbe non sembrarvi cosi schizofrenico, ma vi assi­
curo che lo è. Tutte le molecole nel nostro Universo possono
e.ssere suddivise in queste due categorie, polare e non-polare.
a seconda del tipo di legame chim ico che unisce i loro atomi.
1 legami tra molecole polari hanno cariche positive e/o nega­
tive, e di qui deriva la loro polarità. Queste cariche molecola­
ri positive e negative fanno si che si com portino come delle
caiamite, attirando o respingendo altre molecole cariche.
C a p ito lo .1 - L i m em brana m agica 91

Le molecole polari comprendono l'acqua e le sostanze solu­


bili in acqua. Le molecole non-polari comprendono l’olio e le
sostanze che si sciolgono nell’olio; non ci sono cariche posiuve
o negative ira i loro atomi. Ricordate l’adagio, "ro llo e l’acqua
non si mescolano?’ Nemmeno le molecole non-polari dell’olio
e quelle polari dell’acqua si mescolano. Per visualizzare l'assen­
za di interazione tra molecole polari e non-polari, pensate al
condimento per l'insalata. Prendete la bottiglia, la scuotete, e
l’olio e l’aceto si mescolano momentaneamente, ma quando
posate la bottiglia si separano di nuovo. Questo perché le mo­
lecole. come le persone, preferiscono ambienti che offrono loro
stabilità. Per la loro stabilità, le molecole polari (aceto) cercano
ambienti polari (acqua), mentre le molecole non-polari (olio)
cercano ambienti non-polari. Le molecole dei fosfolipidi, che

Membrana cellulare di una cellula umana vista al microscopio


elettronico, la stratifk azione scuro-chiaro-sc uro della membrana è
dovuta all'ordine delle molecole fostolipidiche (nell'ingrandimento)
cheagist onoda barriera. La striscia chiara, corrispondente al burro del
nostro panino, rappresenta l’area idrofoba cosiituita dalle code dei fo­
sfolipidi. I due strati scuri sopra e sotto l'area lipidica centrale, corri­
spondenti alle due tette di pane, rappresentano le teste fosfatiche, cioè
la parte idrofila.
92 La lito lo g ia delle Credenze

sono composte da lipidi ili entrambi i tipi (polari c non-polari)


hanno difficoltà a diventare stabili. L i parte fosfàtica della mo­
lecola tende .1 cercare l'acqua, mentre la parte lipidica detesta
l'acqua e cerca la stabilità sciogliendosi nell'olio.
Tornando al nostro sandwich, i fosfolipidi della membrana as­
somigliano a dei lecca-lecca con un bastoncino in piti (vedi l'in­
grandimento nella figura di p. 91). L i parte sfèrica del lecca-lecca
è composta di atomi di carici polare, e corrisponde al pane del no-
srro sandwich. 1 due bastoncini sono la parte non-polare della
membrana, c corrispondono al burro. Poiché la parte “ burro” del­
la membrana è non-polare, non lascia passare atomi o molecole
caricate positivamente o negativamente. Questo nucleo lipidico si
comporta in m rroe per tutto come un isolante, caratteristica me­
ravigliosa per una membrana destinata a impedire clic la cellula
venga sopraffa tra da ogni molecola presente nel suo ambiente.
M a la cellula non potrebbe Sopravvivere se la m em brana los-
sc l’equivalente di un sem plice sandw ich di pane e burro. L i
m aggior parte delle sostanze nutritizie della cellula consiste di
molecole polari che non sarebbero in grado di attraversare la
form idabile barriera lipidica non-polare. I la cellula non po­
trebbe neppure espellere i suoi prodotti di rifiuto polarizzati.

Le proteine della m e m b ra n a

Le olive del nostro sandwich costituiscono la parte davvero


ingegnosa della membrana. Queste proteine permettono alle
sostanze nutritizie, ai prodotti di scarto, e alle altre “ informa­
zioni ", di passare attraverso la membrana. Le proteine "olive"
non consentono .1 qualunque molecola di entrare nella cellula,
ma solo alle molecole necessarie a un funzionamento fluido del
citoplasma. Nel mio sandwich, le olive rappresentano le pro­
teine della membrana (lnregral Membrane Proteins - IM P ).
Capitolo .? • Lo membrana magn a 93

Queste proteine sono incorporate nello strato “ burro" della


membrana, esattamente tom e le olive nel nostro sandwich.
Ma come fanno le IM P a “ infilarsi" da sole dentro il burro?
Ricorderete che le proteine sono composte da una “colonna ver
tebrale lineare costituita da una catena di aminoacidi. I )ei ven­
ti diversi aminoacidi, alcuni sono molecole polari idrofile, .diri
sono molecole non-polari idrofobe. Se un tratto della colonna
vertebrale della proteina è costituito da aminoacidi idrofobi,
questo segmento della proteina cercherà la stabilita in un am­
biente oleolìlo. com e appunto la parte centrale lipidica della
membrana (indicata dalla freccia nella figura sottostante). In
questo modo le parti idrofobe della proteina vanno a collocarsi
nello strato intermedio della membrana. E, dato che alcuni seg­
menti della colonna vertebrale della proteina sono composti da
aminoacidi polari, mentre d iri segmenti sono non-polari. la a l­
iena proteica si insinuerà all’in temo e all’esterno del sandwich di
pane e burro.
C i sono molte IM P con m olti nomi differenti, ma posso­
no essere suddivise in due categorie funzionali; proteine recet-
94 lu i Biologia iIelle Credenze

tori i- proteine effettori. I recettori IMI* sono gli organi di sen­


so della cellula, corrispondenti ai nostri occhi, orecchie, naso,
papille gustative, ecc. I recettori funzionano come nano-an­
tenne molecolari sintonizzate su specifici segnali ambientali.
Alcuni recettori si estendono dalla superficie verso l'interno
della membrana cellulare per monitorare l'am biente intracel­
lulare, altri invece si estendono dalla superficie verso l'esterno
per monirorare i segnali esterni.
( iome le altre proteine che abbiamo già incontrato, i recetto­
ri hanno una conformazione attiva e una inattiva, e oscillano tra
le due a seconda delle modificazioni della loro carica elettrica.
Quando una proreina recettore si collega a un segnale ambien­
tale. la conseguente alterazione nelle cariche elettriche della prn
teina determina una cambiamento nella forma della sua "colon­
na vertebrale", e la proteina adotta una conformazione “attiva'.
l e cellule possiedono un reterrore specificatamente “sintonizza­
to" per ogni segnale ambientale che devono decodificare.
A lcuni recettori reagiscono a segnali fisici. U n esempio e
un recettore dell’estrogeno, espressamente disegnato per fare
da complemento alla forma e alla distribuzione della carica
elettrica di una molecola di estrogeno. Q uando l’estrogeno e
nelle vicinanze del suo recettore, questo lo aggancia come una
calamira attira una clip di metallo. Una volta che il recettore
di estrogeno e la molecola di estrogeno sono incastrati perfet­
tamente, Ih cariej elettromagnetica del recettore cambia e la
proreina assume la sua conformazione attiva. A llo stesso mo­
do, i recettori di isramme sono complementari alla forma del­
le molecole di isramina, i recettori di insuline alla forma delle
molecole di insulina, e cosi via.
L.e “antenne" riceventi possono anche decodificare campi
energetici com e la luce, il suono e le frequenze radio. Le an­
tenne di questi recettori di energia vibrano come diapason. Se
una vibrazione energetica nell'am biente vibra alla stessa in-
C a p ito lo J h i m em brana m ugica

tcnsit.i dell antenna di un recettore, andrà ad alterare la carica


elettrica della proteina. Incendo cambiare torma al recettore
l’T’song 1989]. fretterò questo punto più il illusam ente nel
prossimo capitolo, ma ora vorrei sottolineare che, essendo i
recerrori in grado di leggere i campi energetici, la nozione che
soltanto le molecole possono avere uri impatto sulla fisiologia
della cellula e superata. Il comportamento biologico può esse­
re controllato da forze invisibili, compreso il pensiero, cosi co­
me può essere controllato da molecole fisiche come la peni­
cillina. fatto che avvalora scientificamente la medicina "ener­
getica” che non ricorre a ll’uso di farmaci.
Le proteine recettore sono sorprendenti, ma di per sé non so­
lici in grado di influenzare il comportamento della cellula. Lui-
dove il recettore percepisce i segnali ambientali, la cellula deve ri­
spondere adeguatamente, in modo da favorire la vita: compito,
questo, delle proteine effettori. Prese insieme, le proteine recet­
tori-effettori costituiscono un meccanismo di stimolo-risposta
paragonabile al controllo dei riflessi che il vostro medico vi avrà
fatto infinite volte. Quando il ginocchio viene colpito da un
martelletto, un nervo sensorio raccoglie il segnale. Il nervo sen­
sorio trasmette immediatamente l'informazione a un nervo mo­
torio, che la sollevare la gamba. I recettori della membrana sono
l'equivalente dei nervi sensori, e le proteine effettori sono l'equi­
valente dei nervi motori che generano l'azione. Insieme, il com ­
plesso recettore-effettore agisce come un interruttore, traducen­
do i segnali dcH'atnbicnte nel comportamento cellulare.
Solo negli ultim i anni i ricercatori hanno compreso l im
portanza delle IM P della membrana, e la loro importanza e
tale che lo studio del loro funzionamento è diventato un cam ­
po a se stante, denominato "trasduzione’ , dei segnali. G li sui
diosi della trasduzione dei segnali sono attualmente occupa­
tissimi .1 classificare centinaia di vie di inform azioni comples­
se che collegm o la ricezione dei segnali am bientali da parte
96 I m Uiologhi delle Credenze

delia membrana c l'attivazione delle proteine che determ ina­


no il comportamento della cellula. Lo studio della trasduzio­
ne dei segnali ha catapultato la membrana al centro dell at
tenzione. esattamente come l'epigenerica sta mettendo sem
pre piti in luce il ruolo delle proteine dei cromosomi.
Esistono differenti tipologie di proteine-effettore che con­
trollano il comportamento, perché il buon funzionamento
della cellula richiede numerosissime attività. Il trasporto delle
proteine, per esempio, comprende una numerosa famiglia di
proteine-canale che trasportano molecole c iuforrnaiionì da
un lato all’altro della membrana cellulare. Questo ci riporta
alle olive nel nostro sandwich. M olte proteine-canale hanno la
forma di una sfera compatta, sim ile alle olive farcite del no­
stro sandwich. Q uando la carica elettrica della proreina è al­
terata, la proteina cambia forma, e questo cambiamento cica
un canale che attraversa il nucleo della proteina. I e proteine-
canale sono di fatto due olive in una. a seconda della loro ca
rica elettrica. Nella modalità attiva, la loro struttura assomi­
glia a quella di un'oliva snocciolata ma non farcita. Nella mo­
dalità inattiva, assomiglia a un'oliva farcita collocata nelle
vicinanze del mondo esterno .dia cellula.
L'attività di una specifica tipologia di proteina canale, il
sodio-potassio ATPase, merita una speciale attenzione. Ogni
cellula ha migliaia di questi canali, incorporati nella membra­
na. Collettivam ente, la loro funzione utilizza ogni giorno qua­
si metà dell'energia fisica. Questo canale si apre e si chiude
con tale frequenza da sembrare la porta automatica di un cen­
tro commerciale nel periodo dei saldi. O gni volta che si apre,
proietta tre atomi di sodio di carica posiuva fuori dal citopla­
sma. e simultaneamente fa entrare due aromi ili potassio di
carica positiva nel citoplasma.
Il sodio-potassio A l fase non si lim ita a usare moltissima
energia, ma crea anche energia, un po' come una normale bar-
C a p ito lo J - L i m em brana m anica ‘>7

tcria deurica. Anzi, la produzione di energia della molecola


ATPa.se è molto migliore di quella delle comuni batterie, per­
ché trasforma la cellula in una batteria biologica che m ricari­
ca continuamente.
Ora vi spiegherò qual è il trucco del sodio-potassio ATPa-
se. O gni volta, il sodio-potassio ATPa.se proietta all’esterno
piii cariche positive di quante ne taccia entrare, e in ogni cel­
lula ci sono m igliaia di queste proteine. I., dato che queste
proteine com piono centinaia di cicli al secondo, I interno del­
la cellula si carica negativamente, mentre l’esterno si carica
posirivamente. La carica negativa che si trova aH 'inicino della
membrana viene chiamata potenziale della membrana. N atu­
ralmente i lipidi, cioè il burro del nostro sandwich, non per­
mettono che atomi carichi attraversino la barriera, di conse­
guenza la carica interna rimane negativa. La carica positiva
esterna i- la carica negativa interna rendono di latto la cellula
una bat teria ad auroricarica, la cui energia è usata per arrivare
i processi biologici.
Un altro tipo di proteine effettore, le proteine ciroschdetri-
chc. regolano la torma e la m otilità delie cellule Lui ferzo tipo,
gli enzimi, demolisce o sintetizza le molecole (per questo trova­
te gli enzimi in vendita nei negozi biologici come aiuto alla di­
gestione). Quando vengono attivate, tutte le tipologie di pro­
teine effettore, comprese le proteine-canale, le cicoscheletriche e
gli enzimi o i loro sottoprodotti, possono agire ila segnali pel
l'attivazione dei geni. Queste IM P, o i loro sottoprodotti, forni­
scono segnali che controllano i legami delle proteine regolatrici
dei cromosomi, quelle che formano una "manica’ attorno al
D N A . Contrariamente all'opinione tradizionale, i geni non
controllano la loro stessa attività Sotto le proteine effettore del­
la membrana che, rispondendo ai seguali ambientali raccolti dai
recettori, controllino la "lettura'’ dei geni, in modo da sostituite
le proteine logore o crearne di nuove.
98 La B iologia tifile C retici! : e

Il fu n zio n a m e n to del cervello

Una volta compreso il funzionamento delle IM P, doverti


concludere clic le operazioni della cellula sono modelLtte princi­
palmente dalli sua interazione con l'ambiente, c non da! suo co­
dice genetico. Non c e dubbio che gli schemi di D N A contenu­
ti nel nucleo siano molecole eccezionali, che si sono accumu­
late in oltre tre miliardi di anni di evoluzione. M a. per quanto
importante, non è il D N A a controllare le attività della cellu­
la. D ’altronde è logico che i geni non possano pre-program-
mare una cellula o la vita di un organismo, perché la sopravvi­
venza della cellula dipende dalla sua capacità di adattarsi dina­
micamente ai continui cambiamenti dell'ambiente*.
L i funzione della membrana di interagire in modo "in te lli­
gente" con l’ambiente per determinare i giusti comportamen­
ti. ne fa il vero cervello della cellula. Sottoponiam o la mem­
brana allo stesso test "cerebrale’' che abbiamo eseguito sul nu­
cleo. Se distruggete la membrana, la cellula muore esattamente
come accadrebbe a voi se vi asportassero il cervello. E anche se
lasciate intatta la membrana e distruggere solo le sue proteine
recettore, cosa che si può fare facilmente in laboratorio con gli
enzimi digestivi, la cellula entra in uno stato di “ morte cere­
brale” . Entra in stato comatoso perché non riceve più i segna­
li ambientali necessari alle sue attività. La stessa cosa accade an­
che quando si lasciano intatte le proteine recettore ma si ren­
dono inutilizzabili le proteine effettore.
Per esibire un comportamento “ intelligente", le cellule han­
no bisogno ili una membrana funzionante, con le proteine re­
cettore (consapevolezza) ed effettore (azione) entrambe attive.
Questi complessi proteici sono le unirà base dell'intelligenza
cellulare. Tccnicim em e possiamo chiamarle “unità di percezio­
ne". in quanto la definizione di percezione è: "L a consapevo­
lezza dell’ambiente attraverso le sensazioni fisiche . La prima
Capitolo J it i membrana m agli a 99

parte delia definizione descrive la funzione delle IM P recettore;


la seconda pane, la creazione ili una “sensazione fisica", indica
il ruolo delle proteine effettore.
Esaminando queste unirà base di percezione abbiamo intra­
preso un'ultima operazione riduzionista, perché siamo scesi al li­
vello degli elementi che compongono la cellula. A questo pro­
posito e importante notare che. in qualunque momenro, nella
membrana cellulare ci sono centinaia di migliaia di questi inter­
ruttori. D i conseguenza, il comportamento di una cellula non è
determinabile dallo studio di un unito interninole. 11 compor­
tamento di una cellula può essere compreso sol undo conside­
rando l’attività di nitri gli interruttori in un ceno momento.
Questo è l’approccio distico, e non riduzionista, che descriverò
nel prossimo capitolo.
A livello cellulare, la storia dell'evoluzione è in gran parte la
storia della massimizzazione del numero delle unità ili base
delr'tnrelligenza” , cioè le proteine recettore/effettore della mem­
brana. Le cellule sono diventate sempre più intelligenti utiliz­
zando con sempre maggiore efficienza la superficie esterna della
membrana ed espandendo farea delia membrana, in modo da
ospitare una maggior quantità di IM P. Nei prim itivi organismi
procarioti. le IM P regolano lune le funzioni fisiologiche fonda
mentali, compresa la digestione, la respirazione e l’escrezione. In
uno stadio successivo dell’evoluzione, le parti della membrana
die regolano queste funzioni fisiologiche penetrano all’interno,
formando gli organetti membranosi caratteristici del citoplasma
degli elicanoti. In questo modo, un'ampia area della superficie
della membrana viene lasciata libera per aumentare il numero
delle IM P di percezione. Inoltre, fcucariote è migliaia ili volte
piti grande del procariote, con un aumento enorme della super­
ficie della membrana, ovvero con molto più spazio per le IM P
Il risultato filiale è una maggiore consapevolezza che si traduce
in una maggiore capacità di sopravvivenza.
100 I-ii Hinlogia delle Credenze

Nel corso dell'evoluzione, Li superflue della membrana cel­


lulare si c espansa, ma c era un lim ite tìsico a tale espansione: un
punto lu cui la sottilissima membrana cellulare non era più ali-
bastanza resistente da contenere una massa maggiore di cito­
plasma. L come quando riempite d'acqua un palloncino. Fino
a un certo punto regge benissimo, ma quando l'acqua oltrepas­
sa un certo lim ite il palloncino si spacca e rovescia all'esterno il
suo contenuto, esattamente come una membrana con troppo
citoplasma al suo interno. Quando la membrana cellulare rag­
giunse quella dimensione critica, l'evoluzione della singola cel
lula roccò il suo limite. Ecco il motivo per cui, per i primi tre
miliardi di anni di evoluzione, gli organismi imicellulari furono
gli unici ad abitare il pianeta. Ea situazione cambiò soltanto
quando le cellule trovarono un altro modo per aumentare la
consapevolezza. Per diventare più intelligenti, le cellule indivi­
duali cominciarono ad aggregarsi ad altre cellule, formando co­
munità pluricellulari attraverso le quali condividere la consape­
volezza (come ho spiegato nel primo capitolo).
Riassumendo, le funzioni necessarie alla sopravvivenza ili
una cellula individuale sono Ìi stesse di quelle richieste ila una
comunità pluricellulare: ma quando hanno formato degli or­
ganismi pluricellulari, le cellule hanno iniziato a specializzarsi.
Nelle com unità pluricellulari c’è una suddivisione dei com pi­
ti, suddivisione evidente nei tessuti e negli organi che svolgo­
no funzioni specializzare. Ad esempio, nella cellula individua­
le la respirazione avviene gr.iz.ie ai m itocondri: in un organi­
smo pluricellulare, l'equivalente dei mitocondri sono i miliardi
di cellule specializzate che formano i polm oni. Un altro esem­
pio: nella cellula individuale, il movimento è creato dall'inte­
razione delle proteine del citoplasma chiamate aerina e miosi-
na; in un organismo pluricellulare, comunità di cellule musco­
lari specializzate hanno il com pito di generare la m otilità. e
ognuna di esse è fornita di alte quantità di act ina e miosina.
Capitolo 3 Lo membrana m agica 101

Riprendo questo punto d.il primo capitolo perché voglio


sottolineare che, mentre nella cellula è compito della membra­
na essere consapevole dell’ambiente e mettere in muto la ri­
sposa appropriar.!, nel nostro corpo queste fun/iatli sono sta­
te assunte da un gruppo specializzato di cellule che chiamiamo
sistema nervoso.
Anche se ormai abbiamo percorso un lungo cam m ino da­
gli organismi unicellulati, sono convinto, come ho già detto,
c h e lo studio delle cellule individuali sia un ottim o modo per
studiare gli organismi pluricellulari complessi. Persino l'orga­
no umano più complesso, il cervello, rivelerà più facilmente i
suoi segreti quando avremo scoperto rutto il possibile sulla
membrana, l'equivalente del cervello nella cellula.

Il segreto della vita

( ionie abbiamo visto in questo capitolo, la scienza ha recen­


temente fatto grandi passi avanti nella conoscenza dell insospct
labile complessità della membrana. Ma vent anni la le principa­
li funzioni della membrana erano già note, anche se a grandi li­
nee. lui inlatti vent anni la d ie mi resi conto per la prima volta
che la comprensione del funzionamento della membrana avreb­
be potuto essere il fattore di cambiamento della mia vita. 11 mio
momento ili illuminazione lu simile alla dinamica delle soluzio­
ni super-sature della chi m io Queste soluzioni, che all’occhio
appaiono come normale acqua, vengono saturate completamen­
te sciogliendovi una sostanza. Sono a tal punto sature, che una
sola goccia di sostanza in più determina una reazione impressio­
nante, in cui iurte li sostanze disdolte si aggregano istantanea-
mente in un unico cristallo gigante.
Nel vivevo in una casa affittata nell’isola caraibica ili
Grenada, un luogo dall'aria satura del profumo dì spezie, e te­
102 L i Hittingiti tifile Credenze

nevo un altro corso estero pei «ispiranti medici. Erano le due


del m attino e io ero sveglio a rileggere anni e anni di appunti
ili biologia, chim ica e fisica della membrana cellulare Stavo
rivedendo la meccanica della membrana, cercando di a lì errar­
ne il funzionamento come sistema di elaborazione delle infor­
mazioni. quando sperimentai un improvviso momento di in­
tuizione che mi trasformò, non in un cristallo, ma in un bio­
logo della membrana che orm ai non aveva più scuse per il
disastro che aveva c reato nella sua vira privata.
In quelle prime (tre del martino stavo ridefìncndo la mia
comprensione dell’organizzazione strutturale della membrana.
Osservando le molecole dei fosfolipidi, quelle simili a un lecca-
lecca, notai che erano disposte nella membrana come dei solda­
ti in parata perfettamente allineati. Per definizione, una struttu­
ra le cui molecole sono disposte in uno schema regolare e co­
stante è considerata un cristallo. C i sono due tipi di cristallo. 1
cristalli più noti sono minerali duri e resilienti, come i diaman­
ti, i rubini e anche il sale. Il secondo tipo di cristalli possiede una
struttura più fluida, benché le sue molecole conservino uno
schema organizzato. Esempi di cristalli liquidi nono i quadranti
degli orologi digitali e gli schermi dei computer portatili.
Per comprendere meglio la natura dei cristalli liquidi, ri­
torniamo all'esempio dei soldati in parata. Q uando i soldati
in marcia latino una svolta, mantengono la stessa struttura ir-
reglmentata. anche se si muovono singolarmente. Si compor­
tano insomma come un liquido che scorre, senza perdere però
la loro organizzazione cristallina. Le molecole dei foslolipidi
della membrana si comportano in modo simile. La loro strut­
tura cristallina fluida permette alla membrana di mutare di­
namicamente la forma mantenendo la propria integrità, una
proprietà indispensabile a una barriera duttile. C o si, per defi­
nire questa caratteristica della membrana, scrissi: «La mem­
brana è un cristallo liquido».
Capitolo J - La i membrana m agica 103

Fui pensai clic una membrana l'atta solo ili fosfolipidi è come
un sandwich di pane e burro senza le olive. Nell esperimento che
ho descritto in precedenza, il colorante non riusciva a penetrare
lo strato di burro (lipidi). Il sandwich di pane e burro e un non­
conduttore. M a se aggiungiamo le “olive" (IM P ), scopriamo che
la membrana lascia passare determinate cose e ne blocca ;drrc.
Così, aggiunsi alla mia descrizione della membrana; «La mem­
brana e un semiconduttore».
Infine, decisi di includere nella descrizione i due tipi più
comuni di IM P Sono i recettori e una classe di effettori defi­
niti "canali'’ perché forniscono alla cellula tutto ciò che le ser­
ve per lasciar entrare le sostanze nutritizie e per espellere i pro­
dotti di scarto. Stavo per scrivere che la membrana contiene
'recettori e canali ", quando mi venne in mente clic un sino­
nim o di recettore è Li parola “porta ’. Perciò, completai la mia
descrizione scrivendo: "La membrana contiene porte e cimali".
Rileggendola, la mia nuova descrizione della membrana
suonava cosi: «l.a membmna è un cristallo liquido semicondut­
tore\ doluto di porte e canali».
I ào che mi colpi immediatamente fu che avevo letto o sen­
tito recentemente quella stessa definizione, anche se sul mo­
mento non ricordavo dove. Una cosa era sicura: non in un
contesto biologico.
M entre mi lasciavo andare contro la spalliera della sedia, la
mia attenzione fu attratta dal m io nuovo Macintosh, il mio
primo computer, che avevo sistemato in un angolo della seri
vania. Accanto al computer cera un manualetto rosso fiam
mante, intitolato Conoscere il vostro microprocessore. L ia un
semplice manuale divulgativo. 1 o presi c l'occhio mi cadde sul
la definizione di chifr. «Un chip è un cristallo seni icori dutto re-
dorato di porte e canali».
Per un paio di secondi lui colpito dal fatto che i chip dei
computer e la membrana delle cellule condividessero la stessa
104 lui B iologia d e lle Credenze

definizione tecnica, l’oi dedicai alcuni momenti ancor;) più in­


tensi a confrontare le biomembrane con i semiconductor! di si
licio. Ero .stupefatto: l'assoluta identità delle loro definizioni non
era una coincidenza. L i membrana cellulare era davvero l’equi­
valente strutturale e funzionale (.omologo) di un chip di silicio!
D odici anni più tardi, un istituto di ricerca australiano d i­
retto da B . A. Cornell pubblicò 1111 arruolo su Nature che l o ii

fermò la mia ipotesi che la membrana cellulare sia ( omologo


del chip di un computer [Cornell et al. 19971- I ricercatori ave­
vano isolato una membrana cellulare e avevano posto sotto di
essa una sottile lamina (.l oro. Poi avevano riempito lo spazio tra
la lamina d’oro e la membrana con una speciale soluzione elet­
trolitica, Quando 1 recettori della membrana vennero stimolati
da un segnale complementare. 1 canali si aprirono e lasciarono
passare la soluzione elettrolitica attraverso la membrana. L i la
mina aveva fatto ila trasduttore, un dispositivo meccanico che
converte l'attività elettrica del canale in un’informazione digita­
le visibile su uno schermo. Questo congegno, appositamente
creato, ha dimostrato che la membrana cellulare non soltanto
assomiglia a un chip, ma funziona nello stesso modo ili un chip.
Cornell e i suoi collaboratori erano riusciti a trasformare una
membrana cellulare biologica in un chip in grado di far appari­
re delle informazioni digitali stdlo schermo di un computer.
E allora?, direte voi. Allora, il fatto che la membrana cellu­
lare c il chip di 1111 computer siano omologhi significa t he l'idea
di approfondire il funzionamenro della cellula confrontandola
con un computer è tanto appropriata quanto istruttiva, l a pri­
ma formidabile intuizione che ne deriva è che i computer e le
cellule sono programmabili. La seconda intuizione è che il pro­
grammatore è esterno .il computer/cellula, il comportamento
biologico e l’attività genetica sono dinamicamente collegati alle
informazioni provenienti dall’ambiente, che vengono scaricare
( downloaded) nella cellula.
Capitolo ' Lti membrana magn a 105

Pensando alla cellula come a un biocomputer, capii che il


nucleo è semplicemente un hard disk, una memoria che con­
tiene 1 programmi del D N A d ie codificano la produzione di
proteine. Chiam iam olo Disco Doppia Mica. Nel vostro com­
puter potete inserire un disco simile contenente un gran nu­
mero di programmi specializzati, come quelli di scrim ini, di
grafica, o di calcolo.
Una volta scaricati questi programmi nella memoria attiva,
potete rimuovere il disco dal computer senza interferire con
l'esecuzione del programma. Q uando rimuovete il Disco D op­
pia Elica asportando il nucleo, il lavoro delle macchina protei­
ca cellulare continua, perché le informazioni che l’hanno crea­
ta sono già state scaricate. Le cellule enucleate hanno dei pro­
blemi solo quando hanno bisogno dei programmi genetici,
espulsi -assieme al Disco Doppia Elica, per sostituire le vecdiie
proteine o costruirne di nuove.
Nei miei si mi i di biologia, mi era staio insegnato a pensa
re il nucleo come al centro dell'universo cellulare, come sicu­
ramente .1 Copernico, nei suoi studi di astronomia era staro
insegnato .1 pensare ajia ferra come ai centro dell'universo,
perciò feci un balzo nel constatare d ie il nudeo, contenente i
geni, non programma la cellula. I dati vengono inseriti nella
cellula/computer attraverso i recettori della membrana, che
possiamo paragonare alla tastiera ilei computer. I recettori at­
tivano le proteine effettori, che agiscono come unirà centrale
di elaborazione (C P U ) della cellula/computer. Le proteine ef­
fettori C P U convertono le inform azioni ambientali nel lin ­
guaggio comportamentale biologico.
I 11 quella magica notte realizzai che, sebbene il pensiero
biologico sia ancora fortemente incentrato sul determinismo
genetico, gli studi più recenti sulla cellula, d ie continuano a
svelare il mistero della Membrana M agica m dettagli sempre
più complessi, raccontano una storia completamente diversa.
106 lui Biologia delle Credenze

In quel momento di trasformazione mi frustrava il latto di


non avere nessuno con cui condividere il mio entusiasmo. Ero
da solo in casa e non avevo telefono. Poiché insegnavo in una
scuola medica, pensai che avrei sicuramente trovato qualche
studente in biblioteca. M i vestii in fretta e furia e mi precipitai
alla scuola per raccontare a qualcuno, chiunque fosse, quella
mia nuova, emozionante scoperta.
M entre correvo verso la biblioteca, senza fiato, con gli oc­
chi fuori dalle orbite e i capelli al vento, ero la personificazio­
ne dello scienziato stordito. V id i uno studente del primo an­
no e mi gettai su di lui urlando: «,Ascolta, ascolta! Una cosa
pazzesca!». Ricordo vagamente che si ritrasse, quasi atterrito
da quello scienziato pazzo e delirante che urlava a pieni pol­
moni nel silenzio notturno della biblioteca. <«li buttai subito
addosso la mia nuova intuizione sulla cellula usando il com ­
plesso gergo della biologia cellulare con tutte le sue parole
lunghissime. Poi rimasi in silenzio, in attesa di un applauso o
almeno di un “ bravo! ma non arrivò niente del genere. Con
gli occhi fuori dalle orbite anche lui, riuscì soltanto a bofon­
chiare: «Si sente bene, dottor Lipton?».
C i limasi malissimo: non aveva capito neanche una parola
di tutto il mio discorso. C ol senno di poi capii che, da studente
di m edicina del primo semestre, non aveva il background né il
vocabolario adatti per ricavare un senso dalle mie apparenti
farneticazioni. M a in quel momento ero completamente a ter­
ra: avevo in mano la chiave del segreto della vira e non c era
nessuno in grado di capirmi! Am m etto thè non ebbi migliore
fortuna con la maggior parte dei miei colleglli, che conosceva­
no bene le lunghissime parole di quel gergo e così chiusi con
la Membrana Magica!
Con gli anni affinai un po alla volta la mia presentazione del­
la Membrana Magica e continuai a lavorarci perché fòsse com­
prensibile anche agli studenti del primo anno e ai profani, ag-
Capitolo J L i w om b runa m agica 107

gin mandola con i ris.ult.iti delle ricerche- più recenti. In questo


modo ho trovato un uditorio molto più ricettivo sia tra il perso­
nale medico che tra i non addetti ai lavori. Ho anche trovato
ascoltatori attenti alle implicazioni spirituali della mia intuizio­
ne. Passare da una biologia centrata sul nucleo a una centrata
sulla membrana era stata una grande emozione per me, ma ciò
non sarebbe stato sufficiente a farmi irrompere urlando come un
pazzo in biblioteca. Quel momento di intuizione nei Caraibi
non mi trasformò soltanto in un biologo centrato sulla mem­
brana. ma da uno scienziato agnostico fece di me un mistico di­
chiarato, convinto che la vita eterna trascénda il corpo.
Parlerò dell'aspetto spirituale di tutto ciò nell’Epilogo. Per il
momento, consentitemi di ripetere la lezione della Membrana
Magica, che non affida il controllo della nostra vita ai dadi ge­
netici lanciati .il concepimento, ma ce lo consegna tra le mani.
Noi stessi siamo gli operatori della nostra biologia, proprio co­
me io sono l’operatore di questo programma di elaborazione
linguistica. Abbiamo la capacità di correggere i dati che inseria­
mo nei nostri bio-compurer. esattamente come io posso see-
i* I. - I, J _ j : * il- - ____ c ___
g licrc ic p i u o i c u ;i u i g ì i a J V n u iu i u o u c i a . o c u p i c u u u m vuc jiiu -

do le IM P controllano i processi biologici, diventeremo padro­


ni del nostro destino, e non più vittim e dei nostri geni.
Capitolo 4

La nuova fìsica:
piantare saldamente
i piedi nel nulla

/""'Xuando ero un giovane e ambizioso studente universitario,


negli ann i ’60, sapevo che se volevo essere ammesso a una
scuota di specializzazione prestigiosa dovevo avere alle spalle un
corso di fìsica. Il mio ateneo offriva un corso di fìsica generale
che trattava argomenti fondamentali come la gravità, l’elettro­
magnetismo. l’acustica, le carrucole c i piani inclinati in modi
facilmente comprensibili. C era anche un altro corso che si
chiamava corso di Fisica Quantistica, ma quasi tim i i miei
compagni lo evitavano come la peste. 1a fisica dei quanti era av­
volta nel mistero, c noi studenti di biologia pensavamo che fos­
se una scienza un po’ “ matta". Eravamo convinti che solo gli
specializzandi in fisica, i masochisti e i pazzi completi si sareb­
bero assunti il rischio di frequentare un corso la cui premessa
era: “Adesso si vede, adesso non si vede ”,
I unica ragione valida per iscrivermi al corso di fisica quanti­
stica era la possibilità che offriva di rimorchiare alle feste. Ai
tempi della musica di Sonny and Cher. faceva molto chic dire:
I 10 La Biologia delle Credenze

«Ciao bella, io studio fisica quantistica, e tu di d ie segno sei?".


Ma audie quella poteva essere una bufila: non avevo mai visto
uno srudenre di fisica quantistica aJle leste: anzi, non l’avevo mai
incontrato da nessuna pane. Non penso che uscissero molto.
Riconsiderai il mio piano di sludi, valutai le diverse opzioni,
e scelsi la via facile del corso di fisica generale. Volevo diventa­
re un biologo, e non avevo nessuna intenzione di lar dipendere
la mia carriera da qualche docente mattoide, impallinato di el-
limeri e quark, lo, e praticamente tutti i miei compagni ili bio­
logia, davamo ben poca importanza alla fisica quantistica; in
fondo, noi studiavamo la scienza della vita!
Perciò non c’era da stupirsi che sapessimo pochissimo di lisi-
ca, quella con tutte le equazioni e i calcoli. (. onoscevo la gravità:
le cose pesanti tendono verso il basso, mentre quelle leggere ren­
dono a salire. Sapevo qualcosa sulla luce: i pigmenti ottici vege­
tali come la clorofilla, e i pigmenti animali come la rodopsina
nella retina, assorbono alcuni colori e sono “ciechi" agli altri. Sa­
pevo persino qualcosa sulla temperatura: le alte temperature d i­
sattivami le molecole biologiche facendole “sciogliere ”, mentre le
basse temperature ie congelano e ie conservano. Naturalmente
siti esagerando, ma resta il fimo clic tradi/.ionalmenie i biologi
non sanno un granché di tìsica.
Il mio inesistente background in fisica quantistica spiega
perché, quando abbandonai la biologia basata sul nudeo per
orientarmi verso la membrana, non riuscivo a comprendere
pienamente le implicazioni di quel salto. Sapevo che le protei­
ne integrali della membrana (IM P ) si agganciano ai segnali am­
bientali per indurre l'attività della cellula; ma, ignorando com­
pletamente I universo quantistico, non riuscivo a valutare ap­
pieno la natura dei segnali ambientali che innescano il processo.
fu soltanto nel I9M2. a più di un decennio dalla laurea.,
che capii quello che avevo perso disdegnando la fisica quanti­
stica. Credo che, se in quegli anni fossi stato introdotto al
Capitolo 4 - La nuova fisica... 111

mondo dei quanti, sarei diventato un biologo eretico molto


prim a. M a, quel giorno del 1982, ero seduto sul pavim ento ili
un magazzino di Berkeley, in C alifornia, a più di 2000 chilo-
metri da casa, lamentando il latto di avere seriamente com ­
promesso la mia cirriera scientifica in un tentativo abortito di
mettere in scena uno spettacolo rock. La band e io eravamo a
terra: dopo sei spettacoli i soldi erano finiti, non avevo piii
contam i, e quando cercavo di pagare con la carta di credito la
macchina del negozio di turno taceva apparire sul display un
teschio con le tibie incrociate. Vivevam o di calli- e ciambelle
mentre attraversavamo le cinque fasi del lutto descritte da E li­
sabeth Kùblcr- Ross per la morte del nostro show: negazione,
rabbia, contrattazione, depressione e, lilialm ente, accettazione
[Kiibler-Ross 19971. Eravam o arrivati alla lase di accettazio­
ne, quando il silenzio di quella buia tomba di cemento del
magazzino fu rotto dal perforante stridio elettronico di un te­
lefono. Nonostante il segnale incessante e sgradevole, deci­
demmo di ignorare la chiamata. D i sicuro non era per noi:
nessuno sapeva dove eravamo.
Alla line il proprietario del magazzino andò a rispondere, ri­
pristinando il sacro silenzio. Nell'aria silenziosa e immobile, lo
sentii dire: «Sì, è qui». Alzili gli eia hi e, dagli oscuri abissi della
mia vita, vidi un telefono teso verso di me. Era la scuola di me­
dicina dei Caraibi che mi aveva dato un incarico due anni pri­
ma. Il direttore aveva impiegato due giorni per rintracciarmi nei
miei vagabondaggi dal W isconsin alla C alifornia. Voleva sapere
se ero interessato a tenere uri altro corso di nnaromia.
Se ero interessato? Che razza di domandai «Quando?», chie­
si. La risposta fu: "Ieri''. Dissi che accettavo volentieri l'incarico,
ma che avevo bisogno di un anticipo sullo stipendio. M i man­
darono i soldi quel giorno stesso, e io li divisi con la band. Poi
volai a casa, a Madison, per prepararmi a un lungo soggiorno ai
rropici. Salutai le mie figlie e feci frettolosamente la valigia. Ven-
112 Ln Biolof’ia delle Credi tizi

riquattro ore dopo ero di nuovo alfaeroporto, in attesa del volo


dciJa Pan Am clic mi avrebbe scaricato nel giardino dell'Eden.
V i starete senza dubbio chiedendo clic cosa c’entri il mio
fallim ento nel rock con la fìsica quantistica. Bene, benvenuti
nel mio modo noti ortodosso di insegnare.1 Per chi ragiona in
modo lineare, siamo ufficialm ente ritornati alla fìsica quanti­
stica. grazie alla quale ho imparato con sommo piacere che la
scienza non può capire i misteri dell’Universo usando soltan­
to il pensiero lineare.

Ascoltare Ia voce interiore

Mentre aspettavo il volo, mi resi improvvisamente conto di


non aver niente da leggere e clic sarei rimasto inchiodato a uri se­
dile per cinque ore. Qualche minuto prima che il gare chiudesse
uscii dalla coda, schizzai nell'amo c mi infilai in una libreria. I i-
dt-a di dover scegliere un libro Ira centinaia, e nel contempo pen­
sare che torse le porte del mio aereo si stavano chiudenda la­
sciandomi a terra, quasi mi paralizzava. Nel mio stato confusio­
nale, mi saltò alfocchìo un libro: The Cosmic Code. Quantum
Physics As The Language of Nature \ 11 codice dell 'Universo La fìsi­
ca quantistica come linguaggio della natimiJ, del fisico Heinz K.
Pagcls [Pagcls I c)82|. Scorsi rapidamente la quarta di copertina c-
vidi che eia un testo di fisica quantistica per un pubblico non spe­
cialistico. Perseverando ostinatamente nella fobia per la fisica
quantistica che (nitrivo sin dai tempi del college, rimisi a posto il
libro e mi misi a cercare qualcosa di meno impegnativo.
Q uando la lancetta dei m inuti del mio orologio mentale
entrò nella zona rossa, afferrai un best-seller a caso e corsi ver­
so la cassa. M entre il commesso stava per battere il prezzo, al­
zai lo sguardo e vidi su uno scaffale dietro la cassa un'altra co­
pia del libro di Pagcls. A metà dcH'opcrazione di pagamento,
C ap ito la 4 L i nuova fìtteti.. 11 ì

mentre il tempo stava per scadere, vinsi finalmente la mia av­


versioni.- per la llsiea quantistica e dissi al commesso di darmi
anche una copia di The Connie Code.
Una volta suiH’aerco, mi calmai dalla scarica di adrenalina
tacendo un cruciverba, e finalm ente attaccai il libro di Pagels.
M i sorpresi a divorare le pagine, anche sr dovevo continua­
mente tornare indietro per rileggere qualche passo. l essi du­
rame il volo, lessi all'aeroporto di M iam i durame le rre ore di
attesa dell’imbarco successivo, e continuai a leggere durante le
altre cinque ore di volo che mi stavano portando nel mio pa­
radiso tropicale. Q uel libro mi lasciava senza fiato!
Prim a di salire sul mio aereo a Chicago, non avevo la più
pallida idea dell importanza della fisica quantistica per la biolo­
gia. la scienza degli organismi viventi. Quando l'aereo atterrò in
Paradiso, ero in uno stato di shock intellettuale. Avevo capito
che la fisica quantistica è fondamentale per la biologia, e c lic i
biologi commet tono un errore scientifico madornale ignorando
le sue leggi. In fin dei conti la fisici è il fondamento di tutte le
scienze, eppure noi biologi ci basiamo ancora sulla superata,
benché più ordinata, versione newtoniana del funzionamento
del inondo. Rim aniam o attaccati al mondo fisico di Newton e
ignoriamo il mondo invisibile dei quanti di I-instati, in cui la
materia è fatta di energia e non esistono assoluti. A livello ato­
mico, non si pmò neppure affermare con certezza d ie la mate­
ria esista: esiste soltanto come tendenza a esistere I urte le mie
certezze sulla biologia e sulla fìsica erano crollate!
In retrospettiva, avrebbe dovuto essere ovvio per me e per gli
altri biologi che la fisica newtoniana, cosi elegante e rassicuran­
te per le menti iiper-razionali, non può descrivete l'intera verità
del corpo umano, per non parlare dell'Universo. L i medicina
continua a progredire, ma gli organismi viventi rifiutano osti­
natamente di farsi quantificare. Le continue scoperte sulla mec­
canica dei segnali chim ici, compresi gli orm oni, le citochine (gli
111 h i Biologia delle Credenze

ormoni clic controllano il sistema im m unitario), i lattori «Ji cre­


scita e i soppressori dei tumori, non riescono a spiegare leno-
meni '‘paranormali ". Le guarigioni spontanee, i fenomeni psi-
c IiÌlÌ. le sorprendenti imprese di forza e di resistenza, la capacità
di camminare sui carboni ardenti senza bruciarsi, la capacità
dell’agopuntura di dim inuire il dolore spostando il ehi nel cor­
po, e molti alrri fenomeni sfidano la biologia newtoniana.
Naturalmente, quando insegnavo alla scuola di medicina
non avevo mai preso in considerazione nulla di rutto ciò. 1 miei
colleghi ed io educavamo gli studenti a ignorare le guarigioni
attribuite all’agopuntura, alla chiropratica, ai massaggi, alla pre­
ghiera, e così via, Anzi, andavamo ancora olrre: accusavamo
quelle pratiche di ciarlataneria, perché eravamo legati mani e
piedi alle vecchie convinzioni della fisica newtoniana, mentre
queste modalità di guarigione si fondano sull’idea che i campi
energetici influenzino il controllo della nostra fisiologia e del
nostro stato di salute.

L iiiu s io n e *kii,v m ateria

Una volta che incom inciai a cim entarm i con la fisica quan-
ristica, capii che, liquidando altezzosamente le pratiche basa­
te sull'energia, dimostravamo la stessa m iopia del dirertore del
dipartim ento di Fisica dell’università di Harvard che, come
racconta G ary Zu kav nel suo /'he Dancing Wu Li Musters, nel
1893 disse agli studenti che non c’era piti bisogno di altri lau­
reati in fisica IZukav 1979], annunciando orgogliosamente
che la scienza aveva decretato che l’Universo era una “ m acchi­
na materiale” composta di singoli atomi fisici che obbedivano
perfettamente alle leggi della meccanica newtoniana; quindi,
ai fìsici non rimaneva altro da fare che perfezionare le sue m i­
surazioni.
Cupitola 4 - lu i nuova fisica .. I 15

Solo tre anni dopo la nozione elio l’atomo fosso la più pic­
cola particella dell'U niverso venne soppiantata dalla scoperta
che lo stesso atomo è costituito di particelle subatomiche an­
cora più piccole. Persino più clamorosa lu la scoperta che gli
atomi emettono diverse “strane energie” come i raggi X e la
radioattività. AU ini/io del X X secolo si sviluppò una nuova
generazione di tisici la cui missione era lo studio dei rapporti
ira l’energia e la struttura della materia. Nel decennio seguen­
te, i tisici abbandonarono la loro lede in Universo tìsico new­
toniano, perche ormai avevano compreso che l’Universo non
è fatto di materia sospesa nello spazio vuoto, ma di energia.
1 fisici quamisri scoprirono che gli atomi materiali sono for­
mati da vol tici ili energia in costante vibrazione e rotazione, ogni
atomo è come ima trottola in rotazione, che oscilla ed emette
energia. Poiché ciascun atomo ha una sua specifica con lìgi nazio­
ne energetica (oscillazione), gli aggregati di atomi (molecole)
emettono collettivamente modelli energetici clic li identificano.
C iò significa chi: qualunque struttura fìsica nell’Universo, com­
presi voi e io, irradia una specifica configurazione energetica.
Se fosse possibile osservare ai microscopio ia composizione
di un atomo, che cosa vedremmo? Immaginate un mulinello ili
polvere che corre per il deserto. Togliendo la sabbia e la polve­
re, quello che rimane è un vortice invisibile simile a un torna­
do. L i struttura deH atomo £■formata da un insieme di vortici
di energia infinitam ente piccoli chiamati quark e fotoni. Da
lontano, l'atomo apparirebbe conte una sfera indistinta; ma
mettendone sempre più a fuoco la struttura, l’atomo divente­
rebbe sempre meno nitido e preciso, fino a scomparire del rut­
to. Non vedremmo più nulla, perché mettendo a fuoco la strut­
tura delJ'aromo osserveremmo soltanto uno spazio vuoto. L’a­
tomo non ha una struttura fisica: il re è nudo!
V i ricordate i modelli di atomo che usavate a scuola, fatti di
palline che ruotavano come il sistema solare? Bene, confrontiamo
116 L i Biologia tlelle Credenze

Atomo n e w t o n i a n o A tom o quantistico

(|Ucll immagine con la "stnittura" dell'atomo scoperta dalla tìsica


quantistica. No, non c'è stato nessun errore del tipografo: gli ato­
mi sono latti di energia invisibile, non (Ji materia tangibile!
Q uindi, nel nostro mondo la sostanza materiale (materia) ap­
pare dal nulla. So d ie sembra incredibile, soprattutto se pensate
che in questo momento state tenendo in mano un libro mate­
riale. M y se melìeste a fuoco la sostanza materiale di questo li
bro con un microscopio atomico, vedreste che in mano non sta­
te tenendo nulla. Noi giovani studenti di biologia avevamo ra­
gione su una cosa: l’Universo quantistico è sconcertante.
O ra diamo uno sguardo più ravvicinato alla natura “adesso
si vede, adesso n o n si vede!” della fìsica quantistica. La materia
può essere contemporaneamente definita un qualcosa di solido
(particella) e un campo di forza immateriale (onda). Quando si
studiano le proprietà tisiche degli aromi, come la massa e il pe­
so, gli atomi .sembrano materiali e si comportano come se lo
fossero: ma quando gli siessi aromi vengono descritti in term i­
ni di potenziale elettrico e di lunghezza d’onda, rivelano le ca­
ratteristiche e le proprietà dell’energia (onde) |l lackermùller et
.il. 200.3; ( hapman et al. 1995; Pool 199')]. Il fatto che l ener-
Capitolo -4 - h i nuova fìsica... 117

già e la materia siano la stessa identica cosa, è esattamente quel


lo che Einstein intendeva con la formula I = me . In parole
semplici, quest'equazione dice che l’energia (E ) c uguale alla
materia (m, massa) moltiplicata per il quadrato della velocità
della luce (c). Einstein aveva capito die non viviamo in un U n i­
verso tatto di oggetti materiali distinti e separati da uno spazio
vuoto. L'Universo è un tutto indivisibile c dinamico in cui l’e­
nergia e la materia sono così strettamente interconnesse che è
impossibile considerarle entità separate.

N o n esistono effetti collateral i...


esistono clfciri!

I a conoscenza del fatto d ie la struttura e il comportamento


della materia sono controllati da dinamiche cosi profondamen­
te diverse, avrebbe dovuto offrire alla biomedicina nuove intui­
zioni sulla salute e la malattia. Invece, anche dopo le scoperte
della fìsica quantistica, gli studenti di biologia e di medicina
continuano .1 venite istruiti à vedere il corpo soltanto come una
macchina fisica d ie agisce obbedendo ai principi newtoniani.
Studiando i meccanismi ili “controllo” del corpo, i ricercatori
hanno focalizzato l'attenzione su un'ampia gamma di segnali ft-
sid suddivisi in precise famiglie chimiche, tra cui i succitati or­
moni, cucchine, fattori di crescita, soppressori dei tumori, mes­
saggeri e ioni. M a. a causa del pregiudizio materialistico new­
toniano, la scienza ortodossa ha continuato a ignorare il ruolo
svolto dall’energia nella salute e nelle malattie.
Inoltre, i biologi ortodossi sono dei riduzionisti che credo­
no che i meccanismi del corpo fisico si possano conoscere
asportando delle: cellule e studiandone la composizione chi
mica. Essi credono che le reazioni biochim iche responsabili
della vita siano prodotte da una catena di montaggio simile a
118 h i Biologia (Ielle Credenze

quell.» inventata da Henry' Ford: una sostanza chim ica innesca


una reazione seguita da un'ultra reazione con un'altra sostan­
za chim ica, e così via II flusso lineare di informazioni da A a
B a C a D a E è illustrato nella figura seguente.
Secondo questo modello riduzionista, se c’è un problema
evidente nel sistema come una malattia o una disfunzione, la
causa del problema ò attribuibile a un malfunzionamento in
uno degli stadi della catenadi montaggio chimica. Fornendo al­
la cellula un sostituto funzionale al posto della sostanza caren­
te, ad esempio attraverso la prescrizione di farmaci, il punto d i­
fettoso può in teoria venire "riparato” e la salute ripristinata. È
questo presupposto che sprona la ricerca dell'industria farma­
ceutica della pillola magica e dei geni progettisti.
La prospettiva quantistica descrive invece l'Universo come
un insieme integrato di campi energetici interdipendenti in
un reticolo di interazioni. Soprattutto la biom edicina è stata
messa in crisi, perché non riconosce l’imponente complessità
del\'intercomunicazione tra gli clementi materiali e i campi
energetici che costituiscono l'insieme. La percezione riduzio-
iìisiic.i di un flusso lineare ili informazioni e una caratteristi-
ca dcll universo newtoniano.
Al contrario, il flusso di
A=: C ^ D o E informazioni in Universo
Newtoniano - lineare quantistico è di tipo olisti-
co. t ìli elementi della cel­
lula sono intrecciati in una
complessa ragnatela ili
loop comunicativi (vedi fi­
gura a lato). Lina disfun­
zione biologica può essere
causata da un errore di co­
Quantistico - olistico municazione lungo qua­
lunque percorso del flusso
C apitolo^ L i nuova fìsica.. 119

di informazioni-1 or reggere la chim ici di questo complesso siste­


ma interattivo richiede una comprensione molto maggiore ili quel­
li necessaria per correggere un solo elemento del percorso di infor­
mazioni con un farmaco. Cambiare, ad esempio, la concentrazio­
ne di C '., non influenza soltanto l’azione ili I X Attraverso i percorsi
olistici, le variazioni della concentrazione di C’ influenzano profon­
damente anche il com porta mento e le funzioni di A, B> E e D.

Una volta conosciuta la natura delle complesse interazioni ita


materia ed energia, capii che un approccio riduzionista lineate
(A>B>C>D>E) non poteva nemmeno avvicinarsi a una com­
prensione precisa delle malattie. Mentre la fìsica quantìstica im­
plicava l esiitenza di tali canali di informazione strettamente in­
terconnessi, gli studi più recenti sulla mappatura delle interazio­
ni tra le proteine nella cellula hanno dimostrato la presenza fìsica
di queste complesse vie olisti».he |1j et al. 2004; G io ì et al. 2003;
Jansen et al. 20031. La figura nella pagina successiva illustra le in­
terazioni tra alcune proteine in una cellula di una mosca della
frutta. Le linee indicano le interazioni proteina-proteina.
^a « • * • A * • ■
E evidente clic le disfunzioni biologiche possono derivare da
diletti nella comunicazione in qualunque punto di questo com ­
plesso reticolo di vie. Se si cambiano i parametri di una protei­
na m un determinato punto in un percorso cosi complesso, si
alterano inevitabilmente i parametri di altre proteine in innu­
merevoli punti della rete. Inoltre, osservate le M ite ellissi nella
figura che raggruppano le proteine secondo le loro funzioni fi­
siologiche. Notate che le proteine appartenenti a uno stesso
gruppo funzionale, ad esempio quelle collegate alla determina­
zione del sesso (freccia), influenzano anche le proteine con fun­
zioni completamente diverse, come la sintesi d ell'R N A (ad
esempio, deU'elicasi d e ll'R N A ). I ricercatori "newtoniani” non
hanno ancora compreso pienamente la complessa interconnes­
sione delle reti di informazioni biologiche cellulari.
120 I ai Biologia delle Credenze

p ro te in e d e term m n ilo n ir
di legam e d e ll'R N A del ‘. e s s o

A cf?»

^ jÌ \ CÙ* “ /^ ?Mm È

fattori
giunzione

alea G-patch trascrizione/


elicasi d e ll'R N A
iradut ionr

Mappa delle interazioni all'interno di un minuscolo aggregato


■li proteine cellulari (cerchietti numerati) in una cellula di Dm
so/jMte (mosca della trutta) l a maggior parte delle proteine è asso-
i tata alla sintesi e al metabolismo delle molecole di RNA Le pro-
luim *
ivti «•. t .t r i l u t i v i »
m i ; him *v i i» »i v
rutili
v i ijji OW1M
J'.'i iv» !«1^,1 uj^j ni «%.
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-n. v*.n i*-*t.» ■j.'u*. diiiui
ciu» ir lu-
««
.

funzioni comunicative. Le linee indicano le interazioni proteina-


proteina I e interi onnessiom delle proteine tra le diverse vie rivela­
no come interferire i on una sola proteina possa produrre profondi
"effetti collaterali" su altre vie collegate. Q uando una proleino co­
mune e utilizzala per funzioni completamente diverse, possono
prodursi "effetti collaterali ancora più allargali Ari esempio, la
stessa proteina Rbpl drecciai è usata sia nel metabolismo dell'RNA
s ia nelle vie associate alla determinazione del sesso. (Schema ri*
prodollo da Si irm c <02, pp 1727-17 if, copyright 200.5 AAAS).

La mappatura di queste reti evidenzia i pericoli del l'assun­


zione di tarmaci. O ra capiamo perché i m edicinali sono sem­
pre accompagnati da foglietti esplicativi con lunghi elenchi di
effetti collaterali, che vanno dall'irritante al mortale. Quando
nel corpo viene introdotto un farmaco per combattere il mal­
C apitalo 4 L i nuova fisica .. 121

funzionamento d i una proteina, quello stesso fàrmaco va ine­


vitabilm ente a iinteragire con almeno un'altra proteina, e pro­
babilmente con m olte altre.
Ad aggravare la questione dcll cffetto collaterale dei farma­
ci si aggiunge il fatto che i sistemi biologici sono ridondanti.
G li stessi segnali, o proteine, possono essere simultaneamente
usati in vari organi e tessili i in cui svolgono linv/.ioni com por­
tamentali completamente diverse. Ad esempio, assumendo un
farmaco per correggere una disfunzione in una via che porta
segnali al cuore, quello stesso farmaco viene diffuso in tutto il
corpo attraverso il sangue. Cosi, un farmaco “ per il cuore"
può andare involontariam ente a disturbare le funzioni del si­
stema nervoso se anche il cervello utilizza i componenti della
via soggetta ad azione farmacologica. Se da un lato questa ri­
dondanza com plica gli effetti collaterali dei tarmaci, dall'altro
è un altro risultano notevolmente efficace dell'evoluzione. G li
organismi pluricellulari possono sopravvivere con molti meno
geni di quanto si credesse un tempo, perché gli stessi prodot­
ti genetici (le proteine) vengono utilizzate per una m oltepli­
cità di funzioni, qualcosa di simile al fatro di usare venti iet-
rere dei nostri alfabeti per create tutte le parole di una lingua.
Nei miei srudìi delle cellule dei vasi sanguigni, ho sperimen­
tato di prima mano i lim iti imposti dalia ridondanza delle vie di
comunicazione. Ad esempio, nel corpo l'istamina è un segnale
chimico fondamentale che innesca la risposta allo stress da par­
te della cellula. Quando l’istamina è presente nel sangue che ir­
rora le gambe e li- braccia, il segnale dello stress causa grossi bu­
chi nelle pareti dei vasi sanguigni. Questo costituisce il primo
passo verso una reazione infiammatoria a livello locale. M a se l’i-
stamina viene trasmessa ai vasi sanguigni del cervello, lo stesso
segnale istammico determina un aumento del flusso nutritizio
verso i neuroni, potenziandone la crescita e le specializzazioni.
Nei momenti di stress, l'aumento di nutrizione segnalato dall i-
122 La Biolo gia delle Credenze

stamina permette al cervello di accrescere la propria attività per


affrontare meglio l’emergenza percepita come imminente. Ecco
un esempio ilei modo in cui un identico segnale istaminico può
produrre effetti diametralmente opposti, a seconda del luogo in
cui il segnale viene emesso [Lipton et al. 19911.
Lina delle più ingegnose caratteristiche del sofisticato siste­
ma di in formazioni del corpo è la sua specificità. Se avete sul
braccio un’eruzione cutanea provocata dal contatto con una
pianta urticanre. il prurito im placabile è causato dal rilascio di
istamina, la molecola-segnale d ie provoca la risposta allaller-
gene della pianta. Poiché non occorre che il prurito si diffon­
da in tutto il corpo, Lista mina è rilasciata soltanto nell’area tu
ticata. A llo stesso modo, quando una persona deve affrontare
una situa/ione stressante, la produzione di istamina nel cer­
vello accresce il flusso sanguigno nei tessuti nervosi, raffor­
zando i processi neurologici richiesti per la sopravvivenza. La
produzione di istamina nel cervello per gestire i com porta­
menti da stress è locale, e non causa risposte infiam m atorie in
ali re- parti del corpo. Com e la Guardia Nazionale. Ilstam ina è
utilizzata solo dove occorre e per il tempo necessario.
Purtroppo, i tarmaci prodotti dall'industria farmaceutica non
hanno una cosi elevata specificità. Se assumete un antistaminico
per combattere uu prurito ili origine allergica, il farmaco viene
distribuito sistemicamente e influenza i recettori di istamina in
turto il corpo. E vero che l'antistaminico ridurrà la risposta in­
fiammatoria dei vasi sanguigni, riducendo in modo consistente
i sintomi allergici, ma quando raggiunge il cervello esso influisce
involontariamente sulla comunicazione neurale che a sua volta
influenza le funzioni nervose. Questo è il motivo per cui l’as­
sunzione di antistaminici dà sollievo dai sintomi allergici, ma
provoca sonnolenza come effetto collaterale.
Un recente esempio di tragica reazione negativa a una terapia
farmacologica sono i debilitanti e rischiosi effetti collaterali della
Capitolo 4 la nuova fisica.. 123

terapia ormonale sostitutiva. I .'influenza più nota dell'cstrogeno è


quelli clic agisce sulle funzioni dd sistema riproduttivo femmi­
nile, ma recenti sirudi sulla distribuzione dei recettori di estroge­
ni nel corpo rivelano d ie questi, e naturalmente le loro molecole
segnale complementari, svolgono un ruolo importante nel inu­
male funzionamento dei vasi sanguigni, del cuore e del cervello.
Ì ormai diventata mutine prescrivere estrogeno sintetico per al­
leviare i sintomi della menopausa associati alla sospensione del­
l'attività riproduttiva della donna, ma questa terapia sostitutiva
non concentra gli effetti del farmaco sui tessuti prestabiliti. Il far­
maco ha delle conseguenze anche sui recettori di estrogeni del
cuore, dei vasi sanguigni e del sistema nervoso, disturbandoli. la
terapia ormonale sostitutiva ha evidenziato effetti collaterali in­
desiderati responsabili di disturbi cardiovascolari e nervosi come
l'ictus celebrale [Shumaker et al. 2003; Wassertheil-Smollcr et al.
2003; Anderson et al. 2003; Cauley et al. 2003].
G li effetti iK-gativi indesiderati, come quelli die sollevano
molti dubbi sulla validità della terapia ormonale sostitutiva, so­
no una ragione essenziale delle cause principali di morte da ma­
lattie iatrogene, ossia le malattie dovute a terapie mediche. Se­
condo le prudenti stime pubblicate sul Journal o f thè American
M ediali Association, le malattie iatrogene sono al terzo posto tra
le cause di morte negli Stati Uniti. Più di 120,000 persone
muoiono ogni anno a causa degli effetti collaterali dei farmaci
[Starlield 20001. Un recentissimo studio, basato sui risultati di
studi statistici governativi nell'arco di dieci anni, ha dipinto il
problema a tinte ancora più losche [N uli et al. 2003]: le malat­
tie iatrogene sono ormai al primo posto tra le cause di morte ne­
gli Stati U niti, c le reazioni indesiderare all’assunzione di farma­
ci sono responsabili di più di 300.000 decessi ogni anno.
Sono statistiche scoraggianti, soprani ino per una professione
rivolta alla guarigione che ha liquidato con arroganza tremila an­
ni ili m ediana orientale efficace etichettandola come non-sden-
124 La Biolo g ia delle Creden~e

tifica, sebbene si basi su una comprensione dell'Universo mollo


più profonda. Per millenni, molto prima che la scienza occiden­
tale scoprisse le leggi della fisica quantìstica, gli Asiatici hanno
onorato l'energia come il lattone princip.tle della saline e del be­
nessere. Nella medicina orientale, il corpo è visto come una com­
plessa rete di canali energetici chiamaci meridiani. Nelle tavole ci­
nesi della tisiologia, queste reti energetiche assomigliano a circui­
ti elettrici. Attraverso gli aghi simili a quelli usati neU’agopunrura.
i medici cinesi “testano" i circuiti energetici dei pazienti nello stes­
so modo in cui un elettrotecnico esamina con un tester un cir­
cuito stampato alla ricerca di "patologie" elettriche.

M e d ici: i capri espiatori


d e ll'in d u stria farm aceutica

Per quanto io ammiri l’antica saggezza della medicina orien­


tale, non intendo attaccare t medici occidentali clic prescrivono
massicce dosi di tarmaci che contribuiscono a trasformare una
professione di guarigione in uno strumento letale. I medici sono
presi tra due fuochi, la loro formazione intellettuale- e gli interes­
si delle multinazionali, e sono pedine del gigantesco complesso
dell'industria farmaceutica. l e loro capacità ili guarire sono osta
colate da una formazione medica antiquata, fondata su un U n i­
verso newtoniano esclusivamente materialistico. Purtroppo, que­
sta visione del mondo è superata ila circa sertantacinque anni,
quando la tìsica accettò ufficialmente la meccanica quantistica e
riconobbe clic in realtà l'Universo e latto di energia.
Negli anni successivi alla laurea, quegli stessi medici rice­
vono una m artellante formazione sui prodotti farmaceutici da
parte degli inform atori medici, i galoppini del l'industria del
la salute. Questi non medici, che hanno come unico obietti­
vo la vendita dei prodotti, forniscono ai medici le “ informa
Capitalo 4 - Im nuova fisica... I2S

/.ioni” suH’dTìcada dei nuovi farmaci. Le ease larmaccutiche


offrono gratuitamente questa ‘formazione" per convincere i
medici a “spacciare” i loro prodotti. E evidente clic le massic­
ce quantità di farmaci prescritte nei paesi occidentali violano
il giuramento di Ippoctate pronunciato da rutti i medici: «Pei
prima cosa non nuocere». Siamo stati programmati dalle m ul­
tinazionali farmaceutiche a diventare un mondo eli drogati
farm acodipendcndi. con risultati disastrosi. Bisogna fare un
passo indietro e integrale le scoperte della fisica quantistica
nella biom edicina, per creare una medii ina nuova e più .sicu­
ra, in armonia con le leggi della natura.

Fisica, e m edicina: quan to rita rd o !

La lìbica ha orm ai già abbracciato la fìsica quantìstica con


risultati sensazionali,
I umanità si è svegliata bruscamente alla realtà di un U n i­
verso quantistico il 6 agosto 1945, quando la bomba atomica
sganciata su Hiroshima dimostrò il terrificante potere dell'ap­
plicazione della teoria dei quanti, inaugurando in modo dram­
matico l'Era Atom ica. Guardando l’aspetto più costruttivo, la
lìsica quantistica ha reso possibili i miracoli elettronici che so­
no alla base dell'Era dell’Informatica. L’applicazione della mec­
canica quantìstica è stara la diretta responsabile dell’evoluzione
dei televisori, dei computer, degli scanner per la T A ( . dei laser,
dei veicoli spaziali c dei telefoni cellulari.
M a quali grandi e meravigliosi progressi sono stati fatti
nelle scienze biom ediche grazie alla rivoluzione quantistica?
Elenchiam oli in ordine ili importanza.
L una lista brevissima: neanche uno.
Anche se ritengo indispensabile l’applicazione dei principi
della meccanica quantistica alla bioscienza, non pretendo die
120 I m Biologia delIt' Credenze

la medicina butti al vento le- preziose lezioni derivale dalla co­


noscenza dei principi di Isaac Newton. Le nuove leggi della
m eccanici quantistica non negano quelle «.Iella fìsica classica. I
pianeti continuano .1 muoversi seguendo le orbite calcolate-
dalia matematica newtoniana. La differenza tra i due paradig­
mi tisici è d ie la meccanica quantistica si applica ncH'amhito
atomico e molecolare, mentre le leggi newtoniane si applicano
a livelli di organizzazione più macroscopici, come gli organi­
smi, gli individui e le collettività di individui. La manifestazio­
ne di una malattia, ad esempio il cancro, può rivelarsi .1 livello
macroscopico quando un rumore diventa visibile e palpabile,
ma 1 processi che hanno portato alla forma/ione del cancro
hanno avuto origine a livello molecolare, nelle cellule progeni­
trici colpite. Infatti. la maggior parte delle disfunzioni biologi­
che (salvo le ferite da trauma) com inciano a livello delle mole­
cole e degli ioni D a ciò deriva la necessità di 1111.1 biologia che
integri sia la meccanica quantistica che quella newtoniana.
Per fortuna c i sono srati alcuni biologi lungimiranti che han­
no perorato questa integrazione. Più di quarant anni fa, il cele­
bre fisiologo e premio Nobel Albert Szent-Liyòrgyi pubblicò
uno studio intitolato Introduction to a Submolectdur Biology
[Szent-Gyòrgyi I960|, che rappresentò un nobile sforzo per in­
trodurre la comunità degli scienziati della vita all importanza
della tìsica quantistica nei sistemi biologici. Disgraziatamente, i
suoi colleglli tradizionalisti considerarono il libro come le far­
neticazioni di un uomo una volta brillante ma ora vecchio e
rimbambito, e lamentarono la ' perdita del loro antico collega.
Il valore del libro di Szenr-tjyòrgyi non è ancora stato rico­
nosciuto dalla maggior parte dei biologi, ma l'attuale ricerca in­
dica clic prima o pt>i dovranno farlo, perché le prove scientifiche
stanno facendo vacillare il vecchio paradigma materialistico. R i­
cordate 1 movimenti delle molecole proteiche che sono la so­
stanza della vita? La scienza ha cercato inutilmente di predirne le
Capitolo 4 La nuova fisica.. 127

attività in base ,ii principi della fisica newtoniana, e scommetta


che ormai capite perche* non ci sia riuscita: un articola ili V.
Pophristic e L. Goodm an, apparso nel 2000 sitila rivista Nnnnr,
ha dimostrato clic sono le leggi della fisica quantistica, e non le
leggi newtoniane, a controllare i movimenti generatori di vita
della molecola [Pophristic e Goodman 20011.
Riprendendo quell articolo rivoluzionario sulla stessa rivista,
il biofisico H W einhuld conclude: «Q uand'èche i testi di chim i­
ca incominceranno a sostenere, invece di ostacolare, questa più
ricca prospettiva ideila meccanica quantìstica riguardo al iun/io-
n.unento delle “porte girevoli molecolari?», il poco oltre: -Qua­
li sono le forze che controllano la torsione e il ripiegamento del­
le molecole in forme complesse? Non cercate la risposta nei vo­
stri testi di chim ica organica» IW cinhold 20011. L i chimica
organica fornisce le basi meccaniche della biomedicina ma. co­
me inette in luce Wemhold, e rimasta cosi indietro che i suoi te­
sti non riconoscono ancora la meccanica quantistica. Per questo
i ricercatori tradb'-ionàli non sono ancora riusciti a comprendere
i meccanismi molecolari che provvedono realmente alla vita.
C.entinaia di studi degii ultim i cinquant anni hanno costan­
temente rivelato che “ forze invisibili’ dello spettro elettroma­
gnetico hanno un impatto profondo su ogni aspetto della rego­
lazione biologica. Queste energie comprendono le microonde,
le frequenze radio. In spettro della luce visibile, le frequenze
estremamente basse, le frequenze acustiche e persino una forza
scoperta recentemente chiamata "energia scalare". Le frequenze
e i modelli elettromagnetici controllano il D N A , l'R N A e la
sintesi delle prote ine, alterano la forma e la funzione delle pro­
teine. e governano la regolazione dei geni, la divisione e la dif­
ferenziazione cellulare, la morfògenesi (il processo mediante il
quale le cellule sii aggregano m organi e tessuti), la secrezione
ormonale, la crescita e il funzionamento del sistema nervoso.
Ciascuna di queste attività cellulari e un comport amento fon-
128 L ii Biologia delti' Credenze

«lamentale clic contribuisce .il dispiegarsi della vita. Benché


questi studi siano stati pubblicali su alcune delle più note rivi
ste .scientifiche biomediche tradizionali, le loro scoperte rivolu­
zionarie non sono state incorporate nel curriculum scolastico
degli studenri di medicina [Libofì 200 i; Goodman e Blank
2002; Sivitv 2000: Jin et al. 2000; Blackman et al. 1993; Roseti
1992; Blank 1992;Tsong 1989; Ven-l'ation et al. 1988|.
In un interessante studio di quarant anni fa dell'università
di O xlord, il biofisico C . W . I . M e ( lare calcolò e mise a r ii
fronto l'efficienza del trasferimento delle inform azioni tra se­
gnali energetici e segnali chim ici nei sistemi biologici.
Questo studio, “ La risonanza nella bioenergetica*’, pubbli
cato negli Annals of the New York Academy of Science, rivela che
i meccanismi di segnalazione energetica, cosi come le fre­
quenze elettromagnetiche, sono cento volte più efficienti nel­
la trasmissione di informazioni ambientali rispetto ai segnali
fisici come gli orm oni, i neurotrasm cnirori, i fattori di cresci­
ta. e così via (M cC lare 197-4].
Non sorprende che i segnali energetici siano molto più ef-
liu e n ii N elle molecole fìsiche, ie informazioni che possono es­
sere trasportate sono diariam ente collegate all'energia dispo­
nibile nella molecola stessa. Tuttavia, l’accoppiamento chim i­
co usato per il trasferimento ili informazioni é accompagnato
da una sensibile perdita di energia dovuta al calore generato
nella costruzione e nella distruzione dei legami chim ici. Poiché
gli accoppiamenti termo-chimici consumano gran parte dell'e­
nergia della molecola, la piccola quantità di energia che rim a­
ne lim ita la quantità di informazioni che possono essere tra­
sportate come segnale.
Sappiamo che gli organismi viventi devono ricevere e de­
codificare i segnali am bientali per sopravvivere. Infatti, la so­
pravvivenza ir dilettam ente collcgata alla velocità e airefFicien-
za nc-J trasferimento dei segnali La velocità dei segnali elei-
Capitolo 4 La m ova fis ica ... 129

trom agnetiti e di .H)U.(.)()() chilom etri al secondo, mentre la


velocità delia trasmissione chim ica è inferiore a 1 centimetro
al secondo. I segnali energetici sono 100 volte più efficienti e
infinitam ente più rapidi dei segnali fisico-chimici. Che tipo di
segnalazione preferirà la vostra com unità cellulare, che conta
m iliardi di m iliardi di cellule'' Provate a fare il calcolo!

I «\m iACo-m a n ia

Ritengo d ie il principale motivo del completo silenzio sul­


la ricerca energetica sia una questione di soldi, la miliardaria
industria farmaceutica usa i fondi destinali alla ricerca per in­
ventare pillole magiche sotto forma di composti chim ici, per­
ché le pillole vogliono dire soldi. Se si riuscisse a mettere la me­
dicina energetica dentro delle pastiglie, state sicuri che l’indu­
stria farmaceutica ci si getterebbe a corpo morto.
L’industria farmaceutica si lim ita a bollare come "gravi d i­
sfunzioni" le deviazioni fisiologiche e com portam entali da
un'ipotetica norma, avvisando il pubblico dei pericoli di que­
ste gravissime minacce. Naturalm ente, le sintomatologie ipcr-
semplicistiche utilizzare nella pubblicità delle case farmaceuti­
che per descrivere le principali disfunzioni hanno lo scopo di
convincere gli acquirenti di soffrire di una precisa malattia.
"Siete preoccupati? La preoccupazione è il sintomo di una
malattia chiamata disturbo ansioso” . Smettetela di preoccu­
parvi. Chiedete al vostro medico l'Addicta/ac, la nuova m ira­
colosa pasticca rosa».
Contem poraneam ente, i media evitano deliberatamente di
parlare dei decessi causati dai farmaci, spostando l'attenzione
sui pericoli delle droghe illecite. ( i ricordano che l’uso di dro­
ghe per sottrarsi ai problemi della vita non è la soluzione giu­
sta per risolverli. M a guarda, stavo appunto per utilizzare la
130 Iji B iologia /Id le ( 'redente

stessa frase per descrivere la mia preoccupazione circa l'abuso


delle droghe legali, ovvero i tarmaci. Sono davvero pericolosi?
Chiedetelo a quelli che sono morti l amio scorso. Ricorrere ai
tarmaci per mettere a tacere i sintom i ci consente di ignorare
il nostro possibile coin volgimento personale all'origine di
quei sintom i. L'abuso di tarmaci tornisce una scusa per sot­
trarci alle nostre responsabilità personali,
La mania dei tarmaci mi ricorda quando lavoravo in una
concessionaria di autom obili per pagarmi l'università. Alle
quattro e mezzo ili un venerdì pomeriggio, arrivò una cliente
su tutte le (urie. Una spia sul cruscotto della sua auto conti­
nuava a lampeggiare, anche se il problema era già stato ripa­
rali! [iiu volte. Alle quattro e mezza di un venerdì pomeriggio,
chi ha voglia di occuparsi di un problema ostinato per una
cliente infuriata? Nessuno mosse un diro, finché un meccani­
co disse: «Ci penso io», l’orto la macchina in officina, smontò
il cruscotto, tolse la spia e la gettò via. Poi aprì una lattina, si
accese una sigaretta e, dopo un periodo ragionevolmente ri
chiesto dalla riparazione, ritornò e disse alla donna che la sua
auto era a posto, I ulta eccitata perché la spia non lampeggia­
va pi Ci. la dorma se ne andò felice. La causa del problema era
ancora presente, ma il sintomo era scomparso. A llo stesso mo­
llo. i farmaci cancellano i sintom i, ma non si rivalgono quasi
mai alle cause.
«Aspetta!», mi direte, «i tempi sono cambiati». Oggi siamo
più inform ati sui pericoli dei farmaci e più aperti alle terapie
alternative. La metà degli americani ricorre alla medicina al­
ternativa, c i medici tradizionali non possono più nascondere
la testa sorto la sabbia sperando che gli approcci alternativi
spariscane». Le compagnie assicurative hanno incom inciato a
pagare per forme di cura che un tempo consideravano ciarla­
tanerie. e le principali cliniche universitarie ammettono un
numero lim itato ili terapeuti delle medicine alternative.
Capitolo 4 h i nuova fisica... 131

M a sino .1 oggi c staro messo in campo pochissimo rigore


scientifico per accertare l'efficacia della medicina alternativa. Il
National Institute oj Health Ita creato una sezione di medicina
iltemativa in seguito alle pressioni esercitate dall'opinione pub­
blica, ma si c tlattato semplicemente di un gesto simbolico per
accontentare il pubblica pagante disposto a spendere c itre con­
siderevoli per curarsi con la medicina alternativa. Non esistono
hnan/.iamenti per una ricerca seria sulla medicina energetica. Il
guaio ì‘ che, senza una seria ricerca alle spalle, le tecniche di gua­
rigione basate suU’energia saranno sempre bollate come "non
scientifiche '.

Mammografia. Si noli che non è Li fotografia ili un seno, ma un'im­


magine elettronica prodotta dalla scansione delle caratteristiche del­
l'energia radiante delle cellule e dei tessuti dell'organo Le ditlerenze
negli s|x-ltri energetic i consentono ai radiologi «li distinguere Ira tessu­
ti sani e tessuti malati ila mar chia nera al cenilo)
132 Lti Biolo gia delle Credenze

V ib ra z io n i positive, vib ra zio n i negative


e il linguaggio d e ll’energia

Anche se- la mediana convenzionale non si è ancora impe­


gnata nello srudio del ruolo svolto dall’energia come "inform a­
zione nei sistemi biologici, ha ironicamente accolto molte tec­
nologie di scansione non invasive che leggono proprio tali campi
energetici. I fisici quantistici hanno creato delle apparecchia cure
per la scansione del l'energia in grado di analizzare le frequenze
emesse da specifiche sostanze chimiche.
Questi sistemi di scansione consentono ili identificale la com­
posi/ione molecolare di sostanze e oggetti.
I fisici hanno adattato questi apparecchi alla lettura degli spet­
tri energetici emessi dai tessuti e dagli organi del nostro corpo.
Poiché i campi di energia attraversano con facilità il corpo fisico,
queste moderne apparecchiature, come la T A C , la risonanza ma­
gnetica e la tomografia .1 emissione di positroni (P F T ), sono in
grado di rilevare le disfunzioni in modo non invasivo. Diventa
cosi possibile diagnosticare problemi interni riconoscendo nelle
immagini scantonate le differenze tra lo sperrro energetico emes­
so dai tessuti sani e dai tessuti maiali.
L i precedente mammografìa evidenzia la presenza di un tu­
more al seno. Il tessuto malato ha una sua precisa “firma” ener­
getica, diversa da quella delle cellule sane circostanti, le configu­
razioni energetiche che attraversano il nostro corpo viaggiano
nello spazio come onde invisibili, simili alle increspature sulla su­
perficie dell'acqua. Se gettate nell’acqua un sasso, l 'energia" tra­
sportata dal sasso che cade (dovuta alla forza di gravita die attira
la sua massa) viene trasmessa all'acqua. Le increspature prodotte
dal sasso sono onde di energia d ie si spostano nell’acqua.
Se gettiamo contemporaneamente nell’acqua più di un sas­
so, ogni increspatura (onde di energia) può interferire con tut­
te le altre, formando onde composite in cui convergono due o
Capìtolo 4 La nuova fisica ... 133

Onda A unaq a
O nda B

a/lA/W^WVW
7 f\ n a n4 f V W
V vy \y
iA/W

Interferenzii costruttiva. Nel diagramma I due onde si stanno


muovendo sulla superfìcie dell'acqua una verso l'altra con le lo­
ro ondulazioni in fase. In questo caso, entrambe le onde si pro­
pagano avanzcinrlo <on la loro am piezza negativa G li si Itemi del
ciclo sono allineati, l e onde si fondono nel punto di incontro del­
le due ondulazioni sovrapponendosi (diagramma 2). Se l'am piez­
za ili A i' + 1 . anche l'am piezza di B è + 1 , e l'am piezza dell'onda
composta in quel punto e +2. Analogamente, dove A è I, anche
B sarò -1 , e la loro am piezza totale sarà -2 (diagramma 1).
134 h i Biologia il file Credente

iWUW^IAAA/
2 w v ig m
v w u w rn
Interferenza distruttiva. Nel diagramma 1. le ine raspature pro­
dotte dal primo sasso (onda A) si muovono da sinistra a destra
l'onda lì, che si muove invece da destra a sinistra, rappresenta l'in-
« raspatura del secondo sasso lanciato a poca distanza dal primi»
Drilo t hè i cJue sassi non hanno toc cato l’acqua nello stesso istan­
te, le onde non saranno allineate nel loro punto di inc ontro, ma sa­
ranno "fuori fase" Nella figura, l'onda A si s|>osi,i avanzando con
un'am piezza negativa, e l'onda B con un'am piezza positiva Nel
punto d'incontro (diagramma 1\ le onde sono perfettamente spe­
culari. perché l’am piezza positiva i + 1 1 di un'onda e allineata con
l’am piezza negativa l-l I dell'altra, e viceversa. Nel diagramma 3, i
valori di am piezza delle due onde si annullano a vicenda, e l’o n ­
da composita, che ha am piezza 0, non e più un'onda, ir pialla!

p iii incrcsparure. Q uesta interferenza può essere costruttiva


(am plificazione energetica) o distruttiva (deflazione energetica).
Se facciamo cadere nello stesso istante due sassi delle stesse d i­
m ensioni della stessa altezza, l'azione delle loro onde sant coordi­
nata e le increspature prodotte dai due sassi convergeranno. Nel
punto in cui le increspature si sovrappongono, la forza com bina­
Capitolo 4 - U t nuova fis ic a ... 135

t.i delle onde raddoppia, un fenomeno chiamato interferenza co*


struttiva, o risonanza armonica. Se invece il lancio dei sassi non è
coordinato, le loro onde di energia non saranno sincronizzare,
mentre un'onda crescerà, l’altra decrescerà. Nel punto di conver­
genza, le onde asincrone si annullano reciprocamente. Invece di
raddoppiare l'energia nel punto di incontro, l’acqua è calm a...
non c e alcuna onda ili energia. Questo fenomeno di annulla­
mento tra onde di energia è chiamato interferenza distruttiva.

Il comportamento delle onde di energia è importante per la


hiamedicina, perché le frequenze vihrazionaii possono alterare le
proprietà fìsiche e chimiche di un .uomo come fanno i segnali
fìsici come ristamina e l’estrogeno. Dato die gli atomi sono in
costante movimento (misurabile attraverso la loro vibrazione),
essi creano degli schemi d'onda simili die increspature in espan­
sione provocare dal lancio dei sassi che ho appena descritto.
O gni atomo è unico, perché la distribuzione delle sue cariche
negative e posit ive, unire alla velocità di rotazione, genera una vi­
brazione, o schema di frequenza, specifici [Oschman 20001.
La scienza ha trovato un modo per fermare un atomo utiliz­
zando le sue onde di energia. Prima si rileva la frequenza di uno
specifico atomo, poi si sintonizza un laser perché emetta la stes­
sa frequenza. Sebbene l’atomo e la frequenza fbroelcrtrica emet­
tano lo stesso schema di onda, le onde laser sono concepite in
modo da non essere sincronizzate con l'onda dell'atomo. Q uan­
do l'onda della luce interagisce con l'onda dell'atomo, la conse­
guente interferenza distruttiva annulla le vibrazioni dell'atomo,
che interrompe la sua rotazione |Chu 2002; Rumbles 2001].
Se. invece idi fermare un atomo, volete accelerarlo, dovete
usare delle vibrazioni che creino una risonanza armonica. Id i
vibrazioni possono essere di origine acustica o elettromagneti­
ca, Quando, ad esempio, una cantante come Ella Fitzgerald
tiene a lungo una nota d ie è in risonanza armonica con gli .ito­
136 Lei Biologia d elle C redenze

mi ili im calice eli cristalli», gli atomi del calice assorbono le sue
onde sonore. Cìrazie alla meccanica dell interferenza costruttiva,
l'energia delle onde di risonanza fa vibrare più velocemente gli
aromi del calice. /Mia fine, gli aromi assorbono così tanta ener­
gia da vibrare .1 una velocità tale che i legami d ie li tengono in­
sieme si spezzano. Quando ciò accade, il calice esplode.
La medicina utilizza la meccanica delTinterfèrenza costruttiva
per curare 1 calcoli renali, uno dei rari casi in cui le leggi ddla fisi­
ca quantistica sono utilizzate come strumento terapeutico nella
medicina moderna. I calcoli sono ilei (.ristaili i cui atomi vibrano
a una determinata frequenza. Il calcolo viene bombardato, in mo­
dalità non invasiva, da una frequenza armonica, e quando le on­
de concentrate di energia interagiscono con i suoi atomi si produ­
ce un interferenza costruttiva. Com e gli atomi dd calice di cristal-
lo, gli atomi dd calcolo iniziano a vibrare cosi velocemente clic il
calcolo esplode e si dissolve. I piccoli frammenti che rimangono
possono venire facilmente asportati senza il dolore straziante che
accompagna 1asportazione di calcoli più grandi e interi.
La fisica implica d ie lo stesso meccanismo di risonanza ar­
monica con cui le onde sonore distruggono uu calice o un cal­
colo, può permettere a tali energie armoniche di influenzare le
funzioni della chimica del nostro corpo. Purtroppo, 1 biologi
non hanno esplorato questi meccanismi con la stessa passione
coti lu i inseguono nuovi farmaci. E uri peccato, perché ci so­
no abbastanza prove sdeniilìche da sospettare la possibilità di
usare un’onda come agente terapeutico nello stesso modo in
cui oggi moduliamo le strutture chim iche di un farmaco.
Un tempo, la medicina faceva ampio uso dell dettrorera-
pia. Alla line del X IX secolo, l’invenzione di batterie e altre
apparecchiature che generano campi elettromagnetici portò
alla costruzione frettolosa di macchinari che avevano dovuto
curare le malattie. Era nata la radioestesia, e si sparse la voce
che fosse davvero efficace. D ivenne cosi popolare che fioriva­
Capitolo 4 - L i iiiu h h fisico.. 137

no annunci pubblicirari del ripo: «Diventa radioestesista! So­


lo 9.99 dollari, istruzioni intinse». Nel 1894, più di 10.000
medici statunitensi, olire a un numero imprecisa to di pazien­
ti autodidatti, ricorrevano regolarmente a ll elettroterapia.
Nel ISOS, D . D . Palmer creò la chiropratica. Palmer capi che
il llusso di energia che scorre nel sistema nervoso è cruciale per
la salute e si concentrò sulla meccanica della colonna vertebrale,
il condotto attraverso cui i nervi spinali trasmettono le informa­
zioni al corpo. Sviluppò cosi delle tecniche per valutare e armo­
nizzare il flusso ili informazioni correggendo le tensioni e i bloc­
chi della spina dorsale.
La comunità medica si sentì minacciata dai chiropratici di Pal­
mer. come dagli omeopati, dai radioestesisti e ila aln i praticanti di
medicina naturale che stavano sottraendo loro i pazienti. Nel 1910.
la Carnegie Foundation pubblicò il rapporto Flcxner. in cui si ri­
chiedeva che tut te le pratiche mediche si basassero su prove scien­
tifiche; ma, datr> che la fisica non aveva ancora scoperto l’Univer­
so quantistico, la medicina energetica era incomprensibile alla
scienza. Condannate dalla American Medical Association, la chi
ropratica e le altre modalità terapeutiche basate sull'energia, cad­
dero in disgrazia. 1 radioestesisti scomparvero completamenre.
Negli ultim i quarant anni, la chiropratica si è ili nuovo inse­
rita con successo nelle professioni di guarigione. Nel 1990 i chi­
ropratici vinsero una lunga battaglia legale contro il monopolio
medico, e la Am erican Medical Association venne giudicata
colpevole di manovre illegali allo scopo di sabotare la chirnpra-
lica. Da quel momento la chiropratica ha allargato la sua sfera
di influenza e viene persino accettata in molli ospedali. Inoltre,
nonostante i discussi trascorsi deH’elettrnrerapia, i neuroscien-
ziati stanno compiendo nuove e interessanti ricerche nel campo
delle terapie basate sull'energia vibrazionale.
Da tempo è start) riconosciuto che il cervello è un organo
elettrico, il che spiega il ricorso all’elettroshock per trattare la ile-
138 Lei Biolot;in delle Credenze

pressione. Oggi, però, la scienza sta cercando .strumenti meno


invasivi per agia- sull elettricità del cervello. Un recente articolo
su Sciente decanta i benefici effetti della stimolazione magnetica
transcraniale (Ttanscranial Magnetic Stimulation I M S) che
stimola il cervello mediante campi magnetici [Helm uth 2001;
Hallet 2000). L i T M S è tuia versione aggiornata della radioe­
stesia del X IX secolo, condannata dalla medicina ufficiale del
tempo. Studi recenti indicano che la T M S può essere un valido
strumento terapeutico. Se usata correttamente, può alleviare la
depressione e alterare la cognizione.
F. ovvia la necessità di una ricerca interdisciplinate in questo
campo tanto promettente quanto inesplorato, interdisciplina-
rictà che include la fisica quantistica, l'ingegneria elettrotecnica,
la chimica e la biologia. Una tale ricerca è la benvenuta, perché
darà probabilmente origine a terapie con effetti collaterali m ol­
to più ridotti di quelli dei tarmaci. M a questa ricerca confermerà
semplicemente ciò che gli scienziati c i non scienziati sanno già,
ma torse non sanno di sapere: tutti gli organismi, compresi gli
esseri umani, comunicano e decodificano il loro ambiente attra­
verso la valutazione dei campi energetici. Siamo diventati tosi
dipendenti dal linguaggio, parlato e scritto, che abbiamo trascu­
rato il sistema di comunicazione basato sulla nostra percezione
dell'energia. C ome in qualunque funzione biologica, l'assenza di
uso conduce all'atrofìa. F interessante sapere che molte popola­
zioni native utilizzano ancora questa capacità ipet-sensoriale nel­
la vira quotidiana; costoro non hanno subito alcuna atrofìa. Ad
esempio, gli aborigeni australiani sentono la presenza dell'acqua
sotto terra a grande profondità, e gli sciamani amazzonici co­
municano con l’energia delle piante medicinali.
Anche voi avrete avuto indubbiamente dei barlumi del vo­
stro antico sistema percettivo. Non vi ò mai successo di cam­
minare di notte per una strada buia e sentirvi di colpo svuota­
ti di energia? C he cosa stavate sperimentando? Un'interferenza
Capitolo 4 ■ L i nuova tisica... 13lJ

distruttiva, esattamente come i sassi gei lai ì asincronicamente


nell'acqua; o. come .si dice oggi, vibrazioni negative! Oppure,
l'incontro inatteso con una persona speciale vi ha tanto riem ­
piti di energia ila inebriarvi? Avete fatto esperienza di un’inter­
ferenza costruttiva, cioè di vibrazioni positive.
Quando abbandonai la vecchia visione secondo la quale sia­
mo materia inerte, capii non soltanto che la disciplina che avevo
scelto era ormai sorpassata, ma che avevo bisogno di promuove­
re più interferenza costruttiva nella mia vita. Avevo bisogno ili
una messa a punto personale basata sulla fisica quantistica! Inve­
ce di oottcenirarmi sulla i reazione di energie armoniche nella mia
vita, mi stavo comportando come un ciclone, consumando ener­
gia in modo indiscriminato. Questo è l'equivalente di riscaldare
una casa d'inverno lasciando aperte le porte e le finestre. Perciò,
ho cominciato a chiudere quelle porte e finestre .maliziando at­
tentamente i miici sprechi ili energia. A quel punto In facile eli­
minarne qualcuno, ad esempio rinunciando ad attività succhia-
energia come le assurde leste ili facoltà. U n po’ più difficile fu li­
berarmi ilei miei abituali pensieri disfattisti, che mi succhiavano
altra energia. I |k i i .sieri consumano energia alla stessa stregua di
una gara di maratona, come vedremo nel prossimo capitolo.
Avevo bisogno di una messa a punto quantistica. Anche la
bio-medicina ne ha bisogno, come ho spiegato. M a, come ho
già detto, i cam biam enti nel campo della medicina sono mol­
to lenti, sollecitati per fortuna da un numero sempre crescen­
te di persone che praticano la medicina alternativa. È occorso
molto tempo, ma la rivoluzione della biologia quantistica è al
le porte. L'establishment medico alla line verrà trascinato, an
che se recalci tram te, nella rivoluzione quantistica.
Capitolo 5

Biologia e credenze

el 1952, un giovane medico inglese fece uno sbaglio. f:u


N uno sbaglio che avrebbe portato un'effimera gloria scien­
tifica al dottot Albert Mason. Mason aveva tentato di curare
delle verruche a un paziente quindicenne con l’ipnosi. Mason
e altri medici erano già riusciti a elim inare le verruche con l i
pnosi, ma questo caso era particolarmente difficile: la pelle co­
riacea del ragazzo era rugosa come quella di un elefante, tran­
ne il torace che aveva un'epidermide normale.
Durante la prima seduta, Mason si concentrò su un braccio.
Quando il ragazzo cadde in una trance ipnotica. Mason gli dis­
se che la pelle del braccio sarebbe guarita, ridiventando sana e
rosea. Q uando il ragazzo tornò, una settimana dopo, Mason
esultò vedendo che il braccio sembrava guarito, ma quando fe­
ce vedere il suo giovane paziente al chirurgo che aveva tentato
senza successo dei trapianti di pelle, capi eli aver commesso un
errore diagnostico. Il chirurgo sbarrò gli occhi e disse a Mason
che non si trattava di verruche, ma di una malattia generica le­
tale chiamata irtiosi, o xerodermia, congenita. Facendo regredì
re i suoi sintom i, Mason e il ragazzo erano riusciti a lare qual­
cosa fino allora considerato impossibile attraverso il “semplice’
142 L i Biologia delle Credenze

potere della niente. Mason continuò le sceltile di ipnosi, con lo


stupefacente' risultato clic la maggior parte della pelle del suo
paziente assunse Io stesso aspetto sano e roseo del braccio dopa
la prima seduta di ipnosi. Il ragazzo, che era stato impietosa­
mente deriso dai compagni di scuola per l’aspetto grottesco del­
la pelle, potè avere di nuovo una vira normale.
Quando nel 1952 Mason descrisse la sua sorprendente cura
dcllittiosi nel Bntish Medical Journal, l'articolo fece sensazione
[Mason 1952|. Egli apparve su turri i giornali e diventò una ca­
lamita per le persone affette da quella rata, letale malattia che
nessuno era mai stato in grado di curare. M a l'ipnosi alla fine
non si rivelò una panacea. Mason la sperimentò su un gran
numero di pazienti alletti da ittiosi. ma non riusci a ripetere i
risultai ottenuti con il ragazzo e attribuì il fallimento alle sue
stesse credenze sulla cura che applicava. Con gli altri pazienti
non riuscì a replicare il suo prim itivo atteggiamento da giovane
medico presuntuoso, convinto di avere davanti un brutto caso
di verruche. Dopo quel primo paziente, Mason era cosciente
d ie stava trattando quella che rutto l'establishment medico
considerava una malattia congenita "incurabile . Mason tentò
di fingere di rimanere ottimista sulla prognosi ma molto tempo
dopo dichiarò in una trasmissione televisiva: Stavo recitando).
[Discovery I lealth Channel 2003).
Com c possibile che la mente riesca a scavalcare la pro­
grammazione genetica, come nel caso che abbiamo appena
visto? F. come poterono le credenze ài M ason sulla cura usata
influenzarne gli esiti? La Nuova Biologia suggerisce alcune ri
sposte a queste domande.
Abbiam o visto nel precedente capitolo che materia ed
energia sono strettamente collcgatc. Il logico corollario è clic
anche la mente (l'energia) c il corpo (la materia) sono ugual­
mente collegati, sebbene In m edicina occidentale abbia cerca­
to efficacemente di tenerli separati per secoli.
Capitolo 3 •Biologia c credenze 143

Nel X V II secolo, Rene Descartes scartò la possibilità che la


mente pores.se influenzare le caraneristiche fìsiche ilei corpo.
Egli infatti riteneva che il corpo fìsico era fatto di materia e la
mente di una sostanza non identificata, ma ovviamente imma­
teriale, N e llim possibilità di conoscere la natura della mente.
Descartes ci ha lasciato un dilemma filosofica irresolubile: da­
to che soltanto la materia può influenzare la materia, come
può una menti immateriale essere "collegata' a un corpo ma­
teriale? L i mente non-fisica immaginata da Descartes venne
colloquialm ente definita il "Kmtasma dentro la macchina" da
G ilbert Ryle, nel suo The Concept o f M ind (Ryle 1949). la
biomedicina tradizionale, basata sull'Universo newtoniano sol­
tanto materiale, accolse la separazione cartesiana tra la mente e
il corpo. Intani, da un punto di vista medico sarebbe molto
più fàcile aggiustare un corpo-macchina senza dover avere a
che lare con il suo fantasma” impiccione.
l.a realtà di un Universo quantico riunisce ciò che Descar­
tes aveva separato. Si, la mente (l’energia) nasce dal corpo lì
sito, come pensava Descarres; tuttavia, la nostra nuova com ­
prensione delia meccanica deli Universo ci fa capire come il
corpo fìsico possa venire influenzato dalla mente immateriale.
I pensieri, l’energia della mente, influenzano direttam ente il
motlit m cui il cervello fisico controlla i processi fis io lo g ic i del
corpo. L'energia del pensiero può attivare oppure inibire le
proteine che attivano le funzioni della cellula attraverso i mec­
canismi dell'interferenza costruttiva e distruttiva che abbiamo
descritto nel capitolo precedente. l*er questo, quando ho fat­
to il primo pajhso verso il cambiamento della mia vita, ho do­
vuto controllare attivamente dove impiegavo la mia energia
cerebrale.
Nonostante le scoperte della fìsica quantistica, la frattura
mente-corpo è ancora prevalente nella medicina occidentale,
e gh scienziati sono stati educati a liquidare i casi come quel­
144 L i Biologia delle Credenze

lo del ragazzo che ha usato la mente per guarire una malattia


gcncricamentc “ inevitabile” come capricciose anomalie, lo
credo, al contrario, che la scienza dovrebbe iniziare a studiare
proprio queste "anom alie". In questi casi straordinari si cela­
no le radici di una più profonda comprensione della natura
della vita, “più profonda" perché i principi che stanno dietro
a queste eccezioni annullano le “verità" stabilite. Prendere in
mano il potere della vostra mente può essere più efficace dei
le m edicine alla cui necessità siete stati programmati .1 crede­
re. Cili snidi di cui ho parlato nel capitolo precedente hanno
dimostrato che l’energia è un mezzo /»//> efficiente delle so­
stanze chim iche per influenzare la materia.
Purtroppo gli scienziati sono più propensi a negare che a
prendere in considera/ione le eccezioni. Il mio esempio prefe­
rito di negazione scientifica della realtà delle interazioni men­
te-corpo si collega ad un articolo apparso su Science a propo­
sito ili un medico tedesco ilei X IX secolo, Robert Kock, che
insieme a Pasteur creò la teoria dei germi. La teoria dei germi
sostiene che i batteri e i virus sono la causa delle malattie. O g­
gi questa teoria ì* ani pia mente condivisa, ina alT'epoca di Ko­
ch era più controversa. U no dei critici di Koch era cosi con­
vinto che la teoria dei germi tosse errata che, come atto di sfi­
da, ingollò un bicchiere d’acqua contam inata con il vibrio
cholerae, il batterio ritenuto da Koch la causa del colera. Clon
stupore di tutti, l’uomo rimase pcfettamentc immune dal vi­
rulento agente patogeno. L'articolo di Science pubblicato nel
2000. dopo aver descritto il fatto afferma: «Per ragioni inspie­
gabili non accusò alcun sintomo, ma ciò nonostante aveva
torto- |D iR ita 2000|.
L’uomo sopravvisse, e Science, riflettendo l'opinione com u­
ne sulla teoria dei germi, ha avuto il coraggio di dire che le sue
critiche erano sbagliate*. Se si afferma che un determinato bat­
terio e la causa del colera, e qualcuno dimostra di esserne im-
Capitello 5 - Biologia e credenze 14*»

munc. come può avere "tono "? Invece di cercare di scoprire in


clic modo è riuscito .1 rimanere immune, gli scienziati accanto­
nano con superficialità questa e altre imbarazzami eccezioni
"caotiche" d ie rischiano di mettere in crisi le loro teorie cor
remi. Ricordate il “dogma" secondo cui i geni controllano la
biologia? t un altro esempio in cui gli scienziati, intenti soltan­
to a sostenere la validità della loro verità, ignorano le fastidiose
eccezioni. Il problema è che itoti possono esserci eccezioni a una
teoria; le eccezioni significano semplicemente che una teoria
non e del curro corretta.
Un esempio attuale di realtà d ie sfida le credenze precosti­
tuite della scienza riguarda l amica pratica religiosa della cam­
minata sul fuoco. O gni giorno uri certo numero di persone che
vogliono ampliare i confini della consapevolezza ordinaria si ri­
trovano per attraversare leni di carboni ardenti. La misura/io­
ne della temperatura delle pietre e la durala del l 'esposizione aJ
calore dovrebbero essere sufficienti per causare rilevanti ustio­
ni, e tuttavia migliaia di persone escono dalla prova compieta-
mente illese. Pri ma di saltare alla conclusione che (orse le pie­
tre non erano cosi calde, considerate anche il numero di pef-
sone che non riescono a superare la titubanza mentale e di
conseguenza rimangono ustionate attraversando lo stesso letto
di carboni ardenti.
Allo stesso modo, la scienza afferma perentoriamente che il vi­
rus H IV causa l'A ID S , ina non ha idea del motivo per cui molti
individui infettati dal virus per decenni non manifestano mai la
malattia. Ancora più stupefacente è la realtà dei malati cancro al­
iti stadio terminale 1 he hanno sperimentato una remissione spon­
tanea. Poidiò queste remissioni escono dai confini della teoria
convenzionale, la scienza ignora semplicemente il latto che si ve­
rifichino. la* remissioni spontanee vengono liquidate come delle
insptcgabili eccezioni rispetto .die venta correnti, o semplicemen­
te come diagnosi sbagliare.
14fi La Biologia delle ( redente

Q u a n d o i l p e n s i e r o p o s i t i v o n o n I>asia

Prima di iniz.iare .1 parlare dell'incredibile potere della nostra


mente, c di come la mia ricerca sulle cellule mi abbia latto in­
tuire il funzionamento delle vie di comunicazione tra la mente c
il corpo, vorrei chiarire che non creilo che coltivare semplice­
mente pensieri positivi sia sempre sufficiente per curare il corpo.
Occorre qualcosa in più del 'pensiero positivo' per assumere il
controllo del nostro corpo e della nostra vita. Per la nostra salu­
te e il nostro benessere £ essenziale imprimere una direzione po­
sitiva alla nostra energia mentale, alimentando pensieri che la
voriscono la vita ed eliminando gli onnipresenti pensieri negati
vi d ie succhiano energia e ci debilitano. M a. e intendo davvero
M A . il semplice pensiero positivo potrebbe non avere nessun ef­
fetto sulla nostra vita! Intatti, molte persone che falliscono nella
pratica del pensiero positivo diventano ancora più debilitate,
perché pensano ili non avere più speranza, credendo ili avere
esaurito tutti 1 rimedi possibili per la mente e per il corpo.
C h i ha rinunciato al pensiero positivo in seguito a un talli
mento non ha capito che i apparente separazione della mente
tra conscio e inconscio, è invece una interdipendenza. L i mente
conscia è quella creativa, quella in grado di creare pensieri posi­
tivi. Per contro, la mente subconscia e un magazzino di registra­
zioni “stimolo-risposta-' derivate dagli istinti c dalle esperienze
apprese. La mente subconscia è estremamente abitudinaria: ri­
pete all'infinito le sresse risposte comportamentali ai segnali del­
la vita, il più delle volle deludendoci. Quante volte vi siete infu­
riati per banalità come il tubetto del dentifricio aperto? Fin da
bambini vi hanno insegnato a chiuderlo c, quando lo trovate
aperto, dentro di voi viene "premuto un bottone" e automatica-
niente vi arrabbiate. Avete semplicemente sperimentato lo sii
molo-risposta di un programma di comportamento memorizza­
to nella mente subconscia.
C apitalo 5 liio lo ftiti e credvnzr 147

Se parliamo di pure c semplici capacità di elaborazione neu­


rologiche, la mente subconscia è m ilioni di volte più potente
della mente conscia. Se i desideri della mente conscia entrano in
conflitto con i programmi della mente subconscia, quale “ men­
te' credete che prevarrà? Potere ripetere all'infinito l'affermazio­
ne positiva di essere persone degne d’amore o che il vostro tu­
more scomparirà, ma se da bambini avete sentito ripetere mi­
gliaia di volte che non valete niente e la vostra salute è malferma,
questi messaggi programmati nella vostra mente subconscia mi­
neranno alla base i vostri più sinceri sforzi coscienti di cambiare
la vostra vita. Ricordate con quanta rapidità è svanito il vostro
proposito di mangiare di meno nell'anno nuovo, appena avete
scurito il profumo di tacchino arrosto? Impareremo altre cose
sulle origini della programmazione subconscia ili autosabotaggio
e sul modo di riscriverla nel Capitolo 7. Per il momento, sap­
piate che c'è speranza anche per quelli di voi che hanno utilizza­
to il pensiero positivo e hanno fallirò.

i i c o n t r o l l o < icii.\ n i e n t e s u i c o r p o

Rivediam o ciò che sappiamo sulle nostre cellule. Nei capi­


toli precedenti abbiamo imparato che le funzioni delle cellule
derivano di rettalmente dalle attività innescate dalle proteine
ingranaggi 11 movimento prodotto dagli aggregati di pro­
teine fornisce le funzioni fisiologiche che consentono la vita.
Le proteine sono i mattoni costitutivi fìsici ma, per innescare
il loro m ovimento, sono necessari i segnali am bientali com ­
plementari. I interfaccia tra i segnali ambientali e le proteine
del citoplasma che generano i comportamenti è la membrana
cellulare. La membrana riceve gli stim oli e innesca le appro­
priate risposte cellulari favorevoli alla vita. La membrana cel­
lulare agisce quindi come il "cervello-' della cellula. Le protei-
148 I.a Biologia delle Credenze

nc recettori-effettori della membrana (IM P ) sono le sub-unità


fisiche fondamentali del meccanismo di base deH” lUHelligen-
za” cerebrale della cellula. Se vogliamo dare una definizione
funzionale, questi complessi proteici sono "interruttori della
percezione” che collegano la ricezione degli stim oli am bienta­
li alle vie proteiche incaricate di produrre le risposte.
Generalmente le cellule rispondono a una gamma di "perce­
zioni- molto elementari di quello che accade nel loro mondo, tra
cui la percezione di sostanze come il potassio, il calcio, l'ossìge­
no, il glucosio, l’iscamina, l'estrogeno, le tossine, la luce e qua­
lunque altro stimolo presente nell'ambiente immediato Le si
multanee interazioni di decine di migliaia di interruttori della
percezione riflessa presenti nella membrana, ognuno ilei quali
decodifica un diverso segnale ambientale, determinano colletti
vamente il complesso comportamento di una cellula vivente.
Nei primi tre miliardi di anni della vita sul nostro pianeta, la
biosfera consisteva di cellule individuali autonome come i batte­
ri, le alghe e i protozoi. Abbiamo sempre considerato tali forme
di vira come individui solitari, ma ora sappiamo che le moleco­
le segnale usare dalle cellule individuali per regolare ie proprie
funzioni fisiologiche, quando vengono rilasciate nell’ambiente,
influenzano anche il comportamento di altri organismi. I segna­
li rilasciati nelFambienre consentono la coordinazione del com ­
portamento in una popolazione sparsa di organismi unicellula­
ri. 1e molecole-segnali secrete ncll ambiente hanno aumentato
le possibilità di sopravvivenza delle sìngole cellule, dando loro
l'opportunità di vivere come una “comunità” primitiva.
Le amebe unicellulari che vivono nel fango sono un esempio
del modo in cui le molecole-segnale conducano a formare una
comunità. Queste amebe vivono un'esistenza solitaria nel Terre­
no alla ricerca di nutrimento. Quando il nutrimento a disposi­
zione nell’ambiente finisce, le cellule sintetizzano una quantità
eccessiva di un sottoprodotto metabolico chiamato A M P ciclica
Capitolo 5 - Biologia e credenze 149

(cA M P ), di cui vitine rilasciata nell'ambiente una gran quantità.


L i concentrazione del c A M P rilasciarti satura l'ambiente, men­
tre altre amebe rischiano di morire per denutrizione. Quando le
molecole-segnale i A M P si legano ai recettori cA M P delle mem­
brane cellulari di altre amebe del fango, segnalano di raggrup­
parsi per formare una grande lumaca" pluricellulare, la comu­
nità lumaca c lo stadio riproduttivo di queste amebe. Nei perio­
di di "carestia", la comunità di cellule più anziane condivide il
D N A e crea una nuova generazione, e le nuove amebe entrano
in ibernazione sotto forma di spore inattive. Quando si rende di­
sponibile altro nut rimento, le molecole del cibo segnalano di in­
terrompere la fase di ibernazione, generando una nuova popola­
zione di cellule individuali per ricominciare il ciclo.
Il punto è che questi organismi unicellulari si raggruppano
in comunità quando condividono la ‘consapevolezza e coordi­
nano il loro comportamento rilasciando molecole-segnale nel­
l’ambiente. Il c A M P è staro una delle forme evolutive più anti­
che di segnali di regolazione prodotti per controllare il com­
portamento della cellula. Un tempo si pensava che le principali
molecole-segnale deli uomo (orm oni, neuropeptidi, citociune,
fattori di crescita) che regolano le nostre comunità cellulari si
fossero formate contemporaneamente alla comparsa di forine
complesse di vita pluricellulare, ma le ultime ricerche rivelano
che i prim itivi organismi pluricellulari usavano già queste mo­
lecole-segnale ‘'um ane" nei prim i stadi dell’evoluzione.
Nel corso dell’evoluzione, le cellule hanno massimizzalo il
numero di proteine IM P “della consapevolezza" che la loro
membrana cellulare era in grado di contenere. Pet acquisire
maggiore consapevolezza, e quindi aumentare le probabilità di
sopravvivenza, le cellule cominciarono ad aggregarsi, prima in
semplici colonie e in seguirò in comunità cellulari ad alto livello
di organizzazione. Com e abbiamo già visto, le funzioni fisiolo­
giche degli organismi pluricellulari sono suddivise tra comunità
150 La Biologia delle Credenze

specializzare di cellule che compongono gli organi e i tessuti.


Nelle organizzazioni comunitarie, l'elaborazione dell’intelligen­
za della membrana cellulare è svolta dalle cellule specializzate del
sistema nervoso e del sistema immunitario dell'organismo.
Solo "00 m ilioni di anni fa, un periodo recente in parago­
ne all'arco complessivo della vita sul nostro pianeta, le cellule
individuali scoprirono il vantaggio di aggregarsi in comunità
cellulari strettamente collegate, organizzazioni che definiamo
anim ali e piante Le stesse molecole-segnale di coordinazione
usate dalle cellule autonome vennero usate anche in queste 1 0 -
mumtà di recente evoluzione. Regolando con precisione la
produzione e la distribuzione di queste molecole-segnale che
controllano le funzioni, la comunità cellulare riusci a coordi­
nare le funzioni e a comportarsi come un'unica torma vivente.
Negli organismi pluricellulari più prim itivi, privi di sistemi
nervosi specializzati, il flusso delle molecole segnale all'interno
della com unità andò a costituire una "mente’’ elementare, rap­
presentata dalle informazioni di coordinazione condivise da
tutte le cellule. In questo tipo di organismi, ogni cellula inter­
pretava direttamente i segnali dell’ambiente e induceva auto­
nomamente gli aggiustamenti comportamentali.
M a, quando le cellule si riunirono in comunità, ci fu biso­
gno di una nuova politica. In comunità, la cellula non può
comportarsi come un’agente indipendente che fa ciò che vuole.
11 termine '’com unità' implica che nitri i suoi membri collabo-
lino a un piano dazione comune. Negli animali pluricellulari,
le cellule individuali possono ’ vedere" l'ambiente al di fuori
della propria “pelle", ma possono non essere consapevoli di ciò
che accade in ambienti più lontani, soprattutto quelli esterni al-
I organismo stesso. Una cellula del fegato, sepolta nei vostri vi­
sceri. reagendo ai segnali ambientali locali può forse dare una ri­
sposta adeguata rispetto a un rapinatore che invade il vostro
ambiente? 1 complessi controlli comportamentali necessari pei
Capitolo 5 ■fiinltitfia e credenze ISl

assicurare la sopravvivenza di un'organ izzazione pluricellulare


sono incorporati al l’interno del sistema centralizzato di elabo­
razione delle informazioni.
Con l’evoluzione di specie animali sempre più complesse, le cel­
lule specializzate si ajisvm.seno il compito di monitorare e orgamzza-
if il flusso delle molecole-segnale die controllano i comportamen­
ti. Queste cellule andarono a costituire una rete nervosa distribuita
e un processore centrali zzato di informazioni, un cervello. L i Imi-
/ione del cervello e quella di coordinare la comunicazione delle
molecole-segnale all'interno della comunità. D i conseguenza, in
una comunità cellulare ogni cellula deve affidarsi alle sagge decisio­
ni della propria autorità eli consapevolezza, il cervello. Il cervello
controlla il comportamento delle cellule del corpo. E un punto
molto importante da considerare quando incolpiamo le cellule dei
nostri organi e dei mostri tessuti pei i nostri problemi di salute,

T m o z io n i: sentire il linguaggio delle cellule

N elle forme di vita più elevale e più coscienti, il cervello


sviluppò una specializzazione che permise all'intera com unità
di sintonizzarsi con lo status dei suoi seguali di regolazione.
L’evoluzione del sistema lim bico creò un meccanismo parti­
colare che convertiva i segnali chim ici della com unicazione in
sensazioni che potevano essere percepire da tutte le cellule del­
la com unità. La nostra niente conscia sperimenta questi ><•-
gnali come emozioni. La mente conscia non soltanto “ legge"
il llusso dei segnali di coordinam ento cellulare che costitui­
scono la “ m elile' del corpo, ma può anche generare emozioni
che si manifestano attraverso la produzione controllata dei se­
gnali di regolazione del sistema nervoso.
N ello stesso periodo in cui studiavo la meccanica del cer­
vello della cellula e com inciavo ad avere delle intuizioni sulle
152 Ixi Biologìa delle Credenze

Funzioni del cervello umano, anche Candace Pen stava stu­


diando il cervello umano e Iniziando a comprendere la mec­
canica del cervello della cellula. In Molecules o f Emotion, la
Pert descrive come il suo studio dei recettori processori di
inform azioni, situati sulle membrane cellulari dei nervi, l'ave­
va porrara a scoprire clic gli stessi recettori “ neurali " erano pre­
senti in molte, se non tutte, le cellule del corpo. I suoi eleganti
esperimenti dimostrano che la “ mente" non i localizzata nel
cervello, ma è distribuita in tutto il corpo attraverso le mole­
cole-segnale. Fatto ancora più importante, i suoi studi rivela­
no che le emozioni non sono prodotte soltanto da un feed­
back del corpo in risposta alle informazioni am bientali. At­
traverso Tanto-coscienza, la mente può usare il cervello per
generare “ molecole di emozione’ scavalcando il sistema.
Se un uso appropriato della consapevolezza può ridare l.i
salute ,i un corpo malato, una gestione inconscia e inappro­
priata delle emozioni può lai ammalare un corpo sano (puri
io che svilupperò nei C apitoli ò e 7). Molecules o f I:motion è
un libro illum inante che descrive il processo della scoperta
scientifica e fornisce anche illum inanti intuizioni sugli scontri
che nascono quando si renta di introdurre nuove idee nella
com unità scientifica ortodossa, argomento che conosco lìn
troppo bene! |IVrt 19971.
Il sistema lim bico offriva un im portante salto evolutivo
grazie alla capacità di percepire e coordinare il (lusso dei se­
gnali di controllo del comportamento all'interno della com u­
nità cellulare. C on l’evoluzione dei sistemi di segnalazione in ­
terna. la sua maggiore efficienza ha consentito al cervello di
aumentare la proprie dim ensioni. G li organismi pluricellulari
aumentarono il numero di cellule preposte a rispondere a una
gamma sempre più ampia di segnali ambientali esterni. Lad­
dove le cellule individuali sono in grado di rispondere a per­
cezioni sensoriali semplici come rosso, rotondo, profumato o
Capitolo 5 Biologia e credenze 153

do le t, Li maggiore capacità cerebrale degli anim ali pluricellu­


lari consente di associare quelle sensazioni elementari .1 un li­
vello di complessità più elevato e percepire “ m ela',
1 comportamenti riflessi fondamentali, acquisiti nd corso
dell’evoluzione, vengono trasmessi alla nuova generazione sorto
forma di istinti genetici. Lo sviluppo di cervelli più grandi, con
una popolazione di cellule nervose più numerosa, offrì agli or­
ganismi l'opportunità non soliamo ili affidarsi al comporta­
mento istintuale, ma anche di apprendere dalle esperienze della
vita. L’apprendimento di nuovi comportamenti riflessi è essen­
zialmente un prodotto del condizionamento. Pensate, ad esem­
pio, al classico esperimento di Pavlov che addestrava i suoi cani
a salivare al suono di un campanello. All'inizio associo il suono
del campanello a una ricompensa sotto forma di cibo. poi co­
minciò a suonare il campanello senza associarlo al cibo. M a or­
mai i cani erano programmati ad aspettarsi il cibo quando il
campanello suonava, e iniziavano riflessivamente a salivare an­
che in assenza di cibo. Questo è un chiaro esempio di compor­
tamento riflesso “ inconscio appreso.
I comportamenti riflessi possono essere semplici, come ii mo­
vimento della gamba percossa dal martelletto, o complessi, come
guidare ai 120 allora su un autostrada trafficata mentre la mente
conscia è completamente impegnata nella conversazione con il
vostro compagno ili viaggio. Sebbene le risposte condizionate
comportamentali possano essere anche molto complesse, sono
"senza cervello" Attraverso il processo di apprendimento condi
zionato, le vie neurali tra gli stimoli e le risposte comportameli
tali diventano collegamenti permanenti per assicurare uno sche­
ma ripentivo. Tali collegamenti permanenti sono le "abitudini".
Negli animali inferiori, l'intero cervello è strutturato per dare ri
sposto puramente abitudinarie agli stimoli. 1 cani di Pavlov sali
vavano per riflesso, non per intenzione deliberata l^e attività del­
la mente subconscia sono di natura riflessa, c 11011 sono qui date
Iv i U t Biologia delle Credenze

d:il ragionamento o dal pensiero In termini fìsici, questa mente


e associata alle attività di iurte le srnittnre cerebrali presemi negli
animali che non hanno sviluppato l’autocoscienza.
L'uomo, e molti altri mammiferi superiori, hanno sviluppato
una regione del cervello specializzata associata al pensiero, alla
pianificazione e alla decisionalità, chiamata corteccia prefronta
le. Questa regione ilei proencefalo sembra essere la sede dei pro­
cessi mentali di ''autocoscienza". La mente aurocosciente i* auto-
riflessa: un "organo sensoriale" di recente sviluppo che osserva i
nostri stessi comportamenti ed emozioni. La mente autoco-
sciente ha anche accesso alla maggior parte dei dati memorizza­
ti nelle banche dati «Iella nostra memoria a lungo termine. Que-
sra e una caratteristici estremameli re importante, che u consen­
te di prendere in considerazione la nostra storia passata mentre
pianifichiamo consapevolmente il futuro.
Dotata dalla capacità ili essere auto-ri flessa, la niente auto-
cosciente è estremamente potente. I*uò osservare qualunque
comportamento programmato in cui siamo coinvolti, valutar­
lo e decidere consapevolmente eli cambiare il programma.
Possiamo scrglirrr attivamente come reagire alla maggior par­
te dei segnali am bientali, e addirittura se vogliam o risponde­
re oppure no. 1a capacità della mente conscia di scavalcare i
comportamenti pre-programmati della mente subconscia e la
base del libero arbitrio.
Tuttavia, questo dono speciale è accompagnato da un tra­
bocchetto altrettanto speciale. M entre quasi tutti gli organi­
smi devono sperimentare gli stim oli della vita direttamente, la
capacita del cervello umano di “apprendere" le percezioni è
cosi sviluppata che di fatto possiamo acquisire percezioni in­
direttamente dai nostri insegnanti. Una volta accettate le per­
cezioni degli altri come "verità” . li- lorn percezioni vengono
collegare permanentemente nel nostro cervello, diventando
così le nosrre “verità"'. Q u i sorge il problema: e se le pcrcczio-
Capìtolo 5 Biologia r credenze

ni dei nostri insegnanti l’ussero imprecise? In questo caso, nel


nostro cervello vengono scaricare delle percezioni scorrette. 1a
mente subconscia è serenamente un meccanismo di .stimolo-ri­
sposta; non c e nessun “ fantasma" in quella parte della "mac­
china" che rifletta sulle conseguenze a lungo termine dei pro­
grammi che utilizziamo. Il subconscio lavora soltanto nel pre­
sente. D i conseguenza, le percezioni errate programmate nel
nostro subconscio non vengono ’‘monitorate” , e ci indurranno
abitualmente a comportamenti inadeguari e lim itanti.
Se poi io allegassi a questo capitolo un serpente omaggio
che striscia fuori da questa pagina in questo preciso istante,
scappereste a tutta velocità o gettereste immediatamente il lì
bro dalla finestra. Può darsi che chi vi ha “ introdotti” al vo­
stro primo serpente si sia comportato in modo così sconvolto
per trasmettere alla vostra mente una lezione fondamentale:
guarda, un serpente! Il serpente è cattivo! Il sistema della me­
moria subconscia è molto parziale ndl'accettarc e caricare di
importanza le percezioni che riguardano gli elementi dell'am ­
biente pricoloso per la vostra vita. Se vi è sraro insegnato che
i serpenti sono pericolosi, ogni volta che vedete un serpente
attivate in modo riflesso (inconsdo) una risposta difensiva.
M a che cosa accadrebbe se un erpetologo leggesse la stessa
pagina e ne saltasse fuori un serpente? Non solo non si spaven­
terebbe. ma sarebbe addirittura intuito dall’omaggio allegato al
libro. Almeno, sarebbe eccitato dopo aver constatato che il ser­
pente è innocuo. l.o prenderebbe in mano e lo osserverebbe con
interesse. Un erpetologo penserebbe che la vostra risposta pro­
grammata era irrazionale, perché non tutti i serpenti sono peri­
colosi, e sarebbe rattristato dal latto die tante persone non pos­
sono avere il piacere di studiare creature cosi affascinanti. Stes­
so serpente, stesso stimolo, ma reazioni enormemente diverse.
Le nostre risposte agli stim oli ambientali sono davvero con
(rollate dalle percezioni, ma non tutte le nostre percezioni ap
156 I ji Biologia delle Credenze

prese sono esatte. Non rnrri i serpenti sono pericolosi! Sì. la


percezione “controlla” la biologia, ma come abbiamo visto le
percezioni possono essere vere oppure false. Q uind i, sarebbe
più corretto definire le percezioni che controllano il compor­
tamento ardenze.
Le credenze controllano la biologia!

Considerate bene l'im portanza di questa informazione.


Abbiam o la capacità di valutare consapevolmente le nostre ri
sposte agli stim oli ambientali e di cambiare le vecchie risposte
in qualunque m om ento... se entriam o in rapporto con la po­
tente mente subconscia (come spiegherò meglio nel C apitolo
7). N oi non siamo prigionieri dei nostri geni o dei nostri
comportamenti autolesionistici!

Com e m ente controlla il corpo

I e mie intuizioni sul latto che sono le credenze a controlla­


re la biologia si fondano sui miei studi sulla donazione delle
cellule endoreliali, le cellule che rivestono i vasi sanguigni. Le
cellule endoreliali che allevavo in coltura effettuano un costati­
le monitoraggio del proprio mondo e cambiano comporta­
mento in base alle informazioni che captano dall'ambiente.
Quando fornivo loro del nutrimento. Ir cellule si disponevano
in direzione di quel nutrim ento, con l'equivalente cellulare
delle nostre braccia aperte. Se invece creavo un ambiente tos­
sico. le cellule coltivate arretravano dallo stimolo, per proteg­
gersi daj^li agenti nocivi Concentrai allora le mie ricerche su­
gli interruttori della percezione della membrana che controlla­
no i cambiamenti di comportamento.
L'uinternirtorc" fondamentale che stavo studiando possiede un
recettore proteico che reagisce all’istamina, una molecola che il
Capitolo 5 Biologia e credenze 157

corpo usa in modo analogo a un segnale d'allarme localizzato.


Scoprii che ci sono dui tipi di interruttore. H 1 e H2. d ie rispon­
dono allo stesso segnale isrammico. Quando vengono attivati, gli
interrutrori dorati dei recettori H I deierminano una risposta di
protezione, lo stesso comportamento delle cellule in una coltura
tossica. Cili interruttori che contengono i ricertori H2 determina­
no invece una risposta dt crescila all’istamina, simile al comporta­
mento lidie editili in presenza di sostanze nutritizie nella coltura.
Verificai cosi d ie anche il seguale di risposta dd corpo a
un'emergenza generalizzata, l’adrenalina, possiede degli inter­
ruttori che evidenziano due diversi recettori sensibili all’adrena­
lina, deni alpha e beta. I recettori dell’adrenalina provocavano
nelle cellule esattamente gli stessi comportamenti suscitati dal-
l'istamina. Quando il recettore dell'adrenalina alpha la parte ili
un interruttore IM P, determina una risposta protettiva nd caso
in cui venga percepita l'adrenalina. Se invece è il recettore beta
a far parte dell’interruttore, lo stesso segnale adrenalinico attiva
una risposta di crescita |I ipton er al. 1992],
lutto dò era molto interessante, ma la scoperta più emozio­
nante lii quando introdussi simultaneamente istamina e adrenali­
na nelle mie colture dssutali: i segnali dell'adrenalina, prodotti dal
sistema nervoso centrale, scavalcavano i segnali deH'istarnina pro­
dotti a livello locale. ìi qui die entra in gioco la polirica comuni
tana descritta in precedenza. Immaginate di lavorare in banca. Il
direttore di settore vi dà mi ordine, poi arriva e il direttore gene­
rale e vi dà l'ordine opposto. Q uali seguitele? Se tenete al vostro
impiego, obbedirete all'ordine del direttore generale. Nella nostra
biologia le priorità I inizio nano in modo simile, in quanto le cel­
lule devono seguire gli ordini dd boss del sistema nervoso, anche
se quei segnali sono iti conflitto con gli stimoli locali.
I.a mia eccitazione derivava dal fatto che i miei esperimen­
ti dimostravano, a livello unicellulare, una verità valida anche
per gli organismi pluricellulari: la mente (che agisce attraver­
158 La) Biologia delle Credenze

so l'adrenalina prodotta d«d sistema nervoso centrale) scavalca


il corpo (che agisce attraverso il segnale locale dcH’isramina).
Avrei voluto spiegare a fondo le im plicazioni dei m ici esperi­
menti nella relazione riguardante la mia ricerca, rnn ai miei
collaboratori quasi venne un colpo apoplettico all’idea di in­
trodurre la relazione corpo-mente in una pubblicazione scien­
tifica di biologia cellulare. Così inserii un com m ento enigma­
tico sulla comprensione del significato dello studio, ma non
potei dire qual era questo significato. I miei collaboratori non
volevano che citassi la relazione corpo mente, perché la men­
te non è un concetto biologicamente accettabile. 1 bio-scien­
ziati sono newtoniani tradizionalisti: se non è materia, non
conta niente, l a “ m ente’ è un'energia non localizzabile, per­
ciò non interessa alla biologia materialistica. Purtroppo, que­
sto modo di vedere è una “credenza’ clic si è rivelata palese­
mente errata in un Universo quantistico!

PLwefoo: l'effetto delle credenze

Tutti gli studenti di medicina imparano, almeno di sfuggi­


ta, che la mente può influenzare il corpo. Im parano che alcu­
ne persone si sentono meglio quando credono (falsamente) di
stare assumendo delle medicine. Q uando i pazienti si sentono
meglio dopo aver inghiottito una pastiglia di zucchero, la me­
dicina lo chiama effetto pLiccbo. Il mio amico Kob W illiam s,
fondatore di P S IC H - K , una terapia psicologica su base ener­
getica, suggerisce che sarebbe più appropriato chiam arlo effet­
to percezione, lo lo chiamo effetto credenza, per sottolineare che
le nostre percezioni, vere o false d ie siano, hanno lo stesso im ­
patto sul nostro comportamento e sul nostro corpo.
Sono totalmente a favore dell’a r t o credenza perché costi­
tuisce una prova sorprendente della capacità di guarigione del
Capitolo 5 Biologia e credenze 1SO

oorpo-mcntc. Tuttavia l'effetto placebo, totalmente mentale,


viene associato dalla medicina ufficiale nel peggiore dei c u i a
medici fasulli, e nel migliore a pazienti deboli e suggestionabi­
li. l'effetto placebo è trattato in fretta e furia nelle aule di me­
dicina, perché gli studenti si concentrino di più sui veri snu-
m entidella medicina moderna: la farmacopea c la chirurgia.
I un errore madornale. I offerto placebo dovrebbe essere
uno dei temi principali trattati nelle facoltà di medicina, So­
no convinto che la formazione medica dovrebbe insegnare a
riconoscere il potere delle nostre risorse interiori, l a m edici­
na non dovrebbe liquidare il potere della mente come qualco­
sa di irrilevante rispetto al potere delle sostanze chim iche e del
bisturi, e abbandonare la convinzione elio il corpo e le sue par­
ti siano fondamentalmente stupidi e che abbiamo bisogno di
interventi esterni per conservare la salute.
L’effetto placebo dovrebbe essere l'oggetto dello sforzo della ri­
cerca modici più imporrante e più finanziato. Se i ricercatori riu­
scissero a scoprire come lar leva sull efferto placebo, fornirebbero
.11 modici uno strumento molto efficace, fondato sull'energia o pri
vo ili offerti collaterali. G li operatori energetici sostengono di pos­
sedere già questi strumenti, ma io sono uno scienziato e credo «.ho
più conoscenze acquisiremo sulla scienza dol placebo, più effica­
cemente potremo utilizzarlo in contesti clinici.
II motivo per cui la mente è stata cosi trascurata dalla nio
dicina ufficiale non è solo il pensiero dogmatico, ma sono an
che considerazioni economiche. Se il potere della mente può
davvero guarire il corpo, perche andare dal medico; e, cosa an­
cora bùi imporrante, perche dovreste avere bisogno di farmaci?
D ifatti, ho recentemento appreso con delusione d ie le case far­
maceutiche studiano i pazienti d ie reagiscono alle pastiglie di
zucchero allo scopo di escluderli dalle sperimentazioni cliniche.
I.e cause farmaceutiche sono ovviamente irritate dal latto che
in m olti dei loro test clinici i placebo, i ‘‘finti’ firm aci, si d i­
160 Lei Biologia dr Ile Credenze

illustrino altrettanto efficaci dei loro cocktail chim ici (Green­


berg 20031- benché le case farmaceutiche ribadiscano clic non
stanno cercando di rendere più facile l'approvazione da parte
degli enti governativi di farmaci inefficaci, è chiaro che l'effi­
cacia dei placebo è una minaccia per l’industria farmaceutica.
Il loro messaggio mi sembra chiaro: se non puoi battere leal­
mente i placebo, toglili semplicemente di torno!
C he i medici non siano stati addestrati .1 prendere iti con
siderazione l'im pano deH’efFetto placebo è paradossale, perché
alcuni storici della scienza sottolineano ampiamente che la
storia della medicina e in gran parte la storia dell'effetto pia-
cebo, A lungo i medici non sono stati in possesso di metodi
efficaci per combattere le malattie, e alcune delle cure più no­
te prescritte dalla medicina ufficiale del tempo comprendeva­
no i salassi, la cura delle ferire con l’arsenico e la proverbiale
panacea per rutti i mali: l’olio di ricino. Eppure m olti pazien­
ti, che prudenzialmente sono valutati attorno a un terzo della
popolazione particolarmente sensibile al potere curativo del-
l'ellcrto placebo, hanno tratto giovamento da quelle cure. Nel
mondo odierno, quando un medico in camice bianco prescri­
ve con risolutezza una cura, i pazienti credono che la cura fun­
zioni; ed è davvero cosi, che si tratti ili un farmaco o di una
pastiglia di zucchero.
Anche se la domanda carne (unzioni il placebo è stata so­
stanzialmente ignorata dalla medicina, recentemente alcuni
ricercatori tradizionalisti hanno rivolto l’attenzione a questo
punto. I risultati delle ricerche rivelano che non erano soltan­
to le strampalate cure ottocentesche a favorire l'effetto place­
bo, ma anche la sofisticata tecnologia della medicina moder­
na, compreso il più “concreto’ degli strum enti: la chirurgia.
Uno studio della Baylor School of M edicine pubblicato nel
2002 sul Neu> England Journal o f M ediane ha valutato gli in­
terventi chirurgici su pazienti afferri da gravi dolori alle ginoc­
Capitolo 5 - Biologia e credenze 161

chia (Moseley et .il. 2002J. Il principale aurore dello studio, il


dottor Brute Moscley. “sapeva" che la chirurgia del ginocchio
aiutava i suoi pazienti: «Tim i i bravi chirurghi sanno che in chi­
rurgia non esiste l’effetto placebo». M a lo studio mirava a sta­
bilire l’aspetto pin effic ace dell’intervento chirurgico. I pazienti
vennero divisi in ire gruppi. Nel primo, Moseley raschiò la car­
tilagine del ginocchio danneggiata. N el secondo, mise- .1 nudo
l'articolazione, eliminando del materiale ritenuto la causa del­
l'infiammazione. Entram bi sono interventi classici per la cura
dell aitin e al ginocchio. Il terzo gruppo lu sottoposto a un Tul­
io' intervento. Il paziente venne anestetizzato, Moseley lece tre
incisioni di routine, e parlò e agi come avrebbe latto durante un
vero intervento, spruzzò persino dell’acqua salata |>er simulare i
suoni del lavaggio del ginocchio. Dopo quaranta m inuti, ricuci
le incisioni come se avesse completato l'intervento. Ai tre grup­
pi venne prescritta la stc\ssa terapia postoperatoria, compreso un
programma di rieducazione.
I risultanti furono sorprendenti. E vero che i pazienti sot
toposti a vero intervento chirurgico migliorarono, com’era le­
cito aspettarsi, ma il gruppo placebo migliorò esattamente
come gli altri due! Nonostante si eseguano 650.000 interven­
ti chirurgici all’anno per l'artrite al ginocchio, a un costo di
circa 5000 dollari l’uno, per M oscley i risultati parlavano
chiaro: «La mia abilità di chirurgo non ha svolto alcun ruolo
sii questi pazienti; l'intero beneficio dell intervento chirurgico
per l'osteoartrite del ginocchio è dovuto all effetto placebo». I
notiziari televisivi dimostrarono vividam ente i sorprendenti
risultati riprendendo i pazienti del gruppo placebo che cam­
minavano e giocavano a basket, facendo cioè cose che affer­
mavano di non porer fare prima del ("in terven to chirurgico".
Per due anni, il gruppo placebo ignorò di avere subito un liu ­
to intervento. Un membro del gruppo. T im Perez, clic prima
dell’intervento doveva camminare appoggiandosi a un basto­
162 Lu Biologia delle ('re d cure

ne, ora gioca tranquillam ente a basket con i nipoti. In tervi­


stato al Discovery Health ( Channel riassunse il tema ili questo
libro dicendo: «In questo mondo tutto è possibile se vi appli­
cate la mente, lo so che la mente può davvero lare miracoli».
(ìli srudi hanno mostrato che le i let to placebo funziona an*
che nella cura di varie malattie, tra cut l'asma e il Parkinson.
Nella cura della depressione, i placebo sono delle celebrità, al
punto che lo psichiatra W alter Brown, della Brown University
School o f M edicine, ha proposto delle pillole placebo come
primo trattamento per i pazienti con depressione media o mo­
derata (Brow n 1998]. A i pazienti venne detto che avrebbero
assunto un lartnaco privo di principi arrivi, ma non per questo
meno efficace. Cili studi indicano quindi che, anche se i pa­
zienti sanno di non venire trattati con un vero farmaco, i pia
cebo funzionano ugualmente.
Una prova del potere del placebo è contenuta in un docu­
mento del Departm ent of I lealth and Hum an Services degli
Srari U niti. Il documento riporta che, nei casi di depressione
grave, la percentuale di miglioramento dei pazienti trattati
con farmaci c dei 5 0 % contro iì 3 2 % del gruppo placebo
|Horgan 1999|. M a forse persino questi risultati impressio­
nanti sottovalutano il potere dell’effelto placebo, perche gran
parte della popolazione esaminata in questi studi capisce di
stare assumendo il vero farmaco in quanro ne sperimenta gli
effetti collaterali, assenti invece nei gruppi placebo. Q uando
questi pazienti capiscono che stanno veramente assumendo il
farmaco, cioè quando com inciano .i credere di stare prenden­
do la pillola vent, diventano più esposti all’effetto placebo.
A causa deU’efTertivo potere del placebo, non stupisce che
l'industria degli antidepressivi, con un fatturato di X,2 miliardi
di dollari, venga attaccata da quanti accusano le case farmaceu­
tiche di gonfiare l'effettiva efficacia dei loro tarmaci In un arti­
colo apparso nel 2002 su Prevention & Treatment, rivista del­
Capitolo 5 - Bullonici e credenze 103

l'American Psychological Association, intitolato "Le nuove me­


dicine dell'imperatore” , il professor In mg Kirsch dell'università
del Connecticut sostiene che 180% dcH'effetto degli antide­
pressivi constatato nella sperimentazione può essere attribuito
all’effetto placebo (Kirsch et al. 2002). Nel 2001 Kirsch dovet-
re appellarsi alla legge sulla libertà di informazione, il Freedom
ol Information Act. per poter conoscere i risultali dei test clini
ci effettuati sui principali antidepressivi in commercio, dati che
il Food and Drug Adm inistration non metteva a disposizione.
Questi dati dimostrano che, in più della metà dei test sui sei an­
tidepressivi più diffusi, i farmaci non davano risultar! migliori
delle pillole di zucchero usate come placebo. Durante un inter­
vista al Discovery Health Channel, Kirsch lece notare che: "La
differenza tra la risposta ai placebo e la risposta ai farmaci è ri­
sultata mediamente minore di due punti su questa scala clinica
ch e va da cinquanta a sessanta. F una differenza minima, inin­
fluente dal punto di vista clinico».
Un altro fatto interessante sull’eftìcacia degli antidepressi-
\i è clic i test clinici hanno dato risultati sempre m igliori nel
corso degli anni, suggerendo che il loro 'effetto placebo’ è m
parte dovuto a un’abile operazione di marketing. Q uanto più
il miracolo degli antidepressivi è pubblicizzato dai media, tan­
to più essi diventano efficaci. Le convinzioni sono contagiose!
Oggi viviam o in una cultura in cui la gente credeihe gli an ti­
depressivi funzionino, quindi funzionano.
Un architetto di interni californiano, Janis ScJionfeld, che
prese parie a un test clinico sull’efficacia dell’EfFexor nel l ‘W ,
rimase “sbalordita quanto Perez quando la informarono che
aveva preso un placebo. Non soltanto le pillole di zucchero l a
vevano liberata dalla depressione di cui soffriva da trentanni,
ma le scansioni cerebrali a cui era stata sottoposta regolarmen­
te nel corso della sperimentazione rivelarono un sensibile au­
mento dell'attività della corteccia prefrontale [Leuchtet et al.
I (vi La Biologia delle Credenze

2002], I suoi miglioramenti non erano “solo nella sua te.sia".


Quando la mente cambia, la biologia ne viene assolutamente
influenzata. La Schonleld aveva avuro anche attacchi di nau­
sea, un normale effetto collaterale dcll'Effexor. Si tratta del Ti­
pico esempio di paziente che migliora con un placebo e che.
quando scopre che non è stato sottoposto a tarmaci, si con­
vince che evidentemente il personale medico si è sbagliato nel
mettere le etichette, perché “sapeva” benissimo di avere preso
una vera medicina. I*. insistette perché i ricercatori ricontrol-
lassero i loro documenti per accertarsi nel modo piti totale elic­
ici non stesse assumendo tarmaci.

N o c e b o : il potere delle credenze negative

Sebbene m olti medici siano consapevoli deU’etferto place­


bo, pochi hanno preso in considerazione le- sue implicazioni
riguardo all'autoguarigionc. Se il pensiero positivo può libera­
re dalla depressione o guarire un ginocchio danneggiato, con­
siderate gii errerti che possono avere i pensieri negativi sulla
vostra vita! Q uando la mente, grazie alla suggestione positiva,
porta a m iglioram enti di salute, si parla di elleno placebo; al
contrario, quando la stessa mente si intrattiene in suggestioni
negative, che possono ledere la salute, gli effetti negativi sono
chiam ati ‘‘effetto nocebo".
In m edicina, l’effetto nocebo può essere altrettanto poten­
te dell'effetto placebo, e questo è un fatto da tenere ben pre­
sente ogni volta che entrate in uno studio medico, tlo n le pa­
role e il com portamento, un medico può trasmettere messag­
gi che tolgono speranza al paziente, messaggi d ie a mio parere
sono totalmente ingiustificati. Albert Mason, ad esempio, ri­
tiene che la sua incapacita di comunicare ottim ism o ai pa­
zienti fu di ostacolo nella cura dei casi di ittiosi. Un altro
Cupiloto 5 H iolofiiti e credenze I fn

esempio è il potente contenuto nel l'affermazione: «Lei ha .sei


mesi di vira *. Se decidete di crederci. ir probabile che non vi
rimanga multo tempo in più da vivere su questa Terra.
H o citaro il programma del Discovery Health Channel del
2003 intitolato “ Placebo, la mente oltre la medicina" perché è
un buon compendio di alcuni dei casi più interessami della me-
dicina. Uno dei più toccanti fu quello di un medico di Nash­
ville, ( lifton Meador, d ie srudiò l’effetto nocebo per trent an­
ni. Nel 1974 aveva avuto un paziente. Sam [.onde, un com­
merciante ili calzature in pensione affetto da tumore all’esofago,
,t quel tempo considerato fatale al cento per cento. 1 uomo fu
curaro pei quel tipo di rumore, ma tutti nella comunità medi­
ca "sapevano" che il cancro all'esofago si sarebbe ripresentato.
Perciò, nessuno si sorprese quando Londe morì a distanza dì al­
cune settimane dalla diagnosi.
L i sorpresa arrivò dopo la morte di Londe, quando l’auto­
psia rilevò un numero lim itatissim o di c e llu le cancerogene,
certamente non sufficienti per ucciderlo. Erano presenti un
paio ili macchie nel fegato e un’altra nel polmone, ma non c ’e-
ra traccia del cancro all’esofago che rutti ritenevano responsa­
bile della sua morte. Meador disse durante il programma:
morto con il cancro, ma non a causa del cancro». D i che c<v-
s.1 era morto Londe, se la causa non era il cancro all’esofago?
Lra morto perche credeva che stesse per morire? Il caso conti­
nua a tormentare M eador a tre decenni dalla morte di Londe.
«Io ero convinto che avesse il cancro, lui era convinto di ave­
re il cancro, tutti intorno a lui erano convinti che avesse il
cancro... Sono stato forse io a togliergli la speranza?». Questi
tristi casi di nocebo suggeriscono che medici, genitori e inse­
gnanti possono togliervi la speranza riprogrammandovi a cre­
dere di essere im potenti.
Le convinzioni positive e negative non hanno solo un im ­
patto sulla salute, ma su ogni aspetto della vita. H en ry Ford
166 Lit liin ln g iti delle Credenze

aveva ragione riguardo a lf efficienza della catena di montag­


gio, e aveva ragione riguardo al potere della mente: «Se crede­
te di potere o se credete di non potere... avete ragione». Pen­
sate all uomo che bevve spavaldamente i batteri che secondo
la medicina ufficiale erano la causa del colera. Pensate alle per­
sone che cam m inano sui carboni ardenti senza bruciarsi. Se
tentennano nella loro credenza di poterti riuscire, si rirrovano
con i piedi ustionati. Le credenze sono come i filtri di una
macchina fotografica, che cambiano il modo in cui vedete il
mondo. E il vostro funzionam ento biologico si adatta a quel­
le vostre credenze. Se riconosciamo davvero il potere delle no-
stre credenze, abbiamo in mano la chiave della nostra libertà.
Non possiamo cambiare facilmente il nostro codice genetico,
ma possiamo cambiare la nosrra mente.
Durante le mie conferenze distribuisco due tipi di filtri co­
lorati ili plastica, uno rosso e uno verde. ( ìli spettatori .scelgo­
no un colore e guardano uno schermo bianco attraverso quel
filtro. Poi chiedo di dire ad alta voce se l'im m agine che proiet­
to su uno schermo genera in loro amore o paura. C hi indossa
il filtro rosso della “credenza vede i invitante immagine di un
cottage con la scritta “ Casa dell'Am ore” , fiori, un cielo terso e
il messaggio lo vivo nell’amore” . C h i ha preso il filtro verde
vede un cielo scuro e minaccioso, pipistrelli, serpenti, un lan-
rasma che incombe su una casa teda e buia, e le parole "lo vi­
vo nella paura". M i diverto sempre alla confusione che si
produce quando metà del pubblico grida “ lo vivo nell'amore»,
e l’altra metà, con la stessa sicurezza: «In vivo nella paura» in
risposta alla stessa immagine.
Poi li invito .1 scambiarsi i filtri colorati. Q uello che voglio
dimostrare è che potete scegliere che cosa vedere. Potete vede­
re la vita attraverso un filtro di credenze rosa che vi aiuteran­
no a crescere» oppure attraverso un filtro scuro che vi la vede­
re tutto nero e rende il vostro corpo-mente più vulnerabile al­
Capitolo 5 - Biologia e credenze 167

la malattia. Potete vivere una vira di paura oppure una vita


d'amore. A v o i la scelta! M a posso anticiparvi d ie, se sceglie­
te di vedere un mondo pieno d'amore, il vostro corpo rispon­
derà crescendo in salute: se invece scegliete di credere di vive­
re in un mondo oscuro e dom inato dalla paura, la salute del
vostro corpo sarà compromessa, perché vi chiudete fisiologi­
camente in una reazione di protezione.
Imparare a usare la mente per crescere è il segreto della v i­
ta-motivo per cui ho intitolato questo libro La Biologìa delle
Credenze, O vviam ente il segreto della vita non è affatto un se­
greto. Maestri come il Buddha e Gesù ci sranno raccontando
la stessa storia da m illenni, e ora la scienza sta andando nella
stessa direzione. Non sono i geni, ma le credenze a controlla­
re la nostra vita, oh voi di poche credenze!
Questo pensiero è una buona introduzione al prossimo ca­
pitolo, in l ni spiegherò perché vivere nell'amore e vivere nella
paura producano effetti opposti nel corpo e nella mente. M a
prima vorrei ribadire che non soltanto non c'è nulla di sba­
gliato nd vivere guardando attraverso le proverbiali lenti rosa;
anzi, queste lenti sono indispensabili al benessere delle vostre
cellule. I pensieri positivi sono il comandamento biologico per
una vita sana e felice. Nelle parole del Mahatma Gandhi:

Le lue convinzioni diventano i luoi pensieri.


I luoi pensieri diventano le lue parole.
Le lue parole divenlano le lue azioni.
Le tue azioni diventano le lue abitudini.
Le tue abitudini diventano i tuoi valori.
I luoi valori diventano il tuo destino.
Capìtolo 6

Crescita e protezione

L
'evoluzione ci ha dotati di numerosi meccanismi per la
sopravvivenza, che possiamo grossolanamente suddivide­
re in due categorie funzionali: la crescita e la protezione. Q ue­
sti meccanismi di crescita c protezione costituiscono i com ­
portamenti base di cui ogni organismo ha bisogno per soprav­
vivere. Sono sicuro che conoscete l'importanza di proteggere
voi stessi, ma può darsi che non vi rendiate conto che anche la
crescita è altrettanto indispensabile per la vostra sopravvivenza,
anche se siete persone adulte che hanno già raggiunto la com­
pletezza lìsica. O gni giorno, m iliardi di cellule del vostro cor­
po si consumano e devono essere sostituite. Ad esempio, l'in ­
tero rivestimento cellulare del vostro intestino viene sostituito
ogni settantaduc ore. Per mantenere questo costante ricambio
di cellule, il corpo ha bisogno di una notevole quantità di ener­
gia quotidiana.
O rm ai non vi stupirete più se dico che presi coscienza per
la prima volta dell'im portanza dei comportamenti di crescita
e protezione in laboratorio, dove l'osservazione delle cellule
individuali è stata spesso per me una fonte di intuizioni sul
pluricellulare corpo umano. Q uando clonavo cellule umane
170 Im i Biologia delle Credenze

endoteliali, esse si ritraevano dalle tossine che inrroducevo nel­


la coltura, esattamente come gli esseri umani scappano da­
vanti ai puma e ai teppisti in un vicolo buio. Al contrario, si
dirigevano verso le sostanze nutritizie, come fanno gli esseri
umani nei confronti della colazione, del pranzo, della cena e
dell'amore. Questi m ovim enti opposti sono le due risposte
cellulari agli stim oli am bientali. Dirigersi verso un segnale v i­
tale, come le sostanze nutritizie, rappresenta una risposta di
crescita; ritrarsi da segnali minacciosi, come le tossine, rap­
presenta una risposta di protezione. Va inoltre ricordato che
alcuni stim oli ambientali sono neutri, e non provocano né
una risposta di crescita né una di protezione.
Le mie ricerche a Stanford mi fecero capire che i compor
tamenti di crescita/protezione sono essenziali anche per la so
pravvtvetrza di organismi pluricellulari come l’uomo. M a c’è
un problema in questi opposti meccanismi di sopravvivenza
che si sono evoluti nel corso di m iliardi di anni; i meccanismi
di crescita e quelli di protezione non possono agire in modo
ottimale contemporaneamente.
In altre parole, ie celjuie non possono muoversi sim ulta­
nea mente in avanti e all’indictro. Le cellule dei vasi sanguigni
umani che ho preso in esame a Stanford rivelarono un’anato­
mia microscopica e una anatomia altrettanto microscopica,
ma completamente diversa, di risposta protettiva, C iò che
non potevano lare era assumere entrambe le configurazioni
contemporaneamente [Ljpron et al. 19911-
Con una modalità di risposta uguale a quella delle cellule,
l’uomo limita inevitabilmente i comportamenti di crescita quan­
do entra in una modalità protettiva. Se state fuggendo davanti .1
un puma, non è una buona idea investire energia in comporta­
menti di crescita. Per sopravvivere, cioè per sfuggire al puma,
chiamate a raccolta tutte le vostre energie per innescare una ri­
sposta “fight or flight (lotta o fuggi). Ridistribuire le riserve di
Capitolo fi Crescita e ptvlezione |7|

energia per alimentare la risposta protettiva causa inevitabilmen­


te una sospensione della crescita.
O ltre allo spostamento dell’energia nei tessuti e negli or­
gani im plicati in una risposta protettiva, un'altra ragione in i­
bisce la crescita. 1 processi di crescita richiedono uno scam­
bio aperto tra l’organismo e il suo ambiente. Ad esempio,
l’assorbimento del cibo e l'espulsione dei prodotti di scarto.
Invece, la protezione richiede una chiusura del sistema per
separare l'organismo dalla minaccia percepita.
I processi di crescita sono debilitanti non soltanto perché
consumano energia, ma anche perché ne richiedono la produ­
zione. H i conseguenza, una risposta protettiva prolungata in i­
bisci' Lì produzione di energia vitale. Quanto più i lungo rima­
nete in uno staro difensivo, tanto più compromettete la vostra
crescita. E addirittura possibile bloccare i processi di crescita al
punto che la frase "essere spaventati a morte” diventa una realtà.
Per fortuna, la maggior parte di noi non arriva mai al pun­
to di "essere spaventati a morte" A differenza delle cellule in ­
dividuali, la risposta crcscira/prorezionc negli organismi pluri­
cellulari non è un aur-aut: non tutti i nostri ^0 trilioni di cel­
lule devono essere in fase di crescita o di protezione nello stesso
momento. L i proporzione di cellule impegnate in una risposra
di protezione dipende dalla gravità della minaccia percepita.
Potete sopravvivere allo stress derivante da queste minacce, ma
l imbi/ione cronica dei meccanismi di crescita compromette
gravemente la vostra vitalità. E anche importante notare che,
per sperimentare pienamente la vitalità, non basta liberarsi dai
fattori di stress.
Nel continuum crescita/protezione, eliminare i fattori di
stress vi pone soltanto in un punto neutro. Per crescere rigo­
gliosamente, non dobbiamo soltanto eliminare i fattori di
stress, ma cercare attivamente una vira gioiosa, piena di amore
e gratificazione, che stimoli i processi di crescita.
172 Lei Biologia delle Credenze

Biologia d c lU dilesa del te rrito rio

Negli organismi pluricellulari, i comportamenti di cresci­


ta/protezione sono controllati dai sistema nervoso. È compito
del sistema nervoso monitorare i segnali ambientali, interpretar­
li e organizzare le appropriate risposte comportamentali In una
comunità pluricellulare, il sistema nervoso è come un governo
che organizza le attività dei suoi cittadini-cellule. Quando il si­
stema nervoso riconosce un lartoredi stress ambientale, allerta la
comunità delle cellule riguardo al pericolo imminente.
D i fatto, il corpo è dotato di due distinti sistemi di prote­
zione. entrambi essenziali per la difésa della vita. Il primo mo­
bilita la dilesa dalle minacce esterne, e si chiama asse ipotalam i'
co-ipolìsiario-surrenalico (H P A ). In assenza di pericoli, l asse
H P A è inattivo ed è attiva la crescita. Ma quando Hpotalamo
del cervello percepisce una minaccia ambientale, chiama in cau­
sa l’asse H P A inviando un segnale all'ipofisi o ghiandola pitui­
taria. la "ghiandola di comando” che ha il compito di mobilita­
re i cinquanta trilioni di cellule della comunità per affrontare la
minaccia incombente.
Pensiamo ili nuovo al meccanismo stimolo/risposta delle
proteine rcccrtori-cffettori della membrana cellulare: I ipotala­
mo e l'ipofisi sono i loro equivalenti comportamentali. Analo­
gamente alla proteina recettore. I ipotalamo riceve e riconosce i
segnali ambientali; e la funzione dcH’ipolisi è simile a quella
della proteina effettore in quanto mette in azione gli organi del
corpo. In risposta a una minaccia esterna, l'ipofisi invia un se­
gnale alle ghiandole surrenali, informandole della necessità di
coordinare la risposta fight or flight.
1 dettagli tecnici del modo in cui avviene l'attivazione del­
l’asse 1IPA da parte degli stim oli di stress si susseguono in una
semplice concatenazione: in risposta alle percezioni di stress
registrate nel cervello, I ipotalamo secerne un fattore di d i­
Capitolo 6 Crescita e proiezione I 3

stacco di corticotropina ( C R I) diretto all'ipofisi. Il C R F atti­


va speciali cellule dell'ipofisi inducendole a secernere degli or
moni adrenocorticotropic-
! (A C T H ) nel sangue. G li A G I H a
loro volta raggiungono le ghiandole surrenali, dove fungono
da segnale per attivare la produzione degli orm oni surrenali
figbl-flight. Questi orm oni dello stress coordinano la funzione
degli organi del corpo, fornendoci una grande energia fisiolo­
gica per combattere il pericolo o per fuggire.
Una volta che l'allarme surrenalico è suonato, gli ormoni
dello stress rilasciati nel sangue costringono i vasi sanguigni del
tubo digerente, forzando il sangue, fornitore di energia, a irro­
rare piuttosto i tessuti delle braccia e delle gambe, le parti del­
l'organismo che ci consentono la biga. Prim a di essere inviato
alle estremità, il sangue era concentrato negli organi viscerali.
174 La Biologia delle Credenze

l*i ridistribuzione del sangue viscerale agli arri per attivare la ri­
sposta fìght-flìght determina un'inibizione delle funzioni relati­
ve alla crescita: senza il nutrimento del sangue, gli organi visce­
rali non possono funzionare correttamente e interrompono le
funzioni virali come la digestione, l'assimilazione, l’escrezione e
altre funzioni collegate alla crescila cellulare e alla produzione
delle riserve ili energia ilei corpo. Q uindi, la risposta allo stress
inibisce i processi ili crescita e compromette ulteriormente la
sopravvivenza del corpo, perché va a interferire con la produ­
zione delle riserve di energia vitale.
La seconda protezione ilei corpo è il sistema im m unitario,
che ci difènde dalle minacce che hanno origine sorto la pelle,
come quelle causate dai batteri e dai virus. Q uando si m obili­
ta, il sistema im m unitario può consumare gran parte delle ri­
serve energetiche del corpo. Per larvi un’idea dell'energia con­
sumata dal sistema im m unitario, pensate a quanto vi sentite
deboli quando state combattendo contro un’influenza o un
raffreddore. Q uando l asse PIPA m obilita il corpo in una ri­
sposi.! fig h t or flight, gli orm oni surrenali ci reprimono diret-
tamente l’azione del sistema im m unitario per conservare del­
le energie di riserva. G li orm oni dello stress sono cosi efficaci
nel lim itare l’attività del sistema im m unitario che vengono
dati ai pazienti che ricevono un trapianto perché il loro siste­
ma im m unitario non rigerri i tessuti estranei.
Perché il sistema surrenalico dovrebbe annullare il sistema
im m unitario? Im m aginate ili essere sotto una tenda nella sa­
vana africana, con un’infezione batterica e una terribile diar­
rea. Sentire il rauco ruggito di un leone fuori dalla vostra ten
da. Il cervello deve prendere una decisione: qual è la minaccia
maggiore? Non vi servirà a molto sconfiggere i batteri se la­
sciate che il leone vi sbrani. Perciò il vostro corpo interrompe
la lotta contro l’infezione e raccoglie le energie per la risposta
di fuga, allo scopo di evirarvi un incontro ravvicinato con il
C ap ito lati Crescita e protezione l 7S

Icone. Una conseguenza secondaria dell'attivazione dell'asse


I II'A è quindi la sua interferenza con la nostra capacità di
combattere la malattia.
1 attivazione dell’asse H P A interferisce anche con la capacità
di ragionare lucidamente. L’elaborazione d e lle informazioni
nella corteccia prefrontale, il centro delle facoltà del ragiona­
mento e della logica, è molto più lenta dell'attività riflessa con­
trollata dal rombentefaJo. In una situazione di emergenza, più
c rapida l'elaborazione delle informazioni e più probabilità Ita
l’organismo di sopravvivere. G li ormoni surrenali dello stress
restringono i vasi sanguigni del proenccfalo, riducendone la ca­
pacità operativa. Inoltre, gli ormoni reprimono l'attività della
corteccia cerebrale premontale, il centro dell’attività costieri le e
volitiva. Nelle situazioni ili emergenza, il flusso sanguigno e gli
ormoni attivano il rombenccfàlo, la sede dei riflessi di sopravvi­
venza che controlla il comportamento fight or flight. Se da un
lato ò necessario che i segnali ili stress si sovrappongano allatti-
vità piii lenta della mente conscia allo scopo di aumentare le
possibilità di sopravvivenza, dall’altro ciò avviene al prezzo di
una minore ton&tpevolezs&i c di una ridotta capacita di ragio­
namento |Takamatsu et al 2003; Arnsten e Goldm an Rakii
1998; Goldstein et al. 1996).

La p.Mii A uccide

Ricordare l'espressione atterrirà dei miei studenti dei Caraibi


quando tallirono il primo test, l'equivalente scolastico di un leo­
ne affamato? Se avessero mantenuto quel l'atteggiamento di pau­
ra, vi garantisco c h e l'esito degli esami finali sarebbe staro dav­
vero disastroso. 1 j verità è che la paura rende ottusi. G li inse­
gnanti Io sanno benissimo: lo stress legato all’esame paralizza gli
studenti c lic , con mani tremanti, scrivono risposte sbagliate per­
176 La Biologia delle i redenze

che il panico impediste loro ili accedere alle informazioni im ­


magazzinale nel cervello, frutto ilei lavoro ili un intero semesrrc.
Il sistema H P A e un meccanismo molto efficiente per ge­
stire lo stress acuto, ina questo sistema ili protezione non è
stato concepito per essere attivato in continuazione. Nel m on­
do odierno, la maggior parte degli stress non si presenta sotto
forma di “ minacce" intense e concrete, facili da identificare e
a cui reagire immediatamente. Siamo costantemente assediati
da una quantità ili preoccupazioni irresolubili riguardo la no­
stra vita personale, il lavoro e la nostra com unità globale, la­
cerata dalle guerre. Questo tipo di preoccupazioni non m i­
naccia in modo immediato la nostra sopravvivenza, ma può
attivare ugualmente l'asse H P A determinando una notevole
produzione cronica di orm oni dello stress.
Per capire gli cilen i negativi della presenza prolungata di
adrenalina, facciamo l’esempio di una gara di corsa. G li atle­
ti. ben allenati e in forma, si dispongono sulla linea di par­
tenza. Al comando: «Ai vostri posti!», si inginocchiano, ap­
poggiano le mani a terra e premono i piedi contro i blocchi ili
partenza. A i comando: «Pronti!», i muscoli degii arieti si con­
traggono. mentre tutto il corpo poggia sulle dita delle mani e
sulla punta dei piedi. Nella posizione “ pronti” , il corpo pro­
duce gli orm oni adrenalinici che favoriscono la “ fuga" poten­
ziando i loro muscoli per il diffìcile com pito che li aspetta.
Mentre gli atleti sono in attesa del comando: «Via!», il corpo
si tende nell anticipazione. In una gara normale, la tensione
dura soltanto un secondo o due, prima dell'ordine: «Via!». Ma
nella nostra gara immaginaria l'ordine «Via!», che farebbe
scattare gli atleti, non arriva mai. G li atleti rimangono ai bloc­
chi di partenza, con il sangue pieno di adrenalina e il corpo
teso nello sforzo di prepararsi a una corsa che non avverrà
mai. Per quanto in torma siano, nel giro di pochi secondi crol­
leranno fisicamente per lo sforzo.
C apiti ilo 6 - Crescita e proiezione 177

Noi viviamo nd mondo di un continuo «Pronti!», e le ricerche


indicano sempre meglio che il nastro stile di vita basato su un io-
stante srato di allerta ha gravi conseguenze sulla salute. I fattori di
stress quotidiani attivano continuamente l’asse l l l ’A, preparando
il nostro corpo all'azione. Ma, a differenza degli atleri, il nostro
stress deriva dalle pressioni prodone da paure e preoccupazioni
croniche. Quasi nine le principali malattie acquisite sono collega­
ti alio stress cronico (Segerstrom e M iller 2004; Kopp e Rérhelvi
2004; M cEwen e 1-asky 2002; M cEw cn e Secman 1W 9].
In uno studio rivelatore pubblicato nel 2003 su Science veni­
vano esaminati i motivi per cui i pazienti che assumono antide­
pressivi SS R I come il Prozac e lo Zololt non manifestano m i­
glioramenti immediati. Intercorre in genere un intervallo di al­
meno due settimane fra l’inizio dell'assunzione del farmaco e i
primi segni di miglioramento, l o studio ha rivelato che le perso­
ne depresse soffrono ili una strana .isscnza di divisione cellulare
nell'area dd cervello chiamata ippocampo, una sezione del siste­
ma nervoso legata alla memoria. Le cellule dell'ippocampo riatti­
vano la divisione cellulare quando la persona inizia a sperimenta­
re ii cambiamento di umore indotto dai farmaci S S R I, settimane
dopo l’inizio del regime farmacologico. Questo e altri studi sii
dono la teorìa secondo cui la depressione è semplicemente il pro­
dotto di uno "squilibrio chimico” che colpisce la produzione, da
parte dd cervello dei segnali chim ici monoammine, nel caso .spe­
cifico la serotonina. Se fosse davvero così, semplice, i farmaci
SSR I ripristinerebbero immediatamente lo squilibrio chimico.
Sempre più ricercatori indicano ncU'inibiziniie della cresi ita
neuronaie a opera degli ormoni dello stress la causa della depres­
sioni Infatti, nelle persone cronicamente depressi l'ippocampo
prefrontale e la corteccia, che è il centro delle (unzioni intelletti­
ve superiori, sono fisicamente rimpiccioliti. In un articolo su
Science leggiamo: «Negli ultimi anni, l’ipotesi monoammina ì
stara sostituita dall’ipotesi stress, che postula che Li depressione si
I "8 lu i filolog ia ile i le Credenze

instauri quando il meccanismo cerebrale dello stress entra in so-


vtafiàticamenro. In questa teoria è l’asse ipotalamico-ipofisiiirio-
surrenalico (H P A ) a svolgere il ruolo principale" [1 lolden 200,3].
L'effetto dell’asse H P A sulla comunità cellulare rispecchia lef-
fetto dello stress su una popolazione umana. Immaginate una co­
munità in tensione come ai tempi della guerra fredda, quando la
paura di un attacco nucleare sovietico pesava come un macigno
sulla mente degli americani. Com e le cellule di un organismo
pluricellulare, i membri di questa "società della guerra fredda'
continuano a svolgere attivamente i compiti che contribuiscono
alla crescita della comunità, e di solito vanno d’accordo tra loro.
Le industrie producono, i costruttori edificano nuove case, i ne­
gozi sono pieni di cibo c i bambini vanno regolarmente a scuola.
L i comunità è in uno staro di salute e crescita, e i suoi membri
cooperano costruttivamente per un fine comune.
Improvvisamente, il suono della sirena ili allarme scuote la
città! Tutti abbandonano il lavoro e cercano scampo nei rifu­
gi antiaerei. L'arm onia della com unità va in pezzi, poiché gli
individui pensano solo alla propria sopravvivenza, lottano per
farsi strada m un rifugio. Dopo Cinque m inuti, suona il se­
gnale di cessato allarme. I membri della com unità tornano al
lavoro riprendendo la vita normale.
M a che co.sa accadrebbe se suonasse la sirena, i cittadini cor­
ressero nei rifugi e non arrivasse mai segnale di cessato allarme? La
gente rimarrebbe all'infinito in una posizione di protezione, e per
quanto tempo riuscirebbe a mantenerla? Alla fine la comunità col-
lasserebbe per mancanza ili cibo e acqua Lino alla volta, anche i
piti Ioni morirebbero, perche lo stress cronico è debilitante. Una
comunità può facilmente sopravvivere a uno stress ili breve dura­
ta, come un attacco aereo, ma uno stress troppo prolungato cau­
sa l'interruzione della crescita e il crollo della comunità.
Un altro esempio dell'impatto dello stress sulla popolazione è
la tragedia dell ! 1 settembre, l ino al momento dell'attacco tet ro-
C'apiloin fi - C rest ila c p rotezion e 17l)

ristico, il paese era in uno stato di crescita. Poi, subito dopo l’at­
tacco, appena la notizia si sparse in tutta la nazione, abbiamo tut­
ti sperimentato un senso di minaccia alia nostra sopravvivenza.
L’impatto delle dichiarazioni governative che sottolineavano la
continua presenza del pericolo nella scia dell attacco» III simile al­
l'effetto dei segnali adrenalinici: fece passare i membri della co­
munità americana da uno stato di crescita a uno stato di prote­
zione. Dopo alcuni giorni di panico, la vitalità economica del
paese era cosi compromessa die il presidente dovette intervenire.
Per stimolare la ripresa della crescita, il presidente continuò a ri­
petere: «L'azienda America è aperta». C i volle un po’ perché la
paura finisse e l'economia si riprendesse, luttavia, la minaccia ter-
mrisrica residua sta ancora debilitando la vitalità dell America. In
quanto nazione, dovremmo considerare con maggiore attenzione
il modo in cui la paura di atti terroristici sta minando la qualità
della nostra vita. In un certo senso i terroristi hanno già vinto,
poiché sono riusciti a spaventarci, spingendoci verso un atteggia­
mento cronicamente difensivo e devitalizzante.
Suggerisco anche a voi di esaminare come le vostre paure, e i
comportamenti di protezione che ne derivano, condizionino ìa
vostra vita. Q uali paure ostacolano la vostra cresdta? Da dove
vengono queste paure? Sono necessarie? Sono restii? Contribui­
scono a una vita più piena? Tratterò più ampiamente le paure e
la loro origine nel prossimo capitolo, dedicato dia genitorialità
consapevole. E controllando le nostre paure che possiamo ri­
prendere il controllo della nostra vita. Il presidente Roosevelt co­
nosceva bene la natura distruttiva della paura c scelse con cura le
parole che indirizzò dia nazione, stretta tra la Grande Depressio­
ne e una guerra mondiale imminente: «Non c’è nulla di cui ave­
re paura, se non la panni stessa », l asciar andare le paure è il pri­
mo passo verso una vita più piena e più appagante.
Genitorialità consapevole:
i genitori come ingegneri
genetici

I g enitori sono im po rtan ti

inoscete senza dubbio la seducente idea secondo la quale,


C ina volra che i genitori hanno trasmesso ai tìgli il proprio
patrimonio genetico, possono sedersi tranquillamente in poltro­
na. basta soltanto che non abusino dei figli, che li nummo e li
vestano, aspettimelo di vedere dove li condurrà il loro program­
ma genetico. Questa idea consente ai genitori di continuare la
loro vita precedente ili non-ancora-genitori: devono soltanto
parcheggiare i figli alla scuola materna o chiamare una babysit­
ter. È un’idea attraente pei genitori troppo impegnati e/o pigri.
Ed è anche attraente per i genitori come me, che hanno fi­
gli biologici con personalità radicalmente contrastanti tra lo­
ro. ( .redevo che le mie figlie fossero diverse perché hanno ere­
ditato differenti gruppi di geni al momento del concepimen-
ro: un processo di selezione casuale in cui la loro madre e io
non avevamo nessuna parte. I )opo nitro, pensavo, sono ere-
182 Lui b io lo g ia d elle C redenze

scinte nello stesso ambiente (educazione), perciò la ragione


della loro diversità doveva essere la Natura (i geni).
M a oggi so che la realtà c molto diversa. Le scienze ili fron­
tiera stanno confermando ciò che le madri e i padri illum ina­
ti hanno sempre saputo, e cioè che i genitori contano davvero,
a dispetto dei best-seller sull'argomento che cercano di con­
vincerci del contrario. Per citare il dottor Thom as Verny. un
pioniere nel campo della psichiatrìa prenatale e perinatale: «Le
conclusioni .1 cui si è giunti dopo decenni di ricerca dim o­
strano al ili là dì ogni dubbio che i genitori hanno un influsso
enorme sulle caratteristiche mentali e fisiche dei tigli che alle­
vano- [Verny e K elly 19811.
Il condizionamento ha inizio, secondo Verny, non dopo la
nascita dei figli, ma P R IM A . Quando Verny ha avanzato per
primo l'ipotesi che l’influsso dei genitori si estenda addirittura
.il grembo materno, nel suo libro fondamentale del 1981. The
Secret Life o f the Unborn Child[ le prove scientifiche erano an­
cora a uno stadio preliminare e gli “esperti” erano scettici. Poi­
ché la scienza riteneva che il cervello umano diventasse funzio­
nale soìo dopo la nascita, si dava per scontato che feti e neona­
ti non possedessero una memoria e non sentissero dolore.
Dopo tutto, notava Freud coniando il termine "amnesia infan­
tile ”. la maggior parte delle persone non ha ricordi anteriori .11
tre o ai quattro anni di età.
Tuttavia gli psicologi sperimentali e i neuroscienziati stan­
no demolendo il mito secondo cui i bam bini non sono in gra­
do di ricordare, e quindi di imparare, e di conseguenza il con­
cetto che i genitori siano sem plici spettatoti della v itj dei lo­
ro figli. Il sistema nervoso fetale e infantile ha ampie capacità
sensoriali e di apprendimento, e un tipo di memoria che i
neurologi chiamano memoria im plicita. Un altro pioniere-
delia psicologia prenatale e perinatale, D avid Cham berlain,
scrive nel suo libro 7 he M ind o f Your Newborn Baby, «La ve-
C a p ito lo 7 G en iio ria lità c o n sa p evo le... 183

ina è- clic molte delle nostre convinzioni tradizionali riguardo


.11 bambini sono false. Non sono esseri semplici, ma piccole
creature complesse e senza età, dotare di pensieri di insospet-
tata ampiezza» [Cham berlain 1998].
Queste piccole creature complesse hanno una vira prenatale in­
trauterina che influenza profondamente il loro stato di salute e il
comportamento futuro: " L i qualità della vita nell'utero, la nostra
dimora temporanea fino .il momento della nascita, programma la
nostra predisposizione alle malattie coronariche, all'ìctus cerebra­
le. al diabete, all’obesità c a una quantità di altri fattori che po­
tranno verificarsi nel corso della vita», scrive il dorror Peter W .
Nathaniels/ in U fi in the Wnmh: The Origin o f/ lealth and Disea­
se INathanielsz 1999]. Recentemente, una gamma ancora più am­
pia di disturbi cronici dell'età adulta, come l’ostcoporosi, i disor­
dini mentali e le psicosi, è stata strettamente col legata al periodo
ili sviluppo prenatale e perinatale [Gluckman e 1lanson 20041.
Il riconoscimento del ruolo dell'ambiente prenatale nella
formazione delle malattie costringe a riconsiderare il determini­
smo genetico. Nathanilcsz scrive «Ci sono sempre piit provi­
ene la programmazione dell;ì salute della vira intera attraverso le
condizioni intrauterine è altrettanto, se non più importante dei
nostri geni nel determinare il nostro rendimento mentale e fisi
che. Miopia genetica h il termine che meglio descrive la visione
corrente e più diffusa secondo la quale la salute e il destino del­
la nostra vita dipendono totalmente dai geni... In contrasto
con il relativo fatalismo della miopia generica, la comprensione
dei meccanismi clic soggiacciono alla programmazione della
qualità della vita intrauterina ci può aiutare a migliore l'ingres­
so nella vita dei nostri figli e dei figli dei nostri figli».
I “meccanismi' di programmazione a cui fa riferimento Na-
thanilesz sono i meccanismi epigenetici già discussi, grazie ai
quali gli stimoli ambientali controllano l'attività generica. C o­
me sostiene Nathanilesz, i genitori possono migliorare l’am-
184 lui B iologia d r Ile ( m lr iiz r

bieme prenatale e in questo modo agire* da ingegneri genetici


nei confronti dei figli. L'idea che i genitori possano trasmettere
cambiamenti ereditari dalla propria vita ai loro figli è ovvia­
mente un concetto lamarckiano in conflitto con il darwinismo.
Nathaniles/ è uno degli odierni scienziati dotati di sufficiente
coraggio per invocare In L maiuscola per Lamarck: "Il passaggio
rransgeneiazionale dei caratteri attraverso vie non generiche è
una realtà. Lamarck aveva ragione, sebbene la trasmissione
transgenerazionale dei caratteri acquisiti avvenga attraverso
meccanismi che ai suoi tempi erano sconosciuti».
La capacità di risposta degli individui alle condizioni un-
bientali percepita dalla madre prim a della nascita consente di
ottimizzare lo sviluppo genetico e fisiologico nel corso del
processo di adattamento allam bicnre che li aspetta. M a la
stessa plasticità epigenetica dello sviluppo umano che favori­
sce la vita può prendere una piega sbagliata e condurre a una
serie di malattie croniche in età adulta se l'individuo speri­
menta situazioni ambientali e alim entari avverse durante il
periodo di sviluppo fetale e neonatale [Bareson er al. 2004).
Le influenze epigenetichc continuano anche dopi) la nasci­
ta del bambino, perché i genitori continuano a influenzare
l'ambiente del figlio. In particolare, le nuove affascinanti ricer-
i he danno grande importanza al ruolo positivo dei genitori
nello sviluppo del cervello: «Per il cervello in via di sviluppo
del bambino, la società fornisce le esperienze più significative
influenzando l'espressione genetica, che determina il modo in
cui i neuroni si col legano tra loro nella costruzione delle reri
neuronali che danno origine all'attività mentale», scrive il dor-
tor Daniel J. Siegel in The Developing M ind |Siegel 1 W )|. In
altre parole, i bambini richiedono un ambiente stimolante per
attivare geni che sviluppino un cervello sano. I genitori, come
dimostrano le recenti ricerche, continuano ad agire come in­
gegneri genetici anche dopo la nascita dei tìgli.
C a p ito lo 7 ■ G ftiilo ria lilà con sa pevole.. 18^

L a p ro g ram m a/ione genitoriale:


il potere della m ente subconscia

Voglio raccontarvi come anch'io, clic mi includo nella ca­


tegoria delle persone nun preparate ad avere dei figli, sono
giunco a mettere in discussione le mie più radicate convinzio­
ni sul ruolo dei genitori. Non sarete certamente sorpresi di sa­
pere che ho com inciato la mia revisione ai Caraibi, dove si ve­
rificò anche il mio passaggio alla Nuova Biologia. In realtà, la
mia nuova valutazione fu ispirata da un evento sfortunato, un
incidente m otociclistico. Stavo andando a tare lezione quan­
do, a causa della velocità, uscii di strada in una curva. La mo­
lo si rovesciò. Per fortuna avevo il casco, perché sbattei vio ­
lentemente la te.sta. Rim asi privo di sensi per una buona
mezzora, e per qualche tempo i miei studenti e colleglli pen­
sarono che fossi morto. Q uando rinvenni, mi sentivo come se
avessi tutte le ossa rotte.
Nei giorni successivi non riuscivo quasi a camminare, e
quando ci provavo sembravo una versione uggiolante del gob­
bo di N otrc Dame. O gni passo mi ricordava dolorosamente che
“ la velocità uccide” . Mentre, un pomeriggio, mi trascinavo fa­
ticosamente fuori dall'aula, uno di i miei studenti mi consigliò
di tarmi vedere dal suo compagno ili stanza che era anche un
chiropratico. Com e ho spiegato nell'ultim o capitolo, non solo
non ero mai andato da un chiropratico, ma nella mia comunità
allopatica mi era staro insegnato a considerare i chiropratici dei
ciarlatani. M a quando si ha così male, e ci si trova in un am­
biente non familiare, si è disposti a provare cose clic normal­
mente non si prenderebbero neppure in considerazione.
Nello studio improvvisato ilei chiropratico, rappresentato
dalla sua stanza, venni iniziato alla kincsiologia. nota popolar­
mente come test muscolare. Il chiropratico mi disse di stende­
re il braccio i resistere alla pressione verso il basso che avrebbe
186 La B io lo g ia d elle C redenze

esercitato. Non fu difficile resistere alla legger i lor/.a che applicò


.il mio braccio. Poi mi chiese «.li stendere il braccio e lare di nuo­
vo resistenza mentre dicevo: «M i chiamo Bruce». Anche questa
volta, non feci .ili una latita a resistergli, e stavo cominciando a
pensare che i miei colleglli avessero ragione quando dicevano
che questi erano fuori di testa. Dopodiché, il chiropratico mi
disse ili stendere il braccio e lare resistenza alla pressione dicen­
do con serietà: «M i chiamo Mary». Con mia meraviglia, il brac­
cio cedette nonostante la mia forre resistenza. «Aspetta», dissi,
«forse non ho latto abbastanza resistenza, prova ili nuovo». 1
cosi riprovammo. Questa volta mi concentrai ancora di più cer­
cando di resistere alla sua pressione; ma dopo aver ripetuto «M i
chiamo M ary», il mio braccio cadde come un sasso, l o studen­
te, che in quel momenro era diventato il mio insegnante, mi
spiegò che, quando la mente conscia esprime una convinzione
in conflitto con una “verità" precedentemente appresa e regi­
strata nella mente subconscia, il conflitto mentale si esprime at­
traverso un indebolimento della muscolatura.
Con mio stupore, realizzai che la mia mente conscia, che ave
vo esercitato con tanta sicurezza nelPambiente accademico, non
era più sotto il mio controllo nel momento in cui pronunciavo
un'opinione diversa dalla verità immagazzinata nella mia mente
inconscia. La mente inconscia stava boicottando gli sforzi della
mente conscia per tenere fermo il braccio mentre dicevo di chia­
marmi Mary. Fui stupito di scoprire che esisteva un'altra “ men­
te". un’altra fòrza, the co-pilotava la mia vita. Ma ancora più
sconvolgente era il fatto che questa mente nascosta, la mente di
cui sapevo pochissimo (salvo ciò di cui si parlava nella teoria psi­
cologica) era di latto più forte della mente conscia, proprio co­
me sosteneva Freud. Così, il mio primo consulto ila un chiro­
pratico si rivelò un'esperienza rraslormatrice. Avevo imparato
che i chiropratici possono collegarsi al potere di guarigione in­
nato nel corpo umano usando la kinesiologia per ottenere dei
C api loin 7 • G en ilo ria lilà c o n sa p e v o li... 187

riallineamenri m irali della spina dorsale. Dopo alcuni semplici


riallineamcnti vertebrali sul tavolo del "ciarlatano”, uscii dalla
stanza come un uomo nuovo, e senza prendere medicine. T . so­
prattutto, avevo preso contatto con “ l'uomo dierro le quinte", la
mia mente subconscia!
Mentre lasciavo il campus, la mia mente conscia era in ler-
mcnto riguardo alle implicazioni del potere superiore della
mente subconscia che rni era sempre rimasta nascosta. Associai
quelle riflessioni alle mie conoscenze di fisica quantistica, che mi
avevano insegnare che i pensieri sono in grado di influenzare i
compoi lamenti in modo più efficace delle molecole materiali. Il
mio subconscio “sapeva" che il mio nome non era M ary e re­
cale itrava di fronte alla mia insistenza che lo fosse. C he cos’altro
sapeva" la mia mente subconscia, e come l'aveva imparato?
Per capire meglio che cos'era successo dal chiropratico, per
prima cosa mi rivolsi alla neuroanatomia comparativa, secon­
do la quale quanto più in basso si trova un organismo nella
scala evolutiva, tanto meno è sviluppato il suo sistema nervo­
so, e di conseguenza tanto più deve fare affidam ento sul com ­
portamento pre-programmato (la natura). Le falene volano
verso la luce, le Tartarughe di mare ritornano sempre alla stes­
sa isola per deporre le uova in un momento stabilito, le ron­
dini ritornano a Capistrano in un giorno specifico, ma per
quanto ne sappiamo nessuno di questi organismi sa perché si
comporta in quel determinato modo. Questi comportamenti
sono innati, geneticamente inseriti all'interno dell’organismo
e sono classificati come istinti.
G li organismi che si trovano più in allo sulla scala hanno
sistemi nervosi più complessi, controllati da cervelli di di­
mensioni sempre maggiori che consentono di acquisire mo­
delli com portam entali complessi attraverso l'apprendimento
(educazione). 1j complessità di questi meccanismi di appren­
dim ento ambientale culm ina presumibilmente nell'uom o, in
188 L i liin lo g ia tifile C r e d a n e

am a siila scala evolutiva, o almeno v ìl ìiio alla cima. Secondo


gli amrnpoiogi Em ily A. Sclm ltz c Robert H . I avenda: «Per
quanto riguarda la sopravvivenza, l’uomo è più dipendente
dall'apprendim ento di qualunque altra specie. Ad esempio,
non abbiamo istinti che automaticamente ci proteggano e ci
procurino cibo e riparo» (Scluilz e I avenda 19X7],
O vviam ente abbiamo anche noi degli istinti com porta­
mentali innati: pensate all'istinto del bambino di succhiare, di
ritirare velocemente la mano dal fuoco e ili nuotare .sponta­
neamente appena messo in acqua, (ili istinti si (ormano al­
l'interno dei comportamenti fondamentali per la sopravvi­
venza di tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla cu l­
tura a cui appartengono o dall'epoca storica in c u i sono nari.
Tutti nasciamo con la capacità di nuotare, e i neonati sanno
nuotare con l’eleganza di un delfino a pochi istanti dalla na­
scita. M a i bambini imparano presto la paura dell'acqua dai
genitori: osservate la reazione di un genitore quando un bam­
bino si avventura da solo vicino all'acqua. I bambini impara­
no dai genitori che l'acqua è pericolosa, dopo di che gli stessi
genitori devono insegnare ai loro figli a nuotare. Il loro primo
grosso sforzo si concentra nel superamento della paura del­
l’acqua installata nei prim i anni.
Nel corso dell'evoluzione, le nostre percezioni "apprese so­
no diventate più forti, soprattutto perché sono in g ra d o di sca­
valcategli istinti geneticamente programmali, I meccanismi lì
smlogici del corpo (battito cardiaco, pressione sanguigna, ve­
locità della circolazione del sangue, temperaiura corporea)
sono istinti programmati: ciò nonostante, gli yogi e le persone
ordinarie che praticano il biofeedback possono imparare a re
gplare volontariamente queste funzioni “ innate" del corpo.
La scienza attribuisce la capacità di apprendere lali com ­
portamenti complessi alle dim ensioni del nostro cervello; sa­
rebbe com unque bene moderate l’entusiasmo per la teoria del
Capitolo 7 - (ìenitorialità consapevole... 18'J

grande corvello'", se consideriamo che i cetacei, anim ali come


i marsuini e i delfìni hanno un volum e cerebrale molto mag­
giore del nostro ammassalo nella loro scatola cranica.
G li studi del neurologo inglese John Lorbcr, descritti in un
articolo di Science del I ‘)K0 dal titolo “ Il cervello è davvero ne­
cessario?", hanno messo in discussione la nozione che le d i­
mensioni del cervello siano il fattore principale dell’in telli­
genza umana |Lew in DHO], Lorber studiò m olti casi di idro­
cefalia (presenza di "acqua nel cervello") c concluse che anche
quando la maggior parte della corteccia (lo strato esterno del
cervello) è mancante, la persona è in grado di condurre una
vita normale. C itando Lòrber, Roger Lew in scrive su Science.
Uno studente di questa università [la Sheffield University]
che ha un Q1 di 126, si è laureato in matematica con lode, e
dal punto di vista sodale è perfettamente normale. M a vir­
tualmente è un ragazzo senza cervello... La FA C ha rivelato
che, invece dei normali 4,5 centimetri di tessuto cerebrale tra
i ventricoli e la superficie della corteccia, c’è soltanto un sot­
tile strato di circa I m illim etro. Il suo cranio è occupato qua­
si completamente da iiquido cerelirospinale».
Le conclusioni provocatorie di Lorbcr ci spingono a ricon­
siderare le nostre vecchie convinzioni sul modo in cui funzio­
na il cervello e sui fondamenti tìsici ddl'intelligenza umana.
N ella conclusione di questo libro presento il concetto che l iti
telligenza umana possa essere pienamente compresa soltanto
se vi includiam o lo spirito (“ energia” ) o quella che gli psicolo­
gi con una formazione in fisica quantistica chiamano mente
'superconscia". M a per il momento mi termo alla mente con­
scia c subconscia, concetti con t quali psicologi e psichiatri si
sono cimenrari a lungo, e con i quali mi sto cim entando an­
ch’io per descrivere il Fondamento biologico della genitorialitn
consapevole e dei metodi di guarigione psicologici basati sul­
l'energia.
I ‘JO La Biologia delle Credenze

La p ro g ram m o zio n e u m a n a :
q u a n d o i b u o n i m eccanism i fu n zio n a n o m ale

Torniam o alla sfida che l'evoluzione rappresenta per l'uomo,


che deve apprendere molte cose e molto in Fretta per sopravvi­
vere e diventare parte della comunità sodale. L’evoluzione ha
dotato il nostro cervello della capacità di scaricare nella memo­
ria un numero enorme di comportamenti e convinzioni. La li­
cerci attuale suggerisce che una chiave per comprendere come
funziona questo rapido download di informazioni è la fluttua­
zione dell'atrivirà elettrica del cervello, misurabile attraverso l'e­
lettroencefalogramma. Il significato letterale di elettroencefalo­
gramma (E E G ) è- “ immagine elettrica della testa". Queste “ im­
magini della testa sempre più sofisticate rivelano una scala di
livelli nell'attività cerebrale degli esseri umani. Sia gli adulti che
i bambini mostrano delle variazioni che vanno dalla bassa fre­
quenza delle onde Delta fino all'alta frequenza delle onde Beta.
Tuttavia, gli studi hanno messo in luce che l’E E G nei bambini
rivela, a ogni stadio di sviluppo, la predominanza di una speci­
fica onda cerebrale.
Il dottor Rim a Laibow, nel suo Quantitati ir EEC and N at
rofitedback, descrive la progressione di questi stadi di sviluppo
dell'attività cerebrale |Laibow 1999 e 20021. Tra la nascita e i
due anni di età, il cervello umano opera prevalentemente al li­
vello più basso della frequenza, da 0,5 a 4 cid i al secondo (H z).
frequenza conosciuta come onde Delta. Sebbene la frequenza
Delta sia quella predominante nei bambini, periodicamente es­
si possono presentare brevi esplosioni di attività E E G più ele­
vata. Il bambino comincia a collocarsi più stabilmente su un li
vello più elevato di attività E E G . caratterizzata dalle onde Che­
ta (4-8 1Iz), tra i due e i sei anni di eia. G li ipnoterapia fanno
scendere l’attività cerebrale dei loro pazienti al livello Delta c
Theta perché queste onde cerebrali a bassa frequenza li mero-
Capitolo 7 - G i'iiito riu lità consapevole... l ()l

ducono in uno stato più suggestionabile e più fàcilmente pro­


grammabile.
Questo latto ci fornisce una chiave importante per capire
come i bambini, il cui cervello funziona in genere sempre al­
la stessa frequenza tra la nascita e i sei anni di età, riescano a
scaricare I incredibile quantità di informazioni di cui hanno
bisogno per svilupparsi nel loro ambiente. La capacità di ela­
borare questa enorme quantità di inform azioni è uri adatta­
mento neurologico fondamentale che facilita questo intenso
processo di acculturamento. L’ambiente e le abitudini sociali
umane cambiano cosi rapidamente che non sarebbe vantag­
gioso trasmettere i com portam enti culturali attraverso istinti
geneticamente programmati. I bam bini osservano attenta­
mente il loro ambiente e scaricano la sapienza del mondo tra­
smessa loro dai genitori direttamente nella memoria subcon­
scia. Il risultato è che il comportamento e le convinzioni dei
genitori diventano quelli del bambino.
I ricercatori del Primate Research Institute dell’univcrsita
di Kyoto hanno osservato che anche i cuccioli di scimpanzè
imparano attraverso la semplice osservazione della madre. In
un ciclo di esperimenti, a una madre venne insegnato a rico­
noscere i caratteri giapponesi in base ai colori. Q uando un ca­
rattere giapponese collegato a un colore specifico appariva sul­
lo schermo del computer, lo scimpanzé madre imparava a pre­
mere il pulsante con quello stesso colore. Se sceglieva il colore
giusto, riceveva una moneta che poi infilava in lui distributo­
re automatico di frutta. Durante il processo di apprendimen­
to, la madre teneva accanto a sé il piccolo. Un giorno, sotto
gli occhi stupefatti dei ricercatori, mentre la madre prendeva
un frutto dal distributore, il piccolo arrivò il computer. Q u an ­
do il carattere apparve sullo schermo, lo scimpanzè selezionò
il colore giusto, ricevette una moneta e seguì la madre al d i­
stributore. G li strabiliati ricercatori lurono costretti a condu-
192 L i Biologìa delle Credenze

de re che i piccoli sono in grado di apprendere abilità com ­


plesse attraverso la sola osservazione, senza essere attivamente
addestrati dai genitori [Science 20011.
Anche nell'uom o i comportamenti fondamentali, le con­
vinzioni e gli atteggiamenti che osserviamo nei genitori diven­
tano collegamenti permanenti sotto forma di vie sinaptiche.
nella nostra mente subconscia. Una volta immagazzinati nella
mente subconscia, essi possono controllare i nostri processi
biologici per il resto della nostra vita... a meno che non tro­
viamo il modo di riprogrammarli. Se avete dei dubbi s ii i|ue-
sro raffinato meccanismo di trasferimento di informazioni,
pensate alla prima volta in cui a vostro figlio è sfuggita una pa­
rolaccia imparata da voi. Sono certo che avete notato la vostra
firma nell'uso, nella pronuncia e nelle sfumature stilistiche!
Data la precisione di questo sistema di registrazione dei
comportamenti, immaginate le conseguenze del sentire i vostri
genitori dire: «sei uno stupido», «non li meriti niente», «non
combinerai mai nulla», «non dovevi neanche nascere», «sei ma­
laticcio, sei debole». Quando genitori superficiali o non amore­
voli trasmettono messaggi di questo tipo ai figli piccoli, non
sanno che i loro commenti vengono memorizzali nel subcon­
scio come “ fatti" assoluti, esattamente così come i bit e ì byte
vengono scaricati nel disco fìsso del vostro computer. Nelle pri
me fasi dello sviluppo, la coscienza del bambino non è ancora
abbastanza evoluta da capire che le frasi pronunciate dai geni­
tori sono soltanto sfoghi verbali e non autentiche caratterizza­
zioni del "sé” . M a, una volta immagazzinati nella mente sub­
conscia, questi abusi verbali assumono lo status eli ‘verità” e
modelleranno inconsciamente il comportamento e il potenzia­
le del bambino per tu tu la vita.
Crescendo diventiamo meno esposti alla programmazione
esterna grazie alla presenza sempre maggiore di onde Alfa, che
hanno una frequenza più alta (8-12 Hz). L'attività A ifiiequivale
Capiitilo 7 ■G eu itorialità consapevole... 193

i rari di coscienza tranquilla. Mentre la maggior parte dei no-


-iri sensi, come la vista, l'udito, l'olfatto, osservano il inondo
.um o. la coscienza assomiglia a un organo di senso, si com­
porta come uno specchio che riflette l’attività interna della co­
munità cellulare del corpo; £ una consapevolezza del "sé” .
Verso i dodici anni. I l i•Ci del bambino comincia a rivelare
periodi prolungati di una frequenza ancora più alta, le onde tìe-
(ii (12-Ì5 H z), corrispondenti a una coscienza “attiva o con-
i n i trai a” , ovvero il tipo di attività necessaria pet leggere questo
libro. Recente e la scoperta di un quinto stato, ancora più ele­
valo. vii attività E E G Questo spettro di frequenze, chiamate
onde Gamma (oltre 35 Hz), interviene negli stati prolungati di
prestazioni elevate", come quelle ili un pilota di aereo impe­
gnato nell’atterraggio o un tennista in una raffica di colpi.
Quando il bambino entra nel l’adolescenza, la mente sub­
conscia è stipata di inform azioni che vanno dalla capacità di
camminare alla “conoscenza" che non combineranno mai nul­
la ili buono, oppure a quella, promossa dai genitori amorevo­
li. che sono in grado di fare qualunque cosa si propongano.
I insieme collettivo degli istinti geneticamente programmati e
delle convinzioni apprese dai genitori forma la mente sub­
conscia. capace di annullare la capacità di tenere un braccio
sollevato nello studio di un chiropratico e i m igliori propositi
per l'anno nuovo di smettete di larci del male da soli con ec­
cessi di farmaci e di cibo.
M a ritorniamo di nuovo alle cellule, che possono insegnarci
molte cose su noi stessi. I lo ripetuto molte volte che le cellule
individuali sono intelligenti, ma ricordate che, quando le cellu­
le si raggruppano per formare comunità pluricellulari, seguono
la 'voce collettiva" delforg.mismo. anche se questa voce detta
comportamenti autodistruttivi. l a nostra fisiologia e i modelli
comportamentali si conformano alle “verità della voce centra­
le, d ie si tratti .li convinzioni costruttive o distruttive.
194 La Biologia delle Credenze

Dopo avere descritto il potere della mente subconscia, vo­


glio chiarire che non bisogna considerare il subconscio come
una terrificante e super-potente tonte freudiana di “conoscen­
za” distruttiva. In realtà il subconscio è un database privo di
emozioni di programmi immagazzinati, la cui (unzione e stret­
tamente collegata alla decodificazione dei segnali ambientali e
all'attiva/.ionc dei programmi comportamentali contenuta nel-
rhard-diive senza lare domande, né formulare giudizi. La
mente subconscia è un “ hard drive’’ programmabile in cui
vengono scaricate le esperienze della vita. I programmi sono
essenzialmente dei comportamenti immagazzinati di stimolo-
risposta. Stim oli che artivano il comportamento possono esse­
re segnali che il sistema nervoso riceve dal mondo esterno e/o
segnali chi provengono dall’interno, come emozioni, dolore e
piacere. Quando viene percepito uno stimolo, esso la scattare
automaticamente la riposra comportamentale appresa la prima
volta che abbiamo sperimentato quel seguale. Infarti, le perso­
ne consapevoli della natura automatica di questa risposta in
playback ammettono spesso che è come se qualcuno avesse
“premuto i loro bottoni .
Prim a dell’evoluzione della mente conscia, le funzioni del
cervello animale si nducevano a quelle che colleglliamo con la
meme subconscia. Queste menti più prim itive erano semplice­
mente dei meccanismi stimolo-risposta che rispondevano in
automatico agli stimoli ambientali arrivando comportamenti
geneticamente programmati (istinti) o semplicemente appresi.
Questi animali non evocano “consciamente” tali comporta­
menti, e dilani possono esserne del tutto ignari. I loro compor­
tamenti sono riflessi programmati, come la palpebra d ie si ab­
bassa colpita dal vento o la gamba chi- si alza quando il ginoc­
chio viene percosso dal martelletto.
Capìtolo 7 - G en itorialità consapevole... 195

Menle conscia

\
Mente subconscia
Si può illustrare cosi il potere di elaborazione delle immagini
della menle consci.! e della mente subconscia. La fotografia del Ma
i Ini Picchu che avete (lavanli è formata eia 20.000.000 di puntini
(pixel), ognuno dei quali rappresenta un HIT di informazione rice­
vuto dal sistema nervoso in un secondo. Quanto di questa infor­
mazione raggiunge la mente const ia? Nel riquadro inferiore, il pun­
tino (indicato dalla freccia) rappresenta il totale rielle informazioni
processate dalla mente conscia (In realta il puntino e 10 volte più
grande di quello che arriva alla coscienza, fio dovuto ingrandirlo
perche altrimenti sarebbe stato quasi invisibile). Al contrario, la po­
tente mente subconscia elabora tutto le rimanenti informazioni (l'a­
rea nera) nello stesso secondo.
1% La Biologia delle CredctKc

1«\ m ente co usci a: il C reai ore d en tro di noi

1 evoluzione dei mammiferi superiori, compresi gli scim­


panzé, i cetàcei e l'uomo, porrò con sé un nuovo livello di co­
scienza chiamata “auto-coscienza" o più semplicemente mente
conscia. L’avvento della mente conscia costituì un progresso fon­
damentale nell'evoluzione. La precedente mente subconscia e il
nostro “pilota automatico e la mente conscia e il controllo ma­
nuale. Ad esempio, se una palla viene scagliata contro il vostro
occhio, la mente conscia, più lenta, può non avere il tempo di
accorgersi della minaccia, hi compenso la mente subconscia, che
processa circa 20.000.000 di stimoli ambientali al secondo con­
tro i 40 processati dalla mente conscia, vi (ara chiudere l'occhio
[Norretranders 19l)8| (vedi figura alla pagina precedente). I-i
mente subconscia, uno dei più potenti processori di informazio­
ni conosciuti, osserva specificamente tanto il mondo esterno
i|uanro la consapevolezza interna del corpo, legge i segnali am ­
bientali c fi scartare immediatamente ì comportamenti prece­
dentemente acquisiti (appresi); il tim o senza l’aiuto, la supervi­
sione e neppure !a consapevoleeza della mente consc ia.
Le- due menti formano una coppia dinamica. Operando as­
sieme, la mente conscia può utilizzare le proprie risorse per
concentrarsi su qualcosa di specifico, come la festa a cui avete
intenzione di partecipare venerdì sera. Contemporaneamente,
la mente subconscia può spingere in tutta sicurezza il tagliaer­
ba senza che vi tranci 1111 piede o investa il gatto, anche se non
state coscientemente prestando attenzione ai suoi m ovim enti.
Le due menti cooperano anche nell’acquisizione di com-
portamemi molto complessi, c he possono in seguirò essere ge­
stiti senza la partecipazione della mente conscia. Ricordate il
momento in cui vi siete seduti in macchina tutti tremanti per
imparare a guidare? Il numero di cose da gestire da parte del­
la mente conscia era impressionante. C on gli occhi incollati
Capitolo 7 - CiL'tutoritihtò consapevole.. 197

illa strada, dovevate anche guardare lo specchietto retrovisore


■ gli specchietti laterali, lare attenzione al contachilom etri e
gli altri indicatori, usare due piedi per tre pedali, e cercare di
rimanere calm i e tranquilli e raccolti mentre guidavate sorto
gli occhi dell'insegnante, t stato necessario quello clic è sem­
brato un bel po’ di tempo prima che tutti questi com porta­
menti venissero “program m ati" nella vostra mente.
Oggi salite in macchina, girate la chiavetta e ripassate con
sapevolmentc la lista della spesa mentre la mente subconscia
diligentemente si occupa di tutte le complesse abilità necessa­
rie per IIuire con il traffico senza dover pensare nemmeno una
volta ai meccanismi della guida. Oppure, stare guidando e
conversando amabilmente con la persona seduta accinto a
voi. La vostra coscienza è cosi immersa nella conversazione
che a uu certo punto vi rendete conto di non avere prestato la
m inim a attenzione alla guida per cinque m im iti interi. Trasa­
lite. ma subito vi tendete conto che siete ancora nella corsia eli
destra, e vi spostate in modo regolare con il flusso del traffico;
una rapida occhiata allo specchietto posteriore vi rivela che
non vi siete lasciati alle spalle una scia di segnali stradali ac­
cartocciati o di buche delle lettere sfasciate. Se voi non stava­
te coscientemente guidando l auto, chi lo faceva? La mente
subconscia. L in che modo lo faceva? Anche se non la osser­
vavate. la niente subconscia stava facendo diligentemente tut­
to quello che aveva imparato durante le lezioni di guida.
O ltre a mettere in atto i programmi subconsci abituali, la
mente conscia ha anche il potere eli essere spontaneamente crea­
tiva nelle risposte agli stimoli ambientali. Grazie alla sua capacità
auto-riflessiva, la mente conscia può osservare i comportamenti
mentre vengono svolti. Mentre è in atto un comportamento
pie-programmato, la mente conscia che osserva può intervenire,
bloccare e|uel comportamento e indurre una nuova risposta. L i
mente conscia ci offre cosi il libero arbitrio, il che significa che
198 La Biologia delle Credenze

non siamo le vittim e impotenti della nostra programmazione.


M a, per riuscirci, dobbiamo essere pienamente coscienti, affin­
ché il programma non assuma il controllo: compito non Facile,
come può confermare chiunque abbia provato a esercitare la vo­
lontà Appena la mente conscia smette ili lare attenzione, la pro­
grammazione subconscia riprende il sopravvento.
L i niente conscia ha anche la capacità di spostarsi avanti e
indietro nel tempo, mentre la mente subconscia agisce sempre
nel momento presente. Q uando la mente conscia è impegna­
ta a sognare a occhi aperti, a pianificare il luttiro o a ricorda­
re esperienze passate, la mente subconscia c sempre al lavoro,
impegnata a svolgere i com piti richiesti al momento senza bi
sogno di una supervisione conscia.
Le due menti costituiscono un meccanismo davvero feno­
menale, ma ecco come può capitare c lic le cose vadano storte.
La mente conscia «? il “se", la voce dei nostri pensieri. Può fare
grandi progerri per un lururo colmo ili salute, felicità e pro­
sperità; ma, mentre siamo coscientemente concentrati su que­
sti pensieri felici, chi è chi- conduce il gioco? Il subconscio. L
in che modo si occuperà dei nostri affari? I sanamente nel mo­
do in cui è stato programmato. I comportamenti della mente
subconscia, quando l'attenzione cosciente e assente, possono
anche non essere stati creati da noi. perché la maggior parte dei
nostri comportamenti base ì* stata scaricata acriticamente at­
traverso l'osservazione di altre persone. Dato clic i comporta­
menti generati dal subconscio no» sono in genere osservati dal­
la mente conscia, molti rimangono ili sasso sentendosi dire “sei
proprio uguale a tua madre, a tuo padre” , ovvero alle persone
che hanno programmato la loro mente subconscia.
1 com portam enti appresi e le convinzioni acquisite da al­
tri. come dai propri genitori, compagni e insegnanti, non ne­
cessariamente collaborano agli obicttivi della nostra mente
conscia. I maggiori ostacoli alla realizzazione dei nostri sogni
Capitolo 7 - G en ilo ritilitii consapevole. 199

Mino le lim itazioni programmare nel subconscio. Queste lim i­


tazioni non soltanto influenzano il nostro comportamento,
ma possono anche svolgere un ruolo fondamentale nel deter­
minare la nostra tisiologia e il nostro stani di salute. Com e ab­
biamo già visto, la mente svolge un ruolo centrale nel con­
trollo dei sistemi biologici ebe ci mantengono in vita.
I a natura non voleva certo d ie la presenza di due menti di
ventasse il nostro tallone d’Achille; anzi, ò una dualità estre­
mamente utile alla nostra vira. Pensate, se avessimo avuto dei
genitori consapevoli e degli insegnanti che fossero stati per
noi dei meravigliosi esempi di vita, costantemente impegnati
m relazioni umane non com petitive con tutti i membri della
com unità! Se la nostra mente subconscia tosse stata program­
mata con com portam enti così sani, avremmo completo sue-
cesso nella vita senza neppure esserne coscienti!

L a m ente subconscia:
continuo a chi Am Are e nessuno risponde

Se il "Sé-pensante" proprio della natura della niente conscia


evoca l'immagine di un "fantasma dentro la macchina” , nella
mente subconscia non c e un'analoga auto-coscienza all'opera.
Q u i il meccanismo assomiglia più a uu jukebox in cui sono sta­
li caricati dei programmi comportamentali, ognuno pronto a
suonare non appena gli appropriati segnali ambientali tanno la
loro comparsa e pigiano i tasti della selezione. Se non ci piace
una certa canzone del jukebox, quanto servirà gridare contro il
lukehox o discuterci insieme affinché la lista ddle canzoni ven­
ga «programmata? Ai tempi del college mi è capitato di vedere
studenti ubriachi prendere a calci e insultare inutilmente ì juke-
box d ie non rispondevano alle loro richieste. Allo stesso modo,
dobbiamo capine che per quanto la mente conscia urli o provi
200 La Biologia delle Credenze

a blandirli, non putrii mai cambiare i “ nastri comportamenta­


li programmati nella mente subconscia. Realizzata l'inutilità ili
questa lattica, possiamo smetterla di lottare con la mente sub­
conscia e assuntele un atteggiamento più scientifico e un ap­
proccio più clinico per ri programmarla. Dichiarare guerra al
subconscio è inutile quanto prendere a calci il jukebox nella
speranza che riprogrammi la lista dei dischi.
L'in u tilità di combattere contro il subconscio è un messag­
gio difficile da cogliere, perché uno dei programmi che la
maggior parte di noi ha scaricato da piccoli è che “ volere e po­
tere" ( osi ci impegniamo con tutte le forze per scavalcare i
programmi del subconscio, ma tali sforzi solitamente incon­
trano vari livelli di resistenza, perché le cellule sono costrette
a seguire i programmi subconsci.
Le tensioni tra la forza di volontà conscia e i programmi
subconsci possono provo aire seri disturbi neurologici. Una po­
tente immagine dei morivi per i quali non dovremmo sfidare
il subconscio si trova nel film Shine. Nel film , basato su una
storia vera, il pianista australiano D avid H d lg o fi sfida il padre
e scappa a Londra per studiare musica, li padre di H dfgott. un
sopravvissuto all'olocausto, aveva programmato la mente sub­
conscia elei tiglio con la convinzione che il mondo era insicu­
ro. e che “ farsi notare" poteva essere pericoloso, e aveva insisti
to che sarebbe stato al sicuro soltanto restando vicino alla fa­
miglia. Nonostante la forte programmazione paterna. Llellgott
sapeva di essere un pianista di prima qualità e di avere bisogno
di allontanarsi dal padre per realizzare il suo sogno.
A Londra. H elfgott suonò il notoriam ente d ifficile con­
certo per pianoforte numero 3 di Rachm aninoff durante una
com petizione musicale. Il film parla del conflitto ira la sua
mente conscia, che voleva il successo, e la mente subconscia,
preoccupata ilei fatto che mettersi in mostra e venire ricono­
sciuto a livello internazionale potesse mettere in pericolo la
Caputilo 7 - Gem toriuHui consapevole... 201

Mia vita. Mentre- suona, con la fronte imperlata di sudore, la


niente conscia di Helfgott lotta per mantenere il controllo,
mentre la sua mente subconscia, timorosa di vincere la gara,
lenta di prendere il com ando sul corpo. Helfgott si costringe
i inanrencre il controllo fino all'ultim a nota. Poi sviene, stre­
mato dal dispendio di energie causato dalla battaglia contro
la sua progiam m azione subconscia. Per quella “ vittoria" sul
subconscio paga un prezzo m olto alto: quando rinviene, ha
perso la ragione.
Anche noi ci impegniamo in una serie di battaglie, anche
se meno drammatiche, con la mente subconscia cercando di
vincere la programma/ione ricevuta da bam bini, e assistiamo
alla nostra abilità nel trovare nuovi lavori che non riusciamo a
svolgere con successo, o nel continuare a lare lavori che odia­
mo. perché non "meritiamo' una vita migliore. I metodi con­
venzionali per annullare i com portam enti distruttivi com ­
prendono i farmaci e la psicoanalisi. G li ap prodi più nuovi
promettono di cambiare la nostra programmazione, ricono­
scendo l'in u tilità di ragionare" con il registratore del subcon­
scio. Questi metodi utilizzano le scoperte della fisica quanti­
stica che mettono in collegamento energia e pensiero. Infatti,
queste modalità di ri programmazione dei comportamenti
precedentemente appresi possono essere chiamate collettiva­
mente psicologia energetica, un campo in piena fioritura ba­
sato sulla Nuova Biologia.
M a quanto sarebbe piti facile venire educati sin dai prim i
anni di vita in modo da poter accedere al nostro potenziale ge­
netico e creativo!
Q uanto sarebbe meglio essere genitori consapevoli, in mo­
do che i nostri tigli e i loro figli diventino a loro volta genito­
ri consapevoli, rendendo inutile la ri programmazione e lavo­
rando per un pianeta più felice e più in pace!
202 h i Biologia delle Credenze

U n a scintilla negli occhi <lci g en itori:


concepim ento consapevole e g n v id a n z A
consapevole

Una lease proverbiale della lingua inglese, una scintilla negli


occhi dei genitoririassum e la felicità dei genitori amorévoli che
vogliono intenzionalmente concepire un i...nioiru Anche la ri­
cerca genetica più recente ci ricorda che i genitori dovrebbero
coltivare quella scintilla nei mesi precedenti il concepimento di
un tìglio. Un tale intento consapevole di sostegno alla crescita
può generare bambini più intelligenti, più sani e più (elici.
G li studi rivelano che, nei mesi precedenti il concepimento,
i genitori agiscono nei confronti dei figli come ingegneri gene­
tici. Negli stadi finali della maturazione dell’ovulo e dello sper­
ma. un processo denominato imprintinggenomico regola Pani­
vi ri ili specifici gruppi di geni che modelleranno il carattere del
bambino che deve ancora essere concepito [Sm ani 2001: Reik
e W alter 2001J. Le ricerche indicano che ciò che accade nella
vita dei genitori durante il processo di im printing genomico ha
una profonda influenza sulla mente c sul corpo dei bambino;
un pensiero terribile, sapendo quanto sono impreparate la mag­
gior parte delle persone ad avere un figlio. In Prv-Partnting:
N urturing Your Child from Conception, Veiny scrive: «Fa diffe­
renza se siamo concepiti nell’amore, nella fretta o nell'odio, e se
la madre ha deciso intenzionalmente di concepire... 1 genitori
dovrebbero vivete in un ambiente sereno e stabile, in assenza di
tossicodipendenze e con il sostegno della famiglia e degli am i­
ci» |Verny e W eintraub 20021. E interessante notare che le cul­
ture native conoscono da m illenni l’importanza dell'ambiente
in cui avviene il concepimento, prima del quale i futuri genito­
ri purificano ritualmente la loro mente e il loro corpo.
Per quanto riguarda il periodo successivo al concepimento, un
corpus impressionante di ricerche docum enti l'importanza del­
Capitolo 7 - U en ilo n alìia consapevoli’... 203

l'arieggiamento dei genitori per lo sviluppo del feto. Sempre


Verny .scrive: "In effetti, il grande peso delle prove scientifiche
i mense negli ultim i decenni suggerisce di rivalutare le capacità
mentali ed emozionali del feto prima della nasata. G li studi
scientifici dimostrano clic- sveglio o addormentato, il feto è con­
tinuamente sintonizzato con ogni gesto, pensiero ed emozione
della madre. Sin dal momento del concepimento, l'esperienza in­
trauterina modella il cervello e getta le basi della personalità, del
temperamento emozionale e del potere del pensiero più elevato».
Questo è il momento per precisare d ie la Nuova Biologia
non è un ritorno ai vecchi tempi, in cui si incolpava la madre
per tutti i disturbi clic la medicina non era ancora in grado di
comprendere, dalla schizofrenia all’autismo. La madre e il pa­
dre sono entrambi coinvolti nel concepimento e nella gravi­
danza, anche se è la madre che porta in grembo il bambino.
C iò che la il padre influenza profondamente la madre, che a
sua volta influenza il bambino che si sta sviluppando. Ad
esempio, se il padre la abbandona e la madre è preoccupata
pei la propria sopravvivenza, l’interazione tra la madre e il fe­
to cambia radicalmente. Anche faiion sociali come la disoc­
cupazione, la mancanza di una casa e la salute, o le guerre in­
finite che tengono i padri lontani da casa, possono condizio­
nare i gcnirori e di conseguenza il feto.
I essenza della genitoriahrà consapevole sta nel ("atto d ie sia il
padre che la madre hanno enormi responsabilità nel favorire la
crescita ili bambini sani, intelligenti, produttivi e felici. Certa­
mente non possiamo incolpare noi stessi né i nostri genitori per
i fallimenti nella nostra vita o in quella dei nostri figli. La scien­
za ha mantenuto l’attenzione concentrata sul concetto di deter­
minismo genetico, mantenendoci ncH'ignotanza riguardo all'in­
flusso che le convinzioni escrcnano sulla nostra vita e. ancora più
importante, su come i nostri comportamenti e atteggiamenti
programmano la vita dei nostri figli.
2(J4 Lui Biologia delle (. tvilenzc

L'ostetricia c1 ancora in gran parte inconsapevole dell 'im ­


portanza degli atteggiamenti geni toriati nello sviluppo del
bambino. Secondo il determinismo genetico tuttora inculca­
to nelle facoltà di medicina, lo sviluppo del fero e controllato
meccanicamente dai geni, con un m inim o ulteriore contribu­
to da pane della madre. D i conseguenza, ostetrici e ginecolo­
gi si preoccupano soltanto di alcuni com portam enti prenatali
della madre: si nutre? Assume vitam ine? Fa esercizio fisico re­
golarmente? Tutte domande incentrate su quello che viene ri­
tenuto il ruolo principale della madre, cioè la fornitura di so­
stanze nutritizie al fèto geneticamente programmato.
M a il bambino in via di sviluppo riceve ben di più che ali-
memi dal sangue della madre. Insieme alle sostanze nutritizie,
il feto assorbe glucosio in eccesso se la madre è diabetica, o un
eccesso eli coniselo e di altri ormoni fight or /light se la madre è
in una situazione eli stress cronico. L’odierna ricerca offre delle
intuizioni a proposito. Una madre sotto stress attiva il suo asse
HPA> che fornisce risposte fight or flight come se fosse in pre­
senza eli un ambiente ostile.
(.ih ormoni delio stress predispongono il corpo .1 una risposta
protettiva. Quando questi segnali materni entrano nella circola­
zione sanguigna fetale, influenzano nel leto gli stessi organi e tes­
suti della madre. In un ambiente stressante, il sangue ferale af­
fluisce principalmente at muscoli e al rombencefàlo, fornendo il
nutrimento richiesto d.dle braccia, dalle gambe e dall'arca cere­
brale responsabile elei riflessi istintuali eli autoconservazione. Per
supportare l'attività dei sistemi di protezione, il flusso sanguigno
viene deviato elagli organi viscerali, e gli ormoni dello stress re­
primono l'attività del procncdaln. Lo sviluppo dei tessuti e degli
organi letali è proporzionale alla quantità di sangue che ricevono
e alla funzione che svolgono. Passando attraverso la placenta, gli
ormoni di una maelre in condizioni eli stress cronico altereranno
profondamente la distribuzione del flusso sanguigno nel feto.
Capitolo 7 ■G enitnrialità consapevole... 20^

«.ambiando i caratteri della fisiologia del bambino [Lesage ci al.


2004; Christensen 2000; Arnsten 1998; Leutwyler 1998; Sapol-
\ky 1997: Sandman et al. 19941.
Una ricerca condotta da li. M arilyn W inrour, delluniveisità
di Melbourne, sulle pecore gravide, fisiologicamente sim ili al­
l'uomo, ha dimostrato che l'esposizione prenatale .il cortisolo
finisce pei provocare un innalzamento della pressione sangui­
gna [D odic et al. 2002]. I livelli di cortisolo nel feto svolgono
un ruolo di regolazione molto importante nello sviluppo delle
unità di filtraggio del rene, i netroni. Le cellule di un nefronc
sono intimamente legate alla regolazione dell'equilibrio dei sali
nel corpo e di conseguenza sono importanti nel controllo della
pressione sanguigna. Un eccesso di cortisolo assorbito dalla ma­
dre stressata m ollifica la formazione dei netroni nel Ivto. Un al­
tro effetto delleccesso di conisolo è che fa passare simultanea
mente il sistema della madre e del feto da uno stato di crescita
a una posizione di protezione. Ne risulta che l'effetto inibitorio
della crescita dovuto a un eccesso di cortisolo nel l'utero la na
scere bambini più piccoli.
Le condizioni intrauterine non ottim ali che causano la na­
scita di bambini sorropeso sono state collegate a una varietà di
disturbi nell’età adulta, che Nutlunielsz descrive nel suo libro
Life In The Womb |Nathaniels/. 1999], tra cui diabete, distur­
bi cardiovascolari e obesità. Ad esempio, il dottor D avid
Barker |ibid.| dell’università inglese di Southampton ha rile­
vato che un maschio che pesa meno di 2.5 kg alla nascita, ha
il 5 0 % in più di rischio ili decesso per problemi cardiaci ri-
sperro a uno con un peso più alio dalla nascita. A lcu n i ricer­
catori di Harvard hanno stabilito che le femmine che pesano
meno di 2,5 kg alla nascita presentano il 2 3 % in più di rischio
di malattie cardiovascolari rispetto alle femmine più pesanti
alla nascita, e D avid Leon |ibid.] della London School of H y ­
giene and Tropical M edicine, ha rilevato che il diabete e tre
206 La Biolo g ia tlelle Credense

volte più frequente nei maschi sessantenni che alla nascita


erano .sottopeso.
La recente attenzione agli influssi dcH’.imbientc prenatale
si estende anche allo studio del quoziente di intelligenza (Q l),
che un tempo i determ inisti genetici e i razzisti collegavano
esclusivamente ai geni. M a, nel 1997, Bernie D evlin, docente
di psichiatria alla School of M edicine dell'università di Pitt­
sburgh, ha analizzato accuratamente 212 precedenti studi
com parativi tra il Q l di gemelli, fratelli, genitori e figli. La
conclusione è che i geni rappresentano appena il 4 8 % dei fat­
tori che determinano il Q L Se poi si calcolano gli effetti si­
nergici della mescolanza dei geni della madre e del padre, la
componente di intelligenza veramente ereditata precipita al
3 4 % [D evlin et al. 1997: McC'.ue 1997].
D evlin scopri anche che le condizioni presenti nello svilup­
po prenatale hanno un impatto significativo sul Q L Secondo i
suoi studi, fino al 5 1 % del potenziale intellettivo del bambino
dipende da fattori ambientali. Ricerche precedenti avevano già
stabilito che l'assunzione di alcol e il fumo durante la gravi­
danza possono dim inuire il Q l nel bambino, dato che posso­
no esporre l'utero al piombo. Le coppie che vogliono diventa­
re genitori devono sapere che possono boicottare gravemente
l'intelligenza dei loro bambini semplicemente con un approc­
cio sbagliato alla gravidanza. Questi cambiamenti nel Q l non
sono incidenti; sono direttamente collegati a un’alterazione nel
flusso sanguigno in un cervello sorro stress.
Nelle mie conferenze sulla gcnirnrialità consapevole cito la
ricerca, ma mostro anche un video, di un’associazione italiana
per la genitorialità consapevole, l’Associazione Nazionale Edu­
cazione Prenatale, che illustra a tinte vivaci il rapporto di inter­
dipendenza tra i genitori e il feto. Il video riprende una madre
e un padre impegnati in un'accalorata discussione, mentre la
donna è sottoposta a un sonogramma, e si distingue chiara­
Capitolo 7- G eniturìalitò consapevole... 207

mente il feto lare un balzo non appena inizia la discussione. Il


loto si inarca c fa un altro balzo, come se fòsse un trampolino,
ncH’isrante in cui la discussione è accompagnata da un rumore
li verri infranti. I mezzi della tecnologia moderna, in questo ca
mi il sonogramma, aiutano a smitizzare la credenza che il feto
non sia un organismo sufficientemente sofisticato da reagire a
(attori diversi del suo ambiente nutrizionale.

Il p ro g ra m m a "di a vvio " della natura

Forse vi state chiedendo perché l'evoluzione ha creato un


sistema ili sviluppo del feto che sembra cosi vulnerabile ai pe­
ricoli e cosi dipendente dallam bienre ilei genitori. In realtà è
un sistema ingegnoso che serve ad assicurare la sopravvivenza
della vostra discendenza. Alla fine il bambino si troverà a vi­
vere nello stesso ambiente dei genitori. Le inform azioni ap­
prese dai genitori tramite la percezione del loro ambiente pas­
sano attraverso la placenta e si im prim ono nella fisiologia del
feto, preparandolo efficacemente ad affrontare ie condizioni
che incontrerà dopo la nascita, la natura sta semplicemente
preparando il bambino a sopravvivere nel modo migliore nel
suo futuro ambiente. Tuttavia, grazie alle scoperte della nuo­
va scienza, i genitori ora hanno la possibilità di scelta: posso­
no accuratamente riprogrammare le proprie credenze lim itan­
ti sulla vita prima di introdurre un figlio nel loro mondo.
L'importanza della programmazione genitoriale scredita la
nozione che i nostri caratteri, positivi e negativi, siano total­
mente determinati dai geni. Com e abbiamo visto, i geni sono
modellati in base alle esperienze apprese ncU’ambiente. lutti
credevamo che i talenti artistici, atletici e intellettuali fossero
semplicemente dei caraneri trasmessi dai geni. M a. indipen­
dentemente dalla “ bontà dei geni di un individuo, se le sue
2l)K La Biologìa (Ielle Credenze

esperienze educative sono piene ili abusi, trascuratezze o perce­


zioni errate, l.t realizzazione del potenziale genetico verrà sabo­
tata. Liza M innelli ricevette i suoi geni dalla madre, la grande
Judy Garland, e dal padre, il produttore cinematografico V in ­
cent M innelli, l-a carriera di Li/.a, gli alti della sua celebrità e i
bassi della sua vita privata, sono copioni recitati dai suoi geni­
tori e scaricati nella «aia mente subconscia. Se l.iza avesse avuto
gli stessi geni, ma se Fosse cresciuta in una famiglia di agricolto­
ri olandesi della l’ensylvania. quel l'ambiente avrebbe epigpneti-
camentc attivato una diversa sequenza di geni. 1 geni che l'han­
no portata al successo nel mondo dello spettacolo sarebbero sta­
ri probabilmente mascherati o inibiti dalle pressioni culturali di
questa sua comunità agricola.
Un magnifico esempio di efficacia della genitorialità consa­
pevole è il campione di gol! 1iger Woods. Sebbene il padre
non fosse un campione, fece di tutto per immergere Tiger in
un ambiente ricco di opportunità per sviluppare e accrescere la
mentalità, le capacità, gli atteggiamenti e la concentrazione di
un maestro di golf. Senza dubbio, il successo di ! iger è anche
strettamente collegato alla filosofia buddhism che rappresenta
il contributo materno. Indubbiamente, i geni sono im porran­
ti, ma la loro importanza si attua solo attraverso l’influsso del­
la genitorialità consapevole e la riccluvza delle opportunità of­
ferte dall'ambiente.

M aternità e paternità consapevoli

Ero solito concludere le mie conferenze ricordando che sia­


mi) personalmente responsabili di tutto ciò che ci accade nella
vita. Era una conclusione non mi faceva essere molto amato dai
miei ascoltatori, perché costituiva una responsabilità troppo
grande per venire accettata. /VI termine di una conferenza, una
C apitole 7 - G enitoriulitù consapevole... 209

donna anziana rimase così scossa dalla mia conclusione che


venne a parlarmi portandosi dierro il marito, e in lacrime con-
i sro violentemente la mia affermazione. Non voleva avere aJ-
i una responsabilità per alcune tragedie che aveva vissuto. Quc-
•i.i donna mi convinse a modificare quella mia al lei inazione un
po' troppo generica e mi lece capire clic non mrendevo certo
i ontribuire a creare sensi di colpa nelle persone. A livello di so-
ietà, siamo anche troppo pronti a crogiolare i nei sensi di colpa
i< a incolpare gli altri dei nostri problemi, ma nell'arco dell'esi­
stenza via via che la nostra comprensione aumenta, abbiamo
'•crnpre più strumenti per Farci carico della nostra vita. Alla fine
del nostro scambio, quella donna si disse disposta ad accettare
la seguente conclusione: siamo personalmente responsabili di
rutto ciò che accade nella nostra vita quando abbiamo Li coma
fievolezza di essere personalmente responsabili di tutto ciò che
accade nella nostra vita. Non possiamo sentirci “colpevoli” di
essere genitori scadenti se non siamo venuti a conoscenza delle
inlòrmazioni presentare in questo libro. Solo venendo a cono­
scenza di queste informazioni, possiamo cominciare a metterle
m pratica per riprogrammarc ii nostro comportameli to.
K, già che stiamo parlando di m iti genitoriali, è completa
mente falso che siamo gli stessi genitori per rutti i nostri ligli.
Il vostro secondo figlio non è il clone del primo. Oggi, nel vo­
stro mondo non stanno accadendo le stesse cose che accade­
vano quando è nato il primo. Com e ho già detto, un tempo
credevo di essere stato lo stesso genitore per entrambe le mie
lìgi io, dal carattere cosi diverso. Poi, analizzando la mia geni­
tori,tlirà, ho capito che non era vero. Alla nascita della mia pri­
ma figlia ero .tlTini/.io del mio tirocinio, che per me rappre­
sentava un periodo di transizione diffìcile, pesante e accom ­
pagnato da grande insicurezza. Alla nase ira della mia seconda
figlia ero già un ricercatore molto più sicuro di sé, pronto a
com inciare la carriera accademica. Avevo più tempo e più
210 L i Biologia dellt‘ Credenze

energia psichica da «.lare alla mia secondogenita e anche alla


primogenita, che ormai aveva irapararo a camminare.
Un altro m ito sostiene che i bambini piccoli abbiano biso­
gno di moltissimi stim oli, in forma di materiale didattico che
il mercato olire ai genitori pei stimolare l'intelligenza dei loro
figli. L’affascinante libro di M icheael Mendizza e Joseph C h il­
ton Pcarce, Mugica/ Parent-Magical Child, spiega che è il gio­
co, e non la programmazione, la chiave per ottimizzare l’ap­
prendimento e il rendimento dei bam bini, piccoli e meno pic­
coli [M en d izza e Pearce 20011. I bambini hanno bisogno di
genitori capaci di stimolare in modo divertente la curiosità, la
creatività e la meraviglia dei loro figli in questo mondo.
O vviam ente, ciò di cui hanno bisogno gli esseri umani è il
nutrimento dell’amore e la capacità di osservazione della vita
quotidiana degli adulti. 1 bambini orfani, d ie stanno nelle cul­
le e ricevono cibo, ma non hanno nessuno clic dia loro un sor­
riso o un abbraccio, presentano gravi c duraturi problemi ili svi­
luppo. Uno studio sugli orfani rumeni condotto da M ary C arl­
son, una neurobiologa della 1 larvard Medicai School, rivel i che­
la mancanza di contatto fisico e attenzioni negli orfanotrofi ru­
meni, e la scarsa qualità d e lle scuole materne, impediva una cre­
scita sana e influenzava negativamente il loro comportamento.
L i Carlson, che ha studiato sessanta bambini rumeni da pochi
mesi a tre anni di età. ha misurato i loro livelli di cortisolo ana­
lizzando dei campioni di sdiva. Quanto più il bambino era sot­
to stress, come indicava un livello più elevato del normale di
corusolo nel sangue, tanto più scarso era l’esito IGolden 1996].
Assieme ad altri ricercatori, la Carlson Ini condotto anche
degli studi sulle scimmie e sui topi, dimostrando il legame tra
il contatto fisico, secrezione di corrisolo (l'orm one dello
stress) e lo sviluppo sociale. Studi condotti da James W . Pre­
scott, ex-direttore del dipartim ento Hum an Health and l hild
Developm ent, del National Lnstuitute o f Health, hanno d i­
Capitolo 7 - G en ito rialità consapevole... 211

mostrato che le scim m ie neonate private del contatto fisico


con la madre, o di contatti sociali con altre scimmie, svilup­
pano profili anomali di stress c diventano degli individui so-
iiopatici violenti [Prescott 1996 e 1990],
Prescott passò poi a studiare le culture umane in riferimen­
to al modo con cui educano i figli, e scopri che una società do­
ve erano presenti il contatto fìsico e l'amore, ed era assente la re­
pressione della sessualità, era una società pacifica, l e culture pa­
cifiche producono genitori che mantengono un contatto fisico
prolungato con i figli, ad esempio portandoli al petto o sulla
schiena per tutto il giorno. Al contrario, le società che privano
i loro neonati, i bambini e gli adolescenti di un contatto fìsico
prolungato, hanno inevitabilmente una natura violenta. Una
differenza tra le varie popolazioni è che molti bambini che non
ricevono contatto fisico soffrono di disturbi allettivi sornato-
sensoriali, disturbi caratterizzati dall'incapacità di reprimere fi­
siologicamente l'aumento del livello degli ormoni dello stress,
che sono precursori delle manifestazioni di violenza.
Queste scoperte gettano luce sulla violenza diffusa negli
Stati U niti, invece di appoggiare il confam i fìsico, l'attuale
prassi medica e psicologica spesso lo scoraggia, a cominciare
dall’intervento innaturale dei medici nel processo naturale
della nascita, ad esempio mettendo il neonato in una nurserie
e separandolo dalla madre per lunghi periodi, fino al consiglio
di non dare retta al pianto dei bambini per non viziarli. Q ue­
ste pratiche, che vengono spacciate per scientifiche, contri
buiscono senza dubbio alla violenza nella nostra civiltà. G li
srudi relativi al contatto fisico e al suo rapporto con la violen­
za sono ampiamente documentati nel sito: www.violence.de.
Ma che cosa dovremmo dire dei bambini rumeni che cre­
scono tra le privazioni e diventano ciò che un ricercatore ha
chiamato “cam pioni della rim onta"? Perché alcuni bambini
crescono bene nonostante l’ambiente in cui sono stati allevati?
212 L i Biolo gia (Ielle Credenze

Forse perché dispongono di geni “ m igliori'r l )rmat sapete che


non ci credo. Più probabilmente, i genitori naturali ili questi
campioni della rim onta avevano fornito ai Tigli un ambiente
prenatale e perinatale adeguato, oltre a una corretta alim enta­
zione nelle fasi cruciali dello sviluppo.
1 genitori adottivi, invece, devono imparare a non Ungere
clic- la vita dei figli adottati ini/.i nel momento in cui sono sta­
ti inseriti nel nuovo ambiente. Questi bambini possono essere
gi;t stati programmati dai genitori naturali con la convinzione
di essere indesiderati o indegni d’amore. Se sono stati più for­
tunati possono avere ricevuto, in una fase cruciale della cresci­
ta, messaggi positivi e costruttivi da chi si è preso cura di loro.
Se i genitori adottivi non sono consapevoli della programma­
zione prenatale e perinatale, può darsi che non riescano a ge­
stire in modo realistico le situazioni che si presentano dopo l'a­
dozione. Può darsi che non capiscano che i loro nuovi ligli non
sono giunti loro come “ fògli bianchi ”. proprio come i neonati
quando vengono al mondo non sono togli bianchi, immuati
dai nove mesi trascorsi nell’utero della madre. La cosa miglio­
re è riconoscere ia presenza di una programma/aone e iavorare,
se necessario, per cambiarla.
Per i genitori adottivi e per i genitori naturali, il messaggio è
altrettanto chiaro: i geni dei vostri figli riflettono soltanto il loro
potenziale, non il loro destino. Sra a voi creare un ambiente che
consenta di svilupparsi fino al massimo del loro potenziale.
Non sto suggerendo ai genitori di leggere montagne di li­
bri sull'educazione. I lo conosciuto tante persone intellettual­
mente attratte dalle idee esposte in questo libro, ma l’interes­
se intellettuale non basta. L’ho sperimentato su me stesso. Lro
intellettualm ente consapevole di ogni punto presentato in
questo libro, ma finché non mi sono sforzato realmente di
cambiare, tutto questo non ha avuto alcun imparro sulla mia
vita. Se vi lim itate a leggere questo libro, pensando che la vo-
Capitolo 7 - G enitoriiU ità consapevole... 11S

sira vita e quella dei vostri figli cambierà, srate Incendo l’equi­
valente di prendere l'ultim o ritrovato farmaceutico pensando
clie “sistemerà” lutto. Nessuno si sistema se non viene fatto
uno sforzo per cambiare.
Ecco la sfida che vi lancio. Lasciar andare le paure infon­
date e fare attenzione a non im piantare nelle menti subcon-
s iii dei vostri figli paure inutili e convinzioni lim itanti. So­
prattutto, non accettate il messaggio fatalistico del determ ini­
smo genetico. Potete aiutare i vostri figli a esprimere il loro
potenziale, e potete cambiare la vostra stessa vita. Non siete
prigionieri dei vostri geni
Ricordate la lezione delle cellule sulla crescita e sulla pro­
tezione. e orientatevi il più possibile in direzione della cresci­
ta L ricordate che per gli esseri umani il più potente attivato­
re della crescita non è la scuola più alla moda, il giocattolo più
grosso o il lavoro più pagato. M olto prima della biologia cel­
lulare e degli studi sui bambini negli orfanotrofi, i genitori
consapevoli e i veggenti come Rum i sapevano che nei bam bi­
ni e negli adulti il m iglior promotore della crescita è l’amore.

U r ic ivila se m a am ore non m erita d i essere vissuta.


L'Am ore è la sorgente della vita,
b e v ilo con lu tto il tuo < uore e tutta l'a n im a
Epilogo

Spirito e scienza

La />iii bella r profondi emozione che ci è dato sperimen­


tare è l ’esperienza mistica. È questo che dii potere a ogni
autentica scienza.
Albert Einstein

bbiamo percorso un lungo cam m ino da] pruno capitolo,


A quando ero davanti ai miei rerrorizzati studenti di medi­
cina e com inciavo il viaggio verso la Nuova Biologia; ma per
rutto il libro non mi sono allontanato dal tema esposto nel
primo capitolo: le cellule intelligenti possono insegnarci a vi­
vere. O ra che siamo giunii al termine del libro, voglio rac-
i ornarvi come lo studio delle cellule mi abbia trasformato in
una persona spirituale. Voglio anche spiegarvi perché sono ot­
timista sul destino del nostro pianeta, anche se ammetto che
.1 volte è diffìcile mantenersi ottim isti leggendo le notizie che
appaiono quotidianam ente sui giornali.
H o appositamente separato dal resto dc-l libro la discussione su
Spirito e Scienza intitolando ijuest'ultima sezione “epilogo". L’epi­
logo è in genere una breve sezione alla fine di un’opera che illustra
il destino del personaggio principale... che, in questo caso sono
in. Quando, ventanni fa, nacque in me la consapevolezza che mi
ispirò questo libro, la visione che ne ebbi hi di una profondità ta­
le da trasformare .ili'istante la mia vita. Nel momento della gran­
de illuminazione, il mio cervello esuJrò alla bellezza dei meccani­
smi della membrana cellulare che avevo appena scoperto. Alcuni
2 16 Lui B iologia d elle C redenze

battiti del cuore più tardi, fui invaso da 11113 gioia cosi vasta e
profonda che il cuore mi doleva e gli occhi si riempirono di lacri­
me. L i meccanica della nuova scienza rivelava l’esistenza della no­
stra essenza spirituale e della nostra immortalità. Per me. quelle
conclusioni erano talmente chiare che passai istantaneamente dal­
la condizione di non credente a quelli di credente.
So che per alcuni di voi le conclusioni che esporrò 111 que­
st ultim a parte sono troppo speculative. Le conclusioni espo­
ste nei capitoli precedenti si basano su 1111 quarto di secolo di
studi sulla clonazione delle cellule e sulle nuove, sorprenden­
ti scoperte che stanno riscrivendo la nostra comprensione dei
misteri della vita; ma anche le conclusioni che- offro in questo
epilogo sono basate sul mio iter scientifico, e non nascono da
una fede religiosa. So che gli scienziati ortodossi si terranno a
debita distanza, perché sto per coinvolgere lo Spiriro. ma mi
accingo con fiducia a questo com pito per due- ragioni.
Una è la regola filosofica e scientifica nota come il rasoio di
Occam . Secondo il rasoio di Occam , quando per spiegare un
fenomeno vengono proposte ipotesi diverse, quella più sempli­
ce e i ipotesi più probabile, e va considerata per prima, ia nuo­
va scienza della magica mem-Brain, unita ai principi della fisi­
ca quantistica offre la spiegazione più semplice non solo della
medicina allopatici, ma anche della filosofia e della pratica del­
la medicina alternativa e della guarigione spirituale. Dopo tan­
ti anni ili applicazione personale della scienza descritta in que­
sto libro, posso testimoniare il suo potere di cambiare la vita.
Tuttavia ammetto che, anche se era stata la scienza ,i condur­
mi all'euforia di quel momento di profonda intuizione, la mia
esperienza assomigliava alle improvvise conversioni descritte dai
mistici. Ricordate il racconto biblico di san Paolo disarcionato da
un fùlmine? A me non venne mandato nessun fulmine dal cielo
dei Caraibi, ma corsi come un pazzo in biblioteca perche la na­
tura della membrana cellulate, che era stata “scaricata” nella mia
Epilogo - Spirito c scienza 2 17

coscienza nelle prime ore del martino, mi aveva convinto che


siamo esseri immortali, esseri spirituali clic esistono separata
mente dal corpo. U n ’incontestabile voce interiore mi aveva av­
vertito che conducevo una vita non soltanto basata sul falso pre­
supposto che i geni controllassero la biologia, ma anche sulla lal-
sa idea che la morte del corpo fisico fosse la nostra fine. Avevo
dedicato anni a studiare i meccanismi di controllo molecolare del
corpo fisico, e in quel momento strabiliante capii die le proteine
interruttori” che governano la vita sono principalmcnre accese e
spente da segnali provenienti dall’ambiente... dall'Universo.
Forse vi sorprenderà che sia stara la scienza a condurmi a
qucH'istante ili folgorazione spirituale. Nei circoli scientifici, la
parola “spirito" e accolta con lo stesso calore della parola “evolu-
/jonc tra i fondamentalisti religiosi. Come sapere, spiritualisti e
scienziati hanno un approccio alla vita molto diverso, Quando
la vita non va per il verso giusto, gli spirirualisti supplicano D io
o qualche altra fo ra invisibile che li liberi dai problemi, mentre
.li scienziati corrono aH'armadierto ilei medicinali. I soltanto in
formaci tipo Rolaids11" che riescono a trovare sollievo.
F. corretto dire che è stata la scienza a condurmi a una visio­
ne spirituale, perché le scoperte più recenti della fisica e della ri­
cerca cellulare stanno gettando nuovi ponti rra il mondo della
Scienza e quello dello Spirito. Questi due mondi sono staci se­
parati secoli fa, all’epoca ili Descartes: ma credo fermamente
che solo quando lo Spirito e la Scienza saranno riuniti avremo
a disposizione i mezzi per creare un mondo migliore.

Ic m p o di scelte

la scienza più recente ci conduce a una visione del mondo


non dissimile da quella delle civiltà arcaiche, in cui si riteneva
che in natura ogni oggetto materiale possedesse uno spirito.
218 L i Biologia delle Credenze

L'Universo è ancora pensalo come Lino dai pochi nativi che og­
gi sopravvivono. I^e culture native non lanno le consuete di­
stinzioni ira le rocce, l'aria e gli esseri umani; tutto e permeato
ili spirito, l’energia invisibile. Non vi suona familiare? F il mon­
do della fisica quantistica, in cui materia ed energia sono in per­
fetta interconnessione. Ed è il mondo di Gaia di cui ho parlato
nel primo capitolo, una visione in cui il pianeta intero è consi­
derato un unico organismo che vive e respira, e che deve essere
proretro dall’avidità, dal f ignorali/.a c dalla miopia umana.
Non abbiamo mai avuto tanto bisogno come oggi di una
visione del mondo come questa. Q uando la Scienza si è al
lontanata dallo Spirito, la sua missione è cambiata radical­
mente. Invece di cercare di comprendere l'ordine naturale .
in modo che l'uom o potesse vivere in armonia con questo or­
dine, la scienza moderna si è gettata nel controllo e del domi
nio della natura. La tecnologia, che è il frutto di questa filo­
sofìa, ha portato la civiltà umana sull'orlo della combustione
spontanea lacerando la rete della natura. L’evoluzione della
nostra biosfera è stata segnara da cinque “estinzioni di massa",
compresa quella che causò la fine dei dinosauri. O gni estin­
zione ha quasi spazzato via rutta la vita dal pianeta. Alcuni ti
cercatori credono, come ho derto nel prim o capitolo, che ci
troviamo ormai nel cuore della sesta estinzione. A differenza
delle altre, causate da forze cosmiche come le comete, fattua­
le estinzione è causata da una forza che ci è molto più vicina:
l’uomo. Q uando, seduti nella vostra veranda, contemplate un
tramonto, rimanete affascinati dalla bellezza dei suoi colori,
ma la bellezza del cielo riflette l'inquinam ento atmosferico.
M entre il mondo che conosciamo decade, la Terra ci promet­
te uno spettacolo pirotecnico ancora più grande.
Nel contempo, stiamo vivendo al ili Inori di qualunque con­
testo morale. Il mondo moderno ha spostato l'obiettivo dalle
aspirazioni spiriniali alla lotta per l’accumulo di beni materiali.
Epilogo - Spirito c scienzo 21

Vince chi lin più giocattoli. L i mia immagine preferita liegli


scienziati e dei tecnologi che ci hanno portato a questo mondo
privo di spiritualità viene dal film di W aJt Disney, Fanti/sia. R i­
cordate Topolino nello sfortunato ruolo dell'apprendista stre­
gone di un potente mago? Il mago incarica lòpolino di riordi­
nare il laboratorio mentre è assente, e uno dei com piti consiste
nel riempire una gigantesca tinozza con l’acqua presa da un
porzo lì vicino. Topolino, che era staro attento osservatore del­
le magie del suo maestro, cerca di servirsi della magia per scan­
sare la fatica c trasforma una scopa in un servizievole valletto
<lie trasporta al suo posto i secchi pieni d'acqua.
M a, mentre Topolino ne approfitta per schiacciare uri pi­
solino, la scopa-robot riempie la tinozza, che trabocca e alla­
ga il laboratorio. Al suo risveglio, Topolino cerca di fermare la
scopa, ma la sua conoscenza della magia è lim itata e finisce
soltanto per peggiorare la situazione. L’acqua è inarrestabile,
finché il mago, che sa come fermare la scopa, ritorna e rim et­
ti- le cose a posto. Il commento nel film è il seguente: «Q ue­
sta storia parla di un mago r del suo apprendista. Era un gio­
vane brillante, m olto ansioso di imparare ii mestiere. A dire il
vero, un po’ troppo brillante, perché aveva incom inciato a la­
re gli incantesimi del suo maestro prima di avere imparato a
controllarli». Oggi, moiri brillanti scienziati stanno facendo
come Topolino con i nostri geni e il nostro ambiente, senza
capire che sul nostro pianeta tutto è interconnesso, e prose­
guire in questa direzione porterà a risultati disastrosi.
Come siamo arrivati a questo punto? C ’è stato un momento
In cui gli scienziati sono stati costretti a separarsi dallo Spirito, o
meglio dalla corruzione dello Spirito operata dalla ( Chiesa. Questa
potente istituzione si affannava a reprimere qualunque scoperta
scientifica che contraddicesse i suoi dogmi, fu Niccolò Coperni­
co, astuto politico, oltre che abile astronomo, a creare la spaccatu­
ra tra Scienza e Spirito quando pubblicò il suo radicale mano-
220 Lo B iologia ilcll<’ C redenze

scrino De revoltuìonilm orbium coelesttum {Stilla rivoluzione delle


sfere celesti). Questo testo ilei 1543 affermava coraggiosamente che
il sole, e non la Terra, era al centro delle "slere celesti , t Iggi lo sap­
piamo nitri, ma ai tempi di Copernico era un’eresia, perché la sua
nuova cosmologia era in contrasto con T“ infallibilità' della Chie­
sa, che aveva didiiarato che la Terra era al centro del firmamento
divino. Copernico sapeva die TInquisizione avrebbe distrutto sia
lui sia le sue convinzioni eretidic, perciò aspettò prudentemente
di essere sul letto di morte prima di pubblicare il suo lavoro. I suoi
timori per la propria vita erano pienamente giustificati. Cin-
quantasecte anni più tardi. Giordano Bruno, un monaco dome­
nicano che ebbe la temerarietà di difendere la cosmologia di C o ­
pernico, lu bruciato sul rogo per eresia. Copernico si fece belle
della Chiesa: è difficile torturare uno scienziato quando è già nel
la tomba. Non potendo eliminare il messaggero, la ( Ihiesa do-
verre fare i conti con il messaggio.
Un secolo più tardi, il matematico e filosofo francese René
Descartes insistette sull’uso della metodologia scientifica per
esaminare la validità di tutte le "verità precedenti, ma ovvia­
mente ie forze invisibili dei mondo spirituale non si prestavano
a un'analisi di questo genere. N ell’epoca successiva alla Riform a
protestante, gli scienziati furono incoraggiati a studiare il mon­
do naturale, e le “ verità” spirituali vennero relegate nell’ambito
della religione e della metafisica. Lo Spirito e altri concerti me­
tafisici vennero svalutati come “non scientifici’ . perché la loro
verità non poteva essere dimostraci dai metodi analitici della
scienza. I importante “campo" della vita e dell'Universo diven­
ne dom inio della scienza razionalista.
Com e se la frattura Spirito/Scienza avesse bisogno di venire
ulteriormente rafforzata, nel 1859 arrivò la teoria dell’evoluzio­
ne di D arw in, che suscitò subito una granile sensazione. La teo­
ria di Darwin si diffuse in tutto il globo con la velocità delle
odierne notizie su Internet, e venne subito accettata perché i suoi
E pilogo S pirilo c scienza 221

principi combaciavano con le esperienze concrete dell'alleva­


mento degli animali e dell'agricoltura. Il darwinismo attribuiva
I origine dell’umanità alla casualità delle mutazioni ereditarie, il
i he significava che non c era bisogno ili invocare l’intervento eli -
vino nella vita c nella scienza. G li scienziati moderni non aveva­
no meno soggezione dell'Universo dei preti/scienziari che li ave­
vano preceduti, ma grazie alla teoria di Darwin non videro più
il bisogno di invocare la mano di D io come il grande “architet-
lo" del complesso ordine naturale. L’eminente darwiniano Erri­
si M ayr scrisse: «Se ci domandiamo da dove venga questa perfe­
zione, troviamo soltanto arbitrarietà, assenza di pianificazione,
usualità eil eventi accidentali» |M ayr l ‘)76].
Se la teoria di D arw in afferma che It) scopo della lotta per la
s irj e la sopravvivenza, non specifica i mezzi che si dovrebbero
utilizzate a rale scopo. Evidentemente in quella che viene perce­
pita come lotta qualunque cosa "va bene", perché lo scopo è la
semplice sopravvivenza, con qualsiasi mezzo. Più che strutturare
la nostra vita secondo regole morali, il neodarwinismo di M ayr
suggerisce ili vivere secondo la legge della giungla II neodarwi­
nismo, in sostanza, afferma che quelli che hanno ui più se lo me­
ritano. In Occidente abbiamo accertato l’inelurcabilirà di una ci­
viltà caratterizzata dalla coesistenza di “chi Ita" e di "chi non ha” .
Non vogliamo vedere che a questo mondo rum.» ha un prezzo, e
purtroppo questo prezzo comprende, assieme alla sofferenza del
pianeta, anche i senzatetto e i bambini-operai che confezionano
i nostri jeans firm ari... Sono Imo i perdenti in questa lotta

S iam o Iaiiì a im m a g in e c som iglianza


d e ll' U n ive rso

Quel mattino presto ai Caraibi, mi resi conto die anche i


vincitori" nel nostro mondo darwiniano sono dei perdenti, per­
222 L i B iologia d e lle C redenze

che siamo um ’uno con il più grande Universo/Dio. La cellula at­


tiva un comportamento quando il suo cervello, la membrana, ri­
sponde ai segnali ambientali, perché ogni proteina funzionale del
nostro corpo è un’“ immagine" complementare di un segnale am­
bientale. Se la proteina non avesse un segnale complementare a
cui assoc iarsi, non porrebbe funzionare C iò significa, come capii
in quell'istante di illuminazione, che ogni proteina del nostro
corpo è un complemento fisico/elettromagnetico di qualcosa pre­
sente nell'ambiente. Poiché siamo macchine fatte di proteine, per
definizione siamo fatti a immagine dell'ambiente, ambiente che
è l'Universo o, per molti, Dio.
Ritorniam o ai vinti e ai vincirori. Dato che l’uomo si è evo­
luto ili modo complementare all'ambiente, se cambiamo trop­
po l'ambiente non saremo più complementari, non saremo più
“ ulani” . Oggi stiamo alterando il pianeta cosi pesantemente da
minacciare la nostra stessa sopravvivenza, oltre a quella di altri
organismi che si stanno rapidamente estinguendo. Questa mi­
naccia accomuna nella competizione per la sopravvivenza i ma­
gnati della finanza e dei fast (ood pieni di soldi, i “vincitori’ ,
con i lavoratori sulla soglia della povertà, i “perdenti". C i sono
due modi per uscire da questo dilemma: estinguerci o cambia­
re. Credo che dovremmo pensarci seriamente mentre la neces­
sità ili vendere big M ac ti porta a decimare le foreste pluviali;
mentre un numero impressionante di veicoli che tracannano
benzina insozza l'aria, o mentre le industrie petrolchimiche cor­
rodono la Terra e inquinano l'acqua. Siamo stati progettati dal­
la natura per adattarci all'ambiente, ma non all’ambiente che
stiamo creando attualmente.
Le cellule mi hanno insegnato d ie siamo parte di un rutto,
e se lo dim entichiam o lo facciamo a nostro rischio e pericolo.
M a ho anche riconosciuto che ognuno di noi possiede un i
dentità biologica unica. Perché? C he cosa rende unica la co­
munità cellulare di ogni individuo? Sulla superficie delle nostre
E pilogo Spirilo e scien za 12S

ellule c’è una Sim iglia di recettori dell’identità che differen­


ziano un individuo dall altro.
Un noto sottoinsieine di questi recettori, chiamati auto-re-
i-crtori o leucociti antigeni umani (H L A ), è collegato alle ton­
doni del sistema immunitario. Se i vostri auro-recettori venis­
sero rimossi, le vostre cellule non ri netterebbero più la vostra
identità. Le cellule, diventate prive di autorecertori, sarebbero
ancora cellule limane, ma private dell’identicà sarebbero soltan­
to cellule umane generiche. Rimettere nelle cellule i vostri au
torecetrori personali, e torneranno a riflettere la vostra identità.
Quandu donate un organo, quanto più il vostro insieme di
autorccettori corrisponde ai recettori della persona che riceve
l'organo, tanto meno aggressiva sarà la reazione di rigetto scate­
nata dal suo sistema immunitario. Ad esempio, poniamo che mi
insieme di 11)0 differenti autorecettori sulla superficie di ogni
urllula sia quello che vi identifica come un certo individuo spe­
cifico. Avete bisogno di un trapianto per sopravvivere. Quando
paragoniamo il mio insieme di 100 autorecertori con i vostri au
toreccttori scopriamo che soltanto 10 corrispondono. Per voi, io
non sarei un gran donatore di organi, I ~ì natura così diversa dei
nostri autorecertori indica che anche le nostre identità sono m ol­
to diverse. Questa grande differenza tra i recettori della mem­
brana mobiliterebbe il vosero sistema immunitario per elim ina­
re le cellule estranee, ovvero le cellule trapiantate, che non han­
no i vostri autorecertori. Le probabilità di successo salirebbero se
trovaste un donatore i cui autorecettori corrispondono meglio a
quelli delle vostre cellule.
M a non troverete un donatore perfetto al 100 per cento.
Finora non sono ancora stati trovati due individui biologica­
mente identici. Tuttavia* e teoricamente possibile creare dei
tessuti adatti a una donazione universale asportando gli auto-
recettori dalle cellule, anche se questo esperimento non è an­
cora stato fatto, In questo modo le cellule perderebbero la lo-
224 La B io lo g ia d elle C redenze

iti identità, ed essendo prive di autorecettori non causerebbe-


rn il rigetto. M entre gli scienziati si sono localizzati sulla na­
tura di questi recettori collegati alla risposta im m unitaria, è
im portarne capire che non sono i recettori della proteina a
conferire agli individui la loro identità, ma ciò che attiva i re­
cettori. O gni particolare insieme di recettori ddl'idem ità è si­
tuato sulla superficie esterna della membrana, dove essi agi­
scono come “antenne’’ che scaricano i segnali complementari
dall’ambiente. Questi recettori del l’identità leggono un se­
gnale del “sé" che non esiste all’interno della cellula, ma pro­
viene dall'am biente esterno.
Pensate al corpo umano come a un televisore. Voi siete l’im­
magine sullo schermo. M a la vostra immagine non proviene dal­
l’interno delfapparecdTlo televisivo: la vostra identità è una tra­
smissione, proveniente daU anibienre ricevuta attraverso un'an­
tenna. Un giorno accendete la T V e scoprire che il tubo catodico
è esploso. L i vostra prima reazione sarà: «Diavolo, il televisore è
morto!». M a l’immagine è forse morta assieme al televisore? Per
rispondere a questa domanda, prendere un altro televisore, inse­
rite ia spina, lo accendete e io sintonizzate suHo stesso Lande che
stavate guardando prima d ie il tubo catodico esplodesse. Q ue­
sta prova vi dimostrerà che l'immagine trasmessa e ancora nel­
l’etere, anche se il vostro vecchio televisore è "morto” . L i morte
del televisore in quanto ricevitore non ha in alcun modo ucciso
l’identità trasmessa dall'ambiente.
In questa analogia, l'oggetto materiale costituito dal televi­
sore corrisponde alla cellula, l 'antenna televisiva, che riceve la
trasmissione, rappresenta il nostro insieme di recettori d d l'i
dentila, e la trasmissione è il segnale ambientale. A causa del­
la nostra preoccupazione per il mondo materiale newtoniano,
porremmo inizialm ente pensare che i recettori proteici cellu­
lari siano il “sé", ma ciò equivarrebbe a credere che l'antenna
della F V sia la fonte della trasmissione. I recettori della celiti-
E pilogo - S pirilo e \i lenza 22S

l i non .sono l’origine della sua identità, ma il veicolo pei mez­


zo dd quale il sé' viene scaricato daH’ambicnre.
t «r.tzie ad una piena comprensione di quesnt relazione, capii
Ile la mia identità, il mio “se", esiste nelTambienie. clic il mio
u>rpo ci sia o che non ci sia. Proprio come nel l'esempio del te­
levisore, se il mio corpo muore e in futuro un nuovo individuo
(till “televisore" biologico) nasce con lo stesso insieme di recet­
tori dell'identità, quel nuovo individuo scaricherà "me” . Sarò di
nuovo presente nel mondo. Anche se il mio corpo fisico muo­
ri la trasmissione continua. La mia identità e una firma com ­
plessa, contenuta n cll’iramensa informazione che compone col­
lettivamente l’ambiente.
Una prova a favore della mia convinzione che la trasmissione
di un individuo continua anche dopo la morte è data dai pa­
zienti sottoposti a trapianto che riferiscono ili avere subito cam­
biamenti comportameliLali e psicologici contestualmente all’in­
nesto di nuovi organi. Una donna del New England. ( Maire Syl­
via, una donna prudente e attenta alla salute, rimase stupefatta
quando, dopo essere stata sottoposta a un trapianto di cuore e
polmoni, sviluppò il gusto pei ia birra, le polpette di pollo e le
motociclette. Sylvia parlò con la famiglia del donarore e scopri
di avere il cuore di un diciottenne patito delle moto che amava
le polpette ili pollo e la birra. Nel suo libro, A Change nj Heart,
Sylvia descrive le sue esperienze di trasformazione, ed esperienze
simili occorsero ad altri pazienti trapiantati che facevano parte
del suo gruppo di sostegno |Sylvia e Novak 1977], Paul P. Pear­
sall descrive molti esempi simili in The Heart's Code: lapping the
Wisflom and Power o f Our Heart Energy [Pearsall 1998). L i pre­
cisione dei ricordi d ie accompagnano questi trapianti e al eli là
del semplice caso o coincidenza. Dopo aver ricevuto un nuovo
cuore, una giovane donna cominciò ad avere incubi in cui vede­
va un assassinio; i suoi sogni erano così vividi che condussero al­
la cattura dell uomo che aveva ucciso il donatore.
226 La B iologia d elle C redenze

Una teoria riguardo a tom e questi nuovi comportamenti


vengano im piantati insieme all'organo in chi riceve un tra­
pianto è la “ memoria cellulare ", ovvero, la nozione che i ricor­
di siano in qualche triodo inglobati nelle cellule. Voi sapete che
nutro un grandissimo rispetto per l'intelligenza delle cellule in ­
dividuali, ma qui devo p l u i tu alizzare una cosa: è vero che le
cellule possono “ ricordare" di essere cellule muscolari o del le­
gato, ma c’è un lim ite alla loro intelligenza. Non credo che le
cellule siano fisicamente dorate di meccanismi percettivi che
consentono di distinguere e ricordare una predilezione per le
polpette di pollo!
La memoria psicologica e comportamentale acquista un
senso se ci rendiamo conto che gli organi trapiantati possie­
dono ancora i recettori dell'identità del donatore, ed eviden­
temente stanno continuando a scaricare le stesse informazio­
ni am bientali. Anche se il corpo del donatore è morto, la loro
trasmissione è ancora attiva. Essi sono im m ortali, come ho ca­
pito nel mio lampo di intuizione mentre riflettevo sui mecca
nismi della membrana cellulare, im m ortali come noi tutti.
1 trapianti di cellule e di organi ci offrono un modello non
solo dell'im m ortalità, ma anche della reincarnazione. Consi­
derate la possibilità che un embrione riveli iti futuro lo stesso
insieme di recettori dell idenrità che possiedo io oggi. Q uel­
l'em brione sarà sintonizzato con il mio "sé". L j mia identità è
ritornata, ma sta agendo attraverso un altro corpo. La discri­
minazione sessuale e il razzismo diventando itdicoli. oltre che
im m orali, quando comprendiam o che i nostri recettori po­
trebbero passare a un bianco, un nero, un asiatico, un uomo
o una donna. Poiché l'am biente rappresenta “ lutto C iò die
fi' (D io ), e dato che le nostre antenne, gli autorecertori, sca-
ricano solo una banda ristretta rispetto all intero spettro, tin ­
ti noi rappresentiamo una piccola parte del tu tto ... una pie
cola parte di D io.
Epilogo Spirito c scienza 22?

S o n d e inviate su! pianeta lerra

L’esempio ilei televisore è utile, m.i non è ancora completo,


perché il televisore è solo un meccanismo di riproduzione.
N ell’arco della nostra vita, tutto ciò che facciamo influisce sul­
l'ambiente. Alteriam o l’ambiente con la nostra semplice pre­
senza. Q uind i, un modo più completo per comprendere la no­
stra relazione con lo Spirito b paragonare gli uomini alle sonde
spaziali Spirit e O pportunity, o a qualunque altra sonda invia­
ta dalla N A SA sulla Luna o su Marte, l'uom o non i- ancora in
grado di andare fisicamente su M arte; ma, dato che ci interes­
sa sapere come sarebbe l’atterraggio su quel pianeta, inviam o
l'equivalente meccanico di un esploratore umano. Anche se li-
sonde che abbiamo inviato su M arte non assomigliano fisica
mente agli esseri umani, ne hanno però le funzioni: macchine
fotografiche che rappresentano gli "occhi per vedere il piane­
ta, rilevatori ili vibrazione che costituiscono le “orecchie" per
sentire il pianeta, sensori chim ici che "assaggiano" l’ambiente,
e cosi via. Insom nia, la sonda è stata dorata di sensori in grado
di percepire M arte come lo percepirebbe un essere umano.
M a diamo un'occhiata più da vicino al funzionamento del­
le sonde su M arte. H anno antenne ("recettori” ) sintonizzate
per ricevere le trasmissioni ila un essere umano rappresentato
dal controllore della N A S A , che dalla Terra invia le inform a­
zioni necessarie ad attivare il M ariner sulla superficie di M ar­
re. M a le informazioni non viaggiano a senso unico. Anche il
controllore della N A S A impara dalla sonda, perché il veicolo
ritrasmette alla Terra le informazioni relative alle sue espe­
rienze su Marte. Il controllore della N A SA interpreta le infor­
mazioni ricevute e applica queste nuove conoscenze per d iri­
gere meglio la sonda sulla superficie marziana.
Voi e io siamo come sonde inviate sulla ferra che ricevono
informazioni da un controllorc/Spirito ambientale. Mentre vivia-
228 Lit Biologia tirile Credente

ino. le esperienze die facciamo in questo mondo vengono invia­


te a quel controllore, il nostro Spirito. Per questo il modo in cui
viviamo influenza il carattere del nostro "sé” . Questa interazione
eqtiiv.de al concetto di karma. Comprendendo questo filtro,
comprendiamo anche di dover fare attenzione alla vita che con­
duciamo su questo pianeta, perché le conseguenze del nostro
modo di vivere durano più del nostro corpo. C iò che facciamo
nell arco della vita ritornerà a noi, o a una nostra versione futura.
Queste intuizioni cellulari non fanno che ribadire la sagge?-
za dei maestri spirituali di tutte le epoche. Ognuno di noi è uno
spirito in forma materiale. Una poterne immagine di questa ve­
rità spirituale è il modo in cui la luce interagisce con un prisma.
Q uando un raggio di luce attraversa un prisma, la struttu­
ra cristallina del prisma diffrange la luce, facendola apparire
come Io spettro dei colori dell'arcobaleno. O gni colore, seb­
bene sia una componente della luce bianca, è visto in modo
distinto, a causa della sua frequenza specifici. Se invertite il
procedimento c proiettate uno spettro arcobaleno attraverso
un prisma, le frequenze individuali si ricom bineranno in un
raggio di luce bianca. Possiamo pensare all'identità di ogni es­
sere umano come alla frequenza di un singolo colore aH’inrer-
no dello spettro arcobaleno. Se elim iniam o arbitrariam ente
E pilogo - S pirilo e scienza 229

una particolare frequenza, un colore, perché “ non ci piace” , e


tacciamo passare le frequenze che rimangono attraverso il pi i
ima, il raggio che ne uscirà non sarà più di luce bianca. Per
definizione, la luce bianca è composta da tutte le frequenze.
M oire persone spirituali aspettano il ritorno della Luce
Bianca sul pianeta. Imm aginano che verrà sorto forma di un
.in g o lli individuo, come Buddha. Gesù <>Maom etto. Le mie
nuove conoscenze sulla spiritualità mi dicono invece che la Lu-
11 Bianca ritornerà sul pianeta soltanto quando ogni essere
umano riconoscerà ogni altro essere umano come una fre­
quenza individuale della 1 ucc Bianca. Finché continueremo a
svalutare, o addirittura a eliminare, gli esseri umani che abbia­
mo deciso d ie non ci piacciono, distruggendo cioè certe fre­
quenze dello spettro, non potremo sperimentare la Luce Bian­
ca. Il nostro com pito è proteggere c nutrire ogni frequenza
umana, affinché la Luce Bianca possa ritornare.

L 'e vo lu zio n e frattale:


un«\ teorìa con cui si p uò vivere

H o spiegato in che modo sono diventato uno scienziato


spirituale, e adesso vorrei spiegarvi perché sono un ottimista.
La storia dell’evoluzione è, io credo, una storia di schemi che
si ripetono. Siam o arrivati a un punto di crisi, ma non è La pri­
ma volta per il nostro pianeta. L'evoluzione è stata costellata
da cataclismi che hanno virtualm ente spazzato via intere spe­
cie, comprese le vittim e più note, i dinosauri. Questi sconvol­
gimenti erano direttamente collegati a catastrofi am bientali,
esattamente come la crisi attuale. Con la crescita della popo­
lazione umana, siamo in competizione per lo spazio vitale con
d i altri organismi che abitano il pianeta. M a la buona notizia
e che le crisi nel passato hanno sempre inaugurato un nuovo
230 La B iologia d e l le C redenze

modo di vivere, e lo faranno anche questa volta. Siam o al Ter­


mine di un ciclo evolutivo t lì stiamo preparando per il suc­
cessivo. C on l'avvicinarsi della fine di questo ciclo, l'um anità è
sempre più preoccupata e allarmata per le falle nelle strutture
che sostengono la civiltà. Tuttavia sono convinto che i "dino­
sauri" che oggi stanno violentando la Natura si estingueranno,
e sopravviveranno coloro che capiranno come questa mancan­
za di attenzione sia distruttiva per il pianeta e per noi stessi.
Com e faccio a esserne sicura? La mia certezza nasce dai
miei studi sulla geometria dei frattali. M a ecco una definizio­
ne di geometria, che spiegherà la sua importanza per lo studio
della struttura della nostra biosfera. la geometria è una deter­
minazione matematica del “ modo in cui le diverse parti di
qualcosa si corrispondono reciprocamente” . Fino al 1975, l’u­
nica geometria disponibile era quella euclidea, esposta nel­
l'antico testo greco di 13 volum i (ìli clementi ih Euclide, risa­
lente al 300 a.C . Per chi è dotato di un'intelligenza spaziale, la
geometria euclidea e semplice da capire perché tratta struttu­
re come cubi, sfere e coni, che possono essere rappresentati
sulla carta m illim etrata.
Tuttavia, la geometria euclidea non si applica alla Natura.
Per esempio, non possiamo descrivere un albero, una nuvola
o una montagna usando le form ule matematiche di questa
geometria. In natura, la maggior parte delle strutture organi­
che e inorganiche rivelano schemi più irregolari e apparente­
mente caotici. C iò fa sì che le im m agini naturali si possano
creare solo utilizzando una matematica di recente scoperta,
chiamata geometria dei franali. E stato il matematico france­
se Benoit M andelbrot a divulgare la matematica e la geome­
tria dei frattali nel 1975. Com e la fisica quantistica, la geo­
metria dei frattali (frazionale) ci costringe a prendere in con­
siderazione questi schemi irregolari della natura, un mondo
più bizzarro di curve e di oggetti a più eh tre dimensioni.
E p ilo g o - S p ir il o e s c i e n z a 231

la matematica dei franali è sorprendentemente semplice,


pi rclic richiede unn sola equazione che usa semplicemente la
m oltiplicazione e l'addizione, l a stessa equazione che viene
|>iii ripetuta all infinito. Ad esempio, l 'insiem e di M andel­
brot" si basa sulla semplice formula di prendere un numero,
m oltiplicarlo per se- stesso, e aggiungervi il numero originale.
Il risultato di quella equazione è successivamente usato come
dato iniziale dcll’equazione successiva, .1 sua volta quel risul­
tato è usato come dato iniziale dell'equazione successiva, e co­
si via. La sfida consiste nel fatto che, anche se ogni equazione
utilizza sempre la stessa formula, le equazioni possono essere
ripetute m ilioni ili volte per visualizzare effettivamente un
modello frattale. Il lavoro manuale e il tempo richiesti per cal­
colare m ilioni di equazioni im pedirono ai matematici di quel
periodo di riconoscere il valore della geometria franale, ma
con l’avvento dei potenti com puter M andelbrot potè definire
la nuova matematica.
La matematica dei frattali si basa su schemi ripetitivi, sem­
pre sim ili a se stessi" e racchiusi l'uno dentro l’altro. Potete
larvi un'idea approssimativa di forme ripetitive immaginando
le popolari matrioske russe, bambole dipinte a mano, tutte
uguali e inserite una dentro l’altra. Ogni struttura più piccola
£•una m iniatura di quelle piti grandi, ma non necessariamente
una ripetizione esatta, la geometria dei banali mette in evi­
denza la relazione tra gli schemi della struttura globale e quel­
li visibili nelle sue parti. Ad esempio, lo schema dei ramoscelli
che si dipartono da 1111 ramo pùi grosso riprende quello dei la ­
mi che si dipartono dal tronco. Lo schema di un grande fium e
assomiglia a quelli dei suoi affluenti più piccoli. Nel polmone
umano, il modello frattale della ramificazione dei bronchi si ri­
pere al livello inferiore dei bronchioli. Anche i vasi sanguigni
venosi e arteriosi, e il sistema nervoso periferico, mostrano si­
tuili modelli ripetitivi.
232 1.11 B iologia d elle C redenze

Le immagini ripetitive osservabili in natura, sono solunto


una coincidenza? Credo che la risposta sia decisamente “ no'.
Per spiegare perche' ritengo che la geometria dei battali defini­
sca la struttura della vita, rivediamo due punti importanti.
Per prima cosa, la storia dell'evoluzione è, come ho sotto­
lineato più volte in questo libro, la storia dell’ascesa di una
consapevolezza più elevata. Secondo, nel nostro studio della
membrana abbiamo definito il complesso delle proteine re-
cetto re-effetto re (le IM P ) come l’unità fondamentale della
consapevolezza/intelligenza. D i conseguenza, più proteine re­
cettore-effettore (le olive nel sandwich del nostro esempio)
possiede un organismo, maggiore sarà la sua consapevolezza e
più m alto si troverà sulla scala evolutiva.
Tuttavia, ci sono dei lim iti materiali al numero di proteine
recettore-effettore che possono essere contenute nella membra­
na cellulare. Lo spessore della membrana cellulare è di sette-ot­
to Manometri, equivalente al diametro del suo doppio strato fo-
sfolipidico. Il diametro medio delle “proteine della consapevo­
lezza’’, i recettori-effettori, è circi lo stesso dei fosfolipidi in cui
sono avvolte. Poiché io spessore delia membrana è rigorosa­
mente lim itato, non si possono accumulare infinite IM P im pi­
landole una sull’altra. D i conseguenza, l’unica possibilità per
aumentare il numero delle proteine della consapevolezza consi­
ste ncll'aumentare l’anca della superficie della membrana.
Torniam o all’esempio del sandwich. Più olive sign ilic i più
consapevolezza: più striti di olive riuscite a mettere nel sandwi
eli, più il sandwich sarà intelligente. Che cosa può essere più in
telligente: una sortile fetta di cracker o una spessa fetta di pane
ben lievitato? La risposta è semplice: più ampia e spessa la su­
perficie del pane, maggiore il numero di olive che il sandwich
può contenere. In termini di consapevolezza biologica, mag­
giore la superficie della membrana cellulare, più olive-proteine
potrà gestire. I evoluzione, l'espansione della consapevolezza, si
p

Epilogo S/ii ri lo ? sdento 233

inni quindi definire dall'incremento della superficie delta mem­


brana. Studi matematici rivelano che la geometria dei franali è
il modo migliore per ottenere la superficie maggiore (m em ­
brana) in uno spazio tridimensionale (cellula). beco perché l'e­
voluzione diventa una faccenda battale. I modelli ripetitivi in
natura sono una necessita, e non una coincidenza, dell'evolu
/.ioni 'frattale".
Non intendo andarmi a impegolare nei licitagli matematici
ilei modelli, basterà dire che tanto in natura quanto nell’evolu-
/.lone osserviamo dei modelli battali ripetitivi. L.e immagini di
modelli frattali di straordinaria bellezza, generate dal computer,
dovrebbero ricordarci che. nonostante l’angoscia e l'apparente
caos del nostro mondo, «.'è un ordine nella Natura e non cè
nulla di veramente nuovo sorto il sole. G li schemi frattali ripe­
titivi ilella Natura ti consentono di predire che gli esseri umani
troveranno il modo di espandere la loro coscienza per salire di
un altro gradino nella scala evolutiva, [.’affascinante, esoterico
mondo della geometria dei banali ci fornisce un modello ma­
tematico che suggerisce che “ l’arbitrarietà, l'assenza di pianifi­
ca/ione, la casualità e gli eventi accidentali di Mayr sono un
concetto ormai superato. E una nozione che non è più utile al­
l'umanità e che dovrebbe seguire al più presto le sorti dell'uni­
verso prc-copernicano in cm la Terra era al centro di mtto.
Una volta accertata la presenza, nella natura e nell evoluzio­
ne, di modelli ripetitivi e ordinati, la vita delle cellule, che ha
ispirato questo libro e i cambiamenti della mia vita, diventa an­
con più istruttiva. Per miliardi di anni i sistemi cellulari viven­
ti hanno sviluppato un efficace programma di pace d ie ha per­
messo ili potenziare la loro capacità di sopravvivenza e quella
degli altri organismi della biosfera. Immaginate una popolazio­
ne di miliardi di individui che vivono sotto lo stesso tetto in
uno staro di felicità perperua. Una comunità del genere esiste:
r il corpo umano sano. Ovviam ente, le comunità cellulari firn-
2M lu i liio log id ch'ili- Credenze

zionano meglio delle comunità umane: nel nostro corpo non ci


sono cellule escluse, cellule “senzatetto". A meno che, natural-
inenre, le nostre comunità cellulari non siano in profonda di­
sannonia e costringano alcune cellule a ritirarsi dalla coopcra­
zione comunitaria. Il cancro rappresenta essenzialmente delle
cellule senzatetto e senza lavoro che vivono alle spese della co­
munità cellulare.
Se gli esseri umani imitassero lo stile di vita delle comunità
cellulari sane, le nostre società e il nostro pianeta sarebbero più
pacifici e più vitali. Creare una comunità pacifica del genere è
una sfida, perche ogni persona ha una differente percezione del
mondo. Q uindi, essenzialmente, su questo pianeta ci sono sei
miliardi di versioni umane della realtà, e ogni individuo perce­
pisce la propria verità personale. Con l'aumento della popola­
zione, questa pluralità si traduce in uno scontro.
Cotne ho detto nel primo capitolo, la storta si ripete e nei
prim i stadi dell’evoluzione anche le cellule si trovarono di Iron­
ie a una sfida di questo tipo. Poco dopo la formazione della Ier­
ra. gli organismi unicellulari evolvettero rapidamente. M igliaia
dì varianti di batteri uniceiuilari, alghe, lieviti e protozoi, ognu­
no con un diverso livello di consapevolezza, apparvero nei suc­
cessivi rre miliardi e mezzo di anni. £ probabile die, come noi,
questi organismi unicellulari cominciarono a moltiplicarsi in
modo apparentemente incontrollato, sovrappopolando il loro
ambiente. A un ceno punto iniziarono a scontrarsi e a chieder­
si: «Ci sarà spazio anche per me.'». Deve essere stato spaventoso
anche per loro. Costretti a una convivenza forzata, e al conse­
guente cambiamento del loro ambiente, cercarono una risposta
efficace alle pressioni che subivano. Queste pressioni portarono
a una nuova e gloriosa era ncll’evoluzione. in cui le cellule in­
dividuali si raggrupparono in comunità pluricellulari altruisti­
che. Il risultato finale lu l’uomo, in cima, o in prossimità della
dina, della scala evolutiva.
E pilogo - S pirilo e .scienza 235

Suppongo quindi the la pressione esercitata dalla crescita del-


l t [mpola/jone umana sarà il larrore che ci spingerà sul gradino
n<! essivo della scala evolutiva. ( a aggregheremo in una comu­
nità globale. I membri di questa comunità illuminata sapranno
oimai elle siamo fatti a immagine del nostro ambiente, cioè che
'.i.iino divini, e che dobbiamo vivere non in base alla sopravvi-
■u/.i del più forte, ma in un modo che sostenga tutti e tutto su
i|ticsio pianeta.

I a so p ra vvive n za del più am orevole

Potreste pensare che le parole di Rum i sulla forza dell a-


morc siano molto nobili, ma poco adatte a questi tempi diffi-
« ili, in cui il sistema m igliore sembra essere ancora la soprav­
vivenza del più adatto. Non ha lorse ragione D arw in quando
dice che la violenza è alla base della vita? N on è la violenza il
modo di agire del mondo naturale? C he cosa dire di lutti quei
documentari che ci fanno vedere anim ali che cacciano anim a­
li anim ali che intrappolano anim ali, anim ali che uccidono
anim ali? Non hanno anche gli esseri um ani un'inclinazione
innata verso la violenza? La logica dovrebbe dirci: gli anim ali
sono violenti, l'uom o è un animale, quindi l'uom o è violento.
No! L'uomo non è "inchiodato’’ a una natura innata e cru­
delmente competitiva piii di quanto non siamo inchiodati ai
geni che ci rendono malati o violenti. G li scimpanzé, gli ani­
mali geneticamente più vicini all'uom o, sono la prova che la
violenza non fa necessariamente parte della nostra biologia.
Una specie di scimpanzé, i bonoho, vivono in comunità pacifi­
che in cui la leadership è in mano a maschi e femmine co-do­
minanti. A differenza degli altri scimpanzé, la comunità dei bo-
nobo agisce non in base a un'etica della violenza, ma in base a
un'etica che potremmo chiamare “ fate l'amore, non la guerra".
236 lui Biniogni tifile Credenze

QuarnJn gli scimpanzè di questa comunità iniziano ad agitarsi,


non si affrontano in Ione sanguinose, ma incanalano l'energia
separai rice nell'arti vi tà .sessuale.
Uno studio recente dei biologi Robert Sapolsky e Lisa (.
Share della Stanford University, Iva dimostrato che perfino i
babbuini selvatici, thè sono tra gli animali più aggressivi del
pianeta, non sono geneticamente destinati a essere violenti |Sa-
polskv e Share 2004]. In una comunità di babbuini oggetto di
moiri studi, i maschi aggressivi morirono intossicati dal cibo
preso da un bidone della spazzatura. In seguito alla strage, la
struttura sociale del gruppo venne reinventata. La ricerca sug­
gerisce che le femmine abbiano aiutato i maschi sopravvissuti,
meno aggressivi, verso comportamenti più cooperativi che crea­
rono una comunità sorprendentemente pacifica. In un articolo
apparso su l*ublic Library o f Science Biology, dove venne pubbli­
cata la ricerca dell'università di Stanford, lo zoologo Frans B.
M . d eW aal. della Em ory University, scrisse: «Perfino i primati
più feroci non hanno bisogno di restare tali per sempre»
[deWaal 2004).
Per quanti documentari di National iuiigntpijic abbiate visto,
nell'uomo non c c l’imperativo "mangiamoci a vicenda” . Noi
siamo in cima alla carena alim entali1predatore/preda. 1a nostra
sopravvivenza dipende dalla necessiti di cibarci di organismi più
in basso nella gerarchia, ma noi non siamo soggetti a essere man­
giati da organismi che si trovano più in alto. Non avendo pre­
datori naturali, all'uomo è stato risparmiato il ruolo di preda e
tutta la violenza d ie questa condizione implica.
Naturalmente ciò non significa che l’uomo sia al di sopra
delle leggi della Natura, perché alla line anche noi saremo man­
giati. Siamo mortali e, dopo la nostra morte (speriamo il ter­
mine una vita lunga e pacifica), i nostn resti corporei verranno
decomposti e riciclati nell'ambiente. Com e un serpente che si
attorciglia su se stesso, l’uomo, in cima alla catena alimentare,
Epilogo ■Spirito «' ,\( tenru 237

H ■.ill.i fine mangiato dagli organismi chi* si trovano più in


Im .su nella catena, i batteri.
M a. prima che questi) serpente si avvolga su se stesso, non nu-
,i unto ancora .1 vivere una vita priva di violenza. Nonostante la
nostra posizione elevata nella catena alimentare, siamo il peggior
nemico di noi stessi. C i combattiamo tra dì noi più di qualunque
iltr.i specie animale. A volte si comportano cosi anche gli animali
m inion, ma gli scontri tra individui delle stessa specie si limitano
.ni atteggiamenti, versi e odori di minaccia, senza mai arrivare a
il- iilerc. 1 nelle comunità sociali diverse da quelle umane, la cali­
vi principale di violenza interspecifica è l’acquisizione di aria, ac­
qua e cibo necessari alla sopravvivenza o la selezione dei partner a
scopi riproduttivi.
Al contrario, la violenza rra gli esseri umani direttamente
h illegata alla necessità di procurarsi il cibo o alla selezione dei
partner è decisamente m inim a, la violenza umana è associata
m olto più spesso all'acquUizione di beni materiali al di là di
quanto è necessario per il sostentamento, oppure alla distri­
buzione e acquisto di droghe che servono a Fuggire dal mon­
do da incubo che abbiamo creato; oppure all abuso dei ligi! o
del coniuge trasmesso di generazione in generazione, borse la
torma di violenza umana piti diffusa e pericolosa è il control­
lo ideologico. Iti tutta la storia, i m ovim enti religiosi e i go­
verni hanno ripetutamente istigato 1 loro membri all'aggres­
sione e alla violenza conno i dissidenti e i non credenti.
La maggior parte della violenza umana non è necessaria, e
non è un’abilità di sopravvivenza innata genetica, “animale".
Abbiamo la capacità, e secondo me anche l’im perativo evolu­
zionistico, di fermare la violenza. Il modo migliore per fer­
marla è capire, come sottolineo nell’ultim o capitolo di questo
libro, che siamo esseri spirituali che hanno bisogno di amore
come del cibo. M a non saliremo al gradino evolutivo succes­
sivo soltanto pensandolo, così come non possiamo cambiare
23K lui B io lo g ia d elle C redenze

la nostra vira c quella di nostri figli semplicemente leggendo


dei libri. Dobbiam o aggregarci in com unità di persone con lo
stesso orientamenro di pensiero, clic lavorano per una civiltà
migliore attraverso la comprensione clic la Sopravvivenza del
Più Am orevole è l'unica erica che ci assicurerà non soltanto
una vita individuale sana, ma anche un pianeta sano.
Ricordatevi quegli studenti impreparati e sottosiirnari dei
Caraibi che fecero gruppi*, come le cellule che studiavano nel
loro corso di istologia, per formare una comunità di snidenti di
successo. Prendeteli a modello, e contribuirete ad assicurare un
lid o fine non soltanto agli individui imprigionati in convinzio­
ni auto-sabotanri, ma a rutto il pianeta. Usate l'intelligenza del­
le cellule per spingere l'umanità sul prossimo gradino della sca­
la evolutiva, dove i più amorevoli tanno qualcosa di più che
semplicemente sopravvivere: vivono pienamente.
Appendice

a scienza esposta in questo libro illustra il modo in cui le ere-


L (lenzecontrollano il comportamento e l'attività genetica, e ili
conseguenza la nostra vita. Il capitolo sulla genitorialità consa­
pevole spiega come la maggior parte di noi abbia inevitabilmen­
te acquisito credenze lim itanti o auto-sabotanti, che abbiamo re­
gistrato nella mente subconscia nell’età infantile.
Com e ho detto in questo capitolo, esiste una varietà di tee
niche psicologiche “energetiche" che sfruttano le ricerche più re­
centi in campo psicosomatico per accedere rapidamente ai pro­
grammi subconsci e riscriverli. Prima di lasciarvi, vorrei accen­
nare .1 una delle tecniche di psicologia energetica chiamata
PSY C I l-K’“ , perché è sperimentata personalmente e sono quin­
di certo della sua completezza, semplicità ed efficacia.
Conobbi Kob W illiam s, ideatore di P S Y C H - K “ , a una con­
ferenza nel 1990, in cui eravamo entrambi relatori. Com e sem­
pre. al termine del m io intervento dissi ai partecipanti che. se
avessero cambiato le proprie credenze, avrebbero potuto cam­
biare la propria vira. Era la mia consueta conclusione, alla tina­
ie fece seguito una domanda altrettanto consueta: «Bellissimo,
Bruce. fantastico. M a come si fa?».
A quel tempo non avevo ancora compreso il ruolo cruciale die
la mente subconscia svolge nel processo di cambiamento, quindi
mi appoggiavo sul pensiero positivo e sulla lor/a eli volontà come
strumenti per affrontare i comportamenti negativi. Sapevo, tutta­
via, die avevo avuto soltanto dei successi parziali nel processo di
trasformazione della mia vita. Sapevo andie die, ogni volta che
proponevo questa soluzione, l’energia del mio uditorio crollava
come un pallone di piombo. A quanto pareva, i miei sofisticati
240 La B iologia d elle C redenze

ascoltatori avevano già tentato, come me, la strada della forza di


volontà c del pensiero positivo, con limitato successo.
Destino volle che una volta tomato al mio posto guardassi
verso il palco, per scoprire d ie il relatore successivo era lo psi­
coterapeuta Rob W illiam s. Le prime parole di Rob tennero
tutto l'uditorio con il fiato sospeso. Nella sua introduzione,
Kob affermò che P S Y C H - K ' poteva cambiare in pochi mimi
ti le convinzioni lim itanti radicate ila tempo nella mente.
Poi Rob chiese se c era qualcuno del pubblico che voleva
esporre un problema che l'aveva turbato. Una donna attirò sia
la mia attenzione che quella di Rob. Alzava titubante la mano,
la abbassava e la alzava di nuovo. L i sua timidezza era palpabi­
le. Quando Rob le chiese di esporre il suo problema, la donna
arrossì e rispose a voce tanto bassa che Rob dovette lasciare il
palco e andare a parlare con lei a tu per tu Poi riferì ai presen­
ti che il problema della donna era la paura di parlate in pubbli­
co. Rob ritornò sul palco e la donna lo segui esitante, le chiese
di parlare della sua paura a un pubblico di quasi un centinaio
di persone, e di nuovo la donna non riuscì quasi a parlare.
Rob lavorò con lei per circa dieci minuti utilizzando una delle
tecniche di cambiamento PSYC I I K . Poi le chiese di nuovo vii
dia- ai presenti come si sentiva a parlare davanti a turn loro. Il
cambiamento fu stupefacente. Non soltanto era visibilmente più
rilassata, ma cominciò a parlare in tono eccitato ma sicuro, lutti
sgranarono gli occhi e rimasero a bocca aperta valendola impa­
dronirsi del palco per cinque interi minuti. Si lasciò ralmenre tra
sportale che Rob dovette pregarla di smettere di parlate e tornare
al suo posto per permettergli di terminare la sua presentazione!
l a donna partecipava regolarmente al convegno annuale .1
cui ero spesso presente anch’io, e così potei testimoniare la sua
sorprendente trasformazione negli anni successivi. Non solo
aveva superato la paura di parlare in pubblico, ma divenne ad­
dirittura una testimonial di queste tecniche nella sua comunità.
\ppriulìce 241

\ll.i fine, parlare in pubblico diventò per Id una vera professio-


iir c vinse addirittura dei premi! L i vita dì questa donna era
•.il.1 completamente trasformala nel giro di pochi mintin’. Nei
quindici anni dopo aver assistito alla sua trasformazione, ho vi­
ni anche altre persone accrescere rapidamente la propria auio-
•.dina c- cambiare le proprie relazioni, la loro situazione econo­
mica e il loro stato di salute grazie alle tecniche P S Y C I l-K'''.
Il processo di PSY C H - K '" è semplice, direno e verificabile.
I Jtilizza l'interfaccia psicosomatica della manipolazione muscola-
" i kinesiologja), che avevo scoperto per la prima volta nello stu­
dio improvvisato di uno studente-chiropratico ai Caxaibi. per ac-
•edere ai "file” auto-li mi tanti della mente subconst ia. Utilizza an-
I Iir tecniche eli integrazione tra il lato destro e sinLstro del cervello,
facilitando cambiamenti rapidi e durevoli. Inoltre, PSYC H -K
integra lo Spirito nel processo di cambiamento, proprio come io
ho integrato lo Spirito nella mia comprensione della Scienza
Usando la manipola/ione muscolare, P S Y C H - K " accede a ciò
die Rob chiama la mente “superconscia'' per assicurarsi che gli
obiettivi dichiarati dalla persona siano sani e appropriati. Queste
difese incorporate permettono a questo sistema di cambiamento
personale di essere insegnalo a chiunque sia interessato ad assu­
mersi la responsabilità della propria vita passando dalla paura al-
I amore. Utilizzo PSY C H -K andie nella mia vira privata, e le sue
rectiidie mi hanno aiutato a superare molte mie convinzioni au­
to limitanti, compresa quella di non riuscire a finire questo libro.
II fatto die lo abbiate iti mano è una prova del potere di PSYC I I
K ! Tengo anche regolarmente delle conferenze assieme a Rob.
Alla fine del mio intervento, invece di parlare del pensiero positi­
vo c della tona di volontà, passo il testimone a Rob. Se questo li-
hm parla della Nuova Biologia, sono certo che PSYC I I K rap­
presenti un importante gradino verso la Nuova Psicologia del X X I
secolo, e olite Per ulteriori informazioni riguardo a PSYC.1 l-K
potete visitare il sito di Rob: www.psych-k.com.
Indice analitico

A aminoacidi
- cariche elettromagnetiche; 60
- composizione; 58-63
abitudini; 153; 167 - legami peptidici; 59-63
Aborigeni australiani; 138 - sequenza di (“colonna vertebrale”
A Change o f Heart (Sylvia); 225 della proteina); 68-69
acido nucleico, molecole dell’; 58 “amnesia infantile”; 182
ACTH (adrenocorticotropina); 173 “antenne” recettori; 94; 224; 226-
aerina; 100 227
adenina; 69 antibiotici dannosi per la salute; 48
adrenalina; 157; 176 anticorpi; 40; 77
agopuntura; 114; 124 antidepressivi; 163
agouti (gene dei topi); 80-82 antidepressivi SSRI; 177
AIDS; 77; 145 antistaminici; 122
alcolici durante la gravidanza; 2 0 6 antropomorfismo; 27; 38
AMA (American Medical Associa­ ansia, disordine; 35
tion); 123; 137 apprendimento;
ambiente - attraverso l ’esperienza (educazio­
- come “appaltatore"; 14 ne); 187
- consapevolezza cellulare dell’; 14 - di comportamenti complessi; 153
- controlla l ’a ttività dei geni; 26; 77- - meccanismi di; 187
78 arsenico, cura delle ferite; 160
- importanza delle cellule; 55-58 asma, effetto placebo; 162
- molecole delle proteine come com­ Associazione Nazionale Educazione
plementari all’; 221-222 Prenatale (Italia); 206
- percezione dell’; 148; 2 0 7 atomi
- prenatale, intelligenza e; 183; 206; - assenza di struttura fisica; 115
212 - composizione; 115
- risposta all’; 14 - modelli di frequenza/vibrazione;
- risposta cellulare all’; 171 135
- uomini come complementari a ll; - newtoniani; 116
222 - onde (perfermarli e accelerarli); 135
amebe, coscienza collettiva delle; 2 7 - proprietà fìsiche degli; 116; 135
amebe del fango; 149 - Quanti; 109; 111; 113; 125
244 La Biologia delle Credenze

- scoperta della base energetica degli; biofeedback; 188


114-115 biologia dei sistemi; 48
- voltaggio e lunghezza d ’onda; 116 biologi tradizionali; 126-130
atrofia iper-sensoriale; 138 biologia
auto-coscienza (vedi anche mente - centrata sulla membrana; 106
conscia); 196; 199 - controllo della (vedi anche geneti­
auto-rcettori; 223 ca); 77
auto-riflessività; 197 - eccezioni ignorate delle teorie biolo­
giche; 145-146
B - fìsica dei quanti e; 113-114
- Dogma Centrale della; 68-69
babbuini; 236 - molecolare; 22; 82
Baltimore, David; 71-72 - necessità di integrare la meccanica
Barker, David; 205 quantistica e newtoniana; 126-
bambini 127
- apprendono mediante l ’osservazio­ - nuova biologia; 29
ne; 191-192 biosfera
- cause delle violenze sui; 212 - evoluzione della; 148; 218
- effetti dei messaggi negativi sui; - sostenere la vita nella; 47; 49
192 Brown University School of Medi­
- effetti dell’ambiente prenatale sui; cine; 162
182-184 Brown, Walter; 162
- importanza del gioco nell’appren­ Bruno, Giordano; 220
dimento; 211
- importanza del contatto fisico; c
211-212
- influsso dei genitori sui caratteri f i ­ Caenorhabditis elegans (nematode);
sici e mentali; 182; 184 73
- mente subconscia dei; 193 calcoli renali (curati con interferen­
- onde cerebrali dei; 191-193 za costruttiva); 136
- onde cerebrali theta e suggestiona­ camminata sul fuoco; 114; 145; 166
bilità dei; 191-192 CAMP; 149
- orfani; 211 campi energetici (loro lettura da
- preparazione prenatale alla soprav­ parte delle pro teine-recettore);
vivenza; 207-208 94-95
- sistema di memorizzazione del “campioni di rimonta” (orfani);
comportamento; 192 211-212
batteri canali della membrana; 96; 103-104
- benefìci; 49 cancro; 165
- funzioni dei; 86 cancro al seno; 82
- sistema immunitario e; 173 caratteri acquisiti, trasmissione tran­
Baylor School of Medicine; 160 sgenerazionale dei; 184
Bensch, Klaus; 10; 2 6 caratteri fisici; 22
Indice analitico 245

cardiovascolari, malattie; 80; 82 - membrana cellulare; 41


cariche elettromagnetiche (aminoa­ - memoria genetica delle; 41
cidi) - natura programmabile delle; 105
- cambiamento della distribuzione; 63 - nervose, recettori della membrana
-forze di attrazione e repulsione; 62-64 delle; 153
- impatto del cambiamento della di­ - nucleo delle; 41; 76
stribuzione; 68 - paragone computer-cellule; 105
- interazione delle; 60-61 - presenza di recettori neurali nel
Carlson, Mary; 210 corpo; 152
Carnegie Foundation; 137 - ripetizione dei modelli; 231; 233
Carville, James; 55 - risposta agli stimoli ambientali; 14;
causa e semplice correlazione; 5 7 43; 155-156; 170; 197
cellule - risposta alle percezioni; 172
- assenza di autorecettori; 222 - risposte di crescita delle; 157
- attivate; 41 - risposte di protezione delle; 157
- cervello delle; 74-75; 85-86 - segnali di coordinamento delle; 151
- citoarcbitettura; 20 - specializzazione delle; 99-100
- clonazione di - umane; 26; 169; - trasmissione dell’ereditarietà; 184
216 cervello
- comunità di; 27; 149 - attività elettrica del; 190
- comunità specializzate di; 100 - cellule del; 74-75
- composizione molecolare delle; 58- - come organo elettrico; 137
59 - downloading rapido di informazio­
- consapevolezza dell’ambiente delle; ni; 190
98 - EEG (variazioni del); 190
- contenuti delle; 40 - effetti di parti mancanti della cor­
- corpo umano paragonato alle; 40 teccia; 189
- creazione di nuovi geni; 41 - evoluzione del; 99-100
- dei vasi sanguigni; 83; 121; 156; - funzioni del; 152; 194
170 - influsso dei genitori sullo sviluppo
- differenziamento; 43 del; 181
- DNA e; 75 cetacei, superficie cerebrale dei;
- endoteliali; 83; 156 189; 196
- enucleate; 74-76 Chamberlain, David; 11; 182-183
- eucariote; 87 Chiesa
- evoluzione delle; 42 - Copernico e la; 71; 219-220
- importanza dell’ambiente; 55-58 - repressione della scienza da parte
- “ingranaggi"proteici; 65 della; 71
- intelligenza delle; 98-99 - teoria dell’evoluzione e; 46
- interconnessione tra le reti di infor­ chip, definizione; 103
mazione delle; 119 chiropratica; 137
- meccanismo dell’intelligenza delle; chirurgia, effetto placebo in; 159
42 cicli evolutivi; 230
246 La Biologia delle Credenze

citoarchitettura (cellula); 20 - influsso deU’enerria mentale sul;


citochine; 113-114; 117; 149 142-143
citoplasma, proteine del; 67 - istinti programmati; 188
citoscheletro, proteine-effettori del; - lettura dello spettro energetico del;
99 132
citosina; 69 - molecole delle proteine nel; 59
Clinton, Bill; 55 - organelli della cellula paragonati
clonazione delle cellule staminali; al; 40
14; 20 - presenza di recettori “murali” in
colera; 144; 166 tutto il; 152
colture tissutali; 157 - relazione genetica con altri organi­
comportamento, segnali che con­ smi; 73
trollano il; 152 - segnali (sistemi di - nel corpo); 122-
comportamenti di crescita/prote- 123
zione; 169-180 - sistemi di comunicazione energetica
comportamenti distruttivi, tentati­ nel; 138
vi di reprimerli; 201 - sistemi di protezione; 172; 204
comportamenti complessi, appren­ - stress; 122-123
dimento di; 75; 188 correlazione e causa; 5 7
concepimento consapevole; 202
corteccia; 154; 175; 189
condizionamenti; 153; 182
corticotropina, produzione di
conformazione (forma della protei­
(CRF); 173
na); 61
cortisolo nel feto e ipertensione;
consapevolezza, mente conscia e li­
204-205
velli di; 196
coscienza amebica collettiva; 2 7
contatto fìsico, importanza del;
CPU e proteine effettori; 105
210-211
creazionisti; 4 6
continuum crescita/protezione; 171
credenze
contrazione muscolare; 63-64; 67
controllo ideologico, violenza e; - autosabotanti; 147
2 37 - effetti delle - negative; 165
Copernico, Niccolò; 219-220 - effetti delle - positive; 165
coppie termo-chimiche nelle mole­ - potere delle; 164-165
cole; 128 Crick, Francis; 21; 56; 69
corea di Huntington; 5 7 cristalli; 102
Cornell, B.A.; 47; 104 cristalli liquidi; 102
coronariche, malattie; 183 cromosomi
corpo umano - DNA e; 76
- catalogazione dei geni nel; 70-73 - funzioni dei; 68
- complessità del; 72 - numero dei - nel corpo umano; 70
- controllo della mente sul; 156-158 culture native; 202; 218
- distribuzione della mente nel; 152 culture pacifiche ed educazione dei
- effetti deifarmaci sul (vedifarmaci); figli; 211
Indice analitico 247

D divisione corpo-mente; 142-143


DNA
- composizione del; 68-69
Darwin, Charles; 45-47; 51-53 - contributo alla vita cellulare; 75
Darwinss Blind, Spot (Ryan); 4 7 - controlli esercitati dal; 22; 25
darwinismo (teoria dell’evoluzione) - cromosomi e; 7 6
- controllo dell’individuo; 45 - doppia elica del; 69
- fattori ereditari e controllo della vi­ - ereditarietà e; 68-69
ta; 68 - Dogma Centrale e; 71
- influsso sulla separazione Spirito/Scien - modelli (blueprints); 76
za; 220-221 - natura autoriproduttiva del; 69
- lotta per l ’esistenza; 221 - primato del; 68-69
- lotta per l ’esistenza e natura umana - proteine e; 7 6
violenta; 50 - proteine regolatrici del; 76
- violenza come modalità della natu­ - regolazione dell’emissione elettro-
ra; 235-236 magnetica; 127
delfini, cervello dei; 189 - scoperta del codice genetico; 21
depressione - segmenti che contengono proteine;
-antidepressivi; 162-163 41
- cause della; 177 Dogma Centrale
- effetto placebo nella; 162-163 - della biologia; 22; 25-26
- geni e; 5 7 - della biologia molecolare; 2 6
- ippocampo, corteccia e; 177 donatore universale, teoria del; 224
Descartes, René; 143; 220 doppia elica (del DNA); 21; 69; 78
determinismo genetico doppia elica (disco di memoria); 105
- come metafora; 58 Drell, Daniel; 49
- definizione; 5 6 Drosophila (mosca della frutta); 120
- Era del Determinismo Genetico; Duke University; 80
56; 69
- errori del; 14; 58 E
- problemi generati dal; 56-57
- riconsiderare il; 183 educazione vs. natura; 22; 29
Devlin, Bernie; 2 0 6 educazione dei figli nelle culture
de Waal, Frans B.M.; 236 pacifiche; 211
diabete; 80-82 EEG (elettroencefalogramma); 190;
differenziamento (cellula); 44 193
Discovery Health Channel; 142; Effexor; 163-164
162-163 Einstein, Albert; 113; 117
disfunzioni biologiche (vedi anche elaborazione delle informazioni da
malattie)-, 119; 126 parte della mente conscia e sub­
disfunzioni neurali; 123 conscia; 102; 151; 175; 247; 252
disordine somatosensoriale-affetti- elettroencefalogramma (vedi EEG)
vo; 211 elettroterapia; 136-137
248 La Biologia delle Credenze

E = me2; 117
Emory University; 2 3 6
F
emozioni; 115
Fantasia (Disney); 219
energia
“fantasma nella macchina” (Ryle);
- amplificazione della; 134
143
- deflazione della; 134 farmaci
- dello spettro; 134 - antibiotici; 48
- informazioni energetiche nei siste­ - antidepressivi; 162-163
mi biologici; 130 - antistaminici; 122
- interferenza costruttiva delle onde - effetti collaterali; 120-121
di; 134-135 - effetti sull'organismo; 123
- relazione tra materia e -; 114-118 - industria farmaceutica; 122; 124;
- trasferimento di informazioni tra 129
segnali chimici e -; 133-134 - pericoli della prescrizione di-, 120;
enucleazione delle cellule; 74-75 130
enzimi; 97-98 fattori ereditari; 21; 82
Epigenetic Inheritance and Evolu­ fenomeni paranormali; 114
tion (Jablonka e Lamb); 82 ferite (trattamento con l’arsenico); 160
epigenetica; 76 feto
Era Atomica; 125 - capacità sensoriali e di apprendi­
Era del Determinismo Genetico; mento del; 182
70 - diabete della madre; 204
ereditarietà e DNA; 69; 78 - importanza dei genitori nello svi­
estinzioni di massa; 51; 218 luppo del; 202
estrogeni - imprinting genomico; 201
- recettori degli; 123 - influenza dell’ambiente sulle ma­
lattie croniche; 185
Evolution and the Diversity o f Life
- influenza prenatale dell’ambiente;
(Mayer); 45
206-207
evoluzione
- ingegneria genetica del; 201
- aumento della superfìcie della
- memoria implicita del; 182-183
membrana cellulare e; 233
- piombo nel; 206
- biosfera; 217 - sistema nervoso del; 182
- cellula; 99-100 - stress della madre e sviluppo del;
- cervello; 150-153 204-205
- Chiesa e; 99-100 fibrosi cistica; 5 7
- della fisica; 114 fisica
-frattale; 233-234 - evoluzione della; 114
- modelli ordinati ripetitivi nella; - newtoniana; 113-114; 127
234 fisica quantistica
- organica; 4 6 - fisica newtoniana paragonata alla;
- teorìe della; 99-100 126-127
Indice analitico 249

- flusso olistico di informazioni; 117- - meccanismi; 48-49


118 - memoria delle esperienze apprese; 49
- importanza per la biologia; 113 - negli organismi pluricellulari; 122
- integrazione di meccanica newto­ - Progetto Genoma Umano; 70
niana e; 126-127 - proteine regolatrici dell’a ttività dei;
- modello della materia; 117-118 75
- natura degli atomi (vedi atomi); - radiazione elettromagnetica e rego­
- scienza biomedica e; 125 lazione dei; 127
- spiritualità e; 2 1 7 - ruolo dei - nell’uomo; 73
- teoria applicata; 125 - scambi di - tra individui; 49
“firme” energetiche; 132 - sovrannumero (ridondanza,); 121
Flexner Report; 137 - teoria “un gene una proteina”; 71
flusso olistico di informazioni; 117- - trasferimento dei; 49
118 - trasferimento intraspecie; 49-50
Food and Drug Administration; (vedi anche determinismo genetico)
163 genitori adottivi; 212
Ford, Henry; 44; 118; 165 genitorialità
fosfolipidi; 90-92; 102-103; 232 - consapevole; 181
fotoni; 115 - influsso sui caratteri fisici e menta­
frattali (modelli - in natura); 234 li dei figli; 181
Freedom of Information Act; 163 - influsso sullo sviluppo del feto; 202
frequenze elettromagnetiche e se­ - supporto di ostetrici e ginecologi;
gnali fisici; 135 203
Freud, Sigmund; 182; 186 genoma; 70
fumo in gravidanza; 206 geometria euclidea; 230
geometria frattale; 231
G gioco, importanza del - nell’ap­
prendimento infantile; 210
Gandhi, Mahatma; 167 Gli elementi di Euclide; 230
Garland, Judy; 208 Golgi, apparato di; 19; 40
genetica molecolare; 45 Goodman, L.; 71; 127-128
geni “grande cervello”, teoria del; 189
- attivazione dei; 57-58 Grande Depressione; 179
- catalogazione dei - nel corpo uma­ grassi; 59
no; 70-73 gravidanza
- controllo dei - sulla biologia; 2 7 - alcol, fumo in; 206
- controllo dell’ambiente sui; 26-27 - consapevole; 202
- creazione da parte delle cellule im­ guanina, 69
muni; 41
- creazione di anticorpi; 41 H
- influssi sui; 76
- “lettura"dei; 76-77 Harvard Medical School; 114; 205;
- materiale dei; 20 210
250 La Biologia delle Credenze

Helfgott, David; 200-201 ipermutazione somatica; 41


HIV; 145 ipnosi; 142
HLA (Human Leukocytic Anti­ ipofisi (o pituitaria); 172-173
gens); 223; 249 ipotalamo; 172
HPA (asse ipotalamico-ipofisiario- Ipotesi Gaia (Lovelock); 50
surrenalico); 172-177 ippocampo, depressione e; 177
Human Health and Child Deve­ Ippocrate, giuramento di; 125
lopment; 210 istamina; 121-122
istinti; 188
I istinti a base genetica; 153; 188;
191; 193
identità, fonte della; 224 ittiosi congenita; 141-142
idrocefalo; 189
IMP (Integral M embrane Pro­
teins); 93-99
I
imprinting genomico nel feto; 202 Jablonka, Èva; 82-83
inconscio (vedi mente subconscia)-, Jordanova, L.J.; 46
146; 153; 155
industria farmaceutica; 129
informazioni ereditarie, trasmissio­
K
ne delle; 68; 78
karma; 228
ingegneria genetica
kinesiologia; 185-186
- fetale; 202
Kirsch, Irving; 163
- inizi; 22
Koch, Robert; 144
-pericoli; 49
“ingranaggi” molecolari; 65 Konigsberg, Irv; 10; 55; 83
intelligenza Krebs, ciclo di; 67
- cellulare; 98
- IMP come unitàfondamentali; 93-99 L
- influsso dei geni sulla; 205
- influsso dell’ambiente prenatale Laibow, Rima; 190
sulla; 205 Lamarck, Jean-Baptiste; 45-47; 82;
interazioni proteina-proteina; 119 184
interferenza costruttiva delle onde Lamb, Marion; 82-83
cerebrali; 133 Lavenda, Robert; 188
interferenza distruttiva delle onde legami peptidici (aminoacidi); 60-
cerebrali; 134 62
“interruttori” percettivi della mem­ Lenton, Timothy; 50
brana; 148; 156 Leon, David; 205
“interruttori” riflessi della percezio­ Le origini della specie (Darwin); 45
ne; 148; 156 Life in the Womb (Nathanielsz); 205
Introduction to a Submolecular Bio­ lipidi, molecole dei; 59; 92; 97;
logy (Szent-Gyorgyi); 126 103
Indice analitico 251

Londe, Sam; 165 - modello quantico della; 116-117


London School of Hygiene and - modello riduzionista della; 116-
Tropical Medicine; 205 117
Lorber, John; 189 - rapporto tra energia e; 115-118
“lotta per la sopravvivenza”; 2 4 Mayr, Ernst; 45; 221; 233
Lovelock, James; 50 McClare, C.W.E; 128
Luce Bianca; 228-229 Meador, Clifton; 165
meccanismi di apprendimento dal­
M l’ambiente; 187
meccanismi della crescita; 169-170
macchinari per la lettura dell’ener­ meccanismi protettivi di sopravvi­
gia; 136 venza; 170
Magical Parent - Magical Child medicina allopatica; 15; 216
(Mendizza e Pearce); 210 - alternativa; 10; 15; 130-131;
malattie 139; 2 16
- cancro; 57; 80-82; 126; 165 - cinese; 124
- causa e correlazione; 57 - convenzionale; 132
- cuore; 121; 225 - energetica; 129; 131; 137
- diabete; 57; 80-82; 205 - occidentale; 142-143
- epigenetica e; 85 - orientale; 123-124
- esami a livello molecolare; 126 - orientale vs. medicina occidentale;
- eziologia delle; 5 7 124
- fibrosi cistica; 5 7 membrana cellulare
- “firme" energetiche delle; 132 - “cervello"della cellula; 85-86
- influsso dell’ambiente sulle - croni­ - componenti chimici della; 90
che del feto; 185 - conduttori al silicone paragonati
- ittiosi congenita; 141 alla; 102
- osteoporosi; 183 - definizione; 101
- Parkinson; 162 - esempio del sandwich; 87-90
- prodotte dalla mente conscia; 152 - evoluzione come aumento della su­
- stress cronico e; 177-178 perfìcie della; 233
- tecniche non invasive; 132 - evoluzione della; 99-100
- teoria dei germi; 144 - fosfolipidi; 90; 92; 102
- unico gene; 5 7 - “interruttori”percettivi della; 148
malattie croniche, vita fetale e; 184 - meccanismo stimolo-risposta; 95;
malattie iatrogeniche; 123 146; 155; 194
mammografia (immagine elettroni­ - “p orte” e “canali”della; 103
ca); 131-132 - potenziale della; 97
Mandelbrot, Benoit - proteine IMP della; 149
- formula di; 230-231 - recettori dei segnali ambientali del­
Mason, Albert; 141-142; 164 la; 94
materia - risposte di crescita; 157
- definizione; 115-116 - risposte di protezione; 157
252 La Biologia delle Credenze

- spessore della; 86; 232 - repressioneper la sopravvivenza; 174


- struttura a tre strati della; 86 mente subconscia
memoria; 182 - acritica; 198
memoria cellulare; 40; 2 26 - capacità di elaborazione neurologi­
memoria implicita; 182; 248 ca della; 147
Mendizza, Michael; 11; 210; 250 - consapevolezza dei comportamenti
mente indotti dalla; 198
- autocoscienza della; 154 - controllo della - nei momenti di
- autoriflessa; 154 non attenzione; 198
- capacità di produrre molecole di - cooperazione con la mente conscia;
emozioni; 152 197
- controlla la biologia; 156 - definizione; 194-195
- distribuzione nel corpo umano; - dei bambini; 195
154 - effetti del conflitto con la mente
- influsso sul corpo; 142-143 conscia; 186
- prendere in mano il potere della; - focalizzata sul momento presente;
142-143 198
mente conscia - funzionamento play-back stimolo-
- capacità di risposta spontanea, risposta; 155
creatività; 198 - funzione della; 195
- capacità di produrre salute e ma­ - interdipendenza dalla mente con­
lattia; 150 scia; 197
- capacità di scavalcare la mente sub­ - limitazioni programmate nella;
conscia; 152 199
- consapevolezza del passato e delfu ­ - mancanza di auto-consapevolezza;
turo; 198 199
- consapevolezza del “sé”; 195 - memoria della; 155
- controllo subconscio durante i mo­ - elaborazione degli stimoli ambien­
menti di non attenzione; 195 tali; 196-199
- cooperazione con la mente subcon­ - elaborazione delle informazioni in
scia; 194 paragone alla mente conscia;
- effetti del conflitto con la mente 196-197
subconscia; 168 - rapidità della; 195
- esperienza delle emozioni; 149 - riprogrammazione della; 200-201
- interdipendenza dalla mente sub­ - scavalca la mente conscia; 155
conscia; 146-147 mente superconscia; 189,241
- livello di consapevolezza e controllo meridiani; 124
mediante la; 196 microscopio elettronico; 18; 20; 86
- mancanza dì consapevolezza dei Minnelli, Liza; 208
comportamenti inconsci; 198 Minnelli, Vincent; 208
- elaborazione delle informazionipara­ miopia genetica; 183
gonato alla mente subsconscia; 197 miosina; 100
- quando nonfacciamo attenzione; 198 mitocondri; 19; 37; 40; 87; 100
Indice analitico 253

modello riduzionista della materia; magnetica; 123


118 - rimozione e aggiunta di ioni cari­
modificazioni epigenetiche; 81 chi nelle; 65
molecole - segnali ambientali e movimenti del­
- non-polari (idrofobiche); 90,93 le; 147
controllate dalla fisica quantistica; 124 - segnali positivi delle; 64
coppie termochimiche; 122 - sintesi; 63; 72; 80; 127
fosfolipidi; 90; 92; 102-103; 232 - trasporto; 9 6
- modelli energetici delle; 114 - vie (pathways); 148
- polari (idrofile); 90-93 molecole-ingranaggio; 65-66, 147
- polisaccaridi; 59 molecole-segnale
molecole della proteina - degli organismi unicellulari; 148
- adattamento delle; 63 - delle comunità cellulari evolute; 150
- attrazione delle - complementari; - distribuzione della mente nel corpo
64 umano via; 152
- "colonna vertebrale” delle; 60-61; - umane; 150
64-65; 69-70; 93 - rilasciate nell'ambiente; 149
- complementi fisici/elettromagnetici Molecules o f Emotion (Pert); 152
all’ambiente; 221-222 monoamine; 174
- conformazione (forma)-, 63-65 morfogenesi; 127
conformazione attiva; 94 morte, cause di; 123
definizione; 71 mosca della frutta (Drosophila), spe­
del citoplasma; 67 rimentazione genetica; 73; 119
DNA e; 76 Moseley, Bruce; 161
effettori-recettori; 148; 172 movimenti delle proteine generati
- equilibrio delle; 65 da segnali; 64
- esempi; 63-67 MRI; 132
“helpers”; 63
impatto del cambiamento dei para­ N
metri; 118
importanza delle; 58 NASA (sonde su Marte); 2 27
- interazioni complesse; 118 Nathanielsz, Peter; 183; 205
- interferenza dei campi elettroma­ National Institute of Health; 131; 210
gnetici; 63 natura
- legami tra; 90 - educazione e; 29
- mappatura delle interazioni protei- - modelli ordinati ripetitivi in; 234
na-proteina; 119-120 N atural Environm ent Research
- miosina; 100 Council; 51
molecole-canale; 96-97 neo-darwinismo; 29
movimenti generati da segnali; 63 neuroanatomia comparativa; 187
numero delle - nel corpo; 58 neuroscienza; 138
- recettori-effettoril48; 172 neurotrasmettitori; 29; 128
regolazione dell’emissione elettro- Nijhout, H.E; 58
254 La Biologia delle Credenze

nocebo; 164-165 - storia degli; 42


nucleo della cellula; 74-75 organismi unicellulari
nuoto (abilità istintiva nei bambi­ - aggregati in comunità; 149-150
ni); 188 - molecole-segnale dei; 149
Nuova Biologia; 29; 142; 203 - organismi primitivi; 42

o organelli (cellula); 39-40; 87; 99


ormoni; 173-177; 204
osteoporosi; 183
obesità; 205
olio di ricino come panacea; 160 P
onde
- atomiche; 134-135 Pagels, Heinz; 112-113
- come agenti terapeutici; 136 Palmer, D.D.; 137
- di energia; 132; 135 paragone cellule/computer; 104-105
- nella fisica quantistica; 117 Parkinson, effetto placebo sul; 162
- onde cerebrali particelle subatomiche (fisica quan­
- alpha; 157 tistica); 115
- beta; 157; 190; 193 Pasteur, Louis; 144
- dei bambini; 191 patologie elettriche; 124
- delfìni; 189 paura, effetti della - cronica; 171
- delta; 190 Pavlov, Ivan; 153
- gamma; 83; 193 Pearce, Joseph Chilton; 210
- interferenza costruttiva e; 133; 136; Pearsall, Paul; 225
139; 143; 244 pecore gravide; 205
- interferenza distruttiva e; 134-135 pensiero, effetti dell’asse HPA sul;
- ipnoterapia e; 141-142 174-175
- theta; 190 percezioni
orfanotrofi, bambini negli; 210; - apprendimento indiretto; 155
213 - controllano le risposte agli stimoli; 156
organi, come comunità di cellule - definizione; 99
specializzate; 150 - risposta cellulare alle; 147-149
organismi - scavalcano gli istinti genetici; 187
- pluricellulari (vedi organismi plu­ Perez, Tim; 161; 163
ricellulari) Pert, Candace; 152
- unicellulari; 42; 100-101; 148- piante medicinali; 138
49; 234 piombo, esposizione al - nel feto; 206
- viventi e non vìventi; 63 pituitaria (ghiandola di comando); 172
organismi pluricellulari placebo, effetto - e convinzioni; 158-
- capacità di rispondere ai segnali 164
ambientali; 153 polisaccaridi; 59
- diversificazione; 43-44 Pophristic, V.; 127
- molecole-segnale e; 149 Pre-Parenting Nurturing (Venry);
- numero dei geni negli; 122 202
Indice analitico 255

Prescott, James; 210-211 226


pressione del sangue (cortisolo ele­ - radiazione elettromagnetica e atti­
vato e fetale); 188; 205 vità cellulare; 127
prestazioni elevate, e onde gamma; - rapporto tra struttura e funziona­
193 mento; 19
Primate Research Institute (Tokyo); recettori alpha dell’adrenalina; 157
191 beta dell’adrenalina; 157
Primato dell’Ambiente; 78 dell’identità della cellula; 221-226
Primato del DNA; 68-72 dell’identità e dell’immortalità
prismi e luce; 228 e sistema immunitario; 222
procariote (cellule); 87; 99 ridondanza
processi di crescita, inibizione dei; dei sistemi biologi; 121
171; 174 delle vie di comunicazione; 121
Progetto Genoma Umano; 70 reincarnazione e recettori dell’iden­
programmazione genitoriale; 185 tità; 2 26
proteine; remissioni spontanee (cancro); 145
- canali; 103 riflessi; 175; 194; 204
- della consapevolezza (IMP); 149 riflessi muscolari; 95
- recettori-effettori; 95; 148; 172; risonanza armonica; 135-136
232 risposta lotta o fuggi (fight orflight);
- regolatori; 77 170
- trasporto delle; 9 6 risposte comportamentali condizio­
nate; 40; 146; 153; 172
Prozac; 177
PSICH-K™; 177 risposte di crescita agli stimoli; 156
risposte di protezione agli stimoli;
psicologia energetica; 201; 239
197
psicosi; 183
rivoluzione biologica quantistica;
139
Q RNA; 59; 120
rombencefalo; 175; 204
Quantitative EEG and Neurofeed­ Roosvelt, Franklin D.; 179
back (Rima); 190 Ryan, Frank; 47
Q l, ambiente prenatale e; 206 Ryle, Gilbert; 143
quark; 110; 115

R
s
salassi; 160
radioestesia; 136; 138 salute
rapporti simbiotici; 47 - prodotta dalla mente conscia; 152
rasoio di Occam; 2 16 - stress e; 175-176
recettori proteici; 94 sandwich (esempio della membra­
proteine - recettori delle na cellulare); 88-90
- recettori dell’identità delle; 221- Sapolsky, Robert; 205-236
256 La Biologia delle Credenze

scala evolutiva, collocazione degli or­ - comunità specializzate di cellule; 150


ganismi sulla; 234-235 - HLA e; 223
scarico (downloading) delle infor­ - stress e; 173-174
mazioni da parte del cervello; sistema limbico, emozioni e; 151-152
104-190 sistema nervoso
schizofrenia; 30; 57; 203 - comunità specializzate di cellule
Schonfeld, Janis; 163-164 del; 150
Schultz, Emily; 188 - controlla i comportamenti di cresci­
sciamani dell’Amazzonia; 138 ta/protezione; 172
scienza - consapevolezza ambientale e rispo­
-genoma; 14 sta; 101
- repressione da parte della Chiesa; 71 -funzioni del; 43
- Spirito e; 219 - nelfeto e nel bambino; 180
scienza biomedica sistema surrenale vs. sistema immu­
- convenzionale; 127; 143 nitario; 172-175
- fisica quantistica e; 125 sistemi biologici
- onde energetiche e; 134 - di informazioni; 132-133
scienza moderna, obietdvo della; 218 - “sovrannumero” (ridondanza); 120-
scimpanzé; 191; 196; 235 121
scimpanzé bonobo; 235 - trasferimento di informazioni; 127-
sé (vedi anche mente conscia) 128
- consapevolezza del; 193 sistemi di comunicazione
- recettori dell’identità e; 223-226 - chimici; 121-151
segnali - energetici; 138
- ambientali; 77-78 - specificità dei; 150
- comunicazione chimica (emozio­ sodio-potassio ATPase; 96-97
ni); 151-152 sopravvivenza
- controllo del comportamento; 152 - del più adatto; 51; 53
- coordinamento delle cellule; 151 - del più Amorevole; 238
-fìsici; 127-128 - dipende dall’apprendimento; 187-188
- molecole delle proteine; 64 - imperativo alla; 43; 236
segnali ambientali - meccanismi di; 170
- chimici; 128 - meccanismi oppositivi; 169-180
- energetici, meccanismi dei; 128 - preparazioneprenatale alla; 207-208
- fìsici vs. segnali elettromagnetici; 128 - repressione della mente conscia per;
semiconduttori al silicone; 104 174
separazione Scienza/Spirito; 219 - trasferimento di segnali e; 129
serotonina; 177 specializzazione citologica (diffe­
Share, Lisa; 236 renziazione); 43
Siegei, Daniel; 184 spettro elettromagnetico, impatto
sistema immunitario sulla regolazione biologica; 127
- adattamenti; 41-42 Spirito/spiritualità
- batteri, virus e; 173-174 -fìsica quantistica e; 215
Indice analitico 257

- scienza e; 215 terapia ormonale sostitutiva; 123


Stanford University; 10; 25; 236 terapie energetiche; 113-114, 137-
Stanford University School of Me­ 138
dicine; 13; 20; 23; 25 terapie vibrazionali; 138
stimoli ambientali; 77-78 tessuti e organi (comunità cellulari
stile di vita, effetti di una continua specializzate); 14; 40; 43; 100;
vigilanza; 177; 234 121; 150
stimolo/risposta The Concept of M ind (Ryle); 143
- meccanismi; 95; 155; 194 The Cosmic Code (Pagels); 112-113
- percezione e; 146 The Dancing Wu Li Masters (Zukav);
stress 114
- effetti; 175-177 The Developing Mind (Siegel); 184
- ormoni dello; 172-174 The Evolution o f an Evolutionist
- stimoli dello, asse HPA; 175-176 (Waddington); 47
stress cronico, effetti; 177-178; 204 The Hearts Code (Pearsall); 225
successo, impedimenti al; 199 The M ind o f Your Newborn Baby
Sulla rivoluzione delle sfere celesti (Co­ (Chamberlain); 182
pernico); 220 The Secret Life o f the Unborn Child
supporto ai genitori di ostetrici e (Verny); 182
ginecologi; 204 Thomas, Jeremy; 51
surrenali, ghiandole/ormoni; 172- timina; 69
174 TMS (Trascranial Magnetic Stimu­
sviluppo perinatale, influssi sullo; 183 lation); 138
sviluppo prenatale, influssi sullo; 183 tomografìa assiale; 132
Sylvia, Claire; 225 topi, sperimentazione genetica sui;
Szent-Gyòrgyi, Albert; 126 46-47; 80; 82; 210
transcriptasi inversa; 77
T trapianto di organi
- autorecettori; 222-223
TAC; 132 - recettori dell’identità; 225
talassemia beta; 5 7 - teoria della memoria cellulare e; 224-
tastiera del computer paragonata 225
alle proteine recettori; 105 trasduttori; 104
Taylor, Tim; 28 trasduzione dei segnali; 95
tecnologie non invasive; 132; 138 trasferimento dei segnali e soprav­
Ternin, Howard; 77 vivenza; 128
teorie trasmissione transgenerazionale dei
- cellulare (vedi darwinismo, deter­ caratteri appresi; 184
minismo genetico)
- dei germi; 145 u
- del determinismo genetico (vedi)
- dell’evoluzione umore, disordini; 177
- “un gene una proteina” Universo
258 La Biologia delle Credenze

- gli esseri sono fatti a immagine dell’; verruche; 141-142


221 “vibrazioni negative”; 132
- natura dell) 117 “vibrazioni positive”; 132
University of Melbourne; 205 vie
University of Pittsburgh School of - digestive; 98
Medicine; 205 - respiratorie; 40
University of Southampton; 205 violenza
University of Wisconsin, School of - cause; 212
Medicine; 20 - come caratteristica umana; 235-
uomo 236
- complementare all’ambiente; 222 virus, sistema immunitario e; 173-
- fatto a immagine dell’Universo; 221 174
- forma complessa prodotta dall’am­ vita, segreto della; 101
biente; 224 vita intrauterina del feto; 183
- identità biologica unica; 222 “vittime” dei geni; 27; 56; 107;
- individualità; 50 198
- intelligenza; 190 volontà (forza di); 200; 239-241
- istinti; 189
- karma; 2 2 6
- modelli frattali nell’; 230
w
- ruolo dei geni nell’; 213 Waddington, C.H.; 47
- sonde spaziali paragonate all'; 227 Watson, James; 21; 56; 69
- spirito in una forma materiale; 228 Weinhold, F.; 127
- uomini come frequenze individua­ Weismann, August; 46-47
li della Luce Bianca; 228-229 Williams, Rob; 10; 158; 239-240
- violenza; 235-236 Wintour, E. Marylin; 205
US Department of Health and H u­ Woods, Tiger; 208
man Services; 162

V z
vacuoli; 40 Zoloft; 177
“verità” apprese; 155 zuccheri; 59
Verny, Thomas; 182; 202-203 Zukav, Gary; 114
Indice

R ingraziam enti...............................................................................7
Prem essa.........................................................................................13
Introduzione- La magia delle cellu le.....................................17

C apitolo 1 - Lezioni dalla capsula di Petri: in lode delle


cellule intelligenti e degli studenti intelligenti ..............33
C apitolo 2 - È l’am biente, stupido! ......................................55
C apitolo 3 - La m em brana m agica........................................ 85
C apitolo 4 - La nuova fìsica: piantare saldam ente
i piedi nel nulla ................................................................... 109
C apitolo 5 - Biologia e credenze ........................................141
C apitolo 6 - Crescita e p ro te z io n e ...................................... 169
C apitolo 7 - G enitorialità consapevole: igenitori
come ingegneri g e n e tic i.....................................................181
Epilogo - Spirito e scienza .................................................... 215

A ppendice................................................................................... 239
Indice an a litic o ..........................................................................243

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