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LE ISTITUZIONI DELLO STATO (cap.

11)
I : La forma di governo parlamentare nella Costituzione Italiana
ATTIVITÀ DI GOVERNO E INDIRIZZO POLITICO:
L'indirizzo politico,che è espressione del potere sovrano, si manifesta attraverso la funzione di governo. Esso risulta:
→sia dalle linee programmatiche che il Governo sottopone all'approvazione del Parlamento quando ottiene la fiducia,
→sia dagli atti politici che esso di volta in volta adotta per far fronte alla situazione politica del momento.
Ciò comporta che tali atti possono anche discostarsi dalle linee programmatiche generali su cui si è pronunciato il
Parlamento col voto di fiducia,nel caso in cui muti la situazione politica,sempre però che il rapporto fiduciario
permanga.

La forma di governo italiana è di tipo parlamentare,per cui il Governo deve godere della fiducia del Parlamento e può
restare in carica fino a quando essa permane,eventualmente per tutta la durata della legislatura.
La Costituzione riguardo alla forma di governo detta peraltro soltanto alcune disposizione generali :
l'art. 92 Cost. affida al Presidente della Repubblica la nomina del Governo(Presidente del Consiglio e Ministri)
l'art. 94 Cost. prevede poi che:
1. entro 10 giorni dalla sua formazione il governo si presenta alle Camere per ottenere la fiducia
2. che ciscuna Camera l'accorda con mozione votata per appello nominale
3. che la fiducia può essere anche revocata dal Parlamento. Ma non in conseguenza di un voto contrario di una o
di entrambe le Camere su una proposta del Governo,bensì con l'approvazione di una specifica mozione di
sfiducia da parte di una Camera. La mozione deve essere presentata da almeno 1/10 dei componenti della
Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione. Essa deve essere
votata per appello nominale. Perciò soltanto la votazione della sfiducia e non qualsiasi voto contrario ad una
proposta del Governo comporta dunque l'obbligo di dimissioni del Governo e l'apertura della c.d. Crisi di
governo. La crisi di governo può però verificarsi anche in altri casi:
-quando il governo si dimette spontaneamente perchè ritiene di non godere più della fiducia del Parlamento
-oppure quando ha posto lui la questione di fiducia.
N.B. La questione di fiducia non è prevista dalla Costituzione ma è,tuttavia,ritenuta compatibile col sistema di governo
parlamentare e fu introdotta a seguito di una convenzione tacita tra Governo e Parlamento. In ordine al suo esercizio si è
formata una consuetudine costituzionale ed è poi intervenuta la disciplina dei Regolamenti delle Camere.
IL GOVERNO TRA PARLAMENTO E PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Il sistema di governo parlamentare italiano si basa quindi sull'attività di tre organi costituzionali:
Parlamento Governo Presidente della Repubblica
Va innanzitutto osservato che nell'ordinamento costituzionale italiano non vi è un rapporto di gerarchia tra gli organi
costituzionali e tra le rispettive funzioni,pur dovendo riconoscere che è al Parlamento e al Governo che spettano le
funzioni più rilevanti sul piano politico istituzionale.
Gli organi che concorrono a formare la compagine governativa sono:
-il Presidente del Consiglio dei ministri che dirige la politica generale del governo
-il Consiglio dei ministri,il quale delibera sulla politica generale del Governo
-i singoli Ministri,i quali pongono in essere l'attività politica inerente ai rispettivi ministeri
Da tali funzioni è invece escluso il Presidente della Repubblica che è in una posizione di garante del funzionamento
dello stesso sistema,estraneo alla conflittualità tra le parti politiche.
II : Il Parlamento
COMPOSIZIONE DEL PARLAMENTO ITALIANO:
Il Parlamento italiano è :
1. un organo costituzionale,
2. rappresentativo del popolo,
3. legittimato democraticamente dal voto popolare
4. che dà diretta e immediata esecuzione alla Costituzione,esercitando funzioni legislative,esecutive e
giurisdizionali.
Esso è posto al centro del sistema costituzionale: dal Parlamento trae invero la fiducia il Governo,è il Parlamento che
elegge il Presidente della Repubblica e lo mette in stato di accusa,è il Parlamento che elegge 1/3 dei membri della Corte
Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura. Inoltre il Parlamento è :
5. un organo complesso,in quanto è costituito da due Camere (Camera dei deputati e Senato della Repubblica)
poste su di un piano paritario,con parità di funzioni (si parla di bicameralismo perfetto). Alcune differenze
riguardano:
a)l'elettorato attivo e passivo
b)il numero dei componenti
c)la presenza di senatori non elettivi al Senato (ex Presidenti della Repubblica e quelli di nomina
presidenziale)
d)la supplenza del Presidente della Repubblica attribuita al Presidente del Senato
e)la presidenza del Parlamento in seduta comune attribuita al Presidente della Camera dei deputati.
6. un organo collegiale, che si compone di più organi collegiali,Parlamento in seduta Comune,le due Camere e ,al
loro interno,diversi organi collegiali(ovvero sono organi formati da più componenti che non agiscono
individualmente,ma come collegio).
Si è discusso se la composizione allargata del Parlamento in seduta Comune con riguardo alla partecipazione dei
rappresentanti regionali nel caso di elezione del Presidente della Repubblica,costituisca un organo diverso e distinto dal
Parlamento in seduta comune(quindi un quarto organo accanto alle due Camere e alle Camere riunite). La soluzione
preferibile è quella di considerarlo un organo non diverso dalla Camere riunite,quindi la presenza dei delegati regionali
costituirebbe solo un'integrazione dell'organo.
In Italia i membri del Parlamento sono eletti dal Popolo. La Costituzione prevede,infatti,che le due Camere sono
entrambe elette a suffragio universale (“tutti i cittadini”) e diretto.
Il numero dei deputati è di 630 e dei senatori (elettivi) 315.
Tuttavia del Senato fanno altresì parte di diritto e a vita gli ex Presidenti della Repubblica,nonché cinque senatori a vita
nominati dal Presidente della Repubblica (sono scelti tra i “cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti
nel campo sociale,scientifico,artistico e letterario”art. 59 comma II,Cost.)
ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO:
Il diritto di elettorato attivo (che è la capacità di votare) è attribuito a tutti i cittadini (uomini e donne) che abbiano
raggiunto la maggiore età nel giorno in cui si svolgono le elezioni [art. 48 Cost.].
Ciò vale per l'elezione dei Deputati,mentre per l'elezione dei Senatori la Costituzione prevede il raggiungimento di 25
anni di età [art. 58 Cost.].
La circostanza che comporta l'esclusione del soggetto dall'elettorato è l' incapacità elettorale.
Essa deriva da indegnità morale. Tale è quella dei falliti,finché dura lo stato di fallimento,dei sottoposti a misure di
prevenzione o a misure di sicurezza detentive o alla libertà vigilata o al divieto di soggiorno in uno o più comuni,dei
condannati a pena che comporta l'interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici.

L'elettorato passivo (che consiste nella capacità di essere eletto) spetta ai cittadini che abbiano compiuto 25 anni di età
nel giorno delle elezioni per la Camera dei deputati e il 40° anno d'età per il Senato.
Tuttavia la capacità di essere eletti può subire delle limitazioni:
a)Ineleggibilità : è dovuta alla particolare carica ricoperta dal soggetto che potrebbe porlo in una situazione di
vantaggio rispetto ad altri o potrebbe determinare una pressione sulle scelte degli elettori. Nel caso in cui,pur in
presenza di una causa di ineleggibilità,un soggetto venga comunque eletto(ad es. per errore degli organi di controllo),la
sua elezione va dichiarata nulla. In linea di massima sono ineleggibili:
il Presidente di Giunta provinciale,il Sindaco di comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti,Capo e Vice capo
della Polizia,il Capo di Gabinetto dei ministri,ecc.
b)Incompatibilità : designa quella situazione per cui una medesima persona non può ricoprire contemporaneamente
due cariche. Chi si trova in tale condizione deve optare per l'una o per l'altra,altrimenti è lo stesso ordinamento che lo fa
automaticamente decadere da una delle cariche. Pertanto l'incompatibilità a differenza dell'ineleggibilità,non impedisce
la regolare elezione ad una carica: impone solo una scelta fra la nuova e la precedente carica già ricoperta. Sono
incompatibili ad esempio:
la carica di deputato e quella di senatore,di Parlamentare e Presidente della Repubblica,ecc.
c)Non candidabilità : prevista per tutte le elezioni (politiche e amministrative) per coloro che abbiano subito condanne
penali per alcuni gravi delitti o siano incorsi in misure di prevenzione per reati di stampo mafioso. La Corte
Costituzionale ha,tuttavia,ritenuto illegittima tale esclusione,ove non vi sia stata sentenza definitiva.
Quindi l'incandidabilità,al pari dell'ineleggibilità, comporta la nullità dell'elezione del soggetto non candidabile.
I SISTEMI ELETTORALI PER L'ELEZIONE DELLE ASSEMBLEE RAPPRESENTATIVE
Possono essere maggioritari,proporzionali o misti e la scelta dei candidati può avvenire in collegi uninominali o
plurinominali.
 Nel sistema elettorale maggioritario i seggi vengono attribuiti ai candidati che ottengono la maggioranza dei
voti. La maggioranza richiesta può essere assoluta(maggioranza dei voti espressi) o relativa (maggioranza dei
voti conseguiti rispetto agli altri candidati).
 Nel sistema elettorale proporzionale i seggi vengono attribuiti in proporzione ai voti ottenuti da gruppi di
candidati riuniti in apposite liste. Possono essere previste clausole di sbarramento,ovvero clausole che
estromettono dal procedimento di ripartizione dei seggi quelle liste che non hanno ottenuto una determinata
percentuale di voti. Questo sistema consente un'adeguata rappresentanza delle forze politiche
minoritarie,che,invece,i sistemi maggioritari tendono a penalizzare.
I collegi possono essere uninominali o plurinominali. Nel primo caso a ciascun collegio corrisponde un seggio(ovvero
viene eletto un solo candidato),nel secondo caso a ciascun collegio corrisponde un numero di seggi che può variare a
seconda della sua dimensione.
Il sistema elettorale in vigore in Italia ,che fino al 1993 era proporzionale, a seguito del risultati del referendum del
18.4.1993,fu cambiato dal legislatore con l'adozione di un sistema prevalentemente maggioritario. Il 75% dei seggi era
attribuito col metodo maggioritario ed il restante 25% col metodo proporzionale. Successivamente la L. 21.12.2005 ,n.
570 ha ulteriormente riformato il sistema elettorale ritornando a quello proporzionale.
ELEZIONE DELLE CAMERE:
a) Indizione delle elezioni
È al Presidente della Repubblica che spetta di indire le elezioni delle Camere e di fissarne la prima riunione (art. 61, I
comma,Cost.). Si tratta di un preciso obbligo,anche se sussiste un limitato margine di discrezionalità in ordine alla
fissazione della data delle elezioni e della prima riunione. Pertanto l'art.1, L. 23.4.1976 n.123 richiede la previa
deliberazione del Consiglio dei Ministri,eliminando quindi ogni margine di discrezionalità del Presidente. Tale
disposizione si pone pertanto in contrasto con la norma costituzionale in quanto lede una competenza del Presidente.
b) Elezione dei deputati
Per l'elezione alla Camera dei deputati il territorio della Repubblica è diviso in 26 circoscrizioni che eleggono 617
deputati,1 deputato è eletto in Val d'Aosta e 12 sono eletti nella circoscrizione estero.
Il riparto dei seggi è effettuato con metodo proporzionale su base nazionale,nel rispetto delle soglie di sbarramento che
consentono l'accesso soltanto:
-alle coalizioni che abbiano ottenuto almeno il 10% dei voti validi sul piano nazionale e che abbiano tra le liste
partecipanti almeno una lista che abbia conseguito sul piano nazionale almeno il 2% dei voti validi.
-o alle liste che hanno conseguito una cifra elettorale nazionale pari almeno al 4% del totale nazionale dei voti
validi,qualora non facciano parte di coalizioni.
Tra tutte le liste escluse è comunque previsto un meccanismo di “recupero” della lista che risulta più votata,anche se al
di sotto della soglia del 2%
c)Elezione dei senatori
Per l'elezione al Senato della Repubblica,che avviene su base regionale,i 315 seggi elettivi sono così distribuiti:
-6 nella circoscrizione estero, - 1 nella circoscrizione Valle d'Aosta, -7 nella circoscrizione Trentino Alto Adige e – i
restanti 301 in 18 circoscrizioni che coincidono con il territorio delle restanti 18 regioni.
Salvo che nessuna lista o coalizione abbia ottenuto,ad un primo riparto,il 55% dei seggi assegnati alla regione
considerata,il riparto dei seggi è effettuato con metodo proporzionale nel rispetto di diverse soglie di sbarramento,in
base alle quali,possono accedere al riparto dei seggi :
-solo le coalizioni che abbiano conseguito almeno il 20% dei voti validi su base regionale e che siano composte da
almeno una lista che abbia ottenuto il 3% dei voti su base regionale.
-o le liste non coalizzate che abbiano conseguito l'8% dei voti validi su base regionale.
Contrariamente al sistema della Camera,non è previsto alcun meccanismo di “ripescaggio” per le liste al di sotto di tale
soglia.
GARANZIA DELL'OPPOSIZIONE
La contrapposizione tra la maggioranza parlamentare e il Governo da una parte e le minoranze presenti in Parlamento
dall'altra esige maggiori tutele delle minoranze e un rafforzamento del ruolo di controllo sull'operato del Governo e
della maggioranza parlamentare.
In Italia,la presenza di un multipartitismo esasperato,malgrado la formazione di coalizioni contrapposte( che danno
luogo ad un sistema bipolare),non ha consentito di pervenire all'individuazione di un'omogenea opposizione
parlamentare sul modello del parlamentarismo britannico. Sono rimaste peraltro inevase le soluzioni di affidare
all'opposizione la presidenza di un delle Camere o di alcune Commissioni di garanzia. Né si è ritenuto di introdurre il
ricorso diretto alla Corte Costituzionale da parte dell'opposizione o di minoranze parlamentari qualificate come avviene
in quasi tutti i paesi ove è presente un Tribunale costituzionale.
DURATA DELLE CAMERE
Entrambe le Camere sono elette per 5 anni e la loro durata può essere prorogata soltanto in caso di guerra e con legge.
Tuttavia la durata in carica è prorogata alla scadenza dei 5 anni fino alla riunione delle nuove Camere che deve aver
luogo entro 20 giorni dalle elezioni. L'elezione deve peraltro aver luogo entro 70 giorni dalla fine delle precedenti.
SCIOGLIMENTO ANTICIPATO DELLE CAMERE
La Costituzione prevede che prima della loro scadenza naturale le Camere o anche una sola di esse possano essere
sciolte anticipatamente(art.88). Il potere di scioglimento è attribuito al Presidente della Repubblica e non è sottoposto a
nessun'altra condizione che non sia quella di acquisire i pareri dei Presidenti delle rispettive Camere,peraltro non
vincolanti.
Il II comma dell'art.88 stabilisce poi che lo scioglimento anticipato non può essere disposto negli ultimi sei mesi del
mandato presidenziale(il c.d. Semestre bianco),salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della
legislatura(inciso,quest'ultimo,introdotto dalla L. cost. 4 Novembre 1991,n.1). Tale divieto ha lo scopo di evitare che il
Presidente possa ricorrere artificiosamente allo scioglimento delle Camere per prorogare la durata della sua carica,in
quanto nelle ipotesi in cui le Camere siano sciolte,non sarebbe teoricamente possibile eleggere un nuovo Presidente.
Tre sono le ipotesi più comuni in cui il Presidente è tenuto allo scioglimento delle Camere:
a)quando,dopo attente verifiche,esse non appaiono più rappresentative delle forze politiche esistenti nel paese;
b)quando,esperiti tutti i possibili tentativi, si dimostri impossibile formare una maggioranza politica stabile nel
Parlamento;
c)quando si determini un'insanabile contrasto politico tra le due Assemblee,che il Presidente della Repubblica o i due
Presidenti non riescono a comporre.
I PARLAMENTARI
Dopo la proclamazione degli eletti,ciascuna Camera provvede a giudicare dei titoli di ammissione dei suoi componenti
(c.d. Verfica dei poteri), vale a dire a verificare la regolarità delle elezioni. Giudica altresì delle cause sopraggiunte di
ineleggibilità e di incompatibilità (art.66 Cost.).
I Deputati e i Senatori,come dispone l'art.67 Cost.,rappresentano la Nazione ed esercitano le loro funzioni senza
vincolo di mandato.
La norma ribadisce quindi il divieto del mandato imperativo,ovvero l'art. 67 fa divieto al parlamentare di accettare
incarichi o istruzioni per lo svolgimento delle sue funzioni,da parte di chiunque,e ne sancisce l'indipendenza dai gruppi
politici,economici e sociali. Tuttavia questo divieto trova un forte ostacolo nei rapporti che legano i parlamentari ai
partiti.
I parlamentari godono di alcune prerogative. Tali prerogative sono irrinunciabili,non costituiscono privilegi
personali dei deputati e dei senatori ma perseguono il fine di assicurare il corretto funzionamento delle Camere. Tali
prerogative sono:
a)l' immunità penale : la nuova formulazione dell'art. 68 Cost. ,introdotta dalla legge costituzionale 29.10.1993,
n.3 ,consente di:
-sottoporre ad indagine i parlamentari, senza la necessità di richiedere una preventiva autorizzazione a procedere alla
Camera di appartenenza;
-arrestare il parlamentare,in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna
-trarre in arresto il parlamentare,nel caso in cui sia colto nell'atto di commettere un reato per cui è previsto l'arresto
obbligatorio in flagranza.
Non è consentito all'autorità giudiziaria,senza la preventiva autorizzazione della Camera a cui appartiene:
-sottoporre a perquisizione personale o domiciliare il parlamentare;
-arrestare o comunque privare della libertà personale il membro del Parlamento,ad eccezione dei due casi prima
citati(sentenza irrevocabile e arresto in flagranza);
-procedere ad intercettazioni delle conversazioni o comunicazioni e a sequestro della corrispondenza;
b)l' insindacabilità : i parlamentari “non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati
nell'esercizio delle loro funzioni” (art.68,comma 1, Cost.). Questo principio intende salvaguardare la piena libertà
d'espressione del parlamentare per evitare possibili condizionamenti che potrebbero scaturire dalla consapevolezza di
dover rendere conto (in sede penale,civile o disciplinare) dell'attività svolta in Parlamento.
c)l'indennità : “i membri del parlamento ricevono un'indennità stabilita dalla legge” (art. 69, Cost.). L'indennità
consiste in quote mensili comprensive anche del rimborso delle spese di segreteria e rappresentanza. Non è
configurabile come una retribuzione in quanto mira a garantire il decoro e l'indipendenza economica di tutti i
parlamentari, a prescindere dalle condizioni economiche di ciascuno di essi.
ORGANIZZAZIONE DELLE CAMERE:
A)Prerogative
La Cost. Detta alcune norme relative all'organizzazione e al funzionamento delle Camere,che trovano poi più
particolare e dettagliata disciplina nei rispettivi regolamenti.
Le Camere godono di particolari prerogative,che consentono a ciascuna assemblea di non subire alcuna forma di
pressione esterna,nemmeno da parte dell'altra Assemblea legislativa. Esse sono:
i. Autonomia regolamentare
Ciascuna Camera ha il potere di “adottare il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi
componenti” (art. 64,comma 1,Cost.). Il regolamento disciplina l'organizzazione interna di ciascuna camera e
detta le regole per il suo funzionamento. I regolamenti non sono sindacabili da nessun organo
giurisdizionale,nemmeno dalla Corte Costituzionale.
ii. Autonomia finanziaria
Inoltre le Camere godono di autonomia finanziaria e contabile. Ciascuna di esse approva il proprio bilancio ed
il proprio consuntivo sulla base di un fondo speciale erogato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. È
escluso qualsiasi controllo esterno,anche della Corte dei Conti.
iii. Autonomia amministrativa (c.d. Autodichia)
Ciascuna Camera provvede all'organizzazione dei proprio uffici amministrativi interni e all'assunzione dei
propri dipendenti (funzionari,commessi,ecc.) stipulando in proprio i contratti di lavoro.
iv. Verifica dei poteri
Le Camere giudicano inoltre dei titoli di ammissione dei rispettivi componenti (c.d. Convalida) e delle cause
sopraggiunte di loro ineleggibilità e incompatibilità (art. 66 Cost.). Si tratta della c.d. “verifica dei poteri” che
consiste nell'attività che ciascuna Camera è tenuta a svolgere per controllare la corretta situazione di
appartenenza ad essa dei suoi membri,la validità dei titoli d'ammissione degli stessi e la regolarità delle
elezioni. Questa attività è di competenza delle Giunte delle elezioni,istituite presso le due Camere.
v. Inviolabilità degli edifici delle Camere (c.d. Immunità della sede)
In base ad una norma consuetudinaria,non sancita dalla Cost., è vietato agli ufficiali ed agenti della forza
pubblica l'accesso negli edifici delle Camere,salva richiesta dei Presidenti. Le funzioni di polizia all'interno
degli edifici,sono svolte dal personale di ciascuna Camera.
B)Organi delle camere:
Alcuni organi essenziali dell'organizzazione interna delle Camere sono previsti dalla Costituzione,come:
-il Presidente e l'Ufficio di Presidenza( art.68)
-le Commissioni legislative,quelle di inchiesta,la Commissione per le questioni regionali
-associazioni di deputati e senatori,come i gruppi parlamentari
I regolamenti prevedono poi altri uffici interni come:
-i Questori
-le Giunte
-una varia tipologia di Commissioni,che possono essere monocamerali o bicamerali,permanenti o speciali(ovvero
istituite in via temporanea.
 Il Presidente della Camera dei deputati è eletto al primo scrutinio con la maggioranza dei 2/3 dei
componenti. Ove non si raggiunga tale maggioranza si procede ad altri scrutini. Al secondo occorre la
maggioranza dei 2/3 dei votanti e dal terzo in poi la maggioranza assoluta dei votanti. Gli compete convocare e
presiedere il Parlamento in seduta comune (art.63, comma 2,Cost.).
 Il Presidente del Senato è eletto per i primi due scrutini con la maggioranza assoluta dei componenti,al terzo
scrutinio con la maggioranza assoluta dei votanti,al quarto con il ballottaggio tra i più votati al terzo scrutinio.
Egli deve supplire il Presidente della Repubblica nei casi di impedimento (art. 86, I comma, Cost.)
 Il Presidente dell'Assemblea parlamentare presiede la rispettiva Camera di appartenenza,tutela la sua
autonomia e nell'esercizio delle sue funzioni è organo imparziale,super partes. Egli sovraintende
all'organizzazione interna,dirige le sedute e le discussioni,ha poteri disciplinari e di polizia,programma i lavori
parlamentari,definendo il relativo calendario.
 Ai presidenti si affiancano i Vicepresidenti che li coadiuvano nello svolgimento dei lavori e li sostituiscono in
caso di assenza o impedimento.
 I Segretari sovraintendono alla compilazione e alle lettura dei processi verbali delle sedute,alle operazioni di
voto e in generale alla regolarità delle attività parlamentari.
 I Questori sovraintendono al cerimoniale e ai servizi interni,nonché al mantenimento dell'ordine pubblico ed ai
compiti di polizia.
 Le Giunte sono organi collegiali composti da parlamentari in proporzione alla consistenza dei gruppi
parlamentari.
I. La Giunta per il Regolamento si occupa del Regolamento e della sua corretta applicazione
II. La Giunta per le elezioni e quella per le autorizzazioni a procedere alla Camera dei deputati e quella
per le elezioni e l'immunità al Senato si occupano della verifica dei titoli di ammissione dei
componenti,delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità e delle autorizzazioni ai sensi dell' art.68
Cost.
 Le Commissioni sono organi collegiali,composti in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi
parlamentari. Possono essere permanenti o speciali.
I. Le Commissioni permanenti monocamerali (14 per ciascuna camera) le cui competenze sono ripartite
tra diverse materie che corrispondono grosso modo alla ripartizione delle funzioni tra i ministeri,si
occupano dell'attività di formazione della legge e di funzioni consultive,di controllo e di indirizzo.
II. Sia alla camera sia al Senato la XIV Commissione permanente è competente per le politiche dell'UE
III. Le Commissioni speciali o temporanee vengono istituite di volta in volta in relazioni a specifiche
questioni. La Costituzione (art.82) prevede specificamente le Commissioni di inchiesta,attribuendo a
ciascuna Camera la facoltà di istituirle su materie di pubblico interesse. Esse svolgono la loro attività con
gli stessi poteri e con gli stessi limiti dell'autorità giudiziaria.
N.B. Anche se la Costituzione prevede soltanto Commissioni di inchiesta monocamerali le Camere possono
stabilire di procedere congiuntamente,costituendo un'unica Commissione bicamerale.
GRUPPI PARLAMENTARI
I Gruppi parlamentari sono associazioni di parlamentari che si costituiscono all'interno di ciascuna Camera per
consentire alle forze politiche di svolgere le attività parlamentari. La Cost. Si limita a prevedere agli artt. 72 e 82 la
presenza di gruppi parlamentari. La loro disciplina è contenuta nei Regolamenti delle Camere,che hanno dato esplicito
riconoscimento al collegamento tra gruppi parlamentari e partiti politici. Essi prevedono che ciascun deputato o
senatore deve dichiarare,rispettivamente entro 2 o 3 giorni dalla prima seduta successiva alla sua elezione,a quale
gruppo politico intende iscriversi. In mancanza di indicazione viene iscritto di ufficio al Gruppo misto.
La natura giuridica dei Gruppi parlamentari è stata definita in vario modo:
1.tenuto conto del loro carattere associazionistico,sono stati considerati,alla stessa stregua dei partiti
politici,associazioni non riconosciute,composte di parlamentari operanti all'interno del Parlamento
2.in considerazione poi del rapporto con i partiti politici,di cui costituiscono normalmente delle filiazioni,sono stati
considerati organi dei partiti
3.in considerazione dello stretto rapporto con l'istituzione parlamentare e la decisiva influenza sulla attività delle
Camere sono stati considerati ora come organi delle stesse ,ora come enti pubblici di diritto costituzionale.
Le hp 2) e 3) sono escluse in quanto:
− la loro organizzazione e le loro attività sono svolte su di un piano diverso ed indipendente da quello dei
partiti,anche se sono con essi collegati e inoltre,perchè non si spiegherebbe comunque la natura giuridica del
gruppo misto.
− È da escludere anche la natura di Ente pubblico,mancando un riconoscimento giuridico della loro personalità
giuridica di diritto pubblico
Essi in realtà danno luogo a centri autonomi di interessi nell'ambito del Parlamento e quindi restano,sul piano operativo
e giuridico,diversi e distinti dal Parlamento come struttura istituzionale organizzativa.
ORGANIZZAZIONE DEI LAVORI
A)Riunioni delle Camere e programmazione dei lavori
La Costituzione prevede i seguenti tipi di convocazione:
I. Convocazione iniziale,per le Camere appena elette :esse si riuniscono per la prima volta entro 20 giorni dalle
elezioni,nel giorno fissato dal Presidente della Repubblica(artt.61 e 87,comma 3)
II. Convocazione di diritto: le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di Febbraio e di Ottobre
III. Convocazione straordinaria : ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo
Presidente,o del Presidente della Repubblica,o di un terzo dei suoi componenti(art.62). Quando si riunisce in
via straordinaria una Camera ,è convocata di diritto anche l'altra (art.62,comma 3)
IV. Convocazione su mozione di aggiornamento: è decisa dalle Camere,con atti detti “mozioni di aggiornamento
dei lavori”,con cui si sospendono temporaneamente i lavori per rinviarli ad altra sessione. La sessione è il
periodo di svolgimento dei lavori dopo la convocazione e fino al loro aggiornamento .
La programmazione dei lavori delle Camere avviene in base alla conferenza dei Capi-gruppo,sotto la direzione del
Presidente di assemblea. Viene stabilito il calendario dei lavori per le singole sedute e l'ordine del giorno di ciascuna
seduta. Programma e calendario vengono approvati:
− dai Presidenti dei Gruppi che rappresentino i ¾ dei componenti della Camera→alla Camera dei deputati
− dall'unanimità dei Presidenti dei gruppi→al Senato
B)Deliberazioni
La Costituzione all'art. 64, III comma ha previsto come regola generale che le deliberazioni di ciascuna Camera e del
Parlamento in seduta comune non sono valide se non è presente la maggioranza dei componenti dell'assemblea
(quorum strutturale), e se non sono adottate a maggioranza dei presenti (quorum funzionale),a meno che la
Costituzione non preveda una maggioranza speciale.
Per quanto riguarda i quorum speciali,essi sono previsti dalla Costituzione solo per:
-l'approvazione dei regolamenti parlamentari
-la dichiarazione di urgenza di una legge
-per l'elezione del Presidente della Repubblica
-per l'approvazione delle leggi costituzionali nella seconda votazione
Per quanto riguarda gli astenuti(coloro che non votano né a favore né contro la proposta) ci sono disposizioni diverse:
-alla Camera dei deputati gli astenuti sono considerati presenti(ai fini della determinazione del numero legale),ma non
votanti. Con la conseguenza che una proposta può essere approvata con un numero di votati a favore di essa anche
inferiore alla maggioranza dei presenti.
-al Senato gli astenuti sono considerati presenti e votanti,per cui se ne tiene conto sia ai fini del numero legale per la
validità della seduta,ma anche della maggioranza occorrente per l'approvazione della proposta.
Il voto espresso sai parlamentari può essere palese o segreto. La regola è il voto palese. Si fa ricorso al voto segreto per
le delibere che riguardino persone e può essere richiesto per le delibere che riguardino persone e per delibere relative ai
principi e diritti sulla libertà,sui diritti di famiglia,sui diritti della persona umana,sulle modifiche ai regolamenti
parlamentari.
Nello scrutinio palese,il voto può essere espresso per alzata di mano,per appello nominale,per divisione nell'aula,con
procedimento elettronico.
Nello scrutinio segreto può essere espresso con procedimento elettronico o deponendo nelle urne una pallina bianca o
una nera.
FUNZIONI DELLE CAMERE
A)L'attività legislativa
Come dispone l'art. 70 Cost. La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere . La legge quindi,per
venire ad esistenza,deve essere approvata da entrambe le Camere nello stesso,identico testo. Il procedimento di
formazione della legge va distinto in diverse fasi:
I.INIZIATIVA LEGISLATIVA
L'iniziativa legislativa si esercita con la presentazione di un progetto di legge ad una delle Camere.
Titolari del potere di iniziativa legislativa (art. 71 Cost.) sono:
 il Governo. L'iniziativa governativa è la più importante,perché il Governo è l'organo che meglio di tutti può
valutare l'opportunità di porre in essere nuovi provvedimenti legislativi. Essa si esercita mediante
presentazione di disegni di legge(redatti in articoli),deliberati dal Consiglio dei Ministri e autorizzati dal
Presidente della Repubblica.
 I parlamentari. Ciascun membro del Parlamento,da solo od unitamente ad altri parlamentari (o ciascun
gruppo parlamentare),può presentare una proposta di legge alla Camera a cui appartiene. Anche in tal caso il
testo deve essere redatto in articoli ed accompagnato da una relazione che ne illustri gli scopi e le
caratteristiche essenziali.
 Il CNEL ,al quale l'art. 99 Cost. Esplicitamente attribuisce il potere di iniziativa legislativa
 il corpo elettorale. Il popolo esercita l'iniziativa legislativa mediante presentazione di un progetto di legge
sottoscritto da almeno 50.000 elettori. La legge 352/1970 all'art. 48 ha previsto che le sottoscrizioni vanno
autenticate e devono essere accompagnate dai certificati elettorali di iscritti nelle liste per l'elezione alla
Camera dei deputati.
 I Consigli regionali possono presentare progetti di legge,ai sensi dell'art.121,II comma Cost.,senza limiti di
materie,anche se alcuni Statuti regionali (adottati prima della modifica dell'art.117 Cost.)avevano ristretto il
potere di proposta alle materie di interesse delle Regioni e che non rientravano già nella competenza legislativa
regionale.
 I Consigli comunali hanno un potere di iniziativa legislativa limitato alle proposte per il mutamento delle
circoscrizioni provinciali e per l'istituzione di nuova Province,ai sensi dell'art 133 Cost.
I progetti di legge vanno presentati alla Presidenza di ciascuna Camera che provvede alla loro diffusione ai membri
della Camera stessa.
Al termine di ciascuna legislatura tutti i progetti di legge ancora pendenti presso le Camere decadono automaticamente.
Qualora risultino già approvati da almeno una Camera e vengano ripresentati entro i primi sei mesi dalla nuova
legislatura,beneficiano di un procedimento accelerato.
II.ESAME DEI PROGETTI DI LEGGE
Con l'assegnazione alle Commissioni legislative permanenti inizia la fase legislativa in senso stretto.
L'approvazione del progetto può seguire tre diversi procedimenti:
1. Procedimento ordinario (in sede referente)
Nel procedimento ordinario il progetto viene assegnato alla Commissione competente per materia perché
proceda al suo esame.
La Commissione procede all'esame del testo,articolo per articolo,e degli eventuali emendamenti. Può svolgere
anche attività di indagine,attraverso audizioni di pubblici funzionari,esperti,ecc.
Al termine dell'esame prepara una relazione di maggioranza e una o più relazioni di minoranza,con le quali si
invita l'Assemblea ad approvare o respingere il progetto.
L'Assemblea procede a sua volta all'esame del progetto,che viene discusso prima in via generale e poi articolo
per articolo. Se sono presenti emendamenti essi sono votati prima della votazione dei singoli articoli.
Una volta votati ed approvati gli articoli si passa alla votazione finale. La votazione finale è preceduta dalle
dichiarazioni di voto dei Presidenti di ciascun gruppo parlamentare,i quali spiegano motivi e orientamenti di
voto del proprio Gruppo. La votazione deve avvenire,di regola,a scrutinio palese.
Quindi caratteristiche tipiche del procedimento ordinario sono la partecipazione di tutta l'Assemblea alla
discussione e votazione del progetto di legge e la funzione soltanto consultiva (referente) della Commissione
competente per materia.
2. Procedimento in sede deliberante
Tutte le fasi del procedimento ordinario sono attribuite alla Commissione permanente competente per
materia,la quale ,proprio perché ha anche il potere di approvare la legge,agisce in sede deliberante (art.
72,comma 3, Cost,). Non è necessario perciò l'intervento dell'Assemblea.
3. Procedimento in sede redigente
Non è previsto dalla Costituzione, ma è stato successivamente introdotto dai Regolamenti parlamentari:
rappresenta un procedimento intermedio fra quello ordinario e quello deliberante e comporta una
collaborazione dell'Assemblea e delle Commissioni.
Consiste nell'attribuzione alla Commissione del potere di approvare il progetto articolo per articolo,mentre
all'Assemblea è riservata la votazione finale.
Oppure nel riservare all'Assemblea la fissazione dei criteri generali e alla Commissione l'approvazione degli
articoli e quella finale.
N.B. :
 Il procedimento ordinario è riservato dalla Costituzione (art. 72,IV comma) ai progetti di legge in materia
costituzionale ed elettorale,a quelli di delegazione legislativa,di autorizzazione alla ratifica dei trattati
internazionali,di approvazione di bilanci e consuntivi. I regolamenti delle Camere hanno poi riservato al
procedimento ordinario i progetti di conversione dei decreti legge,quello relativo alla legge comunitaria,alle
leggi rinviate alle Camere dal Presidente della Repubblica.
 Quando la Commissione agisce in sede deliberante è consentito al Governo,ad 1/10 dei componenti della
Camera o a 1/5 dei componenti della Commissione di chiedere che il progetto sia rimesso all'Assemblea per
la votazione finale o anche per la discussione e votazione dei singoli articoli,sempre che non sia già avvenuta
l'approvazione definitiva da parte della Commissione.
 Nei casi di urgenza si può ricorrere al procedimento abbreviato,che consiste nella riduzione alla metà di tutti
i termini ordinari previsti dai regolamenti parlamentari.
Il progetto approvato da una Camera viene trasmesso all'altra dove ricomincia l'iter legislativo. Se la seconda Camera
apporta delle modifiche al testo il progetto ritorna all'altra perché si esprima sulle modifiche. Se vi sono ulteriori
modifiche il progetto ritorna all'altra Camera e così via (c.d. Navetta) fino a quando non si raggiunga l'approvazione sul
medesimo testo (c.d. Doppia conforme). In tal caso il progetto è divenuto legge e , esaurita la fase del procedimento
legislativo in senso stretto,si passa alla fase dell'integrazione dell'efficacia.
III.PROMULGAZIONE
Il presidente della Repubblica è tenuto a promulgare la legge entro un mese dall'approvazione (art. 73 Cost.). Tuttavia
se le Camere,ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti,ne dichiarino l'urgenza,la legge è promulgata in
termine più breve da essa stessa stabilito. Al Presidente della Repubblica spetta un controllo di legittimità costituzionale
formale e sostanziale sulle leggi approvate dal Parlamento. Il controllo formale riguarda la correttezza della procedura
adottata per la formazione della legge,mentre il controllo sostanziale deve verificare che non vi sia un contrasto con il
dettato della Costituzione. Se il Presidente rileva un vizio nell'atto approvato dal Parlamento può rinviarlo alla Camera
per un riesame,motivando tale rinvio con un messaggio e chiedendo una nuova deliberazione delle stesse. Tuttavia,ove
le Camere riapprovino la legge il Presidente deve promulgarla (art.74, II comma, Cost.).
Con l'atto di promulgazione la legge diviene esecutoria. È invece obbligatoria per tutti i cittadini solo con la
pubblicazione.
IV.PUBBLICAZIONE
Dopo la promulgazione la legge vien trasmessa al Ministro della Giustizia (il Guardasigilli),il quale vi appone il proprio
visto e ne cura l'inserimento nella Gazzetta Ufficiale degli atti normativi della Repubblica. La pubblicazione deve
avvenire subito dopo la promulgazione e comunque non oltre 30 giorni da essa. La legge entra in vigore dopo 15 giorni
dalla pubblicazione(vacatio legis) oppure nel più breve termine da essa previsto.
Dal momento dell'entrata in vigore,la legge si presume conosciuta da tutti i destinatari e non è possibile invocarne
l'ignoranza per giustificare la sua inosservanaza.
B)L'attività esecutiva
Diversamente dall'attività legislativa la funzione esecutiva è attribuita a ciascuna Camera che può svolgerla
indipendentemente dall'altra.
I.FIDUCIA
La forma di Governo parlamentare dello Stato italiano si caratterizza per il rapporto di fiducia che vincola il Governo al
Parlamento. Tale rapporto deve rimanere costante e il suo venir meno mette in crisi il Governo. Gli strumenti che sono
offerti al Parlamento per controllare l'attività del Governo ed assicurare la sua conformità agli orientamenti della
maggioranza parlamentare sono vari e danno luogo ad un'attività ispettiva e conoscitiva,che sei estrinseca in alcuni atti
tipici.
Tra di essi il più importante è la mozione di fiducia,che viene votata quando il Governo dopo la sua formazione,si
presenta alle Camere presentando il suo programma politico. L'atto tipico previsto dalla Costituzione per togliere la
fiducia al Governo è la mozione di sfiducia. Essa deve essere sottoscritta da almeno 1/10 dei componenti della Camera
in cui viene presentata e che non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione (art.94, V
comma, Cost.).
II.MOZIONE
Oltre le specifiche mozioni di fiducia e di sfiducia i regolamenti parlamentari prevedono in genere come atto ispettivo la
mozione. Essa mira ad ottenere una deliberazione da parte della Camera di appartenenza e consiste nella richiesta di
discutere e di votare un determinato argomento. Essa può essere presentata da : un Presidente di Gruppo,10 deputati alla
Camera dei deputati,8 Senatori al Senato.
III.INTERROGAZIONE
Consiste nella domanda rivolta per iscritto da un parlamentare al Governo o ad un Ministro circa la conoscenza di una
determinata situazione: si chiede cioè se il Governo o il Ministro sia o meno a conoscenza di quel fatto,se quel fatto sia
vero o falso e quali misure il Governo intenda adottare. Di regola il Governo risponde oralmente in aula o in
Commissione(nella sede,cioè,in cui è interrogato) e l'interrogante può replicare brevemente per dichiararsi soddisfatto o
meno. Sono previste anche interrogazioni a risposta immediata,in cui il dialogo è esteso ad altri Parlamentari oltre
all'interrogante, e interrogazioni a risposta scritta,in cui la risposta viene comunicata per iscritto senza possibilità di
replica.
IV.INTERPELLANZA
Consiste nella domanda rivolta per iscritto al Governo circa i motivi o gli intendimenti della sua condotta su questioni di
particolare rilievo o di carattere generale o che riguardino determinati aspetti della sua politica. Dopo le dichiarazioni
del Governo l'interpellante può replicare. Alla Camera dei deputati è possibile per l'interpellante non soddisfatto delle
dichiarazioni del Governo presentare una mozione per promuovere una discussione.
V.RISOLUZIONE
Consiste in una proposta da parte di un Parlamentare diretta a manifestare orientamenti o a definire indirizzi su specifici
argomenti. Può chiudere un dibattito provocato da una mozione oppure da una comunicazione del Governo e può essere
votata in aula o in Commissione.
VI.ORDINE DEL GIORNO
Consiste in istruzioni approvate nel corso dell'esame di un progetto di legge recanti istruzioni al Governo in ordine alla
legge in esame.
VII.INCHIESTE PARLAMENTARI
L'art. 82 Cost. Stabilisce che ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse. Le inchieste sono
dirette ad acquisire attraverso indagini ed esami elementi di conoscenza da riferire all'Assemblea per consentire alle
Camere gli interventi necessari. Le Commissioni d'inchiesta sono composte in modo da rispecchiare la proporzione tra i
gruppi parlamentari ed hanno gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria
VIII.UDIENZE CONOSCITIVE
Diversamente dalle inchieste,esse possono essere dispose dalle Commissioni permanenti nel corso dell'esame di progetti
di legge o indipendentemente da esso per acquisire elementi ed informazioni da parte della pubblica amministrazione,di
privati e di esperti per l'espletamento della loro attività.
XI.MESSA IN STATO D'ACCUSA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
È deliberata dal Parlamento in seduta comune su relazione di un Comitato formato dai componenti della “ Giunta delle
Elezioni e delle immunità parlamentari del Senato della Repubblica” e dalla “Giunta per le autorizzazioni a procedere
della Camera dei deputati. La delibera è adottata a scrutinio segreto e deve contenere l'indicazione degli addebiti e delle
prove su cui l'accusa si fonda.
X.DELIBERAZIONE DELLO STATO DI GUERRA
Lo stato di guerra è deliberato dalle Camere (art. 78 Cost.) e dichiarato dal Presidente della Repubblica (art.87 Cost.).
In particolare:
a)la deliberazione dello stato di guerra da parte delle Camere costituisce un atto politico,per il quale non è necessaria
una legge formale. La deliberazione ha efficacia immediata per l'ordinamento interno,in quanto determina l'entrata in
vigore della legislazione eccezionale prevista per il tempo di guerra.
b)la dichiarazione del Presidente della Repubblica non è atto di promulgazione di ciò che hanno deliberato le
Camere,ma è solo una mera dichiarazione destinata ad esplicare i suoi effetti verso l'esterno,in quanto lo Stato di guerra
inizia solo in seguito alla notificazione della dichiarazione stessa allo Stato nemico.
Secondo l'art. 78 Cost.,in caso di Stato di guerra,le Camere conferiscono al Governo i poteri necessari per farvi fronte.
XI.APPROVAZIONE DEL BILANCIO E DEL RENDICONTO CONSUNTIVO.LA LEGGE FINANZIARIA.

....DA FARE....

III : Il Governo
Il Governo è un organo costituzionale che dà diretta e immediata esecuzione alla Costituzione ed esercita il potere di
governo e funzioni amministrative,le quali,secondo la tradizionale divisione dei poteri,rientrano nel potere esecutivo.
La Costituzione detta alcune regole fondamentali riguardo a :
-la formazione del Governo (artt. 92,93,94)
-alla sua struttura (artt.92,I comma,95,III comma)
-al suo funzionamento (artt. 95, I e II comma,art.96)
Mentre la complessiva disciplina oltre che in alcuni articoli della Costituzione è contenuta in
leggi,regolamenti,convenzioni e consuetudini costituzionali.
Con la funzione di governo si realizza,attraverso una serie di atti e attività politiche,la direzione politica dello Stato
secondo gli indirizzi programmatici approvati dal Parlamento col voto di fiducia. Tra tali attività sono annoverate quelle
legislative. Esso,infatti,può emanare norme giuridiche mediante atti aventi forza di legge ex artt 76 e 77 Cost. (decreti
legislativi e decreti legge). Esso,ha anche funzioni amministrative, in quanto è al vertice del potere esecutivo e ai
singoli Ministeri fanno capo tutti i settori amministrativi dello Stato.
Dal punto di vista strutturale il Governo è un organo complesso,in quanto costituito fondamentalmente da tre organi,il
Consiglio dei Ministri,il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri.
Altri organi non previsti dalla Cost. ,ma introdotti da leggi e da consuetudini costituzionali fanno anche essi parte della
struttura governativa,come i Sottosegretari di Stato,i Comitati interministeriali,i Commissari del Governo,il Consiglio di
Gabinetto.
FORMAZIONE DEL GOVERNO
La Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di nominare il Presidente del Consiglio e i Ministri
in ogni caso di cessazione dalla carica del Presidente del Consiglio dei ministri,sia che questa avvenga per morte,che
per dimissioni,sospensione o revoca del titolare.
Non è richiesta per la nomina che si tratti di Parlamentari. Essi devono godere dei diritti civili e politici ed essere
cittadini italiani.
Tuttavia,la forma di governo parlamentare accolta dalla Costituzione e la disciplina sulla fiducia impongono al
Presidente della Repubblica di orientare la scelta del Presidente del consiglio su di una personalità del mondo politico
che possa far ottenere al Governo la fiducia all'atto della sua presentazione alle Camere.
A tal fine il Presidente della Repubblica,dopo l'apertura di una “crisi”di governo,procede alle c.d. Consultazioni,una
serie di incontri con forze politiche e rappresentati delle istituzioni.
In dottrina si è soliti distinguere tra crisi di governo parlamentare ed extraparlamentare. Le prime si verificano
qualora la fiducia del Parlamento venga meno in seguito. Le prime si verificano qualora la fiducia del Parlamento venga
meno in seguito ad un voto formale di una delle Camere in tal senso,vale a dire in caso di approvazione di una mozione
di sfiducia o di pronunciamento negativo sulla questione di fiducia posta dal Governo. Si è invece in presenza di una
crisi extraparlamentare quando il governo rassegna spontaneamente le proprie dimissioni. Ciò può accadere a seguito
dei profondi e insanabili contrasti in seno alle forze politiche che lo sostengono. La pressochè costante prassi di
risolvere in senso extraparlamentare le crisi di Governo si spiega con l'articolazione plurale delle coalizioni su cui di
volta in volta si reggono i Governi,i quali per un verso traggono origine dall'accordo tra le forze politiche che ne
costituiscono la base parlamentare e,nondimeno,vengono a “cadere” con l'esaurirsi del vincolo politico precedentemente
sussistente tra queste ultime. [manca la fine del paragrafo]

“REVOCA” DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO


Come si è già detto,si procede alla formazione del Governo in caso di crisi,la quale concerne il rapporto fiduciario tra
Governo e Parlamento. Ciò porta ad escludere il riconoscimento al Presidente della Repubblica di un generale potere di
“revoca” del Governo.
I principi su cui si basa il sistema parlamentare italiano non inducono invece ad escludere l'esistenza di alcune ipotesi
specifiche di revoca del Governo in carica o di singoli Ministri.
Ed invero,se ,come stabilisce l'art. 94, IV comma,Cost. , il voto contrario di una o entrambe le Camere su di una
proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni,ne consegue che quando il Governo sia stato oggetto di un voto
di sfiducia ai sensi del II comma dell'art.94,oppure quando non abbia ricevuto la fiducia dopo la sua formazione,non ha
scelta,è obbligato a dimettersi. Contemporaneamente sorge il potere-dovere del Presidente della Repubblica di risolvere
la crisi formando un nuovo Governo,ai sensi dell'art 92, II comma Cost.
Orbene,nel caso di rifiuto del Governo colpito da sfiducia di rassegnare le sue dimissioni,non può non riconoscersi al
Presidente della Repubblica il potere di “revocarlo”,che anzi viene a costituire un obbligo correlato con il potere-dovere
di procedere alla formazione di un nuovo Governo,in quanto,occorrendo la controfirma del Presidente del
Consiglio,essa non può che essere apposta dal nuovo Presidente. Con la formazione del nuovo Governo si assicura
quindi la continuità dell'esecutivo ed il nuovo presidente del Consiglio all'atto della nomina controfirma anche il decreto
di “revoca” del precedente Gabinetto.
“REVOCA” DEI MINISTRI
Secondo la tesi prevalente in dottrina il Presidente del Consiglio non può di sua iniziativa revocare un Ministro e
neanche proporne la revoca al Presidente della Repubblica.
La revoca dei Ministri,a differenza della revoca del Presidente del Consiglio,che come si è visto,può conseguire soltanto
a seguito di un voto di sfiducia del Parlamento,prescinde quindi da un eventuale voto di sfiducia parlamentare nei
confronti del singolo Ministro.
Indipendentemente dalla circostanza che nel sistema parlamentare italiano la sfiducia parlamentare è espressa nei
confronti dell'intera compagine governativa,il Presidente del Consiglio da un eventuale voto del Parlamento contro un
singolo Ministro può tuttavia trarre argomento per proporre al Presidente della Repubblica la sua revoca e
sostituzione,ovviamente quando il Ministro su suo invito non intenda rassegnare le proprie dimissioni.
Successivamente peraltro,trattandosi di un'alterazione della omogeneità politica della compagine governativa,che non
può certamente presumersi più esistente(come invece di solito avviene quando si operino rimpasti a seguito di morte o
dimissioni spontanee di un Ministro non implicanti contrasti politici in ordine alla compagine stessa) il Governo
dovrebbe presentarsi alle Camere per ottenere una nuova fiducia in ordine alla sua nuova composizione.
La soluzione politica di un eventuale contrasto tra Presidente del Consiglio e Ministro(ad es. se esso non gode più della
fiducia del Presidente del Consiglio),ove non possa essere risolta con le dimissioni del Ministro e con un
“rimpasto”(=sostituzione di uno o più Ministri),può trovare il suo sbocco nelle dimissioni del Presidente del
Consiglio,le quali comportano il venir meno dell'intero Governo.
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
La Costituzione italiana,pur attribuendo al Presidente del Consiglio la scelta dei Ministri da proporre per la nomina al
Presidente della Repubblica non gli assicura la posizione di Capo del Governo e di supremazia gerarchica rispetto ai
Ministri.
La figura del Presidente del Consiglio appare delineata dall'art, 95, Cost..
Egli dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed
amministrativo,promuovendo e coordinando l'attività dei Ministri,in modo che il Governo possa esprimere un
indirizzo politico unitario,controfirma gli atti del Presidente della Repubblica previsti dalla Costituzione e dalle
leggi.
I poteri del Presidente del Consiglio restano però condizionati dalle pretese fatte valere dai partiti politici tramite i
Ministri che compongono la coalizione. Il programma politico del Governo è infatti la risultante degli accordi di
coalizione,e,l'attività che il Governo pone in essere dopo la sua formazione,dà concretezza a tale programma. Anche in
tale fase intervengono i partiti che fanno sentire la loro voce o dall'esterno o piuttosto all'interno della compagine
governativa tramite i Ministri ad essi legati.
Può quindi verificarsi che l'attività di unificazione dell'indirizzo politico ed amministrativo del Presidente del Consiglio
sia contrastata dalle iniziative dei singoli Ministri,che perseguono una loro particolare politica,per certi aspetti
autonoma,la quale rende a volte particolarmente difficile l'attività di mediazione del Presidente del Consiglio.
In un Governo di coalizione il “peso” del Presidente del Consiglio può pertanto aumentare o diminuire in ragione della
maggiore o minore omogeneità delle forze politiche della coalizione e della presenza o meno di un partito di grande
rappresentatività in Parlamento.
Tra gli strumenti che il PdC ha a disposizione per compattare la maggioranza parlamentare che lo sostiene e per
orientarla in modo da attuare il programma politico del governo vi è quello di porre la questione di fiducia su disegni di
legge,su risoluzioni,mozioni,ordini del giorno. Essa può essere richiesta direttamente dal Presidente o tramite un
Ministro espressamente delegato e previo assenso del Consiglio dei ministri.
RESPONSABILITÀ DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
La responsabilità del Presidente del Consiglio,in quanto tale,può essere:
− politica : l'art.95,comma 1,Cost. stabilisce che il Presidente del Consiglio dirige la politica generale del Governo e
ne è responsabile (verso le Camere).
− Giuridica : che si distingue in :
a) civile : per violazione di diritti soggettivi,in tal caso è obbligato al risarcimento del danno come qualsiasi
cittadino secondo le norme del Codice Civile.
b) penale : si differenzia a seconda che i reati commessi sono:
1)reati propri:cioè i reati commessi nell'esercizio (e grazie al fatto che è titolare) delle proprie
funzioni;
2)reati comuni : cioè i reati che potrebbero essere commessi da chiunque;il relativo giudizio
spetta ai Tribunali ordinari.
I MINISTRI
Sono organi costituzionali che svolgono anche funzioni pubbliche amministrative (in quanto sono a capo dei
Ministeri,cioè complessi organi centrali dello Stato,ciascuno dei quali dirige un particolare settore della PA).
Essi esercitano le funzioni previste dalla Costituzione e dalle leggi:
-il diritto di iniziativa legislativa (art.71 Cost.)
-la controfirma degli atti del Presidente della Repubblica
-il diritto-dovere di partecipare alle riunioni e alle attività del Governo
Normalmente sono a capo di un Dicastero ed esercitano le funzioni di indirizzo e coordinamento delle Amministrazioni
che da essi dipendono.
I Ministri sono responsabili politicamente,individualmente per gli atti da essi compiuti nell'ambito delle rispettive
competenze e collegialmente per gli atti del Consiglio dei Ministri (art. 95, II comma, Cost.) . Inoltre vanno incontro a
responsabilità giuridica,penale e amministrativa.
La responsabilità civile è quella comune ad ogni funzionario dello Stato e può essere fatta valere dinanzi alla
giurisdizione civile. Quella amministrativa,per il caso di danni cagionati all'erario,vien fatta valere dinanzi alla Corte dei
Conti.
Tra i Ministri vi sono quelli c.d. Senza portafoglio. Si tratta di Ministri che non hanno la direzione di un Dicastero e si
avvalgono delle strutture proprie della Presidenza del Consiglio. Essi svolgono le specifiche funzioni loro delegate dal
Presidente del Consiglio,sentito il Consiglio dei Ministri.
CONSIGLIO DEI MINISTRI
È un organo costituzionale collegiale,formato da tutti i Ministri (anche da quelli senza portafoglio),dal Presidente del
consiglio (che lo presiede),dal vice Presidente del Consiglio,e dal Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio,che
esercita le funzioni di segretario senza voto deliberativo. Vi partecipano altresì i Presidenti delle Regioni a Statuto
speciale,quando si trattino materie riguardanti le rispettive Regioni,con voto consultivo.
Il Consiglio dei ministri determina la politica generale del Governo e l'indirizzo generale dell'azione amministrativa e
delibera su ogni questione che involga l'indirizzo politico fissato dal rapporto fiduciario col Parlamento e adotta i c.d.
Atti di alta amministrazione.
Inoltre il Consiglio delibera i disegni di legge di iniziativa governativa da presentare alle Camere. Approva i decreti
aventi valore e forza di legge e i regolamenti del Governo. Propone al Presidente della Repubblica lo scioglimento dei
Consigli Regionali. Delibera il promovimento della questione di legittimità di leggi regionali dinanzi alla Corte
Costituzionale.
CONSIGLIO DI GABINETTO
È stato istituzionalizzato,dopo la sua costituzione di fatto nel 1983,con l'art. 6 della L. 400/1998,il quale prevede che il
Presidente del Consiglio(nello svolgimento delle sue funzioni) può essere coadiuvato da un “comitato ,che prende il
nome di Consiglio di Gabinetto” composto da Ministri da lui designati (di regola 7-8),sentito il Consiglio dei ministri;il
Presidente può ,comunque ,invitare a singole sedute altri Ministri in ragione della loro competenza. Le sue funzioni non
sono deliberative,ma preparatorie dell'attività del Governo.
SOTTOSEGRETARI DI STATO
La loro funzione è quelle di coadiuvare i Ministri e di svolgere le funzioni loro delegate dal Ministro. Essi sono
nominati dal PdR su proposta del PdC di concerto con il Ministro cui fanno riferimento,sentito il Consiglio dei Ministri.
Ai sottosegretari di Stato può essere attribuita la qualifica di Vice Ministro ,ove sia conferita una delega per strutture
dipartimentali o per più direzioni generali.
Essi possono partecipare alle sedute del Consiglio dei ministri senza diritto di voto,per riferire su argomenti e questioni
attinenti alla materia loro delegata,su invito del Presidente del Consiglio d'intesa col Ministro competente.
Possono inoltre intervenire in rappresentanza del Governo alle sedute delle Camere e delle Commissioni
parlamentari,partecipare alle discussioni,rispondere alle interrogazioni ed alle interpellanze.
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri è il segretario del Consiglio dei ministri e partecipa
alle sedute di tale organo,svolgendo le funzioni di segretario del collegio.
COMITATI
Sono organi collegiali,costituiti da più Ministri,sorti per la necessità di soddisfare le esigenze di particolari settori della
PA che coinvolgono le competenze e le attività di più Dicasteri e, quindi,esigono il coordinamento della loro attività.
Inoltre possono anche essere formati da organi esterni al Governo.
Si distinguono in Comitati interministeriali e Comitati di Ministri.
I Comitati interministeriali sono costituiti con legge. Attualmente sono : il CIPE,il CICR,il CIS e il CIACE.
I Comitati dei ministri possono essere istituiti con delibera del Consiglio dei ministri o con Decreto del Presidente del
consiglio.
1) Il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) è composto dal PdC, dai Ministri
dell'Economia e delle finanze,degli Affari esteri,delle Attività produttive,del Lavoro e delle Politiche
sociali,delle Infrastrutture e dei Trasporti,per le Politiche agricole e forestali.
Esso ha competenza in materia di politica economica.
2) Il CICR (Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio). A esso è attribuita l'alta vigilanza in materia
di credito e di tutela del risparmio.
3) Il CIS (Comitato Interministeriale per le Informazioni e la Sicurezza) svolge funzioni consultive e di proposta
per il PdC in ordine alla politica informativa e di sicurezza.
4) Il CIACE (Comitato Interministeriale per gli affari comunitari europei),istituito nel 2005,è composto dal
Presidente del Consiglio(che lo presiede),dal Ministro per le politiche comunitarie e dai Ministri degli affari
esteri,il Ministro per gli Affari regionali e gli altri Ministri che hanno competenza nelle materie oggetto dei
provvedimenti e delle tematiche inseriti all'ordine del giorno. Ha il compito di coordinare le linee politiche del
Governo rispetto agli atti comunitari.
I comitati di Ministri sono organi interni al Governo istituiti con decreto del Consiglio dei Ministri o del Presidente del
Consiglio ed hanno funzioni istruttorie e preparatorie dell'attività del Consiglio e dei Ministri interessati.
COMMISSARI DEL GOVERNO
Sono organi destinati ad assolvere funzioni particolari a volte permanenti e durature,a volte temporanee.

IV : Gli organi ausiliari


CONSIGLIO NAZIONALE DELL'ECONOMIA E DEL LAVORO (CNEL)
Il CNEL è un organo ausiliario,previsto dalla Costituzione all'art. 99:
− è composto da esperti e rappresentati delle categorie produttive
− è organo di consulenza delle Camere e del Governo
− ha l'iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale
− è un organo di rilievo costituzionale
Ai sensi degli artt. 2 e 5 della L. 30 Dicembre 1986,n.936, il CNEL è composto dal Presidente e da 121 membri(tra
esperti e rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazione di volontariato e
rappresentanti delle categorie produttive). In particolare:
a) gli esperti sono rappresentati da 12 qualificati esponenti della cultura economica,sociale e giuridica;
b) i rappresentanti delle categorie produttive di beni e servizi nei settori pubblico e privato sono
99,designati dalle organizzazioni sindacali di carattere nazionale maggiormente rappresentative
c) le associazioni di promozione sociale e le organizzazioni di volontariato posso contare su 10
rappresentanti;
d) il Presidente ,che è scelto al di fuori dei predetti componenti del CNEL
L'appartenenza al CNEL è,comunque,incompatibile con la carica di parlamentare,con quella di membro del Governo e
di componente di Consigli o assemblee regionali.
I membri del CNEL durano in carica 5 anni,possono essere rieletti e revocati,su richiesta delle istituzioni,enti o
organizzazioni che li hanno designati.
Il CNEL svolge le seguenti funzioni:
− attività consultiva,vale a dire la formulazione di pareri in materia economica,sociale e del lavoro su richiesta di
ciascuna Camera,del Governo,delle Regioni e delle Provincie autonome.
− Iniziativa legislativa nell'ambito delle materie economiche e sociali.
− Partecipano all'elaborazione della legislazione economica e sociale,esprimendo pareri e compiendo studi e
indagini su richiesta delle Camere o del Governo o delle Regioni o delle Provincie autonome.
− Attività informativa e conoscitiva : il Consiglio esamina la relazione previsionale e programmatica che il
Ministro dell'Economia e delle finanze è tenuto a presentare al Parlamento; approva in apposite sessioni rapporti
sugli andamenti generali,settoriali e locali del mercato del lavoro; esamina le politiche comunitarie e la loro
attuazione;può formulare osservazioni e proposte di propria iniziativa sulle materie ad esso affidate;compie studi
ed indagini di propria iniziativa sulle stesse materie.
CONSIGLIO DI STATO
Il Consiglio di Stato è un organo ausiliario,di rilievo costituzionale,che ha funzioni di:
a)consulenza giuridico-amministrativa
b)tutela della giustizia nell'amministrazione
Esso è indipendente di fronte al Governo (art.100,III comma,Cost.).
È articolato in sei sezioni. Le prime tre hanno attribuzioni consultive,le altre tre funzioni giurisdizionali. La legge 15-5-
1997,n.127 ha,però,istituito un'altra sezione consultiva per l'esame degli schemi di atti normativi per i quali il parere del
Consiglio di Stato è prescritto per legge o è comunque richiesto dall'amministrazione. La sezione esamina altresì,se
richiesto dal PdC,gli schemi di atti normativi dell'UE.
Nell'ambito delle sezioni consultive è poi prevista l'Adunanza Generale del Consiglio di Stato,composta da tutti i
magistrati in servizio presso il Consiglio.
Mentre,nell'ambito delle sezioni giurisdizionali è prevista l'Adunanza plenaria,composta dal Presidente del Consiglio di
Stato e da 12 magistrati scelti dal Consiglio di Presidenza (4 per ciascuna sezione giurisdizionale).
Nell'esercizio della funzione consultiva il Consiglio di Stato esprime pareri in materia giuridico-amministrativa. Tali
pareri possono essere:
− facoltativi :sono i pareri che la PA ha la facoltà,ma non obbligo,di chiedere al Consiglio di Stato in casi
determinati; essi non sono mai vincolanti per la PA che li richiede.
− Obbligatori : sono i pareri che la PA deve chiedere al Consiglio di Stato in determinati casi. Essi vengono distinti
in vincolanti e non vincolanti a seconda che la PA debba o meno seguirli nell'emanazione dell'atto per cui il parere
è richiesto.
Il parere del Consiglio di Stato è richiesto in via obbligatoria solo per tre categorie di atti :
1)per l'emanazione degli atti normativi del Governo e dei singoli Ministri
2)per la decisione dei ricorsi straordinari del Presidente della Repubblica
3)sugli schemi generali di contratti-tipo,accordi e convenzioni predisposti da uno o più Ministri.

Con l'istituzione dei TAR il Consiglio di Stato ha assunto la qualifica di organo giurisdizionale amministrativo di
secondo grado.
In alcuni casi,previsti dalla legge,il Consiglio di Stato mantiene una competenza esclusiva in unico grado per il giudizio
di ottemperanza.
CORTE DEI CONTI
È un organo ausiliario a rilevanza costituzionale,indipendente dal Governo,che esercita funzioni di controllo e
giurisdizionali.
L'art. 100 Cost.,al II comma attribuisce alla Corte dei Conti il controllo preventivo di legittimità sugli atti del
Governo e quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato,nonché il controllo sulla gestione finanziaria
degli enti cui lo Stato contribuisce in via ordinaria.
La funzione di controllo viene svolta da diverse sezioni,centrali e locali.
Una sezione centrale esercita il controllo preventivo di legittimità su atti del Governo,registrandoli mediante
apposizione del visto (ovvero verifica che tali atti siano esenti da vizi di legittimità:incompetenza,eccesso di
potere,violazione di legge).
Una sezione centrale esercita il controllo successivo sulla gestione delle amministrazioni statali. È un controllo in
termini di efficienza ed economicità.
Il controllo viene anche esercitato sulla gestione finanziaria degli enti cui lo Stato contribuisce in via ordinaria
Una sezione delle autonomie esercita il controllo sulla finanza e sulla gestione dell'amministrazione degli enti locali.
AVVOCATURA DELLO STATO
Può definirsi anch'esso organo ausiliario anche se non è di rilevanza costituzionale. Essa è un organo tecnico che
provvede alla tutela legale dei diritti e degli interessi dello Stato,rappresentando e assistendo in giudizio le
Amministrazioni statali,anche se organizzate ad ordinamento autonomo. È altresì organo di consulenza ,ove richiesto
dalle Amministrazioni ad esprimere pareri su progetti di legge ,regolamenti,transazioni;prepara contratti o suggerisce
provvedimenti intorno a reclami o questioni che possano dar luogo a controversie.
V : Il Presidente della Repubblica
ELEZIONE E DURATA DELLA CARICA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Requisiti per l'elezione alla carica di Presidente sono:
a)la cittadinanza italiana b)l'età(non inferiore ai 50 anni) c)il pieno godimento dei diritti civili e politici
L'ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica (art. 84,comma 2,Cost.).
Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune(art.83 Cost.) integrato da tre delegati per ogni
Regione (la Valle d'Aosta ne designa solo uno),nominati dai Consigli regionali per assicurare anche la presenza delle
minoranze.
L'ASSEMBLEA COSTITUENTE ESCLUSE L'ELEZIONE DIRETTA DA PARTE DEL POPOLO,COME AVVIENE DI NORMA NEI REGIMI PRESIDENZIALI,
NELL'INTENTO DI EVITARE OGNI POSSIBILITÀ DI ACCRESCIMENTO DEI POTERI E DEL PRESTIGIO DEL PRESIDENTE E CONSEGUENTEMENTE DI
UNA SUA PRETESA DI INCIDERE IN MANIERA DETEMINANTE ED EFFETIVA NELLA POLITICA DEL GOVERNO,COME SI SAREBBE POTUTO VERIFICARE
A SEGUITO DEL VOTO POPOLARE CHE NE AVREBBE RAFFORZATO L'AUTOREVOLEZZA.

Allo scopo di rendere il Presidente il più possibile indipendente dalle maggioranze parlamentari ordinarie si è richiesto
un quorum speciale per l'elezione,in modo da ottenere la confluenza di molteplici forze politiche,ovvero:
-la maggioranza dei 2/3 dell'Assemblea nei primi tre scrutini
-la maggioranza assoluta negli scrutini successivi.
In poche parole,il quorum elevato “costituisce la premessa per un ruolo presidenziale che non sia riconducibile
all'indirizzo di maggioranza e gli consenta di far valere delle esigenze sistematiche superiori:il rispetto delle Cost.,il
buon funzionamento del sistema,ecc.”
Il Presidente della Repubblica dura in carica sette anni (art. 85, I comma,Cost) che ricorrono dalla data del
giuramento,ed è immediatamente rieleggibile.
Il Presidente della Repubblica,prima di assumere le sue funzioni,deve,ai sensi dell'art.91 Cost. ,prestare giuramento di
fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune
CESSAZIONE DELLA CARICA
Alla scadenza del mandato il Presidente della Repubblica diviene,salvo rinuncia,senatore a vita (art.59 Cost).
La rinuncia alla carica può essere manifestata in qualsiasi momento(trattandosi di rinuncia ad uno status che discende
direttamente ed automaticamente dalla Cost),con decorrenza immediata dalla data di cessazione del mandato,senza
bisogno di un'accettazione.
LA SUPPLENZA
La Cost non prevede la carica di vicepresidenza,né la possibilità di delega volontaria delle funzioni del PdR ad altro
organo,ma solo l'istituto della “supplenza”,escludendo anche implicitamente la revoca del Capo dello Stato.
La supplenza consiste nell'assunzione dei poteri e delle funzioni del PdR da parte del Presidente del Senato (art. 86
Cost),nelle ipotesi in cui, a causa di un impedimento,il Capo dello Stato non possa svolgere la propria attività.
Nel caso di impedimento permanente,di morte o di dimissioni del PdR, il Presidente della Camera dei Deputati
indice l'elezione del nuovo Presidente entro 15 giorni,salvo il maggior termine previsto dall'art. 85 ,III comma Cost. Per
l'ipotesi che le Camere siano sciolte o manchi meno di 3 mesi alla loro cessazione.
Il Presidente del Senato assume le funzioni di Presidente della Repubblica non appena si siano verificate le varie ipotesi
di impedimento del titolare. Non è tenuto a prestare giuramento(tuttavia ciò non significa che non debba essere
fedele alla Repubblica e che non sia tenuto all'osservanza della Costituzione).
Mentre l'ufficio di PdR è incompatibile con qualsiasi altra carica ,il Presidente del Senato nel periodo in cui esercita le
funzioni presidenziali non incorre nella stessa incompatibilità (in quanto è un esercizio temporaneo).
Ovviamente,se per qualsiasi motivo viene meno la carica di Presidente del Senato egli cessa anche da quella di
supplente.
I limiti al potere del supplente,anche se la Cost non ne fa menzione,possono essere desunti dalla funzione di
sostituzione provvisoria del titolare,che rende temporanea la carica. Il supplente eserciterà le funzioni di ordinaria
amministrazione e quelle strettamente necessarie quando si presentino situazioni che impongono interventi di assoluta
necessità ed urgenza.
Un problema che ha sollevato varie controversie in dottrina è quello della competenza ad accertare l'impedimento del
Presidente, dal momento che le norme costituzionali non enunciano alcuna disposizione specifica.
Possono verificarsi due distinte ipotesi:
− L'impedimento viene dichiarato dallo stesso Presidente della Repubblica:
a)la dichiarazione di impedimento permanente equivale alle dimissioni,come questa è atto personale e non va
controfirmato dal Presidente del Consiglio. È efficace immediatamente
b)la dichiarazione di impedimento temporaneo,invece,non è atto personale,ma vincolato dal diritto,perché
presuppone un reale impedimento e non la semplice volontà(non consentita)di lasciare ad altri il proprio ufficio.
L'atto quindi deve essere controfirmato dal Presidente del Consiglio
− L'impedimento non viene dichiarato dal Presidente della Repubblica. È controversa la competenza ad accertarlo:
Data la circostanza per cui i Ministri controfirmano gli atti del PdR,e quindi anche del supplente,il Governo non
può essere ritenuto estraneo all'accertamento dell'impedimento. Come d'altronde non può essere ritenuto estraneo il
Presidente del Senato che è il supplente di diritto.
Saranno quindi il Presidente del Senato e il Governo(in particolare il PdC) gli organi competenti ad accertare e
confermare nel caso che vi sia una dichiarazione del Presidente in tal senso la sussistenza dell'impedimento e a trarne le
dovute conseguenze. Il Presidente del Senato assumerà le funzioni presidenziali ed il Governo ne controfirmerà gli
atti,in tal modo riconfermando l'esistenza dell'impedimento.
Nel caso poi che l'impedimento sia permanente,va riconosciuta anche una specifica e concorrente competenza del
Presidente della Camera dei deputati,essendo tale organo abilitato ad indire le elezioni del nuovo Presidente della
Repubblica nei 15 giorni successivi al detto evento. È poi evidente che sul procedimento la parola definitiva spetterà al
Parlamento in seduta comune,quando procederà ad eleggere il nuovo Presidente,confermando di tale guisa l'esistenza
dell'impedimento accertato dal proprio Presidente e dagli altri organi costituzionali.
Ove sussistessero controversie in ordine alla competenza sull'accertamento dell'impedimento potrebbe peraltro essere
chiamata in gioco la Corte Costituzionale su conflitto di attribuzione sollevato da uno degli organi in questione,ivi
compreso lo stesso Presidente in carica.

ASSEGNO E DOTAZIONE DEL PRESIDENTE. UFFICIO DELLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA


Per consentire al Presidente della Repubblica l'esercizio delle sue funzioni in piena autonomia,la Costituzione gli
assicura la corresponsione di un assegno e di una dotazione (art. 84,ultimo comma,Cost).
L'assegno ha natura corrispettiva e consiste in una somma di denaro che viene versata al Presidente,mentre la seconda
consiste nell'insieme dei beni immobili e mobili appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato,che sono messi a
disposizione del Presidente.
L'autonomia del Presidente è stata peraltro garantita attraverso l'istituzione dell'Ufficio delle Presidenza della
Repubblica,il quale ha infatti autonomia organizzativa,tra cui,va sottolineato,quella contabile.
RESPONSABILITÀ DEL PRESIDENTE
La Costituzione non detta una disciplina specifica in merito alla responsabilità politica del Presidente della Repubblica.
Pertanto si deve ritenere che il Capo dello Stato sia sottoposto alla sola responsabilità politica diffusa,dal momento che
la Carta costituzionale non prevede l'esistenza di alcun organo cui egli debba rendere conto del proprio comportamento
politico e che possa esercitare poteri politici sanzionatori nei suoi confronti.
L'art. 90 Cost stabilisce,poi,che il Presidente della Repubblica “non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio
delle sue funzioni,tranne che per altro tradimento e attentato alla Costituzione”.
Poiché,però,di ogni atto giuridico,in concreto,un soggetto deve essere chiamato a rispondere,l'art. 89 Cost stabilisce che
“nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai Ministri proponenti che ne assumono
la responsabilità”. Pertanto la responsabilità degli atti presidenziali ricade sui Ministri che li controfirmano(infatti il
controfirmante assume la piena responsabilità giuridica dell'atto stesso),a meno che tali atti non configurino uno dei due
reati previsti dall'art. 90 Cost,cioè alto tradimento e attentato alla Costituzione(in tal caso il Governo può rifiutare la
controfirma)
.
In particolare:
− può considerarsi alto tradimento ogni comportamento doloso,che,offendendo la personalità interna ed
internazionale dello Stato,costituisca una violazione del dovere di fedeltà alla Repubblica. Esso presuppone
un'intesa con potenze straniere per pregiudicare gli interessi nazionali o, addirittura,per sovvertire l'ordinamento
Costituzionale.
− Deve ritenersi attentato alla Costituzione ogni comportamento doloso diretto a sovvertire le istituzioni
costituzionali o a violare la Costituzione. Possono quindi concretare la fattispecie criminosa tanto abusi,quanto
omissioni dei propri doveri. Non quindi ogni violazione della Costituzione può costituire un attentato alla stessa,ma
violazioni gravi della stessa,come pure gravi violazioni di legge che comportino un'alterazione del sistema
Costituzionale ed un pericolo per le istituzioni.
Quanto alla responsabilità per alto tradimento e attentato alla Costituzione ,è il Parlamento in seduta comune che ha la
competenza a mettere in stato di accusa il Presidente. La maggioranza richiesta è quella assoluta. Sulle accuse
promosse contro il Presidente giudica poi la Corte Costituzionale (art.134 Cost) in composizione allargata,con
l'intervento,accanto ai giudici costituzionali ordinari,di sedici giudici aggregati.
N.B. : Le figure dei reati sono state lasciate volutamente indeterminate dal Costituente,per la difficoltà di prevedere
quali fatti e atti del Presidente potessero concretare un alto tradimento o un attentato alla Costituzione.
Relativamente ai reati compiuti al di fuori dell'esercizio delle sue funzioni,il Presidente della Repubblica risponde (ed è
perciò imputabile) al pari di qualsiasi altro cittadino.
LE FUNZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA COME CAPO DELLO STATO E GARANTE
DELLA COSTITUZIONE
Il Presidente della Repubblica,come dispone l'art. 87,I comma Cost., “è il capo dello Stato e rappresenta l'unità
nazionale”. Egli è inoltre il garante e il custode dell'assetto costituzionale,come si evince dall'art. 91 Cost.
Come Capo dello Stato egli impersona l'unità dello Stato,la sua stabilità e continuità,è l'organo che ne manifesta la
volontà unitaria sia all'interno che all'esterno;come rappresentante dell'unità nazionale egli personifica e rende presente
la Comunità nazionale nella sua interezza e unitarietà e ne tutela gli interessi.
Come garante dell'assetto costituzionale egli ha una posizione super partes rispetto alle forze politiche.
Gli atti del Presidente possono essere esaminati sotto vari profili.
Vi sono atti discrezionali e vincolanti,facoltativi e obbligatori.
Discrezionali e a volte anche obbligatori sono quelli tipicamente presidenziali,vale a dire ad iniziativa del
Presidente;vincolati quelli che realizzano tipiche fattispecie legali senza margini di discrezionalità.
Discrezionale e al tempo stesso obbligatoria è ,ad esempio, l'attività che pone in essere il Presidente in caso di
risoluzione delle crisi di Governo attraverso la nomina del Governo,oppure l'attività diretta alla nomina dei cinque
giudici costituzionali di sua spettanza.
Discrezionale e al tempo stesso facoltativo è,ad esempio,lo scioglimento anticipato delle Camere,oppure la nomina dei
cinque senatori a vita,l'invio di messaggi alle Camere,oppure il rinvio delle leggi alle Camere prima della
promulgazione. Mentre è obbligatoria la promulgazione.
[Gli atti vincolanti sono quelli che conferiscono potere al Capo dello Stato quale organo in grado di fornire la massima
garanzia rispetto all'adempimento dei doveri imposti dalla Costituzione,fra cui rientrano quello di indire le elezioni,di
fissare la data della prima riunione delle Camere,di dichiarare la guerra,ecc.. Gli atti discrezionali sono quegli atti alla
cui formazione i Ministri collaborano in funzione non attiva,bensì di controllo circa la sola validità formale. Sono ad es.
quello di nomina dei 5 senatori a vita;il rinvio al Parlamento di una legge,la promulgazione delle leggi,l'invio di
messaggi formali alle Camere,ecc.]
Riguardo alle attività esercitate dal Presidente vanno in particolare evidenziate le seguenti.
EMANAZIONE DEI DECRETI AVENTI VALORE DI LEGGE
L'emanazione,al pari della promulgazione,consiste in un atto che dà forma solenne all'atto legislativo consentendone
l'efficacia giuridica.
Con l'emanazione il Presidente non partecipa all'esercizio della funzione legislativa,che spetta esclusivamente al
Parlamento e solo in casi eccezionali ad altri organi. Per cui il Capo dello Stato è chiamato a collaborare al
procedimento legislativo solo quando la legge è già perfetta al fine di attribuirle efficacia.
Perciò il potere di emanare gli atti costituisce un potere-dovere. Ciò non significa che il Presidente non possa
controllare l'atto e intervenire nei confronti del Governo. Infatti qualora egli riscontri vizi nell'atto ,o un contrasto con
altre norme costituzionali,può rinviare la legge alle Camere chiedendo una nuova deliberazione o un riesame della
legge(c.d. Potere di veto sospensivo). Il rinvio deve essere accompagnato da un messaggio motivato. Perciò il Capo
dello Stato non può bloccare definitivamente l'attività delle Camere,ma può solo sospendere “temporaneamente” la
promulgazione dell'atto,privandolo provvisoriamente dell'efficacia. Se le Camere riapprovano l'atto,in una formulazione
identica alla precedente, il Presidente non può nuovamente rinviarlo al Parlamento,ma deve promulgarlo.
Infatti se il Presidente insistesse nel rifiuto,finirebbe per incidere sull'indirizzo politico della maggioranza,bloccando
ogni atto a lui politicamente sgradito.
Ove il Presidente,costretto ad emanare un decreto,ritenga di dover manifestare ufficialmente il suo dissenso rispetto
all'operato del Governo,la Costituzione gli offre la possibilità di inviare messaggi alle Camere.
Egli può rifiutare l'emanazione soltanto quando l'atto adottato dal Governo configuri un attentato alla
Costituzione,compromettendo l'assetto istituzionale e l'equilibrio dei poteri,o eventualmente un alto tradimento.
EMANAZIONE DEI REGOLAMENTI
Le considerazioni precedenti possono valere anche per l'emanazione delle fonti normative secondarie.
AUTORIZZAZIONE ALLA PRESENTAZIONE ALLE CAMERE DEI DISEGNI DI LEGGE DI INIZIATIVA
DEL GOVERNO
Si tratta di un potere-dovere,che implica un'attività di controllo sull'operato del Governo in coerenza col ruolo del
Presidente della Repubblica,garante dell'assetto costituzionale e rappresentante dell'unità nazionale.
Il Presidente in considerazione del suo ruolo istituzionale,può certamente intervenire nei confronti del Governo,ma deve
limitarsi ad una eventuale richiesta di riesame del disegno di legge,motivando tale richiesta con specifiche ragioni di
legittimità o di merito;di fronte all'insistenza del Governo nella richiesta di autorizzazione non può bloccarne
l'iniziativa.
Soltanto nel caso che nel disegno di legge si ravvisi una delle fattispecie penali previste dall'art. 90 egli può rifiutare
l'autorizzazione.
NOMINA DEI FUNZIONARI DELLO STATO
È la legge che stabilisce in quali casi la nomina dei funzionari dello Stato va adottata con decreto presidenziale. La
nomina costituisce un potere-dovere,in quanto il Presidente ha l'obbligo di nominare i funzionari una volta che abbia
accertato l'esistenza dei presupposti fissati dalla legge.
MESSAGGI
Il Presidente ha il potere di inviare messaggi alle Camere. Si tratta di una forma di collegamento istituzionale tra i due
organi che si spiega con la posizione del Presidente di garante dell'ordine costituzionale e di rappresentante dell'unità
nazionale.
COMANDO DELLE FORZE ARMATE
La Cost attribuisce al Presidente il comando delle Forze Armate in considerazione della sua posizione istituzionale di
Capo dello Stato. In tal modo si è inteso sottrarre le forze armate al comando del potere militare,ponendole al servizio
della Nazione e rendendole indipendenti dalle parti politiche.
Il comando non va però inteso in senso operativo,il che implicherebbe valutazioni e scelte di indirizzo politico che
spettano invece al Governo.
RATIFICA DEI TRATTATI INTERNAZIONALI
Il Presidente con la ratifica manifesta la volontà dello Stato all'esterno,nei confronti dell'ordinamento internazionale
data la sua posizione di rappresentante della Repubblica Italiana nella sfera delle relazioni internazionali. È un pitere-
dovere al quale egli non può sottrarsi. L'attività di ratifica è quindi una attività di mero controllo costituzionale
sull'operato del Governo nei rapporti con gli Stati esteri.
CONFERIMENTO DI ONORIFICIENZE DELLA REPUBBLICA
È un'attribuzione meramente formale e rientra nella funzione di rappresentanza della Nazione.
CONCESSIONE DI GRAZIA E COMMUTAZIONE DI PENE
La Costituzione non da una definizione alla “grazia”. Tuttavia,a differenza dell'amnistia e dell'indulto,è un atto di
clemenza individuale e consiste nel condono totale o nella commutazione della pena irrogata.
Il Presidente,secondo la Corte Costituzionale,può del tutto autonomamente e indipendentemente dalla proposta del
Ministro della Giustizia concedere la grazia e la controfirma avrebbe solamente un valore formale,vale a dire la
funzione di attestare la completezza e regolarità dell'istruttoria e del procedimento.
INDIZIONE DEI REFERENDUM POPOLARI
Ai sensi degli artt. 75 e 138 Cost. Non sembra che possa riconoscersi al Presidente un margine di discrezionalità
nell'indizione dei referendum,ove siano osservati i requisiti previsti dalla legge. Anzi il Presidente ha l'obbligo di indirli
dovendo egli garantire che essi abbiano luogo.
NOMINA DEI GIUDICI COSTITUZIONALI
Al Presidente spetta la nomina di cinque giudici della Corte Costituzionale (art. 135 Cost.). È un atto tipicamente
presidenziale,sottoposto ad un controllo esterno sulla provenienza dell'atto e sull'esistenza dei presupposti da parte del
Presidente del Consiglio all'atto della controfirma;mentre spetta alla Corte Costituzionale di accertare l'esistenza dei
requisiti soggettivi di ammissione.
SCIOGLIMENTO DEI CONSIGLIO REGIONALI
La Cost all'art.126 prevede che lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta
regionale che abbia compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge,o nel caso che sussistano ragioni
di sicurezza nazionale,è disposto con decreto motivato del Presidente della Repubblica sentita la commissione
parlamentare per le questioni regionali nei modi stabiliti dalla legge. L'iniziativa di scioglimento spetta al Presidente del
Consiglio,previa delibera del Consiglio dei Ministri.
ESTERNAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
A differenza dei messaggi formali alle Camere,non costituiscono atti tipici, “formali” del Presidente,le dichiarazioni e i
discorsi da lui tenuti in varie occasioni,come intervista alla stampa,commemorazioni,messaggi liberi diretti alla
pubblica opinione o a personalità istituzionali,il più delle volte resi pubblici attraverso i media.
Si tratta di esternazioni del Presidente non corrispondenti ad una specifica funzione,con le quali egli intende esprimere
il proprio pensiero,prendendo posizione su determinate situazioni o sollecitando interventi politici.
Siffatte esternazioni trovano il loro limite proprio nella posizione istituzionale del Presidente,che non partecipa alla
determinazione dell'indirizzo politico governativo ed è un organo super partes rispetto alle parti politiche. Esse devono
conformarsi alle regole della correttezza costituzionale.
AMNISTIA E INDULTO
Al PdR con L.cost. 6.3.1992,n.1,che ha modificato l'art.79 Cost, è stato sottratto il potere di concedere l'amnistia e
l'indulto su legge di delegazione delle Camere.
PARTECIPAZIONE AD ALTRI ORGANI
Egli esercita altre funzioni in quanto membro di altri organi.
Egli presiede infatti il Consiglio Superiore della magistratura (artt. 87 e 104 ,II comma Cost),che può anche
sciogliere con decreto presidenziale,sentito il parere dei Presidenti delle due Camere e del Comitato di Presidenza del
Consiglio stesso.
Presiede inoltre il Consiglio supremo di difesa. La presidenza di tale organo è peraltro coerente con la posizione che
ha il Presidente di Comandante delle Forze Armate. Il Consiglio supremo di difesa non è un organo costituzionale,ma di
rilievo costituzionale ,in quanto le sue funzioni non sono diretta esecuzione della Costituzione ma vengono definite
dalla legge. È un organo consultivo e di coordinamento.
RICORSI PER CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE
Per la tutela delle sue competenze non vi è dubbio che il Presidente della Repubblica possa sollevare dinanzi alla Corte
Costituzionale conflitto di attribuzione contro altri poteri dello Stato,come pure possa essere destinatario di conflitti
sollevati da altri organi.
LA POSIZIONE COSTITUZIONALE E IL RUOLO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
La posizione del PdR nell'ordinamento costituzionale italiano si spiega con la forma di governo parlamentare accolta
dalla Costituzione.
Al Presidente non sono stati attribuiti quei poteri di direzione politica governativa,né altri poteri di indirizzo politico
governativo,che caratterizzano altre forme di governo. Né gli sono stati conferiti poteri tali da configurarlo come
supremo reggitore dello Stato nei momenti di crisi. Ciò non tanto perché è stato configurato come organo irresponsabile
politicamente,quanto perché la politica generale è attribuzione del governo ed è diretta dal Presidente del Consiglio,cui
in particolare spetta mantenere specificamente l'unita di indirizzo politico ed amministrativo (art.95 Cost.). Ciò esclude
che egli possa essere considerato Capo dell'esecutivo o che gli si possa riconoscere un ruolo determinante in caso di
crisi del sistema costituzionale e politico,così da porlo al di sopra delle altre istituzioni costituzionali.
Ciò peraltro non vuol dire che al PdR debba essere riconosciuta una posizione meramente rappresentativa e
simbolica dell'unità dello Stato e che egli sia privo di poteri politici.
Egli è invece dotato di poteri significativi non solo per la stessa vita di istituzioni fondamentali dello Stato,come,ad
esempio,il Governo,che egli è chiamato a costituire,il Parlamento,di cui può sciogliere le Camere,ma anche per
l'esternazione dell'attività di tali organi ed il controllo sugli stessi,come avviene per l'attività legislativa,con riguardo al
compito di promulgare le leggi e di emanare gli altri atti aventi forza di legge,oppure per l'attività normativa e
amministrativa,con riguardo,ad esempio,al compito di emanare regolamenti o di nominare funzionari dello Stato,nonché
per l'esternazione della volontà dello Stato nei confronti degli altri Stati,come avviene nel caso della ratifica dei trattati
internazionali,della dichiarazione dello stato di guerra,dell'accreditamento e del ricevimento dei rappresentanti
diplomatici.
VI : La Corte Costituzionale
LA GIUSTIZIA COSTITUZIONALE
L'osservanza della Costituzione è garantita,oltre che da una serie di reciproci controlli tra gli organi costituzionali sulle
rispettive attività, da un apposito organo giurisdizionale,la Corte Costituzionale. Il suo compito primario è il controllo
della costituzionalità delle leggi. L'esigenza di predisporre un apposito organo in grado di sindacare l'operato del
legislatore ordinario è frutto dell'introduzione di una Costituzione di tipo rigido (cioè modificabile soltanto con la
procedura aggravata di cui all'art.138 Cost.) che impone la verifica della conformità delle leggi ordinarie alla
Costituzione.
L'art. 134 della Costituzione prevede la competenza della Corte costituzionale a giudicare:
1) sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge,dello Stato
e delle Regioni;
2) sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni;
3) sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica;
4) con L.cost. 11.3.1953,n.1 è stata attribuita alla Corte Costituzionale la competenza a giudicare
sull'ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo.
COMPOSIZIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE
La Corte costituzionale è un organo costituzionale,in quanto dà diretta e immediata esecuzione alla Costituzione,ed è
un organo giurisdizionale,in quanto le sue funzioni sono dirette a risolvere controversie in via definitiva. Le sue
decisioni non sono suscettibili di impugnazione (art. 137, III comma) ed acquistano efficacia di giudicato.
La posizione della Corte nel sistema costituzionale è quella di un organo super partes e indipendente da ogni altro
potere.
A tal fine è prevista una composizione eterogenea sia per la scelta dei giudici sia per i loro requisiti.
Nella sua composizione ordinaria,la Corte costituzionale si compone di 15 giudici nominati:
− 5 dalle supreme Magistrature dello Stato,e precisamente: 3 dalla Corte di Cassazione,1 dal Consiglio di Stato,1
dalla Corte dei Conti;
− 5 dal Parlamento riunito in seduta comune
− 5 direttamente dal Presidente della Repubblica
I giudici costituzionali devono essere scelti,senza limiti di età,fra :
− i magistrati,anche a riposo,delle giurisdizioni superiori
− gli avvocati,con esercizio professionale almeno ventennale
− i professori ordinari di università in materie giuridiche.
I giudici restano in carica 9 anni e non possono essere rieletti (art. 135 Cost). Nel loro interno i giudici eleggono il
Presidente che dura in carica 3 anni,ma può essere rieletto e dura in carica fino alla scadenza del mandato di giudice.
Nei giudizi di accusa contro il Presidente della Repubblica la composizione della Corte è diversa in quanto integrata
da altri membri.
Ai giudici costituzionali vengono affiancati,infatti,sedici membri( c.d. Giudici non togati o aggregati) tratti a sorte da
un elenco di 45 cittadini,con i requisiti per l'eleggibilità a Senatore: tale elenco è compilato dal Parlamento in seduta
comune ogni nove anni,mediante elezione e con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.
n.b. La presenza di giudici non togati,scelti dalle Camere con i voti anche delle minoranze,in numero superiore a quelli
ordinari della Corte e il sorteggio degli stessi da un'ampia lista,tende a creare un collegio che garantisca sia la
rappresentatività,sia la neutralità dei giudici rispetto alle forze politiche di maggioranza presenti nelle Camere.
I giudici ordinari hanno un particolare status.
La loro carica è incompatibile con :
− la carica di Parlamentare
− la carica di Consigliere regionale
− l'esercizio della professione di avvocato
− l'esercizio di qualsiasi ufficio o impiego pubblico o privato
− l'esercizio di funzioni di amministratore o sindaco di società commerciali con fine di lucro
− la presenza attiva in un partito politico e lo svolgimento di qualsiasi attività per conto di esso
− la candidatura in elezioni amministrative o politiche.
Essi godono di alcune prerogative:
− insindacabilità : non possono essere perseguiti per le opinioni espresse,né per i voti dati nell'esercizio delle loro
funzioni;
− immunità penale : godono della stessa immunità penale dei membri delle Camere. La Corte Costituzionale è
tenuta a deliberare la necessaria autorizzazione a procedere.
− Inamovibilità : solo dalla Corte può essere disposta,previa deliberazione,la rimozione o sospensione dei suoi
giudici. Tale provvedimento può derivare,a tutela della loro inamovibilità,esclusivamente da incapacità fisica e
giuridica,o da gravi mancanze nell'esercizio delle funzioni o per inattività che dura da oltre un semestre.
IL SINDACATO DI LEGITTIMITÀ SULLE LEGGI E GLI ATTI AVENTI FORZA DI LEGGE
La Costituzione ha attribuito alla Corte costituzionale il potere di sindacare al legittimità costituzionale degli atti
legislativi dello Stato e delle Regioni. Si tratta di un sindacato accentrato (ovvero è un controllo riservato ad un apposito
organo),che può essere attuato in via accidentale e in via principale.
Il giudizio non è preventivo ,ma successivo (ovvero la verifica avviene sempre su atti o leggi già in vigore).
In passato (prima della modifica del titolo V della Costituzione) un'eccezione era costituita dalla leggi regionali che
potevano essere sottoposte al controllo di legittimità costituzionale,su richiesta del Governo ,prima che entrassero in
vigore.
Il sindacato si esercita su:
− leggi formali
− leggi costituzionali
− leggi ordinarie
− leggi regionali e provinciali
− atti aventi forza di legge (decreti legislativi e decreti legge)
− i decreti di attuazione degli Statuti delle Regioni ad autonomia speciale
− gli statuti regionali
− i referendum
La C.C. Ha escluso che rientrassero tra gli atti aventi forza di legge i regolamenti previsti dalla Costituzione,come quelli
delle Camere e quelli dell'esecutivo.
L'ordinamento italiano prevede due tipi di giudizio di legittimità costituzionale delle leggi: uno in via accidentale ed
uno in via principale.
GIUDIZIO IN VIA ACCIDENTALE
È previsto che la questione di costituzionalità possa essere sollevata “nel corso di un giudizio”(requisito oggettivo) che
si svolga “dinanzi ad un giudice,sia ordinario che speciale”(requisito soggettivo).
I presupposti della questione di incostituzionalità sono :
− la pendenza di un giudizio dinanzi ad un'autorità giudiziaria,sia ordinaria sia speciale;
− l'esistenza di un effettiva controversia di merito. Non è consentito instaurare un giudizio al solo fine di sollevare la
questione di illegittimità costituzionale di una legge;
− l'interesse di chi fa valere l'incostituzionalità ad eccepire la questione di legittimità,cioè il fatto che
dall'accoglimento di tale eccezione di incostituzionalità il soggetto possa concretamente trarne un vantaggio.
La questione può essere proposta,nel corso del giudizio:
− dalle parti (in via d'eccezione)
− dal giudice “d'ufficio”,in quanto egli agisce nell'interesse della legge,in qualunque stato e grado del procedimento.
Il giudice a quo deve :
− verificare se la questione è rilevante. Il giudizio sulla rilevanza comporta che il giudice deve verificare se il
giudizio non possa essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione di legittimità costituzionale
della norma applicabile alla fattispecie.
− Accertare che la questione non sia manifestamente infondata, vale a dire che vi sia almeno un ragionevole dubbio
sulla legittimità costituzionale delle norme impugnate
Inoltre il giudice ,prima di sollevare una questione di legittimità,deve verificare se tra le varie interpretazione possibili
della norma ve ne sia una conforme a Costituzione ed in tal caso applicarla.
Il giudice a quo,verificata la sussistenza dei due requisiti richiesti(vedi sopra),può:
− respingere la questione,ove proposta,dichiarandola irrilevante o manifestamente infondata.
− accogliere l'eccezione di incostituzionalità. In tal caso egli con ordinanza deve sospendere il giudizio in corso e
disporre la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.
L'ordinanza deve essere notificata al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Presidente della Giunta regionale(a
seconda che la questione concerna una norma di legge statale o regionale). L'ordinanza del giudice a quo deve essere
motivata.
Inoltre,l'ordinanza deve essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (a cura del Presidente della Corte) affinché gli altri
giudici che si trovino ad affrontare la stessa questione ne siano informati,e sospendano il giudizio in attesa delle
decisione della Corte. Non vige,tuttavia,per essi,un preciso obbligo giuridico di sospendere i procedimenti.

Si dice giudice ad quem l'autorità dinanzi alla quale viene trasferito il giudizio:nel nostro caso la Corte Costituzionale.
Essa compie altri tre esami:
1) Legittimazione dell'organo a quo,ovvero controlla se chi ha mandato l'incartamento è un giudice
nell'esercizio delle funzioni giudicanti(quindi con un processo davanti)
2) Rilevanza, la Corte verifica se la motivazione che accompagna l'ordinanza del giudice a quo è congrua(ovvero
sufficientemente motivata). Se non è congrua la Corte può richiedere l'integrazione della motivazione (una
chiarificazione)del giudice a quo.
3) Manifesta infondatezza,la Corte vede HICTU OCULI(a colpo d'occhio) se può accogliere la questione di
legittimità e controlla se si è già pronunciata in merito (sentenza precedenti)
Successivamente alla verifica di questi tre esami,la Corte si riunisce in camera di consiglio per decidere. Il regolamento
della Corte Costituzionale è segreto perciò non si sa come i giudici raggiungono una decisione (se per maggioranza o in
altri modi). Le decisioni sono poi pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica e nell'ipotesi di leggi
regionali,anche sul Bollettino Ufficiale della Regione interessata.
A seconda degli esiti dei tre esami le decisioni assumono diverse forme:
− Ordinanze nel caso in cui i tre esami non diano esito positivo;
− Sentenze nel caso in cui i tre esami diano esito positivo, e quindi vengono adottate nel caso di accoglimento e di
rigetto delle questioni.
Con la sentenza di accoglimento la Corte dichiara l'illegittimità costituzionale della norma legislativa impugnata,la
quale cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza. La perdita di efficacia non
significa che l'illegittimità della norma non sia retroattiva,ma che essa non possa più essere applicata. Con la
conseguenza che tutte le controversie suscettibili ancora di applicazioni da parte della norma annullata vanno decise
indipendentemente da questa. Restano invece escluse le controversie ormai esaurite per effetto di decisioni passate in
giudicato.
Con la sentenza di rigetto la Corte dichiara l'infondatezza della questione così come proposta;quindi la Corte decide
che la norma è costituzionale. Tale sentenza ha efficacia preclusiva nel giudizio a quo,ma non può escludersi la
riproposizione per motivi diversi nel corso dello stesso giudizio o per gli stessi motivi in altri giudizi.
In realtà la Corte è andata al di là della contrapposizione rigetto/accoglimento,introducendo nuove tipologie di
sentenze in cui acquista particolare rilievo la sua attività interpretativa.
Per questo motivo si possono distinguere altri tipi di sentenze:le sentenze interpretative (c.d. Manipolative)
 Con le sentenze interpretative di rigetto la Corte dichiara l'infondatezza della questione,discostandosi
dall'interpretazione data alla norma impugnata dal giudice e accogliendo quindi un interpretazione non
confliggente con la Costituzione. Tali sentenze non hanno però efficacia erga omnes esaurendo i loro effetto
tra le parti.
 Con le sentenze interpretative di accoglimento la Corte dichiara l'illegittimità della norma,ove interpretata in
un certo modo,salvando quindi altra interpretazione non confliggente con la Costituzione.
Tra queste vanno individuate :
− quelle c.d. Additive,con le quali la Corte,nel dichiarare l'illegittimità della norma così come formulata dal
legislatore,aggiunge ad essa una parte mancante che la rende conforme alla Costituzione;
− Quelle c.d. Sostitutive,con le quali la corte sostituisce una parte della disposizione normativa con altra;
− Quelle di indirizzo(c.d. Additive di principio),con le quali la Corte indica al legislatore(ma anche al giudice) il
principio generale al quale dovrà uniformarsi la normativa legislativa in fase di successiva attuazione da parte del
legislatore(o di applicazione da parte del giudice).
IL GIUDIZIO IN VIA DIRETTA
Il Governo può proporre la questione di legittimità costituzionale nei confronti degli statuti regionali che non vengono
ritenuti in armonia con la Costituzione entro 30 giorni dalla loro pubblicazione (art. 123 Cost.).
Quella nei confronti di leggi regionali può essere proposta entro 60 giorni dalla loro pubblicazione (art.127 Cost)
quando il Governo ritenga che esse violino qualsiasi norma costituzionale.
Il controllo non è più preventivo come nella precedente versione dell'art. 127 Cost.,ma successivo.
Nei confronti delle leggi o degli atti aventi valore di legge dello Stato o della legge di un altra Regione la questione può
essere proposta da una Regione che veda lesa la sua sfera di competenza legislativa entro 60 giorni dalla pubblicazione
della legge o dell'atto avente valore di legge.
Il ricorso proposto dal Governo deve essere deliberato dal Consiglio dei Ministri e presentato dal Presidente del
Consiglio. Quello proposto dalle Regioni è deliberato dalla Giunta Regionale e presentato dal Presidente della Giunta
regionale.
La Corte Costituzionale fissa l'udienza di discussione di ricorso entro 90 giorni dal deposito. Può peraltro nelle more
sospendere gli atti legislativi impugnati quando vi sia il rischio di un irreparabile pregiudizio all' interesse pubblico e a
all'ordinamento della Repubblica o il rischio di un pregiudizio grave e irreparabile per i diritti dei cittadini.
I CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE TRA I POTERI DELLO STATO
L'art. 134 Cost. Attribuisce alla Corte Costituzionale il compito di giudicare “sui conflitti di attribuzione tra i poteri
dello Stato”.
La genericità della disposizione contenuta nell'art.134 Cost. Ha reso difficile l'individuazione dei conflitti suscettibili di
essere sottoposti alla giurisdizione della Corte costituzionale.
L'uso dell'espressione “poteri dello Stato” avrebbe indotto a ritenere come conflitti quelli sorgenti tra i tradizionali tre
poteri dello Stato,quello legislativo,quello esecutivo e quello giurisdizionale.
La legge 87\1953 peraltro all'art. 37 ha specificato che “Il conflitto tra poteri dello Stato è risolto dalla Corte
Costituzionale se insorge tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà dei poteri cui appartengono e per
la delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per i vari poteri da norme costituzionali”.
Non si tratta quindi di conflitti tra i poteri intesi nel senso tradizionale,nè di conflitti tra organi costituzionali,ma tra
poteri (complesso di organi e singoli organi) che esercitano competenze stabilite da norme costituzionali. Sono anche
esclusi i conflitti che sorgono all'interno di un potere (tra gli organi ad esso appartenenti).
Sono stati riconosciuti come possibili soggetti di conflitti il Parlamento,le Camere,le Commissioni parlamentari di
inchiesta,il Presidente della Repubblica,il Governo,il Consiglio dei ministri e i Ministri con riferimento alle rispettive
responsabilità,il Ministro della Giustizia,la Corte Costituzionale,il Consiglio superiore della magistratura,la Corte dei
conti,i singoli giudici, i Comitati promotori dei referendum.
Il conflitto sorge quando due organi rivendicano la competenza,oppure quando un organo non esercita la
competenza attribuitagli ritenendo che appartenga ad altri,oppure quando non esercitandola paralizza l'attività
di altro organo.
Il conflitto può quindi assumere il carattere di vindicatio potestatis,quando un organo rivendica la competenza usurpata
da altro organo,o da controversia da “interferenza” o “menomazione”,quando un organo viene leso nelle proprie
attribuzioni dal comportamento o dall'inerzia di altro organo.
Non è previsto un termine di decadenza per sollevare il conflitto.
La Corte decide anzitutto sull'ammissibilità del ricorso,vale a dire se esiste la materia di un conflitto,la cui risoluzione
rientri nella propria competenza. In tal caso verificata la sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi del
conflitto,dispone la notifica del ricorso agli organi interessati. Successivamente risolve il conflitto,dichiarando il potere
al quale spettano le attribuzioni in contestazione ed annulla eventuali atti emanati dall'organo incompetente.
I CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE TRA STATO E REGIONI E TRA REGIONI
Tali conflitti riguardano le sfere di competenza stabilite da norme costituzionali che siano lese da un atto dello Stato o
della Regione. Il conflitto peraltro non deve essere diretto contro un atto legislativo,nei confronti del quale sussiste il
rimedio del ricorso in via principale.
Idonei a far sorgere un conflitto possono essere atti normativi(regolamenti) e amministrativi,ma anche giurisdizionali.
Oggetto del conflitto è però la competenza che si assume invasa o menomata da altro soggetto. Per sollevare il conflitto
occorre che vi sia una lesione attuale e concreta della competenza.
Il conflitto è proposto con un ricorso entro 60 giorni dalla notificazione o pubblicazione o dall'avvenuta conoscenza
dell'atto impugnato.
Competenti a sollevare i conflitti sono il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Presidente della Giunta Regionale su
delibera della stessa.
La proposizione di un conflitto di attribuzione non esclude peraltro la possibilità di impugnare l'atto dinanzi agli organi
giurisdizionali per vizi di legittimità derivanti dalla violazione di norme attuative di norme costituzionali.
La Corte Costituzionale risolve il conflitto dichiarando a quale soggetto spetta o non spetta la competenza ed annulla
l'atto impugnato. Per gravi ragioni,in pendenza del giudizio,la Corte può con ordinanza motivata sospendere
l'esecuzione degli atti che hanno dato luogo al conflitto.
IL GIUDIZIO SULLE ACCUSE CONTRO IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
La Corte Costituzionale,ai sensi degli att. 90 e 134 Cost,ha il potere di giudicare il Presidente della Repubblica qualora
venga messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune per i reati di alto tradimento o di attentato alla
Costituzione. In tale ipotesi la Corte è integrata dai 16 giudici aggregati.
La Corte,dopo la messa in stato di accusa da parte del Parlamento,può disporre la sospensione del Presidente dalla
carica e adottare i provvedimenti cautelari e coercitivi,personali e reali che ritiene opportuni. Il Presidente della Corte
può disporre direttamente o delegando a giudici della Corte atti di indagine e l'interrogatorio dell'imputato.
La funzione di pubblico ministero è esercitata davanti alla Corte dai Commissari eletti dal Parlamento,i quali se in più
di due si costituiscono in Collegio di accusa eleggendo tra loro il Presidente.
Chiusa la fase istruttoria si procede al dibattimento. Se la Corte pronuncia sentenza di condanna determina le sanzioni
penali nei limiti del massimo della pena previsto dalle leggi vigenti al momento del fatto,nonché le sanzioni
costituzionali,amministrative e civili adeguate al fatto.
IL GIUDIZIO SULL'AMMISSIBILITÀ DELLE RICHIESTE DI REFERENDUM ABROGATIVO
Tale competenza è stata attribuita alla Corte costituzionale dall'art. 2 ,L. cost. 11.3.1953,n.1.
Secondo l'art.33,L.25.5.1970,n.352 e successive modifiche,il Presidente della Corte costituzionale,ricevuto dall'Uffici
centrale della Cassazione comunicazione dell'ordinanza che dichiara la legittimità di una o più richieste di
referendum,fissa il giorno della deliberazione in camera di consiglio non oltre il 20 Gennaio dell'anno successivo a
quello in cui l'ordinanza è pronunciata e nomina il giudice relatore. Alla camera di consiglio sono ammessi per la
discussione i delegati dei promotori del referendum e il Governo,i quali possono anche presentare memorie scritte. SE
la Corte decide per l'ammissibilità del referendum,il PdR,su delibera del Consiglio dei Ministri,indice il
referendum,fissando la data di convocazione degli elettori in una domenica compresa tra il 15 Aprile e il 15 Giugno.
Come dispone l'art. 2 L.cost 1\1953 la Corte deve giudicare “se le richieste di referendum abrogativo presentato a
norma dell'art 75 Cost. Siano ammissibili ai sensi del comma secondo dell'articolo stesso”
Orbene,l'art.75 al II comma,prevede testualmente: “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio,di
amnistia e di indulto,di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali”.
Senonché la Corte,a partire dalla sentenza n. 16\1978,ha interpretato estensivamente i divieti di referendum abrogativo
introducendo limiti non previsti espressamente dalla Cost. Ma ritenuti impliciti in essa.