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ESSERE IN SITUAZIONE:

VIVERE LA PRESENZA
E ACCOGLIERE IL SENTIRE

don Alessandro Ravazzini

giovedì 17 marzo 2022


“Siamo in un epoca che si è conclusa, l’epoca della modernità, dal rinascimento no al nostro secolo. E
allora il tempo nuovo che viene sarà di nuovo un tempo organico: se questo era un tempo critico, della
ragione, dell’intelletto, dell’università, della ricerca etc, adesso sarà di nuovo il tempo della vita, e quando
c’è un periodo storico dove prevale la vita, dove la priorità l’ha la vita, la cultura è sempre simbolica,
poetica, metaforica, dove si può far emergere la vita”.
(p. M.I. Rupnik)

Mi a ascina l’idea di questo nuovo umanesimo “organico”, integrale che, secondo padre Rupnik, vede
lentamente la luce nel nostro tempo; un umanesimo che ha al centro la vita, non come concetto astratto o
intellettuale, ma come gesto, come parola, come carne, come ferialità delle cose e concretezza dei volti. E’
l’idea che l’uomo, nella sua concreta carnalità, ha la precedenza, non tanto logica o temporale, quanto,
oserei dire, ontologica, sulle cose, sui sistemi di pensiero e sulla astratta concettualità.
E questa primogenitura della Vita non può che generare una cultura simbolica, non nel senso di meno reale
o eterea, bensì nel senso di una cultura capace di scoprire e dire il “di più” che il reale custodisce e
manifesta.
In fondo credo le cose non siano mai solo cose, gli eventi mai solo casualità, l’umanità mai solo un dato
biologico. C’è di più. C’è “un di più di Vita” nel gesti quotidiani, nei dolori che patiamo, nei legami che
viviamo, nella speranza a cui aneliamo…
C’è una Ulteriorità che il linguaggio simbolico addita, che timidamente manifesta e che pudicamente cela.

(Marco Zanoncelli)
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“Cristo Gesù ha fatto risplendere la vita”. (2Tm 1,10)
Gesù ha fatto splendida l'esistenza, non solo il suo volto e le sue vesti, non solo
il futuro o i desideri, ma la vita qui e adesso, la vita di tutti, la vita segreta di ogni
creatura. Ha riacceso la amma delle cose, ha fatto risplendere l'amore, ha
dato splendore agli incontri e bellezza alle vite, sogni nuovi e bellissime canzoni
al nostro sangue.
E i sensi sono “divine tastiere” (Turoldo) che provano gli accordi di una sinfonia
che parla di alleanza gioiosa con tutto ciò che vive.

(E. M. Ronchi)

✴ DOVE, se non qui?


✴ QUANDO, se non ora?
✴ CON CHI, se non con chi mi è compagno?

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…Così chi contempla afferra subito il vero senso del mistero; poi, ri ettendo e ragionando da sé,
scopre qualche aspetto che gliele fa capire o sentire un po' meglio, o con il proprio
ragionamento o per una illuminazione divina.

In questo modo ricava maggior gusto e frutto spirituale di quanto ne avrebbe se chi propone gli
esercizi avesse spiegato e sviluppato ampiamente il senso del mistero.

Infatti non è il sapere molto che sazia e soddisfa l'anima, ma il sentire e gustare le
cose internamente.
(Ignazio di Loyola, Seconda annotazione degli EESS)

HABITARE SECUM: abitare il proprio corpo per essere totalmente presenti

LA MISTICA DELL’ISTANTE: la postura dell’orante nell’arte paleocristiana. Con i piedi


per terra, con la testa rivolta verso l’alto, le braccia tese, gli occhi ben aperti.

Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa;


ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta,
esulta di gioia alla voce dello sposo.
Ora questa mia gioia è piena. 
Lui deve crescere; io, invece, diminuire".
(Gv 3,29-30)

“Il mistico: chi non può smettere di camminare” (M. De Certeau)

Il mistico non si lascia dominare da nessuna tappa del cammino, da nessuna rappresentazione. La sua
spiritualità si realizza in una postura ambivalente: è al tempo stesso incarnata, impegnata e
genuinamente slegata e libera. Il mistico è colui che scopre di non poter smettere di camminare. Sicuro
di ciò che gli manca, capisce che ogni luogo in cui passa è sempre provvisorio, e che la ricerca va avanti,
che ci deve essere dell'altro. La mistica ha un peso. È corpo, esperienza, scrittura, luogo, trama del
vissuto. Il più delle volte, quello che manca all'itinerario credente non sono idee, ma corporeità,
risonanza, spessore. Per spiegarlo non bastano concetti e strutture.
Il padre domenicano Perrin, che fu il grande con dente di Simone Weil, diceva che nulla di ciò che
conosciamo è più simile all'eternità se non l’istante, e che bisogna pensarlo simbolicamente come un
sacramento, l’ottavo.

Chi non è capace di sedersi


sulla soglia dell’istante […]
non conoscerà mai la pace
serena e illuminata
dello stare-con.
José Tolentino Mendonça, La mistica dell’istante

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Il tempo è superiore allo spazio (EG 222-225)

L’unità prevale sul con i o (EG 226-230)

LA REALTÀ È PIÙ IMPORTANTE DELL’IDEA (EG 231-233)

Il tu o è superiore alla parte (EG 234-237)


tt
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tt
A volte sentiamo la tentazione di essere cristiani
mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del
Signore. Ma Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana,
che tocchiamo la carne so erente degli altri.
Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o
comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal
nodo del dramma umano, a nché accettiamo veramente
di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e
conosciamo la forza della tenerezza.
Quando lo facciamo, la vita ci si complica sempre
meravigliosamente e viviamo l’intensa esperienza di
essere popolo, l’esperienza di appartenere a un popolo.

(Evangelii gaudium 270)


ff
ffi
“Pensavo: com’è strano. C’è la guerra. Ci sono i campi di
concentramento. Piccole barbarie si accumulano di giorno in
giorno. Camminando per le strade, io so che in quella casa c’è
un glio in prigione, in quell’altra un padre preso in ostaggio,
o un glio diciottenne condannato a morte. E questo capita a
due passi da casa mia. So quanto la gente è agitata, conosco il
grande dolore umano che si accumula e si accumula, la
persecuzione e l’oppressione, l’odio impotente e il sadismo: so
che tutte queste cose esistono, e continuo a guardar bene in
faccia ogni pezzetto di realtà nemica.

Eppure, in un momento di abbandono, io mi ritrovo sul petto


nudo della vita e le sue braccia mi circondano così dolci e
protettive, e il battito del suo cuore non so ancora descriverlo:
così lento e regolare e così dolce, quasi smorzato, ma così
fedele, come se non dovesse arrestarsi mai, e anche così
buono e misericordioso.
telescopio
Io sento la vita in questo modo, né credo che una guerra, o
altre insensate barbarie umane, potranno cambiarvi qualcosa." microscopio
Etty Hillesum, Diario 1941-1942  …
caleidoscopio
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LITURGIA DEI “SENZA BREVIARIO”


Madeleine Delbrêl

Tu ci hai condotto stanotte in questo bar che ha nome


"Chiaro di luna".

Volevi esserci Tu, in noi,

per qualche ora, stanotte.
Tu avevi voglia di incontrare,

attraverso le nostre povere apparenze,

attraverso il nostro miope sguardo,

attraverso i nostri cuori che non sanno amare,

tutte queste persone venute ad ammazzare il tempo.
E poiché i tuoi occhi si svegliano nei nostri,

il tuo cuore si apre nel nostro cuore,

noi sentiamo il nostro labile amore

aprirsi in noi come una rosa espansa,

approfondirsi come un rifugio immenso e dolce

per tutte queste persone, la cui vita palpita intorno a noi.

Allora il bar non è più un luogo profano, quell'angolo di mondo


che sembrava voltarti le spalle. Sappiamo che, per mezzo di Te,
noi siamo diventati la cerniera di carne, la cerniera di grazia
che lo costringe a ruotare su di sé
a orientarsi suo malgrado, e in piena notte, verso il Padre di ogni vita

In noi si realizza il sacramento del tuo amore.


Ci leghiamo a Te con tutta la forza della nostra fede oscura
ci leghiamo a loro con la forza di questo cuore che batte per Te.
Ti amiamo, li amiamo, perché si faccia di noi tutti una cosa sola
In noi, attira tutto a Te..
Attira il vecchio pianista, dimentico del posto in cui si trova e suona soltanto per la gioia di suonare
bene
la violinista che ci disprezza e offre in vendita ogni colpo d’archetto,
il chitarrista e quello che suona la sarmonica che fan della musica senza saperci amare
Attira quest'uomo triste, che ci racconta storie cosiddette gaie
attira il bevitore che scende barcollando la scala del primo piano
attira questi esseri accasciati, isolati dietro un tavolo e che sono qui soltanto per non essere altrove;
attirali in noi perché incontrino Te
Tu, il solo che ha diritto di avere pietà.
;

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,

Dilataci il cuore, perché vi stiano tutti


incidili in questo cuore, perché vi rimangano iscritti per sempre
[…
E i nostri cuori andranno sempre dilatandosi,
sempre più pesanti del peso di molteplici incontri
sempre più grevi del Tuo amore, impastati di Te,
popolati dai nostri fratelli, gli uomini
Perché il mondo non sempre è un ostacolo a pregare per il mondo
Se certuni lo devono lasciare per trovarlo e sollevarlo verso il cielo
altri vi si devono immergere per levarsi con lui verso il medesimo cielo
Nel cavo dei peccati del mondo Tu ssi loro un appuntamento
incollati al peccato, con Te essi vivono un cielo che li respinge e li attira
Mentre Tu continui a visitare in loro la nostra scura terra
con Te essi scalano il cielo, votati a un'assunzione pesante
inguaiati nel fango, bruciati dal Tuo spirito,
legati a tutti, legati a Te
incaricati di respirare nella vita eterna,
come alberi con radici che affondano. (ca. 1945-50)
]

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