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I primordi della letteratura cristiana.

Dopo la morte dell’imperatore Commodo, l’impero romano è segnato da violente tensioni e grandi cambiamenti che
sembrano mettere in crisi l’esistenza stessa dell'impero. Le ricorrenti guerre civili e i conseguenti periodi di anarchia militare
causano un impoverimento del sistema produttivo e un indebolimento dei sistemi difensivi delle frontiere. Questa situazione
si riflette anche sulla cultura e sulla produzione letteraria, che risulta essere particolarmente povera. Nel III secolo, il filosofo
greco Plotino elabora la cosiddetta dottrina neoplatonica, che esercita un notevole influsso sulla formazione e sugli sviluppi
della dottrina cristiana. Nonostante le numerose persecuzioni contro i cristiani, che in questo periodo causano migliaia di
martiri, la diffusione del cristianesimo prosegue vigorosamente. Ciò permette la crescita e lo sviluppo di una consistente
produzione letteraria cristiana. La letteratura pagana, invece, tende ad una commistione e all’incrocio di generi e forme
tradizionali, nel tentativo di rinnovare materiali letterari già molto sfruttati. Uno dei generi più antichi della letteratura
cristiana, e quello degli atti e passioni dei martiri, cioè quei cristiani che accettarono la condanna a morte da parte
dell’autorità pagane, piuttosto che rinnegare la propria fede.gli atti riproducono l’interrogatorio e le fasi processuali, mentre
le passioni narrano le fasi dell’arresto, del processo, della condanna e dell’esecuzione del martirio a cui sono dedicate. Si
tratta di un genere popolare, che aveva la funzione di tener vivo il ricordo dei martiri presso la comunità E di rafforzare i
credenti nella fede in Cristo.queste opere si collocano all’incrocio di due modelli:
● quello pagano, che narravano le morti celebri di personaggi eroici.
● quello cristiano, è quello dei racconti della passione nei Vangeli e delle difficoltà sperimentate dalle primissime
comunità cristiane, dove i martiri sono sereni davanti al loro destino, in quanto consapevole di essere stati scelti da
Dio come testimoni della fede contro il male.nei secoli successivi queste opere divennero dei modelli per la
biografia dei santi.
Nel gruppo degli atti e delle passioni dei martiri, due opere meritano una trattazione specifica. la prima sono gli atti dei
martiri scillitani. Si tratta dei martiri di Scillium che furono portati a Cartagine, dove furono processati e giustiziati intorno
al 180. I protagonisti sono consapevoli che la legge morale del cristianesimo è superiore a quella umana. lontani dal
fanatismo giungono a una serie in accettazione della condanna. la seconda opera da ricordare è la Passio Perpetuae et
Felicitatis, il diario della giovane e ricca Vibia perpetua, che narra delle vicende che precedono il martirio suo e della sua
serva felicita. Perpetua apparteneva a una buona famiglia, fu arrestata all’età di vent’anni, aveva da poco partorito un
bambino. Il diario non contiene però alcun cenno a un marito, ti ho detto e si è pensato che fosse morto nei mesi intercorsi
tra il concepimento del figlio e l’arresto della moglie. un’altra possibile ipotesi è che perpetua fosse divorziata, ma sono solo
supposizioni, l’unica cosa certa è il silenzio di perpetua, che fa pensare a una donna forte e determinata, che resiste alle
suppliche del padre, il quale la scongiura di cedere alle richieste dei suoi torturatore per salvarsi la vita.In ambiente cristiano
il diario farà di perpetua un modello esemplare per la straordinaria evoluzione del personaggio femminile, da donna fragile a
discepola di Cristo.per gli storici del mondo romano, invece, diventerà un documento che apre squarci su importanti aspetti
della vita sia privata sia pubblica dell’epoca, per esempio sulla pratica di trasformare i supplizi capitali in uno
spettacolo.all’epoca rispettare la dignità dei condannati non era una preoccupazione per nessuno e il circo era il luogo
preferito per spettacolarizzare la morte. A volte per dare maggiore soddisfazione al pubblico le esecuzioni venivano
trasformate nella rappresentazione di scene mitologiche, nel corso delle quali condannato impersona l’eroe o il Dio destinato
a morire. Per trasformare simbolicamente l'esecuzione perpetua, Le fu richiesto di vestirsi come una sacerdotessa di Cerere,
perpetua e felicità furono spogliate e coperte con una rete trasparente, un trattamento che era riservato alle adultere. Ma la
visione del corpo indifeso perpetua, con il latte che ancora stillava dal suo petto, turbo e fece non ridere gli spettatori, al
punto da indurre i suoi carnefici a rivestirla insieme a felicità.

T.1 La visione di Perpetua.


In questo testo viene presentata la crescita spirituale perpetua, che accetta in modo sereno il destino da martire e si prepara al
distacco dal mondo terreno per raggiungere il mondo reale riservato ai credenti dopo la morte.

Commodiano
È uno dei rari esempi di poeti latini cristiani.nulla si sa della sua origine né dell’epoca in cui visse. tutte le varie supposizioni
sulla sua biografia nascono da un’analisi delle due opere, dal carattere apologetico, dottrinale e morale, che ci sono giunte
sotto il suo nome:
● le istruzioni, In cui esorta i pagani alla conversione e ammonisce credenti sui precetti della fede.
● il Carme di difesa del cristianesimo, tratta i fondamenti della dottrina cristiana e descrive la fine del mondo in
termini apocalittici e fantasiosi. Lo scopo della sua opera e l’insegnamento della verità che consiste nell’adesione
al messaggio cristiano.

Gli Apologisti.
Accanto a queste forme di letteratura “popolare” si sviluppa, a partire dalla fine del II secolo, una produzione in latino
finalizzata alla presentazione e alla difesa delle dottrine cristiane, che va sotto il nome di apologetica, ossia composizione di
“discorsi di difesa”. Fin dall’opera dei primi due apologisti di Tertulliano
e Minucio Felice, si delineano due tendenze nella letteratura cristiana latina:
● la rigorosa intransigenza di Tertulliano nei confronti del paganesimo;
● la tendenza alla conciliazione e alla valorizzazione dell’eredità culturale pagana propria di Minucio Felice.
Nel vasto panorama degli apologisti, un posto di particolare rilievo spetta a Minucio felice. Di questo autore si conoscono
pochi dati biografici.il solo testo a lui attribuito è L’Octavius, L’unica opera apologetica in forma dialogica, a imitare dei
dialoghi filosofici della tradizione pagana.l’opera si svolge con la contrapposizione di due lunghi discorsi tra gli
interlocutori, il pagano Cecilio e il cristiano Ottavio.il primo, quello di Cecilio, è un attacco che colpisce il cristianesimo su
molteplici fronti:
● storico: il cristianesimo viene definito un movimento di ribellione destinato a venire presto debellato dalle autorità.
● politico religioso: i cristiani rifiutano la religione che ha protetto e reso grande Roma.
● sociale e culturale.
In sua risposta Ottavio giunge ad ammettere la fondatezza della prospettiva cristiana e si converte. Per Ottavio, affermare che
l’uomo non possa giungere alla verità è un atto di superbia intellettuale, basata sul rifiuto del confronto attraverso il dialogo,
che porta l’ingenium di ogni essere umano a conoscere verità assolute.infine, aggiungi Ottavio, la grandezza di Roma si
fonda non su una superiorità politica o sulla benevolenza degli dei, ma sulla violenza e sulla forza bruta. E la stessa violenza
si manifesta nei riti religiosi tradizionali, mentre le accuse di infanticidio mosse ai cristiani sono infondate. Il dialogo verte
sulla superiorità del monoteismo rispetto al politeismo, sulla difesa dei cristiani dalle accuse di comportamenti empi,
sull’affermazione delle istanze di pace e di amore al centro del cristianesimo. La scelta del dialogo e il coinvolgimento di un
interlocutore pagano ci permettono di misurare la distanza di Minucio da Tertulliano. Minucio infatti:
● cerca un confronto sereno ed equilibrato con il paganesimo;
● ricorre al ragionamento e alla dialettica, invece che all’emozione e all’invettiva;
● vuole convertire i pagani, non condannare.
Il più antico autore latino cristiano assieme a Minucio felice, e quinto Settimio Tertulliano, Che godette di grande fama
presso i contemporanei e nei secoli a venire. Lo dimostra un brano del De Viris Illustribus Di San Girolamo, una delle poche
fonti antiche a fornire ragguagli biografici sul suo conto. Tertulliano compie gli studi di retorica e di diritto a Cartagine,
esercitò la professione di avvocato e poco prima dei quarant’anni, maturò la sua conversione al cristianesimo. da quel
momento la vita Dieter Tulliano cambio, si gettò a capofitto nella polemica a difesa del cristianesimo, e negli ultimi anni di
vita fondò un movimento i cui adepti presero il nome di tertullianisti, ed elaborò una concezione antigene artica, secondo cui
l’autorità dei vescovi era inferiore a quella di coloro che prendevano lo spirito Santo. Gli scritti Tertulliano traboccano di
astio e livore nei confronti delle donne, dei pagani, dei cristiani dissidenti, e in definitiva tutti coloro le cui opinioni
divergevano anche solo in parte dalle sue, gli hanno guadagnato la definizione di una figura tragica che non riesce ad amare
l’umanità. Le opere pervenute sono tutte di argomento religioso e si possono suddividere in apologetiche, morali e
dogmatiche. Le opere apologetiche sono:
● le prescrizioni, dove spiega che i cristiani ortodossi sono i legittimi detentori delle scritture, poiché le possiedono
da più tempo. Le chiese eretiche sono sorte soltanto in seguito, e non hanno pertanto alcun diritto di appropriarsi
dell’insegnamento di Gesù e degli scritti che lo tramandano.
● il discorso di difesa, un discorso di difesa del cristianesimo e dei suoi principi, in cui afferma che più i cristiani
vengono massacrati pubblicamente più il loro numero cresce.
le altre opere apologetiche includono i trattati:
● Ad Scapulam, in cui egli si rivolge al proconsole d’Africa, scapola, persecutore dei cristiani, e gli fa notare come
alcuni imperatori del passato siano stati tolleranti nei confronti dei cristiani e lo esorta alla tolleranza e a garantire
la libertà di culto ricordandogli che I per cursori dei cristiani andarono spesso incontro a morte violenta.
Tra le opere morali abbiamo:
● De corona militis, composto in occasione della condanna alla morte di un soldato cristiano, che si era rifiutato di
indossare una corona durante una cerimonia in cui si elargiva denaro alla truppa. Questa usanza era percepita dai
cristiani come idolatra, fin dall’antichità infatti indossare una corona era un gesto simbolico con cui si attirava su
di sé la protezione di una divinità. Per il cristiano, argomenta per Tulliano, l’unica corona e Cristo. Egli osserva
che il cristianesimo si sta diffondendo anche tra i barbari e dunque le guerre dell’esercito romano si trasformavano
sempre più in scontri fratricidi. Ne consegue una condanna del servizio militare, visto come antitetico rispetto ai
principi cristiani.
● Anche le attività quali il commercio e varie altre professioni, incluso l’insegnamento, cadono sotto la scura del
moralista Tertulliano, in quanto connessa al peccato di idolatria, come egli spiega nel De idolatria, in cui sconsiglia
di accettare cariche civili e militari che comportino omaggi a divinità pagane.alcune opere trattano il tema del
ruolo della donna nella società.
Tra le opere dottrinali si può ricordare:
● il trattato sull’anima, una testimonianza delle concezioni popolari relative a demoni e oracoli, in quanto riporta la
prima teoria cristiana dei sogni, dove i sogni dipendono o da immagini prodotti da demoni, e sono quindi impuri e
ingannevoli, oppure da Dio, oppure dall’anima stessa, che rielabora la realtà acquisita durante la veglia.
Gli altri apologisti minori: Cipriano, Arnobio, Lattanzio.
Cecilio Cipriano nasce a Cartagine nei primi anni del III secolo da una ricca famiglia pagana. Convertitosi al cristianesimo,
viene consacrato vescovo di Cartagine. Nel 257 scoppia la persecuzione di Valeriano e Gallieno, e il 14 settembre 258 viene
decapitato. Gli scritti di Cipriano si dividono in due gruppi: l’uno comprende 13 opuscoli, l’altro 81 lettere. L’epistolario è
uno dei più importanti dell’antichità cristiana: accoglie temi diversissimi, pur trovando una sua unità nella costante aderenza
alla situazione religiosa.
Arnobio, originario di Sicca Veneria (cittadina situata in Tunisia), rientra fra gli apologisti, ma presenta caratteristiche
singolari sia nei contenuti sia nello stile. Maestro di retorica, si converte al cristianesimo e scrive la sua opera Adversus
nationes (trattato in 7 libri) per dimostrare al vescovo di Sicca la serietà della sua conversione. Arnobio ha una posizione
poco ortodossa. La sua eterodossia è spiegata dagli studiosi con la sua scarsa assimilazione del cristianesimo, con l’influsso
di teorie gnostiche e con il suo personale pessimismo. Lo stile è talora brillante, talora enfatico, a causa di difetti legati alla
preparazione retorica dell’autore.
Allievo di Arnobio fu Lattanzio, nato nell’Africa settentrionale, svolse la professione di direttore. La sua produzione inizia
con un trattato apologetico, l’opera di Dio, dove fonde le due culture, quella pagana e cristiana, ma riservando al paganesimo
un ruolo propedeutico rispetto alla fede cristiana. La polemica contro i pagani, anche se presente, si apre a un atteggiamento
di conciliazione e serve a sottolineare non il distacco ma la continuità tra le due culture. Lattanzio riprende la posizione
eretta ciceroniana, dove l’uomo è viene presentato come l’unico animale in posizione eretta, perché possa contemplare il
cielo e in quanto essere razionale possa arrivare alla verità di Dio e alla consapevolezza di avere un’anima immortale.il
cristianesimo accetta questo giudizio positivo sull’essere umano precisando i limiti di questa creatura mortale e affermando
che solo la rivelazione può portarla riconoscere la grandezza del Dio creatore.per Lattanzio infatti nessuno può giungere da
solo, senza ottenere una rivelazione, conoscere la provvidenza che lo ha creato.

La fine dell’impero: La nascita dell’impero cristiano.


Con l’inizio del IV e V secolo, i due augusti Diocleziano e Massimiano si ritirarono dalla scena politica in favore dei cesari
Galerio e Costanzo Cloro. Il primo ottenne il controllo dell’oriente, al secondo fu concessa la Britannia. Alla morte di
Costanzo le truppe in Britannia acclamarono imperatore suo figlio Costantino. Gli imperatori davanti agli ultimi eventi si
incontrarono a Carnuntum Per fare chiarezza sulla spartizione di poteri, Durante la quale Costantino e Massimino, si
nominarono augusti, la morte di Massimiano e di Valerio, Costantino scese in Italia e sconfisse definitivamente Massenzio e
si insediò ufficialmente come imperatore d’Occidente. secondo la tradizione letteraria cristiana, la vittoria di Costantino San
anche la conversione dell’imperatore al cristianesimo. Alcune fonti raccontano che la prima notte della battaglia gli apparve
in sogno Cristo, e l’anno dopo emanò l’editto di Milano, che garantiva la libertà di culto a tutti gli abitanti dell’impero,
ponendo così fine alle terribili persecuzioni dei secoli precedenti. L’editto riguardava i credenti di tutte le religioni, non solo i
cristiani, ma questi ultimi l’imperatore concesse una posizione privilegiata. Con l’editto di Milano il destino dell’impero lego
le sue sorti a quella della Chiesa e l’imperatore si intromise per la prima volta nelle controversie religiose. Infatti Costantino
convocò il concilio, la riunione dei rappresentanti delle chiese di diversi luoghi, per sanare la frattura provocata nel mondo
cristiano dall’eresia ariana. Costantino decise di ricostruire una nuova capitale, in pochi anni prese forma Costantinopoli che
l’imperatore concepì come nuova capitale imperiale che sostituiva a Roma.quando Costantino morì, gli succedettero i tre
figli, ma tra i tre ebbe la meglio Costanzo II che nominò suo successore il cugino Giuliano. Quest’ultimo si fece proclamare
imperatore dalle sue truppe e Costanzo marciò contro di lui, ma morì. Giuliano abbandonò la fede cristiana e si convertì al
paganesimo. Alla morte di Giuliano divenne imperatore valente che associò al potere il figlio Graziano.alla sua morte il
Senato impose a Graziano di condividere il potere con il fratello, Valentiniano II.ma in questi anni iniziarono ad
intensificarsi le pressioni di popolazioni barbare sui confini, per arginare l’avanzata dei barbari, Graziano nominò Imperatore
un generale di origine spagnola, Teodosio, che favorì l’insediamento delle popolazioni barbare legandoli a Roma con trattati
di alleanza, con Teodosio nacque a tutti gli effetti L’impero cristiano, con l’editto di tessalonica, Il cristianesimo venne
proclamato religione ufficiale e i simboli i culti della tradizione pagana furono eliminati. Alla morte di Teodosio si tornò a un
clima di terrore e anarchia e furono inviate le insegne imperiali all’imperatore d’oriente Zenone che diede fine all’impero
d’Occidente.
Tra cristianesimo e paganesimo. A partire da Costantino l’impero attraversò un periodo di stabilità politica, che permise la
fioritura di una grande stagione letteraria, non solo cristiana ma anche pagana.nel IV secolo infatti la cultura pagana visse la
sua ultima stagione.La produzione in versi di questi anni fu segnata da un forte sperimentalismo, venivano spesso utilizzati
Three metri giambici al posto degli esametri, e anche la prosa, in particolare la storiografia visse una stagione rigogliosa.con
la diffusione del cristianesimo gli intellettuali pagani sentirono la necessità di conservare il patrimonio letterario tradizionale
e le opere che avevano reso grande Roma.si moltiplicarono le opere filologico erudite e le opere grammaticali, la diffusione
di questo patrimonio letterario era incentivato dalle scuole e dall’importanza che l’istruzione ricopriva nei territori
dell’impero.la tradizione classica sopravvisse grazie ai cristiani che riuscirono a rielaborarla con originalità dando vita a
generi nuovi come l’inno grafia e l’esegesi ma nel V secolo la frammentazione politica rese difficile la convivenza del
patrimonio classico con le tradizioni e la cultura delle nuove entità statali, quindi la letteratura non poté più fungere da
strumento di unificazione ma si frammenta. Il latino era ancora la lingua parlata e scritta.

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