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12.04.

2010
Allora vediamo un pochettino di iniziare questa, di parlare di questo apparato cardiovascolare.
Come per ogni argomento dobbiamo richiamare i minimi principi di anatomia e di quelle discipline che avete già
studiato, che servono per capire il tutto, il che significa che l'anatomia è fondamentale, e lo vedremo anche
quando parleremo dei circoli speciali, perché io quest'anno intendo fare 3 circoli che sono importantissimi
secondo me ai fini fisiopatologici che gli altri anni non sono stati affrontati, sono stati lasciati, cioè il circolo
coronarico, il circolo polmonare e il circolo cerebrale; il che questo significa cominciate un pochettino a rivedere
la distribuzione di questi vasi, sia delle arterie coronariche che del circolo polmonarico, un circolo particolare, un
doppio circolo, nutrizione bronchiale e polmonare e poi quelli degli scambi ; e circolo cerebrale con
caratteristiche , un poligono willis che è un pochino complicato ma che è fondamentale per capire poi in
patologia certi problemi che vengono....

SISTEMA CARDIOVASCOLARE
per quanto riguarda il sistema cardiovascolare, ovviamente questo sistema è formato dal 3 elementi che sono
fondamentali, e che hanno caratteristiche proprie, che hanno delle proprietà meccaniche e per questo molti
modelli matematici, molti modelli diciamo biofisici sono stati utilizzati per cercare di capire il comportamento in
condizioni fisiologiche, in condizioni patologiche degli elementi fondamentali che costituiscono questo
sistema, ... e cioè il cuore che è paragonabile ad una pompa meccanica, una pompa premente ed aspirante, ma
mentre le pompe meccaniche si dice battono in 2 tempi, il cuore è un po' particolare, una pompa aspirante ma
che batte in 3 tempi, poi vedremo perché. Un sistema di condotti più o meno elastici: i vasi arteriosi e i vasi
venosi.
Esistono altre componenti che contribuiscono alle proprietà meccaniche dei vasi, è proprio la composizione
diciamo di questi vasi, in tessuto elastico, ne determina le proprietàg caratteristiche facendo si che il sistema
arterioso viene considerato "un serbatoio di pressione", mentre il sistema venoso "un serbatoio di volume".
E poi ovviamente un liquido, o un tessuto meglio ancora, il sangue: un tessuto dalle proprietà caratteristiche
perché non è un liquido in senso ??vittoriano??, ma considerando che ci sono delle particelle che si trovano,
cioè gli elementi corpuscolati, a secondo della velocità con cui questo sangue scorre, assume delle
caratteristiche proprie.
Quindi 3 elementi fondamentali e ovviamente come schema meccanico, come dicevo poco fa, affinché un
organismo pluricellulare come il nostro che abbia quindi una massa notevole rispetto agli altri organismi, anche
pluricellulari, è necessario un sistema caratteristico che riesca a veicolare, sino a distanza abbastanza ridotta
dalle cellule, i prodotti iniziali del loro metabolismo e anche un sistema che abbia la capacità di allontanarne i
prodotti catabolici. Il sistema che permette ciò appunto è il sistema cardiovascolare che nelle forme più evolute
presenta questo circuito di condotti che vediamo caratteristicamente costituito, in cui sono messi 2 elementi, uno
indicato con il cuore sinistro e uno indicato con il cuore destro, un sistema di vasi che sono a stretto contatto con
le vie aeree, e ovviamente le cellule dei tessuti dove avvengono, oltre agli scambi gassosi, anche gli scambi
nutrizionali. Ovviamente questo liquido si muove perché?
Perché esiste appunto un sistema, una pompa che mantiene continuamente in moto questo liquido.

EVOLUZIONE DEL SISTEMA CARDIOVASCOLARE


Le forme primitive di circolazione si osservano già nei Celenterati, questi organismi multicellulari acquatici non
scambiano solamente attraverso la loro superficie esterna, con il liquido nel quale sono immersi, ma per
massimizzare la loro diciamo funzione, aumentano notevolmente la superficie di scambio in maniera simile a
quello che avviene nel nostro organismo per i polmoni. La suddivisione nei polmoni dell'albero respiratorio in 27
generazioni più o meno di diramazioni, non fa altro che aumentare la superficie di scambio in maniera tale che in
un contenuto tutto sommato abbastanza ridotto, se noi riuscissimo ad estendere la superficie dei polmoni su una
superficie piana, otterremmo grosso modo una superficie grande quanto un campo da tennis, e pensate un
pochettino che a questa enorme superficie di scambio quindi gassosa corrisponde un altrettanta enorme
superficie di tessuto vascolare, cioè i vasi sanguigni.
Quindi una superficie enorme, aumento della superficie di scambio che è importante.
Nei celenterati, questi organismi acquatici pluricellulari, c'è questa cavità che vediamo che si chiama Celenteron
che è in comunicazione con l'ambiente esterno appunto attraverso una sola apertura.
Il liquido in tale cavità è continuamente rinnovato attraverso contrazioni ritmiche dell'intero organismo, e tale
organizzazione strutturale ovviamente fa sì che tutte le cellule anche quelle che sono poste più in profondità,

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nella massa corporea, abbiano scambi ottimali con il liquido e quindi con l'ambiente che li circonda.
Quindi nei celenterati tale circolazione primitiva ha permesso il raggiungimento di una massa corporea
sufficiente perchè gruppi di cellule si specializzassero nello svolgimento di una determinata funzione, cioè ha
permesso che si differenziassero tessuti quali quello nervoso, quello muscolare, eccetera.

Nell'uomo, nei vertebrati noi abbiamo avuto un processo caratteristico, e tutti i vertebrati hanno un sistema
vasale chiuso, quindi c'è stata l'evoluzione, e il più semplice è quello dei pesci il cui cuore ha 2 sole cavità,
l'atrio e i ventricoli. Negli anfibi abbiamo avuto un'evoluzione, il cuore presenta 2 atri, atrio sinistro e atrio destro
e un solo ventricolo, e finalmente negli uccelli e nei mammiferi il cuore è diviso in 2 metà, la parte sinistra
appunto il cuore sinistro, il cuore destro che non sono normalmente comunicanti tra loro, ognuno costituita
appunto da un atrio, da un ventricolo e dalle arterie del circolo di appartenenza.

FINALITA' DEL CIRCUITO CHIUSO CARDIOVASCOLARE


Qual'è la finalità del circuito cardiovascolare?
Intanto è un circuito, il che significa che è un sistema chiuso. Questo sistema chiuso permette la circolazione del
sangue, per diverse finalità:
-La nutrizione dei tessuti. Ovviamente con il sangue vengono trasportati, come le ho detto, dei sistemi interessati
sostanze nutritive che non sono soltanto sostanze diciamo metabolicamente attive che provengono dal circolo
entero-epatico, ma anche grazie a questo accoppiamento con
-il sistema respiratorio, anche ossigeno e anidride carbonica che vengono eliminati appunto attraverso questa
respirazione, che quindi è una respirazione, 2 tipi di respirazione, una respirazione cellulare , che è quella che
avviene proprio a livello delle cellule, e poi alla respirazione caratteristica classica che è quella che noi
conosciamo, cioè il fenomeno dell'ematosi.
Serve a mantenere -L'equilibrio idroelettrolitico. Abbiamo già avuto modo di valutare gli effetti della
composizione dei liquidi intracellulari ed extracellulari, in relazione ad ioni. Sono fondamentali per il
mantenimento del potenziale di membrane a riposo, ma anche per il mantenimento e l'eccitabilità cellulare.
Vedremo poi come modificazioni proprio di concentrazioni di alcuni ioni, soprattutto il potassio e il calcio abbiano
importanza notevole, non solo sulle cellule in generale, ma soprattutto sulle cellule cardiache modificandone
l'eccitabilità e potendo quindi determinare dei fenomeni di aritmia, per quanto riguarda il cuore o di diminuzione
per esempio della forza di contrazione di quella che noi chiamiamo "la proprietà inotropa del cuore".
-La termoregolazione e grazie alla possibilità proprio della caratteristica di alcuni vasi delle arteriole può esserci
una ridistribuzione di quella che è la gittata cardiaca, cioè la quantità di sangue che viene ad ogni minuto
espulso dai ventricoli e che si distribuisce in una certa percentuale ai vari organi ed apparati, ma in caso di
necessità questa gittata può essere ridistribuita; e per esempio se c'è molto caldo, c'è un circolo che viene
direttamente interessato, il circolo cutaneo che ha una vasodilatazione e ci permette la sudorazione, e noi con la
sudorazione perdiamo calore, ma al contrario nel periodo invernale ci può essere una vasocostrizione, proprio
per risparmiare la temperatura corporea per cercare di mantenere la temperatura del nostro corpo il più costante
possibile con minor dispendio metabolico, e quindi con la vasocostrizione superficiale il sangue viene
ridistribuito verso quello che è il nucleo centrale, quindi si crea una specie di strato cuscinetto che ovviamente
protegge dall'eccessivo freddo. E poi non ultimo, è una -Via di comunicazione per ormoni, per farmaci, per
cellule e fattori immunitari. Studiando il sangue avete visto che esistono le proteine plasmatiche, che voi sapete
bene che vi sono delle proteine plasmatiche che hanno delle affinità, che sono delle proteine proprio
trasportatrici di ormoni della tiroide, il ormoni della corteccia surrenale, la trasportina per esempio per il cortisolo,
e così via.... Perché c'è un equilibrio tra la quantità di ormoni che viene trasportata-legata e quella libera. E
quindi questo continuo equilibrio permette poi il passaggio all'interno delle cellule, quindi delle azioni molteplici
ovviamente.

SISTEMA CARDIOVASCOLARE
E quindi il Sistema cardiovascolare schematicamente lo possiamo distinguere in un sistema a 2 pompe, e
questo soprattutto nei mammiferi, nell'uomo in particolare, in cui si è sviluppato appunto un sistema molto
complesso, con un organo centrale, appunto il cuore, che in realtà possiamo dividere in 2 parti, e un sistema di
grossi vasi, e via via vasi sempre più piccoli per poi aumentare di nuovo di calibro, riducendosi o perlomeno
aumentando notevolmente, in una certa sezione dell'albero vascolare, la sezione complessiva; cioè in quel tratto
in cui che si formano i capillari e in cui avvengono appunto gli scambi nutritizi. Ma dal punto di vista, così
generale, i 2 cuori (se così si può definire) danno lungo i vasi ad esso connessi, determinano diciamo 2 tipi di
circolazione, che noi definiamo una piccola circolazione, e questa piccola è riferita soprattutto alla lunghezza,
perché è più corto dell'altro, o chiamato appunto Circolo polmonare o piccolo circolo; e il grande circolo o
circolo sistemico.
Il circolo polmonare è alimentato ovviamente dal ventricolo destro, l'arteria polmonare che poi si dirama per i due
polmoni, ed ha la funzione di mettere a contatto il sangue refluo dai tessuti, quindi che hanno già ceduto
ossigeno, e che diciamo sono ricche di anidride carbonica, in maniera tale da permettere il riequilibrio della
composizione del sangue stesso. Questo SANGUE ritorna poi, come sapete, al cuore sinistro e quindi viene
attraverso le vene polmonari, quindi ventricolo sinistro e eiettato attraverso l'aorta è distribuito diciamo appunto
a Tutto l'organismo.

ORGANIZZAZIONE DELLE 2 CIRCOLAZIONI


ciascuno dei due circoli, come potete vedere, il polmonare e il sistemico, è organizzato grosso modo in maniera
analogo, e cioè è formato quindi da una pompa, da un insieme di vasi di distribuzione, di arterie, da un letto di
vasi, di scambi capillari e da un insieme di vasi di raccolta che sono i vasi venosi.

CONSIDERAZIONI GENERALI SUL SISTEMA CIRCOLATORIO: FLUSSO


Ora i diversi tessuti però, anche se c'è un'organizzazione molto simile, vedremo poi che i 2 circoli differiscono
notevolmente sia per strutture anatomo-istologiche, ma anche da un punto di vista funzionale, dicevo i diversi
tessuti hanno però differenti esigenze metaboliche, e queste ovviamente variano con lo Stato di attività del
tessuto. Se noi siamo riposo, il distretto muscolare avrà un certo flusso, ma se noi entriamo in attività
ovviamente necessiterà di un maggior flusso perché c'è bisogno di più ossigeno, e però questo sangue da dove
può venire preso?, e come fa l'organismo a capire che c'è un'esigenza maggiore di un tessuto rispettò ad un
altro? E quindi in relazione a questa diversa esigenza, diciamo che potrebbero essere possibili 2 soluzioni: cioè
O il circolo assicura a tutti i tessuti un apporto di sangue pari o addirittura superiore a quello necessario per
coprire le esigenze del tessuto in quel momento metabolicamente più attiva, questo comunque implicherebbe
un'apporto di sangue enorme, cioè quindi sarebbe una specie di strategia preventiva, cioè io fornisco all'organo,
all'apparato una quantità di sangue nettamente superiore anche in condizioni di riposo;
così nel momento in cui quel tessuto va in iperattività, può ???, ma questo ovviamente sarebbe un dispendio
enorme, non sarebbe diciamo economicamente molto vantaggioso, Oppure vi debbono essere dei fini
meccanismi di controllo in grado proprio di ridistribuire quella che è la gittata cardiaca in relazione a quelle che
sono le esigenze tissutali, per ridistribuire la gittata cardiaca considerando la quantità di circoli distrettuali ai vari
organi e apparati, certamente il meccanismo deve essere molto fine e articolato, perché per esempio nel caso
dell'attività muscolare, l'aumento notevole che il tessuto muscolare scheletrico ha bisogno, e quindi la quantità
di sangue che ha bisogno deve, a prescindere dai meccanismi, deve essere presa da qualche altra parte.
Da un lato c'è un meccanismo di controllo sul cuore, che aumenta la sua capacità, e questa capacità non è
infinita, è limitata. E dall'altro lato allora in quel momento necessiterebbero dei fini aggiustamenti verso quei
distretti che invece sono diciamo a riposo. L'esempio caratteristico che noi facciamo è quello di utilizzare... cioè
l'organismo per esempio ridistribuisce il circolo splacnico e cutaneo in certi momenti, verso i distretti muscolari.
E questo dove può avvenire? Con una meccanismo di vasocostrizione; cioè bisogna ridurre l'afflusso a quei
circoli e dirottarlo, capite bene che questo comporta un meccanismo molto fine, che da un lato vasodilatazione
muscolare, dall'altro lato vasocostrizione splacnica e cutanea; quindi l'organismo è già diciamo stato progettato
in un certo senso per far sì che possano avvenire fini e grandi aggiustamenti della gittata cardiaca.
E questo per l'organismo nostro, per l'organismo dell'uomo è certamente il meccanismo che viene utilizzato.

E questo come può essere utilizzato? Come può avvenire questo tipo di eventi?
Voi sapete bene che c'è, dalla fisica qualche cosa la dobbiamo richiamarla, la biofisica, la emodinamica, eh più
avanti andremo, più concetti dobbiamo tirare fuori, che c'è un RAPPORTO ben determinato tra flusso, pressione
e resistenza.
Com'è che possiamo definire il FLUSSO? Che definizione date di flusso? Il flusso cos'è di un liquido?
Il FLUSSO non è altro che effettivamente la quantità di liquido, nel nostro caso la quantità di sangue, che
attraversa una certa sezione dell'apparato vascolare nel nostro caso, nell'unità di tempo. Φ = (Pi - Pf) / R
E pensate un poco, li sono schematizzati l'aorta e i capillari.
In un certo momento, visto che il sistema è un circuito chiuso, in un certo momento, la quantità di sangue che
passa attraverso l'aorta deve essere uguale alla quantità di sangue che passa attraverso tutto il sistema ???.
E come è possibile questo? Deve variare qualche parametro, perché l'aorta è molto più piccola, che non la
SEZIONE complessiva a livello capillare. Diciamo che È circa 800 volte maggiore a livello capillare, che non
nell'aorta.

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Quindi quale può essere il parametro in questo caso, che non compare in quella formula però, che mette in
relazione il flusso a livello dell'aorta, con quello a livello del capillare? La VELOCITà, la velocità.
Quindi il flusso di sangue nell'aorta è un flusso che è notevolmente maggiore rispetto alla velocità che ha il
sangue a livello dei capillari, e questo è notevolmente vantaggioso, perché finalisticamente l'Aorta che cos'è?
È un vaso di distribuzione, un condotto dove non avviene niente, soltanto conduce, fa attraversare il liquido.
A livello dei capillari invece avviene un evento importantissimo, che è quello proprio dello scambio nutrizionale;
quindi ci vuole più tempo, quindi questo rallentamento è fondamentale e importante.

Ma c'è un altro parametro che dobbiamo riguardare, dove ci sono quelle vitine, arteriole con raggio variabile (R),
cioè?
A tutti è capitato, nel periodo estivo magari, non quello invernale, di innaffiare per esempio il giardino, avere un
tubo di gomma, e metterci il piede sopra. Vi è capitato o no? E che avete osservato?, se siete dei buoni
osservatori, dovreste incominciare ad essere buoni osservatori.
Intanto aumenta la velocità di uscita, ma c'è un'altra cosa che è importante...
Aumenta la pressione... dove? Aumenta la pressione, dove però? A monte; cioè il tubo tende a dilatarsi, ma è
chiaro perché se attraverso la sezione si deve mantenere la stessa portata, soltanto un aumento di velocità dove
c'è la Stenosi, lo trasferiamo a livello fisiopatologico, può esserci qualcosa di differente.
Quindi la resistenza (R) è un fatto importantissimo, perché tra l'altro la resistenza compare al denominatore, il
che significa, R, se R aumenta cosa succede?
Che il flusso tende a diminuire. Ma se noi lo trasportiamo in termini di pressione, dove Pi - Pf si intende la
pressione all'inizio e alla fine del tubo, e lo indichiamo con P, o ΔP.
ΔP NON è altro che il flusso per resistenza. Quindi vedete come un parametro così importante, pressione,
pensiamo alla pressione arteriosa, dipende notevolmente dalla RESISTENZA; se la resistenza aumenta,
aumenta anche la pressione arteriosa, e se aumenta la pressione arteriosa possono esserci problemi, per cui si
innescano tutta una serie di meccanismi. E la resistenza può aumentare per tanti fattori, vediamo poi nella
forma di Poiselle come questo fattore R che li è sintetizzato in realtà dipende da tantissime altre componenti.
Ma certamente una componente fondamentale che è variabile, è proprio il raggio delle arteriole tutte, cioè di quel
complesso di vasi che hanno una struttura prevalentemente muscolare, e che sono innevate dal sistema
nervoso vegetativo. E poi vedremo anche che questo R, raggio, compare alla quarta potenza; quindi ancora
peggio o meglio al secondo, nel senso che piccolissime variazioni di raggio, essendo R alla quarta, possono
determinare notevoli variazioni della Resistenza, e quindi notevoli variazioni della Pressione.
Quindi cominciamo un pochettino a capire, ecco nello schema, quali sono i punti importanti della resistenza.
Dice: "ma gli altri vasi non contribuiscono?". SI contribuiscono, ma per esempio la lunghezza dei vasi quella
che è, rimane sempre. Diciamo che la Viscosità del Sangue, tranne che in certi distretti, che poi vedremo
quella che è, e rimane.
L'unico parametro in realtà che è variabile, molto variabile, proprio perché abbiamo visto nella ridistribuzione
della gittata cardiaca alcune distretti vengono sottoposti a vasocostrizione e altri a vasodilatazione, ed è questo
quello che varia, poi si deve fare la somma algebrica generale, da cui poi dipende la pressione arteriosa.
Quindi focalizziamo questi punti, e soprattutto questa formula che poi sarà esplicitata maggiormente, che gioca
un ruolo fondamentale in tutti processi diciamo omeostatici che riguardano la pressione arteriosa.

Quindi le considerazioni generali sul sistema circolatorio sono quelli che noi normalmente valutiamo, e
sono 2 principalmente: cioè
1) il sistema circolatorio ha il compito di deviare il flusso verso i tessuti metabolicamente più attivi, e questo è il
cosiddetto controllo spaziale;
2) oppure aumentare il flusso durante periodi nei quali il tessuto è maggiormente impegnato nello svolgimento di
un compito, con un controllo di tipo temporale. E il controllo del flusso rispetta delle priorità quindi che
sono deducibili da alcuni criteri che sono la sopravvivenza dell'organismo a discriminazione dell'organo.
In quella slide precedente che ho illustrato abbiamo visto diversi circoli, cioè del cuore, cioè del cervello, cioè del
muscolo, cioè del circolo entero-epatico.
Quale di questi è quello più vulnerabile, cioè quello che può stare il minor tempo possibile... il circolo cerebrale.
Quindi non c'è dubbio che la priorità fondamentale del nostro sistema circolatorio è quello di fornire, o cercare di
fornire, anche a discapito di altri, la quantità adeguata di sangue al cervello. Ne è un esempio, in certe condizioni
di ipotensione, lo vedrete poi in patologia, in cui pur di salvaguardare il flusso cerebrale che è fondamentale,
vengono penalizzati altri organi altrettanto importanti, ma non proprio vitali: i reni.
Cioè il distretto splacnico viene penalizzato, il sangue viene deviato verso il circolo cerebrale, si può andare
incontro ad una choc ipotensiva che potrebbe determinare un blocco della filtrazione glomerulare, e quindi
dell'irrorazione renale, e se questo dura parecchio, i reni possono andare incontro a un fenomeno molto critico
che comporta poi la Dialisi. Però bene o male con la dialisi si vive, se il cervello sta pochi secondi senza
ossigeno, difficilmente si continua a vivere. C'è un altro meccanismo se poi ci pensate che aiuta un pochettino,
perché il cervello si trova sopra 20 - 25 centimetri sopra il cuore; quindi il sangue va contro la forza di gravità;
quindi non solo il sangue, in una condizione di ipotensione, c'è una bassa pressione, ma in più bisogna vincere
la forza di gravità. E allora c'è un meccanismo prima che diventi, o prima che possa diventare molto deleterio,
l'organismo reagisce in una maniera anche strana, che certe volte può essere un pochettino drammatica, si
sviene. E se uno sviene cosa succede? Se ne va in posizione orizzontale, e non si deve vincere più la forza di
gravità, e poi uno si riprende. La mattina è capitato a qualcuno, soprattutto le donne, le ragazze quando c'è, che
appena o passando dalla posizione orizzontale ci si alza subito in piedi, c'è un pochettino di giro di testa, e allora
uno rallenta un pochettino, che cos'è questo? È un fenomeno in cui c'è un ritardo, un tempo di latenza allungata
a far sì che i sistemi possano compensare immediatamente, e allora questa sensazione di vertigine blocca un
pochettino, magari uno si ridistende e poi lentamente si rialza. Proprio è un segnale che vi lascia ancora vigili,
però in certe condizioni in cui c'è un, in seguito ad un'emorragia profusa, un qualche cosa, un'ipotensione
massiva allora questo è un fenomeno che aiuta in un certo senso perché? Aiuta perché permette una perfusione
minima a livello cerebrale, senza che ci siano grossi danni, tale da inficiare un pochettino lo stato di coscienza,
però non in maniera definitiva e determinante. Quindi la priorità e la sopravvivenza dell'organo all'ischemia, e
anche collegata alla resistenza dell'organo stesso all'ischemia, e poi la compromissione per esempio della
capacità di operare dell'organismo in condizioni di ischemia di quell'organo, tipo l'organismo stesso dicevo
anche se il flusso plasmatico-renale si riduce senza ???, c'è un meccanismo di autoregolazione del rene stesso,
che mantiene la pressione di perfusione, quando faremo poi il renale lo vedremo, mantiene la pressione di
perfusione e quindi la filtrazione glomerulare costante in ambiti di pressione arteriosa che variano tra 80-160.
Quindi anche se la pressione arteriosa media, da 110-120 scende a 80-70, ancora il rene viene perfuso e
quindi funziona, un po' meno ma funziona, cosa che ovviamente non può avvenire ne a livello cardiaco, né a
livello cerebrale. Quindi tutta questa serie di meccanismi propriamente hanno un ruolo fondamentale.

Quindi alla fine vedete un pochettino la percentuale di quella che è la cosiddetta gittata cardiaca, cioè la
quantità di sangue che viene espulsa da 1 dei 2 ventricoli, perché le due gittate normalmente sono uguali, del
cuore destro e del cuore sinistro, e anche piccole variazioni di gittata potrebbero avere dei risvolti molto gravi.
Dicevo, vedete un pochettino come, qual'è la quantità di sangue, e la percentuale, quindi qual'è il flusso e qual
è la percentuale della gittata cardiaca che viene distribuita ai vari organi e apparati.
Risalta subito agli occhi che cosa? Che certamente quelli che hanno il maggior, la maggior gittata sono i reni e i
muscoli scheletrici, ma anche il fegato e il tratto digerente che in certe condizioni assorbono una grandissima
quantità di sangue; questo ci dovrebbe far riflettere molto. Quando noi mangiamo è opportuno non fare attività
fisica subito dopo, devono passare almeno 3 ore, almeno 3 ore perché quella è la percentuale in condizioni
normali, ma normali cioè in cui non c'è, non ci sono i processi attivi, digestivi.
Nel momento in cui c'è un processo attivo di digestione, quella quantità di sangue aumenta poi si raddoppia e
viene presa da dove, sulla base delle esigenze? Da quei distretti in cui non dovrebbero servire gran che: i
muscoli. E Ma se noi facciamo attività fisica, e i muscoli ne hanno più bisogno, quindi è ovvio che le due
situazioni non sono compatibili, o sono compatibili mettendo l'organo propulsore, cioè il cuore sotto sforzo.
E Quello diventa poi, può diventare un fatto drammatico;
Quindi questa ridistribuzione della gittata tra gli organi e apparati che ovviamente si può modificare in corso di
attività.

Quindi il controllo sia spaziale, sia temporale del flusso si può attuare:
1) o variando il gradiente di Pressione che induce il flusso, quindi il ΔP.
2) oppure variando la Resistenza (R) al flusso in quel particolare letto vascolare.
Infatti essendo i letti circolatori dei vari organi connessi in parallelo, questo è importante, cioè sono dei flussi
parallelo perché, ...invece cuore destro e cuore sinistro sono in serie, e lì la resistenza gioca un ruolo
fondamentale.
Quindi essendo i letti circolatori in parallelo, una variazione locale della resistenza tenderà ad influenzare il
flusso solamente in un dato letto circolatorio, e tale modificazione come abbiamo detto avvengono grazie a
controlli di tipo nervoso, di tipo endocrino e di tipo metabolico della resistenza vasale, il che significa che le
arteriole sono proprio per questa fine diciamo capacità di ridistribuire il flusso, hanno un controllo multiplo che
non è devoluto quindi soltanto al sistema nervoso vegetativo, ma anche al sistema endocrino, il che significa
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che sostanze prodotte dal nostro organismo possono andare a influenzare localmente e addirittura soprattutto
per quanto riguarda il circolo cerebrale e il circolo coronarico, proprio sostanze che vengono liberate in loco dalle
cellule che sono in quel momento irrorate, possono modificare la Resistenza cioè variando il calibro di quei vasi.
Quindi sostanze vasodilatanti o vasocostrittrici che vengono prodotti localmente.
Quindi una fine regolazione su base nervosa , endocrina e metabolica.
Una di queste sostanze che hanno un ruolo fondamentale per esempio, sia a livello del circolo cerebrale, ma
anche del circolo coronarico è l'ADENOSINA, che viene prodotta proprio dalle cellule endoteliali dei capillari del
circolo coronarico, ma questo poi lo vedremo in seguito.
E quindi in questo modo si possono ottenere diciamo gli aggiustamenti circolatori che sono necessari, sia in
condizioni fisiologiche, e fisiologiche particolari, quale l'esercizio fisico, o patologiche per esempio nel corso di
emorragie ovviamente in cui la riduzione della massa sanguigna determina una riduzione della pressione
arteriosa.

IL CUORE
Bene abbiamo inquadrato un pochettino nell'essenza il sistema circolatorio; vediamo adesso di parlare dei
singoli componenti. Già del sangue ne avete avuto modo di parlare, vediamo adesso il cuore.
Il cuore che è l'organo propulsore, quindi è l'organo principale del sistema cardiocircolatorio, che appunto funge
da pompa, una pompa capace di battere in 3 tempi, e capace quindi di produrre una pressione sufficiente a
permettere appunto al sangue di scorrere attraverso i vasi.
Il cuore ricordate deriva embriologicamente dal mesoderma, e i primi abbozzi compaiono nel corso delle 3°
settimana di vita embrionale ovviamente, e grosso modo inizia diciamo la formazione nella cosiddetta regione
cefalica.
Il cuore ha schematicamente la forma di un tronco bicono, è alto grosso modo 12 centimetri, è compresso
dall'avanti verso l'indietro con 2 facce, ricordate ed è leggermente obliquo, e questo è un fatto molto importante
perché poi vedremo che a secondo anche il fenotipo del soggetto, si può avere una rotazione del cuore O in
senso verticale O in senso orizzontale, e quello può andare a determinare una variazione di quello che è l'asse
elettrico medio cardiaco. Dicevo presenta 2 facce, una postero-inferiore o diaframmatica, è un anteriore o
sternocostale. La Base guarda in alto, indietro e a destra, e l'Apice rivolto in basso, in avanti e a sinistra, grosso
modo in quello che è l'itto cardiaco, cioè la punta, grosso modo al quinto spazio intercostale sulla linea
emiclaveare, è compresa appunto in quella che è l'aia cardiaca, anche questa importante, la rivedremo per la
auscultazione dei rumori o dei toni cardiaci, ed è compreso quindi tra la terza e la sesta costa, in quella regione
che è definita mediastino.
Ecco questo è un'immagine diciamo di tipo radiografico sovrapposta che ci fa vedere proprio la posizione del
cuore nel torace, nel mediastino e anche questa è importante, questa qua, la punta;
Che questo che cos'è?
Diaframma. In questo diaframma cosa ci sta? Lo stomaco. Ogni tanto quando uno si fa delle belle mangiate, lo
stomaco si dilata, va a pizzicare la punta del cuore e il cuore non vuole essere neanche sfiorato, perché appena
uno si pizzica, spara delle extrasistoli, allora c'ha le palpitazioni famose, ahi dice che cosa c'ho?Niente, mangia
un poco con più calma, sistemati lo stomaco e tutto si sistema. Questo per dire come il cuore sia veramente
delicato e non vuole diciamo interferenze di nessun tipo, di nessun tipo. Quindi la posizione del cuore, quella
che diciamo anatomicamente è importante. Appunto il cuore si trova in questo spazio che è il mediastino, chi ho
detto che oltre al cuore sono presenti i grossi vasi, e lateralmente sono presenti gli ili polmonari, i nervi frenici, i
vasi pericardio frenici, insomma è una bella zona questa mediastinica molto importante per il contenuto dei vasi,
ricordiamo per esempio l'azygos e la emiAzygos, insomma ci sono un pochettino di vasi.

CAVITA PERICARDICA
Il cuore è contenuto in un sacco, come i polmoni, è contenuta in questa che è la cavità pericardica , che è la
terza cavità sierosa contenuta nel torace, le altre sono ovviamente le pleure, le cavità pleuriche; e quindi come
le cavità pleuriche, come le pleure dove c'è, se ricordate, una pleura parietale e una pleura viscerale, che però in
realtà è tutta una perché poi si riflette, c'è uno spazio, anche qua c'è uno spazio, che è lo spazio pericardico, in
cui c'è in realtà (è uno spazio virtuale) in cui c'è un liquido, che è il liquido pericardico. E questo è molto
importante perché come per il liquido pleurico, questo liquido può aumentare in caso di infezione, di miocarditi
virali e batteriche ecc., aumenta ovviamente la quantità di liquido, e il cuore viene compresso, per cui si possono
avere diciamo degli eventi patologici, delle cosiddette pericarditi che possono qualche volta determinare
situazioni molto gravi.

FACCIA POSTERIORE (Base)


Appunto nel cuore abbiamo detto che abbiamo una faccia posteriore, una base... si evidenziano chiaramente le
vene cave , superiore ed inferiore, che sboccano nell'atrio destro.
Un'incisura profonda che è appunto il solco terminale che separa il versante destro della vena cava superiore,
dalla base dell'atrio destro e dall'auricola destra. Perché queste cose le prendiamo in considerazione. Perché poi
avranno un ruolo nella fisiologia, quindi dobbiamo richiamare, ampliare diciamo degli elementi di anatomia che
ci servono. Abbiamo le vene polmonari, che abbiamo detto sono 4, due per polmone, Quindi polmone destro e
polmone sinistro, e portano il sangue refluo ovviamente dei due polmoni. Questo è importante perché?
Perché come vedremo, in certe condizioni, il sangue che proviene da un polmone, può non essere
adeguatamente ossigenato, o ci possono essere dei shunt cosiddetti artero-venosi per cui in realtà il sangue
venoso, il sangue polmonare e arterioso in realtà non raggiunge quel valore di ossigenazione adeguata, cioè
quei 20 volumi per 100 poi di ossigeno, e quindi il ventricolo sinistro eietta un sangue che funzionalmente non è
adeguato al ruolo che deve avere.
L'arco dell'aorta da cui si dipartono i 3 rami fondamentali poi che vanno ai tronchi, al tronco superiore, al capo;
da cui poi si dipartono appunto le arterie vertebrali della diramazione, e le carotidi che sono fondamentali,
carotide interna ed esterna che poi vanno a confluire per determinare quello che è il poligono del Willis, il circolo
del Willis. E questi 3 vasi fondamentali dell'arco dell'aorta sono appunto l'arteria brachiocefalica, la carotide
comune e l'arteria succlavia, da cui si dipartono poi rami dicevo ulteriori.
Un altro vaso importante da ricordare è il seno coronarico, in cui sboccano le vene cardiache.
Poi nella faccia diaframmatica dei ventricoli abbiamo il solco interventricolare posteriore in cui decorrono l'arteria
interventricolare discendente posteriore, e poi abbiamo l'arteria interventricolare discendente anteriore, i 2 vasi
principali della coronaria sinistra, che sono appunto la circonflessa e l'interventricolare discendente anteriore,
da cui si dipartono tutta una serie di rami che vanno ad irrorare il setto, e si capisce bene, essendo il circolo
coronarico un circolo a termine cosiddetto, cioè in cui ogni piccola diramazione va a irrorare una certa zona di
tessuto, e quella zona di tessuto non riceve più sangue da nessun'altro, si capisce bene che se c'è un trombo in
una di queste piccole arterie, a valle non c'è sangue, e quindi c'è l'infarto, da cui tutti gli infarti, infarti anteriori,
posteriori, settali, eccetera, derivano proprio da questo fatto, dal fatto appunto che è un cosiddetto circolo a
termine e quindi c'è una diramazione.

ORGANIZZAZIIONE STRUTTURALE DEL CUORE


Il cuore da che cosa è costituito? Abbiamo visto da tessuto muscolare caratteristico, che ha un po' di
caratteristiche del tessuto muscolare scheletrico e del tessuto muscolare liscio.
I 3 strati sono la tunica esterna, la tunica media e la tunica interna o endocardio.
L'epicardio è la parte, è lo strato esterno del cuore, è costituito quindi da uno strato continuo di cellule, appunto
cellule epicardiche, e da un tessuto connettivale che è ricco di fibre collagene. Tessuto epicardico in cui si
trovano ed attraverso cui si approfondano i vasi del circolo coronario, perché le arterie coronarie principali
decorrono sulla superficie, e da questi si staccano perpendicolarmente i vasi che diventano quindi dei vasi
intramurali. Se pensate la rivoluzione cardiaca, cioè che il cuore va incontro a momenti di rilasciamento e di
contrazione, si capisce come questi vasi dipendono dalla resistenza esterna, per cui quando il cuore si contrae
questi vasi vengono schiacciati, e addirittura il flusso coronarico si abolisce in sistole, vedremo poi;
Mentre in fase di diastole si rilasciano.
Quindi è uno strato questo molto importante, appunto nello strato interno, abbiamo queste cellule
endocardiche, endoteliali, che ricevono praticamente un'innervazione speciale, se così si può dire, perché
dicevano quella che è la rete endocardica del Purkinje; e la rete endocardica del purkinje non è altro che la
continuazione del tessuto specifico del cuore, cioè di quelli che sono le 2 branche e così via.
Quindi questa rete si distribuisce, e fa sì che quasi istantaneamente tutto il ventricolo, tutti ventricoli si possano
attivare, a cui segue poi un'attività di tipo contrattile.
Quindi il tessuto cardiaco abbiamo visto è costituito da cellule muscolari striate mononucleate, sono cellule
caratteristiche, abbiamo visto già la differenza tra le cellule muscolari lisce e quelle scheletriche; e hanno una
caratteristica che sono in grado di ipertrofizzarsi. Quindi ipertrofizzarsi significa aumenta quella che è la massa,
e la massa può aumentare in virtù di stimoli, che se sono continui, come nel caso dell'ipertensione, determinano
una ipertrofia, questo stimolo determina una ipertrofia, ma non a carico delle proteine muscolari, perché questa
condizione continua a cui sono sottoposte durante l'attività cardiaca, determina invece la produzione di un
tessuto di tipo fibroso. Mentre durante l'attività fisica, lo stimolo inducente, se così possiamo dire, è uno
stimolo che dura 2 ore-3 ore, non tutta la giornata, e questa invece è una condizione caratteristica in cui si
determina una ipertrofia con apposizione di proteine contrattili. La differenza mi sembra sostanziale, che nel
secondo caso il tessuto è proteico, e quindi aumenta la funzione, la forza di contrazione, cioè l'efficienza, nel
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secondo caso il tessuto, è un tessuto di tipo fibrotico inerte, per cui a lungo andare il processo ipertrofico da
ipertensione arteriosa porta ad uno scompenso cardiaco, a una cioè diminuzione dell'efficienza cardiaca.

DISCHI INTERCALARI
come è costituito questo tessuto miocardico? Già dobbiamo incominciare a pensare che a differenza del
muscolo scheletrico, il muscolo cardiaco, da un punto di vista funzionale è un sincizio. Significa che una volta
che si depolarizza una cellula, tutte le altre si depolarizzano, e questo avviene grazie alla presenza di una zona
caratteristica, una zona interdigitata di adesione che sono i dischi intercalati, cioè sono queste delle zone a
bassa resistenza che possiamo grosso modo considerare delle sinapsi elettriche, cioè delle giunzioni molto
strette in cui le membrane sono a bassa resistenza, e che permettono il passaggio della corrente elettrica che
quindi si diffonde per tutte le cellule, una volta che vengono attivate, ma non solo. Oltre ai dischi intercalati, in
cui appunto la resistenza dicevo è molto bassa, si possono considerare delle gap, sinapsi elettriche , vi ricordate
le connessine, i connessioni insomma vanno a formare dei canali che fanno passare degli ioni, e quindi
passano anche certamente ioni, quindi il cuore nel suo complesso si può considerare un sincizio funzionale, ed
è su questa base che noi possiamo studiare l'attività elettrica del cuore con elettrocardiogramma, considerando
quindi questa capacità di considerare tutte le cellule cardiache come una grossa cellula in cui per esempio una
metà si depolarizza, e l'altra metà si deve depolarizzare, cioè si viene a creare quello che è il concetto di dipolo
elettrico, quindi differenza di potenziale che noi possiamo registrare.

DISCHI INTERCALARI: Desmosomi e Dischi intercalati


Oltre a questo dicevo sono presenti delle formazioni particolari che permettono diciamo l'unione meccanica, se
così si può dire delle cellule stesse, e questa unione meccanica è determinata da numerose estroflessioni che si
incastrano proprio in invaginazioni speculari l'una all'altra, quindi da una fibra all'altra, e da queste giunzioni
strette che vengono chiamate appunto desmosomi, che forniscono quindi questa struttura fornisce resistenza ai
tessuti; quindi c'è sia questa unione elettrica, ma anche un'unione meccanica proprio determinata dai
desmosomi. Le gap invece sono quelle che permettono la connessione tra le cellule da un punto di vista
elettrico, e quindi questo processo, questo complesso, queste 2 strutture di desmosomi e le giunzioni
comunicanti permettono ai tessuti di coordinare la risposta agli stimoli che noi diamo.

TESSUTI CARDIACI
Ma il cuore non è formato soltanto da tessuto muscolare. C'è uno scheletro, che non è lo scheletro come noi
siamo abituati un pochettino a immaginarlo, ma è uno scheletro di tipo fibroso, uno scheletro quindi costituito da
tessuto connettivo, il quale nel punto di separazione proprio tra atri e ventricoli, forma degli anelli, 4 anelli
appunto fibrosi che delimitano gli orifizi di comunicazione tra atrio e ventricolo, e tra ventricolo e arterie... cioè
sono la base delle cosiddette, delle valvole atrio-ventricolare e semilunari; ma non solo. Da lì si dipartono in
maniera tortuosa, a spirale, vedremo adesso come, tutta una serie di fibre muscolari che poi vanno a costituire
quello che è appunto il tessuto cardiaco. Appunto da queste impalcature fibro-tendinea, che costituisce appunto
la base del cuore, prendono origine sia i tipi di tessuto che costituiscono le 4 valvole cardiache, se le fibre
muscolari cardiache. E vedete come le possiamo dividere in fibre senospirali e fibre bulbospinali.

FUNZIONI DELLO SCHELETRO FIBROSO


Quali sono le funzioni dello scheletro fibroso?
> Scheletro fibroso sostiene e stabilizza la posizione dei fascetti muscolari e delle valvole cardiache
> Distribuisce le forze di contrazione.
> Aggiunge resistenza e aiuta a prevenire un'eccessiva espansione del cuore.
> Fornisce elasticità alla parete cardiaca.
> Isola fisicamente gli atri dai ventricoli.