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PMI - Vantaggio competitivo informatico

Rosario Turco

In un mercato molto dinamico, come quello informatico, affinchè una piccola-media azienda di software
possa esercitare un concreto vantaggio competitivo, nei servizi e/o prodotti, è necessario che sia in grado di
analizzare in termini SWOT la propria organizzazione e le capacità di tutte le sue persone rispetto al sistema
aperto (il mercato dove è presente l’azienda), per fissare una strategia ed una tattica adeguata, di medio-
lungo termine.

L’analisi SWOT consente di focalizzare l’attenzione sulla propria organizzazione per isolare:

 punti di forza (Strenghts);


 punti di debolezza (Weakness);
 minacce (Threats);
 opportunità (Opportunities);

L’ideale è sempre di massimizzare i punti di forza e le opportunità, mentre minimizzare i punti di debolezza
e le minacce. Le quattro variabili di cui sopra, inoltre, dipendono dal tempo: un punto di forza come il know
how col passare del tempo potrebbe diventare una debolezza, perché le tecnologie nel frattempo sono
cambiate.

I punti di forza sono semplicemente i punti di eccellenza disponibili, come immagine aziendale, forza
commerciale, risorse intellettuali e competenze tecniche, risorse fisiche etc, attorno a cui occorre
disaggregare le cose inutili e aggregare le forze utili, per creare ulteriore valore.

I punti di debolezza possono essere diversi, come impianti e attrezzature sorpassate o non adeguate,
disponibilità di una forza lavoro poco formata, barriere d’accesso o regolamentate, situazioni captive, etc.

Le minacce solitamente possono essere diverse come la recessione economica, le barriere di ingresso a
bandi italiani o esteri, poca diversificazione rispetto alla richiesta di mercato locale, italiana o estera.

Per compensare le minacce dovuti ai rischi spesso si usa il metodo della Serenissima (la Repubblica di
Venezia), ovvero si condivide il know-how (un merge di competenze ottenibile con consorzi di aziende), si
condividono in percentuale le perdite causate da penali, more etc.

Le opportunità spesso sono la chiave di volta della strategia, e danno innanzitutto l’indicazione di nuovi
mercati innovativi, in termini di processo, metodologia e tecnologia.

Sebbene a volte può sembrare banale discutere sui punti di forza (punti di eccellenza) e dei punti di
debolezza, non sempre è evidente che essi sono influenzati anche dalle minacce e dalle opportunità.
L’opportunità di un mercato innovativo e di una nuova tecnologia/metodologia di moda, potrebbe creare
un punto di debolezza laddove prima c’era un punto di forza.

L’analisi SWOT da sola indica dove migliorare e cosa (strategia); il modo corretto per ottenere il
miglioramento (tattica) dipende dalle conoscenze dei processi, delle metodologie, delle tecnologie,
dell’organizzazione, del know how, delle capacità degli uomini etc.
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Il vantaggio competitivo di mercato, per le PMI in campo informatico, è legato essenzialmente ai seguenti
aspetti chiave:

 time to market ridotto, con bassi costi e buona qualità


 innovazione
 supporto di prodotti poco presenti sul proprio mercato

Per rispondere a questa prima esigenza una piccola azienda può organizzare i propri team, secondo una
Metodologia Agile, in modo che dispongano e condividano al massimo metodologie e tecnologie a
componenti, framework configurabili e prodotti già disponibili, spesso provenienti dal mondo Open Source,
o prodotti commerciali al passo con le esigenze dettate dalla moda progettuale del mercato.

Alcuni componenti del team devono essere dedicati all’utilizzo e allo sviluppo con nuovi prodotti e
framework, per concretizzare l’introduzione di essi nei progetti in corso, colmando il gap dell’azienda
rispetto al mercato. Si tratta anche di individuare persone che sappiano far leva sull’auto-learning come
propria risorsa principale.

Il vantaggio di sfruttare framework provenienti dall’Open Source o di prodotti commerciali è evidente


anche con un semplice esempio. Se uno sviluppatore disponesse di una sola settimana per sviluppare un
piccolo progetto, tra lo scegliere di sviluppare ex-novo tutto (reinventare la ruota) oppure sfruttare un
framework configurabile e già testato da una grossa community open source da qualche anno, è evidente
che la sua bilancia tattica di impostazione metodologica di sviluppo si dovrebbe spostare verso il secondo
caso, riducendo costi e tempo, migliorando la qualità.

La seconda chiave di vantaggio competitivo, fermo restando di avere già punti di forza nel mercato
informatico tradizionale e noto, è l’innovazione.

L’Open Source ed il mondo Java in generale offrono moltissimi prodotti in termini di innovazione, su cui
poter far leva, di buona qualità, ben documentati e senza necessità di licenze.

L’opportunità, in pratica, è offerta spesso anche dalla possibilità di poter accedere a bandi per la
realizzazione di progetti innovativi o da grandi aziende che hanno bisogno di soluzioni IT enterprise per il
proprio business.

Il margine che la piccola-media azienda può ricavarsi con intelligenza, è costituito proprio da quelle frange
innovative metodologiche/tecnologiche dove la teoria è sì ben matura, ma non esiste ancora un framework
open source o commerciale predominante, tale da rendere la teoria facilmente fruibile in termini di
sviluppo e diventare uno strumento di massa. L’azienda, maturando la propria esperienza sulle tematiche
innovative, potrebbe riuscire a consolidare una propria metodologia architetturale e progettuale, realizzare
un proprio framework che rende facilmente fruibile il tutto, ad esempio con palette sotto Eclipse,
realizzando alla fine un prodotto vendibile, offrendo corsi, consulenze progettuali e realizzazione di
progetti.

Oggi sono ancora diversi i settori innovativi promettenti: Ontologie, Translate Language e Semantic
Mapper, Crawler semantici, Motori semantici, Database semantici, Enterprise Search & Retrieval, Indentity
Manager, UDDI etc.

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Difatti qui esiste molta teoria matura, ma una interminabile pletora di prodotti da sperimentare ed usare;
spesso non tutti i framework e i prodotti proposti hanno la proprietà di essere user-friendly o tali da
semplificare lo sviluppo.

Una ontologia sostanzialmente è una specifica formale di un vocabolario di un dominio applicativo e gli
assiomi che relazionano i suoi termini. Può esistere il problema di dover passare da un vocabolario all’altro,
quindi di tradurre o di effettuare il bridging da un’ontologia in un’altra anche se le ontologie si
sovrappongono. In questo caso si parla di Ontology Translation ed è l’elemento chiave dell’interoperabilità
semantica tra due agent o ontology-component.

Finora le strategie adottate per risolvere problematiche come queste sono state fondamentalmente due:

 Tradurre il dataset (insieme di fatti) ad un vocabolario, in un’unica ontologia centralizzata che


contenga tutte le ontologie possibili per le traduzioni interlingua. Un esempio è OntoLingua.
 Tradurre un dataset da una ontologia sorgente ad un dataset di un’ontologia target. Un esempio è
OntoMorph.

Ovviamente in tutte queste situazioni un grande ruolo è svolto dal XSLT, per la creazione dei traduttori.

Una terza strada è indicata da OntoMerge, che permette di fare il bridging tra due ontologie ed il merge
tramite un reasoning automatico. In generale il merge è inteso come unione di termini e di assiomi e deve
essere guidato da esperti delle due ontologie, mentre il reasoning automatico può essere fatto con
inferenza da un engine come OntEngine.

In particolare OntoMerge, mette insieme le cose e permette di risolvere questi problemi, facendo
distinzione tra traduzione sintattica e quella semantica. Difatti il punto chiave è di avere una
rappresentazione interna uniforme delle ontologie e dei dataset concentrandosi sulle operazioni
semantiche, traducendo, invece, la rappresentazione sintattica. Dal punto di vista dell’utente ciò che
accade all’interno del ontology-component e le sua rappresentazione utilizzata non ha importanza, purché
ottenga il lavoro fatto come serve.

La rappresentazione interna del componente coinvolge semplicemente:

 Un insieme di XML namespace


 Un insieme di tipi relazionati ai namespace
 Un insieme di simboli, ognuno legato ad un namespace ed un tipo
 Un insieme di assiomi legati ai simboli.

Dalla rappresentazione interna scelta, sono nati dei linguaggi, alcuni come PDDL oppure Web-PDDL,
linguaggi con sintassi Lisp-like. In particolare Web-PDDL è un linguaggio fortemente tipizzato (vedi [1]).

L’altro settore interessante è quello di una piattaforma Enterprise Search & Retrieval, che possa trattare
ogni fonte di sorgente (file, filesystem, database, email, etc), di qualsiasi tipo (zip, rdf, xml, etc) e in qualsiasi
locazione (internet, intranet, PC). Obiettivo di una piattaforma del genere è riuscire a fare interrogazioni
semantiche su dati memorizzati in vari modi (DB, ontologie, etc) e ricavati in vari modi (crawling, Rfeed etc),
in modalità push o pull.

Infine l’altra risorsa competitiva, non da sottovalutare affatto, è la possibilità di individuare prodotti anche
commerciali, poco presenti sul proprio territorio e supportarli commercialmente e tecnicamente.