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Differenze di quadrati

di Marco Bono

Teorema

Tutti i numeri interi naturali diversi da quelli della forma 2*(2n+1) (d’ora in avanti indicati
come P1) sono esprimibili come differenze di quadrati di numeri naturali.

Dimostrazione

Tutti i numeri interi naturali, tranne quelli del tipo P1, hanno la caratteristica di poter essere
rappresentati mediante almeno una serie di numeri dispari consecutivi (che può anche
ridursi ad un unico numero).
Infatti consideriamo un numero n come prodotto da due fattori a e b con a < b (dove a = 1
se n è primo):

n = a ⋅b

Allora n si può rappresentare come:

a
n = ∑ (b − (a + 1) + 2i ) (1)
i =1

Se n è della forma P1, a è pari (= 2) e b è dispari, allora la (1) si riduce alla somma di due
termini pari e quindi non è esprimibile come una serie di numeri dispari. Questo è il motivo
che porta ad escludere dal teorema i numeri del tipo P1.

Nel caso in cui n sia un quadrato allora se a = b = √n la (1) diventa una serie di numeri
dispari che parte da 1 ed arriva a 2a-1. Questo fatto significa anche che il quadrato di un
numero intero n è esprimibile come la serie di numeri dispari che, a partire da 1, va fino a
2n – 1 (vedasi anche articolo “Spirali triangolari, quadrate e piramidi”):
n
n 2 = ∑ (2i − 1) (2)
i =1
In tutti gli altri casi i numeri sono rappresentati dalla serie di numeri dispari che parte da b
– a + 1 (b-a+1 è un numero dispari se a e b sono entrambi pari o entrambi dispari) e termina
con b + a – 1 (anch’esso un numero dispari).

Dal momento che tutti i quadrati di numeri naturali sono rappresentabili come una serie di
n
numeri dispari ( n 2 = ∑ (2i − 1) ) allora qualsiasi numero naturale che soddisfa alle
i =1
condizioni di partenza si può esprimere come differenza di quadrati: il quadrato formato
dalla serie di numeri dispari che parte da 1 ed arriva all’estremo superiore dell’intervallo di
numeri dispari che rappresenta il numero di partenza (b + a – 1) meno il quadrato formato
dalla serie di numeri dispari che parte da 1 ed arriva all’estremo inferiore dell’intervallo di
numeri dispari meno 1 (b – a – 1). C.V.D.
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Dimostrazione analitica

1 È facile dimostrare che tutti i quadrati di numeri interi si possono ottenere dalla
serie dei numeri dispari, infatti considerando che:

n
n ⋅ (n + 1)
∑i =
i =1 2
, (3)

se si sostituisce ad i il termine 2i-1 nella (2), ossia passando dalla serie di numeri
interi a quella dei numeri dispari, questa diventa:

n n n
n ⋅ (n + 1)
∑ (2i − 1) = 2∑ i − ∑1 = 2
i =1 i =1 i =1
− n = n2 + n − n = n2
2
(4)

2 È anche possibile esprimere l’equazione (1) in modo analitico dal momento che il
quadrato formato dalla serie di numeri dispari che, a partire da 1, arriva fino al
2
b+a
valore (b + a – 1) è uguale a   , mentre il quadrato formato dalla serie di
 2 
2
b−a
numeri dispari che arriva fino al valore (b – a – 1) è uguale a   . Quindi
 2 
2 2
b+a b−a
qualsiasi numero n = a ⋅ b è esprimibile come   -   .
 2   2 

In formula:

2 2
b+a b−a
n=  −  (5)
 2   2 

La dimostrazione è banale ed è valida anche per qualsiasi valore di a e b (non solo


numeri interi); ovviamente per rimanere nell’ambito dei numeri interi è necessario
che sia a che b siano numeri interi entrambi pari o entrambi dispari.

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Di nuovo questa richiesta determina la necessità di escludere i numeri del tipo P1.

Come esempio consideriamo il numero 10; per esso è ovvio scegliere a = 2 e b = 5. Con
questa scelta i quadrati diventano rispettivamente

2 2 2 2
5+ 2 5− 2 7  3 49 9 40
  −  =   −  = − = = 10 .
 2   2   2  2 4 4 4

Rappresentazione di potenze

Tutti i quadrati (e anche le potenze maggiori) di numeri naturali sono esprimibili come
differenze di quadrati di numeri interi.

Quadrati

Che succede quando il numero che vogliamo esprimere mediante differenze di quadrati è la
potenza di un altro numero intero?
Nel caso di quadrati indicato il nostro numero come n2 è sempre possibile scomporlo in due
modi: a = b = n e b = n2, a = 1 (se n non è un numero primo è possibile scomporlo anche
mediante i sui fattori). La prima scomposizione, introdotta nella (5), porta semplicemente
all’identità n2 = n2.
La seconda determina l’espressione:

2 2
 n2 + 1  n2 − 1
n = 
2
 −   (6)
 2   2 

Che fornisce la formula per ottenere le terne pitagoriche (α, β, γ interi tali che α2+β2=γ2),
per n dispari, con due termini consecutivi (es. 3, 4, 5 o 5, 12, 13). Nel caso di n pari la (6)
da dei numeri frazionari; è possibile comunque trovare numeri interi osservando che il
quadrato di un numero pari non è mai un numero del tipo P1 ed è quindi possibile trovare
dei divisori entrambi pari come, ad esempio a = 2, b = n2/2 (es. 4, 3, 5, per n2=16, o 6, 8, 10
per n2=36, o 8, 15, 17 per n2=64).
In questo caso si ottengono le terne pitagoriche nelle quali la differenza fra gli ultimi 2
termini (β e γ) vale 2.

Cubi

Nel caso di cubi, le possibili scomposizioni sono: a = n e b = n2 , oppure a=1 e b =n3 che,
sostituiti nella (5) danno rispettivamente:

 n ⋅ (n + 1)   n ⋅ (n − 1) 
2 2 2 2
 n2 + n   n2 − n 
n = 
3
 −   =   −  e (7)
 2   2   2   2 

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2 2
 n3 + 1  n3 − 1
n = 
3
 −   (8)
 2   2 

L’equazione (8) è analoga all’equazione (6) riportata per il caso dei quadrati e per la (8)
valgono le stesse considerazioni riportate per la (6).

Per quanto riguarda la (7) si osserva che le basi dei quadrati non sono altro che due numeri
triangolari successivi, in particolare l’n-esimo e l’(n-1)esimo numero triangolare, quindi il
cubo di n si può sempre esprimere come la differenza del quadrato dell’n-esimo numero
triangolare, meno il quadrato dell’(n-1)esimo numero triangolare.

Questa proprietà è anche dimostrabile sfruttando le proprietà dei numeri triangolari, infatti,
dal momento che Tn + Tn-1 = Qn = n2 (vedasi articolo “Spirali triangolari, quadrate e
piramidi”), mentre Tn - Tn-1 = n, segue che (Tn + Tn-1) *( Tn - Tn-1) = Tn2 - Tn-12 = n2 * n =
n3.

ALTRE CONSIDERAZIONI

La proprietà espressa dalla formula (7) determina anche il fatto che:

∑i
i =1
3
= Tn2 (9)

Infatti, esprimendo la serie di cubi consecutivi come differenze di quadrati di numeri


triangolari, si osserva che i quadrati intermedi si semplificano a due a due e rimangono solo
il primo e l’ultimo numero triangolare1:

∑i
i =1
3
= Tn2 − Tn2−1 + Tn2−1 − Tn2− 2 + ..... + T12 − 0 = Tn2 .

Potenze superiori

Nel caso di potenze superiori fra le possibili scomposizioni della potenza di n sono sempre
possibili quelle che danno origine a formule del tipo (6) o (8) che sono le uniche che
originano triplette di numeri (la potenza di n ed i due quadrati) fra loro primi.
Per tutte le altre scomposizioni è sempre possibile raccogliere un termine n a fattur comune
fra i tre numeri.

1
In allegato si riporta una visualizzazione grafica della (9)
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Allegato

n
Visualizzazione grafica della proprietà ∑i
i =1
3
= Tn2

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Immaginiamo di allineare i primi 4 cubi allineati con la diagonale lungo la bisettrice del
primo quadrante, come nella figura seguente:

A questo punto coloriamo con lo stesso colore dei rispettivi cubi le celle del sistema di
riferimento che costituiscono le proiezioni ortogonali della faccia di base di ogni cubo; il
risultato è visualizzato nella figura seguente:

Spostiamo quindi i piani superiori al primo di ogni cubo sui riquadri del colore
corrispondente; per i cubi di ordine dispari questo lo si può fare spostando i vari piani senza
suddivisioni, mentre per quelli pari occorre suddividere un piano a metà per riempire le
aree di colore corrispondente (nella figura, per il cubo di lato 4 sono rappresentate in colore
più tenue). Al termine di questa operazione il risultato diventa come visualizzato nella
figura seguente:

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Come si nota i diversi cubi sono stati tutti quanti “ridotti” a quadrati; in particolare a
quadrati di numeri triangolari.

In questo modo si può “vedere” il meccanismo di funzionamento della relazione


n

∑i
i =1
3
= Tn2 .

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