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ADOLESCENZA

Con il termine Adolescenza si indica una fase dello sviluppo, caratterizzata dalla complessità,
in cui le modificazioni somatiche, le vicende intrapsichiche e le dinamiche psicosociali sono
inestricabilmente intrecciate e interdipendenti.

Si tratta di una fase di trasformazione e di transizione che inizia con la pubertà per
concludersi con l’ingresso nel mondo degli adulti.

STANLEY HALL, nel 1904, ha definito l’adolescenza come una “nuova nascita”, caratterizzata
da un rinnovamento totale di tutti gli aspetti della personalità. A suo avviso, tra la vita mentale del
bambino e quella dell’adolescente vi sono molte differenze:
 Il bambino è interessato al monto esterno e ai suoi fenomeni. L’adolescente è orientato a
sviluppare una vita interiore.
 Per il bambino, i fenomeni del mondo fisico hanno valore per sé stessi o suscitano interesse
per le modalità del loro verificarsi. Per l’adolescente i fenomeni del mondo fisico sono
simbolo o manifestazione di stati d’animo e sentimenti.
 Per il bambino, la realtà ha una delimitazione spazio-temporale più o meno prossima. Per
l’adolescente le delimitazioni spazio-temporali si aprono all’infinito.

Hall definisce l’adolescenza come una fase di Storn and Stress: età delle tempeste emozionali,
degli innamoramenti, degli odi, della fiducia nelle proprie forze e disperazione per i limiti, dei
conflitti con i genitori e della propensione al rischio. Il passaggio dalla infanzia all’età adulta
avviene, dunque, in modo drammatico, con forti tensioni, spesso contraddittorie.

È questa un’età connotata da notevoli Compiti di Sviluppo. Tale nozione è stata usata per la prima
volta da R.J. HAVIGHURST in riferimento alle problematiche che incontrano gli adolescenti nei
vari momenti della loro vita e il cui superamento conduce alla felicità e al successo nell’affrontare i
problemi successivi. Alcuni compiti sono Ricorrenti (si presentano per lungo tempo o per tutta la
vita, ad esempio, farsi degli amici. A cambiare è solo il modo in cui vengono affrontati), altri sono
Non Ricorrenti (come, ad esempio, imparare a camminare). Alcuni compiti sono Universali,
mentre altri sono Specifici per società e definiti dalla cultura di appartenenza.

I principali compiti di sviluppo che l’adolescente deve affrontare sono legati alle dimensioni di:

 Identità: secondo ERIKSON il compito evolutivo principale dell’adolescenza è


l’acquisizione dell’individuo di una identità autonoma 1. A suo avviso, il processo di
formazione dell’identità si realizza attraverso il passaggio di alcune fasi; in particolare
nell’adolescenza il soggetto passa da uno stato di diffusione dell’identità ad uno stato di
acquisizione dell’identità. In questo periodo le relazioni sociali dell’adolescente si
moltiplicano, e quindi si moltiplicano anche le occasioni di identificazione. Accanto alle
figure primarie diventano oggetto di attrazione e interesse altri individui: alcuni di questi
sono persone reali con le quali l’adolescente condivide esperienze; altri sono personaggi
immaginari, come i protagonisti dello sport e dello spettacolo. Negli anni dell’adolescenza

1
Per la teoria di Erikson vedi capitolo sull’Identità.
viene così a strutturarsi una rete di molteplici relazioni che rispondono al bisogno di
autonomia dell’adolescente.

 Pubertà e sviluppo fisico: lo sviluppo fisico è il primo e più visibile cambiamento che si
realizza in adolescenza. Da notare che il corpo non è solo un insieme di organi e di funzioni,
ma una costruzione mentale complessa su cui poggia la base per l’adattamento alla realtà e il
fondamento dell’Identità personale. Questa costruzione mentale è detta, nell’ambito della
Neurologia, Schema Corporeo, che non è presente alla nascita, ma inizia a svilupparsi fin
dal periodo neonatale e una volta formatosi è punto di riferimento costante per tutta la vita.
In ambito Psicologico, tale costruzione mentale è detta Immagine Corporea: una
rappresentazione individuale del proprio corpo secondo dimensioni percettive, cognitive,
affettive e comportamentali.

La difficoltà dell’adolescente è quella di appropriarsi di un corpo che muta rapidamente. Tuttavia, i


cambiamenti non avvengono con uguale tempistica per tutti gli individui di una determinata età e
non riguardano tutti i distretti corporei di un individuo contemporaneamente.

 Logica, ragionamento e regole: I cambiamenti del modo di pensare negli adolescenti non
rimangono confinati nell’ambito strettamente cognitivo, influenzando esclusivamente le
modalità di apprendimento delle discipline scolastico-scientifiche, ma trasformano anche il
modo in cui l’adolescente guarda sè stesso, gli altri e il mondo.

Nel periodo adolescenziale si sviluppa quella forma di Pensiero, definito da PIAGET, Ipotetico -
Deduttivo o Formale2: il soggetto, intorno agli 11–12 anni, acquisisce la capacità di ragionare in
termini di ipotesi astratte e di formulare diverse alternative possibili deducendone anche le
conseguenze implicate. Potremmo dire che, nel periodo dell’adolescenza, il ragazzo scopre
l’elasticità del suo pensiero e la sua estensibilità: mentre il bambino investe buona parte della sua
energia sugli oggetti, sulle persone e, in generale, sul mondo fisico e sociale, l’adolescente investe
affettivamente la sua capacità di pensare questo mondo fisico e sociale.

 Prospettiva temporale: la capacità di pensare il possibile determina anche un ampliamento


della prospettiva temporale della propria esperienza: per l’adolescente non esiste più solo il
presente ma prende consistenza anche la dimensione del futuro con tutti gli aspetti ad essa
collegati, come i desideri circa quello che vuole fare da grande, le paure, le aspettative
proprie e degli altri ecc.

 Sviluppo morale3

Esiste, in età adolescenziale una tensione verso il nuovo, un desiderio di fare prove ed esperienze di
ogni genere, ma il nuovo è anche fonte di paura, di inadeguatezza, di non essere all’altezza dei
compiti che si prospettano. Esiste pertanto un’ambivalenza verso il cambiamento, la voglia di
provare e quella di trovare un rifugio noto e tranquillo (es. si chiudono in camera). Questa
oscillazione affettiva fra atteggiamenti contrari si riflette direttamente nella relazione conflittuale e
nelle discussioni che si accendono con i genitori, che sono solo apparentemente politiche, morali o
filosofiche.
2
Per la teoria di Piaget vedi tema sullo Sviluppo Intellettivo
3
Vedi tema sullo Sviluppo Morale
Il ruolo rivestito dalla Famiglia nelle dinamiche dell’adolescente si è reso evidente soprattutto negli
ultimi anni a causa delle mutate condizioni socioeconomiche che hanno prolungato la permanenza
dei ragazzi nel nucleo familiare.

Il rapporto Genitori-Figli può essere considerato un lungo processo di Negoziazione. Perché? I


cambiamenti che vive l’adolescente non lasciano immutato il contesto familiare, anzi, le nuove
esigenze necessitano di una rinegoziazione reciproca delle distanze interpersonali. Tale
rinegoziazione presuppone un ruolo attivo non solo dell’adolescente ma di tutti i componenti della
famiglia. Non si tratta di una rottura di legami, ma di una sorta di adattamento in seguito agli
elementi di novità portati dall’adolescente.

Secondo SCABINI (2000) l’atteggiamento più adeguato dei genitori per far fronte all’adolescenza
dei figli è quello di protezione flessibile, vale a dire un atteggiamento che consenta l’emergere
dei bisogni di autonomia e di differenziazione e, al contempo, sia sensibile ai bisogni di
dipendenza, protezione e appartenenza che, sebbene non sempre dichiarato in modo esplicito,
ancora esistono nell’adolescente. Questa flessibilità permette all’adolescente che si sta
sperimentando in diversi ruoli di fare ritorno nel nucleo familiare per confrontarsi, per elaborare le
sue esperienze e per ricevere dai genitori dei criteri-guida che gli serviranno per orientare le sue
scelte future.

Come l’esperienza di tanti genitori ci può insegnare, l’adolescente non sembra accettare
pacificamente i valori e i criteri-guida proposti dalla famiglia, ma non per questo si deve
considerare il ruolo genitoriale inutile poiché è grazie al confronto con le idee dei genitori che
l’adolescente capisce chi è e cosa è importante per lui.

Le esperienze di conflitto diventano per l’adolescente un’occasione per conoscere meglio sè stesso;
attraverso il conflitto, inoltre, l’adolescente ha la possibilità di apprendere alcune fondamentali
abilità sociali, quali: la capacità di comunicazione, l’ascolto, la negoziazione di punti di vista
differenti e le diverse strategie di risoluzione. Da alcune Ricerche, infatti, emerge che le relazioni
familiari prive di conflitto apparente possono essere indice di una conflittualità molto forte che
rimane inespressa perché il contesto non consente l’emergere di posizioni differenti. Appare quindi
evidente che, come il figlio adolescente, anche i genitori hanno di fronte a sé dei compiti di
sviluppo da affrontare. Con l’adolescenza dei figli anche ai genitori viene data una possibilità
evolutiva, paradossalmente proprio in una fase in cui essi spesso rischiano di sentirsi inutili.

NB. Queste nozioni sull’adolescenza sono solo il punto di partenza per strutturare un
discorso. Tutti gli approfondimenti sono insiti negli altri capitoli relativi all’area di Psicologia
dello Sviluppo. In base alla propria esperienza di Tirocinio si scelga l’ambito di maggiore
interesse.

Un ultimo appunto da fare riguarda i risvolti applicativi da un punto di vista clinico. È importante
tenere sempre presente il contesto di intervento (scolastico, diagnostico-terapeutico, orientamento,
ecc.) all'interno del quale si incontra l'adolescente; inoltre, occorre tenere a mente che i principi di
normalità e patologia non sono chiaramente distinguibili ma si definiscono e si compenetrano
reciprocamente in un'ottica dinamica, provvisoria, in continua evoluzione. Pertanto, qualsiasi
sintomo o problema di adattamento, dai disturbi alimentari agli insuccessi scolastici, deve essere
contestualizzato all'interno di un quadro di personalità composito e fluido. E' importante, quindi,
considerare complessivamente la struttura dell'individuo, cogliendone gli aspetti di rigidità e di
flessibilità e soprattutto riflettendo sul significato prognostico del sintomo rispetto allo sviluppo
ulteriore.

È fondamentale, inoltre, valorizzare le risorse, le potenzialità individuali e di rete, lavorando nella


direzione di un'alleanza costruttiva con l'adolescente e la sua famiglia. La diagnosi ed il processo
terapeutico con l'adolescente, proprio per le peculiarità della fase evolutiva che egli attraversa,
necessitano di modalità ed accorgimenti particolari e specifici, sia rispetto a quelli attuati con i
bambini, che a quelli realizzati con gli adulti. In primo luogo, è difficile individuare parametri
diagnostici definitivi e valevoli universalmente: alcuni sintomi e comportamenti che al di fuori di
quest’età assumerebbero chiare caratteristiche patologiche, in adolescenza possono addirittura
rivelarsi utili; pertanto, sopravvalutare l'importanza di alcune modalità comportamentali anomale è
talora eccessivo, così come all'opposto, è ugualmente rischioso sottovalutare alcune problematiche,
che spesso, proprio perché trascurate, assumono a volte connotazioni patologiche irreversibili.

Il terapeuta, nel momento in cui si inizi un trattamento con l'adolescente, dovrà essere accorto
nel non instaurare un rapporto che venga percepito come di "dipendenza", proprio in un
momento in cui il ragazzo sta cercando una sua identità ed un’autonomia rispetto ai legami
del passato. Allo stesso tempo, però, egli non dovrà contribuire a fomentare nell'adolescente l'idea
che il rapporto terapeutico sia casuale o episodico, poiché, oltre alla necessità di autonomia,
quest’ultimo desidera allo stesso tempo dei punti di riferimento e delle certezze emotivo-affettive.

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