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1.

TEODORO DI MOPSUESTIA (350 - 428)


 Allievo di Diodoro di Tarso e antiocheno come lui..
 Prete verso il 383, vescovo di Mopsuestia (Cilicia) nel 392.
 Rappresentante insigne dell’esegesi e della teologia antiochena. Dopo la sua morte fu coinvolto
nella controversia nestoriana perché considerato, come Diodoro, anticipatore della cristologia di
Nestorio.
 Condannato dal concilio di Costantinopoli del 553 (questione dei Tre Capitoli).
 Il nestoriano Ebedjesu (sec. XIV) ci ha lasciato un catalogo delle sue opere:
- tre trattati ascetici: Il sacerdozio, Ai monaci, La direzione perfetta (perduti - framm.);
- raccolta di lettere: Libro delle perle (perduto - framm.);
- opere teologiche: relative alla controversia ariana: Per Basilio, Contro Eunomio (ci resta
una descrizione di Fozio), Disputa con i Macedoniani ( in siriaco; si rifà ad un dibattito del 392 ad
Anazarbo); controversia apollinarista: L’assumente e l’assunto (perduto); questioni relativo al
libero arbitrio e al peccato originale: Contro la magia (Fozio); Contro i difensori del peccato
originale (Fozio); opera più importante: L’incarnazione in 15 libri contro anomei e apollinaristi
dove tratta problemi trinitari, cristologici ed antropologici (1905 scoperta in Oriente traduzione
siriaca ma dispersa duranti il 1914-18; restano molti frammenti in latino, greco e siriaco);
opere cristologiche: Omelie catechetiche 16 testi (1932 in siriaco) prime 10 argomenti trinitari e
cristologici di commento al simbolo di Nicea, le altre 6 spiegano il Pater, la liturgia battesimale ed
eucaristica. Esse presentano una teologia trinitaria in senso antiariano, una questione cristologica
che tiene conto della controversia apollinarista.
- Opere esegetiche: scrisse Commentari alla Genesi ( copiosi framm. dei cc. 1-3 ), agli altri
libri del Pentateuco, ai Salmi, ai Profeti maggiori e minori ( Commento ai Profeti minori
nell’originale greco ), a Giobbe, all’Esodo, all’Ecclesiaste; in una lettera precisa il suo pensiero sul
Contico dei Cantici; per il NT si sa di Commentari a Matteo, Luca , Giovanni ( Commento a
Giovanni in siriaco ), agli Atti, alle Lettere di Paolo ( Commento alle lettere minori di Paolo in
latino piu framm. del Commento alle 4 lettere maggiori ). Devreesse attraverso le catene, la
traduzione latina di G. d’Eclano e alre testimonianze, ha ricostruito il commento di T. ai Salmi 1 -
80.
 T. è un tipico rappresentante della tradizione antiochena: valorizza al massimo l’umanità
assunta dal Logos divino e la sua capacità di operare in modo autonomo. Un vero e
proprio soggetto, il Figlio di Davide, è in correlazione col Figlio di Dio, il Logos. Presenta
l’unione attraverso la terminologia dell’homo assunptus (inabitazione del Logos nel
tempio rappresentato dal corpo. Gli apollinaristi criticano questa cristologia così
divisionista, per questo T. profila l’unione fra le due componenti, umana e divina, con più
attenzione di quanto si usasse in ambiente antiocheno. Nega che si parli di due Signori e di
due Figli perché le due nature sono unite in modo ineffabile in un solo prosopon. l’unione
non distrugge le due nature e queste non impediscono l’unione. Per un alessandrino non
era sufficiente e poi prosopon ( = figura, aspetto esterno ) era meno impegnativo di
ipostasi per indicare l’unione. Nel Commento a Giovanni tratta di Cristo uomo e Dio come
due soggetti distinti l’uno dall’altro.
 T. fa precedere il commento di un libro della Scrittura da una introduzione in cui descrive i
caratteri di questo libro e tratta dell’autore e della cronologia. Osservazioni di carattere
storico, linguistico, grammaticale, più raamente dottrinale. Ricusa di dare interpretazioni
allegoriche. Non nega che alcuni passi dell’AT sono da intendere come prefigurazione del
NT: typoi .Egli precisa che un fatto dell’AT, per essere considerato typos di un fatto del NT,
deve presentare somiglianze con esso, riuscire utile al suo tempo ed esprimere una realtà
inferiore a quella futura. T. tende a considerare l’economia dell’AT chiusa, quella del
monoteismo giudaico, in contrapposizione al politeismo pagano e al trinitarismo cristiano del
NT. Dottrina delle due età: quella presente, del peccato, e quela futura, della liberazione e
della felicità, e nella presente innaugurata dall’incarnazione di Cristo, l’anticipazione dell’età
futura; per questo T. legge il NT piuttosto in proiezione del futuro che non in continuazione
del passato. In reazione all’allegorismo alessandrino minimizza la presenza di Cristo nell’
AT.Tende a contrapporre i due Testamenti ( Legge / Grazia; uomo vecchi / uomo nuovo ), in
linea con Paolo. Per il NT non ha problemi perché non richiede altro che una interpretazione
letterale. (dal DPAC, articolo di M. Simonetti).

2. CIRILLO D’ALESSANDRIA ( 370/80 - 27 giugno 444)


 Si dedicò alla vita religiosa.
 Nipote del vescovo Teofilo. Nel 403 partecipò al sinodo della Quercia che depose il Crisostomo.
 17 ottobre 412 è vescovo di Alessandria.
 417, per esigenze politiche, riammete Crisostomo nei dittici della sua chiesa.
 429 in varie lettere criticò le posizioni cristologiche di Nestorio.
 430 sia C. che Nestorio ricorrono al papa Celestino e Roma, a seguito di un concilio tenutosi
nell’agosto 430, condanna Nestorio. C. nel comunicare al Patriarca di Costantinopoli la

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decisione romana, correda la lettera di 12 anatematismi. Nestorio ricorre all’imperatore
Teodosio II per convocare un concilio.
 431 indetto il concilio ad Efeso. 22 giugno C. inizia i lavori senza aspettare l’arrivo dei vescovi
antiocheni e ottenne la condanna di Nestorio. Quattro giorni dopo giungono i vescovi capeggiati
da Giovanni d’Antiochia, favorevoli a Nestorio e condannano C. Teodosio II dichiarò deposti
sia C. che Nestorio. Ma il 30 ottobre C. riesce ad entrare in Alessandria da trionfatore.
 433 conciliazione tra C. e antiocheni che abbandonano Nestorio mentre C. lascia cadere gli
anatematismi.
 438 - 440 contribuì agli attacchi contro Diodoro di Tarso e di Teodoro di Mopsuestia come
precursori della dottrina di Nestorio, ma ritrattò di fronte alla protesta di Giovanni d’Antiochia.

- Scritti esegetici sull’AT: L’adorazione e il culto di Dio in spirito e verità 17 libri,


interpreta, in riferimento a Cristo, il Pentateuco, lo stesso materiale e riesposto nei 13 libri di
Glaphyra; Commenti a Isaia e ai Profeti minori, interpretazioni di carattere globale; attraverso le
catene alcuni frammenti si Salmi, Cantico e Proverbi.
Interpreta l’AT leggendolo in chiave cristologica: anticipazione simbolica ( typos ) o profetica di
Cristo e della chiesa. I criteri che usa sono prettamente alessandrinio. Diversi livelli interpetativi:
letterale, tipologico, morale; integra il testo della LXX con traduttori greci e testo ebraico. Tiene
conto, nelle sue esegesi, della critica mossa dagli antiocheni all’eccessivo allegorismo alessandrino
e limita l’allegoria ai passi che meglio vi si adattano.
- Scritti esegetici sul NT: completo solo il Commento a Giovanni, dove C. pur non
abbandonare l’interpretazione di tipo simboliche, concede parte molto larga all’interpretazione
letterale, con evidenti interessi per la dimenzione dottrinale del testo evangelico; largamente
incompleto il Commento a Luca ( raccolta sistematica di omelie ); attraverso le catene frammenti
su Matteo e su varie lettere di Paolo.
- Scritti dottrinali: prima del 429 combatte l’arianesimo con due opere simili, Tesoro sulla
santa e consustanziale Trinità e La santa e consustanziale Trinità dove C. accetta la formula
trinitaria dei Cappadoci: una ousia divina articolata in tre ipostasi; Per la santa religione dei
cristiani contro i libri dell’empio Giuliano ( tra il 433 e l’anno della morte ) confuta il Contro i
galilei di Giuliano più di 70 prima.
 Posizione del primo Cirillo .
Cristologia in linea con quella di Atanasio e della cristologia ‘logos - sarxe. Suo
principale maestro è Atanasio.
Non riconosce l’anima di Cristo quale fattore teologico fino all’apparire di Nestorio.
Thesaurus e Dialoghi nessuna indicazione di riconoscere in Cristo una scienza umana
o lo sviluppo di una intelligenza umana.
Il Logos è la potenza spirituale di Gesù, il progresso dell’uomo Gesù non è altro che
una graduale rivelazione della potenza del Logos. Assieme ad Atanasio riconosce le
reali sofferenze della carne, e non reali le sofferenze della psyché. Anche la carne
riceve i doni, la santità e la gloria.
Contro gli ariani non pensa mai di attaccare il principio cristologico fondamentale sul
quale essi si basano, che fa del Logos l’anima di Cristo. Egli contesta solo le
conseguenze.
L’apollinarismo e la lotta della chiesa contro di esso sembrano essere ignorati dal
giovane C..

- Scrtti dottrinali: prima attività di C. contro Nestorio si appoggiò su alcune lettere: la


seconda Ep. 4 equilibrata esposizione della cristoloia di C., accettata da Efeso e da Calcedonia; la

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terza Ep. 17 contiene 12 anatematismi; nel 430 pubblica 5 libri Contro Nestorio; risponde alla
confutazione di Andrea di Samosata e di Teodoreto di Ciro che avevano fatto ai suoi anatematismi
con Contro i vescovi orientali e la Lettera a Evopzio; ancora sull’argomento la Spiegazione dei 12
anatematismi; Tre testi Sulla vera fede indirizzati a Teidosio II, il secondo e terzo indirizzati alla
moglie e alle sorelle dell’imperatore ( 430 ); successivamente la Difesa dell’imperatore; gli
Scholia de incarnatione unigeniti ( 431, in traduzione latina ) dove chiarisce il modo dell’unione
in Cristo della due nature, senza confusione e senza divisione; Cintro Diodoro e Teodoro ( 438,
copiosi estratti ); Contro coloro che non vogliono ammettere che la S. Vergine è Madre di Dio e
Cristo è uno solo; Ep. 39 a Giovanni d’Antiochia dove si rallegra per l’unione del 433; Epp. 45 e
46 a Successo, e la 40 ad Acacio di Melitene.
 Posizione del secondo Cirillo.
La sua soluzione e pittosto la mia physis ( mia physis tou theou logou sarsekomene: una
sola natura del logos incarnato).
C. è dominato da un’intuizione che ha il suo fondamento in Gv 1,14 e nel credo di
Nicea.
Nestorio accentua la distinzione senza tuttavia negare l’unità di Cristo; al contrario, C.
mette al primo posto l’unità senza essere capace di interpretare la distinzione.
Soluzione cristologiche di C.:
 Le hypostaseis oppure physeis di Cristo non possono essere divise dopo
l’unione;
 Gli idiòmata ( caratteri ) non possono essere divisi tra due persone o due
ipostasi ( o due physeis indipendenti ), ma devono riferirsi tutti ad una sola persona,
alla mia hypostasis ( physis ) tou theou logou sesarkoméne;
 Il Logos è unito alla carne, che egli ha assunto, kat’hypostasisn. Questa
espressione significa semplicemente che la natura o la hypostasis del Logos, cioé il
Logos stesso, è compreso ed è in realtà un solo Cristo, il medesimo Dio e uomo, poiché
egli si è unito veramente ad una natura umana senza alcuna alterazione o confusione.

3. NESTORIO ( 381ca. - vive ancora nel 451)


 428 vescovo di Costantinopoli.
 Nato a Germanicia ( Siria ), di formazione antiochena, forse allievo di Teodoro di Mopsuestia.
 Fu monaco e poi prete.
 Disapprovò pubblicamente l’uso ormai invalso nel popolo di definire Maria Madre di Dio
( Theotocos ) preferendo il titolo di Christotokos .
 Dopo la condanna da parte di Teodosio II N. si ritirò in un monastero di Antiochia e al suo posto
fu eletto a Costantinopoli Attico.
 Nel 433 cirillo e Giovanni d’Antiochi giunsero alla riconciliarione con la formula di fede
approvata da ambo le parti ( Atto d’uniona ). N. fu allontanato da Antiochia ed esiliato, prima a
Petra e poi nella grande Oasi, nel deserto libico.

N. Fu accusato di dividere Cristo, di affermare due Cristi e due Figli, coié l’uomo e il Dio, di
rinnovara l’adozionismo di Paolo di Samosata, in quanto avrebbe concepito solo come esteriore
l’unione in Cristo dell’uomo e del Dio. N. negò sempre la fondatezza di tali accuse e accusò Cirillo
di essere apollinarista.

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Non è semplice precisare la dottrina di N. sulla base di quanto ci è rimasto di lui: qualche lettera e
omelia, e frammenti, soprattutto di omelie, stralciati dai suoi nemici, rimontanti all’inizio della
controversia, e il tardo Libro di Eraclide ( in siriaco )dove affermò la congruenza della sua dottrina
con quella del Tomus ad Flavianus di Leone.
 Preoccupazione di N., da buon antiocheno, è di salvaguardare, contro apollinaristi ed
ariani, l’integrità della natura umana di Cristo intesa come completa personalità, capace
di libera iniziativa, là dove gli alessandrini la riducevano a mero strumento passivo del
Logos.
- Tiene accuratamente distinte le proprietà delle due nature e gli appellativi che ad
esse si riferiscono: ecco perché preferiva per Maria l’appellativo di Christotokos.
- Rifiutò l’accosa di predicare due Cristi, ribadendo costantemente l’indivisibilità e
l’unità di Cristo, il Logos incarnato. Per indicare l’unione delle due nature, parla
danche di unità ( hénosis ) ineffabile, ma preferisce synápheia ( =congiunzione ), per
evitare che l’unione fosse considerata mescolanza.
- Adotta la terminologia tradizionale di Antichia, e parla di uomo assunto dal Logos, di
tempio in cui ha preso dimora il Logos, cioé una terminologia che rivela la distinzione
in Cristo fra l’uomo e il Dio.
- N. non può accettare le formule cirilliane di unione di natura, di unione di ipostasi in
Cristo: per lui infatti una natura non ha sussistenza, concretezza reale se non è anche
una ipostasi.
- Preferisce parlare di unione kat’eudokían ( = per compiacenza, condiscendenza ),
tacciata dagli avversari di adozionismo ma che va intesa come unione volontaria del
Logos con l’uomo.
- N. ha parlato sipetutamente di prosopon in cui si uniscono le due nature. Difficile
precisare questo concetto: Prosopo in latino significa persona ma ha una connotazione
di apparenza, di aspetto esterno.
- Nel Libro di Eraclide parla di scambio di prosopa in Cristo, nel senso che una delle
due nature si serve del prosopon dell’altra come fosse il suo. Questo ha fatto pensare
ad una tardiva accettazione della comunicatio idiomatum rifiutata anni prima nella
risposta alla seconda lettera di Cirillo.

4. TEODORETO DI CIRO (Antiochia di Siria 393 - 466 )

 Allevato in ambienti monastici siriani. Alcune tradizioni non provate, vogliono Giovanni
Crisostomo e Teodoro di Mopsuestia tra i suoi maestri, Nestorio e Giovanni d’Antiochia tra i
suoi condiscepoli ( Tllemont ).
 423 vescovo di Ciro pressso Antiochia.
 430 prende le difese di Nestorio contro gli Anatematismi di Cirillo con una confutazione degli
stessi richiestagli da Giovanni d’Antiochia.
 433 T. impegnato quasi interamente in prima persona a redigere la formula di conciliazione, ma
questo nonlo condusse ad una sua personale adesione perché si richiedeva la condanna di
Nestorio.
 447 compone l’Eranistes ( = il Mendicante) o Polimorphos ( = l’uomo dalle molte forme ):
opera di grande portata teologica, composta per confutare la dottrina monofisita di Eutiche.

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 449 T.registra la forzata assoluzione di Eutiche; viene deposto dalla sua sede episcopale e vi
verrà restituito da Calcedonia nel 451, nel quale accettò di sottoscrivere la condanna di Nestorio.

 Opere:
 Storia religiosa o Costume di vita ascetica raccolta in trenta capitoli
della biografia di 28 monaci e tre donne.
 Graecarum affectionum curatio ultima delle apologie cristiane,
scritta nel primo periodo del suo episcopato, assieme ad altre
confutazioni contro ebrei, ariani, macedoniani e marcioniti.
 Reprehensio duodecim capitum seu anathematismorum Cyrilli
( perduto ) scritto nel 430 su richiesta di Giov. d’Antiochia e poi
condannato nel 553 dal V concilio ecumenico di Costantinopoli.
Attraverso la sconda dell tre apologie di Cirillo ai suoi
Anatemi:Epistula ad Euoptium adversus impugnationem duodecim
capitum a Theodoreto editam , abbiamo il testo di T. E’ il momento
delicato della controversia tra scuola d’Antiochia e scuola di
Alessandria, T. fa una sorta di riesame e di valutazione della
tradizione fino al suo tempo. Cirillo viene visto come dipendente da
Apollinare; allo stesso tempo viene additato il pericolo ariano di una
dottrina che non distingua nel Vrebo incarnato l’umanità dalla
divinità.
 De sancta et vivifica Trinitate e De incarnatione Domini del
periodo pre-efesino e pervenutici sotto il nome di Cirillo. Viene
invocata la tradizione atanasiana per distinguere teologia da
economia e su questa base si costruisce e si giustifica la cristologia
divisa. Importante il testo di Phil 2,5-8 per tale elaborazione.
 Il Pentalogus ( perduto ) del periodo post -concilio, in cinque libri,
dove attacca nuovamente Cirillo. Rimangono frammenti nella
Collectio Palatina e alcune citazioni greche nelle catene su Luca di
Niceta di Eraclea.
 Eranistes o Polymorphos in quattro libri è in forma di dialogo tra un
ortodosso e un monofisita ( dalle molte forme perché nella sua
dottrina si trovano parecchie eresie, dal docetismo
all’apollinarismo ). Esempio di compilazione di florileggi e di
utilizzazione ampia delle fonti: 238 passi di 88 diverse fonti
patristiche. Ci è giunta in una seconda edizione ampliata dopo
Calcedonia.

 Opere esegetiche:

genere dei commenti continui:

 Interpretazione dei Salmi, Commento al Cantico dei Cantici, ai Profeti


maggiori e minori, alle Cronache, alle Lettere di S. Paolo.

Commento elaborato a forma di domande e risposte:

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 sull’Octateuco e sui Libri dei Re

 Opere storiche:

 oltre alla Stiria religiosa, scrisse anche una Storia Ecclesiastica


che continua quella di Eusebio dal 323 al 428.
 Haereticorum fabularum compendium in cinque libri: i primi
quattro descrivono le eresie da Simon Mago a Nestorio e a eutiche;
il quinto comprende le principali dottrine eretiche messe a
confronto con l’insegnamento della chiesa.
 Sermoni : rimangono solo frammenti; Lettere: ne restano altre
200. Preziosa fonte storica delle vicende dell’epoca e documento
del suo impegno pastorale.

 Opere probabili:
 Expositio rectae fidei e Quaestiones et responsiones ad orthodoxos
due opere tramandate sotto il nome di Giustino, ma da vari studi
ricondotte all’ambiente antiocheno e a T..
 C’è un solo Figlio, N. S. Gesù Cristo anch’essa attribuita a T.

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