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Freu e il platonismo del suo triangolo

L’Edipo come eidos di ogni triangolo

Per Girard non vi è dubbio che Freud abbia immaginato il complesso di Edipo per
spiegare le rivalità triangolari: la donna, l’amante, il rivale. Il triangolo costituirebbe
una “riproduzione” del triangolo familiare.
“ La donna amata sarebbe sempre al posto della madre e il rivale al posto del padre;
l’ambivalenza corrisponderebbe ai sentimenti complessi che il padre ispira al
soggetto, nella sua qualità di rivale e nella sua qualità di padre. “1
Secondo Girard dietro alle categorie della psicoanalisi e al successo del complesso di
Edipo si troverebbero ragioni legate ad abitudini e concezioni che caratterizzano il
nostro pensiero da sempre. Freud, teorizzando il complesso edipico quale fattore
essenziale della nevrosi erotico–sessuale, darebbe ad un’idea platonica, ad un’essenza
archetipica una veste empirica collocandola in un punto del reale che in qualche
modo favorirebbe la sua imitazione. Così Girard ricostruisce il percorso teorico di
Freud:
“La prima idea dello studioso, la sua reazione quasi istintiva davanti a una
situazione simile, è che debba esistere da qualche parte un triangolo archetipico di
cui gli altri triangoli sarebbero la riproduzione…Poiché il materialismo moderno
vieta di collocare il triangolo archetipico fuori dal mondo, in un regno eterno e
intelligibile delle idee, bisogna far scendere l’idea platonica nel mondo. Non si può
rinunciare ad essa, ma la si installa tra gli uomini.
E’ evidente che, in queste condizioni, il solo candidato possibile al ruolo di
archetipo è il triangolo familiare.” 2
Il triangolo freudiano possiede tutti gli attributi richiesti a tal scopo: originarietà,
esistenza e collocazione sociologica.

1
R. GIRARD, Delle cose nascoste fin dalla fondazione del mondo, Milano 1983, p. 426
2
Ibid, p. 430
41
“Sembra posto, sul limitare della vita, per svolgere proprio quel ruolo che Freud
vuole che svolga.” 3
Sintetizziamo meglio l’accusa di “platonismo” che Girard rivolge a Freud.
I triangoli patologici, di tipo erotico-sessuale, riproducono il triangolo edipico:
sussistono solo perché lo imitano. Che questo archetipo platonico prenda una forma
empirica non toglie che svolga la stessa funzione di una essenza che viene riprodotta
per imitazione. Per Girard il triangolo edipico è “inerte”; non contiene gli elementi
che possono condurre gli individui alla sua riproduzione. Dunque anche nella
versione freudiana empirico-materialista, il triangolo edipico rimane un archetipo che
può riprodursi solo per imitazione. Questo, in sintesi, il platonismo di Freud per
Girard. Ed inoltre certamente l’istinto di morte freudiano (quasi un elemento inserito
ad hoc), quasi con il compito di spingere il soggetto ad imitare e riprodurre il
triangolo familiare, svolgendo la funzione di demone platonico, porta acqua al mulino
di Girard.
Per Girard, dunque, i triangoli edipici familiari non forniscono la causa della loro
riproduzione, la loro riproduzione-imitazione manca sempre di una causa agente.

La radice quadrata di un triangolo non è un triangolo

Forse Girard, in questa sua critica, non tiene nella giusta considerazione il fatto che il
triangolo non è nell’Edipo, come d’altronde nel desiderio mimetico, un elemento
originario, ma si costituisce in un certo tipo di relazione tra tre individui. Per Freud il
triangolo edipico freudiano è frutto della libido oggettuale del bambino verso la
madre, e di una identificazione con il padre che poi sfocia in una rivalità. (Abbiamo
già enucleato le dinamiche edipiche nel capitolo sulla decostruzione del compleso di
Edipo.) Questi elementi danno vita al triangolo in questione, ma da esso non si può
dedurne la dinamica che lo costituisce. Della riproduzione dell’Edipo non si deve
chiedere conto al ‘triangolo’ ma agli elementi che lo costituiscono. Per Freud ogni

3
Ibidem
42
individuo è una “monade” i cui principi interni sono sufficienti a spiegarne lo
sviluppo; la libido e l’istinto di morte sono le due energie dal cui gioco dipendono le
dinamiche del soggetto. Il triangolo edipico è prodotto dall’azione di queste forze che
portano il soggetto a costituire certe relazioni con gli altri; pretendere dal triangolo la
necessità della sua riproduzione è come pretendere la causa dal suo effetto.
Certamente, se Freud avesse attribuito al triangolo edipico questa capacità di
riprodursi per imitazione, il suo archetipo sarebbe stato platonico, ma mi sembra, che
la dinamica del triangolo edipico trova la sua scomposizione come una molecola, nei
suoi atomi; è necessario consultare la tavola degli elementi per capirne le forze di
aggregazione. Il fatto che Freud si sia costruito una tavola degli elementi sbagliata
non basta a decretarlo platonico.
“Per me, non c’è altro che una sola e identica struttura in perpetuo divenire. Colui
che perseguita è sempre il modello-rivale.” 4
Per Girard, il modello rivale è l’elemento dinamico che orienta il desiderio come
triangolare e mimetico. Questo elemento, paradossalmente di tutta semplicità, fin
nella sua mancanza d’autonomia, libera la psicologia da tutte le essenze maligne e
benigne che essa aveva incorporato nel soggetto.
“Dire che il desiderio si stacca dall’oggetto per attaccarsi al modello in quanto
ostacolo è dire l’essenziale. Tutti i fenomeni da lei descritti o segnalati si riducono a
questo principio unico e possono sempre essere dedotti quasi a priori. Non
comprendendo questo fatto, vediamo dappertutto dei sintomi indipendenti o delle
sindromi, delle costellazioni autonome….C’è psicosi, insomma, quando non vi è
nulla di oggettivamente individuabile tra i doppi ma, agli occhi dello psicotico,
questo nulla è la totalità dell’essere che oscilla vertiginosamente tra lui e il suo
doppio.” 5
Questo è il livello in cui si annida il platonismo nella psicologia e del quale Girard
vede e decreta la fine.

4
Ibid, p. 422
5
Ibid, p. 423
43
“La concezione sostanziale del “folle”cede il posto a nozioni come quella di psicosi,
che non sono più precise ma che esprimono modificazioni dell’essere, piuttosto che
l’essere stesso.” 6
L’essere lascia il posto alle sue modificazioni, l’ideale all’esistenziale.

Fissazione e riproduzione

C’è un altro elemento che più che scagionare Freud dall’accusa di platonismo può,
all’interno della psicoanalisi, portare alla ri-produzione di triangolazioni morbose
come quelle che inducono Freud a immaginare il complesso di Edipo: il concetto
freudiano di “fissazione”. Il meccanismo della fissazione interviene nell’individuo
per il timore di affrontare l’angoscia che comporterebbe il passaggio allo stadio
evolutivo successivo. E’ vero che nel nostro caso gli individui si “fissano” in rivalità
angoscianti, ma sembrerebbe che, entrando in gioco l’istinto di morte, l’angoscia
della rivalità costituisca un approdo logico cui può ancorarsi questo meccanismo. Si
dirà che in questo modo assumiamo a regola tutto il platonismo della psicologia, ma
prima di rigettare come platonico il concetto di “fissazione”, sarà bene considerare
quanto questo si avvicina a quella fase della dinamica “mimetica” in cui il desiderio
si lega in modo non troppo evidente alla violenza, all’ostacolo costituito ormai dal
modello. Dietro all’alchimia freudiana c’era una consapevolezza delle dinamiche
psicologiche, un acume nell’osservazione che lo ha indotto a dare realtà concettuale a
tutti gli effetti della “mimesi radicale”, senza mai però riconoscervi il “desiderio
secondo l’altro” di cui parla. Certamente sia la “fissazione” freudiana che la saldatura
tra desiderio e violenza nel mimetico ratificano dei fenomeni che si offrono
all’osservazione, le cui cause risiedono nei meccanismi psicologici stessi. Si può
immaginare solamente una “relazione simbolica” tra gli elementi che in questi
processi vengono a saldarsi. La fissazione freudiana, agendo insieme all’istinto di
morte, sembra svolga la funzione di fissare nell’individuo, al livello inconscio, certi
elementi comportamentali che poi diverrebbero un “tratto” del suo carattere. Freud
6
Ibid, p. 424
44
per venire a capo delle dinamiche psicologiche che osserva ipostatizza molti dei modi
di “essere” degli psicotici in “essenze” e “meccanismi” che prontamente reinserisce
nei malati. Non riconoscendo il desiderio come “mimetico” e la coappartenenza di
modello e ostacolo elabora in chiave empirico-materialista quella che era una analisi
funzionale, impiantando nel soggetto, attraverso la sua teoria psicoanalitica, le
funzioni che osserva sotto forma di “principi” e “meccanismi”. La fissazione, presa
nell’impianto teorico freudiano potrebbe giustificare la riproduzione di certi
atteggiamenti psicotici, ma come non manca di rilevare Girard, l’ascendente
platonico degli elementi della psicologia è evidente. Dunque più che al “triangolo
edipico” la critica di Girard va rivolta agli elementi che lo costituiscono, quegli elenti
in cui le scienze psicologiche stesse si articolano, come Girard fa in Delle cose
nascoste fin dalla fondazione del mondo, nel capitolo La fine del platonismo in
psicologia.
Freud, Foucault e Girard

Più interessante sarebbe esaminare l’ipotesi di Michel Foucault sulle funzioni svolte
dalla psicoanalisi freudiana all’interno di quello che lui chiama il “dispositivo di
sessualità”. Nel suo saggio La volontà di sapere si cerca di chiarire il modo in cui,
nelle società occidentali moderne, la produzione di discorsi a cui si riconosce un
valore di verità (scientifici), si inserisce all’interno di tutte quelle tecniche di potere-
sapere in cui la nostra cultura si articola.
Per Foucault la psicoanalisi gioca un ruolo chiave nel dare alla famiglia la sua forma
attuale; da struttura sociale, economica e politica, di alleanza che escluderebbe la
sessualità, o almeno la tiene a freno, e ne accoglie solo le funzioni utili, passerà a
fornirle radici e ne costituirà la base permanente.
“ La famiglia è il punto d’articolazione della sessualità e dell’alleanza: traspone la
legge e la dimensione giuridica nel dispositivo di sessualità, e traspone l’economia
del piacere e l’intensità delle sensazioni nel regime dell’alleanza… Ma in una società
come la nostra, in cui la famiglia è il centro più attivo della sessualità…l’incesto,…

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occupa un posto centrale; vi è sollecitato e rifiutato incessantemente, oggetto di
orrore e di attrazione, segreto temuto e giuntura indispensabile. Ci appare come quel
che è profondamente vietato nella famiglia nella misura in cui essa funziona come
dispositivo d’alleanza, ma è anche quel che è continuamente richiesto perché la
famiglia sia un luogo d’incitazione permanente della sessualità.” 7
“Ma ecco che la psicoanalisi ritrovava nel cuore stesso di questa sessualità, come
principio della sua formazione e cifra della sua intelligibilità, la legge dell’alleanza,
i giochi confusi delle nozze e della parentela, l’incesto. La garanzia che al fondo
della sessualità di ciascuno, si ritrovasse il rapporto genitori-figli…Non c’era
rischio che la sessualità apparisse, per natura, estranea alla legge. Essa non si
costituiva che attraverso quest’ultima…con la psicoanalisi, è la sessualità che dà
corpo e vita alle regole dell’alleanza saturandole di desiderio.” 8
Certamente la psicoananalisi giunge quando ormai le aristocrazie difendono con i
denti e con le unghie i loro privilegi a fronte di una borghesia che, come testimoniano
le opere di Stendhal e Proust, si contende l’ingresso nei santuari mondani della
nobiltà senza esclusione di colpi. I matrimoni, il sistema di alleanza e conservazione
dei patrimoni della nobiltà, davano al sesso solo una funzione riproduttiva e al
desiderio concedevano al massimo qualche scappatella ricreativa, quasi un
complemento della propria regalità.
“…l’aristocrazia nobiliare aveva affermato la specificità del suo corpo, ma nella
forma del “sangue”, cioè dell’antichità delle ascendenze e del valore delle alleanze
matrimoniali; la borghesia invece, per darsi un corpo, ha guardato verso la sua
discendenza e la salute del suo organismo. Il “sangue” della borghesia fu il suo
sesso.” 9
Può darsi che la borghesia abbia avuto per sangue il suo sesso, ma il suo demone
doveva essere il suo desiderio. Un “desiderio infinito”, “metafisico”, come dice
Girard, a cui ogni oggetto di cui entrava in possesso lasciava solo la delusione e la
voglia di misurarsi con un ostacolo la cui potenza promettesse la conquista di quella
7
M. FOUCAULT, La volontà di sapere, Milano 1978, p. 96
8
Ibid, p. 100
9
Iibid, p. 111
46
“pienezza d’essere” divina, e imperturbabile, di quella regalità che possedendo tutto
non può desiderare più nulla e cui tutti fanno omaggio del proprio desiderio, come si
offre il proprio anelito più segreto ad un santo da cui ci si aspetta una grazia. Che il
desiderio metafisico, attraverso le rivalità che produce, producesse effetti devastanti
sull’individuo lo testimonia l’interpretazione della letteratura di Girard; l’inferno
dostoevskijano di odio e sangue dei suoi personaggi del sottosuolo ma anche le
perfide bassezze dei salotti proustiani parlano di un mondo ossessionato dalle rivalità
che portavano l’uomo a infrangere il senso stesso della legge morale.
Ci dice Foucault che tutto un proliferare di discorsi ha investito il desiderio:
solidificazione di una sessualità disparata e costituzione di dispositivi suscettibili non
solo d’isolarla, ma di evocarla, di suscitarla, di fissarla in centri d’attenzione, di
discorsi e di piaceri. Questo evocare, suscitare e incitare rischiava di scardinare
l’istituto stesso della famiglia, già la letteratura aveva focalizzato la sua attenzione sui
contraccolpi che questo esacerbamento del desiderio produceva sull’individuo, la
psicoanalisi secondo Foucault, ha ricondotto il desiderio sotto la legge .
“…qui lo sforzo freudiano per dare come principio alla sessualità la legge
dell’alleanza, della consanguineità proibita, del Padre-Sovrano, cioè per convocare
intorno al desiderio tutto il vecchio ordine del potere.” 10
Ci ricorda Girard che Freud, nella formulazione del complesso di Edipo, si basa
sull’osservazione dei rapporti triangolari nei malati o quali sono ambientati in opere
celebri come quelle di Dostoevskij.
Il desiderio freudiano edipico, la sua vocazione “agonistica”, il suo cozzare
sull’ostacolo per superarlo, il suo oggetto proibito sembrano un po’ la radiografia di
una borghesia rampante, protesa verso la sua espansione, preda di ambizioni
inconfessabili che portano a rivalità ossessive.
Il triangolo edipico più che dal “mondo eterno ed intelligibile delle idee” sembra
preso tutto dall’aldiquà; condensa tutti i fenomeni della buona borghesia in cui si
muoveva Freud, ma naturalmente gli resta nascosto l’elemento che con la sua
ambivalenza porta l’individuo quasi ad uno sdoppiamento della personalità; il
10
Iibid, p. 133
47
modello-ostacolo del meccanismo mimetico, come nascosta e inconfessabile resta
alla borghesia la sua sfrenata ambizione di raggiungere quell’aristocratica posa
flemmatica, quella regale indifferenza, quella divina pienezza di chi non avendo
niente da desiderare può solo essere l’oggetto del desiderio.
La psicoanalisi è una radiografia del suo tempo fatta con uno strumento non
abbastanza potente e il tentativo di ricondurre il desiderio sui binari della legge, di
controllare il desiderio depurandolo dei suoi elementi patogeni per confinarli
nell’inconscio.
Riprendendo la precisazione metodologica di Girard ai suoi detrattori, dovremmo
imputare a Freud di restare troppo attaccato ai dati osservativi e di ricorrere ad un
meccanismo causale in analogia al fenomeno osservato, senza guadagnare quel
distacco necessario per introdurre l’elemento estraneo (l’ipotesi) che poteva
consentire di leggere i dati osservativi eterogenei come un sistema, permettendo in
questo modo un controllo più puntuale dell’ipotesi. Mi pare che l’atteggiamento
freudiano sia più prossimo ad un eccesso di empirismo piuttosto che al platonismo.

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