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IL DOPOGUERRA IN FRANCIA E L’ARTE INFORMALE

TRA FRANCIA E ITALIA


La situazione del secondo dopoguerra francese, risultava essere
molto articolata, poiché il clima culturale era attraversato dalla
filosofia esistenzialista, che trovava nel filosofo Jean-Paul Sartre
il suo maggior teorico. Secondo egli, l’uomo è citato in una realtà
difficilmente raggiungibile, infatti solo uscire fuori di sé trasforma
l’esistenza che si fa impegno civile e politico. A tale clima l’arte
contribuisce con i propri strumenti, proprio nella seconda metà
degli anni ‘40 si fa avanti una nuova ricerca artistica, definita dal
critico d’arte Michel Tapie “ART AUTRE” ossia ARTE INFORMALE,
una corrente di artisti che hanno stili e tecniche molto diverse tra
loro, ma accomunati dal rifiuto della forma. Questa è vista come
risposta artistica alla crisi morale,politica e culturale che aveva
portato la Seconda Guerra Mondiale. Questo tipo di arte la si
deve in primo luogo a Jean Fautrier, Jean Dubuffet e Wols. Le
opere erano caratterizzate da libere pennellate e segni istinti e
improvvisati. Quindi si può dedurre che il prodotto informale, sia
un puro atto di esistenza, libero da ogni atto di intenzionalità. Il
termine Informel è usato per la prima volta nel 1951, dal critico
francese sopracitato Tapié in occasione della mostra
“Vehémences Confrontées” per indicare un’arte, appunto, priva
di forma.
In primo luogo vi si ricercava l’intima identificazione dell’artista
con l’opera, effettuata attraverso il gesto del dipingere.
Questi artisti dunque rifiutano la forma per esaltare la materia.
Quest’ultima assieme al segno suggeriscono all’artista la
possibilità di trasformare la superficie del quadro in una texture
illimitata.
Si possono identificare diversi tipi di arte informale:
-Informale gestuale:
come principale precursore troviamo Pollock con il suo action
painting, che coincide con l’espressionismo astratto.
In Europa ricordiamo l’italiano Emilio Vedova, che dipinge su
vaste superfici assemblate come piccoli ambienti, e il francese
Georges Mathieu.
-informale materico:
questo si concentra sull’utilizzo di materiali inediti,considerati
dagli artisti i veri protagonisti delle opere.
In Italia il principale esponente è Alberto Burri, che ritaglia e
incolla su tela, ad esempio, i sacchi di iuta con cui in Italia
arrivavano le provviste per i soldati americani durante la
Seconda Guerra Mondiale. Questi materiali però non li lascia
inermi: egli rattoppa i sacchi, brucia la plastica e il legno con la
fiamma ossidrica, quasi come se volesse aggredire il dipinto. In
realtà il suo obiettivo è quello di costruire un’opera lasciando
parlare le forme, i colori e la consistenza dei diversi materiali.

Per quanto riguarda la Francia troviamo invece Jean Fautrier,


che dipinge la serie degli Ostaggi, un drammatico ricordo di
Guerra, stendendo tanti strati di colore sulla tela in modo da
formare una pasta alta che faceva somigliare i dipinti alle
sculture;
In secondo luogo troviamo Jean Dubuffet, attratto dall’art brut,
ossia l’arte spontanea, immediata, simile a quella che può fare un
bambino nella sua innocenza, oppure un malato mentale.

-informale signico:
Un quadro informale può essere segnico, cioè costituito solo da
segni, piccoli o grandi, a volte mischiati a disegni. L'artista scrive
sulla tela come su un foglio di carta, ma non segue l'ordine di
scrittura convenzionalmente usato: i segni si spargono sulla
superficie e ne risulta un quadro brulicante di piccoli tocchi di
colore o di inchiostro, come un percorso in un mondo misterioso,
in una fiaba, come un alfabeto indecifrabile. Ne sono importanti
esponenti il tedesco Wols , che dipinge l'esperienza vissuta in
prima persona nei campi di concentramento; l'italiano Giuseppe
Capogrossi, di cui sono celebri i grandi segni ripetuti tante volte,
che ricordano dei pettini rudimentali. In queste opere è facile
intravedere la presenza di simboli religiosi molto antichi, come i
totem: segni che ci affascinano per il mistero che li avvolge,
anche se non sempre ne comprendiamo in pieno il messaggio.
-spazialismo:
Un altro limite superato dalla pittura informale è l'idea di spazio in
pittura. Lucio Fontana (artista argentino ma di origine italiana)
esplora la possibilità di dare a questo linguaggio la terza
dimensione, la profondità o, addirittura, di mostrare che il quadro
continua oltre la sua superficie ritagliata e incorniciata,
estendendosi nello spazio come fosse infinito. In risposta,
Fontana decide di fare un gesto molto semplice ma provocatorio
in quegli anni: prende una piccola lama e incide un taglio al centro
della tela colorata, per suggerire che lo spazio non si ferma sulla
superficie dell'opera, ma la attraversa per continuare il suo
viaggio. I tagli di Fontana, insieme ai celebri buchi, sono quindi dei
gesti che liberano lo spazio, imprigionato da secoli nella sua
tecnica di rappresentazione, la prospettiva.

ESPRESSIONISMO ASTRATTO
L’ESPRESSIONISMO ASTRATTO è un movimento artistico
sviluppatosi in America, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Questo fu il primo fenomeno statunitense ad influenzare il resto
del mondo, infatti contribuì a spostare la capitale artistica da
Parigi a New York, quindi dall’Europa agli Stati Uniti. Le sue radici
sono l’espressionismo e la sua violenza artistica nel dipingere,
l’astrattismo di Kandinskij e il surrealismo dal quale prende lo
spunto della valorizzazione dell’ inconscio.
L’importante non è come appare l’opera finale, ma bensì come
essa viene realizzata e quindi il gesto e il movimento dell’artista.

Tra le diverse tendenze artistiche che troviamo in questo


movimento quello più importante è l’ACTION PAINTING ed il suo
maggior esponente è Jackson Pollock.
Egli inventa la tecnica del dripping che consiste nel far
sgocciolare il colore, o dal pennello o dal secchio, direttamente
sulla tela danzando su di essa, attraverso dei movimenti selvaggi
e violenti, liberando la sua creatività. Il risultato è un intreccio di
colori in cui è impossibile riconoscere forme collegate alla realtà.
CONTESTO STORICO ANNI 60
Gli anni 60 sono stati caratterizzati da molti cambiamenti,
proteste giovanile, rivoluzioni culturali e sociali che porteranno
molti artisti a percepire l’arte con occhi complemento nuovi e
soprattutto a trovare nuove strade per poter realizzare le loro
opere d’arte. Proprio in questo periodo con grande fermento e
ribellione i giovani contribuiranno a far nascere nuove correnti
artistiche come ad esempio la New Dada e la Pop Art.
In questa cornice l’arte in tutte le sue forme saprà cogliere i
riflessi della società o del singolo individuo, lasciando emergere
anche le inquietudini relative a tali cambiamenti. Il tema che
emerge in questo contesto storico è quello della solitudine come
riflesso di una condizione in cui il progresso sociale ed economico
detta la necessità di una riflessione sulla condizione umana. A
livello cinematografico due film di Antonioni ossia “La dolce vita”
del 1959 o “la notte” del 1961 racchiudono questa epoca
contraddittoria.

NEW DADA
Tra la fine degli anni 50 e l’inizio degli anni 60 diversi artisti sia
americani che europei, rispolverano canoni del Dada, creando
una nuova corrente artistica chiamata NEW DADA, dalle ricerche
per questo nascerà anche la pop art.
Questo movimento è fortemente ispirato al ready Made dadaista,
e nasce come reazione verso l’insofferenza per l’espressionismo
astratto che dominava l’arte in quegli anni.
La tecnica preferita dagli artisti di questa corrente era
l’assemblage, ossia la fusione tra pittura e scultura, si inserivano,
dunque, all’interno di composizioni formali oggetti “triviali è an-
estetici”.
Ovviamente a circa mezzo secolo di distanza le ragioni del New
Dada apparivano diverse rispetto a quello originario, infatti
l’atteggiamento provocatorio verso il pubblico del Dadaismo non
si riscontra più nella nuova corrente. La critica più grande
riguarda l’effimerità delle cose, e del loro consumo, come visto
nella mostra del 1961
“The art of assemblage” proposta al MOMA di New York.
Tra gli artisti troviamo:
- Robert Rauschenberg che realizza le sue opere attraverso la
“combine painting” ovvero quadri scultura realizzati con la
tecnica dell’assemblaggio.
I materiali assemblati sono oggetti scartati dalla società, come
foto, giornali, ritagli di giornali rielaborati con la pittura sulla tela.
I quadri diventano dunque tridimensionali, gli oggetti acquisiscono
un nuovo significato e ovviamente criticano la società
consumistica e l’utilizzo degli oggetti.
Una delle sue opere a fare più scandalo è “Monogram” del 1959,
un dipinto fatto di tanti ritagli con un animale imbalsamato
poggiato sopra.
Altra sua opera importante è “letto” del 1955 ossia un combine
painting formato da un vero e proprio letto sfatto come se fosse
stato usato, strappato e macchiato dal colore.

-Jasper Johns rappresenta i simboli della società contemporanea


statunitense.
Secondo la sua concezione il significato dell’opera è determinato
dalla modalità secondo cui il pubblico usa il quadro una volta
esposto.
Una delle sue opere più importanti è “Tre Bandiere” del 1958, ossia
tre bandiere di diversa dimensione sovrapposte.

NOUVEAU REALISME
Questo è un movimento artistico sviluppatosi negli anni 60 in
Europa, precisamente in Francia e poi diffusosi nel resto del
continente, ed è considerato il corrispettivo del New Dada.
Effettivamente è considerato così, poiché deriva anch’esso dal
Ready Made dadaista, rispetto a quest’ultimo però il Nouveau
Realisme risalta l’azione dell’artista e non l’oggetto in sè.
Gli oggetti utilizzati sono scarti della società che vengono riciclati,
riassemblati e accostati in una nuova forma e un nuovo
significato.
Lo scopo era quello di mettere in ridicolo la società consumistica
che spreca tutto in modo insensato.
Alcuni di questi artisti sono:
-Cesar Baldaccini che come peculiarità ha quella di comprimere
manufatti tecnologici attraverso una pressa idraulica,
trasformandoli in totem. La sua principale critica è rivolta alla
cultura dello spreco e alla produzione industriale di oggetti
destinati alla rottamazione a seconda dei capricci della moda.

-Jean Tinguely è il creatore di assemblaggi tra elementi che


insieme creano qualcosa di inutile e insensato. Con le sue sculture
fa una critica alla società dominata dalla tecnologia e delle
macchine che stanno sostituendo quasi del tutto l’azione umane
in quasi tutti gli ambiti. Quindi il suo scopo è quello di ridicolizzare
la macchina e il mito della società moderna.

-Mimmo Rotella è l’unico artista italiano a partecipare a questo


movimento francese e
raccoglie frammenti di manifesti murali lacerati, ad esempio li
stacca dai muri, li rompe con le spatole e con i coltelli e poi li
ricompone e li rielabora sulla tela; oppure sovrappone vari
manifesti, rompendo quelli posti sopra facendo emergere quelli
sottostanti.
Questo rappresenta la metafora del tempo che passa, del
consumo rapido di eventi, spettacoli, prodotti, umanità varia.
Tale tecnica inventata da lui prende il nome di decollage ovvero
sottrazione di pezzi e frammenti da un’immagine e quindi il
contrario del collage che è l’accumulazione di pezzi e frammenti
per creare un’immagine.

POP ART
Il movimento artistico della POP ART nasce in Inghilterra dopo la
Seconda Guerra Mondiale durante gli anni 50 e 60 del 900.
Coloro che gettarono le basi per quest’arte furono
Rauschenberg e Johns, ossia i pionieri del New dada. Il periodo in
cui si sviluppa questa corrente artistica, è caratterizzato da
un’enorme boom economico che porta allo sviluppo della
SOCIETÀ DI MASSA, ossia una società caratterizzata dalla
massificazione e dall’omogeneità, che ha perso gli antichi valori e
che è incentrata unicamente sul consumo. È caratterizzata da
diversi fattori, in primis dal consumo di massa, ossia produzione in
serie di prodotti commerciali, reso possibile dal progresso
tecnologico, la sua critica deriva dal consumo veloce e da ciò che
non viene più utilizzato solo perché non va di moda; dai mass
media poiché vengono utilizzati per comunicare a tutta la società
utilizzando un forte valore manipolativo a fine consumistico; il
terzo fattore è rappresentato dagli idoli dello star system perché
i mezzi di comunicazione hanno trasformato determinate
persone e dello spettacolo, della televisione e del cinema in veri
e propri idoli da venerare, un esempio è Marilyn Monroe.

Il termine Pop deriva dall’inglese “popular” che va intesa proprio


come “arte prodotta in serie. Quest’arte si avvale dello stesso
linguaggio utilizzato per le pubblicità, e quindi risulta così
perfettamente adatta alla società consumistica.
La POP ART dunque non critica apertamente il consumismo, ma
bensì lo rappresenta. Infatti gli artisti rappresentano ciò che
vedono e quello da cui sono circondati.

Il principale artista è Andy Wharol che rappresenta i miti della


società di massa, ossia gli oggetti tipici del consumo, come ad
esempio i grandi marchi commerciali o i divi del cinema,
rappresentandoli in serie.
Questo lo fa per evocare il bombardamento visivo dei prodotti
visto nelle pubblicità o negli scaffali o in televisione,
ricollegandosi anche alla catena di montaggio nelle fabbriche.
Lui vuole far arrivare l’ironica dimostrazione che l’arte diventa un
prodotto di consumo di massa.
Alcune delle sue opere sono: “bottiglie di coca cola “ del 1962 ,
“minestra campbell’s” del 1962 e “Marylin Monroe” del 1967.
Quest’ultima è la rappresentazione del volto della diva per 9
volte, ripresa dalla stessa foto. Nonostante questo non sono
identiche poiché l’artista modifica i colori sia dello sfondo, che del
volto stesso, e i colori sono molto accesi e vivaci.
L’artista vuole dissacrare l’immagine di un’attrice considerata
una diva è un mito, ma che in realtà non è nient’altro che una
comune donna come le altre.

Altro artista Roy Lichtenstein troviamo nelle sue opere fumetti e


vignette, che venivano utilizzati come pubblicità. Ingigantendo e
decontestualizzando questi, vengono fuori opere d’arte con forte
impatto visivo.
Queste sue opere sono caratterizzate da colori vivaci, segno
nero di contorno marcati e reti natura tipografica.
Due delle sue opere più importanti sono “M Maybe” del 1965 e
“Whaam!” del 1963

Ultimo da citare è Claes Oldenburg che si differenzia dagli altri


per essere uno scultore e non un pittore. Egli infatti realizzò
enormi sculture in materiali industriali colorati in modo sgargiante
e con dimensioni monumentali raffiguranti oggetti tipici del
consumo di massa.
Rappresenta una critica ironica alla voracità del consumismo che
sembra muoversi all’interno della società con una forza
devastante da gigante. Altra importante critica è rivolta al cibo
che viene ridotto a puro prodotto commerciale con il fine di
guadagno.

HAPPENING ART
Questa è una forma d’arte basata sulla comunicazione tra artisti
e pubblico rifacendosi a spettacoli futuristi e dadaisti.
Si sviluppa negli anni 60 a New York, e il suo precursore è Allan
Kaprow , infatti proprio dalla sua opera “18 happening in 6
parts” ,che espose a New York, deriva il termine con la quale è
denominato il movimento. L’opera è rappresentata da un evento
artistico in una sala divisa in 6 spazi separati, in ognuno di questi
venivano proiettate immagini e video accompagnati da musica e
alle persone era richiesto di interagire in modo attivo con lo
spazio artistico.
Questa forma d’arte interessò principalmente gli Stati Uniti, in
Europa si diffuse poco, infatti ne organizzarono pochi con finalità
politiche e sociali.
L’happening getterà le basi per la PERFORMANCE ART, che si
differenzia dalla prima solo perché in questa il pubblico non
interagisce in modo diretto, e quindi non contribuisce alla
realizzazione dell’evento artistico.

L’happening è caratterizzata dall’arte intesa come evento che si


svolge in tempo e luogo regali e quindi non è più intesa come
oggetto; si assiste all’eliminazione del confine tra arte e
spettatore ma soprattutto si assiste alla completa libertà e
improvvisazione artistica, poiché gli artisti non hanno uno schema
da seguire.

MINIMAL ART
La MINIMAL Art è una corrente artistica astratta nata negli anni
60 in America, diffusasi in tutto il mondo successivamente;
coinvolge sia la pittura che la scultura, che sono caratterizzate
da forme semplici ed essenziali, quasi impersonali.
Questa è nata in contrapposizione alla pop art, poiché appunto
rifiuta l’esuberanza delle pubblicità e delle immagini, proponendo
solo immagini semplici, primarie ed essenziali.
Fu il critico d’arte Richard Wolleheim a coniare il termine MINIMAL
art nel 1965, parlando di una riduzione minimale del contenuto
artistico, infatti fatta di oggetti non facilmente riconoscibili e da
forme anonime e impersonali. Questa forma d’arte prende
spunto dal Ready Made di Duchamp, infatti egli è colui che getta
le basi per questo movimento artistico.
Le caratteristiche principali sono la volontà di azzerare il
contenuto artistico portandolo quasi al minimo, l’anti-espressività,
l’impersonalità, la freddezza, la semplicità delle forme, l’utilizzo di
materiali freddi e innovativi.
Inoltre l’opera d’arte non deve rappresentare un decoro e
neanche trasformarsi in una merce di consumo.
Come scultori troviamo:
-Robert Morris che punta su oggetti influenzati dalla componente
concettuale di Duchamp, infatti egli sottolinea il rapporto tra
processo produttivo e oggetto.
Molte volte il suo obiettivo è quello di occupare lo spazio di
volumetrie che coinvolgono lo spettatore, invece altre volte
propone oggetti industriali dove la sistemazione geometrica è
alterata da interventi visivi;

-Richard Serra noto soprattutto per i suoi archi monumentali,


spirali ed ellissi, che impegnano lo spettatore in un’esperienza
alterata dello spazio;

-Tony Smith è un architetto che ha realizzato enormi strutture


geometriche dalle forme essenziali;

-Carl Andre gioca sulla presenza di materiali metallici utilizzati


come tappeto e quindi percorribili.

A livello pittorico:
-Frank Stella utilizza schemi concentrici ripetitivi, simmetrici. I suoi
quadri sono privi di cornice e consistono in strisce parallele divise
da linee sottili bianche.
La sua intenzione è quella di elaborare una nuova pittura
impersonale e oggettuale, di impatto visivo diretto, il cui processo
di realizzazione risulti evidente a prima vista in opposizione a
quella espressionista astratta, le strisce bianche risultano, inoltre,
disposte in modo geometrico e ritmico.

BODY ART
La BODY ART è una corrente artistica nata tra gli anni 60 e 70 in
America e in Europa, completamente rivoluzionaria poiché
utilizza direttamente il corpo dell’artista, enfatizzando la sua
forza espressiva. Infatti utilizzando il loro stesso corpo come
espressione artistica, riuscivano a liberare i loro tormenti
interiori senza alcun freno inibitorio.
Sono evidenti i legami sia con l’arte primitiva collegata a riti sacri
e rituali e all’happenings americani creato tra gli anni 50 e 60.
Gli artisti della Body Art esprimevano la loro interiorità,
soprattutto ansie, angosce e tormenti che facevano vivere la
loro vita in costante frustrazione, attraverso gesti e azioni
violente che rimanevano impresse negli spettatori.
Un esempio può essere l’esibizione del corpo nudo per mostrare
perversioni, omosessualità o narcisismo arrivando a compiere
gesti estremi come il masochismo.
Proprio per questi motivi veniva considerata un’arte oscena,
offensiva contro il pudore e il buon costume, creando forti
critiche e polemiche. Questa era un’arte che andava contro ogni
forma di regola sociale.

Gli artisti sono:


-Herman Nitsch un artista viennese che si esprime in azioni molto
violente, infatti egli creò il “Teatro delle orge e dei misteri” ossia
una performance a metà tra il rito satanico e l’orgia. Dinanzi a un
vasto pubblico finge di sacrificare gli animali squartandoli davanti
a tutti facendo colare la materia sanguinolenta su persone che si
fingevano vittime dei suoi sacrifici. Afferma che lo scopo delle
sue azioni è il coinvolgimento totale dei partecipanti che si
sentono poi liberati dalla violenza e dalle manie omicida
accumulate durante tutti i giorni.
Inoltre Nitsch utilizza il sangue di agnelli uccisi e lo cosparge nel
suo corpo come se egli fosse la tela e il sangue colore.
Lui e degli attori vengono anche crocifissi e cosparsi di sangue in
un gesto fortemente provocatorio e di puro masochismo.
Utilizza quindi la croce, il sangue e gli agnelli che sono simboli
della cristianità.

-Gina Pane è un’artista francese che in ogni sua


rappresentazione si esprime praticandosi tagli con lamette su
varie parti del corpo, come l'orecchio, la lingua o le mani. In altre
esibizioni si piantava spine di rose nelle braccia per esprimere
l'angoscia di un rapporto d'amore doloroso. Ogni dolore interno è
mostrato all'esterno come una ferita ed é inteso come nel
medioevo, come elevazione spirituale.
Nella sua opera “Azione Sentimentale” essa pratica una
performance in cui
è vestita con camicia,jeans e stivali tutti bianchi (colore simbolico)
e tiene in mano un mazzo di rose.
Essa durante la performance si taglia il braccio con una lametta
e stacca le spine delle rose e le infila nel braccio ed esce del
sangue rosso.
Con questa performance Gina Pane vuole esprimere il dolore e la
sofferenza che causa l’amore

-Vito Acconci si è servito di strumentazioni come il registratore e


il video e spesso ha cercato di ottenere effetti stranianti, sia da
se stesso che dal pubblico, mediante l’impiego di specchi fissati in
vari punti della stanza. Lo scopo primario delle sue
rappresentazioni è trovare la massima espressione attraverso il
corpo.
Per capire i suoi gesti bisogna conoscere i titoli delle sue
esibizioni o performances: in "Sfregando un pezzo" egli si è
seduto ad un ristorante ed ha cominciato a grattarsi un braccio
fino a farlo sanguinare. In "Opening" si è strappato tutti i peli
attorno all'ombelico per fare un po' di spazio. In altre
performance si mostra completamente nudo.

-Marina Abramovic è una delle artiste più famose del mondo, la


sua arte è considerata anticonformista, riflessiva, fuori dagli
schemi e profonda. Le sue performance invitano alla riflessione
su stessi e sul ruolo dell’uomo nel mondo e all’interazione tra gli
individui.
Nella sua opera “Lips of Thomas” porta il suo corpo all’estremo
proponendo una performance cruda in cui arriva a incidersi il
ventre, l’intento di questa tensione psicologica è quello di
suscitare una reazione e una partecipazione da parte del
pubblico.

PROCESSUAL ART E ARTE POVERA


L'arte processuale è un movimento, o più precisamente una
procedura artistica, che focalizza la sua attenzione sul processo
di creazione dell'opera. Si associa all'arte processuale anche
l'arte povera, movimento che si sviluppa in Italia a cavallo tra gli
anni '60/'70.
L'arte processuale affonda le sue radici nell'action painting di
Jackson Pollock e nel movimento Dada e si oppone alla staticità e
al carattere impersonale della Minimal Art.
L'arte processuale è dunque precisamente una procedura
artistica, che focalizza la sua attenzione sul processo di
creazione dell'opera. I temi del movimento sono la precarietà e il
cambiamento, tutto ruota attorno ai concetti di Serendipity e di
improvvisazione; l'artista si abbandona all'atto creativo e
l'oggetto d'arte diventa la testimonianza di questo processo.
Rientra in questo modo di intendere l'arte anche il movimento
Anti-Form; denominatore comune è il metodo del caso (chace
method, teorizzato dal musicista John Cage), che porta alla
creazione di opere non progettate o predeterminate, ma che
prendono vita tramite processi casuali. Le opere sono inserite in
ambienti aperti, diventano mutevoli, mai definite, si manipolano e
si sperimentano i nuovi materiali (plastica, resine, fibre sintetiche).

ARTE CONCETTUALE
Con Arte Concettuale intendiamo parlare di una di quelle correnti
artistiche, così come è accaduto anche per altri nuovi Movimenti
all'epoca che sono nate e si sono manifestate inizialmente negli
Stati Uniti d'America durante gli anni Sessanta e più precisamente
dopo l'anno 1965. Una celebre opera dell'Arte Concettuale è
conosciuta come “Una e tre sedie” dell'artista Joseph Kosuth
realizzata nel 1965 con una tecnica mista.
Si definisce arte concettuale qualunque espressione artistica in
cui i concetti e le idee espresse siano più importanti del risultato
estetico e percettivo dell'opera stessa.
Le prime esperienze "concettuali" furono rappresentate dai
movimenti Neo Dada e Minimal Art tra gli anni cinquanta e
sessanta: il primo, i cui maggiori rappresentanti, come Jasper
Johns e Robert Rauschenberg, divennero in seguito esponenti di
primo piano della Pop Art, fu caratterizzato dall'uso di oggetti
desunti dal quotidiano e inseriti all'interno dell'opera d'arte. Una
propensione simile distinguerà poco dopo e in senso già
profondamente concettuale anche le provocazioni neo-dadaiste
di artisti italiani come Piero Manzoni, noto per i suoi barattoli di
merda d'artista, Vincenzo Agnetti, Mario Merz, Maurizio Nannucci,
Giulio Paolini.
Gli Artisti Concettuali così come vengono chiamati coloro che
aderiscono a questa corrente si esprimono anche attraverso
delle fotografie, magari inserendo dei testi scritti o ancora
organizzando degli spettacoli e delle performance per
descrivere le idee e le loro opere.
Questi attraverso l'arte Concettuale si oppongono alla
mercificazione dell’arte stessa, al suo sfruttamento per il solo
scopo di un interesse personale e quindi di arricchirsi. Gli artisti
realizzano per questo motivo delle opere che non possono
essere vendute ma al contrario devono essere fruite solo
temporaneamente e in modo collettivo da tutte le persone.
Possiamo infine dire che nell’Arte Concettuale confluiranno altre
nuove forme di Arte come per esempio l’Arte povera o la Body
Art.

ARTE AMBIENTALE E LAND ART


Quest’altro tipo d’arte avviene all’interno delle ricerche della
seconda metà del 900 tra la fine degli anni 60 e parte degli anni
70.
Risulta ancora oggi difficile dare un’esatta definizione al termine
ambientale, poiché vedeva gli artisti tentare ad uscire dai luoghi
predefiniti e a tentare un approccio con lo spazio. Hal Foster,
critico d'arte statunitense contemporaneo in una sua citazione
dimostra come la locuzione “arte ambientale” si riferisca a
processi e risultati artistici anche molto diversi tra loro, alla cui
base vi è però il superamento della concezione di autonomia
dell'opera d'arte rispetto al contesto in cui viene collocata.
Germano Celant, critico d'arte italiano, afferma inoltre che tra
l'opera e il contesto vi sia uno scambio reciproco.
Contributi decisivi per quello che riguarda le installazioni
ambientali sono rintracciabili anche in alcuni interventi
d'allestimento compiuti da Marcel Duchamp: nel 1938 alla Galerie
des Beux-Arts di Parigi nel corso dell'Esposizione internazionale
del Surrealismo appende al soffitto più di 1000 sacchi di carbone;
mentre nel 1942 per la mostra “First Paper of Surrealismo”
tenutasi a New York riempie lo spazio con una fitta ragnatela
creata con 12 miglia di filo.

Lo spazio, come sottolineano alcuni titoli delle sue opere


(Ambiente spaziale con forme spaziali e illuminazione a luce nera,
Galleria del Naviglio, Milano 1949), diviene uno degli elementi
fondamentali nel lavoro di Lucio Fontana. L'interazione dello
spazio con “giochi di luce” è mirata a produrre un effetto di
spaesamento nello spettatore.

Termine usato prevalentemente negli anni '60 e '70, prima negli


Stati Uniti e poi in Europa, affine a Earth Art[3], che si riferisce ad
opere di grande scala, denominate anche “Earthworks”[4]
realizzate in territori naturali, ma non necessariamente
incentrate sulla tematica ecologica.

La Land Art comprende sia interventi che producono alterazioni


impercettibili o effimere, sia modificazioni dell'ambiente su scala
monumentale come gli scavi di Michael Heizer (‘'Double Negative'’,
1969-70), o la celebre ‘'Spiral Jetty'’ di Robert Smithson. Con il
termine Ephemeral Art si intende appunto quell'arte che viene
creata intenzionalmente per durare solo un breve lasso di tempo.
Questi lavori sono spesso lasciati degradare per effetto delle
condizioni ambientali naturali. Un'altra sottocategoria della Land
Art sono i Walking works: pratiche in cui l'artista usa l'atto della
passeggiata attraverso un ambiente come espressione artistica.
Celebre in tal senso è la linea retta causata dal passaggio
dell'artista Richard Long in un prato (‘'A Line Made by Walking'’,
1967).

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