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RICERCHE

STORICO
BIBLICHE
SEMESTRALE 2017 LUGLIO-DICEMBRE

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XXIX art. 1, comma 1, DCB Bologna

La riscoperta del Gesù ebreo


Atti del XVI Convegno di Studi Neotestamentari
(Napoli, 10-12 Settembre 2015)

a cura di
GIUSEPPE BELLIA – DARIO GARRIBBA
Scritti di
Giuseppe Bellia Frédéric Manns
Dario Garribba Enrico Norelli
Santiago Guijarro Mauro Pesce
Giorgio Jossa Piero Stefani

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Luglio-Dicembre 2017 raccoglie
ISSN 0394-980X Versamento gli Atti
ISBN 978-88-10-90645-3 sul c.c.p. 264408 dei Convegni di studio
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ASSOCIAZIONE BIBLICA ITALIANA

LA RISCOPERTA
DEL GESÙ EBREO
ATTI DEL XVI CONVEGNO DI STUDI NEOTESTAMENTARI
(NAPOLI, 10-12 SETTEMBRE 2015)

a cura di
Giuseppe Bellia – Dario Garribba

/RBS
SOMMARIO

GIUSEPPE BELLIA – Coscienza canonica e ambiente giudaico ... pag. 5

GIORGIO JOSSA – La riscoperta del Gesù ebreo. I limiti delle


precedenti ricerche e le aporie di quella attuale ........................ » 11

SANTIAGO GUIJARRO – L’ambiente galilaico, gli scavi di Magda-


la e il «documento Q» .................................................................... » 25

MAURO PESCE – Gesù alla ricerca di certezza e le forme di


mediazione della divinità nel giudaismo di età ellenistico-
romana ............................................................................................. » 57

FRÉDÉRIC MANNS – Jésus et le sabbat ........................................... » 109

DARIO GARRIBBA – Il tempio e le cause della morte di Gesù ... » 155

ENRICO NORELLI – Dal Gesù ebreo al Gesù del Vangelo secon-


do Tommaso: studio di alcuni casi ............................................... » 177

PIERO STEFANI – Gesù nelle fonti ebraiche: dal Testimonium


flavianum alle Toledot Yešu .......................................................... » 213

3
SANTIAGO GUIJARRO

L’ambiente galilaico,
gli scavi di Magdala e il «documento Q»*

Negli ultimi vent’anni, l’archeologia di Galilea ha fornito grandi


quantità di dati. Nonostante ci siano vari tentativi di sistematizzare
questa ingente mole di informazioni, non è facile elaborare una visione
d’insieme.1 Per questo motivo, in questo saggio ho scelto di concentrarmi
su uno scavo che considero particolarmente rilevante per ricostruire il
contesto del ministero di Gesù, cioè quello effettuato in questi ultimi an-
ni nell’antica città di Magdala. Dopo aver presentato i principali risultati
conseguiti dall’archeologia in questo sito, mi chiederò fino a che punto la
visione della Galilea che emerge da essi si rifletta nel «Documento Q»,
e come il confronto tra i due possa offrirci una migliore comprensione
dell’ambiente galilaico al tempo di Gesù.

1. GLI SCAVI DI MAGDALA

Anche se sono ancora poco noti, gli scavi effettuati negli ultimi
anni nell’antica città di Magdala rivestono un’enorme importanza per
la conoscenza della Bassa Galilea ai tempi di Gesù.2 Questi scavi hanno
riportato alla luce una buona parte della fiorente città che era ubicata
sulla sponda occidentale del lago di Galilea, a metà strada tra Cafarnao
e Tiberiade (figura 1). La città appare con il nome comune Migdal (Mig-
dal Saba’ayya o Migdal Nunayya) nelle fonti giudaiche, mentre nei testi

* Per l’apparato fotografico, l’editore è a disposizione degli aventi diritto che non
è stato possibile contattare.
1 La più recente sintesi sistematica è il lavoro in due volumi a cura di D.A. FIENSY

– J.R. STRANGE (edd.), Galilee in the Late Second Temple and Mishnaic Periods, Vol. I:
Life, Culture, and Society, Minneapolis, MN 2014; Vol. II: The Archaeological Record
from Cities, Towns, and Villages, Minneapolis, MN 2015. Si veda altresì l’eccellente sin-
tesi realizzata da U. LEIBNER, Settlement and History in Hellenistic, Roman an Byzantine
Galilee, Tübingen 2009.
2 Fortunatamente abbiamo già un bilancio provvisorio delle scoperte principali: R.

BAUCKHAM – S. DE LUCA, «Magdala as We Now Know It», in Early Christianity 6(2015),


91-118. Con più dettagli in S. DE LUCA – A. LENA, «Magdala/Taricheae», in FIENSY –
STRANGE (edd.), Galilee in the Late Second Temple and Mishnaic Periods, II, 280-342.

25
Figura 1 - Magdala nel contesto del lago di Genesaret.

greci è chiamata Taricheae, con chiaro riferimento all’industria del pesce


salato per la quale era conosciuta.
Le aree finora scavate estensivamente si trovano in due proprietà:
una a sud, che appartiene alla Custodia di Terra Santa e un’altra a nord,
che è stata recentemente acquistata dai Legionari di Cristo. L’area me-
ridionale fu già oggetto degli scavi eseguiti da Virgilio Corbo e Stanislao
Loffreda nel 1970, ma sono soprattutto le più recenti campagne che han-
no rivelato l’importanza di Magdala. In questa nuova fase, la zona sud è
stata scavata da Stefano De Luca che ha diretto le campagne tra il 2006 e
il 2012. Nel settore nord, invece, dopo che gli archeologi della Israel Anti-
quities Authority, Dina Avshalom-Gorni e Arfan Najjar, hanno scoperto
i resti di un’antica sinagoga, sono cominciate le esplorazioni sistematiche
a partire dal 2010 sotto la direzione di Marcela Zapata-Meza. In aggiunta
a questi scavi sistematici, rispettivamente a sud e a nord di entrambe le
proprietà, sono stati effettuati differenti sondaggi che hanno confermato
l’importanza e l’estensione di questo sito.3

3 Disponiamo di un rapporto dettagliato sul settore sud in S. DE LUCA, «La città

ellenistico-romana di Magdala Taricheae. Gli scavi del Magdala Project 2007 e il 2008.

26
Le relazioni archeologiche pubblicate fino a oggi consentono di far-
si un’idea solo provvisoria di come si presentava la città al tempo di Gesù
e della sua influenza nella regione dove si è sviluppato gran parte del suo
ministero. Tuttavia, i dati disponibili sono sufficienti per proporre una
revisione dell’immagine che convenzionalmente gli studiosi hanno avuto
su alcuni aspetti della Galilea. Non è questo il luogo per una dettagliata
trattazione di questi aspetti, quindi mi limiterò a citarne brevemente tre
che trovo più rilevanti: a) l’impronta asmonea della città; b) la fusione
culturale che rivelano le caratteristiche giudaiche ed ellenistiche dei suoi
edifici e di altri resti archeologici; c) gli indizi di un’intensa attività indu-
striale e commerciale.

a) L’impronta asmonea della città

Gli scavi realizzati a Magdala hanno mostrato quali furono le sue


origini e quale fu la sua evoluzione al tempo dei governanti asmonei ed
erodiani. Sebbene ci siano sporadiche indicazioni che in precedenza,
durante il periodo ellenistico, il sito era interessato da un qualche tipo di
insediamento, le strutture urbane e gli edifici principali sono del periodo
asmoneo. La fondazione della città coincide, di fatto, con l’inizio della
dominazione asmonea in Galilea.4
L’assetto urbano rivela che l’impianto fu attentamente pianificato.
Esso aveva una struttura ortogonale, con strade rettilinee che formavano
la griglia caratteristica delle città ellenistiche e romane. Il cardo, o via
principale (figura 2), correva in direzione nord-sud e costituiva parte del-
la strada carrabile che costeggiava la sponda occidentale del lago.5
Parallelamente a esso, c’erano altre vie, tutte trasversalmente at-
traversate da una serie di decumani, che correvano in direzione ovest-est
fino a raggiungere la riva del lago. Questa struttura urbana, che è per-
fettamente visibile nelle aree che sono state scavate a sud, è ugualmente

Relazione preliminare e prospettive di indagine», in SBFLA 49(2009), 343-562. Per gli


scavi a nord si veda il rapporto preliminare di D. AVSHALOM-GORNI – A. NAJJAR, «Mig-
dal Preliminary Report», in Hadashot Arkheologiyot: Excavations and Surveys in Israel
125(2013) (http://www.hadashot-esi.org.il/report_detail_eng.aspx?id = 2304 & mag_id
= 120). Per uno scavo di emergenza nel settore più meridionale dell’insediamento, si
veda D. AVSHALOM-GORNI, «Migdal: Preliminary Report», in Hadashot Arkheologiyot:
Excavations and Surveys in Israel 121(2009) (http: //www.hadashot-esi.org.il/report_de-
tail_eng.asp?id=1236&mag_id=115).
4 La conquista asmonea della Galilea e, soprattutto, le motivazioni che hanno

portato i sovrani asmonei a espandere i loro territori sono argomenti ancora discussi.
C’è stata, a quanto pare, un’occupazione progressiva, motivata da interessi religiosi,
demografici e commerciali: E. REGEV, The Hasmoneans: Ideology, Archaeology, Identity,
Göttingen 2013, 271-272.
5 LEIBNER, Settlement and History, 17.

27
Figura 2 - Strada principale della città (cardo).

presente anche nelle esplorazioni a nord. Tali esplorazioni rivelano che


la città aveva un’estensione considerevole nel primo periodo romano.
In questa griglia urbana si trovano gli edifici principali. Nel settore
sud della città, probabilmente la parte più antica, è stato scoperto un
complesso con una piazza porticata (quadriporticus) (figura 3), un tratto
di strada o via principale basolata, alcuni bagni, e una sezione dell’im-
pressionante porto che costeggiava la riva del lago. L’edificio porticato
collega tutte queste strutture: la via è a ovest, i bagni a nord e il porto a
est e a sud. Gli scavatori hanno suggerito che questa piazza porticata po-
trebbe aver avuto le funzioni di una palaestra, essendo in connessione con
i bagni,6 ma, tenendo conto della sua relazione con il porto e con la via,
si potrebbe pensare anche che abbia svolto una funzione commerciale.7
Gli scavi in questo settore hanno rivelato che al termine dell’epoca
erodiana, probabilmente durante il regno di Agrippa II (verso la metà
del I sec. d.C.), molti di questi edifici subirono una ristrutturazione im-

6 S. DE LUCA – A. LENA, «The Mosaic of the Thermal Bath Complex of Magdala

Reconsidered: Archaeological Context, Epigraphy and Iconography», in G.C. BOTTINI –


L.D. CRUPCAŁA – J. PATRICH (edd.), Knowledge and Wisdom. Archaeological and Histor-
ical Essays in Honour of Leah Di Segni, Jerusalem 2014, 1-33, in partic. 5.
7 S. GUIJARRO, «Magdala and Trade», in R. BAUCKHAM – S. DE LUCA (edd.), Mag-

dala, Jewish City of Fish, Waco, TX, forthcoming.

28
Figura 3 - Angolo a sud-est del quadriportico.

portante. Ciò indica che essi rimasero in attività durante l’epoca asmonea
ed erodiana, e che l’attività all’interno di essi si intensificò alla fine di
quest’ultimo periodo.8
I ritrovamenti archeologici del settore nord arricchiscono questa
visione della città. Il più importante di tutti è senza dubbio la sinagoga,
scoperta durante gli scavi del 2009 (figura 4). Questo edificio, al momen-
to, rappresenta l’unica sinagoga anteriore al 70 d.C. scoperta nella Bassa
Galilea.9 L’edificio fu fondato verso la metà del I sec. a.C., anche se è
probabile che in questa prima fase non venisse utilizzato come sinagoga.

8 BAUCKHAM – DE LUCA, «Magdala as We Now Know It», 95-106.


9 Un edificio pubblico dello stesso periodo è stato recentemente identificato anche
nel vicino sito di Wadi Hamam, dove una serie di indizi suggeriscono un uso sinagogale
nella prima metà del I secolo d.C. Cf. U. LEIBNER, «Kirbet Wadi Hamam in the Early and
Middle Roman Periods», in FIENSY – STRANGE (edd.), Galilee in the Late Second Temple
and Mishnaic Periods, II, 243-361, in partic. 348-350. Nell’estate dell’anno 2016. il quoti-
diano israeliano Ha’aretz ha annunciato che un team guidato da Mordechai Aviam aveva

29
Figura 4 - Sinagoga con una replica della pietra trovata in essa.

Successivamente, in una data che è difficile da precisare, esso è stato rico-


struito per essere usato a scopo sinagogale. Nella sala principale di questa
sinagoga è stato rinvenuto un tavolo di pietra accuratamente scolpito con
immagini e simboli che si riferiscono al tempio di Gerusalemme (figura 8).
Nello stesso quartiere in cui è ubicata la sinagoga, sono state por-
tate alla luce diverse strutture che potrebbero essere correlate alla lavo-
razione del pesce, un’attività che rappresentava il settore economico più
caratteristico della città. A est, queste strutture sono collegate a un’altra
sezione del medesimo complesso portuale identificato negli scavi a sud.
Infine, in questa stessa area è venuto alla luce un quartiere residen-
ziale con diverse case di grandi dimensioni e ben arredate, dove, insieme
a soluzioni tipicamente ellenistiche, come i cortili porticati, si trovano dei
bagni rituali ebraici (miqva’ot) (figura 5). Abitazioni di questo tipo, che
riflettono il livello economico di alcuni abitanti di Magdala, sono state
trovate anche nel settore sud.10 Ma, accanto alle case più sontuose, sia a
nord che a sud, vi sono anche abitazioni più modeste, costruite secondo la
tipologia delle case a corte o a terrazza, le quali erano abitate da più nuclei
familiari (famiglie multiple) che condividevano alcuni ambienti comuni.11
Questo elenco sintetico dei più interessanti rinvenimenti archeo-
logici di Magdala ci fornisce un’idea della storia della città nel periodo
asmoneo ed erodiano. La sua fondazione ha evidentemente rappresenta-
to un notevole investimento, il che proverebbe l’interesse che gli asmonei

scoperto un’altra sinagoga dello stesso periodo a Tel Rechesh, vicino a monte Tabor
(http: www.haaretz.com/jewish/archeology/1.736752, consultato il 2 marzo 2017).
10 BAUCKHAM – DE LUCA, «Magdala as We Now Know it», 106-114.
11 Secondo Stefano De Luca, a Magdala sono state trovate quattro tipi di case: a)

grandi case con cortile lastricato; b) case ampie con rifiniture di media qualità, che hanno
spesso un cortile interno; c) case annesse a strutture economiche o artigianali; d) abita-
zioni rurali trovate nei dintorni della città (informazione personale).

30
Figura 5 - Bagno di casa benestante (miqveh?).

avevano in Galilea. Magdala divenne da allora la capitale della regione


e tale rimase anche dopo la fondazione della vicina Tiberiade negli anni
20 del I sec. d.C. In questa prima fase della sua storia, Magdala rappre-
senta al meglio il progetto degli asmonei: il loro interesse nel rafforzare
l’identità giudaica mediante la purificazione della terra di Israele e, allo
stesso tempo, il loro impulso espansionista che richiedeva infrastrutture
moderne.12 La costruzione di Magdala, seguendo un piano tipico delle
città ellenistiche, avrebbe potuto facilitare le relazioni con altre città vi-
cine della Fenicia a ovest e della Decapoli a est.
La fedeltà di Magdala e della Galilea al progetto asmoneo spieghe-
rebbe il relativo disinteresse di cui la città fu oggetto durante il governo

12 Anche se la data esatta di arrivo degli asmonei in Galilea è una questione ancora

controversa, l’investimento fatto a Magdala rivela che essi avevano un progetto sociale e
commerciale che diede un notevole impulso alla regione e lasciò un segno indelebile su
di essa: M. AVIAM, «Land, Economy, and Belief in First-Century Galilee and Its Origins:
A Comprehensive Archaeological Synthesis», in D.A. FIENSY – R.K. HAWKINS (edd.), The
Galilean Economy in the Time of Jesus, Atlanta, GA 2013, 5-48, in partic. 11-15.

31
di Erode il Grande.13 Gli scavi di Magdala, al momento, non hanno rive-
lato alcuna ristrutturazione importante direttamente ascrivibile all’inter-
vento di Erode, anche se economicamente, durante il suo regno, la città
rimase molto fiorente. Similmente, fino a ora, non ci sono prove del diret-
to coinvolgimento di suo figlio, Erode Antipa, nell’attività edilizia della
città (se si esclude, forse, la costruzione dell’ippodromo menzionato da
Flavio Giuseppe che, però, non è ancora stato rinvenuto).14 A differen-
za di suo padre e per ragioni differenti, Erode Antipa aveva intrapreso
un ambizioso progetto di urbanizzazione della Galilea. In tale progetto,
tuttavia, non ci sono prove che Magdala sia stata direttamente coinvolta,
perché esso riguardò dapprima la ricostruzione di Sefforis e poi la fonda-
zione di Tiberiade. La creazione di questa nuova capitale, a soli quattro
chilometri a sud di Magdala, evidenzia le tensioni esistenti tra i reges socii
della famiglia erodiana e l’aristocrazia asmonea della Galilea.15
La situazione cambiò solo quando Nerone cedette ad Agrippa II le
città di Tiberiade e Magdala, collegandole così ai territori orientali che
costituivano il nucleo del suo dominio (Batanea, Traconitide, Gaulaniti-
de e Abilene). In tal modo, entrambe le città acquisirono una maggior
importanza commerciale, in quanto funsero da collegamento tra le rotte
commerciali d’Oriente e i porti del Mediterraneo. I rinvenimenti archeo-
logici attestano questa nuova situazione, e denunciano chiari segni di
investimenti infrastrutturali che sono visibili nel porto, nei bagni e nella
sinagoga.

b) Identità giudaica e cultura ellenistica

Gli scavi di Magdala permettono di chiarire la questione relativa al


grado di ellenizzazione della Galilea, vivacemente discussa negli ultimi
anni dagli studiosi.16 Gli edifici scoperti nel sito e gli oggetti trovati in

13 Anche l’interesse di Erode in Galilea è una questione dibattuta. La mancanza di

investimenti diretti nella regione sembra indicare la sua distanza dal progetto asmoneo:
P. RICHARDSON, Herod. King of the Jews and Friend of the Romans, Minneapolis, MN
1996, 175-176; AVIAM, «Land, Economy, and Belief in First-Century Galilee and Its Ori-
gins», 15-16. FLAVIO GIUSEPPE racconta come Erode il Grande intervenne personalmente
per sedare la rivolta dei galilei proprio vicino a Tarichea (Ant. 14,415-433; Bell. 1,307-
313). LEIBNER, Settlement and History, 210-212 fa notare che nella seconda metà del I sec.
a.C. ci furono diverse rivolte contro il dominio erodiano nella zona.
14 DE LUCA, «La città ellenistico-romana di Magdala», 429.
15 La politica di Erode il Grande e di suo figlio, Erode Antipa, rispondeva agli

interessi di Roma nella regione. Questo spiega la distanza tra il substrato asmoneo della
Galilea, rappresentato dalla città di Magdala, e questi nuovi governanti pro-romani. Gli
interessi degli uni e degli altri avevano a che fare con il commercio che aveva condizio-
nato la politica della regione: GUIJARRO, «Magdala and Trade».
16 Il consenso costruito alla fine del secolo scorso sull’ellenizzazione della Galilea è

stato messo in discussione e ridimensionato nelle pubblicazioni più recenti: M.A. CHANCEY,

32
Figura 6 - Una delle piscine dei bagni pubblici.

alcuni di essi manifestano un calcolato equilibrio tra cultura ellenistica


e identità giudaica, che suggerisce una nuova comprensione di questo
argomento.
La pianta della città comporta già, come abbiamo visto, un’assi-
milazione agli usi urbanistici della cultura ellenistica. Allo stesso modo,
edifici così emblematici come i balnea, che furono costruiti nel periodo
asmoneo secondo il modello greco dei βαλανεῖα, ma furono poi ampliati e
rimaneggiati nel primo periodo romano (forse sotto Agrippa II) secondo
il modello delle thermae romane, sono una chiara indicazione dell’assimi-
lazione della cultura ellenistica e poi romana (figura 6).

The Myth of a Gentile Galilee, Cambridge 2002; ID., Greco-Roman Culture and the Galilee
of Jesus, Cambridge 2005.

33
Figura 7 - Le latrine adiacenti ai bagni.

Questo è un fatto significativo perché i bagni di Magdala, in quanto


pubblici, sarebbero gli unici del periodo asmoneo finora noti in Palesti-
na.17 Inoltre, con la ristrutturazione di questo complesso che ebbe luogo
in epoca tardo-romana, si costruirono anche delle latrine pubbliche che
rappresenterebbero un caso singolare per la Palestina e, in genere, per
l’oriente romano, dove la soddisfazione dei bisogni fisiologici era perce-
pita più come una questione privata che come un evento sociale, come
invece avveniva nella parte occidentale dell’impero (figura 7).18
Ad ogni modo, l’incorporazione nel paesaggio urbano di Magdala
di queste strutture tipicamente ellenistico-romane, non fu in alcun modo
una rinuncia all’identità ebraica. La decorazione di questi edifici e gli
utensili trovati in essi, sono generalmente sobri e privi di rappresentazio-
ni di animali o di figure umane che avrebbero potuto offendere la sensi-
bilità giudaica. D’altra parte, l’identità giudaica è chiaramente espressa
da edifici pubblici come la sinagoga e, nelle case private – alcune delle
quali avevano il loro miqveh –, dai vasi in pietra tenera e dal vasellame
fabbricato nei villaggi di Hananya e Shikhin.

17 In seguito, i bagni pubblici diventarono comuni in Palestina e si convertirono in

spazi di incontro e di interazione sociale: Y.Z. ELIAV, «Bathhouses as Places of Social and
Cultural Interaction», in C. HEZER (ed.), The Oxford Handbook of Jewish Daily Life in
Roman Palestine, Oxford 2010, 605-622.
18 W. BALL, Rome in the East: The Transformation of an Empire, London-New

York 2000, 303-304.

34
Figura 8 - Pietra scolpita con immagini allusive al tempio di Gerusalemme.

L’esistenza di questo tipo di bagni rituali è, di per sé, una chiara


indicazione della preoccupazione per la purità rituale che caratterizzava
il giudaismo del tempo. A questo proposito, dobbiamo sottolineare la
scoperta di alcuni possibili bagni rituali anche presso gli ambienti artigia-
nali in cui, probabilmente, si trasformava il pesce. Questi bagni rituali,
muniti di gradini per l’immersione, garantivano la purezza dei prodotti
ivi fabbricati, e rendevano possibile che essi potessero essere consumati
anche dai giudei osservanti delle prescrizioni rituali.
Inoltre, il tavolo di pietra trovato nella sinagoga aiuta a precisare i
contorni dell’identità giudaica evocata da questi resti architettonici (figura
8). Indipendentemente dalla funzione che questo tavolo avrebbe potuto
svolgere nel contesto della prassi sinagogale, gli studi pubblicati fino a oggi
concordano sul fatto che l’iconografia su di esso rappresentata si riferisca
al tempio di Gerusalemme.19 Questi dati confermano che l’identità giudai-

19 I riferimenti ai lavori di M. Aviam, D. Binder e R. Bauckham, si possono vedere

in BAUCKHAM – DE LUCA, «Magdala as We Now Know It», 110. Si veda anche DE LUCA –
LENA, «Magdala/Taricheae», 313-317.

35
ca di Magdala fu definita e profondamente segnata dall’ideologia asmo-
nea, dove il tempio di Gerusalemme occupava un posto preminente.20
Così gli scavi di Magdala ci permettono di identificare alcune
caratteristiche importanti del substrato identitario degli abitanti della
Galilea. Molti erano emigrati dalla Giudea, non solo in cerca di migliori
opportunità, ma anche per seguire lì un progetto religioso che mirava a
ripristinare la terra donata da Dio ai loro antenati (1Mac 15,33-34). In
questo senso, la sintonia delle popolazioni rurali, tra le quali gli emigranti
dalla Giudea si erano stabiliti, con la città di Magdala era probabilmente
molto più marcata di quella che potrebbero aver avuto con Sefforis o
Tiberiade, le città fondate da Antipa.21 Di conseguenza, i risultati degli
scavi fatti a Magdala sono verosimilmente più rilevanti di quelli fatti a
Sefforis o a Tiberias per conoscere più da vicino l’ambiente in cui si svi-
luppò il ministero di Gesù.

c) L’attività commerciale e industriale

Molti dei rinvenimenti di Magdala suggeriscono che la città fu teatro


di un’intensa attività industriale e commerciale. Questi dati portano a ricon-
siderare una questione che è stata discussa anche negli studi sulla Galilea
degli ultimi anni: l’impatto delle varie politiche economiche sulla regione.22
Nella discussione precedente ho citato due di questi ritrovamenti:
le vasche scoperte a nord, che gli archeologi hanno provvisoriamente
identificato (almeno in parte) come una struttura dedicata alla salatura
del pesce, e il complesso portuale che costeggiava il lago. L’industria di
salatura del pesce e di produzione del garum è conosciuta dalle fonti e
ha lasciato il segno sul nome greco della città.23 L’esistenza di un porto
locale era nota anche dalle fonti e si sarebbe potuta dedurre dalla grande
flotta che, secondo Flavio Giuseppe (Bell. 2,635), era stanziata nella città.
Tuttavia, queste due scoperte archeologiche permettono di precisare la
portata delle attività che lì si svolgevano.
La più importante di queste due scoperte è, senza dubbio, il com-
plesso portuale24 (figura 9). Sia i resti della sua fase di costruzione nel

20 REGEV, The Hasmoneans, 98-102.


21 Durante la guerra giudaica, mentre Sefforis e Tiberiade si schierarono con gli
occupanti romani, Magdala rimase fedele alla sua origine asmonea. Cf. FLAVIO GIUSEPPE,
Bell. 3, 462-542.
22 Si veda, ad esempio, FIENSY – HAWKINS (edd.), The Galilean Economy in the

Time of Jesus.
23 Menzionata la prima volta in una lettera di Cassio a Cicerone del 43 a.C. (CICE-

RONE, Fam. 12,11).


24 È preferibile parlare di «complesso portuale», perché è molto probabile che il

lungo muro di attracco confinante con il lago ospitasse diversi porti dedicati ad attività
differenti.

36
Figura 9 - Molo d’attracco nell’area sud del porto.

periodo asmoneo, sia quelli della notevole opera di ristrutturazione effet-


tuata al tempo di Agrippa II, mostrano che il porto fu costruito secondo
le migliori tecniche architettoniche dell’epoca. Questo fatto richiama
fortemente l’attenzione, perché la maggior parte dei porti dell’antichità,
a quanto pare, dovevano essere molto più rudimentali.25
Gli scavi hanno esposto alcuni resti dei moli di attracco, sia a sud
che a nord (figure 9 e 10). Gli archeologi stimano che il molo fosse di
almeno 300 metri. Come ho già detto, è probabile che le diverse sezioni
scavate fossero utilizzate per attività diversificate. La parte settentrio-
nale, ad esempio, potrebbe essere stata correlata allo stabilimento di
trasformazione del pesce sopra descritto, mentre quella a sud potrebbe

25 G.W. HOUSTON, «Ports in Perspective: Some Comparative Materials in Roman

Merchant Ships and Ports», in AJA 92(1988), 553-564, in partic. 560-564.

37
Figura 10 - Pietre per la gru con funzione di carico e scarico.

essere stata adibita al traffico commerciale tra le due sponde del lago, in
particolare con i porti di Kursi a nord, di Hippos a est e di Gadara a sud.26
Le monete rinvenute nell’area testimoniano quanto, per Magdala,
il commercio fosse importante. In totale, finora, sono state repertate
circa 5.000 monete, di cui il 60% sono delle zecche asmoneo-erodiane.27
In proporzione alla superficie scavata e alla successione delle fasi inse-
diative seguenti, il numero dei rinvenimenti numismatici è considerevole.
D’altra parte, il fatto che la maggior parte di essi risalga al periodo asmo-
neo ed erodiano permette di quantificare un aumento del volume delle
attività commerciali nella zona durante questo periodo.28

26 BAUCKHAM – DE LUCA, «Magdala as We Now Know It», 97-98; S. DE LUCA – A.

LENA, «The Harbor of the City of Magdala/Tarichaee on the Shores of the Sea of Galilee,
from the Hellenistic to the Byzantine Times. New Discoveries and Preliminary Results»,
in S. LADSTÄTTER – F. PIRSON – T. SCHMIDTS (edd.), Häfen und Hafenstädte im östlichen
Mittelmeerraum von der Antike bis in byzantinische Zeit. Neue Entdeckungen und aktuelle
Forschungsansätze / Harbours and Harbour Cities in the Eastern Mediterranean, 2voll.,
Istanbul 2014, I, 113-163.
27 Questa cifra è il risultato della somma dei singoli rinvenimenti numismatici pro-

venienti dalle diverse campagne: V.C. CORBO, «La città romana di Magdala: Rapporto
preliminare dopo la IV campagna di scavo: 1 ottobre-8 dicembre 1975», in E. TESTA – I.
MANCINI – M. PICCIRILLO (edd.), Studia Hierosolymitana in onore di P. Bellarmino Ba-
gatti. Vol. I: Studi archeologici, Jerusalem 1976, 355-378; Y. MESHORER, «A Hoard of
Coins from Migdal», in ‘Atiqot 11(1976), 54-71; DE LUCA, «La città ellenistico-romana di
Magdala Taricheae», 445. Informazioni orali di S. De Luca per le campagne successive.
28 M.H. JENSEN, «Message and Minting. The Coins of Herod Antipas in Their Sec-

ond Temple Context as a Source for Understanding the Religio-Political and Socio-Eco-
nomic Dynamics of Early First-Century Galilee», in ZANGENBERG – HATTRIDGE – MARTIN
(edd.), Religion, Ethnicity, and Identity in Ancient Galilee, 277-313.

38
Altri ritrovamenti minori aiutano a percepire la dimensione e la
portata di questo commercio. Tra questi, i frammenti di ceramiche pro-
venienti da lontano, come le anfore da Cipro, Rodi e dall’Asia Minore, i
resti di marmo di Iasos e della Frigia, gli unguentari che contenevano il
balsamo trasportato dall’Arabia, o gli strumenti di ornamento personale,
che erano prodotti di lusso per l’epoca.29
Un’indicazione finale dell’importanza commerciale di Magdala è
fornita dalla scoperta di due pesi ponderali in piombo: uno è di origine
fenicia, databile tra il I sec. a.C e il I sec. d.C.; nell’altro, che riporta
un’iscrizione che lo data al tempo di Agrippa II, sono menzionati due
personaggi che esercitavano l’ufficio di ἀγορανόμοι.30
Al fine di interpretare correttamente questi reperti archeologici, è
necessario collocarli in un contesto che permetta di cogliere la complessi-
tà delle operazioni commerciali di cui erano parte. Può servire allo scopo
la classificazione tipologica dei vari mercati proposta da Jack Pastor.
Pastor suggerisce che la posizione geografica della Palestina e il sistema
di strade che collegavano le principali città avrebbero notevolmente
facilitato l’esistenza di questi vari mercati.31 Se ne possono distinguere
fondamentalmente quattro che operavano in parallelo: un commercio
locale, dedicato alla compravendita di prodotti locali; un commercio
regionale, che riguardava un’area geografica più ampia e implicava un
interscambio di prodotti entro una zona relativamente accessibile; un
commercio interregionale (o internazionale), che canalizzava i prodotti
di importazione ed esportazione; e un commercio di transito, attraverso
il quale circolavano prodotti che avevano la loro origine e destinazione
in altre regioni.32
I resti archeologici rinvenuti a Magdala possono essere messi in
relazione con alcune di queste tipologie di mercato. Le installazioni
industriali del settore nord e la corrispondente sezione del complesso
portuale, che erano legate ai processi di trasformazione del pesce, po-
trebbero indicare l’esistenza di scambi internazionali.33 Invece, le monu-

29 DE LUCA, «La città ellenistico-romana di Magdala», 375-377 e 540-544.


30 DE LUCA, «La città ellenistico-romana di Magdala», 371-372 e 447. Il secondo
peso è stato trovato nella zona di Magdala ma non nel corso di uno scavo, di conseguenza
il luogo esatto di rinvenimento non è ben documentato. L’ἀγορανόμος, come suggerisce il
nome, era un ufficiale (imperiale, o talvolta locale), il cui compito principale era quello di
supervisionare le transazioni che avevano corso nel mercato (ἀγορά); a loro competeva,
per esempio, fissare i prezzi, certificare i pesi e le scale di misurazione, e controllare i
cambi monetali.
31 J. PASTOR, «Trade, Commerce, and Consumption», in C. HEZSER (ed.), The Oxford

Handbook of Jewish Daily Life in Roman Palestine, Oxford 2010, 297-307, in partic. 299.
32 PASTOR, «Trade, Commerce, and Consumption», 300.
33 Questa industria, tuttavia, aveva un’enorme impatto sulla regione, come ha

dimostrato K.C. HANSON, «The Galilean Fishing Economy and the Jesus Tradition», in
BTB 27(1997), 99-111.

39
mentali strutture portuali scavate nel settore sud sembrano essere legate
al commercio di transito. Infatti, in quell’area del porto, apparentemente,
non ci sono negozi, e la piazza porticata è collegata alla grande via baso-
lata che attraversa l’area e che avrebbe potuto facilitare la circolazione
delle merci da e verso i porti del Mediterraneo. A questi due mercati
dovrebbero essere aggiunti il commercio regionale, dove avvenivano le
transazioni con le città vicine, e il commercio locale con le popolazioni
rurali più prossime.
La conclusione più importante che deriva dall’analisi di questi dati
è, probabilmente, che Magdala, e con essa la Galilea, erano collegate a
un’ampia rete commerciale nella quale circolavano non solo le merci, ma
anche le persone e le idee. La provenienza tanto variegata della cerami-
ca e di altri prodotti e utensili, così come l’origine diversa delle monete
repertate nella città, denota che il complesso portuale di Magdala era
un luogo di incontro e di interscambio a diversi livelli. Da un lato, essa
apparteneva a una rete urbana e commerciale che comprendeva alcune
delle città della Decapoli (soprattutto Hippos e Gadara) e le città costiere
(Tolemaide e, più tardi, Cesarea Marittima). Dall’altro, si trovava nell’im-
portante striscia che collegava le rotte della Transgiordania con i porti del
Mediterraneo. Queste rotte provenivano dalla Cina e dall’India attraverso
il Mar Rosso e risalivano fino in Siria attraverso i territori nabatei.34 Data
la posizione strategica della Palestina, Magdala era, quindi, pienamente
coinvolta come stazione di transito nei traffici tra Roma e l’Oriente.
L’importanza di Magdala in questo commercio internazionale ci
permette di collocare la Galilea del tempo di Gesù in un contesto sociale
e culturale nuovo. In questo senso, l’archeologia ha permesso di espande-
re sempre più l’orizzonte in cui dobbiamo collocare il ministero di Gesù.
Gli scavi dell’ultimo terzo del secolo scorso hanno scoperto la necessità
di adottare una prospettiva regionale.35 In seguito, alcuni autori hanno
rilevato la necessità di inquadrare la Galilea nel contesto dell’Impero
romano, dando maggiore importanza al processo di romanizzazione della
regione.36 Ora sappiamo che il quadro sociale e culturale della Galilea
era più ampio.

34 Sul commercio di Roma con l’Oriente e le varie rotte commerciali, cf. S.E.

SIDEBOTHAM, Roman Economic Policy in the Erythra Thalassa: 30 B.C.–A.D. 217, Leiden
1986; R. MCLAUGHLIN, Rome and the Distant East: Trade Routes to the Ancient Lands of
Arabia, India and China, London-New York 2010.
35 In grande misura a partire dalla distribuzione della ceramica locale: D. ADAN-

BAYEWITZ, Common Pottery in Roman Galilee: A Study of Local Trade, Ramat-Gan 1993.
36 Questa è la prospettiva che adotta M. CHANCEY, Graeco-Roman Culture and the

Galilee of Jesus, Cambridge 2006.

40
2. IL «DOCUMENTO Q»

Dopo aver presentato alcune delle principali scoperte effettuate a


Magdala, volgiamo ora la nostra attenzione al «Documento Q». Voglia-
mo scoprire in che misura l’ambiente galilaico che questi risultati rivela-
no coincide con la situazione vitale che questa raccolta di detti e storie di
Gesù presuppone.
Il ricorso alle evidenze archeologiche e letterarie per sviluppare
una più densa descrizione della Galilea ai tempi di Gesù presenta eviden-
temente dei vantaggi, perché può fornire elementi per una «attestazione
multipla». Tuttavia non è facile stabilire un corretto confronto, poiché i
dati messi in comparazione sono di natura diversa e non sempre presup-
pongono una medesima prospettiva.37 I dati archeologici, anche se sono
talvolta occasionali, hanno un carattere neutro, mentre i dati testuali
spesso rispondono a intenzioni retoriche ben precise. Pertanto, prima di
valutare queste ultime evidenze, è necessario contestualizzare il testo che
stiamo per analizzare.
Il particolare processo compositivo del «Documento Q» permette
di identificare in esso due livelli letterari: uno tradizionale e l’altro reda-
zionale. Il livello tradizionale riflette la situazione originaria dei detti e
degli aneddoti, così come la sua prima trasmissione. Invece il livello reda-
zionale riflette la situazione in cui il documento fu composto.38 In teoria,
questi due momenti della composizione di Q potrebbero essere collegati
a due luoghi distinti, come del resto avviene in altri casi.39 Gli studiosi,
infatti, ammettono che i ricordi su Gesù raccolti in Q ebbero origine e
furono trasmessi originariamente in Galilea, però non tutti concordano
nell’affermare che la Galilea sia stata il luogo effettivo della composizio-
ne di questa raccolta di detti e aneddoti di Gesù.40
La principale obiezione sollevata negli ultimi anni contro la loca-
lizzazione galilaica di Q è la constatazione che questo documento sia
stato composto in greco. L’uso della lingua greca in Galilea è ancora

37 Si vedano, in questo senso, le riflessioni di M. MORELAND, «The Inhabitants of

Galilee in the Hellenistic and Early Roman Periods: Probes into the Archaeological and
Literary Evidence», in ZANGENBERG – HATTRIDGE – MARTIN (edd.), Religion, Ethnicity,
and Identity in Ancient Galilee, 133-159, in partic.133-136.
38 D. ZELLER, «Redaktionsprozesse und wechselnder “Sitz im Leben” beim Q-Ma-

terial», in J. DELOBEL (ed.), Logia: Les Paroles de Jésus – The Sayings of Jesus: Memorial
Joseph Coppens, Leuven 1982, 359-409.
39 A. DESTRO – M. PESCE, Il racconto e la scrittura. Introduzione alla lettura dei

Vangeli, Roma 2014, 81-89, giustamente suggeriscono che è necessario distinguere tra il
luogo dell’evento, il luogo del racconto e il luogo della scrittura.
40 Le diverse proposte e i loro argomenti si possono vedere in D. ÁLVAREZ CINEI-

RA, «La localización geográfica de Q: Galilea, Jerusalén, Antioquía», in EE 81(2006),


493-533.

41
Figura 11 - Iscrizione greca del mosaico trovato nei bagni.

una questione dibattuta. Tuttavia le iscrizioni dimostrano che essa fu


consistentemente impiegata fin dall’antichità e, inoltre, che nel I sec. d.C.
alcuni segmenti della popolazione la usavano regolarmente, soprattutto
come lingua per l’amministrazione e il commercio41 (figura 11). Possiamo
dunque ipotizzare con la maggioranza degli studiosi che il «Documento
Q» sia stato composto in Galilea e che rifletta l’ambiente galilaico.42
Nell’analisi che segue prenderò come riferimento il testo di Q nella
sua forma finale.43 Per rispondere alla domanda sul rapporto tra questo

41 Riguardo all’uso della lingua greca in Galilea, cf. M. CHANCEY, Graeco-Roman

Culture and the Galilee of Jesus, Cambridge 2006, 122-165, e, in particolare per le iscri-
zioni, cf. M.A. CHANCEY, «The Epigraphic Habit of Hellenistic and Roman Galilee», in
ZANGENBERG – HATTRIDGE – MARTIN (edd.), Religion, Ethnicity, and Identity in Ancient
Galilee, 83-98. Secondo Giovanni Bazzana, il «Documento Q» è stato composto per ga-
lilei che avevano acquisito conoscenza del greco attraverso il loro coinvolgimento con la
pubblica amministrazione: G. BAZZANA, Kingdom of Bureaucracy. The Political Theology
of Village Scribes in the Sayings Gospel Q, Leuven 2015. In uno studio recente W. AMEL-
ING, «Epigraphy and the Greek Language in Hellenistic Palestine», in SCI 34(2015), 1-18,
fa questa osservazione: «For anyone who wished to profit from the enormous economic
possibilities opened under the Hellenistic monarchies, knowledge of the Greek language
was of paramount importance» (p. 7).
42 Sulla localizzazione di Q in Galilea, si veda J.L. REED, Archaeology and the

Galilean Jesus: A Re-examination of the Evidence, Harrisburg, PA 2002, 170-195; J.S.


KLOPPENBORG VERBIN, Excavating Q. The History and Setting of the Sayings Gospel, Min-
neapolis, MN 2000, 166-261.
43 J.M. ROBINSON – P. HOFFMANN – J.S. KLOPPENBORG (edd.), The Critical Edition of

Q. Synopsis including the Gospels of Matthew and Luke, Mark and Thomas with English,
German, and French Translations of Q and Thomas, Leuven 2000.

42
documento e i dati archeologici, analizzerò tre aspetti: a) la posizione
sociale dei trasmettitori e dei destinatari di Q; b) il ruolo dell’eredità giu-
daica e della cultura ellenistica nella costruzione della loro identità come
gruppo; e c) le allusioni all’economia e al commercio.

a) Posizione sociale

Per determinare in che misura il «Documento Q» rifletta l’am-


biente galilaico che gli scavi di Magdala rivelano, è necessario definire,
per quanto possibile, quale posto abbiano occupato in quella società i
suoi trasmettitori e destinatari. La «posizione sociale» è fondamentale
quando si tratta di determinare «da dove» si guarda la realtà e con quali
criteri la si valuta.
Il contesto sociale dei trasmettitori e destinatari di Q può essere
identificato osservando i riferimenti alle case e alle relazioni familiari.
Nella società della Galilea, come nella società mediterranea antica e nel-
la maggior parte delle società umane, la famiglia costituiva il nucleo di
base. Tuttavia, la rigida stratificazione che caratterizza le società preindu-
striali fa sì che in esse il modello familiare non sia uniforme. Nella Galilea
del I sec. d.C. troviamo varie tipologie di famiglie che corrispondono ai
diversi livelli sociali.
Al vertice della piramide sociale vi erano le famiglie estese, com-
poste da padre, madre, figli unici, uno o più figli sposati con mogli, figli
e altri parenti, oltre ai servi e agli schiavi. Vivevano in grandi case ben
costruite, e rappresentavano circa il 2% della popolazione totale. Sotto di
loro figuravano le famiglie multiple, composte da due o più nuclei familiari
imparentati tra loro, che abitavano solitamente in case con un cortile co-
mune. Queste famiglie avevano un moderato accesso alle risorse (pesca,
commercio, riscossione dei tributi, ecc.) e costituivano circa il 10% della
popolazione totale. Sul gradino inferiore si trovavano le famiglie nucleate,
che erano formate da genitori e figli: anche se il loro ideale era la famiglia
allargata, le circostanze economiche avevano ridotto il numero dei loro
componenti e la dimensione delle loro case. Erano approssimativamente
il 70% della popolazione totale. Per ultimo, dobbiamo includere quelli
che non avevano casa o famiglia: mendicanti, malati, emarginati dalla
società, che erano circa il 15-20% della popolazione totale.44
Nel «Documento Q» è possibile individuare una ventina di allusio-
ni alla vita familiare. In esse sono rappresentati i tipi di famiglia appena
menzionati: famiglie allargate, che vivono in palazzi o grandi case (Q 7,1-
10.25; 11,17; 12,39.42-46; 13,25; 14,16-23; 19,12-26); famiglie multiple o

44 S. GUIJARRO, «The Family in First-Century Galilee», in H. MOXNES (ed.), Con-

structing Early Christian Families, London 1997, 42-65. Questa tipologia corrisponde alle
case che sono state trovate a Magdala; vedi supra, nota 11.

43
Figura 12 - Strutture di una casa benestante di Magdala.

nucleate (Q 6,47-49; 10,5-7; 11,33; 12,3; 15,8-9; forse anche Q 12,53; 14,26;
16,18; 17,27); e le persone familiarmente emarginate (Q 9,57-58, 59-60; cf.
anche Q 10,7; 14,26; 12,53).45
Ora, quando questi riferimenti vengono esaminati con maggior
attenzione, si scopre che il punto di vista da cui si osservano le case e le
relazioni familiari è differente. I grandi palazzi delle famiglie allargate
sono visti dall’esterno (figura 12). Si parla dei palazzi dei re e delle case
dei notabili, ma sono menzionate solo le parti esterne: il tetto (Q 7,1-10),
il muro che può essere valicato dai ladri (Q 12,39), o la porta che si chiu-
de (Q 13,25). D’altro canto, le relazioni tra i suoi membri si conoscono
appena, a meno che non si tratti di quella del signore con i suoi schiavi
(Q 12,42-46; 14,16-23; 19,12-26), che era la più percepibile dall’esterno.
Questi dati rivelano che i trasmettitori e i destinatari di Q non appartene-
vano al livello sociale superiore. Infatti, la maggior parte dei riferimenti
a tali case o famiglie non si trovano in esortazioni dirette, ma in parabole
e similitudini.

45 S. GUIJARRO, «Domestic Space, Family Relationships and the Social Location of

the Q People», in JSNT 27(2004), 69-81.

44
I riferimenti alle famiglie multiple e nucleate rivelano un punto di
vista completamente diverso. La maggior parte di essi si trovano in esor-
tazioni dirette e lasciano trapelare una conoscenza precisa delle case in
cui queste famiglie vivevano e delle relazioni tra i loro membri. Anche
se alcuni di questi detti, come quello della lucerna che si accende perché
faccia luce a tutti quelli che sono in casa (Q 11,33), alludono a una casa
con un unico ambiente, la maggior parte di essi sembra riferirsi a famiglie
multiple che abitavano in case con la corte in comune, o in abitazioni
collegate. La raccomandazione di proclamare ciò che si è ascoltato «sul
tetto» (Q 12,3) potrebbe riferirsi a un tipo di casa a più piani dove il sof-
fitto della camera bassa serviva da pavimento per la stanza superiore.46
Similmente, alcune citazioni dei rapporti familiari sembrano riferirsi a
famiglie in cui i figli vivevano vicino ai loro genitori (Q 12,53; 14,26).
Queste allusioni non solo indicano una conoscenza dettagliata delle
case e delle relazioni familiari, ma anche una conoscenza precisa delle
parti interne delle abitazioni: il piano terra, il lampadario, il tetto, ecc. I
detti sui rapporti familiari mostrano, altresì, una conoscenza dei conflitti
propri delle famiglie multiple. Tutto indica, quindi, che i trasmettitori e i
destinatari di Q appartenevano allo strato sociale di questo tipo di fami-
glie, che sono quelle che appaiono in maniera più evidente.
Il «Documento Q» ha incorporato anche alcuni detti di Gesù sulla
rottura con la famiglia e sullo stile di vita itinerante (Q 9,59-60; 12,53;
14,26), che nella versione finale sono stati modificati. Ciò denota che per
i membri del gruppo di Q questi detti erano importanti perché conser-
vavano la memoria delle proprie origini, ma ormai non rispecchiavano
più la situazione che essi vivevano. La casa ora occupava un posto molto
importante nella vita del gruppo ed era diventata una delle principali
metafore della sua retorica.
Queste osservazioni permettono di azzardare un’ipotesi provviso-
ria sulla posizione sociale del gruppo di Q. Possiamo affermare che i suoi
aderenti appartenevano ai ceti intermedi di quella società. Si può notare,
inoltre, che facevano parte delle famiglie multiple, a cui appartenevano
i funzionari. Si può anche dire che vivevano in case tradizionalmente
giudaiche (case con una stanza e case con cortile in comune), a differen-
za delle classi superiori, che frequentemente vivevano in palazzi di stile
ellenistico. È molto probabile, infine, che queste case si trovassero in
ambienti urbani, in quanto non vi è alcuna menzione in Q di abitazioni o
installazioni tipicamente rurali.
I trasmettitori e i destinatari di Q si trovavano in una posizione
sociale diversa da quella che occupavano gli abitanti delle dimore più

46 P. RICHARDSON, «First-century Houses in Q’s Setting», in P. RICHARDSON, Build-

ing Jewish in the Roman East, Waco, TX 2004, 73-90, in partic. 79.

45
agiate. Ma a Magdala si sono trovate anche delle case che si adattano
al suo profilo sociale. Quindi, non è escluso che alcuni di loro vivessero
a Magdala o conoscessero e frequentassero la città. Nelle istruzioni per
la missione contenute in Q 10,5-12 ci sono due dati che lo confermano.
Il primo è la raccomandazione che si fa a coloro che vengono inviati
affinché, quando entrano in una casa, mangino e bevano ciò che gli si
offre, il che avrebbe facilitato l’accesso alle abitazioni che non soddi-
sfacevano tutti i requisiti di purità rituale; il secondo è l’ampio spazio
che occupano le raccomandazioni su come agire quando si entra in una
città (πόλις).47
Il contrasto tra la posizione sociale di coloro che abitavano i quar-
tieri più agiati a Magdala e i trasmettitori e destinatari del «Documento
Q» ci fornisce due punti di vista complementari della Galilea del I sec.
d.C. Anche se è rischioso, si è tentati di metterli in relazione, ascrivendo
questi ultimi al gruppo dei funzionari, i quali fungevano da intermediari
tra le famiglie delle élites e gli strati più bassi della popolazione. Se questa
identificazione è corretta, si potrebbe allora dire che i membri del grup-
po di Q potevano trovarsi in una posizione privilegiata per realizzare un
progetto di rinnovamento sociale.48

b) Identità ebraica e cultura ellenistica

Gli scavi di Magdala hanno indicato che gli abitanti della città, e
della Galilea in generale, avevano un solido substrato giudaico, ma han-
no anche dimostrato che questo era arricchito con elementi della cultura
ellenistica. Ci chiediamo ora se si possa dire lo stesso per i trasmettitori
e destinatari di Q.
A questa domanda si può rispondere analizzando il ruolo svolto in
questo documento dalle Scritture ebraiche, poiché queste costituivano la
memoria culturale di Israele ed erano, quindi, il riferimento principale per
la costruzione di un’identità comune. Nel «Documento Q» si osserva un
particolare interesse per il passato. Non solo per il passato immediato in
cui si situavano i ricordi di Gesù, ma anche per il passato remoto che aveva
plasmato l’identità del popolo ebraico. Questo particolare interesse a col-

47 Nessuna di queste informazioni si trova nelle istruzioni per la missione contenute

in Mc 6,7-13. La scena dei bambini in piazza (Q 7,31-35) ha anche una certa atmosfera
urbana (gruppi di bambini oziosi che cantano e litigano), e lo stesso nome con cui essa
è designata (ἀγορά), evoca il riferimento alla piazza del mercato, a cui si riferisce anche
il peso ponderale trovato in Magdala, dove, come abbiamo visto sopra, si menzionano i
nomi di due ἀγορανόμοι.
48 La redazione finale di Q riflette la situazione vitale dei funzionari (incarichi, pro-

getti, ecc.) e la morale di mediazione che caratterizzava questo gruppo: E. MIQUEL, «Del
movimiento de Jesús al grupo de Q. Un estudio sobre la localización social de la moral»,
in S. GUIJARRO (ed.), Los comienzos del cristianismo, Salamanca 2006, 93-115.

46
legare il presente del gruppo sia con il passato prossimo di Gesù che con il
passato remoto che costituiva la memoria culturale di Israele, è un chiaro
indizio che il gruppo Q stava cercando di definire la propria identità.49
Nel «Documento Q», effettivamente, troviamo molti riferimenti
a personaggi o eventi della storia fondante di Israele. In alcuni detti si
menzionano i patriarchi: Abramo (Q 3,8); Abramo, Isacco e Giacobbe
(Q 13,28-29); Noè (Q 17,26-27). Vi sono, inoltre, diversi riferimenti ai
profeti (Q 6,23; 10,23-24; 11,47-48.49-51; e 13,34). Infine, si ricordano
alcuni gruppi o persone non ebrei, il cui atteggiamento fu esemplare:
la Regina del Sud, che seppe riconoscere la saggezza di Salomone (Q
11,31); gli abitanti di Ninive, che risposero alla predicazione di Giona (Q
11,32); o gli abitanti di Tiro e Sidone, che se avessero visto i segni di Gesù
si sarebbero convertiti (Q 10,13-15).
Oltre a questi e ad altri riferimenti espliciti (Q 10,12; 12,27; 10,23-
24?; 17,32?), il «Documento Q» evoca spesso vari testi delle Scritture
ebraiche, i quali si trasmisero in forma scritta e anche per via orale.50
Tale presenza delle Scritture in Q stabilisce un importante collegamento
di intertestualità che evidenzia il ruolo delle Scritture d’Israele nell’auto-
comprensione del gruppo.51
Il collegamento del gruppo di Q con la memoria culturale di
Israele s’inserisce perfettamente nell’ambiente che gli scavi di Magdala
riflettono. La cultura materiale della città in epoca asmonea ed erodia-
na testimonia, di fatto, una chiara definizione dell’identità giudaica dei
suoi cittadini, che si rende concreta con l’esistenza di una sinagoga, con
le legende sulle monete, con la relativa abbondanza di bagni rituali e
l’assenza di raffigurazioni umane e animali. Perciò, quello che la cultura
materiale indica riguardo all’identità degli abitanti di Magdala è molto
simile a quello che rivelano i riferimenti alle Scritture di Israele in Q ri-
guardo al gruppo dei suoi trasmettitori e destinatari.
Tuttavia, se esaminassimo più in dettaglio i riferimenti espliciti di
Q alle Scritture, noteremmo che essi rivelano una prospettiva regionale
particolare. In essi, infatti, le figure che vengono presentate come modelli
per il gruppo non sono i re o i sacerdoti, piuttosto legati a Gerusalemme,
ma sono i patriarchi e i profeti, tra cui Giona, che era originario della
Galilea (Q 11,29-32). Secondo Jonathan Reed, questo allontanamento

49 S. GUIJARRO, «Memoria cultural e identidad de grupo en Q», in C. BERNABÉ – C.

GIL (edd.), Reimaginando los orígenes del cristianismo. Relevancia social y eclesial de los
estudios sobre Orígenes del cristianismo, Estella 2008, 193-218.
50 R. HORSLEY, «Israelite Traditions in Q», in R. HORSLEY – J. DRAPER (edd.),

Whoever Hears You Hears Me. Prophets, Performance and Tradition in Q, Harrisburg,
PA 1999, 94-122, in partic. 98-104.
51 C.M. TUCKETT, «Scripture in Q», in ID. (ed.), The Scriptures and the Gospels,

Leuven 1997, 3-26, in partic. 15.

47
da re e sacerdoti, così come la menzione di patriarchi e profeti rivela una
prospettiva galilaica, caratterizzata da un distacco da Gerusalemme e,
allo stesso tempo, da un’apertura verso i gentili. Tale prospettiva viene
rafforzata attraverso la valutazione positiva degli atteggiamenti dei nini-
viti e della Regina del Sud, e la immaginata conversione degli abitanti di
Tiro e Sidone.52
La prospettiva regionale rivelata dai riferimenti espliciti di Q alle
Scritture ebraiche viene confermata quando si osserva che il gruppo di Q
aveva un atteggiamento critico nei confronti di Gerusalemme e del suo
tempio (Q 4,9; 11,42. 49-51; 13,34).53 Questa attitudine, però, contrasta
con i riferimenti positivi verso il tempio che sono stati identificati sul
tavolo di pietra scoperto nella sinagoga di Magdala. Tale osservazione
suggerisce che in Galilea esistevano diverse modalità per vivere l’identità
giudaica, la quale avrebbe potuto variare nel tempo.54 Se il tavolo di pie-
tra rinvenuto nella sinagoga e il «Documento Q» sono contemporanei, la
differente visione del tempio apprezzabile in entrambi potrebbe essere
espressione della pluralità del giudaismo galilaico. In ogni caso, questo
dato renderebbe poco plausibile il collegamento dei discepoli galilei di
Gesù con questa sinagoga.
Il modo di interpretare la Scrittura nel «Documento Q» potrebbe
rivelare, in aggiunta, una certa influenza della cultura ellenistica. Come
s’è visto in precedenza, i riferimenti e le allusioni ai testi sacri di Israele
riflettono una conoscenza della sua tradizione epica, ma non presup-
pongono una conoscenza dettagliata dei testi. Questo modo di citare la
Scrittura risulta peculiare se la compariamo con altri scritti cristiani. Essa
rivela però un’attitudine che ricorda quella adottata dai filosofi cinici
riguardo ai testi degli autori classici. Gli scavi hanno rivelato che la città
di Magdala, e tutta la Bassa Galilea attraverso di essa, mantennero una
stretta relazione commerciale con le città della Decapoli, e sappiamo che
in una di esse, Gadara, fiorì una scuola cinica. Sebbene sia molto ipoteti-
co, alcuni autori hanno messo in relazione questa maniera di interpretare
la Scrittura, incluso il modo in cui i detti di Gesù sono stati trasmessi nel
gruppo di Q, con questa scuola filosofica.55

52 REED, Archaeology and the Galilean Jesus, 197-211.


53 K.S. HAN, Jerusalem and the Early Jesus Movement: The Q Community’s Attitude
Toward the Temple, Sheffield 2002, 132-207.
54 Il tempio e la sua amministrazione dipendevano molto dai governanti di turno. I

governanti asmonei avevano promosso il rapporto con il tempio. Tuttavia, quando ebbe
luogo la composizione di Q, chi governava la Giudea erano i procuratori romani, e non
c’è da stupirsi che i giudei stabilitisi in Galilea mantenessero un atteggiamento critico
verso la loro politica in rapporto al tempio.
55 L.E. VAAGE, «Jewish Scripture, Q and the Historical Jesus. A Cynic Way with

the Word?», in A. LINDEMAN (ed.), The Saying Source Q and the Historical Jesus, Leuven
2001, 479-475, in partic. 480-491. La relazione del «Documento Q» con il movimento

48
La centralità che il «Documento Q» attribuisce alle Scritture di
Israele indica che l’identità sociale dei suoi trasmettitori e destinatari
era radicata nella tradizione giudaica, mentre la forma impiegata per
evocare e interpretare i testi sacri potrebbe evidenziare un influsso della
cultura ellenistica. Questo equilibrio calcolato tra l’identità giudaica e la
cultura ellenistica, che è molto simile a ciò che hanno rivelato gli scavi di
Magdala, dimostra che la politica degli asmonei segnò in modo decisivo
l’identità degli abitanti della Galilea, e non solo di quelli che vivevano nei
villaggi e nelle piccole città, ma anche dei cittadini di Magdala. A questo
proposito, la distanza dei governanti erodiani nei confronti di Magdala e
l’interesse di Antipa a edificare due nuove città potrebbero avere il loro
contrappunto nell’atteggiamento critico del «Documento Q» verso l’am-
ministrazione erodiana.56

c) L’economia e il commercio

Gli scavi di Magdala hanno evidenziato l’importanza che il com-


mercio aveva per la città e per la regione. Questo dato è estremamente
importante per chiarire in che misura la politica economica dei gover-
nanti asmonei ed erodiani aveva coinvolto la regione. Si tratta, come ho
detto sopra, di una questione controversa tra gli studiosi della Galilea, i
quali sono divisi tra chi ritiene che la politica di questi governanti abbia
creato una situazione di oppressione e chi pensa che abbia portato a un
periodo di prosperità.57 Gli scavi di Magdala sembrano favorire la secon-
da opinione. Invece il «Documento Q», che proviene da un altro contesto
sociale, offre una prospettiva differente.

cinico è stata ampiamente discussa, anche se in questa discussione non si fa di solito rife-
rimento a Magdala e al suo rapporto con Gadara. Per una sintesi delle varie posizioni si
può vedere KLOPPENBORG, Excavating Q, 420-432.
56 Sono molti gli autori che concordano nel segnalare questo aspetto, anche se non

tutti lo interpretano allo stesso modo. R.A. HORSLEY, «Moral Economy and Renewal
Movement in Q»; e M. MORELAND, «The Jesus Movement in the Villages of Roman Gal-
ilee. Archaeology, Q, and Modern Anthropological Theory», entrambi in R.A. HORSLEY
(ed.), Oral Performance, Popular Tradition, and the Hidden Transcript in Q, Atlanta,
GA 2006, 143-157 e 159-180, prendono come riferimento gli studi di James C. Scott e
collocano questa attitudine nelle comunità rurali. Tuttavia R.A. PIPER, «The Language of
Violence and the Aphoristic Sayings in Q: A Study of Q 6:27-36», in J.S. KLOPPENBORG,
Conflict and Invention: Literary, Rhetorical and Social Studies on the Sayings Gospel Q,
Valley Forge, PA 1995, 53-72, studiando i detti che mostrano diffidenza verso il sistema
giudiziario, suggerisce che tali detti possano riflettere l’atteggiamento degli scribi che
vivevano anche nelle città.
57 Per gli argomenti di entrambe le posizioni si veda D.E. OAKMAN – J.A. OVERMAN,

«Debate: Was the Galilean Economy Oppressive or Prosperous?», in D. FIENSY – J.R.


STRANGE (edd.), Galilee in the Second Temple and Mishnaic Periods. Vol. I: Life, Culture
and Society, Minneapolis, MN 2014, 346-365.

49
Alcuni detti di Gesù raccolti in Q testimoniano l’esistenza di diverse
tipologie di commercio nell’ambiente vicino ai suoi destinatari.58 In uno di
essi, Gesù si riferisce al prezzo dei passeri che si vendevano nel mercato
locale (Q 12,6). È interessante notare che anche in questo mercato locale
l’uso delle monete era generalizzato. Invece, la parabola delle dieci mine
(Q 19,12-26) evoca una situazione che potrebbe benissimo essere relativa
agli scambi internazionali e, soprattutto, al commercio di transito, perché
era in esso che si sarebbe potuta ottenere la massima redditività.59 Si noti
che, come per le case e le relazioni familiari, i destinatari di Q sembrano
essere più vicini al mercato locale che a quello di transito.
Altri detti suggeriscono che nell’ambiente circostante esistevano
enormi disuguaglianze sociali. Le beatitudini sono indirizzate ai poveri,
agli affamati e agli afflitti (Q 6,20-21). I poveri qui menzionati non sono
coloro che vivevano entro i limiti della soglia di sussistenza (πένητες),
ma coloro che dovevano mendicare per vivere (πτωχοί), coloro che sof-
frivano la fame ed erano afflitti. Tuttavia, nelle sue parabole, Gesù parla
anche delle famiglie aristocratiche che possedevano grandi palazzi e una
numerosa servitù (Q 12,42-46), delle persone che potevano organizzare
una cena con molti invitati (Q 14,16-23), di notabili che possedevano
denaro per commerciare (Q 19,12-26), inclusi quelli che vivevano nei
palazzi reali e si vestivano lussuosamente (Q 7,25). Ancora una volta, è
evidente nella retorica di Q la vicinanza rispetto ai primi e la lontananza
rispetto ai secondi.
Chiaramente, nel contesto di Q, vi era un gruppo importante di fa-
miglie che godeva di una buona posizione economica. Infatti, nell’imma-
ginario sociale che questo documento presuppone, l’immagine del tesoro
occupa un posto importante (Q 6,45; 12,33-34), il che indica che alcuni
avrebbero potuto accumulare lo scarso surplus prodotto da quella socie-
tà. Di conseguenza, al posto più basso della piramide sociale si stavano
accumulando le famiglie indebitate a causa delle tasse, di prestiti non cor-
risposti o di contratti agricoli non onorati a causa degli scarsi raccolti. Il
debito, che è l’altra grande metafora economica della retorica di Q (6,34;
11,4), era una preoccupazione centrale per i contadini della Galilea e la
principale causa di instabilità sociale nella regione.60

58 A quelli menzionati si potrebbe aggiungere il detto su coloro che «comprano

e vendono» (Q 17,28), ma la sua appartenenza a Q non è sicura, perché si trova solo in


Lc ed è, probabilmente, redazionale (cf. H.T. FLEDDERMANN, Q: A Reconstruction and
Commentary, Leuven 2005, 822-825).
59 La mina (μνᾶ) equivaleva a 1/60 di talento. Più che una moneta era una somma

di denaro, che di solito era composta da monete d’oro. Secondo 1Mac 14,24, Simone
Maccabeo inviò a Roma uno scudo d’oro che equivaleva a mille mine. Negli scritti del NT
il termine compare soltanto nella versione lucana di questa parabola che proviene da Q.
60 Sui debiti: D.E. OAKMAN, Jesus, Debt and the Lord’s Prayer, Eugene, OR 2014,

17-41; sulle tasse: F. UDOH, «Taxation and other Sources of Government Income in the

50
L’immagine di una società economicamente prospera, com’è rifles-
sa dal «Documento Q», si sposa perfettamente con ciò che è risultato
dagli scavi di Magdala. Tuttavia, i detti di Q dimostrano che questa è
una visione molto parziale, perché, come quasi sempre accade, i poveri
lasciano poche tracce. Perciò, per ricostruire l’ambiente della Galilea al
tempo di Gesù, non si può dimenticare quest’altra realtà che i detti di Q
riflettono. Per di più, essi prendono posizione contro di essa, cercando
di cambiare le dinamiche che governavano questa società basata sul po-
tere e sui privilegi.61 Negli insegnamenti di Gesù ai suoi discepoli, che i
membri del gruppo Q preservarono e trasmisero, si esorta, infatti, a con-
cedere prestiti a chi magari non poteva restituirli (Q 6,34), a non esigere
la rata dei debiti (Q 6,30; 11,4), a non accumulare ricchezze (Q 12,33-34)
e a liberarsi delle preoccupazioni per il cibo e il vestiario (Q 12,22-31).
Questi detti non solo rivelano una precisa conoscenza del sistema econo-
mico presupposto dalle scoperte di Magdala, ma comportano anche una
riflessione su di esso e contengono una proposta per creare uno stile di
vita alternativo.
Questi dati non chiariscono se le politiche economiche dei gover-
nanti asmonei ed erodiani abbiano creato una situazione di oppressione
o un’era di prosperità. Probabilmente produssero l’una e l’altra. Da una
parte, non si può negare che il commercio internazionale e, soprattutto, il
transito delle merci entro le rotte commerciali che collegavano l’Oriente
con i porti del Mediterraneo, abbia prodotto nella regione un’enorme
prosperità. Questa prosperità spiegherebbe, tra l’altro, l’intensa urbaniz-
zazione che si è verificata in quel periodo, in primo luogo nella Decapoli,
e poi in Galilea. Dall’altra parte, però, risulta evidente che questa pro-
sperità non solo non raggiunse tutti gli strati della società, ma creò anche
una situazione di maggiore disuguaglianza. Il proverbio contadino che
chiude la parabola delle mine riassume molto bene questa situazione: «A
coloro che hanno sarà dato, a coloro che non hanno sarà tolto persino ciò
che possiedono» (Q 19,26).62

Galilee of Herod and Antipas», in FIENSY – STRANGE (edd.), Galilee in the Second Temple
and Mishnaic Periods, 366-387; sulla instabilità sociale: R.A. HORSLEY – J.S. HANSON,
Bandits, Prophets, and Messiahs: Popular Movements in the Time of Jesus, New York
1985 (tr. it. Banditi, profeti e messia. Movimenti popolari al tempo di Gesù, Brescia 1995).
61 Richiamo qui il titolo del libro di G. LENSKI, Poder y privilegio. Una teoría de la

estratificación social, Barcelona 1993, la cui descrizione delle società agricole avanzate
è stata un punto di riferimento per comprenderne le dinamiche sociali ed economiche.
62 Sull’impatto che ebbe sugli agricoltori questa economia basata sul commercio,

si veda D. OAKMAN, «Execrating? Or Execrable Peasants!», in FIENSY – HAWKINS (edd.),


The Galilean Economy in the Time of Jesus, 138-164, in partic. 155-159.

51
3. L’AMBIENTE GALILAICO

Gli scavi di Magdala e il «Documento Q» testimoniano la situazio-


ne sociale, economica, culturale e religiosa della Galilea nel I sec. d.C.,
sebbene lo facciano a partire da prospettive differenti. I resti archeolo-
gici di Magdala provengono per lo più da edifici o strutture pubblici e da
grandi palazzi, perché l’area finora scavata corrisponde a un quartiere be-
nestante della città, dove vivevano le famiglie che controllavano il settore
della pesca e del commercio in transito attraverso il porto. Il «Documen-
to Q» conosce la situazione di queste classi agiate e il loro stile di vita, ma
i suoi trasmettitori e destinatari non appartenevano a questa classe. Essi
facevano parte di un gruppo sociale intermedio che aveva permesso loro
di apprendere dal di dentro la situazione degli strati sociali più bassi.63
Abbiamo, così, due punti di vista sulla stessa realtà; due punti di vista
complementari che aiutano a capire meglio la situazione della Galilea.
Nella discussione precedente sono già state mostrate alcune delle
caratteristiche che definiscono questa situazione, ma sarà ora utile elen-
carle per proporre una visione d’insieme. Si tratta necessariamente di
una visione parziale, perché la scelta di presentare solo i reperti archeolo-
gici di Magdala riduce significativamente la prospettiva. Questa opzione,
tuttavia, ci ha permesso di concentrarci su dati concreti e di conoscere
una città che ha svolto un ruolo determinante nella regione. Il fatto che
gli scavi effettuati a Magdala siano ancora poco conosciuti fa sì addirittu-
ra che il loro studio abbia un interesse particolare.
Tali scavi e il «Documento Q» confermano che la società galilaica
del I sec. d.C. possedeva una serie di tratti che sono caratteristici delle
società agricole avanzate: una rigida stratificazione sociale, notevoli
differenze di classe, un’economia basata sull’agricoltura e il commercio,
l’indebitamento degli agricoltori, o il prelievo del surplus economico
attraverso le tasse. Da questo punto di vista, la Galilea era parte dell’Im-
pero romano e rimaneva pienamente integrata in esso.64
I ritrovamenti di Magdala mostrano, in particolare, che il commer-
cio era di grande importanza per la regione. L’attività commerciale è una
caratteristica delle società agricole avanzate, e giocava un ruolo decisivo

63 REED, Archaeology and the Galilean Jesus, 194, descrive così la posizione dei

destinatari di Q: «Although Q betrays an awareness of the city, the community does not
seem to have scaled the social hierarchy of the city very high. Rather the blend of images
portray a familiarity with those features of and places in the city open to the lower classes
in the city and to peasants coming from outside the city: gates, plazas, streets, the agora,
banks, and in the worst case, courts and prisons».
64 P. GARNSEY – R. SALLER, El imperio romano. Economía, sociedad y cultura,

Barcelona 1991.

52
nell’ambito dell’Impero romano.65 La scoperta delle strutture portuali di
Magdala e il gran numero di monete trovate rivelano che la città parteci-
pava attivamente in questo commercio, non solo a livello locale o regio-
nale, ma anche a livello internazionale. Magdala, così come le città della
Decapoli, godevano di una posizione strategica, poiché si trovavano nella
striscia di terra che collegava le rotte commerciali dell’Oriente con i porti
del Mediterraneo. Commercialmente e culturalmente, Magdala era parte
di questa rete urbana che trascendeva i confini della Galilea. Anche se il
«Documento Q» non parla molto del commercio, in esso si può percepire
l’influsso di questo ampio contesto culturale.
D’altra parte, tanto lo scavo di Magdala che il «Documento Q»
mostrano che l’identità sociale del popolo della Galilea aveva un solido
substrato giudaico. La scoperta della sinagoga e di alcuni bagni rituali,
così come i numerosi riferimenti alla memoria culturale di Israele nel
«Documento Q», rivelano chiaramente che la Galilea del I secolo era
giudaica.66 Questa identità giudaica era andata forgiandosi nel secolo
precedente per effetto della politica asmonea ed era ben consolidata
nella maggior parte dei suoi abitanti. Si caratterizzava per una cono-
scenza dettagliata della memoria culturale di Israele, un atteggiamento
di riverenza verso la Torah, una preoccupazione per la purezza rituale
e uno stretto legame con il tempio di Gerusalemme. Le ultime due
caratteristiche appaiono più visibilmente nei resti archeologici che nei
detti di Q. Ciò può essere dovuto, in parte, al fatto che i primi riflettono
l’atteggiamento dominante durante il periodo asmoneo, mentre questi
ultimi esprimono la visione di un movimento di rinnovamento durante il
periodo erodiano. In ogni caso, sia gli uni che gli altri testimoniano che
il giudaismo si era saldamente impiantato in Galilea. In questo senso,
Magdala era diversa dalle città della Decapoli.
La base comune del giudaismo galilaico aveva un carattere tradi-
zionale, ma non monolitico.67 Parlando del tavolo di pietra trovato nella
sinagoga abbiamo notato come esso rifletta l’esperienza di un giudaismo
legato al tempio. Tuttavia, nel «Documento Q», i cui trasmettitori erano
consapevoli di vivere un giudaismo rinnovato, si percepisce un atteggia-
mento polemico e, in qualche modo, avverso nei confronti del tempio. I
detti di Q rivelano, inoltre, che i suoi trasmettitori si stavano confrontan-

65 P.F. BANG, The Roman Bazaar. A Comparative Study of Trade and Markets in a

Tributary Empire, Cambridge 2008.


66 Questa informazione è stata ampiamente confermata dall’archeologia: M.

AVIAM, «Distribution Maps of Archaeological Data from the Galilee: An Attempt to


Establish Zones Indicative of Ethnicity and Religious Affiliation», in ZANGENBERG –
HATTRIDGE – MARTIN (edd.), Religion, Ethnicity and Identity, 116-132.
67 E.P. Sanders ha definito questo giudaismo come «giudaismo comune»: E.P.

SANDERS, Judaism: Practice and Belief, 63 BCE–66 CE, London 1992, 45-303 (tr. it. Il
giudaismo. Fede e prassi [63 a.C.-66 d.C.], Brescia 1999).

53
do con differenti gruppi giudaici: non solo con i farisei, che proponevano
una nuova interpretazione della Legge (Q 11,39-44), ma anche con altri
gruppi legati al tempio, a cui si riferivano con l’espressione «questa ge-
nerazione» (Q 11,49.51).
Gli scavi di Magdala permettono anche di chiarire il significato
della politica degli erodiani nella regione. Le varie campagne di scavo
effettuate a Sefforis e a Tiberiade negli ultimi anni ci avevano quasi fatto
dimenticare che, prima della ricostruzione della prima e della fonda-
zione della seconda, in Galilea esisteva un altro grande centro urbano.
Tuttavia, negli edifici di Magdala non vi sono indicazioni di un’attività
costruttiva, né durante il regno di Erode, né durante il regno di suo figlio
Antipa, che sia direttamente riconducibile a costoro. Quest’ultimo, però,
aveva fondato la sua nuova capitale, Tiberiade, appena fuori Magdala
e in evidente concorrenza con essa. Questi dati suggeriscono che nella
regione esisteva una certa tensione tra i governanti erodiani, che erano
legati a Roma, e l’aristocrazia tradizionale della Galilea, che manteneva
l’ideale asmoneo dell’indipendenza nazionalistica. Se è così, allora si può
supporre che le cittadine e i villaggi dove vivevano i giudei che si erano
stabiliti nella regione avrebbero avuto una maggiore sintonia con Mag-
dala che con i nuovi centri urbani di Antipa.
Infine, la logica di questa esposizione, che si è concentrata sugli
scavi di Magdala e sul «Documento Q», conduce inevitabilmente a porre
una domanda: si può rintracciare una relazione tra il «Documento Q» e
la città di Magdala? Con i dati attualmente disponibili, qualunque rispo-
sta alla domanda sulla localizzazione di Q sarà necessariamente molto
ipotetica. Finora, infatti, sono state proposte diverse ipotesi: Galilea,
Cafarnao, Tiberiade, Gerusalemme o Antiochia.68 Ma ci sono anche
argomenti che favoriscono un rapporto tra Magdala e questa antica com-
posizione di detti di Gesù.
Innanzitutto, come abbiamo visto sopra, i trasmettitori e i de-
stinatari di Q appartenevano alla classe dei funzionari che vivevano
negli ambienti urbani. Non appartenevano alle classi alte, ma agivano
da intermediari tra queste e il popolo della terra. Per tale motivo co-
noscevano bene i vari strati sociali e le dinamiche che regolavano le
relazioni reciproche, il che li rendeva il gruppo ideale per promuovere
un rinnovamento sociale. In secondo luogo, il fatto che il «Documento
Q» sia stato composto in greco favorisce il rapporto con Magdala, anche
perché qui sono state scoperte due delle pochissime iscrizioni greche
che si sono conservate di quest’epoca: quella sul peso ponderale con
la parola ἀγορανόμος e quella all’ingresso dei bagni con l’espressione

68 ÁLVAREZ CINEIRA, «La localización geográfica de Q».

54
apotropaica ΚΑΙΣΥ (cf. figura 11).69 In terzo luogo, la posizione critica
di Q nei confronti dell’amministrazione erodiana è anche un dato che
rende plausibile il rapporto di questo documento con la città che osteg-
giava i governanti pro-romani. In quarto luogo, il rapporto di Magdala
con le città della Decapoli, e soprattutto con Gadara, spiegherebbe le
somiglianze che molti hanno osservato tra gli aforismi di Q e quelli dei
filosofi cinici, così come l’influsso della cultura greca e l’atteggiamento
positivo di Q verso i pagani. Da ultimo, il collegamento di Magdala con
le cittadine e i villaggi che avevano conservato la loro identità asmonea
la rendeva un luogo ideale per diffondere il progetto di rinnovamento
promosso dai trasmettitori di Q. Nessuno di questi argomenti è conclusi-
vo, però tutti insieme fanno sì che non sia del tutto inadeguato avanzare
questa ipotesi.70

69 Per il mosaico e il significato di questa formula, si veda DE LUCA – LENA, «The

Mosaic of the Thermal Bath Complex of Magdala Reconsidered», 10-12.


70 Voglio ringraziare vivamente il collega e amico Stefano De Luca, direttore del

Magdala Project, che ha rivisto attentamente il manoscritto di questo contributo, lo ha


tradotto in italiano e ha fatto numerose e utili osservazioni.

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