Sei sulla pagina 1di 1

Le guerre e le mafie sono frutto di coscienze assopite.

Con questa frase Don Luigi Ciotti ha ben definito


queste due parole: ‘guerra’ diventata quanto mai attuale in questo periodo e un'altra  ‘mafia’ da sempre
presente nel nostro immaginario. Concordo pienamente con don Ciotti col suo dire  che la pace viene
dall’inquietudine dei cuori e delle coscienze perché non ci sveglieremo mai e quindi non porremo mai fine
alle guerre e alle mafie fino a quando il nostro cuore, quindi il nostro io, continuerà ad essere distaccato da
ciò, continuerà a vivere la sua pace senza farsi scalfire dai milioni di innocenti che muoiono. Un po' tutti noi,
viviamo la nostra pace e ci adoperiamo per farla  trionfare partecipando a manifestazioni, alle raccolte per i
profughi, facendo un cartellone o partecipando ad un dibattito, ma cosa facciamo realmente? Nulla
assolutamente nulla, ognuno di noi vive nel suo mondo e non presta attenzione a ciò che accade fuori per
paura che persone più potenti di noi ci possano minacciare o fare del male. Voler combattere le mafie però
significa in primis muovere le nostra coscienza, non aver paura di attentati alla nostra vita, e nonostante
tutto, continuare a innalzare sempre di più la nostra voce accusando e denunciando l'illegalità del sistema
mafioso. Un esempio su tutti è rappresentato da Falcone e Borsellino che fin dall'inizio sapevano quale
sarebbe stato il loro avverso destino, ma non si sono tirati indietro. Lo dissero più volte, si convinsero di
essere "morti che camminano". Eppure, nonostante questo, non fecero mai un passo indietro anzi fino alla
fine hanno fatto di tutto per lasciare il segno, per combattere contro le mafie per un mondo LIBERO.

A mio parere loro sono esempi di due persone che REALMENTE hanno cercato di liberare l’Italia, e quindi
una piccola parte del mondo, dalle mafie, cercando di smuovere le coscienze dei cittadini, invitandoli a non
nascondersi per timore delle minacce. Paolo Borsellino in una sua celebre intervista invitò i cittadini a
parlare della mafia, di parlarne alla radio, in televisione, sui giornali ma di non tirarsi indietro.

Noi non dobbiamo dimenticarci che la mafia si nutre di omertà e indifferenza; la mafia per questo motivo è,
in parte, anche colpa nostra perché siamo noi che tacciamo, o peggio ancora siamo indifferenti, agli episodi
disonesti che ci accadono intorno. Rammentiamo ogni giorno che è proprio la nostra indifferenza, la forza
della mafia. Dobbiamo, muovendo le nostre coscienze, e con la forza delle nostre parole, combattere
questo nemico che continua a crescere e che paino a piano distruggerà il nostro Paese.

Potrebbero piacerti anche