Sei sulla pagina 1di 20

FLAVIO MENARDI NOGUERA

Nicolò Paganini e Camillo Sivori:


l’anello forte della scuola ligure del violino

L’AVVENTURA DI UN SIPARIO.

Il 3 giugno 2009 è stato presentato al pubblico il sipario restaurato del


Civico Teatro Sivori di Finale Ligure, uno dei pochissimi ancora esistenti in
Liguria. Si tratta di una grande tela (oltre 50 metri quadrati) intitolata Il
trionfo di Camillo Sivori realizzata dal pittore genovese Giovanni Quinzio1
nel 1867, per il teatro che la città (allora Finalmarina2) aveva deciso di
dedicare al violinista, all’epoca all’apice della sua carriera internazionale3.
Il sipario è stato oggetto di un lungo intervento (avviato nel 1995) da
parte della Ditta Nicola d’Aramengo d’Asti, specializzata in restauri di
opere d’arte, ed è stato collocato nell’Auditorium del Complesso
Monumentale di Santa Caterina a Finalborgo poiché la sistemazione nel
Teatro Sivori, ancora in fase di recupero, non è più possibile per molti
motivi (una volta il sipario veniva tranquillamente piegato in tre al momento
dell’alzata, e sottoposto a un logorio incessante, cosa non più praticabile né
ammissibile).
Per illustrare la relazione tra Nicolò Paganini e Camillo Sivori, vorrei
prendere spunto proprio da quest’opera, poiché essa la sintetizza in modo
immaginifico e suggestivo. Paganini, l’incarnazione del virtuosismo, forse il
più grande violinista di sempre (almeno nella percezione generale e nel
mondo delle metafore e dei simboli), scende la scalinata del tempio dedicato
all’arte («Sic itur ad astra» sta scritto sulla parete) e va incontro a Camillo
Sivori, «L’unico - aveva dichiarato egli stesso nel 1828 - che può chiamarsi

1
«Giovanni Quinzio (Genova 1832 – ivi, 1918) fu allievo di Giuseppe Isola all’Accademia
Ligustica insieme con Nicolò Barabino. Si dedicò soprattutto all’affresco e alla grande
decorazione. Accademico della Ligustica, subentrò alla morte del suo maestro alla
direzione della cattedra di pittura. Tre anni dopo il teatro finalese realizzò un altro
importante sipario per il Politeama Genovese per cui dipinse Il trionfo della pace. Nelle due
opere teatrali del Quinzio appare evidente il debito verso il suo maestro dell’Accademia
autore dei sipari o ‘teloni’ per i teatri genovesi Colombo (1852), Paganini (1855), Andrea
Doria (1855). Comune alle diverse composizioni è il respiro storico dei racconti,
l’inquadramento in ambienti architettonici rigorosamente classicisti, l’affollamento di
figure distribuite sui diversi piani delle opere, la commistione fra simbologia storica e
mitologica realizzata sia nella scelta dei temi sia nelle figure dipinte». Tratto da: RAGAZZI,
Franco. ‘L’avventura del sipario. Macchina teatrale, specchio, illusione: breve itinerario fra
i sipari esistenti dei Teatri storici della Liguria’, in: Giornale dell’Associazione degli Amici
del Teatro Sivori, I/1 (Febbraio 1992), p. 2.
2
Il comune di Finale Ligure fu costituito nel 1927 con l’unificazione dei comuni di
Finalmarina, Finalborgo e Finalpia. Vedi: CAFFARENA, Fabio e STIACCINI, Carlo. Finale
Ligure 1927. Biografia di una città dall’Unità d’Italia al Fascismo, Milano, Edizioni
Unicopli, 2007.
3
Lo stesso Sivori avrebbe inaugurato il teatro con due accademie (18 e 20 dicembre 1868).
mio scolaro»4. Una figura allegorica, la Gloria, indica a Sivori il cammino,
mentre un’altra figura femminile, che rappresenta la città di Finalmarina,
compone la dedica su un leggio: «A Camillo Sivori Finale Marina
MVCCCLXVII». Attorno è un tripudio di angeli musicanti, di motivi floreali
tra elementi neoclassici, mentre ai piedi della gradinata, giace una figura
maschile che tiene in mano i simboli della morte e del tempo (falce e
clessidra) evidentemente sconfitti dall’immortalità dell’arte e della musica.

Giovanni Quinzio, Il trionfo di Camillo Sivori (1867)

La dedica del nuovo teatro civico da parte di una città di provincia (in
quegli anni di Genova e Imperia), piccola per quanto vivace, è significativa
della fama che Sivori godeva all’epoca. Basti ricordare che nell’anno
successivo, 1869, Genova avrebbe intitolato proprio a lui la sua prima sala
da concerti, la famosa Sala Sivori in Salita Santa Caterina5. Questa fama era
consolidata in campo internazionale. Nell’arco di quarant’anni, la prima
tournée europea di Sivori ancora dodicenne risale, infatti, agli anni 1827-
1828, egli aveva percorso in lungo e in largo l’Europa, toccando più volte le

4
Ecco la citazione completa: «A Parigi ha data accad.a il Giovinetto Sivori, l’unico che può
chiamarsi mio scolaro, ed ha riportato i più grandi applausi». Lettera all’avvocato Vincenzo
degli Antoni di Bologna, da Milano, del 2 marzo 1828. PAGANINI, Niccolò. Epistolario, I,
1810 - 1831, a cura di Roberto Grisley, Milano, Skira, 2006, p. 338. Due anni dopo,
Paganini dichiarava al suo biografo Schottky a proposito di Sivori: «Questo giovane ha
veramente il più sottile udito del mondo. Appena egli aveva sette anni quando io gli diedi
notizia delle prime idee della scala. In tre giorni suonava già diversi pezzi, e tutto il mondo
gridò - Paganini ha fatto un miracolo - e infatti dopo quattordici giorni si fece sentire in
pubblico» (nostra traduzione da: SCHOTTKY, Julius Max. Paganini’s Leben und Treiben als
Künstler und als Mench, Prague, J. C. Calve, 1830, p. 282).
5
Per la storia di questa sala vedi: PRUZZO, Piero. La Sivori. Una sala storica a Genova. Da
tempio della musica a centro polifunzionale, Genova, Provincia di Genova - AGIS Liguria,
2002.
capitali musicali del vecchio continente (Parigi e Londra) senza trascurare
Vienna e l’Austria, Pest e l’Ungheria, Praga e la Cecoslovacchia, le città
tedesche, Varsavia e la Polonia, Pietroburgo e Mosca, il Belgio, l’Olanda, e
addirittura le Americhe in un viaggio durato quasi quattro anni (dal 1846 al
1850), e poi ancora la Svizzera, la Spagna e il Portogallo, senza dimenticare
mai - ovviamente - l’Italia. La definizione che meglio condensa questa
frenetica attività è quella di ‘viaggiatore filarmonico’ capace di tenere -
secondo la testimonianza del suo primo biografo6 che forse un poco esagerò
- circa 900 concerti nell’arco di cinque anni (1840-1845), quasi uno ogni
due giorni.
La fama internazionale - alla quale corrispondeva la stima di grandi
musicisti come Hector Berlioz, Felix Mendelssohn-Bartholdy, Gioachino
Rossini e Giuseppe Verdi7 - si offuscò bruscamente solo dopo la morte di
Sivori (19 febbraio 1894), forse perché era impossibile continuare a
celebrarlo una volta che il suo strumento divenne muto. Egli non aveva fatto
in tempo a lasciare testimonianza sonora della sua arte per un breve iato di
tempo. L’invenzione del fonografo risale, infatti, al 1887 e anche se Sivori
vi accenna in una lettera alla nipote Maria8, non registrò nulla e forse, anche
se l’avesse fatto, non avrebbe tramandato al meglio la prova delle sue
straordinarie qualità di virtuoso e interprete. Anch’egli è rimasto nel novero
dei grandi interpreti di cui possiamo immaginare l’arte solo grazie alle
cronache, alle recensioni, alle testimonianze dei contemporanei.

ECLISSI E RINASCITA.

Così, di Sivori, dopo il 1894, nonostante sporadici tentativi di


commemorazione, si persero letteralmente le tracce per circa un secolo. Le
cose sono cambiate in concomitanza e poco prima del centenario della
morte, partendo proprio da quella città di provincia, divenuta nel frattempo
Finale Ligure, che conserva con il suo teatro memoria del grande violinista.
Nel 1989 fu fondata l’Associazione di Amici del Teatro Sivori per salvare
l’antica sala minacciata da progetti di demolizione e furono avviate le prime
ricerche; nel 1991 pubblicai la prima biografia moderna dedicata a Sivori9;
subito dopo fu presentato il primo compact disc di musiche sivoriane (con i
Maestri Bruno Pignata al violino, Franco Giacosa al pianoforte e Riccardo
Agosti al violoncello)10 e, nel 1994, gli eredi del violinista mi permisero di
accedere all’archivio di famiglia.
Da questo momento in poi le ricerche non si sono più fermate
concentrandosi sui materiali dell’Archivio Sivori eccezionalmente
importanti sia per quanto riguarda Camillo Sivori che Nicolò Paganini. Del

6
JAMES, E. Camillo Sivori. A sketch of his life, talent, travels and successes, London, Pietro
Rolandi - Cramer Beale & Co., 1845.
7
Per la biografia di Sivori, assai interessante, rimandiamo a quanto sul violinista è stato
pubblicato finora. Vedi note 9-13.
8
«Tu hai già sentito a Genova il fonografo - scrive da Maisons Laffitte, l’8 settembre 1889
- ed io, qui a Parigi, sono tuttavia privo di questa sensazione». Riportato in: CAVASSA,
Umberto V. ‘Cose inedite e… quasi di Camillo Sivori’, in: Il Raccoglitore Ligure, I/3 (10
Luglio 1938), pp. 1-2.
9
MENARDI NOGUERA, Flavio. Camillo Sivori. La vita, i concerti, le musiche, Genova,
Graphos, 1991.
10
Camillo Sivori. Paganini’s only pupil, Dynamic, CDS 115.
primo sono conservate gran parte delle composizioni manoscritte, oltre alle
lettere (un imponente corpus di circa 700 missive ora in fase di
riordinamento e studio in vista della pubblicazione), ai violini, a svariati
oggetti personali (diplomi, decorazioni, ritratti e così via); del secondo
diverse musiche manoscritte, autografe e in copia (oltre che in edizioni a
stampa), alcune delle quali note ma ritenute perdute fino a quel momento,
altre completamente sconosciute. Di tutti questi materiali si è data ampia
descrizione a suo tempo11 ed essi sono ora oggetto di risistemazione,
indagine e graduale pubblicazione anche grazie al lavoro di altri studiosi
oltre al sottoscritto. Ricorderò il Maestro Italo Vescovo che ha curato con
me le edizioni critiche dei Tre Duetti concertanti per violino e fagotto M.S.
130 e dei Sei Cantabili e Valtz M.S. 124-129 di Paganini (i cui manoscritti
autografi appartengono appunto agli eredi Sivori) per l’editore Suvini
Zerboni di Milano; Stefano Termanini, discendente dello stesso Sivori e
autore di alcuni saggi preziosi sul suo illustre antenato12; Gérard Thomas-
Baruet, corrispondente da Parigi del Civico Istituto di Studi Paganinini di
Genova (ora, purtroppo, inattivo) che da tempo si dedica alla diffusione
della musica sivoriana. Un altro contributo meritevole di segnalazione è
costituito dal libro di Luigi Inzaghi che raccoglie una massa notevole di
ulteriori documenti (tratti da biblioteche, archivi e istituzioni di tutto il
mondo) che contribuiscono a delineare ancor meglio la figura del
violinista13. Altri progetti editoriali (anche discografici) sono in fase di
realizzazione e si può dunque affermare che, nell’arco di circa un ventennio,
la figura di Camillo Sivori sia tornata alla ribalta.

LE CONOSCENZE ATTUALI.

In questa sede vorrei fare il punto sulle conoscenze circa il rapporto tra i due
grandi protagonisti di quella che non è improprio definire ‘Scuola ligure del
violino’, condividendo tuttavia le acute osservazioni sul concetto di scuola
svolte da Claudio Pavolini14, che intendo quindi in un senso più ampio e
organico rispetto a quello che di solito si attribuisce al termine. Vorrei anche
fare astrazione dagli aspetti letterari e fantastici che comprensibilmente sono
proliferati attorno a questa relazione, sin dagli esordi di Sivori, basandomi
solo sugli studi e i documenti che riguardano:

11
MENARDI NOGUERA, Flavio e TERMANINI, Stefano. ‘Il ritrovamento dell’Archivio di
Camillo Sivori. Nuove prospettive per l’indagine musicologica dell’Ottocento genovese ed
europeo’, in: Quaderni dell’Istituto di Studi Paganiniani, 8 (Ottobre 1996), pp. 5-26. Vedi
anche: MORETTI, Maria Rosa e SORRENTO, Anna. ‘Dall’Archivio Sivori nuovi autografi
paganiniani’, Ivi, pp. 27-33.
12
In particolare: TERMANINI, Stefano. ‘«Andare in tuornée»: Camillo Sivori in Europa tra il
1827 e il 1841’, in: Paganini, Genova e la musica. Saggi in onore di Alma Brughera
Capaldo, a cura di Giuseppe Isoleri, Maria Rosa Moretti, Enrico Volpato, Genova, Edizioni
San Marco dei Giustiniani, 2003, pp. 77-100; e: TERMANINI, Stefano. ‘Ispirazioni ed echi
paganiniani: Camillo Sivori davanti alle sue platee’, in: Atti del Convegno Internazionale
Paganini Divo e Comunicatore. Genova, 3-5 dicembre 2004, Genova, SerEl International -
EEditrice.com, 2007, pp. 527-558.
13
INZAGHI, Luigi. Camillo Sivori. Carteggi del grande violinista e compositore allievo di
Paganini, Varese, Zecchini, 2004.
14
PAVOLINI, Claudio. ‘Fonti di ispirazione del violinismo paganiniano’, in: Atti del
Convegno Internazionale Paganini Divo e Comunicatore, Genova, 3-5 dicembre 2004,
Genova, SerEl International - EEditrice.com, 2007, pp. 299-358. In particolare pp. 300-301.
• l’ambiente musicale genovese nel quale egli si formò e visse la
prima parte della sua carriera,
• la sua relazione con Paganini dal 1822-1823 (a questo periodo risale
l’incontro con il grande maestro) fino al 1840,
• le musiche scritte da Paganini per Sivori e a questi dedicate,
• le vicende relative alla cessione da parte del primo al secondo del
violino Vuillaume copia del famoso Guarneri del Gesù detto ‘Il
Cannone’,
• il rapporto di Sivori con la figura di Paganini dopo il 1840,
• la continuità della Scuola Ligure del violino oltre Sivori.

L’AMBIENTE GENOVESE E I MAESTRI DI SIVORI.

Camille Sivori l’Orphée Genois. Caricatura non datata (Eredi Sivori)

I documenti presenti nell’Archivio Sivori e gli studi recenti dedicati a


Paganini e all’ambiente musicale genovese tra XVIII e XIX secolo,
confermano e precisano alcuni elementi che nella redazione della prima
biografia su Sivori erano necessariamente supposti, perché si basavano su
fonti attendibili ma indirette (specie bibliografiche). Risulta evidente come
sia l’emergere del ‘fenomeno’ Paganini che, un trentennio dopo, del
‘fenomeno’ Sivori, non siano da interpretare come felici casualità ma
scaturiscano da un ambiente musicalmente assai vivace15.
Avevo già segnalato che Camillo Sivori, con i suoi quattro maestri,
«venne a trovarsi al centro di un insieme sorprendente di relazioni didattiche
convergenti»16; tralasciando un certo Restano dal quale ricevette i
primissimi rudimenti musicali, Sivori fu, infatti, allievo di Giacomo Costa
come lo era stato Paganini, studiò con Nicolò Paganini stesso, quindi con
Agostino Dellepiane che a sua volta era stato allievo di Paganini e infine
con Giovanni Serra che aveva studiato con Costa e che era stimatissimo da
Paganini. E’ molto significativo che la relazione tra i due massimi campioni
del violinismo ligure si rafforzi non solo attraverso il ritrovamento di
documenti che li riguardano direttamente, ma anche perché diventano più
chiare le relazioni di entrambi con altri musicisti genovesi.

GIACOMO COSTA.

Su Giacomo Costa, per esempio, ottimo violinista e didatta (fu anche


maestro di Francesco Gnecco e di Nicola De Giovanni), sussistono ancora
dubbi circa l’anno di nascita17, ma alcune fonti archivistiche suggeriscono la
sua discendenza da Pietro Costa18, anch’egli violinista, e documentano la
sua attività artistica dal 1766 in poi. Il suo nome compare negli elenchi
dell’orchestra del Teatro Sant’Agostino nel 1772, 1778 e 1780 (nelle due
ultime date come primo violino nei balli). Ancora è citato in documenti
dell’Archivio Storico di Genova (1786), dell’Archivio Storico del comune
di Chiavari (1792), e nuovamente di Genova dal 1790 al 179519. Ritorna
infine in un ennesimo elenco di musicisti, «indicato come primo violino,
con una paga tripla rispetto ai suoi colleghi» del 1803 e in altri due elenchi
del 1804 «in qualità di spalla dell’orchestra del duomo»20. Una carriera
dunque molto lunga che gli permise di raggiungere la celebrità. Costa favorì
l’esordio musicale di Paganini a Genova durante le cerimonie religiose
(Chiesa di San Filippo Neri il 26 maggio 1794 e Nostra Signora delle Vigne
il 1° dicembre dello stesso anno)21 e la stessa cosa fece, molti anni dopo, con
Sivori, facendolo suonare nel Duomo di San Lorenzo e nelle chiese di delle

15
Ricorderei almeno: MORETTI, Maria Rosa e SORRENTO, Anna. ‘Notizie biografiche sui
primi maestri genovesi di Niccolò Paganini’ e MORETTI, Maria Rosa. ‘Per la storia della
musica a Genova nel secolo XVIII’, entrambi in: Paganini, Genova e la musica, Saggi in
onore di Alma Brughera Capaldo, a cura di Giuseppe Isoleri, Maria Rosa Moretti, Enrico
Volpato, Genova, Edizioni San Marco dei Giustiniani, 2003, pp. 33-48 e pp. 103-126
rispettivamente. Inoltre: BONGIOVANNI, Carmela. ‘Osservazioni sulla musica a Genova
nell’età di Paganini’, in: Atti del Convegno Internazionale Paganini Divo e Comunicatore,
Genova, 3-5 dicembre 2004, Genova, SerEl International - EEditrice.com, 2007, pp. 101-
159. Si consideri anche la bibliografia citata in questi saggi.
16
MENARDI NOGUERA, Flavio. Op. cit. (vedi nota 9), p. 29.
17
In letteratura oscilla tra il 1761 e il 1765 con l’avvertenza che, probabilmente, deve
essere anticipata di circa un decennio.
18
Citato in documenti del 1737 e 1745. MORETTI, Maria Rosa e SORRENTO, Anna. Op. cit.
(vedi nota 15), p. 47.
19
Ibidem, pp. 39-43.
20
Carmela Bongiovanni. Op. cit. (vedi nota 15), pp. 136-137.
21
Avvisi (giornale di Genova) del 31 maggio e 6 dicembre 1794 .
Vigne e Sturla, dedicandogli e componendo anche, per l’occasione, degli a-
soli22.

AGOSTINO DELLEPIANE.

Circa Agostino Dellepiane, lo studio di una parte dell’epistolario di Camillo


Sivori ha permesso di appurare che effettivamente egli accompagnò il
giovane violinista nella sua prima tournée europea del 1827-1828 e che in
questo periodo continuò a curarne la formazione musicale in veste di allievo
anziano di Paganini, e probabilmente su suggerimento di quest’ultimo. Una
lettera dello stesso Dellepiane, indirizzata al padre di Camillo, Alessandro,
in data 14 ottobre 1827 da Parigi, va citata per la sua chiarezza
documentaria:

[…] mi prendo moltissimo impegno per Camillino è verissimo, primo è mio


dovere secondo lo amo moltissimo come se fosse mio nipote, e che fa di
[sic] passi giganteschi nello studio del violino, e in tutte le società che ha
suonato ha finito per incantarli è vero che lo faccio studiare, e non gliene
perdono una, e vedendo la facilità che lui acquista, la sicurezza della nota, e
la forza colla quale eseguisce i pezzi più difficili fa sì che studia volentieri. Il
povero ragazzo in due mesi che siamo in Parigi, oltre i suoi concerti, e
variazioni per le accademie ha imparati 10 pezzi di musica de’ più difficili
23
con quella esattezza, e purità che piace a me

Agostino Dellepiane veniva da una famiglia di musicisti: il padre era liutaio


e rinomato per le sue chitarre, il fratello Pietro «viveva tra le corde
armoniche»24 il nipote Giovanni fu apprezzato maestro di ballo di diverse
generazioni di genovesi. Agostino, bravo professore di violino, era
amicissimo di Paganini che, oltre a ricordarlo spesso nell’epistolario, gli
dedicò le Sei sonate per violino e chitarra op. 12 e gli diede lezioni in
Lucca, dove Dellepiane doveva essersi trasferito ai tempi turbolenti
dell’occupazione francese della Liguria. Oltre a partecipare spesso alle
esecuzioni private che si tenevano in casa Germi (vedi oltre), egli fu primo
violino al Teatro da S. Agostino e nell’orchestra del Carlo Felice nonché
insegnante del Civico Istituto di Musica fino alla morte (1835). Quando si
ammalò, Sivori lo sostituì al teatro e all’istituto conservandogli i relativi
stipendi.

GIOVANNI SERRA.

Per quanto riguarda Giovanni Serra (1787-1876) non sono emerse novità
rilevanti, ma dobbiamo ricordare che con lui Sivori completò la sua
formazione musicale, soprattutto per ciò che riguarda lo studio dell’armonia.
Serra fu assai stimato da Rossini, Mercadante, Meyerbeer e dallo stesso
Paganini che lo elogiò a più riprese. Direttore al Teatro da S. Agostino, poi
al Teatro Carlo Felice dal 1828 fino al 1852 allorché passò a guidare per un
ventennio il Civico Istituto di Musica, Serra era anche molto apprezzato

22
CERVETTO, Luigi Augusto. ‘Camillo Sivori’, in: Il Cittadino, XXII/ 51 (20 febbraio 1894).
23
TERMANINI, Stefano. ‘«Andare in tournée»: Camillo Sivori in Europa tra il 1827 e il
1841’, Op. cit. (vedi nota 12), p. 98.
24
PIERROTTET, Adele, Camillo Sivori, Milano, Ricordi, 1896, pp. 15-16.
come compositore e nella sua produzione (tutta da scoprire) si annovera una
raccolta di 12 quartetti per archi di cui cinque editi da Girod di Parigi. Il
quarto della serie fu «dedicato al signor Camillo Sivori dal suo Maestro
Giovanni Serra Direttore del Civico Istituto di Genova»25 e questo è un dato
considerevole perché testimonia dell’interesse per la musica cameristica in
ambiente genovese. Può essere interessante costatare che nell’Archivio
Sivori sono presenti diverse composizioni inedite e non datate per quartetto
d’archi dello stesso Sivori: un Rondò, un Piccolo Tema con variazioni e una
serie consistente ma ancora imprecisata di veri e propri quartetti la cui
composizione potrebbe risalire proprio agli anni dello studio con Giovanni
Serra.

UN AMICO: LUIGI GUGLIELMO GERMI.

Nuovi documenti e recenti studi definiscono meglio anche la figura di Luigi


Guglielmo Germi, da sempre ricordata solamente in relazione a Paganini di
cui era avvocato, procuratore d’affari, consigliere e uomo di fiducia, ma
soprattutto intimo e carissimo amico (a lui è indirizzata la maggioranza delle
lettere paganiniane). Ora si scopre che anche Sivori era in relazione con
Germi e non si trattava di un rapporto effimero.
La lettura di un insieme di missive dell’avvocato genovese indirizzate
a Paganini (23 risalenti agli anni 1838-1840), conservate presso la Library
of Congress di Washington26 ha riservato alcune ‘sorprese’. Trova definitiva
conferma il fatto che la cessione del violino Vuillaume, copia del famoso
Guarneri del Gesù detto «Cannone», da parte di Paganini a Sivori, fu
un’idea di Germi che, così facendo, assecondava la passione del primo per il
collezionismo e il commercio di strumenti ad arco pregiati e, al tempo
stesso, faceva in modo che il secondo avesse finalmente un violino adeguato
alle sue capacità. Ecco cosa scrisse Germi a Paganini il 26 gennaio 1840:

Eccoti un proggetto [sic] …. Un proggetto! [sottolineatura e punteggiatura


nel testo]. Che consolazione! … desiderando vivamente che il nostro
Camillo Sivori abbia un violino da cavarne partito in pubblico e privato, gli
ho proposto il violino ad imitazione del Guarnerius che hai in Parma di cui
egli conosce il prezzo in franchi 300. ossiano 15 Luigi: A questo effetto dissi
al medesimo io proporrò la vendita della ma viola Gaspare da Salò maestro
di Amati a Paganini per il prezzo di Luigi n°… e riceverò in deduzione di
tale prezzo Luigi 15. del violino francese imitazione Guarnerius. Paganini
non vuol guadagnare su di me né io su di lui, perciò sul valore della viola
equitativamente si combineranno: Io scriverò a Paganini, bramo
sinceramente compiacervi perché lo meritate sotto più rapporti: Sentiremo
cosa risponderà al suo amico L. G. Germi.

Si notino le espressioni di stima verso Sivori che, lo sappiamo, era condivisa


da Paganini. Com’è risaputo, quest’ultimo acconsentì all’idea di vendere il
25
PIUMATTI, Giorgio. Catalogo delle opere dei musicisti liguri esistenti presso la Biblioteca
del Conservatorio di Musica Nicolò Paganini di Genova, Collana Fonti e Studi diretta da
Giorgio Spina, Genova, E.R.G.A., 1975, p. 45 e tavola I che riproduce il frontespizio del
quartetto n° 4.
26
MENARDI NOGUERA, Flavio. ‘Amami. Il tuo amico, Luigi Guglielmo Germi’, in:
Paganini, Genova e la musica, Saggi in onore di Alma Brughera Capaldo, a cura di
Giuseppe Isoleri, Maria Rosa Moretti, Enrico Volpato, Genova, Edizioni San Marco dei
Giustiniani, 2003, pp. 59-75.
«ad imitazione del mio Guarnerius», «trattandosi di compiacere il
valentissimo ed amabile Camillino, il quale lo saluterai da parte mia»27 e, in
un secondo tempo, diede disposizione affinché Germi facesse pervenire a
Vuillaume i 500 franchi che corrispondevano al valore dello strumento;
questo perché non gli sembrava giusto guadagnare sulla vendita di uno
strumento che aveva ricevuto in dono28.
L’amicizia di Sivori con Germi è dimostrata anche da un’altra lettera,
datata 17 gennaio di quell’anno. Germi scrive a Paganini ma, essendo
indisposto, così esordisce: «Amico / al ricevere della presente (vedo che non
posso scrivere chiaro perciò l’amico Sivori che continui». La lettera, che
effettivamente è scritta di pugno da Sivori (si riconosce benissimo la
calligrafia), affronta delicate questioni legate alla difesa di Paganini che
Germi si apprestava a sostenere nella causa per il famoso affaire del Casino
a Parigi, e questo dimostra quanto Sivori fosse considerato intimo
dall’avvocato genovese e come fosse a conoscenza di tutte le vicende e dei
problemi anche economici e giudiziari del maestro.
Sivori frequentava casa Germi anche per motivi musicali, come altri
amici di Paganini: i musicisti Giovanni Serra e Luigi Riva29. In casa Germi,
infatti, si tenevano concerti privati: «Serra ti ringrazia – scrive Germi il 20
agosto 1839 – suona con Sivori dei quartetti d’Haydn in mia casa: sono pur
belli».
Questo è un dato molto interessante perché dimostra che in alcune
case di Genova non erano infrequenti le esecuzioni di musica cameristica di
autori classici come Haydn, Mozart e… Beethoven? Sappiamo che Paganini
avrebbe voluto far ascoltare all’amico gli ultimi quartetti del compositore di
Bonn: «Spero ti piaceranno infinitamente i Quartetti ultimi di Beethoven,
quando sarò a dirigerli»30; proposito già espresso in precedenza, il 26
gennaio di quell’anno allorché, invitando Germi a raggiungerlo a Marsiglia
presso il notaio Brun gli annunciava: «Ti faressimo sentire gli ultimi
quartetti di Beethoven»31. Ora, tanta insistenza è significativa. Se ci è
concesso concedere qualcosa alla fantasia, potremmo supporre, ma
purtroppo nessuna prova documentaria al momento lo suffraga, che
Paganini abbia effettivamente eseguito gli ultimi quartetti di Beethoven32 in

27
Lettera di Paganini a Germi del 1° febbraio 1840. PAGANINI. Epistolario, a cura di
Edward Neill, Genova, Comune di Genova, 1982, pp. 298-299.
28
Lettera a Germi del 25 febbraio 1840. Questa lettera ne conteneva un’altra indirizzata a
Vuillaume in cui si spiegavano i motivi per cui Paganini si era deciso a separarsi dallo
strumento ricevuto in dono («Mio caro Vuillaume: sono stato obbligato a privarmi della
copia del mio violino, che voi mi donaste come ricordo. Ho fatto questo perché un amico
me lo richiese affinché un artista lo potesse utilizzare»). Conteneva anche un accenno ad un
«piccolo violino di Sivori» custodito a Parma di cui non sappiamo nulla. MENARDI
NOGUERA, Flavio. Op. cit. (vedi nota 9), pp. 58-60.
29
Violista genovese, membro dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice. In una lettera di
Paganini a Germi del 18 gennaio 1840 troviamo: «Dimmi se fai musica con il Sig. Riva».
PAGANINI. Op. cit. (vedi nota 27), p. 297.
30
Lettera del 7 settembre 1839. PAGANINI. Op. cit. (vedi nota 27), p. 297.
31
In una lettera precedente (23 luglio 1938) Paganini riferiva a Germi di possedere l’intera
collezione di quartetti e quintetti del grande compositore tedesco specificandone anche il
valore commerciale.
32
La prima esecuzione documentata di quartetti di Beethoven a Genova è quella del 17
marzo 1851, in casa del maestro Carlo Andrea Gambini, con Sivori al primo violino.
Gazzetta Musicale di Milano, IX/12 (23 marzo1851), p. 58.
Casa Germi in occasione del suo ultimo soggiorno genovese nell’ottobre del
1839, magari assecondato nell’interpretazione proprio da Sivori, Riva, Serra
e, perché no, proprio dal suo vecchio amico Luigi Guglielmo.
La persona di Germi ritorna anche in altre fonti collegate a Sivori,
per la precisione in una lettera di Camillo indirizzata alla famiglia che risale
al periodo in cui il violinista, accompagnato dal fratello Giovanni Battista,
era impegnato nella grande tournée attraverso l’Europa. L’avvocato aveva
affidato ai Sivori «una viola preziosa affinché la portassero con sé nei viaggi
europei e cercassero di venderla a buon prezzo». Il fatto dimostra due cose:
che Germi continuava a commerciare in strumenti musicali, forse sull’onda
delle abitudini apprese da Paganini, e che era in relazioni d’amicizia assai
strette con la famiglia Sivori33.

NICOLÒ PAGANINI.

Passiamo ora a Paganini. Grazie ai materiali conservati nell’Archivio Sivori


(soprattutto le musiche e l’epistolario) la relazione tra i due violinisti
genovesi si definisce meglio. Quasi certamente l’instaurarsi di un rapporto
dapprima di tipo didattico, quindi di reciproca stima e infine d’amicizia, fu
propiziato dal fatto che il padre di Camillo era amico di Paganini e suo
coetaneo. Il tono famigliare che si riscontra nell’epistolario di Paganini tutte
le volte che si parla di Camillo (chiamato spesso «Camillino»), trova una
corrispondenza nell’epistolario di quest’ultimo (le lettere sono compilate
anche dai fratelli di Camillo) dove il nome di Paganini ricorre con una certa
frequenza. Si percepisce bene che i Sivori parlano di una persona che
conoscono da vicino: il rispetto è stemperato dalla confidenza e
l’ammirazione da un evidente sentimento d’amicizia.
Paganini è un modello da seguire e da osservare con attenzione già nel
1827-1828 quando Camillo dodicenne si avventura per la prima volta
attraverso l’Europa (Parigi e Londra) proprio a ridosso del maestro che sta
letteralmente conquistando le platee del vecchio continente. L’eco dei trionfi
di Nicolò raggiunge il piccolo gruppo in viaggio, che invece fatica a trovare
i giusti spazi dove esibire il bambino prodigio, e diventa quasi uno sprone a
sostenere e spingere il giovanissimo artista sulle stesse strade mirando ai
medesimi risultati. I Sivori seguono e commentano i successi di Paganini -
specie quelli economici - e fanno confronti e paragoni, impegnati come sono
nel sostenere finanziariamente la tournée di Camillo (si tratta come ha
osservato Termanini di un’impresa economica34). Si augurano che anche per
Sivori venga presto il momento del guadagno e si tengono in contatto con
Paganini, chiedendogli consigli, lettere di raccomandazione e lo ringraziano
per la «buona memoria anche per parte di Camillo, e di tutti noi, e ditele che

33
Lettera da Londra del 6 luglio 1843, in: TERMANINI, Stefano. ‘Ispirazioni ed echi
paganiniani: Camillo Sivori davanti alle sue platee’, Op. cit. (vedi nota 12), p. 544:
«Riguardo alla viola dell’avvocato Germi […] non abbiamo fatto ancora nulla, perché si
tratta di un istrumento più di lusso che di necessità, per cui bisogna attendere il curioso che
la brama, ed in questi tempi è ben più difficile più che in quelli passati». Come sottolinea
giustamente Termanini: «La citazione della commissione affidata da Germi ai Sivori ci
mette davanti a una situazione di rapporti fra la famiglia di Camillo, Germi e Paganini,
assai più stretti e consuetudinari di quanto si pensasse».
34
TERMANINI, Stefano. ‘«Andare in tournée»: Camillo Sivori in Europa tra il 1827 e il
1841’, Op. cit. (vedi nota 12), p. 80.
mi faccia il piacere di mandarle un poco della sua musica per suonare a’
suoi concerti, e nelle società, come sarebbe qualche variazione breve, e altro
pezzo che sarà suo»35.
Il desiderio di procurarsi musiche di Paganini per arricchire il
repertorio di Camillo è una costante e ritorna nell’epistolario anche alcuni
anni dopo, immediatamente dopo la morte del maestro, quando Sivori si
prepara alla seconda grande tournée europea (1841-1843). Giuseppe
Ramella, che durante il viaggio svolgeva le funzioni di segretario, scriveva
da Torino ad Alessandro Sivori il 15 settembre del 1840:

Se prima dei due concerti dati a Milano da Camillo io era d’opinione che
non si limitasse a produrre i suoi talenti in Italia, ma che tentare dovesse un
giro in grande onde cominciare a farsi una fortuna: opinione convalidata da
tutti, perché da tutti a ciò consigliato e fin anche dallo stesso Paganini;
questa stessa opinione maggior forza prese nell’animo mio dopo aver veduto
l’esito di fanatismo dei suddetti concerti tale esito va attribuito prima al
sommo talento di Camillo, ed in secondo luogo alla scelta dei pezzi, fra i
quali le variazioni di Paganini. Quindi io crederei che allorquando Camillo
arricchisse un poco più il suo repertorio, tanto col nuovo concerto che sta
componendo, quanto con qualche pezzo di Paganini che bisogna procurarsi
ad ogni costo, si potrebbe francamente intraprendere un viaggio in grande e
tentare un gran colpo36.

Non sappiamo quanto successo abbia avuto questa operazione di recupero di


musiche paganiniane che all’epoca erano in gran parte inedite. Sicuramente
i tentativi furono ripetuti, anche in direzione del figlio di Paganini, Achille,
che però non era incline ad alienare i manoscritti del padre. I Sivori
comunque riuscirono ad ottenere delle musiche grazie all’aiuto di Luigi
Riva e, nel settembre 1843, le spedirono a Camillo che si trovava a Londra.
E’ di grande interesse la risposta di Sivori che le giudicò inadatte per gli
obiettivi che si proponeva:

La musica di Paganini che hanno ricevuto, per mezzo di Riva, non credo che
sarà tanto buona per il pubblico, come già me l’aspettavo, quando intesi che
Paganini non l’ebbe mai suonata. L’Inno Patriottico ed il tema variato sono
difficilissimi e non del genere desiderato in giornata da tutti, cioè difficoltà
mista col canto e col gaio. Quella della Carmagnuola, che non ha finale, e
che sarò obbligato a farglielo, sarà forse la più d’effetto, ma anch’esso non
ha né adagio né canto alcuno nell’introduzione; tutto ciò però gli dico alla
sfugata, perché non ho avuto nemmeno il tempo di provarne un solo. In
seguito vedrò meglio e gliene saprò dire qualche cosa di più preciso37.

Questi tentativi reiterati di procurarsi musiche paganiniane potrebbero


spiegare la presenza nei materiali in possesso degli eredi Sivori di
composizioni di Paganini ritenute perdute fino a qualche anno fa e di
composizioni addirittura sconosciute (oltre a quelle espressamente scritte e
dedicate a Camillo di cui diremo tra breve). Mi riferisco principalmente ai
Tre Duetti per violino e fagotto M.S. 130, alle Sei nuovissime Alessandrine
per due violini, clarinetto, due corni e basso M.S. 131, al Concerto per

35
Lettera del 10 novembre 1827. Ibidem, p. 83.
36
Ibidem, p. 94.
37
TERMANINI, Stefano. ‘Ispirazioni ed echi paganiniani: Camillo Sivori davanti alle sue
platee’, Op. cit. (vedi nota 12), p. 553.
violino e orchestra M.S. 123, opera probabilmente giovanile, di cui
purtroppo non è presente la parte del violino solista.
Dal momento in cui Sivori si esibì fuori d’Italia, si pose il problema
della sua presentazione. Egli aveva tutte le carte in regola per annunciarsi
come ‘allievo di Nicolò Paganini’ e, dopo la morte del maestro, come
continuatore della sua scuola e depositario della sua arte. Tuttavia la
certificazione si realizzava, ovviamente, solo nell’esecuzione delle
composizioni di Paganini. Bisognava eseguire musiche che esaltassero il
virtuosismo e suscitassero stupore e incantamento, unendo magari la
componente tecnica al canto come acutamente notava lo stesso Sivori
allorché parlava - come si è appena visto - di «genere desiderato in giornata
da tutti, cioè difficoltà mista col canto e col gaio». Quali musiche egli
poteva eseguire nel 1827-1828 o, meglio ancora, dopo il 1840? Non certo i
24 Capricci per violino solo, improponibili all’epoca e che, del resto, quasi
certamente, nemmeno il maestro aveva mai eseguito in pubblico, né le
musiche cameristiche paganiniane pubblicate fino a quel momento, dove
l’aspetto spettacolare cedeva il passo alla dimensione colloquiale e non
risaltava in modo sufficiente. Le musiche di Paganini più adatte
all’affermazione di un artista che si dichiarava suo seguace non erano
ancora state pubblicate; alcune lo furono solo nel 1851 per opera degli
editori Schonenberger di Parigi38 e Schott di Magonza e proprio Sivori
sarebbe stato chiamato a interpretarne alcune presso l’Her Majesty’s Theatre
di Londra il 16 e il 30 giugno di quell’anno39.
Questo spiega la ricerca affannosa di musiche paganiniane «ad ogni
costo». Camillo Sivori, per molti anni fu ‘costretto’ a ricorrere alla memoria
e alla propria immaginazione per integrare i materiali che poteva aver
rintracciato a Genova. Così, anche i sui cavalli di battaglia preferiti, eseguiti
un’infinità di volte (al limite della saturazione e forse anche con un certo
fastidio), vale a dire il Carnevale di Venezia e il Concerto n. 2 in si minore
Clochette, non erano interpretati secondo la partitura originale
(inaccessibile) ma secondo il proprio ricordo e la propria versione. Il
Carnevale di Venezia, ad esempio, era intitolato Souvenir de Paganini.
Altrettanto rivelatore è il fatto che proprio a causa di questa composizione
scoppiasse una polemica pubblica, con tanto di botta e risposta sui giornali,
tra Heinrich Wilhelm Ernst e Sivori. Il primo accusava il secondo di
eseguire le ‘sue’ variazioni sul Carnevale di Venezia (anche queste,
evidentemente, una ‘ricostruzione’) e il secondo replicava sostenendo di
aver fatto ricorso a un manoscritto anonimo integrato secondo la propria
fantasia, essendo comunque in grado di scrivere in qualsiasi momento
variazioni anche migliori di quelle dell’altro. La polemica è illustrata in un
capitolo del libro di Inzaghi dedicato a Sivori al quale si rimanda per i
particolari40.

38
Si trattava delle seguenti composizioni (con accompagnamento di pianoforte): Concerto
in Mi bemolle maggiore, Concerto in si minore, Variazioni intitolate ‘Le streghe’,
Variazioni sul tema ‘God Save the King’, Variazioni sul Carnevale di Venezia, Moto
Perpetuo, Variazioni sul tema ‘Non più mesta’ dall’opera Cenerentola di Rossini,
Variazioni sul tema ‘Di tanti palpiti’ dall’opera Tancredi di Rossini, Variazioni sul tema
della canzone genovese Barucabà.
39
Sivori eseguì il Concerto in Mi bemolle maggiore e le Variazioni intitolate ‘Le streghe’.
Gazzetta Musicale di Milano, IX/25 (22 giugno 1851), p. 120.
40
INZAGHI, Luigi. Op. cit. (vedi nota 13), pp. 78-82.
Molto rapidamente Sivori acquisì coscienza del proprio valore e,
anche se non smise mai di eseguire musiche paganiniane, entrando
gradualmente in contatto con un pubblico europeo, più attento ai valori
musicali e non facilmente accontentabile con pure acrobazie di stampo
virtuosistico, cominciò a praticare un repertorio diverso, qualificandosi
anche come eccellente interprete di quel repertorio strumentale che in Italia
faceva fatica a trovare spazio, se non in circoli ristretti e privati. Sivori fu
dunque un artista ambivalente: da un lato continuò la tradizione virtuosistica
paganiniana, dall’altro divenne un raffinato interprete di Haydn, Mozart e
Beethoven. La qualifica di «élève de Paganini» si rivelò un’arma a doppio
taglio: utile per farsi largo tra gli artisti sui palcoscenici più affollati ed
emergere nella considerazione generale, inutile quando si trattava di farsi
valere in altri contesti, dimostrando di possedere le doti musicali necessarie
all’artista che si mette a servizio della grande letteratura strumentale
classico-romantica.

LE MUSICHE DI PAGANINI DEDICATE A SIVORI41.

L’eccezionalità del rapporto tra Paganini e Sivori è provata da molti


elementi il più importante dei quali è costituito sicuramente dalle musiche
«espressamente composte e dedicate» dal primo al secondo. Si tratta di un
insieme di composizioni che Paganini scrisse, quasi certamente tra l’ottobre
del 1822 e il maggio del 1824 allorché il virtuoso soggiornò a Genova a più
riprese. In questo periodo egli conobbe il giovane Sivori, ne fu
favorevolmente impressionato, gli diede lezioni e si esibì con lui in qualche
accademia privata42 riservando a sé la parte della chitarra.
Quante e quali siano le musiche che Paganini scrisse per Sivori non è
ancora possibile stabilire in modo definitivo, tuttavia, rispetto a quanto

41
Questo paragrafo riprende il saggio dedicato allo stesso argomento in: PAGANINI, Nicolò.
Sei Cantabili e Valtz per violino e chitarra dedicati a Camillo Sivori M.S. 124-129,
Edizione critica a cura di Italo Vescovo e Flavio Menardi Noguera, con contributi di Flavio
Menardi Noguera, Claudio Pavolini (Il corpus di tecnica violinistica dei Cantabili e Valtz),
Stefano Termanini (L’Archivio di Camillo Sivori), Milano, Edizioni Suvini Zerboni, 2009.
42
Anche se non sono del tutto chiari i movimenti di Paganini in questo lasso di tempo, tra
l'Agosto 1822 e la fine di Maggio del 1823 la corrispondenza con l'amico Germi tace, e
questo fa pensare ad un soggiorno del violinista a Genova. In seguito Paganini si recò a
Milano, quindi sul Lago di Corno (residenza del generale Pino) e poi nuovamente a Milano.
Dal capoluogo lombardo inviò a Germi due lettere in cui sono contenuti i seguenti
riferimenti alle musiche dedicate a Sivori:
«Sivori mi ha scritto una longa lettera dove mi vorrebbe disporre a scrivere un Concerto per
il Camillino, da farglielo eseguire nel suo Oratorio per il prossimo Gennaro. Sabbato [sic]
risponderò alla sua lettera, e… lo terrò in speranza» (lettera da Milano del 18.6.1823).
PAGANINI, Niccolò, Op. cit. (vedi nota 4), p. 218.
«Li Sivori non faranno mai giudizio. Una grande prova della loro innocenza l'ebbi
allorquando in Genova le scrissi altri sei cantabili e Minuetti e valtz più difficili ed istruttivi
tanto riguardo al possesso dell'istrumento quanto per formare l'anima al Camillino, che non
dimostrava voglia di possederli, né più mi parlarono di altri pezzi, come suonatine e Duetti
per violino, e chitarra! Il tuo paragrafo al miracolo è bellissimo!» (lettera da Milano del
26.11.1823). Ivi, p. 227.
E’ accertato un ulteriore soggiorno genovese di Paganini nel mese di Maggio del 1824.
Dopo di che, Paganini iniziò un secondo viaggio artistico attraverso l'Italia centrale e
meridionale.
affermavo nel 199143 sulla base della documentazione allora disponibile,
oggi abbiamo alcune certezze in più.
I materiali conservati nell’Archivio Sivori comprovano l’esistenza di
due opere: i Sei Cantabili e Valtz per violino e chitarra (manoscritto
autografo) e una Sonata con variazioni per violino, con accompagnamento
di viola, chitarra e violoncello (manoscritto non autografo) nelle sole parti di
violino e chitarra44.
Fino a quel momento si conosceva solo il 12mo Cantabile, e Valtz /
per Violino, con accomp.to di Chitarra / Composto, e Dedicato al Bravo
Ragazzino / Sig. Camillo Sivori / da Nicola Paganini M.S. 45, il cui
autografo, curiosamente, aveva seguito il destino della cosiddetta
‘Collezione postuma’45, forse perché, come suggerisce De Courcy, Paganini
ne fece una copia per il suo allievo e tenne per sé l'originale46.
Ora conosciamo anche i cantabili dal n. 1 al n. 6; mancano
all’appello ancora i numeri 7, 8, 9, 10, 11 della serie. Alcune particolarità
dei fascicoli relativi alle parti di violino e chitarra dei primi sei cantabili47
confermano ulteriormente l’esistenza della seconda serie, adombrata del
resto in una frase di Paganini che troviamo nella lettera all’amico Germi da
Milano datata 26.11.1823: «[…] allorquando in Genova scrissi per loro altri
sei cantabili e Minuetti e valtz […]»48.
Infine ricordiamo che, nell’autografo del 12mo Cantabile, e Valtz49,
sul retro della parte di chitarra, si trova una pagina di musica che
corrisponde alla parte di chitarra della Sonatina N. 1 (1° Cantabile e Valtz).
Evidentemente, Paganini, nel redigere il dodicesimo cantabile della serie,

43
MENARDI NOGUERA, Flavio. Op. cit. (vedi nota 9), pp. 40-51. All’epoca ipotizzavo che
Paganini avesse scritto per Sivori le seguenti composizioni: un Concertino per violino e
chitarra (perduto); dodici Cantabili e Valtz per violino e chitarra, di cui era conosciuto solo
l’ultimo; sei Sonate per violino con accompagnamento di chitarra, viola e violoncello, dette
anche nelle letteratura paganiniana Quartetti Sivori (perdute); sei Duetti per violino e
chitarra, M.S.110 nel catalogo Moretti Sorrento (quest’ultima indicazione era raccolta sulla
base di una ipotesi presente in: CODIGNOLA, Arturo. Paganini intimo, Genova, Municipio
di Genova, 1935, p. 660), una Sonata con variazioni per violino e chitarra (perduta).
44
Si tratta di quella Sonata con variazioni per violino e chitarra (perduta) di cui alla
precedente nota. La segnalazione era tratta da un elenco dattiloscritto, relativo ai materiali
contenuti nell’Archivio Sivori, custodito presso il Conservatorio N. Paganini, recante il
titolo Museo del Liceo / Collezione Sivori / da Montani, compilato curiosamente in lingua
spagnola, che dovrebbe risalire agli anni 1924-1950, periodo in cui Pasquale Montani
(1885-1971) diresse il Liceo Musicale Nicolò Paganini di Genova, progettando un museo
(mai realizzato) che avrebbe dovuto raccogliere anche i materiali appartenuti a Sivori.
45
Sulle complesse vicende dei materiali appartenuti a Paganini ed ai suoi discendenti si
rinvia a: Storia della Collezione postuma in: MORETTI, Maria Rosa - SORRENTO, Anna.
Catalogo Tematico delle musiche di Niccolò Paganini, Genova, Comune di Genova, 1982,
pp. 380-381. Vedi anche: MORETTI, Maria Rosa. ‘Intorno a Paganini. Nuove acquisizioni
sulla biografia e su alcuni cimeli paganiniani’, in: Atti del Convegno Internazionale
Paganini Divo e Comunicatore. Genova, 3-5 dicembre 2004, Genova, SerEl International -
EEditrice.com, 2007, pp. 23-100.
46
DE COURCY, Geraldine I. C. Paganini the genoese, Normann, University of Oklaoma
Press, 2 voll., 1957, I, p. 217.
47
Una particolare numerazione dei fascicoli del violino e della chitarra che ne presuppone
uno intermedio e uno successivo.
48
Vedi nota 42. La sottolineatura è nostra.
49
Roma, Biblioteca Casanatense, Mss 5622. In: MORETTI, Maria Rosa - SORRENTO, Anna.
Op. cit. (vedi nota 45), la pagina è classificata come «Bassi d’accompagnamento» (n. 17
della Sezione SCHIZZI E ABBOZZI, p. 327) poiché all’epoca non era possibile identificarla.
utilizzò un fascicolo dove in precedenza aveva realizzato una prima stesura
di questa parte che, infatti, cassò con una linea obliqua.
La seconda composizione di Paganini presente nell’Archivio Sivori e
a lui dedicata è la Sonata con variazioni / per Violino / con /
Accompagnam.to di Viola, Chitarra e Violoncello / espressamente composta
e dedicata al / Ragazzino Camillo Sivori / da / Nicolò Paganini (tale la
dizione del frontespizio). Mancano, come si è detto, le parti di viola e
violoncello che sono invece presenti, fortunatamente, in un’altra copia
manoscritta non autografa della composizione che il compianto Edward
Neill50 mi permise gentilmente di visionare.
Circa questa composizione possiamo osservare che potrebbe anche
coincidere con una delle Sei sonate per violino con accompagnamento di
chitarra, viola e violoncello (vedi oltre) ma potrebbe anche essere una
composizione a sé stante. Può essere interessante osservare come il
frontespizio di questa Sonata con variazioni sia identico a quello dei Sei
Cantabili e Valtz e riporti un’attestazione di avvenuta esecuzione molto
simile e nella stessa grafia: «Eseguita p. la prima Volta in Genova in Casa
del Sig.r Antonio Sivori li 15 Marzo 1824 / accompagnata dai Signori
Professori i Sig.ri Nicolò Paganini con Chitarra, / Casella con Violoncello, e
Dellepiane con Viola».
E’ da sottolineare che, in entrambe le scritte, l’anno 1824 corregge
un precedente «1823»: correzione non del tutto convincente perché, mentre
è molto probabile la presenza di Paganini a Genova nel Marzo del 1823, non
altrettanto si può dire per il marzo del 182451.
Paganini scrisse per Sivori anche altre musiche. Tenendo in
considerazione unicamente i biografi ottocenteschi del violinista, che spesso
gli erano amici, lo conobbero di persona e ricevettero da lui stesso le notizie
che andavano scrivendo52, troviamo costantemente citate altre musiche che
devono, per ora, essere considerate ‘perdute’ (anche se si può confidare
ragionevolmente in futuri ritrovamenti): il famoso Concertino per violino e

50
Edward Neill (Firenze 1929 - Genova 2001) critico musicale, fondatore
dell’Associazione Italiana A. Bruckner, della Società Italiana di Etnomusicologia (1974),
dell’Istituto di Studi Paganiniani (1972), dell’Istituto Demologico Ligure (1983) autore di
molti studi dedicati a Paganini.
51
Secondo De Courcy, che non specifica però la fonte di tale informazione, il dodicesimo
cantabile sarebbe stato eseguito da Sivori e Paganini in occasione di una serata musicale
presso i Sivori il 15 Maggio 1823. DE COURCY, Geraldine I. C., Op. cit. (vedi nota 46), I, p.
217.
52
Ci riferiamo ai seguenti autori (in ordine cronologico): JAMES, E. Op. cit. (vedi nota 6) p.
10; Belloni (segretario di Sivori), Lettera indirizzata a Leon Kreutzer (nipote del celebre
Rodolphe) in data 14 dicembre 1858, riportata in: DE COURCY, Geraldine I. C., Op. cit.
(vedi nota 46), I, pp. 218-219; REGLI, Francesco. ‘Sivori Camillo’, in: Storia del violino in
Piemonte, 1863, Torino, E. Dalmazzo, pp. 123-147; ESCUDIER, Léon. ‘Camillo Sivori’ in:
Mes souvenirs, 1863, Paris, Dentu, pp. 137-138; Corrispondenza da Parigi in: Gazzetta
Musicale di Milano, XXII/28 (14 luglio 1867); FÉTIS, François Joseph ‘Sivori (Ernest-
Camille)’ in: Biographie Universelle des Musiciens et Bibliographie Général de la
Musique, Paris, 8 voll., 1868-1870, vol. VIII, 1870, p. 49-51; DA FIENO, Giacomo. Di due
chiarissimi genovesi. Cavaliere Camillo Sivori violinista e commendatore Felice Romani
poeta lirico, Milano, Ricordi, 1871; BELGRANO, Luigi Tommaso. ‘Spigolature nella
corrispondenza di Paganini’, in: Imbreviature di Giovanni Scriba, Genova, Sordo-Muti,
1882, p. 395; Grove, George. Sivori (Ernesto) Camillo’ in: A Dictionary of Music and
Musicians, London, Grove, IV voll., 1878-1881, III (1883), p. 534; PIERROTTET, Adele.
Op.cit. (vedi nota 24), p. 15.
chitarra e le Sei sonate per violino con accompagnamento di chitarra, viola
e violoncello.
Un po’ di confusione è generata dal fatto che a volte si parla di «Sei
Sonate» o «Sei Sonatine» per violino e chitarra, intendendo a quanto pare i
Cantabili e Valtz (mai ricordati però come due serie di sei e cioè dodici),
altre volte di «Sonate» per quartetto con chitarra. Riportiamo alcune di
queste citazioni. E. James:

In breve, egli compì tali progressi sotto la guida di Paganini, che in due mesi
fu in grado di suonare in pubblico un concerto, scritto appositamente per lui
dal grande maestro, insieme a sei piccole sonatine. Tutti questi pezzi,
composti per lui e scritti di proprio pugno da Paganini, egli conservò con
amore e rispetto, e portò sempre con sé ovunque.

Belloni:

Trovo tra le partiture di Sivori, sei piccoli pezzi e un Concertino in


manoscritto, con accompagnamento di chitarra, composti e scritti inte-
ramente di pugno da Paganini e recanti la seguente dedica: sei pezzi facili,
composti espressamente per il bravo Ragazzino Camillo Sivori Niccolò
Paganini. Qui a Genova, ci si ricorda dei concerti che Paganini e Sivori
davano insieme. Se voi credete di farne un certo uso per vostro vantaggio,
fatemelo sapere; Sivori è disposto a far sì che voi li abbiate. In aggiunta vi
dirò che egli li sta attualmente ristudiando con l'intenzione di suonarli. Essi
sono molto facili, con delle melodie incantevoli.

Léon Escudier: «[...] ma ancora compose per il piccolo Sivori sei sonate per
violino con accompagnamento di chitarra, viola e violoncello ed un
concertino, di cui Sivori ha conservato l'autografo». La Gazzetta Musicale di
Milano: «Qualche giorno fa, Sivori faceva sentire a Rossini varii piccoli
pezzi manoscritti, che il celebre violinista Paganini aveva composto per lui,
suo allievo prediletto. Rossini, nell'una mano teneva i manoscritti e coll'altra
accennava l'accompagnamento [...]». Luigi Tommaso Belgrano: «Il
Paganini scrisse per lui sei suonate di violino, con accompagnamento di
chitarra, viola e violoncello, ed un concertino che gli fece più volte eseguire
pubblicamente accompagnandolo egli stesso sulla chitarra. Di questo
concertino il Sivori conserva appunto l'autografo». Adele Pierrottet:

[Paganini] compose per il piccolo Camillo sei Sonate e un Concertino con


accompagnamento di chitarra; accompagnamento che amava fare egli stesso,
producendo il suo allievo in società [...]. Beato Concertino, scritto tutto di
mano dal maestro e con una dedica cotanto affettuosa! Con quanta cura
religiosa e con quanto amore fu sempre conservato dallo scolaro!

Il Concertino per violino e chitarra potrebbe essere la composizione


che il padre di Sivori aveva richiesto a Paganini in vista dell'esibizione del
figlio in un Oratorio non meglio specificato. Non ci è pervenuta alcuna
testimonianza di questa possibile performance del Camillino53, né è molto
chiaro se Paganini, chiedendo a Germi «Come ha suonato il piccolo
nell'oratorio?» nella lettera del 26.2.1824 da Villanuova (Villeggiatura di
Como)54, voglia riferirsi all'esecuzione del Concertino in questione.

53
Lettera di Paganini a Germi del 18 giugno 1823 da Milano (vedi nota 42).
54
PAGANINI, Niccolò, Op. cit. (vedi nota 4), p. 336.
Per quanto riguarda le Sei Sonate per violino con accompagnamento
di chitarra, viola e violoncello, ricordiamo che Paganini scrisse ben quindici
quartetti destinati a questa particolare formazione. Per qualche tempo, alcuni
studiosi di Paganini ipotizzarono che i primi sei della serie fossero quelli
dedicati a Sivori non pervenutici, mettendo in dubbio l’autenticità di quelli
editi da Ricordi come opere 4 e 5. Maria Rosa Moretti e Anna Sorrento
hanno smentito questa ipotesi ricordando la presenza degli autografi presso
l’Archivio Ricordi e La Stiftelsen-Musikkulturens Främjande di
Stoccolma55. Le Sei Sonate scritte per Sivori, altrimenti dette Quartetti
Sivori, porterebbero dunque a 21 la serie dei quartetti per violino, chitarra,
viola e violoncello di Nicolò Paganini. Moretti e Sorrento segnalano ancora
che di queste opere «[...] sopravvive oggi una parte di viola segnalata dal
Catalogue N° 17 di Oscar Shapiro (Washington), che fornisce le seguenti
indicazioni: ‘N° 6 Cantabili con Minuetti / a Valtz, per Violino /
Accompagnamento di chitarra, viola e / Violoncello. Dedicati al bravo
Ragazzino Sig. Camillo Sivori / di / Niccolò Paganini. Viola di
Accomp.to’»56.
Si spera che un giorno queste musiche siano ritrovate completando
così un insieme assai significativo di opere scritte sicuramente con intento
didattico, in vista del «possesso dell’istrumento», ma anche di educazione
all’arte musicale e al bello, «per formare l’anima», come scrisse il grande
Paganini per colui che considerò il suo «unico allievo».

1840. L’ULTIMO INCONTRO.

L’epistolario e i materiali custoditi nell’Archivio Sivori illuminano bene


anche l’ultimo incontro tra i due violinisti genovesi che avvenne a Nizza nel
periodo tra l’ultima settimana del mese di marzo e i primi giorni di aprile nel
1840, quando Paganini vi sostava proveniente da Marsiglia nella speranza
che il clima mite potesse favorire un miglioramento della sua salute e Sivori
vi perveniva per tenervi un concerto57 ma anche per incontrare il maestro.
Paganini, infatti, aveva chiamato a sé Sivori con una lettera che era stata
resa nota da Belgrano (parzialmente) e da Roggero58 ma di cui ora
ritroviamo l’autografo nell’Archivio Sivori:

Caro amico / Voglioso di sentire la voce del vostro violino, vi pregherei di


favorirmi un momento che non foste occupato, ed anche adesso se potete; in
tal caso potrete consegnare la cassetta a questa mia serva accompagnandola in
mia casa, oppure mi favorirete darmi un avviso dell’ora che vi sarà comoda.
Addio mio Caro / Il vostro aff.mo amico / Nicolò Paganini.

Anche l’incontro trova definitiva conferma grazie a quanto scrive al padre


Alessandro il fratello di Camillo, Giovanni Battista59:
55
MORETTI, Maria Rosa - SORRENTO, Anna. Op. cit. (vedi nota 45), pp. 334-35.
56
Ibidem, p. 334.
57
Nelle lettere si parla anche delle prove di questo concerto ma al momento non se ne
hanno ulteriori notizie circa data, luogo e programma.
58
BELGRANO, Luigi Tommaso. Op. cit. (vedi nota 52), p. 472 e: ROGGERO, Egisto. Vecchie
storie musicali, Milano, Casa Editrice Galli C. Chiesa, 1895, pp. 36-44.
59
Sono datate 25 e 31 marzo 1840 le due lettere di Giovanni Battista e Camillo Sivori.
TERMANINI, Stefano. ‘Ispirazioni ed echi paganiniani: Camillo Sivori davanti alle sue
platee’, Op. cit. (vedi nota 12), pp. 528-531. Le citazioni sono tratte dalla seconda.
Camillo fu ricevuto da Paganini molto bene, anzi ebbe dallo stesso come le
altre volte dei consigli sì riguardo al suonare come nel modo contenendi nel
viaggiare tanto più in Parigi luogo che non cessa ripeterle ove debba andare
quanto prima dicendole che oltre ad essere una piazza di risorsa, è la sola che
possa con gl’innumerevoli fogli divolgare la di lui fama.

Passaggio estremamente interessante in cui si vede come il rapporto


didattico tra Paganini e Sivori continua fino all’ultimo momento e dove il
grande virtuoso dà consigli molto pratici – come rileva Termanini – sulle
strategie da adottare per affermarsi a livello internazionale. Parigi è la platea
di riferimento obbligatoria sulla quale bisogna fare perno per conquistare
l’Europa ma, alla richiesta di una lettera di raccomandazioni per quella
piazza così importante, Paganini aveva risposto: «Caro Camillo, voi non
avete bisogno di raccomandazioni in Parigi. Basta che vi presentiate al
Signor Pacini, Boulevard des Italiens, n. 11. Nizza, li 28 Marzo 1840.
Nicolò Paganini»60.
Un altro particolare notevole, che già conoscevamo per un racconto
molto posteriore dello stesso Sivori, merita di essere riportato:

Eravamo nel 1840, e già la malattia che doveva essere fatale a Paganini lo
aveva reso così impressionabile, che non poteva sentire la musica che da
lontano. Mi fece mettere con i due violini [Sivori si riferisce al “Cannone” e
al “Vuillaume”] in una camera a lato della sua, ed io provai alternativamente
i due strumenti. Benché il violino di Vuillaume fosse praticamente nuovo e
che i suoni fossero necessariamente un po’ duri, fu agevole riconoscerne le
belle qualità, e Paganini lo considerò, da quel momento, quasi allo stesso
livello del suo Guarnerio61.

Anche questo trova conferma nella già citata lettera di Giovanni Battista
Sivori: «[Paganini] fece suonare [a Sivori] il noto violino».

LA SCUOLA LIGURE DEL VIOLINO.

Credo che tutto ciò che è stato detto finora deponga a favore di una
tradizione ligure del violino, di una scuola, illustrata magnificamente da due
campioni, Paganini e Sivori per primi, ma che ha avuto anche altri
protagonisti che aspettano ancora di essere studiati a fondo e magari
valorizzati attraverso le loro composizioni. La lista sarebbe lunga volendo
risalire ai maestri pre-paganiniani e se alcuni nomi li abbiamo già fatti,
come quelli di Giacomo Costa, Agostino Dellepiane e Giovanni Serra, molti
potremmo ancora aggiungerne tra i musicisti legati a Paganini e alla sua
‘scuola’ in modo più o meno documentato, come Agostino Robbio,
Giacomo Filippa, Caterina Calcagno, Gaetano Ciandelli, Giuseppe Galofre,
Filippo Bolognesi, i fratelli Domenico e Nicola De Giovanni. Altri ancora
sono in rapporto con Camillo Sivori perché in tempi diversi ne furono
allievi. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che, a differenza di Paganini,
Sivori esercitò per un certo periodo l’attività d’insegnante ufficialmente,
presso l’Istituto di Musica genovese, per la precisione tra il 1836 al 1840.

60
PIERROTTET, Adele. Op.cit. (vedi nota 24), p. 27.
61
Nostra traduzione da: POUGIN, Arthur. Une famille de grands luthiers italiens: Les
Guarnerius, Paris, Librairie Fischbacher, 1909, p. 79.
Successivamente diede lezioni quando ne aveva voglia e lo giudicava
opportuno o la cosa era motivata da relazioni di amicizia e stima. In
particolare ebbero Sivori come maestro presso l’Istituto il già ricordato
Agostino Robbio (nato a Genova tra il 1820 e il 1823) e Giuseppe
Bacigalupo (1827-1912) mentre, al di fuori di un ambiente istituzionale,
ricevettero lezioni e consigli: Rosario Scalero (1870-1954), René
Francescatti (a sua volta insegnante del grande Zino), e Henry Marteau
(1874-1934). Certo, se quando parliamo di scuola pensiamo sempre e solo a
relazioni didattiche ben definite e organizzate, che si manifestano in un
luogo fisico preciso secondo programmi, orari, e metodi collaudati e
approvati, il termine calza un po’ stretto per quanto riguarda le relazioni
artistiche e musicali di cui abbiamo parlato, ma, se immaginiamo che la
trasmissione del sapere musicale possa seguire anche altri canali (e forse più
ci si riferisce al passato più la cosa è vera) sul modello della trasmissione
delle conoscenze nelle culture orali, in un modo (apparentemente) meno
codificato, con altri metodi e rapporti tra maestro e allievo, simili a quelli
adottati nell’antica bottega artistica o artigiana (dove più che i piani di
studio contano la consuetudine, l’imitazione e la simbiosi di vita) il termine
‘scuola’ sarà appropriato e calzante. In molti casi dovette trattarsi di
qualcosa di simile a quella che oggi definiremmo una masterclass, magari
non molto lunga ma severa e intensa, dove la qualità dell’insegnamento avrà
supplito alla quantità delle lezioni. Tutto ciò è forse particolarmente vero nel
caso di Sivori, anche se, come abbiamo visto a quelle poche (ma quanto
decisive!) lezioni tra il 1822 e 1823, seguirono consigli e attenzioni
particolari anche negli anni successivi.
Bisogna poi accennare in conclusione alla questione del famoso
‘segreto’ di Paganini che sarebbe meglio chiamare metodo. Se nel 1991
suggerivo di parlare in proposito di una nuova didattica basata su una
conoscenza razionale della natura dello strumento oggi credo di poter
affermare che, alla luce della riscoperta del metodo di Sfilio62, quella
supposizione possa considerarsi quasi una certezza. Non si trattava dunque
di un segreto particolare ma di una diversa impostazione tecnica nello studio
del violino, anche se Paganini si divertiva a usare i termini «miracolo» e
«magia» a proposito degli effetti sorprendenti che le sue lezioni e i suoi
consigli avevano prodotto negli allievi riconosciuti (Sivori e Ciandelli).
Parlando del suo metodo Paganini stesso affermava che esso derivava da
«un profondo studio» e non da una scoperta casuale. Il segreto, o metodo
che dir si voglia si basava su un’impostazione razionale dello studio della
scala musicale (cromatica) e su un diverso concetto della posizione o dei
cambi di posizione (della mano sinistra) che semplificava enormemente lo
studio dello strumento. I saggi di Philippe Borer sul ruolo della scala
cromatica nella musica di Paganini63 e quello di Claudio Pavolini64 sulle

62
SFILIO, Francesco. Nuova scuola violinistica italiana, Torino, Augusta, 1934 e: Alta
cultura di tecnica violinistica, Milano, Fratelli Bocca, 1937. Entrambi i testi sono stati
ristampati dall’editore Zecchini di Varese nel 2002.
63
BORER, Philippe. ‘Cromatismo ed espressione delle passioni in Paganini’, in: Atti del
Convegno Internazionale Paganini Divo e Comunicatore. Genova, 3-5 dicembre 2004,
Genova, SerEl International - EEditrice.com, 2007, pp. 265-297.
64
PAVOLINI, Claudio. Op. cit. (vedi nota 14).
radici del violinismo paganiniano apportano e riassumono in modo
convincente le conoscenze in proposito.
Ulteriori conferme ci vengono infine proprio dai Sei Cantabili e Valtz
di Paganini dedicati a Sivori di cui si è detto, nei quali quel metodo sembra
prendere corpo sotto i nostri occhi. La pubblicazione di questi piccoli ma
straordinari pezzi appena realizzata da Suvini e Zerboni65 è stata l’occasione
per impostare un’edizione che fosse giustamente preceduta da alcuni saggi
dedicati rispettivamente all’Archivio Sivori, alle musiche di Paganini
dedicate a Sivori e al corpus di tecnica violinistica contenuto in queste
composizioni. Quest’ultima parte, curata ancora una volta da Claudio
Pavolini, analizza nel dettaglio le peculiarità di queste musiche dal punto di
vista didattico (si tratta, ricordiamolo, della sola opera di Paganini scritta
dichiaratamente con questo scopo)66 e non resta che augurarsi di ritrovare
quanto prima i cinque cantabili mancanti all’appello per completare il
progetto del grande maestro.

Camillo Sivori. Fotografia non datata (Eredi Sivori)

65
PAGANINI, Nicolò. Op. cit. (vedi nota 41).
66
«Il violinismo paganiniano rappresenta, mutatis mutandis, una rielaborazione personale
della vecchia scuola italiana: è probabile che il grande Maestro genovese abbia inteso far
conoscere all’allievo la strada che egli stesso aveva percorso inserendo in tal modo il
giovane in una tradizione strumentale e contemporaneamente spingendolo e stimolandolo
verso nuovi traguardi che accrescono e sviluppano il potenziale esecutivo ed espressivo».
PAVOLINI, Claudio. Op. cit. (vedi nota 41), p. XVIII.

Potrebbero piacerti anche