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INTRODUZIONE-PROCESSO DI INTEGRAZIONE

Il processo di integrazione europea ha inizio nel 1950, dichiarazione


Schuman(ministro esteri francese), maggior continuazione stati europei per garantire
pace e prosperità per Europa. Progredire per maggiore interazione a piccoli
passiEuropa dei piccoli passi

Primo passo1951. Firma trattato comunità europea del carbone e acciaio(ceca)6


membri: Belgio, Francia, Italia, Germania, Lussemburgo e olanda. Gestione mercato
acciaio e carbone(materie essenziali per economia del tempo). Regole
comuni(prezzi…)

Trattato ceca, durata di 50 anni, scaduto nel 2002. Non più ceca!

1957firmati trattato sulla comunità economica europea(cee) e trattato


euratom(risorse nucleari e energia atomica).

-Firma del trattato: consenso dato da rappresentanti dello stato alla conclusione di un
trattato al termine dei negoziati(non vincolante per paesi)

-Ratifica del trattato: manifestazione formale del consenso dello stato a vincolarsi con
il trattato secondo regole precise.

Dal 1957 la cee e l euratom cominciano una forte evoluzione per interazione e
collaborazione

1986atto unico europeo: riforma trattato comunità europeamaggiore


democraticità dei procedimenti di funzionamento e delle procedure decisionali. Con
questo atto parlamento dotato di nuovi poteri.

1992 trattato di Mastrichtnascita dell’unione europea. Inaugurata struttura a


tempio.

A capo di tutto c’è l’unione europea. Regge tre pilastri

1)comunità europee

2)politica estera e di sicurezza comune(pesc)

3)pilastro gai(giustizia e affari interni)

1997 riforma dei trattati effettuata ad Amsterdam si tenta di aumentare il ruolo


del parlamento europeo e il terzo pilastro muta di contenuto(giustizia civile e
immigrazione disciplinate nel trattato della comunità)

Distinzione di funzionamento del processo di integrazione tra pilastrinel primo


pilastro c’è il metodo comunitario, per gli altri due c’è il metodo intergovernativo.

-Metodo intergovernativo(tradizionale metodo di cooperazione) troviamo organi di


stato(persone che non rappresentano se stesse ma agiscono a livello internazionale
solo in rappresentanza del proprio stato)
-metodo comunitario c’è prevalenza di organi individuo(organi che agiscono in
maniera indipendente dallo stato di provenienza)deve garantire interesse unione
europea.

Seconda distinzionepossibilità di adottare atti vincolanti:

Metodo intergovernativo(inesistente o rara adozione a atti vincolanti, di effetto


giuridico cogente cioè assicurare obblighi o diritti)

Metodo comunitario(maggiore incidenza di atti vincolanti, atti con influenza diretta e


cogente sull’ordinamento degli stati membri)

Su utilizzo atti vincolanti può essere esercitato controllo giurisdizionale (per


inadeguatezza…)possono essere annullati per i vizi che li accompagnano.

Differenza metodiprocedure di adozione degli attimetodo


intergovernativo(prevalenza unanimità(deliberazione adottata solo se tutti sono
convinti della decisione presa)

Per metodo comunitarioadozione atti secondo diverse maggioranze(qualificata o


assolutamaggioranze previste dal trattato in base all’atto)trattato decide che
maggioranza deve essere ascoltata.

Dal 1997 in avanti è stato usato il metodo comunitario.

2001trattato di Nizzatrattato cerca di garantire efficacia istituzioni europee e porta


a pensare ad una creazione di un trattato europeo tramite una convenzione
europea(creazione organovi presero parte capi di stato paesi membri,
rappresentanti commissione e paesi membri e un presidente e due vice presidenti)si
garanti potere esecutivo. La convenzione concluse i lavori nel 2003 e nel 2004 a Roma
si mettè la firma del trattato che adotta una costituzione per l’Europa(perchè non si
può parlare di una costituzione europea perché l’Europa non è uno stato). Trattato
determinato da simboli(bandiera e inno)

Adozione di questo trattato venne ostacolata dal referendum indetto in Francia e


olanda(due paesi fondatori della comunità europea), per arrivare a ratifica trattato
europea. Francia e olanda dissero no e il progetto del trattato che adotta costituzione
per l Europa fallì. Progetto però non abbandonato. Dopo due anni si ripresero i dialoghi
per questo trattato2007 firma del trattato di Lisbona che riforma il trattato della
comunità europea(diverse critiche in sede di ratifica)dicembre 2009 trattato di
Lisbona entrò in vigore.

Riforme trattato di Lisbonatrattato su unione europea e trattato su comunità


europea cambiano. Il primo rimane tale mentre il secondo diventa trattato sul
funzionamento dell’unione europea(TFUE)questo perché comunità europea viene
definitivamente sostituita dall’unione europea.(questo succede e si sostituisce alla
comunità europea).unione europea acquista personalità giuridica.(ha diritti e deve
esercitare doveri).

Queste sono le tappe principali del processo dell’integrazione europea.


PROCESSO DI ALLARGAMENTO DELL’UNIONE EUROPEA.

Distinzione tra allargamento e approfondimento

Approfondimento unione europea(susseguirsi tappe, riforme e trattati precedenti)

Allargamento(espansione geografica di stati membrida 6 membri originari(Belgio,


Lussemburgo, Olanda, Francia, Germania e Italia) a 27 membri.

Primo allargamento unione europea1973entrano a far parte della comunità


europea gran bretagna, Danimarca e Irlanda. Tappa di allargamento complessa(x gran
bretagna soprattuttoscettica)

Però sin dal 1960 gran bretagna continuava a chiedere l ingresso nella comunità
europea(in prima battuta questa richiesta venne respinta dalla Francia).

Anche la Norvegia chiese l’accesso alla comunità europeai cittadini bocciarono il


referendum x entrare in comunità. Nuovamente richiesto referendum per entrare nel
1995bocciato.

Secondo allargamento unione europeaPer i paesi Europa(Grecia, spagna e


portogallotre paesi che erano dittatoriali)

Fino a metà anni 70 Grecia non ebbe possibilità di entrare. Nel 1981 entrò.

Portogallo e spagna entrarono nel 1986 con la ratifica nella comunità europea.

Erano tre paesi fondamentali per poter prendere trattative con paesi marittimi.
(motivazioni economiche e commerciali)

1989caduta muro di Berlinosegna possibilità di guardare con attenzione alla


comunità europea da parte di altri paesi. Con la caduta del muro si avviarono diversi
negoziati.

Terzo allargamento1995 Finlandia, Svezia e Austria.

Processo di allargamento si bloccò fino al 2004. In quest’anno entrarono altri 10 stati


membri(repubbliche Europa est)25 membri.

Ultima tappa allargamento2007 entrarono Romania e Bulgaria 27 membri


nell’unione europea.

Criteri di Copenaghen dovuti agli ultimi due ingressiparametri che stai membri UE
hanno fissato nel consiglio europeo di Copenaghen a fine anni 90 tre criteri da
imporre agli stati candidati all’ingresso dell’UE per poter entrare.

Criteri1politico(funzionamento democratico stato candidato. Sistema politico stabile


e ci deve essere equilibrio fra poteri dello stato.)

2natura economica(capacità stati candidati di affrontare il regime


concorrenziale all interno del mercato unicostati devono avere economia stabile e
dinamica)
3 achì comunitario(complesso di norme che costituiscono l ordinamento
europeo, ossia tutte le norme adottate dalle istituzioni europee, più tutte le sentenze
della corte di giustizia dell’unione europea, si tratta quindi del complesso di norme
giuridiche dell’ordinamento europeo cosi interpretate dalla corte di giustiziaimpone
agli stati candidati di rispettare gli obblighi derivanti dall’ordinamento dell’unione e di
adattare il proprio ordinamento a quello dell’unione.)

Future prospettive dell’allargamento Islanda(23 luglio 2009 ha presentato domanda


a unione europea)è già adeguato a molti aspetti delle norme europee; stati dei
Balcani(Croazia e macedonia sono già stati approvati; x Albania, Kosovo e via dicendo
si sta discutendo)

QUADRO ISTITUZIONALE DELL’UNIONE EUROPEA (cap 3)

Art 13 del trattato sull’unione europeanovero delle istituzioni. sono istituzioni il


parlamento europeo, il consiglio europeo, la commissione europea, la corte di giustizia
europea, la banca centrale europea e la commissione europea.

Solo queste entità sono istituzioni. Gli altri sono organi. Le istituzioni hanno potere di
auto organizzazioni sui loro compiti; hanno potere di auto regolamentazione; in ogni
caso le istituzioni devono agire secondo competenza dei trattati, se no
comportamento può essere sindacato; principio di leale collaborazione
reciproca(devono rispettare gli ambiti di competenza); operato istituzioni deve essere
indirizzato a garantire la coerenza, l’efficacia e la continuità dell’azione dell’unione
europea.

Ci sono poi le istituzioni di controllo, che devono assicurare la regolarità dell’unione


europea. Per quanto riguarda stabilità monetaria, conti, euro, finanza e investimenti
dell’unione europea.

IL PARLAMENTO EUROPEO

È l’istituzione che garantisce la rappresentanza dei cittadini a livello europeo. Dal


1976 i membri del parlamento sono soggetti ad elezione a suffragio universale e
diretto da tutti i cittadini dell’UE.

Idea del legislatore europeo doveva individuare una procedura uniforme per tutti gli
stati membri x quanto riguarda le elezioni.

Decisione n 772 del 2002 del consigliofissate norme minime comuni per procedura
elettorale dei membri del parlamento.

1) in tutti gli stati deve essere adottato un sistema di tipo proporzionale.(sistema


uninominale(liste)…)

2) divieto di doppio mandato( parlamentare europeo non può esercitare lo stesso


mandato a livello nazionale, ossia non si può essere politico italiano e al tempo
stesso europeo)
COMPOSIZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO 750 membri più il presidente. Membri
parlamento europeo vengono distribuiti in capo a ciascuno stato secondo un sistema
detto a proporzionalità degressiva assicurare rappresentanza demografica dei
singoli stati e di evitare disparità tra stati piccoli e grandi.

Organizzazione parlamento europeo tre sedi differenti

1) Strasburgoscelta per posizione geografica. Sedute plenarie del parlamento


europeo tenute qui.(12 all’anno)

2) Bruxellesriunioni commissioni parlamentari e gruppi politici

3) Lussemburgosede del segretariatocomparto che supporta il funzionamento


del parlamento.

Parlamento elegge un presidente e vice presidenti( carica di 2 anni e mezzo


rinnovabile una volta)

Mandato del parlamento dura 5 anni.

Parlamentari politici siedono per affinità politiche e non su base provenienza


geografica! Per istituire un gruppo bisogna essere in 25. I singoli parlamentari si
riuniscono in commissioni permanenti. Ci sono anche commissioni temporanee e di
inchiesta(istituite ad hoc per affrontare tematiche precise di interesse)

Il parlamento cerca di assicurare la partecipazione dei cittadini.

FUNZIONI del PARLAMENTO EUROPEO

Funzione legislativa(principale) esercitata insieme al consiglio

Funzione consultiva sicurezza comune o affari esteri(si ascolta il parere del


parlamento)

Funzione di bilancio approvato da parlamento e consiglio.

Funzione di controllo politico esercitato su altre istituzioni e organi dell’UE. I singoli


gruppi o i singoli parlamentari possono porre domande agli altri gruppi dell’UE. Inoltre
il parlamento può chiedere audizioni ai membri della commissione. Il controllo politico
si esercita soprattutto sul controllo delle nomine istituzionali. Il parlamento può votare
la mozione di censura (nel caso in cui i commissari si rendano conto di gravi violazioni
ai propri dovericommissione europea deve dimettersi). Presentazione al parlamento
stesso di relazioni da parte di altre istituzioni ( il presidente del consiglio europeo deve
aggiornare il parlamento). Ruolo con i cittadini e possibilità di raccolta
lamentele(diritto di ogni cittadino di rivolgere al parlamento una petizione) serve per
lamentare episodi di cattiva amministrazione da parte di amministrazioni nazionali;
possibilità da parte dei cittadini di rivolgersi al mediatore europeo difensore civico
per cattiva amministrazione da parte della amministrazione europea.

CONSIGLIO EUROPEO
È una Istituzione europea. Dall’inizio anni 60 i capi di stato dei primi paesi membri
decisero di incontrarsi in vertici per discutere dei problemi. Dal 1974, vertice di parigi,
i vertici dei capi di stato si qualificano come consiglio europeo. Nel 1992 il consiglio
europeo viene formalizzato sul trattato. Dopo la riforma di mastricht diventa organo e
non istituzione dell’unione europea. Solo con il trattato di Lisbona il consiglio europeo
diventa una istituzione dell’UE.

RUOLO DEL CONSIGLIO EUROPEO

Composizione composto da capi di stato o di governo degli stati membri, presidente


della commissione e presidente del consiglio europeo. Dopo trattato di Lisbona i
ministri degli esteri non possono più far parte del consiglio ma c’è la possibilità da
parte dei capi di stato di farsi accompagnare da UN ministro.

Il consiglio è l’istituzione più rilevantefissare e dare impulsi a commissione europea,


fissare orientamenti generali per le politiche, assumere decisioni istituzionale più
rilevanti(nomina cariche della commissione europea) e rappresenta l’istanza a cui
rivolgersi nel momento di crisi politica.

Il consiglio si riunisce 4 volte l’anno a Bruxelles, eccetto urgenze(possibilità di indire


riunioni straordinarie).

Prima di trattato di Lisbona 2 volte anno si incontrava e non aveva sede fissa.

Consiglio, dove non deciso dal trattato, delibera per consensus( deliberazioni
adottate dopo una discussione e non ci siano problematiche espresse). In assenza di
obiezioni espresse.

È possibile chiedere al consiglio di votare secondo maggioranze

1) Unanimità

2) Maggioranza semplice(questioni di carattere procedurale e interno)

3) Maggioranza qualificata

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO

Prima di Lisbona il presidente durava sei mesi e era scelto in base allo stato che
era a capo.

Adesso eletto a maggioranza qualificata dal consiglio con mandato di 2 anni e


mezzo rinnovabile una volta.

Deve risiedere nel consiglio e far si che tutto vada secondo norme, riferire al
presidente e mediare fra le parti.

Inoltre è possibili che vengano pubblicate delle Conclusioni della presidenza che
riassumono quanto deciso nel consiglio europeo in sede di riunione. È possibile che
vengano adottate dal consiglio delle Decisioni x quanto riguarda scelte importanti
da prendere.(ci sono due ipotesi di decisioni che possono essere prese dal consiglio
europeo).

IL CONSIGLIO(diverso dal consiglio europeo)

Istituzione rilevante unione europeaesercita potere legislativo; esercita potere


esecutivo(esecuzione atti aventi potere esecutivo)questo potere è delegato dal
consiglio alla commissione europea; autorità di bilancio dell’UE insieme al
parlamento; istituzione che si preoccupa del coordinamento e
dell’implementazione delle politiche dell’unione(dovere di dare attuazione alla linee
direttrici).

COMPOSIZIONEistituzione a composizione variabile(partecipano a riunioni


consiglio i rappresentanti degli stati membri di livello ministeriale(ministri,
sottosegretario o governatori));composizione varia a seconda dell’oggettoil
consiglio si riunisce in formazioni specializzate a seconda della materia di
discussione(formazione specializzata “affari generali( politica interna) e formazione
specializzata affari esteri(presidenza fissa)”sono previste dal trattato mentre
tutte le altre formazioni(presidenza affidata a un gruppo di tre stati per 18
mesiesercitano uno alla volta la presidenza per 6 mesi) sono adottate a
maggioranza qualificata da parte del consiglio.)

STRUTTURA INTERNApiramidealla base ci sono più gruppi di lavoro(organi


qualificati dal punti di vista tecnico formati da rappresentanti stati membri) fanno
riferimento all’organo COREPER(comitato rappresentanti permanenti) che prepara i
lavori del consiglio e li approva; presidente a capo della piramide.

PROCEDURE DI VOTO materia del voto nel consiglio è fondamentale. Regola per
decisioni è quello della maggioranza qualificata(può essere diverso solo se
espresso nel trattato di Lisbona. Esempio unanimitànon preclusa da astinenza da
parte di uno stato; astensione costruttiva possibilità che uno stato ha per
motivare il suo dissenso a una mozione. Ha dei limiti, superato 1/3 degli stati
membri la decisione del consiglio non può essere adottata).

Sistema attuale di voto secondo i voti ponderati(a ciascuno stato è attribuito un


pacchetto di voti che sommato conta 345 voti totali). Perché una decisione possa
essere approvata a maggioranza qualificata il consenso deve essere espresso dalla
maggioranza degli stati(almeno 14/27)la cui somma di voti deve raggiungere i 255.
(somma dei voti ponderati dei singoli stati membri).

Dopo trattato Lisbona deliberazioni a maggioranza qualificata saranno approvate


con 55% positivo degli stati, o non approvata se almeno 4 stati(minoranza di
blocco) non votano o votano negativamente.

LA COMMISSIONE EUROPEA

Istituzione più nota insieme al parlamentoper importanza funzioni. La


commissione è garante dell’interesse generale dell’UEsi contraddistingue per
l’indipendenza dagli stati membri e deve agire collegialmente al fine di perseguire
l’interesse dell’UE(classico organo di individui organi che rappresentano
l’interesse dell’istituzione che rappresentano e non gli interessi degli stati dai quali
provengono)

FUNZIONI COMMISSIONE:

1) Esercita l’Iniziativa legislativa da avvio al procedimento che porta


all’istituzione degli atti dell’UE.

2) Potere normativo diretto adotta misure generali finalizzate all’integrazione o


ad assicurare l’utilizzo di atti dell’UE.

3) Potere esecutivo consente di assicurare l’esecuzione di amministrativa degli


atti adottati dall’UE

4) Rappresentanza internazionale dell’UE potere di rappresentanza della


commissione si esercita solo in materie diverse dalla politica estera di sicurezza
comune.(in questo contesto la responsabilità è data al rappresentante degli
affari esteri e la sicurezza comune)

5) Ruolo di garante della legalità comunitaria o garante della legalità europea


potere di controllo sul rispetto, da parte delle istituzioni e stati membri, del
diritto dell’UE rappresentato da trattati e atti che UE adotta.

Composizione commissione europea un presidente e almeno un membro per ogni


stato dell’UE.

Nomina commissione consiglio europeo con deliberazione a maggioranza qualificata


designa il presidente, dopo di che i singoli governi degli stati membri propongono il
nome del commissario del loro stato membro. Redazione dell’elenco dei commissari è
effettuata dal consiglio, con decisione a maggioranza qualificata, coadiuvato dal
presidente designato della commissione. Passaggio fondamentale è quello del VAGLIO
PARLAMENTAREparlamento deve eleggere il presidente designato e deve approvare
complessivamente tutta la commissione individuata. Poi il parlamento effettua
audizioni ai commissari candidati sottoponendoli a questioni attinenti la materia di loro
competenza esprimendone un giudizio. Fatto ciò si ha la nomina ufficiale effettuata dal
consiglio europeo a maggioranza qualificata che conclude la procedura di nomina.

La commissione agisce in autonomia e indipendenza rispetto agli stati membri. Gli


stati membri interagiscono con la commissione solo nella proposta alla commissione,
dopo la commissione fa tutto in modo autonomo e indipendente.

Commissione è soggetta al controllo politico del parlamento europeo, quindi deve


sottoporre a questo una relazione generale annuale sullo stato dell’unione e una serie
di relazioni specifiche sulle materie oggetto delle politiche dell’unione. Il controllo
politico del parlamento si può esercitare con la MOZIONE DI CENSURA in presenza di
gravi condotte da parte di uno o più commissari, il parlamento a maggioranza può
votare la censura della commissione che deve dimettersi.

PRINCIPI GENERALI FUNZIONAMENTO DELLA COMMISSIONE oltre a principio


indipendenza e autonomia, c’è il principio di professionalità: i singoli commissari
devono essere proposti dagli stai anche alla luce delle competenze che li
contraddistinguono(portafoglio coerente attribuito loro per le competenze.)

Altro principioCOLLEGIALITà deliberazioni commissioni sempre adottate a


maggioranza e sempre come commissione nel suo complesso e non come singolo
commissario. Le decisioni sono adottate sempre collegialmente(garanzia di
indipendenza dagli stati).

LE FONTI DEL DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA(CAP 4)

Ordinamento europeo consta di fonti(atti che contengono norme giuridiche e si


rivolgono a determinati soggetti).

Corte di giustizia dell’UE, con la sentenza “Van ghen den loos”, sottilineò che
l’ordinamento dell’UE è autonomo e distinto dall’ordinamento degli stati membri, è
cioè un complesso di norme e soggetti che deve essere considerato in maniera
autonoma e distinta da quello degli stai membri. Oltre questo la corte di giustizia disse
che i soggetti non siano soltanto gli stati ma anche i cittadini(anche i privati, persone
fisiche o giuridiche) anche i singoli sono destinatarie di diritti e di obblighi.

Le fonti del diritto dell’UE sono distinte per importanza in base a dove sono poste
abbiamo un diritto primario e un diritto secondario o derivato

- Diritto primario norme fondamentali che regolano il funzionamento dell’UE


abbiamo i trattati(su unione europea e sul funzionamento dell’UE), i principi generali
sul funzionamento dell’unione(principi sui quali si fonda l’ordinamento dell’unione).
Allegati ai trattati vi sono poi ulteriori atti.

- Diritto secondario o derivato tutti gli atti più specifici che trovano base nei trattati e
che sono adottati da istituzioni europee. Il diritto derivato prende diversi nomi in base
alle forme che deve assumere(pareri, raccomandazioni, norme….)

TRATTATI dopo il trattato di Lisbona ne abbiamo sostanzialmente due:

1) Trattato sull’unione europea

2) Trattato sul funzionamento dell’unione europea

Sui trattati ci sono stati diversi dibattiti riguardo a come essi dovessero essere
considerati(se come vere e proprie costituzioni o semplici norme). La Corte di giustizia
dell’UE ha espresso il seguente verdetto: i trattati sono una carta costituzionale di una
comunità di diritto la corte non dice che i trattati sono costituzioni ma vuole far
capire come si distinguano da meri trattati internazionali per le loro specifiche
tendenzialmente costituzionali 1) i trattati prevedono gli organi e le metodologie
delle loro norme(fissazione criteri e organi che devono interpretarli)ci sono diverse
interpretazioni per i trattati(interpretazione di carattere sistematico valutare e
analizzare le disposizioni dei trattati in base al contesto nelle quali sono inserite;
interpretazione teleologicodare priorità alla finalità/scopo che una norma persegue).
L’interpretazione dei trattati deve essere indirizzata al processo di integrazione
europea.

I trattati stessi prevedono una specifica e fissa procedura per la loro


modifica(procedura disciplinata art 48 UE) 1)proposta di modifica da parte
commissione o parlamento; 2)una prima approvazione a maggioranza semplice da
parte del consiglio europeo; 3) convocazione di una convenzione, ovvero un organo
composto di rappresentanti del parlamento europeo e da commissioni nazionali, che si
occupi di discutere delle riforme proposte.

Riferimento a trattati e diritto primarionon ci sono solo le norme dei trattati, ma


allegati ai trattati ci sono ulteriori attigli allegati sono sostanzialmente i
PROTOCOLLI. Gli allegati al testo del trattato hanno lo stesso valore dei trattati. Si
usano protocolli per non appesantire il testo del trattato. Gli allegati sono solitamente
molto specifici.(esempio protocollo n° 2). I protocolli possono introdurre discipline
transitorie che nel tempo possono venire meno.(esempio protocollo 36).

Concetto di trattatonorme dei trattati, protocolli allegati ai trattati e gli atti di


adesione ai singoli stati.(quando uno stato entra a far parte dell’UE).

I PRINCIPI GENERALI E I DIRITTI FONDAMENTALI (DELL’ORDINAMENTO DELL’UNIONE)

I principi generali sono quelle norme sulle quali poggia tutto l’ordinamento
dell’unione(tutte le norme più specifiche adottate dall’UE devono rispettare questi
principi). Molti principi sono propri dell’ordinamento dell’unione europea. Esempi
principi generali: art 18 trattato sul funzionamento UE principio di uguaglianza o
divieto di discriminazione: in base a criteri(sesso, età …). Altro principio è quello di
leale cooperazione tra le istituzioni e gli stati e viceversa ci deve essere una leale
cooperazione per il raggiungimento degli obiettivi posti dal trattatointegrazione
europea.

Principi generali sono importanti perché sono la base delle fonti dell’UE, ma anche
perché diventano fondamentali come criteri interpretativi rispetto ai quali orientare la
valutazione e l’interpretazione dell’UE e degli atti da questa adottati; rappresentano
anche limiti all’esercizio delle funzioni delle istituzioni europee; rappresentano
fondamentali garanzie per i soggetti dell’ordinamento dell’UE(chi si appella a questo
può vedere più tutelati i propri diritti).

TUTELA DEI DIRITTI FONDAMENTALI come aspetto dei principi generali norma art 6
trattato UE(ultimo paragrafo): i diritti fondamentali fanno parte dell’ordinamento
dell’UE come principi generali. I diritti fondamentali vanno inseriti nel più vasto
insieme dei principi generali.

La tutela dei diritti è stato sempre origine di dibattito perché nulla prevedeva una
tutela dei diritti(nei trattati). Dal 1992 con trattato mastricht e trattato UE(introduzione
art 6) si affrontò la tutela dei diritti fondamentali all’interno dell’UE. Art 6 prevedeva
che UE si obbligava al rispetto dei diritti fondamentali delle libertà dell’individuo dei
principi di democrazia e uguaglianza. A fronte della formulazione dell’art 6 mancava,
nell’ordinamento dell’UE, un catalogo dei diritti(elenco dei diritti tutelati dall’UE non
esisteva. Non c’era atto dell’UE che indicava quali e come fossero tutelati i diritti).
Lacuna colmata con richiamo a diverse fonti dei diritti fondamentali art 6 dice che i
diritti fondamentali dovevano essere desunti dalle tradizioni costituzionali degli stati
membri(principi costituzionali e diritti fondamentali garantiti nelle costituzioni degli
stati membri) e dalla convenzione europea dei diritti dell’uomo(atto internazionale che
è stato adottato e approvato nell’ambito del consiglio d’Europa organizzazione
internazionale.) si trovava la fonte dei diritti fondamentali al di fuori
dell’ordinamento dell’unione. Nel 2000 lacuna colmata, in prossimità del consiglio
europeo di Nizzaparlamento, consiglio e commissione proclamarono
congiuntamente la carta di Nizzacarta dei diritti fondamentali dell’unione
europeaè l’atto che mancava nell’unione europea per la tutela dei diritti
fondamentali. Fino al trattato di Lisbona questa carta ha avuto valore interpretativo,
ma non era giuridicamente vincolante dopo entrata in vigore trattato di Lisbona
diventò vincolantestabilisce al primo paragrafo art 6, la carta dei diritti fondamentali
dell’UE ha lo stesso valore giuridico dei trattati è tanto quanto i trattati diritto
primarioformalmente la carta non fa parte del trattato: non è stata incorporata al
trattato né è stata allegata ad esso, è un atto a sé stante. Valore giuridico
fondamentale. La carta dei diritti fondamentali dell’UE deve essere interpretata e letta
alla luce delle SPIEGAZIONI ad essa allegate per ogni art c’è una spiegazione per
interpretare la carta. Applicazione carta è diversificata per gli stati membri.(gran
bretagna e poloniaprotocollo 30 applicato a questi due stati membri).

Rapporto tra carta dei diritti fondamentali dell’UE e convenzione europea dei diritti
dell’uomo(sono 2 atti)norma per chiarire rapportoart 52, paragrafo 3fissa criteri
interpretativi della carta: i diritti sanciti all’interno della carta devono essere
interpretati anche alla luce della convenzione europea dei diritti dell’uomo e della
giurisprudenza che ha interpretato la convenzione stessa(sentenze che hanno
applicato e interpretato gli art della convenzione europea dei diritti dell’uomo). I diritti
tutelati dall’UE devono essere garantiti quantomeno in misura equivalente a quanto
previsto in sede di convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’UE può garantire
tutela maggiore ma mai minore.

I REGOLAMENTI DELL’UNIONE EUROPEA

Caratteristiche fondamentali Art 288 del trattato sul funzionamento dell’unione.

1) La portata generale regolamenti non annoverano destinatari limitati e


specificamente determinati. Si rivolgono alla generalità dei soggetti dell’unione
europea o a una/più categorie che siano ASTRATTAMENTE INDIVIDUATE sulla
base di criteri oggettivi e di natura giuridica. (si può avere un regolamento che si
rivolge a tutti i cittadini dell’UE o ai pescatori purché la categoria sia identificata
in maniera astratta). Altra caratteristica della portata generale(la prima è
l’individuazione astratta)deve anche essere tale dal PUNTO DI VISTA
GEOGRAFICO(i regolamenti devono interessare e vincolare tutto il territorio
dell’unione, ma in realtà è possibile che si abbiano regolamenti che interessino
solo una parte del territorio dell’unione(es: regolamento di aree costiere, di
singolo paese…))
2) Obbligatorietà o l’integrale obbligatorietà lo stato deve adempiere in maniera
piena ai regolamenti stessi, non può applicarli selettivamente, ma deve applicarli
in maniera piena e completa.

Lo stato non ha discrezionalità in questa applicazionedeve applicare il testo del


regolamento così com’è.

3) Applicabilità diretta le norme dei regolamenti trovano immediata e diretta


applicazione negli ordinamenti nazionali, senza che sia necessario alcun
provvedimento o atto intermedio dello stato(qualsiasi atto dello stato volto ad
attuare il regolamento, in assenza di opportuna autorizzazione, è del tutto nullo
perché il regolamento è immediatamente e direttamente applicabile negli
ordinamenti nazionali ed entra a far parte di questi ultimi non appena entra in
vigore senza che siano necessari passaggi intermedi. Questo comporta che i
regolamenti sono idonei a creare diritti e obblighi direttamente in capo ai
soggetti ai quali si rivolgono.

IL DIRITTO DERIVATO (DELL’ORDINAMENTO DELL’UNIONE EUROPEA) O DIRITTO


SECONDARIO(relativo alle fonti)

È possibile effettuare delle sotto distinzioni:

1) Atti tipici definiti tali in quanto sono espressamente disciplinati dal trattato(art
288 trattato sul funzionamento dell’UE)

2) Atti atipici tutte le fonti dell’ordinamento dell’unione che non sono previste dal
trattato/che non trovano disciplina nel trattato ma che possono derivare da una
prassi istituzionale o perché un’istituzione ha nel tempo elaborato l’abitudine di
adottare una certa tipologia di atti(es: libri bianchi e libri verdi della
commissione europeasono dei report che elabora su tematiche specifiche per
manifestare la propria posizione in materia e sollecitare le future politiche
dell’unione.

ATTI TIPICI ART 288(elenca i principali atti tipici) del trattato sul funzionamento
DELL’UE:

1) Atti Vincolanti(non c’è una formale gerarchizzazione tra queste fonti)effetti


giuridici vincolanti

• Regolamenti

• Direttivi

• Decisioni

2) Atti non vincolanti:

• Pareri
• Raccomandazioni

Art 288 oltre a fare l’elenco degli atti ci dice anche quali caratteristiche questi atti
hanno. Ogni atto ha le sue caratteristichequindi quale atto deve essere adottato dal
legislatore europeo per regolare una certa materia?  SCELTA DEL TIPO DI ATTO, tre
criteri :

1) Testo del trattato disposizioni del trattato che dicono se il legislatore europeo
deve adottare un regolamento, una direttiva o una decisione.

2) Caratteristiche dell’atto se il trattato non prevede nulla il legislatore deve far


ricorso alle caratteristiche dell’atto e ad adottare l’atto/la fonte migliore per
perseguire gli obiettivi.

3) Rispetto del principio di proporzionalità l’unione deve limitare la propria


azione a quanto strettamente necessario per raggiungere gli obiettivi posti dal
trattato.

REGIME GENERALE CHE CARATTERIZZA GLI ATTI TIPICI

• tutti gli atti tipici(vincolanti e non) devono essere supportati da una


motivazione: norma dell’art 296 del trattato sul funzionamento il legislatore
deve espressamente e compiutamente motivare l’atto che va ad adottare. La
motivazione consente un vaglio democratico sulla bontà dell’atto e sui suoi
scopi e perché può rappresentare un elemento di interpretazione per
comprendere la portata delle disposizioni previste nell’atto.

• Secondo aspetto indicazione base giuridica(norma del trattato che legittima


l’adozione di un certo atto e dalla quale il contenuto dell’atto si rifà).

• Pubblicazione per ragione di certezza giuridica e di garanzia per i cittadini,


ogni atto vincolante deve essere pubblicato sulla gazzetta ufficiale dell’UE e ha
una “vacatio legis”(periodo attesa prima dell’entrata in vigore) di 20 giorni.

LE DIRETTIVE DELL’UNIONE EUROPEA

Analizzate sempre dall’art 288. Direttive sono un’altra fonte dell’ordinamento


dell’unioneha caratteristiche differenti rispetto ai regolamenti:

• direttive necessitano di un intervento degli stati(a differenza dei regolamenti).


Queste non hanno applicabilità diretta ma richiedono che gli stati intervengano
adottando atti intermedi: atti di recepimento o di trasposizione che consentono
la piena attuazione dell’ordinamento della direttiva nell’ordinamento interno. La
direttiva fissa gli obiettivi ai quali tutti gli stati devono tendere ma li lascia liberi
di esercitare la propria discrezionalità normativa nella scelta dei mezzi
attraverso i quali dare attuazione a questi obiettivi. La direttiva fissa gli obiettivi
ma non i mezzi. I mezzi devono essere individuati dallo stato sulla base delle
scelte da fare e sulla base del suo ordinamento.

• I destinatari delle direttive sono gli stati(a differenza regolamenti che si


rivolgono anche a singoli).
• Obbligatorietà integrale (caratteristica in comune con i regolamenti) anche se
lasciano discrezionalità allo stato il loro testo deve essere attuato in modo
pieno a livello interno.

• Per quanto riguarda il Recepimento delle direttiveatti pongono un termine


perentorio allo stato: in pendenza di questo termine(mentre il termine decorre),
gli stati devono rispettare l’OBBLIGO DI STAND STILL obbligo di astenersi
dal porre in essere qualsiasi comportamento che si frapponga fra il corretto
recepimento della direttiva e la direzione che sta prendendo lo stato(se una
direttiva fissa un obiettivo, lo stato non può adottare atti che vadano in senso
contrario a quell’obiettivo).

• Le direttive devono essere recepite mediante atto legislativo.

TEORIA DEGLI EFFETTI DIRETTI o EFFICACIA DIRETTA tutela di carattere indiretto


assicurata ai cittadini nel momento in cui uno stato abbia mancato di recepire nei
termini una direttiva che rispetti almeno in alcune sue disposizioni alcuni presupposti
fondamentali. Deve trattarsi di una direttiva di natura chiara, precisa e incondizionata
( natura precisail contenuto della direttiva non deve essere suscettibile di diverse e
multiformi interpretazioni; natura chiara dal contenuto della direttiva e delle singole
disposizioni deve potersi estrapolare in maniera chiara il diritto che la medesima pone
in capo ai cittadini; natura incondizionatal’incondizionatezza comporta la possibilità
che, stante la chiarezza e la precisione della norma, la mancanza di necessità di un
atto di recepimento di quella specifica disposizione.

Problema degli effetti diretti è legato all’estensione di questi effetti questi effetti
diretti operano solo in direzione verticale (le direttive, o per meglio dire le disposizioni
aventi efficacia diretta delle direttive non attuate, operano solo nei confronti e in
relazione ai rapporti giuridici che si instaurano tra i cittadini e la pubblica
amministrazione. Rapporto verticale perché il cittadino è subordinato alla pubblica
amministrazione( questo perché la pubblica amministrazione esercita diversi
poteri(potere coercitivo, potere di certificare….)che il singolo non ha e non può avere).
Almeno formalmente il cittadino è in rapporto verticale con la pubblica
amministrazione. Questi effetti non operano in direzione orizzontale(rapporti equi
ordinati tra privato e privato) ma solo in senso verticalemonodirezionale: solo il
cittadino può far valere l’efficacia diretta della direttiva.

ADATTAMENTO DEL DIRITTO INTERNO AL DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA

Diritto unione europeanorme europee dotate di applicabilità diretta o di effetti diretti

Adattamento norme che non esercitano effetti diretti e immediati nell’ordinamento


interno

Spetta alle istituzioni nazionali rispettare gli obblighi che derivano in capo all’Italia
dall’appartenenza all’unione europea e adeguare/adattare l’orientamento/norme
nazionali al disposto europeo. In questo caso l’adeguamento dell’ordinamento interno
ai parametri normativi fissati dall’UE, dipende dalla attività delle istituzioni interne e
rappresenta un obbligo in capo alle medesime( uno dei doveri è quello di applicare in
maniera puntuale e corretta il diritto dell’unione).
Principale strumento di adattamento di cui l’ordinamento italiano si è dotatoLEGGE
COMUNITARIA: a seguito del trattato di Lisbona la legge comunitaria è in fase di
riforma.(continuiamo a considerare la disciplina in vigore) prevista dalla legge
buttiglione del 2005 che ha riformato, per la legge comunitaria, una precedente
normativa chiamata legge la pergola.(anni 80). Legge 2005 legge comunitaria è una
legge che annualmente, entro 31 di gennaio, deve essere adottata dal parlamento
italiano.(provvedimento a cadenza annuale)Italia cerca di adempiere agli obblighi
che le derivano dall’appartenenza all’UE. È una sorta di legge calderone nella quale
sono inserite una molteplicità di norme che consentono l’adattamento del diritto
italiano al diritto europeo.(legislatore italiano raccoglie gli obblighi ai quali l’Italia non
ha ancora adempiuto; cerca di raccogliere sotto lo stesso cappello normativo più
obblighi possibili ai quali adempiere; cerca di approvarli attraverso l’annuale legge
comunitaria.) parliamo di due macro categorie di obblighi:

1) Obblighi che derivano da atti dell’UE(obblighi di carattere normativo)esempio:


direttive

2) Obblighi di origine giurisprudenziale tutti gli obblighi che derivano in capo allo
stato dalle sentenze della corte di giustizia

La legge comunitaria consente di procedere all’adattamento del diritto interno a quello


europeo attraverso tre modalità:

• Approvazione diretta nel contesto della legge comunitaria da parte del


parlamento delle norme di attuazione di direttive o di abrogazione di norme
contrastanti il diritto dell’unione.

• Delega al governo all’adozione di un decreto legislativo che consenta al


recepimento di una direttiva o l’adempimento a qualsiasi altro obbligo derivante
dell’UE.

• Possibilità in materia non riservate alla legge di adempiere ai doveri derivati


dall’appartenenza all’unione mediante regolamentidelegificando ove possibile
le materie. Questo comporta una rapidità di adattamento; è una soluzione più
flessibile.

IL SISTEMA DELLE COMPETENZE DELL’UNIONE EUROPEA(CAP 2)

Tripartizione di categorie:

• Competenze esclusive elencate in maniera tassativa all’art 3 del


trattato sul funzionamento dell’UE. Competenza è esclusiva perché solo
l’UE può intervenire in quei campi(politica commerciale o monetaria).
Anche stati possono intervenire solo se autorizzati da commissione del
settore.

• Competenze concorrenti elencate all’art 4 del trattato sul


funzionamento dell’UE. Elencazione non esaustiva(elenca solo i settori
principali di competenza concorrente dell’unione. Competenza
concorrente= tutte le materie nelle quali sia l’UE che gli stati possono
legiferare, purché l’esercizio di queste competenze e la reciproca
dinamica tra unione e stati sia regolata, tramite i principi di esercizio
delle competenze.

• Azioni volte a sostenere, coordinare o completare l’azione degli stai


membri vario elenco agli art 5 e 6 del trattato sul funzionamento
dell’UE e all’art 4 dello stesso trattato paragrafi 3 e 4. Competenze
definite anche del terzo tipo o competenze parallele si tratta di settori
nei quali la competenza normativa è attribuita agli stati, però l’UE per
garantire maggiormente il raggiungimento degli obiettivi in quei settori,
cerca di supportare l’azione normativa interna ai singoli stati.

Il sistema delle competenze dell’UE è caratterizzato da tre PRINCIPI REGOLATORI


FONDAMENTALI:

1) Principio di attribuzione delle competenze ripartizione competenze tra gli stati


e l’UE. In base a questo principio, l’UE, attraverso le singole istituzioni, può
esercitare solo quelle competenze che sono espressamente previste dai trattati.

Il principio di attribuzione si differenzia da due principi che sono la


proporzionalità e il principio di sussidiarietà, che contraddistinguono l’esercizio
delle competenze.

• Principio di proporzionalità art 5 paragrafo 4 trattato sul


funzionamento: azione dell’unione deve essere limitata a quanto
necessario per perseguire in maniera efficace gli scopi dell’unione,
attraverso l’influenza minore possibile sulla sfera giuridica degli stati
membri.

• Principio di sussidiarietà art 5 paragrafo 3 trattato sull’UE. Principio di


sussidiarietà si applica solo alle competenze non esclusive dell’UE.

L’UE, nelle competenze non esclusive, può intervenire solo nella misura
in cui possa legiferare meglio una certa materia, mentre l’azione degli
stati membri non possano esercitare in maniera efficace la propria
potestà normativa. Questo è l’unico caso in cui l’UE può
intervenire(quando gli stati non sono in grado di legiferare al meglio).

Questo principio è una fondamentale garanzia per gli stati perché


consente di sindacare l’azione dell’UE qualora si muova eccessivamente
verso la compressione della sovranità degli stati.

Questo principio è un principio generale dell’ordinamento dell’unione ed


è stato inaugurato dal trattato di Maastricht del 1992. Negli anni ha avuto
un’evoluzione significativa fino a diventare “giustiziabile” il principio di
sussidiarietà è un vizio autonomo di qualsiasi atto che sia adottato in
violazione di questo principio. Nel momento in cui l’atto dell’UE sia in
contrasto con il principio di sussidiarietà, può esserne chiesto
l’annullamento.
Per rendere maggiormente efficace il controllo sul rispetto del principio di
sussidiarietà, si è pensato, con il trattato di Lisbona, di inserire una
procedura di carattere preventivo procedura disciplinata al protocollo 2
(“protocollo sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di
proporzionalità”) allegato al trattato questo protocollo prevede 3
passaggi fondamentali:

- La commissione, qualora intenda elaborare una proposta di atto


legislativo, deve effettuare ampie consultazioni fra le istituzioni
dell’unione, i rappresentanti degli stati e i rappresentanti delle varie
categorie sociali, dovendo poi trasmettere il testo del progetto ai
parlamenti nazionali oggetto comunicazione: testo del progetto, la
motivazione della proposta e una scheda che sia volta a spiegare
l’impatto che questo atto avrà sull’ordinamento degli stati membri
(impact assestmentvalutazione d’impatto).

- Parlamenti nazionali hanno 8 settimane di tempo dal ricevimento della


proposta per elaborare e inviare alla commissione un parere motivato
sul rispetto del principio di sussidiarietà. I parlamenti non sono
obbligati a trasmettere questo parere motivato, possono farlo. Ogni
parlamento gode di 2 voti (attribuiti direttamente e complessivamente
ad una sola camera per le unicamerali o suddivisi in un voto per una
camera e uno per un’altra nel caso delle assemblee parlamentari
questo perché la camera potrebbe votare negativamente e il senato
opti per una diversa valutazione dell’atto.

- Nel momento in cui almeno 1/3 dei voti attribuiti ai parlamenti


nazionali manifesta contrarietà (qualora i parlamenti contrari
raggiungano somma e il complesso di 1/3 dei voti totali contrari alla
proposta di atto, la proposta deve essere riesaminata dalla
commissione). In alcune materie(cooperazione in materia penale)
questa quantità di voti viene abbassata ad 1/4(solo per le materie più
complesse).

Art 352 del trattato sul funzionamento dell’UE disciplina LA CLAUSOLA DI


FLESSIBILITA’ norma che consente l’estensione dei poteri dell’unione nell’ambito
delle competenze che le sono già attribuite. Ragione di questa norma sta nel fatto che
talora nell’ambito delle politiche del trattato/competenze dell’unione, il trattato stesso
non specifica in maniera esaustiva quelli che sono i poteri che possono essere
esercitati dall’UE. Se l’esercizio di quel potere è considerato necessario e
improrogabile per il perseguimento degli scopi del trattato, allora può essere azionata
una procedura istituzionale molto rigorosa che può portare, con l’approvazione, alla
applicazione di questo articolo che consente di estendere i poteri dell’unione ad
aspetti non ancora esercitati dall’unione stessa. Si tratta di una norma che consente
l’estensione dei poteri ma nell’ambito di competenze già attribuite, nell’ambito delle
politiche definite dal trattato e nei limiti di queste. Per cui è scorretto dire che si tratta
di una clausola che consente l’estensione delle competenze. Passaggi istituzionali
principali per l’applicazione dell’articolo 352:
- Proposta della commissione, che sia votata all’unanimità da parte del
consiglio, previa approvazione del parlamento. Almeno 3 istituzioni
devono essere concordi nell’adozione di un atto sulla base dell’articolo
352 vaglio democratico garantito dalla necessaria e previa
approvazione del parlamento

- Articolo 352 può essere applicato solo nel momento in cui l’esercizio
di questo potere mancante sia necessario per il perseguimento degli
scopi dell’unione e non deve potersi individuare, nell’ambito del
trattato, una differente base giuridica(se vi fosse una base giuridica
riconducibile a quel potere, quella dovrebbe essere invocata e non
l’articolo 352).

- Articolo 352 non opera nell’ambito della politica estera e di sicurezza


comune(settore nel quale gli stati hanno inteso evitare la possibilità di
ulteriori estensioni dei poteri dell’unione).

IL PRIMATO DEL DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA(CAP 6)

Tematica del primato del diritto dell’UE sui diritti interni riguarda la dinamica e i
rapporti tra le norme europee e quelle nazionali. Il primato è un principio essenziale
che riguarda solamente le norme europee dotate di applicabilità diretta o di efficacia
diretta. Sono escluse tutte le norme non idonee ad esercitare effetti giuridici
immediati e diretti negli ordinamenti interni.

Il primato, detto anche SUPREMAZIA DEL DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA, comporta


che quest’ultima prevalga sulla norma interna contrastante o di pari segno, qualunque
esso sia il suo rango(la norma europea dotata di applicabilità diretta o efficacia diretta
prevale su qualsiasi norma dell’ordinamento interno).

Il principio del primato ha origine giurisprudenziale inaugurato dalla corte di giustizia


nel caso Costa vs Enel (1964) prima volta nella quale la corte di giustizia ha
precisato che il diritto europeo dotato di effetti diretti prevale sulle norme interne.

In un caso successivo, Simmental(1978), la corte ha specificato secondo quali


modalità deve essere rispettato il primato del diritto dell’unione ha statuito un
obbligo stringente per le autorità nazionali: “in caso di norma interna contrastante con
il disposto europeo, le autorità interne(in particolare i giudici nazionali), devono
procedere alla disapplicazione, nella singola causa che stanno giudicando, della norma
interna non conforme al diritto europeo.” La norma interna deve lasciare campo
aperto alla norma europea. La semplice disapplicazione non comporta l’abrogazione
della norma interna!

Percorso della giurisprudenza costituzionale nel caso dell’Italia la corte


costituzionale italiana ha riconosciuto a fatica la posizione avvalorata dalla corte di
giustizia. In primo luogo l’ha anche contrastata.

Caso della corte costituzionale italiana è emblematico la prima sentenza sulla quale
la consulta si pronunciò riguarda lo stesso caso della corte di giustizia, Costa vs Enel.
La corte di giustizia affermò il primato del diritto dell’unione, ma la corte costituzionale
applicò un diverso modo di ragionare: sottolineò come i trattati istitutivi delle
comunità europee abbiamo avuto attuazione, nell’ordinamento italiano, mediante una
legge di ratifica(ordinaria, pari a qualsiasi altra legge) di conseguenza per la corte
costituzionale deve applicarsi per quella legge il PRINCIPIO DELLA SUCCESSIONE DI
LEGGI NEL TEMPO in presenza di più disposizioni normative successive nel tempo,
quelle più recenti derogano alle precedenti(le più recenti prevalgono sulle precedenti).
Così la corte sottolineò come il legislatore italiano, intervenendo anche su questioni
previste e disciplinate dal trattato e dalla normativa europea, poteva derogare a
quest’ultime adottando leggi successive a contenuto differente rispetto al trattato. Nel
1975 la corte costituzionale fece un piccolo passo avanti: sottolineò come la normativa
di recepimento del trattato fosse fondata sull’articolo 11 della carta costituzionale
consente all’Italia di attribuire sovranità alle organizzazioni internazionali. È l’articolo
in base al quale è stata giustificata l’attribuzione di sovranità all’unione europea ( in
particolare la cessione di sovranità e di competenze sulle materie espressamente
attribuite alla potestà normativa dell’unione stessa). La normativa europea, in forza di
questo legame con l’art 11, si poteva ritenere che avesse una maggiore forza
nell’ambito dell’ordinamento interno. Questa considerazione portò a due conseguenze:

- Nel caso di leggi italiane anteriori a normativa europea, secondo la


corte costituzionale, il problema poteva esser risolto ricorrendo al
principio della successione di leggi nel tempo (la normativa europea
successiva doveva prevalere)

- Nell’ipotesi di una legge italiana successiva alla normativa europea,


qualora fosse evidenziato un contrasto o si ritenesse indebito
l’esercizio del potere normativo da parte del legislatore italiano,
invece di applicarsi direttamente il primato del diritto dell’unione
doveva essere sollevata una questione di costituzionalità davanti alla
corte costituzionale. Questione di costituzionalità avente oggetto la
legge interna(successiva al disposto europeo)tacciata di
incostituzionalità rispetto al parametro di cui all’articolo 11 della
costituzione. Questo meccanismo che poteva consentire l’applicazione
del diritto dell’unione non era soddisfacente per:

• un dato molto materiale che comportava un ruolo meramente


notarile della corte costituzionale, chiamata a certificare,
dichiarare l’incostituzionalità di norme che in base al principio
del primato avrebbero potuto automaticamente soccombere
alla normativa europea.

• eccessivo incremento dell’attività della corte costituzionale.

• Soluzione che non rispettava gli effetti diretti della normativa


europea nell’ordinamento interno né rispettava il principio del
primato del diritto dell’unione. Soluzione criticata sempre più,
tanto che corte costituzionale, nel 1984, con la sentenza
GRANITAL, finì per sposare l’impostazione della corte di
giustizia. La corte costituzionale abbracciò il principio del
primato con due importanti distinzioni:
1) Natura rapporti tra ordinamento interno e ordinamento
europeo. Se la corte di giustizia considerava una visione
del rapporto tra i due ordinamenti come strettamente e
fortemente collegato(da rappresentare quasi un unicum),
la corte costituzionale propone la tesi dualista(sostiene la
distinzione tra i due ordinamenti caratterizzati da inter-
relazioni, ma che vedono la propria reciproca influenza
nel fatto che è l’ordinamento italiano attraverso le
istituzioni che lo caratterizzano ad aver consapevolmente
attribuito competenze all’ordinamento europeo).

2) Riserva del giudizio di costituzionalità che la corte ha


inteso assicurarsi in due ipotesi fondamentali: ha ritenuto
di reiterare l’impostazione di accentrare su di sé il
giudizio sulla costituzionalità dell’atto interno in due
ipotesi essenziali. 1) norma europea si dimostri in
violazione dei diritti fondamentali dei principi essenziali
sui quali si fonda la carta costituzionale. 2) norma
europea porti in se stessa una violazione del trattato o
delle norme che caratterizzano la sua applicazione.

Si tratta di casi eccezionali, infatti i “contro limiti” non sono


mai stati applicati dalla consulta.

All’art 11 a partire dal 2001 si è aggiunto un nuovo articolo della costituzione che
richiama espressamente gli obblighi che derivano in capo all’Italia dalla dimensione
internazionale art 117 che per la prima volta cita espressamente gli obblighi
derivanti dall’unione europea. Pertanto anche questo articolo viene oggi considerato
parametro di costituzionalità delle eventuali norme nazionali contrastanti con il diritto
europeo.

LA CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UNIONE EUROPEA(PARTE DUE)

Istituzione tecnica che esercita l’attività giurisdizionale, il potere giudiziario nell’ambito


dell’UE. Si inserisce nell’ambito della tutela giurisdizionale o giudiziaria, a differenza di
ulteriori meccanismi di tutela non giurisdizionale dei diritti che possono interessare la
figura del mediatore(parlamentoconsidera eventuali denunce che provengono dai
cittadini e che hanno ad oggetto episodi di cattiva amministrazione commessi dalle
istituzioni europee e dagli organi dell’UE e li tratta in via stragiudiziale.)

La corte di giustizia, secondo il trattato di Lisbona, rappresenta un Unicum


istituzionale il suo nome è corte di giustizia dell’unione europea. Sotto questo nome
operano tre organi che fanno unitariamente parte della corte di giustizia dell’UE:

- Corte di giustiziaorgano più rilevante per quanto riguarda


l’autorevolezza delle pronunce. La corte è composta da un giudice
per stato membro(27 giudici), che vengono nominati su accordo di
tutti i governi. La nomina è governativa con l’accordo nel complesso di
tutti gli stati. Con la riforma di Lisbona, per assicurare la bontà delle
nomine dei governi, è stata prevista l’istituzione di un comitato di
saggi. Comitato composto da 7 personalità che si siano distinte
nell’ambito del diritto o che abbiano svolto funzioni nel loro passato
negli ambiti degli organi giurisdizionali dell’unione europea e che è
chiamato a vagliare, preventivamente, le nomine suggerite dai
governi degli stati membri.

I giudici devono assicurare professionalità e imparzialità. Devono


essere selezionati da soggetti che rivestano qualifiche all’interno dello
stato rilevanti nell’ambito di tutela giurisdizionale o che siano giuristi
di notoria competenza.

La corte ha un presidente che organizza il lavoro interno e distribuisce


le cause e decide in varie composizioni. Le possibili formazioni nelle
quali la corte decide sono: le sezioni (composte da 3 o da 5 giudici); la
grande sezione (composta da 13 giudici provenienti dalle diverse
sezioni e che può essere chiamata in causa nel momento in cui la
controversia che si discute sia particolarmente importante, presenti
profili di diritto o profili istituzionali molto rilevanti o nuovi, oppure
quando sia uno stato a chiederne l’intervento); in casi del tutto
eccezionali vi è poi la possibilità di un giudizio in plenaria.

I 27 giudici sono affiancati e coadiuvati nell’esercizio delle loro


funzioni da 8 avvocati generali. Avvocato generale = deve esprimere,
pubblicare conclusioni motivate che devono sottoporre ai giudici. Le
conclusioni motivate sono un’elaborazione giuridica che gli avvocati
generali predispongono suggerendo alla corte una possibile soluzione
alla controversia che si trovano ad affrontare. Le conclusioni motivate
non vincolano i giudici ma rappresentano un suggerimento alla
soluzione che può essere seguito. Gli avvocati generali sono 8 ma è
prevista la possibilità di alzare il loro numero a 11. Fra gli 8 avvocati
generali, 5 appartengono e devono provenire necessariamente dai
paesi più importanti (Gran bretagna, Spagna, Francia, Italia,
Germania). Nel momento in cui dovessero essere aumentati a 11, un
ulteriore avvocato generale sarà assicurato alla Polonia.

- Tribunale prima del trattato di Lisbona il tribunale aveva un nome


differente (tribunale di primo grado). La sua istituzione risale al 1989 e
deriva da due esigenze fondamentali: sgravare il carico di lavoro della
corte e di applicare anche nell’ambito della tutela giurisdizionale
dell’unione europea il doppio grado di giudizio. Il tribunale giudica in
prima istanza le controversie che sono attribuite alla sua competenza
e in queste controversie la sentenza del tribunale potrà essere
impugnata per soli motivi di diritto davanti alla corte di giustizia.
L’impugnazione può essere formulata solo per motivi di
diritto(motivazioni giuridiche)  il fatto così come accertato dal
tribunale non può essere ulteriormente messo in discussione davanti
alla corte di giustizia.

Al tribunale per sgravare al lavoro della corte sono state attribuite


alcune competenze specifiche. Il tribunale considera in prima istanza
tutti i ricorsi delle persone fisiche o giuridiche; allo stesso modo il
tribunale tratta in prima istanza i ricorsi di annullamento e i ricorsi in
carenza.

Anche il tribunale consta di 27 giudici ma non troviamo gli avvocati


generali (prerogativa della corte di giustizia).

- I tribunali specializzati la loro eventuale istituzione è stata prevista


con il trattato di Nizza del 2001. I tribunali specializzati sono dei
tribunali chiamati a trattare cause di una specifica ed esclusiva
materia. Oggi esiste solo 1 tribunale il tribunale per la funzione
pubblica: si occupa di tutte le controversie che frappongono l’UE ai
suoi dipendenti e funzionari. Tutte la cause attinenti al rapporto di
lavoro con l’UE devono essere trattate dai tribunali specializzati, fatta
salva la possibilità di impugnare la sentenza per motivi di diritto
davanti al tribunale. Nel momento in cui il tribunale per la funzione
pubblica abbia emesso una sentenza, questa sia stata impugnata
davanti al tribunale ma presenti errori evidenti, allora è previsto un
ulteriore rimedio di carattere eccezionale (applicato almeno una
volta), che è il riesame davanti alla corte di giustizia. L’istituzione di
ulteriori tribunali specializzati dev’essere prevista con procedura
legislativa ordinaria e quindi con il contestuale intervento del consiglio
e del parlamento europeo. Si ritiene che un possibile nuovo tribunale
specializzato che potrebbe essere istituito potrebbe essere quello
legato alle controversie sui marchi e sui brevetti.

Troviamo la disciplina della corte di giustizia dell’unione europea dopo il trattato di


Lisbona, all’art 19 del trattato sull’unione europea ed agli articoli 251 e seguenti del
trattato sul funzionamento dell’unione europea.