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ETÁ DELLA VITA > Le teorie dello sviluppo si occupano di inquadrare l'intero arco della vita poiché

secondo loro ciascun momento della vita richiede delle condizioni. Ogni fase prevede delle sfide che
portano il soggetto a cimentarsi per superarle per poi approdare alla fase successiva.
L'adolescenza richiede maggiore impegno poiché si cambia in poco tempo. Questo passaggio risulta
determinante più di altri.
Il concetto di sviluppo andava a pari passo con il concetto di educazione permanente (life long
learning). I mestieri lungo il cammino implicavano l'apprendimento continuo.
C’erano diversi autori che si occuparono della formazione dell'elaborazione delle teorie dello
sviluppo:
Freud – Teoria dello Sviluppo Psicosessuale > Articolò lo sviluppo in una serie di fasi, ciascuna delle
quali con caratteristiche specifiche. Secondo lui lo sviluppo del bambino è un continuo superamento
di sfide. In ciascuna sfida il soggetto si cimenta in due polarità:
 da un lato è ingabbiato dalle sue pulsioni
 dall'altro lato ci sono le richieste della società
L’io infatti deve riuscire a mediare tra le forze in gioco così da raggiungere un compromesso, per far
sì che il livello di frustrazione sia il più contenuto possibile. Infatti se il bambino riuscirà a controllare
queste fasi, si avvierà verso lo sviluppo psicologicamente armonico. Se invece non dovesse riuscirci,
andrà incontro delle fissazioni, che in seguito potranno provocare possibili nevrosi.
Le fasi psicosessuali dello sviluppo per Freud:
 fase orale > dalla nascita al primo anno
 fase anale > dal primo ai 3vanni
 fase fallica > dai 3 ai 6 anni
 fase di latenza > dai 7 agli 11 anni
 fase genitale > dall'adolescenza all'età adulta
Erikson – Teoria del Ciclo Vitale > Eric Erikson, psicologo tedesco con impostazione psicoanalitica che
insegnò a Oxford. Egli diede vita alla Teoria del Ciclo Vitale. Studiò sotto la guida di Anna Freud, che
provò a indirizzare alcuni concetti della cura psicoanalitica attuate dal padre, verso l'infanzia. Erikson
aveva una personalità eclettica, e accolse una lettura di tipo antropologica dei fenomeni. Studiò da
vicino una tribù di nativi americani e disse che tutte le società davano vita a istituzioni. Per lui le
società prevedevano un percorso che favoriva l'integrazione di ogni individuo all'interno delle
società di riferimento. Ogni cultura lo faceva in maniera diversa così da raggiungere l'obiettivo.
Erikson studiò come la psicoanalisi anche reagiva con l'infanzia, e ciò portò buonissimi risultati.
La sua teoria prevede 8 fasi, ciascuna caratterizzata da un momento di crisi. Ciascuna fase è
importante poiché il soggetto affronta sfide; e il superamento di esse fa sì che se ne possano
affrontare di nuove, in età differenti.
Le abilità psicologiche, sociali, comportamentali si sviluppano pian piano, e la somma di tutte le
abilità accomunate nell'esistenza, sarà definita come personalità.
Erikson diede maggiore importanza alla Fase dell'Adolescenza (12-20).
A seconda della cultura l'adolescenza può essere più precoce o più tarda. Da noi l'adolescenza è
diventata sempre più precoce, sia riguardo lo sviluppo fisico, sia per i caratteri sessuali. È una fase di
conflitto tra identità e confusione dei ruoli. Con il conflitto intendiamo un'opposizione tra ruoli
diversi e l'identità. Se non c'è il superamento di questa fase, nella vita del ragazzo rimangono
frustrazione e insoddisfazione. In questa fase c'è l'elemento di sperimentazione.
I GIOVANI ADULTI > l'adolescenza non è sempre esistita, ma venne inventata nel 1900. In questa
fase si trovavano caratteristiche non assimilabili a quelle delle altre fasi della vita.
Questa nuova fase studia i fenomeni e i loro cambiamenti.
La formazione superiore per molti è un prolungare la permanenza a casa con i genitori, anche dopo
gli studi superiori. Studiare porta all'entrare nel mondo del lavoro, così da avere un'indipendenza
economica. L’indipendenza è un aspetto che si sviluppa con il tempo.
Più i genitori convivono con i figli e più sarà difficile separarsi da essi (non sempre però dipende dai
genitori).
Fenomeno del NEET > è una condizione giovanile che si presenta tra i 15 e 29 anni, dove i ragazzi che
abbandonano la scuola sono circa 2milioni all'anno. I ragazzi così non sapranno fare nulla, e di
conseguenza non lavorando, non potranno neanche mantenersi (mancavano le caratteristiche base
per fare un qualcosa). Questa situazione portava a emarginare i ragazzi dal resto dei coetanei che
invece studiavano, rendendoli così emarginati sociali. Questa situazione può portare anche i ragazzi
a soffrire di apatia e depressione, poiché saranno costantemente guidati da un senso di sfiducia in sé
stessi. La capacità di apprendimento cresce verso i vent'anni, fino ai 25, dove da lì piano piano
calerà.
Questo fenomeno è un problema sociale importante, e ha una diversa distribuzione (zona in cui è
più presente e zone meno). Dal punto di vista sociologico, coloro che lasciano la scuola e non fanno
niente, sono di più al sud e sono ragazze.
Categoria dei Single > il 30% dei giovani adulti scelgono di vivere da soli: non convivono, non si
sposano, non mettono su famiglia... Dal punto di vista sociologico, tempo fa per le aspettative, il
matrimonio doveva avvenire sotto i trent'anni; chi non si sposava diventava lo scandalo del paese.
Ad oggi, specialmente al nord, queste tradizioni sono state abbandonate e la società si è
modernizzata; mentre al sud le tradizioni permangono.
Ma negli anni 60 i giovani iniziarono a volersi far sentire, tramite movimenti giovanili. Questo perché
volevano più libertà, nuovi modelli di famiglia, visioni più moderne > nacquero i divorzi.
Sindrome di Peter Pan > è una sindrome che si presenta più nei ragazzi che nelle ragazze. Sono
persone che rimangono legate alla famiglia d'origine e non vogliono crescere. Ricevono un
accudimento da ragazzino piccolo, e da un lato, ciò va a preservare la loro giovinezza, ma dall'altro
non impedisce loro di sviluppare la maturità e l'indipendenza, apparendo così mammoni.

MATURITÀ > è la fase centrale della vita, che può dipendere dalla genetica, dalla cultura, dalle
origini...
Es.: Se lavori in miniera, non arriverai agli 80 anni. Se fai un lavoro d'ufficio, vivi sano, vivrai di più.
Più la vita è lunga, e più il suo centro si posticipa.
In ogni età ci sono nuove sfide e nuovi obiettivi, e ciò porta a continui cambiamenti. Le persone
devono essere in grado di accettare questi cambiamenti. Delle volte però i cambiamenti portano
turbamento, e per accettarli, alcuni cercano di ricorrere a interventi estetici nella mezza età. Questo
perché cercano di congelare il cambiamento a un momento che ormai è passato.
Questa fase della vita è il momento in cui si raccolgono i frutti di ciò che si è fatto e si fanno bilanci
per progettare qualcosa di nuovo.
Piena maturità > i ragazzi si distaccano dai genitori e vivono da soli, inseguendo i propri obiettivi e
muovendosi autonomamente. I genitori invece rimangono con la Sindrome del nido vuoto. Questa
sindrome non va né favorita a un tempo troppo precoce, né frenata. È chiaro che dove questa libertà
viene frenata o ostacolata si hanno delle ripercussioni, poiché si vanno a creare relazioni tossiche e
dipendenti dall'altra persona (io cosa faccio senza di te).
Riorganizzare la propria vita significava passare ad una fase genitoriale successiva. Ridefinire la
propria vita non è facile perché si deve riuscire a trovate un nuovo senso. Nel caso ciò non avvenga,
si può andare in contro a crisi e senso di disorientamento.
Con l’emancipazione femminile (anni 60/70) si mise in discussione il ruolo del padre, aprendo la
strada ad esempi di paternità sempre meno rigidi, e facendo diventare la figura del padre
interscambiabile con la figura della madre. Questo cambiamento portò ad effetti:
 Positivi: i padri iniziarono a collaborare nelle attività domestiche e si stabilì un clima di
condivisione.
 Negativi: distorsione dei ruoli genitoriali, poiché si è andato a sgretolare il ruolo normativo
del padre, facendogli prendere quello affettivo, che era della madre. Ciò portò alla perdita
della complementarietà.
Ad oggi la figura del padre autorevole si è materializzata, ma ciò è un male poiché i figli hanno
bisogno di regole e autorevolezza.
Si attende così il ritorno delle norme, che rappresentano un modello a cui riferirsi. Questo non è un
modello severo, ma è necessario poiché senza di esso, il ragazzo non riuscirebbe ad affrontare la vita
con sicurezza.

TARDA ETÀ E VECCHIAIA > Caratterizzato dall’invecchiamento biologico e fisico (problemi fisici-
psichici-cognitivi).
Le caratteristiche di questa fase, dipendono da come si è passata la vita precedentemente: se ha
passato tutta la vita in salute e lavorando sodo, ora potrà godersi la pensione tranquillo.
Questa fase è un momento di passaggio che ha anch’essa le sue crisi e preoccupazioni, e dall’altra
parte, ci si augura anche la presenza di politiche di supporto, come le co-husing, che sono case di
riposo per anziani, dove ognuno ha il suo spazio personale, ma anche spazi comuni, e soprattutto
presenta la presenza di medici e personale presente in ogni singolo momento.
A livello psicologico la tarda età può essere gratificante o logorante. Ciò dipende innanzitutto da
come si sta fisicamente e in salute, poi da quante persone si è amati, dalla presenza o no di malattie,
dalla possibile solitudine, dalla non più possibile indipendenza, e da tanti altri aspetti.

ADOLESCENZA > è sempre esistita? Dal punto di vista fisico e biologico si. Per quanto riguarda
l’attenzione di questa età della vita in ambito delle scienze umane e della società, non proprio.
Essa venne riconosciuta come età della vita a cui dare attenzioni nel 1904 com Stalley Hall, psicologo
americano che fondò la base della psicologia della Stati Uniti. Hall accolse Freud e i suoi collaboratori
in America, quando Freud espose le 5 Conferenze a Boston. Grazie a ciò la psicoanalisi arrivò negli
Usa.
Stalley Hall nel 1904 scrisse un libro chiamato Adolescenza. Questo fu il primo tentativo di analisi del
passaggio dalla fase infantile a quella adulta.
L’adolescenza rappresenta così una nuova fase della vita nella società borgese, dove si diffuse la
percezione dell’adolescente che attraversa un periodo particolare della vita, che può causare
turbamento.
Nel 1900 ci fu un processo di modernizzazione: ci fu un incremento lavorativo nelle industrie, le persone
passavano dalla vita rurale nei campi, a quella cittadina nelle città. Ciò significa che si poteva decidere
del proprio destino in modo autonomo, accogliendo anche nuovi valori etico-morali ed estetici.
Psicoanalisi > si sviluppò intorno al 1900. Il modello teorico della psicoanalisi identificò la crisi
adolescenziale come naturale/fisiologica. Dato che questa crisi viene definita come naturale, significa
che ogni soggetto deve affrontarla, affinché poi avvenga un corretto sviluppo del soggetto, che porterà
poi ad un adeguato sviluppo della personalità.
In più Eriksson pose il concetto di crisi in tutte le fasi che identificò.
Complessivamente le soluzioni che vengono messe in atto da un'adolescente, è come se risultassero un
po' parziali poiché questi passaggi da un'età all'altra implicano che il soggetto si riorganizzi attorno a delle
nuove condizioni esistenziali che prevedono grandi cambiamenti.
Esiste la variabile umana > con a quale si possono indicare tendenze ma non definire in maniera
adeguata.
Complessivamente le soluzioni del travaglio interiore messi in atto è come se risultassero parziali perché il
passaggio da un’età all’altra implica che il soggetto si riorganizza Attorno ad una nuova condizione
esistenziale che prevede grandi cambiamenti.
Il travaglio interiore e l’attraversare un momento che ci porta ad interrogarci sulle cose, abbiamo dei
dubbi.
Esistono elementi, dal punto di vista della psicanalisi, che sono presi come categorie, che rappresentano
un punto di vista con la quale considerare la questione di ogni adolescente:
1. Struttura mentale > il bambino ha una conoscenza del mondo esterno, dotato di curiosità e
della capacità di sperimentare e definire eventuali concretezze. L’adolescente invece avverte
in modo intenso tutto ciò che lo circonda. Per lui la concretezza è sostituita del travaglio
interiore (dubbi). Per questo l’adolescente tende a farsi un’analisi introspettiva, con la quale
riesce a collegare presente e passato, così da ipotizzare anche un futuro (previsioni).
2. Il bambino vive il mondo degli adulti come fonte di sicurezza e appoggio. L’adolescente
invece capisce che il mondo degli adulti non è onnipotente, e di conseguenza presenta sia
pregi che difetti. Nell’infanzia invece c’è una visione meno completa delle cose.
3. Nell’adolescenza il primato della percezione (dati concreti) viene sostituito dal pensiero
ipotetico-deduttivo (Piaget). Questo porta il ragazzo a porsi più interrogativi e a non dare tutto
per certo. La categoria del possibile è più significativa del reale, poiché obbliga il soggetto ad
immaginare.
4. Sul piano emotivo invece si ha un’ambivalenza affettiva, dove da un lato c’è il desiderio di
essere liberi, scappare via, e dall’altra parte si ha il bisogno di essere accolti e accuditi dalle
persone a cui vogliamo bene. Questo porta ad un conflitto interiore, con la quale si prova
una difficoltà a collocarsi in un ruolo preciso. Nell’infanzia c’è una visione meno completa
delle cose.
Tutti questi elementi portano a ricordarci che sono 3 gli assi attraverso le quali il cambiamento è tale
che rappresenta l'evoluzione del soggetto, che è caratterizzato in 3 sviluppi:
 Sviluppo fisico > (2° media/1° superiore) è lo sviluppo più evidente, poiché porta il
cambiamento della forma del corpo. Questo cambiamento è molto importante poiché
spesso porta ripercussioni a livello psicologico. Le trasformazioni corporee sono rapide,
visibili e hanno una grande variabilità. Questa grande variabilità ci permette di capire come
ci si percepisce, e di capire come ci percepiscono gli altri. Spesso il cambiamento del corpo
può disorientare un ragazzo, poiché va a perdere uno schema corporeo stabile, non sapendo
quanto e come cambierà. Nelle ragazze lo sviluppo è più precoce, e questo può portare
maggiore confidenza in sé stessi, o al contrario, un'estrema sensazione di non appartenenza.
Dal momento in cui le ragazze si sviluppano, iniziano ad essere trattate come giovani donne
e non più come bambine. Per i ragazzi invece lo sviluppo è più tardivo, e questo spesso porta
loro un grande disagio.
 Sviluppo sessuale > Dipende da persona a persona. Spesso dipende dalla capacità della
famiglia di accompagnare il figlio in questa nuova fase della vita. Infatti il genitore dovrebbe
informare ed essere trasparente nei confronti del figlio, anche se purtroppo, ancora ad oggi,
questa cosa porta spesso disagio. Questa fase è importante poiché l'adolescente ha bisogno
di provare queste nuove esperienze.
 Sviluppo intellettivo > (11/14 anni) Avvengono modifiche rispetto al funzionamento dello
sviluppo cognitivo. Passa dal pensiero concreto a quello astratto, e tiene conto delle
situazioni possibili, e delle sue possibili conseguenze. Inoltre il ragazzo si chiede anche cosa
sarebbe potuto succedere se si avesse preso un'altra scelta. Questo sviluppo ci porta dal
primato della percezione (dati concreti) al primato della rappresentazione. Questo è
importante perché un evento ha sempre ripercussioni sulla personalità dell'adolescente.
Tramite questo sviluppo cognitivo l'adolescente riesce anche a rappresentare nella propria
mente una realtà che non è lì nel presente. Ha la capacità di proiettarsi nel futuro, iniziando
così a prefigurarsi le sue scelte future.
L'adolescente ha la competenza dell'introspezione, cioè la capacità di guardarsi dentro, di osservare
e comprendere le proprie emozioni. Per questa fase della vita, l'introspezione e l'amore per le
discussioni, sono molto importanti.
L'adolescente deve amare il confronto e il poter esprimersi su ogni argomento, poiché sarebbe
semplicemente l’attualizzarsi della necessità di costruire ed esprimere un proprio pensiero.
L'adolescente ha la necessità di andare a recuperare i dati certi su cui fondare le sue condizioni, così
da renderli plausibili e razionali.
L'adolescente si mostra piuttosto insofferente verso contenuti e regole che il mondo degli adulti
impone; infatti ogni indicazione richiede una giustificazione razionale.
Anche lo sviluppo intellettuale prevede maggior controllo e la necessità di elaborare i dati della
realtà su cui si va a basare le proprie convinzioni. I sociologi aggiungono una condizione di
marginalità sociologica, che significa che la fase adolescenziale della vita è legata al non rivestire, dal
punto di vista sociale, un ruolo chiaro e ben definito. Infatti l'adolescente non appartiene né al
gruppo degli adulti né a quello dei bambini. Questa non appartenenza può porre certi individui in
situazioni di incertezza.
Nel contesto socioculturale questo porta riconoscere che nessuno sa quali sono i doveri
dell'adolescente, infatti delle volte questi vengono trattati come dei bambini e altre volte come degli
adulti.
Questi tre sviluppi procedono di pari passo, ma gli aspetti non sono uguali per tutti, poiché per alcuni
mediare con le indicazioni della famiglia è accettabile, per altri è impossibile.
Come detto prima, è vero che la crisi adolescenziale deve esserci, ma può essere vissuta più o meno
bene a seconda della storia di ognuno.
L'adolescenza implica un cambiamento di cui non si conosce esattamente l'esito finale, e che
chiaramente dipende dalla persona che si è. Ci sono elementi comuni, come il bisogno di liberarsi
dalle antiche identificazioni, che sono i processi che permettono ai soggetti di assumere
caratteristiche da altre persone.
Durante l'adolescenza cambia anche la capacità di sperimentare l'amore, l’amicizia e tanti altri tipi di
emozioni.
Da bambini il gruppo di amici solitamente era formato solo tra maschi o solo tra femmine.
Nell'adolescenza invece il gruppo di amici è tendenzialmente un gruppo misto, che ha la capacità di
equilibrare i rapporti e di permettere dei confronti più aperti.
Un altro aspetto che si può incontrare nell'adolescenza è la voglia di indipendenza. Questa è la
possibilità di prendere le proprie scelte e di essere autonomi in tutto e per tutto. La voglia di
indipendenza però non arriva a tutti, e soprattutto non nello stesso momento, però è bene ricordare
che è la volontà di rimanere ancorati alla famiglia è un problema che ti impedisce di sperimentare
scelte nuove e importanti. In questo periodo un ruolo molto importante lo hanno i genitori che
devono essere in grado di trovare un equilibrio tra le richieste di autonomia dei figli e la loro capacità
di guidarli.
Un altro parere importante per gli adolescenti è quello del gruppo dei pari, poiché sentirsi accettati e
parte di un gruppo permette di vivere una vita più serena.

Lo sviluppo adolescenziale, non è uno sviluppo solamente corporeo, ma anche cognitivo. Ciò
significa che bisogna essere in grado di decifrare anche i propri pensieri, riuscendo a individuare
situazioni di benessere e situazioni di malessere. La cosa importante è ricordarsi che questa fase è
una fase passeggera, e che le emozioni che si provano in adolescenza, belle o brutte che siano, non
saranno tali per tutta la vita. Ci sono poi casi in cui i ragazzi arrivano a questa fase senza grandi
problemi, con una vita tranquilla e serena.
Durante l'adolescenza il momento di crisi viene attraversato come periodo di trasformazione e
cambiamento. Poi ci sono fenomeni come l'adolescenza prolungata, nella quale l'individuo che
prolunga l'adolescenza, evita di prendere scelte future definitive, e di trovare una propria
indipendenza, sperando di potersi fermare a quell'età.
Le categorie dei possibili esiti delle fasi adolescenziali sono tante; l’adolescenza dissociale è la più
negativa: sono gli adolescenti che sono quasi sempre figli di famiglie problematiche e di famiglie
benestanti, caratterizzati da un'educazione troppo rigida e parentale, e soprattutto ambigua. Questi
estremi possono creare un adolescente con tratti immaturi, con l’incapacità di sentirsi in colpa,
narcisisti, egocentrici...
Poi abbiamo quella categoria di adolescenti che fanno uso di sostanze stupefacenti, di alcol, che
hanno una famiglia piuttosto distante o al contrario troppo oppressiva; questi ragazzi creeranno una
loro personalità psicopatica, che li porterà all'autodistruzione.
Ad oggi il soggetto esprime la difficoltà con una condotta trasgressiva, e con un comportamento
deviante. Tant'è che spesso i bulli, sono quelli più fragili.
Gli adolescenti più deboli sono quelli che si danno alle dipendenze, perché queste danno la
possibilità di ‘’sentirsi meglio’’, ma soprattutto di sentirsi parte di un gruppo, composto esattamente
da altre persone fragili.

LETTURA ANTROPOLOGICA > L’adolescente è un tema che può essere affrontato in tutte le scienze
umane.
Erikson nelle sue premesse teoriche ci raccontò che tutte le popolazioni si accordavano su un fatto:
da un certo momento in poi gli adulti di riferimento fanno sì che il soggetto entri a far parte della
società, e ciò avviene nel momento in cui il ragazzo raggiunge l’età con la quale può accogliere
norme, usi, costumi.
Uno dei temi di partenza con cui si approda a questa fase della vita è la creazione di un’identità.
L’identità è l’insieme dei tratti che definiscono quel soggetto, quell’io che compone l’individualità.
Questo termine puoi riferirsi al soggetto o al se collettivo dove si identificano caratteristiche di un
intero gruppo.
È importante definire chi si è poiché ciò permette di confrontarsi con il resto del mondo, dove gli
individui possono avere caratteristiche differenti. Ogni porzione di realtà ha a che fare con l’identità
e con l’alterità (soggettività), questo portò problemi di discriminazioni e pregiudizio.
Un’altra sfaccettatura che ha mise d’accordo moltissimi antropologi era che il senso della nostra
identità passa attraverso l’esperienza del nostro corpo: la corporeità. Il bambino conosce il mondo
attraverso i 5 sensi. Il bambino che nel frattempo ha acquisito altre capacità, come correre, parlare,
entra a far parte del ritmo che ha il mondo (mangerà: colazione, pranzo, cena, sa che se è buio è ora
di dormire).
Il corpo si muove con l’acquisizione di modelli, questa acquisizione parte fin da subito, ma siamo in
grado di giudicare con cognizione di causa.
Molti dei nostri comportamenti un po' sono parte della personalità del soggetto, ma una parte è
determinata dalla cultura di appartenenza e da fattori sociali (età, sesso, ceto sociale).
Possiamo dire che c’è poco di naturale e molto culturale.

Habitus e modello culturale di Pier Bourdieu > Quando si parla di modello culturale facciamo
riferimento a idee, valori che rappresentano un sistema organizzato. Questo sistema di idee
organizzate viene appreso da un’educazione diretta o indiretta, quindi anche con l’imitazione. I
modelli culturali derivano dalle generazioni precedenti, dagli adulti di riferimento, e può avere delle
trasformazioni; ad esempio le relazioni tra figli e genitori nel 900 rispetto ad ora. Tutto ciò si
trasforma perché la cultura cambia e anche la società.
Bourdieu coniò il termine habitus, poiché per lui si intendeva un atteggiamento che gli individui
assumevano e manifestavano rispettivamente alla loro cultura, il loro status.
Tutto ciò che si fa sembra naturale ma in realtà lo si è appreso con il tempo. L’habitus è un dettaglio
dei modelli culturali, ed è una piccola parte del tutto che dipende dalle proprie caratteristiche (età,
sesso, luogo).
Tutte le società fanno sì che il soggetto da un certo momento venga plasmato secondo le regole
della sua cultura. C’è una trasformazione dell’uomo da parte della cultura; non esiste qualcosa già
scritto in noi.
Una serie di comportamenti sono determinati da usi e costumi nel momento in cui si nasce. Il
bambino conosce il corpo attraverso i 5 sensi, il corpo diviene il tramite con l’altro.
Il corpo è parte della nostra identità, è il tramite con l’altro, ma è anche materia, in quanto con esso
comunichiamo ciò che siamo agli altri, e come un veicolo di presentazione. Qualsiasi elemento del
corpo dice qualcosa di noi. In tutto il mondo c’è attenzione per il corpo.
Si apprende durante il corso della vita, dove non c’è nulla di naturale, ma è tutto culturale.

Concetto di persona > Quando ci riferiamo a questo concetto ci riferiamo a un concetto, che aldilà
delle culture diverse, ha a che fare con la costruzione sociale e va a declinare ciò che è naturale.
La costruzione sociale ha a che fare con la possibilità che intorno all’individuo si creino una serie di
reti che hanno a che fare con le tradizioni.
Il concetto di persona per Young significa maschera, e rappresenta per ciascuno di noi la parte
convenzionale, ovvero il modo in cui vogliamo essere percepiti, la parte che decidiamo di mostrare.
La maschera non è per forza un concetto negativo, poiché spesso è meglio non svelarci del tutto. La
maschera è la parte che decidiamo di mettere in mostra in una determinata relazione, è chiaro che il
livello di intimità determina un minor filtro.
Ciò che dice Young è che noi scegliamo cosa condividere, da una parte c’è una sorta di maschera e
dall’altra l’ombra, ovvero qualcosa che è vicino all’inconscio e tiene le nostre emozioni e sensazioni.
La persona nell’ambito delle scienze umane ha a che fare con il come il soggetto entra in relazione
con il mondo.
Quando parliamo di individuo si intende l’insieme delle caratteristiche che ci distinguono dagli altri,
la nostra unicità.
Quando ci riferiamo al termine persona è chiaro che in questo concetto esistono una serie di
elementi fisici, spirituali (anima), e quelli che hanno a che fare con la capacità cognitiva. La persona
può privilegiare alcuni aspetti piuttosto che altri.
Nel nostro essere sociale ci presentiamo sempre come siamo nella dimensione soggettiva.
La persona può essere concepita in modo diverso tra culture. Da questa parte di mondo l’idea di
persona sia formata sul piano morale e giuridico, la persona ha diritti e doveri, onore e una
rispettabilità
Margaret Mead > Antropologa americana del 900, allieva di Boas della scuola americana. Era
anticonformista, rivoluzionaria e si concentrò sul binomio natura-cultura. Era contraria alla chiusura
e all’aspetto del pregiudizio che era tipico dell’America. Era anche contro l’aspetto della
discriminazione di genere.
Scrisse un testo sulla sessualità in cui differenziò:
 Identità sessuale > che dipende da caratteristiche anatomiche
 Identità di genere > determinata culturalmente, ovvero come la cultura percepisce quel
carattere. Determinare culturalmente dipende dai valori, dalle consuetudini e dai modelli
culturali educativi.
La Mead studiò l’area del Pacifico e osservò diverse popolazioni.
Lei sostenne che i tratti che definiscono maschio o femmina non hanno a che fare con la natura.
I modelli comportamentali noi li apprendiamo con l’educazione. Prese come esempio gli Eschimesi:
Non hanno corrispondenza tra il loro genere e il comportamento perché l’identità sessuale, l’io, non
è legata alle caratteristiche anatomiche. L’identità sessuale ha a che fare con l’anima.
Nel momento della nascita attraverso dei segni interni agli sciamani, essi capiscono la natura
dell’individuo.
Quando il soggetto entrerà in società, se l’anima ha nome femminile sarà destinata a procreare, ma
al di là di questo veniva riconosciuta la sua natura. L’identità sarà sempre funzione dell’anima nome,
della essenza.
L’anatomia non basta per definire il genere, che viene elaborato a livello sociale.

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