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La prima chitarra posseduta dal giovanissimo Segovia fu un modello da studio, di

scarso valore, del liutaio Benito Ferrer. In occasione delle sue prime esibizioni
pubbliche, si procurò presso la bottega di Manuel Ramírez una chitarra da concerto
costruita da Santos Hernandez nel 1912; secondo il racconto di Segovia, il
proprietario del negozio dopo che lo ebbe sentito suonare gli donò lo strumento,
fiducioso che il giovane chitarrista avrebbe fatto onore al marchio.

A Monaco, nel 1924 Segovia, tramite il suo amico chitarrista Miguel Llobet, conobbe
il liutaio tedesco Herman Hauser. Con Hauser iniziò una lunga collaborazione per la
costruzione di uno strumento che rispondesse alle sue esigenze musicali. Fino a
quel tempo Hauser costruiva le proprie chitarre sul modello del liutaio viennese
Stauffer ma dall'incontro con Segovia cominciò ad elaborare i propri strumenti
ispirandosi al modello Manuel Ramirez-Santos Hernandez.[5]

A Segovia sottopose diversi modelli nel corso degli anni, di cui quello definitivo
e ufficiale risultò essere uno strumento costruito nel 1937 (la dedica all'interno
reca anche il giorno: 14 febbraio), una chitarra che il Maestro spagnolo definì
come "la più grande chitarra della nostra epoca".

Successivamente, anche in seguito ad alcuni piccoli danneggiamenti arrecati alla


Hauser, Segovia tornò a suonare chitarre Ramirez, stabilendo con José Ramirez III
un sodalizio durato fino alla sua morte.

Entrambe le sue chitarre storiche, la Ramirez/Hernandez del 1912 e la Hauser del


1937, furono donate al Metropolitan Museum di New York con la prescrizione che non
venissero mai più imbracciate da alcun chitarrista.