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1 Storia - Lecture notes 1

Infermieristica Generale (Università degli Studi di Pavia)

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Corso di Laurea in Infermieristica


Sede di Cuneo

SALUTE, MALATTIA, ASSISTENZA:


EVOLUZIONE STORICA

INFERMIERISTICA GENERALE
A. A. 2015 16
Can. B
I. Tallone

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Il concetto di salute malattia può assumere


numerose sfumature di significato, a
seconda dell’epoca storica, del contesto
culturale, delle declinazioni personali ed
esperienziali.

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Dal latino: “salus”


Salvezza, integrità, incolumità

“Complesso delle condizioni fisiche in cui si


trova abitualmente … un organismo
umano”

(Dizionario Zingarelli)

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“Lo stato patologico o l’alterazione


dell’organismo o di un organo, non solo
dal punto di vista anatomico, ma anche
funzionale…

… Qualsiasi turbamento dell’equilibrio


psichico e morale”.
(Dizionario Zanichelli)

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Dal latino: “ad sistere”


Stare accanto

“Complesso delle attività prestate al fine di


aiutare materialmente o moralmente qualcuno”

(Dizionario Zingarelli)

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Tali definizioni sono in divenire e


rappresentano il lungo percorso di
evoluzione del concetto di salute malattia.

Allo stesso modo, i cardini del “ ”e


del “ ” hanno manifestato,
negli anni, radicali e progressivi
cambiamenti, dal punto di vista
concettuale, tecnico e sociale.

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Essere sani o malati non sono


condizioni statiche e presentano una
notevole anche in
prospettiva storica”.
(Herzlich, Pierret, 1984 Herzlich, Adam, 1994)

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“ ”

“La vita è breve, l’arte è lunga, l’occasione è


fugace, l’esperienza è fallace, il giudizio è
difficile”
(Ippocrate, Aforismi)

Il nostro focus d’attenzione è rivolto all’“arte lunga”,


l’arte della cura, esercitata nell’arco di tremila anni,
tra e .

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• Origini del prendersi cura


• Periodo precristiano e cristiano
• Cura e assistenza durante il Medioevo
• La nascita dei primi ospedali
• L’assistenza nel XVI secolo
• XVII secolo: la rivoluzione scientifica
• XVIII secolo: la nascita della clinica
• L’assistenza nel XIX secolo
• Florence Nightingale
• XIX – XX secolo

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“Quando la vita è apparsa, è apparsa anche


l’assistenza, in quanto bisogna ‘prendersi cura’
della vita perché possa evolversi … L’assistenza,
alle origini, fu propria di qualsiasi persona che
aiutava un’altra a provvedere a tutto ciò che era
necessario per sopravvivere e per sopperire ai
bisogni vitali fondamentali, quali l’alimentazione,
la protezione con indumenti contro il freddo e il
caldo e il rifugio, che diverrà a poco a poco
l’alloggio” .
M. F. Collière

IDENTIFICAZIONE DELLA PRATICA


ASSISTENZIALE CON LA DONNA

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Allontanare la morte, Sviluppare la vita, perseguire


difendersi dal male, aiutare a il bene, aiutare a vivere.
“non morire”.
Atti curativi, medici e
chirurgici per diagnosi e
trattamento.
Esercitata prima dallo
stregone, poi dal sacerdote,
poi dal medico.
Fondata inizialmente su
filosofia e logica; poi su
conoscenze scientifiche.
Canone sperimentale.

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Inizialmente non vi è una distinzione tra


assistenza, medicina e farmacologia, tutte
legate alla .

Le pratiche assistenziali delle donne


evidenziano il legame tra uomo e natura
attraverso culti, cerimonie, … (es. culto
greco della Dea Madre).

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Lo scopo non è quello di curare, ma di


proteggere: l’intento preventivo è quello di
allontanare ogni “contatto impuro”.

La diffusione dei mali è dunque legata al


, alla prossimità.

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Pindaro (518 a.C. 438 a.C.), esponente della lirica corale


greca, descrive la “prodigiosa arte” di Asclepio, dio
della medicina:

“Asclepio, l’artefice mite


che placa le pene e rinsalda le membra,
l’eroe che protegge da tutte le specie dei morbi”. […]

(Pitica I)

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[…] “ E quanti vennero a lui


compagni di piaghe congenite
o feriti nelle membra
dal lucido bronzo o dal getto di pietre
o disfatti nel corpo
da febbri estive o dal gelo,
li congedava disciolti
dall’un dolore o dall’altro,
gli uni curando con blandi i ,
altri con pozioni benefiche
o fasciando le membra con farmaci,
altri con azioni chirurgiche
rimise in piedi”.
(Pitica I)

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Luoghi di cura: asclepiei e iatreion


Sul versante medico: scuole di medicina di
Cos e Cnido
• Cos: malattia come squilibrio tra ambiente
esterno e ambiente interno (dyscrasia)
• Cnido: malattia causata unicamente da
agenti esterni (traumi, insulti,…)

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Il maggiore esponente della medicina


greca è Ippocrate (V IV sec. a.C.),
fondatore della scuola di Cos.

“ La scienza medica è l’unica in fondo a non


produrre nulla, ma a dover fare i conti con
la prodigiosa capacità della vita di
equilibrarsi da sola”.

(Ippocrate)

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Ippocrate, antesignano dei tempi moderni,


ritiene che la salute malattia di una
persona dipendano da specifiche
“circostanze umane” (il moderno “stile di
vita”) e non da un “esercizio divino”.

Egli introdusse il concetto di osservazione


del malato (l’attuale “esame obiettivo”), di
sintomo, di diagnosi e prognosi.

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Secondo la sua opinione, la condizione di


salute scaturisce dall’equilibrio dinamico di
quattro elementi, definiti “umori”: bile nera,
bile gialla, flegma e sangue; per questo
motivo, la medicina ippocratica è definita
“umorale”.

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Si sviluppò a partire dal II secolo, in riferimento


all’insegnamento scientifico di Galeno di
Pergamo (129 216 d.C.), considerato fulcro della
medicina post ippocratica.

Egli riteneva che un buon medico dovesse


conoscenze scientifiche a capacità
etiche e logiche.

Secondo la sua opinione la vita scaturisce dallo


“ ”, il “soffio” vitale regolatore delle
funzioni umane.

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Luoghi di cura: valetudinaria, piccoli


ospedali, ove venivano assistiti soldati, a
seguito di traumi bellici, oppure schiavi,
colpiti da patologie contratte in luoghi
insani.

Assistenza a domicilio (diaconesse).

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Elemento comune alla medicina greca e a


quella romana è il concetto di : la
cura praticata è sempre efficace, poiché essa
persegue un unico scopo, quello della
guarigione.

“Se la cura è sinonimo di guarigione, il curante


o è guaritore o non lo è”.
(Galeno di Pergamo)

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“In questo mondo,


non vi è posto che per i morti o per i vivi,
questi ultimi viventi di vita piena
e pertanto valorosi e validi.”

Omero, Iliade

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• Affermazione dei valori della carità e


dell’altruismo, dedizione a bisognosi e
sofferenti;
• condanna e persecuzione del pensiero
magico religioso precristiano, considerato
idolatria;
• frattura fra dimensione spirituale e corporale,
che viene disprezzata;
• censura della corporeità e della maternità;
• persecuzione delle donne guaritrici (caccia
alle streghe, fino al XVII secolo).

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Le pratiche assistenziali:
• erano rivolte prevalentemente agli aspetti
relativi all’ ;
• si avvalevano della funzione di
/ , evitando il contatto
diretto e l’uso delle mani;
• erano affidate a uomini e donne di Chiesa.

IDENTIFICAZIONE DELLA PRATICA


ASSISTENZIALE CON LA DONNA
CONSACRATA

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L’avvento del Nuovo Testamento sancisce


l’ tra uomo e donna, anche
dal punto di vista assistenziale.

“Il cristiano deve, ai fini della propria salvezza,


assistere e stare vicino al malato, non perché
uomo o donna, ma perché seguace di Cristo”.
(Edoardo Manzoni)

Il comportamento personale diventa


essenziale ai fini della salvezza.

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Il messaggio cristiano non pone molta


attenzione alla salute, intesa come
benessere del corpo e dello spirito, bensì
alla salvezza, poiché l’esistenza non è un
fine, ma un mezzo.

I cardini della cultura cristiana


rappresenteranno il principale elemento di
stimolo e di evoluzione dell’assistenza e
della cura, secondo l’attuale concezione.

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“Il corpo umano è stato concepito e


creato per essere sede preziosa
dell’anima”.

(Gregorio di Nissa)

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A partire dal 476 d.C., simbolicamente


considerato cesura tra “mondo antico” e
Medioevo, lo scenario cambia radicalmente, non
solo dal punto di vista sociale, ma anche
ideologico e culturale.

“[…] E mentre avevano inizio le dominazioni barbariche, si


estendevano a macchia d’olio la religione, l’ideologia e la cultura
dei cristiani. […] e erano il corteo
obbligatorio di quegli anni; ed in tempi di pace, le penurie e le
epidemie si potenziavano a vicenda.”

(Giorgio Cosmacini)

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Cura ed assistenza durante il


Medioevo

Le malattie erano secondarie a carenze


igieniche e alimentari, conseguenti a
lunghi conflitti bellici.

E’ questo il periodo, specie durante l’Alto


Medioevo, delle grandi , come
la “peste nera” che tra il 1347 ed il 1352
spopola l’Europa.

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“L’idea di malattia è strettamente


intrecciata alle grandi epidemie, …
assume la dimensione di un fatto totale,
che va al là del singolo, sia perché
colpisce contemporaneamente molti
individui vicini, sia perché le cause sono
disposte in ordine trascendentale”.
(Bucchi – Neresini 2001)

“Malattia: punizione divina o cieco


manifestarsi di una forza della natura che
nessuno può contenere o contrastare”.
(Bucchi – Neresini 2001)

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“[…] Incominciava la malattia con febbre


improvvisa, e spesso sì lieve da non credere al
pericolo che quando un bubbone nasceva in
qualche parte del corpo. […] La morte avveniva
dopo parecchi giorni, ovvero sollecitamente
vomitando sangue: anzi taluno era tratto di vita
prima di apparire malato, e come se tocco da
apoplessia o da folgore”.
(Flavio Biondo)

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La gente comune si affida alle cure delle donne


guaritrici (definite “ ”, e per estensione
“streghe”), poiché soltanto una ristretta élite di
persone, quali nobili, aristocratici e figure
politiche di spicco, possono rivolgersi ai medici.

La cura consiste nella prescrizione di


, di purghe e di salassi.

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“[…] Il mondo era ridotto ai silenzi dei primordi.


Nessuna voce nei campi, nessun fischio di pastori,
nessuna insidia di fiere contro le greggi. Trascorso il
tempo del raccolto, le messi aspettavano intatte il
mietitore, le vigne restavano senza vendemmia
all’avvicinarsi dell’inverno.

Non c’era l’ombra alcune di passante, né si vedeva


traccia alcuna di assassino, eppure i cadaveri sulle
strade si perdevano a vista d’occhio”.
(Paolo Diacono)

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Il pensiero cristiano esalta la , quale


valore spirituale di umiltà e di abnegazione,
strumentale al raggiungimento dell’ “eterna
salvezza” dell’anima.
Da un lato, si afferma il concetto di del
malato, considerato unione di anima e corpo;
mentre dall’altro si concretizza il valore
dell’ , dell’ e
dell’ verso il bisognoso!

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Il Medioevo Cristiano fornisce fondamento etico


alla : tale concetto inteso sinora solo
come attitudine individuale e come obbligo
giuridico nei confronti dell’ospite, assume le
caratteristiche di un ,
come servizio reso al sofferente, nell’ambito di un
cristianesimo che si proclamava “religione dei
poveri”.

I monasteri medievali aprivano dunque le loro


porte: le “foresterie” agli ospiti forestieri e le
“infermierie” agli infermi.

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I monasteri divengono mete di pellegrinaggio e


custodiscono il dell’assistenza e
dell’“ospitalità misericordiosa”.

Si ricorre al potere risanatorio dei santi e alla


preghiera in santuari e luoghi di culto, per
contrastare il , considerato della
malattia.

Con l’assistenza ‘ospitaliera’ dei monaci, si


sviluppano gli .

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La cura e l’assistenza erano rivolte all’


“ ”, il malato, identificato con il concetto
di “pauper”, il povero: si parla infatti di “pauperes
infirmi”, tale locuzione esprimeva una categoria
composita, costituita da vagabondi, ciechi,
mendicanti, storpi, folli, orfani e vecchi.

L’assistenza era affidata agli “ ”, i


monaci “addetti agli infermi”, incaricati di
condurre l’anima dei malati alla salvezza.

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L’ospedale Medievale

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Il Primo concilio di Nicea (325 d.C.) stabilì che


ogni Vescovado e Monastero dovesse istituire
ospizi per pellegrini, poveri e malati.

Prese forma in questo modo il concetto di


“ ”: presso le “diaconie” e gli
“xenodochia”, venivano “pauperes” e
“infimi”, assistiti da monaci
“addetti alla cura”.

“L’assistenza dei malati deve essere affidata ad un


uomo assennato e pio che si curi di loro”.
(Isidoro)

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La diffusione degli ospedali in Europa risale


all’inizio dell'XI XII secolo, durante l’epoca delle
Crociate: in quel periodo, si svilupparono, specie
lungo le vie di pellegrinaggio, numerosi “ ”,
ove i viandanti venivano ospitati e rifocillati.

Essi rispecchiavano l’organizzazione monastica


ed offrivano “assistenza e cure razionali, sotto la
guida dello sperlingo” (Isidoro), figura ecclesiastica
esperta in medicina.

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L’organizzazione sanitaria degli “ospizi”


comprendeva un “infirmarium”
(infermeria) con un “cubiculum valde
infirmorum” (sala di degenza per i malati
gravi), un giardino di piante medicinali, un
locale per i clisteri ed i salassi ed un
“armarium pigmentorum” (armadio di
medicinali).

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La cultura cristiana inscrisse la medicina


monastica nelle coordinate dell’ ,
intesa come assistenza agli infermi
nell’ambito delle istituzioni ospedaliere, e
della , intesa come
conservazione e salvaguardia del patrimonio
medico classico.

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Essa infatti era supportata dalla “philosophia”


(sapere medico scientifico), ma prevedeva
anche il e ,
attraverso la preghiera e la cura del corpo.

“Con brio ed eleganza seppe elevar le grossolane


tecniche della medicina popolare ad un’ars
magistralis”.
(Isidoro)

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Nel XIII secolo invece, parallelamente alla


costituzione dei comuni, si svilupparono
numerose istituzioni fondate da laici caritatevoli,
solitamente appartenenti alla ricca borghesia.

Si trattava di confraternite di e
di ove i malati erano
considerati “domini nostri pauperes”: la malattia
trasformava gli assistiti da poveri in signori,
facendo loro rimontare la gerarchia sociale.

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“Dio permette al ricco di possedere ricchezze che


vengono sottratte ai poveri.
Egli ama tuttavia la figura del povero,
perché ne è la sua immagine.
Il malato, in quanto uomo,
deve essere accolto e mantenuto”.
(San Benedetto)

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“Dal principio del XII secolo la vita ospedaliera


inizia a distaccarsi dall’esclusiva correlazione al
convento o a fondazioni ecclesiastiche. […] L’idea
della sistemazione dei ricoverati in diretta
comunicazione con la Chiesa viene abbandonata
progressivamente dal XIV secolo.
Lo stile sacrale della costituzione ospedaliera cede
via via a forme profane. Risultato di questa
tendenza è l’ ”.
(Dankwart Leistikow, “Dieci secoli di storia degli edifici ospedalieri in Europa”)

L’assistenza si organizza a , con


ospedali sostenuti e gestiti da città o da comuni.

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Il XIV secolo:

• stimolò la dell’assistenza, non


più considerata mero gesto caritatevole;
• favorì il cambiamento dell’assetto istituzionale e
organizzativo degli ospedali;
• vide la nascita dei primi Ospedali Maggiori (Ca’
Granda di Milano e Santo Spirito di Roma) e
degli Atenei universitari di medicina;

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I luoghi di cura iniziarono ad essere suddivisi in base


alla tipologia di malato, mentre il personale
ospedaliero, distinto tra medico ed infermieristico, si
prodigò all’acquisizione di conoscenze tecniche e
scientifiche.

(Santa Maria della Scala, Siena)

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“ Le malattie cronice o de qualità che presto sono


terminate vel con salute, vel con morte, queste de
presta terminatione sono designate al hospitale
grande”.
(Gilino)
Durante il Cinquecento:
• il corpo viene concepito come l’insieme di
, che è possibile osservare, studiare e curare
• in ambito medico si assiste a:
sviluppo delle tecniche chirurgiche;
numerose scoperte anatomiche (suddivisione
cardiaca tra atri e ventricoli);
avanzamento nella somministrazione dei farmaci.

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Ciò nonostante, gli aspetti più propriamente


assistenziali presentano ancora margini di
miglioramento ( , elevata
diffusione di malattie infettive e infezione delle
ferite chirurgiche,…).

Infatti, benché gli ospedali presentino


organizzazioni per l’epoca avanzate, possiedono
scarse regole igieniche con una mortalità
ospedaliera molto elevata.

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Sino alla metà del Cinquecento, l’assistenza


infermieristica spettò al personale religioso.

In seguito, il Concilio di Trento (1545 1563) sancì


per gli ordini religiosi l’obbligo di abbandonare le
attività non strettamente ecclesiali.

L’assistenza e la cura, d’ora in avanti, ebbero


uno sviluppo in .

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Dallo spirito della Controriforma nascono


congregazioni religiose con l’obiettivo
specifico di curare i poveri e gli infermi

GIOVANNI DI DIO Fatebenefratelli


CAMILLO DE LELLIS Ministri degli Infermi
VINCENZO DE’ PAOLI Figlie della Carità

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La carità assistenziale degli ospedali medievali


lascia il posto all’ degli
ospedali “maggiori” cinquecenteschi,
un’assistenza intesa non solo come cura, ma
anche e soprattutto come
.

Il sistema ospedaliero del Cinquecento non è più


finalizzato al semplice aiuto dei poveri, bensì ha
come fini congiunti la dei malati, la
separazione degli assistiti tra guaribili ed
inguaribili ed il reinserimento sociale degli
infermi.

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Il XVII rappresenta il teatro di una progressiva


accelerazione della ragione scientifica, il cui
umanesimo pone le basi della “
”, antecedente della “medicina
pubblica”.
Il sapere scientifico matematico
approfondisce il proprio “corpus
philosophiae”, grazie agli studi di Copernico,
Newton e Galileo Galilei.

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In ambito medico si assiste alla scoperta del


microscopio e al sempre più frequente
utilizzo di sostanze medicamentose, quali
chinino, oppio, valeriana e ossigeno.

“Quello che noi ci immaginiamo bisogna che


sia o una delle cose già vedute, o un
composto di cose o di parti delle cose altra
volta vedute”.
(Galileo Galilei)

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“Dalla caligine dell’ignoranza, la medicina usciva fuori a


vedere i lumi della ragione”.
(René Dumesnil)
I tratti fondamentali dell’Illuminismo sono:
• fiducia nel potere della , strumento
finalizzato a “illuminare” i problemi dell’uomo e a
liberare il mondo dalla magia, dai dogmi e dai
miti
• ricerca di una filosofia capace di spiegare i
fenomeni conoscitivi e quelli morali
• interesse per la diffusione della cultura e delle
, che rivestono un ruolo dominante,
come guida dell’uomo moderno.

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La Rivoluzione Francese (1789 1799) sancì il


riconoscimento del principio di tra
gli uomini e l’assegnazione allo Stato della tutela
del cittadino sul piano sociale, estendendo i diritti
a tutta la popolazione.
Le mutate condizioni produttive, economiche e
sociali contribuirono a consolidare il fine principe
dell’Illuminismo, quello di rendere l’uomo
consapevole delle proprie possibilità, attraverso il
massimo rigore scientifico e la ricerca razionale
di obiettivi concreti.

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Il continuo progredire del pensiero scientifico,


basato sul metodo sperimentale, dona un nuovo
impulso alle conoscenze mediche.
Si assiste allo sviluppo di nuove discipline, come
l’anatomia o la correlazione tra ambiente di vita
lavoro e malattia e all’utilizzo di invenzioni
innovative (termometro).

Bernardino Ramazzini (1633 71)


• Primo studio nella storia della medicina delle
malattie professionali.
• Studiò i rischi per la salute correlati al lavoro e i
loro possibili rimedi.
• Fondamento dell’attuale Medicina del Lavoro.

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“Il medico è colui che con la sua azione fa


rinascere la dolce speranza negli altri, e che
con il suo pensiero riesce a liberare lo spirito
dalle illusioni”.

(La Mettrie)

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Nonostante si verifichi una progressiva


dell’assistenza, il percorso infermieristico gode di
alterna fortuna: in questo periodo, l’assistenza è
affidata a personale di basso ceto sociale,
inadeguatamente preparato, con compiti domestici e
di assistenza notturna.
La pratica infermieristica non ha nessun contenuto
professionale proprio, è un insieme di e
.

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“Occuparsi di preparare il cibo, di fare il


bagno, di tenere la biancheria, mentre il
medico passa, decide, controlla.
Alle infermiere spetta lo sporco,
l’inconfessabile, il segreto della miseria fisica,
al medico il pulito ed il confessabile”.
(M.F. Collière)

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Regolamento dell’ospedale di Manchester


(1752)
“Le infermiere puliscano i rispettivi reparti verso
le sette del mattino […] Entro un’ora dal termine
delle pulizie servano la colazione […]
Obbediscano alla capo infermiera come alla loro
signora […] Tutte le persone implicate nei lavori
di servizio della casa siano libere dal peso dei
bambini e dalle cure della famiglia”.

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Il medico primario ha diritto ad una particolare


gentilezza; egli è il vostro superiore, e voi dovete
considerarlo e trattarlo come tale. Voi dovete
salutarlo per prime al mattino; se siete sedute,
alzatevi quando passa”.
(M.F. Collière)

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Si assiste al passaggio dal concetto di assistenza,


intesa come beneficenza con lo scopo di salvare
l’anima, a , con l’obiettivo di assistere
i malati.

La medicina progredisce ulteriormente, specie


nell’ambito della batteriologia, con le scoperte di
Pasteur e di Koch, della chirurgia, della
farmacologia e della diagnostica strumentale, con
l’invenzione delle radiografie.

Strumenti come lo stetoscopio, il laringoscopio,


l’otoscopio e lo sfigmomanometro diventano di uso
comune.

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Si iniziano ad utilizzare sieri e vaccini.

A meta ottocento Semmelweis raccomandava di


lavarsi le mani con acqua e cloro prima di
accingersi ad operare.

Nascono nuove scienze come la psicologia.

Si sviluppa la farmacologia.

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Durante il XIX secolo:

• si assiste alla distinzione tra luoghi di assistenza


sociale (ospizi, orfanatrofi) e luoghi per assistenza
medico sanitaria;

• gli ospedali, attraverso una riorganizzazione


architettonica, vengono suddivisi in padiglioni,
riunendo gli assistiti affetti dalla medesima patologia;

• viene introdotta la cartella clinica.

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Le infermiere sono ora considerate


" #; per questo
motivo, occorre che accedano al campo
della , condizione sinora
considerata non necessaria, poiché il
sapere derivava, in passato, dalla grazia di
Dio.

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“L’infermiera si propone di prevenire e


alleviare la sofferenza umana, ovunque la si
possa trovare. È suo proposito fronteggiare
la vita e la salute ed assicurare rispetto per
l’essere umano. Essa promuove la mutua
comprensione, l’amicizia, la cooperazione e
la pace duratura tra gli uomini”.

(Cosmacini)

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Epoca pre professionale: figure assistenziali nel


Risorgimento I

▪ : tra il 1800 e il 1860 si sviluppò un gran


numero di fondazioni religiose femminili orientate, da un lato,
alla vita attiva e, dall’altro, ad una spiccata vocazione
incentrata sulla carità, l’altruismo, la povertà e l’obbedienza.

Vi appartenevano giovani suore, di buona reputazione in


base alla morale cattolica, provenienti da famiglie agiate.
Esse ricevevano una formazione di base, strumentale al loro
inserimento negli ospedali: si trattava di alcuni insegnamenti,
impartiti da medici o da consorelle esperte, dedicati ad attività
facilmente riproducibili, ma prive di fondamenti teorici.

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▪ : si tratta di uomini, inseriti in contesti


pubblici di cura e di assistenza. Lungi da risvolti religiosi di carità
ed abnegazione, essi ricevevano un compenso (salario),
unitamente a vitto e alloggio all’interno della struttura
ospedaliera. Vengono descritti come "serventi", reclutati sulla
base delle loro doti fisiche (forza fisica e resistenza) e destinati a
lavori pesanti, umili e potenzialmente pericolosi; non veniva
riservata nessuna attenzione alle loro competenze, al loro grado
di istruzione o alla loro levatura morale.

▪ : proviene dal medesimo contesto


sociale, economico e culturale degli infermieri uomini ed era
destinata per lo più a lavori domestici, di pulizia.
Queste infermiere sono descritte come "poco pulite, ignoranti,
spesso brutali" nelle loro azioni.

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▪ : proviene dalle fasce popolane e,


sostenute da uno spirito altruistico laico, offrivano il proprio
contributo durante i moti insurrezionali. Il reclutamento avveniva
su base volontaristica e l’organizzazione faceva capo
solitamente a donne nobili (tra le più note, Cristina Trivulzio) che,
grazie alle proprie possibilità economiche, creavano strutture
"mobili" di cura e di assistenza.

Non riceveva una vera e propria formazione, poiché si


privilegiava la disciplina ed il rispetto del regolamento; i soli
insegnamenti impartiti riguardavano il trasporto dei feriti, le
medicazioni semplici e il trattamento delle contusioni.

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È’ considerata la dell’
.
Florence, infermiera inglese, iniziò la sua
esperienza in Germania nel 1851, mentre nel
1853 si recò in Turchia, presso il fronte di Scutari,
ove era in corso la Guerra di Crimea per il
controllo delle vie commerciali orientali.
Analizzando le condizioni dell’ospedale da
campo, afflitto da un tasso di mortalità elevato,
chiese al governo britannico ed ottenne cibo,
vestiario, servizi igienici e la separazione dei
soldati feriti in base alle specifiche patologie.

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Assistenza
“L'assistenza è un'arte; e se deve essere
realizzata come un'arte, richiede una
devozione totale ed una dura preparazione,
come per qualunque opera di pittore o scultore,
con la differenza che non si ha a che fare con
una tela o un gelido marmo, ma con il corpo
umano, il tempio dello spirito di Dio.
È una delle Belle Arti.
Anzi, la più bella delle Arti Belle”.

(F. Nightingale)

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“I più comuni accessori di un ospedale qui


mancano. Qui non si bada alla degenza e alla
pulizia; il fetore è opprimente, l’aria fetida
ostacola l’atmosfera purificatrice che non riesce a
filtrare attraverso i crepacci dei muri e dei tetti e,
da tutto quello che io qui vedo, posso affermare
che tutta questa povera gente muore senza che
nessuno faccia niente per salvarla.
Sono i malati che assistono i malati e i morenti che
assistono i morenti”.
(F. Nightingale)

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L’antesignana dell’infermieristica
moderna teorizzò l’influenza
dell’ambiente (aria, acqua, luce, calore,
pulizia ed abitudini alimentari) sulla
salute e descrisse le correlazioni
osservate in Notes on nursing (1859).

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Introdusse il termine per indicare


l’assistenza infermieristica ed istituì nel 1860 la
prima scuola per infermiere, presso l’ospedale
St. Thomas di Londra.

Il percorso formativo aveva la durata di un anno


ed era riservata a candidate accuratamente
selezionate, di buona reputazione e di età
compresa tra i 25 e i 35 anni.

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L’attività di F. Nightingale, diffusasi in Europa e


negli Stati Uniti, contribuì al percorso di
dell’assistenza
infermieristica.

F. Nightingale, considerando il nursing come una


“vocazione religiosa” propria delle donne,
riconobbe il valore della della
professione infermieristica.

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FINE ‘800 INIZIO ‘900: ASPETTI ASSISTENZIALI

“Individui che altro non conoscono se non la zappa del


contadino o l’utensile dell’operaio”
“L’Italia possiede i più abili chirurghi al mondo, ma anche le
peggiori infermiere…”
“… Servente.. sudicia e sciatta… ignorante…”
“Totale assenza di una vera e propria assistenza infermieristica”
“Il tramite dell’infezione furono infermieri che … passarono
dall’uno all’altro malato senza aver curato … la pulizia, la
disinfezione,…”
“Totale mancanza di spirito di osservazione e negligenza della
categoria infermieristica”

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CAUSE DEL MANCATO SVILUPPO PROFESSIONALE

• Mansioni variegate: facchino, portantino, portiere… “svuotare


sputacchiere e vasi da notte, medicare ferite, fare impacchi, preparare i
pazienti per gli interventi chirurgici”

• Condizioni generali di lavoro: 70 ore settimanali, 60 pazienti per


infermiere, salario basso, dormitori indecenti e vitto scarso, alta morbilità e
mortalità (Relazione Bertolini, 1918)

• Immagine sociale fortemente negativa

• Nessuna considerazione da parte delle istituzioni politiche, né


aggregazione interna

Al contrario, in USA nel 1907 c’è la prima docente in “Discipline


Infermieristiche” alla Columbia University

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FORMAZIONE INFERMIERISTICA IN ITALIA TRA FINE


‘800 E INIZI ‘900

• Modello aziendale: interno agli ospedali e diretto al personale


in servizio. Prevedeva come criterio di ammissione la licenza
elementare e comprendeva veri e propri programmi formativi,
di breve durata, impartiti da medici ed incentrati su
insegnamenti teorici, più che su esercitazioni pratiche.

• Modello “Croce Rossa”: era finalizzato all’ingresso nel mondo


del lavoro e prevedeva contenuti teorici e pratici, come
approfondimento dell’anatomia, esercitazioni su manichini e
trasporto di feriti. (Sita Meyer Camperio, crocerossina
fondatrice nel 1906 della prima Scuola per Infermiere
Volontarie della Croce Rossa).

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• Modello professionalizzante: era incentrato sulla


trasmissione di competenze infermieristiche, in previsione
di un successivo ingresso nei servizi di assistenza. Si
trattava di un corso teorico pratico aperto soltanto ad
allieve donne, cui si offriva vitto e alloggio, ma non una
retribuzione. Il corpus docente prevedeva, nella maggior
parte dei casi, personale medico. (Scuola della Croce
Azzurra di Napoli, 1896; Scuola Convitto Regina Elena di
Roma, 1910)

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Il XX introduce numerose innovazioni:


• progressivo sviluppo della chirurgia;
• nuove possibilità terapeutiche, quali
emotrasfusioni e penicillina;
• nuovi strumenti diagnostici, come il microscopio
elettronico;
• esame clinico obiettivo più accurato ed
organizzato per distretti corporei;
• miglioramento delle condizioni igieniche.

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All’inizio del XX secolo, l’assistenza era una


peculiarità prevalentemente ; tuttavia le
infermiere possedevano una cultura di basso
livello ed una formazione poco composita.

“Nessun’altra professione è così adatta per l’indole


ed il carattere della donna come questa in cui può
esercitare ogni giorno, ogni ora, ogni minuto… La
pazienza, la pietà, la carità”.
(A.Celli)

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In alcuni ospedali si organizzarono le prime


Scuole di formazione per infermiere (25 sul
territorio nazionale all’inizio del secolo).
Nel 1910 il Policlinico “Regina Elena” di Roma
ricorse al modello inglese “Nightingale School”,
avvalendosi di tre infermiere formatesi in
Inghilterra.
I ruoli di responsabilità organizzativa rimangono
sotto l’egida di personale religioso ecclesiastico.

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“La visione della malattia si trasforma, da fatto


collettivo che minaccia l’esistenza fisica dell’intera
comunità, diviene esperienza individuale”
(Bucchi, Neresini – 2001)

“Nasce la figura del malato come paziente: un


individuo impegnato a guarire, che si affida
all’azione e al consiglio di esperti a cui delega le
decisioni relative alla cura del suo stato”
(Bucchi, Neresini – 2001)

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Nonostante ciò, il XX secolo è funestato dal


ricorrere dei due Conflitti Mondiali; l’Italia è
contraddistinta da un basso livello di istruzione,
dalla diffusione su larga scala di malattie infettive
ed iponutrizione.

“L’ arte lunga, l’arte curativa nella sua interezza,


comprensiva della cura globale della persona
umana, non riduce la persona ad organismo, né
l’uomo alla sua macchina organica. […]
Nel Novecento, cresce la consapevolezza dei
condizionamenti psicologici, ambientali e sociali
della salute umana”.
(Cosmacini)

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Alla soglia dei conflitti Mondiali…


• : accumunati dalle
medesime carenze teorico formative e morali.

• : ambivalenti tra instancabile attività e


fanatismo religioso, ricoprivano principalmente ruoli di
coordinamento.

• (CRI): spinte da ideali di patriottismo,


obbedienza, rigore e disciplina (armata femminile).

• ! " ## " $ : provenienti dalle Scuole


Convitto, coniugavano rettitudine morale ad una competenza
completa ed approfondita, acquisita attraverso un vero e
proprio percorso formativo, condotto da corpo docente anche
infermieristico.

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L’INFERMIERE DURANTE I CONFLITTI MONDIALI

Compresenza di vocazione, spirito di servizio, obbedienza


e abnegazione CON rilevanza della formazione e della
competenza

• Corpo delle Infermiere Volontarie (Crocerossine)


• Infermiere religiose

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Il Regio Decreto n. 1832 del 1925 sancì


l’istituzione delle Scuole Convitto, percorsi
formativi della durata di 2 anni, con obbligo di
internato. Il periodo di studio prevedeva sia
l’insegnamento teorico sia il tirocinio, ed era
riservato a donne di età compresa tra 17 e 30
anni, munite di licenza elementare e di
“costituzione sana e robusta”.

La Legge n. 1046 (1954) istituì la Scuola per


Infermieri Generici.

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Il 29 ottobre 1954 con legge n. 1049 nasce


il Collegio Infermiere Professionali,
Assistenti Sanitarie Visitatrici e Vigilatrici di
Infanzia (IPASVI

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• Anni ’60: istituzione Scuole dirette a fini speciali per


Dirigenti dell’Assistenza Infermieristica.

• Nell’arco degli anni ’60 le istituzioni ospedaliere


aumentarono notevolmente la loro attività, grazie al
progresso tecnologico scientifico e al
consolidamento del sistema mutualistico, tanto che
fu necessaria una loro ristrutturazione e una
ridefinizione degli obiettivi e dei compiti. Tale
ristrutturazione fu sancita con la Legge Quadro n.
132 del 1962.

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• La domanda di infermieri fece rapidamente crescere


il numero delle scuole nel decennio successivo,
tanto che negli anni ’70 erano funzionanti 115 scuole
per infermieri professionali, 284 per infermieri
generici, 30 per assistenti sanitarie, 38 per
ostetriche, 13 per vigilatrici di infanzia.

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• 1971: Fine all’obbligo dell’internato, possibilità di


accesso alle Scuole Convitto concessa anche
agli ;
• 1973: Ratifica dell’Accordo di Strasburgo,
adeguamento della formazione infermieristica ai
paesi CEE; durata del corso di tre anni,
introduzione delle discipline umanistiche e della
lingua straniera;
• 1940 1974: Primo e secondo ;
• 1960 1977: Primo e Secondo
%
• 2009: ultima revisione del Codice Deontologico.

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Regolamentazione dell’infermieristica in Italia


Diploma universitario

Decreto interministeriale 24 luglio 1996 (tabella XVIII ter):


riforma dell’0rdinamento didattico del
corso del Diploma Universitario per Infermiere.

I corsi hanno durata triennale e l’esame finale è un


esame di stato con valore abilitante (presenza di 1
membro in rappresentanza del Collegio
professionale).
I corsi sono attivati in conformità ai protocolli d’intesa
stipulati tra le Università e le Regioni.
Viene assegnato allo studente la figura del tutor che
ne coordina la formazione tecnico pratica.

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Decreto MURST 2 aprile 2001


Determinazione delle classi delle lauree universitarie
delle professioni sanitarie

Art. 1.2
Il presente decreto definisce … le classi dei corsi di
laurea per
1. le professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche
2. della riabilitazione
3. tecniche
4. della prevenzione.

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$
Nuova concezione di
Istituzione ed evoluzione salute – malattia
del S.S.N. assistenza

Cambiamento del
Esercizio professionale contesto socio
e formazione culturale
Modificazione dei
problemi di salute

Concetto di educazione,
Autonomia e
prevenzione,
responsabilità
riabilitazione, palliazione,
professionale
qualità di vita
Dal paternalismo
all’autodeterminazione
Etica della cura
delle persone assistite

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• P. C. Motta – Introduzione alle scienze infermieristiche –


Carocci Faber Editore 2007
• A. Negrisolo – Infermieristica generale e clinica – Mc Graw
Hill 2001
• C. Calamandrei – L’assistenza infermieristica – Storia, teoria,
metodi – NIS 1993
• G. Armocida B. Zenobio – Storia della medicina –
Biblioteca Masson 2002
• E. Manzoni – Storia e filosofia dell’assistenza infermieristica –
Masson 2000
• M.F.Collière Aiutare a vivere Dal sapere della donna
all'assistenza infermieristica Sorbona 1992
• G. Cosmacini L' arte lunga. Storia della medicina
dall'antichità a oggi Ed. Laterza 2005
• G. Rocco, C. Cipolla, A. Stievano – La storia del nursing in
Italia e nel contesto internazionale Ed. Franco Angeli, 2015

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