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CAMPI l~·

ELETTROMAGNETICI
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lVIODI IN FIBRA (nl=1.5 , n2=1)


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Buono Studio! =) .:.


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Buono Studio! =)
<!> Elettromagnetismo: note storiche.

Elettricità lVIagnetismo

Petnls Peregrinus Epistola... de }"-lagnete


(1269). Introduzione della
bussola

\ViBiarn Gilbert Prime esperienze. Coniò De Nlagnete (1600)


(1564-1603) l'attributo <.<elettrico"

Otto von GuerÌcke Prima macchina elettrostatica


(1602-1686) (1672)

Stephen Gray Conduttori ed isolanti.


(1666-1736) Influenza elettrostatica
(induzione)

eharl es Dufay Due specie di elettricità


(1689-1739) (1733) ..Assieme all' Abate
di ... propose la teoria dei due
t1uidì elettrici (positivi e
negativi)

Peter von :NIusschenbrocck Invenzione del condensatore Dissertatio de iVIagnete


(nato a Leida, 1692-1761) (bottiglia di Leida, 1745) (1746)

John Canton Induzione elettrica, leggi._ ..


(l718-1772) Invenzione de W elettroscopÌo

BerTIamin Franklin Teoria ad un fluido (1747).


(1706-1790) Conservazione della
carica elettrica. Elett.-icità
atmosferica. Schermo
e l etirostatico

Legge dell'inverso dei


quadrati( deducendola dalla
eSDerienza SU2li schemli
1 ~

elettrostatici). Concetto di
capacità e potenziale

John ;\;Iichel Detenninazione deIl'inversp


( 17 24-1793) dei quadrati (1750)

.\ugustin Coulomb Detelminazione sperimentale Ricerche suila costituzione


(1736-1806) dell'inverso dei quadrati bipolare dei magneti
(1789) .... Bilancia di torsione

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Elettricità. ~Iagnetismo

Luigi Galvani Scoperta deIl' elettricità


(1737-1798) animale (1789):
''De viribus .... "

Alessandro Volta Invenzione della pila (1799).


(1745-1827) Lettera alla Royal Society
nel 20-3-1800

Humphry Davy Sviluppo de 11 'elettrochimica.


(1778-1849) Arco voltaico, .....

Sirnéon-Denis Poisson Fonnalizzazione matematica


(1781-1840) dell'elettrostatica (1812-'13)
e della magnetostatica (1824)

Hans Christian Oersted Scoperta degli effetti


(1777-1831) magnetici della corrente
elettrica (1819) ''Experimenta
circa effectum conflictus in
.... " (1820)

S. B . Biot, F. Savart Legge di Biot-Savart, (1820)


" ., r-. . . .'

André-ivlarÌe Ampere Scoperta dell'effetto mutuo tra correnti (1820). Teoria


(1775-1836) amperiana del magnetiSino. Fonnalizzazione matematica
dell'elettrodinamica: ''lvfemorie sur la theorie ... " (1827).
Collaborazione scientifica con Arago.

-iYlichael Faraday Scoperta dell'induzione elettromagnetica (1831). Identità


. (l 791-1 S67) delle varie fonne di corrente. Scoperta dello effetto
giromagnetica (1845). Introduzione del concetto di
polarizzazione e di linea di forza (1846). Ipotesi
elettromagnetica della luce e di possibili effetti graìritQ-
elettrici (1851)

H. F. Emi! Lenz Legge di Lenz (1834)


(18N-1865)

F. E. Neumann (1798-1895) Fonnalizzazione dell'elettrodinamica in termini di azione a


\V. \Veber (1804-1891) distanza (1846)

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Buono Studio! =)
1--
Elettricità l\tlagnetismo

James Clark Nl a.xw e 11 "On Faraday lines of force" (1856).


(1831-1879) "On Physical lines of force" (1861-' 62).
"A Dinamical theory of the electric field" (1864).
(COn a method of makìng a direct comprension of
electrostatic with electromagnetic forces, with a note on tbe
electromagnetic theory of light" (1868).
"A treatise on Electricity and wfagnetisrd' (1873).
IntrodlJzione delle correnti di spostamento basato su l
seguente modello meccanico:

Tale modello elastico gli permis~ di scoprire che la


velocità di propagazione dei disturbi in tale modello era
. l
proporZlOna.e a I
l che è la velocità della luce.
v f1oEo
Concluse poi che i fenomeni ottici.sono in definitiva d~i
fenomeni elettromagnetici, solo a frequenze diverse.

H. :.\.. Lorentz (1853-1928) Teoria eletiromarnetica della riflessione e rifrazione (1875-


.~

G. F. Fitzgerald (1851-1901) 1878)

A. A. ~\:[ichelson, E. ?vlorley Esperienze di ?vlichelson (1881) e di r...lÌchelson-?vlorley


(1887): ipotesi del "vento del1' etere", ovvero de l moto
della teITIl rispetto alI' etere (esperimento non riLl~cito)

. Heinrlch Her1z DimQstrazione de1l'esistenza delle ondç elettromagnetiche


0857-1894) , (1887 -1890)

H. A. Lorentz Sistemazione definitiva (1895) delta teoria elettromagnetica


della materia
GUE:lielmo
'-
rvIarconi Primo esperimento di radiocomunicazione (1895)
(187..i-1937)

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Buono Studio! =)
Elettricità l'ilagnetismo

.AJbert Einstein Nel 1905 affermò la validità delle equazioni di l\fa'\weIl


(valide in ogni sistema di riferimento) che erano invarianti
per le trasformazioni di Poincaré, postulando che in
qualunque sistema di riferimento la velocittì. della luce è la
stessa' e che la contemponmeità, ovvero l'esistenza de l
tempo assoluto, non esiste ovvero non esiste l'assoluta
simultaneità di due eventi ... . .
, :"'-;-

..-

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ELETTROMAGNETISMO

L'Elettromagnetismo è lo studio dei fenomeni elettrici e magnetici dovuti a cariche


elettriche in quiete o in movimento.
In questo nostro studio dei fenomeni elettromagnetici. la prima grossa ipotesi che si fa è l>
quella eli descrivere la materia ordin~ia con modelli di tipo macroscopico; cioè si suppone
che essa sia distribuita con continuità nello spazio e che vari con continuità nel tempo,
prescindendo dalla distribuzione atomica o molecolare. In questo campo è, invece, la
.lvfeccanica Quantistica la branca della fisica che si occupa di studiare le interazioni
esistenti a livello microscopico, cercando di fare (quando possibile) delle previsioni sul
comportamento della materia ordinaria.
Una seconda limitazione nei nostro studio dei fenomeni elettromagnetici è che useremo un •
approccio classico, cioè utilizzeremo la fisica classica e quindi prescindendo dai fenomeni
quantistici. Fino a, che non sono di importanza cruciale le interazioni fra il c~po
elettromagnetico e la materia (come, invece, accade nei laser) allora è possibile affrontare
lo studio dell'elettromagnetismo secondo un approccio classico. Naturalmenfe. 'per'
meccanica classica- si intende inclusa anche la relatività; per defipizione
l'elettromagnetismo è relativistico (come vedremo nelle equazioni di Maxwell, si suppone
che i campi si propaghino con velocità fmita,minore o uguale a quella della luce),
Una terza ipotesi fondamentale in questo nostro studio è di consideraref'fenorneru.
elettromagnetici in quiete rispetto all'osservatore, cioè non ci occuperemo di fenomeni in
rn~zzi in movimento (oggetto invece dell'elettrodinamica) in quanto a noi interessano
-appJicazioni di tipo telecomurucativo dei campi. In tali applicazioni, le forze esercitate dai
campi sono cosÌ piccole che possiamo sostanzialmente considerare i corpi indeformabili.
Osserviamo che, per quanto riguarda la prima limitazione del nostro studio sui campi
elettromagnetici, in tutti i fenomeni e applicazioni a: cui saremo interessati la minima
risoluzione sp azial e con cui variano le grandezze è enonnemente più grande della dìstanza
fra gli atomi, con la conseguenza che in un volume utile di materia è presente una quantità
enormemente grande di atomi o molecole; inoltre la minima risoluzione temporale con cui
andranno valutate le grandezze d'interesse è enormemente più grande dei tipici tempi di
evoluzione dei fenomeni interatomici.
In definitiva potremo descrivere i fenomeni elettromagnetici attraverso funzioni continue Q
~

dello spazio e del tempo~ ma una funzione continua dello spazio -e del tempo, come
sappiamo, si chiama campo. Pou-armo essere delle distribuzioni di quantità sèalari e allora
7

avTemo dei campi scalari.; ma, come sappiamo, per descrivere i fenomeni elettromagnetici
abbiamo bisogno anche di quantità vettoriali, e quindi avTemo dei campi vertorlali. D-
nostro studi0 sarà ri'v0!t0 a tutta quella parte dell'elettromagnetism0 che è rilevabilc ai fini
telecomurucativÌ, Oy'~lero alla trasmissione di informazioni tra due punti. in genere dist3J1ti.
Ci occuperemo quindi, sostanzialmente, di tre fenomeni: l'irradiazione, la propagazione e la
ricezione delle onde elettromagnetiche.

LE EOU AZIONI DI Ìv'iA.X\VELL


Le equazioni di tvfa.'\.-well sono le equazioni che governano i fenomeni elettromagnetici, in
particolare quelli a livello macroscopico. Alla base dell'elettromagnetismo c'è la

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descrizione delle proprietà a cui attribuiamo i fenomeni elettromagnetici cioè le cariche
elettriche e la descrizione del loro moto.
Quindi i primi due campi che sicuramente devono intervenire pelI'elettromagnetismo sono
il campo che descrive come queste cariche sono distribuite"tieno spazio e il campo che ci
• dice come queste si muovono in esso. Abbiamo quindi la densità di carica elettrica. p(r,t),
che è un campo scalare che ci descrive in ogni istante di tempo >la rusm15tizìone' delle'
cariche nello spazio; come sappiamo le cariche elettriche possono essere di sue segni,
quindi quando parliamo di carica elettrica .intendiamo la carica elettrica netta, cioè la
somma algebrica delle cariche positive e negative. eonsiderato allora un generico volume
V, la quantità di carica Q contenuta in esso è data da:

Q= f
v
pdv

Quindi conoscendo la :funzjone p(rJ) possiamo deteIminare, in ogni istante di tempo, la


quantità eH carica contenuta in un arbitrario volume. La quantità di carica Q si misura in
Coulomb [C] e quindi la densità di carica p si misurerà in C/m). Da questa defInizione di .>
Q è possibile ottenere.J~i defmizione esplicita di p in IJv ... ''"'~''
tennini di Q. Infatti considerando un certo volume f::.. V
centrato in un punto [o,·la carica 6.Q contenuta in tale
volume è data da: . ' .E,

. ,.r ~:. _
f::..Q= f pjv
/R
. i,

Dunque considerando il rapporto ilQ avremo:


ilV

~Q=_l f..-v-lv
6.V ilV r--u
tN

Facendo tendere il volumetto 1:..V a zero a"YTemo che questo integrale, 'per il teorema della
media, è proprio uguale a 1:..V p([o), e quindi:

L'altra grandezza che ci serve per descrivere il moto delle cariche elettriche è la densità di
• corrente elettrica, l([,t) , che è un campo vettoriale. Tale densità di corrente gode della
proprietà che se consideriamo una certa superficie S, ed una
normale orientata, in, la corrente I che attraversa questa
superficie è data da:

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I=fJ·i
- n ds
S
e si misura, come sappiamo, in Ampere [A]. Ricordiamo che questo integrale rappresenta
il flusso del vettore l attraverso la superficie S. Ovviamente la densità di corrente si
misurerà in AJm 2• Anche in questo caso se consideriamo un
elementino di superficie .6.3, la corrente M che l'attraversa è
data da:
(
ill=fJ·rds
- n
;: ~-
J.ll1S
n
.c.S .a.:n~o.di.
Ul!l!l1tes1=
di ordine
supenore
Dunque in definitiva risulta:
· -
l1m M= J ·1~
.c.s~ 6.S - Il

che ciR~Jm,,~!!:~~ç1ixifllY~~J~~ç9mpJìll~nJigLIJ!:lf18s>,_gy"a}~~"~.! . 9irezigne·} .


Ricordiamo poi, dal1'elettrotecnic~ che densità di carica e densità di correntesODQJegate •
fra loro attraverso la velocità con cui si spostano le cariche. Infatti ci sarà corrente
fintantoché ci sono cariche che si muovono. li numero di cariche che passanoperurrità di
kmpo attraverso una superficie deve dipendere sia da quante cariche ci sono (ovvero la
densità di carica) sia dalla velocità con cui queste si muovono. Ricordiamo infatti che dato
un insieme di cariche descritto dana densità p, che si muovono con yelQcitày, la.densità di
corrente è data da:
. l=PY, ':' ,'., :~.
(o\."Viarnente la 1. è la velocità ne! senso eu leriano, Cloe mettendosi in un punto dello
spazio e vedendo qual è la velocità delle particel1ç:çhe, netttistante considerato,passano
nel punto considerato). Osserv'Ìamo che nel caso in cui ci siano nello spazio considerato
più rnsiemidi cariche (elettroni, ioni, ecc.) ognuno dei quali descritto da una certa densità
di carica Pi e una velocità Yb la densità. di corrente totale sarà data dalla somma di tutti i
contributi PiYi. Per vedere come si ottiene la relazione tra densità di carica e densità di
corrente, consideria.rrlo.l,lD.~l~meI:1tiI1o d( . . SlJperfi~ìe
A_~, la CUin()I::iil~·è~tii;nekentro di tale elerTIentino
(ma non importa tanto che; punto considerato sia il
centro dato che poi faremo tendere ~ a zero)
supponiamo che la velocitàydelleçarkhe in un J

certo istante di tempo, sia quella inci!s.(lta. La carica


4..Q~GheaJtraversa la supertìcieÀSj~un intervalk1
di tempo .6.t è data da tutte e sole le cariche
';;~t~~~te ii"èf cilindretto il cui asse è parallelo alla
velocità e la cui lunghezza è pari a v·.6.t (che non è nient'altro che lo spazio percorso. dalle
cariche che alla velocità ~ attraverseranno nel tempo 6.t la supertìcie .6.3), av~nta per base
~S. Abbiamo dunque:

6Q = p6.V = p.6.S v.6.t cosa..

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La quantità v·cosa non è altro che la proiezione della velocità lungo In, oV''f{ero il prodotto
scalare: Y'ln; dunque la relazione precedente la possiamo scrivere come:
J

La corrente che attraverserà la superficie LiS sarà allora data da:

AT
LlJ.
~Q
= l'1ffi - = 1'\
~V'l
A Q ~ '
Àt...,.O llt - o.

Da cui si ricava che:

(J).. = lirn &: = pv· i


t.S-ò"O ~s - n
- 1u
l
che rappresenta la componente di 1. nella direzione nonnale a 65. Ciò deve essere vero
qualunque sia 'in (non abbiamo fatto alcuna ipotesi sull'orientazione dell'elementino di
superficie); ciò comporta che il' vettore l e il vettore' py hanno le stesse 'componenti in,
qualunque direzione e quindi sono coincidenti; dunque .effettivamente risulta:

• Con questo possiarno,per cosÌ dire, considerar.e completatala descrizione matematica


. .(Cioèin tennini di campi) di quelle che possono essere consideratele cause dei fenomeni
elettromagnetici (presenza di cariche, eventualmente in movimento).Dal punto di vista di
detenninareil moto delle cariche è necessario, inJÌJle.~tdi principio, conoscere le forze che
agiscono su queste cariche ele masse ad esse associate, analogamente a quanto accade
nella meccanica newtoniana. In meccanica newtoniana.s( suppone che le azioni fra i corpi
materiali siano istantanee e quindi la conoscenza della posizione di tutti i punti materiali
che costituiscono. il sìs,ierna ci permette di ricavare le forze (questo perlomenose il sistema
è conservativo). In realtà sappiamo che le azioni istantanee non sono arrnnissibili
nell'ambito della meccanica relativistica, e le equazioni di 1VIaxwelI soddisfano ai principi
_ della relatività ristretta (vedremo, infatti, che tutte le azioni elettromagnetiche non si
possono propagare ad una velocità maggiore della velocità della luce, che poi è uno dei
postulati fondamentali della teoria della relatività ristretta; l'altro è che questa velocità.
.. limite è la stessa per qualsiasi osservatore in moto unifonne l'uno rispetto all'altro).
Si intuisce, allora, che pensare di descrivere le interazioni fra le particelle cariche in.
termini delle forze che agiscono fi"a queste porterebbe ad un forrnalisrno enormemente più
complicato di quello newtoniano, dato che ciò che accade in un sistema di particelle in un
certo istante non. dipende solo dallo stato del sistema complessivo allo stesso istante ma
anche da tutta la stona precedente, dovendo portare in conto di tutte le interazioru e di tutti
i ritardi che queste hanno impiegato per arrivare al sistema. L'alternativa.. allora, nello
studio dell'elettromagnetismo (che, in genere, è l'alternativa alla base di ogni trattazione
relativistica de!1e interazÌoni fra particelte) è quella di ricorrere al concetto di campo. Tale
concetto è utile in quanto ci permette di spiegare, in maniera molto semplice, il ritardo
insito nei fenomeni elettromagnetici. Quindi dalla distribuzione delle particelle in un celto
istante si calcola il campo e da questo, assieme ad una legge di forza, si calcolano le forze
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che agiscono sulle particelle, e quindi il loro moto. L'introduzione dei campi sembra quindi
un rutiflzio matematico volto a semplitìcare i calcoli, perrnettendoci inoltre di tenere in
conto degli effetti ritardati; in seguito ritorneremo di nuovo su questo punto. I campi
necessari per descrivere le interazioni elettromagnetiche, in presenza di corpi materiali,
sono i seguenti campi vettoriaIi:

• campo elettrico, ~ [V/m]


• campo magnetico, h [Alm]
• campo inc:Iuzione elettrica, g [C/m 2]
• campo induzione magnetica, Q [Tesla=Wb/m2]

Ovviamente nel \'uoto basteranno solo due campi (ad esempio, ~ e Q, oppure ~ ed h). Le •
equazioni di }"Ja;nvell sono le equazioni che legano i campi elettromagnetici alle sorgenti, e
sono:

, ab
V'xe=--=
a
Cd
V'xh=-=+J
- èt -

V'. Q=p.
V'·b=O

(in realtà queste sono le equazioni di ~fa..0,.vell sistematizzate da Lorent.z alla fme del
secolo scorso-) . .osserviamo che cosÌ cornestarmo, supponendo di conoscere le sorgenti p e
I (cosa che.ingenere non accade), abbiamo un numero di incognite (12 grandezze scalari, 3
per ognuno dei 4 campi) superiore al numero di equazioni (in totale 8 equazioniscalari).
Quindi il sistema di equazioni non è completo, come deve essere altrimenti le interazioni
elettromagnetiche sarebbero indipendenti dai corpi materiali·· in cui il campo
elettromagnetico agisce. Dato che tali equazioni valgono sempre, per distinguere quello
che accade in un particolare sistema materiale rispetto a quello che accade in un altro,
sono necessarie altre equazioni che caratterizzano la costituzione del materiale dal punto di
vista elettromagnetico, e per questo sono dette relazioni costit'..tÙve. Per quanto riguarda le
. unità di misura esse sono quelle del sistema NIKSA. Osserviamo poi che nelle equazioni
di 0.-fa..'0.Vell si nota una quasi perfetta simmetria, se non fosse per il fatto che manca una.
densità di corrente magnetica nella prima e una densità di cariCa magnetica nell'ultima. Ciò
è dovuto al fatto sperimentale (che finora non è stato ancora smentito) che non esistono
canche magnetiche libere, cioè gli effetti magnetici non sono dovuti a cariche magnetiche
ma sono dovuti al moto eli cariche elettriche (interpretazione amperiana del magnetismo).
Detto questo ricordiamoci che date le sorgenti possiamo ricavare i campi, da cui poi
ricavare le forze; dunque dobbiamo aggiungere un'ulteriore equazione che è l'equazione di *
for=a di Lorentz (che in realtà, trattando dei campi, è una densità di forza), O,"'\fero:

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Osserviamo che a rigore tale equazione vale nel vuoto; se le cariche sono all'interno di un
mezzo materiale alle forze magnetiche si aggiungono, in generale, anche quelle dovute alle
defonnazioni del mezzo stesso. .
o Ritornando al fatto che il campo elettromagnetico sembra ~oiò uno strumento matematico
per descrivere in maniera semplice gli effetti ritardati dei fenomeni elettromagnetici (cioè
che esso si propaga con velocità finita) osserviamo che in realtà esso ha una sua realtà
fisica (e, come sappiamo, soprattutto per merito di Faraday il campo fu concepito come la
vera realtà. fisica). Lo sforzo concettuale che bisogna fare è quello di considerare il campo
come una realtà fisica anche nel vuoto, in cui esso si propaga ma dove non c'è nulla di
materiale (cioè avente massa). Osserviamo che un'altra ragione, per certi versi più forte,
che ci induce ad interpretare il campo elettromagnetico come qualcosa di fisicamente
esistente è che ad esso si possono attribuire, oltre alla proprietà di tener conto del ritardo
nelle azioni a distanza, delle proprietà che sono tipicamente meccaniche come l'energia, la
quantità di moto e il momento della quantità di moto. Si può vedere, infatti, che se così
non fosse non sarebbero più rispettati i fondamentali principi di conservazione
(deII'energia, della quantità di moto e del momento della quantità di moto) in presenza di
fenomeni elettromagnetici.
.:'~ .

Ricordiamo che i principi di consen-'3Zione h:mno origine da p03tu1::J.ti fondamentili sulle proprietà dello spaziQe •.
de! tempo. Infatti il principio di conservazione dell'energia è ma conseguenza ,dell'ipotesi che ii tempo sia
omogeneo, cioè che tutti gli istnrlti di tc:mpo sono uguali a se stessi, ovvero 'l'origìne del.t~o è Ìne:s:;enziale: TI
principio di conservazione della quantità di moto èunaconseguenz:a,deIla omOg€riéitàdello spazio, cioè che tutti
i punti dello spazio sono equivalenti. Infine la conservazione del momento deIlaquantità.di moto è una
conseguenz.a dellaisorropia dello spazio, cioèchenme.le direzioni.sono equivalenti. È evidente la fondamentale
importanza di queste proprietà e di conseguenza è naturale accettare la realtà fisica del c::rrnpo elettromagnetico.
Rinunciare a queste proprietà.reuderebbeladescrizione dell'universo estremamente complic:Jb4come in realtà
accade nella teoria della relatività generale.

Osserviamo che dato che le. sorgenti sono legate ai c'arnpi dalle equazioni di MaX'iVeIl,
possiamo pensare di considerare solo i campi e non più anche
le sorgenti (dato che queste
possono dai primi essere ricavate). In realtà ciò non può essere facilmente sostenuto in
quanto in corrispondenza di una carica puntifonne il campo diverge e quindi l'energia ad
esso associata diverge (inoltre una carica puntifonne decelera se è in moto in un campo).
~ Un altro motivo, di ordine pratico, che ci porta a considerare il campo elettromagnetico è
che, come vedremo; dalla sola sua conoscenza saremo in grado di determinare l'energia che
si trasmette da un punto ad un altro tramite il crunpo elettromagnetico (che è poi l'essenza
della tra-"mÌssione in un apparato telecomunicativo). .
i Ritornando alle equazioni di lVIUX)Vell osserviamo che esse non sono tutte indipendenti;
infatti l'ultima è dipendente dalla prima dato che facendone la divergenza ad ambo i
membri, ricordando che il rotore di un qualunque vettore· è sempre solenoidale (cioè
facendone la divergenza viene sempre zero), avremo:

v.( ~) = O => V'. Q = cos t.


Ciò vale a dire che l'ultima delle equazioni di Ma"'(iìY'ell non è un'equazione differenziale ma
è una condizione al contorno (una condizione iniziale). Dunque in realtà le equazioni
indipendenti sono le prime tre (per un totale di 7 equazioni scalati). Facendo adesso la
• divergenza della seconda equazione avremo:

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o
O=-Y·d+v·]
8t - -

,~_ da Cll~ essendo per In. terza equ...1zione: y·g=PJ si ricava:

èp
-+Y·J=O
8t -

:he non è altro che l'equazione di continuità, che esprime in fonna locale il principio di
_~oI1servazione della carica elettrica. Infatti integrando ambo i membri di questa equazione ad.
~ln arbitrario volmne 1: a'vTemo:

f èpèt dv + f y ·Jdv
-;
-
=O
'l'

Se il volume è fisso nello spazio possiamo portare fuori il segno di derivata temporaie~ e
:'integrale che rimane è proprio la carie.:1- contenuta nel volume "t; applicando poi U:teorema
della divergenza di Gauss al secondo integrale avremo che esso è uguale al flusso delvettore:[
tttraverso la superficie chiusa S;: che racchiude il vohune, o v-v ero avremo:

ò • .-
-J
et pdv +- :h J . i d.s
J- n
= O =:::}
èQ
-+1=0
et
=:::}
8Q
-=-1
ét
ì. -; ~

lave I è la corrente uscente dalla superficie chiusa che delimita il volmne "t. In altri termini ci
:JUÒ essere una corrente che attraversa ·un.a certa sup~rficie se e solo se variano le cariche
~ontènute neI volume da essa racchiuso (ovverolaeàrica non si crea né si distnlgge}
)sserviamoora che le equazioni di Maxwell sono delle equazioni differenziali in cui, qrundi, i (11

:n.rr:pi sono è...'1 considerarsi derivabili. Osserviamo però che e~se non valgono in prossimità di
~u?~rtìci di discontinuità tra due mezzi aventi caratteristiche elettromagnetiche diverse. Per
:icavare le condizioni di discontinu~ci dei campi è cruaro che non possiamo usare ie equazioni
.h :VI8.~well in forma Ioéa1e ma dobbiamo considerare tali eq1.ll12ioni in fonna integraìe, c..~e si
yttèngono utilizzando il teorema di Gauss e il teorema di Stokes. Per la prima delle equazionì
.ii :Vbxwell, considerando mm generica sllpemcie S che sì appoggia sul contorno C (orientato
:1 !!laniera concorde alla normale lllo ovvero secondo la
-,~gob del cavataooi') e aoolicando il teorema del rotore di
_ ;'.1.'; J. ;.

';"[(ìkèS_ aì.remo:

ft ':"
s
~
•. ':" 8(Db à
,è'Ld~=-- 0'1 ds=---
.- ~ . Ct .. - o et
c ' s

::ove cD ç è il)lusso concatenato dei vettore induzione Q.


:1 prim.o membro rappresenta la fot-=a elettromotdce
indotta e tale equazione rappresenta la legge di Faraday-Neumann (o di Faraday-Lenz).
Operando analogamente sulla seconda delle equazioni di J\tfaX\.vell avremo:
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Buono Studio! =)
[

·h.Ldc = __
8<D d +1
A

P
c
- 8t ~ s

dove Is è la corrente che attraversa la superficie S, Tale equazione rappresenta la legge di


.4. mp e re-JJaxwell, che differisce daIIa legge di circuitazione di Ampere per la presenza del
prilllo .termine a secondo membro (introdotto appt.mto da MaX"well); t.'lle termine, che è la
derivata temporale del flusso di indu=ione elettrica, rappresenta la corrente di spostamento.
La legge di Ampere-MaXY'V'ell dice quindi, sostanziahnente, che la somma della corrente
èlettrica che attraversa la superficie e della corrente di spostamento è solenoidale (o'v'Vero le
(:orrenti totali sono sempre chiuse), Tale legge è equivalente alla legge di circuitazione di
A.mpere solo nel caso stazionario; in generale, quest'ultima non vale (a meno che non si voglia
rÌmmciare al principio di conservazione della carica elettrica; vedere esempio di condensatore
ad annature piane e parallele in cui si consideri una superficie che ra.xruude un'annatura,
attraversando il dielettrico: Franceschett~ pag.21), ma vale quella modificata da MaX"V'el1.
.-\ppEcando il teorema della diver~'l di Gauss alle ultime due equazioni di Ma."{weli
lVTemo:

f4' Inds = Qtot


s

..f.pb.i ds=O
S
_ n

. dòve la prima rappresenta la legge di Gauss dell'elettrostatica in cui Q:ct è la carica totale
.xmtenuta nella superficie·chiusa S. La seconda 'irivek rappresenta la conservatività del campo
~. .
OsservÌamo che le equazioni in fonna integrale che abbianlo visto [mora sono più generali di
quelle di Maxwell in quanto non è richiesto che le .fì.mziom Ci campi) siano derivabili, ma
semplicemente che essi siano integrabili; in particolare, anche fi.mzioni aventi 1m nwnero fInito
0, al più, munerabile di discontinuità. di prima specie sono integrabili. Quindi i casi che
dovevamo tra.+t.'U"e, cioè di eventuali discontinui~ ricadono nell'ambito di queste equazioni in
~lìrma integrale. OsserViamo però che da queste equaziollÌ è difficile ricavare i campi, che
:nvece saranno ricavati da quelle in forma differenziale,
·.-\.'1diamo a vedere come usare queste equazioni in forma inte~ale per ricavare le condiziorù
~,ù le superfici di discontinuità per il campo
:lc:ttromagnetico. Con.sideriamo quella relativa
.11 .:a."'!lpO magnetico, e ~ol15ideriamo UIla
;upèrfi~ie di interfaccia I tra due mezzi, CD è
X. Consideriamo poi la superficie ,15,
perpendicolar,e a I, po~a per metà nel mezzo
T e per metà nel mezzo (2). Abbiamo poi che
;:~ è la normale a I: e ls è la normale a .6S;
~ssendo poi .6S ortogonale a L si ha che l'l ed I:;
mno ortogonali fra loro. Per ottenere una tema
di versori orto gonal i, scegliamo iI versore t

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tangente a I e perpendicolare a ia' Applicando l'equazione che esprime la legge di Ampere-
Maxwell avremo:

fh·ic dc + fh·ic dc + fh·ic dc


e '~ ~5
=! f ~·±sds+ fr·is
' -CiS ..es
ds

l-
I Facendo tendere 8 a zero l'area ~S tende a zero; abbiamo allora che al primo membro il terzo
integrale tende a zero. Abbiamo poi che al secondo membro anche il primo termine tende a
zero. Possiamo dlmque scrivere, supponendo le lunghezze eI ed e2 dei tratti pari ad. ~: .:1. ..

-f hl . fdE+ f h 2 • f
tdE = I ·ls d.s
e e As

dove t nel primo integrale lli1. verso opposto a quello di percorrenza del contorno di ~ (da
ciò il segno '::-:-') ed hl e h" sono i valori del campo 11 nei mezzi <D e @, rispettivamente; ovvero
rappresentano i limiti a sinistra (CD) e a destra (2)) del campo h andando verso lasllpcrfÌcie I
a partire dal mezzo <D e dal mezzo (2), rispettivamente. Il termine a secondo membro ,dipende
dalla. presenza ameno di correnti superficiali 1 didensici b (che simisurerebbe,L.·LA./m).
Facendo tendere ea zero otteniamo che:

, Per la proprietà commutativa del prodotto scalare e per la proprietà di L."lvarianza d~l prodotto
misto rispetto a permutazioni circolari avre,.rno: ,

che ci dice che la componente del vettore In X (bo: - !h) hmgo ls è la stessa della componente
del vet::ore b lungo la stessa direzione. l'ifa la direzione Ìs è st.'l.b. scelta in maniera arbitr:tf1U e
quindi risulta:

Dunque la disconthluità nelle componenti tangenziali del canJ.po magnetico ;~ pari a L; hl


assenza di correnti sì.:perficiali tale rebzione esprime la continuità deIle COffi?° ner:t.Ì
fc-110'pn7;,,,'i
I,,~l..
.\-1 ....::_ ,,",- ... .. \.'1",'1
_ "~mno
~.,....
\"':'<l ....... ffil'1o"-"tl'"",\
~'-}
. .. ..-;:--_\.. • . .-u·1·:11oJ"ln'~I1te,
. . '-4 .... ='l
~..... . . _. D"'r l'l ,'","""n", ;J'j..>tTrl·'·O
'w~"'~""';"r"" '- ...... ". ... -
~ ,1.
fl,"r.:.rt'cY
.......... ..

in X i e)
\-.
- -e 1J) =O

Dunq:r.e i.:.;. <!..'3SenL1. di correnti superficiali le componenti t!r:ger:ziali dei campi sono Cor:tLI.Ue;
in loro presenza solo la componente tangenziale dd ~ampo magnetico è dis.::ontinua di una
qllantita pari proprio alla densita di corrente superficiale: J,.
Ossèl'/ia..1TIO che mentre in elettrost:1.tica qualunque sia il conduttore, purché abbia "
conducibilità diversa da zero, ultte le cari.::he si distribuiscono sulla superficie (ovì.;ero non ci

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sono, ovviamente, delle correnti, essendo in elettrostatica); neI caso d:inamico le correntÌ non
sono rigorosamente sulla superlicie ma scorrono in un piccolo spessore, dando luogo al
c.Qsiddetto effetto pelle, a meno che il conduttore non abbia conducibilit.1. infinita (come
-t praticamente accade nei metalli). Consideriamo ora l'equazioiiédi Gauss:

f4'
s
inds == Qk.-t
dove Otot è la carica racchiusa dalIa superficie S, nel nostro caso quella di un cilindretto di
base ~ e altezza !l. Questo cilindretto si trova per metà nel mezzo CD e per l'altra metà nel
mezzo 0, attraversato dalla superficie di separazione E, con Ì!l nonnale a tale superficie
orientata dal mezzo CD al mezzo Q) (altrimenti, c{)me al solito, cambierebbe il segno deIla
relazione). Applicando il teorema di ~s a questo volu..."!letto UvTemo :

Jd.:fi.ds+ Jd.:fi.ds+ fd.iìds=Q


-
liSI .152
- -
t:.S t
!et
.

-." As1.
dove ~St, ~ e .é.Spsono, rispettivamente, le superfici di base nel mezzo <D e neL mezzo Q)
e la superficie laterale del cilindrettoedfì è la nonnale aIla superficiedel.cilindretto. Qu.1.ndo
fhcCÌamo tendere a zero r altezza del cilindretto (6.,( ~ O) la superficie laterale tende a zero e
quindi il 3° integrale a 10 membro tende a zero. I primi due, a meno di infinitesimi di ordine
superiore, diventano:

. \ ~
...........
~ ......

dove i1~ è la ~arica super!ìciale presente sulla supert1ei~'diseparazìone L .. AbbiamO. allora:

A
1 . (ti" -
'd
,
d') =6.Q/.
--
n ~ -" dS

Per ilS -+ O a'YTemo che il lim LlQg


...lS_O ilS
=P 3
, che è la densità superficiale di carica. Dili"1que :
.

•-\naloga.."Uente daI1'uIti:rn.a delle equazioni di ~faxweIl otterremo, per l'induzione magnetica: .

Ì~, Gb - Q:J =0
, Abbia...':lo qùindi ottenuto delle relaZIoni sulle componenti tangenziali dei campi:

fin x(lb -hJ =L


lin x (~:! - ~l) = O

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e delle relazioni sulle componenti nonnali delle induzioni:

Quando tratteremo le condizioni sllfficÌenti slùl 'mùcÌtà della soluzione dellt~ equ.aziopi di
Mu:\."Well vedremo che queste condizioni al contorno ci ba..<;teranno per dimostrare l'unicità;
3.J."'1ZÌ sono supen1ue, saranno sufficienti solo quelle sulle componenti tangenziali, le aitre
sararmo automaticamente soddisfatte purché a sinistra e a destra delle super:fki di
discolltL."1.uità i crunpi soddis:fmo le equazioni di Ma:\.'WelL
Ritornando alle equazioni di r..hxwell, per ragioni di comodità nella risoluzione dei problemi •
elettromagnetici, anche se questo non corrisponde a milla di fisÌcamente esistente, può essere
wnveruente simmetrizzare le equazioni di lvfaxwell, introducendo delle correnti magnetiche
fittizie e .delle densità. di cariche fittizie, ovvero a\tTemo :

r cb
IVxe=---=-J
I - adét -ID
~vxh=--=+J
!, - et -
lV'4 = p
IV.b=p
" _ m

che; ci descrivono quello che accadrebbe se esistessero anche le correnti magnetiche e le


cariche magnetiche. Osserviamo che se facciamo la divergenza della 1a equazione e
utilizziamo l'ultima otteniamo che anche le cDIreIÌti magnetiche (correnti fittizie) soddisfano
1'equazione di continuità; questa è la ragione più. importante per cui è st..~to introdotto il
termine h con il segno "-" (e quindi sia le cariche elettriche sia quelle magnetiche soddisfano
un pr;ncipio di conservazione, che è un dato di farto per le cariche elettriche; nonlo è, invece,
per le cariche magnetiche ma è Ovvio che se rimmciamo a ciò perdiamo parte della simmetria
pe:-ché aì"TemO delle sorgenti che si comportano in lm modo ed altre che si comportano in
mccio diverso). Ovyiamente se introduciamo anche le sorgenti ma~etiche le condizioni di
~-- dis~ontinuÌtà cambiano, ov',.:ero aYTeffiO :

(.... t" ..

! in X {,~2 -
-:
~l) = -I ms
1.1n . (Q~ - 121) = Prns

Vediamo, adesso, se possiamo dire qua.lcos 'altro sulla natura delle equaziorù di .\faxwell. !J
Queste equazioni sono, eyidentemente, delle equazioni differenziali alle derivate parziali,
lineari nelle incognite, e sono equazioni che coinvolgono funzioni di 4 variabili, 3 spaziali e
l1Ii.a temporale. Sono quindi di complessa risoluzione sia dc1.1 punto di vista analitico sia dal
pumo di vista mUTLCricQ. Se rÌ!.:sciamo allora a ridurre il numero dì variabili indipendenti
possiamo sperare di ottenere una semplificazione nella risoluzione di queste equazioni. La
prÌr.1a cosa che osserviamo è che in queste equazioni la dipendenza ditterenziale dal tempo la
si ha attraverso delle derivate parziali. Dunque, se con qualche trasfonnazione, riusciamo a
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r
I

ili. ìììili dipendenza algebrica certamente


trasfOlil1ru-c qUesta dlpemtefI2.à aiìaittkft tÙ2ffvftU)
a'VTemo una grande semplificazione, Come sappiamo tale trasformazione è la trasformata di
Fourier (o di Laplace) adatta alle funzioni che si estendono,_ ~ linea di principio, da ---<X) a + co
(mentre quella di L.aplace per le funzioni che si estendono da O· a +00 , cioè è adatta a studiare
l'evoluzione transitoria). Ricordiamo che data una funzione f(t), la trasformata di Fourier di
ft:t) è derlI1Ìta come:
Td:'

F(ro) = Jf(t) e-j~t dt


La trasformata Inversa sarà allora :

l
f(t) = -
2n
f F(m) e
+:o
jCill
dm
r

Ov",/iamente, se la ftt} è definita tra O e +00, sostituendo p al posto di jm otterre~{),)~


trastònnata di Laplace di ftt); ricordiamo infatti che se una funzione è trasfonnabile secòriao, ,.
F ourier lo è anche· seCondo Lap lace e la trasformata di F ouner non è altro che il 1i.."'Uif~'d;a ,"
destra sull'asse immaginario della trasformata di Laplace. Ricordiamo che la trasformaià' dI- -
Lapiace esiste anche nei· casi in cui non esiste quella di Fourier, per questo le teniamo. in
considerazione entrambe~ pur~hé la funzIone, all'co, sia a crescita al più esponenziale, la
trasformata di Laplace esiste mentre, in generale,. quella di Fourier non esiste, Questa invece
richiede, a seconda dei casi, 1'integrabilitào anche chela fUnzione sia a quadrato sommabile e,
in questo ultimo caso; la trasfonnata.di Founer conserVa la nonna (teorema di .Parseval),
dèrmertdoperòsiala trasfonnata che l'anti~~~~ata con~~n come da fattore
moltiplicativo dell 'integrale.
Ricordando, tra le altre, la proprietà di derivazione ~delhi trasfonnata di Fourier a"Temo,
trasformando secondo Fourier nel tempo le equazioni di ~la'CWell :

iV x E = - j ro B - I ID

IV x H = jeù D 7 J
1V.D=P ,- -
I
LY,B=P m

no',.~.
~-' 'P' t··, ;-.::;, T ""
.",,,, !- ~ J SO,l
:.;, ..... d~'" ~ d'l ...c .\". . tTnpr
'"O 1.e tr'1g-r-OrrTT'1tp 4~ Ucl"'l! '" r;s"""''''';~'P ~'H,
.........., crr"""d"''''7 P ,,~. ";0"'
~_ ,...,,1
; : ' " .... , , _ ~
.........;"1'0 Cl'';'
>.., 1
• .L ....... ,

rempo, 5010 che, p;:r motivi di chiarezza .. le abbiamo lasciate illdi,:ate (-051 come çrnno nel
dominio del tempo; comunque chi contesto sarà sempre chiaro se siamo nel dominio dei tempo
o nd dominio della frequenza. Osserviamo che con
questa trasfonnazione siamo passati ad un
sistema in 3 variabili indipendenti in quanto se sappiamo risolvere tale sistem..1. di e·quazioni
differenziali per un m (purché sia la soluzione generale) lo sappiamo risolvere per OgIti w;
quindi ID è lUI parametro. Per conoscere i campi bisognerà, infme, antitrasfonnare secondo
Founer la soluzione ottenuta; tale antitrasfonnnzione è fatta per mezzo di un integrale che è
sempre risolvibile, anche se per via. numerica, rispetto alla risoluzione di un'equazione
differenziale. La differenza, dal punto di vista numerico, è che il processo per il calcolo di un
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integrale è stabile, cioè riducendo sempre di più. il passo di integrazione si ottengono degli
errori sui risultati sempre più piccoli; mvece il processo nu."'TI.erico di derivazione non è stabile,
cioè prendendo sempre più vicini i valori di cui bisogna fare la differenza, essi sono tali che
gli errori di arrotondamento fanno esplodere l'errore con cui sivà a valutare la derivata stessa.
Ci sono, moltre, molti casi in cui il passaggio ili'"!l dom.irJo della frequenza al dominio del ~
tempo non è necessario, o meglio è banale. Ciò è quello che accade quando si ha a che fare
..::on grandezze sinusoidali; ricordiamo infatti che, da ì.ill Flmto di vista intuitivo, la trasformata
di Fourier non è altro che un modo per esprimere un quallli"1.que segnale come sovrapposizione
di smusoidi. Dunque se siamo interessati ad. una particolare frequenza, la trasfOffih'ì.ta di
Fourier (valmata a questa particolare frequenza) ci fornisce praticamente tutto ciò che
vogliaIno sapere sulla smusoide considerate (come ved...--effio quando studieremo la.
rappresentazione fasoriale). In realtà, nei problemi di comunicazione che a noi interessano,
non considereremo dei puri segnali sinusoidali ma, come vedremo, delle smusoidi modulate
(in ampiezza., in frequenza o in fase), dato che un puro segnale smusoidale non trasport.z
alcuna ÌnfoIIllilZÌone. Tali segn.ali di interesse sono detti segnali a banda stretta, cioè
sinusoidi le cui C<1.rntteristiche (di ampiezza, frequenza o fuse) 'variano lentamente nel tempo e
fu'UlllO lillO spettrO concentrato intorno alla pulsazione della slnusoide portante. Quindi, in
questo caso:4escrivendo il comportamento del sistema o del campo elettromagnet!cq in
corrispondenza ,della frequenza centrale, con eccellente', approssi:mazione conos.cÌamo il
wmpor-i.illl1ento complessivo del sistema in tur-UL la ban~ purché in questa le grandezZe non
v:.u~..n.o troppo velocemente. Ossen.'iarno quindi che è estreIIlfu-nente conveniente.,PHssweal
dOr.lÌrlio della frequenza; però è possibile far riferimento, invece che al1atI;~ç>fB~tn di
Founer, ad un.a, più. semplice rappresentazione dei segnali c.oncu.i abbiamo a chef~re.Questi.,
~ome abbiamo detto, sono segnali quasi sinusoidaii dei qUfrli., nota la frequenza, enét:essario
'sapere solo l'ampiezza e la fase. Dunque invece che utilizzare la trasformata di Founer,
avendo a che fare con degli impulsi (p in o meno ideali), utilizzeremo un'altra rappresentazione .!
delle grandezze smusoidali CIoè la rappresenta=ione fasoriale. Prima di fare questo, però, ~
possiamo chiederci se è possibile effettuare, oltre alla ,trasfonnata di Founer nel tempo ddle
equazioni di Maxwell, anche lù.'1:.l trasformata di Founer nello spazio Ce quindi, in de.fmitiva,
effèrttlare non una trasfonnata semplice ma ur..a trasfonnata qilll1Lmpla di Fourier)j cioese
consideriamo una fimzÌone di 4 variabili, 3 spaziali ed lliiJ. temporale, possiamoderm';'-e la
trasfcfffirrtaquadru:pla di Founer nel seguente mcdo:

+«>
"()
!.,!:.,t -+
F(" j.j j I· ~( ,-;{r.,t-k·r',
_ ~,(:)J = .J J. ;',~, t)e --·Oxc.:::,dz"Cl!J,
1 1

l' Of!ùO, .1: ~ (~;o~ ,-


"0"-
.... ,'e ,-
~
e' Ii
., l1UrrrerO O ve [t.ore Cl ·1 e d;:'~ li ., '-'~on;'l(ja-~
, .l.l o' LU ll: .!. I.\"~ ..... :\.,'0 L:"';i v l"\.;:,
1_ C> ~~-l-Ol- -~.; !'ll'0'0
\"Ull+' lçli.~l i l ";:'

x., y e z del · . .è:tlore k , sono, rispettÌvamente, i coniugati di :<, 'ye z, come lo ~ (:) per t); si Iloti
,j...~ r
~OT'
. . . '~""n"~7'~""ne
...... J.J._: 1..l. ...· .....Ll...L...1.'.1
1.,.,; .... ' 1.
il' serrno rlelr-es~cno~r""
'~.l.~ .. 1-' .lo.i,.J..i..""
rel"tl',·O
"
J. ..... .. "
"ii.., ,-...,...;.,·b~l; S~."..,.;,.,l;
\..\..l.l."- ...... j,j.Lfo.~ !-"" ..
1.;' <
~,~~,...,s~,'"
..;. V..!-'r'\..J
L.;...I..'''.l.J. .. "v " n"
\0..- ;,.~
.. ; l "
.. 1..........
J.J. ..... •

relativo alle, variabili temporali (cioé nell'integrale di Fourier c'è e J ~. r per lo spazio ed e-;~r
l
per il tempo). Ossenliamo inolrre che nella trasformata inversa ci sarà lL."l L'1ttcre _.! '
(:27t) "
essendoci .:.\. variabili di integrazione. Alia luce di ciò le equazioni di :vlaxvvell diventano èlle
equazioni algebriche (algebrizzando anche le derivate spaziali) ovvero si ha:

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-j~xE = -jCDB-I m
-~x H =j(j)D+!
-jk·D= P
-j]f·B=Pm

Ricordiamo però che da sole le equazioni di MaX'Well non bastano a descrivere il campo
elettromagnetico ma per chiudere il sistema sono necessarie altre equazioni: le relazioni
costitutive. Queste, come vedremo, introducono un'ulteriore semplificazione neIIa soluzione
deUe equazioni di Ma-cwell se vengono trasformate secondo Founer nel tempo mentre, aL'lleno
per i mezzi materiali a cui faremo riferimento) l'ultèriore trasfonnazione secondo Founer neIIo
spazio complica notevolmente le cose. Dunque è chiaro che, a meno di non avere a che fare
con un. mezzo omogeneo in tutto lo spazio (per il quale la ,J-trasfonnazione nello spazio non.
oomplica le relazioni costitutive), ci si ferma a considt:rare la :T-trasformazione solo nel
tempo. Detto questo ritorniamo a considerare le grandezze smusoidali, cioè il caso in. cui i
campi varino sUlU~b.idalmente. Vedrema che anche in questo caso dowanno essere vèrifiGafe
delle proprietà particolari dei mezzi~ ad esempio. è evidente che se il mezzo ha delle proprietà
non ·lineari, anché~· s~ :forziamo il· sistema con delle.· sorgenti che variano sinusoidal!p.erite~ Ì'
cfu~pi, in generaiè, non saranno smusoidali .. Dato che i sistemi che considereremo saranno
lineari e che quindi ad un forzamento smusoidale corrisponderanno dei campi,' a regune,
slnusoidali, è evidente chela studio deL caso smusoidaie è,di.particolarerilevanza.
Se riCQmamoalla trasformata di Fourier, dato un.segnaIesinusoidale del.tipo :

ftt) = acos(mot + cp)

avremo:

Se andiamo ad antitrasformare, per la proprietà della detta di Dirac, otterremo:

i\ilora se indichiamo con A il numero complesso:

abbiamo che ad lilla data sinusoide, di tuta cer-.a frequenza WQ, è associato lIDO ed un solo
numero complesso A che ha modulo pari alrampiezza della smusoide e fase pari alla fase
della sinusoide; viceversa, ad un dato nmnero complesso A corrisponde una ed una sola
sinusoide, ad una frequenza assegnata (DQ , data da: ReCA e jCtl a). .
E' chiaro allora che è inutile ricorrere esplicitamente alla trasfonnata di Fourier per le
grandezze sÌnusoidali~ è invece conveniente rappresentarle con 1m munero complesso come A
detto jasore. Tale rappresentazione è detta rappresentazione fasoriale in cui tutte le
opèrazionÌ lineari sono idèntiche sia che vengano fatte sulle sinusoidi, sia che vengano fatte
1-1&

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SlÙ fasorÌ, con la differenza che le operazioni differenziali Slùle smusoidi diventano delle
operazioni algebriche sui fasori ( come accade per la trasfonnata di Fourier). Osserviamo però
nel caso del campo elettromagnetico awemo delle grandezze che oltre a variare
sinusoidalmente nel tempo, variano anche nello spazio: -Dunque ad ognuna di queste
grandezze sarà associato non 1m solo L.1S0re ma una collezione di fasori; :inoltre i campi con
cui avremo a che fare sono dei vettori, quindi una tema di funzioni sinusoidal~ e quindi per
rappresènto'lfe un campo sinusoidale è necessaria una tema di fasori (OgnilllO ~er ogni
componente del campo). Tale tema dì numeri complessi rappresenta un vettore in C detto il
fasore vEittoriale o il vettore Jasoriale corrispondente al campo smusoidale considerato_
Quindi invece che avere a che fare con un numero complesso abbiamo a che fare con teme di
numeri complessi, detenninati quindi da 6 numeri reali, quindi non è pensabile, ad esempio, di
applic-are la regola del parallelogramma ai vettori complessi. Si dovrà allora operare con i
vettori complessi come, in geometria, si opera con gli spazi vettoriali complessi. E' cruaro che
non esiste una ""direzione" nello spazio complesso; l'unica cosa che possiamo dire è se due
vettori sono ortogonali e paralleli. Se sono ortogonali vuoI dire che il prodotto scalare fra ì due
vettori (inteso come prodotto scalare hermitiano, definito in algebra) è zero; se sono paralleli
sig:rù:fica che esiste un mnnero complesso tale che un vettore si ottiene dall?altro
moltiplicandoloper questo numero complesso. In Elettrotecnica siamo abitIrati ad associare
ano sfasamentoTangolo nel piano complesso che rappresenta il faSDre (e quindidir,e:che un
fasare è sfasatorispetto ad un altro di una quantità pari all'angolo che i due vettorire.ali, che
rappresentano i fasori nel piano complesso, formano tra loro). E' chiaro che nel,nostro,'caso
non possiamo costruirci i due «vettori reali" che rappresentano il nostro fasoJ~!:-vett9riale
perché avremmo bisogno di lilla spazio a 6 dimensioni. Quindi non possiamo neanc11eparlare
di angolo fra due fasori complessi; nel caso di spazi reali, r angolo fra due vetorÌ è
_ quell' angolo il cui coseno è uguale al prodotto scalare dei due vettori diviso per il prodotto
'delle nonne, e per la disuguaglianza di Sçhw~ tale rapporto è sempre minore o uguale ad
uno (e, per defrnizione, è il coseno dell'ango1é?formato dai due vettori). Nel caso di fasori
complessi, essendo il loro prodotto scalare un numero complesso, bisognerebbe, al limite,
introdu..-reangoli complessi; è chiaro che introdlUTe il concetto di angolo complesso non è utile
né dal plUlto di vista CDncettuale né &11 punto di vista geomet.-ico, cioè non è affatto
visualizzabile. Il m.'1SSh110 che possiamo L.1.fe, dato un vettore complesso:

e di scrÌverlo come :

!'C
i
- ~
:, - '";L
-'--B
'J ;L

do··..:e . _:1vf'n~o
_ _ '"""s""'.'o
"'-" ....... _ ~
:J C y -- •• y '"'J'P
L>y vettori A e B sor~o due verrcn
'B
1-,
lCz=Az-i-J z
rispettiv~ente, da: A = (Ax: Ay, AJ e B = CR., B-j, B::.\ m'Vero rappresentano le parti reali e
le parti immaginarie delle componenti del vettore complesso. Ciò mette in evidenza. corp.e n?n
sia possibile defmire l'angolo fra due vettori complessi perché, in realtà, dOvTemmo de[1IlJre
l'angolo fra due coppie di vettori CA e B per ogni vettore complesso); per poterlo far~
avTemmo bisogno, in realtà, di due angoli quello fra le parti reali e quello fra le partI'
immaginarie e quindi di un angolo complesso.

1- 19

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È importante tenere ben presente la distinzione fra "angoli di vettori reali nello spazio" e
"sfasamenti fra numeri complessi;'. Nel caso di vettori complessi non è più possibile
identificare lo sfasamento con un angolo nello spazio (o nel piano che sia). A rigore non è più
possibile neanche parlare di sfasamento tra due vettori perché la componente lungo x può
avere uno sfasamento diverso da quella lungo y e da quella lungo z. Quindi mentre da un Iato
trattare le fun.z.ioni vettonalì smusoidali non comporta nessun concetto nuovo, se non quello di
assodare tre scalari insieme per costruire un vettore complesso, quello che viene meno è tutta.
la parte intuitiva o geometrica che c'era sotto la rappresentazione fasonale (n.d.r.: si rimanda a
pago 1-121 per ulteriori·note sul prodotto scalare fra vettori complessi).
Riepilogando, un vettore sinusoidale non è altro che un vettore le cui componenti variano
sÌnusoidaImente nel tempo. Quindi un generico vettore ~t) è sinusoidale se le sue tre
componenti Cx(t), c'jet) e cz(t) variano sinusoidalmente nel tempo; dtll1que ognUP~ delle·
componenti sarà una sinusoide: rispettivamente: di ampiezza: C:v Cy e Cz, e fase <f>:<: C?-f e cp;:.
Dtmque ogmma delle componenti può essere rappresentata in tennini di un fasore, quindi il
vettore sÌnusoidale può essere rappresentato da una tema di fason. In defmitiva si ha che:
..... ,- ....
_C -C·.J...C·
- xI"" Il -;-'C·
Z 1z

e i numeri complessi Cx, Cy e Cl: sono: rispettivamente,il fusoTe che rnppres.enta la


componente lungo x (di modulo Cx e fase cp.J e analogamente per gli altri. TI vettore nel
dominio del tempo è legato al relativo fasore delIa relazione:

·· ...... Ric-ordiamo anche che questi fasori vettoriali.'sono caratteri.zzati da 6 grandezzereali;.quindi


pòssono essere rappresentati da una tema di numeri complessi o da una sestupla di numeri
reali (parte reale e parte immag1..naria di ogni numero complesso). In altri terrninipotremmo
ancora scnvere:
IC x = A;t + jBx
C =A+ jB , con: IC y = Ay + jBy
lC z =Az + jBz
dove: A = (~:.1~:V.J Ai> AJ è il vettore le cui componenti sono, rispettivamente, la parte reale di
Cx> Cf e C=, e B = CBx, By, Bz.) è il vettore le cui compon.enti sono, rispettivamente, la parte
immaginaria di ex> Cy e C z. In questo caso possiamo scrivere anche che:

f (t) = Re [ A e ;x! -:- j B e lXèJ = A cosCùt ..:.. B SL"tJ.Cùt

Quest'ultima espressione ci è molto utile in quanto ci mostra che un vettore sinusoidale nel
corso del tempo si muove, ma rimanendo sempre nel pirul.o individuato dai vettori A e li cioe
l'estremo del vettore smusoidale descrivera. una. c~.;a piana che giace nel piano individ~to da
A e B. Dalla relazione precedente si deduce anche che f(t) è dato &1lla composizione di due
moti armonici, che come sappia."'TI.o da luogo ad tm' ellisse.
Supponiamo ora che il piano individuato da A e B coincida con il piano coordinato (x,y) (ciò ~
sempre possibile ruotando opportunamente il sistema di riferimento) il che ci pennette dI

1-20

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Buono Studio! =)
semplificare le cose dato che in questo modo il vettore g(t) avrà componente mùla lungo z e
quindi anche il relativo fasare C avra componente identicamente nulla lungo z. Avremo allora:

re
= c;3x +Cy~
I__
i
A = A;,; Ì:t + Ay ~

l
B = Bx ~ + By S,
L"ldichiamo CDn X e Y le componenti del vettore g(t) hmgo x e y, rispettivamente; quindi
mm:=mo:

Possiamo, scegliendo opportunamente l'origine dei tempi, fare in modo che O-<I'x o <1": SI
annulli. Facendo questo per ct'x avremo:

rx =
I
c x casco t

ll.. y = Cv_ cos(Cùt...:... ~cp)\

dove 6.J.p = cry~ è lo sL'lSamento della componente lungo y rispetto a quella hmgo x. Questa
non è altro che la rappresentazione parametrÌC-a di un' ellisse (il cui parametro è il teIì1Po t).
Osserviamo poi che risulta:

r*-!
(x = c cosCùt :t
~ ) ~ .
!y =Cv_ (cos(:) t GOS è.cp -
\. sin(:)t sU0.q))

La se.conda di queste relazioni la possiamo scrivere come:

V \
1-:::7 COS(ùt COSLl.:p
;-'- Il
= -':1 SU!..Dq> '" - coS-. ., \.ùt

Quadra...'1Go tale espress ione avremo che:


.~ .~ ''') ,') ,"" .., ( " \
Y- ~ c~ <20:-;- (f) t -;05" 0'P - 2Y,:v... çOS(!) t ç05~\p = ç~si..l1- ~':f'" 1- ~os" r:)t l
,., ,., .'

ov\.·ero:

Dalla prima delle (*) si ricava: cosmt = X ,per cui avremo:


c :t

1-21

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Buono Studio! =)
., ., Xl X 2 2
y~ + CM - . , - 2Yc -cosL\q> = C sm L\cp
y C· Y C Y
X ;t

Dividendo ambo i membri per ey'1 avremo:

x:? y2 2 X'l cosL\q> . ~.\.


-.~ +- - = sm ~\P
c·x c y2 c X CY

che rappresenta la curva descritta dalI'estremo del vettore sinusoidaIe ç(t) ed è chiaramente t

l'equazione di un ellisse inclinato rispetto agli assi x e y , in quanto compare anche il 3°


termine Ì1l X·Y. Y t
Tale ellisse degenera in una retta quando il tennine I~ .
::~:;~~c~vv~~o ~::lo~bro diventa un quadrato ~/(t)~i,Y ). .'.:';~:. ._
cosL\q> =±1 ~ \J ,I..... >

Ciò si veri..fica quando: / X I ;/ x


! 1//
(O =? componenù lungo x e y in fase t~1I
,
~
I

L\cp = in: =>componentiltmgoxey in opposizione di fase l


.',

- ...-.

In tali condizioni a'VTemo:

X=±~Y
cy

ovì/ero si ha una relazIone lineare tra X e Y. Dato che la cnratterizzazl0ne deI tipo di Cl1n'a su
cui .sÌ muove l'estremo del vettore f(t) è detto stato di polari==a=ione del vettore sinu.soidale,
allora in questo caso non abbia..'"Uo più una polarizzazione ellittica ma si parla di
polarizzazione lineare. L'altro caso estremo e quando l'ellisse degenera in un cerchio. In tal
caso deve risultare che i due seminssÌ dell'ellisse siar.o ugu,a.li e inoltre deve manC:l.re il tennine
misto, Ciò si traduce nel fatto che deve risultare:

;COS~lP = O 7t
=> 6cp = :: - (compom:nù lungo x c y in ql:admnrrù)
1l;{
c . = CY 2

in tal C:l.SO a\tTemo: X 2 +y2 = c,/ che è l'equazione di un cerchio centrato neIrorig1...J."1e di
t

raggio Cx ; si parla in tal caso di polarizzazione circolara.


Disporrendoci allor:l. hmgo l'asse z, con In. testa rivoltn. nel verso positivo di tale asse,
vedremo, in generale, il vettore 2(t) ruotare nel piano (x,y) descrivendo con il suo estremo
libero una curva. Se tale curva è percorsa dal vettore in senso antiorario allora si parlerà di
1-22

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Buono Studio! =)
polan==cr=ione diretta; viceversa se è percorsa in senso orano si parlerà dì polarizzazione
ÌlwerSG. Ovviamente non ha senso per la polarizz.:1.zione lin~'1fe parlare del verso con cui ruota
il vettore ç(t) dato che esso non rnoterà più, ma avrà sempre la stessa direzione. Lo stato di
polarizzazione che abbiamo visto per una gra.ndezza vettorialesmusoidale ci mette in evidenza
un 'ulteriore differe!1L1. eli questa grandezza. rispetto ad una grandezza sm.usoidale scalare, in
cuÌ è come se avessimo un 'unica componente; pertanto, owiamente, la polarizzazione è
lineare. Quindi, ad essere più precisi, si parla di polarizzatione lineare o quando c'è tma sola
componente (cioè quando è possibile scegliere un sistema di coordinate in modo tale che c'è
tm'unica componente) oppure quando essendoci due component~ queste o sono in fase o sono
in opposizione di fase fra loro.
Nel caso particolare in cui consideriamo il campo elettromagnetico ad esso sarà associato uno
stato di polarizzazìone; in particolare, come vedremo, si sceglie il campo elettrico come
- vettore di riferimento del campo elettromagnetico e quindi allo stato di polarizzazìone del
campo elettromagnetico si associa lo stato di polarizzazione del campo elettrico ( ciò
ov'viamente ha senso se il campo elettrico varia sÌnusoidalmente). Naturalmente siccome il
campo elettrico varia da plUlto a ptnlto nello spazio, in generale, sarà diverso anche lo stato di
polarizzazione passando da un plmto ad un altro. Ricordiamo poi che la,r'.lppresentazionea
fasoriale va bene fmo a quando deve rappresentare operazioni l:ineari- stI.ilegrandezze
smusaidali, In caso contrario, se si ha a che fare con operazioni non lineari'sri11egran.dezze
sinusoidali, come ad"esempio il prodotto, non è più possibile utilizzare una rappresentazione
fasoriale, dato che il-prodotto di due :f.:'1Sori, pur ri:rn.a.nendo un numero complesso, non
rappresenta più la grandezza che deriva dal prodotto di due sinusoidi in quanto. questo
prodotto, come sappiamo, è la sorn.rn.a di ml termine costante e di una sinusoidea'ptùsazione
doppia. Nonos.tante ciò è possibile, dalla conoscenza dei fasari che rappresentano le grandezze
sinusoidalì. ricavare il termine costante del prodotto di due grandezze sinusoidali, cnenon è
altro che il val or medio di tale prodotto. Ov-vero se abbi~o due grandezze sm:usoidali a(t) e
b(t} , di periodo T, allora la q u a n t i t à : '
T
< ab >= ~J a(t) b(t)dt
o

rappresenta il valor medio deL prodotto a(t)-b(t). Osservia..-no w'te se indichiamo con A e B i
-
fasori associati a tali grandezze sinusoidali a"Temo:
,

< ab >= -l Re (.AB .. J== -l Re(A


. -B')
.. 2 . ' 2

Questo risultato è molto importante in quanto s..1.pplili"nO che prodotti di grandezze sono
~ssoci2.tt, in generale, a potenze o energie. In campo te!ecomuricativo questi valori medi sono
ancora piti ImportantÌ in quanto, essendo i periodi di variazione delle grandezze in gioco
molto pi..:coli, la variazione istanl1.nea aH' interno del periodo di tali grandezze non ha akuna
rilevanza applicativa (nella maggior parte dei casi, nemmeno rilevabile con uno strumento di
m rSili'a) , a.T1che perché l'informazione è associata non alla sinusoide ma ai modi con cui essa
'o'aria lenL'lmente nel tempo (o ad lli'1'ampiezz.."'l. lentamente variabile o ad tma frequenza,
lentamente variabile o ad llila pulsazione lentamente variabile). Quindi se, ad esempio,
l'ampiezza della smusoide varia lentamente nel tempo ciò che conta quando si va a fare una
misura di potenza è il valor medio della potenza su lL'1 periodo (la quale varierà anche essa
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Buono Studio! =)
lentamente nel tempo), o meglio su tm grande numero di periodi (per osservare significative
variazioni delle grandezze).
La relazione precedente si estende immediatamente ai caso in cui le grandezze, invece che
essere scaIari, sono vettoriali. Ovvero Se abbiamo due vettor~! e Q , il valor medio del
prodotto scalare è defin...~o come:

. < ~ . b >= ~ Re( A . B


11 )

dove A e B sono i .t:'lSori vettoriali relativi ad ~ e Q; rispettivamente. Analogamente il valor


medio del prodotto vettoriaIe è definito come:

O\rvero il valor medio del prodotto vettonale è il valor medio delle tre componenti. del
pr~otto vettoriale. .", ..
Ritorniamo alle equazioni di 1-'Iax'Yvell, che ricordiamo essere: . ;.::~:;;, -:," ..

ab
v xe =--==.
8t
ad
Yxh=-=+J
- - èt -
v .g.= p
lV ·b= o

e, inoltre, vi è l'equazione della densità.di forza. di Lorentz: f. = ~ + I x Q. Ricordiamo anche


(come più volte detto) che iI numero delle incognite supera il numero di equazioni
indipendenti. Andiamo a valutare allora quali sono le incognite e quali i tennini noti.
Cer"...amente tutti i campi sono incogniti e; a prima vista, sembrano note le sorgenti, cioè p e I..
Ciò, in gener~1e7 nç)ll è vero in q1l.a1'1to se c'è un campo eIettromagnetico esso agisce sulle
cariche con illL.'1 densill di forza (data. daIl' equ..'1zÌone di Lorentz) e quindi ne modifica lo stato
di moto, cioè le correnti associate a. queste cariche e di conse gu.enza., per l'equazione di
continuità, anche la distribuzione di tali cariche: Dtmque dobbiamo aspettarci' che p e I (nella
m.i:::Jiore dellè ipotesi) possano essere viste come costimite d.1. U",'"1.a parte che noi possia..'TI.o
imporre dall'estenw ~he è nota (analogamente ai generatori di corrente, o di tensione, ideali
presenti in un circuito eìettrico, o\/vero il forz.'l"11ento
.. esterno) è Ull.'l pa..-te che inveCe d:pènd~
dallo stesso campo elettromagnetko, o'Yvero indotta da. esso. Dunque le equazioni di ?vIa:nveil
possono essere riscritte nel modo seguente:

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Vxe=---=
ob
- et
Vxg=
'Cd
a-+ I +Io
v -4 = p~ PQ
V-b= o

dove PQ e 1.Q sono le sorgenti impresse d..ill 'esterno, mentre p e 1. sono le sorgenti indotte dal
~.ampo. Abbiamo in defmitiva 16 incognite scalati (3 per ogrlll.t1n delle 5 incognite vettoriali e
l1I11.1 per la densità di carica) a fronte di 7 equazioni scala..-i indipendenti. Ci mancano allora,
per chiudere il sistema, altre 9 equaziopi scalari (o, equivalentemente, 3 eqtk1ZÌoni vettori ali).
Queste equazioni verranno fuori dalle cosiddette relazioni costitutive del mezzo materiale in t!l
~ui av-viene il campo elettromagnetico, legate alla costituzione frsica del materiale in
questione. Supponiamo inizialmente di considerare il campo elettromagnetico nel vuoto Ìn cui.
come sappiamo, i vettori induzione elettrica e magnetica cg e Q) sono direttamente
prop0rzlonaliai relativi campi (quindi delle eqilll.Zioni di Maxwell basterebbero solo le prime
·due.per descrivere completamente il campo elettromagnetico). Infatti avTemo che risulta:

dove Zo e ).Lò sono costanti universali. Ricordiamo infatti che risulta:

rI go == 8.854.10- 12
F / m : pemlittività ocoS'fdirle dielettrica assoluta nel vuoto
i '" ,." "
~o == 47t ·10-' H! m"': pénneabilità o costante magnetica ne! vuoto

!c=" ~ =3·10sml s:'velocità della luce nel vuoto


l, ""eo~o

Inoltre si fu'1 anche che risulta:


--l
I=PY

che lega la densità di corrente alla densità di caric~ e alla velociL'Ì. Abbiamo però introdotto
una nuova incognita, la ;::, che può essere detemùnata daUa legge del moto dell~ cariche Ga
1"':;0"'" rlm" -""e,",rr'~n'l
.i'-=="" .:.'i ""!.V1.... ,
tu.....U'..(.lu alla l",O'r-e
;'f'a~en.,.o '1J.( rl; T or"""'''z
,--=::-"'-L..lL..
J,,\. ..... . . . J.l..l".., o..V,..,·",....,.,·
V I....l v.

( dv
;f = p
)-
-=
m dt
dove Pm è la densi13, di II'.u.1SSa.
I
lf= p~ +Ix Q
1.."1 questo modo il sistema di equazioni è chiuso (ed è un sistema di equazioni non lineari,
quindi di non semplice soluzione). In tutte le applicazioni che ci interessano però i fenomeni
elettromagnetici n't'vengono in presenza, di mezzi materiali~ quindi dato che l'introduzione dei
vettori induzione elettrica e magnetica serve proprio per tenere in conto della presenza di
1-25

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Buono Studio! =)
mezzi materiali, si intuisce che le relazÌoru tra le induzioni e i relativi campi non sarà più di
f semplice proporzionalità. Formalmente si può mettere in evidenza, in tali relazioni, l'effetto
dei mezzi rispetto a quello che accadrebbe nel vuoto, _ introducendo dei vettori che tencrono
o
conto delle proprietà di polarizzazione del mezzo materiale:. la polan·zzazione elettrica e la r
polad=zazionB magneticCl. TI vettore polarizzazione elettrica, n, è tale che:

Ovvero I! è la differenza fra l'induzione elettrica realmente presente per effetto del mezzo
materiale e quella che ci sarebbe se fossimo nel vuoto, e quindi, per defnrizione, 12 è diversa da
zero solo in presenza di mezzi materiali. Analogamente avTemo che il vettore polarizzazione
magnetica, m è tale che :
l
-b=h+m
J.l.o --
dove osserviamo che è solo per Wl fatto storico che m abbia le stesse dimensioni di g mentre 1!
ha le stesse dimensioni di g.
La: ragione per cui si ÌIltroducono i concetti di polarizzazione elettricri.'e magnetica emerge
qt~Ld() si tiene conto dell'aspetto microscopico dei fenomeni elettromagnetici. Infatt4 come
sappi~o, i vettori Il ed m esprimono, rispettivamente, i momenti dipolariiér unità di -volume
dO\n.lfi:ii dipoìi elettrici (creati nella materia per effetto dello spostamento: delle cancnedovuto
al campo elettrico) e ai dipoli magnetici (dOvuti all'orientamento delle correnti elementari che
costituiscono le singole componenti atomiche, a livello strutturale, della materia).
Osserviamo però cheu.na delle prime ipotesi che abbiamo farto, quando abbiamo intrapreso lo
studio deifenomeruelettromagnetici, è' stata quella di seguire un approccio macToscopico, e
non microscopico, in tale studio, Pertanto ladistlnzione,. nei vettori induzìone,deHaparte che
ci sarebbeneLvuoto da quella che ci sarebbe in présèil.Zi'di mezzi materiali., sostanzialmente,
'r
+ è abb~'tlnZa±rrilevante. Quindi utile trovare delle relazioni che legltinodiiettmnente le
- induziori ai· campi. In queste relazioru si scelgono, dWlque, come variabili indipendenti i
campi (detti anche, in tenn.ini sisteinlStiéL ingressi o cause) e come variabili dipendenti le
induzioni e le correnti (dette anche, in termini sistemistici: uscite o e./Jetti). Dunque ciò che
dovremo ricavare sono sostanzialmente 3 relazioni, o'V"vero:

'(d = rd
1-
T"' ( hl
e.il
.-'
J, b -- Fb (e.
- h) -- .
l~ =FJ r;'h'\
l- \.!::, ~

dm:e F~: F;- e Fs sono degii operatori che, in genere, si assu..."Uono operare su funzioni (in questo
caso vettoriali) di quadrato integrabile (cioè defll1ite in L 2), Pl;!r J.<:!ttrrnL'1.arè taìi oper:ltori si
proCede facendo delle opportune ipotesi sul mezzo, che ci pOrUu"10 alhi. loro determiIl:lZ!One in
maniera abbastanza semplice. Una prima semplL-ficazione che possiamo fare deriva,
sostanzialmente, da tm 'osservazione di tipo sperimentale; cioè si verifica (salvo casi
ecc.ezionali, come l'effetto Hall, dove tU1 campo magnetico può produrre una polariztazione
e1ettrica; addirittur~ afflllché siano verificati i postillati della tennodinamica, la dipendenza
dai due campi deve esserci) che la dipendenza delle induzioni e di I non è da tutti e due i
campi Illi.1. prevalentemente cL1. uno dei du.e. In particolare l'induzione elettrica dipende
sostanzialmente solo dal campo elettrico (ed è praticamente indipendente dal campo
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magnetico); viceversa l'induzione magnetica dipende sostanzialment~ solo dal campo
magnetico e la densità di corrente dipende sostanzialmente solo dal campo elettrico. Dunque,
in definitiva, aì.:remo:

J~ = Fd(~
I Q= FbCh)
l[ = FJ~)
Possibili informazioni sulla natura di queste relazioni possono derivare o dall'imporre che
siano verificati dei principi fisici di carattere generale o cL."l. propriet.'i. specifiche che possiamo
supporre che i materiali posseggano come, per
esempio, proprietà di simmetria. Vedremo che ad
ognuno di questi possibili requisiti che imporremo
corrisponderà una limitazione sulla forma che
potranno avere queste relazioni. Innanzitutto
'supponiamo che le relazioni funzionali tra gli
ingressi (i campi) e le uscite (le induzioni e 'le
I
Gorrenti) debbano soddisfare a due principali
l
requisiti: la causalità e la stabilità, ovvero la I
continuità. La prima sostanzialmente implica che I
I
gli effetti non' precedano le cause, o\''\/ero le cause
possono avere effetto SlÙ filturO, ma non possono
essere retroattive sul passato, In realtà, nel caso
delle applicazioni che ci interessano, il requisito,di
causalità diventa ancora più stringente senai mponiamoanche il pn'ncipio di relatività, •
cioè che nessuna azione può propagarsi più veloc..omente della luce. Quindi l'effetto non solo
non può precedere la causa ma e ritardato rispetto ad essa tanto più quanto più è .lonUlno il
punto di applicazione della causa rispetto al punto in cui andiamo a valutare l'effetto,
L'altra ipotesi che facciamo è un'ipotesi di c.ontinuit~ ovvero se si varia di poco l'ingresso
deve variare di poco anche ruscita, cioè gli operatori F (che sono.f~lZÌoni di funzioni) devono
essere cominui, continuità da h1tendersi nello spazio .fu.r.:..Ziona1e hl. cui ci si pone. Per ~sempio,
se si suppone che i campi siano a qua.drato integrabUe lo spazio funzionale è L"\ in cui
sappiamo dermire una nonna (una distanza) e quindi il concetto di limite, ovvero quello di
contÌnuit..1., Quindi dire che il fiUlZionale F è e "continuo" significa che se facciamo tendere ~ a.ci.
1.1.'1a cer+..a fJn.Zione (vettoriale) ~o la corrisponderite immagi..'"1e attraverso Fd., F<i(~), deve tendere
a F.= ~o) (o, equivalèntemente, per ogni intorno del1'im.lllagine deve esistere un intorno del
;:::;~r.to di Dartenza la cui immagine è CCTI.t~nta nell'in.toffio consideratoì. E' e"l.:iéente che se
....1. __ • '"

non ci fosse qUèsta continuità significÌlèrebbe che basterebbero dd1e variazioni piccol~ a
pia~n:! ll1. ingrc:sso (ovv'ero un errore piccolo quanto si vuole nei dati di iIlgresso) per <1.vc::r<.:
deLe variazi,oni gr:mè.i a piacere nell "uscita, e quincli non saremo in grado di pre\:edè:-e aktl..:.'l..1.
evoluzione del nostro sistema; in termini sisternistici è come se il sistema fosse instabile.
Ossen.:imw che la continuiti implica la stabilità, in quanto richiedere che a piccok \'ari0-zior~
~':. ing;e5so corrispondano piccok variazioni in uscim)(implica che ad ingressi lh'11ibtl
corrÌsp0[1cbno uscite limitate; quindi la continuità è 1m requisito più stringente della stabil irà,
Cn'ulterLore icotesi .'mila n.:1tl.lra. delle rel.1zioni che defmiscono gli operatori in questione è
r ipotesi di li~e{!rità, ovvero significa dire che vale il principio di sovrapposizione de~li g
(:I(:.) ~r~ \'i7 -t~~t~
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Buono Studio! =)
effetti. Ciò implica innanzitutto che il sistema sia a stato vettore (cioè che gli ingressi e le
uscite siano elementi di1.U10 spazio vettoriale). DWlque accadr~ ad esempio, che:

{'l
~J
Fii

Fd
~ ~l
)o~b
:ò al~l +a2~2
Fd
,
>a1 41 + a2~b

La validità del1 'ipote:si di linearità dipende comunque sia cL"!.l mezzo materiale con cui
abbiamo a che fare sia dall'ampiezza dell'ingresso che si sta considerando. Non possiamo
pensare, infatti, che comunque aumenti l'intensità dell'ingresso l'uscita segua linearmente
l'ingresso; ad esempio, se abbiamo un dielettrico, caratterizzato come sappiamo da una certa
rigidità dielettrica, ed applichiamo llil campo elettrico, se questo divent..'l troppo intenso
a'\.TemO una scarica all'interno del dielettrico che ne cambia completamente le caratteristiche, e
quindi non potrà verificarsi un munento dell'induzione proporzionalmente al campo elettrico.
Ci sono casi in cui può esserci un'isteresi (una soglia) iniziale, cioè per valori molto piccoli
dell'ingresso non c'è uscita; ci possono essere casi in cui c'è una saturazione, ovvero l'uscita
non aumenta più oltre un certo livello dell'ingresso. Oltre ancora, superati i valori l:iiniti
deil' ingresso, può addirittura verificarsi la rottura del :materiale e quindi il cambiamento
comp leto del tipo di sÌstema. . .
Osserviamo che Ìn tutte le applicazioni di nostro: interesse nonavTemo a che fare con materiali
che presentano isteresi; tuttavia, superati certi valori della intensità dei camp4 interverrà b.
saturazione ovvero interverranno le non linearità. del mezzo a limitare l'uscita. Osserviamo
però che tale non linearità interviene per.campi elettromagnetici. molto intensi. -chè in pratica,
nene applicaZioni fino allefrequenzedelle.microonde (cioè fIno alle centL.'laia ~iGHz)"non si
inçontranom.aì~ cioè i generatori a disposizione, non s.ono in grado di fomire(salvo in casi,
eccezionali: come in prossimità delle sorgenti) ~llejntensitàcosì forti da far yenÌrmeno la
linearità.

In ottica invece le cose vanno diversamente, dato che grazie all'esistenza di generatori quali i laser, capaci di
generare intensità. molto elevate e concentrate su supe.riìci molto piccole, si possono ottenere facilmente dei
livelli di campo così intensi da mettere in gioco le non linearità del mezzo; anzi proprio grazie a ciò che e
possibile manipolare un segnale ottico (modul.andolo) associandogli un'intòrrllazione.

Ciò OVY·ùL."'D.ente è lli"ù1. grande fortur...a dato che, d.."l. questo p'tmto di vista, l' elecrromagnetismo è
uno dei pochi campi applicativi in cui l'ipotesi di Iincarità può essere tranquillamente fatta
avendo lm modello m.atematico estremamente accurato.
Altre infonnazl0ru sulla nat'ù.ru delle relazioru riguardanti gli operatori che defIniscono le
induzioni e le correnti in .fi.L"lZÌone dei campi possono derivarci da proprietà di simmetria deII?
spazio e del tempo (essendo gli ingressi del nostro sistema fì.lnzioni dello spazio e del tempo).
~ Tali proprietà dì Si171metrfa (per sÌ.rrlmetria si intende che per un certo sistemo, lilla certa
proprietà rimane inalterata se si effettua tma certa operazione geometrica sul sistema) si
suddividono' in:
r ! Omogeneità:
{ nello spazio
Propdetà di simmetria: i lnel tempo
lIso trop ia

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dove per omogeneità si intende che le proprietà del sistema (il mezzo) non variano o passando
da un punto ali 'altro dello spazio o passando da un istante all'altro del tempo, Dire che'un
sistema è omogeneo nel tempo o, in modo equivalente, invariante nel tempo, significa dire
che ad una traslazione temporale dell'ingresso corrisponde' la stessa traslazione temporale
dell'uscita; cioè quello che conta nel deternlinare l'uscita non è "quando" l'ingresso è stato
applicato ma "da quanto tempo" esso è stato applicato, Ciò equivale, ovviamente, al fatto che
le caratteristiche elettromagnetiche del mezzo non variano nel tempo, Formalmente possiamo
esprimere ciò nel modo seguente:
{<, /

i(t) ~ u(t) =::;. i(t-1:) ~ u(t-1:) , V1:

Analogamente si dirà che il sistema è omogeneo nello sper-io Ce tale proprietà è esprimibile
anche come l'invarianza del sistema di riferimento scelto), o im'an'anfe nello spazio, se
traslando l'ingresso nello spazio di una certa quantità l'uscita trasla della stessa quantità,
questo qualunque sia l'ingresso e qualunque sia l'entità della traslazione (owero la direzione
e il modlùo della traslazione). Formalmente ciò lo si può esprimere come:
,
i( [) ~ uC [ ) :::::;> i( [-[Q.,) ~ uC [-rQ.,)'~ '1rQ

. Nel caso dello spazio c'è però lm'altra proprietà di simmetria che possiamo considerare, cioè
la rotazione; tale proprietà è l'isotropia. ~,.r:vero dire w\e un sistem..1. è isotropo,Qinvariante
per rotazioni, sig:nifica .dire chela direzione, per quel che rigunrda la relaziq#e~ingresso­
uscita, deve essere messenziale; in altri termi."'li, si ottiene la stessa descrizione deÌsistemasia
che lo si valuti in un certo sistema di riferimento sia che lo si valuti in unsÌstema di
riferimento motato arbitrariamente rispetto al primo, lasciandone però inalterata r origine.
·""- Perchè questo accada.,qumdi ,deve verificarsi che ad un'arbitraria rotazione delFingresso deve
corrispondere la stessa identica rotazione dell 'usciu, o,,-vero quello che conta è soltanto la
posizione reciproca tra ingresso e usciTa, e non la posizione di essi rispetto al sistema di
rife:i:rr:ento. Una i::mrneruat.1. con.seg'.l.enza
delI'isotropia è che se il mezzo è isotropo allora ~ ...

ingresso e uscita devono essere sempre allineati fra di '.


~ ....
. .. ,.. , \ ,:
~.
U
loro. LLfatti se aòbiam,o un ingresso e ìo facciéL.ilO
........ ''..}... l
ruomre su se stesso .(ad eSèmpio, di lL.'1 angolo CL) tale
roL~zionè non f.1. variare l'ingresso e quindi anche
l'uscita rimarri invariata. D'altra parte, se il sistema è isotropc, ad 1m;]. rotazione dell'ingresso
deve corrispondere lUl 'uguale rotazione dell'u.<;cita. Quindi 1'uscita deve ruminere invariata e
nLotare su se stess~ (dello stesso angolo CG); ciò è possibile solo se l'uscita è diretta ltu:go lo
steSSO asse ddt'ingresso, in cfI.18nto 'lllilltmque altra direzione avesse ['ascito, cto\.endcl questa
;LLbire lilla rotazione (l. rlsDetto ali' asse dellO msrress"ì. es.s~ nòn rr.marreobe tnVnr1<1to. QllestG
L ~ ,

d~\'è a,:cadere, O\,:vi::U'TIeme, qUJ.hmque si;]. b direzione deIl'Ll1gresso (e quinciise fa.:::ci~rno ll.11
esperimento e veniamo che ingresso ed LLscita. non sono allineati allora possiamo cerbmente
dire che il mezzo non è isctropo) , Osserviamo che qu1.1ora .. il mezzo fosse anche lii'lenre
Dotrernmo dire che tale condizione è anche sufficiente Der l'isotroDia. cioè se in9Iesso eù
~15cita sono ailineati nllora il mezzo è isotropo (e viceve;c;a, ovv'iam~nt~); in generale inve.;-e,
per un mezzo arbitrario, tale condizione è solo necessaria,
Cna ulteriore proprietà, di natma fisica, che possiamo attribuirè ad un mezzo materiale è la
non dispersività, nel tempo e nello spazio. In generale essendo la relazione tra ingresso e ~
uscita lillil rebzione nL"1Zionale, per conoscere l'w3cita bisogna conoscere tutto l'ingresso; cioè,
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Buono Studio! =)
in generale, quello che accade in un certo punto dello spazio e in un certo istante di tempo
dipende dai valori che l'ingresso ha assunto in tutti i punti dello spazio e in tutti gli istanti di
tempo. Se si assume che sia valida la causalità, naturalmente gli istanti di tempo successivi al
punto dello spazio-tempo in cui si sta valutando l'uscita -non possono avere importanza,
quindi possiamo limitarci a tutta la storia precedente. Se, invece, l'uscita in un generico istante
di tempo dipende solo dall'ingresso allo stesso istante di tempo (e non da tutta la storia
passata dell 'uscita) il mezzo si dice non dispersivo nel tempo o anche senza memoria.
..\nalogamente diremo che il mezzo è non dispersivo nello spazio se l'uscita in un punto. dello
spazio dipende solo dall'ingresso nello stesso pllllto~ se SOllO verificate entrambe queste
proprietà avremo il massimo della semplificazione in quanto i funzionali che legano ingressi e
uscite diventano delle semplici funzioni" e quindi le uscite possono determinarsi punto per
punto dagli ingressi. .
Di tutte le proprietà che abbiamo visto quelle di omogeneità ed isotropia si possono prevedere
conoscendo le caratteristiche fisiche del mezzo materiale; in generale, inoltre, la proprieti di
non dispersività non è verificata in quanto, dato che siamo interessati a variazioni molto
rapide del campo elettromagrietico, come sappiamo, l'induzione è proprio il ricordo della J
po.Iarizzazione, dovuta al fatto che le cariche si separano. Siccome le c?Dqhe hanno una massa,
se . "engono sollecitate troppo rapidamente esse non riescono, p'é! -~ 1)nerzia, a seguire
istaI:ttàneamente il campo; ciò significa dire che quello che accade in un certo istante di tempo
c

dip~de da quello che era accaduto precedentemente, quindi non_ . ci. puòessère.non
dispersività, ci sarà. lUla memoria, mrveroun ritardo nella risposta del s~ema, e ciò sarà tanto
più vero quanto più elevate sono lefrequ.enzein gioco. Ed è proprio quello cheac.cade nelle
applicazioni a carattere telecomurucativo. Osserviamo infme che di hltteJeproprietàillustrate
sicuramente quella piùforte.èla .1inearità~

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Buono Studio! =)
Analizzate le proprieta di ClÙ può godere un materiale, vediamo in che modo esse
c.aratterizzano i funzionali, o meglio gli operatori, da defmire. Se prendiamo in esame un O
materiale per cui vale la sola proprietà. di linearici, associata alla condizione di continuità per
gli operatori. possi~mo affermare che la relazione intercorrente.fça l'ingresso e l'uscita sarà di
tipo integrale. La più generale forma integrale per, ad esempio, l'induzione elettrica è d..'lta da:

4(r,t) = j~Jr,r',t,t!).~(r',t')dr'dt'

costituita da un integrale quadruplo, detto integrale di sovrapposizione, neno spazio e nel


tempo; inL.1tti, in generale, l'effetto in tm solo punto sarà dipendente da tutto qu..1nto accade
nello spazio crrcost.1nte e in tutti gli istanti di tempo. Osserviamo che, intuitivamente, in tale
espressione la liIlearità è quella che fa si che ruscita si possa costru:i.re come UIU.
sO\.Tapposiziolle (ricordiamo che l'integrale è un caso limite, ovvero illimlte, di una SOIIlIIlll. di
Riemann) di tante uscite particolari., quelle che si ottengono per ogni punto CI' ,t')
moltÌplicand~ ... ~ con la matrice g . La continuità è riflessa nel fatto che la
la, ...... aÌ'ric.e- c..d~""''è. =e l1frocL:,lt, àa- -w..T'~s.:. t\8èl-.?-'t' c.o~)
rebzione scritta è di tipo inte;:7aIe, che è un operatore continuo se r integrando, nel nostro
C:lSo:g ed ~ è a quadrato integrabile. La matrice g (I, r", t, t') è una matrice 3x3, ovvero una
=e =e
collezione di 9 funzioni nelle variabili [, t e t' (che è necessario conoscere per caratterizzare r,
completamente il comportamento del mezzo) e prende il nome di matn'ce di Green.o anche
ri~rosla impulsiva del sisten:J.a. Il fatto che g sia una matri~e deriva dal fatto ~he~in a.sse~~
-e
di altre ipotesi, non c'è neSSlUla ragione per cui l'induzione elettrica sia diretta neÙaiStessa
diiezlone del· campo elett.'ico. È possibile dimostrare che l'espressione· che dermisce
l'induzione 4 è valida anche quando il campo è di tipò imptùsivo (ciò ncruederebbeche gli
spazi di definizione degli operatori consent.mo la presenza delle distribuzioni) ovvero:

da. cui si ottiene un' induzione elettrica del tipo:

TGlè espressione ci pGrra a. COrlCllldere che l~irrre.:rale con CllÌ abbiarn.o espresso l~lildl.:ziQn.e.
de:t:-ica ~ tr~tto deWaDDlieazlone del orincipio di sonasoDosizione de~li effetti ad inzres::;i
ir:.1Plllsi".;i. Per .:ui Dossfa~o CC',ìlGscere l; riSDosta ad mI c;r..~,~lsiC\s1 L'1!.IT-eS;O conoscendo 1; sola
.. 1. J,. 1 _ •

,..,.., . . . - .......... ~
l . . . '-'
(,. .. u ....:.:... ..
;; ,~J.~""'&.
C!:. .....:,.."'..:.11 (~r'1' ~(:,~.
.J...,Je .......... :0
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.:.a';"LO ~ .... )l~,
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J.!"v :-
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lL41.~<I,.-4 .. l .. "
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..... \..,.0IL~.l...J.L;...LLL .....}. ~: '- l~ l_.'>1,.
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."\ ..-_.:..,....,..~. ,.~'\,:." "'!"l.':;' . . . . . ~.,..;" "..; ...... .,. '., ,.'" ,..,., , ... .,-,1;,.: -.1--1,.,..,,":,."''"\,·.'10 . . I-.l :.- ~",,-••-j~r-i,-·..::. .1 . . -...-:1 _·.7~"Ì""''''';''''''~; :rl,:~7; ì ' . ' -
-../::',;-,_1. Y!t..1J.L:.'J l.:.ll•.f_ .iJ~..L. .d p, ~/;"lplv I..lt ~,- .. !t..,j~.J. .. f.!7' ~ ... t....:~oJ.l.lJ. .. LC.;.L·....... ,-Lt L ...... ~~L :.'-"- ... v .l ..... ,- ... '-;,,;"':'''- ... ;.:..;,. ;.....I. .. ~-- r'C:..:..
;S:.J.:1~l F:;;cedenti alI' app li..:azione de;l i
impulsi c, tenendo cor:to dd ri:ardo dmllIO alla
velocità finit'a. di propagazione del cam?o, essi si manterranno mù1i Sil"lO a qì.lanclo la risposta
non. san1 interessata dalla variazion~ dei ..:ampi, cioè possiamo scrivere che:

ir - r',
g (.!:,~,t,t')=O '-it < t' -'- -'---
=~ c

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Ciò che distingue l'Elettrotecnica dall'elettromagnetismo in senso Iato, in regime quasì-sta=ionario, è che in
Elettrotecnica si possono trascurare i ritardi di propagazione in quanto la dimensione del sistema è molto
piccola rispetto alle lunghezze d'onda in gioco. Infatti in sistemi interessati a valutare grandezze della
frequenza. di 50 Hz (ovvero periodi di 1/50 di secondo). che sono di dimensioni ragionevoli. i tempi di
pro~oazionc da un punto all'altro dci sistcmasono enonncmentc piccoUrispetto a 1/50 di secondo, e quindi
possono essere assunti, senza errore apprezzabile, pari a zero. È,. come sappiamo, questa la condizione che
ddinisce la vaIiditi del regime quasi-stazionario, condizione in cui sono valide le leggi dell'Elettrotecnica
(sostanzialmente le leggi di Kirchhofi), ovvero quando è possibile trascurare i ritardi di propagazione. Quando
si aumenta la frequenza delle grandezze in gioco ciò non è più valido in quanto awnentando la frequenza le
lunghezze d'onda diminuiscono sempre di' più, fino a quando non risultano essere paragonabili alle dim:!usioni
fisiche delle strutture Ce addirittura più piccole). È chiaro. in tal caso. che il fenomeno della propagazione
I
diventa. quello preponderante (e quindi il ritardo .r - LIIl nella relazione precedente diventa di tòndamenta.!e
c
importanza); dò significa. anche che tutte le leggi dell'Elettrotecnica. vengono meno, anche se, con un
signi.ticato diverso dei simboli che vi compaiono, quasi tutte queste: leggi possono ancora essere mcnute valide
in !'e:::,oime dinamico generale.

Abbiamo poi che la proprietà di omogeneità spaziale e quella di omogeneità temporale


co.mportano che la g dipenda dalla differenza fra i vettori posizione e dalla differenza fra le
. =e .;;
~varia..bilj
-
temporali, ottenendo quindi una dipendenza da sole 4 variabil(sca."lari,
. . . on"ero si ha:
~

g (r,r',t,t /) = g (r-r/,t-t')
=e =e

L'isotropia del mezzo, inv~e, implica che gdebba essere proporzionale alla matrice identità
=e
(cioè sialinamatrice:diagonale)in modo tale che sia soddisfatta Iacondizion~diallineamento
fra i vettori d'ingresso e d·uscita. ..Andiamo ora ~,y'~e più dettagliatamente .cosaaccade nel,
caso di omogeneità. temporale (invarianì:a. neltèmpo). Questa proprietà introduce una
sempliflc.azionenellaclipendenzadal.t~J!1PO della funzione g ,che verrà a dipendèiedaIla sola
=
differenza (t-t'). SemplifiQ4-rrdo la simbologia, cioè mettendo in evidenza nell'integrale di
sOVTapposizione la sola dipender...za temporale dell'operatore (in tal caso la matrice di Green
diventa lLia f,mzione), la risposta del sistema ad. un certo istante t 1 ad Wl ingresso i è data da:

u(t) = j g(t;t')i(t')dt'

Quindi l'espressione deIl 'uscita per tm ingresso traslato nel tempo di lID intervallo t sarà data
da.:

Ma se riteniamo valida l'ipotesi di omogeneitit temporale allora tale uscita dOVTà essere pari a
quella irtlziale, traslata nel tempo di 't, ovvero:

u' t) = u( t - "t) =
C
( Jg( t - 't, t ') i (t ') dt '

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Poiché l'integrale è esteso da -et:) a +co, possiamoesegl:dre il cambio di variabile r'=t'-\;
(senza che questo cambi sostanzialmente qualcosa) nell 'in.tegrale che definisce tLt(t), O'\rvero:
ponendo
.ancC!"3. t'" -t' ,
u.(t) = fg(t,t" + "C)i(t")dt" ~ f g(t, t' + "C)i(t/)dt'
Abbiamo allora che risulta:

uJt)= u(t -L) => Jg(t, t' +L)i(t')dt' = Jg(t-L,t')i(t')dt'


Dato che tale ugU::l~1ian.za deve valere sempre (ov-vero qualunque sia l'ingresso), cioè i due
integrali devono coincidere a meno di insiem1 di misura nu11~ allora dovranno essere ugu.ali
gli integrandi, cioè:
g(t,t'-n:)=g(t-t,t') , 'v't,I: ~ 'v't' E J-:o,+cc[

_."\llpra tale ugnClglianza dovrà valere anche per t'=O, per cui ritrovlanl0--che:

g(t,'t)=g(t-L) ,'v't, '"C

dimostrando Chè la matrice di Green sarà dipendente dalia sola differenza (t-t'). Qu;:;su risulm
essere lUL.1. condizione necessaria e sufficiente perché il mezzo sia omogeneOneFtempo.
Analogamente si può dimostrare la semplificazione apport.ata dalla validità dell'omogeneità
spaziale; '[:.lindi se c'è omogeneità, sia spaziale sia temporale, sì ha lma riduzÌor...edelnu.-nero
delle variabili da 8 CI, l', t, t') a 4 CI-I', t-t'). '~;:"'.-
L 'isotropì~ come abbiamo visto, implica che i seg:nalidi uscit'1 devono essere allineati con
quelli d'ingresso, qualunque sia :
i' ingresso quindi, in particolare, anche per Unllnplùso.
Dl.h+tque viene spontaneo pensare alla matrice di Green come una matrice diagoruùe~ se cosi
non fosse l'ipotesi di allineamento non sarebbe verificat."'!.. Infatti se consideriamo il vettore
induzione elettrica (espresso in fo:rm.a matriciale mediante la matrice di Gre-.."'Il):

cr \("" \.
~~ '~ -:-t. l
"
g,,-zl ey i
J '; l
g , iì
-zy ....çr
_ ~'
........ .J
p
',-~.
...
)

•;-o
'w':''':-'
rr
~j-X \J s.zx
,:>,.,. '''no
rl.-,~
v°S~"'-o
u"'- y '-'
. l.\.U
.... ~~ Tocr"""''''n~o.
:::\-...1...... TI" 11; --uui.,i.
1. . . .~"u..L.o.\..I "e ~V.1.L_:n,
Lv..l
~~- c ;den'.L1.&..l..l,..!.V
"~,, u\.,. ,-<p l' .'., ....... -.;J.
""LÙi.!.~

h:r:go y t: z~da ciò se ne deduce la diagonali!il. della matrice di Green.

,
(cl '\ ( <Y O O '(e '\
! :t i :: :L't " x !
ii dy 'i I
O o-
~:Y
O ev : ;j
:; I

(,d) ( O g zz- )~e-)


° , z-

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Però, oltre alla proprietà che l'ingresso e l'uscita devono essere allineati, ad una rotazione
dell'ingresso deve corrispondere una stessa rotazione dell'uscita; ciò comporta che gli
elementi della diagonale (g.c.:, gyy e gr::. ) devono essere tutti uguali. Infatti se abbiamo un
vettore diretto hm,go X, cioè: ~=eoi;(: e un altro vettore direttoJ~go y ~J=eoiy (cioè lo stesso
vettore come ampie~ ma una volta diretto lungo x e una volta diretto lungo y) per passare
dall 'uno all'altro è necessaria una rotazione di 90°. L'uscita corrispondente a~" sarà:

e, analogamente, per ~ awemo:

Dunque, per l'isotropia, un'uscita deve attenersi dall'altra per una rotazione di 90°; ma nel
nostro caso la direzione va già bene (un ~uscita è diretta lungo x e l'altra lungo y); afImché,
però, ci sia tma semplice rotazione le ampiezze dei due vettori d'uscita. devono essere uguali
Ciò implica che g--.;:<;.=gY'J' Si osservi come l'iwtropia comporti una riduzione da 9 a 1 delle
funzioni rappresentate dalla matrice di Gre~ ovvero basta. conoscere una sola funzione per
determinare il comportamento di un mezzo isotropo. In definitiva si ha che,'p'ei:yisotropia, la
f.m:zionè di Green assume la seguente forma:",'':'~:;;'::'~'"
:',;' .',".",

Per quanto riguan1.:1..la nondispersivit..'i nel tempo, che richiede Ia dipendenza dell'uscita dal
solo ingresso applicato allo stesso istante, non possiamo che avere una matrice ch~ presenti un
impulso di DÌ1;l.C centrato nell'istante considernto, cioè:..;;:;;;:>
~,. '~, .

Ciò permette di L1.f scompa.-ire l'opera.zionè di integrazione nella. variabile temporale, grazie
alle proprietà della delta di Dirne. }\110 stesso modo, la non dispersività nello spazio implica
.
la Dresenza nella ma,trice di Green di lilla delta di Dirae nelle variabili
punto cotLsiderato; cip significa che risulta:
. .
spaziali, centrat.'1 nel

in. C!uesto caso ~ l'integrazione nelle vunabili sDaziali a scomparire. Osserviamo Doi che dal
... .. ... J . - .

punto di vlstn matematico le proprietà di non disp.:rslvitir spaziale e non dispersività


!~mporalè sono, i.n iin.ea di principio~ completamente indipendenti. Se teniamo però presente la
relazione che esprme la causalità e 1'effetto ritarda.to dei fenomeni elettrom..1.g:netlcl. cioè:

ir - r'l
g (r,r',t.t') = O 'v't < t' ...;- j- .!--l

=e C

Cl rendiamo conto che se tm mezzo è dispersivo nello spazio deve essere anche dispersivo nel
tempo. Infatti se è dispersivo neno spazio significa dire che l'effetto in 1m plmto dipende ~
'iudIo che accade negli altri punti dello spazio; ma siccome le azioni sono ritardate, l'effetto III
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tale punto non può dipendere solo da ciò che accadè in 1Ul certo istante negli altri punti dello
spazio, ma dipende anche da ciò che è accaduto precedentemente in tali punti. Quindi non è
possibile esprimere l'uscita. in un certo istante dalIa sola conoscenza dell'ingresso nello stesso
istante di tempo, in quanto appena ci si allontana dal pWlto in. q:ui,si va a valutare l'uscita, per
valutare l'effetto della causa in quest'altro plUlto bisog:Il<:1. cDnoscere non soltanto la causa allo
stesso istante di tempo ma a un istante almeno precedente al ritardo di propagazione (della
caus~1. stessa) dal p1mto di partenza al ptmto di arrivo. Quindi dal punto di v-Ista fisico se 1m
mezzo è dispersivo nello spazio lo è anche nel tempo.
0iel caso in cui un materiale goda di tutte le proprietà che abbiamo analizzato allora si ha che
la risposta impulsiva assume la fonna più semplice possibile, cioè si riduce ad una costante e
gli operatori che agiscono sui campi si riducono a delle semplici relazioni di proporzionalità.
diretta. Uno dei casi in cui questa situazione è verificata è qu.undo il mezzo è il vuoto, in cui le
relazioni fra i campi diventano:
r~ = 80~
~ Q = }.toh
lI=G~
Per la relazione fra la densità di CDrrente e il campo si possono fare delle ~f1Sic(erazioni,che T
sono verificate praticamente in tutte le applicazioni che si interessano, 11I1(). aliefrequ.enze
dell 'ordine delle centinaia di GHz .. Si ha che la relazione fra la densità di corrente e il campo
elettrico oltre a godere delle proprietà di un mezzo che (come defi:ni:remo in seguito) è.detto
. normale, gode anche della proprietà di non essere dispersivoneHempo. Ciò èdo\tl.ltoal.farto.
che (sal 'v'oche nel caso della conduzione ioruca, in cui gli ioni hanno una massa significativa)
in tutti i sistemi cneci interessano la conduzionea\'ì.'iene nei metalli (nei: conduttori o
semiconduttori che costihliscono gli apparati), in cuLla :c.orrente è dovuta al moto'degli
elettroni. Questi hanno una massa molto piccola equmd.i lwnno un..1.inerzia molto piccola
(rispetto agIi ioni o agli atomi) e ciò fi slcneTe1ettrone riesce a rispondere alle variazioni del
campo in modo praticamente istantaneo, a meno che queste variazioni non siano troppo rapide
(dove per. troppo rapide intendiamo per frequenze superiori alle centinaia di GHz). Dunque
risulta:
J = G(r")e
- ...
-/-

dùve il tenrune ili prOporzicrlaIità fra I ed ~ sareobe efertivamente ana costante se ci fosse.
8J.iche l'omogeneità nello spazio. ~
:-ielle applicazioni a carattere telecomunicativo (a cui siamo interessati), a parte le propriet.ì. di \9

ca u.sRliti1. e continuità (che supporremo sempre verificate), supporremo che sia veritkatn,
prarica.ment== sempre, la proprietà di i ineari t.1.. en·altra prOprieL1.. che molto spesso è veriilc..'lta.·
(pratica..~entè sempre nelle applicazioni cne ci i,lLt:rèssnnù) ~ Llnun dispèTsiviLi. neiIo spazio.
Ir:oltre, d..q. una delle prilne ipotesÌ fatte in questo nostro stuòo ddl'elettromaglleti.smo (o·v~Y·ero
il considermy sistemi tèrmi rispetto all'osservatore, che non siano in moto macroscopico,
tE\scurando cioè tutti gli effetti di tipo meccanico), si deduce che l'altra proprietà. da ritenère
verificata e l'omogeneità nel tempo, cioè che le proprietà tisIche, elettromagnetiche, dei rr:tezzi
L,.-:, esame non varmo nel tempo. Un 'ul ti.'"113. ipotesi che spesso è verificata è r isotrop ia, questo
perché gr~1n parte dei campi elettromagnetici che stLldieremc o sono nello spazio libçro (che è
lsorropo, cioè non hi1 direzioni privilegiate) oppure si svolgono in gas, cioè lilla collezione di
molecole le quali anche se separatamente sono polari, sono però orientate in modo casuale e
quindi globalmente, a livello macroscopico, non vi sono direzioni privilegiate. Per quel che
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riguarda i campi in strutture cristalline, cioè una collezione di monocristalli a loro volta
orientati in modo più o meno casuale, si ha che pur essendo i singoli cristallini, per loro
natura, anisotropi, globalmente a livello macroscopico il materiale si comporta come se fosse
isotropo. I casi di arusotropia si hanno quando sia ha a che fare 90u campi elettromagnetici in
strutture cristalline macroscopiche in cui (salvo il caso del reticolo cristallino cubico) le varie
direzioni, in generale, non sono equivalenti. Sono questi dei casÌ particolari, rispetto a quelli
che in genere ci interessano, ma che comunque sarebbero nsolvibili in maniera analoga al caso
di mezzo isotropo, salvo la complicazione nei calcoli· derivante dal farto che la risposta
impulsiva non è una funzione ma è una matrice di Green. D'altra parte i casi in cui c'è
adsotropia completa sono molto rari (cioè il caso di cristalli cosiddetti triassici, in cui la
stmttura cristallina è diversa in tutte e tre le direzlod dello spazio); invece, gran parte dei
cristalli con cui si ha a che fare hanno perlomeno una struttura uniassicG, cioè in cui c'è
un'asse in cui la strutt'..rra ha Wl certo comportamento, ma poi tutti gli assi ortogonali a questo
sono equivalenti. Si ha quindi una. struttura a simmetria di tipo cilindrico (invece che di tipo
sferico, corrispondente invece all'anisotropia); in termini della matrice di Green ciò equivale a
d:ire che dei tre elementi delle diagonale principale, uno avrà un \ialore e gli altri aue a. . .TanIÌo
'tUl valore diverso (relativi, rispettivamente, il primo all'asse del cilindro e gli altri ai due assi
perpendiGolari). È chiaro che si ha questa leggera compliçazione nei calcoli do\IUta. alla
diversa:s:truttura della matrice di Green purché si scelga un sistema di coordi:nate che sfrut"J..Ì la.
simmetria del cristallo; in caso contrario, infatti, sì complicherebbe inutilmente la ~mione.
In breve, osserviamo, che vi sono· degli apparati nelle applica.zionia microonde, in cui è
richiesta l'anisotropia proprio per distinguere il comportamento del campo nelle varie
,direzioni, cioè quando esso è diretto in una. direzione rispetto a quando è diretto in un'altra
direzione.

Osserviamo che per quanto riguarda g e Q!'ipotesi, di proporzio~Witàco[ campo, in genernfe,uon è verificata.
O meglio.èveraperl'induzionemagnetic!lma non per l'induzione elettrica; ciò perché nelle applicazioni
all'elettromagnetismo molto spesso le freque,nze, in gioco sono così e1evate.che·leproprietà magnetiche della
materia sono praticamente·trascurabili. Quello che'accade è che l'orientamento dei dipoli rn~aneticièlementari
è così CArico d'inerzia (contrariamente a quanto abbiimodetto sulla relazione tra I. ed:D che quando 51 va oltre
certe fréquer..ze la materia non riesce più a "orientarsi" seguendo il campo e quindi tali dipoli magnetici
ri..J.'1lilllgono praticamente orientati il caso; ciò signii1ca dire che scompaiono le proprietà. nlè\:.crnetiche della
. T.iltCria, c quindi è come se tòssÌmo nello spazio vuoto. Pcr poter costruL.--e dei materiali che abbiano dcile
proprietà magnetiche anche a frequenze di rnicroonde bisogna ricorrere a ossidi (OVVèro grarìti) che sono privi
di conducibilità. cosnmiri da aggregati di nllcrocrtsw.lli la cui p-olar..zzazione riesce 3. seguire le variazioni del
Clinpo ekttrotn3::;anetico anche il frequenze abbastanza. elevate. In ogni caso, quando si va olL-e i GHz~
qualuIlque materiale cessa di avere proprietà m~onetiche, il cb:: signit1ca dire che spç~~imo J::.ou'"CfiìO
1Ssumere la permeabilità l'P..a::\'lletica dei nostri rmrteriali pari 11 quella del vuoto (ciO\! ~)).

L'analisi delle proprietà dei materiali e le conseguenti influenze sugli operatori è stata
effettu.ata pokl1é la maggior oarte dei materiali che esarulneremo sono ,:aratterizzati dal fatto
di posse.derne almeno ;;a parte. Quando tUl mat~riale è interessato da proprietà di: lineariti,
omogeneità nel tempo, non dispersività nello spazio e isotropia, vengono detti mezzi normali.
In tali ipotesi, cioé per mezzi nonnali, le espressioni degli operatori in forma integrale sono:

rs!ù:,t) =Jge(I,t-tf)~(r ,t')dt'


i f
Q([, t) = gh (I, t - t')h([.., t')dt'
l I = cr~
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Buono Studio! =)
avendo considerato dei eDrpi eDnduttori. Notiamo che l'isotropia ha reso le matrici di Green
degli scalari; l'omogeneità nel tempo le ha rese dipendenti da t-t'e la non dispersività nello
spazio ha eliminato l'integrazione nelle variabili spaziali. Ginnti a questo punto l'importanza
di operare nel dominio trasfonnato diventa molto forte poiché le espressioni delle relazioni
cDstit..uive dei mezzi risultano essere in foIm..;1, di integrale di convoluzione. Infatti la
trasformazione secondo Fourier rende tali integrali, nel dominio della Cù, dei semplici prodotti
tra le rispettive trasformate delle funzioni sotto integrale. Nel dominio della frequenza .
abbiamo llilora: .
f!2(r, e(r, ID )E (r, ID )
CD) =

lE(LCD) = J..t(LCD )H(LCù)


dove le :fun2ioni di proporzionaliti tra i campi vengono de:fuùte, rispettivamente, costante
dielettrica e permeabilità magnetica del mezzo, nel dominio della frequenza (rispettivamente,
trasformate di FOlmer delle risposte impulsive ~ e gh del mezzo m
eS<L.lle). Ossen:iamo che
ndAorninio cl.eIla frequenza abbiamo ottenuto delle espressioni fonnalmente identiche a quélle
che. si •hanno nel dominio del tempo quru"1.do il mezzo è non dispersiv9. Ossen.:Ìamoche le
tra,.sformate di Fourier delle risposte impulsive ~ e gh è naturalechianiarIe;:rispetti;;\.'arp.enre,
costantedielettrica e permeabiIiti maglletica del mezzo in quanto dimen.sionaL~ente sono tali,.
ma har...no llil sig:n.ificato completamente diverso dalle rispettive grandezze introd.otte in
elettrostatica,. in quanto la proporzionalità tra le induzioru e i campi (espressa daIleprelazÌQni
precedenti) c'è solo nel dominio della frequenza. Comllilque, c.on abuso di linguaggio~/sipuò
anc.ora parlare di costante dielettrica e p erme ab ilità magnetica; si dOvTebbe specificare "nel
dom..Ì:r'io della frequenza", ma ciò di solito non. ~o ,~~. fa q1la.t.'1do ci si rende c.onto, dalle
proprietà di cui gode il mezzo, se dall'integrale'd(convoluzione è possibile trasformare
secondo Fourier e arrivare alle relazioni a cui siamo cimlti. Locicamente tali reÌazioni
dovranno essere considerate lmitamente ~I1e equazioni di M"axwell nel. .dominio della frequenza
(sempre per .meZZI normaI1), nelle q~li vengono esplicitate le trasformate delle sorgenti
Impresse.
r
v x E = - j(j) ;..t. H
J y x H = jCDEE -;- erE -;- ~o
.\I v· EE- = P + Po
!l. Y ·uH
'-
=O

Cn';"'inmente, ID tuttç le grandezze i.I1 gioco sono sorri.Iltese le dipendenze da r ed CD. Cl o

Jccorgiamo che, ne! caso di mezzi normnli, passare nel dcmi.rlÌo della frequenza é 1m errorr:::e
'.>en;.plii'icazioue: non solo dinlinuÌscono il munero ddIe ÌIlcò::tute, ma anche h; relazioni
Gostimtive diventano pili sempIi~i (oltre che le equazioni di i\fax.weil). Tutto qui.ndi si
semplifica salvo, eventualmente, ritornare nel dominio deì tempo medilli,.te antitrasforrr..azione
(operazione che nel caso di regjmè sinusoidale diventa banale, in quanto equivale a prendere
l [a parte reale del fasore moltipiicato per e-I t ). (»
j-

033~rvilllno Chè con lo sviluppo di mèZzi di calcolo 5empre più effiò;:nIi (in tenni.ni di potèIlZìl e rapidità di
c;LcC'io capacità di memoria) vi sono degli algoritmi che risolvono le equazioni di ~I.axweìl diretù.uneilte nd
è
dominio del temf'O (le quali possono esser;: scritte qualunque siano le proprietà del mezzo). Infatti nel CJ.50 in
cui si vuole caratterizzare un sistema su una banda larga, risolvere numericamente le equazioni di 7\h"'(\'veU nel
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dominio della. frequenza comporta di risolverle per ogni frequenza della banda (se ciò lo si fa analiticamente,
invece. una volta fatto per Ullil frequenza vale per tutte le altre frequenze)~ ciò comporta che il ~1O
computazionale di tale procedimento può diventare a.nche superiore alla risoluzione diretta nel dominio del
tempo.
.. --
... ;.

Vista l'evidente semplificazione che si è raggiunta passando dal dominio del tempo al
dominio della frequenza, si potrebbe pensare di trasformare secondo Fourier anche nelle
coordinate spaziali. Ebbene, se le nostre equazioni le dobbiamo risolvere in un mezzo che è
a.'1.che spazialmente omogeneo (cioè tale che g~ J..l. e v non dipendono da I, allora è chiaro che
quest'ulteriore trasformazione ci sempLificherebbe ulteriormente le cose, aIgebrizzandoci
completamente le equazioni di 1VIa"\.-well. Ci rendiamo conto però che questo è un c-aso
est. emarnente particolare. In tutte le applicazioni reali alle telecomunicazioni non si ha a che
tàre con lo spazio libero (al più a'YTemo l.mo spazio omogeneo, poi un'antenna trasmittente e
una ricevente; quindi un sistema di comunicazione, tutt'altro che omogeneo), in cui tutte le
proprietà. elettromagnetiche del mezzo rimangono inalterate in tutto lo spazio. 1'1 realtà, in
qualsiasi applicazione effettiva, g, J.l. e v non sono costanti nello spazio, ma. differiranno
passando dai mezzi materiali al vuoto, e così via. Non dimentichiamoci poi elle i sÌstemicon
cui abbiamo a che fare sono dei sistemi materiali e qumdi con superfici dì discontinuità (in
corris.pondenza delle quali, in genere, cambiano le caratteristiche del sistema};· a tali superfici
bisognaancL'll"e ad applicare lecondizioru·di racCordo dei campì, ovverO:~llé-:ttaSfonnate di
Fourier di queste superfici (cosa alqua.n.to laboriosa in quanto non si hanno, come abbiàmo
visto quando abbiamo analizzato le condizioni di raccordo. delle relazioni fra valori a destra e
valori a sirjstra delle superfici di disconf..n.uità, cioè delle relazioni locali, ~1.si dovranno.
trasformare secondo Fourier spaziali queste relazioni, che non saranno più delle relazioni fra
grandezze a destra e a sinistra ma fra trasformate di Fourier;cioè funzioni a destra e a
sinistra). A meno che la superficie di separazione:non. abbia del1esimmetrie tali che
r operazione". di trasfonnata di Fourier spaziale fOrniSca .semplicemente L~y'alori delle
trasformate e non le funzioni di tutto quantolo spazio trasformato, si deduce (da quantbdetto)
che non è il easo di andare oltre nelle ooerazionidi ~..sformazione.· Già dobbiamo ritenere i
.L

tòrtunati che i mezzi che ci interessano sono tali che passando nel dominio della frequenza si
abbiano delle equazioni notevol.rnente più semplici di quelle nel dominio del tempo. Infatti,
mentre nel dominio del tempo le equazioni sono integro-differenziali (cioè rincognil'l.. compare
sia sotto 11 segno di derivazione che sotto il segno di integrale), nel domino tra.sfonnato le
èq~zioni seno semplici eq-tmzioni differenziali,. che sorLO le più facili da risolvere (come le
equ.azioni integrali; fhcili da risolversi munericamente) rispetto alle in te gro-di..fferenzi ali;
difficili d.a risolversi non solo teoricamente ma anche numericamente. Le equazioni a cui
siamo g1lmri sono, d "altra parte, lineari, come lo erano origi.'1...mamente le equazioni di
:\-Ia:{';::"eU Sel12a introdurre le relazioni costihltive: quindi abbiamo delle equazioni diiferenziat,i
~lIe derivate parziali ma lineari, per le qUL1.1i (grazie al metodo della separazione delle
var:abil i) la soluzione può essere rÌcondotta alla soluzione di equazioni aIte derivate totali,
lineari, delle quali si sa dire praticamente hltto (anche quando non si sanno risolvere
) esplicitamente). NeIia seconda delle equazioni di MaxweIl a cui siamo giunti, vista la
dipendenz.a di due termini Ca secondo membro) dal campo E è possibile introdurre il concetto
di costante dielettn·ca equlvCllente, ovvero:

(j
E
eq
=t:+-
j8 =::;> vxH=jcot:...,E+lo
-,

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che risulta essere costituita da due termini, uno relativo alla costante dielettrica c, legata al
fenomeno di polarizzazione, e l'altro relativo alla conducibilità elettrica definita dalla v. In
-
l __
questo modo non potremo più fare distinzione fra correnti di spostamento e eli conduzione
i
nella sola equazione di I\tfaxwell ma sarà net.'essario, per ciasctma ptùsazione, conoscere la E e
la 0.

Osserviamo che è un fatto puramente matematico. non iisico. che sia conveniente non tenere separati i
contributi dovuti alla corrente di spostamento e alla comnte do conduzione, introducendo o una costante
dielettrica equivaknte (che tenga conto anche della c) o una conducibilità equivalente (che tenga conto anche
della a). Inoltre. dato che li) èIettromagnetismo spesso si ha a che fare con mezzi a conducibilità zero, mentre
normtÙrnente non si hanno mai mezzi senza costante dielettrica. conviene introdurre una costante dielettrica
equivalente. che tenga conto sia della polarizzabilità dei mezzo che ddla sua conducibilità.

Detto questo, osserviamo che siamo giunti ad un'e-spressione in forma chiusa delle equazioni
di Maxwell, che potrebbero essere risolte una volta note le funzioni (di [ed (0) e e j.l., nonché 0,
che per un mezzo conduttore è indipendente dana frequenza. Nel caso in cui abbiamo a. che
fare con campi di tipo sinusoidale allora non sarà nemmeno necessario antitrasformare perché
il :sistema di equazioni fornirà delle soluzioni che sono, in reaIt..'Ì., dei fasori coni quali
sappia.'TIo operare (fm dall'elettrotecnica). Dalla defInizione di cO~i.UD.tedieler-uica neldorninio
della frequenz.l. (senza esplicitare la dipendenza da r) possiamo scrivere::

+:o

E(Cù) = j ge(t)e-jwtdt

che non è altro che la trasfonnat't di Fourier della~ risposta impulsiva. Osserviamo però che·
dovendo considerare dei mezzi fisicamente realizzabili, dovrà valere il priI1Cipio di causalità,
per cui la & si manterrà nulla per gli istanti di tempo precedenti alI' applicazione dell' ìmpulso,
cioè:
O" (t)" = O ',ii < O
::- e '" '

hl tali ipotesi a\Temo che rJ.Sult..'1.:


-j-!l::'

:::(:0} = j g,Jt)e-jeatd:
o

.;he raooresenta la trasformata di Lm!ace della nsoosta impulsivCl_ calcolata in corrispondenza


.J..1. . l o . J . . J ...

dei 1Jtmti del1'asse inlffill~illario del oiaEo conlDlesso . .;ioè oer.Jio=o avTemo:
~ _ . L J . . . i . - ~

E(p) = j ge(t)e-ptd:
o

1-- Osserviamo .;he se VOglir.ffiO che Il sistema sia continuo e :sin stabile ~iò signi.fica dirç .:ile p.:[
t-r:.(' In nsp,-ìsta impulsiva ~(t) deve essere limitata, quindi su tutto r asse renle positivo
( t,:: [O, -'-,.:.oD. Ciò significa dire che l'ascissa di convergerlza ddla S1W trnsforrnata di Laplace è
zero, cio~ la trastonnata esiste sicummente per Re(p»O. Come sappiamo ciò comporta che la
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trasfonnata di Laplace risulta essere analitica in tutto iI sermplano a destra dell 'asse
immaginario. Ricapitolando, la proprietà di causalita ci ha pennesso dì identificare la
trasfonnafa di Fourier con la trasformata di Laplace e, inoltre, la stabilità comporta che la
trasformata di Founer è il limite, da destra. di una funzione~alitka (la trasformata di
Laplace) in tutto il semispazio a Re(p»O. Quindi tutte le singolarità. (se ci sono) stanno o nel
sernipiano a Re(p)<O Ce possono essere di qualsiasi ordine, possono esserci diramazioru) o, al
più, slw'asse immaginnrio; ad esempio, la ~q per 0:;::0 presenta una singolarità nell'origjne.
Tali singolarità sull'asse immaginario non possono essere arbitrarie ma possono essere solo
dei poli semplici in quanto se sono dei poli di ordine superiore, quando si va ad 1-
antitrasfonnarç, si ottengono delle funzioni che vanno Iinçannente (o quadraticamente, ecc.)
alI'inImito (ricordiamo, in.fatt~ che ad un polo semplice corrisponde una costante, ad lUl polo
doppio una rampa 1in.eare, ad Wl polo triplo u.11.a ra...'11pa parabolica, e così via). Ricordiam.o poi
che i poli complessi si presentano sempre a coppie, cioè coppie di poli complessi coniugat~
altrimenti la antitrasformata non sarebbe più una funzione reale; o'lVero in conispondenza dei
poli i residui devono essere gli uni i complessi coniugati degli altri, in modo tale che la loro
somma sia una quantità. reale. Consideriamo ii caso in cui non ci siano singolarità sull' asse
immagin;uib~ ,ciò significa dire che la risposta impulsiva. è assolutamente integràpile, ed esiste
finita la trasformata di Founer. Nel caso in. C1Ù ci sono delle smgolruità, la funziorie~(t) non
e
decade all'in:f..rjto e quindi non più assolutamenteintegrabile; supporuaJuo àl1oia~e non ci
siano smgolariti sull'asse imma~.u'lario e, quindi, esso apparterrà al 'sen:Lt~iano di
c·onvergenzu. Vediamo aLlora come deve essere tàr-..a. la nostra e(p). Come sappiamo il
compor-..a..L1ento all'inImito della trasformata è determinato da ciò crre accadeneE' origine alla
risposta. impulsiva. Se assumiamo che questa al più può presentare delle discontinuità di tipo
impulsivo nell' ori~.ille, il massimo che può succ..<>dere è che la. trasform... ua vada ad un valore
costanteall'in.fmito; il fatto di accettare dd~e risposte chesiano impulsive deriva dal fatto che
se il mezzo è non dispersivo la risposta. impulsiva è propri6 tm impulso, e la trasformata di
Laplace di tm ÌmptÙSO è proprio lma costante. Indichiamo con E>,.; ii valore, finito, a cui tende
E(P), CIoè:
e .. ~ hm s(n) .r: •.AJ •
?-~ .

T aie limita, dal punto di vista. tisico. deve essere loroono 8.- in CIll.;'1nto
~ "'.L quando la freauenzaJ. -ç lo

.
tènde ail' infInito q:ral7.mque mezzo rI!areriale divenu di w'" ;""erz:3. cosi elev:lt:!. 6 non not::r ~

più rispondere all;; soiIe-:itazioni, e quindi sì comporta ~omè il \:llOtO. Si teng:2 però presen.:~
,he
L,u. ~...,l~
1.'-4.1...... t:po
m'+c-~r"'1"~z~o"""'e
!.\"ol.i.~ '-t.""~
li 1.
..L
e' 1-n.
.1..1.
A~
m"~""""s~OT'\;CO
~ "~""r"",,,;
1-' ..... .::.'-.1.""...... ..,n'..,t·...,..,e~
·U\...LV \."c.~.L..!. u . .u.u.. ... .,~o ,.lel'la
~L -=-"',....·lenlZJ I..,
lJ."-":i-
.1..1.1..{,.U,-, """ l. ", .J.U.

hL'12"~ezza d'or.da d~
...i!1.uisce e quindi il ca.':1pO n.on influenzerà più le carid:e a Evello
macroscoD1CO. ma nell'è loro DarticeIl'è el<!mentari, (1cencIo" entrare L.Tl e:1<x:o errèttÌ c1,mmtistici ..
lo J J. _

RI~(;rr1·1nd,-j cb.Ila teoria dei residui ~1~~ Ulla fu.I1.z1DIle J.rljIiti~.J. OU<..) eS.sere rico.~~t:-:!.~i:~

andiamo a ~o5tiU.ir~i la

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dove (00 è una. particolare pulsazione. Da.lla. seconda
fonmùa integrale di Cauchy si ha che:

e(p) -e~
f '.
C P-Jffio
dp=O

che ~ uguale a zero in quanto la funzione è analitica Re


all' int2rno del contorno C, costitillto dalla
semicrrconferenza che si chiude all'infinito (nel
semipiano a Re(p»O), dalla semicrrconferenza che isola il polo sull'asse immaginario e dalla
restante parte dell'asse immagin.ario. Tale integrale lo possiamo anche scrivere come:

Ricordando ora i teoremi di Jordan del picrol0 e del grande cerchio "avremo che facendo
tendereall 'co il raggio del cerchio r ao il relativo mtegrale tende a zero, in: quanto l'integrando
tende pÌùvelccemente a zero di qu.anto non tencL.1. all'i.TJ..finito il raggio: Quèl10 CherL%1.r..e
deE 'inkgrak è il c-ontributo relativo aU'asse immaginario e queUo relativo al cerchio Tp.,')~
q1l.:l.t'1do si fa tendere il raggio di tale cerchio a zero, l'integrale lungo l'asse diventa FiIIfe~ale
a valor principale esteso all'asse llnmaglnario, ovvero:

Quando il drc.oIetto tende a zero il contributo all'mtegrule non va a zero ma tende a:

jit [E(Cù o) -E oO
]

residuo deÙa nUlnone


nel polo ccn..~dento

Inde:finjtiva si ha che risulta:

In genere laJ; è complessa, o\rt,,'ero del tipo: E(c:) ) = Gl (0) - jE.:;(CO) , dove dnto che la parte
immaginaria della costante dielettrica si presenterà, i.n genere, negativa e quindi abbiamo
messo iIl eviden2a il segno meno per avere tma E: positiva. Abbiamo dun.que:

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Separando, infine, parte reale e parte immaginaria avremo:

che sono dette re/{.lzioni di dispersione o di Cramer-K6nig~ gli operatori integrali presentI in
tali relazioni rappresentano delle trasformate di Hilbert, Abbiamo dunque ottenuto ili'! risultato
molto importante e cioè che la. parte reale e la parte immaginaria della trasformata di Fotù-ier
della risposta impulsiva (ovvero della risposta in frequenza) di un sistema fisicamente
realizz.'1bile non possono essere indipendenti fra loro, ma. sono legate dalle relazioni di
dispersione. In altri tennini, co:nsiderando una Cl e urul c,z prese ad arbitrio non possiamo dire
che queste rappresentano la parte reale e la. parte Ìn1.'nugir...aria della risposta in frequenza di un
sistem.1.:· fisicamente realizzabile; la parte reale e la parte Ìmmaginaria delle risposta in
frequenza dì un sistema tiska.mente realizzabile devono, in definitiva, essere una coppia di
trasfonn..'lte di Hilbert. Osserviamo che nel caso in cui ci siano oiù poli sull'asse ÌrnrnacirL.ano ~ ~

le cose non si complit;a..c'!o più c? tanto poiché basterà andare a considerare non più lli'!O solo
r
ma tanti cÌIcoh;tti JCili pçr ogni i-esÌmo polo; quindi invece che avere un solo-contributo
dovuto al po!o in (:)0 abbiamo tutti gli altri contributi dovuti ai poIisull'asse immaginario,
Quindi come conseguenza della causalità abbiamo ottenuto che parti reali e immagmarie della.
costa.."te dielettrica (nel dominio della frequenza) di.un.n:ezzo materiale sono legate fra loro.
Ciò comporta che se un mezzo è dispersivo, cioè haumù: che dipende da 6), necessa..-i.amente
questa s dovTà avere sia una parte reale sia una pa."ie im.r--.u.agL'!aria. Infatti l "unico modo per cui
l'inTegrale a valor principale sia nullo è che la funzione Z(0) sia costa.."1Le con 0; cL'Ùle relazioni
di cEspersione, anora, se la s, (che ci deve sempre essere) non è costante, tale integrale non
può mai essere nullo. Qu~sto è un fatto molto importante perché, come vedremo, la parte
immaginaria della e(0) è legata alle perdite all'interno del materiale che si sta considerando. Lì.
~ir~· ___ .,
...,..1lu..... al-, l; . rI"''''~''''',J;
...aJ.J.SL '1'.>,-,,,,,.,, se v e
cl";.sl:"' . . . " '.:>!.vU.., '-'"""I;'~'-' ,il.u.
""I. .... a c~e d;s
"!""'"aT'"-; ........ ..;.......-:'27.;O~'" -l'ce' so iTT'" T'!"'IP7zn ~ "';1~~";":~"r"\
:3
l $1:.J«..t...1. u..... , IJ ,v .....1. U"'~L.. ~")l-'", •. .\.. '-' H ' \"

deve avere anche delle perdite. Ovviamente, non è detto che queste ç".rattenstichç sÌm10
s tQ:Ilill..;.:Lt(-ve
......
nello stess;) ran9:e
frequenze in cui la porte in'P. '1ag1. .'Lma.
-- di freclUenze', c!oè ci. possono essere degli iilterv'alii di
.
~

è trascuraàiIè rispetto alla pa...rte reale. Quindi siccome


-
siamo interessati soltJllto a. s.;gnali che o..:cupano una bancI.1 IiI!litat<,~ L.'l questa il mezzo può
......... "'s "l-~~e L.
;-'.;.'- t:l ~~u
rl.:>'T ~
..... l.J.c .._~_,4:~", ....,...,S~" .....,bl. Tl· no'"
w'-...!.u..l\.1..: !..l." ..... Ir.-U;~ .... ':' .l. '!.l..
-,r\to .... do I-t,-,,,.~.,
~v .... .L1.
-:1SC"-"'~'=> 1~ "';"'''''''e--;v;-';
1.ì..4lt.,Q,V i"ì. iJ.t. . . . \'UU.1\.. l,J.4,. '-Li"}:-' .l.J1.
,;.~1 ""''''ZZ~
I.~'l.t. "'l.\...l- ,;..u....... ..... !

Ql1èS!O fano, gia di rr ~ impor-.ante, e in rdtà il ri!1èSso di un altro risultato ancora pitl fondamentale;
:;appiarno, infarJ, che il conceno di dissipazione e una conseguenza del 2'" principio della. tèriTIc.di...rm.•nica:
" ... lIno sCo'lmhio e dissipativo se è: Ìrreversibik". Ovvero uno scambio energetico ha dissipè!Zione se tak
3W111bio non può èssere [,mo comp!etam.;!nte alla rovè$ci~ cioè se c't! un fènomenù irreversibilè lwvero t:n
>lun~~!l!O di entropia. C(lme ~a??iamo tum i r'ènomenì naturali sono irreversibìE cio-è tali da c~mp?rtMe 5empr·.!,
in l.ill. siSTema isolaro, un aumento di èutropi,L Dunque il :F principio deila termoJillamrca il1L1..:>duce una
1r;cvcrsibilità nell'evoluzione dci sistemi. Ci d:cc che il passato c il futuro non seno la stessa cesa perchc il
rllIUro ~ il senso in cui aUlllenta l' èntropi~ e qUesto 5ènso è fissato daU'e"yoluzionè namra..!e dei ~i5tèmL .ci 0
non è possibile invenire illumro con il passato (S1esse conclusioni a cui si arriva per il pr. Ilcipio dl G'lUSJ.lita, il
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quale ci dice che il passato può inìluire sul futuro ma il futuro non può essere retroattivo sul passato: quindi
l'irreversibilità). Questa. condizione, dunque. rompe la sU1U11etria fra pa.ssato e futuro, mentre dal punto di \Iista.
matematico dire che "le condizioru iniziali detenninano le conclusioni" o dire che '"le conclusioni finali
deter:rni.rlrulo le condizioni iniziali" è la. stessa cosa.:, ovvero si può equivalentemente dire che le condizioni
in.iz1a1i dcterminano l'evoluzione tùtura ma anche che esse detcrmimmo l'evoluzione passata. Osscn'iamo
lnfaru che le equazioni di ~1a.'{Well (non imroducendo le relazioni costitutive), come quelle della meccanica,
sono reversibili, cioè se si sca...Llbiano velocit.i, tempi e campi in modo opportuno si ottiene un'uheriore
:;oluzioti.è delle equazioni di }v~'el1 (che è esattamente lo stesso campo elettromagnetico di prima,. solo alla
rovescia). Quind~ ad esempio, non predicono soltanto che se abbiamo un'antenna il campo irradiato da questa
va verso l' inrinito; c'è a.nche un' altra soluzione, ugualmente leci~ delle equazioni di ~:1l1::{'.Vell che, viceversa,
prevedè un campo che dall'i.n.finito vada verso l'antenna, che quindi non rispetta. il principio di causalità
(cC'Ildizione che, come vedremo, dovrà essere imposta per assicurare l'unicità della soluzione delle equazioru di
.:YIa.xwell). In defmiriva.., sia la dissipazione che la causalità sono, in realtà, due modi pèr introdurre un concetto
di mversibilità (cioè per distinguere fra passato e futuro). Ecco quindi che partendo dall'introduzione di una
meversibilità nelle relazioni costitutive (ovvero prima dell'applicazione della causa non ci può essere l'effetto)
ritroviamo \L'l altro (L)1JetlO della irreve.rsibilità.: la dissipazione. Dunque se c'è diì1'erenza. fra passato e fururo,
ovvero se c'è memoria nel mezzo, cioè se c'è dispersione, si hanno dei fenomeni di dissipazione (in particolare
generazione di calore è quindi un fenomeno di tipo irIeversibile)~ è chiaro che se non c'è dispersione nel
mezzo questo fatto cade in qua.nto, se tutto dipende da. ciò che accade in un cèrto istante, non c'è più modo di
~parare il passato da11ùturo. Solo quando c'è dispersione ha senso la distinzione; infatti quando abbiamo
deno «quello che aCClde in un cerro iSwntc dipende dal resto della storia... " abbia...rno tàtto una scdta c cioè
quella di prendere la storia precedeme e non quella susseguente .

.A.n.dia.llloora ad a;.;.al:izzare il caso In cui la COst,"Ilte dielettrica E (trasfonnat,1. della risposta l


impulsi. . . a) abbia due poli complessi coniugati Ce devono essere complessi coniugati affmché
la r..sposta sia reale); in tal caso pOSSlamo sempre esprim.erla come (mediZmte UIUt .
decomposizione in fratti semplici):
.. A AY.
e(p) = . +--,--
. P-Po p-p~

Se indichiarrro· con:
rPa
-;
:= jc:) l _ Ci) rr
i Doli del Diano comelesso. ed escr. .'l. . . ..ia..'TIO i residui ìn
:p:
!... 'J
= -J;(jj'-GJ'~
.J. .4 . i . ' J.

teIT"'.u.i..'Ù di fasori, a'v'remo:

;A;ej:~
E (0) ) = ----.:--'----
jCù - (jCù ' - Cù ")

in cui è pos~ioile stabilire il valore dello sfasanlento cp, in qu..'1nto nell'origine (t=O) la risposta
h'11pulsiva non puo essere discontin.uità (ma puo esserè· al più continua). Le induzioni non
Gossono cresent.1.re delle discontiIluit:ì.' lo. stessa d è legata il fenomeni di l")o!~rizz::l.zioric che
J. L :- - ""

. ~ .h
non possono ili/"ven!re istant~me~mente. Deve allom nS1ùt~re: q= - 2 ' mrvero SI. a:

1- 43

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Buono Studio! =)
2!Ale -00 "t co{Ci) 't - ~) = 21A le "tsin( 't)
-00 Ci)

e
Comç si può anche vedere dai grafici
riportati, quello che aI massimo può
accadere e che nell'origine vi sia una
cuspide. Detto questo, ritorniamo nel
dominio della frequenza e riportiamo
esplicitamente suI piano complesso i
poli complessi coniugati.

Im

x· . . . . . ID'

I "
,-CD. Re
/
I
.......
x······ -(j)'
r
" ",.' ,

Per qual che riguarda i residltÌ, dovendo essere cp= - ; > si ha: A = IAle -i? e A· :;:;J!\je i}- ~

dilllque la funzione z(ro) può essere espressa come segt1.~i;:~:.~~:,<


.......
_ , .......

Indicando con 0)0 2 il' modulo quadro del polo Pc (o, ar..<'1.1ogamente, P/l, OYVero ponendo:
., ., ..,
CD'- + co"- = CO;), a'\.Temo:

..,
!
. 1(:) "6)
. . :. J / .. , ".", \ ~..,
t(:) Q - (O '- ) - -!-o) "- 0) - ;

che è la fonna esplÌcita della E(u)) con due poli complessi coniugati. Si vede facilmente che la
parte reale è una funzione pari (dipende da. CD~ mentre il coefficiente della parr..e immag:inari~
oltre che essere negativo (come avevamo precedentemente anticipato), è anche LUla funzione
dispari (dipende da co). Tutto ciò è coerente con il L'1rto che la e(p) è Ima funzione anaIitka,
avente parte reale pari e parte immaginaria dispari. Riporcando su di un grafico gli andamenti
di :::: (CD) ed E;:(Cù) in ftmzione della frequenza vedia.lilo che in corrispondenza del valore Cùo le

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Buono Studio! =)
:; due ftmzioni presentano dei picchi, tanto più pronunciati quanto più. il rapporto m" è minore
m'
di 1, cioè quanto più. i poli considerati sono vicini all'asse imm...1.ginario.

E!-- I•
e",--- < •

(j)"=O

---
- .....
"-
'.
\ I f
\ :.'1
\ •J1
\',
I

Quindi una coppia di poli complessi collÌll.::,cnti danno luogo ad una g(ev) che è, in defmi~iv~ la
risposta di lli'l circuito risonante, e tale diagramma prende, per l'appunto, il nome di
andamento risonante della costante dielettrica, e permette di evidenziare il compor..amento del
mezzo in frequen~.Pervalori della pulsazione prossimi ad 0)0 si ha che gli e:tfe~idissipativi
del mezzo sono molto elevati e tale ffu"lge di frequenze è la cosiddetta zona buia, ènfro cui il
mezzo assorbe tutta l'energia del campo eiettromagnetico agente. In genèÌ'ale, allora, ci
dobbiamo a.spet".are chela E(m) sia costituita da.t~pJi~dmnenti risonanti, dove il numero di
picchi dipende dal numero di poli significatìvi, piuvlcllU all'asse immaginario. Se ipoIi sono
molto disu'1ti fra. loro allora si àvrà lli'1 assorbimento di energia solo a determinate frequ.eP.2e.
Si pensi, ad esempio, ad un'onda elettromagnetica (ad esempio luminosa) che incide su tUl
materiale (ad esempio un gas): come sappiamo ciò da luogo al noto spr::ttro di a'lsorbimento
del gas, che sarà uno spettro a righe (o\l-vero
una rispos1a che alle frequenze di risonaraa
present..'l dei picchi negativi).
Se invece i poli sono, molto vicini fra loro

non a1..Ter;10 più delle zone di assorbimento


ca un 'ir.!era banda di assorbimento (ovv'ero la zona buia Ìntèressa un' inkra banda di
frequenze). Dal ptmto di vista microscopico i picchi di assorbimento sono dovuti al futto cb~
l'energia elettromagnetica trasportata ciaìla radiazione, in corrispondenza della frequenza di
risonanza, è pari proprio al salto fra i livelli energetici degli elettroni del mezzo. Osserviamo,
quindi, che cL.'ìIle sole propriet.'Ì. analitiche della E siamo in grado di vedere come deve essere
farto lo spettro di assorbiInento del mezzo materiale, come, ad esempio, lli'1 dielettrico alle
freq'.lenze ottiche (o ultravioiette).

1- 45

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Buono Studio! =)
rI
l '

Nel caso in cui la nrnzione o(P) presenti un solo polo nell'origine la


Stk'l espressione è proprio r
i
quella che abbiamo ottenuto quando abbiamo definito la costante dielettrica equivalente,
ovvero:

Se ll1ve~e consideriamo il caso in cui i due poli Siano reali e distinti, ad esempio uno
neU'orùrine ed tm altro sull'asse reale, avTemo:

Ci) (-O) + 2 j(ù ")

ottenuu dalla espressÌone deUa E(CO) per due poli complessi con.iug:tt~ per co'=O)" e 0)0=0, dove
evidentemente i poli si tro\'ano uno nelF origine e l'altro .in -2m'·. Un altro caso limite è
quando i due poli complessi coniugati degenerano in un unico polo doppio nell'origine; in tal
caso avremo:

- ~ .',.

con k costante opportuna. Questo caso è però solo u'.'la approssimazione della situazione reale
dato che ci dice che la e è puramente reale, .cioè il mezzo risulta essere. dispersivo ma senz..'l. .
perdite (datocb,e_.non eè la parte jmmsginaria), cioè non causale. In conclusione possiamo
dire che af!mché valga. la c.ausalità.deI mezzo le eledez devonosodd.isfare alle relazioni di
dispersione, ma non è detto che ilcomport..amentodisslpàtivp(cioèez:;:::O) sia e~eso a tutto
l'asse delle Cù, poiché se si presenta: .ristretto ad tL.1abandafJ.oriddrange di frequenze di
nostro interesse allora possiamo assumere tranquillamente chela eCC:)) sia puramente reale. Fra
. ( . k
i mezzi la cui costa..."te didett..rica equivalente si scnematizza' ccme: Seq ..8) = --2-' ane
(j)

frequenze a. cui siamo interessati, è il plasma.


Cn plasma è un gas ionizzato, cioè un gas in cui una parte dei costituenti atomi (o molecole
d1è SÌrulO) sono stati ionizzat~ o-'r"ero sono stati priv-ati di Eno o più elettroni per mezzo di
".,.,,,
I..joiJ.,...... "'or,.,.,.~re p~t"'ma
,J F ..... ....
.::::~-,u."" dr e.... ""r.,.~'" D".,.>!'
~) 1.L. • .... '" SI' lJL
.i.'1................
"·LJ.. ....... .1. ~~,... .,.,.-~<:'"...,
" ..... -'-'''''''e U""" ....... ;s··e
L .L'.
"-'v\.<J..!...
1" dI' c"~"n'
......" " \""V.i.~ .= . . .
i\w 1."" ne"""T";~'"
l.l.~ l.LJ.....J. '-4..1. p 1. 1o.? \,J

(elèrtroni) e di cariche positive (ioni). La ragione p;:f cui questi plasmi sono di Ìnteresse nelle
tel~comunicazioni é che nell'alta atmosfera ci sorto delle tàsce di @,..C; ionizzato, che
,:ostlT":llscono per i'applli"lto le f.:1.Sce della ionosfèra, b cui ionizzazione è dovuta ai rag:~
j · r~ r'lr'l:"z;n"";
.. ~ . J.v-.
....(':u"'l.'lr
_ l.-, ":h·
i"..i. ...
1. ..... ,,_ ..... ", ... v r1~r
;,,r.:.tt'"
...... l'-.L
~4. __ ..;:{ •. :;.:> ·'''"'du'''n'' ">nè:T"<~"
"J.~ .... L. aTie mc\lç·'ole il'1 qlU1nr ;tà ..)~uf7:(;en~">
.... '\...11.'- .... '- V ........ .L..:;:.L~. 1... .L..4.U.l;. ..... l. ~4L.""... _~~ 1. L -.. ...

°
ad icninarle (molecole a!Orni~ daro che l'at:ncsfer:t è costimita. sosta"LZialmente da. azoIO e
t'..ltto un ir..siem~ di gZ!s rari).

Osserviamo che r energia fornita da. una certa. radiazione è proporzionale alla frequenza di radiazione; infatti se
v è la fìequenza della radiilZione si ha: E.,==hv, dove h=6.6:6xlO ..;4 Js t! la costante di Planck. Dunque più:!
eievata. 1'energia da tòmÌre, più alta deve essere la. frequenza della radiazione incidente .. Siccome r energia ~i
ionizzazionè corrisponde aIr incìrc..1. a frequenze che stanno fra l'infrarosso è r ùttco, sono neCeS5lli1C
radiazioni 11 frequenze l1loÌ!o elevate e per questo i raggi uludviokni del sole pèffilettono la fOffilazione della
icnosfèra (i cui strati si trovano tra i lO è i 30 Km dalla Terra).

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Buono Studio! =)
Osserviamo che se noi ionizziamo un gas e poi lo lasciamo a se stante avremo che, dopo un
certo tempo, le cariche si ricombinerarmo (rìfònnando particelle neutre) cedendo tutta l'energia
immagazzinata nel processo di ioniz2azione. Quindi il fatto che c'è la ionosfera (cioè strati
ionizzati permanenti) è indice del fatto che si stabilisce u..'1 ~quilibrìo dinamico in cui il
numero medio di ioni creati per unità di tempo coincide con il numero di atomi che si
ricompongono neIrunità di tempo. Nei caso della ionosfèTa l'energia è fornita dai raggi solari
e quindi le caratteristiche della ionosfera variano secondo cicli diurni (di notte c'è
deionizzazione mentre di giorno c'è ionizzazi<;me) e secondo cicli smgionali (la distanza Sole-
T erra non è sempre la stessa e quindi, a seconda della stagione, la ionizzazione è più o meno
intensa)~ L.'1oltre bisogna tener conto di una certa aleatorietà dovuta alle caratteristiche locali
del mezzo. A livello macroscopico, un plasma si presenta COmtUlque, almeno hl. condizIoni di
equilibrio, globalmente neutro, in quanto tali particelle cariche (di tm segno e dell'altro) sono
distribuite uniformemente nel volume e quindi mediando a livello macroscopico in og:tù
volumetto (come al solito, piccolo a livello ma.croscepico ma grande a livello microscopico,
per non far entrare in gioco effetti quantistici) sarà presente un gran numero di particella sia di
un segno che dell'altro; in condizioni dì equilibrio le due quantità sono eguali e quindi il gas
rl.5ulta macroscopicamente neutro. Nahrralmente applicando un campo elettrom..'1~etico
dall 'esterno esso potrà alterare tale oondizione di equilibrio, spostando le l...'ariche di un segno
rispettp, a quella deli 'altro segno, spostamento che a\lVerrà fino a quando la forza ,di riCrufuuO
dovuta all'attrazione fra le cariche non bilancia la forza esterna appli~ata attraversoilèampo.
Vediamo COIì:J.e ca.lcolare le grandezze m..'1crosC()piche, cioè i campi, che caratterizzano il
comportamento ekttromagnetico di un plasma~ Le prime grandezze fond.run~m.aE;sono,
ovvial'uente, la densità ,di carica, p, e la densità di corrente, t osserviamo che sii'gI'iloni che'
gli elefuonidanno contributo sia alla densità. di carica che alla densità di corrente .. Jnrucruamo
con:
J~ i, : n~ero di ionipeté~~di ~olume
LN e: . ," --c "elettroru I l f1

e ffidicruamO cen -q la carica delrelettrone e se supponiamo, per semplìcità, che tutte le


molecole siano singolarmente ionizzate, avremo due densità di carica:

( "7
JPi=q""i
!p
'. e
= -qx- e
rispettrvamente, degli ioni e degli elettroni. La densità di carica totale (quella con cui avremo a
..... l............ nell'" e qn a"'" 1onu' cl' 1>,r'1VT<lpIl) s"""':" a1'lta allora ,.,i" .
"l',..,. .ç",rp
... 1",,> J. "" , .. , ~J,.. .. ,4 :..\: • ..;. ......... '.."J .... i. . ~_ .......... - ;,...... \.. '- .. i. ....


r
= p.l -....r tCl= = ql:-:. - 0 -::/
. '1 '~-l

Da ciò si dedt~ce anche come an'equilibrio, quando 'N12N.:=N;;, la canca totale è nulla, ovvero
il plasma è neutro, dove con No abbiamo indicato proprio la densità di iopj (o di elertropj), per
FL lì.J.LÌti.Ì.. di volume, ali 'equilibrio. La densità di corrente sarà o"v"Viarnente (bta da: .

J- = p·v·
l-l
+p v e-~

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Buono Studio! =)
Supponendo che gli effetti di polarizzazione dovuti agli ioni siano trascurabili rispetto a quelli
di conduzione (come in realtà. accade), avremo che le equazioni di maxwell si scrivono nel
seguente modo:
oh
Vx~=-J.l.o ii
. èe

V ·eo~ =p
V· f.loh = O

Per chiudere il sistema di equazioni bisogna considerare l'equazione della forza di Lorentz e
quella del moto (di Newton). Per quanto riguarda la forza., ricordiamo che tutte le grandezze
che compaiono nelle e'Illazioni macroscopiche non sono altro che una media (nei soliti
volu..-netti) delle grandezze microscopiche, e questa media ci pennette, sostanzialrt:tente, di
sostituire a delle grandezze che sono puntifonni delle grandezze che sono continue nello
.C :,1, spazio considerato. Allora se in questo processo di media vogliamo calcolarci la forza' per
.....: ,-'"unità di volume, in linea. di principio, dovremmo considerare Unvòl:umetto (infmitesimo dal
' . 7. '~:p\mto di vista. fisico, ma grande dal pu..l1to di vista macroscopico), vaflitare le forze agenti sulle

,. c ' ::'p'articeIle contenute in esso e fare la media di queste forze. Suognl:-.:smgolo ione o elettrone
. ag::inì, a livello microscopico, una forza dovuta al campo elettromagnetico microscopico, cioè
quello che c'è dove è localizzato l'elettrone (oloione). Talecampoelettrom...'1gnetico è dovuto
mparle a tutte le particelle che si trovano "distanti" dall'elettrone, e che una volta che si va a
faie··lamediacostituisceproprio"il . campo' macroscopico presente .nelleequazioni .di Ma."GVell.
Un'altra parte è dov1lta.aicamp·ielettro~etici delle altre particelle che si trovano "nelle
immediate v1c:i:nanze" deIl' elettrone, cioè Clie:'Sono'contemrtenello stesso volumettosu cui si
va a fare la media. Quest'ultimo contributo però non può essere presente nel. c.ampu
macroscopico, in quanto mette ingiocol1na scala di distanze (nel valutare le interazioru fra le
particelle) che è escIu'>a dalla descrizione macroscopic..'l; ciò che possiamo vedere è qual è il
rifl~sso a livello macroscopico di tali interazioni.

La cosa ~ analoga a. quello che accade nella teoria cinetica dei gas in cui. in prima approssimazionç, si supponè
che le mokcole non imeragiscano fra. loro. Quello che in reaità accade ~ che queste molècok ~i urtano fra loro,
ed è proprio questo prce:sso di urti che t'a si che ci sia una ridistribuzionc dcW cnei'gia, tak che dcFO un po' di
tempo .:;i il.ITiva all' equilibrio temlodin.1mico del .:;istenill (cosa. che invece non accadrebbè nel c.150 ideale in cui
le molecole non imeragissero fra loro). L' ellèno di questi urti. dal punto di vista. ffiacroscopiço, è quello di fare
apparentemente scomparire l'energia meccanica. perché. si ha un t1u$sO di particelle tutte nena stessa. direzione,
ma..! lTIaDO che questi urJ aV 1,;engono la velocità delle particelle diminuisce e quindi l'energia cinetica passa da
un' energiù cinetica l1lÙcroscopica (l'ill5ieme di partlCeile che si muovono tutte qUI11Hè nella 5tessa direzione) IfD
un' èrlèfgia CL.'1e!tiCà microscopica. che! nOli <!: J1tro che! calor:!. QUind.l in qUè:;tD processo di collisioni si ha un
~as::;llggjo, pèr cC'si dire!, da un fbmw. "ordinata" ad Wlll forma "di:::C'rdinata" di çnè:rg:a. C'X c' è un prOCèS5L' di
dissipa::iotlC! dell' energia dovuta a queste collisioni~ nei c.'l.SO del gas, ad esempio, abbiamo che! ['effetto di
queste collisioni è la viscosità del gas (cioè se si cerca di far scorreri! un gas lungo una cefT..a direzione con
velocit:;, diverse da punto a punto ci sa.rmno dl!g1i attriti T;! quindi una. generazione di calore). Ci si chiede, a.
questo punto, qliaJ'1do questo processo è impormnte e quando, viceversa., può essere in prima appros.:;i.rnazione
trascurabile. Ebbene ricordiamo (dalla Fisica) che l'ipotesi che nella teoria cinetica dei gas ci porta a trascurare
gli urti è quella che conduce all'equ.1ZioIle dei gas ideali. Quantitativamente, perch~ si p055a tra.5curafè l'eH'çrro
d.elle collisioni de~e accadere che queste ayyçngano ffi?ltO di rado, ci~ le tòrze che agi5c~.no ~~IU~, plll1i~dl~
stano per la rnagglor pane dd temj-'O qudk macroscoptcÌle, e solo OgIll tamo (mrarneute) ::;1 ab 0111 l effetto dt
una collisione.
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Buono Studio! =)
· ';1
J

Tornando al caso del plasma, possiamo allora dire che deve risultare che il tempo medio fra
due collisioni (o, ciò che è lo stesso, il /ibero cammino medio, cioè la distanza. che
mediamente intercorre fra due urti successÌvi) sia molto grande, in modo tale che per la
maggior parte del tempo la forza che agisce sulla particella~ia quella macroscopica (cioè
quella descritta dalle equazioni di Maxwell) e solo ogni tanto c'è un effetto dovuto alla
collisione a livello microscopico (che non può essere descritta a livello macroscopico). Cioè
dovremmo avere a che fare con un gas in cui le collisioni, per unità di tempo, siano poco
frequenti. Dunque se vogliamo un. gas; o un plasma, in cui sia possibile trascurare le collisioni
dobbiamo supporre che la frequenza media di collisione sia molto bassa, e ciò sarà tanto
meglio verificato quanto più rarefatto è il gas (cioè quanto minore è il numero di particelle
per wlità di volume tanto maggiore sarà il libero cammino medio). Ma ciò non basta; come
sappiamo la velocità con cui si muovono le molecole a livello microscopico è legata alla .
temperatura: più elevata è la temperatura più rapidamente si muovono le molecole, e quindi
più frequenti saranno le collisioni Dunque se vogliamo un gas in cui le collisioni siano
trascurabili dobbiamo considerare un gas freddo (cioè a bassa temperatura) e rarefatto~
l'approssimazione di assenza di collisioni sarà tanto più buona quanto meglio sono verificate
queste condizioni. In questa nostra trattazione considereremo, d'ora in poi., un plasma freddo
\:. ·e senza collisioni. Una conseguenza immediata del fatto che il plasma sia freddo è che anche
:gli effetti di pressione sono trasc~ili(in linea di principio, sempre presentiiÌl un gas;
sappiamo infatti che in un gas ideale, in cui l'effetto delle collisione può esseretraS?Unuo,
l'equazione di stato è: PV=nRT, e quindi se la temperatura diminuisce, a paritidl:voluin.e, la
pressione diminuisce). Quindi non soltanto possiamo trascurare gli effettideUeqpW?>,i0IlÌ.maa
livellomacroscopico anche gli effetti di pressione vengono meno. È ben.echiarirécli~ambedue
questi effetti, sia di pressione sia di dissipazione, sono l'effetto macroscopico delle collisioni
molecolari~ la pressione tiene conto degli effetti non dissipativi, cioè delfatto Che qiiandod.ue
molecole si urtano c'è un trasferimento .diericigia dall'una all'altra. Quin~ in.Jinea di
principio, anche se non si disordinasse il moto, ci sarebbe un trasferimento ordinato di energia
da un insieme di molecole ad un altro; il fatto, poi, che invece questo trasferimento sia
disordinato introduce un ulteriore fenomeno, quello della dissipazione.
Detto ciò si ha che in questa. approssimazione, di plasma freddo senza collisioni, laforza. per
unità di volume è solo quella data dalla densità di forza di Lorentz; cioè per gli ioni avremo:

f· =p.e+p.v.
-l 1- 1-1-
xb

e, analogamente, per gli elettroni:

forze che, in generale, saranno diverse. La forza totale, per unità di volume, sarà ovviamente là.
somma di queste due quantità; ma è evidente che, in linea di principio, dovremmo considerare
separatamente la djnam ica degli ioni e quella degli elettroni. Unitamente alla legge del moto
possiamo scrivere le seguenti equ.azioni:

dv·
·e+p·v·
P 1_ 1_1
xb=m·N·--==!..
- 1 1 dt
d~e
Pe~ + Pe:::'e X Q= me N eTt

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Buono Studio! =)
I
r,
dove mi ed llle sono, rispettivamente, la massa di un singolo ione e quella di un sinaolo l
elettrone. Queste espressioni possono essere semplificate se consideriamo che la massa di °nno
ione è notevolmente più grande di quella di un elettrone, ci sono almeno 3 ordini di grandezza
di differenza. D'altra parte all'equilibrio N i ed Ne sono entrambe uguali ad No. Ebbene, se si
fa un accurato confronto fra i termini in entrambe queste relazioni, si può vedere che allo
J
membro di esse il rapporto fra il secondo termine ed il primo è pari, sostanzialmente, al
rapporto fra la velocità. con cui si muovono le cariche e la velocità della luce. Se quindi i
campi non sono così intensi da portare le velocità a valori comparabili alla velocità della. luce,
J
il secondo termine può essere trascurato rispetto al primo. Thmque paragonando le due
relazioni (quella per gli ioni e quella per gli elettroni) avremo che le accelerazioni degli ioni e
degli elettroni differiscono di 3,4 ordini di gran.de~ cioè gli elettroni subiscono accelerazioni
3,4 ordini di grandezza maggiori di quelle subite dagli ioni. Dato che abbiamo a che fare con
campi elettromagnetici variabili, in particolare periodici, tutte le grandezze in gioco saranno
periodiche e quindi accelerazioni e velocità saranno, in qualche modo, proporzionali fra loro
(per l'accelerazione, fare la derivata significa moltiplicare per la frequenza di oscillazione, m);
dunque se le accelerazioni stanno nel rapporto 1: 1000> anche le velocità saranno all' incirca
nello stesso rapporto (e anche per gli spazi percorsi). Ciò significa dire che neI nostro sistema
gli ioni stanno praticamente fermi rispetto agli elettroni ~. ,quindi la corrente è dovuta tutta
esclusivamente agli elettronL come avviene (evidentement~'nèi metalli. Quindi po~siamo
sostituire al modello di plasma freddo senza collisioni costituito da due fluicR unoelettroruco
e uno ionico, il modello ad un solo fluido, quello elettronico. Nella densità di carica bisognerà.
comunque, tener conto sia degli ioni che degli elettroni, però possiamo supporre che· la densità
di carica degli ioni sia sempre la> stessa, cioè quella nelle' condizioni di· equilibrio. (in,quanto
essi sono.praticamentefenm) Dunque nell' equazione del moto rimane. solo Japarte relativa'
agli elettroni; possiamo/quindi scriver~~,_,,",: ~_ .
,.,;..\J:m~,:-..

8h
V'x~ = -].Lo ci
De
V'xh= eo-=-qNv
- òt -
V' ·go~ = -q(N -No)

m.N" dy = -qN(e + LLOV x h)


dt - . - -

dove (per semplicità di notazione) abbiamo indicato con N ed m, rispettivamente, il numero di


elettroni per unità di volume e la massa dell'elettrone. Tale equazioni risultano essere non
lineari (ci sono prodotti di incognite come, ad esempio: N~ Ni ecc.). Inoltre ci sono prodotti
di incognite anche in d~ che rappresenta la cosiddetta deri~ata sostanziale o lagrangiana
) dt
della velocità. (quella che si ha considerando sempre la stessa particella seguendola nel suo
moto), ed è il tennine presente al primo membro nell'ultima delle equazioni preceden~i, che
deriva dall'equazione di Newton. Invece la y rappresenta la velocità. eulerlana delle particelle,
cioè è la velocità che ID. un certo punto dello spazio e in un certo istante di tempo è posseduta
dalla particella che passa per tale punto. Per calcolare allora la derivata che ci interessa,
prendiamo una particella a cui sarà associata. una certa legge di moto: r(t)=(x(t), y(t), z(t)) e,
analogamente, conosceremo: y(t)=(v,.Jt), Vy(t), vzCt)). Avremo allora che:
1- 50

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Buono Studio! =)
y = y(x(t),y(t),z(t),t)
è la velocità di una particella seguita, nel tempo, nel suo moto. Se udesso fucciamo la derivata
di questa funzione otterremo che l'accelerazione che ci serve è-data da:

d _~~ ~~ ~& ~ ~ ,~ ~ ~
-[v(x(t) y(t) z(t) t ) ] - - - + - - + - - + - = - v T-V +-v + -
d! - , , , 8x dt Oy dt &z dt 8t 8x x &y y 8z Z et

che rappresenta la cosiddetta derivata convettiva, cioè la derivata seguendo il moto della
particella. Come si vede dai primi t:rt termini a secondo membro, in tale derivata sono presenti
prodotti di incognite; quindi ill o membro dell'equazione del moto è fortemente non lineare. È
chiaro che avendo supposto che i mezzi con cui si ha a che fare siano lineari, le equazioni che
sono alla base delle relazioni costitutive dovranno essere anch' esse Iinemi, e qumdi sarà
necessario linearizzare le equazioni a cui siamo arrivati. Ciò è lecito in quanto. stiamo
considerando il moto del sistema (cioè le variazioni del sistema) mprossimità delle condizioni
di equilibrio, dove supponiamo che i campi siano sufficientemente piccoli che i termini
domjnanti siano quelli del lO ordine. Quanto piccoli dOvTebbero essere i campi anmché tale
:- approssimazione sia ben verificata lo ~ potrebbe valutare ricavando la soluzione cçmplessiva
(e ciò lo si sia numericamente che.sperimentalmente) e confrontando quando la".soIuzione
approssimata diventa diversa da quella senza approssimazioni. Verificando ciò, si'ha che per
valori dei campi elettromagnetici che sono di interesse nelle telecomunicazioni (riC()rdiamo. che
il plasma che ci interessa è la ionosferae i campi elettromagnetici che cimter~~4±io·.sono
quelli utilizzati ai flnidelle telewmunicazioni) ci si trova tranquillamente al di' sotto della
soglia oltre le quale cDminciano ad ayere significato i termini di ordine superiore al primo. TI
sistema di equazioni di Maxwell1ip,~o è allora:
,. i :.1-, _:<.. .•
..

V x -e = -110-=
oh
r 8t
Ce
'V x h = Eo ; - qN o~

dove esprimendo N come: N=No+6.i.'i avremo: Ny-No:Y+.0NY., ovvero abbiamo un termine del
IO ordine più uno del 2° ordme, che viene trascurato. Abbiamo po~ dalla legge del moto:

N
.. om a.; =-ql'l
òv 1I.T
o~

avendo trascurato, al P membro, i tenn..i:ni di ordine superiore azero per qlli1nto riguarda N, e
quelli di ordine superiore al primo per la derivata di v: al 2 c membro, invece, si è trascurato il
tennine di o;dine a zero per N e quello di ordine superiore al lO per ~J.l<J:yxh). Le equazioni
descrivono, a questo punto, un mezzo nonnale per cui, come sappiamo, conviene operru:e nel
dominio della frequenza. Per cui trasfonnando secDndo Founer l'eqì.L.1.zÌone che descrive il
moto avremo:
-qE
jCDmy=-~ ~ v=--
jCDm

1- 51

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Buono Studio! =)
r
dove abbiamo lasciato ancora indicata con y la trasfonnata di Fourier della velocità y. Avremo
allora che la densità di corrente sarà data. da:

dove il fatto che la cr dipenda da CD ci indica che il mezzo è dispersivo (contrariamente a


quanto accade nei metalli in cui la relazione :fra densità di corrente e campo elettrico è di
t
semplice proporzionalità, ovvero la cr è costante); cioè nel dominio della frequenza vale la l

proporzionalità fra I ed E ma non nel dominio del tem~, in cui invece si ha un prodotto di
convoluzione. Ricordiamo che nel dominio della frequenza, per tenere separati gli effetti
dielettrici da quelli di corrente, si introduce una. costante dielettrica equivalente; in questo caso
avremo:

Come sappiamo il rapporto fra la costante dielettrica di mùnezzOe la costante dielettri.ca del ~- .1
vuoto ci da la costante dielettrica relativa del mezzo;usàridoqUÌIldi la stessa notazione
avremo:
q ZN costante dielettrica relativa (equivalente) -
=> 8 =1- _ o .
2
r l:: mro di un plasma (freddo senza collisioni) .'.
o

Osserviamo che per omogeneità-dimenSimIale,·.(1a _ -er_ deve-essere un. numero puro). . ~i_ha_-che la
quantità:: _... . _. . : <io~ ~

deve avere le dimensioni di una pulsazione al quadrato, e dipende solo dalle caratteristiche del
plasma.. Tale quantità la indicheremo c{)n Cùp 2, cioè:
,

e la sua radice quadrata, cioè Cùp, è detta pulsazione di plasma. Dunque avremo che la
costante dielettrica relativa la possiamo scrivere anche come:

Diagrammando tale relazione avremo il grafico seguente, dove abbiamo che:

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Buono Studio! =)
CO-+ 00 =:> Er --;. l
{ Cù=CD =0
p =!> gr l" .......................:~: ..;............................ .
lID -+ O :::::> Er --* -dJ

TI fatto che per CùE[O,Cù p[ la Cr è


negativa non ci deve meravigliare
in quanto ricordiamo che tale
costante dielettrica relatÌva è una CD
costante dielettrica equivalente
(cioè tiene in conto sia degli effetti
dielettrici sia di quelli di corrente)
e quindi il fatto che sia negativa è
legato al fatto che in questo range di frequenze quello che conta è il termine legato alla
conduzì~ne (o/jCù) e quindi in questa zona, in realtà, il nostro mezzo è un conduttore, cioè .gli
effetti dielettrici sono trascurabili. Viceversa. per m>{ùp il plasma si comporta come un
dielettrico, prevale .cioà..la~corren:te..di.spostamento rispetto a quella di conduzione., In
particolare per ID--7<X) abbiamo che Cr-71 e quindi Eeq--;'Eo, cioo a frequenze signifièattvamente
elevate il plasma è assimilabile al vuoto (e ciò è intuitivamente evidente in quanto a tali
frequenze le oscillazioni del campo sono talmente elevate che gli elettroni nonriesc<:mo più a.
seguirle, e quindi non solo gli ioni stannofemù ma lo sono anche glieIettroni).VedieIh,o· che
.quando la costante dielettrica equivalente è negativa (ov"Vero Cr è negativa, avendo eeq lo stesso
segno di Cr)un'ondaelettromagnetica non.si può propagare all'interno del mezzo ma,.invece
di propagars~si 'attenua. esponenzia1mèilte., Viceversa., quando la costante dieléttrica è .
maggiore di zero,..$i puà;avere propagazione del campo .all'interno del mezzo; il che si~ca.'.
dire che il campo sÌ prop~o-a, .sostanzialmente, o senza attenuarsi (se si tratta. di un'onda che sÌ.·· ..
prop~casoloin una direzione) o attenuandosi al più lungo superfici sferiche (c-on la potenza
che si attenua come lt?; dove r è la distanza dalla sorgente). Invece se la costante dielettrica .
equivalente è negativa, l'attenuazione diventa esponenziale, cioè i campi rimangono.confinati
nelle immediate vicinanze delle sorgenti, non x)llQsfera
riuscendo a penetrare, nel mezzo.

Questo ha un' importanza cruciale perché spiega


/~,::rTIT0f[ffIT~~>:;.:,.
l'importanza del plasma ionosferico ai finì delle
telecomunicazioni, perlomeno per certe· frequenze:
(l)<u)?). Osserviamo che se non ci fosse la ionosfera il
trasmettitore irradierebbe onde che, in generale, si
propagheranno in tutto lo spazio, in ogni direzione, e
quindi il ricevitore non riceverebbe praticamente .:::::-.~:::: ;~
!:~;; ::
niente, non ess_endo "in vista" all'antenna trasmittente .::;::'l

eè sostanzialmente quello che accade, perlomeno a


trequenze più elevate, cd è la ragione per cui sÌ deve
orientare 1'antenna di un televisore verso iI
trasmettitore). A frequenze che sono aI di sopra delle
cosiddette onde lWlghe, cioè lunghezze d'onda TX . RX
dell' ordine dei krn. il che significa frequenze
dell'ordine delle centinaia di KHz, in pratica, appena si
superficie
va oltre 1'orizzonte il segnale diventa così basso da non
trres1re
1- 53

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Buono Studio! =)
poter essere più ricevuto. A frequenze molto più basse, pur di avere a disposizione una potenza sufficiente, si
può invece andare anche oltre perché il campo in parte si Prop80CrJl nello spazio e in parte rimane "attac.cato"
alla superficie terrestre (la cosiddetta onda di terra). Alla fine del secolo scorso, fu Lerd Kelvin a studiare
questo problema. del campo elettroID.a.conetico sulla superficie terrestre ql:LIDdo questo fosse irradiato da un
dipolo hc:rtziano; fu egli stesso ad affermare l'esistenza di questa onda di téria. Se ne dedusse, allora, che per le
comunicazioni a dista.nza bisognava necessariamente operare a frequenze basse e non si sarebbe potuto andare
molto lontano se non con potenze molto elevate (che fra l'altro, all'epoca. i generatori esistenti non erano
nemmeno in grado di fornire); dopo il 1910 fu inventata la valvola termoioruca che permise per la prima volta
di generare significative potenze anche a frequenze elevate. Ma come sappiamo. nel1895.11arconi fece la sua
prima esperienza che lo portò a realizzare una radiocomunicazione ad onde corte, contrariamente alle
previsioni degli altri scienziati dell'epoca i quali prevedevano che non sarebbe mai andato oltre l'orizzonte. E
così sarebbe stato se non ci fosse stata la ionosfera, di cui fmo ad allora non si conosceva l'esistenza (n.dr.
ipot:izz.ata solo 20 anni più tardi. da Heaviside e Kenndy). Fu, quindi, uno dei casi fortunati (molto rari nelle
applicazioni delIa Fisica) in cui però la caparbietà dello sperimentatore (in questo caso Marcom), a dispetto
delle previsioni teoriche, lo premiò con la riuscita dell'esperimento di radiocomunic.azione, con potenze molto
basse e frequenze molto elevate. Grazie, appunto. alla ionosfera (tenendo presente il diagramma di ~Ci)). se la
frequenza è al di sotto della frequenza di plasma (se si fanno i conti fp=to Pl2x è dell' ordine di 1+ 1OMHz.. cioè
nell' ambito delle onde medie) allora il campo non si può propagare in essa; è come se ci fosse uno specchio
che riflette totalmente l'onda. Per riflessioni successive, tra la ionosfera. e la Terra, avviene quindi la
:' ,~_ ~ commricazione fra trasmettitore e ricevitore; tale comunicazione, però. Oltre a dipendere dalIa pulsazione di
,'l,;';.:',., plasma, dipende anche dall'angolo formato dall'onda con il plasma. Se tale arigolo è pari a 90 la pulsazione
0

•. ~' _,-. limite è proprio la pulsazione di plasma. :Man mano che si inclina questa. direzione, aumenta la frequenza. limite
al di sotto della quale non si ha proPlleoazione all'interno delpla.sma; questo è il motivo per cui, ad esempio, i
radioamatori hanno le antenne orientabili anche in elevazione. in modo tale che le onde possano arrivare con
un angolo di incidenza molto basso, riuscendo quindi ad avere la riflessione anche a frequenze di onde corte
(invece che onde medie), cioè delle decine di lvIHi: .

Fatte queste interessanti -osservazioni, .rrtgptiamo _adesarnjnareesplicitamente~:andamento


della er(ro)e,inparticolare,-vediamo cosa~:St#edeper CD~. Dall'.espressionedçlla'er(ro) si
nota che perro=O c'è :un.a singolaritàche~-è un polo doppio e questo, come sappiamo, è"
fIsicamente irrealizzabile. Quindi .per ro~O il modello che ci ,ha portato a dedurre per la er ' .. ,
l'andamento trovato non può esSere rigorosamente-valido, in quanto non rispetta la causalità
D'altra parte ciò lo si poteva dedurre anche ricordando che,' quando abbiamo introdotto le
relazioni di dispersione, se l.m. mezzo è dispersivo (cioè se la parte reale della costante
dieIettrica varia con la frequenza) ci deve essere anche la parte imm~oinaria diversa da zero
(cioè ci devono essere anche delle perdite); invece, nella relazione che abbiamo trovato per la
t;.:

non c-ampare la parte immaginaria (come, naturalmente, deve essere essendo partiti da un
modello senza perdite). È cruaro, allora, che questa non fisica real,izzabilità quando 00-+0 è
dovuta al fatto che abbiamo trascurato le collisioni, ipotesi accettabile se i tempi caratteristici
dei campi in gioco sono molto più picccIi dei tempi mem
delle collisioni (cioè a frequenze
sufficientemente elevate). Dobbiamo, quindi, andare a correggere il modello in modo tale da
tener conto delle collisioni, alle basse frequenze, ma allo stesso tempo bisogna farè in modo
che alle alte frequenze si gitmga alle stesse conclusioni a cui siamo gitmti prima (trascurando ..
le c-oIIisioni). Per tener conto di ciò, riCDrdiamo l'equazione del moto a cui siamo giunti
trascurando le collisioni:

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Buono Studio! =)
fJv
m---= = -qe
et -
L'effetto delle collisioni, dal punto di vista macroscopico, sarà,costituito da una forza che
tende ad opporsi al moto ordinato delle cariche (una forza di attrito); quÌndi sicuramente una
forza diretta nel verso opposto a quello della velocità., e che deve scomparire quando la
velocità va a zero. Quindi nella relazione precedente, se supponiamo sempre di essere in
condizioni di Iinearità Ce quindi di poter trascurare i termini, de.lle grandezze in gioco, di
ordine superiore al 1°), ci dovrà essere un termÌne proporzionale alla velocità e di segno
opposto, cioè:

(dove osserviamo che abbiamo riconsidera.no la No per -scrivere più correttamente


l'espressione a cui siamo giunti). La costante di proporzionalità con cui è moltiplicata la y
dipende direttamente, come è ovvio, dalla densità di particelle e dalla loro massa; inoltre, per
unrrormità dimensionale, dipende direttamente anche da una
quantità che è l'inverso di un.
tempo, cioè una frequenza, che abbiamo indicato con v e che, essendo legata alle collisioni, la
chiameremo frequenza di collisione (che non rappresenta la reale frequenza di collisione,
ovvero il nwnero di collisioni per unità di tempo, ma sarà, in qualche modo, legata ad -essa).
Essa dipende semplicemente dalla temperatura e dalla densità del plasma; quindi .più ci
allontaniamo dalle condizioni di plasma freddo. e rarefatto Ce senza rollisioni) e pi:ilA,:elt;vata
la frequenza di collisione, Dunque se vogliamo che i risultati precedentemente ottenuti si
possano considerare validi, almeno in prima approssimazione~ allora la. frequenza di
operazione (con cui oscillano i campi) dovrà. essere molto maggiore della frequenza di _"
collisione. Detto ciò, passando nel doInirilo ·della frequenza Ce semplificando N o\ avrem.C;: " ..
, , . ~~ ~

~ .... -. ~

.. m(j(j) + v)~ = -qE => v= -q E


- m(j(j) + v)-

Da ciò si ricava:
N 2
J
-
=-qN 0-v = m(j(j)oq+ v) -E = o(O))E-

dove, in questo caso, la conducibilità è data da:

2
N
l oq
()
Ci Cù = m(jco + v)

Dunque la. costante dielettrica equivalente è data da:


l

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Buono Studio! =)
dove é:r è la costante dielettrica relativa (equivalente), ovvero:

2
(i)
E =1+ p
t jCù(jCù + v)

e si nota che per v=O tale espressione coincide con quella ottenuta nel caso precedente (di
assenza di collisioni). Volendo mettere meglio in rilievo la parte reale e la parte immaginaria
avremo:

Quindi, .in questo caso, la costante dielettrica relativa non è più puramente reale, eliminando
cosÌ (almeno da un punto di vista formale) la più grossa mcongruenza. che sÌ aveva
nell'espressione della Cr trovata nel caso precedente (che presentava tma parte reale dipendente
da Cù senza però una parte immaginaria, non rispettando quindi le relazioni di dispersione di
Cramer-Konig). La prima cosa che notiamo nell'espressione trovata è che nell'origine non c'è
più un polo doppio, bensÌ un polo semplice. Andiamo a rappresentare la parte reale e la parte
immaginaria della Er. Notiamo che
la parte reale si differenzia Re(Er)-
soprattutto per (i) <v, perché per Im(Er) .. _-
(ù»v riotteniamo. praticamente lo· 1- - .. :)

_._._._.-.-.-._._._._._._._.~._._-_._._._.

stesso andamento diprima:.: .


Abbiamo poi che Re(e,.) non ha più . ;~~ril:ç.•~".
un asmtotovemcaleneU'origine; .,:-
dunque la differenza':fra'~ ·questo
diagramma e quello precedente, se
v«Cùp, è confinata nelle immediate ,... ........ - _ .... - _ ... - - ( i )
.",
vicinanze dell'origine. Per quanto /
riguarda la parte immaginaria, si ha I
che essa ha un polo p.ell' origine, il I
cui residuo Cl da proprio la
conducibilità: f
,- :::: I ,
L
J

che rappresenta, quindi, la conducibilità stafica del plasma (essendo nell'intorno della
frequenza zero), la quale era infinita nel caso in cui abbiamo trascurato le collisioni (dato che
in assenza di queste non c'è nessun meccanismo che impedisca un'accelerazione indefrnita
delle cariche dovuta ad. una forza costante, a sua volta dovuta ad. un campo costante).
Osserviamo che la Im(er) ha un andamento, in modulo, rapidamente decrescente; infatti già per
(j)=eùp abbiamo che:

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Buono Studio! =) !
che per ipotesi è molto minore deli 'unità. Abbiamo poi che quando ID è molto maggiore di v si
ha che il valore assoluto della Im(Er) decresce come l/Ctl (osserviamo che tale condizione è ben
verificata. quando abbiamo un numero medio di collisioni dell'o.rdine di 106 , nel qual caso la fo
è dell'ordine dei Ivrnz).Abbiamo allora che se non siamo i frequenze molto lontane dall~
pulsazione di plasma, verso le basse frequenze, allora è evidente che usare il modello ora visto
oppure quello precedente senza perdite è la stessa cosa. Perdiamo semplicemente il termine
che tiene conto delle perdite, che comunque sono trascurabili nell' Ìntorno di CDp. Quindi a
meno che non siamo interessati esplicitamente a valutare le perdite nel plasm.a, oppure siamo a
frequenze più basse della frequenza di pl~ possiamo tranquillamente usare iI modello
senza collisioni del plasma. freddo (e rarefatto). Nelle condizioni applicative, in presenza. di
strati di plasma, per studiare la propagazione del campo, faremo sostanzialmente sempre
riferimento al modello di plasma freddo e senza collisioni, in quanto le frequenze in gioco non
saranno mai molto più piccole della frequenza di plasma e, in particolare, comparabili alla
frequenza di collisione. .
Vedremo, infatti. che le perdite hanno un ruolo secondario in quanto la variazione con la
frequenza della e ha delle influenze cosi elevate sulla propagazione che ben prima che iI
segnale diventi troppo debole per effetto delle perdite si è talmente deformato da non essere
più utilizzabile ai fini telecomunicativi, (ovvero gli effetti della dispersione sono preponderanti
rispetto alle perdite, quando queste sono piccole). Infatti la massima portante a cui,il segnale
si può propagare è dettata non dall' attenuazione ma dalla distorsione dov""Uta alla dispersione
del mezzo, in quanto anche se il segnale rimane elevato in. ampiezza ma si deforma, essendo
l'infonnazione proprio associata alla forma del segnale, è chiaro che perdiamo'''co1l1unque
. r.infoI11lllZione (cioè è inutile ricevere bene e forte un segnale se poi perdiamo l'informazione.
ad esso associata).
Da quanto detto, possiamo ritenere e.sa.l.l#tì;~iargomenti riguardanti le relazionÌc·costitutive
dei mezzi materiali che,: associate alle equazioni di Maxwell, formano un sistema chiuso di.·,
equazioni (compresa la legge del moto delle cariche). Sulla base ditale sistema di.equazion4:~: ,.,.
di cui riscriviamo quelle ai rotori (mettendo in. evidenza le sorgenti impresse),

ab
Yxe= --=
~ Bt
[ YXh=CQ+J+J
- 8t - - o

possiamo definire il t«orema di Poynting. Esso ci permette di introdurre un CDncetto molto :il
importante e cioè quello di associare al campo elettromagnetico un'energia, a cui è legata la
possibilità di trasmettere un segnale da un ptulto all?altro dello. spazio. A tale scopo definiamo
il vettore 2, detto appunto vettore di Po}nting, nel seguente modo:

s=exh

Calcolandone la divergenza a'VTemo:

V.s=V.(exh)=h.yxe-e.yxh
- - - - - - - ~
=
.-
dalle equanom
( ab) (Od
h· --= -e· -=+J+J o
8t - òt - -
)
dìM=well

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Poiché risulta: I=o-~ riordinando i ternùni e integrnndo su un volume V di frontiera S, avremo:

l
L

dove l'integrale superficiale si è ottenuto dall'applicazione del teorema della divergenza;


inoltre osserviamo che nell'ultimo integrale a lO membro abbiamo indicato con e2 il modulo
quadro di~. L ~ espressione ottenuta rappresenta l ~ enunciato del teorema di Poyntmg ottenuto
con sole considerazioni dì tipo matematico; esso presenta validità di teorema quando si
attribuiscono interpretazioni fisiche ai vari integrali che compaiono nell'espressione scritta.
Sotto opportune ipotesi sul mezzo materiale considerato, dal teorema di Poynting saremo in
grado di introdurre il concetto di energia elettromagnetica. L'ipotesi che noi faremo è,
sostanzialmente, quella di avere a che fare con un mezzo che non solo sia normale (cioè
lineare, isotropo, non dispersivo nello spazio e omogeneo nel tempo) ma sia ad.dirittura. anche
. non dispersivo nel tempo. In questo modo la relazione fra le mdnziom e i campi risulta di pura
... proporziona1~ non solo nel dominio della :frequenza ma anche nel dominio del tempo, cioè
potremo scrivere:

ciò che è· sicuramente valido nel vuoto.


Andiamoora·;avalutare.isingoli termini. della relazione .cheesprime. il teçremadi Poynting..,
Per quanto. riguarda.iltennine asecòndo membro {osserviamo che per ora le ipotesi fatte suL
mezzo non' ci 'servono' ancora,. ma .saranno"i~s~e'per valutare . il.· sign:ifica:to:'.fisico dei
termini successivi);osservian,to 'che. per ogniunità.di volume~derm.ateriale in. esame; agisce "" .Or.'
una forzarli Loren:tzdatadallarelazione::

f. = Po~+Io xQ

la quale esercita un lavoro per unità di volume pari a:

dove ~ rappresenta lo spostamento subito jiaile"canche sorgenti. Osserviamo quindi che dL


rappresenta il lavoro elementare che il campo" esercita sulle cariche; quindi per valutare il
lavoro ele..~entare che le cariche esercitano sul campo dobbiamo semplicemente considerare la"
stessa espressione con il segno 4<_". Abbiamo allora che la densità di potenza (potenza per
unità di volume) fornita dalle sorgenti al campo sarà. data da:

dL f ·ds )
P = -dt = _.=..-..=
dt
= -(poe + J o x b ·v
- - --

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ds
dove con y abbiamo indicato: ~ = d~ • ovvero la velocità di spostamento delle cariche delle
sorgenti impresse. Osserviamo però che Io=poY. (cioè Io e y sono paralleli) e quindi il prodotto
misto sarà nullo. In definitiva avremo che la densità di potenzà satà. data da:

P=-Po~·v=-Io'~

In defrnitiva., quindi, l'integrale:

rappresenta la potenza fornita al campo elettromagnetico dalle cariche (sorgenti Ìn1presse)


, contenute nel volume di integrazione V.
Andiamo ora a considerare il termine:
f 2
cre dv
v

, (dove riC<Jrdiamo che l'integrando ~ . I lo abbiamo potuto esplicitare in questa forma "grazie
alle ipotesi fatte sul mezzo). Tale termine risulta essere legato alla dissipazione per effetto
Joule della potenza, nel volume V, ovvero alla trasformazione di energia in calore"In..JaLcaso
si dice che il processo è dissipativo perché comporta un aumento di entropia i e quindi ,è
lrreVers ib ile (e ciò accade ogni qualvolta si ha generazione di calore a partire da un moto
ordinato di particelle). Quindi non si può invertire il senso dello scambio energetico,
semplicemente operando sul sistema; l'Uhièa:.oosa èhem quest'ambito possiamo far variare
sono le sorgenti e i C3,!11pi.·Facendo quindi un ciclo erltornando nello stato iniziale, Eenergia-·,
totale scambiata non èmo;' e questo è un processo irreversibile. È evidente che il termine cre2 ;:::.<: .
gode proprio di questa proprietà di irreversibilità, in quanto è u:rul quantità che è sempre dello
stesso segno. Infatti cr è un- parametro del mezzo ed è positivo, se il mezzo è passtvo;- ma la· ..
cosa più importante è che e2 non può mai cambiare di segno, qualunque cosa si fuccia al
campo (in particolare, oe2 sarà sempre maggiore di zero se 0>0). Ciò significa dire che questo
scambio energetico è, unidirezionale, cioè va sempre dalle sorgenti al sistema e mai viceversa.
Cioè se, ad esempio, facciamo fare al can!po elettromagnetico un ciclo chiuso (ovvero ritorna
dopo llil periodo allo stesso valore di p~), non otteniamo tm valore netto uguale a zero,
di questo termine di scambio, ma avr~ò-.ÌIlfvalore positivo; in altri temtini in un ciclo una
pa.--te positiva di energia è passata dalle' sorgenti al sistema materiale, e non c'è modo di
recuperarla operando attraverso il campò elettromagnetico. N9tiamo, quindi, che la natura
dissipativa di questo termine si verifica anche senza conoscere Peffetto Jotùe; la legge di
Jouie, :in pratica, fornisce solamente l'infonnazione sulla natura della dissipazione, stabilendo
che la potenza dissipata nel volume V è completamente dissipata in calore.
Se consideriamo ora il mezzo materiale in esame dotato di tutte le proprietà esaminate salvo,
al più, l'omogeneità spaziale, allora l'espressione dell'integrando nel secondo i:ntegraIe (al 10
membro della relazione che esprime il teorema di Poynting) si semplifica nel seguente modo:

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'r

dove, anche in questo caso (come per ~, h 2 rappresenta il modulo quadro di g. Abbiamo
quindi:

J -a(-j.ili
Ot2
l "Z 1
+-6e
2
2) dv=-.6ta f( -J.Ùl.
2
l :2 1
+--:-6e
·2'
2) dv I

v V l
dove, essendo il volume fisso nel tempo, abbiamo potuto partire il segno di derivazione fuori
del segno di integrale. In Elettrotecnica tutte le variazioni sono statiche o quasi-statiche e
qumdi, per definizione} reversibili (poiché tt...7fto è infinitamente lento); dunque l'integrale a
secondo membro rappresenta proprio l'energia del campo elettromagnetico, perché bilancia
esattamente il lavoro che è stato fatto dalle sorgenti per passare dalle condizioni di assenza di
campo a quelle di campo presente Ìn tutto lo spazio. Bisogna allora vedere se questa
mterpretazione (che nel caso statico non è ambigua, ID. quanto è una conseguenza immediata ;
f
i
del principio di conservazione dell'energia) possa essere ritenuta valida anche per campi
arbitrari. La quantità:

almeno dal punto di vista. dimensionale, la possi~o . ·~interpretare come l'energia


elettromagnetica associata aI campo all'interno del volume, dato che le dimensÌorunon
cambiano sia che i campi siano· statici sia che siano dlnamici Affinché, però. si possa
continuare a chiamare "energia" deve, .sostanzialmente; essere rispettata··· la·· proprietà.
... fondamentale che" quaIsiasienergiainternadeve avere; come sappiamo, infatti, l'energia ._
interna-sÌ,d.isti:ri.guedalcalore,daI.fattç,4.i esserenna "funzione distato" '(cioè~çpende solo
dallo ., stato;deL· sistema e non dallatraiett.qria che ,ilsistemahapercorso'per ,. arnvarea tale
stato). Nercaso della.:~odjnamj~: :ÌIi~u{abbiamo a che fare con poche' ~~:~ " '
descrivono il sistema;(due,o tre), questa proprietà la si esprime dicendo che renergiainterru!::~e:;
deve essereun.diff~al~_esatto,cioè deve poter, ess~. esprimibile come ,il differenziale. di.. ,..::': c, '

una funzione che è pròprio la funzione di stato. E evidente che nel nostro caso l'integrale
considerato è una funzione di stato perché per poterla valutare è necessario conoscere soltanto
i valori di ~ e di g all'istante considerato, non importa come' si è arrivati a tali valori. Infatti,
siccome lo stato di un sistema è, per definizione, determinato dalle variabili di stato, nel nostro
caso queste sono proprio i campi elettrico e magnetico, che individuano completamente il
sistema (che nel nostro caso è il campo elettromagnetico). Allora l'integrale considerato
dipende solo dai valori assunti da.Ile v~abili di stato nell 'istante considerato e quindi è, per
de:f.wizione, una funzione di stato; nO~ll:IDo che cÌò può essere affermato grazie alle ipotesi
fatte sul mezzo, in particolare grazie all'ipotesi di non dispersività. Solo che in questo casQ
invece che essere funzione di due o trè variabili (come, ad esempio, in termodinamica in cui
esse sono la pressione, la temperatura e il volume specifico) l >-energia dipende da dei c-ampi,
quindi le variabili di stato non sono in nmnero finito ma ne sono un'infinità. Se i campi sono
defmiti in L2 il nostro sistema non è a stato vettore finito ma è a stato vettore con spazi
vettoriali .infiniti~ cioè per defmire lo stato del sistema non basta dare un numero finito di
valori ma almeno un'infinitànumerabile, cioè le c-Omponenti dei campi in un arbitrario sistema
di base. Nel tennine dell'espressione del teorema di Poynting c'è però una àerivata (che in
realtà è totale) rispetto al tempo e quindi questo termine rappresenta la variazione) nelI'unità
di tempo} dell'energia elettromagnetica accumulata all'interno del volume considerato.

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Buono Studio! =)
Quindi il teorema di Poynting ci dice che la potenza fo.rnita dalle sorgenti (te:rmine a 20
membro della. relazione che esprime l' emmciato del teorema) in parte viene dissipata per
effetto Joule, in parte varia l'energia elettromagnetica del sistema; ma allora l'altro termine (il
flusso del vettore dì Poynting) non può che rappresentare, una. S,ala cosa: è il lavoro fatto per
unità di tempo alI' esterno del sistema, ovvero la potenza ceduta all' esterno del sistema.
Osserviamo che tale tennine non rappresenta un'energia (un differenziale esatto) ma è un
lavoro fatto per unità di tempo (quello che in tennodinamica è indicato con 8L). TI risultato
importante è che questo lavoro fatto all'esterno del volume considerato, per unità di tempo, si
esprime attraverso il fluSso di un vettore (il vettore di Poynting), che ci dà una potenza. Quindi
è naturale interpretare il vettore ~ come la densità di flusso di potenza, nel senso che esso ci
da il numero di watt a metro quadro [W1m2] che attraversano il singolo elemento di superficie
(ovvero un flusso di energia attraverso la superficie). Tutta ciò che abbiamo detto ci porta
naturalmente (entro certi limiti) a dare effettivamente al campo elettromagnetico delle
proprietà energetiche. Cioè c'è una densità di energia elettromagnetica distribuita in tutto lo
spazio (a seconda di come è fatto il campo elettromagnetico) tale che integrando a qlliÙsiasi
volume otteniamo l'energia ad esso associata. Inoltre si può definire anche una densità di
flusso di questa energia (cioè poter vedere come si sposta questa energia) definita dal vettore
di Poynting, ~ che inizialmente è stato introdotto come un~':sem.plice espressione matematica.
," L'integrale di flusso di §. ci porta a pensare che il flusso ~illenergia sarà tanto più intenso
laddove ~ è intenso, e sarà diretto lungo la direzione di ~ (visto che c'è il prodotto s~alare di ~
con il versore normale alla superficie, se questa è ortogonale ad ~ allora c'è il masSllnofl'risso
di potenza; se invece è parallela non ci passa potenza attraverso la superficie);",.c;iqètì1tt0
accade come se il nostro campo elettromagnetico fosse un fluido (un liquido} cui. come a
sappiamo, ovviamente, si può attribuire un' energia cinetica, un' energia potenziale. dovuta alla
compressione; inoltre tale fluido~ se si muove attraverso una superficie, trasporta un'energia
(emetica e potenziale)dall'intemo all'èStéIDo. In mmliera perfettamente analoga il campo
elettromagneticD, pur:non avendo cmatteI1stiche materiali, ha tuttavia le proprietà d.:i;Ul1
qualsiasi mezzo materiale, dal punto di vista dell' energia elettromagnetica. '> :: ': '

L'unico fattoè che la superficie attraverso cui sì va a valutare il flusso di energia deve essere chiusa, avendo
applicato il teorema della divergenza di Gauss.

OsseI\liamo che ci può essere qualche dubbio sull'interpretazione'derrintegrale di flusso, del 4


vettore di Poyntillg, come esprimente effettivamente un flusso di potenza attraverso una
superfìcie. Questa interpretazione però non è una conseguenza matematica del teorema in
quanto esso richiede che la superficie attraverso cui si va a valutare il flusso sia chiusa; ciò
significa, infatti, che se al nostro vettore' di-'Poynting aggiungiamo un qualunque altro vettore a
divergenza nulla cioè, ad. esempio, consideriamo il vettore:

s'=s+yxa
- -

dove l!: è un vettore arbitrario, allora per questo nuovo vettore vale lo stesso tearem..1. in quanto
il flusso di §.' attraverso una quahmque superficie chiusa coincide con il flusso di §.. TI che
significa dire che di vettori di Poynting ne esistono infmit~ ottenuti da un vettore definito
come §.=~xh, aggiungendoci il rotore di un vettore arbitrario, di cui §. è quello più semplice. il
fatto, però, che di vettori che soddisfano il teoreIlli'1 di Poynting ne esist..'illo irrfmiti deve farc,i
andare cauti sull'interpretazione fisica di tale vettore (non del flusso del vettore, che e
fisicamente definito) come un ente che ci :indica la direzione e l'intensità del flusso di potenza~
1- 61

: .
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infatti se CQnsideriamo un altro vettore, ad esempio §.', possiamo tranquillamente dire che la
direzione e l'intensità del flusso di potenza non" sono dati da § ma da §'. visto che anch'esso
soddisfa lo stesso teorema. Il motivo per cui si da quest'ulteriore interpretazione fisica "al
vettore di Poynting è sostanzialmente duplice: innanzitutto- vedremo, nel ~ di campi ad
elevata frequenza, in particolare in ottica, che se si va a valutare il vettore di Poynting, ~ esso
è diretto sempre nella stessa direzione di propagazione del raggio luminoso, ed è più intenso
laddove il raggio luminoso è phì intenso, e viceversa; è qumdi naurrale assmnere che laddove
il raggio luminoso sia più intenso ci sia un flusso di potenza maggiore, e la cui direzione sia
quella di propagazione del raggio. Questa stessa proprietà vale, come vedremo, per qualsiasi
campo elettromagnetico, purché sia a sufficiente distanza dalle sorgenti che lo generano; in tal
caso, infatti, vedremo che il campo elettromagnetico si propaga con onde di tipo sferico e il
vettore di Poynting ad esso associato è ruretto radialmente, cioè esattamente nella direzione e
nel verso in cui si espande l'onda sferica. Dunque in questi casi, di interess~ applicativo (in
particolare nelle telecomunicazioni), il vettore di Poynting ha la particolarità di essere sempre
diretto nella direzione "'giusta", cioè quella in cui ci aspettiamo si propaghi l'energia
elettromagnetica; ciò giustifica questo eccesso di interpretazione (cioè passare dall'integrale
nel suo complesso al1'mtegrando) nel dire che non soltanto l'integrale ci dà il flusso" di
potenza ma che l'integrando ci rappresenta anche il,modo con cui questo flusso di potenza si è
distribuito lungo la superficie chiusa. Questa è sicuramente un'indicazione senza nessun
rischio di equivoc4 in quanto ogni qualvolta dovremo valutare un flusso di potenza.' su un
sistema la superficie sarà sempre chiusa, quindi il flusso sarà sempre lo stesso qualunque sia il
vettore di Poynting che si adopera;; .Manonc'è sicuramentenesstnl .rischio di ambiguità
nell'arricchire questo risultato (dì flusso sulle superfici chiuse) CCln un'interpr~tazione del
i

sÌIl:,oolo flusso attraverso ogni punto "della superficie, dicendo· che non soltanto il flusso totàie è
cosÌ fatto(cioèè'Wlflusso dipotenza}ma,. in realtà, anche punto per punto ilflUsso·di potenza
avviertenelladirez1onee-con l'intensità prevista. dal vettore.diPoyntmg, ~.Ci. sono però dei
casi in cui.questa mterpretazione, portata fino in fondo, porta a. risultati paradossali. Ad
esempio, se abbiamo un condensatore canc.Q e un magnete "abbiamo un ·cainpo
elettromagnetico statico.m tutto lo spazio; in questo caso l'intuizione porta ad affermare che
non c'è nessun flusso di potenza, in quanto è tutto fenno. Vicevers~ se insistiamo nel "dare al
vettore di Poynting l'interpretazione di flusso di potenza locale, saremo portati a dire che in
questa. condizione statica. c'è un flusso di potenza in tutto lo spazio, che pero è solenoidale
(cioè un flusso di potenza in cui le linee di flusso si chiudono sempre su se stesse); in questo
caso è naturalmente più intuitivo dire che non c'è flusso di potenza in quanto è tutto
stazionario. Salvo questi casi particolari, in tutti i casi di nostro interesse, nell'ambito
telecomunicativo, non c'è nessun "rischio di interpretazione del vettore diPoynting, non
soltanto dal punto di vi~..a matematico, ma anche dai punto di vista della intuizione, se gli
attribuiamo l'ulteriore significato a tale vettore. In dermitiva, però. quello che conta è andare a
valutare il fhlSSO di potenza (cioè calcolare l'integrale) trasferità verso l'esterno. Spesso, nelle
applicazioni, si é anche interessati a valutare qual è la poterrza che te altre sorgenti esterne
consegnano ?-ll'interno del sistema; l'integrale di flusso deÌ vettore di Poynting col segno
cambiato rappresenta il flusso di potenza che dall'esterno va all'interno del sÌstema. Questo
fatto mette in rilievo un' altra cosa che avevamo anticipato e che dà cosi grande rilevan;za al
concetto di campo elettromagnetko. Se siamo interessati a valutare la potenza genera~ o
assorbita., dalle sorgenti (valutare le forze sulle cariche, ecc.) basta valutare il flusso ~
potenza, conoscendo il campo tutto intorno alle sorgenti. Se questa potenza, che ad esempiO
entra all'interno del volume considerato, non si dissipa all'interno andrà a fInire naturalmente
tutta sulle sorgenti. Quindi la conoscenza del campo elettromagnetico nell'intorno del sistema
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in cui bisogna valutare gli scambi energetici è del tutto sufficiente a calcolare qualunque
bilancio energetico. Da ciò anche l'importanza del teorema di Poynting che senza che si
conosca nulla sulle sorgenti del campo (integrale a secondo membro) permette, grazie soltanto
alla conoscenza dei camp~ di conoscere tutto sulle potenze in.gioco nel sistema. Quanto detto, Cl
ovviamente, vale nel caso in cui il mezzo sia non dispersivo; mà in molte delle applicazioni,
invece, il mezzo è dispersivo. In questo caso il secondo tennine a primo membro della
relazione che esprime il teorema di Poynting non è più interpretabile univocamente come l.ma
variazione di energia (come vedremo in seguito), ma ci sarà, in generale, sia una variazione di
energia che una dissipazione. Per poterne conoscere di più, o conosciamo iI sistema· fino in
fondo (ovvero tutte le variabili di stato) oppure dobbiamo rendere meno generali le variazioni
temporali che possono assumere i camp i elettromagnetici (sulla cui generalità, nel teorema di
Poynting, non abbiamo farto alcuna ipotesi). È abbastanza intuitivo che se rinunciamo alla
generalità delle variazioni temporali, forse riusciamo ad. ottenere qualcosa. di più generale sulle
caratteristiche del mezzo; viceversa, infatti, nel caso di massima generalità (delle variazioni
temporali del campo elettromagnetico) abbiamo visto che la validità del teorema. richiedeva
ipotesi molto restrittive sul mezzo. In realtà, è proprio quello che accade: le variazioni
temporali di particolare interesse, come sappiamo, sono quelle smusoidali; già sarebbe molto
poter dire qua1co~ nel caso di mezzi dispersiv~ anche se1imitatamente ai campi che variano
SÌ.ii.usoidalmente nel tempo. Viene qumdi spontaneo cercarè di scrivere il teoremadiPbynting
per il caso in cui le grandezze variano smusoidaImente nel tempo. Intal caso già sapp'iamo che
le potenze, essendo prodotti di grandezze sinusoidali, sarà ognuna costituita dalla somma di
due termini, lUlO che rappresenta il valor medio ddlapotenza e l'altro oscillante,~.fÌ':~quenza
doppia. Essendo le variazioni delle grandezze, nei casi di mteresse, molto lente~rispètl:0 al
periodo, non siamo interessati a seguire ali' interno del periodo l'evoluzione della potenza ma
quanto questa, mediamente, vale in un periodo (ai fini di valutare l'energia ceduta in un certo
intervallo di tempo, data dalla poteIW! ~~4iamoltiplkata per l'ampiezza dell'interVallo di
tempo). . .. ...... . ... .
Riportiamo la relaZiorie·che esprime iI teorema di Poynting:

1s -:-. ds+ S(v -St


Sol
-.D
00\ + f J·e dv = - f Jo·e dv
òb e .-=-)dv
h·-=-+-&t
v
--
v
--

dove ~=~xh è il vettore dj . ~Jnting. Finora abbiamo visto quale significato fisico assumessero
questi integrali. Esso "~va dal fatto che il mezzo interessato godesse di part1c.olari
proprietà; l'lL~ca non richiesta era la proprietà di omogeneità nello spazio. Per la validiti di
queste proprietà, infatti, erano valide le seguenti espressioni:

Vediamo fino a che livello di astrazione possiamo spingere tale interpretazione energetica,
cioè come si modifica. l'espressione del teorema se i mezzi non soddisfano le proprietà ~ cui
si è parlato precedente....--nente. Affmché il 2 0 integrale a lO membro ronservÌ l'interpre~:on~
di "energia elettromagnetica del campo" è necessario che siano valide le propneta .d~
omogeneità nel tempo e non dispersione nel tempo e nello spazio. La non omogeneItà
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temporale renderebbe l'integrale dipendente oltre che daWistante in cui si vanno a considerare
i campi anche dalle caratteristiche del mezzo nello stesso istante, cioè da e e J.I. (che non
potrebbero essere più portate fuori del segno di derivata); la. dispersività nel tempo rende
l'integrale dipendente non soltanto dalFistante in cui si va a.va.lutare l'integrando ma anche
dalla storia passata e, analogamente, la dispersività nello spazio cOmporterebbe che rintegrale
dipenda non soltanto dai valori dei campi in un certo punto dello spazio ma anche dai valori
assunti negli altri punti. Sono tutte queste proprietà (omogeneità nel tempo, non dispersività
nel tempo e nello spazio) che fanno sÌ che l'integrando resti una funzione di stato e rappresenti
un'energia. L'anisotropia del mezzo, invece, renderebbe e e ~ delle matrici, che però devono
essere simmetriche affmché si possa scrivere le espressione:

h.~ =~(~h.lth)
- 8t 8t 2 - ;:-

e analogamente per il campo elettrico. Anche la Iinearità (come Pisotropia} non è


indispensabile perché ciò comporterebbe è soltanto un legame non linea..--e fra i campi ~ le
induzioni e quindi una forma più complessa in cui sarà espresso l'integrando (Ìnvece che della
semplice forma quadra.tica che avrebbe se i! mezzo fosse liùeare e al più anisotropo con E ed J.L
matrici simmetriche).
" Se il mezzo è dispersivo allora il termine:

-ÒJ( ab ad)'
! h·-=+ e·---'=. dv
et \- òt - òt
v

non Pu.ò ràppresentare più la varhiziOiie-'-di energia interna, cioè FintegraIe nOll-èpiù una
funzione di sta.to:inquanto sei! mezzo è dispersivo lo stato del sistema all'istante considerato
dipende dulia storia precedente. Dal punto di vista fisico questo termine, che è sempre Un '
lavoro fatto dalla sorgenti per unità di tempo, non corrisponde di netto ad una variazione di
energia accumulata perché in. questo termine. oltre a variazioni di energia, dovrà tener conto
anche dei fenomeni dissipativi (e ciò è quello che fa passare questo termine da. wl. differenziale
esatto a un difrèrenziale non esatto). Quind'4 se il mezzo è dispersivo, non è più possibile
ÌIltrcdurre :in modo,non ambiguo (in modo diretto) un'energia elettromagnetica in termini
soltanto di grandezze di campo, in quanto il termine che stiamo considerando in parte,
eventu.almente, lo si ritrova sotto forma di variazione dell'energia elettromagnetica interna
(o\t-vero del sistema che costituisce il nostro mezzo materiale) e in parte sarà dissipata sotto
forma di qualche processo non reversibile. Però la separazione fra questi due effetti, Ìn genere,
non è possibile farla conoscendo soltanto le relazioni c.ostitutive ma bisogna anche conoscere
come è fatto il mezzo materiale. In altri termini, se c'è dispersione, qu.esta quantità non è più
u..'1Ìvocamente interpretabile semplicemente come una variazione di energia ma dO\r-rn, in
genere, tener conto sia di variazioni di energia e sia di fenomeru di dissipazione (di scambi
Ìrreversibili e quindi di generazioni di calore); però non è possibile distinguere, senza ulteriori
informazioni su come è fatto il mezzo materiale, quale parte di questa energia è attribwòile al
campo elettromagnetico, quale parte all'energia, ad esempio, elastica e quale parte alle altre
forme di energia che ci possono essere ali' interno del sistema..

Ad esempio. nel caso di plasma freddo senza collisioni. conoscendo tutte le variabili di stato è possibile definire
correttamente tutti i termini dell'espressione del teorema di Poynting; perÒ per il termine relativo alla
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dissipazione per effetto Jollle corrisponderà fisicamente un altro termine. Inlàtti si ha che dalla relazione di
forza (di Nev.ton e della densità di forza di Lorentz) linearizzata si ha che:

mov
e =_-=.--
qOt
f
"' l
I

/
ma lo=Noq Y.. e quindi si ha: /
\

T "N
./o·e =
Ov 0(1 ..
oIDV'-=-= - -Nomv

- - - et òt \2 )

futegrnndo allora si ottiene:

e rappresenta al variazione di energia cinetica dOv'Uta alla va.riazione di moto degli elettroni. Quindi quella che
era una energia dissipata ora, con l'introduzione di tutte le opportune variabili di stato dei sistema, è diventata
Ullà variazione di energia. cinetica.•a..llora., nel caso di modello completo, il teorema di Poynting indica un
bilancio completo fra variazioni di energia elettromagnetica ed energia interna al mezzo steSSo.

Volendo avere un bilancio energetico in termini delle sole grandezze elettromagnetiche anche
nel caso di mezzo dispersivo, bisogna :frssare le variazioni temporali dei ca..T!lpi. A questo
punto, allora, consideriamo solamente variazioni di tipo smusoidale e vedia..o~o" qual è la
formulazione del teorema di Poynting.
Osserviamo che nel caso di grandezze sÌnusoidali siamo interessati al valer medio di tali
grandezze e non ai valori istantanei; ana1ogamente~ in. term:inidi scambi energetici, siamo
interessati ai valori med.idi taIiscambi. Considerate due generiche grandezze sÌnusoidali a cui
associamo i relativi fasor.!., ov'Vero:

ra(t) =a Sill(illt + a) ~ A = aejc:.

lb(t) = b sin(ffit -7- 13)· -+

il valore medio del prodotto è dato da:

1 (
< ab >= 2 Re ..W C).
E nattrrale allora, nel caso di campi che variano sinuso idalmente , definire il vetrare di
PO,vnting nel dominio dellaJrequen=a come:
f: ........ -_I

1 •
S=-ExH
2- -

OsservÌa..'!lO però che in tale denominazione è stato fatto un abuso di linguaggio perché, a
rigore, questo vettore è il vettore di POy 11ting per grandezze sinusoidali, mentre il vettore di
Poynting nel dominio della frequenza è la trnsfonnata di Fomier del vettore di Poynting nel
dominio del tempo che non sarà un prodotte vetioriale bensÌ un prodotto di convoluzione.
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Quindi, in. realtà, il vettore di Poynting così definito è quel vettore la cui parte reale fornisce il
valore medio del vettore di Poynting nel dominio del tempo. Per questo vettore S è possibile
definire il teorema di Poynting nel dominio della frequenza, o meglio nel dominio dei fasori
(per il motivo che abbiamo evidenziato prima). A tale scopo ,consideriamo le equazioni di
Ma:nvell nel dominio della frequenza, relativamente ai campi ~ eri !b in cui la m è un
parametro (nel senso che ciò che vale per una pulsazione Ci) vale per ogni m); esse sono
ovviamente:
'V x E = - jCD )J.H
{ Vx H = j(j)f;E+O'E+Io

dove abbiamo messo in evidenza le sorgenti impresse, lo, Calcoliamoci la divergenza"~


vettore di P o y n t i n g : ' 1
V{&x!})=l}vx~-~.VX!}

V .§ = ~ V . ( E x H· ) ' ~ \ ~ [H· . V x E - E . (V x Hf] =

Poiché siamo interessati agli scambi medi di energia,. separiamo le parti reaEè!alla parti"
immaginarie. A tale scopo indichiamo oon ~;: .:,;;:1: ~~.: ~

,-""_a.
..,.." ..... _.

Da ciò si ricavano le relazioni:

Osserviamo che tali relazioni, essendo state ricavate da considerazioni di carattere ma~lnatico
(sulla base delle trasformate di Fourier delle equazioni di Maxwell), sono valide s-iÌl "per i
vettori trasformati secondo Fourier sia per i fasori corrispondenti ai campi sinuso,idaIi;
sottolineia..'llo però che questo teorema di PO)1lting nel dominio della frequep.za (per quanto
detto precedentemente), nel suo complesso, non. rappresenta la. trasfonnata di Fourier dei vari
termini del relativo teorema nel dominio del tempo (ma vede soltanto impiegate le trasformate
di Fourier o i fasori di grandezze sinusoidali). Integriamo ora quest..e relazioni su un volume
finito arbitrario, V. di superficie S~ otterremo: .
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Andiamo ad. analizzare i singoli termini della prima relazione; abbiamo visto (quando
abbiamo analizzato il teorema di Poynting nel dcniinio del tempo) che il termine (~ . lo) è la

densità di potenza fornita dalle sorgenti. Ciò vuoI dire ch~ennine Re( - ~ E . r;) rappresenta

la densità di potenza media fornita dalle sorgenti e quindi l'integrale a 2° membro rappresenta
la potenza media fornita dalle sorgen~ detta po lenza reale o attiva, Pr . II lO termine· a primo
membro, essendo ~=Re® il valore medio del vettore di Poynting nel dominio del tempo,
rappresenta il flusso medio di potenza che fluisce attraverso la superficie S che racchiude il
volume V. li terzo integrale a lO mem.brò èil valore medio del corrispondente termine nel
dominio del tempo e qumdi rappresenta'la potenza media dissipata per effetto Jonle: Per quel
che riguarda il secondo termine a l a membro, esso è comunque una potenza ma nonposs iamo
affennare che l'integrale rappresenti la variazione media di energia elettromagnetica .datoche
per grandezze smusoidali (o comunque periodiche) le variazioni medie sono nu11e~IThrealtà
questo termine rappresenta le perdite per isteresi dielettdca e magnetica nel mezzo (ovvero
la potenza media dissipata per isteresi dielettrica e magnetica). Infatti se il mezzo è passivo
(cioè capace di assorbire, energia) allora a~O e quindi sia C2 sia J..L2saranno non negative
(al-t:r..menti si avrebbe~ essendo il modulo qUadro di Ee di H quantità positive, energia ceduta -
dal mezzo. al campo, :in contraddizione con la passività del mezzo stesso); Ìn questo modo è
anche evidente perché, quando sono state an.alizzate le relazioni di dispersione, le parti
immaginarie.delle E e ~. sono state legate alle perdite del mezzo. Quindi la condizione che E2,
!-t2 :2:0 implica.che vi è energia dissipata in calore per isteresi; tale dissipazione, però, risulta
dipendere proporzionalmente dalla frequenza, e quindi a frequenza zero non. dovrebbero
esserci perdite per isteresi nel mezzo. Ciò sembra essere in contraddizione con il fenomeno di
isteresi magnetica che è presente, ad esempio, nei materiali ferromagnetici anche per cam:pi
costanti (cioè a frequenza zero); ciò è dovuto al fatto che l'interpretazione energetica fatta per
il teorema di Poynting è limitata a mezzi lineari, mentre i mezzi ferromagnetici sono
fortemente non line~.-r.. Quindi per mezzi nonnali, per Cù=O, abbiamo soltanto dissipazione per
effetto J oule. .

Da queste ultime considerazioni possiamo CsaII'inarc più in dcttagiio lccarattcrisliche dci mezzi dispersivi.
Dalle relazioni di dispersione sappiamo che se un mezzo è dispersivo nel tempo (cioè e e !-L sono funziorù di Ij»)
allora Im(e) e 1rn(tJ.) sono diverse da zero e ciò. come abbiamo visto. significa che il mezzo presenta delle
perdite per isteresi dielettrica e magnetica. Ovviamente possono esserci delle frequenze per le quali risulta:
l
Im(e)=Im(i-l)=O; tale evenienza, pèrò, non può presentarsi in un'intera banda di frequenze perch.é le funzioni
llnCe) è Im(i-L) sono. come sappiamo, funzjollÌ analitiche e se fossero nulle in un intero intervallo 5ruebbero
identicamente nulle ovunque. Ciò, sempre dalle relazioru di disrrsionc, implicherebbe e c i-l costan~ co~ CD:
contro l'ipotesi di mezzo dispersivo. Può Cll.pitare, pero, che in certe bande di frequenze le parti i.mrn.aglrulne dl
é e ì-L siano cosÌ piccole (ma comunque diverse da zero) da poter essere trascurate; in tal caso il mezzo, pur
essendo dispersivo, è praticamente privo di pèrdite in tale banda di frequenze. Poiché tutti i mezzi sono

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dispersivi (in effetti tutti i mezzi che supponiamo non dispersivi non sono rigorosamente tali. ma presentano
una s e una ~ che variano di poco in detenninate bande di frequenze, tali da poterle ritenere praticamente
costanti in tali bande:) e: poiché, come: si è visto, tutti i mezzi presentano delle: perdite, è estremamente
importante, ai fini telecomunicativi, la presenza di opportune bande di ~quenze (dette finestre) nelle quali si
possono trascurare le perdite; questo perché le perdite, con la dissipazione di potenza media che comportano,
fanno attenuare il segnale che si propaga (essendo tale potenza. fornita proprio dal :>egnale).
r
AncDra una volta è emersa l'importanza del teorema di Poynting il quale ci permette di I
valutare l'energia fornita dalle sorgenti, quando si conoscono tutte le grandezze al primo
membro cieli' espressione di tale teorema, anche non conoscendo nulla. sulle sorgenti stesse. In
defInitiva, la parte reale del teorema di Poynting nel dominio della frequenza è suscettibile di
una interpretazione energetica anche nel caso di meZzi dispersivi: la potenza. attiva (potenza
r
media fornita dalle sorgenti) in parte si dissipa per effetto Joule (perdite di conducibilità), in J) ci" _
parte si dissipa per isteresi dielettrica e magnetica e in parte fluisce verso l'esterno, sotto Yéii-r i'<\.. 1
flusso medio di potenza. L'analisi riguardante il termine dissipativo per isteresi ci fornisce dei
limiti alle possibili frequenze utilizzabili per le trasmissioni; in effetti, a bassa frequen.za, •
basta mantenersi lontani dalle frequenze di risonanza, mentre per trasmissioni su :frequ~e l
dell' ordine dei GHz dOV'TaIillo essere selezionate delle opportune bande di trasmissione poiché
cominciano a f.1Ie sentire il loro peso le componenti atmosferiche (verso i 18 GHz vi è
assorbimento di energia da p~deCvapore acqueo, verso i 28 GHz da parte dell'ossigeno,
ecc.).
Andiamo ora ad analizzare ·l'uguaglianza relativa ai termini immaginari,· che
dimensionalmente sono ancora delle potenze; riscriviamola in. questo modo:

. ~ ~ (--' .
.-:'~'tl."''''-_~.' ,; ..

.
. ,"-'

U:secondo integrale a lO membro, se il mezzo fosse non dispersivo (cioè e2=~2=O),


- ... , "rappresenterebbe la differenza fra i valori medi di energia magnetica ed energia elettrica. Nel
nostro caso, cioè di mezzo dissipativo, possiamo dire, con abuso di linguaggio, che tale
tennine rappresenta la differenza fra 1'energia magnetica media e l'energia elettrica media
immagazzinate nel volume V, ovvero lo sbilanciamento fra questi ctlletipi di energie (che se il
mezzo è dissipativO' sono, in realtà, delle pseudo-energie). L'integrale a secondo membro è
semplicemente la parte immaginaria di un numero complesso a erri non possiamo attribuire
alcun signiflCato fIsico; tuttavia, in analogia al nome attribuito alla corrispondente parte reale,
chiameremo questo tennine potenza immaginaria o reattiva, Pio Analogamente, il primo
tennine a lO:membro è detto flusso di potenza re attiva. Quindi possiamo, dire ·che la part~
immaginaria del teorema di Poynting nel dominio della frequenza è Wl'equazione di
conservazione di potenza reattiva: la potenza reattiva. fornita· dalle sorgenti in parte fluisce
attraverso la superficie S e in parte determina uno sbilanciamento di energia magnetica media
" ed energia èlettrica media. Ricordiamo che a bassa frequenza (applicazioni elettrotecniche)
alla presenza di potenza re attiva deve sempre associarSI un amnento delle perdite nel mezzo,
sempre che si voglia mantenere uno stesso trasferimento di potenza reale. Infatti per mantenere
costante la potenza reale i campi devono essere aumentati e ciò comporta un
sovraddimensionarnenttì dei generatori di tale campo. Però, mentre alle basse frequenze
generatori di elevata potenza comportano un costo contenuto del singolo watt di potenza
erogata, alle alte frequenze il costo dell'unità di potenza prodotta cresce circa con il cubo della

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potenza erogata dal generatore. Ad esempio, alle frequenze industriali, più elevata è la potenza
inst,1.11ata., più basso è il costo del singolo watt prodotto; viceversa, in alta frequenza, più
elevata è la potenza che può erogare il generatore più costa il singolo watt. Quindi è
preferibile, a parità di potenza attiva erogata, mantenere i campi il più possibile contenuti~
questo lo si ha solo se la potenza reattiva è molto piccola. Tale aspetto è dOIl1Ìnc'1nte anche
sulle perdite per effetto J oule visto che al crescere della frequenza tali perdite diminuiscono
(ricordiamo infatti che: ~q=e+aljCù).

Osserviamo che alle alte frequenze potrebbe essere accettato un effetto reattivo dei circuiti per l'intera banda di
frequenze di interesse solo se esso è uniforme in tutta questa band~ se così non fosse avremmo
un'ampliiic:.az.ione di alcune componenti del segnale rispetto ad altre, andando così a modi!ìcare il contenuto
dell'informazione (costituito dalla somma di opportune sinusoidi dello sviluppo in serie di Fourie.r del segnale
da trasmettere).

, Osserviamo che per eliminare la potenza. reattiva non possiamo pensare di operare (come
viene fatto in Elettrotecnica) utilizzando dei circuiti rifasanti poiché tale rifa.samento
avverrebbe in corrispondenza di un'unica frequenza, mentre alle altre frequenze il circuito
avreb be un andamento risonante, ovvero aì/remmo un comportamento molto selettivo in
frequenza. Ciò vuoI dire éhe eliminando la potenza reattiva nel modo descritto non è più
possibile trasmettere un segnale che richieda un...1. banda di frequenze piuttosto largà perché,
avendo ristretto la banda su cui il sistema telecomurucativo può operare, s1 rischia di
deformare il segnale; questo fatto rappresenta lilla grossa lllnitazione in qu.mto i, segnali
tra.çportano 1m. num:;ro di informazioni tanto più grande quanto più.·largo è iLJor:çr spettro.
Questo è il motivo per c~ ad esempio, un segnale puramente s1nusoidale, cioè costirnto da
tL.l.'unica frequenza, non può trasmettere alcuna infonnazione (e quindi di alcun interesse
applicatiyo)., In conclusione la potenza reattiva deve.ma.."ltenersÌ molto contenuta almeno entro
i limiti della banda cui siamo interessati per la trasmissione delle infonnazioni; ciò si traduce
nella condizione che nel mezzo considerato (dall'espressione:della parte immagin..ma del
teorema. di Poyrrting) i campi si mantengano sostanzialmente bilanciati.

Ossen'lamo che, poiche al campo elettromagnetico è stato associata. un'energia relativamente .alle tòrze che
esso esplica sui mezzi materia1.i, è possibile introdurre anche una quantità di moto ed un momento d'inerzia.
Essi sono indispensabili nella. trattazione di sistemi meccanici che sfrunano le;.energie relativedovme ai campi.
Tale aspetto, però, non viene approtàndilo in questa sede perché i sistemi rranatiin .applicazioni
te!ecomurucative non soho di questo genere.

~~- Defrn;itl, ,dei sistemi di equazioni chiusi (nel dominio del tempo e della frequenza) in cui le
;1 incognite sono i campi, nei vari aspetti esarnÌnati per di'versi mezzi materiali, a questo punto è
importante defrnire almeno delle condizioni sufficienti, sotto fonna di particolari condizioni
sai campi: che pennettallo di trovare una soluzione unica per le' equazioni di :"'bxwell (la cui
esistenza viene data pa scontata) Queste coneliz io!'..] , oltre allè proprietà matematiche per
assicurare l'unicità, devono soddisfare sia requisiti legati al tipo di soluzione cercata sia la
proprietà di causalità del sistema~ visto che le equazioni non tengono conta della fisica
realizzabilità dell'insieme sorgenti-mezzo.
Tali condizioni sufficienti sono i teoremi di unicità che dovranno essere definiti sia per
sistemi nel dominio del tempo sia per sistemi nel dominio della frequeI1Z.:l, o meglio per
grandezze sinusoidali. Inoltre sono da esaminare due tipi di problemi: un problema interno e
l'ù1 problema esterno, a seconda che si vogliano risolvere le equazioni di i\1axweIl all'interno
di un volume limitato o in un volume che, almeno in parte, si estenda alrinfmito (tipicamente
1- 69

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all'esterno di un volume limitato). In definitiva si individuano quattro classi di teoremi di
wllcità:

Problema Interno nel Dominio del T Problema Interno-ne1 DOm1nlo della Fre
Problema Esterno nel Dominio del Tem Problema Esterno nel Dominio della F

Nel caso del problema interno nel dominio del tempo, si considera una superficie S che
racchiude un certo volume V, sufficientemente regolare da
paterne definire la normale quasi ovunque. Poiché nel S
dominio del tempo le incognite delle equazioni di Maxweil
sono funzioni sÌa dello spazio che del tempo, l'unicità sarà
assÌcmata se verranno assegnate delle condizioni al V
contorno e delle condizioni iniziali; le condizioni iniziali
danno la conoscenza dei campi in tutto il volume in un
istante iniziale, mentre le condizioni al contorno danno informazioni sulle componenti dei
campi sulla superficie S. Ebbene si dimostra che le condizioni iniziali:

VrEV

(che sono limitate ai soli campi e non anche alle derivate prime perché il sistema di equnzioni
è di lO grado), unitamenteallecondizioni>aLcontorno:,

~ x ~s oppure t x ~s > 'v't 2: t o

.. ,:. (oppure una loro combinazione lineare) assicurano l'unicità del problema intemonel dominio
del ~o. Osserviamo che l'aver assegnato le .condizioni iniziali sia sU~. sia su g comporta
l ~aver fissato tali condizioni per ognuno dei campi e per la sua derivaci temporale, dato che
l'lmo è legato alla derivata temporale dell'altro dalle eCfl1azioni di Maxwell. Per quanto
riguarda le condizioni al contorno,notiamo che bisogna assegnare soltanto le componenti
tangenziali e per uno solo dei campi. Da ciò si deduce .che~ ad esempio, assegnato il campo
elettrico soltanto una particolare distribuzione di campo magnetico sarà ad esso compatibile, e
viceversa; essendoci dipendenza fra i campi, dalle equazioni di Maxwell, rassegnare
arbitrariamente le componenti farebbe perdere la risolubilità. al problema. .
Per quanto rigtiarda il problema esterno nel dominio del tempo, si ha una' complicazione
rispetto a quello. interno in quanto oltre alle condiziopi precedenti dovranno essere considerate
anche quelle all'infinito. Esse vengono fomite sulla base della validità del principio di
c,;'1.usalità per sorgenti al fmito, e si tiene conto della propagazione dei campi con. velocità
finita; in tal modo esistera sempre, 'g't;:·to, una sfera di raggio r=c·t (c: velociti. della luce nel
mezzo considerato) all'esterno della quale il campo è nullo (non è ancora giunta in tale
regione di spazio l'effetto delle sorgenti).
Nel dominio della frequenza i problemi sono analoghi ma non essendovi il tempo non si potrà
più parlare di condizioni iniziali, visto che la ID è un parametro; infatti la soluzione dei
problemi di equazioni sono ricavate dall'insieme delle possibili soluzioni relative ad ogni
singola frequenza ID E [O, +co[. Questo implica dover trovare delle condizioni al contorno che

1- 7Q

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vID definiscano l'unicità dei campi. Per il problema interno nel dominio della frequenza la
soluzione sarà mtica, date le condizioni aI contorno, a meno di soluzioni risonanti.
Per il problema esterno nel dominio della frequenza dovranno essere date anche delle
condizioni a11' cO, ma non possiamo seguire il ragionamento gegilito nel dominio del tempo per
che siamo in condizioni di regime (supponiamo di avere a che fare con grandezze sinusoidali)
e quindi i campi saranno diversi da zero in tutto lo spazio. In questo caso (in condizioni di
regime) non può esistere un. intorno dell'infinito in C1.U il ~1.mpO sia identicamente nullo
perché, siccome è trascorso un tempo infinito dall'accensione delle sorgenti, il campo avrà
avuto modo di propagarsi in tutto lo spazio; si attenuerà, cioè andrà a zero all'infinito. Fra
l'altro, siccome si dimostra che la soluzione delle equazioni di Maxwell nel dominio della
frequenza è una funzione anaIiti~ se esistesse in intorno dell'infinito in cui la :fimzione è
identicamente nulla allora essa sarebbe identicamente nulla dappertutto. Una condizione che
tenga cDnto della fisica realizzabilità è legata al fatto che l'energia si mantenga limitata; ciò
accade se:
:~-

dove C è una costante arbitraria; analoga condizione vale, ovviamente, anche per H. Tale
condizione esprime infatti che i camPi vadano a zero, all'infinito, almeno come l/re quindi il
vettore di Poynting, all'infinito,anili-~ ako almeno come II? PercuÌ ~Icolando.il flusso di
potenza attraverso l.illa qualunque superficie, ad esempio, sferic~ all 'infinito tale superficie
tende all'co CDme r2 e quffidi al più tale potenza rimane costante fino all'co, ma.,non.:vipotrà
essere creazione di potenza all'infinito. Tale condizione però non basta perspecifiearese il
flusso dì potenza va verso l'co o dall'co verso le sorgenti; bisogna allora bisogna imporre
un'altra cond~c:ne.detta condizione di radiazioJW all'co o.di Sommerfeld, cioè:., .~.:~...

dove la quantità ~ è detta impedenza intrinseca del mezzo ed è data da:

e nel vuoto vale: ~ =120 1t n == 377 D.. Osserviamo che in questa condizione di radiazione
all'co è staro sCt!lto il segno "-" anziché il segno «+" (che ci avrebbe garantito anCDra l'unici.tà
della soluzione) perché con quest~lùtima scelta avremmo imposto che il flusso di potenz.'1
fosse andato daIl'infrnito verso le sorgenti e non viceversa. Tra tutte le possibili condizioni di
unicità, quindi, abbiamo scelto quella che soddisfa lUl ulteriore requisito: la causalità, mrvero
un flusso irreversibile di potenza verso l'infinito; ciò è dovuto al fatto che le equazioni di
Ma.....'V,;ell sono reversibili, e quindi ammettono anche soluzioni che dall'cO vanno verso le
sorgenti. Tale condizione esprime il fatto che in un'intorno dell'C() i campi E ed H non sono
del tutto indipendenti ma sono intimamente legati fra loro; ovvero, a meno di infinitesimi di
ordine superiore al secondo, risulta:

E=sH x -i r
1- 71

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f.

Tale relazione ci dice che il vettore E è ortogonale ad. H e ad ir e, dalle equazioni di Maxwell,
si ricava anche che H è ortogonale ad lr ; quindi il vettore di Poynting resta reale e diretto come
Ìr· Si ottiene cosÌ una potenza reale positiva a cui sarà associato un flusso uscente dalle
superfici chiuse e diretto dalle sorgenti verso l'infinito. Risulta ~i: J
l
S=-ExH
- 2- -
• =-EXl
1
2ç -
~ xE • = l- [~l ( E·E
r - zç r - -
*) -E a(E'l~)] =-E
- - r
l 1~2~

l
r J
Osserviamo che le condizioni di radiazione all'co (da. imporre nei problemi esterni nel dominio
della frequenza) sono banalmente verificate nel caso di mezzi con perdite. J
Dimostriamo ora il teorema di unicità per il problema interno nel dominio del tempo.
Consideriamo la relazione che esprime il teorema di Poynting nel dorn.inio del tempo

1
Supponiamo che eslsUmo due soluzioni delle stesse. equazioni di ~faxwell ~h !lI) ed ~ 10
che soddisfino alle stesse condizioni iniziali e alle stesse condizioni aI contorno. ,Allora i
campi ottenuti per differenza:fra queste soluzioni, cioè:

rappresentanoanch~essiunasoluzione delle equazioni di l\faxweII(per la Iinearità.d.el mezzo)


ma delle equazioni di Maxwel1 omogenee, dato che j campi ~hlli) ed ~, fu.)s~ono generati
- dalle stesse sorgenti Conseguenza di ciò è che il 2° membro della relazione che esprime il
teprema di Poynting è nullo; ma anche l'mtegrale di flusso è nullo perché l'integrando è dato
~: .

s-i
- n =exh·i
- - n = inxe·h=O
--

ed è nullo perché, la componente tangenziale dei campi sulla superficie, :in particolare: _J
t...
el ~ = O, ~nu11a perché per le .
x -,:::;. matesi fatte L x -e 1 IS
1;'....
I~ = L.... x --I:S
eJ ~ . Otteniamo quindi:

~ ! J(el~12
v
+ ~jh{2)dV = -
,
Jcre2~v
v
"
wem

dove i campi sono nulli all'istante iniziale to (per le c.ondizioru iniziali su g ed 11). L'integrale a
2° membro, essendo c>O, sarà sicuramente positivo; pertanto 'v't>!;; il secondo mempro di
questa relazione è negativo. L'integrale a primo membro rappresenta proprio l'energia
elettromagnetica del campo per cui risult."\.:

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È immediato allora verificare che risulta: '

in quanto la funzione energia elettromagnetica deve essere contemporan.eam.ente una funzione


non crescente e, per sua stessa definizione, non negativ~ e che all'istante t=to è nulla. Ma
allora deve essere identicamente nulla. Ciò significa che gli 1ntegrand~ essendo non negativ~
devono essere nulli; ma abbiamo detto che i campi sono continui quasi ovunque, salvo sulle
superfici di discontinuità Ma se l'integrale di una funzione non. negativa, quasi ovunque
continua, è nullo allora la funzione è quasi oVIDlque nulla, salvo eventualmente slille superfici
di discontinuità (dove non è de:fini~ e quindi non ha rilevanza alcuna il valore del campo). Da
ciò si deduce che ~ ed 11 devono essere nulli e cioè che: !!l =~ ed 111 =h'l e cioè che se la
soluzione delle equazioni di Ma."{Well esiste deve essere unica.
Dimostriamo ora il teorema di unicità per il problema interno nel dominio della frequenza.
F accÌamo riferimento, in questo caso, al teorema di POjntmg nel domÌnÌo della frequenza le
cui relazioni che lo esprimono (in termini di parte reale e parte inrrnaginaria dei s~goli
termini) sono date da: /.''';; .•..

y~Ads + ; Gl J(~2 ~< ~2 !;io)dV~ !J crl!i~~:Re(~ 21 f E:I~~));


s - V' -v V·

fs ~i i.ds + ~ Gl VJ(J.LllHi 2_ e11;s!2)dV = rm{\.- ~ Vf E· I;dV]


Assumendo che esistano due soluzioni distinte delle equazioni di MaxwelI @l> Hl) ed
<&,H'l), generate dalle stesse sorgenti e soddisfacenti alle stesse condizioni alcontomo, i
. campi ottenuti per differenza: ,-,"
E = El -E 2
{ H =H - H
1 2

saranno soluzione delle equazioni di Maxçvell omogenee, con condizioni al contorno nulle.
Tenendo conto del fatto che gli integrali di flusso sono nulli (come si~ può verificare
facilmente) awemo che le relazioni prima scritte si riduCDno alle seguenti:

A questo ptulto sono da distinguersi due casi: a) il mezzo ha perdite; b) il mezzo è senza
perdite.
a) Se il mezzo presenta delle perdite allora cer~ente almeno ill10 fra Ez, J.l2 o c; dOvTà essere
diverso da zero; pertanto nella relazione relativa alle parti reali, affmclté la somma di termini

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che sono tutti non negativi sia nulla deve necessariamente risultare che i campi siano nulli. Ad
esempio, se soltanto cr:r=O allora si avrà che ~=O e quindi dalle equazioni di 1vfaxwell anche
H=O, verificando semplicemente l'unicità della soluzione. Tale conseguenza è vera anche se
non tutto il materiale ha delle perdite, ma queste sono Ii:mitatè
ad una piccola regione del volume V racchiuso dalla superficie _S_~
S. Inf.1.tt1 se per quanto detto prima i campi E ed H sono nulli
all'interno della superficie Sj, nella restante parte del dominio
abbiamo da risolvere una problema per cui sulla superficie Si è
data. la condizione al contorno:

'v::;tO

verificata solo se i campi sono nulli ovunque nel volume V.


b) Se iI mezzo è privo di perdite, cioè f:2=~=v-O, allora la prima relazione che esprime il
t~rema di Poynting (quella sulle parti reali) è banalmente verificata, per ogni campo rn, ID.
Per quan.to riguarda la seconda re~azione risulta, per CD;éO: '

e cioè l'energia magnetica media. e l'energia elettrica media immagazzinate nel· volume V
devono essere uguali. Tale condizione è ,verificata. sia che i campi siano nulli, e quindi si ha
l'unicità ~IJ.a,soluzione,sÌa che i campi siano diversi da zero. In quest'ultirit'!;situazione si
perde rU:Wgj~4ella soluzione e le soluzioni che ne derivano sono dette soluzioni Hsonanfi.
· ~ .... Osserviamo . che i risultato a cui siano arrivati non è incongruente con quello~che si ha nel
dominio del tempo; anzi ci sarebbe stata incongruenza. se ci fossero mancate le soluzioni
"Psonanti Infatti saremo gIll.titi al risultato di aver ottenuto la soluzione unica nel dominio
della frequenza, con la sola condizione al contorno, e antitrUsfonnando poter ottenere la
sohrzione unica nel dominio del tempo, a prescindere quindi dalle condizioni iniziali, in
contraddizione con il toorema di unicità nel dominio del tempo. Quindi nel caso del problema
interno nel dominio della frequenza (ov'Vero per grandezze sinusoidali) le condizioni al
contorno ci garantiscono l'unicità della soluzione a meno· di soluzioni risonanti; ma questo «a
meno" è u.n. a. meno molto stretto in quanto si riferisce ad un insieme discreto: numerabiIe di
frequenze, ,ovvero un insieme di misura nulla rispetto aI1 'insieme di tu:tie ,le' possibili
frequenze. ,Cioè per quasi tutte le frequenze vale l'unicità salvo che per un inSieme discreto di
possibili frequenze. Quindi se non stiamo ad una delle frequenze di risonanza. esiste ed è unica
la soluzione a regime delle equazioni di MaxweII, assegnato un forumento sinusoidale;
viceversa se forziamo esattamente ad ID1a frequenza di risonanza, la soluzione di regime non
esiste, perché la soluzione cresce indefinitamente senza arrivare mai a regime. Una soluzione
finita si puÒ avere 5010 se non si forza il sistema, cioè se c'è un'evoluzione libera; quindi le
uniche possibili soluzioni in corrispondenza delle frequenze di risonanza sono le soluzioni
libere che proprio perché indipendenti dal forzamento possono assumere un valore quals'iasi, e
quindi è evidente che non c'è più l'unicità della soluzione. È perfettamente analogo a ciò che
accade nei circuiti a costanti concentrate in cui, se ci sono perdite, qualunque sia la frequenza
esiste sempre la soluzione di regime; cioè comunque si parti si arriva sempre ad lma sohrzione
di regime che è sempre la stessa, dipendente solo dal tòrzamento. Se invece non ci sono
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perdite, allora eccitando il sistema. ci può non essere una soluzione di regime, se si va ad
eccitare proprio ad una frequenza di risonanza (dato che la risposta tende all'co); se non
eccitiamo allora si hanno delle oscillazioni arbitrarie alla particolare frequenza di risonanza a
cui ci si trova Eccitando allora il circuito (privo di perdite} con un segnale arbitrario, ad
esempio 1.Ul impulso, avremo una serie di oscillazioni libere più la risposta forzata alla
frequenza del forzamento, che abbiamo supposto non essere "ma di quelle di risonanza. Quindi
oitre a questa risposta forzata avremo una risposta transitoria che non si estingue mai
(evoluzione libera che dura fmo all'co) e quindi viene meno, ovviamente, l'unicità, dato che la
soluzione all 'co viene a dipendere dalle condizioni iniziali. In defInitiva di soluzioni risonanti
ne devono esistere un'in.finità. mnnerabile affmché qualsiasi condizione iniziale data nel
dominio del tempo possa essere ricostruita sOvTapponendo le soluzioni risDruurti. se
interpretiamo la soluzione nel dominio del tempo in termini sistemistic~ e cioè come una
somma delia risposta forzata più la risposta libera, ci rendiamo conto che le soluzioni
risonanti ci servono a costruire la risposta libera, mentre quelle a regime ci servono a costruire
la risposta forzata. Se esistesse soltanto la risposta forzata avremo che qualunque siano le
condizioni iniziali Ce come sappiamo la risposta forzata è quella che si ottiene per condizioni
iniziali nulle) otterremo sempre e soltanto la risposta. forzata; quindi è indispensabile che ci _
sia anche un modo per costruÌre la risposta libera, la quale ce la costruiamo proprio
SOvTapponendo le soluzioni risonanti. Ecco quindi che ci deve essere la possibilità ~l ven.ii
meno dell'mucità nel dominio della frequenza, grazie alla quale è pessibilericostnrire le
condizioni iniziali a partire dalle soluzioni risonant~ proprio quelle che detenninano le
soluzioni libere in cui viene meno l'unicità. Proprio quello che accade in un sistema, a costanti
concenmte privo di perdite in cui si trova la risposta a regime, si aggiunge la rispnSi::alibera e
i coefficienti della risposta libera vengono scelti in modo tale da soddisfare le condizioni
iniziali (e si hanno tante risposte libere indipendenti quante sono le condiZioni iniziali da
imporre). Nel nostro caso le condizioni iniziali sono:

cioè sono dùe funzioni; quindi di soluzioni libere tali da poter ricostruire le condizioni iniziali
-ne devono esistere almeno tante da poter ricostruire qualsiasi funzione. Quindi ne devono
esisteré almeno 1.Ul insieme munerabile, in modo tale da poter costruire una base neli' insieme
delle ftmzioni (condizioni iniziali) ~ ed h, :in modo tale che qualunque distribuzione iniziale di
campo ~ e di campo g possa essere costruita con una sovrapposizione di evoluzioni libere. Si
capisce quindi anche perché in presenza di perdite c'è sempre un'unica soluzione di regime
:.
perché,se ci sono perdite, i transitori si estinguono e quindi qualunque condizione iniziale non
la si trova più alI '00, cioè la soluzione è effettivamente indipendente da.lle condizioni inizial~,
ed esiste per qualsiasi frequenza. Quindi in questo caso c'è lllla perfetta identità fra dorn.irio
del tempo e dominio della -:frequenza., perché le condizioni iniziali perdono sempre più
d'imponanza per t-7CO.
,
Osserviamo poi che nella dimostrazione che abbiamo fatto in presenza di perdite, abbiamo supposto che ~
(per poter dedurre dall'integrale nullo che !'integrando è quasi oV1ll1que nullo, in particolare che E==D). Nd
punti in cui v=O saremo portati a dire che invece non è possibile dire nulla sul campo. Quindi ci si r:otrcb~
chiedere se l'unicità vale sempre, anche nel caso in cui solo una parte del volume presenta delle perdite (Vedi
figura pagina precedente). Osserviamo a tal proposito che in tale volume non possono esserci delle soluzioni
lièx!re (che rimangono irnp;!rturbate nel tempo) in quanto se ci sono delle perdite ci deve essere potenza
dissipata.. Allora se E ed H sono nulli nei volume con perdite, lo sono anche le componenti tangenziali di E ed
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Buono Studio! =)
H sulla superficie Si; in tal caso si dimostra che se il campo elettromagnetico ha ambedue le componenti
tangt!llZia.li nulle su una superficie allora deve essere identicamente nullo.

Consideriamo ora un teorema non più indirizzato alle soluzioni ,del problema delle equazioni
di MaX'VV'ell ma fa delle precisazioni sulle sorgenti che generanò'i campi stessi. Tale teorema è
il teorema di equivalenza o di Lave e rappresenta una formulazione matematica rigorosa del
principio di Huygens. il quale afferma che un qualsiasi insieme di sorgenti effettive può essere
sostituito con un insieme di sorgenti virtuali presenti su un qualsiasi fronte d'onda; in effetti
esso è valido qualunque sia la superficie chiusa considerata. TI teorema di equivalenza dice che
se consideriamo delle sorgenti elettriche e magnetiche, I e Ln, che generano in tutto lo spazio
un campo Q1 ID e consideriamo una superficie chiusa. S (dotata. di normale in ogni punto)
allora si può sostituire a queste sorgenti delle sorgenti superficiali (su S) che sono legate ai
campi dalle relazioni:

dove .Es ed Hs sono i valori del campo CE. ID in corrispondenza della superficie. Tali sorgenti
superflciali generano all'esterno della superficie S lo stesso campo CE. ID mentre all'interno il'" ~,
campo sarà nullo. '::: ':~' ".'-: "..

Per dimostrare tale teorema indichiamo con @', H') iI nuovo campo generato dalle sorgenti
superficiali, definito come:

o (

Ef={O peTr eV per [eV


o
(V: interno di V)
.J-

E per I ~V per r ~V

Dobbiamo verificare se sia soddisfatto il teorema di u.'1icità, ovvero se siano soddisfatte le


equazioni di Ma..'TIVeIl, le condizioni di radiazione all'et) e le condizioni di raccùrdo sulla
superficie S. La prima condizione è banalmente verifièata all'interno della superficie S dato
che i campi all'interno sono nulli Ce la soluzione identicamente nulla è una soluzione delle
equazioni di Maxwell omogenee); all'esterno anche la seconda è soddisfatta perché il campo
'. c è rimasto invariato e quindi se nella condizione originaria era soluzione delle equazioni di
J
:c MaXV7ell ed era soddisfatta. la condizione di radiazione all'co, anche ora tale condizione sarà
soddisfatta.. Per le condizioni di raccordo ricordiamo che risulta: J
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Buono Studio! =) J
?v'fa i campi all'interno della superficie S sono nulli e quelli all'esterno sono proprio i capi E
ed li ovvero risulta effettivamente:
ì-

Dunque il teorema di unicità è valido e quindi la soluzione ffi', H') è unica; resta quindi
dimostrato il teorema di equivalenza. Osserviamo che proprio per la costruzione di tali campi
che sono state introdotte le correnti magnetiche, per avere le equazioni di "Nla.TWell
simmetriche rispetto alle sorgenti. Osserviamo che in questo teorema non è mai intervenuta la
condizione che le sorgenti originarie fossero contenute all'interno della superficie S; nOD; si è
fatto alcun riferim.ent9 al fatto che tutte le sorgenti dovessero essere sostituite con quelle
equivalenti. Quindi J~,P9tenza di tale metodo sta nel fatto di poter sostituire solo una parte
delle sorgenti o. ancora çti più, considerare una regione dì spazio vuoto in cui neUasituazione ..
originaria c'è un campo generato da una certa distribuzione di sorgenti e nella situazione.
equivalente avere sulla superficie (che circonda tale regione di spazio) delle correnti
superficiali che generano tmcampo nullo all'esterno di tale superficie e a11 'intemo.lmcampo
. uguale ed opposto a quello già esistente, mmodo tale che il campo globale al1'lntemodella
superficie sia nullo; ci si può fucilmente convincere allora che invertendo iI segno delle
correnti superficiali è possibile ottenere un campo nullo a1l'este..mo della superficie è un
campo diverso da zero all'interno di essa..
Uno dei vantaggi derivanti dall'utilizzo di tale teorema di equivalenza è dovuto al fatto di
operare con grandezz~ superficiali e non volumetriche (quIndi gli integrali di campo saranno
bidimensionali e non tridimensionali). :rvfa raspetto più Ìmpcirtante .sta nel fatto che T analisi
dei cmnpipuò essere effettuata anche con delle approssimazioni per cui, se ipotizziamodi
conoscere il campo elettromagnetico in corrispondenza di una regione di spazio (ad esempio
nlisurandolo sperimentalmente), possiamo calcolare da questo delle sorgenti fittizie e
calcolarci :il campo in tutti gli altri punti dello spazio, in maniera approssimativa.
L'_approssimazione è dovuta alla non precisa conoscenza dei campi che por.a a forr.ire delle
condizioni di raccordo non congruenti, O"\lvero a dei valori sulla superficie del campo ottenuto
dalle sorgenti fittizie diversi ad quelli misurati; anzi questa. differenza può dare llIl..1. misura
sulla bontà delle approssimazioni farte.
Osserviamo che snidi are i campi generati dalle sorgenti equiva1enti è come snIdiare lUI
problema es"..erno e quindi avendo a disposizione due condizioni di raccordo (componente
tangenziale di E ed H su S) potremmo pensare ad un SQ\rrarillumero di condizioni, dato che per
iI teorema di unicità per il problema esterno ne basta solo una. In realtà tale quantità di
condizioni è importante per avere un campo nullo interno ad S.
Una formulazione alternativa del teorema di equivalenza pennette di limitare ad una le
condizioni di raccordo; si ottiene ciò riempiendo il volume racclùuso dalla superficie S di un
conduttore elettrico perfetto (o magnetico perfetto), ottenendo automaticamente che il campo
all'interno di S sia nu110 (il conduttore elettric-O perfetto impone che iI campo all'interno del
volume sia nullo dato che per esso G-?-CC e quindi deve essere necessariamente E==O altrimenti

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Buono Studio! =)
si avrebbe una densità
di corrente I=aE che
tende all'infinito, il che
è impossibile con
sorgenti finite).
Osserviamo che il .---/'
condrUiore non occupa V
:interamente tutto il
volume ma è distante dalla superficie di una spessore infinitesUno dato che nella situazione
originaria il campo è diverso da zero in tutto lo spazio e quindi anche le componenti
tangenziali del campo sulla superficie sono diverse da zero, mentre per il conduttore elettrico
perfetto le componenti tangenziali del campo elettrico sono nulle sulla superficie. In questa
formulazione alternativa si ha che il campo all'esterno è dOv1Ito soltanto alle correnti
magnetiche superficial~ definite da:

Ciò lo si dlmostra ricorrendo ancora una volta al teorema. di unicità. per il problema esterno, il
quale ci dice 'che se è verificata la condizione al contorno sulla superficie S e le èmidiiioni di
radiazione all'infinito allora il campo generato all'esterno del conduttore è lo stesso che si ha
nella situazione originaria all'esterno della superficie S.
Osserviamo che le condizioni di rru:Iiazione. all'infinito sono ovviamenteverificafe mentre la
condizione al contorno sulla superficie S è la seguente:

dove il campo .E' è quello generato in presen.Z:i del conduttore' elettrico perfetto. Osserviamo
che a sinistra della superficie S, dato che la componente tangenziale del campo elettrico sulla
superncie del conduttore è nulla si ha che inx 'E ' ì 18 =O; quindi, per come è stata defillita la
densità di corrente magnetica superficiale, risulta:

cioè è verificata la stessa condizione al contorno. Dunque per il teorema di Unicità il campo
generato all'esterno del conduttore è lo stesso di quello nella situazione orig:in.1ria (all'esterno
della superficie S). Osserviamo che con questa fonnulazÌone alternativa del teorema di
equivalenza abbiamo visto che in presenza di un conduttore elettrico perfetto le sorgenti
equivalenti si riducono, però il problema è diventato piu complicato poiché dOvTemo risolvere
un problema esterno non nel vuoto ma in presenza di corpi conduttori (che sono proprio i
problemi che ci si pone da risolvere nella maniera piu semplice possibile). In effetti sono
poclù i casi in cui questo tipo di problemi possono essere risolti in fonna chiusa, ovvero
analiticamente; questi casi sono quelli in cui le geometrie dei conduttori si sposano con uno
degli undici sistemi di coordinate in cui tali problemi sono risolvibili analiticamente (in cui,
sostanzialmente, è possibile applicare il metodo della separazione delle variabili. Osserviamo
che un discorso analogo può essere fatto se consideriamo un conduttore magnetico perfetto per
il quale, ovviamente, i campi saranno generati dalle sole correnti elettriche superficiali.
1- 7&

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Buono Studio! =)
Consideriamo ora un altro importante teorema, il teorema di reciprocità, che mette in
evidenza la. relazione esistente fra due campi elettromagnetici generici, generati da. sorgenti
differenti. Consideriamo allora due differenti sorgenti che generano due differenti campi
elettromagnetici:

([l,Imi) ~ (E 1 ,H 1)
{Cb ,[m2) -7 (E2 ,H 2)

Essi soddisfano separatamente alle relative equazioni di iYfa'CWell:

Y' x El = - jmJ.l.Hl - Iml Y' x E 2 = -jcoJ.l.H 2 - Im2


{ y x Hl =jCDEE +I { y x Hz = jCùEE +I
1 1 2 2

Andiamo a considerare il vettore: El x H 2 - E.2 x Hl (che non presenta alcun significato


fisico) e calcoliamone la divergenza; avremo: . :.~ ::-:.

V .(EI ~H2 -.: El x Hl) == Hl . V xE I - El . V X H 2 - Hl . V x El + El . V X H1';;"i -


. .

= Hz . (- jCù J.l.Hl - ImI) - E l . (jCùEE 2 + I2) - Hl .( -jCù J.l.H 2 - ImZ) + E 2 • (jCùeE1':r. Il)
Semplificando i termini simili avremo:

Passando ad. integrare su di un voltnne V, di frontiera S, contenente (ovviamente) tutte le


sorgenti, avremo (applicando il teDrema della divergenza): .

f(E 1 X Hz -Ez xH 1)olnds= J(II ·E 2 -I 2 .E1)dv- J(Iml .Hz -Im2 .H1)dv


S V . V

Dalla sola applicaziGme di risultati matematici (e dalle equazioni di .MaxweIl) si è giunti


all'espressione del teorema di reciprocità, secondo Cl.U le espressioni dei due campi sono legate
alle sorgenti degli altri.
Come caso particolare analizziamo quello per cui l'integrale superficiale si annulla: ciò si
,,;erilica. o quando (banalmente) le sorgenti sono nulle o qllill1do la superficie S coincide con
qu.ella di un conduttore elettrico (o magnetico) perfetto oppure' quando la superficie Stende'
all'infinito. Nel caso in cui la superficie S coincide con quella di Wl conduttore elettrico (o
magnetico) perfetto allora, pennutando il prodotto misto sotto integrale, ccmparuanno le
componenti tangenziali del campo elettrico (o magnetico) che, come sappiamo, sono nulle su
un conduttore elettrico (o magnetico) perfetto. Dimostriamo ora il caso in cui la superficie S
tenda all'i.nfmito in base alla condizione di radiazione alrco (o di Sommerfeld), ovvero:

1- 79

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cioè per r~, a meno di infllÙteslmi di ordine superiore al primo, risulta: E == t;H x Ir; quindi L
l'integrando a primo membro lo possiamo scrivere come:
r.-.'·

Semplificando i termini simili e ricord..mdo, sempre dalle condizioni di radiazione all'oo, che i
campi ali 'infinito sono almeno degli infinitesimi del primo ordine si ha che:

Al tendere di r all'.infinito abbiamo allora che l'integrando risulta essere un infinitesimo di


ordine superiore ~Isecondo, mentre la superficie S tende all'infinito come 2, e quindi
l'integrale va a zero. In tali condizioni abbiamo cherisuIta:" -

Osserviamo però che tali. integrali, di volume possono essere limitati solo allo spaZIo
contenente. le sorgenti, visto che a1l'es+..erno di questo esse sand nulle, owero possiamo
. ,~.~

scnvere:

dove VI e V z sono i volumi in cui sono contenute le relative sorgenti Se però il secondo
membro della relazione che esprime il teorema di reciprocità non cambia (al variare della
S11perficie, non più in:fmita, che contiene le sorgenti) allora anche iI primo membro non dovrà
cambiare; pertanto anche se la superficie è al Imito e contiene tutte le sorgenti il flusso del
vettore El x H: - E 1 x Hl deve essere nullo. L'utilità di questo teorema la si valuterà meglio
nello st"ù.dio delle antenne dato che ci pennetterà di dimos~are che il comportamento di
un'antenna in. ricezione è lo stesso di quello in trasmissione. _
Osserviamo che la dimostrazione del teorema di reciprocità è stata fatta supponendo
implicitamente valide le proprietà di Iinearità., di omogeneità nel tempo, di non dispersività.
nello spazio e di isotropia, cioè le proprietà di cui gode un mezzo nOrIIllÙe (proprietà che, fra
l'altro, ci hanno permesso di scrivere le equazioni di Maxwel1 nella forma utilizzata). P.oiché
l'isotropia rende solo le costanti dielettriche degli scalari allora si può pensare che il teorema
di reciprocità valga ancora per mezzi non isotropi, nell'ipotesi però che sia verificate le
condizioni:

1- 80

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Buono Studio! =)
e analoga condizione per la matrice J.L, condizioni che permettono di fare le stesse
semplificazioni fatte fra i tennini simili nel caso di mezzo normale (nelI'espressione del
;-
vettore El x Hl - El x H 1)' Quindi solo se le matrici =E e j.l. sono simmetriche allora il
. -~!::::::::Ii:

teorema continua ad essere valido. I mezzi per cui sono valide queste ccndizioni di simmetri~
e per i quali è valido il teorema di reciprocità, sono detti mezzi reciproci ..
'i--
.,
;3 Cominciamo adesso ad esruninare delle soluzioni per le equazioni di MaxwelI nello spazio
vuoto (prop~oazione libera), senza preoccuparci delle sorgenti, in ccndizioni di omogeneità e
di semplici discontinuità; dobbiamo allora risolvere le equazioni di Ma.xwell omogenee, cioè:

Y' x E = -jcoJ.l.H
{ V x H = jCùEE

:;- ,
"

valide nelle regioru m cui non vi sono le sorgenti del campo. Anche in tali ipotesi
semplificative la soluzione del problema è alquanto complicata, visto che si tratta. di risolvere
un sistema di equazioni differenziali alle derivate parziali. Possiamo però pensare di c.ostruire
delle soluzioni mediante sovrapposizione di soluzioni particolmi di più semplice definizione
(ricorrendo sostanzialmente al principio di sovrapposizione degli effetti). Le' soluzioni
particolari che andremo ad analizzare sono ~e, caratterizzare daI fatto che i campi
sono costanti su interi piani ortogonali ad una direzione fIssa (che si dimostrerà essere proprio
la direzioni m cui si propaga ronda). È chiaro che siamo di fronte ad una soluzione. non
fisicamente real izzab ile poiché campi costanti su mteri piani (quindi fT..no all'co) Ìmplicano che
al campo elettromagneticc sia associata una energia ID:finita; irrfutt:i il vettore di POyTItmg si
'. _::: mantiene costante su questi piani e quindi quando si va a calcolarne il flusso esso diverge.
Inoltre tale distribuzione di campo non p_otrà essere generata da sorgenti qualsiasi ma
dOVTanTIO essere anch'esse uniformemente distÌibuite su dei piani. Nonostante il livello di
astrazione relativo a tale soluzione ci sono alcuni buoni motivi perché esse vengono introdotte.
Innanzitutto perché sono le più semplici soluiioni delle equazioni di Maxwell omogenee;
inoltre localmente molti campi sono approssimabilì ad un'onda piana. Infme in un qualunque
semispazio omogeneo il campo è ricostruibile per sovrapposizione di .onde piane (sempre che
esso soddisfi le equazioni di Max-well).
Osserviamo inoltre che anche i raggi ottici obbediscono essenzialmente alle gtesse regole a cui
obbediscono le onde piane. In generale è llll'onda ogni funzione dello spazio e del tempo che
possa esprimersi nella forma:
,~
fez, t) =fez - et)

Osserviamo che se per og1l1 COppia di


variabili (z,t) si ha che:

z-ct = costante

arIora la :f(z, t) avTà nel tempo la gtessa ,,"-_ _ c A-l: __--l"'1~


foIm.."ì, al variare di z.
Per la soluzione delle equazioni di
Maxwell, scegliamo un sistema di riferimento cartesiano in modo tale che 1 C<;'1.mpl srano
1- 81

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?
:':"'- Buono Studio! =)
costanti su piani ortogonali all'asse z; in tal modo i campi sono dipendenti soltanto dalla
coordinata z (oltre che dalla frequenza), ovvero:

Thmque le .derivate parziali dei campi rispetto ad x ed y sono nulle e derivata rispetto a z
diventa una derivata totale. Esplicitiamo le equazioni di i\-fax'tV'ell per ciaScuna componente del
campo ricordando che il rotore è esprimibile come il determinante di un' opportuna matrice,
ovvero:
... A .,. ,.. ... ':'
Ix ly 1z Ix ly 1%
Ò o -o = o o a òE .. BE .. ,..
VxE=
- - =- ;;;ix.+ &~Ìy+Oiz
'"'
ox By Oz fa.
Ex Ey Ez: Ex By Ez

Esplicitando per ogni componente a"Vremo allora:

dE y • dR
= ]'msE
dz- = -JcouH
-- --_Y
. x dz x

(#)-- ~x =-j(j)Jili y dH x
dz
=jmsEy
O=-jm~z
-.' ;'
t= jCileE,

Dalle ultime di questi sistemi di equazioni SI ncava immediatamente (per Q):;:O) che le
componenti dei campi lungo z sono nulle, cioè: Ez=H;;=O; in tal caso si suoI dire che il campo
è tutto traS'?erso alla direzione z (cioè il campo ha componenti diverse da zero solo nelle
direzioni ortogonali all'asse z, lungo le quali é anche costante). Consideriamo le equazioni di
lVfa...""ffiTell alle divergenze:

NeU'ipotesi di mezzo omogeneo ed isotropo (e inoltre supponendo di essere in regL.-rne


puramente sinusoidale, in modo che E ed H rappresentino i fasori dei campi) a',rTemo:

)
u.H = O
(\7. .- f) -dz
dHz: - O
-
=>
fH z =cost
.
lEz: =cost
IV.sE =0
'" -
ldEz:
dz
=O
.

Quindi il campo risulta avere componenti lun~o la direzione z costantemente uguali a zero.
1- 82

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Dalle rimanenti quattro equazioni delle (#) si ottengono i seguenti sistemi di equazioni del
primo ordine: .

dE
x • dE ·--,i
--
dz
= -JCDuH
. Y
-_Y
dz
= J' CD r !JI :t
I

dH y . dR. .
--=-JCDEE
d.z ;t.
--~
dz
= JCùc:E y

Questi due sistemi di equ.azioni differenziali sono perfettamente an..'1loghi (quindi trovata la
soluzione per uno si ottiene anche quella per l'altro); consideriamo il primo sistema e
deriviamo rispetto a z la prima equazioni, sostituendovi la seconda, ov-vero:

Ponendo: k = ID ~, che è detta costante di propagazione del mezzo, avremo:

Come sappiamo l~ soluzione generale di questa equazrone differenziale del 2 c ordine


(omogenea) è del tipo:

dove le costanti A e B (cos<"L3...TJ.ti rispetto a z) le abbiamo indicate con E; ed E~ mquanto il


termine in cui compare E; (cioèE~ e-j~ corrisponde, nel dominio del tempo, ad 'un'onda
sinusoidale che viaggia nel verso positivo dell'asse Z, mentre adE~ è associata nel domi:r:ùo
del tempo rut'onda smusoidale che viaggia nel verso negativo dell'asse z. Infatti a. . .'TetnO che
':-.
risulta:
>.

,Abbiamo quindi un'onda cosmusoidale che viaggia nel verso positivo dell'asse z celi una
velocità v f = (:) , detta velocità di fase,
. k
e che rappresenta la cosiddetta onda progressiva.
,
Analogamente per l'altro tennlne avremo:

che rappresenta la cosiddetta onda regressfva.

1- 83

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Per quanto riguarda Hy avremo, analogamente, che risulta:

.
OSSeTVlaInO ch e il tennme
. - k = ID .Jeu
mtL m~
'= -
!-!.
Jf 1
=-,
ç
d
aver ~...l____..
~ 'e l".unp~ mtr.wseca del

mezzo. In defInitiva si ha:

r ; t l:z-E-:t e 1:z)
H Y(Z)=..!.(E+e- j J
...,

Le soluzioni generali a cui siamo giunti sono allora:

Ex (z,m) = E; (Ci) )e-jkz + E; (Ci))e+.iU


{ Hy (z,Ci)) = ~ [E; (CD)e - jkz - E~ (CD )e jkz1

dove la dipendenza da Ci) è non lineare dato che è insita nelle espressioni di k e·C; (visto che in
generale anche e e ~ dipendono. d..1.. Ci)). RisaI vendo l'altro sistema diequ..l,.zioni si ottengono
delle soluzioni analoghe; ovvero:

I
:(-.

Ey(z,ID) = E;(Cù )e-~ + E; (<D)e+J~' .


lH;t (z,m) = - ~ [E;(~) )e- - E; (ro )e 1
Jkz Jkz

ottenute ruotando le soluzioni precedenti di 90° in senso antiorario (imma.ginando di gu...1.rdare


il piano (:.;;y) con la testa rivolta nel verso positivo dell'asse z).
Volendo vedere l'andamento nel tempo dei campi bisogna antitrasfonnare secondo Fourier,
considerando la sola onda progressiva E; (m)e-jk;: avTemo:. , __

Ci accorgiamo subito della difficoltà che presenta tale operazione, vista la non lineare
dipendenza di k da ID, Il caso più semplice in cui c'è dipendenza lineare della costante di
propagazione dalla frequenza è quando si ha a che fare eon mezzi non dispersivi; in tal caso,
1 .
infatti, avremo che sia E sia ~l sono indipendenti da CD. Indicata con Vf la quantità: ~ (che
'Yt:~

1- &4

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rappresenta la velocità della luce nel mezzo in esame, ma che è anche detta velocità di fase)

avremo che risulta: k = ~. Quindi l'antitrasfonnata diventa:


Vf

, -, Detta allora e;/(t) la antitrasfannata di E:/(Cù) avremo che risulta, per il teorema della
traslazione) :

AnalOglUJlente per la parte regressiva avremo che risulta: e; (t, z) .= e; ( t + :il: In genen'le,

quindi, il campa elettric{) caratterizzato da onde piane sarà costituito da un irlsieIIled,i onde
progressive,eregressive; osserviamo che quello che si muove nello spazio, nella diffusione del
campo, non è nulla di materiale, ma si intende con onda di campo il profilo che istante per
is+.ante viene definito dal modulo dei campi stessi in tutto lo spazio. È proprio la vari~j1ità nel
tempo di tale profilo che caratterizza ii motoondruatorio delcampo;ovviamente,:u.I:t",discorso
analogo può essere fatto per il campo magnetico. , ' ':~-'-' .
Relativamente all'onda progressiva, quinài,il campo elettromagnetico è costituito da due
vettori. uno di campo elettrico e uno di campomagnetico~ proporzionali fra loro e ortagonali,

ì"

c~e si propagano nella direzione ortogonale al piano di appartenenza; ovviamente analogo


dlSGOrSO vale per ronda regressiva. Osserviamo .
che il fatto che E 1. H 1. 11. (ovvero calupo
elettrico, C3lllpO magnetico e direzione di
propagazione costituiscono una tema levogira)
è, in real~'1, lilla conseguenza di lilla delle
condizioni di radiazione all'infinito', ricordiamo
infatti che risulta:

Tale relazione può essere anche scritta


equivalentemente in questo modo:
1- 85

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il che equivale a dire che il campo elettrico è ortogonale al càmpo
magnetico e alla direzione
di propagazione, a meno di infinites:i:mi di òrdine superiore rispetto a 1fr, Quindi localmente,
nell 'intorno di un punto su una sfera ali' co (o"VVero a grande distanza dalla sorgente che, ad
esempio, può essere un'antenna) il campo si comporta come un'onda piana.
Per quanto rigu..1!da il vettore di Poynting, relativamente alI'ond..1. progressiva si h..'t che:

....
+~ +~ e'
-.,
s=exh=e h i =_x_ 1
- - - :t 'Y z. ç t:

espressione che, coerentemente con la condizione di radiazione alI' infinito, evidenzia come
l'energia vada dalle sorgenti verso l'infinito e non viceversa.
Se il mezzo in cui si propaga il campo elettromagnetico è dispersivo non si potrà più parbre,
in generalè. di fronte d'onda che si prop~o-a poiché vi saranno delle artenuaziom che potranno
esserediv"eI'Se da pmlto a punto; nella trattazione analitica, vista la difficoltà che si avrebbe
nell'operazione di antitrasformazione, fàremoriferimento non a grandezze ::J-trasfonnate ma a
fasoti, cioè a grandezze slllUsoidali, vista anche la notevole importanza applicativa per questo
tipo di segnali. Per un fissato valore di (j) (che è quindi diventato un parametro) abbiamo
ancora a. che fare con fenomeni di propagazione di onde progressive e regressive,(se i campi
sono tali da soddisfare le proprietà richieste per lavaliilitàdelle equazioni di:Maxwell),.ma la
condizione, di dispersività, del mezzo si ,ripercuote ,sul fatto che. g e' p. sono delle quantità
" oomplessee,quindianche la oostante di propagazione ~:t tale; lnfatti; acl esempio, per un
" plasma. con collisioni sappiamo che {.,è_ complesso e quindi sarà tale anche k Essendo
k =(fJ~gtJ. ,cioèla radice quadrata di ~nunJ.er? complesso, possiamo scriverlaintennini di
parte reale e parte immaginaria nel seguente'modo:

k = f3 - ja.
Carne si nota della radice quadrata si è scelta la determinazione in cui la parte immagi..,J·,laria è
puramente negativa in quanto, nell' espressione che defuùsce il campo, avremo che:

e - jkz =e - j;3ze - j(- ja)t: =e";' jP~e-az


e quindi' otterremo un campo che si attenua nel verso positi'jo dell'asse z. Ad esempio per
Fonda progressiva si ha: e-l- (.z -t) ,
• ~ I

ov'Vero avremo una andamento come quello


rappresentato a lato; quindi dopo Wl certo
tempo .6t abbiamo ancora un'onda
si.."lusoidale ma la cui ampiezza si è ridot"'..a in
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maniera esponenziale. In linea di prinCIpIO però, finché il segnale risulta essere
sufficientemente più grande del rumore, è possibile ancora trasmettere informazioni, anche se
il mezzo ha delle perdite. È evidente che se scegliamo la determinazione della radice la cui
parte imIrulginaria è invece puramente positiva giungiamo a. co:p.c1usioni prive di significato
fisico. Inf'h.tti avremo che un segnale, che viaggia in un mezzo con perdite, anziché attenuarsi
si amplifica e quindi un'energia che invece di dissiparsi in parte (perché il mezzo ha delle
perdite) m.unenta, il che non è fisicamente possibile.
Cominciamo ad ~lizzare il caso in cui il mezzo, alla frequenza del segnale considerato, sia
senza perdite, cioè per cui risulta a=O. In tale ipotesi l'espressione del campo nel dominio del
tempo (relativamente all'onda progressiva) non sarà una qualsiasi funzione di z e t ma sarà la
funzione cosinusoidale CDSÌ defmita:

e; (z, t) =IE;lcos(mt - j3z + -r()


che è un' onda che si sposta con velocità costante (ottenuta come rapporto fra il percorso
compiuto da un punto della cosinusoide nell'unità di tempo), velocità che può essere ottenuta
COnSiderando che l'argomento del coseno rimanga costante, cioè che ~ti: '.

CDt - [3z + T't =cast


Da ciò si ricava:
CD 'lì + - cos t.
z=-t+----
·13 P
e quindi la velocità con cui ci si deve spostare lungo Fasse z per vedere 1'onda sempre la
stessa è pari a Cù/~. Poiché l'argomento del coseno è una fase allora tale velocità. CDn cui ci si
deve muovere per vedere costante tale f~e prende il nome di velocità di fase e la. indicheremo
come:

. h l. . h . ,
Nel caso di mezzo senza perdite k=I3 e quindi si hà c e: v f = r:::::-:; SI osser-ll c e SI puo
.yc!-l .
parlare di velocità. di fase solo se Fonda è smusoidale, altrimenti non potremmo defInire una
velocità di fase. Abbiamo allora che il campo è costituito 4a due onde sinusoidalì che si
propagano con velocità VE nel verso positivo e negativo dell'asse z; questo particolare
andamento nel tempo e nello spazio del e;>«z/c:)
campo ci pennette di definire delle e (:z,o)
caratteristiche specifiche dell' onda stessa. ~
Riportiamo su un grafic0 l' andmnento di
exez,t) in funzione di z (considerandone, per
fissare le idee, la sola onda progressiva)
tracciandone prima l'andamento per t=O;
dopo un intervallo di tempo .6.t, poiché l'onda
si sposta con velocità di fase Vf., essa sarà
1 - 'l:7

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traslata rigidamente nel verso pOSItIVO dell'asse z di wa quantità pari a .6z=Vf.1t. La
particolare espressione dell'onda la rende, oltre che periodica nel tempo, anche periodica nello
J
spazio, visto che r argomento è funzione di z attraverso J3. Allora come è definito tm periodo
r
temporale è possibile defmire anche Wl periodo spaziale, il quale ci indica di quanto bisogna !
spostarsi nello spazio affinché si ritrovi lo stesso valore del campo (avente la stessa
pendenza), owero la distanza spaziale fra due picchi o fra due nulli successivi della funzione.
A.ffmché ciò sì verifichi bisogna spostarsi di una quantità A tale che Af)=21t (per un fISsato
istante di tempo); t..'l.Ie distanza è detta lunghezza d'onda del segnale smusoidale e vale:

f- co]
[ - 21t

Più è alta la frequenza f e più piccola è la lunghezza d'onda A. Osserviamo che tutto ciò che
abbiamo detto rmora vale solo se si considerano delle onde sinusoidaIi
Nel caso in cui vi sono delle perdite, cioè ~O, allora sarà presente un tennine del tipo e....q.z
che definisce un andamento attenuato nello .
spazio, cioè l'onda sarà comunque smusoidale
ma .smorz..'lta (il cui mviIuppo è rappresentato
proprio tal tennine esponenziale e~~ ). Poiché
Ìn questo caso ad un moto dell'onda è associata
un'attenuazione, la velocità di moto dei singoli
punti dell~. stessa non è più costante per cui non
è più possibile parlare di motodell'onda,.intesa.
-
'v

come velocità. di ognuno dei singoli punti che la ....


costituiscon-o~. -Se l"attenuazione ,è molto forte· è .. - /'
possibile parlare solo di qualcosàéhe si deforma ma non di qualcosa ch.esi propaga (che si
muove). Viceversa se la smusoide è qua~i c.ostante, cioè si hanno molte oscillazioni pri:ma che
si abbia un'apprezzabile riduzione dell'ampiezza dell'on~ allora è possibile ancora
continuare a parlare di velocità con cui l'onda si propaga (visto che la velocità dei singoli
punti è quasi la stessa), solo che bisognerà considerare anche un'attenuazione del modulo
dell'onda per mezzo di un coefficiente di atier.uazione C!.. Quindi per effetto delle perdite nel
mezzo alla propagazione dell'onda è associata lilla distorsione (attenuazione) del segn..'Ùe
stesso (della fonna d'onda); pertanto potremo parlare ancora di velocità di prop~o-azione
dell'onda soltanto se tale attenuazione è trascurabile. Le attenuazioni saranno nel verso
positivo dell'asse z per le onde progressive mentre saranno nel verso negativo per le onde
regressive. Logicamente allontanandoci an'co avTemo che l'ampiezza delle onde cres~
indefmita....-uente; ciò non deve meravigliare visto che le onde piane sono un qualcosa di non
fisicamente realizzabile.
I casi più interessanti sono comunque quelli riguarda..~ti i mezzi in cui le perdite sono molto
l:ìmitate e nelle applicazioni a carattere telecomunicativo i campi in gioco non devono subire
alterazioni tali da modificare il contenuto dell'informazione; pertanto si scelgono delle
frequenze di operazione alle quali le perdite sono trascurabili Ce ciò è possibile poiclié, se
ricordiamo l'andamento di SI ed S2 in funzione di (D, abbiamo che ~2 presenta. intere bande in
cui è prossima a zero).
La trattazione futta finora è stata abbastanza semplice avendo considerato tma singola onda
piana, mentre se le onde sono più di una non si potrà più considerare un sistema di riferimento
1- 88

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,
in cui l'asse z coincida con la direzione di prop~~zione di tutte le onde, ma al più per una.
--~

Pertanto bisogna trovare una espressione la più generica possibile per un'onda piana che si
propaghi hmgo 1Ul'arbitraria direzione (facciamo ciò per un'onda progressiva dato che per
l'onda regressiva basterà utilizzare gli stessi risultati ruotati diJ&OO). Ricordiamo che un'onda
piana è caratterizzat..1. da campi ortogonali alla direzione di propagazione; quindi se
indichiamo con lk tale direzione avremo:

nonché risulta: H = ~ i k x E. Ricordiamo l'espressione di un'onda piana (progressiva) nel

caso particolare in cui la direzione di propagazione coincida con l'asse z:

È immediata allora la generaI jzza.zÌone di tale X'


espressione qualora si consideri non più una
componente del campo (uno scalare) ma un
vettore di campo generico, propagantesi in una
generica direzione lk' Tale espressione è data
considerando che pOSSIamo scnvere,
alI' esponente: .
r
z
kz = ki z . r_ =-
k .-r I i
:z:.1
, I

y. - - - - - -"'
e qum'di: E = E e - J!'!, TI vettor~ ~; k i 'è detto
- -o -
vettore di propagazione e non sarà del tutto y'
arbitrario dato che il prodotto scalare di tale vettore per se stesso,pt'0dotto pari ak2 , dovrà
essere pari, per definizione, a: .
,

In gene.--ale:
!:=kxTx+kj'ry+k%~

Osserviamo però che in g"'...nerale e e ~ possono essere delle .quantità complesse; quindi in
generale ~ può essere un vettore complesso in cui tutte le componenti sono in fase fra loro, Ci
chiediamo allora se l'espressione generica del crunpo vale anche se t.1.1e condizione non sia
verificata, cioè se ~ è un vettore complesso con componenti sfasate come si vuole ma che
rispetti la condizione che k· ~ = CD 2èJ.!.. In tal caso non potremo parlare più di campo costante
su di un piano reale poiché, in generale, k non sarà proporzionale ad un vettore reale ma ad.
uno complesso; quindi l'ortogonalità in senso hermitiano, E . k=O, non ha più alcun senso
geometrico, Se però prendiamo un campo elettrico per cui go . k=O (campo ortogonale al
vettore di propagazione) esso sarà soluzione delle equazioni di Maxwell ed avrà un legame

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Buono Studio! =)
l
con il ~po magnetico dato da: H = - k x E ; verificheremo esplicitamente ciò in Sègtlito
(j)J..L
esplicitando le equazioni di Maxwell nel dominio del vettore d'onda.
Uno dei casi che si potrà presentare è chek sia complesso, cioè :abbia componenti complesse,
anche quando g e J..L sono reali, cioè il mezzo è senza perdite. Abbiamo infatti che essendo in
generale: ~klSX+ kyiy+ kziz, abbiamo che la condizione k·!ç =(D2gJl si traduce in:

k·-
k == k x- '" + k 2 + k-? == (j) ~... SU
- y z .

espressione che ci dice che le tre componenti di ~ non sono arbitrarie poiché conoscendone due
la terza è uruvocamente determinata. da questa. relazione. Una possibile scelta è allora quella
per cui: k; + k; > (j) 2é:Jl e quindi k~ sarà negativo, ovvero kz complesso, come avevamo
precedentemente detto.
Considerando 1m mezzo senza perdite vediamo come deve essere fatto il vettore k affinché sia
soddisfatta la relazione: k:. k: = ID 2gJl; essendo in generale ~ un vettore, complesso, possiamo
espzjm.erlo in termini di due vettori reali, ~' e k", che ne de:fmiscono la parte reale e la parte
immaginaria, rispettivamente, cioè risulta: !ç-k'-j!ç".Avremo allora: '". . ".l~

Poic.'1é il mezzo è s~ perdite il secondo membro ditalè· relazione è reale:,' e quindi il


coefficiente.dell'immagirulriodelprimo'membro deye esserenuIlo, ovverodeve~tare:
. . --.:. ; ..:::... ; ..
-~.,-'

cioè i vettori reali 1ç' e 1ç" (parte.. reale e parte immaginaria di Kl sono ortogonali fra loro.
Vediamo come è tàtto un caÌnpo"corrispondente a questo vettore di propa.:,o-azione, che
continueremo a chiamare onda piana (perché è l'immediata generalizzazione di quella che
abbia...~o inizialmente defmita come onda piana e, inoltre, perché continuano ad essere
ver.Jicate le equazioni di Ma."{Wen)~ esso è dato da:
-
1., ' k " \ '. E ~ "r k
-E E e - 1..-'" -J ..·or =
= -o -1.-
·-0
e- - "'r
--e--

Tale espressione dell'onda è evidentemente più Complicata dato che oltre al termine di fase
e-jjf'! è presente anche un numero reale (e-lS" ~) che deflnisce l'a..-npie:zza del campo stesso. sè
a questo p1ll1to cÌ chiediamo se esistono dei piani su cm
i campi rùn2.!1gono costantÌ (come
nella prima definizione di onda piana che è stata data) allora la risposta non può che essere
negativa dato che in questo caso la dipendenza della fase e del modulo del campo è associata a
due diversi vettori, 1ç' e Js", che non saranno quasi mai coincidenti; anzi, nel caso di mezzo
senza perdite, sono addirittura ortogonali. Possiamo però notare che il luogo dei punti per cui
la fase resta. costante è in corrispondenza dei punti per cui risulta.: l-f'. r=cost., e tali piani sono
detti piani equifase; invece i piani sui quali l'ampiezza resta costante, cioè per cui risulta:
};tr. r=cost., sono detti piani equiampiezza. Pertanto o resta costante la fase o l'ampiezza;
entrambi i piani sono ortogonali ai vettori lç' e lç" , rispettivamente.
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Affmché il campo E sia costante su dei piani deve risultare che i piani equifase ed i piani
equiampiezza devono coincidere, ovvero k' e k" devono essere propDrzional~ cioè le
componenti del vettore complesso devono essere in fase fra loro, ovvero ~kik. In tali
condizioni parleremo di onda piana omogenea. Se i piani--equifase ed equiampiezza non
coincidono allora parleremo di onda piana non omogenea, cioè abbiamo ancora un'onda
piana Oa cui espressione generale è quella scritta in precedenza) ma è inomogenea, nel senso
che non esistono dei piani reali su cui i campi restano costanti. Nel caso di onde piane non
omogenee in mezzi non dispersivi i piani equifase ed equiampiezza sono ortogonali fra loro
(1;'. k/=O) e quindi in una direzione il campo si propaga (equiampiezza) ed in 1m'altra esso si
attenua (equifase). il motivo per cui sono state introdotte anche le onde piane non omogenee è
dovuto innanzitutto al fatto che esse danno luogo a dei casi applicativi fisicamente molto
semplici ed utili; ma soprattutto esse sono indispensabili, assieme alle onde omogenee, per
ricostruire, mediante una loro sovrapposizione, qualsiasi campo elettromagneticD.
Osserviamo che fInora abbiamo sempre CDnsiderato che un'onda avesse una sola componente
(per C()modità di rappresentazione) e quindi che il campo avesse una sola C()mponente (il che,
come sappiamo, equivale a dire che il campo elettromagnetico èpolarizzato linearmente). Nel
. _ -. caso generale in cui i campi elettrico e magnetico hanno componentÌ sia lungo x che hmgo y
: ,-_ (se supponiamo z la direzione di propagazione), con sfusamento arbitrario, se ci mettiamo in
-lUl certo punto dello spazio vedremo, ad esempio considerando il campo elettrico,. che il-
vettore che lo rappresenta ha l'estremo libero che elescriveun' ellisse,
l'ellisse di polarizzazione. Analogo discorso vale per il campo
magnetico, che essendo perpendicolare al campo elettric-O (in ogni
istante di tempo) percorrerà un'ellisse ortogonale a quella percorsa dal
campo elettr1c-D. Se Invece ci mettiamo in un certo istante di tempo e
vediamo rosa accade nei vari punti dello spazio avremo uiia elica

.
ellittica (un'ellisse~òiie~trnsla) ovvero un'elica che sta su un cilindro

··~~'?·~ichespo~ tJt0~li&
ngldamente. Il 7J
/ /
Naturalmente ~la ~ campo elettriCD il che. ./ ~~ ~~
campo magnetICO SI muovono lungo un'elIca
(essendo proporzionali fra loro), solo che queste due eliche sono ruotate di 90° l'una rispetto
all'altra, e se ç è reale non c'è ulteriore sfasamento fra la componente lungo x di un wmpo e
quella lungo y dell'altro. Quanto detto, ovviamente, vale anche per ronda regressiva; quindi,
in generale, avremo per ogni campo due eliche, m:J.a progressiva e Wl'altra regressiva, e istante
per istante per trovare il campo dobbiamo fare la somma vettoriale dell'estre1nità che sta su
un'elica e de11 'estremità che sta sull'altra. La risultante sarà ancora llil vettore sinusoidale la
cui ellisse di polarizzazione sar~ in generale, diversa da punto a punto.
Detto questo, andiamo a considerare la antitrasfonnata nel dortlÌI1jo del tempo dell'espressione
dell 'onda pialla con k complesso; essendo llil fasare, per passare nel dominio del tempo bast.1.
moltiplicare per e-jwt e prenderne la parte reale, ottenendo quindi:

e :t (-r ' t ) = I,iE 01I cos ( Cùt + rn - k' • r)


r e -k"·l'
--
'i' -

espressione che ci permette di evidenziare perché a k" è associato il fenomeno di attenuazione


mentre a k' quello di propagazione. Infatti si ha che al primo è associat.'1. l'attenuazione perché
esso è CQstante nel tempo e caratterizza l'ampiezza del campo nello spazio; invece al vettore };'
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è legato il fenomeno di propagazione poiché influenza l'argomento della fimzione smusoidale
nello spazio, deflnendo se essa vari più o meno velocemente al variare di [.
Vediamo ora come si propaga un'onda piana che presenti uno spettro concentrato attorno ad
---... ;-

una pulsazione Ci)o, non rigorosamente sinusoidale, che prende iI nome di segnale a banda
stretta, cioè un segnale per cui risulti: ~ «l.
ID O
Osserviamo che se abbiamo un segnale il cui spettro è centrato sull'origine (1) a\-Temo una
variazione percentuale delle frequenze molto alta; ad esempio, se questo fosse un segnale
vocale si andrebbe da 20Hz a 15K...Bz. In questo; caso semplice 'non sarebbe molto difficile
costru:ireun amplificatore, o comunque un'sistema che si comporti in modo llItiforme aI
variaredella'.:freqri.enzasu.bande cosìpiccok Ma, se, ad. esempio, .ilsegnaleè un segnale video
può' essere già difficile andare da zero al,MHZ~ ~ipuòancora fare, ,ma èunamplificatoreche
costa'molto di più di uno con una banda' p'l-&:strèti:a o, meglio ancora, di un amplificatore che
debba Javorare trattando un segnale il cui spettro è centrato .nell'intomo di una pulsazione IDo
con una larghezza dello spettro molto piccola rispetto a 0)0 (2). È evidente che questo segnale
è molto più vicino a un segnale slnusoidale (il cui spettro, come sappiamo, è costituito da due
impulsi centrati in ±Ci)o, con (i)o pulsazione della sinusoide) che non il primo (1), e questa
approssimazione è tanto meglio verificata quanto piU lo spettro è stretto intorno alla
pulsazione centrale.

Ci sono comunque alcuni casi in cui interessa verificare il comportamento di segnali cosiddetti a larga banda,
come ad esempio segnali di tipo transitorio, tipo un'esplosione nucleare, un fulmine o disturbi elettroIIlll..z:;onetid
di natura impulsiva. .

Sia f(t) un generico segnale a banda stretta, e sia F((:)) la trasfonnata di Fourier di f(tj~
l'integrale:

è detto anche il segnale an.alitico associato al segnale di partenza in quanto, sostanzialmente,


rappresenta una trasfonnata di Laplace. Osserviamo però che, in realtà, lo spettro del segnale
è concentrato intorno ad CDo e quindi si ha:
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Consideriamo l'integrale, argomento delIa parte reale, e facciamo il seguente cambio di
variabile: CO'=CD-(:)o e poi CD'=ro; avremo:

roa+~ro +~ro

fF(Cù)ejrotdm = fF(G)+CDo)eXro+roO)td(i) =(#)


-~ro

~ 1
Poniamo: FeCù) = - FeCi) + CD o), che non e altro che lo spettro F(C0) traslato nell'origine Ca
1t
meno del fattore l/i); avremo allora:

+~ro

(#) = ejc.Jot f P(ro )ejc.Jt dro = ejc.Jotf(t)


-00

dove t(t) rappresenta la antitrasforrnata di FOlli-ier di F(co). Dunque avremol ..che~iLsegnale


originario è dato da:

.
f(t).==.Re [eF'o
' t fCt) A ]

J ..... • ~. ." ... -~::~. ; •

Naturalmente f(t), in g~ne~a.le, non è una quantità reale, in quanto avendo traslato F(rot.~.;: .
nell'origine non è detto che FeCù) abbia ancorale proprietà di simmetria (modulo pari e fase
dispari) che caratterizzano la trasfonnata di FourÌer di unsegn.ale reale. Si può verificare però
che fet) è una funzione lentamente variabile rispetto alla sÌnusoide a frequenzaroo, cioè le
variazioni percentuali di t(t) su un periodo To = 27t sono trascurabili, cioè risulta:
. (i) o

AI ..
IMI
ITI « l

dove: [di = : To è la variazione di f su un periodo. Osserviamo allora che risulta:

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f
I

- --'o ;.
dove &D è il valore massimo del I l
Ci) nell'intervallo di integrazione; inoltre l'integrale:
/;,.(i]

fI~dCù, se f fosse reale e positiva sarebbe nient'altro che il valore dell'integrale


&JJ

Jpero )ePtdeo , per t=O, e sarebbe anche il massimo valore possibile per f (t). In generale si
~

ha comunque: J!~dco::; M con:Nf = mfxfi\t)J; dunque, in defmitiva, a'VTamo:


-.6<0

e quindi si ha:

&)
-.-«1
ID o'"

, ~, "': y.

Quindi si è giunifill;~o~esì di segnale a banda' stretta che abbiamo fatto. per' fct).-~di::::
effettivamente la variazione percentuale di f(t) è trascurabile,ovvero fet) è tma f.mzione;L .è:'>
lentamente variabile rispettoalFesponenziale ei"'ot. Essendo t'et) in generale complessa, è
lentamente variabile, alIora anche il modulo e la fase dovranno essere lentamente variabili;
separando allora il modulo e la fase di f(t) avremo:

-
cioè ogni segnale a banda stretta è una cosinusoide la cui ampiezza e la cui tàse varian9
lentamente rispetto al periodo (Io), cioè è un Segnale modulato, in generale, sia in a...u.piezza
che in fase. Naturalmente ci sono dei casi particolari (che sono poi quelli che maggiormente ~i
interessano nelle applicazioni) in CiÙ c'è soltanto modulazione 1.'"1 ampiezza (o\ivero la fase è
costante), il che significa dire abbiamo scelto un segnale il cui spettro è anch'esso tale che
I I
l'antitrasfonnata è reale. Viceversa se il modulo f è costante abbiamo un segnale modulato
in fase (che poi è la stessa cosa che modulare in frequ...,PJWl., dato che la fuse e la frequenza sono
l'uI1.."l la derivata dell'altra). Questa operazione di prendere il modulo e/o la fase di una
sinusoide e farli variare prende il nome di modulazione in ampiezza e/o in fase; questa da
luogo, se le v~riazioni del segnale sono piccole rispetto alla portante, ad un segnale a banda
stretta.
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Vediamo ora di capire come si propaga un segnale a banda stretta, ovvero supponiamo che, ad
esempio, il campo elettrico sia un segnale a banda stretta. Supponiamo allora di avere un'onda
piana. con uno spettro a banda stretta; avremo allora (facendo riferimento, per fusare le idee,
alla sola onda progressiva) che risulta: .

. t ) = - 1 fEe (j) ) e j(éDt-kzìd


e(z, I (ù = ('#)
2n
,! -
dove, .in generale, si ha: k=!3-ja. (se il mezzo è dispersivo ci possono essere anche delle
perdite). Nel caso di segnale a banda stretta (e ricordiamo che ciò significa che: &:D/ ffio «l)
avremo:

A questo punto possiamo fare un' altra ipotesi, facilmente verificata in tutti i casi di interesse, e
cioè che nella banda del segnale che ci interessa le perdite siano trascurabili~ infatti cerf..amente
in ogni applicazione non andremo mai a trasmettere un segnale centrato su una banda in cui le
perdite del mezzo sono forti, dato che ciò significherebbe avere un'attenuazione e quindi
. l'impossibilità di trasmettere a distanza il segnale. Chiaramente, ciò è sicUIru:;tente.tanto più
semplice da verificarsi quanto più è stretta la banda e quanto più è possibile scegliere
l1beramente le frequenze centrali; -ricordiamo infatti che nelle comunicazioni via satellite,
all'aumentare della frequenza, ci sono .. delle zone m cui l'atmosfera non è piètrasparentee
quindi tali frequenze vanno evitate. ·Si va fino a 18 GHz, bisogna evitare dai 18 ai ~l.GHz,
per poi riprendereintomo ai 21-23 GHz; bisogna poi evitare di nuovo l'intorno· dei:.28· GHz e
poi, man mano cnesi sale in frequenza, le bande di assorbimento si infittiscono sempre di più
e quando si arriva al vicino infrarosso (3xlO!1+4x l0 14 Hz) l'atmosfera diventa completamente
opaca. e non si trasmette più nulla. Bisogna arrlvarefino al visibile (4xl0 14 +8><10:':; Hz) per
poter di nuovo avere una zona di trasparenza; oltre il visibile l'atmosfera diventa di nuovo
opaca, grazie all'ozono che, come sappiamo, ci schenna (o almeno dOvTebbe) dai raggi
ultravioletti. Suppo~amo allora che a.=:0 e quindi k=p, ov~v'ero: p = Cù ~, dove p=p(CD) è
una funzione non lineare di (J) (per la dipendenza da CD di c; e J..l. che altrimenti, se fossero
c.ostaIlti con (J), identificherebbero un mezzo non dispersivo e quindi una p lineare in ID).
Supportiamo comunque che il mezzo non sia '<troppo" dispersivo; il diagramma che riporta CD
in funzione di p. è detto diagramma di dispersione o diagramma di Briflouin, che sarà una
rett.'ì. passal"lte per l'origine nel caso di mezzo non dispersivo. S-a, ad esempio, consicierùuno il
p i asma fred40 ncordia.."Ilo che risulta:

dWlque, considerando f-L=!-I.o, avremo:

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da cui si ricava:

Tale relazione rappresenta un'iperbole con aSSI coincidenti con gli assi coordinati;
graficamente a'Yremo l'andamento
Ci)
riportato a lato. Per Ci)-+co si ha un
".

asintoto inclinato di un angolo Cf.. la '"


cui tangente è pari proprio alla ........................... 4................... ,; ... '"
IDa ................................... ".r :
velocità della luce nel vuoto, c; si .;

-'I
t

I
,

ha infatti che risulta: , ". "


"" I ' f

, "" · .,
ID ,
.- " "
CD-?cC => J3 == -
C
'-',~''.., -., ",," "
·, .,, .
>",'.- Itga.=cl ·, ,, .
Nel nostro caso abbiamo a che fare
,,". cc.
con un segnale il cui spettro è
llmitato intorno ad una certa
pulsazione (Do la quale, se vogliamo
far propagare il segna:Ienel nostroplasma,.deveessere al disopra della pulsaZione di plasma,
mmododapoterconfondere'I'andamento delIa.~«(j)) .conquellodiunaretta (il. che, come
sappiamo;'eqUivale a dfre'che il"'k è reale); Facendo a.deSSOllIlOppOrtunO cambio.di·,c.oordinate
Ìn modo da effettuare l'integrale Ìn 13, invece che in CD, avremo: .

Poru·amo·. E(~) -- :
}J H E('"" (A))' dd~Y ','m altn
UJ}J . ' t enruru,
.. d'. ora m
. pOl..mvece ch e. operare c.on 1o

spettro in (il operiamo con lo spettro in 13, cioè abbiamo fatto 1Ullt trasfonnata. spaziale invece
che temporale. Abbiamo poi che sviluppando in serie di Taylor la ID(J3) a. . .'Temo: .

Trascuriamo in questo sviluppo tutti i tennini da quello del 2° ordine in poi; osserviamo c..lte a
noi interessa, essendo CD(~) all'esponente, non soltanto un errore percentualmente piccolo di CD
ma dobbiamo avere un errore percentu.almente piccolo dell'esponenziale eÌro(~)\ e quindi
sperabilmente sull'integrale. Quindi, in realtà, è l'errore assoluto sull'esponente che deve
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essere piccolo; afflllché accada ciò e cioè che gli effetti sull'esponenziale del termine di 20
ordine sia trascurabile deve risultare: .

essendo 6~ il massimo valore assunto da (13-130)' Se allora assumiamo (come è ragionevole


assumere se la curvatura di ID(j3) non è molto elevata) che la serie di Taylor sia rapidamente
convergente, allora se è soddisfatta la condizione precedente sul tennine del 2° ordine dello
sviluppo, saranno certamente trascurabili anche tutti i termini di ordine superiore al 2 c. In tal
caso avremo che l'integrale diventa:

~o+t.p ~o+.t.p l (~-~O)t-pzl


fE(13) eJ. m 01'

(P)t-
pz]dj3 = f E(13)e
{wot+ dCJJ
dfl ~ . dj3 = (*)
~o-A~ ~o-.t.P
-

dove osserviamo che il termine dm ha le. dimensioni di ~'i~IOCità; poniamo allora:


. d j 3 ' ... ~,

dro
v =-
g df)
Po

che prende il nom~ di velocùà à/::"iitppo. Avremo pOI, aggiungendo e sottraends., j30z
alI' esponente, che r~~: ...,. . ,,'~' . ~~:.:.--i{1"

(*) = f
~o+!l~
E(f3)e{ CtJot+v6(~~o)t-pz-poz+poz]df3 = (**)
~o-.t.~

Portando :fh.ori clell'integrale rutti i tenrrini indipendenti da }3 ed effettuando iI seguente cambio


di variabile: J3-f3o=f3' e poi f3'=j3, avre~o:

(**) = ejea:>ot-flol:) J
c.13
E(f3)e j (v g t-z:)fl ~f3
-2,p

avendo posto: E(~) =E(~+~o) (spettro traslato nell'origine). È Ovvio che se nel dOrnh-llo
.6Cù
della frequenza si ha che la relazione che definisce un segnale a banda stretta è: -.« 1,
(:)0

essendo la relazione fra (i) e ~ di quasi proporzionalità (nelle condizioni operative in cui ci
siamo posti, cioè con IDo sufficientemente lontano da evp) avremo che l'errore percentuale che SI
ha 1."1 Q) lo si ha anche in ~, cioè si ha che risulta:
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_.
,
_.L

Ll~
-«1
t'o

Nell'integrale a CUlSlamo giunti allora, posto: e(z)=~l[:E(.S)J, rappresenta


rantitrasfonnata di Founer (spaziale) valutata in (z-v';') e non in (vgt-z) in quanto
l'antitrasformata in z presenta un segno "-" all'esponente nell'integrale Ca differenza
dell'antitrasfonnata temporale). In definitiva, come per l(t) , anche e(z) sarà una funzione
lentamente variabile nello spazio rispetto ane variazioni spaziaIi del termine esponenziale,
quindi rispetto alla ltmghezza d'onda À. o =: 2n (ovvero rispetto al periodo spaziale
130
dell'esponenziale); quindi avremo:

Supponendo, per semplicità, che e(z) sia reale avtèmo:

il risultato a cui siamo giunti ci dice che un'onda a banda stretta, che prende il nome di
pacclwtto d'onda, così come un segnale a banda stretta,è.ilprodottodi due termini ovvero di

e(~t)

z
r
I

. " ..
,
\
I
I

, \~
.I
~' .'\, ;'

~: ....

una cosinusoide modulata, il cui andamento in funzione di z (per t=O) è dei tipo rappresentato
in figura. Quindi abbiamo un segnale il cui inviluppo è la forma d~onda a cui è asspciata
l'infonnazione e la cosinusoide invece oscilla ad una ·'frequenza" che è la lunghezza d'onda Ào
di centro banda. Al passare del tempo abbiamo che l'inviluppo si sposta ad una velocità pari
alla velocità di gruppo, vg, mentre la portante si sposta ad urla velocità pari alla velocità di
fase, Vf=COo/!3o' In generale queste due velocità:
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CÙD
v =- (velocità con cui viaggia la modulante)
g d~
~o
Cù o
vf=- (velocità con cui viaggia la portante)
~o

se la relazione ID(f)) è non lineare, non sono uguali. Ciò significa. che nel tempo la smusoide
trasla con una velocità diversa da quella dell'mviluppo, cioè c'è imO slitt..a.mento reciproco fra
la sinusoide (portante) e l'inviluppo (modulante). Cioè se ci muoviamo con la velocità della
smusoide (velocità di fase) vedremo l'inviluppo traslare rispetto a noi stessi con una velocità
pari a vg-v{; se invece ci spostiamo con l'inviluppo (alla velocità di gruppo) vedremo la '
smusoide SCDITere dentro l'inviluppo ..Allora ci si potrebbe chiedere qual è la velocità. con cui
si sposta il nostro segnale e(z,t)~ prenderemo quella con cui si sposta l'inviluppo? Quella COI!
cui si sposta la portante? Ma anche questa portante non si sposta in tutti i punti con la stessa
velocità in quanto se consideriamo i nulli essi si spostano rigorosamente con la velocità di fase
ma se prendiamo un punto lungo il segnale esso si sposta con una velocità che non è né quella
:,L di gruppo né quella di fase; infatti mentre il segnale si sposta. esso si deforma anche, perché
,: slitta nell'inviluppo. Quin(ji ì punti della portante, 'in gei1erale, si spostano a velocità diverse,
anche se grosso modo prossime alla velocità di fase' (dato che la differenza è comUIique molto
piccola perché dovuta alla modulante, che varia lentamente rispetto ad. un periodo spaziale).
Osserviamo però che quello che ci interessa dal punto di vista di valutare la velo:itàcon ClÙ
l'infonnazione, associata ad un segnale, sÌ 'sposta è ,la velocità dell'inviluppo':e;''llonquella
della portante, perché :intanto rileviamo lUl segnale se l'inviluppo ha un valore' sigrificativo
altriment~ se è troppo piccolo, esso sarà praticamente indistinguibile dal rumore. Quindi se
trasmettiamo tm segnale, un'pacchetto d'onda, e aduna certa dist..anza abbiarnounricevitore, ~,
misuriamo il· tempo meni esso· arriva e vòlendo valutame la velocità vedremo quando arriva
l'inviluppo e' dividendo la distanza per il tempo trascorso otterremo la velocità 'eon::cui. si
sposta il segnalé' (ovvero l'inviluppo). Anche l'energia associata al segnnle:""è
significativamente diversa da zero dove l'mviluppo è significativamente diverso da zero;
quindi anche l'energia associata al segnale si sposta con la velocità dell'mviluppo. Quindi sia
dal punto di vista del segnale che daI punto di vista energetico è ragionevole associare
aH 'infonnaz1.one una velocità pari a quella de11 'mviluppo, cioè quella di gruppo v g. Quindi per
effetto della dispersione abbiamo una situazione nettamente differente dal caso non dispersivo;
in quest'ultimo caso, infatti, il segnale, qualunque esso sia, si muove CDn un'unica velocità: la
velocità di fase, Vf. Se il mezzo è dispersivo (e qumdi la velocità di fase associata alle singole
componenti armoniche è diversa) +
globalmente il segnale non sì CD
muoverà con nessuna di queste
velocità di fase ma si muoverà. 0)0
con la velocità di gruppo. Se
andiamo sul diagramma di
Brilloum vediamo subito la CD p L - -_ _

differenza geometrica fra v[ e Vg.


Se CDo è quello mdicato in figura,
la velocità di fase è: v f = Cùo, /
f)o

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ovvero dalla figura si ha: vrgtl{, cioè è la tangente dell' angolo che la congiungente del punto

Cf)o,Cùo) del diagramma con l'origine forma con l'asse f). Per la velocità di gruppo: v = dro
• "". ;. . g df3 ~o
aVTemo invece che risulta: v g = tgetg> C-Ìoè è la tangente dell'angolo formato dalla retta
tangente al diagramma nel punto (f)o,mo) e la retta orizzontale passante per m=wo. In questo
caso detto <Xc l'angolo formato con l'asse ~ dall'asintoto del diagramma, e ricordando che
tgCtç;=C, si vede che C4>Ctc > mentre ag è sempre minore di Cl.c~ cioè in questo caso si ha:

Quindi una veloci~ come la velocità di fase, che è maggiore della velocità della luce non ha
senso fisico, cioè è certamente una velocità che non può essere a5Slmta essere la velocità di ,r
qualche cosa a cui è associata un'Informazione o un'energia. Osserviamo che la velocità di -'
fase può anche essere maggiore della velocità dèlla luce, questo non comporta nessuna
difficolta perché, :in realtà, la velooita di fase è rigorosamente definita solo nel caso di un'onda
sinusoidale. In tal caso, in realtà, non c'è nulla che .~~sta prop~a-ando perché il campo è
sempre lo stesso da -co a +co, sia nel tempo che nello spazio: Come sappiamo,aà un'onda
smusoidale non è associata alcuna informazione, se non il fatto che esiste un'onda sinusoidaIe;
non c'è trasferimento di energia, perché l'ampiezza.deI campo è la stessa m.tutto lo spazio,
non c'è variazioneJdi. energia passando da un punto alI'altro dello spazio.. Cioè è una
situazione m cui tutto ,rimane inalterato nel tempo e nello spazio, dal .punto di vista
dell'energiae,dell'informazion~:._D'altra parte il fatto che velocità di .tipo.~geometricon
possano essere; maggiori di. quella . dèlla luce' non. deve meravigliarci perché, .sè.p:tIettiamo
bene,.la velocitàrdi-faseveè proprio quella con cui ci si deveJungozperché la' fase _riIp.anga
sempre la stessa (essa.è infatti proprio ottenuta richiedendo che l'argomento' della cusÌp.usO!de
rimanga costante ,V(z,t); siccume l'argomento del coseno, per definizione, è la fase di tale
funzione smusoidale, la velocità con cui ci si d~ye muovere per vedere la slnusoide fenna è
appunto detta. velocità di fase).

La stessa cosa accade se supponiamo di avere un imo potentissimo che aniva 3. dismnze di anni luce e che gira
a velocitii. costante; l'estremità. del fàscio luminoso si muoverà a velocità grande a piacere, naturalmente,
perché sarà data da: v=(j)r. e se r è sùfficientemente grande e (j) è costante ad un certo punto v sarà maggiore
della velocità della luce. Analogamente se abbiamo un paio di forbici lunghissime e le chiudiamo, il punto di
intersezìone fra le due lame tende aIrinlìnito in tenni.ni di ve1oci~ non c'è nulla. di strano in tutto ciò perché
tutto avviene a vekx:ità wùfofffie. Non c'è, in renltà,. alcun trasferimento di niente, è solo un punto geometric;o
(l'intersezione fra le due lame della tèrbice) che 5i sta muovendo Cl velocità. maggiore di quella della luce. Un
altro esempio può essere quello di considerare un enorme schermo catOdico; il pennellino lunlin0.s0 si può
b.!nissimo muovere ad una velocità. maggiore di quella della luce se la lunghezza del pennello è
sufficientemetlte grande. In realtà, però. nulla si sta. muovendo più velocemente della luce perché i vari punti
dello schermo non sono dovuti agli stessi elettroni (prima arriva un elettrone, poi ne B:ffiva un altro, e i singoli
elettroni, ovviamente, si muovono Cl velocità inferiori a quella. della. luce). :è: solo rimpressione, cioè il punto
geometrico sullo schermo, che:: si mUQve più vdocemcnte della luce. D'altra parte non c'è nientè che si
muove; il punto luminoso sulla scherrilo non "si muove" ma '"si accende e si spegne" (eccitazione dei fosìòri);
la sensazione del punto è quella che si muove più velocemente della luce.

1- 100

--1.

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Buono Studio! =)
E così via se ne possono fare infiniti di esempi di questo genere; cioè o~ abbiamo
cose ch~ ~i muov:ln? a velocità costante è possibile costruire punti. geome . che si muovono
(VOlta
a velocItà supenon a quella della luce, senza che questo, OVVIamente, mporti nessuna
contraddizione con la relatività. Analogamente acc.ade con la velocità di fase, che non è la
velocità di qualcosa ma semplicemente il modo con cui ci si dovrebbe muovere per vedere
fenna una smusoide, a cui è associata sempre la stessa energia, sempre la stessa informazione,
e quindi "non trasporta" né energia né informazione. Viceversa quando abbiamo a che fare
con un segnale come un pacchetto d'onda, che trasporta energia e informazione (perché
localizza nello spazio energia e infonnazione), è chiaro che qualunque sia la sua velocità non
potrà mai essere superiore a quella della luce. Quindi il fatto che la velocità vc>c non può
essere associata al nostro pacchetto d'onda a maggior ragione confenna che v g è da assumersi
come la velocità con cui si propaga il nostro segI1ale. Ricapitolando quanto detto Imam,
abbiamo esaminato l'~damento di un'onda progressiva in un mezzo dispersivo sotto le
seguenti ipotesi:

1) abbiamo a che fare con un pacchetto d~onda, e quindi un segnale a banda


. -=~.l -
stretta per CUllCiwta: &n« 1 ~':'.
Cl) • ,. "

2) le perdite nel mezzo sono trascurabili, çioè: k=f3-ja, essendo a=O, in ttrr..a
la banda di frequenze interessata dal segnale;

3) Risulta: d2~ I LiP2t« 1, che è legata. evidentemente a~a curvatur~ ~l


'. df3-1~o:, . . ;,
diagramma di Brillouln nel.punto centrale in cui abbiamo il pacchettod'oniÙt
. - ,-,-.,'"
o..... '7';~ ~ W~.~~·_

Sotto queste· tre ipotesi abbiamo dedotto che l'onda ha le caratteristiche di Un segnale a banda
stretta., cio~;~ ,un segnale modulato, la cui modulante varia lentamente rispetto alla:portante (m
termini di periodo temporale o di lunghezza d'onda, seccndo se il segnale lo guardiamo nel
tempo o nello spazio). Inoltre questo pacchetto d'onda si muove ad una velocità che,se
vogliamo sia la velocità a cui è associato il trasferÌmento di energia da un punto ad un altro

dello spazio, è la velocità di gruppo, data da: Va =


..
da>l.
df3 lpo
Osserviamo che abbiamo detto che

Vg deve essere necessariamente minore della velocità della luce. Però ci si potrebbe chiedere, :.
avendo defllÙto la Vg come la derivata di una ftmzione (j)(f3), chi ci assicura che questa derivata
non ci venga un numç:ro maggiore della velocità della velocità della luce. In realtà, se si
COIlsiàerano delle leggi di dispersione di particobri mezzi, ad esempio i dielettrici, e si V:l.'1nO
a considerare particolari zone di questi diagrammi di dispersione, effettivamente facendo la
derivata otterremo una v3>c. La c.ontraddizione sta nel fatto che una deile tre ipotesi fatte deve
essere venuta meno. Ovviamente la prima non può essere falsificata in quanto scegliamo noi
lo spettro del segnale, indìpendentemente dal mezzo. Dunque o la derivata seconda della legge
di dispersione m(p) è cosÌ elevatà che appena t diventa significativo non è verificato che quella
quantità è molto minore dell'unità oppure, ed è quello che in realtà si verifica sempre, non è
più verificata l'ipotesi che 0.=:0; cioè dove la parte reale della costante di propagazione varia
in modo tale che vg>C non può essere che in tale banda di frequenze non ci sia attenuazione,
ovvero 1 casI in cui la parte reale di k varia cosÌ rapidamente che la vg corrispondente è
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maggiore della velocità della luce capitano sempre .in. corrispondenza delle bande di
assorbimento del materiale. Osserviamo però che la descrizione che abbiamo fatto non può
avere una validità indefinita perché la terza ipotesi, anche se le prime due sono verificate, per
quanto piccDla possa essere la derivata (che è diversa da zerO)ie per quanto piccolo possa
essere t>.i3, ci sarà certamente un certo istante di tempo a partire dal quale questa. Ìpotesi non è
più. verificata. Questo significa che la descrizione del moto della nostra onda come moto di un
pacchetto che si propaga senza deformarsi non può essere indefinitamente vali~· anche se
sono vere le altre due ipotesi. Cioè in presenza di dispersione non può accadere che un segnale
si propaghi indefinitamente conservando l'inviluppo imperturbato. Ci dobbiamo aspettare
allora elle dopo che sia passato tanto di quel tempo che tale ipotesi non è più verificata o, in
altri t~ che iI segnale abbia percorso tanto di quello spazio che la terza ipotesi non è più
verificata, non possiamo più ritenere che il segnale rimanga imperturbato. Questo fatto, come
abbiamo detto, è dovuto al fatto che le varie componenti armoniche del nostro segnale si
muovono a velocità diverse, cioè ognuna delle onde monocromatiche che costituiscono il
nostro pacchetto d'onda si muove con la sua velocità di fase. È la sOvTapposizione di tutte
queste onde che si muove con una velocità che non è nessuna di queste, proprio perché le varie
componenti si muovono a velocità diverse. Se alcune di queste armoniche si muovono ,più.
velocemente ed altre vanno più lente ci dooblàmo aspettare che la parte di segnale associata
alle armoniche più veloci avanzi più rapldamente mentre quella a5sooiata alle componenti
armoniche più lente avàhZimeno rapidamente:.QÙindiil segnale.nel suo complesso si deforma
e, naturalmente, si abbassa pure perché, siccome non ci sono perdite, l'energia. associata al
segnale deve rimanere sempre la stessa. Dunque al crescere del tempo il nostro pacchetto
d'onda deve in qualche modo sparpagIiars4 invece di rimanere ,concentrato ,dov' era.. Nel caso
del segnale esemplificato;.per .rappresentare,ilpàcchetto d'onda, abbiamo che. la velocità di
fase diminuisceall 'aumentare della frequenza (nel caso considerato di plasma 'freddo) mentre'
la velocitàdi'gruppa::atimentae.quindì . le .. parti del segnale, ,che . sono associate:.alIe alte<'
frequenze hanno' una velocità di fase più piccola di quelle associate alle basse :frequenze e
cr
quindi' dobbiamo aspettare che i fronti del segnale (quelli legati alle alte'frequenze).vanno
ad una velooità-diversa·dalle.code del. segnale (legate alle bassefrequenze).·A seoJ1idase l'una
va più veloce dell'altra, si ha che o il fronte tende ad andare sempre pin 'avanti e la ceda a
rimanere sempre piu. indietro o, viceversa, la coda a sopravanzare il fronte. In. ogni caso c'è
una deformazione del segnale e quindi deIrinviluppo, il che comporta che !'infonnazione
associata al segnale va persa. .
Quindi in presenza' di dispersione, per quanto questa. possa. essere piccola, ci si deve
preoccupare del fatto che Wl segnale non può propagarsi oltre certe distanze (o,
eqnivalentemente, oltre un certo tempo) altrimenti l'informa:zicne associata a. questo segnale
non è più recuperabile. Per ridurre tale effetto della. dispersione non possiamo ridurre b.p,.
essendo questa quantità legata alla banda del segnale che si 'Iluole trasmettere~ quindi bisogna
. 2 !
operare cercando di ridtù-re al massimo la derivat.:1. seconda cl: ~: 1 cioè la dispersione, e
dA - !
, I-' I~()
questo è necessario soprattutto nei sistemi di comunicazione a grande distanza. Inoltre col
passare del tempo si fa sentire anche il fatto che et non è rigorosamente zero, Cioè il s~gnale
non solo si deforma ma si attenua anche; Imquando però la forma non cambia, l'attenuazione
è soltanto un problema di rapporto segnale-rumore, cioè di recuperare il segnale e non farlo
"annegare" nel rumore. Ma quanto il segnale si deforma ormai l'informazione è persa. Quindi
abbiamo che in un mezzo che non sia il vuoto o l'aria, a frequenze non troppo elevate, (cioè
privo di dispersione) ci sono due ostacoli ad una comunicazione a grande distanza: le perdite
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che, per quanto piccole, prima o poi si faranno sentire in quanto purtroppo producono
un'attenuazione esponenziale, e la dispersione la quale è comunque presente anche se sÌamom
bande di frequenze in cui le perdite sono 1:rascurahili. Quindi, aseconda dei mezzi trasn:ùssivi,
ci potranno essere dei casi in cui prima che gli effetti delIa dispersione si facciano sentire
(deformando il segnale) il segnale si è così attenuato da finire nel livello di rumore; ci
potranno essere altri casi in cui, viceversa, è la dispersione a farsi sentire prima che il segnale
si sia talmente attenuato da confondersi col nunore. In un caso o neli' altro si è costretti a
introdurre, se bisogna comunicare a grande distanza, dei ripetitor4 cioè a ricevere il segnale, a
riamplificarlo, ripulendolo deIIe cDmponenti spurie se si è parzialmente deformato (purché si
possa ancora recuperare l'infonnazione) e rÌtrasmetterlo per la successiva tratta. TI grande
successo avuto dalle fibre ottiche sta proprio nel fatto che l'avanzamento nelle tecnologie di
fabbricazione ha prima eliminato le limitazioni dovute alle perdite, facendo restare
praticamente solo quelle dovute alla dispersione. Essendoci comunque una dispersione
intrinseca in. ogni meccanismo di prop~anz:ione guidato, si può fare in modo che, scegliendo
opportunamente il materiale, gli effetti dovuti alle due cause di dispersione si elidano a
vicenda (cioè il segno della derivata 2 a della dispersione nel dielettrico sia opposto a quello
della derivata 2 a della dispersione dovuta alla stru:ttura guidante, e quindi diminuire
enonnemente l'effetto della dispersione). Naturalmente il grado di defonnazione di un segnale
che possiamo accettare dipende dal tipo di segnale che si sta trasmettendo; questo. è uno dei
vantaggi delle trasmissioni digitali rispetto a quelle analogiche, per le quaIi(quest~ultime) una
piccola distorsione del segnale può rendere irriconoscibile l'ir.formazione ad esso. assèciata
(come, ad esempio, i segnali sonori). Se Ìnvece si
sta effettuando una. trasmissione digitale, il che
significa che stiamo trasmettendo una·· -
successione di impulsi, e quindi rinfonnazione
sta nel codice trasmesso (successioned(zeri e 1 ! O
uno), è chiaro che l'unica cosa che bisogna
evitare è che se, ad esempio, è stato trasmesso
101, ilse.gnale non si defonni a tal punto che,ad esempio, al centro compaia un altro .impulso.
Essendo comunque gli impulsi temporalmente spaziat~ è chiaro che arrmché ciò8.ccada il
segnale si deve modificare drasticamente; lnoltre le tecniche di codifica prevedono, ID alcmlÌ
casi, anche bit ridondanti (bit di parità, ecc.) che possono servire per correggere gli errori, il
che rende molto robusto il sistema rispetto alla deformazione. Questo è ovviamente 1Ul enonne
vantaggio in quanto per trasmettere degli impulsi che hanno bande molto larghe, è molto
importante rendere al minimo gli effetti della distorsione.
Verillchiamo, nel caso del plasma, qual è la distanza massima (ovvero il tempo massimo)
oltre la quale interviene la distorsione dov'Ut..'l- ai te.rm.L"1i di ordi...'1e superiore (cioè
sostanzialmente non è verificata più la terza ipotesi). Nei caso del plasma ricordiamo che:

e quindi la velocità di gruppo vale:

do c 2 f3
v'" = -d-S = --;::/="==2="=
'" . I}Cò P+ c 13-

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Per la velocità di fase avremo:

da cui si ricava immediatamente che vale la seguente relazione generale: vgvr:?, ovvero la
velocità della luce è pari alla media geometrica ~el1a velocità di fase e della velocità di
gruppo. Possiamo poi anche esprimere V g e Vf solo in tennini di Ci) nel seguente modo: abbiamo
che f3 = -cl~
Ci)
2 - Ci)
2
p
e quindi si ha:

roc

Analogamente si ricava (o anche dalla relazio'n~: Vgvr=c2) per la velocità di gruppo:

Dunque a~emo che la derivata seconda. che ci inter~s§a è data da:


"0-,:':".
' ...... .......
·t:·:;..~·
~-~"".JI ~

•••• ~W •• '

Deve risultare allora che:


.. ...~

.. . .
",l.. •

Osserviamo però che possiamo scrivere ciò anche nel seguente modo:

Se t=t':nax è il massimo tempo trascorso, Vg • Ìma."<: è il massimo spazio percorso che indichiamo
con Zru~ dunque avremo:
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Quindi siamo arrivati ad un'espressione in cui c'è un. tennine (il primo) che dipende dalla
pulsazione che abbiamo scelto, termine che facendo alcuni passaggi possiamo mettere nella

~lorma: ~ F: . Il secondo termme


O) " Cl" d"Ice " 1mente quanto e. 1argo il pace hetto d 'onda
sostanzla
o)c
Ce quindi dipende da come è furto il segnale); il terzo termine è lo Zrnax, cioè la massima
distanza che possiamo valutare imponendo che sia verificata una certa condizione per la
quantità che abbiamo indicato con A(Zrad, in corrispondenza della quale possiamo dire che la
terza ipotesi ( precedentemente indicata con 3) ) non è più verificata. Ad esempio possiamo
considerare che questa ipotesi non sia più verificata. se risulta: A(z..:d~l, da. cui possiamo
ricavare la massima distanza Zmax alla quale possiamo trasmettere in modo sufficientemente
accurato.
Dal punto di vista della distanza dai problemi reali, il caso dell'onda piana che abbiamo
:'-
esaminato è idealizzato per due aspetti. Uno per il tipo di soluzione che abbiamo considerato;
se è S'..rpposta un'onda indefmitamente estesa in tutto lo spazio, costante su piani È chiaro che
nessuna sorgente fisica potrà mai realizzare un'onda di questo genere. A.bbiamo spiegato,
però, che questa idealizzazione, pur non Corrispondendo a nessun campo fisicamente
realizzabile, è tuttavia estremamente impor+..ante e comoda perché sovrapponendo onde ~piane
si possono c.ost!urre campi elettromagnetici; anzi vedremo che qualunque campo
elettromagnetico, in uno spazio omogeneo, purché siamo a grande distanza dalle sorgenti,
localmente { cioè m.uno spazio limitato rispetto alla distanza dalle sorgenti) si può.
approssimare come.un:ondapiana. Quindi da questo punto di vista l'idealizzazione 'di," .
dlIl~,OIi4a indefinita, con caratteristiche costanti su piani, non è una grossa~limitazione" L'altro
aspetto.;di, idealizzazione rispetto alle situazioni reali è queI10 di aver considerato un mezzo
omoe-eneo. - ~.~
»

...
,~

Del ~aso di propagazione in uno spazio non omogeneo, o'11lero in presenza di più mezzi
materiali, trattiamo per ora uno dei casi più semplici, che pennetta un'introduzione delle
problematiche presenti in tale tipo di trattazione e la defi:nizione di particolari concetti senza
rendere (inutilmente) complesso lo studio. A tale scopo consideriàmo la propagazione di onde
piane in presenza di una superficie di discontinuità fra due semispazi omogenei. In questo
caso vogliamo risolvere il problema della propagazione quando nello spazio sono presenti due
corpi con caratteristiche diverse (El> }.LI ed 82, !-V>J e separati da. una superficie piana. Non
possiamo aspettarci che l'onda. che si
propaga sia Ul1ica poiché se essa soddisfa E" ~l ,
le equazioni di Maxwell rrel lO mezzo non k1=Cb\i 8,F,
potrà soddisfare quelle nel 2° mezzo. Se onda onda
consideriamo due onde, una nel lO e l'altra rifus::a Ta:::nl essa
nel 2 0 mezzo, in modo da ovviare a questo
inconveniente, avremo comunque che esse
non veri...ficano le importanti condizioni al
>z
/~r
contorno sulla superficie di separazione,
condizioni riguardanti la continuità delle
componenti tangenziali dei campi stessi.
S i può allora dimostrare che a garantire
l
onda
i1.ciiene
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l'unicità della soluzione delle equazioni di Maxwell per questo problema sono tre onde piane,
due nel lO semispazio e una nel 2°. Nel l° mezzo, oltre all'onda incidente, vi è un'altra onda
che ha la particolarità di essere diretta dalla superficie di discontinuità verso l'co e che prende
il nome di onda riflessa; quella nel 2° mezzo è detta onda tnçzsmessa (nel disegno è stato
scelto come riferimento quello avente origine sulla superficie di discontinuità e con asse z
normale a tale superficie). Per quanto riguard...1. l'unicità della soluzione ci si riferisce ad un
teDrema di unicità valido per le onde piane, non coincidente con quelli esaminati in
precedenza, in cui le condizioni all'infinito sono molto diverse. In tale problema. le condizioni
. all'co sono da. intendersi nel senso che, introducendo una superficie di discontimùtà., le uniche
onde provenienti dali' infinito sono quelle incidenti (generate dalle effettive sorgenti) mentre la
discontinuità dm.Tà solo generare dei disturbi che dalla superficie devono andare verso l'co.
Ricerchiamo, per i vari casi, quelle che sono le relazioni che intercorrono fra i vari campi delle
onde interessate~ cioè vogliamo, note che siano l'ampiezza dei campi e il vettore di
prop~oazione dell'onda incidente, risolvere completamente il problema delle equazioni di
l'tfaxwell. Osserviamo che,. sapendo che i campi sono sempre ortogonali alle direzioni di
propagazione, ci interessa conoscere solo due tipi di soluzioni e cioè quella per cui il campo
elettrico è ortogonale al piano (k i,iJ e quell~ per cui il campo elettrico è contenuto in tale
piano, dato che mediante "lilla loro sovrapposmone è possibile risolvere il problema relativo
ad un' onda comunque polarizzata. :'.' ~" , x
Cominciamo con l'esaminare il caso più sempliCe;
cioè quando la direzione d'incidenza dell' onda è CD
ortogonale alla superficie di discontiriuità
(incidenza normale). Poiché la direzione. deL
vettore di campo è :in:i:nfluente,. visto che ad unaSl.la -•.•
particolare·direzioneè . possibilesempre associare '_ t ..~,. ':' ""';'"
una rotazioile;. deL~ .. sistema di riferimento, _--+--_~"",=,",.;;.."..~"--~~-+o--=""'-o---:)---...;..~;(:t';.
risplv,iamounsoloprobie.n:m.Per simmetria. anche z
le onde trasmessa e riflessa non potranno che avere -
direzione di propagazione normale- all'interfaccia
fra i due mezzi; pertanto lo studio che, in generale,
è riferito a grandezze vettoriali, diventa. uno studio di tipo scalare. Per tale situazione
ritroviamo che a sinistra della discontinuità il campo sarà dato dalla sovrapposizione
cielI 'onda incidente e di quella riflessa dirette, rispettivamente, nel verso positivo e negativo
deIrasse z~ a destra della discontinuità, invece, il campo sarà solo relativo all'onda traSmessa.
In tal caso vediamo che sono soluzioni delle equazioni di MaXYveIl le seguenti espressioni per..
il campo: , '-'

per 1;:::; O
, per z~ O

OssenrÌamo come nei secondo mezzo non vi sia onda· riflessa affmché siano rispettate le
condizioni di radiazione all 'infmito. Analogamente il campo magnetico, diretto o'V-viamente
lungo y, sarà dato da:

1- 106
f
-1

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HyCz) = di (Eie-j\:'tZ-Erejl\z) , perz~O

H Y(z) = ~E j 2z
ç2 t e- l:. , ~r
r-
z~O

Tali espressiopj dei campi nei due mezzi soddisfano le equazioni di Max~vell e le condizioni
di radiazione all'infinito. La soluzione che abbiamo finora considerato può essere una
soluzione di tipo onda piana in presenza di una discontinuità; invocando poi il teorema di
unicità possiamo dire che questa è "'la" soluzione del nostro problema. Ricordiamo che il
teorema di unicità., nel nostro caso di problema interno, richiede il soddisfacimento delle
equazioni di Ivlaxvvell, delle condizioni di raccordo sulle eventuali superfici di discontinuità. e
le condizioni di radiazione alI' co (in questo caso il problema interno è particolare in. quanto
non c'è '"'"la superficie interna", ma c'è tutto lo spazio nella sua :interezza). Inoltre stiamo
cercando delle soluzioni che ovviamente non soddisfuno le condizioni di radiazione all'w,
perché non decadono all'w come l/r ; infatti sono soluzioni non fisicamente realizzabili, s~mo
del tipo onda piana che non possono decadere alI' co, essendo co~1:anti in modulo in tutto lo
spazio (se non ci sono perdite). Le condizioni di radiazione all'infinito (come le abbiamo
espresse finora) esprimono proprio una condizione connessa alla fisica reaIizzabilitàe, in
particolare, anche al fatto che si vada dalle sorgenti verso l'infinito e non viceversa, Se le
sorgenti non sono localizzate (ed è chiaro che per poter creare un'onda costante su piani che
vanno fino aH 'co, le sorgenti devono avere lo stesso tipo di s:immetria) dOvTemInO"ve,dere, in
questo caso, che cosa si intende per condizione di radiazione all'co. Ricordiamo che,in altri
termini, la condizione di radiazione all'co espri.rne che dall'co non si rifle17.a potenza, ci~.
allontanandosi dallesQrgentiverso l'co, la potenza può andare soltanto versO l'co e nonv~
dal1'i.Q-"Xer50 le sorgenti. Nel nostro caso idealizzato, un.idimensiona1e;~·:è>chiaroche se le
sorgenti :che genera.'"lo in qualche modo il campo sono a sinistra della superficie di separazione
Ce abbiamo ' supposta che ronda incidente provenga da sinistra) dobbiamo richiedere che non
ci siano onde riflesse da destra, il che è esa:lli'Unente quello che abbiamo supposto nella nostrn.,
per ora ipotetica, soluzione. Quest..'l volta 1'00 non è più in tutte le direzioni ma solo nella
direzione zin quanto abbiamo sostanzialmente un problema unidimensionale. Se a questo
plmto saranno soddisfatte anche le condizioni alI'interfaccÌa (essendo la soluzione trovata
soddisfacente alle eqUazioni di ~faxw'ell a sinistra e a destra dell' interfaccia) allora av'remo che
effettivamente la soluzione ipotizzata è la soluzione delle equazioni di ivIa:avell, La soluzione
a cui siamo arrivati è dunque:

, per z::;' O ; per z ~ O

dove osserviamo che non abbiamo più messo nessun pedice per indicare le componenti dei
campi in quanto, data la simmetria, qualunque sia la direzione dell'asse x., naturalmente, non
cambia niente perché qU..1.hlllque sia la direzione del campo mediante llil,'opportuna rotazione
del sistema di coordinate è sempre possibile far ccincidere questa direzione con quella di uno
degli assi x o y. Quindi anche se il campo fosse vettoriale (cioè in 1Ul dato sistema di
1- 107

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coordinate sia dotato sia della componente hmgo x che di quella hmgo y) non cambia nulla
purché il piano in cui è contenuto il campo sia perpendicolare all'asse z. Ci restano allora !.

ancora da Ì:mporre le condizioni di continuità. delle componenti tangenziali; nel caso in esame
tutti i campi sono tangenti alla superficie di separazione per çuqe condizioni di continuità non
saranno altro che date daIl'uguaglianza dei campi a destra e a sinistra all'ascissa z=O.
Otterremo allora:

Abbiamo quindi un sistema di due equazioni nelle due incognite Br ed Et; siccome la soluzione
sarà espressa in tennini del campo incidente~ Eh è conveniente dividere membro a membro tali
equazioni per ~ e quindi mvece di ric..1..vare esplicit..'UIlente Br ed Et, conviene ricavare le
quantità adimensionali:

( .... , ..
~.
~
. ..- -... .-.
i _ .. - -,

o.. ~aI6kmente
l -

dette, rispettivamente; coefficiente di riflessione, r, e coefficiente di trasmissione,. 't. Esse.~-:··


sono le effettive incognite del nostro problema poiché pennettonodiconoscere le ampiezze dei:' .
ca:mpi:TIt1.essi e trasmessi in base a quella del campo incidente. Drula:~1§fìllia Pelle (#)
otteniamo immediatamente: . .'

Dalla se-eonda invece:

ovv-ero, combir..ando queste due relazioni, ricaviamo le espressioni dei due coefficienti In
t,;~lui-ti delle impedenze intri,''seche dei due mezzI, o"!"~ero:

1- 10&

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È ovvio che se la discontinuità non c'è si ha che çl~: e quindi r =0 e "C= l, cioè si ha assenza
di riflessione e ronda trasmessa coincide con l'onda incidente. Osserviamo che abbiamo
defrnito il coefficiente di riflessione con riferimento ai campi elettrici e quindi avremmo
dOilato dire coefficiente di riflessione per il campo elett'Y~qo; naturalmente aì,.Te:mmo potuto
anche, viceversa, rifemci al campo magnetico e dermire un Coefficiente di riflessione per il
campo magnetico, definito d?J rapporto fra la componente riflessa e quella incidente del
campo magnetico, ovvero:

cioè i due coefficienti di r..flessione sono banaimente collegati, essendo l'uno l'opposto
dell'altro, Per il coefficiente di trasmissione sì ricava banalmente che risulta:

H~ "/~l
-~-=-~~-

Per con.venzione, se .non vienespecificato'èSplicitamente, quando si parla di coei7iciente di


riflessione ci· si riferisce' sempre al campò.: elettrico. Interessiamoci a come va..-iano tali
coefficienti al variare dei mezzi .in esam.e; il. caso più semplice è quello in cui vi sono due
mezzi dielettrici senza perdite (di cui uno, ad esempio, è il v-uoto). Avremo allora che le
impedenze intrinseche ( ç ) saranno dei numeri reali, per cui le espressionidé1.coefficienti
saranno reali; di conseguenza i campi trasmessi e rIDessi non possono che essere o i:nfase o :in
ooposizione di fase con il ca.lllJO mcidente. Peraua."'1to ri2".l.al"da l'ampiezza aelcoetnciente di,
~... .L ~ , "" _ . . --,"

rifi.essio~ericordiamo che ç =~; e· cp.:dndi, in generale, esso presenter~~apar..e reale


se~pre positiva mentre quella i:m.r:::lagir;..1L"Ì.2.pUÒ essere di se~lo qualsiasi onni1a; per'";.anto se
si calcoIà'il'mociulo di r, poiché i mèzzi sono, diversi, non sarà ma~ 1!:ouale a'zero (cioè c'è
.. ._ '" . . : _ ........ ' r. ~. ~ i~,...
.sempre onca rillessa; e SI a'vra se~pre: i 1. ;:::'L . .il ...arto ene Il:::::l e lU.1Z cC,}n.seg'.lfT...za
1-
fU
i:rumediat.,q delle proprietà di ç; i...lfatti essendo: ç=~~, dove u ed g sono d:.re numeri

compìessi a parte linmaginaria minore o uguale


a z.ero, ovvero n.eI piano complesso di Gauss si
trovano nel 4 0 quadrante, DUlì.que ç avrà un
modulo e, a meno della radice, una fase che sarà
da~ cL'11h cFfTerer.2a delle fasi di J-l. ed E. le q1lcli
sene, in valore assoluto, minori di n::z e quincl.i
certanente: q)~it/2: pertanto la f~e di ç sarà:

i ./ _. / r.:
.IL.:~;• -
- -4-

1- 109

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Buono Studio! =)
[

Ciò significa che anche se non fucciamo l'ipotesi che E e J..t. abbiano parte reale positiva Ce
ricordiamo che, ad esempio, per il plasma la parte reale di E:- può essere negativa) si verifica
[
sempre che Re(Q~O e questa., come sappiamo, è una Im
proprietà di tutte le impedenze che corrispondono a dei ...,.
... l
1..
sistemi passivi Quindi i coefficienti di riflessione,
qualunque siano i mezzi coinvol~ sono sempre
compresi nel cerchio unitario del piano complesso. Re
Fisicamente tale limitaZione è do\.."Uta al fatto che poiché
a qualsiasi onda piana è associata un'energia allora
l'onda. riflessa non può che oontenere una. quantità
minore o al massÌmo uguale a quella cIeli' onda incidente,
altrimenti si a....lfebbe una creazione d'energia laddove non vi sono sorgenti. In. altri term.i:ni,
ricordiamo che in un'onda piana il vettore di Poynting è diretto nella direzione di

prope.;,o-azione ed è pari, in
""'" "
ampie~ a: "i .
, 12

Ciò significa dire che se l r 1 ~l


2
allora si ha

IEl!"! li ·~I El I·,


. ,

che: cioè la densità di potenza associata a1ronda riflessa non può' mai
5Uperar~ la densità di potenza associata. ali' onda lncidente. Questo è fisicamente evidente
perché, se il mezzo è passivo, la potenza::çifIessa non può mai superare Cf..lella incident~ perché
non c'è nulla, naturalmente, che fo~caqt:testo eccessodi potenza. Al più. ci può essere una
riflessione totale, cioè ~L.a la potenza incidente viene riflessa. Èirnpor.ante notare che se si
passa da tm mezzo otticamente meno denso ad uno otticam.ente più dense, cioèç; ».'~, si ha.
che ['<0, ovvero l'onda riflessa sarà in opposizione diJasecon quello incidente,(mentre sarà
i:ri. fase se si passa'daundielettrioo alvuoto {essendo. infatti,el=CoBr, con E:-> l. si ha certamente
che ~SoX;D. ·mQltr~, abbiamo che il modulo di r.sa.rà lo stesso se si passa da un mezzo
a11' aItroovicevr;r~·il-cheesprime la cosidnpr..a invertibtlità del cammino ottico (cioè si ha
.c .:,ung. stessapotenza.riflessa).Abbiamoallorachese i due mezzi sono. entrambi senza perdite
alloraç: e çl sono entrambi reali e quindi anche l sarà reale e compreso fra -l e 1. Se ~>ç!
. avremo. che 1>0 mentre se çi>~ allora r <O. Notiamo che il rapP9rtofra l'im~edenza
intr.w.seca del ]0 mezze e quella del 1 0;

è pari aria ra.d.ice qua.d.rara del rappo<:o fra la penneabilità magnetica relativa del 2°tnezzc
rispetto al l c e la perrniniì:iLi relativ~ &1 2 e mezzo ri...spetto al l°; quindi a seconda che il
rapporto ~/çJ sia maggiore o minore di l aì.Tem.o un [' positivO o negativo.
Consideriamo ora il caso di particolare interesse in cui il 2° mezzo è un buon conduttore; nel
caso in cui il 2° mezzo è un ~nduttore si ha che la costante dielettrica. equivalote e data da:

G
E = 8 2 -"--.-
2 eq JCD

Tale mezzo è un buon conduttore se risulta:


1- 110

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Buono Studio! =)
Naturalmente se è verificata la disuguaglianza opposta, ovvero se: .!!..:L« 1 > diremo che il
ffiE 2

mezzo è un buon didettn·co. Osserviamo che la disuguaglianza:

v
-»1
CDE

dipende dalla a, ClOe quanto più è elevata la conducibilità tanto più il mezzo è un buon
conduttore; osserviamo però che tale disuguaglianza dipende anche dalla frequenza. Quando
(i)~: purché sia a:;;:O, tale disuguaglianza sarà sempre verificata, m,rvero a basse frequenze (al
limite a frequenza zero) tutti i mezzi sono buoni conduttori (anzi per Cù---1-0 diventano
eccellenti condutto~ come se la v fossa infinita). Viceversa all'aumentare della frequenza,
data la a, questa disuguaglianza diventa sempre più difficile da verificarsi. Ciò significa che
. per ogni materiale con una a-:;t:O-esisterà una banda di frequenze, quelle più basse, in cui il
materiale si comporta come un conduttore. In particolare: prima come un buon conduttore, poi
come un conduttore, poi non si comporlZ più né come conduttore né come dielettrico; infine,
all'aumentare della frequenza,. comincerà a comportarsi come m1. dielettrico .. Nel caso dei
metalli si ha che cr=1+7xl0 7 SIro, mentre e è dell'ordine di eo=8.854xlO- 12 Fhri;,aunque SiM
che:

ID 17
=> f=-cclO Hz
2n . ;,"'-'

-cioè siamo oltre le frequenze ottiche (dell'ordine di 10 15 Hz). Dullque'fino alle frequenze
ottiche e, ov-viamente, anche a. frequenze di microonde (dell 'ordine di 1010 Hz), ovvero a tutte
le frequenze che cÌ possono ·interessare nelle nostre applicazioni, i metalli si comportano come
buoni conduttori. Vista allora l'import'...anza dei metalli nella realizzazione degli apparati di
qualsiasi tipo, in particolare quelli per le telecomunicazioni, conviene studiare ID. dettaglio il
caso in cui uno dei due serrispazi (nel caso considerato queilo di destra) sia ll..'1. buon
conduttore.
Stiamo considerando il caso di incidenza nonnale; volendo studiare quello che :ai::Càde m
questo. caso andiamo a vedere che espressione xA
assumono i parametri in gìoco. La condizione di \
buon conduttore (quello di destra) comporiZ che: j
l

t:.~ --
l
M.q
JCD
1,>.

e quindi a"\Temo che la costante di prop~o-azione


! ,.1
I
:>
nel 2 0 mezzo sarà data da (supponendo ~~!Jo):
I '" v ..... ~

ì'y
I
z

l
\
l
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Buono Studio! =)
Ricordiamo che k2 si trova all'esponente (moltiplicato per jzye zivrà le dimensioni dell'inverso
di una lunghezza~ pertanto ha le dimensioni di una lunghezza la quantità:

che prende il nome di spessore di penetrazione del materiale. In defmitiva si ha che:

k'l=(1-j)
- 8
In tal modo sarà semplice calcolare i campi a destra della superficie di discontinuità; per il
campo elettrico, ad esempio, avremo:

--- ....
.,.~.,.-

- .

Tale espressione ci c1tiarisce anc.he il nome dato a 5~ infatti notiamo .che il modulo del campo
elettrico (e, analogamente, anche quello cW campo magnetico) si riduce esponenzialmente con
z e 8 rappresenta proprio la distanza dalla superficie alla quale il campo si è ridotto di l/e,
ovvero è la distan:za alla quale bisogna "'inoltrarsi" nel metallo perché il.cal-nposi sia ridotto
di tmNeper. Dunque se- ci, spostiamo ortogonalmente alla superficie di tma quantità pari a
.- qualche 8 il campo sarà forte:menteattenuato; da ciò emerge la sostanziale differenza :fra un
conduttore reale e uno ideale. !vIentre nei conduttori ideali i campo all 'interno sono
rigorosamente U:,ouali a zero, nei conduttori reali i ca..--npi penetrano per spessori dell'ordine di
qualche volta lo spessore di penetrazione, 8. Osserviamo però che per frequenze al di sopra
dei :NfHz tale spessore è cielI' ordine dei micron e, all' aumentare della frequenza, i campi, e
quindi anche le correnti, si schiacciano sulla superficie; siccome nelle nostre applicazioni
consideriamo dei cop.duttori di dimensioni molto grandi rispetto al micron. allora t.1.1e spessore
(dell'ordine del mieron) è trascurabile. Cioè, pur di fare le dovute approssimazionì~ llii. buon
conduttore può essere sostituito con un conduttore ideale, considerando che passando
dalI' esterno alI' interno del conduttore i campi si annullano~ anche se fisicamente vi è un
graduale passaggio per profondità ciell' ordine di b. Osserviamo che per un metallo, in eui
7 o
Gccl0 S/m, ed essendo ,Uc=4-1txlO-7 Hlm, aIIe frequenze di rnlcroonde (cioè CùcclO: radi i)
avTemo:

Quindi lo spessore di penetrazione di un metallo, in questo ca~o, è dell'ordine di frazioni o


unità di mieron. Si osservi quindi che aI1 'aumentare di (j per penetrare nel metallo bisogna
scendere a frequenze sempre più basse ...\l limite se (J è sufficientemente elevato, in pratica, a
1- 112

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qualsiasi frequenza ragionevole non si riesce a penetrare in modo significativo ali' interno del
metallo. Rispetto ai centimetri, che sono gli ordini di grandezza degli apparati con cui si ha a
che fare, abbiamo che gli spessori di penetrazione sono 3, 4 ordini di grandezza più piccoli
delle dimensioni in gioco. Ecco perché il fenomeno per. ~ui il campo (sia elettrico che
magnetico, ovviamente) è confinato nelle immediate vicinanze aella superficie è detto effetto
pelle. Ciò equivale a dire, essendo I=ag, che anche le correnti sono confinate nelle immediate
vicinanze della superficie, e lo sono sempre di più man mano che aumenta la frequenza.
Quando le frequenze sono elevate, gli spessori di penetrazione sono talmente piccoli che dire
che la corrente è concentrata su un pezzo di conduttore dello spessore di qualche micron o dire
che la corrente è idealmente tutta sclllacciata sulla superficie (cioè è diventata una corrente
superficiale) è evidente che non fa molta differenza (rispetto ad un oggetto di qualche
centimetro); quindi si può passare dal considernre Wl conduttore effettivo come un conduttore
e1ettn'co perfetto (in cui il campo all'interno è rigorosamente nullo e la discontinuità del
campo magnetico è tutta dovuta. alla corrente superficiale). L'effettiva differenza fra i due tipi
di approcci sta nel fatto che mentre per un conduttore elettrico perfetto l'energia, per i campi
esterni, non muta in presenza del conduttore, per i conduttori reali la circolazione di· corrente,
seppure in ml.O spessore molto piccolo, det~a delle dissipazioni di potenza (che si
riducono all'aumentare della frequenza., dato ch.ele correnti si schiacciano semp~e di più s1illa
.' s u p e r f i c i e ) . . . _..
. Nel caso di buon c-Onduttore abbiamo detto Clle riSulta: ~» l, e quindi: €eq == .cr -; da ciò
me Jffi
si ricava che l'impedenza intrinseca del mezzo vale (supponendo sempre ,iljtiezzo non :"5 :_-.---_.'

magnetico):

r.-:-.·:V~. . o.j(i)
'-:)= - = (l +J-)J~o'"
- - = 1+j1~o(i)(:;
-- =l+j
-- ':-~ - ---, ....
- . o . 20' a 2 o{)

Sostituendo i valori numerici otteniamo impedenze intrinseche dell'ordine di decimi o


centesimi' di n. Rispetto, quindi, all'impedenza intrinseca dello spazio libero (che
supponiamo, nel nostro caso, sia il mezzo nel semispazio di sinistra) che vale
,*120n D =377 D, ci sono 3, 4 ordini di grandezza di differenza. Quindi il rapporto
ç2/ç! «1; questo si~ìca che il coeffioiente di riflessione vale:

ovvero si ha che f= l. Il coefficiente di trasmissione vale allora:

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r

co~tem~te col.futto che 't=1+:'f. Qulndi n:


pres:enza di un buon conduttore iI campo
elettrico VIene praticamente tutto riflesso, cambIato di segno. TI coefficiente di riflessione del
campo magnetico, che ricordiamo essere opposto a quello del campo elettrico, è invece quasi
,
uguale ali 'unità; quindi il campo magnetico totale, quello incidfmte più quello riflesso, è pari I
-'-
al doppio di quello incidente, mentre il campo elettrico totale è praticamente ne.crua1e a zero.
All'interno del metallo, invece, avremo che il campo vale:

e la densità di corrente vale:

la cui direzione, se ad esempio


il campo è diretto lungo x., sarà
anch'essa quella dell'asse x.
Andiamo ora a valutare la.
corrente totale che fluisce in
tutto il semispazio di destra
per tmità di lunghezz.~ cioè
att.raverso una striscia.
ortogonale all'asse x., larga. tUl
z
metro lungo.·y·eche si estende .
da Oa +co lungo z. Dunque
avremo:

dove 2Ht (come <;tbbiamo visto prima) è proprio il campo magnetico totale all'interfaccia.
Quindi questa corrente per unità di lunghezza è pari al campo Illi'1g11etico totale alI'interfaccia
ed è concentrat.1.. in uno spessore deli' ordine di 8 (ciò che effettivamente accade nella realt.1).
Nel caso ideale in cui invece di avere un conduttore reale abbiamo un conduttore elettrÌco
perfetto otteniamo dei risultati che nen seno altre che il limite per (j~ di quelli ottenuti
Imora; avremo infatti che r sani rÌgorosamente ~ouale a -l; la corrente sarà rigorosamerite
superficiale e rigorosamente pari a 2H t +. Quindi se accettiamo (come è ragionevole assumere
alle frequenze di interesse come, ad esempio, quelle di microonde) errori dell'ordine di
10-3 -;- 10-4 rispetto all'unità, possiamo sostituire a un buon conduttore un conduttore elettrico
perfetto; è ragionevole assumere ciò perché molto spesso la geometria stessa del sistema non è
conosciuta con 1.Ula cosÌ grande precisione, così come anche i parametri del sistema. (come, ad.
esempio, le costanti dielettriche). È chiaro che non possiamo ritenere valida questa
approssimazione (cioè conduttore elettrico perfetto invece che buon conduttore) nel caso in cui
vogliamo vedere che cosa accade dentro il conduttore in quanto si passa da una. situazione in
cui c'è una corrente volumetrica, seppure confmata in lUlO spessore dell'ordL.l.e di 8 (nel caso
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dì buon conduttore), ad una situazione in cui invece la corrente è di tipo superficiale (nel caso
di conduttore elettrico perfetto); quindi, sostanzialmente, si passa da una fimzione ad una
distribuzione. Quindi abbiamo due situa.zioni completamente diverse: in IDl caso abbiamo un
campo ali' interno del metallo, anche se esso si attenua Itlolt,o rapidamente; nell' altro caso,
invece, ab biamo un campo che è rigorosamente nullo non appen..1. si entra nel metallo. Una
conseguenza di questa differenza, importante dal punto di vista applicativo, è che se il campo
all'interno del metallo è nullo allora non si ha. dissipazione per effetto Jou1e; viceversa, se il
campo non è rigorosamente nullo, si avrà dissipazione per effetto Jou1e, seppur pÌCCDla.
Quindi ogni qualvolta abbiamo un buon conduttore, se siamo interessati a valutare la
soluzione delle equazioni di 1Vfaxwell al di fuori del conduttore, con un errore molto piccolo
(di gran lunga inferiore agli errori dovuti a tutte le altre ragioni di incertezza che ci sono in
ogni problema applicativo), possiamo sostituire al buon conduttore un conduttore elettrico
perfetto. Tale approssimazione non è possibile farla solo se si è interessati a valutare la
potenza che si dissipa alYinterno del conduttore; in tal caso bisogna tenere in conto ciò che
effettivamente accade e, per esempio, nel valutare l' non lo si potrà porr~ uguale a -1 ma
bisognerà considerare anche il termine correttivo 2ç2/çl che fa si che Il'I ;;::1. Cioè una piCCDla
parte della potenza incidente penetra nel conduttore; in problemi più complessi si dovrà
passare ali' approssimazione successiva rispetto alla condizione al contorno relativa ad. un
conduttore elettrico peIfetto, la quale ci dice che non c'è componente ~o-enziale d~l campo
elettrico. Se vogliamo andare all'ordine successivo dowemo considerare la condizione al
contorno secondo la quale; in presenza di un buon conduttore, il campo elettrico tangenziale è
molto piccolo, ma non nullo.
Nel caso in cru l'onda. incida con un angolo qualsiasi sulla superficie di seperazione 'èchlaro
che dobbiamo innanzitutto scrivere l'espressione di un'onda piana quando la direzione di
propagazione è arbitraria, ovvero indipendentemente dal particolare sisten1.a di riferimento
scelto. Ricordiamo infatti che, se scegliamo l'asse z ortogonale alIa superficie di separazione,
., . nel caso di Incidenza nonnale, supponendo il campo elettrico diretto lungo ~ abbiamo:

(dove ricordiamo che E 1. H ed E, H e la direzione di propagazione costituiscono una teITh1.


levogira). Per renderci indipendenti dal sistema di riferimento scelto osserviamo che: kz=ls; . L
e se indichiamo con ~=kiJ: e con r=x1x+yìy+z1;:. il generico punto dello spazio (nel sistema di
riferi.mento scelto) a'VTemo:

(E
Il:ol = E+:ol e~-
_;1,...[

=E;
- e -jk'r
1H
\. Y ç
--

dove ~ è il vettore di propagazione. Quindi se, in generale, abbiamo un campo vettoriale


generico allora avremo:

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inoltre E, H e i z c~stituiscono una tema ortogonale. La seconda di tali relazioni già ci dice che
.E ed H sono ortogonali; basta aggiungere che: H . i z =0 ovvero. siccome in questo caso ~ e i z
sono paralleli, per renderci mdipendenti dal particolare riferim~to scelto scriveremo:

H'ç-O

A questo punto, visto che un'onda piana deve avere un'espressione generale del tipo (#), ci
possiamo chiedere qual è la più generale soluzione delle equazioni di Nla.'CWell che ha una
forma di questo tipo. Per vedere ciò bisogna andare a sostituire la (#) nelle equazioni di
MaxwelI; la ragione per cui facciamo ciò è che, come vedremo, ci sono soluzioni delle
equazioni di .Maxwell che non sono onde piane, nel senso che non hanno campi costanti su
piani. A tale scopo ricordiamo quali sono le equazioni di Maxwell in uno spazio omogeneo e
in assenza di sorgenti. .. .
~ .:. .:-. ~~.,

..
V x E = -jèD~H
V' x H = j<DcE
{
V' •sE =0; V· J.l.H= O

Osserviamo che gli operatori di rotore(Vx) e di divergenza (V.), per un campo del tipo (#),
equivalgono a: .

• <.

Dunque le equazioni di Maxçv'eI1, onnai completamente algebrizzate, diventano:

dove ritrmriamo. nelle tùtÌme due, le condizioni di ortogonalit.1. dei campi rispetto alla
direzione di propagazione che abbiamo visto per un'onda piana nella sua espressione
generale. Se, inoltre, moltiplichiamo vettorialm.ente a sinistra ambo i membri della l a
equazione avremo:

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Dalla relazione generale: A x CB x C) = !XA ·C) - C(A· B); nel nostro caso, avremo:

~o~· E) - E(~. k) = -(O 2 E f-LE- --.


'---..,---'
=0

ovvero: ((j) 2 E !-L - ~. ~)E =O. Quindi perché sia possibile una. soluzione non nulla (non banale)
deve risultare:

Quindi la più generale soluzione delle equazlOnl di Max:weIl del tipo: E=E+e-jk'[ e
caratterizzata dalle seguenti proprietà:

1
H=-k><E
- . (j)~ - -

k·E == O
k·H=O

e inoltre, mentre nel caso di un'onda piana' che siprop~aa lungo z si ha: k~w2ef.L,. ora deve
~~: .
k.k=k
- -
2
x +k y2 +k 2z =(i)2g~

. dove. k~.ky e kz sono le componenti di ~ lungo ~ ye Z, rispettivamente, ed ognuna di esse può


essereun:'arbitrario numero complesso. Nel caso precedentemente analiizato·C:mcui l'onda
piana,~iprop~o-ava lungo z, la particolarità risiedeva nel fatto che le tre componenti del vettore
di propagazione erano tutte proporzionali fra di loro (secondo lo stesso coefficiente k). Una
soluzione generale dene equazioni di tvfaxwell del tipo che abbiamo visto, cioè. strutturalmente
uguale ad un'onda piana, ma senza la restrizione che esista una direzione ""reale'" di
propagazione, continueremo a chiamarla onda piana . ..A.ndiamo a vedere in che cosa consiste
esplicitamente questa generalizzazione; abbiamo detto che il vettore lf è a componenti
complesse arbitrarie (tranne il fatto che la somma dei loro qu,'ldratì deve essere pari a (:)2EJ..l.) e
quindi in generale avTà tma parte reale e l.tna. parte immaginaria, ovvero: lf=k'-j!i". La·
cor..dizione da verificarsi è che: k· k =Cl) 2 e J.1., ovvero:

.'kT,'" -ik"l-
k· k = 1
"". ~ .

-- -, I~ - -k"
- 2Jk'· -= (j) -eu

dove la q~tità o)2e;~ può essere, in generale, complessa; avendo indicato (nel caso di onda
piana prop~o-antesi in una direzione particoiare) con k 2=u}e;f-t, dove k=a-jp è la cost:aJ:tte di
propagazlOne, avremo:

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o[
Separando le parti reali e le parti immaginarie avremo:
r
l
Abbiamo quindi due equazioni reali nelle sei c.omponenti reali a disposizione (dei due vettori
reali~! e ~"); dunque ci sono quattro componenti di questi vettori reali che possiamo scegliere l
ad arbitrio affmché siano soddisfatte queste condizioni. Soddisfatta la condizione di coerenza
) il campo el
(k. 2=(i)2eJ.l., ' sara, pan. a:
ettnco

E = E + e -j'k''1'
--e---k"'·!

Da tale espressione si vede subito che non esistono più piani su cui i campi sono costanti dato
che, in generale, i vettori 1f' e !f" avranno direzioni diverse.
piani f
I piani perpendicolari a K sono quelli su cui la fase è equifase
....L.

costante e per questo sono detti piani equifase; l'altro r o

tennine è invece legato all'ampiezza del camp?per cui i [:"

piani ortogonali a !f" sono quelli su cui l'ampiezza è piani


costante e pertanto detti piani equiampiezza. Nel caso equiampiezza
particolare in cui ~f e k" sono fra loro proporzionali si ha
che i piani sono sia equiampiezzache equjfase.
Per distinguere a11oraquest'ultimocaso particolare (che è
stata poi l'onda pianache.abbiamo considerato fino a
quando~non ne abbiamointrodottoJa generalizzazione)··daqueIIo più generale;.~chiamer~o
quest 'ultima ':onda, cioè quella per cui ~' e 1&" sonoproporziona1i. onda;pianà\omogenea,
mentre in generale parleremo· di ondapiana non omogenea.. È.chiaro .qt.tindi chequèste onde
piane più generali' hanno una struttura di campo più complicata in quanto le direzioni lungo
cui si propaga l'onda (che sono. quelle in ClÙ si propaga la fase, cioè quelle perpendicolari ai
piaci equifase, nelle quali abbiamo ronda che trasla) non coincidono con le direzioni in cui
essa si attenua~ ciò è dovuto al fatto che iI vettore k è, in generale, complesso. Nel caso in cui
il mezzo sia senza perdite allora a=O, oÌl"Vero risulta: k' . k"=O,

~L
cioè i piani e.quffi1Se ed i piani equiampiezza sono perpendicolari
fra di loro, cioè abbiamo il. massimo della non omogeneità
dell'onda piana. Osserviamo che se già l'onda piana omogenea
non era fisicamente realizzabile, perché andava fmo all'cO con
T.. "
ampiezza costante, è chiaro che un'oncL1. piana non omoge1:lea ~
sarà ancor meno fisicamente realizz'1bile (perlameno in tutto lo spa:zio) perché ccmpo~:.a
un'esplosione del campo, ovvero non solo non va a zero nella. direzione di k" ma. cresce
esponenzialmente nella. direzione di -h';". Quindi non soltanto renergia totale ad essa associata
va all'cO, ma anche i campi stessi divergono all~cO ndla direzione di -k". Osserviamo che
quando abbiamo iniziato lo studio delle onde piane, a fronte della non fisica realizzabilità di
queste, abbiamo tuttavia evidenziato due buoni motivi per studiarle. Uno era che qualsiasi
campo elettromagnetico può essere costruito attraverso onde piane; inoltre, a grande distanz.1.
dalle sorgenti, qualsiasi campo elettromagnetico può considerarsi, localmente, come un'onda
piana. Le onde piane non omogenee sono, in realtà, necessarie per rendere vera la prima di
1- 118

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queste due motivazioni, cioè che qualsiasi campo elettromagnetico può essere costruito a
partire da onde piane. Questa affermazione è vera solo se si mettono a disposizione tutte le
onde piane, sia quelle omogenee sia quelle non omogenee (come vedremo in seguito); in
particolare, mentre a grande distanza bastano solo le onde piane omogenee, nelle vicinanze
delle sorgenti dobbiamo utilizzare anche le onde piane non otribgenee. In. particolare anche per
descrivere cosa accade arI'interfaccia fra due mezzi, nel caso di incidenza obliqua, c'è bisogno
di considerare non soltanto le onde piane omogenee ma anche quelle non omogenee.
Consideriamo allora un' interfaccia fra due
mezzi su cui incide obliquamente, secondo x
6 1 , ~l
un angolo Bi, un'onda piana che per
semplicità consideriamo omogenea. TI
campo totale a sinistra dell'ìnterfaccia sarà
dato da:

'.;~ El
-
= E . e -;ik··f
_l
_1 - + -E.f e _:1,.-r
~r_

z
dove k.. ed E.. sono, rispettivamente, il.
vettore di prop~o-azione e l'ampiezza·· -.
0011' onda. rifles~ di cui per ora non·
conosciamo le caratteristiche. A destra
deli'interfaccia, viceversa, abbiamo un campo, trasmesso, ovvero:

-J"k·-
E ')= E e-!-
-~ -t .

Ovviamente ci saranno analoghe espressioni per il campo magnetico nei due mezzi. Nelle due
espressioni scritte finora osserviamo che non conosciamo né b· ed ~ né fu ed E-t~ Ciò che
sappiamo è che deve risultare:

(*)

dove k! e k 2 sono le costanti di propagazione nel mezzo CD e nel mezzo 0, rispettivamente.


N atnraImente affmché que~....'\ soluzione ipotizzata sia possibile, è necessario che simo
soddisfatte le condiziopj al contorno, cioè che le componenti tangenziali dei camp i a destra e .a
sinistra deìl'interfaccia devono essere continue_ All'interfaccia avremo che z=O e quindi qllelIo
che deve risultare è che:

e ciò deve verificarsi "v'x e "v'y. Per semplicità supponiamo inizialmente di porci sull' asse X,
cioè consideriamo ]'-0; condizione necessaria affmché sia verificata l'uguagIia.u.a fra le
wmponenti tangenziali è che i tre esponenti devono essere uguali, Vx, cioè:

1- 119

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Buono Studio! =)
dove kix è noto, essendo la componente lungo x del vettore di propagazione ~ deWonda.
incidente. Analogamente ponendoci sull'asse y, cioè per FO,. de-ye risultare:

r
Ciò significa che le componenti tangenti dei tre vettori di propagazione sono uguali, cioè essi
hanno le stesse componenti nel piano di sepàrazione (fra i due mezzi). Cioè i tre vettori
devono avere la. stessa proiezione sul piano di separazione ovvero sono allineati,· cioè gli
estremi di questi vettori giacciono su Wla retta perpendicolare al piano di separazione; ma tre
vettori che hanno gli estremi su una stessa retta sono complanari. Quindi ~, k:- e kt giacciono
in uno stesso piano individuato da ~ e l'asse ~ detto piano d'incidenza. Questa è la prima
legge della njlessione e rifrazione nel caso di incidenza arbitraria. Osserviamo poi che deve
risultare: .

ma essendo le componenti trasversali ugtilili ciò significa che i quadrati delle componenti
lungo z devono essere uguali fra loro, in modulo; ovvero la componente lungo z deLvettorek..
è uguale in modulo e opposta insegno alla componente hmgo z di k. Quin~ in defInitiva,
risulta: '

-,.. .,. .. -" --.


"'-i:._ . ....{.:"

che rappresenta1a legge della riflessione. L'ultima delle (*) ci dice che:

ovvero: kl~ + k; '+ k; = k;. Avendo visto che i tre vettori sono complrulttri~ per semplificare
Jt 'y '1: -

le cose, possiamo scegliere il sistema di coordinate in modo tale che una delle componenti di
ki si annulli, cioè sia .perpendicolare al piano d'incidenza; ad esempio, supponiamo· che ·si
annulli kiv ' cioè abhiamo scelto un sistema di coordinate in cui il piano d'incidenza sia
coincidente col piano (~z). In tal caso a'YTemo:

dove k1"x =k j sin8i : inoltre si ha: k.~... - k2t-%-


~
= kt2
X
, dove: k 'lt-:'( = k.)sin8 t . Thmque risulta:
..

Esplicitando le costanti di propagazione avremo:


1- 120

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Ov-VeIO:

sin8·=
l

dove 112! è detto indice di rifrazione del 2° mezzo n'spetto allo e la relazione a cui siamo
~rati è la ben nota legge di Snellius della rifrazione (cioè il rapporto fra il seno dell'angolo
d'incidenza e il seno deIrangolo di rifrazione è pari all'indice di rifrazione del 2 0 mezzo
rispetto al l°; quindi se nZ!> l al10ra 8t <8, altrimenti et>60.

Osserviamo che fmora, quando abbiamo trnn.ato un prodotto scnlare fra venori complessi, lo abbiruno sempre
definilo come somma dei prodotti delle componenti omologhe e lo abbiamo indicato con:

dove A e B sono due generici vettori complessi. Cioè abbialno traslato quella che è la de1ìnizione di prodotto
scalare valida pçr i vettori reali, fumWlllente, anche per i vettori complessi. È evidentè che il pnxiotto sca.1u-e.
(fra vettori complessi) così defInito non gode di tutte le proprietà del prodotto scalare hermitiano defInito (in
Algebra) p-.!r gli spùZi vettoriali complessi., ovvero il prodotto selliare:

·A· B*

In particolare S<lppiamo che una delle proprietà fondamentali di questo prodotto scalare è che il pr~~tto sc~
di un vettore per se stesso è sempre maggiore o uguale a zero, ed è zero se e solo se il vettore è nullo. E
evidente che il prodotto scalare cosi come noi lo abbiamo deflnito, cioè lL. . a non sOddisfa più questa
proprietà in quanto il prodotto sca1a.rc di un vettore per se stesso sarà, in gcm:ra1c, un numero complt:sso
(quindi ben altro che essere~) e può essere zero anche qllilIldo il vettore non è nullo. Quindi questo prodotto,
che per abuso di linglla2"'po continuiamo a chiamare prodotto scalare, non è il prodotto- scalare usuale, cioè
qudl0 per .cui. si può definire una nonna e tutto quello che serve per operare negli spazi vettorialicomp1essi. TI
monvoalloraper cm abbiamo definito "prodotto SClh.re"il prodotto: A . B ~ non invece!, come correttamente
doveva farsi., quello hermitiano: 6· g"', è dovuto al fatto che nella maggior parte dei casi (o meglio nella quasi
totalità dei Ct'lSi), nelle relazioni che utilizzìamo, compare il prodotto scalare componente per componente (cioè
così come 10 abbiamo noi detlnito. ovvero A . ID. e non quello hermitiano. Quindi per economia di nOTi17;one
si è preferito dcfr..rllrc "prodotto scalare" il prodorr..o scalare non hcnnitiano (altrimenti in quasi tutte le fommle
avremmo dovuto por"..arèi indietro il si..rnbolo di coniugato <*'), anche se tale prodotro non è un prodotto scalare
in senso proprio; in tal caso, invece, useremo 1'aggettivo "herminano", intendendo in tal caso il predono:
A· fi*. È cbinro che con un prodotto scalare non hermitiuno, che non è defInito positivo (ci~ non è <::D), non
si può defInire una nom~ w..a non sempre. in uno spazio vettoriale, è necessario introdurre una nonna. Ad
esempio, in relatività il prodotto scalare naturale, quello che rimane inalterato per un c1LlTIbiamemo di sistema
di ritèri.T.ento, e quello non hermitiano; in tal c...1.S0 si introduce nello spazio una metr!c.::J. che non è lill:l. metrici
definita FDSitiva., cioè ci 501',0 anche ver...ori di lunghezza nulla pur essendo diversi da zero. Non ci sono vettori
di iungnèZZa negativa. in quanto il prodono scalare è fat'..o in modo tale che per qualsiasi sistema che è in moto
con velocità minore di quella della luce il prodono 5Calare è sempre maggiore o uguale a zero, e si a.nnulla per
pa..rticd1e che si muovono con la velocità della luce.

Osserviamo che ogni volta che f,;'1cciamo delIe rappresen~1.zioni grafiche per rappresentare
rand.a.rn.ento del campo, ad esempio, in prossimità di un'interfa.ccÌa piana (caso attualmente in
esame) è cruaro che stiamo considerando onde piane omogenee altrimenti, se fossero non
omogenee, il vettore complesso non lo potremmo disegnare e quindi, in particolare, non ha
senso nemmeno parlare di angolo d'incidenza., a meno di non introdurre angoli complessi, ma
1 -121

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in tal caso sì perde totalmente la semplificazione che può introdurre una rappresentazione
grafica. Osserviamo a tal proposito che seppure la legge di Snellius sia formalmente valida
sempre, anche se gli angoli sono complessi, è chiaro che ha. tm significato fisico intuitivo e
apprezzabile solo quando i due angoli sono reali ovvero, in particolare, quando l'indice di
rifrazione è reale. Se lIDO quahmque di questi due elementi vièrie meno (o perché l'ond..1. è non
omogenea o perché l'indice di rifrazione non è reale, cioè il mezzo ha perdite) è chiaro che tale
relazione continua. fonnalmente ad essere valida. ma. non dice mùla. stùla direzione dell'onda.
rifratta, in quanto questa non sta più in uno spazio reale (non è una direzione reale). In questi
casi, allora., è molto più utile utilizzare direttamente le relazioni in termini di kx. ky e kr; che
invece sono tre numeri c.omplessi, sempre perfettamente defmiti (indipendentemente dagli
angoli, reali o complessi che siano). In tali termini, qUÌndi, useremo la legge di Snellius nella
fonna:

Inoltre dalle relazioni:

(dove non abbiamo più aggiunto il pedice a kx essendo lo stesso in entrambi i mezzi)siricava:

Inoltre qlliL.~dodiciamo. che i tre vettori le, k.. e k. sono complanari, in gènerale, intendiamo· che
essi sono l'tmO combinazione lineare degli altri, sia che i vettori sia reali sia che essi siano
complessi, e la rappresentazione geometrica della complanarità è ov"vio che è possibile vederla
solo nel caso reale, e non in quello complesso"
Ritornando, allora., al problema della riflessione e rifrazione di mt'onda piana all'interfaccia
fra due mezzi abbiamo che, siccome tutto è lineare, è possibile ottenere il caso generale
mediante SOvTappos1zione di casi particolari più semplici" Quindi se dobbiamo studiare la
riflessione di un'onda. incidente con lm campo elettrico polarizzato in. modo arbitrario
possiamo ottenere questo caso generale come sovrapposizione di due casi particolari: uno in
cui il campo elettrico ha. soltanto la.
componente nel p iano di incidenza e u...LO in
cui il ca."'npo elettrico ha solo la componente
normale al piano d'incidenza (ricordiamo
che lungo la direzione d'incidenza il campo
non può avere componente).
Consideriamo iniziaL-llente il caso della
polarizzazione perpendicolare, in cui il
campo elettrico è polarizzato
perpendicolarmente al piano d'incidenza;
andiamo a scrivere le condizioni
a1l'interfaccia, cioè andiamo ad imporre la
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rondizìone di continuità delle componenti tangenziali del campo elettrico e del campo
magnetico, Per il campo elettrico non ci sono problemi in quanto, in questo caso, esso è tutto
tangenziale; quindi si ha: .

Per il campo magnetico, invece, avremo:

Dividendo entrambe queste relazioni per E-i, in modo da introdurre i coefficienti di riflessione e .
di trasmissione che chiameremo coefficienti di riJ1essione e di trasmissione perpendicofan' Ce
ciò sarà evidenziato dal pedice u...L"), awemo:

Dividendo membro a m~bro queste due relazioruavremo:

1+11. Sl S2
1- r1- cos e1 COS e:2
- : ',-<

da cui, mdefInitiva, si ottiene:

rr, = ç:z caseI -çl cos8 z


~.J.. ç:;! cos: 1 +çl cos6 z
I~I = . 2~2cos81
L- ç2 cose l -i-s 1 cose:;
A..'1.alogo discorso vale per la polarizzazione parallela, in cui è il campo elettrico ad essere
contenuto nel piano d'incidenza; scrivendo
le condizioni all 'interfaccia (e sta.volta sarà
quella sul campo magnetico ad essere
semplice, essendo tale campo tutto
tras"l;erso) e facendo passaggI an.alogbi al
precedenti otterremo:

>z

1-123

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che esprimono il coefficiente di njlessione e di trasmissione paralleli. Osserviamo che in tal
caso, dato che quello che conta per il campo elettrico, ai fini delle condizioni all'interfaccia, L
;.

sono le componenti tangenziali, è naturale definire il coefficiente di riflessione come il


rapporto fra le componenti tangenziali del campo elettrico (analogo discDrso~ ov'Viamente, vale ." .
\

per 'ti/) e non eome rapporto fra le ampiezze del c.runpo elettrico~ Tale scelta è giustìfkata dal }

f.1.tto che nel caso in cui avessimo a che fare con onde non omogenee il campo potrebbe essere
un vettore complesso e quindi, in questo caso, dernllre un coefficiente di riflessione come
rapporto fra le ampiezze non avrebbe senso, mentre invece continua ad essere ben defmito il
rapporto fra due numeri complessi che sarebbero le componenti di questo vettore lungo la
direzione prefissata. Quindi ci riferiremo sempre a rapporti fra le componenti tangenziali dei
campi~ nella polarizzazione perpendicolare non c'erano problemi perché il campo elettrico era
tutto tangenziale; nel caso, invece, della polarizzazÌone parallela bisogna teneme
esplicitamente in conto. È importante tenere ben presente ciò perché soprattutto in ottic~
viceversa, si utilizza l'altra convenzione, cioè quella di riferirsi ai rapporti fra i campi invece
che fra le componenti dei campi. In ottic~ infatti, non c'è pericolo di ambiguità in quanto le
onde non omogenee non ci sono; sÌ ha a che fare sempre e soltanto con onde omogenee (e
quindi si passa dalle lme alle altre espressioni mediante il coseno di Wl angolo reale).
Le formule che abbiamo ricavato, che risolvono completamente il problema della riflessione e
rifrazione di un~onda piana all'interfaccia fra due mezzi arbitrari, vanno sotto il nome di
fo rinu le di Fresnel, rica.vate da colui che per primo le introdusse in ottica, all'epoca. in cui le
equazioIìÌ di l\-faÀwell anc.ora non c'erano, a partire da una te.oria elasticad.ella luce, ov-vero
tm..'l teor..a che spiegava. il moto ondulatorio della luce come vibrazione di un mezzo elastico.
Na..TìJIalmente essendo le stesse le equazioni fondamentali delle onde nei mezzi elasticÌe del
campo elettromagnetico, è chiaro che tutte le parti formali rimangono inalterate; naturalmente
nel modello di Fresnelle çt e S2 non erano le impe.çlenzeintrinsechede1mezzoII:ta erano le
cosiddette impedenze caratteristiche di un mezzo€!fqsiiQo, legate al coefficiente di rigidità dei
mezzo elastico,.mvece che alle costanti dielettriche e magnetiche del mezzo.
Riassumiamo di seguito le espressioni dei coefficienti di riflessione e trasmissione nel caso di
polarizzazione perpendicolare e parallela:: .

Inoltre ricordIamo la legge di Snel1iu.~:

k 1sin6..l. = k,sin6.)
_ _

che, indicando con n il rapporto fra le costanti di propagazione (n = ~:) , può essere ~critta
anche nel seguente modo:
sin8 1 = n sin8 2
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~- .,---
Osserviamo poi che essendo: cos8 2 = ~1- sin 2 e2 , si ha:

I casi di maggiore interesse per noi sono quelli in cui le proprietà magnetiche dei due mezzi
sono uguali e pari a quelle del ,ruoto (cioè: f-LI=f-L::=!-tD) e quindi l'indice di rifrazione (del 2°
mezzo rispetto al l°) è dato da:

Inoltre si semplifica anche l'espressione del rapporto fra le impedenze intrinseche, ov-vero:

Cònsiderando allora le espressioni dei coefficienti di riflessione perpèndicolare e parallelo


aTYTemo:

r _ cose 2 -ncos6 1 _~n2 -sin28 1 -n2 cos8 1


1. /1 -
cose 2 +ncoset·.:::Jn'l: -sin 2 8 1 +n 2 cose l

c'~~e;.~_,Jn2 -sin 2e1


, 11.
cosE\ + ~n2 - sin
2
l e1
Queste sono le fOrnlcle di Fresnel che da..TffiO i coefficienti di riflessione espressi tutti
diretT...amente in termini dell' angolo d'Incidenza, nel caso di mezzi dielettrici (in cui i due mezzi
hanno la stessa permeabilità magnetica), e sono più semplici di quelle precedenti pçrché
compare un uruco parametro c..,.e caratterizza la discontinuità, cioè l'indice di rifrazione del 2°
mezzo rispetto al 10 (n). La semplicità di tali espressioni è comunque relativa, in quanto n può
essere ì.ill nlli-nero complesso se, ad esempio, il 2° mezzo ha perdite.
Consideriamo inizialmente il caso più 1;
- ili ..
semplice in cui, perlomeno alla frequenza.
che stiamo considerando, i due mezzi siano l . · .. ·················· .. · .. · .. ······ .. ······ .. ····1
'.
dei dielettrici perfetti, ovvero privi di
perdite; quindi n è un numero reale e può
essere maggiore o minore di uno Ca Il - nl
')
seconda se e;2:>Gj o VIceversa . !l + nl -+---=::::::::=
i-J

Cominciamo col considerare il caso in cui


II> l > e vediamo cosa accade al variare
dell' angolo d'incidenza per le due
polarizzazioni, in particolare per quel che o 11:/4 iti2
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.-
r.
riguarc41. il r
Andando a studiare il 1. in funzione di e1 sÌ osserva che è una funzione
monotona, crescente in mod"tùo; inoltre si ha che:

l-n
8 1 = O =:> rl. = --<;-1
l+n
Il>1 =:>

Per quanto riguarda la polarizzazione parallela avremo Ìnvece:

l-n
8 1 = O =:> rl! = - - < -l
1+11
1t
8 l~- =:> r IJ~ 1
2 JJ

dove osserviamo che per e1=o (incidenza nonnale) otteniamo lo stesso valore precederite e
questo-:.è~.o~io, naturalmente, in quanto per incidenza nonnaIe le due polarizzazioni sono
equivà1en.ti; .. essendo sempre possibile scegliere il piano di incidenza'Ì!Ì-mooo che esso
contenga il 'vettore del campo elettrico. Per 8 1-+n12, invece, si ha che r,,41,'·cioè abbiamo
una funzione continua che parte da un valore negativo e arriva ad un valore positivo; quindi
deve esserci almeno un nullo (ovvero un valore di 8 1 per cui la riflessione ènuIla).'.Anche in.
questo caso, se si vaa fare la derivata, si ottiene una fbnzione che è monotona. Qumdi di nulli
ce n'è soltanto uno, come evidenziato nel diagramma per illr,,! ; tale angolo ède.!t0 angolo di
Brewster (da colui che per primo notò tale fenomeno in. ottica; fenomeno' ov"tliamente
incomprensibile in.un~ottica non o~~toria)e lo si indica con ~!incorriSp(mdénzadel
quale si annulla il coefficiente di ru1esslone parallelo. Per ricavare I '~goIo 8a bisogna
imporre che r/FO, mrvero:

n
=> sin8 B = -;::==
~l .. n?

Ricordando poi che risulta: 5inB = tgB , si dedUCe che:


~l+tgZe

tgB B = n ~ eB =tg -lil

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e quindi essendo n>1 si ha che ~>4)o, e tale angolo diventa sempre più vicino a 1t12 qUanto
più. è elevato l'indice di rifrazione. Quanto detto finora ci fa capire che nella riflessione su
un'interfaccia, in generale, lo stato di pola.rizzazione del campo cambia, cioè il campo riflesso
non ha la stessa polarizzazione del campo incidente perché le due ,componenti vengono riflesse
in modo diverso. Ad esempio, se il campo incidente è polarizzàto 'Crrcolannente (cioè avente le
due componenti uguali in modulo e sfasate di 1t/2) il campo riflesso avrà componenti ancora
con uno sfusame..."lto di ± rt/2 (essendo, in questo caso, i coefficienti di riflessione reali) però i
moduli non saranno più uguali, e quindi non si avrà più una polarizzazione circolare ma sarà
diventata ellittica. L'unico caso in cui non cambia il tipo di polarizza.zione è quando si ha
polarizzazione lineare dato che essendo le due componenti del campo o in fase o in
opposizione di fase, siccome i coefficienti di riflessione sono reali, le componenti riflesse
saranno anch'esse o in fase o in opposizione di fase (cambierà la direzione del vettore campo
elettrico ma non il tipo di pola.rizzazione, oltre al fatto che cambieranno le ampiezze delle
singole componenti). Gli unici casi in cui la. polarizzazione rimane rigorosamente mvariata
sono quelli di polarizzazione normale e polarizzazione parallela. Questo fatto è sfruttato in
molte app1icazioni~ se, ad esempio, entriamo in un mezzo con un angolo di Brewster e cen
pola~ione parallela il campo passa. tutto nel mezzo e non c'è affatto riflessione, qUÙldi si
h.a il massimo trasferimento di potenza dell'onda nel mezzo, non avendo perdi~ per riflessione
all'interfaccia. Questo fatto è,'ad esempio, utilizzato !.,

correntemente nei lasers in cui iI mezzo attivo ha le


facce, le: estremità affacciate agli spe-l..'Cru (che 83
costituiscono la cavità risDnante), tagliate ad angolo /
di Brewster, e tale angolo o\''Viamente varierà a ....- - - - - - - ' "
seconda del mezzo utilizzato come mezzo attÌVo nel
laser1 essendo legato all'indice di r:i:frazione. il raggio
prodotto dal laser non solt:mto è monocromatico ma
è anche polarizzato, polarizzazione 'che può essere scelta ad arbitrio perché sarà sempre tale
da essere una polarizzazione parallela. rispetto all'angolo di Brewster scelto. Lo stesso
fenomeno lo si può sfruttare, per rendere polarizzata linemmente una radiazione che non lo è~
infatti facendola incidere su una discontinuità. con angolo di Brewster, la. componente parallela
entra dentro al dielettrico e non viene riflessa; resta quindi solo la componente perpendicolare
e dilllque il campo riflesso resta polarizzato linearmente. Questo è uno dei metodi più semplici
usati in ottica per pc:larizzare la luce naturale la cui polarizzazione varia in modo casuale, oItre
al fatto che non è nemmellO monocromatica. Ov"viamente, in questo modo, si perde più del
50<?'é della potenza, quella assorbita dal mezzo più quella dOv'Uta alla riì1essione (il cui
ccefficiente di riflessione, in modulo, non è proprio pari ad uno). Il fatto che le componenti
parallela e perp~dicolare di un campo sono diversamente riflesse è sfruttato anche nei comuni
occhiali polaroid per evitare i riflessi dovuti al sole basso all'orizzcnte. Essi sono costnLiti
con dei materiali :misotropi che fanno attraversare la polari.z7.1Zione p::rral1ela mentre b 10CC~lJlO
qu.asi completamente quella ortogonale. I riflessi più fastidiosi sono quelli SlÙra.cqua, slùle
strutnrre bagnate, in cui il coefficiente di rifrazione è molto maggiore del1 'unità e quindi si ha
1m coefficiente di riflessione molto prossimo, in mod1ÙO, all'unità e 1m angolo di Brewster
molto vicmo a n/2 (incidenza radente) .
..-'\ndiamo ora ad analizzare il caso in cui n è reale ed n<1. Osserviamo che ripetendo
ragionamenti analoghi al caso precedente si vede che continua ad esserci 1m angolo di
Brewster solo che in questo caso essendo n<l si ha che 8:s<45°. Inoltre, facendo riferimento

1- 127

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Buono Studio! =)
rI .
all'espressione del 1/1, esiste un angolo oltre il quale il radicando diventa negativo, essendo
n<l, e quindi la radice è lUl immaginario
puro. Quindi 1" presen~ in tal caso, il lrl
rapporto fra un numero complesso e l . . .... -................... , . , . . - - - - - -
1'opposto del suo coniugato) il modulo
di tale rapporto è ovviamente pari ad 1.
Tale angolo è detto angolo limite ed è
dato da:

. -1 n
e L =sm
II fenomeno per cui quando sÌ supera tale o 7C/2
angolo il coefficiente di riflessione (in
modulo) vaIe 1, cioè tutta la potenza.
incidente viene riflessa, si chiama riflessione totale (ovviamente fra 8r. e iC/2 iI modulo rimane
costantemente pari ad l ma la fase del coefficiente di riflessione varia). Se l'angolo
d'inc~4enza supera l'angolo limite allora non c'è nessun angolo di rifrazi<?nereaIe che oodd.isfa
la Iegge·:~ Snellius, cioè rangolo di rifrazione è complesso, e ciò, come~'ppiamo, significa
che~elsecondo mezzo ronda piana è non omogenea e quindi il vettòre, di .'propagatione è
complesso .. Ricordlumo però che, in ogni caso, vale la rela.z:ione: ....:;r"

quindi quando sin8!>n2 (cioè per e1>Br.) si ha che k Z2 diventa un. immaginario puro (di c~
come al solito, si sceglie la. detenninazione negativa per la radice). Ciò significa che nel 2°
mezzo abbiamo un'ondapiana la quale ha un vettore di propagazione diretto lungo x e un
vettore di attenuazione diretto lungo z (quindi piani equifase perpendicolari all'asse x e piani
equiampiezza peIpendicolari all'asse z). Questo ci fa capire perché in ottica~ in presenza di
ri:t1essÌone totale, si dice che il campo non penetra nel cIlelettrico; infatti in questo caso ciò che
conta., cioè la zona significativa in cui il campo penetra, è ovviamente dell'ordine di grandezz~
dello spessore di penetrazione~ in questo caso pari arI' inven~o di kq. Quindi aIr interno del
dielettrico il campo si attenua come e- k ZZ , dove k~; è dell'ordine di grandezza della
lunghezza d'onda che, a frequenze ottiche, è dell'ordine dei micron o frazioni di micron.
Quindi macroscopi~amente si può dire che la luce non penetra nel dielettrico, in presenza di
riflessione totale, cosi come per un buon conduttore avevamo usst.mto che la corrente, fosse
superficiale anziché fluente in uno spessore dell'ordine di grandezza dello spessore di
penetrazione. Ciò, ovviamente, significa che cÌ può essere rifl~ssione totale di potenz.a ma ciò
non significa che non c'è campo all' interno del dielettrico; significa semplicemente che il
flusso di potenza reale è nuIlo e ci sarà un flusso di potenza reattiva associata alla presenza del
1-123

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.-,--- Buono Studio! =)
campe nel 2° mezzo. Tale onda non omogenea, che è diversa da zero solo nelle immediate
vicinanze della superficie, è anche detta onda superficiale (protagonista della trasmissione a
basse frequenze, in C1Ù è la Terra a comportarsi come una specie di sfera dielettrica).
Osserviamo che tutti questi fenomeni di diversa riflessione delle componenti del campo sono
dovuti al fatto che il campo elettromagnetico è un vettore. In acustica, ad esempio, tutte queste
differenze non ci sono perché il c.ampo è scalare; l'unica cosa che ci può essere anche in
acustica è la riflessione totale, dato che l'angolo li:m:ite è lo stesso quahmque sia la
polarizzazione (come si può notare dal diagramma).
Andiamo ora ad esaminare iI caso in cui almeno uno dei due mezzi, ad esempio il 2°, abbia
delle perdite. È chiaro che fmché le perdite sono piccole, cioè siamo nella condizione in cui:
~« l, ci dobbiamo aspettare un comportamento non molto diverso da quello in cui n è
(M:
reale. Non avremo più rigorosamente un fenomeno di riflessione totale in quanto iI radicando,
nelle espressioni dei 1, non diventa maÌ o positivo o negativo ma è sempre complesso. È
chiaro però che a seconda se siamo al di sopra o al di sotto cielI' angolo limite preva:rn\ la parte
reale o la parte immaginaria e quindi abbastanza lontani dall'angolo l:im.ite è c-ome se
avessimo un dielettrico perfetto. Inoltre non ci sarà, in questo caso, un angolo di Brewster,
cioè un angolo in cm si annulla la
riflessione paralleI~ quello che accade 111
è che ci Slli-à. un angolo per cm è minimo
l
il cD-efficiente di riflessione, che
chiameremo angolo di pseudo-Brervster.
È chiaro che quando le perdite sono
trascurabili (cioè part.e reale e parte
immaginaria delle E sono comparabili) la .
situazione si complica in quanto avremo
a che fare con dei r complessi;" - ,',
Nel caso, invece, in cui il 2° mezzo 'e1in
Ci .' o /" 7Cj2
~oolodi
o',, ,,,

buon conduttore, cioè per cui: - » l pseudo-Brewster


(Dc
(o, eqlùvalentemente, quando É;2 »1), avremo che risulta:
co
"'l

crre m modulo risulta. essere molto magglOre di sin:8;. Dunque dalle espresslOru dei
coefficienti di ri:t1essione si ricava:

-1+ cose I (#) sviluppando in serie il denominaiare,


.
r, : : : CaSeI - n = n ==
2 cose 1
-1+--~ essendo
C~e,
-1-'-'«1, e =st.anOO l
n in
J.. - cose 1 + n 1+ caseI '-----,r--'
(il) succ~~vi prodotti a.i tc:mini del l~ ordine
il

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Buono Studio! =)
Abbiamo quindi un coefficiente di riflessione perpendicolare che è, in modUlo, di poco più
piccolo dell'tmiti., per essere proprio uguale ad l quando fìt=1tI2, analogamente a quanto
accadeva nel caso precedente. salvo che per 6 1=0 si parte già da un valore molto prossimo ad
uno ...Analogamente, per la polarizzazione parallela, a"VTeIIlo: _...... ;-

l
--cos e'l
_1-ncos81 __ n
r 1/= ~---
1+ncose 1 1
-+cos
e1
n

dove, in questo caso, non è possibile sviluppare in serie in quanto !nl cose, non è molto più·
piccolo di l . Ricordiamo poi che risulta:

"~
n= (1-J) - -
2eDe l

~ r;;::;;- .: . . '
·da cui si ricava: ..:. =(l + j),!'i:le
• Dunque esisterà un valoreru 61 per cui il cose! annullerà la.
1
. n t 2cr . .
parte reale di l/n al mnneràtore di r/! (valore di 6 1 che sarà molto vicino a 1t12, essendo la
ReO/rJ un numero molto: piccolo) . Dunque si ha 1Ul mjnimo nel' !TIII ,cioè siamo in
éorrispondenzadeIrangoloçhiamato di pseudo-Brewster; se si vanno a faI'~ i conti si vede che
vi è una regionemolto.stretta, .incorrispond~??- di tale angolo, in cui il' Irl/I «L Quindi
praticamente, in.ogni condizione applicativa..,·\si ha cheIT,,!::l; infatt4 in genere, non abbiamo
rigorosamente un'onda piana.ma tma sOvTapposiZione di onde piane. e quindi per alcune di,; :
q'.reste ci si potrà trovare in corrispondenza dell'angolo di pseudo-Brewster ma per altre no, é
.' - quindi gran parte della potenzainçidente -viene in agri caso riflessa. Inoltre è da tener presente
che atImché ao..~ ciò, la superficie di interfaccia deve essere effettivamente piana, cioè la
precisione con cui la superficie è lavorata deve essere effettivamente piana, OV'Ilero la
precisione con cui la superficie è lavorata deve essere molto maggiore della lun~bezza d'onda;
ciò sign.iBc..'1. che alle microonde si può eventualmente mettere in rJievo questo fenomeno
mentre in ottica è praticamente Ì:m.possibile.
~.ù.nd.iam.o ora a vedere che cosa accade dentro' al metallo. Ricordiamo che nel caso di incidellza..
normale, a destra d.eila discontÌnui~ c'è un'onda che si attenua esponenzialm.ente, penetrando
nel metallo per tUlO spessore ciell' ordine deIIò' ~pessore di penetrazione, dato da:

-
ò= f 2
Vcrw}-Lo
Nel caso di incidenza obliqua, a destra deIIa discontinuità, avremo un vettore dì propagazione
con componenti sia lungo x. sia lUllgo z; infatti abbiamo che:

,"
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2
k Z2 -_ m crJ.l.o _k 2 Sill
• l
. 2e
1
-
-
k 1 ~-.---Sffi2e l
cr. ,-.,;.
JCD Jm!:: l

dove il primo termine del radicando è, in modulo, molto maggiore di 1 e quindi:

Dunque il rapporto fra le due componenti del vettore di propagazione è pari a:

IÀmque a destra della discontinuità. il vettore di propagazion:ee(}~çide praticamentecop. la sua


, - componente lungo z. Questo fatto è estremamente importanteperòhé significa che in un buon
conduttore, qualunque sia l'angolo d':Ìncidenza dell'onda piana.che incide da sinistra, a destra
abbiamo praticamente sempre un'onda piana che si propaga lungo Z, che fra l'altro è anche
omogenea. Ciò significa, allora, che a destra della discontinuità. il çampo è, mpratica., tutto
trasverso; ricDrdiamo inoltre che r i s u l t a : - ' -

~Ia le componenti tangenziali dei campo si conservano; dunque 'essendo, a destra della"
discontinui~ilcampo tutto tangenziale, anche a sinistra le componenti tangenziali del campo
devono soddisfare a tale relazig;te. Quindi sulla superficie. didiscontinuiti per Le componenti
tangenziali vale la relazione: '

dove E:1: è la componente tangenziale del campo elettrico mentre per H non c'è bisogno di
specificarl0 dato che, siccome è moltiplicato vettonalmente per lz, la componente longirudinale
scompare. T ale condizione, indipendente dall'angolo cl' incidenza, va sotto il nome di
condi::ione di Leonto-vic (ed esprime una relazione di proporzionalità, a meno di Ulla
. rotazione di 90° dmrnta alla presenza vettoriale). lvfa se tale condizione vale quallmque sia
l'angolo d'i:ncidenza ciò significa dire che se invece di avere una soLa onda piana abbiarno più
onde piane tale condizione continua a valere per i singoli contributi ai campi elettrici e
magnetici delle onde piane e, per la linearità, vale anche per la somma. Quindi se abbiamo un
campo dOv'Uta ad una generica sovTapposizione di onde piane, tale relazione continua ad
essere la relazione che lega il campo elettrico tangenziale e il campo magnetico tangenziale su
una superficie piana costituita da un buon conduttore. ìvfa sappiamo che qualsiasi campo
elettromagnetico può essere visto come sOvTapposizione di onde piane, se consideriamo anche
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- .----
quelle non omogenee, Osserviamo che, in tal caso, rmché risulta che il primo tennine del
radicando di kZt, è molto maggiore del Si112 8 t .(che può essere, in modlùo, anche> l, essendo 8 r
complesso per onde non omogenee) continuano ad essere valide tutte le conclusioni a cui
siamo gitmti, quindi anche per onde piane non omogenee ma "n<?n troppo") cioè nei limiti di
validità deI1'approsshnazione che deve essere fa:tta sotto la radlée'che esprime k q , purché non
ci si trovi nelle immediate vicinanze delle sorgenti. Quindi se abbiamo da risolvere un
problema elettromagnetico in presenza di un buon conduttore non abbiamo bisogno di
risolvere il problema elettromagnetico sia all'esterno che all'interno del conduttore; se si è
interessati solo a ciò che succede all'esterno del conduttore si può sostituire tutto ciò che sta a
destra della superficie cl' interfaccia con la condizione al contorno data dalla condizione di
LeontoVÌc (che rappresenta l'approssimazione
di ordine immediatamente superiore rispetto al
caso di conduttore elettrico perfetto).
Osserviamo però che qt4'mto detto vale n.el caso \
di un'interfaccia piana NeI caso, invece, di una ,,-
superficie qualsiasi è possibile, localmente, -::/_:. ," \~'~
approssimare tale superficie cen il suo piano /
tangente (purché ci sia una tangente in egro. su " .// i - : : : ' __
punto). ,,:TI ,parametro caratteristic-O che g o v e r n a : ~~-~;: ::,,~, ;: .
l'andamento del campo all'interno del conduttore è sostanzialmente dovuto al futto che il
campo all'interno del conduttore si attenua lungo z in uno spessore deIror4me 'dello spessore
di penétrazione. Cioè la scala di variazione dei campi ali' intemod.eI condùtfore è fissata dallo
spessore di penetrazione quindi., Ioca1mente,iI campo. non distingue la superficie curva dal
piano tangente se, o,rviamente, il ràggio di, curvar.rra della superficie è molto maggiore dello
spessore di pene trazione (e cioè se la Cur\ia è abbastanza vicina ad essere tm piano). Quindi si
introducono due tipi di errori neli 'utilizzare la conaiZ16ile di Leontovic anche nel caso non
piano: uno dovuto al fatto che nell'?tt~nere talerelaiione si è trascurato kx rispetto a k Z2 (il
che dipende solo dalla frequenza a ciù' sÌ opera e dallo spessore di penetrazione, ovvero dal
rapporto fra. spessore di penetrazione e lunghezza d'onda); inoltre deve risultare che lo
spessore di penetrazione sia piccolo anche rispetto al raggio· di curvatura (quindi un errore
dov'Uto al rapporto fra spessore di penetrazione e raggio di curvatura). .".'

1 -132

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Buono Studio! =)
\
I
J
j
I ERQPAQAZIQNE GillPAIA
j
- lUno schema esemplìficativo di una rete di trasmissione sarà c<?sti~ito essenzialmente da: j
I '
j
j
Tx
-...-/
j
j
J Un oenermore di segnale Tx, un'anterma trasmittente, una ricevente e un dispositivo
~ rìce:itore Rx che converta le onde in segnali d'altro tipo. Tra le due antenne la j
I propagazione av-viene in un mezzo quaisiasi, in generiche direzioni: ~esta ~ c~nnettere i j
i due apparecchi alle antenne in modo che i campi. ele::uom~eticl on SI dl.sperdano~ r:
i ovvero che si abbia il massimo trasferimento possiblle di energIa, tra gl1 elementi ~onnessl j
"J e non si modifichi.l'infonnazione. Un modo per poter effettuare tale collegamento e quello
! di,:w;;are strutture che peITIlettoTIQ la propagazione in una sola direzione, senza che sia j
'''-I Ìi1teressato rrintero spazio libero, con conseguente aumento della dispe.rsione del segn~le,
j
J . :. " . ..:.: ' , ' c ; ' ',,' ,
Osserviamo che secondo il tipo di applic3ZÌone può essere prefenoìl.e avere o meno un tr:ltto di pròpagnzione
Ebera.. Ad esempio,'nei CQnegmnenti telefonici il conegm::nento fra 'trasmettitore e ric.evrtore avviene"al:t:rllYerso j
sola propagrionc guidatI (mediante il doppino telefonico). Analogamente a frequenze ottiche:.,sii;.·P9tr.~bbe j
J uti1izz.nre unafibrn ottica per connettere dirett!lIDente la sorgente all'llvliZZ!1tore. , ' . . ~'t~'~: ~':' . :
Inoltremle sc:1ta può essere dettata dalla riservatezza dellè informazioni che bisogna traSIIiet:tcre. preferendo j
quindi, in tafcaso, una propagazione guidata complessivaJra.trasmettitore e ricevitore. Dlaltra part~:)anfhe nel
caso in cui c'è un numero molto ristretto di interessatla.ricevere iLsegnale, non è,prefcnòile (o meglio cHnutile) , j
eff~ttuare la' propagazione ,in. spazio, libero .Oss'erviamo inoltre che sicuramente fra i vmi'modi di",
..1 particolarizz:l!"c..il circuito di trasmisSloneyi è queno in cui i! trasmettitore e l'antenna sono rC:JJj('73rFsullòstesso' ,L
j
. supporto, - ", '
J ~', ~ j
UnaquarYhqU;~~'s:1:.t:!Jj:tg~ che permetta di raggiungere tale scopo,~,. per defmizi'6ne~' detta
I
iJstn,rtilf/·~ guidante o guida d'onda. Lqgicamente essa do-vràgodere delle segùenti c~au-~
, proprietà:~'~--"=--'~v~c_.,,-"''',''''~" , " c
• j
I
• la presenza di una,direzione di propagazione privilegiata e lungo cui l'energia è j
l
..I tr~v ersalmente confinata.;
j
• iI trasferimento avvenga nel modo più cOrriplétci possibile senza che vi siano
I attenuazioni. ' .. j
i ,.J Oss~rviamo però che anche se i mezzi di cui sono costituite le guide d'onda sono privi di
perdIte si, hanno distorsioni del segnale dovute (come vedremo in seguito) proprio al tipo di j
propagaz10ne che. le Ir:teressa, cioè vi è dispersione anche in mèzzi non dispersivi. j
Le strutture gUldantl sono in genere molto diverse fra loro e possono essere
sostanzialmente suddivise in: j

• g.Jide di tipo metallico j


• gùide di tipo dielettrico j
• gui de di tipo misto
j
j
j
j
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j
-,- Buono Studio! =)
j
j

l ___
r-·
f
Alle basse frequenze sono utilizzate linee di'trasmissione costituite da più conduttori I
immersi in un dielettrico più o meno omogeneo (ad esempio le linee di trasrnissi(,:me
dell'energia elettrica trifase) con strutture singole, coassiali o •a...-,.pjattìnabifilare.

· · · ·.· · · .·
. i ~.
I.

O
:·0························::

.i'"" "..... ""',, .", i'


"t:
piattina bitilare cavo coassiale guide rettangolare e circolare

Tali guide sono dette strutture guidanti (o guide) metalliche. A frequenze più elevate,
quelle delle microonde, si utilizzano anche singoli conduttori cavi, all'interno dei quali si . i

propaga il campo elettromagnetico. Comunemente le guide d'onda rettangolari sono .quelle


che esauriscono '1'80+90% delle strutture guidanti a frequenze di microonde. Tali struttllre
sono inoltre migliori delle linee di trasmi~sione per' quel

~~~!~r~~~~a:~:::~~Gie:;~l{e~:::';·····'·· 'i:f;~:{:II,:;'I .
quanto perfetto possa essere). Inoltr,:eè, molto. più . se~lice'
connetter6due pezzi di tub (Q t f . t',.,.,.;" . . , . .
.............................. ~.. .

,=;~~~';~~~~f;:~:~~~!':i~;:.\. '';",?y.i!::.: .' . . ~:.., •.


. "fI'''''')' , ..

centra1.e,~f!~:;,C,. !l?P:oes~~x:;e,)fàff,o;attraversou~.~Clì'O ,a ....'buonetta,.. }.,.ma '" oVVlarnenter-·clo+" . ;,..


aumenta:1iil}~9 ., ':qaI~pùnto~~di~~yista>c·o~s,1r-Ilttiv6t~:~~;~ :--:~.'.' ..':;. ."';
• .Le strutt,rÌt.e/;.~i'::più,,·con.du;ttq~::::qette:·.~1ine~, di': trasmissiOne;?::-sono·.oaratterizzate!i' {Gome,",~"'/ ." :.
vedremo):da"ùha'propagazione"coh campitrasversi::·rispetto;:.a11a:J·dir.ezione·~di 'propagazione> <. .'.'- .
stessa e vengono utilizzate' flno alle frequenze dellemicroonde' "(centinaia'di :MHz) ..
Osserviamo che gli spessori dei conduttori utilizzati sono, in realtà, non nulli dovendo
.' avere le guide una loro consistenza meccanica;. ricordiamo che in tali conchittori reali i
campi vi penetrano, anche se di poco. Le guide metalliche rettangolare' e circolare vengono :-- .' .
preferite alle altre anche per l'azione schermante operata dai conduttori esterni ovvero sia
per limitare l'azione dei campi che si propagano al loro interno sia per eliminare
perturbazioni dovute a campi esterni non preventivati.
Caratteristica geometrica predominante nelle gui~e d'onda (e linee di' trasmissione) è la
simmetria cilindrica (che in un primo approccig considereremo indefirutamente estesa).
utilizzata anche quando vi sono curvature del mezzo che causerebbero perturbazioni al .
ccUTIpo. .
Altri tipi di strutture guidanti sono quelle dielettriche' (cioè realizzate conmatenaH
dielettrici di diversa costante dielettrica) le quali geometricamente si presentano come
quelle metamche. TI loro utilizzo è cresciuto negli ultimi anni per l'avanzamento nei
processi tecnologici che ha permesso di realizzare vari tipi di guide dielettriche ( ad
esempio: le fwre ottiche) con delle perdite molto più contenute delle strutture metalliche>
soprattutt'o a frequenze elevate; per questo motivo vengono utilizzate per frequenze che
vanno daIFirrfrarosso (- 10 12 Hz) fmo alle frequenze ottiche (- 10 15 Hz). Queste guide
presentano una struttura trasversa molto complicata relativamente al tipo di dielettrici
usati, che sono sostanzialmente due con costanti dielettriche diverse per avere il migliore
confInamento delle onde; strutture leggermente' più' complesse sono, ad esempio, quelle in
2-2

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Buono Studio! =)
-" cui la costante dielettrica del mezzo ha un profilo parabolico, Le loro dimensioni sono
!paragonabili alla lunghezza, d'onda dei segnali trasmessI, quindi dell'ordine dei )..lITI, e per
, Pefficienza meccanica vengono costruiti cavi con fasci di fibre opportunamente rivestiti,
-- ,L'altra categoria di strutture guidanti è quella mista, sostailiialmente costituita dalle
l cosiddette.g}li4ep~ri; esse sono costituite da conduttori mentre la sezione trasversa è '
, costituita da dielettrici non omogenei. Esse sono costituite da uno sviluppo piano (da cui
'- jl'attributo l'planare/) su di un diele.. ttrico che sovrasta un piano metallico (detto piano di
massa), Le piùcòmuru sono le rnicrostrisce
che vengono realizzate con le stesse tecniche
Idei circuiti integrati a rrucroonde. La non
lomogeneità è dovuta al fatto che vi sono
diversi tipi di dielettrici (dielettrici, vuoto,
, "~··)ecc.). Esistono inoltre strutture chiuse
l (schermate) con la sovrapposizione di un altro
, die1ettrico e di una nuova microstriscia. La ,
Icaratteristica che le differenzia dane linee di trasmissione è la presenza di dispersione
j' lanche quando vi è un dielettrico che le crrconda di tipo p0Il: dispersivo.

~Per la maggiore diffusione nelle applicazioni vengono affrontate più in dettaglio le linee:di
)~missione,mentre per le ,altre strutture si particolar~eranno le conc1Usi~rii}'~ !;é~i'
glungeremo con la loro t:ratta.zione.· '. ' , " :' "

~IPre~diamo in. esame le struttllr~ ~i~ti meta.lli~he~ lmmerse i.n un di e 1.e ttr i co . 0IT1,??;~~,e? e :B .
lan di amo a nsolvere Je equazlOru di Ma:rnell ID assenza dl soreent! per Una~\lsfujtt!llra . ;'c"
: lindefinita, costituita dau,n conduttore e'lettrico perfetto e da un dielettrico privo di: perdite;' '
~pi proponiaplO, in defuùti~ 'di risolvere le' equazioni di :Max'Well per una struttura
kuUt:mte ideale. Esaminiamo quindi il'caso più favorevole possibile dal punto' ,di:vfsta
. ~ delJ'efficienza',delIi··'trasrnissiorie 'di energia· in quanto, non' essendoci perclite:',né?::nei
~~condut1ori né nel dielelliico~ è chiaro che automaticamente l'efficienza della trasm.ission~: di - .
~energia dalla sorgente all'utilizzatore sarà del 100010. , "r', .......
~. Considerando :mezzinòrmali, le equazioni di iVIa.."CWell valgono anche nel dominio 'della
'..' .
-~ ;frequenza. e sararmo di tipo lineare; per cui in questo caso risolverem? il problema.generale
~costruendo la,.soluzione a partire da un appropriato numero di ,soluziorup,arti,colari
linearmente. indipendenti. Ciascuna di queste soluzioni particolari viene detta' modo di.
,- bropagazion.e e la sQluzione generale la si ottiene per 'So-vrapposi=ione modale:" " •
•-Cominciamo col studiare la propagazione in una guida ideale cilindrica indefinita, il cui
j asse viene identificato con }tasse z del sistema di coordinate scelto mentre nel piano
~asverso non necessariamente bisogruiutilizzare un sistema di riferimento cartesiano. In
, jtali ipotesi il campo elettrico, ad esempio, sarà funzione sia di z che del vettore 1 che
_ pefinisce le coordinate nel piano trasverso. La sezione ...:.;:.:-:- -:::-..,
p,.s:fer,sa è quella ch~ ddìnisce 1~ fOITIm della st~dttura //' \\.
gllldante: per esempIO, quella nportata a lato e una // \"
f . ~onoconrles:~,. in ~ui lo spessore è tale da L ' :
tmttu ra ))
prantlre l'mdeforrnablllta della strut:ura. Per questo lo \ //
spessore è dell'ordine dei millimetri, se non centimetri, ~/?~
findi di gran lunga maggiore dello spessore di
}enetrazione del materiale interessato dal campo elettromagnetico; quindi in realtà il campo
! sarà indipendente dallo spessore del conduttore che costituisce la' guida. Nel caso ideale,

'n cui il campo interno al conduttore è nullo, possi3lTIO quindi assumere tale spessore
I
:2-3

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r
nullo, cioè solo definito da uno o più contorni (più di uno nelle strutture rnolteplicemente
comesse, come ad esempio nel cavo. coassiale). . f
Vogliamo allora risolvere le equazioni eli }"-faxwell per un certo insieme' di contorni
(rappresentativi dei conduttori che costituiscono la .guidar "sUi quali devono eSsere
verificate ben precise condizioni che sostanzialmente sono che le componenti tangenziali r
dei campi si armullino sulla superficie del condUttore. Le equazioni da risolvere sono,
come abbiamo precedentemente detto) quelle di }Yf~ell nel dominio della frequenza in
assenza di sorgenti, cioè:
.i '.

Y' x E = - jcq.l.H
{ vxH=j~E

Partiamo col supporre che ~ siano reali. perché i mezzi sono ideali (senza perdite); non
si riportano le altre due equazioni eli Ma.-...::well perché, in assenza di sorgenti, esse si
ricavano da quelle ai rotori facendone la divergenza. Sia E che ).L' devono essere costanti
_.perché siamo nelle ipotesi di dielettrico omogeneo, nello spazio,ch.~ .ci interessa,
" .: llslstema da risolvere è di 6 equazioni differenziali .a11ederivate pai:ziali in 6 incognite; ma
.,accertiamoci se esse siano davvero tutte indispensabili per lasO,luZione oppure è possibile i
. determinarne alcune in funzione di altre: Vi sbnovari metodi .per farloe,·tra questi.VÌ è:
quello che permette di dimostrare che in realtà k,.6 incognite del problema'sonoottenibili
da due soli',scalari, Questo modo di affrontare irprç>bléma;,che~noi;useremo) ,è legato ad un
metodo elaboraio:verso la metà.: degli anni 'quaranta'da 'MarcuvitZ e'Séhwiriger·:e:. pennette,",
in mocIo" ser1Jp~iùe;';,di~':c:or:renu:e\li:tcof;lcetti'de·p~.·'py;opagazi6ne,:,.a.'~ queJli'.dLténsione,:;·;e" corrente,,; '; ...,
come vengono1,elaboraÉLjm,.elettrotecnica,,~so;\è.;tondamenta1mente;;:basttt:o/sulla·',simmetria.;.o'·. . '. .
.cilindrica '.. de Ha? ;strottuI:a".jn~:'esame·:;, La" . Pr:ésenza". di· "una'; 'direzione':' pciyi1ègiata;'~, nella';;.,.,:; .'
prop:agazione~?ci·, porti'.' ..,air~4~a: di ·.poter .considetmI"e,:separatamente:;·:1e .·componentC...·,~~, . • l ... •

longitudinali (lungo tale: direzione) da. quelle . trasverse; riscriviamo'~ .quindi: i"' campi nel ...
seguente modo:.

H=t.T+Hrl
_:.=t _z '

A.nché l'operatore nabla, V, può essere scisso in modo analogo visto che può essere
trattato come un vettore; infatti in coordinat.e cartesiane è dato da:
...
ò~ ò~ ò~
V=-l
"" l'
+-1
~
+-1
ox "
'OY.l :::I... Z
UL..

Nel nostro caso invece lo si esprime come:

perché abbiamo supposto che non necessariamente bisogna utilizzare delle coordinate
cartesiane' anche nel piano trasverso~ ciò ci dà anche un modo per defInire il nabla
trasverso V'l come la differenza:

Z-4

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--
-I i

-iovvero la differenza tra l'operatore globale e la c omp onenfe lungo z. Sostituendo nelle
o

lequazioni di 1vfa.i'ffi"ell sia i campi che gli operatori scissi nel modo che abbiamo visto
otterremo (N.d.R: con opportuni passaggi da farsi dal libro, o meglio dagli appunti scritti
- lin piccolo) delle equazioni in cui si' sono separate le componenti trasverse da quelle
, !Iongitudinali • cioè si ottengono due equazioni riguardanti solo le componenti trasverse e
. altre due che permettono di detenninare le componenti longitudinali da quelle trasverse.
-I Questo procedimento è dett~: separa....-rione delle componenti trClS'Yerse da quelle
llongitudinczli. Per le componentI trasverse avremo:

{- ;' =j<i!L[H, x ~ + :' V, \I,' (H, x 1,)J


I
I J

J
l aH ~ j'
-~

, "
, per quelle longitudinali invece si ha:
U{'" . + -{y\Y.t· i",
i-z; x Et
.&2.,'
1·"
,k":.. ·;;,,
(" x Et)]

J
l
r
..

\
J ." -'~.-.
.""'..

I
J
~I d~ve: k 2=u),2f:ti ,è,o'la c;stante di prop~oazione del, mezzo che riempie la nostra struttura
Jguida.TJte. In questo roodosi ricavano le componenti longitudinali da quelle trasversali, cioè
,J sono solo 4 le grandezze indipendenti da ricavare; tutto questo lo si è ottenuto sulla .base
- idella sola ipotesi di c;mogeneità del dielettrico che riempie il conduttore La riduzione del o

.Jnurnero di equazioni da risolvere (da 6 a 4) la si paga però con un aumento della


J complessità delle equazioni a cui siamo giunti, che sono diventate del 2° ordine. Tale
- )trasformazione quindi conviene solò se è possibile risolvere tali equazioni in un modo non
Jtroppo più complicato di qUello necessano per risolvere quelle originarie.
j
iCome vedremo nc.llo studio d~nc fibre ottiche, in realtà, per descrivere compkt:rrncnt;! il c:nnpo, basta b
Iconosc::nza di solo'''due componenti, in particolare le due componenti longimdìnali <Ez e E'I): in sostanza si fa
un discorso perfettamente duale a quello fatto finora.. Cioè invece di esprimere le componenti longitudincli in
- itermini di quelle trasversali, si possono esprimere le componenti t:rnsvèrsafi in temrini di quelle longirudinali, e
[quindi ruolYerc le equazioni per le sole due componenti longItudimili. TI motivo per cui non abbiamo ut lÌÌZ7;Jto, •
~in questo caso, questo secondo approccio è che sostanzialmente vogliamo cercare come prune soluzioni delle
-- ,cqumoni di M:n:wdI quene soluzioni che non abbiano componenti longìtudinali. Inoltr~ vedremo che
ilntroducend() un'impostazione in termini di componenti tr:J.Sverse (invece che longirudinalt) sarà molto semplk:!
lintrodurre tuna una serie di concetti circuitali, nella descrizione della propagazione del campo elettromagnetico
in una struttura guidante, che ci permetteranno di trattare in tal caso tutti i problemi elettromagnetici (m strutture
jguidann)con fonnlliismi analoghi a quelli utilizzati in elettrotecnica per i circuiti a costanti concentrate.

Z-5

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-- Buono Studio! =)
~.

I
l
I

Affrontiamo lo studio delle equazioni di Maxwell per una struttura guidante partendo dalle r
I
i.
equazioni di IvIaxwell nel dominio della frequenza, imponendo le condizioni al contorno e
risolvendo tali equazioni. Quello che ci proponiamo è. di trovaz:ne la soluzione generale
(prima in assenza di sorgenti e per 'una struttura' indefmita, .passando .poi. rimuovendo le
ipotesi sempliflcative. al caso di una struttura finita in presenza di sorgenti e poi in
presenza di perdite). Grazie alla linearità delle equazioni di Ma.,w.rell (per un mezzo
normale, a cui ci stiamo riferendo) possiamo afl.Tontare il problema della detemùnazione
della soluzione generale delle equazioni di Maxwell applicando sostanzialmente il
principio di sovrapposizione degli effetti,. cercando di determinare un numero sufficiente di
soluzioni particolari che \ ci consentano (per sovrapposizione lineare) di costruire la
soluzione generale. È il metodo principe che si utilizza ogni qualvoltasi ha a: che fare con
equazioni lineari, sia che esse siano equazioni differenziali alle derivate totali, e allora
basterà un numero fInito di soluzioni ind~pendenti per trov-are la soluzione generale, sia
(come nel nostro caso) che esse siano equazioni differenziali alle derivate parziali, e in tal
caso ne saranno necessarie un'infIriità nurnerabile di soluzi'onÌ. particolari lineaImente
indipendenti. .
Allora per la risoluzione e la detenninazione deIl'iri~egraIe generale di queste equazioni
. procediamo al calcolo di soluzioni particolari più semplici ma significative (non banali) da
cui, costruire quella generale. Le equazioni a cui siamo;. giunti mediante. l' operazione di
separazione delle componenti trasverse da quelle longitudinali .sono, però del·2° ordine;
quindi se i termini del 2° ordine non vi fossero la soluZione sarebbe alquanto più semplice
visto che ,avremmo a che fare con',equazioni·· deLl~ .·ordine. Tali tennini scompaiono
quando" per esempio" SI . hanno campi la, cUI .divergènza,.dei prodotti vettoriali delle
componentitrasverse;,co:b"versore.>'lz,è:nuUa;'-.maqu,estetdivergenze':non·sono,altro;:a meno'dic
un.fattore,;moltiplicati:voi'.che',leicomponer.ttiJungo,z\dei.·campi.··Quindi·iLcaso':più.semplice,
è queUoin;:'Cui.~cér.chiamosoluzioni·,·.che;':ilori presentino;.·;componentejungoz.,,~çic:e~kcampi, . .
sia elettrico chemm.gnetico;.,siano·trasversELe,soluzioIlÌ"dL:'questo,tipo,sonodette soluzioni
• o modi tra.sversi.' eletir-omagnetici, e' si indicano brevemente con TBY!:. Ammesso che
esistano, non ~ailIIo le uniche soluzioni esistentipoiché in una struttura guidante arbitraria
si potranno' avere anche ·campi·con componenti IQngitudinali .diverse da zero .. Purché si
tenga presente l'esistenza eli tali canlpi. le altre soluzioni particolari, da esaminare sono
quelle per cui oiI campo elettrico ha componete trasversa ,non nuIta mentre il campo
magnetièo ce l'ha uguale da zero e vice-versa. Tali soluzioni sone dette, rispettivamente,
soluzioni C modi trasversi elettrici, TE, e trasversi magnetici.> ThI. Osserviamo che per
queste ultime soluzieni sole una delle equazieni per le componenti ~-verse verrà
semplificata del termine del 2° ordine.
Vedremo che se si considerano tUtti i mcdi TBvf, TE e TM essi saranne sufficienti a
definire la soluzione generale delle equazioni. Le soluzioni pi~ semplici da determinare·
sono quelle TElvI. Andiamo a vedere sotto quali ipotesi esistono soluzioni di questo tipo,
che seno nient'altro che una generalizzazione delle .onde piane, nel senso che a differenza di
quest'ultime esse non sono costanti su dei piani. visto che debbono essere soddisfatte delle
.opportune condizioni al contorno. Tali condizioni sono o"VVÌarnente che lungo il contorno
risulti:

""l' vEI
-Is -- O
n~'"

2-6

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Buono Studio! =)
-l
, dove S è la superficie della nostra guida, o'VVero la superficie di tutti i conduttori che la
-1 costituiscono. Supponendo che esistano. tali soluzioni bisogna imporre che risulti:
j

H:: l
= -.-Y t •
(-:-l", X Et ) =O
J6:J-L .

- !che sostituite nelle prime due equazioni portano alle' seguenti:

cE r.~' fA)
r- &z.t = jUfl-\HL X L"

-'-"l
d
l -
BH. . (-=' E)
az" = JUE 1:: X ~t

~;

~··lse ora della .prima di queste equazioni ne facciamo Ìa derivata secondam:i' e,: VI
. sostituiamo,a secondo membro, la seconda equazione q~~emo:".: . \'~2·,"::";

In defmitivaàYréci~:'ricordandoche: k 2=e:}e.LL :
. . 1 _ ° . •_

J " ,
..

~-J
,.i

J
LI
i
J
Data l'indipendenza fra le componenti trasverse e quelle 1ongirudinali, tale espressione è
Ruella di un oscillatore armonico, la cui soluzione si particolarizza per ciascun punto del
Piano trasverso On realtà la derivata parziale è una derivata totale) ed è data da:

. . . :. :_a cosa importante da notare è che questa funzione ècostiruita da elementi fattorizzati
(prodotti di una funzione della sola ~ per una funzione della sola z) e quindi, poiché la
soluzione generale la si ottiene mediante sovrapposizione di soluzioni di questo tipo; ci
- possiamo aspettare che anche la soluzione generale si presenti in questa fornm fattorizzata,
Jioè possiamo supporre che:

-i
E = ~(0V(z)

- i

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2. ·7
Buono Studio! =)
F
e, analogamente:
•...;
r
quindi dei campi costituiti dal prodotto di una funzione ~~tt~ria1e delle coordinate
trasverse e di una funzione scalare nella coordinata z. Anche se le funzioni introdotte sono
4, ciò che conta effettivamente è il10ro prodotto e quindi pure la scelta delle dimensioni di
ciascuna funzione' de"'e: rispettare la sola condizione che i prodotti siano dimensionalmente
V/m e' Aj~ rispettivamente. Le due funzioni scalari. dette funzioni scalari di modo. sono '
state indicate con V ed I poiché ad esse sono associate le dimensioni di una tensione M e
una corrente (A), rispettivamente, Da ciò si ottiene che le due funzioni vettonali, dette
funzioni. vettoriali di modo o vettori di modo~ devono avere le dimensioni dell'inverso di
una lunghezza, m-l. Supponendo di avere un modo TEvf nella forma fattori?7sta, vediamo
quale fonna assumono le equazioni di Maxwell relative alle componenti trasverse,
sostituendovi le espressioni dei campi a' cui siamo arrivati., (: .: "

dV ' .-.
--e=J·,..
dz - .... ·Thx i
u..rw,_, %

,'" dI ,:, " , ..::,;:;


dz- = J' Ci:EVi" %
--h 'x -e

Jn~i equaziorIÌ';:compaiono;"evidentemente., le derivate totali. di. V ed I nella sola


coordinataxz,."data"l'indipender..za di .;, ed-h da essa~ Osservando'la seconda'e,quazione
notiamo",che,j Yep:BriJrelz~~> ,risultano. ,es~ere·.,pa:ral1eli; analogamente'se,moltiplichiamo"
tale re laziC!n;~,v~t.t8rialmente ,akIestraper·, ii, ,sono.'paran~lianche'ivettqri:,~,'ed:h~'~ri;:;'OV'\{ero,
si ha: "', -, ,"

dove:
A = jcq.LI
" av
àz

Tale fattore di proporzionalità, per come è definito, può essere dipendente solo da z
(contiene solo I e \I). ma poiché esso lega due grandezze dipendent:i solo dalle coordinate
trasverse. non potrà variare con z. Da ciò se ne deduce che ta.1e coefficiente deve essere
una costante.
Abbiamo allora che essendo anche: (*) lzx!!.-Ah , otteniamo le equazioni:

..lì! •
U YJUlL
- - = - 'I
dz A

dI . 04.,[
--= J0:E.~v
dz

2-8
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Buono Studio! =)
,
;

_Dunque ~vece delI~ due equaZioni vettonali (#) abbiàp1o' ottenuto le due equazioni scalari ,
recede~ti, e una ve!10riale (la (~)). Tali equazi_oni d 'di?ono' che 'la propa~~me .lungo z è
~gata. alla geometria trasversa ··attraverso ,la' sola' coStante A. Questo 'e Il sIstema di
_equazioni a cui devono soddisfare' Ié :componenti scalari dei.',cWnpl' (funzioni scalari di
~odo), e sono le uniche che si devono studiare per' definire la propagazione stessa.
.fo/endo valutare i campi associati dobbiamo defmire uno dei due'vettori di modo > -e o ~ h
_ dato che l'altro sarà calcolato dalla relazione (*). ' ,
fediamo esplicitamente qual è l~ conseguenza ~el fatto che non ci, sono componenti
ì 10ngitudinali né del campo elettrico n~ del campo magnetico. Osserviamo che 'risulta:

) dove:
I
Vt • (1;: ~'~t) =gt . (v t' X ~) ~ i z • (v ~ gt) = - t .(V
t t X E t)
'---,---' ,

I ~O

~unqu e risulta.:
.!

l
, Jome si può facilmente ven!1care (andando ad ~esplicitare il rotore trasversod.i-:~,r'ad
~esempio in coordinate cartesiane) il rotore
trasverSo di ~ ha solo la componente lung? Z;
uinili
I
in defInitiva risulta:
J

, '

èioè il v~t};p~~.,el è irrotazionale.


Questo riSultato poteva essere dedotto irrl.mediatarrì~pte
- !lche dal1aleggç.~ qÌ Faraday-Neumann in quanto se consideriamo il fatto èhe lf:~
",Jomponente del pi.Ippo.-magneticq), e quindi anché bz=O, ciò significa che se prendiamo
una qualsiasi:curva chiusa nel piano trasversoe andiamo a valutare Iacircuibù:ione, di ~
,-- ;lesta viene zero., poiché il flusso di Q attraV5:rso una superficie del genere (flusso-
~jncatenato. con;la curva chiusa nel piano trasverso) è nullo, ,in quanto. è dovuto alla so la
L componente' delrinduzione lungo z (che è nulla). Quindi la cÌrcuitaiiQne del- vettore
-; lettrico ~ lungo una qualsiasi curva è s'empre rulla; questo significa dire che comunque
, ""h fatta la sezione trasversa, 'siccome la circuitazione è sempre zero, il vettore ~ è
~~dlducibileda un potenziale.

iJcordim1o che se un vettore è dc:ducibile da un potenziale aIIOf'J è slCur::unt:IItc irrotazionalc, mentre non ba~
./
',.I

ch:: il rorore sia uguale n zero per :!sser:: sicuri che ;;sÌsta un poten.z:iale monodromo da cui definir~ il vettore. Lt!
- I le cose sono equivalenti se la sc.::!onc: è semplicemente connessa,. ma se il' dominio non è: sc:mplic~mcm~

i Jn:nesso non possiamo. dal fatto che il rotore sia nullo, dedurre che il vettore è deducibile da un potenziale; se,
h-ic:vers:J.. la circuitaz:ionc: è zero qualunque sia il contorno allora si può esser:: certi che il vettore è deducibile
--l' I un potenziale,- . ,

,Osserviamo che se avessimo fatto lo stesso ragionamento per la condiziont sul carrlpo
-- umetico avTew.rno ottenuto, analogamente, che:'
j -

V t xh=
-
O

2-9

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Buono Studio! =)
In questo caso però non possiamo affe~e che)a circuitazione di h è nulla perché, dalla
legge di Ampere-Maxwell, sappiamo che...1a circuitazione di h è pari al fl)lssodel vettore
d'induzione elettrico, e questo è ancora ~l1o perché 6:=0. più le correnti che attraversano
la superficie appoggiata litI nostro contorno (che de:fmisce 1~ ;circuitazione). Infatti se
consideriamo una sezione come quella riportata a lato e consideriamo il contorno C h dal
fatto che il rotore di h sia nullo possiamo certamente dire che
Cl
la circuitazione di h lungo Cl è nulla, perché non c'è flusso di
induzione e Cl non abbraccia alcuna corrente. Viceversa, non ·.'o~-4-·*··,.
·
possiamo dedurre che la circuitazione di h sia nulla lungo 'C 2 · :
.
I

perché, anche se il flusso di induzione è ancora nullo, Cl è


'-
~**_~_"
: C
.......
I
i ì
attraversata da un conduttore su cui può scorrere corrente che *.-
da luogo ad un flusso di corrente tale che la circuitazione non
non è più nulla. L'unica cosa certa che possiamo dire è che tale circuitazione (diversa da
zero) sarà la stessa qualunque sia il contorno (che abbraccia il conduttore). Dunque, delle
due condizioni di irrotazionalità, sceglieremo. quella su ~ che ci pennette di dire che
comunque sia fatta la sezione trasversa il vettore ~ è deducibile da un potenziale~ questo
ovviamente è una grande semplificazione perché significa dire che dovremmo trovare un
potenziale anziché un vettore Ce quindi risolvere equazioni per una quantità scalare invece
che V'ettoriale). Dunque possiamo impor.Fe,:·· analogamente a quanto viene fatto in
elettrostatica:

Siccome siamo in assenza di sorgenti si ha che:

ovvero: .
v·(":"V<D)
t . t =0 V2 d) =O
'---v---' ~
divergenza trasvcna de! laplaciano
gradiente trasverso trasvenodi ~

Quindi l'equazione a cui deve soddisfare il potenziale CD è l'equazione di Laplace, ovvero


<D deve essere una, funzione annonica.Per determinare ~ bisogna allora risolvere
l'equazione di Laplace per il potenziale, nelle sezioni trasversali, considerando opportune
condizioni al contorno . derivate da quelle che deve soddirl'are il campo elettrico sul
contorno. Poiché a delimitare il nostro dominio è ~ . ~
un conduttore abbiamo che le componenti C\ ~ il..

tange~a~i del campo elettrico sulla superficie \. ~


devono essere nulle, quindi: lnxE=O. Le .)" . , f /f
componenti tangenziali sono quella lungo l'asse z ." '\ n
(uscente dal piano del foglio) e quella lungo il . )
contorno che defrnisce la sezione, ovvero lungo iI ~
versore 1e • ·t Per la prima osserviamo ~
immediatamente che è nulla per ipotesi> avendo
supposto il campo trasverso. Bisogna imporre allora che risulti: ~. ic=O; poiché risulta che:
~=V.~=-VY'tcD, con V costante per le coordinate trasverse, allora dovrà essere nulla la

Z -10

,C'. .t "

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Buono Studio! =)
- I
_componente lungo l del gradiente)' ovvero: -V'V'tc.D·lc=O, che coincide con la derivata
direzionale lungo il contorno. Da ciò otteniamo che la condizione al contorno è proprio:
J . . . , ' ...,. .. . '

. C<D
,I, . = O .:,'
..~ c .... \
. . ~

: Ln de~tiva bis~gna risolv~e un problema di Dirichlet mterno:

.
I . . . : . . , ~

I {:r:~
,In cui il pDtenziaJe deve essere costante lungo il contorno. Da ciò si ·deducono le
- condizioni necessarie perché possa esistere un modo TEì.V1~ esse coincidono con quelle per
le quali esista una soluzione (non banale) per il problema di Dirichlet. .
ISe c'è un solo contorno, abbiamo che la cD' è una funzione annonica che assume valore
-·postante sul contorno di un dominiosernplicemente cormesso. :Nla ricordiamo che;lp,er: le
funzioni armoniche (che non sono altro che la parte reale o la parte irnmag1naria diforizioni
, analitiche) vale il teorema Hdel massimo e del minimo modulo", cioè il massimale ·il
- minimo di una funzione annornca sono assunti sul contorno del dominio consideratQ:.·1vIa.
;hllora., se sul 'contorno del dominio consideratolafunzi.oneassurne un valore costPl1~.~rFvqol/
dire che)1 massimo e il minimo coincidono.; ma allora la funzione è costante doVunque:
Dunque l'unica soluzione dell'equazione di Laplac~, ~ompatibile con la condizione che <D
.kia costante sul contorno, è la soluzione costanteCf'?ri al valore assunto sul contorno}:/Ma
~_ il gradiente di.una costante è ze~oe 'iI:lindi: ~; ~mdihon ci può essere un modo 1!ENI e
reI c~o ~ . ~ se~~~e .se~1i~e~en~~. ~.~;~ess~.. ~.nece~~~o che.l~ .~.~~o!1e. 7ia. almeno
. ~i::iopplamente,cormess~ (abbIa alm~no due c'onto~) .perche,. ID,tat.caso, e vero che la <D . ~ !

-- deve essere .dostante sui contorni ma' non deve asSumere là stesso valore costante;' ciò.'
I

significa dire che il massimo sarà. assunto su un c.ontorno e il minimo sarà assunto su un
,.Ja1tro contorno;,'e quindi la funzione potenziale <Il sarà variabile dal~massimo al ,:rninimo~
~ ovveroam un e:raruente diverso da zero .
. Jl definitiva i ~odi TÉJvI possono esistere se e solo se la sezione trasversa della" nost.ra
) struttura guidante è rnolteplicernente connessa; anzi possiamo dire che se questa condizione
~ ,è verificata allora esiste la soluzione delPequazione di Laplace ed è uruvocarnente
Ideterrninata dal valori costanti dei potenziali sui contorni. Siccome però la soluzione è
definita a meno di una costante (perché quando si va a fare il gradiente un valore costante
- ~ inessenziale), una di queste costanti (valori del potenziale) può essere scelta
Arbitrariamente uguale a zero. Quindi le effettive costanti libere sono pari al numero di
contorni meno uno (su cui si assume .cD=O) , ovvero il numero di soluzioni TEivI
linearmente indipendenti è pari al grado di connessione del dominio meno uno.
Le strutture guidanti che har..no questa proprietà, cioè che pennettono l'esistenza di .un
_ modo tras-versò elettromagnetico, si chiamano linee di trasmissione. Ad esempi o: il cavo ~
boassiale, la linea bifilare sono linee di trasmissione; un cavo singolo, considerando lo
~pazio fI~o aIl'infmito che costituisce l'altro contorno, è ancora una linea di trasmissione,
1I1che se non è utilizzata perché il campo si diffonde molto in tutto lo spazio; un cavo
!.eh~fonjco è una linea di trasmissione.
2 -1 J

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.,--- Buono Studio! =)
Tutte' le strutture gÙidanti che non sono linee di trasmissione le chiameremo guide d'onda, ..
per distinguerle dalle prime (come ad esempio unà guida circolare o rettangolare). .
Osserviamo allora che per le linee di trasmissione il problema della determinazione del
campo elettromagnetico che in esse si propaga/ si riduce; a due sottoproblemi
completamente disaccoppiati: uno è quello di tro~e le componenti trasverse risolvendo
sostanzialmente un problema di elettrostatica bidimensionale; l'altro problema è quello
relativo alla propagazione lungo l'asse longitud~ale> limitato all'analisi di un ~istema di
} equazioni del primo ordine dette equazioni'di 'linea. '. .. . .
Riscriviamo le relazioni a cui siamo pervenuti fmora nella trattazione della propagazione
relativa ai modi TEM, per i quali sia E che H coincidono con le loro componenti trasverse,

~;;a ~l = ~(!)V(z)
H = Ht = g(!)I(z)
~ x!=AI! . ~ ... ;'.- . . . .

. -
.{~(Di = o.
=0
: ~bI~a di. D~'i~hlet int~o
. ' a, c' ",',t," ~: l '. ''':r'' .•

av . '. cq.{ . . , . .
.;
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~., ~ ~,

--=J-1 . • ,"[' :;;' .' 1


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dz A \
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._;. -,: =jca:AV ..;..'
:- .... , . . ~r; .. ~~-, ....... : '.~·I~ :.: . ~ ..
_... ~_ ... -_ ...
. --;-- --1'--"

. Lepriine;.cm.:e,,:,e,0ll,:~.·.'

.~nÙ,;ci";esp.
. ' .~ ':. ' : (-
r,imonoj,>camp;"
.f . ~..
}·ir{.formà'fatto!izzata;';hisogna:.K::que. S.tO. é_pUIlt
. ...... , ,'o
. O::.:·: .•" \.
fare :una;;·sc~!ta':suHe;diin.ensioriL4elte;grnrideize;:jmgiocò::: Non'a 'caSole: funzio·nf~~çalar.i.di:::
m<.'ldo V· e'dIIe ,abb iamo .indi cate.,;Ìn·':cifrnoclo .petci:Ié"à{res~eàttriblliremo:Je ·.din1ensioni'.:df· "
Vo lt e Ampere;: rispettivamente ... N e·.consegue i~e:diatamerite che: 1~:,funzionLvettoriaJi: di'
modo, ~"ed h, hanno entrambe. Iedimensioru .'dell'inversodi una l~nghezza (m"l) ..
.. . .... ... .. .
Conseguentemente et> è una quantItà adImenSIonale (perchè .11 suo gradIente deve essere
l'inverso di un metro) ed anche la costante A è adimensionale in quanto lega .due quantità
che hanno le stesse dimensioni. .
Volendo de.fInire. univocarnente la soluzione del nostro problema ci sono d8. defmire due
costanti arbitrarie: una è la A;.l'altra costante è quella che compare implicitamente nella cD
(e ciò ce lo dovevamo aspettare in quanto avendo fattorizzato i campi E ed H è cruaro che
per ognuno di essi è possibile moltiplicare un fattore per una costante arbitraria purché si
moltiplichi anche l'altro termine della fattorizzazione per la stes~a costante; avendo quindi
fatto due fattorizzazioni si sono introdotte due oostanti arbitrarie). La possibilità di
scegliere arbitrariamente queste costanti ci pennette di dare alle funzioni scalari di modo
effettivamente il significato fisico di una tensione ed' una corrente.
Per vedere ciò, consideriamo un cavo coassiale (il discorso si generalizza m modo
irnrnediato al caso di più conduttori):

2-12

...... -
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Buono Studio! =)
l

Abbiamo visto precedentemente che nel piano trasverso il campo elettrico è irrot..azionale,
anzi è a circuitazione nulla. Quindi considerata una qualsiasi curva cruusa che giaccia nel
piano trasverso la circuitazione di E è zero. lvia allora è evidente che è possibile definire
una differenza di potenziale fra il conduttore interno e il conduttore esterno purché ci si
limiti a stare nella sezione trasversa. Considerata allora una qualsiasi linea che va dal
conduttore interno a quello esterno, ad esempio tra i punti 1 e 2, (giacente nel piano
rsasverso); la differenza di potenziale tra questi due punti è definita come:
:l
j 11 (z) = f~ .I: dc
~

) (dove le' è il versare tan,gente alla linea). Tale integrale è lo stesso anche se si'va daJp'unto
l al punto 2 ,attraverso la linea tratteggiata in quanto la circuitazione lungo la cur.:a ,chius~!,
l, 'costituita dalla linea da 1 a 2' a tratto pieno e quella tratteggiata deve essef\e;:::nu'tla'::"E
J evidente che tale differenza di potenziale non dipende nemmeno dalla scelta dei' punti. sui
du e contorni perché se scegliamo il punto l'anziché 1, ,nel tratto da l'ad l (essendo "sulla
, J superficie del conduttore) l'integrale vale zero, non essendoci compd.onente tangeniial:~:' del
campo elettrico. Quindi è univocamente ,definita una differeiJ2:a 1 potenziale fra (;~"due "
conduttori m"ogni sezione trasversa. ."\ '. ';-. " l.' .
-,.-,".
~. .."

j Viceversa ~iò non vale (cioè l'integrale di linea


J dipende :, daJy percorso) se consideriamo" una
sezione non trasversa. 2
A.rrmché' l'mtegrale che definisce la differenza di ;//~ : ./ I • • ,I." i
I
, .J
potenziale :ìJ(z) sia proprio uguale alla funzione
j scalare di modo V(z) bisogna imporre che:

1J (z.) J
= g .1:dc = V (z)
l

ma essendo ~=~·V, avTerno:

~ 2
V J~' 'f:dc = V J~.f;dc=l
l

I é':I)
I Ricordiamo adesso che ~ = -Vt CD , il cui prodotto scalare con lè da proprio (cioè la
. /& li Y1 e.6. Cc
, derivata direzionale di cD lungo 'l:re4§iiZéf\'%rrffl). Pertanto deve risultare:

2 -13

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Buono Studio! =)
\
=> CDi - cD;: =1
.. "-'.0;

Quindi scegliendo le costanti arbitrarie eD l e CD 2 (cioè i valori che il potenziale assume sul
conduttore interno ed esterno, rispettivamente) in modo tale che la loro differenza sia
uguale a l, automaticamente otteniamo che la funzione scalare di modo V(z) rappresenta la
differenza di potenziale che e/è all'ascissa z fra il conduttore interno e il conduttore esterno.
Scegliendo come potenziale di riferimento quello'sul conduttore esterno. cioè <D 2=0, deve
risultare che:

In linea di principio questa differenza di potenziale potremmo rrnsurarla se avessimo un


voltmetro sufficientemente piccolo da poter essere considerato senza spessore, tale da
poter stare tutto neila sezione, e dei fili di collegamento che giacciono tutti quanti nella
sezione. Quindi la funzione V non ha più un senso puramente matematico ma acquista un
senso .tisico ben preciso (è una tensione). addirittura.misurabile.
Abbiamo quindi che una deIIe due costanti arbitrnrieè detenninata (la CD è completamente
. determinata). A questo punto viene spontaneo. chiedersi se la'sceltadLA nOTI ci consenta di
dare anche ad I una ben precisa interpretazione fisica (che dovrà ovviamente essere quella
Ghe r coincida con la corrente che scorre in uno dei due condutton,;'ad. esempio quello
interno). Ricordiamo che razione dei campi .
elettrornagneticl-'sui'coTIdutfori';elettrici:-perfetti:.è': " . ....
quena; di . determinare~-:-'una:',', circolazione'. di, :'\'\
corrente'~;sul1a; loro ':sUper:fibie::'·Consider:iamo'.la . ./ ~ ~\ " \~
sezione' disegnata a Iato in cui . l'asse.z è uscente;- / eT ~ ì le '-;
dal piano' del foglio e consideriamo positiva la \ ,~ /
(;orrente che circola nello stesso verso den'~s~ , <,"~"":"" "~i \/
z. .-\rIche in questo caso la trasversalità et ", -",,_0-'- .'--'\ t', t:-. ;'\
campi rende nullo il flusso dell'induzione "'-............- - . - / / '·'---4xlz=;.;1;
dettrica uscente da qualunque superficie piana
che si appoggia sul contorno c,. che abbraccia il conduttore. Dalla legge di Ampere-
).tL:l..'<."'.vell si ricava allora che la corrente che circola nel conduttore interno è data da:

~(z) = :f H· f::dc
~

In particolare possiamo considerare come contorno C; stesso (ovvero immafZinare di


"schiacciare" C su Cl); quindi avTemo:

.::5(z) = t H· T;; dc = fH' i:dc = I(z) hb' Ic dc


" " J

E chiaro che affinché tale corrente sia proprio pari alla funzione scalare di modo I(z)
dobbiamo imporre:
2 -14

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Buono Studio! =)
fh· re dc = l :::;> ~ J (f: x -e). i c dc = l
A r
Cl Cl

-I ?ènTIutando circolarmente il prodotto misto (sotto integrale) ~; notando che lcxl~ è la


I nor.nale al contorno però diretta verso Fintemo del dominio che stiamo considerando
\sp~i~ fra i ~ue condutt~ri), quindi ~re.tta n~l ~·erso oppo~o ~11~ no~:e us:ente ln dal
I dommlO consIderato (che e quella a CUI SI fa menmento). Qumdl SI ha: lcXI-;:= - in' "

1 '" '" .,.


-A J~ i c X i 7 .: -e dc = l
Cl

lI .:vIa ricordando che: ~ = -vLCD si ha: ~ è<D


-vLCD· l!). =--..- (derivata direzionale di <ÌJ lungo irJ.
cn
~'I Quindi, in definitiva deve risultare:

Ricapitolando quindi le condizioni a cui siamo giunti: ,"' ~ .


'::,) .1

~, - CD, = l ,:,;,:,.; .. : .
•'·,-1'0' ,', .

. "'., ......
. ~.-". ' ,

..•...'
,l .

',l
;.)sserviarno, che' in tal modo abbiamo determinato' completamente la soluzione .p~rèhé
I :ibbiamo fissato univocamente tutte le costanti a nostra disposizione e, inoLtre; 'abbiamo"
,! dato alle du~ funzioni scabri di, modo V(z) e I(z) una ben precisa intel1xetazione tisica: la
V(z) è la differenza di potenziale che esiste fra il conduttore interno,;e quello esterno, alla
sezione z preììssata: la l(z) è la corrente che in questa stessa sezione' scorre su1conduttore
,.1 ~:temo. nel verso positivo delle z. Se effettuiamo tale scelta per le costami arb ìIIarie , come
da ora in poi faremo, le grandezze che detìniscono la propagazll..me possono' essere
;;spresse in funzione di grandezze elettrotecniche quali .-- -~-.-.,
~;:,;nsi0ne e corrente che interessano i conduttori. Per ~_._ '.
qLlesti, a differenza dei conduttori elettrotecnici che .... / / " "
:rano equipotenziali (detli in tal caso reojori), le / 'Cl / __', \\':,
L~nsioni e le correnti dipendono da z; quindi alla fine di ! ( () ) '!
~Ina linea di trasmissione tali grandezze potrebbero ". \ ~-" ,/ ;
2ssere totalmente di que[]e d'ingresso, Ci possiamo . . . \, ,/ ,..:
,enÙere immediatamente conto che la corrente che '- ,~,/ .-
";lrcola sul conduttore esterno deve essere esattamente C.,
.... - .. -- -
:.lguale e opposta a quella che circola sul conduttore.,
~mèm0. Infatli se andiamo a considerare la circuitazione lumw un contorno che è esterno ai
Jue conduttori, essa è o'Y'VÌamente nulla in quanto non ~;è campo all'esterno, esso è
I .:;ompreso totalmente a!l'interno della struttura guidante (stiamo considerando la
:::-; 5

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Buono Studio! =)
pr-0pagaz10tìa dal Cafilp0 9WintaffÌÒ dl;;tfùtlliia di questo tipo in cui i conduttori elettrici
sono perfetti). Dato che il t1usso di induzione è anch'esso nullo si ha che la corrente totale f
che il contorno considerato abbraccia, è nulla e quindi la corrente sul conduttore esterno è
uguale e opposta a quella del conduttore interno ....~nalogarnente. se ce ne fossero n di
conduttori varrebbe lo stesso risultato: la corrente totale che circola su tutti i conduttori è
zero; ciò significa dire, per esempio, che sulla calza esterna circola sempre la soanna
algebrica delle correnti che circolano su tutti gli altri conduttori, cambiata di segno.
r-;aturalmente se si eccitaSse un campo elettromagnetico anche all'esterno le cose
cambierebbero perché ci sarebbe una corrente che circola sulla superficie interna de[la
calza (essendo questa., in ogni caso, di spessore non nullo) ed un'altra che circola sulla
superficie esterna della calza. Per la prima, quella sulla faccia interna, vale ancora quanto
detto prima (cioè è la somma algebrica delle correnti che circolano su tutti i conduttori che
abbraccia, cambiata di segno) mentre la seconda sarà diversa, quindi la corrente globale
.sulla calza non bilancia perfettamente quella totale che circola sui conduttori al suo
interno. In tal caso avremo il cosiddetto cavo coassiale con al.i.mentazi.on.e non equilibrata.
Osserviamo inoltre che in questo caso la corrente che scorre sulla superficie interna della
calza non sarà influenzata da quella provocata dalla propagazione del campo che si. trova
alI'esterno della struttura guidante: ecco perché si parla di effetto schermanie presente_o in
tale struttura. Nel .caso della piattina bifilare, invece, la corrente circolante ne~ ·çiue·,
.:;ondutton può essere:arbitraria e la defrnizione"dei campi sarà data da una combìnazi9Qe:
lineare delle due s9Iuzioni indipendenti TEvf, visto che questa struttura guidante.. può
sempre essere pensata come una struttura la cui linea di ritorno è costituita da una calza
estesa all'-:.o. Questa è la ragione, in questo 'caso, det rriancatoeffetfo'scherinante." '
Si può parlare.;allora;.senza;arnbiguità, di corrente alla sezione.z dopodiché; scelto una
per
. ~·voita· tutte qual è.i1,conduttore;di . riferimento; 'qual .è il verso' ·positivo di questa
'..J..; ....: ·correI'ltef'.EccD' .. quindi·.che; .• per caratterizzar.e~.:compJet.amente ·l'andamento. deIla<tensione .. e
deIla corrente,,:basta dare la differenza,di:ìP:9.t.e~alee la correntesu .. uno .dei due
conduttori. Sedi'condutton'cene'sono due; se c'e' ne' sono n bisogna. dare ·queste·irandezze.
su n-l conduttori. 'A questo' punto la struttura'del campo; cioè.il vettore ~ risulta
completamente detenninata .. Ovviamente tutto ciò io abbiamo fattO' supponendo di essere
in grado si risolvere l'equazione di Laplace, ovvero il problema bidimensionale del calcolo
del campo elettrico.fra due conduttori coassiali. In termini di problemi di elettrotecnica ciò
equivale a trovare la struttura dei campo aWinterno di un condensatore cilindrico
indefinito.

Come sappiamo la soluzione dell':qu::t:ione: di L1plac: in due dimensioni: illlO dei problemi che: più si sa
risolvere p::rché si può Tttiljl"':rre tutta la teoria delle variabili complesse e delle: tr:Jsforrnazioni corttòrrni. proprio
"rÌutt:mdo il f:lttb che le parti reali e le parti immaginarie dene funzioni :m:ilitiche sono funzioni armoniche:
quindi. in realtà. bastI trov.rr~ una fun.::ione :maIitiC::I le cui parti reali assumono i giusti v.ùori sul contorno per
avere :mtoffiatic:unente risolto il problema eh:ttrosmtico. Quando ciò non fosse possibile pa-ché. per :::sempio, il
contorno è molto str:mo. si può sempre ricorr:r: a delle soluzioni numeriche e l'equazione di L:lplac~ ~ una
dt!il.:: equa.:ioni più semplici da risolvere. una delle poche che è staòile. In reaitil le geometrie delle mutture
guidanti più comuni (a cui faremo riferimento) 50no due o tre. :: qUl!st~ sono anche quelle per cui i'equazione di
Lapbce la si 5:1 risolvere anche analiticamente.

Quindi per quel che riguarda la sezione trasversa possiamo considerare chiuso ii problema:
abbiamo ricondotto lo studio della propagazione di un campo elettromagnetico in regime
dinamico alla soluzione di un problema di elettrostatica, che è certamente la massima
::::emplificazione possibile che si poteva pensare di ottenere. È chiaro che la chiave di
2 -16

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Buono Studio! =)
questa sempli:tìcazione sta nell'ipotesi che il campo sia trasverso elettromagnetico, che Cl
ha permesso di introdurre il potenziale, le correnti· e così via tutti quei concetti che SI
possono introdurre in magnetostatica e in elettrostatica.
Per di limitarsi a vedere quello che accade in una sezione,' non c'è differenza rispetto a
quanto visto in elettrotecnica Ce quindi come se fossimo in regime stazionario). Ciò ci porta
a pensare che sia possibile introdurre altri concetti dell'elettrotecnica, in particolare, quali e
la capacità e l'induttanza (concetti fondamentali che si introducono in elettrotecnica quando
~i ha a che fare, rispettivamente, con un insieme di conduttori o un insieme di correnti, e
che descrivono i fenomeni elettrici e ITIa.QJ1etici).
Cominciamo dalla capacità, Naturalmente non possiamo pensare di introdulTe la capacit.à
della linea di trasmissione perché questo coinvolgerebbe non più la sezione trasversa ma
Pintera struttura, per la quale i concetti dell'elettrotecnica non sono validi. Quello ·che
possiamo pensare di fare è di considerare una fettina della nostra tinea eli trasmissione di
spessore cosi piccolo che possiamo confonderla con la sezione trasversa e applicare a
questa fettina i concetti dell'elettrotecnica. Cioè potremmo introdurre delle capacità non
J dell'intera linea ma per uniti di lunghezza (cioè di un tratto inììnitesirno e fume il limite
quando questo tr:atto tende a zero), cosÌ come potremo introdurre udinduttanza per unità di
lunghezza. Consideriamo una fettina ~ (che ; i · · · i.: .. >::
y()i faremo tendere a zero) della nostra linea ;:' .. :;.: .. :.. ': .'.: ' .. ;: ..... :.. ;::: ... :....... :.:1 "'C' ."'.,:,

';,-

\ .

• r·' •

L.
l... potenziale fra· i conduttori. La cari.ca.6Q è ~
) '.' data da Cè una carica superficiale, essendo il ' . l::.z ' .
~Ij conduttore un conduttore elettrico perfetto.:in :cèli·;la., canca sta tutta sulla.superficie):.,.
I.!
llQ = rp.cis
.,.:..
_. ;;',;:
"-..~'
~ bo.dc
J'J
ùS .a ~enQ di . Cj
, m:..··llt~ml
di miinc .
) suoeriore cO.'!
. scc~= ar:::mno
.) al tendé:-~ ii ~~

Ricordiamo che in presenza di un conduttore elettrico perfetto abbiamo che la componente


.1 normale cielI/induzione da proprio la densità di carica superficiale (in quanto la differenza
delle componenti normali è proprio la P:.: e dentro il conduttùre la componente ~ zero) d<.Y<le,
in questo caso, la nOl1Tlale è queUa uscente dal condutt<..)[e interno verso lo spazio fra i due
·~onduttori (in cui e/è il campo); dunque per omogeneità con tutto quello detto fmOf3. tale
' ~ , l'
;j'JrrnJ l e e -In' Avremo qUUlGl:

2 ·ìì

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Buono Studio! =)
La capacità per unità di lunghezza sarà. allora pari alla carica per unità di lunghezza diviso
per la differenza di potenziale; .la carica per unità di lunghezza è il limite per .6z~O del
rapporto:

~C=~%
V

e quindi indicata con C la capaci.tiz per unità, d/hmghB:z:za della linea di tra..rmissioru::
a'\tTemo:
C=EA
Quindi la costante A assume un valore tisico immediato: è una quantità adimensionale (un
numero puro) che moltiplicato per s ci da la capacità per unità di lunghezza..
In modo perfettamente analogo tale costante A può essere legata ad un1induttanza per unità.
di lunghezza. Tale induttanza sarà presente poiché se esiste un campo elettrico che va. da.
un conduttore all'altro vi sarà anche un campo rnagnetico, ortogonale al campo elettrico,
che si concatena con uno dei conduttori. Se
consideriamo·un circuitino chiuso "(, orientato
nel rispetto della regola del cavatappi, possiamo
andare a considerare il flusso d'induzione·
attraverso il circuito stesso, e calcolare il
coefficiente di autoinduzione-deLcireuito come' ,
. il rapporto dUale flusso conIa còrrente'che' .' ~.
circohv:nel'circuitino,;(che:,nan.:.èaItro,cheJa corrente' : ~.l
cheall''asciisaz':circola:;:conversi opposti; sui due . . . '"'''' ,,, .
,'" condutt:o'ri).-'.Effèttliandò,Ù; Jimiteper ~-:1'Q" di t.alerapport~,otteniarno; ,l~ntk~ :per.,.
unità ·di~1:ung1iiiz.za·;:dBlJà ~!iiuia~-di . tra.smLrsie~>: f}yyero":" . .: .. ~
'1'"'

•.. '.' .
· ,_,r-.,
. '''''",-, I I -
L :-
A

Come vediamo, la costante A è legata a delle grandezze fisiche ben definite, che: possono
essere rilevate sperimentalmente a frequenze alquanto basse per una qualsiasi linea
abbastanza lunga, dividendo per la lunghezza della linea (deve essere abbastanz:l lunga per
poter trascurare gli effetti terminali). Esse non vanerarmo in frequenza perché legate alle
sole caratteristiche fisiche della linea (ricordiamo che stiamo considerando linee ideali).
Sèguendo questo procedimento sperimentale non sarà necessario risolvere il problema
<:!lettrostauco per determinare A e risolvere il problema della prop~aazione,
AbbiarT1C.,'l visto quindi la possibilità di introdurre queste due costanti fondamentali. dette in
tal caso costanti primarie della liJwa; conviene allora riscrivere le equazioni che
governano l'andamento della tensione e della corrente (equazioni di linea) in termini di
queste costanti primarie (invece che in termini della costante A). Avremo quindi:

(~~:j~:
2 -18

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Buono Studio! =)
che varmo sotto il nome di equa..-rf.oni delle l.i.nee O dei telegrafisti.

-[i
La ragione per cui sono dette equazioni dei telegrafìsti è che queste furono introdotte per la prima. volta da
. )I Hdrnbo~ nell' otto c=rrto per spiegare i fenomeni di propagmonc che aweni:v:mo sulle linee telegrafiche di.
gr.mde hmghc:zz:t, ovvero così lunghe da essere paragonabili alle hmghezze d'onda in gioco e qtrindi tali da
rendae non più applicabili i principi dell'dettroteCTIÌca. Quando si fec~o le prime linee telegrafiche
--'---I
I incèfcontinenL1li. O SU grande distanz:l (in particolare, negli Stati Uniti quelle tr:msoceanicbe) si cominciò a
mettere in rilievo il fado che questi conduttori (1e linee di trasmissione) non si comportIv:mo come i conduttori
dell'ekrtrow:nica (reo fon;' cioè non crano equipotenziali e le correnti non erano le stesse in tutte le sezioni dci
conduttori Fu Hdmholt: che per primo, a partire da concetti dell'elettrotecnica. ricavò le: equazioni che
dovev:mo essere soddisfatte dalla tensione :: dnlla correme S1l una linea.. cosiddett:l strJ.i1J.vc. a costirnri
; -( dist,'·ibUlte, invece chc a cost:mti conc:;ntratc.

Risolte queste equazioni (che sono equazioni differenziali ordinarie) ricaviamo V(z) e l(z)
che ci defmiscono l'intero fenomeno della propagazione sulla linea. Da esse, infatti, è
-: possibile definire anche il flusso di potenza attraverso una qualunque superficie t:rasversa,
potenza di tipo complesso data da: .

-r! p =~VI-
! .1 2
. .1

che è più che sufficiente per uno sbldio della linea che voglia e'liidenziare il trasfe~ento
energetico. tra due estremi della linea stessa, I campi, dO"YTaIJI10 essere de±ì.niti':so,~ìo".nel
momento in cui si vogliono stabilire le loro ·distribuzioni,nonché gli effetti di::PbteM'·,·tÙ;Ue
perdite, sia dei conduttori che dei dielettrici che in realtà non sono di tipo ideale. ~:; ,;,.
A questo punto sofferrniarnocisulla possibilità. che le equaZiOrii delle linee perrr{ettpTIo di
descrivere la propagazione· lungo una linea di trasmissione in termini comp.Tetimlente
circuitali, introch.lcendo (grazie alle costanti::·pri~e) un circuito equivalénte della l"inea di
trasmissione per unità. di lunghezza e ncavando·le equazioni delle linee dai .pririèipi di
Kirchhoff~app1icati su un trattoinfmitesirno della linea (dove valgono ancora, le leggi
I de!l'e1ettrotecruca). .
1
J
::-r oL oV'liamenre, !lbbi:ID10 seguito l'!lpproccio dedutt."J.o. cioè si::unopartiti d:ill~ ~qllazioni di :YInwell ~ per
i illcc~ssive ipotesi si:nno arrivati alle equazioni delle linee. Facciamo adesso veder;· che queste ~quaz:ioni "Sono
I deducibili a pantre dai principi di Kirchhoff. se si schemat"ir!lin modo opportuno tm trrrtto infiniresimo di linea.
. J
ln qu::sro modo giustificheremo quello che viene chiamato t'approccio ctrc!.l.itaie :ilio studio delle lince di
tr3smlssione, cile ovviamente, iliù pUll!o di "15m ;;rorico, ~ quello che hn pr~cedmo quc!llo che noi abbiamo ora
~saminmo, dmo ch~ lo smdio delle linee di trasmissione prcc;:de la foimu1:donc delle equazioni di Ma.rvY'cll:
:!::;:;o ~ anzi il primo ;!sempio di deduzione. da parte delle leggi dell'elettrot::cnic:J. applic:J.te lo c::ùmente , di
f::rrornr.:ni in cui ~ompaiono Jpplffito la prop::Igmonc di tensioni c di corr;:nti .
.~ J

Z -ì 9

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Lo schema equivalente di un 1(z)
tratto 62 di linea di trasmissione è O ~
quello rappresentato a lato, .dove
!'induttanza è l'induttanza del
tratto Llz (prodotto deIl'induttanza V(z)
tI
per unita di lunghe~ L, per la
i
lunghezza del tratto t:.z), e la O -~

capacità è la capacità del tratto


:l.z (prodotto di C per t:.z). D'altra z >
?arte è abbastanza evidente che Z+/\ Z
questo è il tipo di schema che ci si deve aspettare se .pensiamo a come è fatta la linea di
trasmissione; se. per semplicità, ci rifacciamo al caso di due conduttori e ne consideriamo
un tratto Az abbiamo (ammesso che localmente si I I

possono, come abbiamo visto, applicare i principi


deil'elettrotecnica) una induttanza serie e una capacità
derivata; l'incluttanza
'
serie
.
è dovuta all'induttanza dei I
~
I
.'~.'~'::''''':
conduttori. e la capacità è dowta alla capacità fra i due I Az I "., .:.

tratti di condutton. Le relazioni che legano tensioni e le correnti su un quadripòlo fatto in


questo modo sono (applicando semplicemente i principi di Kirchhoff):

rV(z)=V(Z+'~)+ jd..&I(z)

-1-
-lI€z).= l(z + t:.z) +ju:C&V(;::!·~)
. (", ,' .. ,- . ., .~ -...'
.:

Siccome.";vogii~o:'~ppIicaredo·caIrrienfè:ri~';;leggi..deI1lelettrotecnica.;.:'è:chiàro;,che';alla::rme'·
faremo tendere a; zero'la:lunghezza .~ del nostro tratto di Jinea. Questo .ci dice' subito che
:ìeil'espressione di I(z}, al posto di V(i+6.z.); possiamo' mettere anche V(i.) perché il
:;econdo tennine a secondo membro già contiene & (cioè è già un infinitesimo), poi la
,:iifferenza tra V(z) e V(z+.:.\z) è un infrnitesirno, quindi la differenza tra ~V(i) e t:,zV(z....!:.z)
~ un infinitesimo di ordine superiore al primo. Quindi a rnenodi infinitesimi di ordine
::;uperiore possiamo considerare che: I(zF-I(z+L1z)+jCi)C~V(z). Questo equivale a dire,
.)\Iviamente, che il condensatore lo potevamo mettere a qualunque altra .ascissa tra Z e M:
.Jato' che, a meno di infmitesimi di ordine superiore, la corrente derivata sarà sempre la
;.;tesstl.. A questo punto facendo la differer..za fra le tensioni e le correnti, e dividendo per
2lZ.. a'\Temo:
Pcr :~:>
_:' ->":. ' ~5 -
(r
l Y (z/ì - V.'(Z -t-. ,0.Z)
,'
. ~'" TT' \ (;.' .,
i =J\.!l...l.~Z)
, f::z. c
~! ': 1.\

iI(z)-I(z+.iz)
I, . tu.
'-rn.: J
= J6J..- v\.Z
)

Pi1.Ssando al limite per .0.z-+0 abbiamo che i primi membri non sono altro le derivate
rispetto a z delle rispettive grandezze. Quindi abbiamo x.iottenuto le equazioni delle linee.
2 ·20 ---

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Passiamo ora a risolvere le equazioni delle linee m
modo analogo a quello fatto per la
determinazione dei campi delle onde piane, visto che le espressioni sono formalmente le
stesse. Derivando la prima di queste equazioni rispetto a z, e sostituendovi la seconda,
a'vremo:

.~ .
.---1. r

1
1
ponc:ndo: f3 = (::rJLC otteniamo l'equazione del1'oscillat.Qre._.annoflLco) oyvero:
'I

i. J

Quindi, per quel che riguarda la prop3.0oazione lungo Z. un modo TE'vI si comporta
esattamente come un'onda piana (abbiamo effettivamente la possibilità di realiL.are una
l ,}
propagazione secondo le leggi delle onde piane, questa volta però con una struttura di
campo.che è effettivamente realizzabile perché è continata in una zona finita d~)lospazio).
La soluzione di questa equazione è quindi innnediaia.: .'.";..;.,,;,;',, '

Osserviamo che non a caso abbiamo indicato ·la quantità.: C!)~'LC con ~ in quanto;:,· dato che
stiamo considerando mezzi ideali, allora L e C si presentano come delle quantità reali e
positive e quindi si è uti1izzat~ la ·Iettera~'perquesto·tenTIine perché esso coincide proprio
con la 'parte reale della costanie<·dip·r6p~oazione.Ricordiamoinìàtti che risulta:
-u
u u. ..... -'

. - ." L=~
A'
C =sA => f3 = e:::x)LC = (.D.J2ii = k
J .< •

quindi f3:sari identificata come lacostarJe di propaga.;;ion.e lungo la linee.: di trasmissione


(cosrante di propagazione nel mezzo che c'è all'interno della linea di trasmissione). I due
j tCITnilli che costituiscono la soluzione a cui siamo arrivati cùrrispùndonoa due· onde una
progr.f3ssi'VQ e una regressi:va che si propagano., rispettivamente, nel verso positivo e nel

verso negativo dell'asse z con la velocità di fase pari a: v, = e una lunghezza d'onda
. J - . p
[o)
-
). = 2::t: quindi la velocità di propagazione. in questo caso, della nostra onda di tensione è
~
la ST.essa di un'onda piana nel mezzo che riempie la linea, e risulta essere indipendçme
dalla struttura della linea di trasmissione (quindi se il mezzo è il "I/uoto, sarà la 'I/eloc:tà
della luce; se è un dielettrico, sarà la velocità della luce diviso l'indice di rifrazione del
dielettrico). Naturalmente, una volta trovato l'andamento della tc:nsione, è immedia.t\,.ì
trovare quello della corrente. A-VTemo infatti dalla prima equazione delle linee:

2 -21

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1(z) == _.I_dV == _.l_(_ji3Y +e - iJ3z + jf3V-eiflz)== ~(v+e-i~z - Y-e jj3z )' ==
~~~ ~d . ~

== _l_(V+ e-j~z _ V- eif!z)


Ji1c
dove, per ragioni dimensionali (visto che a primo membro abbiamo una corrente e il

termine in parentesi a secondo membro è una tensione), la quantità. t è un'impedenza: a

cui si àa il nome di itnpeden=a carartJ2risti.ca della linea di trasmissione. e la si indica in

generale con: Zo = 'i~' Ovviamente nel :~o che stiamo considerando (in cui non ci sono
perdite, cioè la struttura è ideale ed L e C sono reali) questa impedenza è, in realtà, una
resistenza Ce in tal caso per evidenziare ciò scriveremo Ro invece che lo). Abbiamo allora
che respressione della corrènte la possiamo scrivere anche come:

=;
"
.

.. '
l(z) (y+~-jii= - Y- ej~=)
~.-

,_. .'
~

o. .

, " . j... • l {u. l


S I osservl cue nsu ta: Zo == \/- ="\1'':-_,
ff. S l d' ,-..
='- .ovvero, mentre· a costante . I propagazione
ve vAgA A
non'·dipende;:·daHa.;;,struttunr:della:linea:di ~ssione~,.:l~ìrnpedenza;;caratteristica~;~clipende.
daUa"geometria(dè'h:siStema';(ricordiamo~ ·.:che? v:alore,· abbi~o; :scelto': per '·la:.:Co~a.nte A, .
dipendenteJu::ia:i~cornefe'. ~fatto ~~. cI>' et dalff!.'.;sezionec:'lungo:::cuHvrene·,';tàtta,Ja': carcui~one}; ,
Dunque .la:propagazione.··(che,è ,poi:;qu_~HS:Lche: ci· interessa); .. in ,realtà, .non;è:Jegata·
direttamer:ttealle costanti 'L e C ma a queste ~altredue· costantÌ, 'Zo· ,e ~;si ottengono allora.'
un'ulteriore 0òppia dtequazioni (equiva!enti alle precedenti) in cui invece di comparire
quelle che abbiamo chiamato costanti primarie, compariranno le costanti Zoe p che
crua..-neremo costanti secondarie.

Ovvi:nnente la rngione di questa denominazione è pur:mlente ~oriC:I. fu realtà seguendo un approccio


. dedurtivo. dnIle equazioni di Ma:rweH. è chiaroc.he i ruoli andrebbero invertiti Cioè le costami ver:nneme
importanti ch~ r~goIano la propagazione sono proprio Zo e ~, L~ cosr:mti L e C invece possono esser::
imrodotte solo per il facro che stimno considenndo un modo TEà:L

Le equazioni delle linee quindi si riscrivono come:

( dV (pZ!):o uL
I --=J'RZ"I
dz r- ','
l dove:) k=(f;{;
1_ dI = j.1.. V l Zo
t dz Ztl

Da un punto di vista pratico. nel caso delle linee di trasmissione, l'uso di queste equazione
o delle precedenti dipende anc~e dalla facilità con cui si possono determinare le costanti
primarie o quelle secondarie, E Ìntuitivamente evidente che a frequenze basse sarà più
2 -22

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Buono Studio! =)
"~ "

facile detenninare le costanti primarie pèrché siamo" più VIClllI aIle condizioni
dell'elettrotecnica e quindi anche un tratto di lunghezza significativa della linea di trasmissione
sarà molto piccolo rispetto alla lunghezza d'onda., tale da essere considerato infinitesimo. ]Ylan
mano che le frequenze aumentano, le lunghezze d'onda div.en;tan.o sempre più piccole, e
~~ \
I bisognerebbe considerare Wl tratto di linea sempre più piccolo rispetto alla lunghezza d'onda,
I fmo a che questo tratto diventa irrealizzab ile. Quindi man. mano che le frequenze aumèTItano
diventa sempre più facile mettere in rilievo i fenomeni propagativi e quindi determinare le
costanti direttamente legate alla propagazione, Zo e ~, che non le costanti primarie. Nelle
applicm;ioni di nostro interesse le frequenze a cuÌ saremo interessati sono abbastanza elevate.
fmo ~ile m1CrDond.e o oltre, e quindi è chiaro che aVTemo, in pratica, sempre a che fare c.on l~
costanti secondarie. Inoltre, come vedremo in seguito, in questa. seconda forma le equazioni
delle linee sono valide anche per descrivere un qualsiasi tipo di propagazione, non soltanto un
modo TEM ma tutti i tipi soluzioni particolari per una struttura guidante ( 1'T.mica cosa che
cambierJ.llD.o sono le espressioni di Zo e )3).
La soluzione delle equazioni delle linee che a.bbiamo precedentemente trovato va sotto il nome
eli solu:::ione progressiva poic..1.é esprime l'andamento con z di V ed 1 come sO\-Tapposizione di •
un'onda progr::~s_~Ìva e di ll.Tlli regressiva (cioè mette in evidenza le cara:tteri.stiche propagative
delle onde).' Qsser.~iamo che sia V che I sono dei L1S0ri (ovvero lo sono ì..;r+, -Y-' e r, n
che
deflniscono l'a:n:da.~ento della tensione e della corrente per. detenni'"1Llti valori di CD; "se il.mezzo
è non ciispersiv ,?, il tutto si trnsla nei dominio dei tempo comefutto pei le onde pia.l.e. ~~.nche
se siamo in regime non smusoidaIe, purché. il mezzo sia non dispersivo (cicè",t: e.)..t. non
dipèIldonodalla frequenza) la propagazionecorumua.· ad essere, non àispersii::a,",';(Cioè la
costante di.propagazione è proporzionale a (D). Questo fatto, come vedremo~ è caratteristico
dellelmee,ditrasmissione;cioè fra tutte le strutture guidanti solo le linee di trasmissiorie
""l.
"j" (ov"Vero solo imodi.TE?v:f) con.sentono una..propagazion~ non dispersiva (a meno el:ié ilmezzo
.::,"'-" .-- .~he riempielalinea di trasmissione sia disper~ivo; in mocb:perfettamenteanalogo a"q~ilo che
avviene per le onde piane). II fatto ché ·a determin.are:la propagazione sia il salo ,meZzo che
riempie la liI!ea comportaunaprop~~one" di più s()li.rzioni TE1vfindipendenti., con analoga
velocitò., di' fase, senza che esse si in:t1 uenzino a vicènda (caso di cavo molteplicemente
cGllilessb). In 'questo modo è pos.<;ibue anldare a ciascUi.'1.a di esse una informazione diversa ed
èssere sicuri che, entro i limiti di validità. del nostro modello senza perdite, i segr..ali SI
propaghino con la stessa velocità e senza subire alcuna distorsione.

È .:lllaro c.1e.. essendo 27l:


f_ =n
la luno-hezza
-
d'onda. con cui si orooZL..o-ano le onde di tensione e
.4 ... -

P
di corrente, se la lun.::ÌJ.ezza della linea è molto piccola. rispetto alla. lunghezza d'onm le
'variazioni che si hanno di Vedi I sono truscurabili Ce possiamo considerarli costanti lUIlgO il
nosrro U <1.tt o) , come accade in elettrotecnica (ricordiamo che siamo nel caso ide::1.Ie, la
resistenza dei conduttori e nulla, quÌndi la corrente è c-cstarrtt, come:. accade sempre L.'l.
elettro'Cecnica; ma anche la tensione è costan.te, perché non c\~ cadut~ di tensione in qtwnto non
C'~ resIstenza). Sc, vicever.s~ la lunghezz.a del tratto di linea che stiamo considçrando ~omL.l-:.:ia
ad essere paragol1abile con la lu.'1.ghezza d'onda dobbiamo applicare pienamente le leggi d.eIlil
propagazione, elOe non é più trascurabile l'errore c.he si commette applicando le leggi
I J
dell'elettrotecnica, Dì/vero le equazioni dei telegrafisti.

Come accennato precedentemente, è proprio questa la ragione per cui queste equazioru furono dette equazioni
dei tekgmtìsti, pçrch~ i primi èsempi di linee di trasmissione così lunghe da essere parngonaoili alla lungÌlazll
d'onda si ebbero nel caso delle linee di trasmissione tdegnficlle a lunga disianZ.a (o intercontinemali o fra un
oceano e l'altro, negli Stati C; niti) in cui le lunghezze cominciano ad essere dell'ordine delle migliaill dì
2·23

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Buono Studio! =)
chilometri t:: , anche alle frequenze così basse dei segnali teleaTafici, che sono dell'ordine delle centinaia di Hz r.:
comincia.no ad èssere paragonabili alle lunghe:z:ze d'cnda in gioco. Qiliricti applicando le leggi dell'elettro~~ t
ad una struttura di questo· genere, per prevedere. ad esempio. la tensione all'uscita sì hanno deUe previsioni
sbagliate~ bisognem!ènet conto della soluzione eifèt!iva., che tiene conto della propagazione. oltre il fatto,
naturalmente, che i condunori non sono pertètti e non lo sono; in generale; nemmeno i dietettrici (~ e Zo in
generale sarallno delle costanti complesse. quindi oltre ad una. propagazione ci sarà Wl'attelluazione ed
eve.nrualmente una. d~rsione della propagazione stessa).

Data la perfetta analogia con le onde piane, (:cnviene anche in questo caso introdurre il
concetto di coe./ficiente di riflessione. Esso per definizione sarà dato dal rapporto fra l'onda
regressiva e l'onda progressiva, ovvero:

detto coefficiente di riflessione in te1'f.sione, l'analogo del coefficiente di rmessione per il


campo elettrico per le onde piane. Analogamente si potrà definire Un coefficiente di riflessione
per la corrente, che sarà U:,<7Uale e opposto a quello di tensione, owero:

I\{z)= -fr(z) ,
','" "';"

.·1..nche ID questo caso, quando parliamo di ·coefficiente di riflessione ci.riferiamo a. quello;. L,"l
tensione.' Tale esuressione· ci mostra. i come. ,.iL.,ccefficiente. di rif1essione è·. neIfe:ttam~te
determ.U;tatQ,;:hI~go·{tuttaJ~.Jinea,purché lo'.·si~co~osca ,in. . .Imnt- .... '!'. ··f· .:, ',' ..
una: seZIone;,la ,. qu.ale'~pu0! :,esser.e·.,.assuntai,arhltranamente;:" .- ! . ,,"
come' .1a:~;sezio:zae·:·O; ..osserviamo,).inoltre.che~. s i c c o m e , : ' · , ! z> O . .'é;:
stiamocDnsiderando'jl'caso:di~.:linee'Senza,perditer.(i~alì)~ .;.~ ·~~z< O · ' · '
~ è un numeror~le'e quindi il fattbreespòneIizbtè:: è ,9-1 (/ \) /fro;\:··':'
<;,:.
modulo lutitario.Q1rindi. il modulo del coefficiente:dl f .;, ' > , ,u.',
rJlessione non' cambia lungo z, varia soLo la fase. .,:-<,}.. ~ )' Re(I)
Ciò significa· che se rappresentiamo il coefficiente· di '\.."'-~'
rirlèssione nel piano complesso, il vettore (in questo caso
il fasore) che io rappresenta si muove al variare di z lungo
una Clrc.clllere..."lZa di raggio costante [(O), rrd verso
antiorario per le z>O e nel verso orano per le z<o. Come vedremo posizioneremo l'ascissa z=O
in corrispondenza di dove termiTIa la linea di crasrnissione, o. . ,-vero S"'Jl carico; quindi, in
_g-ener.lle. in auasi ru.rte le nostre aonIicazioni le z sar:umo sempre neZltive. cioè Cl scostiamo
Lo '" __. "

..
,,~

aHor'.'tan::mdoc.:i dalla terminazione. In auesto -:aso la [' si mu.ove in senso orarIo, Dono , meZZ:L
,., t.. "7'''''''
,lUI<:.J.e r or<;:o
...........1. ......U4l. "'" a ... r!'-o" .. • In
rllnn..l:l :" L.", " ........ 1': tero =-~ ...-_...
"';""1"1 T1"1Mt+; SI' .."".
l-,,,.

2~
, ;3
2pz:,Z""-:\. =2p-
?
= 2i.
2 -

QtlèSto, d'altra pHrt~, è evidente perché siccome r


è il rapporto di due quantità che do·po
:nezza lung:he~ d'onda lunno cambiato entrambe di segno, e quindi è ritornato al valore di
partenza. Ecco perché la periodicità è la. metà di quella delle singole grandezze, e questo

2 - 24
.~
,-l
.::;
:l

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Buono Studio! =)
accade sempre in lli"l rapporto tra gra.'1.dezze periodiche .di tipo slnusoidale. Esplicifu...71do gli
andamenti di V(z) ed 1(z) in termini di f' avremo:

Questa forma della soluzione è pa..rticolarmente utile per vedere come varia il modulo della
tensione e della corrente lungo z (ovvero, dato che tali grandezze sono i fasari che
rappresentano le grandezze sÌnusoidaIi, ciò equivale a dire vedere come variano lungo la
nostra linea di trasmissÌone l'ampiezza dell'oscillazione smusoidale che punt~J?~ ptmto ~i da
l'effettivo andamento clelIa tensione, andamento che nel dominio del tempo s~me al solito..
, ~
mt
moltiplicando per el e prendendone la pa..rte reale), Per la tensione~ ad esempio, si ha:
, ,
,I
l
jV(z)l = V + 11 1+ 1 (z)!

SuI piano di Gauss la quantità: 1+1 non' è' altro che il ''( .
vettore che congiunge l'estremo del punto che Stiamo
considerando sulla circonferenza con il punto -:-1, dato che
possiamo scrivere: 1..:..[=[-(-1).(In seguito dÌmostreremo
che ;t [ l; ~l.)
"
Quindi la variazione del modulo della tensione al va..-riare
di Z, a parte il fattore moltiplicativo ~:y'+ l che è -1
inessenziale, dipende da come varia la lunghe~ di 1..:..r
al variare di 1. Si vede che, ancora una volta, si ha un
andamento ..di tipo oscillatorio anche se ,non, p i ù '
ì
sÌnusoidale".perché tale lunghezza non varia in modo smusoicfu.le, L"1 particolare' oscilla :'tra un
I
! massimo, quando lo sfasamento di r con l'asse reale è zero o\.'Verqqu.ando: ["(z)= l ['(z) ~., e un
!Il.i."lÌmo, che si ha q1W.Ildo mIe sfasamento è di 180 0 , ovvero quando.: [" (z)= -l r (z) I. In altri
--'

rer:ni.1li risulta:
J

~ ..::Ìù:uo .::ne ai Emi di avere


UJ."1'in6cazione di qua..TJ.to ..."ariabile s1a f:::L."ì1p iezza della tensione
lungo la linea viene spontaneo di utilizzare come ffilsura della variabilità della tensione il
rac;ofto fra il massITno e il minimo, in modo t.."ìle che quando questo fl1ppOnO è nguale a l
~;L dire che ['ampiezza è costante lungo la linea; quanto, viceversa, più grande è questo
rapporto tanto più variabile è la tensione lungo la Linea, al limite per r= l questo rapporto va
aWx,
(l1lesto rapporto si chiama rapporto d'onda sta:;ionan'a, e SI indica col simbolo ROS, e per
defmìzione euguale a:

2 - 25

L
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Buono Studio! =)
ROS = 1+l rl
.1--!f1
• o'". "

e r.suIta sempre: ROS~L In realtà tale rapporto Va sotto il nome di Standing Wave Rana,
S'\v"R (o meglio VS\YK: Voltage Standing PVave Ratio). Quindi questo rapporto ci da
un' indicazione di come varia 1'andamento della tensione sulla linea (o, in altri termini grazie
ad. esso ci s,i può rendere conto dell'entità della riflessione in gioco: tJnto più il RÒS ~ alto
quanto più i r i è vicino all'unità, o'vvero quanto più la riflessione è elevata). Lo stesso tipo di
andamento si Ila, o'V"'Viamente per la corrente, solo che qu.ando è m::lSsima la tensione è mjnirna
la corrente (ricordiamo che: r v{Z) = -ri(z) ), e viceversa..; quindi i .massimi e i minimÌ sono
interI acciati :fra loro, cioè dove c'è un massimo di tension.e crè un m:i:nim.o di corrente e.
viceversa: dove c'è un massimo di corrente e/è un nri:nimo di tensione. Ma
i rapporti tra i
massimi e i mmimi, e quindi irROS, ~r6hO gli stessi sia per le tensioni che per le correnti. Non
r
ci sarà variazione di tensione (o di corrente) lungo la. linea '1.ua.ndo =0, cioè' quando non et è
onda ~e.~~iva, o'VV'ero c'è una. pura. propagazione. Quando questo accade, come vedremo in.
segT.lit~e che siamo in condiZioni di adattamento; in queste condizioni non soltanto i ~
dk tensione e corrente sono costanti ma. il loro rapporto è pari proprio a Zo, cioè non soltanto
sono costanti ma sono anche in fase fra loro essendo iLlaro rapporto un numerorea1e. Quando c:
viceversa. il ROS non è ~cruale al abbi,amo unandamento:m:cUÌ tensionee'correntevariano'di.
fase da punto a punto (e quindi anche il loro
rapporto non è più in fase da Pun:t9 .a)~llltO), i' •
cui moduli variano . tra un masS1mO' e, Un; , I .",
minima;,> p:eravere/un.{idea>;.di,;come .stanno: le /l"\v/-"'\ /--"\ /---...\
cose',si',:consigen':il~fico:aJato; L'estremo"-' l /\ /X~. )'\" -,',.
, caso :'di:,ondiÙ:rif1essa::è',qu8:ndo:jl, ROS' è 'cc) \"Y' \',-.-'., :"i '-O~' \"-/::';
quando !,r 1=1; ,cioè<l'ampiezzaden~onda"";':;' , .:
progressiva è pari· aII'anlpiezza dell'onda,
riflessa. In questo caso il minjmo vale zero 'e il . '--" ':: "
massimo vale il .doppio dell'ampiezza. deUe
singole componenti. Ci sono quindi dei nulli
di tensione e di corrente, interiacciati;cioè ci
e
sono sezioni della linea in cui la tensione zero. e altre in cui la. corrente zero. Questo: e
,o"v-v-iamente, mette m:assi..--namente in rilievO la differenza rispetto al caso dell'elettrostatica
,. (cicè alle basse frequenze) in cui tensione e corrente sono costanti lungo la linea.
E possibil::=, ovviamente, dnIla conoscenza del ROS ricavare l'espressione del modulo di r (si
noti che l'espressione ch.e dermisce il ROS è una fiulzione bilineare 1Ìat'..a) o\"tero si ha.:

!Li = ROS-l
I. ROS+1

Osserviamo che dalla misura del ROS solo il modulo di r può essere determinato ma non la
fase di r. Ci si rende quindi conto che ad. alta frequenza diventa sempre più facile fare questo
tipo di misura perché ad alta frequ.enza la lunghezza della linea div~nta c.omparabile °
addirittura. molto superiore della lunghezza. d1ond.:"L e quindi llL.l.go la lmea Cl sono queste
oscillazioni di tensione che possono essere rilevate mediante una sonda di tensione,

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muovendola hmgo la linea. Facendo il rapporto tra il valore massimo e il valore rn..ÌnÌmo si
trova immediatamente il ROS; col grande vantaggio.d.i non aver bisogno di misurare
necessariamente la te~ìone ma semplicemente u:na grandezza proporziomlie ad essa (o,
a..T131o.gmn~te> .propofZlonale alla corre.nte); quindi q~ijD.q~ sonda sensibile aL campo
elettnco Cl cL.-u-a un.a grnndezz..'l proporzIOnale alla tensIOne e quallmque sonda sensibile al
campo magnetico ci darà una grandezza proporzionale alla corrente.
Ossenriamo ora ~e visto che sÌ possono introdurre i c-oncetti di tensione e eli corrente per una
linea di trasmissionI;) deve essere possibile esprimere Ce lo dimostreremo in seguito per tutti i
tipi di propagazione) anche il flusso di potenza sulla linea di trasmissione, in termini di
ten.sione è di corrente. C'è da aspettarsi quindi che la potep..2a complessa su o::ni sezione della
linea sia data da: P = ~ 'i/I
I

, ovvero si ha:
')

l )I ! -+1 2
'.\1 I [
.. -- ' 220 .l.1 -I'r.ì +"JImll)
. ,2
....
"-
\ J -"O
- r
l 4

-p
' J-
..,.. i

.•;\bbiamo qu:Ìnài una potenza attiva e u:na. reattiva; come doveva essere, poiché, non ~i sono
perditeOinea ideale), la potenza reale non dipende da z, perché il modulo di rVè';:Ìci:d.ipe~dente
da z. Viceversa la potenza reattÌva dipende da z. Se la nostra linea di trasmissÌoneè:;è,J~rmin.am
.'-, . su un canco passivo, cioè se la potenza può solo andare verso le z positive Jii.i(}lOll può
.:'': .'.' -tornare poter..za nerm dalle z positive, allora il flusso .di pO!er.za deve essere maggiore~;o ~o-u.ale
a zero, ov-vero: Pr 2: O e quindi: Ir 1.:5 1.· ::;:~.';.
e
:,: ',:.r; .
Osserviamo che "nei caso dei coefficienti di riflessione delle onde piane avevamo affermato che
i
,-1 se le :pa:;±i r:=ali d.elleimpedenze sono maggiori S··ùgu.ali a zero aLlora il l ['
!:$1 poiché la
poren.z.a::rir1essa non può superare la potenza incidente, e nell'espressione di P::
,.~ ,
, ,2
P't -+1
iv f r' ., ì
, I P = I , - ':~'-J'
"1 l
r 2Z l :;
I o
;U
~-- )

il primo term.L.ì.e è la potenza. incidenre e il secondo é queUa r.u1t:ss'a.. ::n queSTa differenziazione
deLla Doter.za comnlessa in narte reale e narte imma0.r..aria ha ciocato un ruolo cruciaLe U. fatto
che Z~ fosse reale (cioe c'e 20 invece eh; Z)); se in~eCt ci fos;e stato 20" l?~ componente reale
ddla potenza .ç.areboe stata diversa (presentand.o l.lJ.1. terinine proporzion::.le a113 parte
irru:naginaria di D. Quindi tutto il ragionamento impostato suI fano che dovendo essere la p~
maiZciore o u!ZlUl.le a zero !r!.s 1 sarebbe venuto meno. Tornando quindi a quello che
dic~~o nel c~o delle onde piane, era implicito che il mezzo di sinistra fossese:nza perdite,
hì. modo tale che l'impedenza L'1TJL."lSeCa del mezzo di 3iristrQ fosse reale. 1n.fatti se proviarno a
! -' cakoiare il c.oefficiente di rir1esslone mettendoci delle Z (nel caso delle onde, delle ç )
arbitrarie non è vero, in generale, che !r i 5. l, può anche essere! r i >1 se gli sfasamenti fra

2 -27

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le Z sono opportuni. Infutti se lo s:fusmnento reciproco tra ZI e ~ è minore di .;, allora Irl:5
l; invece se lo sfasamento. é maggiore di ~ aIlora.1 r l' ;> l. ..- . ~

~Oto allora il coefficiente di riflessione J: possibile conoscere la potenza. ren1e che fluisce in una ~one della
linea., nota la potenza incidente, oppure se si conosce la potenza. in una sezione è possibile c:llcolare la potenza
incidel1tefomir.a dai generatori (ricordiamo infatti che la potenza che attraversa. una qualunque sezione c!
sempre data dalla differenza tra la potenza incidente e quella riflessa).

Osservia.ìlO ora W.~e, come sappiamo, la soluzione deII'equazione (del tipo dell1osci11atore
armonico) per la tensione oltre ad essere espressa in termini esponenzial"4 e ciò ci ha portato
alla cosidetta soluzione progressiva, può essere espressa anche in termini trigonometrici
(visto che te funzioni trigonometriche seno e c.Qseno sono espresse Ìn termini di esponenziali,
mediante le formule di Eulero). Esprimendo quindi V(z) e l(z) in termini di seno e coseno
a'vremo:
..:.L •

.' ~rY-(Z) = (v+ + y- )cos~z - j(: - V+ )sin~z


• '(' , . I

lZ()I(z) =
l (
y7 - Y )cosfJ z -Af v- + y+- ) smf3z
. .
;. '"

. r '==·"v'· +' = + reo',)'J . rvo;.· =. V(O) ~Z;r(o).:. _


. 1:7'('0)" 1:.;"'-: 1::-- . 1:;+
v [l' ! .' .,
v •• v' .
da cuÌ si, ricava: -
l.Z oI(O) =V - v = V'""'[l- reO)]
(

rv~ = V(O) - ZoI(O}


\, " c .•

Dunque le èquazioni prec-ed.enti diventano:

rV(z) = V(O)cosfJ:z- j2oI(O)sinpz


~ .

! " (' B . V(O"l . B


L I(z) = I.. O) cos, z- Jz.sm, z.

Tali espressioni, perfettamente equivalenti a quelle progressive, invece di mettere in


rilievo le componenti progressive e regressive delle onde, mettono in rilievo i valori di
tensione e di corrente alI'ascissa z=O. Tale seconda fonna delle soluzioni delle equazioni
deIIe linee è detta so!u:ione sottoJòrma sta:ionaria. Infatti in queste case i contribllti alla
soluzione, invece che essere sotto fonnn. esponenziale (cui sono associate delle onde
progressive e regressive), sono espressi in termini di seni e coseni, relativi ad onde
puramen.te stazionarie (quelle che si hanno quando, ad e~empio, si pizzica tma corda. di
2 -2&

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viùlino). Si vede, infatti, ÌIrunediatamente che se consideriamo, per fissare le idee, solo il
primo tennine di V(z) abbiamo che la fase della tensron~ è la stessa lungo tutta la linea,
cioè tutti i punti della linea oscillano in fase (non c'èsfasamento progressivo fra un punto e
un altro, che è quello associato alla propagazione), tranne 00 sfasamento di 11: quando si
passa da valori positivi a valori negativi del coseno. Analogo discorso, ovviamente vale
per la corrente. Passando nel dominio del tempo un'onda di questo genere avremo:

~~~i=:;'Z;j~;~~:;~~;;;: ~;~ 0j>(~:])é2~~D ~


argomenti abbiamo, questa volta, il
-
.' ..... ,' ~."'--'"'
14
...... ...- ~
~I
.
prodotto di una funzione cosinusoidale "-
della sola z per una d~o!a t. Dunque
se andiamo a vedere ~n avremo più, al variare del tempo; uno spostamento dell'onda
ma vedremo che il cospz oscilla, cioè al passare del tempo l'onda non si sposta ma oscilla
in ampiezza rimanendo fenna ovvero stazionaria (in altri termini, i nulli e i ventri
rimangono sempre nello stesso punto) ..

È chiaro che scdti opportunamente i coefficienti dci termini trigonometrièi;i possibile.: ottenere d!ilJ.j'jsoluzio'ne in
') torma .strdonm:iaquella in forma progress:i:vn O regressi:va (ad~sempio> per la V(z) se i coeftidemh;del cos~nQ,.e
<id 5eTIO 30no in fase ~ uguali in modulo otteniamo W]'onda-progr::ssiva; se sono in opposizionei;.di:;A'n.s~'ie:Ouguali .
J in modulo ortemnmo un' onda regressiva). Quindi nd c::tSO generale abbiamo o ·una sovràppoiiZioriectl· onde
progressiva e regressiva o una sovrappositione di due onde st:monme (una sInusoidale e una cOsÌnus,òidllie).
," , . . " ';"~ ·ò.. d..:'~a..

-::Vapporrunità deIJlutiIiÌzo deIlasoluzÌ'one inforrnaprogressÌ-va O staZiOhah~ci.ò che si


conosce' (o si può misurare); la prima sarà"preferibile se misuriamo (o abbiamo a
_. " I, disposizione) le componenti progressive e regressive' della tensione' e della cOIT~nte. Se
"'.---'
invece"andiamo a misurare la tensione e la corrente ad 'una certa ascissa è'·, chiaro . che'
utilizzeremo la seconda forma. In ogni caso è possibile passare facilmente dalFpna all'altra \
.'. forma vh'te le semplici relazione che legano y+ e Y a V(O) e I(O)..
L ...)
Come perda fonna progressiva abbiamo considerJ.to il rapporto.,tr.a onda.regressiv-a e onda
__ I I progressiva~ e lo abbiamo chiamato coefficiente di riflessione, nel caso della forma

~ J
stazionaria abbiamo una tensione e una corrente e quindi è naturah,: introdurre .il' rapporto
tra queste due grandezze, che non è altro che un1impedenza., e che quindi cl1iaiTIeremO
.' iJr.peden=o della lineCl di trasmissione all'ascissa z. Essa sarà data da: 1

'I Z(::) = V(:) = V(Q) cosf3z - jZ?~(O)sini3z = dividendo tutto rr.er fiO)
'.
Il 7) R ' \, (O) . p
,~ HO)cost-'z- J-'-' Slni-"Z
7
"-'0

_ Z(O)CClSI3Z- jZosinf3z _ Z Z(O)cos~z- jZ~sinpz _-


dividendo tutto per Cl1SpZ
- P. ,Z(O). R - °Zoc.osf3z-jZ(O)sinf3z
COSt-'Z - J --Slnt-'Z
Zo
=Z Z(O) - jZo tgl3z
o Zo - jZ(O)t,gl3z
Ov-vero risulta:
2 -29

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Z(z) =Zo Z(O) -jZotg~z
Zo - jZ(O)tgj3z

Tale e~ressione ci permette di calcolare l'impedenza adùna' qualsiasi ascissa, una volta
ch~a nota all'ascIssa z=O assunta come riferimento. Nelle maggior parte delle
applicazioni a cui faremo riferimento l'ascissa z=O si trova sul carico, cioè su dove fInisce
la linea di trasmissione; quindi avremo che rutta la linea di trasmissione che ci interessa è
presente per le z negative.
Questo significa che nella I,erso oositivo '~ ! : geno 'Jositivo
formula che esprime Z(z) • ! --~---------~--?~
della ter>.sione ì I r - - - - - . . . . , . - - - - - - - - i clelia cor:--e..'"1te
dovremo andare a mettere t I
sempre delle z negative. Allora I~ ....
conviene considerare la distanza d del cl
punto, in wi determinare l'impede~
'z=-d O' z
dal punto terminale (che, per deflnizione di distanza, è sempre .positiva): in questi termini
avremo: .;
.: ......, .... Z(d) = Zo Z(O) +jZotg~d
: ''', ..... : . ' Zù + jZ(O)tg~d
',. ;,. ',: .' ..i..:'.
Nel caso in cui, invece, dobbiamo· aYer~' dei' risultati che., sono indipendenti da dove
prendiamo l'origine è· chiaro che. dovremo. considerare', la'fpnnula;. m:terrnini,&,z '(che va
bene sia per z positive che negative)~' "
Tal.efonnu.Ja;va:sott,?:.::U:nome,:di fonrui la, del,trasporto::d1.:mped t.?'tZZC!:j;'·;' .' " •
B iso~Ji~~qt1e,;~Jar,e',/attenzione,;al,.fàtto" che.:': ,avendo ",def1ÌlÌto,:J'imperl~za;.,(deHa.)inea:: ,
"com~~lt~~8~6;;iji-a.:;tensione·:~'e.:.corrente~~..sia;!latensione: che: :la> corr.ente~o:;:Ul1<,:segrrd':. '
"., negat;iyo,;,.::·p'." P?s'itiy,o;::a'::secondar" :dei"., versi'positi-v:i:i::iissatL:(ovvero' ;'.della, ,.c9nvénzione ",
;,~ .. ,' uti Iizzata);.;;, Qtliridi',. :qtl ando. .·.<:fiamo':un ,certo, va'iore 'an'impedenza' ';signifiéa·'. che' abbiamo:;
.scelto un>verso'positivo :p:er. ;le tensione e unversop'ositivQ p'er :le:' correnti/

Ad ~sempio. nella me:l di trnsmissione rappreseIitata in alto ~ stato sceltO' iF I!o'nduttore inferiore' come quello di
rif::rim::ruo ~ quindi il verso positivo delle trnsioni :- quello indicato'. Coerentemente con la c:onvrn:ionc delk : .
positive, il·verso positivo' della corrente è quello indicato (corr=nte che scorre sul conduttore di riferimento' nd'
veGO positivo dene z). È chiaro cile se ca.mbi:uno il verso' positivo per la corrente c:unbiernmo turfi i iegni alI::!
impedenze nena formula del t:rasporto.

Facendo .il rapporto tra V(z) e reO) espresse in termini di r a"VTemo.: l'espressione
r
delì'impedenza in termÌni di e viceversa., Oyl/ero:

\ l(.z)-Zi)
r( Z}=--_':::"
.. l(z) + Zo

L'espressione di T'ottenuta è analoga a quella pc:r le onde piane ad incidenza nonnal:: in cui l ~ fun.:ion~ di":;.
Ancora una. volta si metto:: in ="idenz:l che a seconda della rrequeTIZ:l del segnale possiamo c:J.lcol:rre o I" o Z ::,
d:rl.k relazioni su scritte. IÌc:rv:rre !'a!t:ra. In particolare la rel3ZÌone su l ci dice che condizione necessaria ;:
sufficiente affinché non vi sia rit1:::ssion~ è che l'impedenz:l che si vede in una sezione della linea deve essere
~ouale :r quella caratteristica della linea. Zi .•-mzi se We condizione è vera per una z essa sad ven per ogni z. in
quanto se i r I=O in un punto 10 sarò sempre. visto che il modulo di r ~ costante e pari li ['(O). Questa è anche
l'u.rrica condizione da soddisfare perché l'impeden=a lungo la fine!!. rimanga costante. Questo significa poter
2-30

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Buono Studio! =)
d;;~e in mod? opera~v? l'imped~nza caratterisi;ìca dclla linea come quell'impedenza su cui bisogna chiudere
la lUl:!a 311inche non VI 5111 onda riikssa o che l'llllpedenza resti cost:J1lre. L'nnpedenz11 car::meristica. PèfÒ i!
anche quella che si vede a sinist:ru. di una lioc:l. indefinitamente estesa poiché, pur di prendere delle condizioni' di
radiazione all'infinito per tale tipo di propllp"nZione e non considerando gep_~!,:ltori a destra,. si ha solo un' onda
progressiva per cui !r I=O : quindi Z=ZJ. Se le perdite non sono rigoros:uI1ellte nulle :mchc per distanze finite
dW:l terminazione cklla linea ma sono grandi abbastarrzn perché l'onda riflessa si attenui allora valgono le stesse
consick:razioni In definitiv:l, sopramrtto alle alte frequenze, s:rrà facile dctmnin:rre queste costanti secondarie
poiché detcrrnin.at:l. r si ricava Zo ~ po~ nota la lung:hcz::u d'onda, definire la costante di propag:lZionc p.

Osserv'iamo quindi che avendo introdotto anche questo concetto di impedenza si ha che
l';:malogia. con Felettrotecnica è, praticamente, completa, salvo il fatto che tutte queste
.
e:randezze dipendono da z.
'-
·Vediamo ora Gosa accade quando, invece che considerare (come abbiamo fatto fInora) una
I,:
,li! linea di trasmissione indefmitL, consideriamo una linea di trasmissione di lunghezza :fmi~
,. ' terminata su un caricoe/o su un generatore .
., " . Considenamo lò' schema convenzionale di una linea di trasmissione (in cui i conduttori
l
~!
spessi rappresentano la linea di trasmissione, cioè elementi a costanti distribuite, mentre
:!ì!... J. quelli a tratto sottile sono dei reofon, cioè
!
elementi a costanti concentraie) in cui, per la D '.
~onv~ozione del carico. (owero dell'uti!~tore), . .. rr-----/-·~01,'\
---
11 canea sta a destra e 11 generatore a S1Illstra. ,....~ 'i I,;· ; . ' t,' I: C3I1
.· C.,d' ,:,i
' d' l' d' ...
Pere ~su l un~ mea 1 traSI!llSSIOne SI possa..,
h
propagare effettrvamente un modo TEvI deve .' !
1\J\J.uer:rrore d < < ; \ . 1
l

'========='::'
~=,
I
=~ ~ 1./ .
,~'~_\._ ~;~.:,{<i(;;"7'
risultare che la distanza fra i conduttori deve
essere molto piccola rispetto alla lunghezza d'onda, cioè: .d<ù;altrirnenti Sf;\"pb:ssono
propagare. anche altri modi che non sono TE1vL Normalmente la zona terminale dC!,lIllhinea
di· tr.asrriissi one (qri elI a delimitata ,dal tratteggio)· è costiruita da un ·insierrie ·di bipo~fi che
sono oYV:iaITlente delledirnensÌoni della sezione trasversadella linea; quindi anGh;ess;i~sono>
in generale, piccoli rispetto alla lunghezza d'onda. In questo caso, al1o~ .;'possiamo
applicareJe leggi dell'elettrotecnica in tale zona, e quindi- ;'definire . una diiferertZa.: di
potenziale·'enori perché abbiamo a che fare con un modo TElVl, ma perché.tale; ,zona è
piccola rispetto alla lunghezza .d/onda) e una corrente, ovv,~ro. èdefmibile anche
un1irnpedeiiZà.:: Dunque possiamo a priori dire che qualunque cosa',andiamo a.}mettere ,come
carico passivo (oYVero comunque sia fatto il blocco che rappresenta il canco\ daLpunto di
.)
I :vista della linea di trasmissione è come se avessimo un'impedenz4'1. ~. Quindi conoscere.il
carico significa conoscere il valore delJ1impedenza !
al l'ascissa- in cui si trova il carico. Osserviamo I ~------
che tale impedenza è definita come rapporto tra I
:Gencrarorcl d«:\
t;;nsione e corrente sia che queste grandezze k I !l,------~
andiamo a misurare sul canco sia che le andiamo 1<--__---'
. a misurare ad una qualunque altra a~cissa, purché non ci allontaniamo dalla zona tè!1Ilinale
d[ una distanza maggiore della lunghezza d'onda (ad esempio, ad una distanza di qualche
~i0tta le dimensioni trasverse). Questo risultato (cioè che la tenninazione,purch,é lineare, è
descrivibile sempre in termini di impedenza) è generale, valido anche quando abbifu'TIO a
i, i che fare con una struttura guidante in cui si propagano tutti i possibili modi, non solo
quello TEi\rL Ciò è dovuto a.l fatto che) man mano che ci allontaniamo dalla terminazione,
non tutti ì modi che possono esistere nella struttura guidante sopravvivono. Vedremo che le
condizioni di funzionamento sono tali che tutti i modi, salvo uno, si attenuano
esponenzialmente allontanlll1dosi dalla terminazione. Quindi, quando ci siamo spostati dalla
2 -3 ì

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Buono Studio! =)
termi.rulzione di qualche volta le dimensioni trfu.-versa (alcune unità di d), sulla struttura
guidante di tutti gli infIniti modi che teoricamente potrebbero esistere ne sopravvive
soltanto uno. quello che viene chiamatoli modo fondame11tak. Se la struttura guidante è
una linea di trasmissione e sono soddisfatte queste condizioni··l'uruco modo che sopravvive
è il modo TEvL .
Quando non è più vero che ck{f.. continuerà, come vedremo, ad essere vero che
allontanandoci di qualche volta cl dal carico in tale ascissa e1è un'impedenza.; ma questa
impeden..."'a dipende non solo da cosa è stato collegato a tale ascIssa ma anche da come è
~tato collegato Ca seconda del tipo di saldatura effettuata può cambiare l'impedenza).
Abbiamo visto allora che per quel che riguarda la I !
linea di trasmissione il canco è schematizzabile r'--;-----t---,
con una impedenza (Impedenza di carico).
Ricordiamo che, per convenzione, tutto ciò che è!
'II

lG:ner.ltore
l-J
I
.:-J
nz:
rappresentato a tratto spesso indica urta struttura I l
in cui dobbiamo considerare la propagazione (cioè che non possiamo trattare con le leggi
deU'elettrotecrnca); tutto ciò che è rappresentato a tratto sottile indica una struttura di
spessore ìnfinitesimo e quindi:possiarno applicare le leggi dell'elettrotecnica. Andiamo
adesso a vedere come è possibile schematizzare ciò che è cormessoall'aItra estremità della
linea oV'Yero in corrispondenza deI generatore., Analogamente.a.quanto visto nella:zona di
canco, anche nella zona di alimentazione. essendo"pic.cola,rispetto·~alla lung.ltezza dtonda, •.
possiamo parlare in ogni caso di una tensione e di una corrente: più in generale, pur di
mettersi ad una certa distanza dal. generatore .;(zona;. deiimitata dal. tratteggio), .. possiamo
avere una struttura., di . campo che" è· praticamente :1'B.i;•. per, cui.: valgono. i'c'oncebJ di
tensione,:r.~ m2è'grr~ntéjrièl1a;:.sezione··che·, abb iamo:,!pr.e.cedenterne~e :;intr.odotto~ ..In .,qtI es:to~: .....
,c.asò,~iPd:if~dat'p;unfu:idi'i,;vista:deHa. :linea di trasmiss1.oneJutto ;,cio·chesta.,ad.nonte ::deila '.
. linea fd6~.~:e~·f,"défiriita:, ',una:;: <tensione ..e: una" corrente:].' può: "essere;":schem,~O zzàJiY,':. se' .
,';'~·I. . :rupp'oniarncV-:dF.'esseresempre: in ·condizioni. ·di, .1inearità:;· con;>!lfl.· bipoI'O",atibìo'.. ''Come
... .:.< ., sappi3±no~!peilà';sbla' lineàrità,qualunque bipoloattivo. può essete: schern~izzabilecon un'

. ,bipolo equivalente'o di Thévenin·o di Norton, o'VVero: : ,.' ;';-


,
.--..r-i---,~

V i +)
\ ..;./
Z
!

I .""
'7i
i

Utilizzeremo lo schema di Thévenm quando, sostanzialmente, dobbiamo operare con serie


di impedenze: utilizzeremo quello di Norton.. invece. quando avTerno da trattare impedenze
in parallelo. Considerando, ad esempio, il circuito equivalente di ThévenÌn abbifullo che la
s1Tuttura a cui possiamo fare riferimento ___
è quella riportata a Iato. In generale, però, V r+-, ~
c::::::::::::-_'---t:====== nz.
dobbiamo tener conto che del tàtto che ,+.1 Li -
spesso ddvTemo poter cormettere più i .;--1
,generatori ad uno stesso carico o con uno stesso generatore alimentare più carichi (si pensi
al caso di una discesa televisiva in un condominio in cui c'è un'antenna, che dal nostro
punto di vista è il generatore, che fornisce il segnale il quale è distribuito a tutti i ca.richi~
che non sono altro che i televisori che stanno in ogni singolo appartamento). .

2 -;2

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Buono Studio! =)
..,

I
:\ndiarno allora a vedere cosa accade
j
. ---....
quando siamo In presenza di z, "
intarcormessioni fra linee di trasmissione; ~---J
possiamo avere biforcazioni, ClOe V~ ---'i

iI1tercormessione in parallelo fra più linee,


o intercormessioni in serie. Anche in
questo caso quello che accade nella zona
di interconnessÌone (delimitata dal tratteggio)
è dettato dal fatto che le dimensioni trasverse
-:1 1
della linea sono molto piccole rispetto alla
i lunghezza dr onda il che significa dire che in tutta
'la zona di ìntercormessione possiamo supporre
.... _--_ .. -
validi i principi dell' e lettrotecruca ovvero, in
'. )
I tal caso, Fequazione ai nodi per le correnti e
l'equazione alle maglie per le tensioni.
La procedura che in generale si utilizza è la seguente: sappiamo come trasportare le
impedenze sulle linee di trasmissione, mediante la formula del trasporto:

,l
l ,

in particolare possiamo trasportare il caricoin;~orrispondenza della ascissa, '~:!:c;~i~~~(kè':;r{'


, -) diramazione. A questo punto, dal punto di vista di tutto ciò che staQ. monte, i due.:~tiJitti dr
.~rì linea in :parallelo sono visti come due impedenze in pal-aIlelo. Fatta r,inw~:qenza
ui l equ ival entec~questa . rappresenta un'impedenza di: canco..la quale può esser.é'-iiu9~Jif.pente
trasportata; -:in tal modo si giunge a 'valle dell'impedenza inteIIJ1,i,?elgeneratore 4' e:'quw,di ci
:' siamo ncondotti ad un circuito delFeletirotecnica. La tensione 'fU}l.corrente in ingt;es~p alla
.' linea sarn",'2.: questo punto, semplicemente calcolabile visto c~~ iIpircuito sì è r;icotjdotto
--, ad un partitor.edi tensione. Adesso, applicando.le forrrrule di trasporto della tens.ionee
.... 1,' della corrente lungo la linea Jquelk in forma stazionaria.,. o"i,rviamente, essendo note la
- - tensione e la ,corrente in una sezione, o,rvero qu'elle che abbiamo indicato con \/(0) e 1(0)),

[V(z) = V(O) cospz - jZ~I(O)sinl3z


I
I

ì
I.
pl)i:;siamo calcolare tensione e corrente lungo tutta la lin~a (quella subito dopo il
:?eneratore) e, in particolare, tensione e corrente sul nodo OV\tero all'ingresso delle linee
che sÌ diramano: infmti la tensione è la stessa e la COlTemè ta si pU0 valutare con la regola
dd partitore di COlTente. Procedendo su queste linee in maniera tL<Juloga a qUilllto facto
! ~,
ar;ma si arriva a valutare la tensione e la corrente sui carichi, dooodiché possiamo
1 L

calcolare, se vogliamo, la potenza. Non sempre, però, è richiesto di andare fino in fondo .,
\.:>ui carichi); anzi, perl0meno tìno a quando le stmuure che ~tiarno consìderand,.) sono
senza perdite, se per esempio siamo interessati a valutare la potenza attiva trasferita ai
carichi possiamo fermarci alla sezione in corrispondenza della biforcazione, tanto la
potenza (attiva) che entra in questa sezione è la stessa che va sui carichi, non essendoci
1 -33
L
.}
i
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[
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perdite sui trru.'ti di linea. Viceversa se è richiesta la potenza che va SU ogni singolo canco r
r
a.llora d?b~iarno. per.forza ~vare tino ~d essi o, ~eglio, fino .all'ingresso ,d~ ogni singolo
tratto di lmea m dIramazIOne. Osserv"lamo) pero, che, applIcare meccarucamente tale
procedura può spesso complicare notevolmente i calcoli; quindi è buona nonna prima
vedere se si possono fare delle semplificazioni (ad esempio, effettuare serie o paralleli di
impedenze; operare hl termini di impeder..ze o ammettenze, rispettivamente, quando
abbiamo delle serie o dei paralleli) in modo da evitare calcoli inutili o portarsi indietro
incognite che non servono ai fIni di ciò che si deve detenninare. Da quanto detto fInora
viene spontaneo pensare ad una schemati773zjone della
regione di intercormessione in tennini di un n-bipolo, alle ~ V,
cui n porte sono definite tensione e corrente; pertanto se I:{ t I
vengono fatte le stesse convenzioni dell'elettrotecnica I~ . ~
(convenzione dell'utilizzatore) tale n-bipolo sarà
caratterizzato da una matrice d1impedenze che gode di Il --1
v+ i i,~
v"-
L I
tutte le proprietà esaminate in elettrotecnica salvo il fatto I

che tali impedenze sono molto più complicate nella dipendènza dalla Cù. infatti si
presentano come funzioni meromorfe,.(funzioni razionali fratte in cui il numeratore e il
denominatore sono funzioni trascendenti, aventi quindi un infinità numerabile di
discontinuità che, però, non preseri~0.-~ punti, di. accumulazione· altlnito) .. Questa.
rappresentazione non è altro che una,;genernIizzazione delle' impedenze dell'elettrotecnica , " '
c

che, invece, presentano al più un numer9fmitodi poli e zeri. '


Cominciamo, adesso, ad a.'1alizzare il caso·forse più semplice che possiamoirlllllaginare" e
ci oè il caso in cui la linea è chiu".sa in: Corto ci.rc:Uitò. '.' .' , " . " " ,, ''
il cortI? dir;cu,~to:;puòt:esser:id'atto,pià,omeno"bene':a ......... '.,.. '
s:eco.n~~~eU~::~~~rp,~~a:d~:'S~~tema;:s~da'linea·~" "9,'.':.~'.:,',; .r-~ ~;~,',',..,,~,.,-ct',.
costltulta<.da~una::plat:tina:bifilar:e.:-cong1Ungendo~ .1': . -;:'r' • '1 ,
--- ::',$trofestrem1,'·ott.erremo:uh,:corto:'.circllito.'Jn:ta:I: caso~' d ','~':., , ,.'
per.ò':J~geotne~deLsisteina:viénead'essere' mutata' .':, ',.;-. .,; .. , ",
per ~ùi- solo' aduna certa diStànza daliaténnina:zione , ..' .'~~ il':.;": O' z
si può considerare la sola propagazione TEvL 'Se;invece, la linea è costituita da un cavo
,;oassiale, il corto circuito viene fatto ponendo un conch.lttoretI'asversalmeme che unisce la,
calza e il conduttore centrale; pertanto. in
-----~'........,
tal caso, la soluzione TR1 continua a
valere t-mo alla sezione terminale dove
------;.--,-
/'>-..
sono soddisfatte anche le condizioni al
contorno poiché tale carico (il corto circuito) non distrugge la simmetria del sistema e non
vengono eccitati modi di ordine superiore .
..\.ndia.-no a vedere adesso come vanno gli andamenti della tensione, della corrente e
dell'impedenza lungo la linea, a partire dal carico (avendo scelto per tensioni e correnti la
·';I,.."lnvenzione del carico, ciò corrente positiva quando entra nel carico).

2-34

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Buono Studio! =)
J
.-\ll'ascissa z=O c'è un corto circuito, il
che 'Vale a dire che la ,corris-pondente
tensione vale: V(O)=O; quindi le espressioni
di V(z) e I(z), in forma stazionaria diventano:

(V(z) = - jZ oI(O)sin!3z
-J ..
z
\
_J".' l
~

'\)~\7T\riiI(O)1
J
\1(Z)
, .
= I(O)cos~z
Ov-vero la tensione ha un andamento
sinusoidale, con un nullo un corrispondenza
- della termina.zione~ un massimo quando .
: -::I.
:';
l z
!-V2 :-?J4
I]
: : : : ! I
11(0)1
i-----r)~-;------Vl---~~li - /
~z=xi2 il che vale a dire quando ci siamo . . . , : I
l--~~-
spostati di )../4, essendo f3=2rcn", dopodiché
:;: / :: ;;:! :
:
:
,;
a\iTemO di nuovo un nullo a Àf"}_ dalla . ,. . . , ~
l J
Lenninazione, e cosÌ via per il modulo di\~~. . : : -:\.: :-v:.: -AN I Z
il cui Jlldamento è riportato a lato. J~'.x>ir;, 0:'
A_rlalogamente per la corrente avremo un I, ';\ ',:'

undamento che è invece cosinusoidale, cioè i .


.traslato rispetto aque110 del! V !diÀ/4- Si ,,~Jt:~~;H!,'.;,~:~.;;'~~,;;\
èvidenzia ancora una volta la notevole : -1/4 I ,,,~"z ..,
-, differenza di una linea di trasmissione dai ';':i .l'.:.;.:.~'.: -:~:'
conduttori dell'elettrotecnica: puressendo.nulla. .,y;,;;-: :~:,:. '. i,"" .
)a terrsionesul cortc),,"èiicùito, appena cisp.ostiamo .. . '::c.;-::~ ..,-;.-".,. . ' .' ~ ..


,\ ,j dahiorto. cu-cuitoabbiamo delle tensioni diverse da zero,.in particoiili'é',:ag .una .diStahza di
iL ìw/4 ab.b~i?IJlP una tensione che è massima e, in corrispondenza, un null~, .di. s,c?trente',( cf.ùè un i"
':. -I,

circuito;,apeno,. Per quanto riguarda Fimpedenza, dalla formula d~C' tn;.SPOrto· si., ricav.a .
-- i J l ..
(~ssendo 2.;=0):

--o i
! ~"
l
_-\.bbiamo quindi un andamento di tipo tangente, che come sappiamo è periodica di periodo
;::. Quando l'argomento è un multiplo dispari di -;Cl'), la tungente ha un asintoto; le
I :' J
- .
imp.:denze vanno al1'.,:o e quello che era u!l cono circuito diventa un circuito aperto: basta
l'! quindi allontanarsi di j.~/4 da un corto circuito per avere un circuito aperto. Questo ci fa i

irnmediatarneme capire come con le linee di trasmissione è possibile realizzare qualunque


~jajore di reattanza, che può essere induttiva (in intervalli del tipo [-(2n..!..1)ìv,/...j.,-2nJ..,qJ con

[1':: ~J 0 capacitiva (in intervalli del tipo [-2(n-d)h/4,-(2n";"1 )1./4 ] con nENo). Gli
andamenti delle grandezze che abbiamo trovato nel caso del corto circuito ci darmo, in
realtà. anche gli andamenti nel caso in cui la linea sia chiusa su una reattanza arbitraria.
Lnfatti, [n tal caso, dovTemo considerare gli andamenti a partire, invece che da zero, dalll2>-$L.u,>~
,valore di reattanza su cui è chiusa la linea dato che questa reattanza la si può sempre
L.
1-35

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L Buono Studio! =)
r
,t

supporre realizzata da un tronchetto di li.T1ea chiusa m corto circuito di opportuna


lunghezza. pari a quella in corrispondenza della quale r.
si ha la reattanza X (sugli diagrammi precedenti).
Dunque dall'ascissa indicata col tratteggio in poi le
due linee sono equivalenti. Dunque qualunque sia la
reattanza su cui è chiusa la linea, gli andamenti di ' ---!---J
tensione, corrente e impedenza sono sempre gli stessi, - - - - - - ,
,
r
cambia solo l'origine. h ·x
L'analisi fatta rende anche quantitativamente l'idea del LJ J..:
perché bisogna considerare le dimensioni trasverse -----~;...-.J
della struttura., e quindi degli elementi circuitali che O:"
si coi1egano agli estremi della line~ molto piccole Z
rispetto alla lUnghezza d'onda (affmché valgano i principi dell'elettrotecnica) in quanto solo
se .:lz «J,. in Az è possibile considerare V. I e Z costanti.
Ritornando alla linea chiusa su un corto circuito, ovviamente si ha. che il ROS~co in
quanto risulta:

ad infatti abbiamo un andamento di tensione e di .èqrrente che'è:pura.rnente stazionario. Dn i '


altro caSo semplice. ma anch'esso molto importante tielle app'licazìoni~ ,è :quello in cui.la .
li'nea -è, cr..i:usa<';su\un.t:Jirest:ste:nza:di:valoreproprioparf.",.
al1'i.mpedenza\caratteristica;del1alinea (che in questo .'
n",'":i=Zo·.,·~1 ;:~:_~
caso, ·pòtche:la'1inea',è.ideale,,,.è.,una'resistenz:a;più, in, .
.. generale,' consideriamo it,çaso in cui ·la linea è' chiusa
r----~---,Jl
'--------'
'., ' . . .
~.'
su, un5mpedènza'ugualèall'ùnpedenzB:.carattenstica,. ' ;··Y';..! li>

dena linèa). In tal' caso si ha, ovviamente,. che il .'::;'(1,0 ' z


coeffi'Ciente di rifleSSIone è nullo (f=0) cioè non c'è onda:riflessa. Ciò' significa che suiÌa
nostra linea di trasmissione e/è soltanto un'onda
pro,gressiva, ovvero:

[V= V: e-jf.;:
), I =-'-e
V -:a::
J.

l Zo
.t "l!
."\ndando a riportare i moduli delle tensioni e delle ________________
!' ,
~i~~

correnti otteniamo delle costanti, sol<~ifase della !; i


tensione e della corrente varia. Anche l'impedenza ì
.~ rimane costante su tutta la linea, e pari alPimpedenza ;A.j'I!
; ~Z
';

caratteristica della linea, come è facile .verificare se


si va ad esplicitare la fOlmula dei trasporto. Questo --------;.! ì
iVl!Zv
risultato quindi caratterizza in· modo molto specifico 1Z z
t'impedep.za caratteristica di una linea. Possiamo dare, I
a questo punto, quasi una definizione operativa della - - - - - - - - - - + 1 ~
impedenza caratteristica di una linea ovvero è quella l
z
2-36

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_ .~ i I
,
I )

ìmoedenza (nel caso ideale che stiamo considerando, q4e1l,a resistenza) su cui dobbiamo
~i 'j chiudere la linea per non avere ri.tlessione, Tutto accade come se la linea fosse indefinita
dato che, in tal caso, le condizioni al1'inImito ci dicono che non deve essere nulla checi
',1 tomi dall'co, e quindi aVTemo soltanto un'onda progressiva. Perche avvenga ciò, però, non è
necessario avere una linea indefmita ma basta chiudere la linea sulla sua impedenza
caratteristica; ed è anche l'unico valore di impedenza su cui si può chiudere la linea
. 1 ottenendo ch~ l'impedenza sia la stessa lungo tutta la linea (non varia con z). Fra le altre
cose è anche l'unico caso in cui, in regime dinamico, accade ciò che accade in
èlt;;ttrotecruca, in cui l'impedenza non varia lungo la linea. Naturalmente non c'è proprio
identità fra questo caso è l'elettrotecnica in quanto, nel nostro caso, la fase della tensione e
della corrente cambia mentre in elettrotecnica anche le fasi rimangono costanti. Per quanto
riguarda il ROS abbiamo che esso assume il minimo valore possibile, cioè: ROS=1.
Questa condizione, in cui il carico è pari all'impedenza caratteristica della lmea, si chiama
condizione di adat:tamenio del carico alla linea (si dice che si è. adattato il carico alla ,.
J linea) e la linea è detta adat1atD.,
:~
TI ~aso più generale che ci resta da esaminare, a questo punto, è' quello in cui il carico è ~
·.·1

costituito da un'impedenza arbitraria.


.
....!Vl
In tal caso l'andamento d. elle tensioni ,.~-~--------~----: ---~-------------:- M=
. , di . .. '
1;:'de Il e correntI e ancora tlPO.. . ..... . ' . : iI
I
,

oscillatorio, non più cori dei.~lli e dei ~'--~~';'.;;~-. -~-··-··1··------ : fY~ ?',:".~' ·-------1-
ventri. ma con dei massimi e dei minimi i: I

il fgEI~~i;z~~~i~f~
sara una funzione meròmorfa.
_~--~;:'.-~-t~~~~{~:c,~-
m__ ___m ____:__
.
________
iIb.:;p ..... .
Essendo il ROS definito come rapporto . '. l . ) "
-r'l fra il mttsslmo e il minimo di tensione .' ':" ; . ' ~-:.
o,, equiva1:.entemente, di corrente) si ha che quanto più il ROS aumenta. tiillto più;i minimi
L.'

,'tendono a·.zer:o '~'l'andamento dei graììci presenta delle cuspidi; cioè si tende al;l:andarrten,to
.l
nei caso di 'linea chiusa in corto circuito. Osserviamo, inoltre, che se andiamo a
considerare l'espressione della tensione in funzione di r:
L.

:' r

I
c ~
I
I 3i nota che la posizione dei massimi e dei minimi si ha in corrispondenza dei punti in cui la
,J l assume, rispettiv'amente, il valore del suo modulo e l'opposto del suo modulo: allora è .
~roprio il valore del carico (da cui dipende n
che definisce la 19ro posizione. Poiché:

r (z) = r(.0) .. - = i'r()1


e :Zi8~ O e"ilP e ');a,
",l. -
L J

si ha che il minimo viene raggiunto quando: 2!3z +- cp = ± il: = 2!3z = ± 11: - <p. Pertanto
, .J
i ri~ulta evidente la dipendenza della distanza del minimo dall'origine dalla fase del
·:;oefficiente di rifiessione, il cui modulo è, come sappiamo legato al ROS dalla relazione:

2. .. 37

! j
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ROS = _l+_lf_1 = _l+_I:.....f_(0-.;.)1
1-1r l 1-lf(0)1
. ' . --.. ;.
Qu indi se misuriamo il ROS e la posizione del minimo possiamo determinare il ~odul0 e
la fase del coefficiente di riflessione e quindi detenninare l'impedenza. È quest~odo in
cui si ottengono le determinazioni sperimentali dell'impedenza equivalente di carico,
misurando la posizione del minimo e il ROS. Tale metodo viene eseguito quando le
frequenze in gioco sono molto alte e non è più possibile schematizzare iI carico con un
bipala dell'elettrotecnica. Si osservi che si preferisce determinare la posizione del minimo,
anziché quella del massimo (anche :se sarebbe la stessa cosa), poiché esso ha un
andamento più prorrunciato del massimo che Viceversa è più appiattito.
Riconsidèriamo una linea di trasmissione utilizzata, sostanzialmente, per convogliare
energia da un punto ad un altro, in particolare da un generatore ad un carico. Lo scopo è
quello di tr~fertre la potenza dal generatore
al canco nel modo più efficiente possibile;
~iò significa, innanzitutto, di fare in modo V CD
re'
::;;;~;::, :::r----c====:::Jt--,o
Zo , ~ r I~
si
che non perda potenza lungo la linea e cio-;: ' " i Il ' }----l
in questo caso~ è assicurato dal fatto che Stiamo' , Z I ' ;~ .;
considerando deHe linee senza perdite. Osseryiamo, però, ,'e.
che la massima efficienza nel trasferimento ':di 'potenzastlranche' nelmandare'sul cadeo,'
!rssato il generatore, la massima potenza possibile' (se ciò non accade stiamo
sO"l,Taddirnensionando il generatore,cioè: stiamo' utilizzando ~un:;'generatoreche'rìon" è -
sfiut!:ato, appieno;' ,ricordiamo, quanto, è· oneroso- economicamente,.', soprattutto, alle, alte
trequenze;'i.;htHizzare;,,'generatori"più'-gr:andii:&,:,queJli necessari)':>Jn'~'elettrotecruca;,,~'·come,.•. <'
sappiamo,,\,ilmassimo},~erimento cli'potenzalo ,si, ha: quanto;: si ,è;in:con~diziorJ.r;;}di:::;:!":~,.
adattar:nentO';,owero:'quando':, ' , ,'h., ,.:", ' , .." ..' ,. ,',
..
4:~.h'"~
.. ....
" ,;..;

V(.
.:: in tali condizioni, la potenza massima trasferita vale:

Z
iVI
pm~ = - - dove: Ri = Re(Z;)
8R-l

:-i~l nostro caso allora, detta Z l'impedenza che si vede a rnùete della linea, deve risultare;

Ci si rende contù, a questo punto, che questa condizione di adart3mento vale solo ed
t!sciusivamente per iI tratto di linea di lunghezza l che abbiamo considerato. Infatti se
accidentalmente cambia tale la lunghezza (o che non si conoscano esattamente le
caratteristiche della linea per cui, ad esempio. il 13 è diverso) cambia l'impedenza Z, e
quindi non vi è più adattamento. Per evitare ciò bisogna necessariamente, come si suole
dire, adattare il canc..'O alla linea~ ovvero fare in modo che la linea sia chiusa su
un/impedenza pari a quella caratteristica della linea perché solo in t.al modo Pimpedenza
che si vede sulla linea è sempre la stessa, qualunque sia il tratto di linea considerato.
2 -38

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Buono Studio! =)
Inoltre, affinché ci sia indipendenza dalla lunghezza del tratto di linea, anch~ il generatore,
deve essere adattato alla linea, cioè abbia un/impedenza interna pari alPimpedenza
caratteristica de Ila line~ Zo. Bisogna quindi adattare separatamente alla linea sia il
"I .generatore sia il carico. La condizione di adattamento del generatore alla linea non è un
grosso problema visto che nella fase di progetto del generatore è possibile fissare la
, J resistenza interna dt!l gt:neratore ad un determinato valore. TI guaio sarebb~ se avessimo
~ ~

tante impedenze caratteristiche diverse per cui un generatore andrebbe bene per una linea e
non per un/altra. Ecco perché le impedenze caratteristiche delle linee di ~-Tni::;sione sono
~t::l1ldardizzat.;; quello dt uso più comune sono: 50 0, 7S D e 300 D. mentre nei laboratori
I ::i trovano anche di 10'0')-0 o altri valori per casi più specifici. In tuue le nommli
",I
I utilizzazioni nelle telecomunicazioni i valori canonici sono due: 75 O per il cavo coassiale
è 300 D per la piattina bifilare (il motivo di questi valori particolari è che, come vedremo
I-j quando tratteremo le antenne, alcune di quelle più comuni harmo un'impedenza d/ingresso
l'
l' ,
.I
che è puramente reale ed è pari o a 75 Q o a 300 O. È cruaro allora che. essendoci un
numero finito e limitato di possibili valori delle impedenze caratteristiche per le linee eli
trasmissione, il problema delPimpedenza interna non si pone p'iù perché qualsiasi casa
~ostruttrice prevedern, nel suo geneiit?re, una sene di uscite corrispondenti alle
impedenze caratteristiche di uso più cotnun~ (~omunemente: 50, 75 e 300 Q). " ,c • •

L'unico vero problemache rimane è qùello'~d(adattare .iI carico alla linea, in cùVjI'::valore
del carico dipende dal tipo di applic3..Zione ed è, in genere, t'otalmente divè'r?ò.,:da11e
impedenze canoniche delle linee.' , r
C-c1e:-3wr:: già > .' '

;~~~~fc;,:d~~~;~~:l~h~inea ~. z,~" z, ,il >---j~~';,'~t·\!,r.


I
trasformI .l'impedenza del carico V J., l
:m:>e"e-.....::a!>y~r;~.~
~,J
I
nell'impedenza caratteristica della, I I J-'- :"ri~~ " :;:'~~."
linea (in bassa freqù ema ciò è fatto ":;L'
con::'un, trasformatore in cui l/impedenza può essere cambiata a:ttr.averso, un fattore
moltipti-cativo, pari al quadrato del ·-rapporto di trasfommzione, ma...non, può essere
camb.i:ata;cditipo). Ci sono molti modi per realizzare questo adattamento del carico alla
linea. Cno.deip·iù semplici (dal punto di vista concettuale, non tanto da quei1ùcrealizzativoì
consiste nelI/inserire :fra il carico : _ :
e la linea di trasmissione un 7
V (;ì.L.AJ
r Z p.
" : '---T'~
!; Z) !!; '7 ~ 7
ulteriore tronchetto di linea, ~J
' •• l) , t-' ; L ~.,...~,)
! ' , ·l
naturalmente non deIla stt:ssa ~

linea di trasmissione altrimenti non


~arrìbierebbe nulla essendo il generatore adattato (è quindi allungando o aècorciando la
lir.ea l'impedenza v,ista in qualsiasi sezione è sempre ZJ. Tale mdodo pU:J essere però
utilizzato solo se l'impedenza di carico è puramente resistiva, O,\i''.,iero: Z::=R;r=Z). In tal caso
I
- I e p()ssibik realizzare l'adattamento inserendo un tronco, in particolare, di lunghezza pnri il
)
;'.. '-+ (J. relativa alla ~ del tronco di linea inserito). !PJatti applicando la formula del
t.ta.:;porto d'impedenza, l'impedenza vista a monte del Lfonco è dala da (per d=j.i4, 13d=;-':/2 é:
, I
\
ciò implica che tg:~d-+:c):

\ ... ,. ~'

I !

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Buono Studio! =)
I
Osserviamo che iI trasformatore a h/4 (cost come YÌene detto un tratto di linea' lungo )../4)
Z,1· . .
è un trasformatore particolare, infatti si può anche ~crive.r,::. Z = ZO = Zé 2yc > ovvero
trasforma impedenze in armnettenze, Se la Zc=R:, come nel nostro
c
caso, allora:
f

Z =
Z"
_0_
. Z,2
e per l'adattamento bisogna imporre: Z == _0_ =Zo
r
R~ R~

ovvero l'impedenza del tronco risulta essere pari a:

Z; = ,jRcZo r
cioè deve essere la media geometrica di .Zo. ed Re. È evidente allora perché tale metodo va
bene solo per resistenze di carico e non per generiche impedenze di canea: siamo arrivati
ad una sola equazione reale con la quak non saremo riusciti ad imporre le condizioni sulla
parte reale e sulla parte imrnaginaria:'·Spesso però i carichi sono puramente resistivi; il
vero inconveniente è che bisogna'realizzare Un'tronco' di Ime.adi' trasmissione' di impedenza: :."
opportuna, e ci sono dei casi in cui ciò ri6nè s'emplice,da~'ottenere.'Ad 'esempio,per'il "
cavo coassiale l'impedenza caratteristica' del cavo coassiale' dipende' dar logaritmo 'del
rapporto fra il raggio esterno e il raggio inter:no~;in tal. caso, àIlora ,cambiare' l'impedenza':
signrrica sostanzialmente costruireùn- altre cavo ceassiale.n 'caso
de1hi· piàttfua,'bifi~are.è .
inve ce.' più::sempnò~)perché::;:.Ia; .:sua"irnpedenza~·.'oaratteristioa:" dipendè-;'dal1a ':distanza'frai i. '.

condutter:i;:;,·infatti~:;ricordiamo:'
... ~che'".Z O' = Ve
[L e quindi aumentando',''la'; dista:nzi:r~~;fra;:,'t
~, .' . .'"
conquttod la/capacità:;; dimintiisce',(essendo... inversamente: propOrzÌ'onaled1Ha,·,distanza. fra i
coqduttgFi}; menfre:,'l'ihchittanza, aumenta' viste' che :aumenta: il flusso!'coP::'911.l..:si concatena: il .
campo (essendo· aumentata· la superficie); .e viceversa se avviciniamO'. i· conduttori.

Osserviamo che, in realt:i. questo metodo viene uriIiz:::ato non nd C:ISodi adart:lIIl::Ilto dene line:: di tI":lSmissione
ma ne! C:lSO di onde incidenti ID uno rtrato dielettrico in cui ~ voglia diminare 1:1 riflessione. Poiché vedremo
~ht! lo srudio ddle onde pi:me 'può essere ricondotto :ill':mafisi di una linen di trasmissione equiv::tlente (che ~
c!lI'atterizzata da una propagazione analoga :l quella dt!lle onde piane). i è:nnpi dell'onda saranno messi in
carrLc:-pondenza con. le tensioni e le corn:nri dd1a line:l- Quindi 'lokndo eliIrilllare la riflessione di questo stnro
mekttrico possiamo aggiungere uno mato di spessore 7t./4 ~d adattar~ t'impedenza dei due me:::i (qudlo che
Yien~ fatto sugli obiet!±vi ròtogr:x.fid con pellicole di qu:t1che ,!llIl: in posizione obliqua si vedono dci riflessi
:c:urri. visto che 1:110ro azione ~ Iimirata :lÌ c:J.SÌ di incideDZ:l normale). Nei C::lSO di carico arbitnrio vi sono
dIv~ merodi.. l1lll :mche il 3emplic~ caso visto di c:rrico resistivo è 1.ID metodo seien:ivo m:ll'ldatt:rmemo visto
che ~ rtata fissata la lunghe::::a dei tratto a '~'f4 e quindi se varia la frequenza' varierà anche la lunghez::a d'onda
e quindi si modit1cal'impedenza vista a monte della linea. il cui comportamento non ;;ara. più quello di una linea
ad.:ltt:lta. Da tm plIDto di vista pratico ~ inter::ss:mtc vcd.~re qu:mto \rnIe la Larghe:=a di banda di ada!1.ament:J,
in modo da valutare di quanto può variare la frequenza intorno a quella c~e per continuare ad av~re ancor:!.
l'adatt:mlento dd C:IDCO alla linea (con un piccolo coefficiente di riflessione che 3i ~ disposti ad acc::ttare). In
.:fretti questo aspetto interessa tutti i metodi di adatt::unento delle linee, e quello che ha un funz:ionamento con
una b:mda più brga ~ proprio quello del trasfOI1Il3tor= a ;"/4. Un modo per rendere la Inrghe:::a di banda
m:Jgg1or~ è quello di utijj"-are una linea bifilare di cui un tratto viene div:rricaro. cio~ se ne allont:u.l!lllO i
conduttori, però. molto lentmnente cio~ tale distanza aumenta progr~ssivam:;nt;: di una quantità molto piccola
risp::tto alla lungh::::::a d'onda del segnale, in modo che loc:llmrnte- la dist:m.za rimane cost:mte e su una
:?--40

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Buono Studio! =)
hmghe:za opportuna si haadattarncnto del carico alla linea cOTI'·ì1massÌmo della banda. Ricordiamo che questo
mc:rodo ~ rdarivo solo ai l:a.ridri fesistivi (anche se and.r:!bbè dimostrato in modo rigoroso. iI cile :!:mla d::ri nostri
obiettivJ); non vah: per le: impedenze generiche p<:rcM già la parte reattiva ~ dipendente dalla frequenz.a c quindi
difficile da adat1:lJe. L'inconveniente di questo metodo è dovuto alla grand.e hmghezz.a del tr:lrto di linea per
vcrific:rrc l'ipotesi di Icnt:J v:m:JZÌonc della ~ua impcden.:..--:J. caratteristica rispetto alla ltll1ghe.:zl d'onda.

È importante allora avere a disposizione dei metodi che, viceversa, funzionino innanzi tu tto,
p,)ssìbilmente, utilizzando tronchi di linea di trasmissione della stessa ÌInDedenza
cnratteristica e sopratbJtto che permettano di adattare dei carichi che abbiano anche delle
parti reattive. È chiaro che una parte resistiva ci deve essere sempre altrimenti il carico
non sarà mai adattabile dato che se c'è una pura reattanza questa non potrà assorbire mai
potenza.. quindi in qualunque modo si operi non si potrà avere mai un'impedenza purrrrnente
resistiva. Uno di questi metodi è il cosiddetto metodo dell'adaI1mnen1o con un tronco, o
stub, in parallelo. Esso consiste Z

nell'inserire un tronco di linea in 'J '"::===:::J-\_~~~<=x===:);:
deriv~on~, cruduso ad esempd' io . in V cD~~ z" f3~, I ! z..
~

--o l I-I corto crrculto, a una certa iStanza i \\


) \
~
l~

:lJ dal carico. Tutti i tronchi di linea '... \.-\'----'


.'!t~;" )
I
I
sono tutti dello stesso tipo, ovvero'
hanno la stessa" impedenza' y\ <\ ;
. ~>\j ,:;
caratteristica. I parametri che . .
utilizzeremo per ottenere l'adattamento.sono: .la ,distanza x in cui si 'Va ad inserire:.if.trattO in i

'1 derivazione e la lunghezza y dUale. tratto. Essendo i tratti in parallelo è o,rvio'>ch:e'ko~r;;Jié;e


-;,

operare. con le ammettenze (il cui parallelo è .pari .semplicemente alla sOr±TI:n~j delle
.."'.
• "! •.• ,~.. ' " -~: :,,!~

ammettenze). Quindi quello che dobbiamo ottenere è che l'ammettenza che si vede:i valle
---;! "J'

.. della linea, in:'qqmspondenza del nodo, Sla pari a Yo =; .


o
Effettuando gli~:··;·:òp.p-o~ituni
). .,.
'trasporti di impedenze (o ammettenze) fino alla sezione in coriisp'ondenza d~l ~:odo si
[J arriva ad un circuito equivalente del tipo seguente. Si
.. nota sùo.ìf6ùiia semplitìcazione. Essendo la ;i y/) ~: yrv)=jB(vì
'I ~ì:'(y) Fammettenza di un corto essa, in realtà. è J \.X ; l \ ... ' , •. /

,J una ~uscect,anza (cioè puramente i m m a g i n a r i a ) , "


: : I
quindi quando si sommano yex) e Y(y') essa non modificherà mai la part.e reale di ~;(x), ma
! i 5010 la parte immaginaria. Quindi si può già imporre: . ,,'~ . <'.
LJ
.(
Re [Y(x) ]=Yo

G1. cui si determina la x. Successivamente, dato che. come sappIamo. con un lronco m
Gorto circuito è sempre possibile fare qualunque reattar.z:J. (e quindi qualL!rrque
suscettJrL:.a.), possiamo andare a ncavarci la y tale che B(y) annulli la pane immaginaria di
Y(x). Quindi ['unico problema è vedere se è possibile trovare x r.ale che Rè[ì:'(X)J=~'{> Per
J
Vedere ciò, supponiamo di avere il nostro carico Z;=R;+jXc; calcoliamoci l'amrnett.;;:nza
; 1
Y(X) mediante ~~Jo~ul?-_.. d.el.!!',a~ùJl.o:

2 -4 ì

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Buono Studio! =)
r-
i.
(

_ ~ ZC) + jZc;t ~ Y(x):::: Zo +j(Rc; + jX~Jt =(Zo - tR,J + jX c


- Q zt: + jZot . Yo Rt<+ jXc; + jZ(it. Re + j(X e + Zot)
la parte reale di questa quantità è: .--
Re(Y(X)J =R:;CZ'J - tRe:) + tRce X c + Zot) . = 1 =>
l,
Yo . R~ +(X c + Zot)2 ~
~di
imporre

Tale equazione di 2° grado in t ammetterà soluzioni reali se il discriminante sarà maggiore'


o uguale a zero; per verificare ciò calcoliamocelo,

« ...

Quindf.ierretcl:ihi,n:iente:if·disòiminanteè,. positivo e quindi qualunque sia. rimbe·d~rkQ. di


"x'
'.. -. carièo ,i (putéHè' non -puramente reattiva) esisterà .sempre:.:l:lfl valore' di' ~tate éhe
"'-':': Re[Y(x)j Yo;c e 'conseguentemente- un valore' di y.tale che la parte' immaginariadiY(x) sia
annullata da:l1a' suscettanzaB(y). ' . ..':.:;""

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Buono Studio! =)
Abbl9..l'ì').(j quindi visto come, scegliendo opportunamente la distanza dal carico a cui
~
':, r I mettiamo lo stub e la lunghezza del tronco stesso (chiùso in corto circuito), sia possibile
ac:!.attara alla linea un qualsiasi carico adattabile, cioè con parte reale ~versa da zero. In
realtà. se ricordiamo le equazioni che abbiamo ottenuto, di possibilità ce ne sono inflllite
':,r 1
-, sia perché l'equazione da risolvere è quadratica sia perché la x Ce la y) si ricava attraverso
la tangente di ~x (è di ~y) che è una funzione periodica. Dal punto di vista pratico, però, si
sceglicranno per x e y i valori possibilmente più piccoli in modo da minimizzare la
-~;
.! ~ I dimensione della struttura di adattamento.
Ovviamente 10 stub in corto circuito, invece
che metterlo in parallelo, lo si può mettere
~i j anche in serie; l'importante è avere due
pararnetriliberi a disposizione per cercare
di raggiungere la condizione di adattamento.
\
Anche in questo caso, ragionando con le
impedenze invece che con le ammettenze, si
può dimostrare che qualunque sia il valore
-if . L
1 dell'impedenza di cmico (purché adattabile)
5Tù'8

esiste sempre una coppia di valon' (x,y) che


::~. 1 soddisfano le equazioni per.J'idattàri1ento.
J J Sia ne! metodo del trasfonnat'~rèa À/4 sia
in quello ,dello stub in derivazione o in serie , ,
clè però qualche inconveniente. In entrambi i casi ,Padattamento (ù'\rvero la m~si,miz:z:a.iip.n,e
della potenza reale trasferita al carico), vale ad una particolare frequenza.,. che"m g~nerale . ",.".\'

s,(lrà la fn~quenza di centro banda del, segnale che stiamo considerando (infattLin,.,tutte le
·~rl relazioru:1;ltili..zzate c'è dipendenza dalla frequenza). Se ci spostiamo da).ar,é3"fq~quenza
!~ ovviarnerite han avremo più la condizione di adattamento ~p che varierariÌ1o,Ie #~attaDze
c~'f~'; :'';', che a .tale frequenza si bilanciano. Ciò significa direche'qu~d,9: ci spostiamq, ~1; centro
- l ".,' banda una quota sempre più rilevante del seZ1.ale incidente viel1e,pflessa invece,che"essere
C~I,,'::' assor:bita"daLcarico, In altri termini LI siste~a cliadattamentéi'i1a'-una banda finita,· che può
èssere ':più :0 meno stretta a seconda di quanto il carico ,da adattare è diver:5o
dall'impedenza caratteristica della linea. Infatti, in tal caso, ciò significa irmanzitutto che e/è
una parte' r,eattiva che bisogna bilanciare con una reattanza di segno opposto (o meglio
un' energia e lettromagnetica di senso opposto) per annullare il flusso di potenza reattiva in '
corri::,-pondenza della terminazione, Come sappiamo, quanto maggiori sono,' le reattanze
(o\:\/ero i valori assoluti delle energie elettriche e magnetiche) da controbila. nciare 'tanto più
" strt:tta sarà 'la banda del sistema in quanto diventerà sempre più un circu ito 'risonante con
fattore di qualità, Q, elevato. Da questo punto di vista ['adattamento a 1-/4 (arrimesso che
tale rr.etodo possa essere usato, eioe che il carico sia puramente resistivo) ha una banda un
po' più larga. dell'adattamento mediante stub in derivazione (o in serie) dato c.he. non
essendoci il tronco in derivazione, l'energia reat1Ìva è molto più contenuta. 'Cn altro
inconveniente dello stub in derivazione è che bisogna realizzare l/adattamento spostando lo
- \
stub lungo la linea e variandone la lunghe~ in generale, variare la lunghezza del tratto
non è un grande problema (basta prendere dei tronchi più o meno lunghi chiusi in corto
circuito~, Per il cavo co~siale, ad ese~p~o.. - - - ~~ . . ~W -- -
per realIzzare un tronco dI lunghezza vanablle __ . ~n~~ __
sÌ utilizza ~1 c~siddetto corto circuiw n:obil~ - _.. ~FVm - -- --
che non e ment'altro che una specle d1 - - - ~I~/a - - -
2 -43

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I \ Buono Studio! =)
I
pistùncmo mobile che può scorrere sull'anima centrale del cavo. Nel caso' di una linea
bifilare (se le frequenze sono abbastanza basse per cui, come al so lito, alle lerminazioru
valgono le leggi dell'elettrotecnica) basta prendere un tratto
di lidea più o meno lungo e connetterne direttamente i due • --...;. -------'h
conduttori. Più difficile può essere, viceversa, far scorrere
il tratto in derivazione. soprattutto se vogliamo determinare ------,;--J
l
le lunghezze sperimentalmente (inveèe che calcolarle).
In tal caso, mentre per una piattina bifilare questo può
essere fatto abbast.a.fl.za semplicemente (anche se a
costo dì andare a scortecciare vari tratti di filo) è
praticamente impossibile da realizzarsi nel caso di
cavo coassiale, dàto che significherebbe fare un buco
nel cavo principale, inserire il tratto in derivazione,
saldare la calza e poicormettere i conduttori centrali; e
ciò non può che essere fatto una volta per tutte cioè Il
una yolta realizzata tale struttura non la sì può facilmente spostare lungo il cavo. Questa
difficoltà di muovere lungO' la linea di ~issione un lratto in parallelo fu sì che a volte si
rinuncia ad ottenere l'adattamento perfetto pur di facilitare questa operazione. È quello che
.... .. i radioarnatori fanno av~.,rolgendo·un· foglietto di.
::
.

stagnola intorno al~a piattina-e:~i spòstah~ù:~o dI '.. ~/~gl~~.!)...


essa:, questo, ovvlamente~. equIvale a .mettere un ===== =_
condensatore in parallelo e quindi· tale adattamento'" , .'
ya bene solo se il carico è 'tale' ·da' 'ricruedere"per' L'
, Il
l' adattan1ént6 uIlairreattatlZà icap.acitiva~ .' .
ò .."-
Per ovv:iaie~ag1f/iri,q.groierii'enti.su. efencati.·sonostati'.· I·,,·,;:. '::~::';f.:;:
"f.. svilùppm.j~altrhne~odLdi~;1tdattamento~tra. cui'queI1o~ . T _,_o 1-":. ,.. ..
.:·~ .. ~.de:fF.dCfppib;stUb'in:deri"t:'.zidne> in cui 'Vi sonoCÌue' ,
stuh~èfiius'Finc6rto'circuito' df lunghezza'~xeyad unadÌstanza: d' :nS'sata:«in sede' di
c.ostrtlzi6rt~):~ Irr'qtiesto' modo si risolve il'problema, soprattutto"per. iFc1Ev6 coassiale,; dì
dover spostare lo . stub~ una:' volta 'l'-!~
realizzate le diramazione ad una dista.rL..""a·
tlssa fra loro è possibile '\'ariare' la
- .
lUn!z.~eZZll dei tratti di cavo oer realizzare
.
l'adattamento, In linea di principio la
distanza d può. essere arbitrlli'ia ma
normalmenta la· si sceglie pari a 1../4 ,
Osserviamo che 'seil carico ~ d
jB
arbitrario è serr4Jreposslbil~ rrasporwrlo
IWi20 l'u ltimo tratto di Linea ed avere
GOst. alla flne del troIlcoa }~/4. il
parallelo di una pura reattanza (quella
deHo stub) e di una impedenza arbitrario,
o'VVero, ragionando in termini di
ammettenze, un/ammettenza di carico Y c
e una su.scettahza B(y).
Equivalentemente possiamo considerare
ii parall.eio tra una conduttanza Gc che è
2-44

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Buono Studio! =)
,.
'.
, ' -/ tlssa (dipende dal carico) e una suscettanza., che contindamo ancora a chia.rnare B(y), che
J racchiude anche quella di carico ,che possiamo variare in 'modo arbitrario, T~portando
tale runrnettenza, che indichiamo con y::;', lungo il tronco a À-j4 ~vremo:
~'j
y= Y,~ = Y,; =:;?
y~ G_ +J'B '~
~rf " . p ,=d •:1d.an:2m e!'.t o

Da ciò si ricava B(',i):


J'

La condizione per cui è possibile l'adattamento è che Y o2:Gc (essendo il primo membro un
quadrato il secondo membro deve essere non negativo). Se ciò è veriìicato si ricava:

" B --"- \J/G c (Y


'- Ù
- G c/ì
. . ...:J~ .
Se' tale condiZione non è verificata-aIloÌ]Lsi 'Può, ad esempio, agire sulla lungh~'2?L,Ìvçk·del
tronco di linea tra i due stub in derivazione (che è stata sceltaparf a À/4 perché :li?",t.aJi"caso
il trasporto d'ammettenza è stato molto sempEce) , È possibile, però, anche'::~gi~~;sul~-a,
lunghezza dell'ultimo tratto di linea., che térrrrinasui carico, in modo tale che laJ'lcondut!:illlza.;;-,
G,.- vista a monte ,di tale tratto sia tale" da veritìcare la condizione di adattamento,'.
E
.·~T'"

possibile verifi,care -che se variamo tale tratto di una lunghezza pari a '/,,./4 avrern,Q che,
c
nella formula del-trasporto, l'argomento della tangente varia,pi,., ,1;/2 e ,quindi se ::-rn!1[:G,=-'era .
i'~;
'-I~ •
.'

'--più.gande' di Y o 1~ possiarn~far div~ntare più piccola. (~l~ent; nelcasq_irf=cui la


j: •. ~'.

"lun@l9,zza -d non è più pari a "-/4 possono essere ripetuti· ragiov.ar.rrentianalo@, che -l: :"

porteranno.a,:condizioni di adattamento diverse, ma è abbastanza eviden,te che dO"Tà


cominuare-acr esistere una soluzione, purché non ci si allontani troppo àalla',frequenz3.':per-"
cui è verificato l'adattamento.) ','-
Tale metodo è quello classico che viene usato in laboratorio petTealizzare gli ,a~amenti
in modo rigoroso, con tronchi di linea e stub di alta qualita. In laboratorio, con-la dovuta
esperienza, Padattarnento viene fatto per aggiustamenti successivi, senza calcolare
preventlvarnente il valore delle distanze dei tratti in gioco; la condizione di adattamento
- I diventa soddisfacente quando su un ROS-metro posto in corrispèndenza della prima
J dirarnazione'(a partire dal generatore) si legge un valore molto prossimo ad L il che
signrrlGil che si è filggiunti una condizione in cui il coefficiente di riflessione e praticamente
nullo (il che significa, praticamente, avere massirnizzato la potenza trasferita al carico).
Oggi tali operazioni vengono tàtte in modo automatico (se non ~ui banchi a microonde per
necessità di tipo particolare) con i cosìddetti anali--:-Qtori di reti (net-wor'ksanalyser) che
.j
I automaticamente calcolano i valori delle suscettanze da dover inserire e risolvono
l'rrdrrttarnento, in realtà. nemmeno usando gli stub ma con dei varactor (reattanze variabili
elettronicamente) in modo tale che tutto viene fatto elettronicamente, senza che nulla si
muova,
Ricordiamoci che tutto ciò che abbiamo detto finora sull'adattamento si è basato sulla
richh:::sta di aver voluto un sistema di adattamento indipendente dalla lunghezza del tratto di

2 -45

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Buono Studio! =)
r
linea che connette il generatore al carico, perciò abbiamo separatamente adattato 'il
generatore e il canco alla linea. Se per una qualsiasi ragione (pratica o esercitativa) tale
richiesta non c'è, ciò abbiamo un generatore con una sua impedenza interna Z;., una linea ed
una carico Z;, arbitrari. e si richiede di • '". ~.
massimizzare la potenza trasferita al canco Z~
quello che si dovrà fare sarà di adattare tutto
cÌò che c'è a valle di Z. al generatore (e ciò.
~

in generale. non significa adattare il


~.

v z
,~eneratore al carico e il carico alla linea)
cioè bisognerà imporre: Z=z.:. Quindi se il
generatore non è adattato alla linea
l'adattamento de! carico alla linea non
comporta la massimizzazione della. potenza.
Se ricordiamo un pd tutto ciò che è stato detto finora sulle linee di trasmissione, esse ci
sono serv"ite sostanzialmente per due cose: fondamentalmente per trasmettere energia da un
punto all'altro (potenza dal generatore ai canco), ma anche' per realizzare impedenze
(abbiamo visto che con un tronco di lineadi..trasmissione possiamo realizzare qualsiasi
impedenza reattiva); inoltre tronchi di li~ea. ."d.i trasmissione ci possono servire come
trasformatori di impedenze. Cioè le linee di'i::niSì:nissione sonorequivalente deÌ conduttori
de 11' e lettrotecrnca (reofori)~ anche, se sono. elèm.enti .)i .p~etri;. distribuiti invece che;
concentrati; ma tronchi di linea'possono servire,pèr.co$ruire delleimpedenze,'1'analogo .dei
bipoli . dell'elettrotecnica. In altre, paro.le. 'so'oo, anche. elementi circuitali., non . soltanto .
elementi di collegamento fra· carico e.generatore~ e'.·qu:indi'èpossibilerealizzarè dei·crrèuiti
analoghi a14uellf deWelet1rotecruca.:. Ricordiamo .. che ...melettrotecrucafra i .circuiti, sono di
rìlevante;:·imP·ortanza:·:;i: .cir.cuiii. risonanti.. ·.per . i .quali si è' interessati"· ,adJ avere '. un', ,
. comp9r;tamento':sel ettlv.D:~i,n"':frequerr.za., Nella' praticasLè'.interessati;.,'in.~'aI cuni:casiJ::'ad. ùii ;".
comportamento quanto:più·. selettivo possibile"mentre:in .altri ,si ,èinter~~~~,ad avere": una," .
banda"qUanto piÙ":'largaipossibile., Quindi delle linee di trasmissione.pòssono' essere
evidenziatiF.-d1.le· aspetti importanti: quello:' di .canco ,e ·.quellorisonante,.. :.,~ir·: il •primò,
evidentemente, ~per ottel1ere un buon.rendimento con il massimo .di pote'n:za- trasferita al
carico è necessario che esso sia quanto più resistivo possibile in modo da limitare gli
effetti della ri.ì1essione. L'aspetto risonante di una iinea è importante poiché molte volte è
utile avere a disposizione dei circuiti selettivl non per una trasmissione ad elevata quantità'
di informazione, per cui invece c'è biso,§I10 di una banda larga, ma per selezionare delle
bande di frequenza ben stabilite. Per esempio, nel caso in cui con un unico apparato .. ·.
bisogna effettuare. diverse comunicazioni che non possono essere accolte'
contemporaneamente; in tal caso esse vengono affidate a pacchetti d'onda con frequenze
portanti diverse in modo tale da avere canali diversi per le vari~ comunicazioni che'
.
p0ss~"\no .
essere selezionati a seconda della .;omuni..::azione che .
si vuole riGevere (quello che
praticamente accade con il sintvnizzatore della radio).

La banda di questo circuito risonante. ovv'iameme. dipenderà dalle applicazioni: a frequenze radio a seconda iie
siamo in .-\.ivI o F:vI t!l.k banda s3fà, risp::ttiv~lIIl=nte. pari a 15 L'9:.: o 75 KEz. quindi re!ativ:ml~nt: piccola.. )jel
ca::;o di un segnale: televisivo, invece, In banda ~ di circa 4 !v1Hz.

.-\.ncora più evidente è !'imp0rtanza dei circuiti se letti"vi Ca frequenze nvte), nel caso della
realizzazione deçli oscillatori sinusoidali in cui si 'VUole generare un se.2!1ale quanto più.
puro p~)ssibile ~ frequenza. TI circuito selettivo per ant"onomasia è proprio il circuito

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Buono Studio! =)
:i
L-
-I

li
- -j rlS0tìill:l.tB per il quale quanto più è alto il coefficiente' di qualità tanto maggiore è la
selettività del circuito.(ricordiamo infatti che:. h.ro = ~).
ro Q
. - I
Quindi, anche a frequenze di microonde, è necessano avere delle strutture che si
~J
comportino in modo risonante (di tipo serie o parallelo) costituite con elementi distribuiti e
1 non con elementi concentrati (dato che per ['elevata frequenza in gioco la lunghezza d'onda
t-j è comparabile con le dimensioni del circuito per cui non valgono più le leggi
dell'elettrotecnica). Si pone quindi il problema di vedere se, e come, una struttura costruita
con linee di tJa.s.missione più o meno intercormesse può risuonare.
I
J
Ricordiamo che la detìnizione di cor.di::;ion.e di risonan::n la si può dare in due modi
equivalenti. Una prima definizione di frequenza di risonan...:..tl è quella che dice che la
,
. /requen=a di risonan::.a di un circui1.o è quellafrequen=a tale che sollecitando il circuito a
. tale frequenza con un ingresso finito si ha una risposta infiniia (che quindi non va mai a
regime; stiamo ovviamente parlando di circuiti ideali, senza perdite). L'altra detinizione è
quella che identifica le condizioni di risonanza con la possibilità di oscillazioni libère del
sistema. Cioè lajrequen.za di risonan::;o. è quellafrequen.za. alla.' quale il circuito presenuz
un 'uscit.a (tensione o corrente).fi-ni:ta, di-versè da =ero, in assenza di ingresso (eccitazione.
da parte del generatore). Ricordiamo dall' elettrotecnica .che se descnviamoun ctr.:c.ui,to in
termini di impedenze o di ·ammettenze .1e1:'isonanze, a seconda se siano serie :o,/phrii:1,1eIo,
coincidono proprio coni" poli o con .. gi( zeri, rispettivamente, delI' irnP:~#~fl:à' o .
dell'ammettenza. Delle due definizioni consideriamo la prima e' andiamo a ,,Vedere ''''c:iliill
--
'"1 sono le condizioni. per cm SI .ha nsonanza. l " ,'" .:;>.:,~,;;..",
Consideri3..!1)o quindi una struttura comunque. I ;';;>}'J,I"l;.h<c é
complessa di linee di trasmissione, mettiamoci' in una '''.e:,
,-lJ
1(-1
particolare· 'sezione, . e supponiamo di andare ad
eccitare tale struttura in questa .sezione.. Ciò lo
\
P ossiamo fare sia mettendo generatori in
dei -'
;fj S6 r ;-rcr"I<
denvazione,sia mettendo, ei mserie, ottenendo, ovviamente, delle risonanze serfeei delle
.. -<.

rison~e::;paI?-llelo. Per esempio, supponiamo di


insenreuHii§eneratore di corrente messo in derivazione
è vediamo se, e quando. la risposta d~[ sistema, il che
significa. c!ll:éf." la tensione ai capi del ,generatore, va
:; I all'intìnito . Dal punto di vista del generatore tutto ciò
~J che sta alla sua sinistra è tutto ciò che sta alla sua
destra ~ un'impedenza che indichiamo.
l rispettivamente, con: Z e Z; abbiamo quindi il
I
.. J circuito equivalente rappresentato a lato. La tensione
ì/ sarà dat:J. da:

.-\vremo allora una risposta iruìnita 0'-+·:0) con un ingresso tìniw se e solo se risulta:

y+y=o

::: -47

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\ Stessa condizione si otterrebbe se si eccitasse il sistema con un generatore di tensione in fi
J derivazione. Se viceversa eccitiamo il nostro .
sistema in serie inserendo, per esempio, un
generatore di tensione lungo uno dei rami e ...-...;. v
andiamo a vedere la condizione per cu~, questa ----~~----=-
volta, la corrente diventa infinita otterremo la
condizione:

z+ z= O
In realtà queste due retazioni ottenute sono equhralenti se le impedenze (o le ammettenze)
non sono singolarmente nulle. "A.ndiamo a verificare che se la condizione di risonanza
trovata è valida in una sezione allora è valida a qualunque altra ascissa. Ciò è
intuitivamerIte evidente se consideriamo l'altra deflnizione di risonanza... come evoluzione
libera del sistema che si ottiene in mancanza di fOI-zamento. Ovvero è possibile avere una
soluzione non banale con un ingresso _nullo. Allora è evidente che il verificarsi ~i questa
condizione non può dipendere dalla s'èzione che si è andata a scegliere per imporre tale
condizione, perché se una soluzione non.panale esiste, esiste :ovunque non soltanto in tale,
sezione. Cioè se esiste una frequenza per.:cuiè possibile,avere'una-soluzionenon banale.in ',:
assenza di sorgenti, resistenza 0, meno di questa condizione non può dipendereda.I1a
particolare sezione in cui siàmoandatia 'veri:ficarla;·· :Ci.ò "può, :essereveri:ficato.,
esplicitamente andando a vedere come 'Vana lungoda lineaJ'impedenza'guardando:verso' .
destra e l'impedenza guardando verso' sinistra. A tale· scopo riconsideriamo le ,equaziòni
delle Linee: -,

r dV . . ;,,'
: •• '0';
t··
1 - - = 'Jk~ZoI ....
...... , ..... I dz
,l
~
.~ ... ~. l ... ··j-·
ì'·
,-' .~, -.'~-

dI _ . k.! ~.
I ---J-V·
L dz Z:J

Abbiamo poi che l'impedenza verso destra è quella ne! verso positivo delle z e quindi è
data da:

... V
z=-I
,
Abbiamo a[iora che per 'lec.ere
l '
comç vana tale 'unpel,enza
! t
lUrlf?O Z ne 1...I 0Do:arno
'
..;a1;:0 are
t • • [

la derivata: a"iTerno allora:

->
dZ_ .k=/7~ Z~
= - - J - : -' - "
dz Zo \. '

L'equazione a cui siamo giunti è detta equa=ione di Riccati,


2 -43

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II
, . ..,; " .

E un!! dt!lle :!quazioni più importanti d:!lla t:!ona dèl1e equnzioninon lin(!:n1. d ~ una dèlla poche equ:::l.Zioru non
lineari di cui si sa praticamente tutto, che si può risolvere esplicitmncnte e la cui soluzione è proprio quella data
dal rapporto fr:l V ed l

Per 1'impedenza verso sinistra quello che cambia è solo il segno positìvo scelto per la
corrente, ovvero risulta:

~ V V
z=-=--
-I I
ì Facendo deipassaggì analoghi sì o~tiene quindi:

'J
Da ciò S1 ùttieneche: .- .
..
(~~ì • • r ~',

d\j Z+ Z) k ( -<2 ~2\


'\ k (~
,\,.. '\ +-;r~+-,
=F-=-i Z - ,:Z )' = j---f..j Z+ ZilZ- Z j
Zo \ ".' Zo \ / ,I

Dunque se .z+ Z.:~' O.:.allorail secondo membro di. tale relazione è nullo e quindi la de'rlvata
:della somma è niiIlà:"Ma questa è una equazione del primo ordine.~ .~e. la funzione .gyà.~ 'JUa
• I.:' • <.-.', " ':::.' '~.:,..-
..(- -;.
derivata prima sono nulle in un punto. sono nulle ovunque. Quindi la sormna Z+ Z = O è
.identicamente nulla lungo tutta la linea di trasmissione. Ciò significa. diTe 'che la sezione in
cui si 'impone la condizione di risonanza è .deltuttù messenziale (e quindi,/'Ia p'ùssiamo
scegliere ad arbitrio ai tÌnÌ di semplificare le e~ressioni di Z e Z). Cio fra l'altro
conferma la perfetta equivalenza fra le due definizioni di risonanza.
Quindi per vedere se e come una struttura costituita da elementi distribuiti (cioè da linee di
lr3.;:,iTIissione più .0 meno intercop..nesse) può risuonare occorre, e ba....."'tii, scegliere una
-sezione di questa :struttura e imporre (o verificare, a seconda dei casi) la condizione di
I risonaIù.'ìl, o'\rver.o .trovare le frequenze per cui tale condizione è soddisfatta; intàtti dai
.J trasporti di impedenza, alla sezione di riferimento scelta. si ottengono delle funzioni
meromorfe, che come sappiamo hanno. in generale, un'infinità numerabile di poli e di zeri.
ì ~ quindi in generale esisterà un'if'Jinità numerabile di frequenze di risonanza. C'è però,
J èvidentemente, una condizione necessaria da verificare perché possano esistere delle
frequenze. ovviamente reali. di risonanza. È cruaro, infatti, che se ci sono delle perdite
dovunque nei circuito, o in Z o in Z, ci sarà una. parte reale diversa da zero (~) meglio
mag.giore di zero) e quindi la condizione di risonanza non sarà mai verificata. Perché p0ssa
essere verilicata tale condizione è necessario allora .::he queste due impedenze siano, in
realtà., delle pure reattanze (che, a parte il coefficiente immaginario, sono funzioni reali e
quindi possono avere delle soluzioni reali, delle co reali). Ciò significa dire che la struttura
deve essere priva di perdite ovvero le linee di trasmissione, e per ora stiamo supponendo
che esse lo SillilO, ma anche tutti i carichi di queste linee di tra.srn1ssione devono essere
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senza perdite. E questo è evidente se si pensa alla seconda defiriizione di risonanza: è
chiaro che se dovunque nella struttura ci sono delle perdite non ci può essere mai nessuna .
soluzione stazionaria in assenza di una soI1ecitazione. perché in tal caso le evoluzioni
libere vanno esponenzialmente a zero. Ciò ci fa prevedere anche cosa accade se,in realtà.
ci sono delle perdite e risolviamo lo stesso 1'equazione che deriva dalla condizione di
risonanza, Otterremo ancora una soluzione (abbiamo sempre a che fare con funzioni
meromorfe) solo che le frequenze di risonanza non saranno piùdeÌ numeri reali ma dei
numeri compiessi. La parte reale di questo numero ~ompiesso ci darà la frequenza
dell' oscillazione libe~ la. parte immaginaria. ci darà la costante di attenuazione
dell'oscillazione (quindi invece che avere un'oscillazione permanente a'\;Temo
un'oscillazione smorzata). Come sappiamo, a seconda che il sistema sia con o senza
perdite la risposta impulsiva dei sistema presenta dei poli, rispettivamente, o tutti a sinistra
den' asse immaginario, se il sistema è stabile e quindi ha necessariamente delle perdite,
oppure possono essere eventualmente su 11 ' asse immaginario, ma allora il sistema" è
soltanto marginalmente stabile (cioè c'è la possibilità eli avere un'oscillazione indefinita in
assenza di sollecitazione esterna e se sollecitiamo il sistema pròprio in corrispondenza di
UnR frequenza di risonanza abbiamo una. risposta che va all'ifl1inito). i\tfentre nel caso
ideale la banda di risposta è infinitamente stretta cioè sr= r=ccitiamo iL noruo circuite
risonante al variare della frequenza, per tutta:. le frequenze ,che non sono que'Ile dì risonanza
la risposta ~ tìnita mentre in corrispondértza' di esse' la .risposta. vaaW infinito: quindi
nOI1l1.alizza...fldo ai massimo, che in questo caso è l'infirrito, abbiamo una serie di impulsi. Se
invece ci sono delle perdite;'al"variare. dèlla\freqtitmza" larisposta:;.non presenta più un "
picco ma un andamento a campana;' la~ota: curva 'di'risonanza '(detÙranché'lorenziana)~ 'la:'
'larahezza:-:;,.' di:.~banda{larmlezza ::a.; meta:: 'pol,enza~ ,dell.a..\llo::lì:ro. ;Gu~a;'diri~rì~~'t!l ):'.~ ··leaatg: ,al
co;fficiente;(,di::qria:Htà:;~deI;\YciFcuito',risonante: ··Quindi· .quanto· più.piccok··.sonci:::le : perdite·· .
.,tanto ·:plù:;~~v'icfui?:'sru-ém8;~iané) 'condizioni.:: ideali ovvero,tanto-più: stretta ..sarà .·'la~·ctiiVtcF;dP:·
•rison~'deJ'·nostro.sistema;'é; . . .:,' , ~::-:- 'c ":-. '

Consideriamo il ,caso. ,in,cui la struttura


riS9~~t~'-' e la. più semplice po~sib"iie: è Z: .O !
....,.,:.,.~"~,.
costitùita da un tronco ili linea chiuso st;ctue
carichi re atti vi, e abbiamo visto che qualunque
carico reattìvo è equivalente ad un opportuno
tronco di linea chiuso in corto circuito;. quindi
la struttUra più semplice che si può pensare è . . 'Il"'"~---i ---~"t
costiruita da un tiàtto di linea chiuso su un l
corto .circuito ad." entrambe le estremità." ~_.":'.
scegliendo la sezione in cui andare ad imporre la condizione di risonan.:."'a in corrispondèn:;'a
di uno degli estremi, ad esempio quello di sinistra, è evidente che l'impedenza v~rso
sinistra. sarà quella del corto circuito, cioè nuHa. Ciò signitica che l'ammettenza 'Verso
.sinistra è Ìnfuùm e quindi la condizione di risonanza suUç 3lT'.mett;nze non può essere
veriticaça. Imponendo quella sulle impedenze si ottiene:
-4
Z =0

i\Ia l'impedenza verso dest.--a non è altro che quella di un corto circuito trasportata su lungo
un tratto di lunghezza t, O,l'yero si ha:

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-4
Z = jZùtgr:t = O tgf3l = O ~ pern =1,2,3, ...

.-'...' I dove la soluzione per n=O è stata esclusa perché porterebbe; a 13=0 e quindi tensioni e
I corrente costill1ti su tutta la linea ed essendo nulle all'estremità $ararITlO nulle dovunque;
, cioè è la soluzione banale. Ricordando l'espressione di !3 a'YTemo:
.t)
co:) ,/f;t = nit ~ infinità numerabile di pulsazioni di risonanza del tipo:
nit DitC
j Cùn = ,r-? ~-ì-
't' E]..Lv nei. <:asO ~
dei 7UOtO:
I
t:':'=c
"Etl

In termini di lunghezza d'onda avTemo:

~ = n A'l
. i1 .'

= ì '~; y~.:, :·;·?~l··,' j ": :- :.

: .:,~i'~4fl' i> -::-;j

r"'J ,Quindi, intalcaso, si ha che le frequ~nze.di.risonanza sono tali .chein corr.is~p·Qr4eg:za:';dL,


~I ,'questefrequenze ,la Junghezza deltroncodilinea . è un .nurnerointero ,di.mezie~11b:~ezzer:·
d'onda, cioè all'interno della linea c'è un numero intero di mezze oscillazioni dr' e' tensione
di cQ~e'nte :ed n"mctiça proprio il numero di,ventri e:di nodi, rispettivamente di teru;lq~~"e di
corrente, che sq~9,çç9ntenuti nellaJinea; Per,la.pri~, e la,minima,. frequenza di;~:n$;9Pinza
. '! ,'.':;PJ .per cui: t=j~/2 ; quindi per far risuonare il circuito .consideratd·~l~~..r:ninima fr~:'qu:;~:di

I ri8oIJ,;ug~ possibile bisogna considerare un tratto di Enea iungo mezii.::fiingpezzad'oiida.(ad


. J esempi'o,;::se':,;si vuoI far risuonare tale ,cir:cuito a 300 yIHz;la';cui lungh~zZa) '/d'onda
corrispormiente è di l m,bisogna considerare ,un ,tratto, .di linea lungo mézzo. metro}.
Dunque, vista la proporzionalitàtralunghez:za de! tronco e lunghezza d~onda, piH è bassa' la
frequenza;pig lunghi devono essere i trarti di linea che dO"\/TebberQ':essere utihzzatiaffinché
il circuito risuoni a tale frequenza. Questo è un altro motivo per cui le lineedì'trasmissione
le utilizziamo a ,frequenze elevate; a frequenze basse non ci conviene m.ili7'7:Jre le linee di
trasmissione perché dOvTemo Gonsiderare dei tratti di linea molto lunghi ed inoltre, a tali
fr\:quenzo:. funzionano molto bene i circuiti ù. costanti concentrate. Osserviamo ora che se
l ,;tJ.~Iiamo
far risuonare il circuito considerrrto a frequenze molto alte dobbiamo o sce~ìiere
un n moltI.) alto oppure considerare una lunghezza d';.mda molto piccola (inversamente
propocionale alla frequenza'). In quesfultimo ca.so la lunghez:::a del1a struttura diventa cosi
piccola che le dimensioni trasverse diventano paragc:nabili con quelk l,mgitudinaii e, come
sappiamo, quando questo si verifica la SLruttura non si compona più come una linea di
- I trasmissione. Emerge quindi un'altra limitazione all'uso dellt: linee di trasmissionè (e che b
la ragione per cui si dOvTanTIO prendere in esame anche le altre strutture guidanti): se le
linee di trasmissione non vanno bene a frequenze molto basse perché vengono fuori delle
strutture molto grandi, non vanno bene neanche a frequenze troppo alte (a meno che non si
utiliZZ:1I1o linee di tr~ìTlissjone con dimensi,:mi trasverse molto piccole: le microstrisce)
dato che le dimensioni trasverse diventano para.gonabili con quelle longitudinali.
L'alternativa sarebbe di considerare un n più ele,,-ato. Ebbene se prescindiamo dalle perdite
2 -51

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questo, in realtà, potrebbe essere possibile. !via quando esamineremo le strutture risonanti
in presenza di perdite vedremo che questo non è più possibile. La ragione di ciò è che se la
struttura è molto lunga rispetto alla lunghezza. d'onda ma le lunghezze d'onda diventano
paragonabilì con le dimensioni tr~""Verse su tale .
struttura si possono prop~aare non solo' iI modo
TThf ma anche tanti altri modi; ciò compi)rta che • , vJ f'\,

mentre.in condizioni ideali abbiamo urto spettro a


righe, cioè tante frequenze di risonanza ben
deflnite ed equispaziate, in presenza di perdite,
invece, queste righe si allargano e se sono troppo
titte si sovrappongono fra di loro e si perde la
risonanza (vedremo che la densità dei modi
risonanti aumenta col quadrato della frequenza). Vedremo infatti che all'aumentare
dell'indice n tutte le possibili frequenze di risonanza si affoI1ano sempre di più e quindi la
struttura risonante funziona bene solo se si utilizzano i modi di indice più basso. Questa è
stata una delle difficoltà da superare per poter realizzare i laser' in cui c'è bisogno di una
cavità risonante che funzioni a frequenze ottiche, pur essendo di dimensioni non dei micron
ma dei centimetri o dei metri, e quindi si doveva necessariamente far funzionare la cavità
su indici molto elevati. ::: :,"'

.'\ bassa fr:quenza è possibi1~ sep~ c:unpo elettrico·: magnetico: tcn:rii. loc~1iT"ati in ~gioni 'b-:n,
derermin!li:e dello spazio, per cui i circuiti oscillanti,sono onembili.con.I'lmljT"o'·di condensatori, edjnduttori; ;è . ,
questa la base che vede la possibilità'idLstudiare':s~nrat:mlentei 'cen'i principi';dLKirchho:ff.i circuitL.elettrich ,.!.
Alle alte "frequenze.anch~:in.terminLdi:.pot.enza.. (come ,n vede . nella, espressione"dei teorema. di Poynting) t: due, ..
campi'50no'instirldìlj'ili".e'tton;;è'pru-posSlbile.:.co:str.LIìre'dementi'conc:ntt:ltLPer.ò:dato,cllrrsia,le,dimensioni".della:.'.:·
. '. mu~;:,.~~::~~0~~~zz~~d~?n~à2@;nÌ!1uis:ono,:,~;?emp,lice:<~o.strtrir.e ;,dei··,-c:ircum ~ risònanti;i:DÌl:·le:;;m~,eA!. .' ':
, ,t:r:1sII:iissrone~;;P olChe"1e .!freqnenz:',sòrro· un'infinità:':nmnerabùe .::V1cne'·spont::meo'.'pensare'.che èarfili!:sop111; 'deIl:L':'·,;;·
.,fr.equenza,miIlinìa~che';prnnette;1a:risonan.za;''Pur,:di·.scegliere:1a':frequenza.;adeguata.~u~n~.abbiamO'~problemi;di"
verific:!lte ::1:1"' condizione di. momma In, rem le· cose non stmno. in questi teIIIlÌni.· poicl1é'quello che. abbi:n:no
consìdernro-,:·ffuor.rò';:unalineu·',di"trasmissione "chiusa ~'llI1e'sue' estr::m:i.t:ì::su 'un. corto .. ::circut.to~' Abbi:xmo' .
. ~videri:.ziato che il concetto di impedenza terminale può =ssere ,definito so10,lo.elle ipotesiche:;esist:x un solo modo·
che si propaghi sulla struttura guidante~ il modo',:rS\1. per cuUa strU!IUl'a guidante possa essere effettivamente' .
una linea di trnsmìssione. Mà abbiamo visto che nélle vicinanze delle terminazioni non esiste ;010 que~o modo.·
Que1.1o signillca che man mano che aumenta 1:1 frequenzn (diminuisce :1.) le dimensioni 1!:l.SV'ene non sono più
trJScurabili rispetto alla lunghez:z.a d'onda llche significa(comevedr:rno) che la st:rUttl.ln non si comporo più
come una linea di tr::JSmissione, visto che ,oltre :ù modo fondam~nra1e TEJ.,! ci possono ~ssere tanti altri modi
che non si attcnU:l!10 allònt:mandoci dalle tcrmintioni Quindi. in ogni C::lSO. poiché le dimensioni delle
terminazioni sono pa.r:l.gonabili con quelle trasv~e si ha che all'aumentare della frequenza. le termin:IZiòni
3tesse non sono oiù schemati77':Jbili com~ dei cortù circuiti (dò v:ilido, vic~'ersa, solo nel caso di cavo coassiale
òiuso su una piastra metallica) ma avr:mno delle scnemariz::::u::ioru piu c.: ompIic are poich~ i campi si
complic::mo. In queste condizioni il problema dO'vrà csserc :Ufront:lto nella sua forma più cornplct:lcio~
consid::r:mdo sia i conduttori che le te:n:ninaz:ioru e c::rc:mdo di risolv:r~ le ,::quationi di Ma:"well :illo scopo di
rrov:rre le cvenn.zali soluzioni libere del sistema. In effetti rifi:rendoci :Il caso della linea chiusa ru dei corto
cin:UÌti. riducmdosi la ltmghcz:::a d'onda si :rrriva ::ti punto che le dim:msiom tr.lsvme sono p::rragonabili ad essa
;! la struttura perde le caratteristiche di una linea di !r:lsnrissione (una dimensione predomin~ sull'altra) =

divenu più quella che viene definita cavità cO:lSsiaLe, cioè una c:.rvità costimita da.un metallo con un
conduttore al centro che può essere di fOI1l1a qualsiasi; il conduttore al ,centro potrebbe anche non esserci,.
avendo cosÌ una cavillI di fonna. qualsiasi: cilindrica o Sfelic:I. Si giunge quindi :l sostituir:: n:ltur::l1ment:! una
str'lim.r:ra ruid:mtc:. conllIUl dimensione predominante (linea di trasmissione). con tma cavità qu3lsiasL costituita
:;j . •

da una regione di spazio entro cui il campo :ietttùmagnetico resta confin:1to, nella quale s:J!'!IIlno dn determm:rre
le cv:ntnali fr:quenze di oscillazioni l1bere per il sistema. Questo studio getta le basi per 1:1 dcfinizion~ di sistemi.
oscillanti ad elevatissima frequenza dove non è più possibile usare· tronchi di linee di trasmissione. Spazi::tndo
sull'intern' banda di frequenze che va. da zero 'alle c:ntinaia"di GEz(microonde) vediamo che alle basse
2 -52

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Buono Studio! =)
-I
frequenze i circuiti risonanti sono costituiti da cÌrcuiti a costanti co.ncentr:Ite (L e: C accoppiau)~ alle:: medie
frequenze, cio~ centinaia di Iv.lliz fino. a qualche GHz (cDn ÀE[crn.mD, icircWll Dscillanti vengono re:ili.zzari.
con lince di tr:lSITÙssione che se sono hmghe vengono avvolte su se: stesse; dalle decine di GHz: in su le lince
dovrebbc!fo presentare del1:; dimensieni lengirud.i.na1i paragenabili a quelle.tr!l.Syersè per cui il problema va riselte

-I nella ma imercz::a e le sttuttur~ uti!i17at: sono dette cavità rison.:m1.t. Se si sale :mc ora con la frcqUClL"""'.l il
problema divent:l ancora più complicato perché te: cavità hanno dÌmrnsiom legate alla hmghezza d'onda di.
nsonnn=a per cui. dopo un certo valore di À.. le c~1tà dovrebbero essere t1lmcnte piccole da non poter
sopportare una quan1:'icl di éIlc:rgi:l de:ttro~eric:1 necessaria alla nson:mz:J. c quindi non più utiliz::::J.bili In tali
condi.L:ioni, cio~ a frequenze che vnrmo d:ill' infr:rrosso :ili' ottico. si utilj: ,:ma le cD:>idckue cav llà ap t'.![i'.
(utili. . at:: fra l'altro nei las=r).

Andiamo a vedere come sono fatti di tensione e corrente lungo la linea, ad esempì0, per
n=l e per n=2, O\l-viamente abbiamo delle onde puramente stazionarie che nel corso del
tempo oscillano nella struttura. Ci sono quindi delle sezioni in cui c'è un eccesso di energia
rl
'-
magnetica rispetto a quella elettrica (come la
sezione l) ed altre (come la sezione 2) in cui c'è un
eccesso di energia elettrica rispetto a quella
l1.

. _i
\2
Ci .
J
magnetica (questo, fra l'altro, fu uno dei primi casi Cir==::t=====:J-
in cui si mostro esplicitamente, nell'ottocento, il
carattere di propagazione, in questo caso specifico LM= Il
diudonda stazionaria, su una struttura a parametri
distribuiti; infatti se abbiamo una struttura risonante
di questo genere.e la si esplora con una lampada a
;'1·
'.-
neon essendo questa' sensibile al campo ekttrico ',~, .....'
essa si .illli..rninerà più o meno a seconda della
sezione chesista attrav.ersando lungo la linea).
Questo :è :quanro a~.~~de avendo considerato una
semplicè strutrura con terminazioni chiuse in corto
cirèùito:' Già se consideriamo che una delle due
terminazi~JriLsia chiusa, ad esempio, su una ,capacità
t'I'
z
a:YTemòche .lé.l.cose si "éomplicano in quanto se ci _,' l;.

mettiamo alla :lezione in corrisoondenza della .


capacità a:YT~mo che la condizione di risonanza da
'

imporre è data da:


-I,J , l
J'Z~ t,gP,l
'J
-+-
_I-' ju:C = O
-

-I l 1...
che ;: W1!~quazione trascendente che non si risolve
':;ùtW fOffila chiusa (andrebbe risolta numericamente
° ?'lÌìcamente) , Quindi appena consideriamo un
caso diverso da quello che vede la linea chiusa su
due corto circuiti (o che alle estremi estremità vi
- -' sianv dei circuiti aperti, dato che sarebbe la stessa cosa) viene meno il faLt\.) che lè
frequenze siano equidistanziate fra di loro, Ricordiamo che quando abbiamo trattato i
teoremi di unicità nel dominio della frequeTIL.u. abbiamo visto che l'unicità veniva meno
quando si verificava l'uguaglianza fra energia elettrica ed energia magnetica medie, e in tali
condizjoni si parlò eli condizioni di risonanza. Questo è esattamente quello che accade; è
evidente che nella struttura che abbiamo esaminato, in condizioni di risonanza.. c'è
: -53

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Buono Studio! =)
f
~:.

uguaglianza fra energia elettrica e energia magnetica medie. Basta mettersi nella. sezione in 1
!
0orrispondenza di un corto circuito e . vedere· quanto vale il flusso di potenza. reattiva.
Siccome tutto il t1usso di potenza è nullo (essendo la tensione ..t}ulla e quindi: ~ V( = O )
anche il flusso di potenza reattiva è nullo e quindi a valle di tale sezione l'energia elettrica
e l'energia magnetica medie (ovvero su tutta la struttura) si bilanciano esattamente .
.~diamo ora a védere quello che in realtà accade e cioè che le nostre strutture guidanti
siano delle strtlttUre con perdite, dovute al dielettrico e ai conduttori. Siccome i
conduttori non sono dei conduttori perfetti ci saranno delle perdite per effetto Joule delle
~orrenti che scorrono sul conduttore stesso (le correnti non sararmo distribuite sulla
superficie dei conduttori ma penetreranno. anche se di pochissimo, all'interno dei
conduttori): inoltre se 11 dielettrico non è perfetto ci sararulo delle perdite all'interno del
dielettrico. Lo studio rigoroso di questo problema lo si rimanda allo studio delle guide
d'onda in cui si presenta lo stesso problema. Nel caso delle linee di trasmissione è
possibile seguire un ragionamento molto più intuitivo, ma non rigoroso, che fa riferimento
. allo ~chema. circuitale equivalente che abbiamo visto peI" le linee di trasmissione. Abbiamo
visto che in una sezione infmitesi~ (molto : L 6.z
piccola riSpetto alla lun,~ezza d'onda) .tutto ::" :... rY"'rY\ r". . •

accade come se aveSSlITlO un· quadripoJo " . ~ .. q.. ..,.


~--""'I'---";",·I
costicuito da un/induttanzasen.e e una >" .:::;. • :.

capacità in derivazione. Nel caso reale ci - l


aspettiamo allora che la caduta di tensione· C.6.Z "T'
lungo . la linea . ,. non . sia . soltanto; dovuta·· ., , ... r·
all' induttanza 'ma:'Yi. sia.anche:·un contributo O>----------"'-----J,(~)'o.;.,
. puramente~,: . . obrnico ... ,relativo· aduna
resistemi". .peio .. unità'.' 'di .. ,·lunghezza; R;.
analù,gamente·s.e:ci·, sono delle ·conducibilità. RSz Lt.z
nel mezzo .per'cui .ci.sono; delle con"enti
derivate :: do'IUte non soltanto all'effetto
capacitivo ma anche ad una conducibilità
propna del mezzo allora dovremo' G~z
considerare una conduttanza derivata, G,
conduttanza per unità di lunghezza. Quindi
rispettù al casù idealç le variazioni che si
harmo nei caso di presenza di perdite sono:
,. .,
. ~: R 'I •
jd -7 Jd.. + R = jC!J! L-+- -.-;
\.. JCD,i
=Je::L~

jc::C

Quindi possiamo dire çhe formalmente non cambia nulla rispetto al caso senza perdite pur
di sostituire l'induttanza per unità di lunghezza., L, con un'induttanza Bqui'Valente (cioè
fittizia) per unità di lunghezza, Leq,e sostituire la capacità. C con Ceq (analogamente a
quanto fatto quando abbiamo introdotto la costarite dielettrica equivalente). Quindi le
equazioni deUe linee si ricavano da quelle nel caso senza perdite sostituendo tòrmalmente
2-54

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Buono Studio! =)
L con kq e C con C~-l' In tennini di costanti secondariej,,(che sono poi quelle che più CI
fanno comodo per descrivere la propagazione sullaliriea) avremo che la costante di
propagazione non sarà più puramente reale:

,,)'.·~!ero sarn. IDgenerale, complessa (essendolo L~q e C~. Alla!osmnente l'impedenza


caratteristica sarà., in generale, complessa:
ì
- .,\ rr:- R ' 'X
'7 -
"-' o - ,I C ~
l -
- '.1 ~ J.: 'J
~ ~

A parte questa variazione delle grandezze in gio<.,)o tutto ciò che abbiamo detto sulle lineè
;JI di ~1Ilissìone rimane completamente inalterato (con, evidentemente, una complicazione
~ nelle relazioni da urì1izzare),

,In ~tT::tti ,iI problema non può ~sser;: risolto in qu:=sti t::rnrini poiché la nostrJ schcrnatL=n;:ion:= id:=aIe>~ ;::n:J,rll
d::rivata;dalla vaiidicidt.:i concetti di' tensione,:: correntI:! ,(m maruc=ra locaIe), ,cons;:::!ul:!n;:ad~llhi.F~aiidici
t ,

.jelI'~sisIeIU:2. dei 50limodi TD1: or!l.. inv~ce, considerando Ul1::l corrente che ':icorr:: nel hlpolo iqtiPi:iliiueJ(da
-l'I
',,_J
una pOrt:1 aD'J1trJ) ;:ssa compofta l'esistenz:J. ài una componente longirudinak del c;nnpo mag:nericot.,ist:~ che: Js
~ leg:U!l ~a taIecomponentedd, ~arnpo ),pcr ~ui. non:porendo applic:rre i principi ilell'ekrtror=qlic'~i~4rnm;!no ,. "
loç:ilinente.la ~ch da percorrere s:rrà div~rsa. Tale schemati7""'!lzione sarit validasoio alle' bas'setJfTèq~::n::e~
~ssendo in bi C!lSO v~de le leggi dent~lettrD(ecnica.. .~'~,. ...~.

In pratica, poiché stiamo ragionando su funzioni ,analitiche, il risultato cui siamoperienuti


'non è ,altro che un prolungamento analitico delle soluzioni già viste in precederlza. cose ti
rimangono _irlalterate non soltanto formalmente ma anche. in prari.ca, numericirnentè
''-./
;;;'"-.

perlomeno'neli,caso, di elevata importanza appiicativa,in cui le perdite ci sono:mà':sono


piccole. sr parla in tal caso di linee con piccole p-erdite (c~Jnleqllali in pratic~rsi h~ì" a ch\! il
fare) ovvero quando risulta: .'

rR
1-«1
.
la
<
i

I l
:
j-«l
~
V
J
'. c..:t:.:

~ in ~li condizioni i primì membri !;ono l'inverso del coefrl~ierit~ di Qualità (nella orima ,/i
è il rapporto fra un termine proporzionale alla poten::a dissipata per unità di 1un?hezza e
. .
!'energ]a di tipo magnetico accumulata per unità di lunghezza: nella seconda condizione iJ
rapporto fra. la potenza dissipata per uniti di lunghezza trasversalmente e l'ener~a elettrica
llccumulata Der unita di iuncllezza:', Fisicamente tali condizioni ci di('ono che le Dotenze
medie dissìpate sono molto -piccol'~ rispetto alle energie medie accumulate. divis~ per il
periodo. Osserviamo che L non dipende dalla frequenza menu'e R dipende dalla frequer.za
pèr effetto pelle, ovV"ero aumenta secondo la radice quadrata della frequènza; quindi
aumenta meno rapidamente del denominatore, La G in generale è costante, Quindi in realtà
i rapporti a primo membro di tali condizioni diminuiscono all'aumentare della fr,equep.za.
1 .. 55

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Buono Studio! =)
Pertanto quanto più aumenta la frequenza tanto più vicini, siamo alle condizioni di struttura r
k
ideale. Quando sono veriiicate queste condizioni di piccole perdite le espressioni di k e di
~ si semplificano in quanto sarà possibile effettuare degliSit~iluppi in serie, arrestandoci al
termine di primo ordine~ Avremo cioè: ;

I
.1 i/ R G "i
= ~0 - J:;i- + - ) dove: ~D = {.ih,t'LC è la costante di propagazione in assenza di p~dite
- \Rù Gù
r::-
,IL, l . cl ". .
e R ù = ~ C e' Impe enza carattenstIC<l ene avTemrTIO se non Cl

leperdit~ inoltre: Go = _1_


Ro
.~ o'o~. . . •.•

Quindi nella costante di prop~oazione,è;pr.~sente un'piccolo', termirle irrnnaginario .(daUe:\.',


ipotesi di piccole perdite); ciò significa dire che tutta la descrizione che. abbiamo. fatto è
sostanzialmente la stessa solo.che le Qsci118Zi.Onl 'che sr
hanno ,delle grandezze' in,. cicco <sÌ'
attenuano lungo z (e la -costante'.,di ·,ii.tténu:iI.zlone 'è,'''prdpno -qtresto ". termii1e'irntnaginano)~' "
A.Ila1ogame~te:per:-lfimpedenz~r:·caratteristica'·a"YT:emo-;"" > ' ."

Questa volta il segno deUa parte immaginaria dipende se è più grande ~ ° è più grande
G e quindi avremo, rispettivamente. una piccola pane indlittiva o una piccola pane
C ' ' .
capacitiva, comunque trascurabili rispetto alla pane resÌstiva. Quindi, poiché siamo'
imeressati a lavorare a frequenze abbastanza elevate, saranno sicuramente veri:ticate le
,;ondiz:roni di piccole perdite e, conseguentemente, saranno trascurabili le parti immaginarie
di k e Z0' Saremo costretti Cl. valutarli solo se vogliamo ~onoscere le perdite stesse e non
per la definizione della propagazione, per cui invece è valido il modello senz.'l perdite.
L'intluenza negativa delle perdite si farà sentire in maniera distruttiva solo nel caso di linee
molto lunghe, mentre l'equivalenza al caso senza perdite è ottima fino a lunghezze della
linea che arrivano fino a 100 volte la lunghezza d'onda.
Ricapitolando, quindi, abbiamo visto che nel caso di piccole perdite la relazione
intercorrente1Ta la parte reale di k e la frequenza continua ad essere 'lineare e quindi vi
.sarà ancora propagazione del segnale senza avere dispersione; l'unica cosa che accade è
~he il segnale si attenua durante la propagazione per effetto della costante di attenuazione.

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Buono Studio! =)
~ I
J

Per qU3l1to riguarda l'impedenza caratteristica., l'effetto'delle; perdite (in un'approssimazione


al primo ordine) è dovuto solo alla preseTlZ<'l di un piccolo fattore di fase, mentre il modulo
rimane costante al v-alare assunto in assenza di perdite; fat1or~ }ii,fase che è costante lungo
la linea, cioè indipendente da z. Ricordando la soluzione iii· fonna progressiva delle
equazioni delle linee, ovvero:

Ii "I ..
y = "I ,"-
y' e- ;k.:
J + "IY.. - e'ik.:
\

-'I 'I

II=-
i l ( .,
V~e-JJ!:Z-V-el'::':
,. )
L Zo

,j aVTemo che, Sosul11zi.alrnente, la prop~oazjone è analoga a quella che abbiamo visto nel
caso delle onde piane in un mezzo con perdite. Avremo quindi un'onda di tensione
--il progressÌ'Va che si attenua esponenzialmente, con costante di attenuazione pari alla parte
immaginaria di k (e un'onda regressiva che si attenua con la stessa costante di attenuazione
ma nel verso negativo delle z). Per quello che riguarda la corrente, l'effetto delle per.dite,~ a
parte l'attenuazione" introduce tramite Zo un, p-~ccol0 sfasamento; che _è indipenger(e,;<~da Z; ,
5iccùme una costante di fase indipendente da'z ,è, naturalmente;, del tutto ine~'s:er.2iarb:,
porremo rrascurarla e quindi in tutte le applicazioni,:considerare, al posto di Zo,R,,)'.' è,ome~:· È:
!5e perla ,corrente utilizzassimo ,un riferimento di fase leggermente diverso. da ,qa:J.JIS;}de'Cta':', .' :./

tensione, sfasamento'che, comunque ,è piccolo è costante lungo z . · , '"l~!''''?'f'''::i'i~::,.:l!:·''' ,',' ,


.:.lJ variare della frequenza,. una linea di trasmissione con perdite, se le perdrrB:N o no s:
piccole, consente ancora,una propagazione non.dispersivadato che la relazione tra'~'la':p'arte
reale di k e la frequenza è ancora di tipo lineare, perlomeno se la banda di frequenza .Don è
,-[I così elevata.da mettere in rilievo le variazioni di R con CD dovUte 'ali'effetto pel1e:,(che
IJ comunque, è ,una variazione molto lenta essendo ,di tipo radice quadrata); quindi',con
tccellente ,,,aDDrossimazione, nel caso di se2I1ali a banda stretta (che ricordiamo essere
• J..1 . ___ . . :

i quelli di maggiore interesse applicativo), possiamo ritenere che su tutta la:~banda di


<. J :requenze la parte immaginaria di k sia costante, il cui, unico effetto. è quello di ,far
attenuare; ma:':senza deformar-e, il segnale man mano che questo';'si.,propag§,,, (sarà solo
-i I ne:.:essano introdurre de.!di amplitìcaton in modo che le attenuazioni non sùmo tali' da
I i,.J, confondere il segnale trasmesso- con il rumore). Se i segnali non sono a banda stretta, cioè
'1bbiamo dei segnali che occupano una banda percentualmente comparabili alla frequenza
cii centro banda (per esempio, quel1ù che accade sulle linee telefoniche in bande. base,
j- rt.alizza.tè con il doppino te!e:fonico, su cui viaggia un segnale a frequenze acustkhe, ciò
,.:he vanno, sosLanzialmente, da 50 Hz a 3000 Hz; a differenza della filodiffLlsione che ~ UIi
~è~nak modulato, Ci0r,; a banda stretta) ci possono esse:-::: delk difficolta per qudlo che
ri~Jarda la di~ersione. Irmanzitutto perché le frequenze sono basse e quindi. anche in
()re::;8nza di un buon conduttore le condizioni di pi~co[e perdite potrebbero. non essere
- I verificate, anzi la parte immaginaria di, k risuìta essere predominante rispetto. alla part.e
j reale, Al limite, non essendo più soddi~}fatte le condizioni di piccole perdite non possiamo

nemmeno effettuare ,gli sviluppi in serie, approssimati al primo ordine, che abbiamo fatto
prima e quindi dOvTemo considerare l'espressione completa di k perdendo quindi la lineare
dipendenza ddla parte reale di k dalla frequenza. Ciò causa una distorsione del segnale
che 511 tratte sufficientemente lunghe rende il segnale irrecuperabile. Tale problema fu
eV'idenziato per la prima volta nella seconda metà dell'ottocento quando furono stese le
2-57

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Buono Studio! =)
r
pri~e l~in.e~ ~ans~l~tiche, (tra E~?pa e.Stati Uniti) o tr~oceaniche \tra.le ~e. coste negli r
t
Stili lJmtl) tn CUI SI noto che gta a dIstanze dell'ordme de 1.1 e centtnala dI chilometri il
segnale diventava irriconoscibile . per· effetto della distorsione (nel caso di segnale
r
t~legrafi~o> i vari punti telegratici si sovrapponevano fra di loro): Chi per primo si accorse \
della semplice relazione matematica che doveva essere soddisfatta perché l'espressione di
k avesse solo la parte reale dipendente tineannente dalla frequenza fu un fisico e
matematico inglese: Heaviside. Infatti egli osservò che se è soddisfatta la condizione:

R G
-=-
L C
detta condi=ione di. Hem'iside, allora la costante di propagazione k può esprimersi come:

k = (:)
I ( R ì(
IL! 1+- d 1+--! =
G \
CD
f,l R 'ì'Z
iLe! 1+-. = m..jLC! 1+_1
(R \
= [3-.) -
R
j-
~ \ jaL) \ jCLC) V \. jCiL) l.. juL) . RI)

Otteniamo quindi che in questo' caso, essendo'à basse frequenze, la R ,è costante dato che
l'effetto pelle è completamente' 'trascurabile,::· :,abbiamo; ottenuto;: . un'espressione; per,',k "
rigorosamente valida, mentre nel "casoprecèdente di'piccole perdite era'venuta fuori da·
un'approssimazione al primo ordine; cioèJa costante di..propagazione .e lineare."ÌTI';(:)'più'una
costante 'di attenuazione costante ; con, l'a "',frequenza: ,t\nche~ .1'~spressione ,deHtimpedenza' 1-
caratteristica; sisemplifica.perché; se·' è, soddisfatta la.condizione;di ;Heav.isi.de~,ri~lta:: '.
:" ..

. . -, ..
~
il~~
I jet!., . ..~. --~;.;<, .~~. ':.- .:'
zo=R.1 ti G =R··
tJ
\h.J..- .~ I ~:
, ~'jCiL . : '.' .. '.'

Reali7-:"are la condizione di Heavisicie, soprattutto: a frequenze basse; non è una cosa molto
semplice dato· che in ~genera1e, per come 50no realizZate le linee 'di trasrnissione~ il primo
membro di'tale relazione è molto più grande del secondo. IPJatti a secondo membro c'~ la
ccnducibilita del dielettrico ed è cruaro che, siccome yogliarno diminuire le perdite quanto
più possibile, si farà in modo che la G sia la più piccola possibile. La R viceversa. è
tÌs.sai:a una volta scelto il conduttor~ (ad esempio per il rarne è dell'ordine dei decimi di .
n·m) e quindi non ~i pU0 agire su di essa. :-';ùn possinrno diminuire molt ..."! C perché cio
imp li~herebbe allontanare troppo i ci,mdurtori aumentando l'ingombro della struttura,
Quindi sostanzialmente il secondo membro della condizil.me di Heaviside non à
CtmtroUabile. r-ion ci resta che agire su L aumentandola, ma non possiamo pensare di
(Ittenere ciò allontanando i conduttori (per aumentare il flusso concatenato) in quanto
incorreremo nello stesso inconveniente che impedisce la diminuzione (oltre certi Iimiti) di
C. Per ottenere l'aumento di L furono inventati vru-i metodì alla fine dell'ottocento (quanto
stiamo ricordando ha più una importanza sh1rica dato che attualmente, sulle lunghe
distanze, non si trasmette più in banda base e neUe connessioni tra una centrale telefonica e
~1i utenti le distanze non sono così grandi da far produrre delle deformazioni sensibili del
~~gnale per effetto della dispersione). Un pcimo metodo fu proposto da un ingegnere
2 -58

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Buono Studio! =)
-- I francese, Pupin, e viene detto pupini::.::a.=ione. Dato che. siamo a frequenze molto basse (le
I lunghezze d'onda sono dell'ordine dì centinaia e migliaia di chilometri) l'idea. di Pupin fu dì
inserire lungo la linea di trasmissione delle induttanze concentr~te (ovvero aìi"\iolgimenti su
nucleo di ferro in modo da avere un codnciente di autoinduzione molto elevatoì
, I

periodicamente messe lungo la linea. E chiaro


che se la distanza :fra due induttanze successive
è molto piccola rispetto alla lunghezza d'onda, \t-"..~_ _d.
____-I\
ck<À, tutto a"v"viene come se queste induttanze. -_ _--l~ -l[==J-~o6R')f'tPCf<z....-tC:=
f0ssero uniformement8 spalmate, per così dire,
rispetto alla linea (come se avessimo un valor
j medio di queste induttanze distribuito lungo
tutta la linea). Si può, in questo modo,
aumentare dì molto l'induttanza per unità di lunghezza. Si ha, però, un aumento delle
l perdite (perdite nell'avvolgimento dell'induttanza e nei ferro) e inoltre si passa da una
suuttura a siITliTIetria cilindrica ad W1a che in realtà non ce l'ha. Ciò significa dire che
,) sicuramente verso la parte più alta delle frequenze ci possono essere dei problemi perché
si comincia a sentire la discretizzazione delle induttanze introdotte. rispetto al caso in cui
queste induttanze siano. in realtà degli elementi distribuiti. Quindi alllaumentaf;~r~della
frequenza si· è costretti o a introdurre. sul1a;;i1',~:;\,;, ,.:;,.
linea induttanze sempre più piccole e sempre " . - ,.,'.-" .. ""
più ,tiGine fra loro Ce questo comportèrà un,' . . : ,.
'I costo di realizzazione molto .elevato) . o ad,.
utilizzare ,qualche altra soluzione. Un uitenore.
.;iYt';;ì~i1Fytq1";~""~' ' . \,' .

metodo fu .introdotto da un ingegnere tedesco,


·J K..raup, che prende iIriqme di kraupi.=zazione. '.,
l.:' _
Tale
metodo consiste semplicemente
. "nell'a"'l!Volgere la linea ad elica su se stessa. In
· J questo ri1~do l'induttanza per. unità di lunghezza aumenta di molto perché" quest?L volta c'è il
tlussò'coricatenato con l'elica oltre a quello :fra i due conduttori. InqUesto··c'as/D purché il
passo de!l'elica sia molto piccolo rispetto alla lunghezza d'onda si .può ritenere . che
,_.J i'incremento.ç!ell'induttanza sia distribuito uniformemente lungo. tutta..Ja;sti'11ttura (arigùre la
.'5truttura non è più ·a simmetria cilindrica ma se il passo dell'ellcaè"rrlolto pi~cùlù r1spetto
alla lunghe::za d'onda il comportamento di tale struttura è 50staf1.zialmente.qtvdJo di una
!inea di tra:ill1issione). Tale metodo peffilette quindi un utilizzo deil~ llnee (con perdite) a
ti-equenze più devate di quelle che 51 nescon0 fa..::ilmente a r<l§giungere con il r:netod~) della
?upiniz-:'8"7ione. Per conuo, però, una 5trùtlura di quesJ:O genere costerà moito di più èi
.'I i.~u;;;lia preGedenk e, soprat~uttl~, va costru ita apposta mentre Gol n:etlìdo di Pupin si può
inten··enire anche su linee preesistemi. inserendo le necessarie ir.duwli1ze concent'J.r.e.
~ I :.~lm questo tipo di accvrgimenti furon0 risolti i probkrni della di::;persil)t'~e sulk tint::o;:
) ~è!..:funi.;;he e telegratiche a grande àistill1L.-a.: con ra-;,rvem\.l delle comunicfLZioni a .§lande
.:lista.nza per mezzo dellè 0nde radio tULto ciò nùn ba più una rilevaI1zl1 si.?Ditì~ativa :;e non,
12Gme abbiamo detto. una nota storiGa .
.J

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Buono Studio! =)
Abbiamo sostanzialmentt:: tenninato il discorso sulle linee di trasmlssl0ne. Riprendiamo
• quindi la trattazion~ generale sulla 'propagazione guidata. di cui le linee dì trasmissione
sono solo un caso particolare, ovvero sono quelle' strut:tllte capaci di supportare un modo
TEl\.-·!. Ammesso che esista un modo TEV1 non può e~erè la più generale soluzione
possibile delle equazioni di Ma,"'0NeH, in assenza di sorgenti, all'interno di una struttura
guidante (ricordiamo, fra l'altro, che un modo TS"Yf si può propagare in una struttura solo
se essa è rnol.teplicernente cormessa), Riportiamo le equazioni generali che regolano la
propagazione in una struttura guidante con simmetria cilindrica,

( èE . '
I,
=J(ili:rH. x ~..
t +-
l
V 'ii . H
(".. )' ,
~< 1 i
"T" , '

. L-'
l--=":'
l èz Z k2 -~ Z!
\
-;
" t
-
f _
\I
aH
Oz
l _ '.
- JUEl. 1. X
r~ E..:... _1 \7Y, \7Y. • ('-:-L;<. E' . '
L - . -.. ' k"'. • • • -. J
)1
, ,

IiJ'r'·'II.H.
--r. -
= .r:1'. ; (L- :< -E,,)
.
J
.l
j .. • '. ,.,~ .'

je.:cF ;:= V'~':(H't~ f:)-


Ricordiamo che proprio imponend6'che'leultirrie)·dtie~~a:iÌtmifossero'eritnunbe'ùguaH· à" .
zero (cioè·. componente,:<longitndinaì:e:del.campo· "e l"et"..r:i~co .'. e:de1:campo:magneti co' nulle)'che'
abb i amo, p.otuto. sernp:lificare::1e prime equazioni' ed 'impo"Stare -lo 'studiogenerale'"sulle linee".
di .trasmis si one.: La, propri~tà:fondament:aJe. dellesoluzionhlatida nel. caso"di'mddi TElvf è' .;'.~­
quetla·.di·esserefattorizzabiIi;.:èioè'il campo trasverso (che'nel caso''dhnodi TELvE è tutto' if
campo) si);mò ~spri:ner.e come;prod~tto diuna.~one .scalare di'··T~~z~:jLP.e~~e~te: solo'
da 2; ~.:dl~t,1nà""funzlOne -vettonale d! modo, dtpendente solo' dalle. !tlWlv ., ; :ti ··tra.sverse.
Quello che cercheremo di fareècti ricercare soiuzioni più generali delle s·oIl.lzioni '11:.:.'.11
che ne cons~rvino, però, la sempUcitii (con"la speranza che le equazioni siano facilmente
risolubili). E chiaro che la pruna cosa che sicununente conserveremo è' proprio questa·
proprietà di fattorizzazione (alla base delta quale b possibile avere separato lo studio
delFandamento traS"'ilerso dallo studio dell'andamento longitudinale)~ continuerem..., quindi
ad imporre:

.-.
(E.
i
"
= V(z)e(t)
- _.

C ontinueremo ad indicare con gli stessisinlboli ie funzioni scalari e vettonali di modo,


dal1do sempre a V ed I le dimensioni. rispettivament~, di una tensione e di una corrente e
ad e ed h le dimensioni dell'inverso di una luncl1ezza. La differenza rispetto alle linee di .
tra5~issi-;ne sta nel fatto che a'vendo rinunciato ;'ll'assenza di ..:omponenti longitudinali non
potr~mo più, in generale, interpretare fisicamente V ed I come una tensione e una corrente
(non sarà più vero, in generale, che il campo elettrico è irrotazionale, neanche nella sezione
tra5'\lersa; né sarà vero che la circuitazione del campo magnetico dipende solo dalla
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corrente concatenata alla curva stessa); potremo al più parlate di tensioni e di correnti
equivalenti, che non harmo niente a che vedere con quelle dell'elettrotecnica (non potremo
ad esempio andarle a misurare), D'ora in poi chiameremo n-todo una qualsiasi soluzione •
delle equazioni della propagazione che sia di tipo fattorizzaro;'(nel caso dei modi TThI la
fattorizzazione viene automaticamente fuori dall'ipotesi di modo trasverso
elettromagnetico). L'irmnediata generalizzazione al caso di modi TE'vI è quella dì modi che
" ' siano trasversi rispetto al campo elçttrico, anche se non lo sono rispetto al campò
mao/letico e, viceversa., modi che siano tr~"\t'ersi rispetto al campo magneti~o anche non lo
sono rispetto al campo elettrico, Se imponiamo' che risulta:

~Ij
mentre l'altra è diversa da zero, avremo dei modi trQ.S1.lersi magnetici, TIvI. detti anche
modi.g viceversa se risulta:
-- I
J

a'vremo dei modi trasversi elettrici.,. TE, detti .anche modi H, La seconda denominazione è
dovuta al fatto che spesso ci si può ri.ferire alla component;longitudinale ed :ndl~~:e.::qua:'le
dette corr.ponenti longitudìnali è diversa da zero. Vediamo allora se possono e,slsLt:re.modi
di questo genere, come sono fatti e quaìi- sono 'Ie loro caratteristiche,.. ~:~\;t,'fhì~!"S.çop~', .
~upooniamo di 00nsiderare i modi TE; ciò sh:mifica dire che risulta: .... ,l'."...... ....l'
~..... ";~~if~
" 4 !
,
"
.-- .. "

v. ' (H_)( L) =0
• -J" ...
::::;. -~= BE ..
8z J'~H
-~
j
;( -:-)'
l
=
..i.: :
ClOe la prima delle equazioni sulle componenti trasverse si è semplificata come. nel caso
" .J
dei modFI i-VI. Imponendo la fattorizzazione (in modo da separare le derivate,' rispetto a z
dalle derivate trasverse) a'ItTemo:

l dV, l'
-_.: iI .J1 - - e = jU'fllh;.: L
! dz-
i
r_ -

dI !~ 1 ,~, "")
- -.-1..,. -h = J' ('--ZVi, i.
-
:( è- -
- 1 r" Z
V". . Y _ ' I
. ,,-
e) :
i. ;( -~!
t. u.L.. :... ~ .-:

.I
I La prima di qUèste eql!azioni è idtntka al ~a::;o delle 11l1e;:;Ji trasmiSSl0tie pèr CUl ne
deduciamo 10 stesso risultato cioè che affinche tale equazione possa essere verific2.t2.. é
l nec::ssrrri0 che i vettori ~ ed h:/ì: siaI10 fra di loro paralleli. e la COSWJ1te di pf()por:::iormliti
J e una vera costante perché non dipende né da z né dalle coordinate trasvers~, Quindi
risu tta:

Ricordiamo poi che. nel caso delle linee di trasmissi0ne. abbiamo millzzato la costante A
per cL.qre un'interpretazione tisica alle funzioni scalari di modo, in particolare per definire la
:. - 6 ì

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corrente. Nel caso arbitrario di modi TE (o ThL) che stiamo analizzando, invece, abbiamo
già detto che non possiamo sperare di ottenere tensioni e correnti (nella migliore delle
ipotesi potremo defInire o una tensione o una corrente, a seconda se è il flusso di cl o il
t1usso di Q ad essere nullo); ad esempio nel caso di mo€ii·TE che stiamQ conside~do
-sicuramente un tensione non è possibile definirla poiché c'è un flusso concatenato eli
induzione magnetica e quindi la circuitazione del campo elettrico anche nella sezione
trasversa è diversa da zero. Si potrebbe pensare di definire, al più, una corrente, visto che
il flu~sò di.Q è nullù~ (quindi la circuitazione del campo magnetico sarebbe sempre pari
alla corrente che fluisce nel conduttore) solo che come vedremo in seguito se un modo non
è TE'vI la corrente globale che 11uisce in un conduttore è sempre zero (perché le correnti
per pezzi del conduttore vanno in un senso e per pezzi dei conduttore vanno nell'altro senso
e quindi la corrente netta è sempre nulla), e quindi è assolutamente inutile introdurla.
Quindi su una struttura guidante in cui c'è o un modo TE o un modo Tj\,f è ne possibile ne
conveniente introdurre i concetti di tensione e di corrente così come l'abbiamo fatto per le
linee di trasmissione. Allora è intuitivamente evidente che potendo scegliere la costante A
ad arbitrio la sceglieremo nel modo più semplice possibile, cioè scegliere:

A=l

imponendo quindi l'uguaglianza diretta deivetton È' éd hXl:; Otteniamo' quindi:'-

Ritomando~quindì··.aHe_equa:zioni <che'coinvolgono'le- 'defivate-Ìn'z'avremo.::-- - -


i
,:',

-rI - dz = Jcq.il
".{N . _
-,-

J
I dI
!\--h
r 1 -;
== je.:l:V! h.J..-. V.V ·h!
dz- :- k~ . t _ !
t. 1,..0 .J

~·ie!1aseconda equazione c'è un'uguaglianza tra tre vettori: uno a primo membro diretto
lungo h. uno a secondo membro diretto iungo il e un terzo vettore (secondo termine a
secondo membro). Perché questa eguaglianza possa aver luogo è e"-tideme che anche il
terzo vettore deve essere diretto lungo h. il solito ragionamento, analogo a quello tàtto per
la costante A, ci fa vedere che la costante di proporzionalita deve essere indipendente sia
da z che dalle coordinate trasverse, cioè deve esistere una costante, che chiamiamo _~ 2
tal~ che:

f
dove per omogeneità dimensionale kt avrà le dimensioni d:-l1'inverso di un metro [m- ].
Quindi la seconda delle equazioni precedenti si sdopPia anch'essa in un'equazione
vettoriale, che abbiamo appena visto, e in un'equazione scalare data da:

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Ancora una volta. quindi, abbiamo ottenuto una separazione fra. le equazioni che governano
Pundamento trasverso del campo, che riscriviamo:

e quelle che ,governano l'andamento longitudinak:

i dV
= J. d
-IJ 1--
J dz .

dI 2
i{ . / k - ..
., ~
! -- = JC::E' l-~ V
l dz° ·l k·
che sono formalmente analoeÌ1e alle equazioni delle linee. dove la struttulia 'traSYersa
compare solo attra,,:erso la COSUì.11tek/, ché.per 0rasappiarno' solo che deve· ~~ilsfèf!e;~g'~rché'
esismil 'modo TE ma non sappiam~ ancora se efferrivameme esiste e qv"an~~ vale.
Dobbiamo quindi, per sapere qualcosa di più sull'andamento trll-~erso e su ki~t p~b'cedere
netla riso luzione delle e:qtiilioni vetto.naii. Ricordiamo che nel caso dei mod! liEvi non . :.<

f I abbiamo·;·o.dovuto risolvere un'equazione vettonale perché siamo riusciti 'a~ esprimere il


. I vettore trasverso ~ in termini di un potenziale e quindi nsoìvere un'equazi"one·ai:potenziali .
LJ
'./ediamo se·:si.può fare qualcosa di analogo anche nel caso che stiamo considerat'ldo:
osservÌa..iJ1o 'che risulta:

V,,
'
T...r
.. .;. ....
( -~
A
A

1.)-
... '
-
\
- lÌ
'J = V. :,h=O

ov"vero. b è deducibile da un pot~nziale. OVy"ero esiste una funzione che indichiamo ..:on 4J
tale che:

1
h =--Y,\J.!
- 1.. ..
l\. •

(I.j;: pl)tenzial~ ma,gnetico,equivaic:nte de! potenziai;:; dettric:o CD), dove per comodità neU~
relazioni che otterremo di ::ieguito abbiamo introdocto il fattore l ;k. Osst':f\/in.rr:o che
operare .su f:!, nel caso di modi TE~t non ci avTebbe gnn.lmito che il pl)tènzial~ fosse stat0
monoan.'lmo mentre per il carr!f1o elettrico, siccome avevamo dimostrato che la
circuiLazione era nulla, cì forniva un potenziale Q) monodrorno. :<d no~tro caso (modo TEì
il potenziale, introdotto, 41, è monodrorno perché, come abbiamo ossen/ato
precedentemente, le correnti che scorronl) lungo un qualsiasi conduttore sono sempre zero.

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Il probi~rria, ovviamente, non sussiste se la sezione è semplicemente connessa perché basta
che il rotore di h sia nullo perché h sia a circuitazione nulla; se la sezione è
molteplicernente connessa e non si considerano contorni come Cb allora la cIrcuitazione
(anche se il rotore è zero) è pari al flusso di corrente. ed .è..qulla se è nuiIo il flusso di
cotTente. Dato che gran parte delIe strutture guidanti in cui dovremo considerare i modi TE
e 'r.vf sono semplicemente connesse iI problema non si pone affatto. Espresso che sia il
vettore h in tennini di un potenziale andiamo nella seconda delle equazìoni che governano
l'andamento t""lli>'Verso ed otteniamo:

avendo eli,..ninando il fattore comune -li~' Siccome il gradiente deUa somma è uguale alla
somma dei gradienti (essendo un operatore lineare), posslluno mettere un gradiente m
evidenza., o'V. .·1,tero:

Essendo il gradiente un'operatore' differeI1ziale: se'~ nullo vuoi dire, che la fup.zione è
costante cioè: ',' ,-

',' Ivl~\;evidentement.e~;if:;,yal~re",qLquesta •• costante èinessenziak,dato 'che ~queno.' ,che: ci


interes~a;<:' ci~è,:n.,,,;; si :6ti:ienerfa~:èÌ1do:, ,il ' v't qJ; quindi 'possiaino"assurnere;'que~a ~c;~stante
, ugu~He~a ,zero'.' (poiché- "la' sofuzione, " generale di" questa' , equazione~:è;, :~a:i,sp4ùzione
deU'omogenea>':associata ::pià .una soluzione, particolare, possiamo'semp~e~·sce:gI1ere la
soluzione particolare' costante tale che questa' equazione sia uguale azero" cioè .sia
omogenea). Ott~nìamo quindi:

che va sotto il nome di equa:zior....e di HeImr.oIt=. o Bqua=ion.e d'onda. Quindi la


determinazione di tI è ricondotta alla ::;oIuzlone di questa equazione differenziale. Come
'tutte te equazioni differenziali alle derivate pan:iali. per poter impostare il problema della
soluzione. bisogna imporre delle condizioni al contorno, Come sempre le condizioni al
contor.1O derivano dal fatto che non ci devono essere componenti tangenziali del campo
elettrl-::o lungo i l:onduttùri che delimitano la guiJa: la componente lungo:::: è nulla per
ipot=si p=rché stiamo considerando dei modi TE.
Dunque deve verificarsi:

E.'
- rI
. el C =O
ov·vero:
~~
-'~C
z . . 64

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