Sei sulla pagina 1di 2

IL SILENZIO diritto amministrativo

Il silenzio della pubblica amministrazione è un comportamento omissivo


dell’amministrazione di fronte a un dovere di provvedere, di emanare un
atto e di concludere il procedimento con l’adozione di un provvedimento
entro un termine prestabilito ex art. 2 l.241 del 7 agosto 1990. È da notare
che prima della entrata in vigore della legge n.241 del 1990, in materia di
procedimento amministrativo, non vi era nel nostro ordinamento giuridico
una norma che, in armonia con i principi di buona amministrazione e di
imparzialità di cui all’art. 97 della Cost. imponesse in via generale alla
pubblica amministrazione di concludere il procedimento amministrativo
con un provvedimento esplicito. L’assenza di una norma di questo tipo
incentivava i silenzi ed i comportamenti intenzionalmente o
involontariamente ostruzionistici della pubblica amministrazione
determinando un vuoto di tutela degli interessi a fronte di dette omissioni.
Tutto ciò è cambiato con l’introduzione dell’art. 2 l.241 del 1990 dove si
afferma che la pubblica amministrazione ha l’obbligo generale di
concludere il procedimento mediante l’adozione di un provvedimento
espresso.
Oggi L’ordinamento distingue il silenzio in ipotesi legislativamente
qualificate in senso positivo (silenzio assenso), in senso negativo (silenzio
rigetto) e ipotesi non giuridicamente qualificate (silenzio inadempimento).
Il silenzio assenso è un istituto recente perchè opera a partire dal 2017 ed è
frutto della riforma Madia che ha preso il via nel 2015 e si è prolungata
fino al 2017. Questo è un silenzio significativo e opera tra due
amministrazioni che hanno natura co-decidenti infatti basta il dissenso di
una che l’istanza presentata dal privato viene rigettata. Infatti ex. Degli
arti. 17 bis e 20 della legge 241 del 1990 Il legislatore amministrativo,
sempre in un'ottica di semplificazione dell'attività amministrativa, ha
deciso di attribuire all'inerzia ed alla condotta omissiva un valore
provvedimentale. Appare chiaro come qui operi una chiara eccezione al
principio di cui all'articolo 2, secondo il quale la p.a. adotta le proprie
determinazioni attraverso un provvedimento espresso. nell’art. 17 bis si va
a prendere atto degli effetti che provengono tra amministrazioni pubbliche
e amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici infatti se
queste non comunicano il proprio assenso entro 30 giorni dal ricevimento
dello schema di provvedimento allora lo stesso assenso si intente acquisito
ex. Art. 17 bis co.2. importante è anche il comma 3 che propone un termine
di 90 giorni per le amministrazioni sensibili , decorsi i suddetti termini lo
stesso si intende acquisito. Oggi, qualche amministrazione lamenta la
carenza di personale ma da un punto di vista giuridico le amministrazioni
hanno il potere e possono farlo valere ma entro il termine stabilito. Se non
si utilizza il potere in tempo può succedere che prevalgono gli interessi
imprenditoriali. Essendo nel silenzio- assenso, le amministrazioni co-
decidenti se lo schema della prima amministrazione è negativo allora il
risultato porterà al rigetto. l’art. 20 della legge 241 del 1990 al comma 1
stabilisce che il silenzio dell’amministrazione competente equivale a
provvedimento di accoglimento e quindi al silenzio assenso. Inoltre, il
silenzio assenso può essere impugnato davanti al tar per essere impugnato
e questo perchè l’art. 20 lo equipara ad un provvedimento amministrativo.
La norma in esame mette in chiaro anche il fatto che il silenzio assenso non
si applica in un procedimento in cui c’è un interesse sensibile poiché ad
essa si può applicare il silenzio inadempimento che è un silenzio non
significativo e che non prevede né il rigetto né l’assenso. Davanti al silenzio
inadempimento lo strumento di tutela del privato è il fatto che esso può
costringere l’amministrazione ad adempiere.
il silenzio rigetto è un ipotesi in cui le norme attribuiscono espressamente
all’inerzia dell’amministrazione una qualificazione giuridica negativa. Il
silenzio rigetto, si ha in caso di mancata pronuncia sul ricorso gerarchico
decorsi 90 giorni dalla sua presentazione, senza che l’organo adito abbia
comunicato la decisione, in questo caso esso si intende respinto. Un altro
caso è Istanza di accesso agli atti — ex. art. 25 co. 4 della legge 241 se un
soggetto fa istanza di accesso agli atti ma non trova risposta allora abbiamo
il caso di silenzio qualificato ossia l’istanza si ritiene rigettata . Quindi in
questo caso la legge davanti ad un silenzio qualificato della pubblica
amministrazione equipara l’effetto del rigetto. Il termine temporale è di 31
giorni dalla richiesta, decorsi questa l’istanza si intende respinta. Sempre
ai sensi dello stesso comma il richiedente può presentare ricorso al
tribunale amministrativo regionale (tar) per far condannare
l’amministrazione ad adempiere.

Potrebbero piacerti anche