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Matrimonio

Stiamo parlando della famiglia romana, status famiglia.

L’appartenenza famigliare risente onomastica. Gli antichi romani normalmente avevano tre nomi (marco
tulio cicerone, lucio sergio catenina, marco licino crasso) il primo è il pre-nome e quello con cui ci si
generalmente ci si chiamava in famiglia e normalmente i figli avevano un pre-nome diverso dal padre,
l’appartenenza è segnata invece dall’ultimo nome quindi la parentela agnatizia, il fatto di essere o essere
stati assoggettati a un progenitore maschio comune determina l’appartenenza generale di cui risente il
cognome. Quello centrale indica l’appartenenza alla gens: la gens o clangentilitio è formata da piu famiglie
diverse fra loro che si riconoscono nella medesima antica gens che al contrario della famiglia è segnata
dall’esistenza di un fondatore mitico per esempio i giuli si riteneva discendessero direttamente da iulio il
figlio di enea. I romani ci tenevano tantissimo anche perché il titolo di gens ce l’avevano solo loro patrizi.
L’appartenenza ad una gens rileva anche per il diritto privato, in età arcaica vi erano dei casi in cui in
mancanza di eredi di altro tipo il patrizio famigliare confluiva nel patrimonio comune della gens, quindi
esisteva a Roma proprio una comunità gentilizia propria di più famiglie. A fondamento della famiglia (seme
della repubblica) perché di generazione in generazione per far si che la famiglia si perpetui deve esserci il
matrimonio perché abbiamo detto il modo più normale per acquisire la podestà sui figli è la nascita da un
seno iustum matrimonio ovvero il figlio della moglie deve essere riconosciuto dal marito come figlio
proprio. Il matrimonio romani veniva chiamato dai giuristi (Modestino) coniuntio maris et feminae =
congiunzione maschio e femmina consorsum omnis vitae consorsi di tutta la vita. Anche nell’epoca della
maggiore liberta di costumi e morale mai e poi mai l’idea dell’unione di persone dello stesso sesso sarebbe
stata instituzionata fra l’altro si dice che nell’antica l’omosessualità era diffusissima ma questo è falso, era
diffusa nel mondo greco in forme molto strano come nei movimenti molto masculista del 900 come le SSA
naziste ma non cosi tanto da generare idee di questo tipo di distorsioni. È un fenomeno dell’omosessualità
femminile poco frequente (testimonianza della filosofa saffo). I romani distinguevano molto di più fra
sessualità attiva e sessualità passiva nel senso che per ogni uomo romano era importante praticare una
sessualità attiva ma mai sessualità passiva che era considerata prerogativa degli schiavi ma non dei romani
liberi, mentre non si hanno tracce nella letteratura della sessualità femminile.

Altro requisito del matrimonio è la pubertà: la capacità di avere rapporti sessuali. Si puo essere sui iuris o
alieni iuris (spesso anche i figli si sposavano pur con il consenso delle persone della famiglia a cui sono
sottoposti). La legge delle 12 tavole ancora vietava il connubio fra i patrizi e plebei. Per contrarre un valido
matrimonio occorre che non ci siano rapporti di parentela: ne di cognatio ne di agnatio cioè neppure
parentela di sangue uno dei pochi casi in cui il ius civile rioosceva il valore anche alla cognatio, la vera
parentela di sangue si avrà poi co i pretore. Il senato consulto claudiano introdusse un’eccezione a favore
dei nipoti in linea collatorale per permettere all’imperatore di sposare la nipote agnatina ma non certo fra
fratelli. (In occidente ad esempio pero Claopatra aveva sposato il fratello) il divieto di sposarsi fra parenti fu
ripristinatocon il diritto romano cristiano, gualmente valido per i cugini.

Nell’ottima romana, epoca pre-classica e classica, Ulpiano definisce fondamento del matrimonio il
consenso, il consenso che rileva ai fini della costituzione del rapporto matrimonia però non è il consenso
iniziale ma il consenso perseverante: per essere matrimonio è necessario che il consenso ci sia sia all’inizio
che durante poiché questo doveva perdurare nel tempo; Il matrimonio romano teneva quindi in
considerazione il divorzio poiché bastava che uno dei due coniugi venisse meno al consenso e questo non
reggeva più. Venir meno al consenso da entrambe le parti si definiva come divozo bilaterale cosensuale
oppure può essere anche unilaterale allora si parla di ripudio che è diverso. Ad ogni modo con piu o meno
debiti entrambi possono sciogliere il matrimonio.
Altra distinzione fra matrimonio e manus

Matrimonio può essere o meno accompagnato dalla manus sulla donna il piu antico è con la mano:
l’acquisizione del marito di un potere di tipo agntizio sulla moglie nel senso che la moglie a seguito del
matrimonio celebrato con manus entra a fare parte della famiglia dell’uomo. L’uomo stesso sara pure il
pater famiglia che esercita un potere sulla donna paragonabile a quello che si esercita sui figli, solo che sui
figli si usava la patria potestà mentre sulla moglie la manus. Nella piramide famigliare però è come se fosse
una figlia si assoggetta al potere del marito oppure del pater di lui (nonno).la donna rompeva di
conseguenza ogni legame con la propria famiglia e anche se avesse avuto il sui iuris l’avrebbe perduto a
favore del marito o del padre di lui se ancora vivo. Ai fini di queste cose rileva molto il fatto che fosse
entrata a far parte della famiglia del marito o meno perché se era entrata a far parte della famiglia sui figli e
su tutti i sottoposti c’era addirittura il potere di vita o di morte esercitabile secondo la morale il costume
secondo certe condizioni. In etè classica il matrimonio più classico era sinemanu: la sposa era a tutti gli
effetti una mater famiglia, ma visto che si sposava sine manu dal punto di vista giuridico i legami con la
famiglia d’origine restavano in piedi. In età arcaica il matrimonio era sempre accompagnato dalla manus e
ci si poteva sposare in tre modi diversi:

 Confareatio
 Coentio
 L’usus

Risaliamo ai primordi quando c’era la distinzione fra ius e fas, diritto e religione, non era ancora stata fatta.
La confareatio era un rito religioso, siamo in età pontificale quindi tutto molto formale, riti solenni e orali
con la presenza di un sacerdote o del pontefice massimo, gli sposi pronunciavano parole solenni,
spezzavano e poi mangiavano insieme una focaccia di farro. Ne derivava come effetto lo status
matrimoniale, si chiama lo status di coiugio che non è parentela, e l’acquisto automatico della manus del
marito o del pater di lui.

Un atro modo con cui ci si poteva sposare cun manu era la coentio da henere, comprare. Era
un’applicazione dell’antico macipatio ed è in parte un’evoluzione dell’antico matrimonio per compere alla
quale pero la donna ora prestava il suo consenso non solo come merce ma anche come soggetto di diritto.
Con la coemptio che constava anche lei di atti orali e gestuali ma è un rito laico non religioso derivava come
effetto la costituzione del rapporto matrimoniale nonché l caduta della donna in manum del marito o del
pater di lui.

L’usus determina anch’esso la caduta della dona in mano dei mariti. L’usus era un antico mos e prevedeva
che la donna che non si fosse sposata né con confareatio né con coentio oppure a seguito di una
celebrazione non regolare sia della comfaeretio che del coentio (bastava una parola sbagliata ed il rito era
nullo), l’usus stabiliva che si comunque la donna fosse andata ad abitare con il marito per la durata di un
anno, alla scadenza del tempo sarebbe caduta in manum mariti. Usus sulla donna è l’esercizio di fatto della
manus, non è la manus ma l’esercizio di un potere dello stesso contenuto della manus che col tempo fa si
che il diritto si adegui alla situazione di fatto per la prima volta abbiamo a che fare con gli eventi del decorso
del tempo. La legge delle 12 tavole introdusse un istituto che si chiama trinotium (tre notti) stabilendo che
pero se la donna si fosse allontanata volontariamente durante l’anno per tre giorni e tre notti dalla casa del
marito, l’usus sarebbe stato interrotto e avrebbe ricominciato a decorrere da zero, si parla di usurpatio
trinoctii. Siccome la donna poteva effetturae il trinoctium anche senza il consenso del marito privo di
potere su di lei interrompe l’usus sulla moglia, su una donna che comunque gaio anche prima della fine del
compimento dell’anno chiama nupta, cioè sposa. È gia sposa ma sinemanu, solo che tutti i matrimoni
sinemanu dopo un anno erano destinati a diventare cunmanu ma se dai la possibilta ad una donna di
interrompere l’usus allora l’esistenza di matrimoni sinemanu piu lunghi di un anno si diffonde ma se la
donna l’usus lo fa anche l’anno dopo? La donna puo avere svariati interessi come continuare ad avere
rapporti con la famiglia d’origine essendo comunque sposa. Il risultato fu che le donne praticavano sempre
di piu il trinoctium fino a che si ritenne che non ci fu neanche piu bisogno di praticarlo; i matrimoni iu diffusi
erano sinemanu, riconosciuti a tutti i livelli ma in cui nel piano giuridico il marito o il pater di lui non poteva
trattare lei come una sottoposta.

Normale sara la situazione del matrimonio sinemanu fondato sul consenso che deve perseverare. Si
distingue il matrimonio dalla covivenza. C’erano delle forme con cui il matrimonio s’accompagnava, delle
forme iniziali, non imposte dal diritto ma qualcosa da cui si capiva che era stato espresso un consenso
matrimoniale, la donna era trattata con honos matrimiae, era presentata dal marito come la propria
moglie. Le forme piu diffuse frai giovani erano per esempio la donna che diceva al marito “quando tu sarai
felice anch’io sarò felice” provando che era un vero consenso matrimoniale. Anche in epoca cristiana non vi
erano forme imposte dal diritto civile, il fatto che venisse celebrato in chiesa era a conferma del consenso
matrimoniale però per arrivare al matrimonio con le forme che conosciamo tutt’oggi bisognera arrivare al
concilio di trento.

Consenso esperseverant però alle origini fa conferaetio e contio quando era soltantocunmanu il consenso
iniziale doveva essere espresso in un certo modo e poi tendenzialmente, anche in eta cristana, rilevera il
consenso iniziale piu di quello perseverante perche la morale cristiana è nemica del divorzio.

Divorzio divorzium
Da divertere cioè andare in direzioni opposte.

In antico si applicava il principio del “contrario actus” per cui se un vincolo è stato costituito mediante il
rispetto di formalità di un certo tipo per rimuovere quegli effetti occorrerà rispettare delle formalità di tipo
uguale e contrario. Alla confareatio antica corrispondeva un rito di divorzio contrario che che si chiamava
diffareatio. Al matrimonio cunmanu constituito mediato confetio o usus corrisponde il divorzio per
remancipatio. Sono instituti diversi il trinoctium e il divorzio.

In eta arcaica le leges reges erano fonti di diritto sacro tendevano a vietare il divorzio da cause diverse di tre
o quattro che loro stesse avevano stabilito (adulterio della donna, aver attentato la vita dei figli, l’aver
bevuto vino). In età successiva si pose il problema di un repudio della donna unilaterale del marito in caso
diversi consentiti dalle leges reges. Il matrimonio quindi è sempre divorziabile. È chiaro che la morale
vedeva di buon occhio almeno a certe condizioni il repudio del marito fatto alla moglie e molte meno della
moglie quando era lei a repugnare il marito. Conseguenza poi sanzionatorie operano su altri piani.
Nell’ambito del matrimonio formale si costituisce da un consenso espresso uguale funziona per il divorzio
con degli atti formali espressi. Delle restrizioni furono introdotte meglio con il cristianesimo e in particolare
con Constantino che torna un po’ alle origini e individua dei casi, lo rende libero in alcuni casi come
adulterio invece lo sanziona indirettamente fuori da quei casi consentiti, però per il diritto civile scioglie
comunque il matrimonio, cosi come Giustiniano che tentò di eliminare ogni forma di divorzio ma il suo
successore data la rigorosità della legge la dovette rimuovere. Nel medioevo la piena affermazione del
pieno modello cristiano del matrimonio farà si che anche per il diritto civile il matrimonio diventerà a lungo
indissolubile. Con la rivoluzione francese invece si ha un nuovo motivo per cui annullare il matrimonio,
ovvero la felicità: se il matrimonio non rendeva più felici entrambi i coniugi o almeno uno poteva essere
divorziabile.

I rapporti personali fra i coniugi erno disciplinati dal diritto, mentre quelli patrimoniali implicano lo studio di
alcuni studi importanti nella storia del matrimonio: è evidente che anche la donna deve offrire un
contenuto patrimoniale ad sustenendia honera matrimoni, a sostenere gli oneri del matrimonio.
Nell’ambito del matrimonio cun manu se era sui iuris portava tutto il suo patrimonio, le cose cambiano
quando s difonde il sinemanu perche la donna se e sui iuris resta titolare di un patrimonio suo allora si
diffuse un instituto che imponeva alla donna di contribuire con una somma iniziale alle fatiche che poi
l’uomo avrebbe dovuto affrontare per sostenere figli e peso del matrimonio; a questo istituto fu dato il
nome di DOTE: la donna doveva portare in dote qualcosa se era sui iuris mentre se era alieni iuris era il
padre di lei a contribuire. Si parla di dos daventicia ad venticia se la dote la possiede direttamente lei
oppure di dos profecticia se gliela fornisce la famiglia d’origine. Questi beni entravano formalmente nella
famiglia di lui che li poteva utilizzare come propri anche se poi li poteva utilizzare come voleva, a proposito
la legge di vietava all’uomo di spendere questi soldi in interessi personali. La dote si costituisce o con la
dotis datio cioè direttamente da al marito questi bene e con la consegna diventano proprieta del marito
oppure con dei negozi obbligatori (effetti obbligatori). Nel caso di divorzio si ammise che la donna poteva
esercitare un’azione per recuperare i beni che andava a formare l’oggetto della dote, questa azione si
chiamava actio rei uxuriae che è un’azione di buona fede, nel senso che il giudice dovrà tener conto dei
comportamenti complessivi delle parti. In età post-classica si diffuse un altro istituto la cosiddetta DONATIO
PROPTER NUBTIAS O ANTENUNTIA, donazione, che è tendenzialmente un dono che il futuro marito fa alla
moglie o alla famiglia di lei. Fino a trenta anni fa il diritto ha proibito le donazioni fra marito e moglie
sponsalia sono un’applicazione della sponsio: la sponsio era un negozio di effetti obbligatori con carattere
generale. L’obbligo che poteva essere addirittura personale di tipo non patrimoniale a un certo punto il
diritto non lo ammise piu quindi anche gli sponsalia decaddero.

Nel diritto romano esiste da sempre la libertà matrimoniale ovvero di sposarsi o di non sposarsi che solo in
eta arcaica era un’obbligazione ma generalmente nessuno lo era. L’imperatore agusto, conservatore,
introdusse due leggi importanti: la legge giulia fatta votare da lui nel XVIII d.c. l’ex iulia de maridandis
ordinibus e poi nel IX d.c. la legge papia poppoea dal marito o dal pater d lui consiste nella successione
universali di lui. Augusto per spingere sul matrimonio introdusse una serie di agevolazioni specie sul piano
successori a beneficio di quegli uomini o donne che si fossero sposati e avessero figli, cbhi non lo faceva
andava incontro a delle limitazioni specie per la possibilità di succedere nel testamento ius liberorum.

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