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Seneca

La Consolatio ad Helviam Matrem

 Ad Helviam matrem de consolatione è un'opera letteraria di Seneca, appartenente al genere della


consolatio, indirizzata alla madre Elvia per consolarla per il suo esilio cercando di mostrare che tale
provvedimento non è così negativo poiché permette all'esiliato di dedicarsi all’otium.

Traduzione e Paradigmi

(1,1) Spesso, mia ottima madre ho sentito l’impulso di consolarti e molte volte me ne sono astenuto.
Parecchie ragioni mi spingevano a farlo, prima di tutto mi sembrava che io mi sarei liberato di tutti i miei mali,
se avessi potuto (Videbar), non dico, porre fine alle tue porre fine alle tue lacrime, ma per lo meno asciugarle
per un momento; poi capivo che, con più efficacia, ti avrei rincuorato se mi fossi risollevato io per primo;
infine temevo che la sorte, sconfitta da me, si rivalesse su qualcuno dei miei. Perciò mi sforzavo in tutti i modi,
tenendo una mano sulla mia piaga, di trascinarmi fino a voi per curare le vostre ferite.

(1,2) Ma ecco che sorgevano ulteriori ragioni a ritardare il mio proposito. Sapevo che non potevo contrastare
il tuo dolore nella sua iniziale intensità senza il rischio che le mie parole di conforto lo irritassero
ulteriormente; infatti anche nelle malattie non v'è nulla di più dannoso che una medicina data prima del
tempo (inmatura). Cosi aspettavo che esso si calmasse da sé e, disposto a ricevere le cure, si lasciasse toccare
e trattare. D'altra parte, benché consultassi tutte le opere degli scrittori più famosi composte per contenere
e mitigare i dolori, non trovavo l'esempio di nessuno che avesse consoIato i suoi di un dolore per il quale egli
stesso era compianto.

(1,3) E poi, non occorrevano parole nuove, e non già uno stile banale e quotidiano, a chi, per consolare i suoi,
doveva sollevare il capo dal suo stesso rogo? Ma l'intensità di un dolore che eccede ogni misura è inevitabile
che ci tolga il piacere della parola dal momento che, talvolta, ci toglie anche la voce.

(1,4) Io, comunque, mi proverò, non perché abbia fiducia nel mio ingegno, ma perché la più efficace delle
consolazioni può essere il consolatore stesso. E tu che non mi negheresti nulla, spero non mi negherai
neanche questo e accetterai che io metta un argine al tuo rimpianto benché ogni dolore sia ostinato.

 Cepi= căpĭo, căpis, cepi, captum, căpĕre


 Auderem= audĕo, audes, ausus sum, ausum, audēre (cong. Imperfetto)
 Impellebant= impello, impellis, impuli, impulsum, impellĕre
 Videbar= vĭdĕor, vĭdēris, visus sum, vĭdēri
 Abstersissem= abstergĕo, absterges, abstersi, abstersum, abstergēre
 Dubitabam= dŭbĭto, dŭbĭtas, dubitavi, dubitatum, dŭbĭtāre
 Consurrexissem= consurgo, consurgis, consurrexi, consurrectum, consurgĕre
 Timebam= tĭmĕo, tĭmes, timui, tĭmēre
 Vinceret= vinco, vincis, vici, victum, vicere
 Conabar= cōnor, cōnāris, conatus sum, cōnāri
 Reptare= repto, reptas, reptavi, reptatum, reptāre
 Erant= sum, es, fui, esse
 Retardarent= rĕtardo, rĕtardas, retardavi, retardatum, rĕtardāre
 Saeviret= saevĭo, saevis, saevii, saevitum, saevīre
 Sciebam= scĭo, scis, scii, scitum, scīre
 Inritatent= inrīto, inrītas, inritavi, inritatum, inrītāre
 Accenderet= accendo, accendis, accendi, accensum, accendĕre
 Expectabam= expecto, expectas, expectavi, expectatum, expectāre
 Frangeret= frango, frangis, fregi, fractum, frangĕre
 Pateretur= patio, patis, patere
 Inveniebam= invenio, invĕnis, inveni, inventum, invĕnīre
 Comploraretur=complōro, complōras, comploravi, comploratum, complōrāre
 Haesitabam= haesĭto, haesĭtas, haesitavi, haesitatum, haesĭtāre
 Erat= sum, es, fui, esse
 Adlevanti= participio presente da: adlevo, adlēvas, adlēvāre
 Excedenti= participio presente da: excedo, excēdis, excessi, excessum, excēdĕre
 Eripiat= ērĭpĭo, ērĭpis, eripui, ereptum, ērĭpĕre
 Intercludat= interclūdo, interclūdis, interclusi, interclusum, interclūdĕre
 Conitar= cōnītor, cōnītĕris, conisus sum, cōnīti
 Negaturam= aggettivo participio futuro femminile singolare accusativo, da nego, negas, negavi,
negatum, negare
 Velis= volo, vis, volui, velle
 Licet= verbo intransitivo impersonale
 Statui= stătŭo, stătŭis, statui, statutum, stătŭĕre

(2,1) Guarda che risultato mi sono promesso di riottenere dalla tua benevolenza, non ho dubbi che avrò più
potere su di te di quanto ne avrà il tuo dolore, su chi soffre niente più potente del dolore, così non mi
scontrerò subito su quello, prima mi accosterò e gli porgerò di che ravvivarsi, porterò tutto alla luce riaprirò
quelle ferite che si sono già cicatrizzate

(2,2) Qualcuno dirà: «Che modo di consolare è questo, rievocando mali già dimenticati e mettendo l'animo
di fronte a tutti i suoi affanni quando a mala pena riesce a sopportarne uno solo?». Ma sappia costui che i
mali, quando sono così perniciosi da aggravarsi nonostante i rimedi, spesso si curano alla maniera contraria.
Perciò io radunerò per costei tutti i suoi lutti, tutte le sue disgrazie: questo sarà un metodo di cura non
delicato ma tutto un bruciare e un tagliare. Che cosa otterrò? Che l'animo, che è già riuscito a superare tante
sventure, si vergognerà di non sopportare una ferita sola in un corpo tutto coperto di cicatrici.

(2,3) Così piangano a lungo e gemano gli animi deboli di coloro che una lunga felicità ha indebolito, e cadano
all’urto delle offese più leggere, ma quelli che hanno passato tutti i loro anni nelle disgrazie sopportino anche
(quoque) gli eventi più gravi con coraggiosa e stabile fermezza. L’infelicità costante ha un solo vantaggio che
rafforza quelli che continuamente colpisce.

(2,4) La sorte non ti ha dato alcuna tregua dai più gravi lutti, nessuna eccezione nemmeno per il giorno della
tua nascita. Appena nata, anzi mentre nascevi, hai perso tua madre e, in un certo qual senso, fosti lasciata in
balia della vita. Sei cresciuta con una matrigna che però inducesti a diventare tua madre con tutto il rispetto
e l’affetto di cui può essere capace solo una figlia; non c’è nessuno, tuttavia a cui non sia costato molto avere
una matrigna anche se buon. Perdesti lo zio materno affettuosissimo, un uomo ottimo e molto coraggioso,
mentre ne aspettavi l’arrivo, e, perché la sorte non rendesse più lieve la crudeltà distanziando le sventure
entro il trentesimo giorno seppellisti il tuo amatissimo marito, dal quale avevi avuto tre figli.

(2,5) Il lutto ti fu annunciato mentre piangevi per un lutto, per di più (quidem) tutti i tuoi figli erano lontani
come se i mali ti cadessero addosso di proposito nello stesso momento e tu non avessi dove trovare sostegno
al tuo dolore (perché non ci fosse niente su cui il tuo dolore potesse trovare riposo) Tralascio le tante paure
che hai sopportato mentre ti assalivano senza sosta, or ora in quello stesso grembo in cui avevi allontanato
tre nipoti, hai accolto le ossa di tre nipoti, entro il ventesimo giorno dal quale avevi celebrato le esequie del
mio figlio morto fra le tue braccia e i tuoi baci, venivi a sapere che ti ero stato tolto, questo fino ad ora ti era
mancato, di piangere i vivi.

 Vide= vĭdĕo, vĭdes, vidi, visum, vĭdēre


 Dubito= dubito, dubitas, dubitavi, dubitatum, dubitare
 Est= sum, es, fui, esse
 Excitetur= excĭto, excĭtas, excitavi, excitatum, excĭtāre
 Dicet= dico, dices, dixi, dictum, dicere
 Consolandi= consōlo, consōlas, consolatum, consōlāre
 Revocare= rĕvŏco, rĕvŏcas, revocavi, revocatum, rĕvŏcāre
 Conlocare= conlŏco, conlŏcas, conlocavi, conlocatum, conlŏcāre
 Cogitet= cogito, cogitas, cogiatum, cogitare
 Convaluerint= convălesco, convălescis, convalui, convălescĕre
 Curari= curo, curas, curavi, curatum, curari
 Admovebo= admŏvĕo, admŏves, admovi, admotum, admŏvēre
 Secari= sĕco, sĕcas, secui, sectum, sĕcāre
 Consequer= consĕquor, consĕquĕris, consecutus sum, consĕqui
 Ferre= fero, fers, tuli, latum, ferre
 Fleant= fle, fles, flevi, fletum, flere
 Gemant= gemo, gĕmis, gemui, gemitum, gĕmĕre
 Enervavit= ēnervo, ēnervas, enervavi, enervatum, ēnervāre
 Conlabantur= conlābor, conlābĕris, conlapsus sum, conlābi (verbo deponenete)
 Transierunt= transĕo, transis, transii, transitum, transire (è un verbo intransitivo in questo caso)
 Perferant= perfero, perfers, pertuli, perlatum, perferre
 Habet= habeo, habes, habui, habitum, habere
 Vexat= vexo, vexas, vexavi, vexatum, vexāre
 Induras= induro, indūras, induravi, induratum, indūrāre
 Dedit= do, das, dedi, datum, dare
 Excepit= excipio, excipis, excepi, exceptum, excepere
 Nasceris= nascor, nascĕris, natus sum, nasci
 Es= sum, es, fui, esse
 Crevisti= cresco, crescis, crevi, cretum, crescĕre
 Potest= possum, potes, potui, posse
 Coegisti= cōgo, cōgis, coegi, coactum, cōgĕre
 Constitit= consisto, consistis, constiti, consistĕre
 Expectares= expecto, expectas, expectavi, expectatum, expectāre
 Diducendo= dīdūco, dīdūcis, diduxi, diductum, dīdūcĕre
 Faceret= făcĭo, făcis, feci, factum, făcĕre
 Extulisti= efferi, effers, extuli, elatum, efferre
 Lugenti= lugeo, luges, luxi, luctum, lugere
 Est= sum, es, fui, esse
 Haberes= habeo, habes, habui, habitum, habere
 Reclinaret= rĕclīno, rĕclīnas, reclinavi, reclinatum, rĕclīnāre
 Transeo= transĕo, transis, transii, transitum, transire
 Pertulisti= perfero, perfers, pertuli, perlatum, perferre
 Recepisti= rĕcĭpĭo, rĕcĭpis, recepi, receptum, rĕcĭpĕre
 Audisti= (forma contatta di audivisti da audio) audio, audis, audii, autitum, audire
 Defuerat= desum, dees, defui, deesse: verbo intransitivo anomalo

(3.1) La recente ferita lo riconosco, è la più grave fra tutte quelle che mai sono state inferte al tuo corpo: non
ti ha lacerato la pelle in superfice, non ti ha lacerato la pelle in superficie, ti ha squarciato il petto e le viscere.
Ma come (quemadmodum) le reclute, anche ferite in modo leggero, ugualmente strillano e hanno paura
delle mani dei medici più che della spada, e i veterani, invece, anche se trafitti pazientemente e senza un
gemito, sopportano di essere curati come se il corpo non fosse il loro, così ora tu devi esporti alla mia cura
con coraggio.

(3,2) Allontana senz’altro i lamenti, i pianti e le altre cose attraverso le quali nelle donne comunemente
strepita il dolore. Hai sprecato infatti tante sventure se non hai ancora imparato ad essere infelice. Forse
sembro comportarmi senza interesse con te? Non ti ho levato nulla dalle tue sventure, anzi te le ho messe
davanti tutte ammucchiate.

 Descenderunt= descendo, descendis, descendi, descensum, descendĕre


 Rupit= rumpo, rumpis, rupi, ruptum, rumpĕre
 Divisit= dīvĭdo, dīvĭdis, divisi, divisum, dīvĭdĕre
 Vociferantur= vōcĭfĕror, vōcĭfĕrāris, vociferatus sum, vōcĭfĕrāri
 Horrent= horrĕo, horres, horrui, horrēre
 Velut= volo, vis, volui, velle
 Exsaniari= exsănĭo, exsănĭas, exsănĭāre
 Patieuntur= pătĭo, pătis, pătĕre
 Debes= dēbĕo, dēbes, debui, debitum, dēbēre
 Praebere= praebĕo, praebes, praebui, praebitum, praebēre
 Perdidisti= perdo, perdis, perdidi, perditum, perdĕre
 Didicisti= disco, discis, didici, discĕre
 Videor= videor, videris, visus sum, videri
 Egisse= disco, discis, didici, discĕre
 Subduxi= subdūco, subdūcis, subduxi, subductum, subdūcĕre
 Coacervata= agg part perfetto coacervo, cŏăcervas, coacervavi, coacervatum, cŏăcervāre

(4,1) Ho fatto questo con molto coraggio, ho deciso infatti di vincere il tuo dolore non di imitarlo. E inoltre lo
vincerò, credo, in primo luogo se dimostrerò che niente di quel che mi capita è tale da farmi ritenere misero
e tanto meno (nedum) fa essere tali, per causa mia, i miei familiari; in secondo luogo se ti passerò e
dimostrerò che non è pesante neppure la tua sorte, la quale dipende totalmente dalla mia.

(4,2) Affronterò per prima cosa questa, che il tuo affetto per me smania di sentire, io non provo alcun male.
Se potrò renderò manifesto il fatto che quelle stesse cose da cui mi ritieni oppresso non sono intollerabili, se
poi non credi che possa essere possibile, sarò invece più fieno di me, perché sarò felice in quelle situazioni
che di solito rendono infelici.

(4,3) Non c’è motivo per il quale tu creda a voci infondate, sono io stesso a dirti che non sono infelice, affinché
tu non sia turbata da voci incerte. Aggiungerò purché tu stia tranquilla che non posso nemmeno diventarlo.

 Constituo, is, constitui, stitutum, ere


 Circumscribo, is, scripsi, scriptum, ere: qua limitare, altrove sminuire
 Puto, putas, putavi, putatum, putare= stimare, ritenere
 Ostendo, is, ostendi, tentum-tensum, ere: dimostrare
 Contingo, is, tigi, tactum, ere: Essere a contatto, toccare in sorte
 Probo, as, avi, atum, are: provare, dimostrare, approvare, esprimere approvazione
 Pendeo, es, pependi, ere: dipendere da
 Adgrèdior, adgredìeris, gressus sum, àdgredi
 Audio, audis, audii, auditum, audire
 Gestio, is, ii-ivi, itum, ire: esser impaziente
 Premo, is, pressi, pressum, ere
 Credo, is, credidi, creditum, ere: prestar fede
 Placeo, es, placui, placitum, ere
 Soleo, es, solitus sum, ere
 Perturbo, as, avi, atum, are
 Indico, as, avi, atum, are: rendere manifesto
 Adicio, is, adieci, adiectum, ere

(5,1) È buona la condizione in cui siamo venuti al mondo, a patto di non abbandonarla (è riferito a conditione)
La natura ha fatto in modo che non ci fosse bisogno di un grande apparato, per vivere bene, ognuno può
rendere felice sé stesso. Scarsa è l’importanza che hanno i fattori di provenienza esterna e non hanno molta
influenza né in un senso né nell’ altro, le cose favorevoli non esaltano il saggio, né quelle sfavorevoli lo
abbattono egli infatti si è sempre sforzato di fare affidamento solo su sé stesso e di cercare in sé sesso ogni
gioia.

(5,2) E allora? (Cosa voglio dire con ciò) Sostengo di essere saggio? Niente affatto, infatti se potessi affermare
questo, certamente, non solo negherei di essere infelice, ma proclamerei di essere più fortunato di tutto,
giunto vicino a Dio, ora invece cosa che basta ad attenuare tutte le sventure, mi sono consegnato ai saggi. E
non essendo ancora abbastanza forte da aiutarmi da solo, ho trovato forza nell’accampamento altrui, di quelli
che certamente difendono sé stessi e i loro compagni.

(5,3) Quelli mi hanno ordinato di stare continuamente all’erta come se fossi di guardia e di osservare in
lontananza tutti i tentativi tutti gli assalti della sorte, molto prima che avvenga l’incursione. La sorte è pesante
per coloro ai quali si manifesta all’improvviso: facilmente la sopporta chi se l’aspetta sempre, infatti anche
l’arrivo dei nemici travolge quelli che si lasciano sorprendere, ma quelli che si sono preparati prima che la
guerra ci fosse, schierati e predisposti reggono facilmente il primo colpo che è quello più impetuoso.

(5,4) Io non mi sono mai fidato della sorte neppure quando sembrava promettere non mi sono mai fidato
della fortuna anche quando sembrava promettere pace. Tutti quei beni che generosamente mi concedeva:
denaro, onori e favori, io li ho tenuti in tale considerazione che essa avrebbe potuto riprenderseli senza
crearmi alcun disturbo. Ho mantenuto una grande distanza fra loro e me; così essa se li è ripresi, non è che
me li ha strappati. La cattiva sorte spezza soltanto colui che si lascia ingannare da quella buona.

(5,5) Quelli che hanno amato i doni della fortuna come fossero loro ed eterni, quelli che per quei doni
vogliono farsi ammirare, giacciono infelici quando i loro animi, vanitosi e infantili, ignari di ogni gioia duratura,
vengono abbandonati da questi piaceri falsi e provvisori: ma colui che non si è sollevato nelle circostanze
liete, non si avvilisce certamente nei cambiamenti. Mantiene l’animo saldo in entrambe le circostanze, di cui
già in precedenti circostanze ha testato la fermezza. Infatti nella sua stessa felicità ha sperimentato quanto
potesse essere forte contro l’infelicità.

(5,6) Così io ho sempre ritenuto che, in quelle cose che tutti desiderano, non ci fosse niente del vero bene,
allora le ho scoperte vane e dipinte con un colore brillante e ingannevole, che dentro non avevano niente di
simile all’apparenza: ora in quelle cose che sono definite, mali non trovo niente di tanto spaventoso e
tremendo quanto minacciava la credenza popolare. Certo il termine in sé per qualche convincimento e
accordo generale, giunge troppo aspro alle orecchie e colpisce chi lo ode come qualcosa di uggioso e
maledetto: così infatti ha deciso il popolo, ma i decreti del popolo per la maggior parte, i saggi li rifiutano.

 Gigno, is genui, genitum, ere


 Desero, is, deserui, desertum, ere
 Vivo, is, vixi, victum, ere
 Eveho, is, vexi, vectum, ere: esaltare
 Demitto, is, misi, missum, ere: abbattere, tirar giù
 Laboro, as, avi, atum, are: darsi cura, preoccuparsi, sforzarsi
 Peto, is, petivi-petii, petitum, ere
 Profiteor, eris, fessus sum, eri: affermare
 Perduco, is, duxi, ductum, ere: raggiungere
 Praedico, as, avi, atum, are: ploclamare
 Lenio, is, ivi-ii, itum, ire
 Confugio, is, confugi, ere: rifugiarsi
 Tueor, eris, tuitus sum, eri
 Iubeo, es, iussi, iussum, ere
 Prospicio, is, spexi, spectum, ere: guardare lontano
 Incurro, is, curri-cucurri, ere: fare incursione
 Prosterno, is, stravi, stratum, ere: travolgere, sbaragliare
 Occupo, as, avi, atum, are: cogliere, occupare un territorio
 Paro, as, avi, atum , are
 Compono, is, posui, poitum, ere
 Apto, as, avi, atum, are
 Confero, fers, contuli, collatum, ferre: riversare, conferire
 Repeto, is, ii-ivi, itum, ere: richiedere, rivolere indietro, riprendersi
 Aufero, aufers, abstuli, ablatum, auferre: portar via
 Avello, is, vulsi-velli, vulsum, ere: strappare
 Comminuo, is, minui, minutum, ere: spezzare, rompere, annientare
 Decipio, is, cepi, ceptum, ere: ingannare
 Suspicio, is, spexi, spectum, ere: ammirare
 Amo, as, avi, atum, are
 Iaceo, es, iacui, (iaciturus), ere
 Maereo, es, ere: affliggersi
 Destituo, is, stitui, stitutum, ere: abbandonare
 Inflo, as, avi, atum, are : gonfiarsi (d’orgoglio)
 Muto, as, avi, atum, are
 Contraho, is, traxi, tractum, ere: avvilirsi
 Teneo, es, tenui, tentum, ere
 Exploro, as, avi, atum, are: saggiare
 Valeo, es, value, valiturus, ere: esser forte
 Experior, ìris, expertus sum, iri: sperimentare
 Opto, as, avi, atum, are: desiderare
 Existimo, as, avi, atum, are
 Insum, es, infui, inesse: essere in, trovare in
 Circumlino, is, litum, ere: qua rivestita, ma lett. spalmare, ungere
 Voco, as, avi, atum, are
 Minor, aris, atus sum, ari: minacciare
 Venio, is, veni, ventum, ire
 Ferio, is, ire: ferire
 Abrogo, as, avi, atum, are

(6,1) Tralasciando dunque il parere dei più, (di quelli) che si fanno trascinare dall’apparenza delle cose, in
qualunque modo le abbiano dato credito, vediamo (videamus= congiuntivo esortativo) che cos’è l’esilio
(interrogativa indiretta). Certamente è un cambiamento di luogo, perché non sembri che io ne riduca la forza
e ne sottragga ciò che ha in se di svantaggioso, a questo cambiamento di luogo seguono dei disagi, povertà,
infamia e disprezzo. Mi batterò contro questi fattori in seguito, nel frattempo ciò che voglio esaminare cosa
porta il penoso mutamento di luogo in sé.

(6,2) Essere privi della patria è intollerabile. Allora guarda questa moltitudine per la quale bastano a malapena
i tetti di una civiltà immensa: la maggior parte di queste è priva della patria. Sono confluiti qui dai loro
municipi e dalle loro colonne, in breve, da tutto il mondo, alcuni li ha portati qui l’ambizione, altri la necessità
di un incarico pubblico, altri dall’incarichi di ambasceria, altri dal lusso che cercava per i vizi, un luogo adatto
e opulento, altri dal desiderio di studi liberali, altri dagli spettacoli. Alcuni sono stati tratti qui dall’amicizia,
alcuni dall’operosità che vi ha trovato larghezza d’occasione per far mostra del proprio valore, alcuni hanno
portato la bellezza per venderla, altri l’eloquenza per venderla.

(6,3) Non c’è categoria umana che sia venuta in questa città che dia grandi compensi sia alla virtù che hai vizi.
Ordina che tutti questi siano chiamati per nome e chiedi loro da dove vengano, vedrai che parte maggiore è
quella che lasciate le sedi d’origine, è venuta in città, certamente grandissima e bellissima, tuttavia non sua.
Allontanati poi da questa popolazione che può dirsi comune a tutti, fa il giro di tutte le città (transi e circumi
sono imperativi di composti di eo = transeo e circumeo) non ce n’è una i cui abitanti, per la maggior parte
non siano stranieri.

(6,4) Lascia stare quelle che attraggono la maggior parte delle persone (spostati da quelle che la maggior
parte alletta) per la posizione piacevole e per l’ubicazione favorevole, vista i luoghi deserti e le isole più aspre,
Schiato, Serifo, Giara e Cossura: non troverai nessuna terra dell’esilio nella quale qualcuno soggiorni per suo
desiderio (animi causa)

(6,5) Che cosa si può trovare di così spoglio, che cosa di così scosceso ovunque come quest’isola rocciosa?
Che cosa di più sterile per chi guarda all’abbondanza, che cosa di più selvaggio per chi guarda gli uomini? Che
cosa di più spaventoso per chi guarda proprio alla posizione del luogo? Che cosa di più intemperante per chi
guarda al clima? Tuttavia in questo luogo soggiornano più stranieri che cittadini. Dunque il cambiamento di
luogo non è di per sé pesante, al punto che persino questa terra ha strappato alcuni dalla loro patria.

(6,6) Io so che alcuni sostengono che il cambiar residenza e trasferire il proprio domicilio è un naturale bisogno
dell'animo; l'uomo, infatti, ha un'indole mutevole e inquieta, non sta mai fermo, va di qua e di là, rivolge i
suoi pensieri a tutto ciò che è ignoto e noto, è incostante, insofferente della quiete e sempre lieto di ogni
novità.

(6,7) Non ti meraviglierai di questo se prenderai in considerazione la sua origine prima. Essa non è composta
di materia terrena e pesante, ma discende dallo stesso spirito celeste e la natura dei corpi celesti sta nel
continuo movimento: fugge e si sposta a grandissima velocità. Guarda le stelle che illuminano il mondo:
nessuna di esse è ferma. Il sole si sposta continuamente e passa da un luogo a un altro e per quanto giri
insieme all’universo, nondimeno si volge in direzione contraria rispetto all’universo stesso: passa attraverso
tutti i punti dello zodiaco, non si forma mai, ininterrotto è il suo moto e lo spostarsi da un luogo all’altro.

(6,8) Tutti i corpi celesti sono continuamente in rotazione e in transito; come la legge e la necessità di natura
hanno ordinato, si portano da un luogo ad un altro, quando avranno descritto le loro orbite attraverso
determinati giri di anni, ripeteranno il percorso attraverso cui erano giunti: adesso vai a sostenere che l’animo
umano composto della stessa sostanza di quei corpi celesti mai sopporti il cambiamento e lo spostamento,
mentre la natura divina o trova piacere o conserva sé stessa grazie all’eterno e rapidissimo movimento.
 Removeo, es, movi, motum, ere
 Angusto, as, avi, atum, are: restringere
 Subtraho, is, traxi, tractum, ere: eliminare, togliere
 Sequor, eris, sequutus-secutus sum, sequi
 Confligo, is, conflixi, conflictum, ere: battersi
 Intueor, èris, intuitus sum, eri: esaminare
 Adfero (affero), fers, tuli, latum, ferre
 Careo, es, carui, cariturus, ere: privarsi, esser privi
 Sufficio, is, feci, fectum, ere: essere sufficiente
 Confluo, is, confluxi, ere
 Adduco, is, duxi, ductum, ere
 Quaero, is, quaesivi-quaesii, quaesitum, ere
 Traho, is, traxi, tractum, ere
 Nanciscor, eris, nactus-nanctus sum, nancisci: trovare per caso
 Concurro, is, cucurri, cursum, ere: accorrere
 Cito, as, avi, atum, are: chiamare, convocare
 Relinquo, is, reliqui, relictus, ere
 Discedo, is, scessi, scessum, ere: allontanarsi
 Circumeo, is, ivi-ii, itum, ire
 Adlicio, is, adlexi, adlectum, ere: attirare
 Percenseo, es, censui, ere: prendere in considerazione
 Moror, aris, atus sum, ari
 Abrumpo, is, abrupi, abruptum, ere: rompere, spezzare, qua abruptus: scosceso
 Respicio, is, respexi, respectum, ere
 Consisto, is, consistiti, ere: fermarsi, trattenersi
 Abduco, is, duxi, ductum, ere: allontanare da
 Commuto, as, avi, atum, are
 Transfero, fers, tuli, traslatum-tralatum, ferre
 Spargo, is, sparsi, sparsum, ere: diffondersi, disperdersi
 Dimitto, is, misi, missum, ere: lasciar andare
 Miror, aris, miratus sum, ari
 Aspicio, is, aspexi, spectum, ere
 Concresco, is, crevi, cretum, ere: formarsi
 Fugio, is, fugi, fùgitum, ere
 Illustro, as, avi, atum, are
 Persto, as, stiti, staturus, stare: restare fermo, immobile
 Labor, eris, lapsus sum, labi: scorrere, qua compiere il proprio corso
 Verto, is, verti, versum, ere
 Refero, fers, retuli-rettuli, latum, ferre: volgersi indietro
 Discurro, is, curri-cucurri, cursum, ere: passare
 Resisto, is, stiti, ere: fermarsi
 Volvo, is, volvi, volutum, ere
 Ordino, as, avi, atum, are
 Defero, fers, tuli, latum, ferre
 Explico, as, plicui-plicavi, atum-itum, are: compiere
 Eo, is, ivi, itum, ire
 Delecto, as, avi, atum, are
 Conservo, as, avi, atum, are

(7,1) Ora volgiti dalle cose celesti a quelle umane: vedrai che genti e popoli interi hanno cambiato sede. Che cosa significa
che cosa significa che in mezzo ai paesi barbari ci siano città greche? Che cosa significa che la lingua macedone fra gli
indi e i persiani? La Scizia e tutta quella regione di popoli feroci e selvaggi mostra città greche fondate sui lidi del Ponto:
non l’intensità di un inverno infinito, non l’indole degli abitanti, aspra come il loro clima, hanno scoraggiato quelli che
volevano trasferirvi la propria dim0ora.

(7,2) In Asia c’è una moltitudine di Ateniesi; Mileto ha riversato in varie direzioni la popolazione per settantacinque
nuove città; tutto il versante dell’Italia che è bagnato dal mare inferiore, divenne Magna Grecia. L’Asia rivendica in sé
l’origine degli etruschi; i Fenici abitano l’Africa, i Cartaginesi la Spagna, i Greci si sono introdotti in Gallia, I Galli in Grecia,
i Pirenei non hanno impedito il passaggio dei germani, l’incostanza umana si è riversata sulle vie impraticabili e ignote.
(7,3) SI sono portati dietro i figli, le mogli, i genitori appesantiti dalla vecchiaia. Alcuni travagliati da lunghe
peregrinazioni, non si scelsero una sede ma a causa della stanchezza occuparono quella più vicina; altri, con le armi si
procurarono il diritto di stare in terra straniera; certi popoli mentre si dirigevano in terre sconosciute (ignota= agg neutro
plurale) il mare li ingoiò, certi si stabilirono là dove li depositò la mancanza di tutti i mezzi.

(7,4) E non fu per tutti lo stesso per cui lasciarono e si cercarono una patria: alcuni sfuggiti dalla distruzione della loro
città e alle armi nemiche (hostilibus armis dipende da eleapsus) e spogliati dei loro beni, si spinsero in territori altrui;
altri furono cacciati da lotte interne; alcuni l’eccessiva quantità di popolazione dovuta alla sovrappopolazione li fece
emigrare per alleggerire il numero degli uomini, altri sono stati cacciati dalla pestilenza o dai frequenti terremoti o da
altri intollerabili flagelli di un suolo improduttivo, alcuni sono stati sedotti dalle voci su una terra fertile e fin troppo
dotata

(7,5) Alcuni per una ragione, altri da un’altra sono stati indotti a venir via dalle proprie case: in ogni caso questo (illud
prolettico) è certo, niente è rimasto nello stesso luogo in cui è nato. La migrazione del genere umano è incessante; ogni
giorno nel mondo che è così grande qualcosa cambia: si gettano le fondamenta di nuove città, nascono popolazioni con
nuovi nomi, via via che si estinguono i popoli che c’erano prima o si incorporano con altre più forti. Ma tutti questi
spostamenti di popoli che cosa sono se non esili in massa?

(7,6) Ma perché ti faccio un così lungo giro di parole? Che importanza ha citarti Antenore, fondatore di Padova, o
Evandro che portò sui lidi del Tevere il regno degli Arcadi? O Diomede e gli altri, vincitori e vinti, che la guerra di Troia
disperse per terre straniere?

(7,7) Addirittura in un esule ha il suo fondatore l'impero romano, in un profugo che, dopo la conquista della sua patria,
portandosi dietro poche reliquie e spinto dalla necessità e dalla paura del vincitore a cercare terre lontane, giunse in
Italia. E, in seguito, questo popolo quante colonie non ha fondato in ogni provincia! Dovunque ha vinto il Romano si
stabilisce. E per questi cambiamenti di sede si arruolavano volontari e anche il vecchio, lasciati i suoi altari, seguiva i
coloni di là dai mari.

(7,8) L'argomento non richiede altri esempi. Tuttavia ne aggiungerò un altro soltanto che mi balza agli occhi. Quest'isola
dove mi trovo ha spesso cambiato i suoi abitanti. Tralasciando le età più antiche, ormai oscurate dal tempo, i Greci che
ora abitano Marsiglia, abbandonata la Focide, si fermarono prima in quest'isola dalla quale non si conosce il motivo che
li abbia spinti ad andarsene, se il clima insalubre o la vicinanza minacciosa dell'Italia o la natura delle coste prive di porti;
che non fosse certo un motivo lo stato selvaggio degli abitanti lo si ricava dal fatto che essi andarono a stabilirsi tra le
fiere e rozze popolazioni della Gallia.

(7,9) Successivamente passarono nell'isola i Liguri e poi gli Ispani, come appare dalla somiglianza di certi usi: portano,
infatti, lo stesso copricapo e lo stesso tipo di calzature dei Cantabrici e anche alcune parole si somigliano (ma sotto
l'influenza dei Greci e dei Liguri la loro lingua è molto mutata da quella originaria). In seguito vi furono fondate due
colonie romane, una da Mario e l'altra da Silla. Tante volte è cambiata la popolazione di questo scoglio arido e tutto
sterpi.

(7,10) Insomma tu non troverai una terra che sia ancora oggi abitata dalla popolazione indigena. Tutte si sono mescolate
e incrociate; gli uni si sono succeduti agli altri; questi desiderano ciò che gli altri disprezzano; l'uno è cacciato via da dove
aveva cacciato, a sua volta, un altro. Così vuole il destino: che nessuna cosa resti sempre in uno stesso luogo.

 Converto, is, verti, versum, ere


 Ostento, as, avi, atum, are: mostrare
 Obsto, as, stiti, staturus, are: impedire
 Effundo, is, fudi, fusum, ere: riversare
 Adluo, is, adlui, ere: bagnare
 Incolo, is, colui, cultum, ere
 Vindico, as, avi, atum, are: rivendicare
 Immitto, is, misi, missum, re: introdursi
 Inhibeo, es, inhibui, inhibitum, ere: impedire
 Iacto, as, avi, atum, are
 Eligo, is, elegi, electrum, ere
 Ignosco, is, ignovi, ignotum, ere
 Haurio, is, hausi, haustum, ere: inghiottire, assorbire
 Consido, is, consedi, consessum, ere
 Elabor, eris, lapsus sum, labi: sfuggire
 Expello, is, puli, pulsum, ere
 Spolio, as, avi, atum, are
 Summoveo, es, movi, motum, ere
 Superfluo, is, fluxi, ere: essere sovrabbondante
 Exonero, as, avi, atum, are
 Eicio, is, eieci, eiectum, ere
 Corrumpo, is, corrupi, corruptum, ere: qua attirare, sedurre
 Excieo, es, ivi, itum, ere-excio, is, civi-cii, citum, ire: uscire
 Maneo, es, mansi, mansum, ere
 Iacio, is, ieci, iactum, ere: gettare
 Exstinguo, is, exstinxi, exstinctum, ere
 Orior, ìris, ortus sum, iri
 Intersum, es, fui, esse
 Dissipo, as, avi, atum, are
 Habito, as, avi, atum, are
 Libet, libuit-libitum est, ere: qua libens, volentieri, di buona voglia
 Desidero, as, avi, atum, are
 Fugo, as, avi, atum, are
 Appareo, es, apparui, appariturus, ere
 Interpono, is, posui, positum, ere: insediarsi
 Descisco, is, descivi-ii, itum, ere: qua modificarsi
 Deduco, is, duxi, ductum, ere: fondare una colonia
 Colo, is, colui, cultum, ere
 Permisceo, es, miscui, mixtum-mistum, ere
 Succedo, is, cessi, cessum, ere
 Concupio, is, ere
 Placeo, es, placui, placitum, ere
 Sto, as, steti, statum, are

(8,1) Contro il cambiamento di luogo, tolti tutti gli altri disagi che sono connessi all’esilio, Varrone, il più dotto dei
Romani, ritiene che rimedio sufficiente basti: dovunque noi andiamo abbiamo a che fare con la medesima natura; M.
Bruto, invece, pensa che basti, per chi va in esilio, portare con sé le proprie virtù.

(8,2) Anche se qualcuno giudica di scarsa efficacia per un esule questi due rimedi se presi singolarmente, bisogna dire
che, messi insieme, essi sono efficacissimi. Quanto poco è, infatti, quello che perdiamo! Due cose ci seguono dovunque
noi andiamo e sono le più belle che esistono: la natura, che è comune a tutti, e la nostra virtù personale.

(8,3) Questo è voluto, credimi, dal creatore dell'universo, chiunque egli sia, un Dio signore di tutte le cose o una mente
incorporea artefice di opere meravigliose, o uno spirito divino uniformemente diffuso in tutte le cose, le più grandi come
le più piccole, o il destino e la successione immutabile di cause connesse fra loro; questo, ripeto, è voluto perché soltanto
le cose infime fossero soggette all'arbitrio altrui.

(8,4) Ciò che vi è di meglio per l'uomo è sottratto al potere umano e non può essere né dato né tolto. Questo universo
che di tutte le creazioni della natura è la più grande e la più bella, il nostro animo che questo universo contempla e
ammira e del quale è parte più splendida, appartengono a noi per sempre e resteranno con noi tanto più a lungo quanto
noi stessi più a lungo esisteremo.

(8,5) Perciò, di buon animo e fieri, affrettiamoci con passo fermo dovunque la sorte ci spinga. Percorriamo tutta la terra,
non vi sarà nessun esilio; infatti al mondo non c'è luogo che sia straniero all'uomo. Da ogni parte, egualmente, si può
volgere lo sguardo al cielo; la distanza che separa l'uomo da Dio è sempre la stessa.
(8,6) Per questo, purché i miei occhi non siano privati di quello spettacolo di cui sono insaziabili, purché mi sia consentito
di guardare il sole e la luna, purché io possa fissare gli altri astri e studiarne il sorgere e il tramontare, le loro distanze e
le cause del loro moto, ora più veloce ora più lento, e ammirare le tante stelle che brillano nella notte, alcune immobili
altre che si spostano, non però nello spazio infinito ma in un'orbita che si sono tracciata, altre ancora che spuntano
all'improvviso, altre che quasi abbagliano in un guizzo di fiamma e sembra che cadano o che, per un lungo tratto di cielo,
passano oltre con una gran luce, purché io possa contemplare tutto questo e, per quanto sia lecito a un uomo,
partecipare alla vita del cielo, purché l'animo mio che tende alle cose a lui affini sia sempre rivolto al cielo, che cosa mi
importa quale terra io calpesto?

 Detraho, is, traxi, tractum, ere


 Adhaereo, es, haesi, haesum, ere: esser collegato, contiguo
 Puto, as, avi, atum, are
 Utor, eris, usus sum, uti
 Iudico, as, avi, atum, are
 Diffudo, is, fudi, fusum, ere: essere pervaso
 Cohaereo, es, haesi, haesum, ere: connettersi
 Inquam, inquis, inquit, inquii
 Cado, is, cècidi, casurus, ere
 Erigo, is, erexi, erectum, ere
 Propero, as, avi, atum, are: affrettarsi
 Emetior, iris, emensus sum, iri: percorrere
 Disto, as, are
 Inhaereo, es, haesi, haesum, ere: essere intento, restare fisso a
 Investigo, as, avi, atum, are
 Meo, as, avi, atum, are: passare
 Specto, as, avi, atum, are: guardare
 Mico, as, micui, are: brillare
 Exeo, is, ii, itum, ire
 Circumago, is, egi, actum, ere: descrivere un’orbita, compiere un giro
 Erumpo, is, rupi, ruptum, ere: spuntare
 Praestringo, is, strinxi, strictum, ere: abbagliare
 Decido, is, cidi, ere: cadere (de+cado, i di cidi breve)
 Praetervolo, as, are: traversare rapidamente
 Inmisceo, es, miscui, mixtum-mistum, ere
 Tendo, is, tetendi, tensum-tentum, ere
 Calco, as, avi, atum, are: calpestare

(9,1) “Ma questa terra non è fertile d'alberi da frutto o da fiore; non è bagnata da fiumi né grandi né navigabili; non
produce nulla che sia richiesto da altre popolazioni e appena appena provvede alla sopravvivenza dei suoi abitanti; non
vi si cava marmo pregiato, non ha miniere d'oro o d'argento."

(9,2) Meschino è l'animo che si compiace dei beni terreni; bisogna volgerlo verso quelle cose che appaiono dappertutto
uguali e uguali dappertutto risplendono. E bisogna anche pensare che i beni terreni, per gli errori e per i pregiudizi che
comportano, sono di ostacolo ai veri beni. Quanto più lunghi gli uomini costruiranno i loro portici, quanto più alte
innalzeranno le loro torri, quanto più vasti edificheranno i loro caseggiati, quanto più profonde scaveranno le loro grotte
per l'estate, quanto più sovraccarichi saranno i soffitti delle loro sale da pranzo, tanto più, tutto questo, nasconderà loro
il cielo.

(9,3) Il destino ti ha gettato in una regione dove l'abitazione più sontuosa è una capanna; ma tu hai un animo meschino
che si appaga di misere consolazioni se sopporti tutto questo con fermezza soltanto perché pensi alla capanna di
Romolo. Di', piuttosto, così: "Questo umile tugurio non accoglie forse le virtù? Sarà più bello di ogni tempio se vi si potrà
scorgere la giustizia, la continenza, la prudenza, la pietà, un giusto criterio nella distribuzione di tutti i doveri, la
conoscenza delle cose umane e divine. Non è angusto il luogo che contiene una quantità di così grandi virtù, nessun
esilio è gravoso quando vi si può andare con una tale scorta".
(9,4) Bruto nel suo libro Sulla virtù dice di aver visto Marcello, in esilio a Mitilene, che viveva felice, per quanto è concesso
alla natura umana, e che si dedicava con passione, mai come allora, alle belle arti. E aggiunge che, accingendosi a
ripartire senza l'amico, gli parve di andare lui in esilio, piuttosto che di lasciare in esilio Marcello.

(9,5) O ben più fortunato Marcello quando per il suo esilio s'ebbe le lodi di Bruto che non quando per il suo consolato
s'ebbe quelle della repubblica! Quanto grande quell'uomo per il quale qualcuno credette di essere egli stesso un esule
nel momento in cui si congedava dall'esule. E quanto grande quell'uomo che suscitò l'ammirazione di chi, a sua volta,
era ammirato da Catone!

(9,6) E Bruto dice ancora che Cesare non si fermò a Mitilene perché non sopportava di vedere un tal uomo così umiliato.
E quando il senato, con pubbliche suppliche, impetrò il suo ritorno, tutti erano così ansiosi e tristi, quel giorno, che
sembravano essere nello stato d'animo di Bruto e pregavano non per Marcello ma per se stessi, per non continuare ad
essere come esuli per l'assenza di lui. Ma il giorno in cui egli ottenne di più fu di gran lunga quello in cui Bruto non se la
sentì di lasciarlo esule e Cesare non osò vederlo. Egli, infatti, s'ebbe questa doppia attestazione: Bruto si dolse di dover
tornare senza Marcello, Cesare se ne vergognò.

(9,7) Non si può dubitare che un tal uomo si sia esortato così per sopportare con animo sereno l'esilio: "Essere senza
una patria non è cosa miserevole. Gli studi di cui ti sei nutrito ti hanno insegnato che l'uomo saggio ha una sua patria in
ogni luogo. E allora? Quello che ti ha esiliato non è stato anche lui lontano dalla patria per dieci anni di seguito? Senza
dubbio fu per estendere i confini dell'impero, ma egualmente ne è stato lontano.

(9,8) E anche ora lo chiama a sé l'Africa, così minacciata dalla ripresa della guerra, lo chiama la Spagna dove riprende
forza il partito vinto e umiliato, lo chiama l'infido Egitto e, infine, tutto il mondo spia un momento di debolezza del
nostro potere. Che cosa affronterà per primo? Contro chi si opporrà? La sua vittoria lo porterà di terra in terra. I popoli
lo ammirino pure e lo onorino: tu vivi contento dell'ammirazione di Bruto!".

 Irrigo, as, avi, atum, are


 Caedo, is, cecidi, caesum, ere: tagliare
 Eruo, is, erui, erutum, ere: estrarre
 Splendeo, es, ere
 Expedio, is, ivi-ii, itum, ire: costruire
 Tollo, is, sustuli, sublatum, ere: alzare, levare, innalzare
 Porrigo, is, porrexi, porrectum, ere: estendere, espandere
 Fodio, is, fodi, fossum, ere: scavare
 Abscondo, is, abscòndidi-abscondi, itum, ere
 Dispenso, as, avi, atum, are
 Aio, ais
 Redeo, is, ii-ivi, itum, ire
 Adprobo, as, avi, atum, are
 Efficio, is, feci, fectum, ere
 Recedo, is, cessi, cessum, ere: allontanarsi
 Praetervehor, eris, vectus sum, ere: oltrepassare
 Deformo, as, avi, atum, are: deturpare
 Impetro, as, avi, atum, are: ottenere
 Deprecor, aris, atus sum, ari:
 Doleo, es, dolui, doliturus, ere
 Reverto, is, reverti, reversum, ere: tornare
 Erubesco, is, rubui, ere: arrossire, vergognarsi
 Tolero, as, avi, atum, are
 Adhortor, aris, adhortatus sum, ari: esortare
 Imbuo, is, imbui, imbutum, ere: qua formarsi
 Propago, as, avi, atum, are: ampliare
 Resurgo, is, resurrexi, resurrectum, ere: riprendere
 Adfligo, is, adflixi, adflictum, ere: battere, abbattere, atterrare
 Refoveo, es, fovi, fotum, ere: rianimare, ravvivare
 Concutio, is, concussi, concussum, ere: sconvolgere, scuotere
 Intendo, is, tendi, tentum, ere: esser pronti a
 Oppono, is, posui, positum, ere

(10,1) Marcello, dunque, sopportò coraggiosamente l'esilio e il cambiamento di luogo non mutò minimamente il suo
animo, benché la povertà gli fosse compagna. E che questa non sia per nulla un male lo comprende chiunque purché
non sia giunto a una tale smania di avarizia e di dissolutezza da stravolgere ogni cosa. Quanto poco, infatti, occorre a un
uomo per il suo sostentamento! E come può mancare questo poco a chi solo abbia qualche virtù?

(10,2) Per quel che mi riguarda, non le ricchezze sento di aver perduto, ma le preoccupazioni. Le necessità del corpo
sono minime: esso chiede che sia allontanato il freddo, che sia placata, con gli alimenti, la fame e la sete; tutto quello
che desidera in più è per vizio e non per necessità. Non è necessario scandagliare tutte le profondità del mare, né
appesantire lo stomaco con una strage di selvaggina, né strappare a una spiaggia ignota le conchiglie dell'oceano. Che
gli dèi e le dèe confondano quelli la cui dissolutezza valica i confini di un così invidiabile impero.

(10,3) Pretendono che sia preso di là dal Fasi ciò che serve alla loro fastosa cucina e non si vergognano di chiedere uccelli
ai Parti, con i quali non abbiamo ancora saldato i conti. Da tutto il mondo fanno venire per il loro palato schizzinoso i
cibi più prelibati; dal lontanissimo oceano vengono portate vivande che il loro stomaco, rovinato dalle raffinatezze, a
mala pena riesce a tollerare. Vomitano per mangiare, mangiano per vomitare e non si degnano nemmeno di digerire
quei cibi che fanno cercare per tutto il mondo. Ma a chi disprezza tutto questo, che danno può portare la povertà? A
chi, invece, desidera queste cose la povertà giova ugualmente: infatti lo guarisce suo malgrado perché anche se egli non
accetta il rimedio, benché vi sia costretto, non potendo, è simile a quello che non vuole.

(10,4) Caligola che la natura, mi pare, ha voluto far nascere proprio per mostrare a che cosa possono giungere i grandi
vizi accompagnati a una grande fortuna, per una cena, in un sol giorno, spese dieci milioni di sesterzi e, aiutato in questo
dalla fantasia di tutti, trovò la maniera, anche se a fatica, di spendere per una sola cenale entrate di tre province.

(10,5) O miserabili quelli il cui palato non è stuzzicato che dai cibi più costosi! Costosi non già per il sapore straordinario
o per una qualche particolare dolcezza del gusto, ma per la loro rarità e per la difficoltà di procurarseli. Ma se tutta
questa gente volesse tornare alla ragione, che bisogno c'è di tante arti al servizio del ventre? Perché tanti scambi
commerciali? Perché devastare tante foreste? Perché scandagliare il fondo del mare? Dappertutto si trovano cibi che la
natura ha distribuito in tutti i luoghi; ma costoro passano oltre come ciechi e percorrono tutte le regioni e attraversano
i mari e mentre con poco potrebbero placare la fame, la stuzzicano a caro prezzo.

(10, 6) Vien voglia di dire: "Perché mettete in mare le navi? Perché vi armate contro le fiere e contro gli uomini? Perché
correte così inquieti di qua e di là? Perché accumulate ricchezze su ricchezze? Non volete considerare quanto piccolo è
il vostro corpo? Non è una pazzia, non è delirio estremo desiderare tanto, quando può contenere così poco? Voi potrete
accrescere il vostro censo, potrete allargare i vostri confini, ma giammai ingrandire i vostri corpi. Quand'anche i vostri
commerci siano andati bene e la guerra vi abbia reso molto, quand'anche abbiate ammucchiati i cibi venuti da ogni
parte, voi non avrete dove mettere tutte queste provviste.

(10,7) Perché, dunque, raccogliete tante cose? Certamente, allora, i nostri antenati, la cui virtù è ancor oggi il sostegno
dei nostri vizi, erano ben infelici, dal momento che si preparavano il cibo con le loro mani e avevano per letto la terra e
le cui dimore non splendevano di ori e non avevano templi sfolgoranti di gemme. Allora si giurava su divinità di argilla e
chi le invocava tornava dal nemico disposto a morire pur di non tradirle.

(10,8) Certo quel nostro dittatore che ascoltò gli ambasciatori sanniti mentre cuoceva sul fuoco un poverissimo cibo con
le sue mani, con quelle stesse mani con cui spesso aveva colpito il nemico e aveva deposto una corona nel grembo di
Giove Capitolino, certo, doveva vivere meno beato di quanto, a quel che noi ricordiamo, visse Apicio, che in quella città
dalla quale, un tempo, i filosofi furono costretti ad andarsene perché corruttori della gioventù, fu maestro di scienza
culinaria e col suo insegnamento corruppe tutta un'epoca!".

(10,9) Vale la pena di conoscere la sua fine: dopo aver sperperato in cucina un milione di sesterzi e dopo aver divorato
in una gozzoviglia dopo l'altra tante elargizioni di principi e l'enorme tributo del Campidoglio, oberato dai debiti, fu
costretto per la prima volta a fare i suoi conti e così calcolò che gli restavano soltanto dieci milioni di sesterzi, e, come
se vivere con dieci milioni di sesterzi volesse dire patir la fame, si avvelenò.
(10,10) Quanta dissolutezza in quell'uomo che considerava miseria dieci milioni di sesterzi! Vieni, dunque, ora a dirmi
che la ricchezza sta nelle cose e non nell'animo. Un tizio ha avuto paura di dieci milioni di sesterzi e fuggì col veleno ciò
che gli altri desiderano con tutti i loro voti. Per quell'uomo, dal cervello così malato, l'ultima bevanda fu la più salutare;
ma i veleni li mangiava e li beveva, quando dei suoi smisurati banchetti non soltanto godeva ma si gloriava, quando
ostentava i suoi vizi, quando trascinava tutta la città nella sua dissolutezza, quando spingeva i giovani, già così inclini
anche senza cattivi esempi, ad imitarlo.

(10, 11) Questo capita a chi delle sue ricchezze non fa un uso ragionevole ponendosi dei limiti ben precisi e invece si
lascia andare ad abitudini viziose il cui potere è insaziabile e illimitato. Alla cupidigia non basta mai nulla, alla natura,
invece, anche il poco è sufficiente. La povertà, dunque, non dà alcun fastidio all'esule, e, infatti, non v'è luogo d'esilio
tanto sterile che non sia abbastanza fertile da non poter nutrire un uomo.

 Pervenio, is, veni, ventum, ire


 Intellego, is, intellexi, intellectum, ere
 Pertineo, es, tinui, ere: riguardare
 Concupisco, is, cupivi-ii, cupìtum, ere
 Perscrutor, aris, atus sum, ari: frugare, sondare
 Onero, as, avi, atum, are: appesantire
 Trascendo, is, scendi, scensum,ere: travalicare
 Instruo, is, struxi, structum, ere: rifornire
 Piget, piguit-pigitum est, ere
 Conveho, is, vexi, vectum, ere: far convogliare
 Fastidio, is, ivi-ii, itum, ire: aver disgusto, qua al part. presente schizzinoso
 Dissolvo, is, solvi, solùtum, ere: guastare
 Admitto, is, misi, missum, ere
 Porto, as, avi, atum, are
 Vomo, is, ui, itum, ere: vomitare
 Edo, edis(es), edit(est), edi, esum, ere(esse): mangiare
 Conquiro, is, quisivi, quisìtum, ere: cercare da ogni parte
 Concoquo, is, coxi, coctum, ere: digerire
 Dignor, aris, atus sum, ari
 Despicio, is, spexi, spectrum, ere: guardare con disprezzo
 Noceo, es, nocui, nòcitum, ere
 Prosum, prodes, pròfui, prodesse
 Sano, as, avi, atum, are
 Nolo, non vis, nolui, nolle
 Edo, is, didi ditum, ere: generare, mettere al mondo
 Ceno, as, avi, atum, are
 Adiuvo, as, adiuvi, adiutum, are
 Servio, is, ivi-ii, ìtum, ire
 Dispono, is posui, positum, ere: distribuire
 Pervagor, aris, atus sum, ari: aggirarsi, percorrere
 Traicio, is, ieci, iectum, ere: attraversare
 Sedo, as, avi, atum, are: placare
 Armo, as, avi, atum, are
 Adgero, is, gessi, gestum, ere: ammucchiare
 Augeo, es, auxi, auctum, ere: aumentare
 Promoveo, es, movi, motum, ere: estendere
 Laxo, as, avi, atum, are: allargare
 Cedo, is, cessi, cessum, ere: qua con bene, essere andato bene, riuscire in qualcosa
 Coeo, is, cois, coii-coivi, coitum, coire: far convenire
 Indago, as, avi, atum, are: cercare
 Sustento, as, avi, atum, are: sorreggere
 Fulgeo, es, fulsi, ere
 Niteo, es, nitui, ere: splendere
 Iuro, as, avi, atum, are: giurare
 Invoco, as, avi, atum, are
 Morior, eris, mortuus sum, mori
 Fallo, is, fefelli, falsum, ere: qua violare
 Verso, as, avi, atum, ari: far girare, girare
 Percutio, is, percussi, percussum, ere: colpire
 Repono, is, posui, positum, ere
 Abeo, is, abii, abitum, abire
 Profiteor, eris, professus sum, eri: insegnare
 Inficio, is, feci, fectum, ere: infettare
 Exsorbeo, es, exsorbui-(raro: sorpsi), ere: prosciugare
 Opprimo, is, pressi, pressum, ere: schiacciare
 Inspicio, is, spexi, spectum, ere: guardare in
 Supersum, es, fui, esse
 Computo, as, avi, atum, are: calcolare
 Bibo, is, bibi, (bibitum), ere
 Glorior, aris, gloriatus sum, ari: vantarsi
 Sollicito, as, avi, atum, are: istigare, invitare
 Accido, is, accidi, ere
 Alo, is, alui, àlitum-altum, ere: nutrire

(11,1) È di un abito e di una casa che l'esule sente la mancanza? Se queste cose le desidera soltanto perché gli servono,
né un tetto né una coperta gli mancheranno, perché un corpo si copre con poco e con poco si nutre. La natura non ha
reso faticoso per l'uomo ciò che gli è necessario.

(11,2) Ma se uno desidera una veste sovraccarica di porpora o tessuta d'oro o ricamata a vari colori e con arte, non è
colpa della sorte se egli è povero, ma sua. Anche se gli restituirai tutto quello che ha perduto, non servirà a niente; infatti
egli avrà nuovi desideri che lo faranno ancora più povero rispetto a ciò che aveva quando era un esule.

(11,3) E se uno desidera una suppellettile splendente di vasi d'oro, un'argenteria firmata dai più famosi artisti
dell'antichità, bronzi resi preziosi per la mania di pochi e una folla di schiavi che renderebbe angusta la casa più grande,
bestie da soma piene zeppe di cibo e costrette a ingrassare, e marmi provenienti da tutte le parti del mondo, anche se
accumulerà tutto questo, mai e poi mai riuscirà a saziare l'animo insaziabile, come non ci sarà acqua a sufficienza per
soddisfare colui la cui sete non deriva dal bisogno di bere ma da un fuoco ardente che gli brucia le viscere: quella, infatti,
non è sete, è malattia.

(11,4) E questo non succede soltanto per le ricchezze e per gli alimenti. È la peculiarità di ogni desiderio che nasce non
dal bisogno ma dal vizio; in qualunque modo tu cercherai di soddisfarlo, non riuscirai a por fine all'avidità, ma lo farai
progredire. Chi, invece, saprà contenersi nei limiti della natura non sentirà la povertà; chi oltrepasserà questi limiti avrà
la povertà al suo fianco anche in mezzo alle più grandi ricchezze. Alle cose necessarie è in grado di provvedere anche
l'esilio, ma a quelle superflue non basta un regno.

(11,5) È l'animo che ci fa ricchi. Esso ci segue nell'esilio e nella solitudine più desolata, quando trova quanto basta a
sostentare il corpo, si sente ricco dei suoi beni e ne gode; la ricchezza non riguarda l'animo come non riguarda gli dei
immortali.

(11,6) Tutte queste cose che gli spiriti ignoranti e troppo legati ai loro corpi ammirano, e cioè i monumenti, l'oro,
l'argento, le grandi tavole rotonde e ben levigate, sono pesi terreni che un animo puro e memore della sua natura non
può amare, privo com'è di macchia e pronto a slanciarsi verso l'alto appena sarà libero; nel frattempo, per quanto glielo
consentono l'ingombro delle membra e questa grave soma che lo circonda, esplora le cose divine con pensiero agile e
alato.

(11,7) Pertanto non può mai sentirsi in esilio l'animo libero e parente degli dei, partecipe dello spazio infinito e
dell'eterno. Infatti il suo pensiero penetra tutto il cielo e tutto il tempo presente e futuro. Questo povero corpo, invece,
carcere e catena dell'anima, è sbattuto di qua e di là: su di lui si accaniscono le torture, le violenze, le malattie; l'animo,
invece, è sacro ed eterno e al riparo da ogni violenza.

 Tego, is, texi, tectum, ere: coprirsi, proteggere


 Intexo, is, textui, textum, ere: intessere
 Distinguo, is, distinxi, distinctum, ere: ornare
 Restituo, is, stitui, stitutum, ere
 Pinguesco, is, ere: ingrassare
 Congero, is, gessi, gestum, ere: accumulare
 Expleo, es plevi, pletum, ere: appagare, saziare
 Satio, as avi, atum, are
 Ardeo, es, arsi, (arsurus), ere
 Evenio, is, veni, ventum, ire: accadere
 Sentio, is, sensi, sensum, ire: provare
 Excedo, is, cessi, cessum, ere: oltrepassare
 Abundo, as, avi, atum, are
 Fruor, eris, fruitus-fructus sum, frui
 Addico, is, dixi, dictum, ere: asservire
 Emico, as, micui, are: guizzare
 Circumfundo, is, fudi, fusum, ere: avvolgere
 Perlustro, as, avi, atum, are: percorrere, scorrere attraverso
 Exsulo, as, avi, atum, are
 Praetereo, is, ivi-ii, itum, ire: passare
 Exerceo, es, exercui, exercitum, ere
 Inicio, is, ieci, iectum, ere: metter mano a qualcosa

(12, 1) E perché tu non creda che per ridurre gli inconvenienti della povertà che, del resto, nessuno sente gravosa se
non chi la ritiene tale, io mi serva soltanto dei precetti dei saggi, guarda in primo luogo la gran parte dei poveri che, se
osservi bene, non sono per nulla più infelici e preoccupati dei ricchi. Anzi, non so se non siano forse più allegri dal
momento che il loro animo è meno turbato dalle preoccupazioni.

(12, 2) Lasciamo i poveri e veniamo ai ricchi: quante sono le circostanze in cui essi sono simili ai poveri! Quando viaggiano
sono costretti a dimezzare i loro bagagli e, ogni qual volta per necessità di viaggio sono costretti ad affrettarsi, licenziano
la schiera dei portatori. Sotto le armi quanta parte dei loro beni portano con sé dal momento che la disciplina militare
vieta ogni cosa superflua?

(12, 3) Non sono soltanto le circostanze dei tempi e l'aridità dei territori a renderli uguali ai poveri; in certi giorni, quando
li prende la noia di tante ricchezze, decidono di mangiare per terra e, sdegnando l'oro e l'argento, adoperano recipienti
di argilla. Pazzi! Hanno sempre il terrore di quello che, di quando in quando, desiderano. O quanta nebbia nelle loro
menti, quanta ignoranza li acceca della verità, che essi imitano per divertirsi!

(12,4) Io, ogni volta che ripenso agli esempi antichi, provo vergogna di consolare chi è povero, perché il lusso dei nostri
tempi è giunto a tal punto che il viatico di un esule è maggiore di quanto non fosse una volta il patrimonio di un principe.È
abbastanza risaputo che Omero aveva un solo schiavo, Platone tre e neanche uno Zenone, il fondatore della rigorosa e
virile filosofia stoica. Che, forse, qualcuno potrebbe dire che essi siano vissuti miseramente, senza, per questo, sembrare
a tutti egli stesso l'ultimo dei miserabili?

(12,5) Menenio Agrippa, che fu l'intermediario di pace tra il senato e la plebe, fu sepolto col denaro di una sottoscrizione.
Attilio Regolo, mentre era in Africa e sconfiggeva i Cartaginesi, scrisse al senato che il suo lavorante se n'era andato e
aveva lasciato il suo podere in abbandono; al che il senato dispose che sarebbe stato coltivato a spese dello Stato finché
Regolo fosse stato assente. Era poi tanto grave non avere uno schiavo quando fu suo colono il popolo romano?

(12, 6) Le figlie di Scipione s'ebbero la dote dal pubblico erario perché il padre non aveva lasciato nulla: era giusto, per
Ercole, che il popolo romano pagasse, per una volta, un tributo a Scipione quando lo riscuoteva costantemente dai
Cartaginesi. Fortunati gli sposi di quelle ragazze che s'ebbero per suocero il popolo romano! O credi che siano più felici
questi le cui danzatrici si sposano con un milione di sesterzi, anziché Scipione le cui figlie ricevettero per dote, dal Senato,
loro tutore, una moneta di rame?

(12,7) E qualcuno disdegna ancora la povertà che ha esempi così fulgidi? Come può sdegnarsi un esule se gli manca
qualcosa quando a Scipione mancava la dote per le figlie, a Regolo il bracciante per il suo podere, a Menenio i soldi per
il funerale, quando a tutti costoro fu dato onorevolmente ciò che a loro mancava, proprio perché ne erano privi? Con
questi esempi la povertà non solo è al sicuro, ma è anche gradita.

 Elevo, as, avi, atum, are: alleviare


 Noto, as, avi, atum, are: qua definire
 Nescio, is, scivi-scii, scitum, ire
 Distringo, is, strinxi, strictum, ere: tenere impegnato
 Circumcido, is, cidi, cisum, ere: ridurre
 Peregrinor, aris, atus sum, ari: viaggiare
 Exigo, is, exegi, actum, ere
 Milito, as, avi, atum, are
 Exaequo, as, avi, atum, are: rendere uguale
 Imitor, aris, atus sum, ari
 Prolabor, eris, lapsus sum, labi: avanzare
 Funero, as, avi, atum, are: fare il funerale
 Fundo, is, fudi, fusum, ere: sbaragliare
 Scribo, is, scripsi, scriptum, ere
 Accìpio, àccipis, accèpi, acceptum, ere
 Nubo, is, nupsi, nuptum, ere
 Dedignor, aris, atus sum, ari: sdegnare, rifiutare
 Indignor, aris, atus sum, ari: indignarsi
 Suppleo, es, plevi, pletum, ere: sopperire

(13,1)Si potrebbe rispondere: "Perché separi artificiosamente delle cose che, singolarmente, sono sopportabili, ma che,
riunite, non lo sono più? Il cambiamento di luogo è sopportabile se si tratta solo di cambiamento; la povertà è tollerabile
se è disgiunta dal disonore che, da solo, basta per deprimere l'animo".

(13, 2) A chiunque vorrà atterrirmi con questa quantità di mali ci sarà da dir questo: se hai abbastanza forza da resistere
a una qualunque forma di sventura, tu l'avrai anche contro tutte le altre: una volta che la virtù ha reso forte l'animo
esso sarà invulnerabile sempre.

(13,3) Se ti sei liberato dalla cupidigia, la piaga più terribile del genere umano, l'ambizione non farà presa su di te. Se
guardi al tuo ultimo giorno non come a un castigo ma come a una legge di natura, nel tuo cuore, dal quale avrai scacciato
il timore della morte, non entrerà nessun'altra paura. Se tu consideri che lo stimolo sessuale non è stato dato all'uomo
per il semplice piacere ma per la propagazione della specie e se questo flagello insidioso che si annida fin nelle stesse
viscere non ti avrà corrotto, allora ogni altra passione ti lascerà intatto. La ragione non doma i vizi uno alla volta, ma
tutti contemporaneamente, e la sua vittoria è completa una volta per tutte.

(13,4) Tu credi che il disonore possa turbare il saggio che ha riposto tutto in sé stesso e che si è allontanato dalle opinioni
del volgo? Una morte disonorevole è ben peggiore del disonore. Tuttavia Socrate con lo stesso volto col quale, poco
prima, aveva da solo riportato all'ordine i trenta tiranni, entrò in carcere e tolse ogni disonore a quel luogo. Infatti non
poteva sembrare più un carcere quel luogo dove c'era Socrate.

(13, 5) E chi mai è tanto cieco di fronte alla verità da considerare un disonore la duplice sconfitta di Marco Catone nella
candidatura per la pretura e per il consolato? Il disonore fu per la pretura e per il consolato ai quali Catone aveva fatto
l'onore di candidarsi.

(13, 6) Nessuno è disprezzato dagli altri se non è prima lui stesso che si disprezza. Soltanto un animo mediocre e vile sia
esposto a questa offesa: ma chi si erge contro i più crudeli eventi e atterra quei mali sotto i quali gli altri restano
schiacciati, considera le sue stesse miserie come qualcosa di sacro, dal momento che noi siamo così fatti che niente
muove di più la nostra ammirazione di un uomo forte nelle sventure.
(13, 7) Ad Atene Aristide veniva condotto a morte e tutti quelli che lo incontravano abbassavano gli occhi e piangevano
come se si stesse condannando non già un uomo giusto, ma la stessa giustizia. Eppure ci fu un tale che gli sputò in faccia.
Egli avrebbe potuto indignarsi poiché sapeva che nessuna bocca leale avrebbe osato questo; invece si pulì il viso e
sorridendo disse al magistrato che lo accompagnava: "Avverti costui che, un'altra volta, non sbadigli così
sgarbatamente". E questa fu la sua offesa a chi gli faceva offesa.

(13, 8) So che alcuni dicono che niente è più grave del disprezzo e che trovano preferibile la morte. A costoro io
risponderò che, spesso, anche l'esilio non comporta alcun disprezzo: se un uomo grande cade, è grande anche quando
è caduto; non è disprezzato più di quelle rovine di templi sulle quali si cammina, ma che i fedeli venerano ugualmente
come se ancora stessero in piedi.

 Respondeo, es, resondi, responsum, ere


 Terreo, es, terrui, tèrritum, ere
 Praesto, as, stiti, stitum, are: mantenere
 Intro, as, avi, atum, are
 Violo, as, avi, atum, are: contaminare
 Secerno, is, crevi, cretum, ere: nascondere
 Infigo, is, fixi, fixum, ere: conficcarsi
 Secedo, is, cessi, cessum, ere: prendere le distanze
 Redigo, is, redegi, redactum, ere: qua redigere in ordinem: rimettere in riga
 Detraho, is, traxi, tractum, ere
 Excaeco, as, avi, atum, are
 Contemno, is, tempsi, temptum, ere
 Proicio, is, ieci, iectum, ere: prostrarsi, avvilirsi
 Extollo, is, extuli, ere: sollevarsi
 Everto, is, verti, versum, ere: rovesciare
 Adficio, is, feci, fectum, ere: essere inclinati
 Duco, is, duxi, dctum, ere
 Deicio, is, ieci, iectum, ere: abbassare
 Ingemesco, is, gemui, ere
 Animadverto, is, verti, versum, ere: qua prendere provvedimenti, procedere contro
 ìnspuo, is, ìnspui, spùtum, ere: sputare addosso
 subrideo, es, risi, risum, ere
 comitor, aris, comitatus sum, ari/comito, as, avi, atum, are(quale dei due?)
 admoneo, àdmones, monui, mònitum, ere
 oscito, as, avi, atum, are: sbadigliare
 adoro, as, avi, atum, are: venerare

(14, 1) Poiché, madre carissima, non v'è motivo alcuno che tu per me debba versare tante lacrime, allora vuol dire che
tu hai delle ragioni personali per farlo e che possono essere due: o ti angoscia il pensiero di aver perduto un appoggio o
non puoi sopportare la mia lontananza.

(14,2) Affronterò solo di sfuggita il primo caso: infatti io conosco il tuo animo e so che ami i tuoi cari solo per quello che
sono. Ci penseranno quelle madri che con dispotismo tutto femminile sfruttano il potere dei figli, che, non potendo,
perché donne, ricoprire cariche pubbliche, sono ambiziose per loro, che si impossessano e consumano il patrimonio dei
figli e che non danno riposo alla loro eloquenza offrendola a tutti.

(14,3) Tu ti sei sempre rallegrata della fortuna dei tuoi figli, ma non te ne sei affatto servita; tu hai sempre imposto un
limite alla nostra liberalità, ma non hai mai limitato la tua; anche se figlia di famiglia, tu hai contribuito a far ricchi i tuoi
figli; tu hai amministrato i nostri patrimoni con lo stesso impegno con cui avresti amministrato i tuoi e con lo stesso
scrupolo come se fossero di estranei; tu non hai mai approfittato del nostro successo come se si trattasse di cosa d'altri
e dai nostri onori non hai avuto che piacere e spese; il tuo affetto non ha mai tenuto presente l'utilità. Non puoi, dunque,
rimpiangere, ora che ti è stato tolto un figlio, quei vantaggi che non hai mai pensato che ti riguardassero quando egli ti
era vicino.
 Stimulo, as, avi, atum, are
 Perstringo, is, strinxi, strictum, ere: toccare lievemente, sfiorare
 Exhaurio, is, hausi, haustum, ere: prosciugare, dilapidare
 Capto, as, avi, atum, are: impadronirsi
 Commodo, as, avi, atum, are: prestare
 Fatigo, as, avi, atum, are: logorare
 Gaudeo, es, gavisus sum, ere
 Administro, as, avi, atum, are
 Abstineo, es, ui, tentum, ere
 Parco, is, peperci(parsi), parsum-parcitum, ere: evitare, rispettare

(15,1) Tutti i miei sforzi per consolarti devo indirizzarli là dove nasce con tanta violenza il tuo dolore di madre: “eccomi
dunque priva dell’abbraccio del mio carissimo figlio! Non posso godere più della sua vista, né della sua conservazione!
Dov’è colui alla cui presenza il mio volto si rasserenava e nel quale io deponevo tutti i miei affanni? Dove le nostre
conversazioni in cui io ero insaziabile? Dove i suoi studi a cui partecipavo più volentieri di qualunque donna e più
familiarmente di qualunque madre? Dove sono i nostri incontri? Dove quella sua spensieratezza (felicità) infantile alla
vista della madre?

(15,2) A questi pensieri tu aggiungi i luoghi della nostra gioia e dei nostri incontri e, come inevitabile, i particolati della
tua recente intimità, efficacissimi a tormentare l’animo. La sorte, infatti, crudelmente ha macchinato anche questo
contro di te: ha voluto che tu partissi tranquilla e senza sospetto alcuno due giorni prima che io fossi colpito dalla
condanna.

(15,3) è stato un bene che noi siamo vissuti lontani, un bene che l’assenza di qualche anno ti abbia preparato a questa
disgrazia. Tu sei tornata non per godere della presenza di tuo figlio ma per prendere l’abitudine della sia assenza. S tu
fossi partita molto prima avresti supportato la sventura con animo più forte, poiché col tempo il rimpianto si sarebbe
affievolito; se tu, invece, non fossi partita avresti avuto certamente quest’ultimo conforto di vedere per altri due giorni
tuo figlio; ora il destino crudele ha, invece, deciso che tu non fossi presente al momento della mia disgrazia, e per un
altro verso, che tu non fossi abituata alla mia lontananza.

(15,4) Ma quanto più dolorose sono queste vicende, tanto più coraggio tu devi avere e con altrettanto vigore devi
combattere, come contro un nemico già noto e altre volte sconfitto. Il tuo sangue non sgorga da un corpo incolume: sei
stata colpita sulle stesse cicatrici

 Relaxo, as, avi, atum, are


 Molior, ìris, molìtus sum, iri: macchinare
 Percello, is, culi, culsum, ere: colpire
 Digredior, digrèderis, digressus sum, dìgredi: partire
 Praeparo, as, avi, atum, are
 Percipio, pèrcipis, cepi, ceptum, ere: ricavare
 Mollio, is, ivi, itum, ire: addolcire
 Adsuesco, is, suevi, suetum, ere: abituare
 Advoco, as, avi, atum, are
 Nosco, is, novi, notum, ere
 Congredior, congrèderis, gressus sum, còngredi: scontrarsi
 Fluo, is, fluxi, fluxum, ere: scorrere

(16,1) Non ti avvalere della scusa di essere donna a cui è concesso quasi il diritto di piangere senza discrezione, ma non
senza limiti; per questo i nostri padri dettero un tempo di dieci mesi alle donne per piangere i loro uomini e questo per
definire, con una disposizione ufficiale, l’ostinazione del dolore femminile: non vietarono il lutto ma gli diedero un
termine. Infatti lasciarsi andare ad un dolore senza fine, quando si perdono i propri cari è una sciocca debolezza, il non
provarne alcuno è inumana durezza: la giusta via di mezzo tra la pietà e la ragione è sentire rimpianto ma non soffocarlo

(16,2) Non devi guardare a quelle donne la cui disperazione, una volta che ne furono prese, cessò con la morte; tu ne
conosci alcune che, perduti i figli, non si tolsero più l’abito da lutto; da te la vita, dal momento che ti sei dimostrata più
forte fin dall’inizio, pretende di più. Non può invocare la scusa di essere donna di chi è sempre stata immune da
debolezze femminili

(16,3) Il peggior male del secolo, l’impudicizia, non ti ha indotto a seguire la maggioranza, né gemme, né perle ti hanno
sedotto, né le ricchezza ti hanno mai abbagliato come il più grande genere umano, né tu che fosti educata in una casa
all’antica e all’austera, sei mai stata traviata dall’ imitazione dei peggiori, pericolosa anche per le persone oneste, né ti
sei mai vergognata delle tue fecondità come se ti rinfacciasse la tua età, né mai come fanno le altre, il cui solo vanto è
la bellezza, hai nascosto il ventre gonfio come fosse un peso vergognoso, né ti sei liberata della speranza dei figli già in
te concepiti

(16,4) né ti sei mai imbrattata il viso con colori e belletti, né ti sono mai piaciute quelle vesti che, quando si tolgono, non
lasciano più nulla da scoprire; unico tuo ornamento, la bellezza somma non soggetta all’ingiuria del tempo, tuo grande
titolo d’onore, ti è sembrata la pudicizia.

(16,5) Non puoi, dunque per difendere il tuo dolore, allegrare la tua condizione di donna, dalla quale ti hanno allontanata
le tue virtù, devi tenere lontana dalle lacrime femminili come ti sei tenuta lontana dai difetti. Nemmeno le donne di
permetteranno di consumarti nel tuo dolore, ma dopo che ti sarai concesso un breve cordoglio, ti inviteranno a
risorgere, sempre che tu voglia guardare a quelle che una riconosciuta virtù ha posto tra gli uomini grandi.

(16,6) Dei dodici figli che aveva Cornelia, la sorte gliene lasciò due, se vuoi contare tutti i lutti di Cornelia, sono dieci; ma
prova a valutarli: Erano i Gracchi. Tuttavia a quanti le piangevano intorno e maledicevano il suo destino, ella proibì che
imprecassero contro la sorte che per i figli le aveva dato i Gracchi. Da una tal donna doveva nascere chi gridò in
assemblea, “tu insulti mia madre che ha partorito me!” Ma a me sembra molto più coraggiosa la frase della madre: il
figlio faceva gran conto della nascita dei gracchi, ma la madre anche della loro morte,

(16,7) Rutilia seguì il figlio Cotta in esilio e tanto era legata a lui da tenerezza, che preferì sopportare l’esilio anziché la
sua lontananza e non rientrò in patria che con lui. Ma una volta rientrato e divenuto un personaggio importante nella
vita pubblica, ella lo perse con lo stesso coraggio con il quale lo aveva seguito e nessuno la vide piangere dopo il funerale
del figlio. Quando fu bandito, ella mostrò coraggio, quando lo perse saggezza. Infatti nulla l’aveva distolta dal suo affetto
e nulla la fece indugiare in un’utile e sciocca tristezza. Tra queste donne voglio annoverare anche te. Avendone sempre
imitata la vita, seguirai il loro esempio nel contenere e reprimere il dolore.

 Concedo, is, cessi, cessum, ere: accordare


 Decido, is cidi, ere: venire a patti (de+caedo, i di cidi lunga)
 Prohibeo, es, hibui, hìbitum, ere
 Finio, is, ivi-ii, itum, ire: porre un limite
 Exuo, is, ui, utum, ere: togliere
 Flecto, is, flexi, flexum, ere: piegare
 Refulgeo, es, fulsi, ere: abbagliare
 Instituo, is, stitui, stitutum, ere: educare
 Detorqueo, es, torsi, tortum, ere: traviare
 Exprobro, as, avi, atum, are: rinfacciare
 Tumesco, es, tumui, ere: gonfiarsi
 Concipio, còncipis, cepi, ceptum, ere
 Elido, is, elisi, elisum, ere: abortire
 Polluo, is, lui, lutum, ere: imbrattare
 Nudo, as, avi, atum, are: denudare, lasciar nudo
 Optineo, es, tinui, tentum, ere: conservare (“variante” di obtineo)
 Praetendo, is, tendi, tentum, ere: qua accampare come pretesto, usare come scusa
 Seduco, is, duxi, ductum, ere: allontanare
 Sino, is, sivi, situm, ere: permettere
 Intabesco, is, tabui, ere: consumarsi
 Defungor, eris, functus sum, fungi: esaurire, terminare
 Exsurgo, is, surrexi, surrectum, ere: risollevarsi
 Numero, as, avi, atum, are:
 aestimo, as, avi, atum, are
 Exsecror, aris, exsecratus sum, ari: maledire
 Interdico, is, dixi, dictum, ere: proibire
 Accuso, as, avi, atum, are
 Pario, is, peperi, partum, ere: partorire
 Constringo, is, strinxi, strictum, ere: legare insieme
 Malo, mavis, malui, malle
 Floreo, es, florui, ere: prosperare
 Deterreo, es, terrui, tèrritum, ere: distogliere, dissuadere
 Detineo, es, tinui, tentum, ere: trattenere
 Coerceo, es, coercui, coèrcitum, ere: tenere a bada, controllare
 Comprimo, is, pressi, pressum, ere: soffocare, reprimere

(17,1) Lo so che la cosa non è in nostro potere come non lo è nessun sentimento e tanto meno quello che nasce dal
dolore: esso è, infatti, spietato e ostinato a qualsiasi rimedio. Talvolta noi cerchiamo di soffocarlo e inghiottire i nostri
singhiozzi; tuttavia, anche se il volto resta composto e impassibile, le lacrime scorrono lo stesso. Talvolta ci distraiamo
con i giochi, con i combattimenti dei gladiatori e, tuttavia proprio durante gli spettacoli, che pure dovrebbero divagarci
ecco che basta un minimo ricordo a sconvolgerci

(17,2) Quindi è meglio vincere il dolore piuttosto che ingannarlo. Infatti, se è distratto e sviato dai piaceri e dalle
occupazioni, esso risorge e riprende vigore dal suo assopimento e torna a infierire; se invece ha ceduto alla ragione, si
è calmato per sempre. Non ti indicherò, dunque, quei rimedi ai quali, a quanto so, ricorrono in molti, come un viaggio
che ti tenga a lungo lontano e ti distragga piacevolmente, o come occupare il tempo a rivedere attentamente i tuoi conti
e amministrare il tuo patrimonio, o come lasciarti prendere nuove attività; tutte queste cose giovano per poco tempo,
ma non sono un rimedio al dolore, sono solo un ostacolo. Io invece, desidero farlo cessare anziché ingannarlo.

(17,3) così io ti conduco là dove si rifugiano tutti quelli che vogliono evitare la cattiva sorte, negli studi liberali: essi
guariranno le tue ferite e scacceranno da te ogni tristezza. Anche se tu non vi fossi mai abituata, ora dovresti ricorrervi,
ma per quanto te lo abbia concesso la severità d’antico stampo di mio padre, tu hai avuto dimestichezza con tutti gli
studi anche se non li hai approfonditi.

(17,4) Magari mio padre, il migliore degli uomini, fosse stato meno legato alle consuetudini del passato e ti avesse
ammesso di approfondire i precetti della filosofia, anziché averne solo una conoscenza superficiale! Non dovresti ora
preparartelo questo rimedio per contro la sorte ma dovresti averlo già pronto. Fu proprio per colpa di queste donne che
ricorrono alle lettere non per conquistare la saggezza ma per introdursi nella vita mondana, che egli non permise che
tu ti dedicassi allo studio. Tu hai dunque tratto profitto dalla vivacità del tuo ingegno e dal tempo disponibile e quindi
le basi le hai di tutte le discipline

(17,5) Torna ora ad esse, Ti renderanno sicura, ti daranno conforto e diletto; se francamente darai un posto ad esse nel
tuo animo non (vi) entrerà più dolore, né angoscia, né l’inutile tormento di una vana afflizione. L’animo tuo non sarà più
esposto a nessuno di questi mali. A ogni altra debolezza infatti è già chiuso da tempo

 Obruo, is, rui, rutum, ere: seppellire


 Devoro, as, avi, atum, are: ingoiare
 Fingo, is, finxi, fictum, ere: fingere, modellare
 Profundo, is, fudi, fusum, ere: spandere
 Avoco, as, avi, atum, are: distrarsi
 Subruo, is, rui, rutum, ere: destabilizzare, turbare
 Deludo, is, lusi, lusum, ere: beffare
 Colligo, is, legi, lectum, ere: qua colligere impetum: prendere slancio
 Implico, as, avi, atum, are: impegnarsi
 Desino, is, dèsii, dèsitum, ere: cessare, aver fine
 Evello, is, velli(vulsi), vulsum, ere: sradicare
 Permitto, is, misi, missum, ere: consentire
 Comprehendo, is, prehendi, prehensum, ere: abbracciare (con la mente)
 Adtingo, is, àdtigi, tactum, ere: sfiorare, toccare
 Erudio, is, ivi-ii, ìtum, ire: educare, istruire
 Indulgeo, es, dulsi, dultum, ere: dedicarsi
 Revertor, eris, reversus sum, reverti
 Claudo, is, clausi, clausum, ere: chiudere

(18,1) Ma poiché, fino a quando tu non giungi a quel porto che gli studi ti promettono, hai bisogno di appoggiarti ad altri
sostegni, voglio mostrarti di quali consolazioni tu puoi, nel frattempo, disporre. Guarda ai miei fratelli: finché essi stan
bene, non è giusto che tu te la prenda con il destino.

(18,2) In entrambi, ciascuno per i suoi meriti, puoi trovare motivo per rallegrarti; uno, con la sua attività, ha raggiunto
cariche importanti, l'altro, saggiamente, le ha disprezzate. Sii soddisfatta dell'autorità del primo, della vita tranquilla del
secondo e dell'affetto di entrambi. Io conosco gli intimi sentimenti dei miei fratelli: uno pratica la vita pubblica per darti
lustro, l'altro si raccoglie in una vita serena e calma per dedicarsi a te.

(18,3) Bene ha disposto il destino che i tuoi figli ti fossero d'aiuto e di sollievo: tu puoi essere protetta dall'autorità del
primo e rallegrarti della vita tranquilla dell'altro. Essi gareggeranno in premure nei tuoi riguardi e il rimpianto che hai
per uno sarà ripagato dall'affetto degli altri due. Posso senz'altro assicurarti che non ti mancherà nulla, tranne il numero.

(18,4) Guarda poi i nipoti: Marco, un bambino graziosissimo, alla cui presenza non c'è tristezza che possa durare. Non
c'è dolore così grande o così recente che ci tormenti l'animo che egli non sappia lenire con le sue carezze.

(18,5) Quali lacrime non asciuga la sua allegria? Quale animo stretto dall'angoscia non rasserena la sua vivacità? Chi non
è spinto al buonumore dalla sua spensieratezza? Chi, per quanto preso dai suoi pensieri, non si lascerebbe sedurre e
distrarre dalla sua loquacità instancabile?

(18,6) Io supplico gli dèi che questo bambino ci sopravviva. Che tutta la crudeltà del destino si sfoghi su di me, che tutto
il dolore riservato alla madre si concentri in me, su di me quello riservato alla nonna e che il resto della famiglia viva in
prosperità. Non mi lamento della perdita di mio figlio, né della mia condizione se con il sacrificio potrò impedire altri
dolori alla mia famiglia.

(18, 7) Stringiti tra le braccia Novatilla, che presto ti darà dei pronipoti; l'avevo così accolta in me, me la sentivo così mia,
che ora che mi ha perduto può sembrare orfana anche se il padre è vivo. Amala, dunque, anche per me. Da poco la sorte
le ha tolto la madre. Il tuo affetto può fare in modo che ella senta certamente il dolore per la perdita della madre ma
non ne soffra.

(18,8) Educala, formala alla svelta: gli insegnamenti impartiti in tenera età si radicano più profondamente. Si abitui alle
tue osservazioni, impari ad obbedirti, le darai molto anche se non le darai altro che il tuo esempio. Intanto questo
compito così impegnativo sarà per te anche un rimedio: perché un animo così teneramente afflitto non può essere
distolto dal suo dolore se non dalla ragione o da una nobile occupazione.

(18,9) Fra i validi motivi di conforto vorrei ricordare anche tuo padre, se non fosse lontano. Dal tuo affetto per lui, pensa
ora quale può essere il suo per te; potrai capire quanto sia più giusto che tu ti conservi per lui invece che sacrificarti per
me. Tutte le volte che il dolore ti prenderà con forza e oltre misura e vorrà trascinarti, pensa a tuo padre. Certo dandogli
tanti nipoti e tanti pronipoti, tu per lui non sei più l'unica, tuttavia da te dipende che egli possa giungere felicemente al
compimento della sua vita. Finché egli vive non ti è lecito lamentarti di essere viva.

 Innitor, eris, innixus sum, inniti: appoggiarsi


 Adquiesco, is, quievi, quietum, ere (acquiesco)
 Excolo, is, colui, cultum, ere: lavorare bene, qua avere una posizione di rilievo
 Vaco, as, avi, atum, are: aver tempo da dedicare a qlcn.
 Defendo, is, fendi, fensum, ere: proteggere, ricevere tutela
 Certo, as, avi, atum, are: gareggiare, fare a gara
 Duro, as, avi, atum, are: durare
 Furo, is, ere: infuriare
 Permuceo, es, mulsi, mulsum-mulctum, ere: lenire, mitigare
 Solvo, is, solvi, solutum, ere: sciogliere
 Oro, as, avi, atum, are
 Lasso, as, avi, atum, are: sfogarsi, spossarsi
 Queror, eris, questus sum, queri: lamentarsi
 Adscribo, is, scripsi, scriptum, ere: qua adottare
 Diligo, is, lexi, lectum, ere: amare, voler bene
 Imprimo, is, pressi, pressum, ere: inculcare
 Averto, is, verti, versum, ere: distogliere
 Servo, as, avi, atum, are: conservare
 Impendo, is, pendi, pensum, ere: qua sacrificarsi, lett. spendersi, sprecare
 Invado, is, vasi, vasum, ere: impossessarsi di

(19,1) E finora non ti ho parlato del tuo grande conforto, di tua sorella, cuore a te fedelissimo, che condivide in egual
misura tutte le tue pene, animo per tutti noi materno. Tu hai mescolate alle sue le tue lacrime e, tra le sue braccia, sei
di nuovo tornata a vivere.

(19,2) Ella partecipa sempre ai tuoi sentimenti; tuttavia quando si tratta di me non si addolora soltanto per te. Fra le sue
braccia io fui portato a Roma; per le sue cure affettuose e materne io, dopo una lunga malattia, mi ristabilii; ella adoperò
tutta la sua influenza per farmi ottenere l'incarico di questore, vincendo la sua timidezza per amor mio, lei che non ha
nemmeno il coraggio di parlare o di salutare a voce alta. Né il tipo di vita ritirata, né la sua riservatezza, che fra tanta
sfacciataggine femminile sembra sgarberia, né il suo desiderio di pace, né le sue abitudini a una vita tranquilla le
impedirono che diventasse, per me, perfino intrigante.

(19,3) Madre carissima, è questa la consolazione che ti risolleverà; stalle vicino quanto più puoi, tienitela stretta fra le
braccia. Di solito, chi soffre, suole fuggire le persone che più ama, per dare così uno sfogo al proprio dolore: tu, invece,
va' da lei, quali che siano i tuoi propositi; sia che tu voglia perseverare in questo tuo comportamento, sia che tu voglia
desistervi, sempre troverai in lei chi saprà liberarti dal tuo dolore o condividerlo.

(19,4) Ma se conosco bene il senno di questa donna straordinaria, ella non ti lascerà consumare in un dolore inutile e ti
porterà il suo esempio di cui io fui testimone. Ella aveva perduto, durante un viaggio per mare, il suo carissimo sposo,
un mio zio, che aveva sposato quando era ancora una ragazza. Vinse, in quel frangente, il dolore e la paura e, superata
la tempesta, strappò al naufragio il corpo del marito.

(19,5) O quante valorose azioni di donne restano sconosciute! Se costei fosse vissuta in quei tempi antichi quando senza
malizia si ammiravano le virtù, con quale gara di ingegni si sarebbe celebrata questa moglie che, dimenticando la sua
debolezza, dimenticando il mare, tremendo anche per i più impavidi, mette a repentaglio la propria vita per dare
sepoltura al marito e mentre si dà pensiero del suo funerale, non teme il proprio. È celebrata da tutti i poeti colei che si
offrì al posto del marito9, ma è ancora più mirabile cercare una sepoltura per lo sposo a rischio della vita; più grande è
quell'amore che, a parità di rischio, trae un vantaggio minore.

(19,6) Dopo di ciò nessuno si meraviglierà che per tutti i sedici anni durante i quali suo marito rimase in Egitto, ella non
si fece mai vedere in pubblico, non ricevette a casa mai nessun abitante della provincia, non chiese mai nulla al marito
e non consentì che si richiedesse a lei qualcosa. E, quindi, la provincia pettegola e solo capace di denigrare i suoi
governatori, nella quale anche coloro che non si macchiarono di nessuna colpa non sfuggirono alla calunnia, la considerò
come un raro esempio di virtù, e, cosa molto difficile per chi ama le facezie anche pericolose, frenò ogni licenza verbale
e, ancor oggi, per quanto più non lo speri, desidererebbe una simile donna. Sarebbe già tanto essere stata lodata da
questa provincia per sedici anni, ma ancor più è l'essere stata ignorata.

(19, 7) Ma io non racconto tutto questo per fare le sue lodi, che, oltretutto, accennandovi così brevemente, sarebbe un
limitarle, ma perché tu comprenda che animo nobile ha questa donna, che non si lasciò vincere né dall'ambizione, né
dalla cupidigia, compagne e flagelli di ogni potere, e neppure dal timore della morte, quando, con la nave alla deriva,
consapevole ormai di far naufragio, non si allontanò dal cadavere di suo marito, cercando non tanto di mettere in salvo
se stessa ma lui nella tomba. Mostra un coraggio pari al suo, risolleva il tuo animo dal dolore e comportati in modo che
nessuno creda che tu ti sia pentita di essere madre.

 Taceo, es, tacui, tacitum, ere


 Misceo, es, miscui, mixtum-mistum, ere
 Respiro, as, avi, atum, are: riaversi, riprendersi
 Extendo, is, tendi, tensum-tentum, ere: dispiegare
 Reficio, is, feci, fectum, ere: rianimarsi
 Iungo, is, iunxi, iunctum, ere: unirsi, avvicinarsi
 Adligo, as, avi, atum, are: trattenere, serrarsi
 Perficio, is, feci, fectum, ere
 Consumo, as, avi, atum, are
 Narro, as, avi, atum, are
 Evinco, is, vici, victum, ere:
 Admiro, as, avi, atum, are
 Celebro, as, avi, atum, are
 Obliviscor, eris, oblitus sum, oblivisci
 Metuo, is, ui, ùtum, ere: temere, aver paura
 Obicio, is, ieci, iectum, ere: esporsi a
 Nobilito, as, avi, atum, are: celebrare
 Redimo, is, demi, demptum, ere: ottenere
 Vito, as, avi, atum, are: evitare
 Effugio, is, fugi, fugitum, ere: sfuggire
 Spero, as, avi, atum, are
 Ignoro, as, avi, atum, are
 Exsequor, eris, secutus sum, sequi: passare in rassegna
 Transcurro, is, curri-cucurri, cursum, ere: trattare al volo, brevemente
 Exarmo, as, avi, atum, are: sguarnire dell’attrezzatura, esser provi di attrezzatura
 Haereo, es, haesi, haesum, ere: stare attaccato
 Exhibeo, es, hibui, hìbitum, ere: provare, dar prova
 Oportet, oportuit, ere: occorre che, bisogna che
 Paenitet, paenituit, ere: vergognarsi

(20,1) D’altro canto perché è inevitabile che qualunque cosa tu faccia, i tuoi pensieri ricorrano sempre a me e che
nessun’altro dei tuoi figli ti torni così spesso alla mente, non perché ti siano meno cari ma perché è naturale che si porti
spesso la mano là dove si sente il male, ecco come devi immaginarmi: lieto e sereno come se tutto andasse per il meglio.
E infatti ogni cosa va per il suo verso, dal momento che l’animo libero da ogni impegno, attende le sue attività più
congeniali e si diletta ora in studi poco impegnativi, ora si innalza, avido di verità, a contemplare la natura sua e quella
dell’universo

(20,2) Studia prima le torre e la loro posizione, poi il regime dei mari che le circondano e il loro flusso e riflusso; poi
osserva lo spazio esistente tra la terra e il cielo, pieno di fenomeni spaventosi, lo spazio turbolento di tuoni, di fulmini,
di raffiche di vento e rovesci di piogge, neve, grandine; poi dopo aver percorso queste zone più basse, si slancia verso la
parte più alta dell’ universo e gode del meraviglioso spettacolo delle cose divine; memore della sua eternità, percorre il
passato e il futuro attraverso i secoli.

 Recurro, is, curri, cursum, ere: tornare varie volte


 Obversor, aris, versatus sum, ari: presentarsi davanti
 Accipio, àccipis, cepi, ceptum, ere: qua nel senso di ascoltare
 Oblecto, as avi, atum, are: dilettarsi
 Considero, as, avi, atum, are: qua contemplare
 Insurgo, is, surrexi, surrectum, ere: innalzarsi
 Interiaceo, es, ere: esser situato, giacere tra
 Perspicio, is, spexi, spectum, ere: esaminare
 Peragro, as, avi, atum, are: percorrere
 Perrumpo, is, rupi, ruptum, ere: prorompere verso, slanciarsi verso
 Vado, is, ere: avanzare, andare verso

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