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L’EUTANASIA ATTIVA E PASSIVA

C’è una differenza sostanziale tra eutanasia attiva ed eutanasia


passiva. Sono diverse facce della stessa medaglia con un solo aspetto comune:
in entrambi i casi cessano le sofferenze del paziente con la sua dipartita.

COS’E’

 Si tratta di un protocollo medico volto a portare una persona al decesso. Lo


scopo di tale azione, apparentemente opinabile,  in realtà ha una sua ragione
d’essere. Far cessare le sofferenze di un degente il quale, per la propria
patologia, non ha la possibilità di guarire.
In Italia, sono diverse le scuole di pensiero relative all’opportunità  di praticare
l’eutanasia. Ragioni di tipo morale, etico e religioso fanno si che tale argomento
sia molto dibattuto.
EUTANASIA ATTIVA E PASSIVA
Per eutanasia attiva si intende il diretto intervento del medico finalizzato a
procurare o ad accelerare il decesso tramite l’utilizzo di farmaci letali.

Per eutanasia passiva si tratta di lasciare le proprie volontà rispetto alle


cure che si desidera ricevere in caso non si abbia la possibilità di esprimersi.
Volontà che se rispettate portano al termine della vita

FONTI PRESE DA: https://www.trentaminuti.it/differenza-eutanasia-attiva-ed-


eutanasia-passiva.html

Caso englaro

Tutto inizia il 18 gennaio 1992 quando sulla provinciale che collega Calco a
Lecco, l'auto guidata da Eluana Englaro, di ritorno da una serata con gli amici,
slitta alle tre di notte su una lastra di ghiaccio e finisce contro un palo. I
soccorsi arrivano quando il corpo della ragazza di 22 anni è immobile.
Un mese dopo Eluana viene portata all'ospedale di Lecco nel reparto di
Rianimazione con gravi lesioni al cervello e la frattura di una vertebra
cervicale, assistita da papà Beppino e mamma Saturnia. Il padre vorrebbe
opporsi alla tracheotomia che le viene praticata dopo pochi giorni, ma i medici
gli spiegano che non c'è bisogno del suo consenso e procedono lo stesso. Un
mese dopo esce dal coma. Respira da sola, dorme, si sveglia e viene nutrita
attraverso un sondino. 
I genitori e gli amici provano in tutti i modi, su consiglio dei medici, a
stimolare Eluana per farla uscire dal torpore finché nel 1994 i medici
sentenziano che è caduta in uno "stato vegetativo" e non ci sono più speranze
che torni indietro. La ragazza viene trasferita in una casa di cura a Lecco
gestita dalle suore misericordine, una delle quali, suor Rosangela, le si
affeziona come a una figlia. Il 19 novembre 1996, Eluana viene dichiarata
interdetta per assoluta incapacità dal Tribunale di Lecco e viene nominato
come tutore suo padre.
Comincia la battaglia legale di Beppino per sospendere l'alimentazione alla
figlia. Il Tribunale di Lecco respinge la sua richiesta sostenendo che
l'alimentazione forzata non può essere considerata "una cura medica" e dunque
non si può invocare l'articolo 32 della costituzione per cui "nessuno può essere
obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di
legge".
Dopo molte tempo nel 2009 il 9 febbraio la vita di Eluana si spegne perché
erano stati sospesi progressivamente alimentazione e idratazione dal sei
febbraio.
Ma nel 2019 dopo molte lotte contro lo stato Beppino fù risarcito con una
somma di 164.000 euro dalla Regione Lombardia per avergli impedito di
staccare l'alimentazione a Eluana.

FONTE PRESA: https://www.agi.it/cronaca/eluana_englaro_10_anni-


4974210/news/2019-02-09/?
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