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CASO WELBY

Piergiorgio Welby era affetto da un gravissimo stato morboso degenerativo,


clinicamente diagnosticato quale “distrofia fascioscapolomerale”.

La sua sopravvivenza era assicurata esclusivamente per mezzo del


respiratore automatico al quale era stato collegato sin dall’anno 1997.

I trattamenti sanitari praticati sulla sua persona non erano in grado di


arrestare in alcun modo il decorso della malattia avendo quindi quale
unico scopo, quello di differire nel tempo l’ineludibile e certo esito
infausto, semplicemente prolungando le funzioni essenziali alla
sopravvivenza biologica ed il gravissimo stato patologico in cui Welby
versava.

Welby, in considerazione del suo grave e sofferto stato di malattia, in


fase irreversibilmente terminale, dopo essere stato debitamente
informato dai propri medici in ordine ai vari stadi di evoluzione della sua
patologia, nonché in merito ai trattamenti sanitari che gli venivano
somministrati, chiedeva al medico dal quale era professionalmente
assistito, di non essere ulteriormente sottoposto alle terapie di
sostentamento che erano in atto e di ricevere assistenza solamente per
lenire le sofferenze fisiche.

In particolare, Welby chiedeva che si procedesse al distacco


dell’apparecchio di ventilazione, sotto sedazione.

Tuttavia, il medico opponeva un rifiuto alla richiesta di Welby,


assumendo di non poter dar seguito alla volontà espressa dal paziente, in
considerazione degli obblighi ai quali si riteneva astretto.

IL FATTO DI DJ FABO

Fabiano Antoniani, noto a tutti come dj Fabo, scelse di morire con il suicidio
assistito in una clinica svizzera, il 27 febbraio del 2017. Con lui c’era Marco
Cappato, esponente dell’associazione Luca Coscioni, che il giorno
successivo si autodenunciò. La procura di Milano fu “costretta” ad
accusarlo di aiuto al suicidio e per lui iniziò il processo, arrivato fino alla
Consulta e conclusosi il 23 dicembre 2019 con l'assoluzione dell'esponente dei
Radicali. La Corte costituzionale, chiedendo un intervento del Parlamento
per colmare un "vuoto legislativo", aveva inizialmente rinviato a
settembre 2019 il verdetto sull'aiuto al suicidio.
Suicidio assistito cos’è
Il suicidio assistito è l'aiuto medico e amministrativo portato a un
soggetto che ha deciso di morire tramite suicidio.[1][2]
Differisce dall'eutanasia per il fatto che l'atto finale di togliersi la vita,
somministrandosi le sostanze necessarie in modo autonomo e
volontario, è compiuto interamente dal soggetto stesso e non da soggetti
terzi, che si occupano di assistere la persona per gli altri aspetti:
ricovero, preparazione delle sostanze e gestione tecnica/legale post
morte

L’omicidio consistente
L'omicidio del consenziente consiste nella soppressione della vita di un uomo
che abbia prestato il suo consenso a morire

Eutanasia attiva e passiva

Attiva: l'eutanasia è quando il decesso è provocato tramite la somministrazione


di farmaci che inducono la morte (per esempio sostanze tossiche).

Passiva: eutanasia passiva invece il medico si limita a sospendere le cure o a


spegnere le macchine che tengono in vita un paziente.

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