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Pasquale Calcaterra m’accordava la pienezza del Suo affetto,


concedendomi intera la Sua anima, per cui da tempo si era stabi
lito fra noi quel legame di fraterna amicizia, che doveva durare
fino a che ebbe termine la Sua nobile esistenza. Consolazione,
questa della Sua salda amicizia, che m’ attraeva potentemente a
Polistena; con la Sua dipartita il tenace vincolo che m’avvince
alla mia terra s’è infiacchito. Quantunque novantenne la Sua
scomparsa rappresenta un vero deserto per l’anima mia.
Egli era stato affettuoso coi miei genitori, mi parlava e scrive
va di Polistena, rievocando figure e avvenimenti cari al mio spi
rito e si intratteneva con me di quanto rendeva interessante la
Patria di Marafioti. E poi, al mio apparire a Polistena, come
m’accoglieva come parente, col quale non aveva avuto mai dis
sensi; mi trattava fraternamente, provandomelo in tutti i modi,
specialmente col ricordare nelle tristi ricorrenze, Quelli che mi
dettero la vita, celebrando la 5. Messa, con lo spirito ascetico con
cui Egli sapeva consacrare.
Ma se molto amò lo Scalpellatore polistenese, Pasquale
Calcaterra predilesse al di sopra di tutto la bella schiera di nipoti a
cui fu Padre, fratello, amico, a cui dedicò intera la Sua esistenza di
Uomo e Sacerdote esemplare. Figura singolare per bellezza d’ ani
ma, per gentilezza di cuore, per elevatezza d’ingegno, Pasquale
Calcaterra fu degno seguace di Coloro che illustrarono Polistena
dal 1870 al 1900, coi Tigani, i Sofrè, i Valensise, personalità che
avrebbero onorato l’ambiente dal clima spirituale più elevato.
Egli fu scrittore, pensatore, difensore strenuo degli interessi
della nostra Patria: Uomo che si ribellava per ogni torto fatto a
Polistena ed ai polistenesi di valore; che ebbe passione esagerata
per tutto quello che era integrità e bellezza della Regione nostra,
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la quale per posizione topografica o per malvagità umana si
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negligeva o manometteva nefandamente.
— — ‘ i — Pasquale Calcaterra insorse sempre contro tutte le ingiustizie

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e ciò fu la ragione che lo ha tenuto fino alla tarda età nell’isola
mento, mentre la Sua cultura, la Sua nobiltà di sentire e di agire,
il Suo ministero sacerdotale, avrebbero dovuto assegnargli, anche
~ ~ per nobiltà di natali, ben altro posto.
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Ma non gliel’ha già assegnato, fra la Schiera degli Eletti, il
2” “~‘ ~ Divino dispensatore di Giustizia, che Egli ha con umiltà france
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scana, servito in terra fino all’ultimo giorno di Sua vita.
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Napoli. 10 12 1934

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