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collana ideata e diretta da

FRANCESCO MOSETTI CASARETTO

9
RICERCHE INTERMEDIEVALI
CONOSCERE IL MEDIOEVO v ATTRAVERSO I MEDIOEVI

DIRETTORE

Francesco Mosetti Casaretto

COMITATO SCIENTIFICO

Stefano Asperti, Alberto Blecua, Massimo Bonafin, Rita Caprini, Stefano Carrai,
Gioachino Chiarini, Giulio d’Onofrio, Edoardo D’Angelo, José Manuel Díaz de
Bustamante, Vittoria Dolcetti Corazza, Lucie Doležalová, Peter Dronke, Johann
Drumbl, Clara Fossati, Alessandro Fo, Enrico Giaccherini, Thomas Haye, Mar-
cello Meli, Paolo Odorico, Veronica Orazi, Tiziano Pacchiarotti, Nicolò Pasero,
Stefano Pittaluga, Pietro B. Rossi, Kurt Smolak, Francesco Stella, Federica Vera-
telli, Maurizio Vitale.

SEGRETERIA SCIENTIFICA

Michael P. Bachmann

REDAZIONE

Roberta Ciocca

redazione: <francesco.mosetticasaretto@unito.it>
HOMO INTERIOR
Presenze dell’anima
nelle letterature del Medioevo
Atti delle V Giornate Internazionali
Interdisciplinari di Studio sul Medioevo

(Torino, 10-12 Febbraio 2015)

a cura di

Francesco Mosetti Casaretto

con la collaborazione di

Attilio Grisafi

Edizioni dell’Orso
Alessandria
Volume pubblicato con un contributo del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Universi-
tà degli Studi di Torino.

Francesco Mosetti Casaretto ha curato il progetto scientifico e l’organizzazione delle


«Giornate», l’allestimento complessivo del presente volume, l’editing di metà dei contri-
buti e la correzione delle bozze; Attilio Grisafi ha curato l’editing della seconda metà dei
contributi.

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compresa la fotocopia, anche a uso interno e didattico. L’illecito sarà penalmente perse-
guibile a norma dell’art. 171 della Legge n. 633 del 22.04.41

ISBN 978-88-6274-742-4
Petrarca: «spirti» e «amarissimi sospiri»1
di Gaia Gubbini

Opera canonica, icona della poesia amorosa e modello d’imitazione del-


l’intero petrarchismo europeo, i Rerum vulgarium fragmenta di Francesco
Petrarca non mancarono di ispirare finanche predicatori come Girolamo
Malipiero e, dopo di lui, il filone del cosiddetto «petrarchismo spirituale». Il
Malipiero intraprese infatti un «capillare intervento di riscrittura»2 di alcuni
luoghi dei Rerum vulgarium fragmenta, reimpiegandone rimanti, ma rimo-
dellando interamente i testi poetici e «trasferendo» i loro contenuti dall’«in-
sana concupiscienza» del modello petrarchesco alla «sana sapienza» teologi-
ca: il Petrarca riscritto si intitolava – significativamente – «Petrarca spiritua-
le»3.
L’impiego dell’aggettivo «spirituale» in questa accezione – ossia ad indi-
care la dimensione squisitamente religiosa e sacra – è sintomatico di una
lunga traiettoria culturale, un percorso che ha portato lo spirito ad incarnare
l’elemento par excellence «altro» rispetto al corpo, la sua «controparte» acor-
porea. La storia dello spirito comincia però con il corpo: come indagato da
molti e importanti contributi sul tema, già nell’Antichità e poi, con diverse
vicissitudini, nel Medioevo, la filosofia, la medicina e la letteratura conosco-
no diversi tipi di spiriti che possono essere due o tre, secondo diversi filoni
della tradizione4. La terna è così composta: spirito naturale, spirito vitale, spi-
rito animale che hanno sede rispettivamente nel fegato, nel cuore e nel cer-

* Riprendo qui spunti e temi da alcune mie precedenti pubblicazioni, in particolare cfr.
Gubbini 2011; Gubbini 2014; Gubbini 2015a; Gubbini 2015b.
1
Nel Secretum di Petrarca si legge: Amarissimis suspiriis celum aurasque complevi
largisque gemitibus solum omne madefecit (Carrara ed. 1955, I, p. 40). Ricorda già il
passo del Secretum in un contributo dedicato ai sospiri petrarcheschi Canettieri
2003, p. 55.
2
Zaja 2007, s.v. «Malipiero».
3
Cfr. Zaja 2007, da cui muovono le presenti riflessioni su Malipiero e cui ricorrere
per ulteriori riferimenti bibliografici sul tema.
4
Sulla teoria pneumatica in àmbito filosofico-medico, cfr. Bundy 1927, Verbeke
1945, Bertola 1951, Bertola 1958, Harvey 1975, Bono 1984, Fattori-Bianchi 1984,
Jacquart 1986 e Jacquart 2003, Burnett 1994, Di Pasquale Barbanti 1998, Caiazzo
2006.

«Homo interior». Presenze dell’anima nelle letterature del Medioevo,


a cura di F. Mosetti Casaretto, Alessandria 2017, pp. 355-366
356 Gaia Gubbini

vello5; il filone della tradizione che invece ne presenta due ha, seguendo per
esempio Costa Ben Luca, lo spirito vitale, che nasce nel cuore e mantiene in
vita il corpo e lo spirito animale, «qui se nourrit de l’esprit vital et naît dans
le cerveau: il rend possible la cogitatio, la memoria et la providentia, et il est
également à l’origine des cinq sens et des mouvements volontaires dans le
corps»6, con una coppia che arriverà anche ad Alano di Lilla, per esempio in
un passaggio dal Contra haereticos:
Est namque in homine duplex spiritus, spiritus rationalis et incorporeus, qui non
perit cum corpore, et alius qui dicitur physicus sive naturalis, quo mediante anima
rationalis unitur corpori; et hic spiritus est subtilior aere, et etiam igne, quo
mediante fit sensus et imaginatio; et ille perit cum corpore7.

Sempre in un altro passaggio esemplare di Costa Ben Luca, si rileva come


le operazioni dello spirito siano intimamente connesse al fenomeno della
respirazione e quindi alla vita stessa dell’Uomo:
Spiritus est quoddam corpus subtile quod in humano corpore oritur ex corde, et
fertur in venis pulsantibus ad vivificandum corpus, et operatur vitam et anheli-
tum, atque pulsum, et similiter oritur ex cerebro in nervis, et operatur sensum
atque motum8.

Tale stretto legame è nella tradizione latina linguisticamente rappresentato


dalla radice spiro, base dei verbi latini del respiro e del sospiro, come expiro,
inspiro, respiro, suspiro, ma anche di un termine-chiave della cultura occi-
dentale, spiritus, il quale «signifie déjà dans la Vulgate de l’Ancien Tes-
tament le fait de souffler (…). Le sens premier est donc celui de souffle:
souffle de l’air et respiration»9. L’insieme dei significati dei termini corradi-
cali di spiritus, nonché i diversi tipi di spiriti, con le loro diverse sedi vitali e
funzioni, che spaziano dalla respirazione alle facoltà dell’immaginazione e
della memoria – elementi su cui torneremo a più riprese nel corso del contri-
buto –, costituiscono il cuore della dottrina pneumatica di matrice filosofico-
medica, una dottrina che ha avuto – come già rilevato dalla letteratura secon-

5
Cfr., in particolare, Jacquart 2003 e Caiazzo 2006.
6
Cfr. Caiazzo 2006, p. 1015.
7
Alanus de Insulis, contra haereticos, I 28 (PL ed. 210, col. 329), passaggio menzio-
nato da Chenu 1957, p. 230.
8
Costa Ben Luca, de differentia spiritus et animae, in Constantinus Africanus, opera,
Basel 1539, pp. 308-317; cito il passaggio da Harvey 1975, p. 70 (ma cfr. anche le
pp. 37-39 per l’analisi del passo).
9
Cfr. Sevrin 1984, p. 79.
Petrarca: «spirti» e «amarissimi sospiri» 357

daria precedente e come con nuove ricerche siamo in grado di riconfermare10


– una profonda influenza anche sulla letteratura medievale: in questa sede ci
limiteremo a seguire qualche traccia di tale complesso dottrinale e metaforico
nei Rerum vulgarium fragmenta di Francesco Petrarca.
Il sonetto Piovonmi amare lagrime dal viso11 sembra un buon punto di
partenza per la presente indagine, in quanto sembra contenere, a livello lessi-
cale e metaforico, diversi fra gli elementi sovracitati di provenienza «pneu-
matica»12. Di più, come vedremo, nel sonetto gli elementi in questione non
paiono mera giustapposizione o catalogo «canonico» di topoi, ma interagi-
scono in una progressione concettuale dove il piano lirico guadagna in ispes-
simento di senso grazie ai possibili riferimenti patristici e medico-filosofici
sottostanti.
Già il «vento angoscioso di sospiri» di v. 2 veicola un’immagine impor-
tante all’interno della nostra indagine «pneumatica»:
Piovonmi amare lagrime dal viso
con un vento angoscioso di sospiri,
quando in voi adiven che gli occhi giri
per cui sola dal mondo i’ son diviso13.

L’elemento del sospiro – motivo indubbiamente canonico della lirica


europea, già dai trovatori, e poi, attraverso la poesia italiana delle origini e
soprattutto attraverso il magistero petrarchesco, dilagante nell’intera tradizio-
ne letteraria moderna – trova infatti le sue radici «fisiologiche» nella dottrina
pneumatica e in un ambito medico a tale dottrina strettamente legato, la teo-
rizzazione della malattia d’amore. L’aegritudo amoris, come ben noto14, pro-
voca nel malato diverse patologie: fra queste ci interessano in particolare gli
«squilibri» degli spiriti che l’immoderata cogitatio suscita. Un’eccessiva
concentrazione del pensiero intorno all’oggetto d’amore forma, per esempio
secondo il notissimo Canone di Avicenna – ma già prima con Costantino

10
Sull’impatto della teoria pneumatica sulla letteratura medievale si vedano i riferi-
menti bibliografici segnalati in Gubbini 2014, p. 232, n. 4.
11
Francesco Petrarca, rerum vulgarium fragmenta, 17 (Bettarini ed. 2005, I, p. 76).
12
Tonelli 2015, p. 157 definisce giustamente il sonetto 17 dei Rerum vulgarium frag-
menta un «testo con caratteristiche fisiologiche».
13
Francesco Petrarca, rerum vulgarium fragmenta, 17.1-4 (Bettarini ed. 2005, I, p. 76).
Per l’intero sonetto cfr. inoltre il commento a cura di Santagata (Santagata ed. 2004,
pp. 72-75).
14
Sull’aegritudo amoris cfr. Ciavolella 1970 e Ciavolella 1976; Jacquart 1984; Wack
1990; Picherit 1994; Peri 1996; Küpper 2002, pp. 115-161; Gubbini 2015b; Tonelli
2015.
358 Gaia Gubbini

Africano –, una concentrazione pneumatica intorno al cuore, a sua volta


causa di surriscaldamento15. Come i trattati medici rilevano16, il malato
d’amore sospira frequentemente proprio per «riparare» a questa concentra-
zione di spirito vitale intorno al cuore: il resto del corpo infatti, sprovvisto di
spirito vitale, sospende le funzioni fondamentali di sopravvivenza e fra que-
ste in particolare quella della respirazione. Il tema dell’aegritudo amoris,
come è stato già dimostrato dalla letteratura critica precedente17, è di fonda-
mentale importanza nei Rerum vulgarium fragmenta; per quanto riguarda il
sonetto Piovonmi amare lagrime dal viso, e ancora più in particolare «il
vento angoscioso di sospiri» di v. 2, che l’elemento del sospiro non sia da
interpretare come mera immagine poetica, ma sia da contestualizzare nella
dottrina pneumatica e nella teorizzazione della malattia d’amore, a noi sem-
bra confermato nella quartina successiva del sonetto, che descrive una condi-
zione psico-fisiologica di surriscaldamento (foco de’ martiri), causata dall’ar-
dore del desiderio (ardenti miei desiri):
Vero è che ’l dolce mansueto riso
pur aqueta gli ardenti miei desiri,
et mi sottragge al foco de’ martiri,
mentr’io son a mirarvi intento e fiso18.

E ancora, dalla terzina successiva, che, ossimoricamente, presenta gli spi-


riti di Francesco in preda a un’improvvisa «glaciazione» – conseguenza
immediata dell’allontanamento di Laura dal corpus patiens dell’io lirico:
Ma gli spiriti miei s’aghiaccian poi
ch’i’ veggio al departir gli atti soavi
torcer da me le mie fatali stelle19.

Su questa «morte» degli spiriti causata dalla separazione dal corpo di


Laura torneremo oltre; per ora preme confermare a proposito dei temi del
sospiro e della respirazione affannosa come Petrarca vi insista a più riprese
nei Rerum vulgarium fragmenta, costruendo quella che potremmo chiamare

15
Allegretto 1980, p. 234.
16
Ciavolella 1976, p. 80.
17
Cfr. in particolare Küpper 2002, pp. 115-161.
18
Francesco Petrarca, rerum vulgarium fragmenta, 17.5-8 (Bettarini ed. 2005, I, p. 76)
19
Francesco Petrarca, rerum vulgarium fragmenta, 17.9-12 (Bettarini ed. 2005, p. 77).
Sul corpus patiens nella lirica trobadorica cfr. Gubbini 2005 e Gubbini 2012, pp. 29-
45. Fondamentali restano le riflessioni di Erich Auerbach (Auerbach 1941 e
Auerbach 1958) sul concetto di passio «als Leidenschaft».
Petrarca: «spirti» e «amarissimi sospiri» 359

una «metaforica del sospiro». Sul «piacere» che non lascia respirare possia-
mo ad esempio segnalare un passaggio contenuto in una canzone fondamen-
tale, quella della mutatio animi che apre la seconda sezione dei Rerum vulga-
rium fragmenta; una canzone di pentimento, «agostiniana» e «purgatoriale»,
ma, al modo «tormentato» di Francesco, non una vera e propria reprobatio
amoris20:
e del cor tuo divelli ogni radice
del piacer che felice
nol pò mai fare, et respirar nol lassa21.

L’immagine del «piacere» da sradicare dal cuore, perché rende infelici e


non lascia respirare, oltre a possibili memorie dantesche – e segnatamente da
Inferno V e da Purgatorio XVIII –, va probabilmente legata anche al tema
della fluctuatio agostiniana. Come rilevato da Rosanna Bettarini in un artico-
lo dedicato alle presenze agostiniane in Petrarca, Agostino è infatti sempre
«fluttuante tra il sospirare come stato di sofferenza e il respirare liberato-
rio»22. Tale tema è, ad esempio, ben rappresentato in un passo delle Confes-
sioni:
Sed me maxime captum et offocatum quodam modo deprimebant corporalia cogi-
tantem moles illae, sub quibus anhelans in auram tuae veritatis liquidam et sim-
plicem respirare non poteram23.

Nel passo delle Confessioni menzionato il respiro è reso impossibile dal


peso dei corporalia: Agostino insiste su termini e immagini che rimandano
alla prigionia e al soffocamento (captum et offocatum), al respiro affannoso
(anhelans), fino all’assenza di respiro (respirare non poteram).
Accanto ad Agostino, i versi petrarcheschi menzionati dalla canzone della
mutatio animi sembrano anche richiamare il testo di un grande classico della
lirica trobadorica, Bernardo di Ventadorn. La canzone bernardiana in questio-
ne, Can lo boschatges es floritz, orchestra in perfetto equilibrio il rapporto fra
corpo e spirito e descrive sapientemente le conseguenze fisiologiche dell’ae-
gritudo amoris, come risulta da qualche passaggio della canzone che qui si
ricorda:

20
Riprendo qui alcune considerazioni già svolte in Gubbini 2011, cui ricorrere per rife-
rimenti bibliografici analitici.
21
Francesco Petrarca, rerum vulgarium fragmenta, 264.24-26 (Bettarini ed. 2005, pp.
1171-1187).
22
Bettarini 2002, p. 45.
23
Augustinus Hipponensis, confessiones, V 11 (Cambronne-Pizzolato-Siniscalco ed.
2006, pp. 80-82).
360 Gaia Gubbini

Can lo boschatges es floritz


e vei lo tems renovelar
e chascus auzels quer sa par
e.l rossinhols fai chans e critz,
d’un gran joi me creis tals oblitz
que ves re mais no.m posc virar.
noih e jorn me fai sospirar,
si.m lassa del cor la razitz24.

e.l freis es tals, qu’e.n sui marritz,


can la vei de me deslonhar,
que.l focs que m’en sol eschalfar,
fug, e remanh escoloritz25.

tal ira.m sen al cor trenchar,


car me mor e volh trespassar,
mas ses lei no serai gueritz!26

Francesco Petrarca si lega fortemente a tale tradizione trobadorica, ripren-


dendone temi chiave che, tuttavia, dopo l’esperienza stilnovista e arricchiti
dalla particolare propensione petrarchesca al tema della fluctuatio di matrice
agostiniana, sembrano acquisire un sapore nuovo, spiccatamente moderno.
Ciò che quindi appare come una netta innovazione di Petrarca ha spesso
invece radici antiche. Un esempio è reperibile nel motivo della presenza di
Laura portatrice di vita, un tema in cui, come è stato rilevato, Petrarca «inno-
va» rispetto ai suoi predecessori italiani – che insistevano invece sulla fun-
zione «perturbante» operata dalla donna sull’io lirico27. Tuttavia, a me sem-
bra che tale «innovazione» sia condotta nel solco della tradizione trobadori-
ca. Alcuni esempi occitani – e in particolare il trovatore classico per eccellen-
za, Bernardo di Ventadorn – presentano infatti il motivo lirico del corpo e
della persona di Midons come fonte di vita, un motivo evidentemente di
matrice religiosa (ove, appunto, Midons è l’equivalente profano di Meus
Dominus) che non manca tuttavia di presentare diversi punti di contatto con i
contemporanei saperi medico-filosofici. Bernardo di Ventadorn, in particola-
re nel testo Can lo boschatges es floritz di cui abbiamo citato qualche passag-

24
Bernat de Ventadorn, Can lo boschatges es floritz, 1-8 (Appel ed. 1915, pp. 226-
228).
25
Bernat de Ventadorn, Can lo boschatges es floritz, 37-40 (Appel ed. 1915, pp. 226-
228).
26
Bernat de Ventadorn, Can lo boschatges es floritz, 75-77 (Appel ed. 1915, pp. 226-
228).
27
Cfr. Chiamenti 1988, p. 77: «Petrarch instead innovates on his theme because the
presence of Laura herself gives life, and not death, to his substantiae».
Petrarca: «spirti» e «amarissimi sospiri» 361

gio, sembra riferirsi alle nozioni di calor naturalis e di spiritus vitalis discus-
se, ad esempio, nel De natura corporis et animae di Guglielmo di Saint-
Thierry – il primo trattato «scientifico» di àmbito cistercense28, un testo che a
sua volta riprende interi passi dal Pantegni di Costantino Africano, come rile-
vato dalla letteratura secondaria29.
Petrarca, analogamente a quanto già avveniva nel corpus bernardiano,
insiste a più riprese nei Rerum vulgarium fragmenta sulla funzione «vitale»
del corpo e della persona di Laura. Oltre che in Piovonmi amare lagrime dal
viso da cui siamo partiti – ove gli spiriti si ghiacciano al dipartirsi dell’amata
–, possiamo, ad esempio, menzionare il sonetto Io sentia dentr’al cor già
venir meno – che al v. 2 recita: «gli spirti che da voi ricevon vita»30 –, ma
soprattutto la bellissima descriptio Laureae31 presente in Rerum vulgarium
fragmenta 348:
Da’ più belli occhi, et dal piú chiaro viso
che mai splendesse, et da’ piú bei capelli,
che faceano l’oro e ’l sol parer men belli,
dal più dolce parlare et dolce riso,

da le man’, da le braccia che conquiso


senza moversi avrian quai piú rebelli
fur d’Amor mai, da’ piú bei piedi snelli,
da la persona fatta in paradiso,

prendean vita i miei spirti: or n’à diletto


il Re celeste, i Suoi alati corrieri;
et io son qui rimasto ignudo et cieco32.

Il corpo di Laura, dissezionato nel ricordo post-mortem in analitica


descriptio puellae, è latore di vita, sul piano corporeo e spirituale: è un corpo
che sembra recuperare, dopo la «negazione» e il silenzio stilnovista, quella
dimensione di «corporeità spiritualizzata» inventata dalla lirica trobadorica33.

28
Come segnalato da Gröne 2008.
29
Rinvio sempre a Gubbini 2015a per un’analisi dettagliata della canzone di Bernardo
e per riferimenti bibliografici puntuali sul trattato di Guillaume de Saint-Thierry.
30
Un’analisi del sonetto – esaminato nella terna Rerum vulgarium fragmenta, 47; 48;
49 – attenta ai riferimenti medici è reperibile in Tonelli 2015, p. 153 e sgg.
31
All’immagine di Laura che pervade la natura circostante – che diventa appunto mun-
dus imago Laurae –, in particolare nel sonetto 176, è dedicato Küpper 2011.
32
Francesco Petrarca, Rerum vulgarium fragmenta, 348.1-12 (Bettarini ed. 2005, II,
pp. 1528-1530).
33
A tal proposito cfr. Gubbini 2009, p. 322.
362 Gaia Gubbini

Una sublime sintesi che pare qui fugacemente «risolvere» le tensioni che per-
corrono l’intera poesia petrarchesca e, più ampiamente, la lirica medievale: e
aprire, in tale tensione sublimata, alla modernità34.

34
Sulla modernità di Petrarca, cfr. Küpper 2011, cui ricorrere anche per ulteriori riferi-
menti bibliografici.
363

SIGLE BIBLIOGRAFICHE

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Bernart von Ventadorn: seine Lieder mit Einleitung und Glossar, herausgegeben von
C. Appel, Halle 1915.
Bettarini ed. 2005
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Carrara ed. 1955
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G. Ricci - E. Carrara - E. Bianchi cur., Milano-Napoli 1955.
Cambronne-Pizzolato-Siniscalco ed. 2006
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Siniscalco cur., Milano 2006.
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Bertola 1958
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