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I fenomeni migratori sono sempre esistiti, ma è negli ultimi anni che l’Italia e
l’Europa hanno assistito a un incremento notevole di immigrati, molti dei quali
arrivati sulle nostre sponde illegalmente. La globalizzazione, i conflitti che hanno
destabilizzato il continente africano e mediorientale, la guerra in Siria, la fame e la
povertà sono alcune delle cause che spingono moltissime persone a lasciare i loro
Paesi per arrivare in Europa alla ricerca di una vita migliore. Anzi, per molti si tratta
dell’unica possibilità di salvezza: per questo, i migranti finiscono nella rete delle
organizzazioni criminali e si imbarcano in viaggi pericolosissimi pur di arrivare nel
nostro continente. Però c’è anche la polemica che si espande nei Paesi europei,
alle prese con la crisi anche economica. La polemica riguarda il fatto che non è
possibile accogliere e integrare tutti con numeri di persone così elevate. Tuttavia: è
vero che stiamo subendo “un’invasione”, come alcuni politici tendono sempre a
sottolineare? Il fatto che l’immigrazione sia in aumento non significa che ci sia
un’invasione. Il fatto che ci sia un’invasione, tuttavia, non comporta che non ci
possano essere problemi di gestione e integrazione nel Paese (o i Paesi)
d’accoglienza, ma le parole sono importanti quindi prima di parlare a sproposito è
bene conoscere di cosa stiamo parlando e quali sono i dati sull’immigrazione.
Martedì 3 dicembre 2019, ISMU ripercorre l'andamento dei flussi migratori che negli ultimi

25 anni ha visto crescere la popolazione straniera da quasi 922mila residenti (1998) a 6


milioni e 222mila presenti. Nel 2019 sono stati infatti 39mila i migranti che hanno fatto

domanda di asilo, il 27% in meno rispetto al 2018, anno in cui le domande pervenute
erano state 54mila. Con 142 400 domande presentate nel 2019, la Germania ha registrato

il 23,3 % di tutti i richiedenti asilo alla prima domanda nell'UE-27. Seguono Francia (119

900, pari al 19,6 %), Spagna (115 200, pari al 18,8 %), davanti a Grecia (74 900, pari al
12,2 %) e Italia (35 000, pari al 5,7 %). Chi parla d’invasione fa riferimento

all’incremento esponenziale degli immigrati provenienti da Africa e Medio Oriente


che non sono gestibili in Italia e che andrebbero a rovinare la nostra società sia da
un punto di vista economico che sociale. La maggior parte dei migranti, tuttavia,
non progetta di rimanere in Italia, ma ambisce ad andare in altri Paesi europei,
come la Germania, la Francia, il Regno Unito o la Svezia. Anche i richiedenti asilo,
sebbene in aumento in Italia, non sono una minaccia in termini numerici. Il vero
problema semmai è la mancanza di coordinamento con gli Altri Paesi membri per
ricollocare i richiedenti asilo. Il fenomeno immigratorio è certamente in crescita viste
anche le crisi umanitarie in atto, ma non ci sono i numeri per potere parlare di
un’invasione, né può venire meno l’impegno umanitario nei confronti di chi scappa
da situazioni di pericolo o si trova in balia del mare o di organizzazioni criminali che
sfruttano le condizioni disagiate e di disperazione di molti. Non esistono soluzioni
semplici a problemi complessi come l’immigrazione, ma senz’altro il coordinamento
a livello europeo è essenziale per la gestione dei flussi. È su questo aspetto e non
sul razzismo che dovremmo concentrare il dibattito. Infine, un’affermazione di Papa
Francesco: “E’ ora di mettersi insieme, per affrontare un vero spirito europeo le
problematiche del nostro tempo. Oltre ad alcuni muri visibili, si rafforzano anche
quelli invisibili, che tendono a dividere questo continente”.

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