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Studium Biblicum Franciscanum


Gregor Geiger

Introduzione
all’aramaico biblico
© 2018 Fondazione Terra Santa - Milano
Edizioni Terra Santa - Milano

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Finito di stampare nel maggio 2018


da Corpo 16 s.n.c. - Modugno (Ba)
per conto di Fondazione Terra Santa
ISBN 978-88-6240-562-1
Indice generale

Prefazione 9

Introduzione 11

Bibliograia 15

1. Prima lezione 17
1.1 Il sostantivo: genere, stato, numero 17
1.2 Il verbo forte: peal (perfetto e imperfetto) 19
1.3 La congiunzione ‫דִִּי‬ 23
1.4 I pronomi personali indipendenti 24
1.5 Vocabolario 24
1.6 Esercizi 25

2. Seconda lezione 27
2.1 Formazioni nominali speciali 27
2.2 Plurali irregolari 29
2.3 I sufissi pronominali al sostantivo 29
2.4 I pronomi dimostrativi 32
2.5 Vocabolario 32
2.6 Esercizi 33

3. Terza lezione 35
3.1 Le coniugazioni regolari del verbo forte 35
3.2 I numerali 38
3.3 Vocabolario 39
3.4 Esercizi 40

5
Introduzione all’aramaico biblico

4. Quarta lezione 41
4.1 Imperativo 41
4.2 Iussivo 41
4.3 Ininito 42
4.4 Participio 43
4.5 Vocabolario 44
4.6 Esercizi 44

5. Quinta lezione 47
5.1 Verbi con sufisso 47
5.2 Coniugazioni più rare 49
5.3 Vocabolario 50
5.4 Esercizi 50

6. Sesta lezione 53
6.1 Verbi I.nun, I.yod, I.alef 53
6.2 La radice ‫סלק‬ 56
6.3 Vocabolario 57
6.4 Esercizi 57

7. Settima lezione 59
7.1 Verbi II.waw/yod 59
7.2 La radice ‫הלך‬ 61
7.3 Vocabolario 61
7.4 Esercizi 61

8. Ottava lezione 63
8.1 Verbi III.inirmae 63
8.2 Vocabolario 66
8.3 Esercizi 66

9. Nona lezione 69
9.1 Verbi II.gem. 69
9.2 Vocabolario 70
9.3 Esercizi 70

6
Indice generale

10. Decima lezione 73


10.1 Verbi doppiamente deboli e irregolari 73
10.2 Vocabolario 74
10.3 Esercizi 74

11. Accenni sulla sintassi 77


11.1 Differenze principali tra sintassi aramaica e ebraica 77
11.2 Il sistema verbale linguistico-testuale 77
11.3 Le funzioni dei singoli tipi di proposizione 79

12. Testi in aramaico non biblico-masoretico 81


12.1 Parole e frasi aramaiche trascritte in greco
nel Nuovo Testamento 81
12.2 Il Padre Nostro 84
12.3 Gen 1 secondo il Targum Onkelos 86
12.4 Lettera aramaica di Simone Bar Kochba 88

13. Vocabolario 89

14. Indice delle citazioni bibliche 113

7
Prefazione

L’aramaico comprende dialetti di varie epoche. testi biblici sono


scritti in uno di questi dialetti (Esd 4,8 – 7,12-26, Dan 2,4 – 7,28, Ger
10,11, Gen 31,47 – due parole). corso un’introduzione alla grammati-
ca e alla lettura di tali testi.
corso introduttivo necessariamente semplificante. Vista la piccola
di testi, la morfologia trattata, almeno brevemente, in modo esausti-
vo. Da un lato questa introduzione può così servire anche come grammatica di
riferimento, dall’altro lato tanti dettagli forse distraggono o spaventano un
principiante. Per evitare ciò, spiegazioni dettagliate o liste di occorrenze sono
state messe in nota. In un primo approccio lo studente potrà ignorarle. Spesso
non è possibile fornire paradigmi completi. Alcuni paradigmi, infatti, sono
completati con forme ricostruite (indicate in corsivo), mentre altri rimangono
incompleti. La sintassi e le questioni linguistiche, la storia della lingua o il
confronto con altre lingue sono solamente accennati, soprattutto per facilitare
la comprensione e la memorizzazione. Un vocabolario completo è fornito alla
fine del libro.
La conoscenza dell’ebraico biblico è presupposta. Questa scelta si basa pu-
ramente su considerazioni pratiche, cioè il fatto che lo studio dell’aramaico bi-
blico di solito si fa durante un curriculum di studi biblici che prevede anzitutto
lo studio dell’ebraico biblico. Questa scelta non è giustificata né linguistica-
mente né storicamente. Linguisticamente l’aramaico e l’ebraico sono due lin-
gue distinte, pur simili. Storicamente l’aramaico era più diffuso dell’ebraico,
sia geograficamente e cronologicamente (3000 anni di storia ininterrotta) sia
per quanto riguarda la quantità di testi prodotti e conservati. Non è fornita
un’introduzione alla scrittura e fenomeni grammaticali comuni alle due lingue
non vengono spiegati in modo dettagliato, facendo riferimento all’ebraico.
In ogni lezione l’esposizione grammaticale è seguita da un vocabolario
e dagli esercizi. Gli esercizi consistono in versetti biblici, scelti per applicare
la teoria studiata nella rispettiva lezione. I versetti sono riportati senza alcun
cambiamento (tranne il ktiv, lasciato senza vocalizzazione, e il qre vocalizzato

9
Introduzione all’aramaico biblico

e aggiunto tra parentesi quadre dentro il testo, dopo il ktiv). compaio-


no forme non ancora studiate, queste vengono spiegate brevemente in nota. I
vocabolari delle singole lezioni comprendono ogni lemma attestato almeno
cinque volte nell’aramaico biblico, partendo dalle parole contenute negli eser-
cizi. L’uso di un dizionario o del vocabolario alla fine del libro previsto fin
dalla prima lezione.
La base testuale di questa introduzione esclusivamente il testo masoretico
come riportato nella BHS. Varianti testuali (abbastanza frequenti) non sono
prese in considerazione, quelle del testo consonantico quelle della voca-
lizzazione. Non stato fatto nessun tentativo di “normalizzazione” o emen-
damento di parole o forme che non corrispondono a delle regole grammaticali.
Lo sviluppo diacronico visibile nei testi biblici, i quali risalgono a periodi
distanti di vari secoli (e circa un altro millennio tra la stesura del testo conso-
nantico e il lavoro dei masoreti), non trattato in maniera sistematica. Ci si li-
mita ad alcune osservazioni sporadiche.
Gli altri testi e dialetti aramaici non sono trattati, però alcuni esempi sono
riportati nel capitolo 12.

Questa introduzione è frutto dell’insegnamento di aramaico biblico presso


lo Studium Biblicum Franciscanum a Gerusalemme durante 15 anni. I suoi
studenti vi hanno contribuito notevolmente con le loro domande e osser-
vazioni.
Ringrazio molto cordialmente i miei colleghi Massimo Pazzini, ofm, e Pao-
lo Messina, ofmcap, che hanno letto e corretto il manoscritto di questo libro.
Mi hanno dato molti suggerimenti validi e mi hanno aiutato con l’italiano, che
non è la mia lingua madre.

Gerusalemme, 8 novembre 2017, Memoria del beato Giovanni Duns Scoto


Gregor Geiger, ofm

10
Introduzione

L’aramaico una lingua semitica.1 Le prime attestazioni di una lingua di


questo ceppo (l’accadico) risalgono al III millenio a. C. in Mesopotania. In
epoca pre-cristiana le lingue semitiche erano diffuse nel Vicino / Medio Orien-
te, compresa la penisola arabica, orientale (in Etiopia) e lungo le
coste del Mediterraneo (il fenicio). Con l’espansione dell’Islam si diffusero in

Le lingue semitiche sono un ceppo linguistico, al pari delle lingue indo-eu-


ropee, con cui forse c’è una lontana affinità. Si possono suddividere così:2

Ovest Est
Centrale/ Nord-Ovest

Cananaico
Ebraico
Fenicio e Punico
Moabita
Babilonese
Edomita
Eblaita

Sud
Etiope (Ge‘ez e varie lingue moderne)
3

1
Il termine “semitico” stato introdotto nel ’700, rifacendosi al nome biblico di Sem, uno
dei figli di Noè (Gen 9,18).
2
Lo schema segue, in modo semplificato, l’Anchor Bible Dictionary 4, 157. Molti dettagli
della suddivisione e della classificazione di alcune lingue sono discussi.
3
L’arabo meridionale non un dialetto meridionale dell’arabo, ma una lingua a parte. Il

11
Introduzione all’aramaico biblico

Il termine “aramaico” (‫ ) ֲא ָר ִמית‬si trova Testamento (ad es.


2 Re Dan 2,4). Fin la lingua stata chiamata anche “siria-
co” (cf. Dan 2,4L : Συριστί) o “caldaico” (cf. Dan 2,26L : Χαλδαϊστί).
Le prime attestazioni della lingua aramaica risalgono all’inizio del I mille-
nio a. C., ed parlata fino ad oggi da alcune soprattutto da minoran-
ze religiose in varie aree del Medio Oriente o da persone emigrate da queste
aree nel recente passato. Lo sviluppo della lingua può essere sintetizzato così:
1) Aramaico antico (fino circa al 700 a. C.)
Iscrizioni (cf. 2Re 18,26)
2) Aramaico imperiale (circa 700 – 300 a. C.)
Papiri d’Elefantina (Egitto), aramaico biblico (Esdra)
3) Aramaico medio (circa 300 a. C. – 200 d. C.)
Daniele (?), Qumran, Targum Onqelos, nabateo, palmireno
4) Aramaico tardivo (circa 200 d. C. – 900 d. C.) (vari dialetti)
Occidentale: galilaico4 / giudaico, samaritano, cristiano-palestinese
Orientale: siriaco, mandaico, babilonese (Talmud e Targumim)
5) Aramaico moderno / neo-aramaico (vari dialetti occidentali e orientali)

La scrittura aramaica biblica è identica a quella ebraica poiché durante l’e-


silio babilonese gli ebrei adottarono i caratteri aramaici (sviluppatisi da quelli
fenici) anche per scrivere l’ebraico. Poi l’attività dei Masoreti (le cui note ai
margini della bibbia ebraica, la masora parva, sono in aramaico) si estese an-
che sui testi aramaici biblici. Perciò il sistema grafico aramaico è pressocché
identico a quello ebraico.5

L’influsso dell’aramaico sull’ebraico è stato notevole. Nonostante questo


influsso si noti fortemente in ebraico biblico tardivo e postbiblico, esso non si
limita a questi strati della lingua. Anche testi arcaici e testi provenienti dall’a-
rea geografica settentrionale, infatti, mostrano parecchi aramaismi. La questio-
ne viene complicata dal fatto che alcuni apparenti aramaismi sono in realtà re-
sidui di uno strato della lingua prima di sviluppi tipici per l’ebraico. Quindi, la
presenza di aramaismi in un testo ebraico non può essere l’unico argomento
per una datazione tardiva di questo testo.

4
Questa è la lingua madre di Gesù Cristo e degli apostoli (cf. Mt 26,73: “il tuo accento ti
tradisce”), ma è scarsamente attestata.
5
Un’eccezione è la alef, che in aramaico funge spesso da mater lectionis per ā e ē finale.
Un fenomeno più diffuso in aramaico che in ebraico è la doppia tradizione del ktiv (questa
parola aramaica significa “scritto”) e del qre (“letto”). Spesso le due tradizioni rispecchiano due
dialetti diversi.
A differenza dell’ebraico, lo š ewa composto (ḥaṭef pataḥ, segol e qameṣ) si trova non rara-
mente anche sotto consonanti non-laringali: ‫ ֳק ֵבל‬, ad es. Dan 2,8; ‫ ֳק ָדם‬, ad es. Dan 2,10 (con suffis-
so: ‫ ֳק ָדמ־‬e ‫גֲ ִלי ;) ָ ֽק ָדמ־‬, Dan 2,19; ‫גֱּ ִלי‬, Dan 2,30; ‫ ִה ְשׁ ֲתּ ַכח‬, Dan 2,35; ‫ ִצ ֲפּ ֵרי‬, Dan 4,9.18; ‫ ֱבּנַ יְ ַתהּ‬, Dan 4,27;
ֲ , Dan 6,23; ‫ ַמ ֱ דּ ָקה‬, Dan 7,7; ‫ ְמ ַמ ֱלּ ָלה‬, Dan 7,11; ‫ ַמ ֲ דּ ָקה‬Dan 7,19; ‫ ֱק ִרי‬, Esd 4,18.23.
‫וּסגַ ר‬

12
Introduzione

Sia l’ebraico che l’aramaico si sono sviluppati dal protosemitico, una lin-
gua ricostruita e senza alcuna attestazione storica. questa riscostruzio-
ne sia discussa e incerta, può spiegare certe somiglianze e certe differenze re-
golari tra le due lingue.
La maggior parte delle consonanti è identica nelle due lingue (e in protose-
mitico). Ad esempio la parola ְ‫ ֶ֫מ ֶל‬è uguale in aramaico e in ebraico. Però sia
l’ebraico che l’aramaico possiedono un numero ridotto di consonanti rispetto
al protosemitico. In questi casi lo sviluppo nelle due lingue è diverso. I casi ri-
levanti sono:

Ebraico Protosemitico e Arabo6 Aramaico


‫ד‬ ‫ִ דּין‬ ← d ‫→ د‬ ‫ִ דּין‬ ‫ד‬7
‫ז‬ ‫זָ ַבח‬ ← ḏ ‫→ ذ‬ ‫ְ דּ ַבח‬ ‫ד‬8
‫ז‬ ‫זֶ ַרע‬ ← z ‫→ ز‬ ‫זְ ַרע‬ ‫ז‬9
‫ת‬ ‫ַתּ ַחת‬ ← t ‫→ ت‬ ‫ְתּחוֹת‬ ‫ת‬10
‫שׁ‬ ‫שׁוֹר‬ ← ṯ ‫→ ث‬ ‫תּוֹר‬ ‫ת‬11
‫שׁ‬ ‫ֶשׁ ַבע‬ ← š ‫→ ش‬ ‫ְשׁ ַבע‬ ‫שׁ‬12
‫ט‬ ‫טוֹב‬ ←  ‫→ ط‬ ‫ָטב‬ ‫ט‬13
‫צ‬ ‫ַקיִ ץ‬ ←  ‫→ ظ‬ ‫ַ ֫קיִ ט‬ ‫ט‬14
‫צ‬ ‫ֶצ ֶלם‬ ←  ‫→ ص‬ ‫ְצ ֵלם‬ ‫צ‬15
‫ע‬ ‫ַעיִ ן‬ ← ‫→ ع‬ ‫ַ֫עיִ ן‬ ‫ע‬16
‫ע‬ ‫זְ ֵעיר‬ ←  ‫→ غ‬ ‫זְ ֵעיר‬ ‫ע‬17
‫צ‬ ‫ֶא ֶרץ‬ ←  ‫→ ض‬ ‫ֲא ַרע‬ ‫ע‬18
[→ ‫ֲא ַרק‬ ‫]ק‬19

6
L’arabo classico conserva queste consonsanti quasi invariate, perciò sono riportate qua an-
che le consonanti corrispondenti arabe.
7
Altri casi: ‫ דּ ֹב‬, ‫דבק‬, ‫דור‬, ‫דושׁ‬, ‫דלק‬, ‫דמה‬, ‫דקק‬, ‫דּוֹר‬, ‫ ָ דּת‬, ‫ ֶ ֫ דּ ֶתא‬, ‫הדר‬, ‫יַ ד‬, ‫ידע‬, ‫נדב‬, ‫נדד‬.
8
Altri casi: ‫( ָ דּא‬ebr. ‫ זוֹ‬/ ‫)זֹאת‬, ‫ ְ דּ ַהב‬, ‫( ִ דּי‬cf. ebr. ‫)זֶ ה‬, ‫ ְ דּ ַכר‬, ‫ ִדּ ְכרוֹן‬/ ‫ ָ דּ ְכ ָרן‬, ‫ ְ דּ ַרע‬/ ‫( ֶא ְד ָרע‬ebr. ‫רוֹע‬
ַ ְ‫ ז‬/ ‫רוֹע‬
ַ ְ‫) ֶאז‬,
‫( ֱא ַ ֫דיִ ן‬ebr. ‫ ַאז‬/ ‫) ַאזַ י‬, ‫( בדר‬ebr. ‫ בזר‬e ‫)פזר‬, ‫ ֲח ֵדה‬, ‫( ִכּ ְד ָבה‬ebr. ‫) ָכּזָ ב‬, ‫ ַמ ְד ַבּח‬.
9
Altri casi: ‫זהר‬, ‫זון‬, ‫זוע‬, ‫זיד‬, ‫זְ ַמן‬, ‫זְ ָמר‬, ‫זַ ן‬, ‫זְ ֵעיר‬, ‫זעק‬, ‫זקף‬, ‫אזל‬, ‫חזה‬, ‫נזק‬, ‫מֹאזְ נֵ א‬, ‫ ָמזוֹן‬, ‫( ַפּ ְרזֶ ל‬ebr. ‫) ַבּ ְרזֶ ל‬.
10
Altri casi: ‫תמהּ‬, ‫ ַתּ ִקּיף‬, ‫תקן‬, ‫תקף‬, ‫ ַבּיִ ת‬, ‫כתב‬, ‫מוֹת‬, ‫ ַמ ְתּנָ ה‬, ‫נתר‬, ‫פתח‬.
11
Altri casi: ‫תבר‬, ‫תוב‬, ‫ ְתּ ַלג‬, ‫ ְתּ ָלת‬, ‫ ַתּ ָמּה‬, ‫( ִתּנְ יָ ן‬ebr. ‫) ֵשׁנִ י‬, ‫תקל‬, ‫( ְתּ ֵרין‬ebr. ‫) ְשׁנַ יִ ם‬, ‫( ְתּ ַרע‬ebr. ‫) ַשׁ ַער‬, ‫ ֶ ֫ דּ ֶתא‬,
‫ ֲח ַדת‬, ‫יתב‬, ‫( ֵשׁת‬ebr. ‫) ֵשׁשׁ‬, ‫( ִשׁ ִתּין‬ebr. ‫) ִשׁ ִשּׁים‬.
12
Altri casi: ‫שׁאל‬, ‫שׁאר‬, ‫שׁבח‬, ‫ ְשׁ ַבט‬, ‫ ְשׁ ִביב‬, ‫ ֵשׁגַ ל‬, ‫שׁוה‬, ‫שׁוּר‬, ‫שׁכח‬, ‫שׁכן‬, ‫( ָשׁלוּ‬cf. ebr. ‫)שׁלה‬, ‫שׁלח‬, ‫שׁלט‬,
‫ ְשׁ ָלם‬, ‫( ֻשׁם‬ebr. ‫) ֵשׁם‬, ‫שׁמד‬, ‫ ְשׁ ַמיִ ן‬, ‫שׁמם‬, ‫שׁמע‬, ‫ ְשׁ ַמשׁ‬, ‫ ֵשׁן‬, ‫ ְשׁנָ ה‬, ‫שׁפט‬, ‫שׁפל‬, ‫שׁפר‬, ‫ ָשׁק‬, ‫ ְשׁר ֹשׁ‬, ‫( ֵשׁת‬ebr. ‫) ֵשׁשׁ‬, ‫שׁתה‬,
‫( ִשׁ ִתּין‬ebr. ‫) ִשׁ ִשּׁים‬, ‫חשׁב‬, ְ‫ ֲחשׁוֹ‬, ‫כנשׁ‬, ‫לבשׁ‬, ‫( נְ ָחשׁ‬ebr. ‫)נְ ח ֶֹשׁת‬, ‫נִ ְשׁ ָמה‬, ‫פרשׁ‬, ‫פשׁר‬, ‫( ֵראשׁ‬ebr. ‫)רֹאשׁ‬.
13
Altri casi: ‫טבח‬, ‫ ַטל‬, ‫ ְט ֵעם‬, ‫טרד‬, ‫ ַשׁ ִלּיט‬.
14
Altri casi: ‫טוּר‬, ‫טלל‬, ‫( ְט ַפר‬ebr. ‫) ִצפּ ֶֹרן‬, ‫יעט‬, ‫נטר‬, ‫ ֵע ָטא‬.
15
Altri casi: ‫צבה‬, ‫צבע‬, ‫ ַצד‬, ‫ ִצ ְד ָקה‬, ‫ ַצוַּ אר‬, ‫צלח‬, ‫ ְצ ִפיר‬, ‫( ִצ ַפּר‬ebr. ‫) ִצפּוֹר‬, ‫קצץ‬.
16
Altri casi: ‫עבד‬, ‫ ֲע ַבר‬, ‫ ַעד‬, ‫( ִע ָ דּן‬cf. ebr. ‫מוֹעד‬ ֵ ), ‫עוֹד‬, ‫( ֲעוָ יָ ה‬cf. ebr. ‫) ָעוֹן‬, ‫עוֹף‬, ‫ ֵעז‬, ‫( ִעיר‬ebr. ‫) ֵער‬, ‫ ַעל‬,
‫ ֶע ְליוֹן‬, ‫ ָע ַלם‬, ‫ ַעם‬, ‫ ִעם‬, ‫( ַע ִמּיק‬ebr. ‫) ָעמֹק‬, ‫ענה‬, ‫ ֲענָ ן‬, ‫( ֲענָ שׁ‬ebr. ‫)עֹנֶ שׁ‬, ‫ ֳע ִפי‬, ‫( ֲע ִציב‬cf. ebr. ‫)עצב‬, ‫עקר‬, ‫( ערב‬ebr. ‫ערב‬
II, “mescolare”), ‫ ֲע ָרד‬, ‫ ַע ְרוָ ה‬, ‫ ֲע ַש ֹב‬, ‫ ֲע ַש ֹר‬, ‫עשׁת‬, ‫ ֲע ִתיד‬, ‫ ַע ִתּיק‬, ‫ ְבּ ֵעל‬, ‫ידע‬, ‫( ֲע ַלע‬ebr. ‫) ֶצ ַלע‬.
17
Altri casi: ‫( עלל‬ebr. ‫ עלל‬II, “entrare”), ‫בעה‬.
18
Altri casi: ‫( ֲע ַלע‬ebr. ‫) ֶצ ַלע‬, ‫ ֲע ַמר‬, ‫ ַער‬, ‫( ָאע‬ebr. ‫) ֵעץ‬, ‫)מחע ←( מחא‬, ‫ ְרעוּ‬, ‫רעע‬.
19
Non ci sono altri casi in aramaico biblico; cf. ‫וּמ ֲח ָצה‬ ָ ‫ ָמ ֲח ָקה רֹאשׁוֹ‬, Gdc 5,26.

13
Introduzione all’aramaico biblico

Per le vocali, la situazione più complessa. Si enumerano qui solo i feno-


meni più diffusi.
Le vocali finali brevi, che indicavano i casi dei sostantivi (cf. per i verbi la
lezione 1) in protosemitico (esistenti ancora in arabo classico, ma non nei dia-
letti arabi moderni), sono cadute. Erano: -u (per il nominativo), -i (per il geniti-
vo, usato anche dopo una preposizione) e -a (per l’accusativo).20 La caduta di
queste vocali spesso causa altri cambiamenti (ad es. nelle forme segolate).
Altri fenomeni diffusi sono:

Ebraico Protosemitico Aramaico


qameṣ ‫ ← ָכּ ַתב‬a breve, sillaba aperta pretonica →
21
‫ְכּ ַתב‬ š ewa
ṣere ‫ָכּ ֵתב‬ ← i breve, sillaba chiusa accentata → ‫ ְכּ ֵתב‬, ‫ ְכּ ִתב‬ṣere/ḥireq22
ḥolem ‫טוֹב‬, ‫כּ ֵֹתב‬ 23
← ā lunga → ‫ ָטב‬, ‫ָכּ ֵתב‬ qameṣ
segolati ‫ ֶצ ֶלם‬, ‫ֶא ֶלף‬ ← CVCCV 24
→ ‫ ְצ ֵלם‬, ‫ֲא ַלף‬ CCVC25

L’accento delle parole cade in arabo (forse anche in protosemitico) sulla


penultima, se è lunga, altrimenti sulla terzultima sillaba; in aramaico come in
ebraico si trova spesso sull’ultima sillaba, a volte sulla penultima.26

La consonante t finale che non fa parte della radice cade sia in ebraico che
in aramaico27 in condizioni però differenti tra le due lingue. In ebraico cade do-
po la vocale a, in forme nominali e verbali, ad es. ‫ ←( ַמ ְל ָכּה‬malkatV), ‫ָכּ ְת ָבה‬
(← katabat). In aramaico cade dopo qualsiasi vocale, ma solamente in forme
nominali, ad es. ‫ ←( ַמ ְל ָכּה‬malkatV), ‫( ַמ ְלכוּ‬stato costr. ‫) ַמ ְלכוּת‬.

20
A queste vocali si aggiungono nelle forme indeterminate -n (in arabo; chiamato “nuna-
zione”) o -m (in accadico, forse anche in protosemitico).
21
La i breve in sillaba aperta pretonica diventa š ewa in ambedue le lingue, ad es. il partici-
pio masc. pl. ‫( כּ ְֹת ִבים‬ebr.) e ‫( ָכּ ְת ִבין‬aram.).
22
Non c’è una chiara differenza. In posizione pausale si trovano soltanto forme con ḥireq,
ma tali forme si trovano anche in posizione non pausale e con accenti congiuntivi, ad es. ‫ַק ִ ֣טּל‬
‫ ִהמּוֹן‬, Dan 3,22.
23
Il cosiddetto Canaanean Shift.
24
V: (qualsiasi) vocale; C: (qualsiasi) consonante.
25
Cf. lezione 2.1.
26
L’accento è segnalato in questo libro con ֫, quando una parola aramaica non è accentata
sull’ultima sillaba.
27
Anche in altre lingue, ad es. latino cantat → italiano canta o francese chante (cf. chante-
t-il?).

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Bibliografia

Grammatiche
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GER
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R RE A F., ,
S AT H. L., 6
1921.
Dizionari
La maggior parte dei dizionari dell’ebraico biblico contiene anche il vocabolario
dell’aramaico biblico, ad es. B E - DRIVER - BRIGGS, GRER - B , SCERBO.
Lo stesso vale anche per le concordanze, ad es. MAE TE, LR RTI, EVEN-
S R AE.
KOEHLER L. - BAA E The and Aramaic Lexicon of the Old
Testament: Volume V
VOGT E., Lexicon linguae aramaicae Veteris Testamenti documentis antiquis il-
lustratum (completamento del dizionario di F. ORELL), Roma 1971.
Id., A Lexicon of Biblical Aramaic: Classified by Ancient Documents, Roma
2011.

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Introduzione all’aramaico biblico

Bibliografia scelta
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aramäischen Texte vom Toten Meer: Ergänzungsband, ibid. 1994.
Id., The Aramaic Language: Its Divisions and Subdivisions, Göttingen 1986.
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16
1. Prima lezione

1.1 Il sostantivo: genere, stato, numero

I sostantivi e gli aggettivi aramaici hanno due generi (maschile e femmini-


le), due numeri (singolare e plurale)1 e tre stati (assoluto, costrutto2 ed enfati-
co). Gli stati assoluto e costrutto sono usati come in ebraico, mentre lo stato
enfatico assume il ruolo di un determinativo (come l’articolo ‫ ַה־‬in ebraico).3 Il
termine stato enfatico
1
Si sono conservate alcune forme del duale: ‫יְ ַ ֫דיִ ן‬, Dan 2,34. ‫אתיִ ן‬
ַ֫ ‫ ָמ‬, Esd ‫ ַק ְר ַ֫ניִ ן‬, Dan
‫ ַרגְ ֫ ַליִ ן‬, Dan ‫ ִשׁ ַ֫נּיִ ן‬, Dan 7,7. forme sono usate anche come plurale: ‫( ַק ְר ַ֫ניִ ן ֲע ַשׂר‬Dan
7,7), ovviamente anche ‫ ִשׁ ַ֫נּיִ ן‬. Il duale si distingue dal plurale solo allo stato assoluto. Nessuno di
questi sostantivi attestato in pl. ass. contrario ‫ ַ֫עיִ ן‬vocalizzato allo stato ass. duale come
plurale: ‫( ַעיְ נִ ין‬Dan 7,8.20; forse più di due occhi). Non esistono forme duali di aggettivi o verbi.
2
A volte (meno spesso che in ebraico) gli stati assoluto e costrutto si distinguono solo nella
vocalizzazione, ad es. ‫ ַחיִ ל‬/ ‫ ; ֵחיל‬spesso sono formalmente identici.
Una relazione genitivale può essere espressa anche in altri modi:
a) Un sostantivo indeterminato seguito dalla preposizione ‫ל‬: l’unico caso attestato è ְ‫ֶ֫מ ֶל‬
‫ ְליִ ְשׂ ָר ֵאל ַרב‬, Esd 5,11, “un grande re di Israele”. Questa costruzione si usa per evitare la determi-
nazione del nomen regens con un genitivo determinato (‫ * ֶ֫מ ֶלְ יִ ְשׂ ָר ֵאל‬significherebbe “il re di Is-
raele”, cf. ebr. ‫ ִמזְ מוֹר ְל ָדוִ ד‬, Sal 3,1 e passim, “un Salmo di Davide”).
b) Un sostantivo determinato (in stato enfatico) seguito da una proposizione relativa che
consiste di un unico elemento, ad es. ‫י־ל ְיליָ א‬ ֵ ‫ ֶחזְ וָ א ִד‬, Dan 2,19, alla lettera “la visione, che (è / era
del)la notte”, quindi “la visione della notte”. Gli altri casi sono: Dan 2,14.25.38.41.49; 3,22;
4,12.20.26; 5,3.5bis.7.13.16.23.24.29; 6,14.17.20; 7,27.28, Esd 4,15; 5,2.13.14 (4 volte).16.17;
6,5.8; 7,12.17.21.26bis; similmente (un sostantivo indeterminato): Dan 2,41; 4,20; 5,5.
c) Un sostantivo con suffisso seguito da una proposizione relativa cui antecedente è il
pronome suffisso e che consiste di un unico elemento (cf. lezione 2.3).
Non sembra che ci sia una differenza di significato tra lo stato costrutto seguito da un geniti-
vo (nomen rectum) e le costruzioni b) e c).
In un caso lo stato costrutto si trova davanti a una preposizione (costruzione che in ebraico
biblico è attestata poche volte, soprattutto in poesia): ‫ל־שׁ ַמיָּ א‬ ְ ‫ ַמ ְל ְכוָ ת ְתּחוֹת ָכּ‬, Dan 7,27.
3
Come in ebraico la determinazione può essere espressa anche con un suffisso o un geniti-
vo determinato. Nomi propri sono determinati senza segno formale. Aggettivi attributivi concor-
dano con la parola a cui si riferiscono in genere, numero e determinazione.
Lo stato enfatico è usato anche come vocativo (cf. ἀββα, Mc 14,36, Rm 8,15, Gal 4,6).
Con sostantivi di origine straniera, lo stato assoluto è usato in alcuni casi dove ci si aspette-
rebbe una determinazione, ad es. ‫סוּמפֹּנְ יָ ה וְ כֹל זְ נֵ י זְ ָמ ָרא‬ ְ ‫יתא קיתרוס ] ַק ְתרוֹס[ ַס ְבּ ָכא ְפּ ַסנְ ֵתּ ִרין‬
ָ ‫רוֹק‬
ִ ‫ ַק ְרנָ א ַמ ְשׁ‬,
Dan 3,5: “il corno, il flauto, (la) cetra, (la) sambuca, (il) salterio, (la) cornamusa e tutte le speci
di musica” (stati assoluti e enfatici usati senza chiara differenza).

17
Introduzione all’aramaico biblico

Genere, stato e numero vengono espressi con desinenze, le quali spesso


causano un cambiamento nella vocalizzazione (cf. vocabolario). Ecco le desi-
nenze dell’aggettivo ‫ָטב‬ ‫ טוֹב‬ebraico), la cui vocalizzazione non cambia:

msg.4 fsg. mpl.5 fpl.6


st. assoluto ‫ָטב‬ 7
‫ָט ָבה‬ 8
‫ָט ִבין‬ 9
‫ָט ָבן‬

st. costrutto ‫ָטב‬ 10


‫ָט ַבת‬ 11
‫ָט ֵבי‬ 12
‫ָט ָבת‬

st. enfatico 13 14
‫ָט ָבא‬ 15
‫ ָט ְב ָתּא‬/‫ָט ְב ָתא‬ 16
‫ָט ַביָּ א‬ 17
‫ָט ָב ָתא‬

4
5
desinenze sono usate anche per non pochi sostantivi femminili: ass. ‫אַמּין‬ ִ , ‫גַּ ִפּין‬
(masc. e fem.), ‫ ִחנְ ִטין‬, ‫ ַכּוִּ ין‬, ‫ ַכּ ְכּ ִרין‬, ‫ ִמ ִלּין‬, ‫ִעזִּ ין‬ ‫ ַעיְ נִ ין‬, ‫ ִע ְל ִעין‬, ‫( ִצ ְפּ ִרין‬masc. e fem.), ‫ ְשׁנִ ין‬costr. ‫גַ פּי־‬, ‫ ָ דּ ֵתי‬,
‫ִט ְפרי־‬ ‫ ִמ ֵלּי‬, ‫נְ ֵשׁי־‬, ‫ ַעיְ נֵ י‬, ‫( ִצ ֲפּ ֵרי‬masc. e fem.), ‫רוּחי‬ ֵ (forse anche enf. ‫ ֻא ַמּיָּ א‬, ‫ ִמ ַלּיָּ א‬, ‫( ִצ ְפּ ַריָּ א‬masc.
e fem.).
pluralia tantum equivalgono a dei singolari nelle lingue moderne occidentali: ‫זִ יוי־‬,
‫ ַחיִּ ין‬, ‫ ִחנְ ִטין‬, “frumento”, ‫ ַר ֲח ִמין‬, ‫מֹאזַ נְ יָ א‬, “bilancia” cf. lezione
2, nota forse anche ‫ ְשׁ ַ֫מיִ ן‬, “cielo” questione filosofica o teologica se considerare “cieli” un
vero plurale).
differenza dell’ebraico il plurale ‫ ֱא ָל ִהין‬non si usa come pluralis maiestatis per
6
desinenze sono usate anche per alcuni sostantivi maschili: ass. ‫ ָכּ ְר ָסוָ ן‬costr. ‫ ֲא ָב ָהת‬,
‫יוֹמת‬
ָ (anche ‫יוֹמי‬
ֵ ), ‫ ְכּנָ וָ ת‬, ‫ְשׁ ָמ ָהת‬ ‫אַריָ וָ ָתא‬
ְ , ‫ ַפּ ֲחוָ ָתא‬.
7
La forma (identica all’ebraico) risale a un ṭābatV originario. Dopo la caduta della vocale
finale, anche la t finale la vocale precedente, ora finale, stata prolungata. Si trova an-
che la scrittura con alef finale (‫ – ָט ָבא‬17 casi attestati).
Ci sono anche sostantivi femminili senza desinenza femminile: ‫ ֶ֫א ֶבן‬, ‫ֶא ְד ָרע‬ ‫( ֶא ְצ ַבּע‬anche
masc.), ‫ֳא ַרח‬ ‫ ֲא ַרע‬/ ‫ ֲא ַרק‬, ‫אַתּוּן‬ ‫( גַּ ף‬anche masc.), ‫ ָ דּת‬, ‫ֲחזוֹת‬ ‫ְט ַפר‬ ‫יַ ד‬, ‫ ַכּ ַכּר‬, ‫( נוּר‬anche
masc.), ‫ֵעז‬ ‫ ַ֫עיִ ן‬, ‫ ֲע ַלע‬, ‫( ִצ ַפּר‬anche masc.), ‫ ְק ָצת‬, ‫ ֶ ֫ק ֶרן‬, ‫( ְרגֵ ל‬anche masc.), ‫רוּח‬ַ (forse anche masc.),
‫יח‬
ַ ‫ ֵר‬, ‫ ְשׁ ַמשׁ‬/ ‫ְשׁ ֵמשׁ‬ ‫ֵשׁן‬ cf. lezione 2.1.
8
Le desinenze ebraica ‫ ־ִים‬e aramaica ‫( ־ִין‬cf. arabo -īna, pl. masc. genitivo e accusativo)
sono due sviluppi di una desinenza -ī. Poche volte si trova in aramaico biblico la desinenza ‫־ִים‬
‫( ֲאנָ ִשׁים‬Dan 4,14), ‫( ַמ ְל ִכים‬Esd 4,13), ‫( אלפים‬Dan 7,10ktiv qre ‫אַל ִפין‬ ְ ). Il fenomeno op-
posto, ‫ ־ִין‬in ebraico biblico, diffuso soprattutto in Giobbe e può essere interpretato come ara-
maismo.
9
ṭābātV → ṭābāt → ṭābā → ṭābān; l’ultimo passo è causato dall’omonimia con il fem. sg.
ass., la nun essendo il risultato di un’analogia con il masc. pl.
10
La t non è caduta perc+, -./.012 . 30 450212/6 060 7 86092-5:.1. ;nale (come in ebraico).
11
ṭābaj → ṭābē (come in ebraico); la forma ṭābaj era originariamente una forma duale (cf.
arabo -aj, duale masc. costr. genitivo e accusativo).
12
La forma è identica a quella protosemitica; la forma ebraica ‫ טוֹבוֹת‬è risultato del canaan-
ean shift ā → ō in ambedue le sillabe.
13
Lo stato enfatico è di regola formato con la desinenza ā, probabilmente risalente a una
forma -ha (cf. l’articolo ebraico ּ‫) ַה־‬.
14
Si trova anche la scrittura con he finale (‫ – ָט ָבה‬64 casi attestati). Nella parola ‫ ֫כֹּ ָלּא‬la
desinenza non è accentata.
15
Il dageš della taw è dageš lene; le forme senza dageš sono più diffuse. Due volte la desi-
nenza è scritta con he (‫ ַשׁ ֲע ָתה‬, Dan 3,15; 5,5).
16
Forse ṭābaj + -ha → ṭābajjā. Poche volte la desinenza è scritta con he (‫יוֹמיָּ ה‬ ַ , Dan 4,31;
‫שׁוּריָּ ה‬
ַ , Esd 4,13.16).
17
La desinenza della stato enfatico si aggiunge alla forma originaria (= stato costrutto).

18
Prima lezione

1.2 Il verbo forte: peal (perfetto e imperfetto)

Il verbo aramaico presenta varie coniugazioni, i cui nomi sono tratti dalle
forme del perfetto 3a pers. masc. sg. della radice paradigmatica ‫פעל‬. differen-
za dell’ebraico, anche la coniugazione di base (il qal ebraico) viene designata
di solito attraverso questa stessa radice: peal (‫) ְפּ ַעל‬.
Le forme verbali aramaiche sono: “perfetto” (qetal), “imperfetto”18 (yiqtul),
imperativo, participio attivo e passivo, infinito (equivalente all’infinito costrut-
to non invece, una forma corrispondente all’infinito assoluto
ebraico). Non si trovano forme con waw “inversivo”. L’imperfetto distingue in
alcuni casi una forma lunga, indicativa, e una breve, iussiva (cf. lezione 4).
Nel perfetto, nell’imperfetto e nell’imperativo esistono due schemi di voca-
lizzazione della seconda consonante della radice: uno “attivo” (perfetto: a
imperfetto / imperativo: u) e uno “stativo” (perfetto: e/i imperfetto / imperati-
vo: a).19 Spesso, ma non sempre, queste vocalizzazioni coincidono rispetti-
vamente con un significato attivo o stativo del verbo.

18
la terminologia tradizionale. Da notare che l’uso della forma non paragonabile con
l’imperfetto italiano o latino.
19
terzo schema di vocalizzazione dell’imperfetto – con e – attestato solamente con le
radici deboli ‫ נתן‬e ‫נפל‬.

19
Introduzione all’aramaico biblico

I seguenti paradigmi mostrano il perfetto e l’imperfetto (indicativo) del ver-


bo forte nel peal (in corsivo: forme non attestate).

Perfetto sg. pl. stativo sg. stativo pl.


3a masc. ‫ְכּ ַתב‬ ‫ְכּ ַ֫תבוּ‬ 20
‫ ְכּ ִתב‬,‫ְכּ ֵתב‬ 21
‫ְכּ ִ֫ת)י(בוּ‬

3a fem. 22
‫ִכּ ְת ַבת‬ 23
‫ְכּ ַ֫ת ָבה‬ 24
‫ ִכּ ְת ַבת‬,‫ְכּ ֵת ַבת‬ ‫כְּ ֫תִ)י(בָה‬
2a masc.25 26
‫ ְכּ ַ֫ת ְב ָתּ‬,‫ְכּ ַת ְב ְתּ‬ ‫ְכּ ַת ְבתּוּן‬ 27
‫ ְכּ ֵ֫ת ְב ָתּ‬,‫ְכּ ֵת ְב ְתּ‬ ‫כְּתִבְתּוּן‬
1a com. ‫ִכּ ְת ֵבת‬ ‫ְכּ ַ֫ת ְבנָ א‬ ‫ִכּ ְת ֵבת‬ ‫ְכּ ֵ֫ת ְבנָ א‬

sguardo (schematico e semplificante)28 allo sviluppo di queste forme


può spiegare le formazioni differenti ebraica e aramaica:

20
Non c’è differenza né di funzione né di significato tra le due vocalizzazioni (ṣere e ḥireq
in sillaba chiusa accentata sono spesso interscambiabili senza alcuna differenza). I casi attestati
sono: ‫ ְשׁ ֵאל‬, Dan 2,10; ‫ ְק ֵרב‬, Dan 3,26; ‫ ְשׁ ֵלט‬, Dan 3,27; ‫ ְבּ ֵאשׁ‬, Dan 6,15 – ‫ ְסגִ ד‬, Dan 2,46; ‫ ְתּ ִקף‬Dan
4,8.17; ‫זְ ִעק‬, Dan 6,21; ‫יְ ִכל‬, Dan 6,21; ‫יְ ִתב‬, Dan 7,9.10; la maggior parte di quest’ultimi possono
essere spiegati come forme pausali, di<=>?@BCDFC però ‫יְ ִ ֥כל‬, Dan 6,21 (con accento congiuntivo e
non alla fine di un’unità sintattica).
21
La mater lectionis non cambia né pronuncia né funzione. I casi attestati sono: ‫ ְס ֫ ִלקוּ‬, Dan
2,29, Esd 4,12; ‫ ְק ִ ֫רבוּ‬, Dan 3,8; ‫ ְשׁ ֫ ִלטוּ‬, Dan 6,25 – ‫ ְק ִ ֫ריבוּ‬, Dan 6,13.
22
Ci sono delle irregolarietà nella vocalizzazione. I casi attestati sono: ‫ ִתּ ְק ַפת‬, Dan 5,20 –
‫נֶ ְפ ַקת‬, Dan 2,13 – ‫ ֲא ֶ֫מ ֶרת‬, Dan 5,10 (formato come i sostantivi segolati).
23
Nei due casi attestati il ktiv ha la forma maschile (ebraismo?): ‫נְ ֫ ַפ ָקה‬, Dan 5,5qre (ktiv
‫נְ ֫ ַפ ָלה ;)נפקו‬, Dan 7,20qre (ktiv ‫)נפלו‬.
24
I casi attestati sono: ‫ ְבּ ֵט ַלת‬, Esd 4,24 – ‫ ִס ְל ַקת‬, Dan 7,20 – ‫ ִס ְל ָקת‬, Dan 7,8 (per la ā lunga non
esiste una spiegazione chiara).
25
Non c’è nessuna attestazione di una 2a pers. fem., né sg. né pl., né perfetto né imperfetto
(per l’imperativo cf. lezione 4).
26
Non c’è differenza né di funzione né di significato. I casi attestati sono: ‫יְ ַה ְב ְתּ‬, Dan 2,23;
‫ ֲע ַב ְד ְתּ‬, Dan 4,32 – ‫יְ ַד ְע ָתּ‬, Dan 5,22; ‫ ְר ַשׁ ְמ ָתּ‬, Dan 6,13.14. La desinenza ‫־תּ‬ ָ è scritta poche volte ple-
ne: ‫־תּה‬ ָ (non nel peal del verbo forte).
27
Non c’è differenza né di funzione né di significato. I casi attestati sono: ‫ ְת ֵק ְפ ְתּ‬, Dan 4,19 –
‫יְ ֵכ ְל ָתּ‬, Dan 2,47.
28
Lo schema non pretende di ricostruire gli sviluppi storici, che saranno più complessi e
che sono in gran parte ipotetici, ma vuol essere un aiuto per comprendere (e memorizzare) le di-
verse forme verbali.
Le conoscenze sull’accento protosemitico sono molto limitate; perciò è riportata qui la situ-
azione in arabo classico. La ricostruzione dello sviluppo nelle diverse lingue parte dalla suppo-
sizione dello spostamento dell’accento verso l’ultima o la penultima sillaba in ambedue le lingue
ebraica e aramaica, il che porta a dei cambiamenti della vocalizzazione.
In aramaico le desinenze verbali che finiscono in vocale non sono accentate, ad eccezione di
quella ‫ ־וֹ‬del masc. pl. nelle radici III.inf. (cf. lezione 8), che è risultato di una contrazione del dit-
tongo aw o aū, ad es. ‫יִ ְשׁ ַתּנּוֹ‬, Dan 5,10.

20
Prima lezione

Ebraico
‫ ָכּ ַתב‬29← katáb(a) ← kátaba → katáb(a) →30 ‫ְכּ ַתב‬
‫ ָכּ ְת ָבה‬31← katab́ā 32← kátabat → katabát → k t bát →34 ‫ִכּ ְת ַבת‬
33 e e

‫ ָכּ ַת ְב ָתּ‬35← katábta →36 ‫ ְכּ ַ֫ת ְב ָתּ‬,‫ְכּ ַת ְב ְתּ‬


‫ ָכּ ַת ְב ְתּ‬37← katábti
‫ ָכּ ַת ְב ִתּי‬38← katábti 39← katábk/tu40 →41 katábt →42 ketebēt →43 ‫ִכּ ְת ֵבת‬
‫ ָכּ ְתבוּ‬44← katab́ū ← kátabū → katábū →45 ‫ְכּ ַ֫תבוּ‬
46
↖ katab́ā ← kátabā 47 → katábā →48 ‫ְכּ ַ֫ת ָבה‬
‫ ְכּ ַת ְב ֶתּם‬49← katabtúm ← katábtum(ū) → katabtúm →50 ‫ְכּ ַת ְבתּוּן‬
‫ ְכּ ַת ְב ֶתּן‬51← katabtínna52
ּ‫ ָכּ ַת ְבנוּ‬53← katábnā →54 ‫ְכּ ַ֫ת ְבנָ א‬
29
Prolungamento della a breve in sillaba aperta pretonica (qameṣ pretonico).
30
a breve in sillaba aperta pretonica in š ewa.
31
Vocalizzazione analoga con la 3a pers. masc. sg.
32
Caduta della t finale dopo la vocale a e prolungamento della vocale ora finale.
33
a brevi in sillabe aperte non accentate in š ewa.
34
Regola: da due š ewa mobili consecutivi, il primo diventa i, il secondo quiescente, mante-
nendo la spirantizzazione della consonante che segue a questa seconda (cf. ebr. ‫־כתֹב‬ ְ ‫) ִבּ ְכתֹב → * ְבּ‬.
35
Prolungamento della a finale e della a breve in sillaba aperta pretonica (qameṣ pretonico).
36
Prolungamento o caduta della a finale (la cui lunghezza in protosemitco non sembra fissa;
a breve in sillaba aperta pretonica in š ewa.
37
Caduta della i finale e prolungamento della a breve in sillaba aperta pretonica.
38
Prolungamento della a breve in sillaba aperta pretonica (qameṣ pretonico).
39
Il cambiamento di u in i il risultato di un’analogia con la vocale finale del pronome in-
dipendente ‫ ֲאנִ י‬/ ‫ ָאנ ִֹכי‬.
40
La forma araba katábtu deriva da una forma katabku (come in accadico o etiope). Il cam-
a
biamento di k in t pers. sg.
41
Caduta della u finale.
42
della a breve nella prima sillaba (aperta non accentata) in š ewa e for-
mazione in analogia con i sostantivi di tipo CVCC (corrispondenti ai segolati ebraici) per
sciogliere la sillaba finale doppiamente chiusa.
43
Per la vocale i cf. la 3a pers. fem. sg. (nota 34).
44
Vocalizzazione analoga con la 3a pers. masc. sg.
45
a breve in sillaba aperta pretonica in š ewa.
46
Sostituzione con la forma maschile a causa dell’omonimia con la 3a pers. fem. sg.
47
La forma araba katábna, la cui desinenza formata in analogia con la 3a pers. fem. pl.
dell’imperfetto (yaktúbna, cf. ebr. (‫) ִתּ ְכתֹּבּנָ )ה‬.
48
a breve in sillaba aperta pretonica in š ewa.
49
Vocalizzazione della desinenza in analogia con la 2a pers. fem. pl. o con il pronome in-
dipendente ‫ ; ַא ֶתּם‬la vocalizzazione più antica è conservata nelle (rare) forme con suGHJJKM ad es.
‫יתנוּ‬
ֻ ‫ ֶה ֱע ִל‬, Num 20,5.
50
Cambiamento della consonante finale in analogia con la 2a pers. fem. pl. (non attestata in
aramaico biblico) ‫־תּן‬ ֶ * o con le desinenze ‫ ־ִ ין‬e ‫ ־ָ ן‬del sostantivo.
51
Caduta della vocale finale e del raddoppiamento della consonante doppia ora finale. Per la
vocalizzazione della desinenza non accentata cf. ‫ ←( ֶבּן־‬bin).
52
La forma araba è katabtúnna, la cui vocale u è formata in analogia con la 2a pers.
masc. pl.
53
Cambiamento della vocale finale in analogia con il pronome indipendente ‫ ֲאנַ ְחנוּ‬.
54
Abbreviazione della a breve in sillaba aperta pretonica in š ewa; l’uso della mater lectionis
‫ א‬per la ā lunga finale è diGGNJK OP QSQVQOWKX

21
Introduzione all’aramaico biblico

Imperfetto sg. pl. stativo sg. stativo pl.

3a masc. ‫יִ ְכ ֻתּב‬ 55


‫יִ ְכ ְתּבוּן‬ 56
‫יִ ְכ ַתּב‬ ‫יִ ְכ ְתּבוּן‬

3a fem. ‫תִּכְתֻּב‬ ‫יִ ְכ ְתּ ָבן‬ ‫ִתּ ְכ ַתּב‬ ‫יִכְתְּבָן‬


2a masc. ‫ִתּ ְכ ֻתּב‬ 57
‫ִתּ ְכ ְתּבוּן‬ ‫ִתּ ְכ ַתּב‬ ‫ִתּ ְכ ְתּבוּן‬

1a com. ‫אֶכְתֻּב‬ ‫נִ ְכ ֻתּב‬ ‫אֶכְתַּב‬ ‫נִכְתַּב‬

Ebraico
‫ יִ ְכתֹּב‬58← yáktub(V)59 →60 ‫יִ ְכ ֻתּב‬
‫← ִתּ ְכתֹּב‬ táktub(V) → ‫ִתּ ְכ ֻתּב‬
‫← ִתּ ְכתֹּב‬ táktub(V) → ‫ִתּ ְכ ֻתּב‬
‫ ִתּ ְכ ְתּ ִבי‬61← taktub́ī(na)62
‫ ֶא ְכתֹּב‬63← →64 ‫ֶא ְכ ֻתּב‬

55
I casi attestati sono: ‫יִ ְסגְּ דוּן‬, ‫( יַ ְח ְלפוּן‬I.lar.), Dan 4,13.20.22.29.
56
I casi attestati sono: ‫ יִ ְל ַבּשׁ‬e ‫יִ ְשׁ ַלט‬, ambedue Dan 5,7, e forme da radici III.lar. e III.‫ר‬: ‫יִ ְשׁ ַמע‬,
‫יִ ְשׁ ַפּר‬, ‫יִ ְס ַבּר‬, ‫יִ ְשׁ ַלח‬ 6,12.
57
I casi attestati sono: ‫ ִתּ ְסגְּ דוּן‬, Dan 3,5.15bis ‫( ַתּ ַע ְבדוּן‬I.lar.), 7,18.
58
Vari cambiamenti: caduta della vocale finale (e neutralizzazione dei modi) – spostamento
dell’accento sull’ultima sillaba – diluizione della vocale della prima sillaba chiusa e ora non ac-
centata da a in i – prolungamento della vocale della seconda sillaba, chiusa e ora accentata, da u
in ō
59
L’arabo (similmente l’ugaritico) distingue vari modi. Nelle forme senza desinenze finali
essi sono formati in modo seguente: -u (indicativo), -a (congiuntivo), senza vocale finale (“apo-
copato”) e (raramente) -an(a) o -anna (energico).
60
Vari cambiamenti: caduta della vocale finale (e neutralizzazione dei modi) – spostamento
dell’accento sull’ultima sillaba – diluizione della vocale della prima sillaba chiusa e ora non ac-
centata da a in i
61
Per i cambiamenti cf. la 3a pers. masc. pl.
62
In arabo (similmente in ugaritico) la desinenza -na dopo vocale lunga segno dell’indica-
tivo, mentre nel congiuntivo e apocopato essa cade (e l’accento si ritrae: táktubī).
63
Segol sotto l’influsso della alef (laringale) del prefisso.
64
Segol sotto l’influsso della alef (laringale) del prefisso.

22
Prima lezione

‫ יִ ְכ ְתּבוּ‬65← yaktub́ū(na) →66 ‫יִ ְכ ְתּבוּן‬


(‫ ִתּ ְכתֹּבנָ )ה‬67← yaktúbna68 →69 ‫יִ ְכ ְתּ ָבן‬
‫← ִתּ ְכ ְתּבוּ‬ taktub́ū(na) → ‫ִתּ ְכ ְתּבוּן‬
(‫ ִתּ ְכתֹּבנָ )ה‬70← taktúbna
‫← נִ ְכתֹּב‬ náktub(V) → → ‫נִ ְכ ֻתּב‬

1.3 La congiunzione ‫ִ דּי‬

L’equivalente etimologico ebraico di ‫ ִ דּי‬71 ‫ זֶ ה‬/ ‫זוּ‬, che però funge in ebraico
solo in pochi casi poetici come congiunzione (ad es. ְ‫הוֹד ֵיענִ י ֶדּ ֶרְ־זוּ ֵא ֵל‬ ִ , Sal
143,8). ‫ ִ דּי‬funge come congiunzione nominalizzante / relativa o generalmente
subordinante e il suo uso corrisponde alle congiunzioni ebraiche sia ‫ ֲא ֶשׁר‬/ ‫שׁ‬
che ‫ ִכּי‬. Diffuso è il suo uso in proposizioni relative che consistono di un solo
elemento nominale, ad es. ‫ית־א ָל ָהא‬
ֱ ‫י־ב‬
ֵ ‫ ָמאנַ יָּ א ִד‬, Esd 5,14. Tali proposizioni posso-
no essere tradotte spesso con un semplice genitivo: “i vasi della casa di Dio”
(letteralmente: “i vasi che (sono del)la casa di Dio”), cf. supra, nota 2 (b).

65
Vari cambiamenti: caduta della desinenza -na (e neutralizzazione dei modi; cf. le forme
con nun paragogicum – ‫ – יִ ְכ ְתּבוּן‬di funzione incerta) – mantenimento dell’accento sulla sillaba
ora ultima – diluizione della vocale della prima sillaba chiusa e non accentata da a in i – abbre-
viazione della vocale u della penultima sillaba aperta e pretonica in š ewa (in pausa invece questa
vocale si prolunga in ō, ‫ ;)יִ ְכתֹּבוּ‬similmente per la 2a pers. masc. pl. e la 2a pers. fem. sg.
66
Vari cambiamenti: caduta della vocale finale a – mantenimento dell’accento sulla sillaba
ora ultima – diluizione della vocale della prima sillaba chiusa e non accentata da a in i – abbre-
viazione della vocale u della penultima sillaba aperta e pretonica in š ewa; similmente per la 2a
pers. masc. pl.
67
Prefisso t in analogia con la 3a pers. fem. sg. o la 2a pers. fem. pl.; per i cambiamenti delle
vocali cf. la 2a pers. fem. pl.
68
Senza distinzione di modi.
69
Cambiamento della desinenza -na in ‫־ָ ן‬, probabilmente in analogia con la desinenza nomi-
nale del fem. pl; per i cambiamenti delle vocali cf. la 3a pers. masc. pl. Da notare: a differenza
dell’ebraico, in aramaico il prefisso y è mantenuto.
70
Vari cambiamenti: Prolungamento della vocale finale (in ebraico vocali finali brevi non
esistono) – diluizione della vocale della prima sillaba chiusa e non accentata da a in i – pro-
lungamento della vocale della penultima sillaba chiusa e accentata da u in ō; similmente per la 3a
pers. fem. pl.
71
Una volta vocalizzata ‫( ֵ דּי‬Dan 3,15).

23
Introduzione all’aramaico biblico

1.4 I pronomi personali indipendenti

sg. pl.
3a masc. ‫הוּא‬ 72
(Esd) ‫ ִהמּוֹ‬,(Dan) ‫ ִהמּוֹן‬,‫ִאנּוּן‬
3a fem. ‫ִהיא‬ 73
‫ִאנִּ ין‬

2a masc. ‫אַנְ ְתּה‬


74 75
‫ַאנְ תּוּן‬
(spesso ktiv ‫אנתה‬, qre ‫)אַנְ ְתּ‬.
1a com. 76
‫ֲאנָ ה‬ 77
‫ ֲא ַ֫נ ְחנָ א‬/ ‫ֲא ַ֫נ ְחנָ ה‬

1.5 Vocabolario

‫ַאב‬ padre
‫ ֱא ַ ֫דיִ ן‬/ ‫אדיִ ן‬
֫ ַ ‫ֵבּ‬ allora
‫ֱא ָלהּ‬ Dio
‫אָס ֫ ַפּ ְרנָ א‬
ְ esattamente, perfettamente
‫ֱא ָסר‬ interdetto, proibizione
ְ‫ו‬ e
72
La forma protosemitica humu. Per la alef iniziale cf. la he o alef iniziale dell’hafel / afel
(cf. lezione 3.1). La vocale della prima sillaba in aramaico come in ebraico (‫ ֵהם‬o ‫ ) ֵה ָמּה‬sembra
essere il risultato di un’analogia con il pronome della 3a pers. fem. una spiegazione alterna-
tiva della forma aramaica la dissimilazione della sequenza vocalica u – u. Il raddoppiamento
della nun / mem dovrebbe essere pure il risultato della stessa analogia. La n finale aramaica
analoga con le desinenze del plurale dei sostantivi. ‫ ִהמּוֹן‬attestato solamente per esprimere l’og-
getto diretto (cf. lezione 5.1).
73
La forma protosemitica šinna. La š iniziale diventata alef in aramaico, he in ebraico,
in analogia con il pronome della 3a pers. masc. pl. (cf. lo sviluppo dalla coniugazione šafel in
(h)afel, cf. lezione 5.2). La vocale della seconda sillaba stata assimilata a quella della prima.
La n finale è analoga con la desinenza plurale dei sostantivi.
74
La forma protosemitica anta (la lunghezza della a finale non sembra fissa; in arabo
breve). La vocale finale caduta secondo il qre, secondo il ktiv si conservata (eccezione: ‫ ַאנְ ְתּ‬,
Esd 7,25 – l’unica occorrenza di questo pronome in Esdra). differenza dell’ebraico, in ara-
maico la n t.
75
La forma protosemitica antumu. differenza dell’ebraico, la n non assimilata alla t.
La n finale analoga alla 2a pers. fem. pl. (non attestata in aramaico biblico) o alla desinenza
plurale dei sostantivi.
76
La vocale ā finale originaria (conservata anche nella forma lunga ebraica ‫ ָאנ ִֹכי‬, poi cam-
biata nel canaanean shift in ō). La ī finale ebraica di ‫ ֲאנִ י‬si sviluppata in analogia con la de-
sinenza della 1a pers. sg. del perfetto ‫־תּי‬
ִ . Non esiste in aramaico una forma parallela alla forma
lunga ebraica ‫ ָאנ ִֹכי‬.
77
La forma protosemitica naḥnu. L’alef iniziale aramaica e ebraica (con pure poche oc-
correnze di ‫ )נַ ְחנוּ‬analoga con il pronome della 1a pers. sg. La vocale ā finale il risultato di
un’analogia con la desinenza della 1a pers. pl. del perfetto ‫־נָ א‬.

24
Prima lezione

‫ֲח ַמר‬ vino


‫יהב‬ dare, porre
‫ְכּנָ ת‬ collega
‫ְכּ ַסף‬ argento
‫כתב‬ scrivere
‫ְכּ ָתב‬ scritto, decreto
‫ְל‬
ְ‫ֶ֫מ ֶל‬ re
‫ַמ ְלכוּ‬ regno
‫עבד‬ fare, agire
‫ֲע ַבר‬
‫ַעד‬ fino a, entro
‫ִע ָלּי‬
‫ ֳק ֵבל‬/ ‫ָל ֳק ֵבל‬ di fronte, a causa di
‫ל־ק ֵבל ִ דּי‬
ֳ ‫ ָכּ‬78 corrispondente a ciò, poiché
‫ל־ק ֵבל ְ דּנָ ה‬
ֳ ‫ָכּ‬ di conseguenza
‫רשׁם‬ scrivere
‫ְשׁ ַ֫מיִ ן‬ cielo

1.6 Esercizi

79
‫כוּתא‬
֥ ָ ‫אנתה ] ַ ֣אנְ ְתּ[ ַמ ְל ָ֔כּא ֶ ֖מ ֶלְ ַמ ְל ַכ ָיּ֑א ִ ֚דּי ֱא ָל֣הּ ְשׁ ַמ ָ֔יּא ַמ ְל‬ .1
(Dan 2,37) 80‫ב־לְ׃‬ ֽ ָ ‫ִח ְס ָנ֛א וְ ָת ְק ָ ֥פּא ִ ֽו ָיק ָ ֖רא יְ ַה‬
81
‫בוּת ֙א‬
ָ ‫כוּתא ְוּר‬
֤ ָ ‫אנתה ] ַ ֖אנְ ְתּ[ ַמ ְל ָ ֑כּא ֱא ָל ָה ֙א עליא ] ִע ָלּ ָ֔אה[ ַמ ְל‬ .2
(Dan 5,18) 82‫הב ִלנְ ֻב ַכ ְדנֶ ַ ֥צּר ֲא ֽבוְּ׃‬֖ ַ ְ‫וִ ָיק ָ ֣רא וְ ַה ְד ָ ֔רה י‬
(Dan 6,10) ‫בא וֶ ֱא ָס ָ ֽרא׃‬
֖ ָ ‫ָ ֽ דּ ְר ָ֔יוֶ שׁ ְר ַ ֥שׁם ְכּ ָת‬ ‫ל־ק ֵ ֖בל ְ דּ ָנ֑ה ַמ ְל ָכּ ֙א‬
ֳ ‫ָכּ‬ .3

‫שׁי ָ ֽס ְפ ָ ֔רא ְכּ ַ ֛תבוּ ִאגְּ ָ ֥רה ֲח ָ ֖דה‬


֙ ַ ‫ל־ט ֵ֗עם וְ ִשׁ ְמ‬
ְ ‫ְר ֣חוּם ְבּ ֵע‬ .4
(Esd 4,8) ‫כּא ְכּ ֵנ ָֽמא׃‬ ֖ ָ ‫רוּשׁ ֶל֑ם ְל ַא ְר ַתּ ְח ַ ֥שׁ ְשׂ ְתּא ַמ ְל‬
ְ ְ‫ַעל־י‬

78
La prima parola dell’espressione sembra essere lo stato costr. del sostantivo ‫כֹּל‬, ma in re-
altà è una combinazione delle due preposizioni ‫ ְכּ‬e ‫ ְל‬.
79
‫כוּתא‬ָ ‫ ַמ ְל‬: stato enf. sg. di ‫ ַמ ְלכוּ‬.
80
ְ‫ = ָל‬ebr. ָ‫( ְל‬masc.).
81
‫בוּתא‬
ָ ‫ ְר‬: stato enf. sg. di ‫ ְרבוּ‬.
82
ְ‫ = ֲאבוּ‬ebr. ָ‫ ָא ִבי‬.

25
‫‪Introduzione all’aramaico biblico‬‬

‫וּכנָ וָ ְת ֑הוֹן‪ָ 83‬ל ֳק ֵ֗בל‬


‫ֱא ַדיִ ן ַתּ ְתּ ַ֞ני ַפּ ַ ֧חת ֲע ַ ֽבר־נַ ֲה ָ ֛רה ְשׁ ַ ֥תר בּוֹזְ ַנ֖י ְ‬ ‫‪.5‬‬
‫כּא ְכּ ֵנ ָ֖מא ָא ְס ַ ֥פּ ְרנָ א ֲע ַ ֽבדוּ )‪(Esd 6,13‬‬ ‫י־שׁ ֞ ַלח ָ דּ ְר ָי֧ וֶ שׁ ַמ ְל ָ ֛‬
‫ִֽדּ ְ‬
‫ד־ח ַמ ֙ר ַבּ ִ ֣תּין‬
‫ד־חנְ ִט ֙ין כּ ִ ֹ֣רין ְמ ָ֔אה וְ ַע ֲ‬
‫ה וְ ַע ִ‬
‫ד־כּ ַס ֮ף ַכּ ְכּ ִ ֣רין ְמ ָא ֒‬
‫ַע ְ‬ ‫‪.6‬‬
‫‪84‬‬
‫י־לא ְכ ָ ֽתב׃ )‪(Esd 7,22‬‬ ‫וּמ ַל֖ח ִ דּ ָ ֥‬ ‫ד־בּ ִ ֥תּין ְמ ַ ֖שׁח ְמ ָ ֑אה ְ‬
‫ְמ ָ֔אה וְ ַע ַ‬

‫‪83‬‬
‫‪ְ con suff. della 3a pers. masc. pl.‬כנָ ת ‪ְ : pl. di‬כנָ וָ ְתהוֹן‬
‫‪84‬‬

‫‪26‬‬

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