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Cultura Musicale mente musicali.

In questo senso è esemplare anche l’altra grande


di Cesare Marinacci
composizione simbolo della rinascita stagionale, la grandiosa
‘Sinfonia Pastorale’ di Ludwig van Beethoven basata sulla con-
templazione della natura da cui ricavare immagini tangibili o
idilli della fantasia. Il Romanticismo a partire da Beethoven
aveva totalmente trasformato la figura del musicista, conside-
rato fino all’epoca di Mozart al pari di un impiegato o un arti-
giano. La filosofia romantica che invece vede nell’arte una
Canto di Primavera testimonianza di vita, di sentimento e di pensiero, sublima la fi-
gura del compositore facendone un medium tra il reale e l’invi-
sibile, in grado di tradurre in un linguaggio altissimo, ma ancora
comprensibile agli uomini, suggestioni provenienti da altre re-
Giunt’è la Primavera e festosetti/La salutan gioni dello spazio, del tempo e dello spirito. Il sentimento di pro-
gl’augei con lieto canto,/E i fonti allo spi- fonda comunione con la natura, asilo incontaminato di segrete
rar de’ zeffiretti/Con dolce mormorìo scor- meditazioni, traspare da ogni pagina dell’opera beethoveniana,
concepita verosimilmente durante le lunghe passeggiate nei bo-
rono intanto/Vengon coprendo l’aer di nero schi di Heilingenstadt, nei dintorni di Vienna; in essa scorgiamo
manto/E lampi, e tuoni ad annuntiarla liete danze campestri, sembianze mimetiche e evocazioni pae-
eletti/Indi tacendo questi, gl’augelletti/Tor- saggistiche, ma su tutto le visioni puramente emozionali e me-
nan di nuovo al lor canoro incanto:/E ditative, di fronte alla manifestazione della natura infinita. Non
casualmente la Pastorale e la V Sinfonia, delle celebri ‘Nove’
quindi sul fiorito ameno prato/Al caro mor- scritte dal genio di Bonn, furono prese come principali modelli,
morìo di fronde e piante/Dorme ‘l caprar
col fido can’ a lato./Di pastoral zampogna
al suon festante/Danzan ninfe e pastor nel
tetto amato/Di Primavera all’apparir bril-
lante.

I
l beneaugurante sonetto è di Antonio Vivaldi, musicista
veneziano tra i massimi esponenti del barocco che lo
pone in apertura del suo celeberrimo concerto La Pri-
mavera. Visse prevalentemente a Mantova e Venezia ma
fu acclamato in tutte le città d’Europa fra cui Roma,
Amsterdam e Vienna dove morì nel 1741 lasciando una
produzione enorme, centinaia di concerti per vari ensemble do-
minati dal violino di cui era straordinaro virtuoso, ma anche raf-
finate opere teatrali e musica sacra di grande intensità. Le quattro
stagioni sono contenute nella raccolta Il cimento dell’armonia
e dell’invenzione pubblicata nel 1725. La presenza del sonetto
originale fa di quest’opera uno dei primi e influenti esempi di
musica strumentale programmatica e mimetica, ossia che attra-
verso le figurazioni musicali tende ad evocare emozioni ed im-
magini provenienti da una ispirazione extramusicale. Un genere
che sarà prediletto durante il romanticismo e di cui Vivaldi pre-
senta una anticipazione tanto efficace da essere diventata arche-
tipica. Vivaldi, tra i primi grandi orchestratori della storia pone
grande attenzione all’elemento timbrico e dinamico, ai colori
del linguaggio strumentale, tanto da evocare con efficacia em-
blematica le immagini del sonetto. Dalla danza d’apertura con
cui celebra l’arrivo della primavera, alle improvvisazioni degli
acuti violini che richiamano un fitto dialogo tra gli uccelli, dallo
stormir delle fronde fino alle rapide scale ascendenti seguite da
cupi tremoli che presentano il temporale estivo. Anche le altre
‘Stagioni’ della raccolta sono introdotte da un sonetto autografo
illustrato musicalmente, al tempo stesso questi concerti sono
però un esempio di come l’elemento programmatico, pur inte-
ressante, non rappresenti che una ulteriore chiave di lettura in
un’opera che rimane comunque estrinsecata con mezzi pretta-

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nella discussione romantica, sulle funzioni e gli ambiti della mu- duzione al primo movimento, come se le emozioni facessero fa-
sica. La Quinta venne indicata, dallo scrittore e musicista Ernest tica a trovare la loro strada. Ci vuole un cinguettio del flauto per
Theodor Amadeus Hoffmann, come un perfetto esempio di aprire il sipario su un orizzonte en plein air, che pulsa di gio-
opera dal lessico totalmente autosufficiente ed in grado di espri- viale entusiasmo fino all’apoteosi nel vitalissimo e mozartiano
mere l’ineffabile senza occorrenza di interpretazioni extramusi- finale. Anche le cosiddette ‘Scuole nazionali’ pullulano di bril-
cali. Nella Pastorale invece, la corrente vicina all’ideale di ‘arte lantissimi esempi musicali. L’opera del norvegese Edvard Grieg
totale’ vide il fulgido esempio di una Musica che, dall’alto della è permeata dal sentimento ad un tempo speranzoso e nostalgico
sua astrazione sensoria, poteva interpretare ad un livello più pro- provocato dalla contemplazione delle stagioni, per il tempo che
fondo idee, immagini e suggestioni natie di altri luoghi poetici. passa come nella splendida Melodia Elegiaca per archi The Last
Proprio in questo senso va interpretata la ‘programmaticità’ della Spring o nel pezzo lirico per piano solo Alla primavera. Un si-
VI Sinfonia: non siamo di fronte al puro descrittivismo attraverso mile mood è contenuto anche nel brano più celebre di un altro
il ricorso all’onomatopea - pure presente come elemento con- grande musicista norvegese, il Frühlingsrauschen, mormorio di
cretizzante - bensì ad un leopardiano idillio dell’animo che sta- Primavera, nel quale un fresco scintillio di acque evocato dagli
volta esprime, con i suoni, emozioni non traducibili in enunciati; arpeggi del pianoforte simboleggia il risveglio della natura al di-
del resto lo stesso Beethoven, autore anche di un’altra celebre sgelo che si presenta con un canto disteso e nobile. Irrinunciabile
perla sul tema, la sonata Primavera, tenne a segnalare, nel sot- all’ascolto è anche la versione del compositore ungherese Karoly
totitolo, come la Pastorale fosse ‘più espressione di emozioni Goldmark, grande maestro dell’orchestrazione che nel suo
che pittura di suoni’. Con un salto nel tempo vorrei segnalarvi poema sinfonico Im Frühling parte dalla lezione poetica di Schu-
una delle più antiche e significative testimonianze della musica mann per anticipare il mondo tardo romantico di Strauss e Ma-
italiana a tema primaverile. Siamo nella bella Firenze alla metà hler nel quale la fiducia in una nuova rinascita lascia il posto alla
del ‘300 e Francesco Landino, contemporaneo ed amico di Pe- nostalgia della giovinezza perduta. Più sensuale e vaporosa come
trarca è uno dei maggiori esponenti dell’Ars nova fiorentina, uno le contemporanee raffigurazioni di Alfonse Mucha e William-
stile che poneva al centro la grazia del rapporto tra testo poetico Adolphe Bouguereau, è invece l’evocazione donataci dal grande
e musica come nella celebre ballata Ecco la Primavera, brano Claude Debussy, Printemps fu scritto nel 1887, nel ricordo della
che celebra l’armonia della rinascita, la levità della giovinezza “Primavera” di Botticelli ammirata da Debussy in una visita a
e che secondo una tradizione letteraria fu protagonista alla prima Firenze. Naturalmente non c’è nulla di meramente descrittivo in
esecuzione di un ricevimento della nobiltà fiorentina del ‘300 questo pezzo, in cui il musicista - sono le sue parole - ha voluto
interpretato da due splendide fanciulle. Anche la cultura umani- esprimere «la nascita lenta e tormentata di tutte le cose della na-
stico-rinascimentale è ricca di invocazioni poetico-naturalisti- tura e la maturazione progressiva che sfocia in un’esplosione di
che, e così come il Botticelli aveva consegnato alla storia la più gioia, nella rinascita di una nuova vita». Sarebbero ancora nu-
esemplare raffigurazione della primavera pittorica e l’Arcim- merosi gli esempi che dobbiamo tralasciare, tuttavia non pos-
boldo la più singolare, alla penna del musicista Luca Marenzio siamo che chiudere questa pur incompleta carrellata con uno
si devono le composizioni più dense e ricche di sfumature sul degli esempi più discussi e dirompenti sul tema Le Sacre du
tema, nei suoi nove libri di Madrigali polifonici, tra cui spic- printemps di Igor Stravinsky. L’idea dell’opera venne a Stra-
cano Leggiadrissima eterna e il petrarchesco Zefiro torna, poco vinskij nel 1910, mentre lavorava all’Uccello dì Fuoco per la
dopo magistralmente musicato anche da Monteverdi. Nume- compagnia dei Balletti russi diretta da Sergej Diaghilev: «Un
rose sono dunque le composizioni a tema nei secoli: una men- giorno, in modo assolutamente inatteso giacché la mia mente
zione meritano senz’altro l’oratorio delle Stagioni di Haydn era occupata da cose affatto diverse, intravidi nell’immagina-
nella cui musica secondo una cronaca romantica si sentiva ‘lo zione lo spettacolo di un grande rito sacro pagano: i vecchi
sbocciare dei fiori’ e non casualmente il primo quartetto, della saggi, seduti in cerchio, osservano la danza di sacrificio di una
serie dedicata proprio ad Haydn, di Mozart intitolato appunto vergine al Dio della primavera». Dalle profondità dell’incon-
Frühling. scio giunge a Stravinskij, in modo inaspettato e prepotente,
Come anticipato è il Romanticismo ottocentesco il più grande l’immagine di un rito in cui si propizia la divinità col sacrificio
interprete dei sentimenti legati alla natura, ed ecco allora fiorire con una visione al contempo trasgressiva e violenta, non certo
tutta una serie di composizioni legate alle stagioni. Non può consona al distillato universo musicale che l’Ottocento aveva
mancare in questa rassegna la citazione dei Lieder ohne Worte di coltivato. Ma c’erano state avvisaglie, in molti ambiti della so-
Felix Mendelssohn che ci restituiscono il prototipo del brano li- cietà e soprattutto in quella francese, del fatto che l’accentuata
rico tipicamente romantico, tutto un mondo interiore di bellezza, sublimazione delle emozioni avrebbe potuto aprire di contro la
slanci e delicate malinconie; conosciuta anche come “Canto di strada a un’energia difficilmente controllabile, più antica e pro-
primavera”, l’Op 62 No. 6 fu scritta per un compleanno, quello fonda, della quale atteggiamenti “primitivi” e neopagani erano
dell’amica e pianista Clara Schumann, moglie di del suo caro evidenti filiazioni. La Sagra della primavera è il punto di in-
amico Robert. Mendelssohn si presentò in casa con questo re- contro di tendenze diverse nelle quali l’istintuale, il futuristico,
galo. Clara aprì lo spartito e la suonò a prima vista deliziando i gli aspetti del fauvisme e dell’espressionismo che rifiutavano
presenti con quella melodia purissima che ancora oggi è un sim- la cultura tradizionale europea, si manifestavano tutti come bi-
bolo al pari della melodia vivaldiana. Lo stesso Robert Schu- sogni espressivi dell’artista contemporaneo. Il tutto si traduce in
mann, pochi anni dopo, dedica alla primavera nientemeno che la una musica di estrema forza espressiva, in un colorismo rinno-
sua Prima Sinfonia, giunta al termine di un travaglio fisico e spi- vato, che se della Primavera ideale aveva certamente abbando-
rituale e dunque vero simbolo di un rinnovato fervore vitale; nato gli aspetti più idilliaci, altrettanto ne aveva esaltato la forza
Schumann riesce infatti perfettamente nell’intento di esprimere demiurgica, il fascino sublime delle forze incontrollabili e pro-
qualcosa che prende forma gradualmente, proprio come una sta- iettato la mimesi emotiva musicale verso orizzonti totalmente
gione in continua crescita. C’è qualcosa di stentato nell’intro- nuovi e quanto mai fecondi.

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