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DIRITTO DEL LAVORO 28/01 4 lezione

Circa la disciplina della mansioni, l‘argomento è trattato nell'articolo 52 del decreto legislativo
165 del 30 marzo 2001. Tratta in sostanza il nostro rapporto con l’ente pubblico. Nell’articolo
53 del decreto legislativo 165, si parla della disciplina del cosiddetto “cumulo delle
impieghi e degli incarichi”.
Ciò vuol dire che il dipendente pubblico una volta assunto nell’amministrazione:
- non può svolgere attività di impresa;
- non può aprire la partita iva per l'attività d'impresa;
- non può svolgere un altro incarico alle dipende di un’altra pubblica amministrazione
tranne per incarichi eccezionali;
- non può svolgere attività di concorrenza con l'ente;
- non può avere un rapporto di lavoro con un altro datore di lavoro privato, tranne che
per periodi limitati occasionali che non compromettono il rapporto di esclusività che ci
deve essere tra il datore e il lavoratore e non deve compromettere i compiti di istituto
(cioè non deve venire meno l'efficienza del proprio lavoro per farne un secondo).

Non si può fare per lungo periodo perché l’operatore non sarebbe nelle condizioni tali da
sostenere il lavoro.
Sempre nello stesso articolo, si afferma che non tutte le attività sono vietate.
Si distinguono quelle retribuite e non. Ci sono attività proibite e bon.
Si possono fare determinate attività con l’autorizzazione da parte dell'amministrazione, la
quale verifica se sia compatibile. Se l’attività non arreca problemi all’attività principali, è
possibile svolgere un secondo lavoro occasionalmente.
Le attività di volontariato non sono proibite, ma devono essere svolte fuori dall’orario di
servizio e con previo avviso. Anche se c’è il compenso, c’è solo bisogno di una
comunicazione all’amministrazione. Remunerate e non, devono essere svolte fuori
dall'orario di servizio.
L’interesse da parte dell'amministrazione è solamente quello di conoscere se quell'attività
può causare problemi nell’esecuzione di attività nel contesto lavorativo della propria azienda.
Con il contratto presso un'azienda, il rapporto è di tipo esclusivo. Fondamentale per cui sarà
capire se l’attività da svolgere può rappresentare una concorrenza.
Questa disciplina vale anche quando è cessato il rapporto di lavoro (per pensione, per
licenziamento o per dimissione) per cui bisogna stare molto attenti con chi si lavora
successivamente.
La norma prevede che i dipendenti che negli ultimi tre anni di servizio hanno avuto rapporti
con un ente, una società e hanno esercitato con quest’ultima, successivamente non
possono lavorare con quell’ente.
E’ un divieto al quale il dipendente pubblico soggiace duramente.
Se tutto ciò che abbiamo detto è vero, è necessario che ci sia una norma che sancisca i
principi non rispettati. Se non ci fosse un obbligo ed il timore circa un evento, non sarebbe
rispettato. Se non c’è un precetto che segua ad una sanzione, non serve.
Se io posso fare quello che voglio senza che succeda nulla, allora sarebbe un problema.
Bisogna stabilire con il codice di comportamento quali sono le sanzioni che si verificherebbe
nel momento in cui non si rispettano le regole.
Nell’articolo 154 si indica tutto ciò e anche ciò che il dipendente non deve fare per non
incorrere in sanzioni disciplinari.
Indica il valore in termini economici circa il danno. Si indica anche il valore in termini di
sconto e riguardo (150/200 euro max). E' un codice molto rigido.

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