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IL SISTEMA DELLE SCIENZE.

(ARISTOTELE)
Aristotele suddivide le scienze in tre grandi aree:
1. L’area delle scienze teoriche o conoscitive: in greco “theoria” significa “visione”
o “osservazione”, quindi conoscenza disinteressata, che non ha altro fine se non
la comprensione di come è fatta la realtà.
2. L’area delle scienze pratiche: dal greco “praxis” che indica l’azione morale
tipicamente umana.
3. L’area delle scienze produttive o poetiche: termine che deriva dal greco “poiesis”
che allude al “produrre”, quindi all’ambito dell’arte e della tecnica.
Le scienze teoriche comprendono la matematica, la fisica e la filosofia prima. Esse
sono scienze che hanno come oggetto il necessario, come scopo la conoscenza della
realtà e come metodo quello dimostrativo. La matematica ha come oggetto la
quantità, sia quella numerica e sia quella geometrica. Essa dunque studia i numeri,
le figure geometriche che sono oggetti immobili. Questi enti matematici sono del
tutto privi di una propria autonoma esistenza, poiché sono ottenuti dagli enti fisici.
La fisica, invece, studia gli enti naturali che sono soggetti al movimento ma sono
anche indipendenti e autonomi. A differenza di Platone che sosteneva che il mondo
fosse una copia di quello ideale; per Aristotele il mondo naturale ha una propria
esistenza. Infine, c’è la filosofia che viene definita “filosofia prima” perché secondo
Aristotele la filosofia si occupa “dell’essere in quanto essere”. Questa terza scienza
verrà poi definita dai successori di Aristotele, metafisica. In sostanza, per Aristotele,
lo studio di queste scienze è finalizzato solo alla conoscenza della realtà e non alla
pratica.
Le scienze pratiche e produttive perseguono la conoscenza in vista di un fine utile: il
loro oggetto è il “possibile”, “ciò che può essere diverso da come è”. Le scienze
pratiche comprendono l’etica e la politica e servono a guidare e orientare il
comportamento o la condotta degli uomini verso la felicità individuale o collettiva.
Hanno come oggetto il possibile, in quanto le azioni dell’uomo dipendono dai suoi
istinti e non sono imposte dalla necessità. Hanno un oggetto che si risolve
nell’azione stessa, per esempio se compio l’atto di coraggio nel voler salvare un
bambino che sta annegando, compio delle azioni buone che trovano la loro ragione
il loro fine in sé stesse. Queste scienze tendono a realizzare un prodotto che avrà
una vita autonoma rispetto al soggetto che lo produce e comprendono le cosiddette
“arti belle”. Aristotele si concentra su quest’ultime e in particolar modo sulla
retorica e sulla tragedia. Le arti si distinguono in:
 Arti architettoniche, plastiche e figurative: che usano il colore per realizzare
manufatti.
 Arti che si esprimono con la voce, cioè la musica e la poesia.
 Arti che si esprimono con il movimento, cioè la danza.
 Arti che producono discorsi persuasivi, cioè la retorica.
Queste arti sono rivolte a oggetti non necessari, ma possibili in quanto sono libere
creazioni dell’uomo. Esse riguardano opere che, una volta create, si allontanano da
chi le produce. In particolare, le arti belle costituiscono un mondo di parole, segni e
ritmi autonomo. Se dalle scienze teoriche abbiamo un metodo dimostrativo che ci
permette di raggiungere verità necessarie, nelle scienze pratiche e produttive
abbiamo un metodo non dimostrativo che ci dà verità relative e valide.

LA VIRTÙ È SCIENZA (SOCRATE)


Per confermare l'ipotesi che la virtù sia scienza, Socrate presenta un argomento
ricollegabile al suo intellettualismo etico.

 Se la virtù è un bene, e se non vi sono beni separati dalla scienza, essa deve
necessariamente essere scienza.

 Se le cose buone sono anche utili, se l'utilità di una cosa dipende dal suo uso
corretto, e se la correttezza nell'uso dipende dalla saggezza dell'utente, allora
tutti i beni dipendono dalla saggezza.

 Dunque non esistono beni altri o separati dalla scienza.

 Dunque non c'è virtù senza saggezza.

Dal momento che la saggezza è una qualità dell'anima, si dovrà dire che «nell'essere
umano tutto dipende dall'anima» e dalla sua capacità di guidare con intelligenza.
Questa saggezza non si acquista per natura, si può acquisire solo per insegnamento.

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