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Vittorio Alfieri

Biografia
Nato ad Asti, da nobile famiglia, ancora ragazzo entrò nell'Accademia militare di Torino. Tuttavia, mise subito da
parte la divisa di ufficiale e si mise a viaggiare attraverso l'Italia e l'Europa. Condusse per più anni una vita irrequieta
finché, tornato in patria, non scoprì la sua vocazione per le lettere e soprattutto per il teatro. Nel 1775 compose la
prima tragedia Cleopatra, ma già si era accorto di mancare di una cultura sistematica e di avere poca dimestichezza
con la lingua italiana, perciò si dedicò con straordinario impegno ad uno studio intenso dei classici latini e italiani.
Nella sua vasta produzione letteraria troviamo tragedie, commedie, rime, satire e prose.

Il pensiero e la poetica
Nella personalità letteraria di Alfieri si individuano almeno tre componenti: istanze illuministiche, legate
all’aspirazione alla libertà; istanze classicistiche, maturate nel recupero del teatro tragico e della tradizione
letteraria; e aspetti preromantici, espressi dalla sensibilità soggettiva.
La sua visione politica è caratterizzata da un’astratta esaltazione della libertà contro la tirannide, che trova
espressione nel conflitto tra eroe e tiranno, un conflitto destinato a un esito negativo spesso culminante con il
suicidio dell’eroe. L’esito fallimentare è la conseguenza di una concezione pessimistica maturata dall’autore circa il
potere politico, percepito come una macchina crudele e prevaricatrice, che non riconosce né i principi di giustizia né i
meriti dell’individuo d’eccezione ma lo schiaccia inesorabilmente sotto il suo peso.

La lingua e lo stile
Il teatro alfieriano è stato spesso accusato di oscurità e durezza. Gli aspetti di stile e di lingua che hanno determinato
questo stile sono la struttura del verso (complicata l’abbondanza delle figure retoriche di posizione come iperbati,
anastrofi ed ellissi) e le numerose spezzettature dell’endecasillabo sciolto, ricco di enjambement. La lirica è di chiara
ispirazione petrarchesca, sul piano della lingua e dello stile.

Le opere: Le Tragedie
Alfieri tende a un profondo rinnovamento della tradizione tragica. Gli aspetti teatrali in cui si concretizzano la sua
volontà di rinnovamento sono la scelta della forma tragica; l’inclinazione per un teatro in cui il ruolo centrale spetta
alla parola, e dunque al testo, più che all’azione; la lamentazione per l’assenza di compagnie di attori culturalmente
all’altezza, capaci di portare sulla scena l’opera tragica; l’impreparazione del pubblico.

I Trattati
Gli argomenti centrali del trattato “Della tirannide” sono i fondamentali della tirannide (il timore reciproco, dei
sudditi nei confronti del tiranno e viceversa; l’esercito; la nobiltà; la religione); la vita sotto la tirannide (l’insensibilità,
di un popolo assoggettato da lungo tempo, rispetto alla libertà perduta); il compito morale dei pochi uomini virtuosi
(che hanno il dovere di fare proselitismo in favore della libertà).
“La Vita Scritta Da Esso”
L’opera si divide in due parti. La prima racconta gli avvenimenti della nascita del poeta suddividendoli in quattro
epoche: “La Puerizia”, “L’Adolescenza”, “La Giovinezza”, “La Virilità”; la seconda aggiorna la narrazione fino al tempo
della scrittura. L’opera, come spesso accade in testi del genere, è anche largamente pensata nell’ottica di una
autorappresentazione di sé per i posteri.

Il Saul
Il Saul è l’unica tragedia alfieriana tratta da un soggetto biblico. La scena si svolge sul campo di battaglia di Gelboè,
che vede opposti ebrei e filistei. Il vecchio re d’Israele, Saul, ha disubbidito al volere di Dio e dei sacerdoti
risparmiando la vita a un nemico sconfitto, e avverte di aver perso il favore divino. Così, David, genero di Saul,
diventa nuovo re d’Israele. In seguito, Saul si toglie la vita per preservare la sua dignità regale.

La Mirra
Il culmine della focalizzazione sul conflitto interiore di un solo carattere esemplare è raggiunto nella Mirra. Il tema è
tratto dalla mitologia. Mirra, promessa sposa di Pereo, è ossessionata da una passione segreta nei confronti del
padre Ciniro, re di Cipro, e spera ingenuamente di soffocare tale passione sposando Pereo e allontanandosi dalla
reggia del padre. Dopo aver confessato al padre i suoi sentimenti, Mirra si suicida scagliandosi sulla spada del padre.

Tacito orror di vita solitaria


Il poeta è isolato a causa della sua stessa eccezionalità: dichiara di non sentirsi superiore agli altri uomini, ma ritiene
di essere l’unico a percepire in maniera insopportabile la pesantezza della tirannia che domina il secolo.

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