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La radioattività , l’ energia nucleare e il problema delle scorie

dell'ing. Pietruccio Soraperra

La materia di cui siamo fatti e che forma gli oggetti che ci circondano
(carbonio, ossigeno, alluminio, silicio, ferro, ecc… ) viene prodotta all’
interno delle stelle, sia durante il loro normale funzionamento che alla fine
della loro vita. Non solo, ma tutta la vita sulla terra è alimentata dall’
energia che proviene dalla nostra stella, il Sole, che non per niente è stato
assunto come simbolo anche da alcuni movimenti ecologisti. Esistiamo e
viviamo grazie alle stelle e alle reazioni che avvengono su esse: sono tutte
reazioni nucleari.

Il sole non è altro che un immenso reattore nucleare in cui avvengono


reazioni fra i nuclei degli atomi. Anche l’ energia che usiamo per vivere e
che acquisiamo dal cibo e dall’ ossigeno dell’ aria, in ultima analisi, viene
dal sole tramite la luce, la cui energia viene raccolta dalle piante con la
fotosintesi. L’ energia della benzina e del carbone ha la stessa origine
(viene dalle piante), l’ energia eolica (il vento viene messo in movimento
dal riscaldamento del sole) e quella idroelettrica (l’ acqua viene fatta
evaporare e raggiunge le alte quote in un gioco termico innescato dal
riscaldamento del sole). Sostanzialmente tutta l’ energia che ci circonda e
che usiamo ha origine solare: è tutta energia nucleare.

Quello che voglio dire è che l’ energia nucleare, e le reazioni che la


producono, non è qualcosa di artificiale e di estraneo al mondo in cui
viviamo, ma vale l’ esatto contrario: è la normalità .

Quindi è normale che alcuni materiali siano radioattivi, che la radioattività


sia costantemente presente nella materia e che perduri nel tempo. I
materiali di cui sono fatte le nostre case, il terreno su cui camminiamo, i
fumi e le ceneri dei vulcani e anche quelli che escono dalle ciminiere (eh
sì! Anche le centrali a carbone, coi loro fumi, emettono radiazioni. Quasi
quanto le centrali nucleari! ), l’ acqua che beviamo e quella del mare, il
sale da cucina, sono tutti materiali radioattivi. Noi siamo fatti di carbonio,
che è un materiale radioattivo, e conteniamo materiali indispensabili come
il potassio e altri che a loro volta sono radioattivi: ogni essere umano o
animale è una sorgente radioattiva. E’ evidentemente sbagliato associare la
radioattività , compresa quella a basse dosi, al terrore per gravi malattie,
perchè la vita sulla terra si è sviluppata in un ambiente radioattivo, in
modo assolutamente normale. Certo è una questione di quantità : è sicuro
che per dosi elevate ci sia danno e probabilità di contrarre tumore. Quello
che nessuno osserva mai è che sugli effetti della radioattività a piccole
dosi, simili alla radioattività naturale, se vi è molta incertezza è perchè il
pericolo è talmente basso da non essere misurabile: se una cosa fa male
davvero, gli effetti si vedono eccome, se di una cosa (come la radioattività
a piccole dosi) non si riescono a misurare gli effetti vuol dire che, in
sostanza, non è pericolosa.

A questo proposito è interessante l’ articolo, uscito sull’ ultimo numero


della rivista Le Scienze [articolo “Crescere con Chernobyl” su “Le
Scienze” - maggio 2007 - numero 465] dei biologi Ronald K. Chesser e
Robert J. Baker che hanno studiato gli effetti delle radiazioni (tutt’ altro
che basse) nella zona di esclusione di Chernobyl a vent’ anni dall’
incidente. Dall’ articolo si deduce, fra l’ altro, che quel disastro genetico
che molti paventavano non c’ è stato: non ci sono mostri nella zona e le
radiazioni non hanno sconvolto l’ equilibrio dell’ ecosistema. Oggi vivono
e prolificano lì molte specie di animali assolutamente normali, il cui
equilibrio sembra essere minacciato più all’ esterno della zona di
esclusione, dalle attività dell’ uomo, che all’ interno di detta zona, per
colpa delle radiazioni. Naturalmente non voglio minimizzare n sto dicendo
che un incidente di quelle dimensioni non abbia prodotto danni: sto solo
sottolineando che su argomenti di questa portata, che inducono poi a fare
certe scelte sulla politica energetica nazionale, l’ informazione corretta
dovrebbe essere sempre di tipo scientifico, come quella dell’ articolo
citato, e in questo senso dovrebbe documentarsi chi vuole informazioni di
dettaglio se intende evitare una visione distorta della realtà.

Un’ altra considerazione da fare riguarda le scorie radioattive. Quando le


sostanze radioattive emettono una radiazione significa che il loro nucleo si
modifica: in pratica, dopo che un atomo ha emesso una radiazione, non c’ è
più.

Quindi un materiale che è molto radioattivo si disintegra presto. Basta


lasciarlo là per un po’: i tempi possono variare enormemente, diciamo che
basta aspettare da qualche minuto a qualche anno e le scorie ad alta attività
spariscono, non ci sono più e non fanno più male. Quindi il pericolo delle
scorie ad alta attività è facilmente contenibile.

Per contro un materiale che dura millenni e più, dura proprio perchè è poco
radioattivo, perchè è raro il fatto che un atomo si autodistrugga emettendo
una radiazione: quindi un materiale che dura molto tempo è anche poco
radioattivo, cioè è poco pericoloso. Anche in questo caso il problema è
facilmente risolvibile.

La questione si limita perci a quei pochi materiali “intermedi” che hanno


una vita abbastanza lunga da durare per parecchio tempo, ma abbastanza
breve da emettere un numero significativo di radiazioni.

Esiste quindi una compensazione che, come si vede, rende il problema


molto meno complicato di quanto possa pensare chi non è del ramo e che
solitamente immagina montagne di scorie pericolosissime che durano
praticamente in eterno.

C’è anche un altro tipo di compensazione che semplifica parecchio le cose:


le radiazioni sono molto pericolose se liberano molta energia in piccoli
spazi (tipo le particelle alfa), ma questo le rende anche poco penetranti:
basta un foglio di carta per fermarle. Viceversa, quelle molto penetranti
(tipo i raggi gamma), quindi più difficilmente schermabili, liberano poca
energia nel loro percorso e quindi sono anche molto meno pericolose (a
parità di energia liberata). In ogni caso, anche per queste ultime, si possono
costruire schermi efficienti con materiali, tipo il piombo, che presentano
una elevata densità di elettroni.

In pratica, semplificando in modo un po’ grossolano, l’ importante è non


mangiare o inalare materiali che emettono radiazioni poco penetranti (tipo
i raggi alfa) che restano imprigionate nel nostro organismo liberando, col
massimo del danno, tutta la loro energia. Le scorie di questo tipo vengono
vetrificate o trattate in modo analogo, in modo che se una persona non
mangia il vetro… grossi rischi non li corre, e questo vale anche per le
generazioni future.

Per quanto riguarda il volume delle scorie prodotte dall’ industria nucleare
per la produzione di energia a scopo civile, è noto, e ben illustrato anche in
questo sito, che è estremamente ridotto e che non ha niente a che vedere
con i volumi normalmente in gioco in altre attività umane tipo l’ industria
chimica o le ceneri prodotte dalle centrali a combustibili fossili.

L’ articolo dell’ Espresso [di Primo Di Nicola intitolato “Sommersi dai


veleni radioattivi” - “L’ Espresso” - 3 maggio 2007 - numero 17 anno
2007] fissa, per il nostro paese e per l’ attività nucleare che ha fin qui
svolto, compreso l’ uso medico, una dimensione intorno a 25000 metri
cubi di scorie. Detto così sembra tanto, ma è la dimensione di un albergo o
di una palazzina. Non c’è in tutta Italia posto per un volume di questo
genere? In questo senso ritengo l’ informazione fornita dal giornale poco
corretta. Anche se è giusta sul piano numerico non lo è nella sostanza,
nella percezione che dà ad un lettore della reale dimensione del problema:
chi legge si sente sommerso dalle scorie radioattive.
Sul luogo in cui smaltirle, poi, si possono fare alcune osservazioni.

Personalmente appartengo a quel, ristretto, gruppo di persone che pensa


che il deposito ideale per smaltire questo tipo di materiali sia proprio
rappresentato dagli edifici dei reattori nucleari dismessi. Sono costruzioni
fatte per durare negli anni, vengono progettati per resistere a tutte le azioni
che il territorio può produrre su essi tipo terremoti, inondazioni, trombe d’
aria e perfino la caduta di un’ aereo: lo studio dettagliato dell’ ambiente in
cui viene costruito un reattore viene stilato nel rapporto preliminare di
sicurezza che costituisce la base per la successiva fase di progettazione (di
queste informazioni non sembra essere al corrente l’ autore dell’ articolo
succitato).

In ogni caso non è difficile trovare su riviste scientifiche serie le diverse


soluzioni adottate per costruire siti di smaltimento: un caso interessante è
quello del deposito geologico sotterraneo finlandese a Olkiluoto, ma altri
paesi si stanno muovendo in tal senso. L’ ambientalista James Lovelock,
ideatore dell’ ipotesi di Gaia, dopo aver visitato il sito di recupero e
stoccaggio di scorie nucleari di Sellafield, nel Regno Unito, conferma che i
risultati sono straordinari e che ovunque la radiazione era minore di quella
misurata per le strade della città in cui vive.
Concludendo: il problema dello smaltimento delle scorie non è un
problema di tipo tecnico. Il problema è la divulgazione di una
informazione corretta da cui consegue l’ atteggiamento delle popolazioni
coinvolte.