Sei sulla pagina 1di 3

PARTE PRIMA: LA PREISTORIA E L'ANTICHITA’

CAPITOLO I – LE ORIGINI
Origini della musica. I primi strumenti. La musica della mitologia.

L'ETNOMUSICOLOGIA
Quando parliamo di storia della musica, intendiamo di solito la storia della musica colta (o d'arte)
dell'Europa. Rimangono fuori da questo quadro:
a) le musiche dei popoli primitivi;
b) le musiche dei popoli di civiltà orientali;
c) le musiche popolari dei popoli bianchi dell'occidente.
Gli studi in queste aree della civiltà musicale sono stati trascurati fino al secolo scorso anche per ragioni
di natura oggettiva, essendo difficile trasmettere e far conoscere ad altri canti e musiche che non sono
fissati nella scrittura, ma diffusi per tradizione orale.
Ciò ne ha reso ardua la trascrizione sul nostro pentagramma, in quanto i ritmi, le scale e gli intervalli di
cui sono costituite quelle musiche molto spesso non sono riproducibili con la nostra scrittura, che è legata
al sistema musicale dell'occidente.
Un decisivo passo in avanti per il superamento di questo ostacolo fu favorito dall'adozione della
registrazione sonora, resa possibile dall'invenzione del fonografo meccanico da parte di T.A. Edison
(1878) e dai successivi perfezionamenti fino alla registrazione su nastro.
Gli studi degli etnologi nei vari paesi e tra i diversi popoli e le indagini condotte "sul campo", cioè
avvicinando i "portatori" di documenti sonori, hanno consentito di registrare migliaia di canti, di musiche
strumentali e di danze dei popoli primitivi e popolari e di ottenerne fedeli fonogrammi.
Con la raccolta negli archivi di queste registrazioni è stato possibile fondare una nuova disciplina, un
settore della musicologia che si è proposto di studiare le tradizioni musicali orali di tutti i popoli.
Tale disciplina prese il nome di etnomusicologia o anche di musicologia comparata, in quanto uno dei
suoi fini è il confronto delle musiche dei popoli extraeuropei fra loro e con quelle dei popoli occidentali.
Assai importanti furono gli studi sulle scale musicali dei vari popoli del matematico inglese Alexander J.
Ellis (1885), il quale escogitò un metodo che consentiva di determinare esattamente l'altezza dei suoni la
definizione delle distanze esistenti fra i due suoni che delimitano un intervallo non è effettuata in base al
rapporto fra le singole frequenze, ma mediante un sistema centesimale, in cui l'intervallo di semitono
temperato equivale a 100 cents (e per ciò l'intervallo di tono 200 cents,... quello di ottava 1200 cents).
I primi cultori di etnomusicologia si trovano fra gli studiosi che si occuparono delle origini della musica:
Wallaschek, Stumpf, Sachs, Hornbostel, Schneider; ad essi aggiungiamo Béla Bartók, Constantin Brailoiu,
André Schaeffner e numerosi altri tra cui i nostri Diego Carpitella e Roberto Leydi.

L'ORIGINE DELLA MUSICA


Nella seconda metà del secolo scorso e all'inizio del presente un problema che appassionò studiosi di
varie discipline (musicologi, ma anche etnologi e antropologi) fu quello dell'origine della musica: quando
e come nacquero i suoni e la musica? Molte delle risposte che furono date rispecchiavano il pensiero
positivista, che influenzava la scienza e le ricerche di quel periodo.
Herbert Spencer, autore dell'Origine e funzione della musica (1857), riprendendo il pensiero di
Rousseau e di Herder, affermò che la musica deriva dal linguaggio parlato. Le variazioni di intensità e di
altezza sono gli effetti fisiologici delle variazioni dei sentimenti; il canto ha avuto origine dal parlare su
toni di voce acuti.
Charles Darwin in L'origine dell'uomo e la selezione in relazione al sesso (1871) collegò le ricerche
sull'origine della musica con le sue tesi sull'evoluzione e sulla selezione naturale delle specie viventi. Il
canto dell'uomo è imitazione dei gridi degli animali, soprattutto degli uccelli, in particolare nella stagione
degli amori. Anche per l'uomo la musica era in origine il risultato dei processi di seduzione fra i due sessi.
Richard Wallaschek (La musica primitiva 1893) affermò che nell'origine della musica riveste una grande
importanza il ritmo.
Lo seguì in questa direzione Karl Bücher in Lavoro e ritmo (1896), il quale sostenne che l'origine dei
fatti musicali è nel ritmo che accompagna i movimenti delle attività collettive di lavoro presso le comunità
tribali.
Fausto Torrefranca, autore delle Origini della musica (1907), sostenne che i suoni vocali sono il risultato
di "gesti sonori" prodotti dall'organo di fonazione. La ripetizione o "allitterazione" di gridi, di note, di
intervalli, è il primo passo in direzione della musica.
Carl Stumpf poté avvalersi, nei propri studi (Le origini della musica 1911), di fonogrammi registrati
presso popoli primitivi. La musica nacque dalla necessità di produrre dei "segnali" con la voce. Dai segnali
ebbero origine suoni di diversa altezza emessi simultaneamente o successivamente, e quindi si definirono
intervalli determinati e trasponibili.
Le teorie ora citate erano tutte basate sul presupposto che si potesse prospettare l'origine della musica
secondo un processo unico e uguale per tutti i popoli e in tutti i continenti. Fu obiettato che è da ritenere
impossibile che una realtà ricca e varia qual è la musica possa aver avuto origini monogenetiche.
Passi avanti furono compiuti, nell'approfondimento del problema, dagli studiosi delle successive
generazioni, tra i quali Curt Sachs, Erich M. Hornbostel e Marius Schneider, i quali poterono
avvalersi nelle loro ricerche della registrazione delle musiche e dei canti di molti popoli primitivi
appartenenti a differenti aree etniche.
Lo studio dei fonogrammi e la loro comparazione ha consentito di formulare alcuni principi della
musicologia comparata.
Prevale la convinzione che non sia possibile individuare i momenti precisi nei quali sia nata la musica e
che perciò lo studio si debba rivolgere "allo stadio più antico ed embrionale che sia possibile individuare"
(C. Sachs), cioè alla musica dei popoli primitivi più arretrati.
È diffusa la convinzione che la musica abbia avuto un'origine comune con il linguaggio, e che i primi
nuclei di "linguaggio-suono" presentino una varietà assai ampia di moduli sonori, che va dai gridi ai suoni
intonati, con modalità di emissione varie e diverse.

GLI STRUMENTI MUSICALI DEI POPOLI PRIMITIVI


Il "linguaggio-suono" si riconosce anche nelle emissioni di alcuni strumenti primitivi, quali tamburi, corni,
flauti. Sugli strumenti musicali delle popolazioni primitive si sono compiuti numerosi studi. Essi hanno
consentito di rilevare, anzitutto, che i primi strumenti furono adattamenti di utensili impiegati per fini
pratici, o lo stesso corpo umano, e che relativamente tardi si pervenne alla costruzione di veri e propri
strumenti musicali.
Uno studio approfondito degli strumenti dei popoli primitivi fu compiuto dal musicologo tedesco Curt
Sachs.
Egli classificò gli strumenti basandosi sui caratteri morfologici (idiofoni, membranofoni, aerofoni,
cordofoni) [Vedi Acustica, capitolo IX.] e ne illustrò la distribuzione geografica e culturale.
I più diffusi, anche perché si possono costruire con oggetti di uso comune, sono gli idiofoni: dalla
percussione del corpo umano o di sue parti si passa alla percussione del terreno con i piedi. Altri idiofoni
primitivi sono: tronchi d'albero distesi sul terreno, o aperti, o scavati nel senso della lunghezza (tamburi
a fessura, di solito con funzioni rituali). La percussione è effettuata con i piedi, o con le mani, o con mazze
o battagli. Idiofoni di legno si possono anche sfregare tra di loro o raschiare.
Invece si agitano i vari tipi di sonagli ottenuti riempiendo di sassolini o di semi frutti essiccati (zucche) o
dal guscio duro (noci di cocco), pelli di animali, vasi, o infilando pezzi di metallo in contenitori di legno,
d'argilla e più tardi di metallo. I tipi più complessi di idiofoni sono gli xilofoni di varie fogge, i litofoni, i
gong.
Meno vari sono in questo stadio i membranofoni, basati su pelli d'animali tese su un vaso o sulla cavità
costituita da una zucca o noce di cocco e percossi con le mani. A stadi più evoluti appartengono i tamburi
in cui una o due pelli sono tese su un recipiente di argilla o su un telaio di legno di forme diverse. I
tamburi sono di solito percossi (con le mani, con bastoni), ma possono anche essere sfregati.
Tra gli aerofoni lo strumento più semplice è il bastone sibilante, una tavola di legno fissata ad una corda,
che volteggiando in aria produce sibili di varie altezze, secondo la velocità. I tipi più antichi di flauti sono
ricavati da ossa di animali, svuotate e fornite di alcuni fori laterali. Più tardi vennero i flauti di legno con
imboccatura a tacca (come nel flauto dolce) e i flauti d'argilla. Frequenti sono anche i flauti a più canne
(siringa).
Gli strumenti meno diffusi nelle culture primitive sono i cordofoni. Tra le forme più arcaiche di essi
sono da citare l'arco, una corda tesa fra un'estremità di un bastone elastico e un pezzo di corteccia stesa
su una buca o tenuta con un'estremità in bocca; essa viene pizzicata o percossa; e il salterio di canna,
costruito con una (o più) sottile striscia di scorza staccata da una canna di bambù. Con questi principi (un
telaio fisso e corde elastiche tese su di esso e attraverso esso) furono costruiti i cordofoni più perfezionati,
classificabili per lo più nei tipi delle cetre e delle arpe. Si pose assai presto il problema di accrescere
l'intensità dei suoni prodotti dagli strumenti, e ciò diede origine all'ideazione e applicazione di risuonatori.
Il tipo più primitivo di risuonatore è una buca scavata nel terreno e ricoperta di pelli o altro materiale
elastico. Altri risuonatori: recipienti di terra ricoperti, tronchi d'albero, zucche o frutti analoghi essiccati.
Collocati a contatto del corpo sonoro vibrante, essi ne aumentano la sonorità.

MUSICA E MITOLOGIA
Gli studi di antropologia consentono di affermare che nessuna convivenza umana ignora la musica.
Quanto, viceversa, essa sia importante, lo si deduce dallo studio delle mitologie, dei riti, delle filosofie di
diversi popoli. Molti di essi considerano la musica un dono degli dei, che alcuni identificano in strumenti
musicali; ritengono che il suono, anche quando ha origine da eventi naturali (per esempio il tuono) sia la
voce degli dei e manifestazione della loro volontà. In molti miti riguardanti la creazione, è da fenomeni
acustici che nasce il dio (o gli dei).
La musica è presente nella mitologia di tutti i popoli primitivi. Il dio indiano Prajâpati con la sua voce
creò il cielo, le acque e la terra; alcune popolazioni indiane d'America ritenevano che il loro dio avesse
creato il mondo cantando tre volte.
Nella mitologia cinese i primi canti e i primi strumenti erano emanazione delle voci di otto antenati.
Più ricchi di immaginazione sono i racconti della Bibbia: le mura di Gerico furono abbattute dagli squilli
delle trombe delle milizie d'Israele; il suono dell'arpa di Davide placava la follia del re Saul.
Molti e fantasiosi sono i miti greci: tra essi quelli di Ermete, inventore della lira da un guscio essiccato di
tartaruga; di Orfeo, il cui canto placò le potenze infernali; di Anfione, il cui suono della lira edificò le
mura di Tebe.
I cantori, i sacerdoti, traggono la loro natura di esseri superiori dal fatto che conoscono le leggi arcane
della materia sonora, che sanno pronunciare le parole, le formule, le voci, i canti magici.
I popoli primitivi pongono al vertice della struttura sociale (tribù o altro) chi ha l'autorità di pronunciare
le formule rituali, nelle quali il suono prevale sulla parola. Sono queste formule, questi canti, mescolanze
di "linguaggio-suono" che regolano i rapporti sociali primari all'interno delle comunità tribali, e che si
manifestano attraverso i canti rituali della nascita, della circoncisione, delle nozze, i riti funerari, di
guarigione e quelli legati al rivolgimento delle stagioni.
In un più elevato campo di pensiero si pongono le speculazioni filosofiche (India, Cina) che collocano il
suono al centro di un sistema cosmogonico, che coinvolge fatti ed eventi di svariata natura: il ritorno
delle stagioni, i punti cardinali, i fenomeni naturali, i segni dello zodiaco, le classificazioni degli strumenti,
eccetera.

Potrebbero piacerti anche