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La Belle époque

Col nome di Belle Époque si indica il periodo storico, culturale e artistico


europeo che va dall'ultimo ventennio dell'Ottocento all'inizio della Prima guerra
mondiale, con la fine di una crisi di sovrapproduzione instauratasi nei decenni
precedenti.
L'espressione "Belle Époque" ("l'epoca bella") nacque in Francia alla fine
dell'Ottocento, scaturendo in parte dalla realtà storica e in parte da un
sentimento di nostalgia. In quel periodo le invenzioni e i progressi della tecnica
e della scienza furono senza paragoni con le epoche passate.
I benefici di queste scoperte portarono a standard di vita notevoli.
L'illuminazione elettrica, la radio, l'automobile, il cinema, la pastorizzazione, e
altre comodità, tutte contribuirono ad un miglioramento delle condizioni di vita
e al diffondersi di un senso di ottimismo.
L'espressione ebbe in seguito fortuna perché bene esprimeva la
contrapposizione fra l'epoca precedente e l'epoca successiva alla prima guerra
mondiale, cioè tra il periodo della libertà e il periodo della perdita della libertà.
La Belle Époque indicava la vita brillante nelle grandi capitali europee, le
numerose esperienze artistiche, soprattutto esprimeva l'idea che il nuovo secolo,
il Novecento, sarebbe stata un'epoca di pace e di benessere.
Successivamente alla fine della guerra franco-prussiana e della grande
depressione del 1873-1895, e prima della tragedia della prima guerra mondiale,
la Belle Époque si colloca come un periodo di pace e relativa prosperità. Le
continue scoperte e le innovazioni tecnologiche lasciavano sperare che in poco
tempo si sarebbe trovata una soluzione a tutti i problemi dell'umanità. Debellata
la maggior parte delle epidemie e ridotta notevolmente la mortalità infantile, gli
abitanti del pianeta toccavano ormai il miliardo e mezzo. Alla crescita
demografica fece riscontro anche un impressionante aumento della produzione
industriale e del commercio mondiale, che tra il 1896 e il 1913 raddoppiarono.
La sterlina britannica era il solidissimo riferimento economico.
Nel 1913 l'estensione della rete ferroviaria mondiale aveva raggiunto il milione
di chilometri e le automobili cominciavano a percorrere le strade delle città
americane ed europee. Il trasporto marittimo fu caratterizzato dalla corsa alla
costruzione di transatlantici sempre più grandi e lussuosi (non a caso,
l'affondamento del Titanic, avvenuto nel 1912, fu poi considerato come il sogno
infranto della Belle Époque).
Durante questo periodo nacquero nuove forme di intrattenimento, come il
cabaret, il can-can e il cinema, mentre nuove invenzioni resero la vita più facile
a tutti i ceti e livelli sociali, la scena culturale prosperava e l'arte prendeva
nuove forme con l'impressionismo e l'Art Nouveau.
L'alta borghesia celebrava i risultati raggiunti in pochi decenni di egemonia con
esposizioni universali, in cui si esibivano le ultime meraviglie della tecnica, con
conferenze di esploratori, missionari e ufficiali, che raccontavano le grandezze e
le miserie di mondi lontani, il cui contrasto con l'Occidente inorgogliva gli
ascoltatori e confermava la loro certezza di appartenere a un mondo superiore,
che nulla mai avrebbe potuto incrinare. I politici confermavano. Le guerre, se
c'erano, erano lontane: in Cina, in Africa, sulle pendici dell'Himalaya.
Affrontare la vita con questo spirito significava caratterizzarlo in modo
spensierato e positivo. Gli abitanti delle città avevano scoperto il piacere di
uscire, anche e soprattutto dopo cena, di recarsi a chiacchierare nei caffè e
assistere a spettacoli teatrali. Le vie e le strade cittadine erano piene di colori:
manifesti pubblicitari, vetrine con merci di ogni tipo, eleganti magazzini.
Questa mentalità e questo modo di affrontare la vita aveva condizionato anche i
settori produttivi. In tutta Europa si erano sviluppate una serie di correnti
artistiche giunte a teorizzare che ogni produzione umana poteva divenire
un'espressione artistica. Ogni oggetto e ogni luogo diveniva un'elegante
decorazione, un motivo floreale, una linea curva e arabesca.
Quando iniziò il nuovo secolo, Parigi volle celebrarlo con un'incredibile mostra
nella quale venivano esposte le innovazioni più recenti: l'esposizione universale
(o Exposition Universelle). Nel 1900 persone da tutto il mondo sbarcarono in
Francia per assistere alla gigantesca fiera. La gente ne visitava ogni parte e ne
ammirava tutti gli aspetti, dalle scale mobili (dette "tapis roulant") ai tram
elettrici, assaggiando le cento varietà di tè importato dall'India.
L'Europa era in pace da trent'anni (circa dal 1870), cioè da quando la Germania
aveva inaugurato un'industrializzazione e sviluppo che venivano garantite dalla
nuova politica di equilibrio. Nessuno pensava più, quindi, che la guerra potesse
devastare ancora il mondo; nel 1894 ebbe perciò luogo anche il primo congresso
sui giochi olimpici, che stabilì che le Olimpiadi si sarebbero svolte ogni 4 anni.
Fu così che il periodo che va dal 1890 al 1914 fu caratterizzato da un periodo di
euforia e frivolezza, denominato "Belle Époque".[1] Inoltre durante questo
periodo un importantissimo movimento formato essenzialmente da donne "si
fece sentire": venivano chiamate suffragette e con a capo Emmeline Pankhurst
rivendicarono il diritto di voto delle donne.

Invenzioni e scoperte importanti[modifica | modifica wikitesto]


• La prima lampadina - Thomas Edison - 1879
• La prima radio - Guglielmo Marconi - 1899
• Il primo telefono - Antonio Meucci - 1854
• Il primo Tapis roulant - 1890
• Il primo grattacielo (Chicago) - 1880
• Traforo del Frejus - 1857-1871
• La prima ferrovia (Stockton & Darlington Railway)- 1825
• Il primo volo - Fratelli Wright - 1903
• Le prime automobili
• La catena di montaggio (Ford, Modello T) - Frederick Taylor.
• La prima macchina per scrivere.
• Il cinema (precinema) come il Kinetoscopio di Thomas Edison e il
Cinematografo dei Fratelli Lumière
• Il vaccino contro la rabbia-Louis Pasteur-1885
• La pastorizzazione di Louis Pasteur

Il progresso aveva un prezzo: il benessere di alcuni si basava sulle fatiche e sul


disagio di molti altri, segnatamente del proletariato operaio e contadino.
Tuttavia il proletariato, soprattutto quello operaio, durante la Belle Époque
cominciò a godere di qualche vantaggio, non solo grazie alle proprie durissime
lotte, ma grazie anche alla logica stessa dell'economia di mercato, in base alla
quale se si vuole guadagnare di più bisogna produrre e vendere di più. Per
aumentare le vendite era necessario che masse sempre più estese avessero il
denaro sufficiente a comprare. Gli imprenditori, quindi, man mano che la
produzione scendeva, accettarono di concedere aumenti salariali, facendo salire
il reddito pro capite nei paesi sviluppati.
Dopo aver creato nuovi mercati nelle colonie, costringendole ad acquistare
dall'Occidente i prodotti lavorati, i paesi sviluppati misero in moto una crescita
esponenziale dei loro mercati interni, ponendo le basi per una vera e propria
società di consumatori. Per realizzare compiutamente questo allargamento del
mercato si provvide rapidamente alla crescita della distribuzione; beni di
consumo come abiti, calzature, mobili, utensili domestici, che prima erano
prodotti artigianalmente e venduti da piccoli commercianti al dettaglio,
cominciarono a essere offerti da una rete commerciale sempre più ampia. Si
moltiplicarono i grandi magazzini, furono incrementate la vendita a domicilio e
la vendita per corrispondenza, furono trovate nuove forme per il pagamento
rateale, che indebitava le famiglie, ma nel contempo rendeva accessibili ai meno
abbienti una quantità prima impensabile di prodotti costosi. In appoggio a
questa massiccia strategia di vendita nasceva la pubblicità, che cominciava
ormai a riempire i muri delle città e le pagine dei giornali.

La notte veniva rischiarata da un impianto di lampioni a gas tecnologicamente


all’avanguardia che hanno contribuito a consolidare la fama di Parigi come ville
lumière, città della luce.

STORIA DELLA MUSICA


Il movimento dell’impressionismo trova il suo massimo
splendore fra la fine dell’Ottocento e i primi due decenni del XX
secolo. Nasce e si sviluppa principalmente in Francia e si
diffonde poi nel resto dell’Europa. Si manifesta inizialmente
con l’arte pittorica, e poi i suoi principi creativi si estendono alla
musica e alle altre arti. I compositori impressionisti cercano di
esprimere con la musica i propri stati d’animo, le impressioni
che la realtà suscitava nella loro mente. L’armonia classica fu la
prima a essere sconvolta dalla nuova tendenza
dell’impressionismo. 
Accordi e dissonanze acquisirono un valore esclusivamente
timbrico, coloristico; il loro accostamento era scelto solo al fine
di creare particolari atmosfere sonore, spettacolari e
affascinanti. Permane in questo periodo l’esotismo in musica: i
compositori vengono a contatto con scale orientali, conosciute
sia attraverso viaggi all’estero, sia grazie all’Esposizione
Universale di Parigi.
Il più grande compositore impressionista è Claude Debussy.
Nasce a Saint Germain-en-Laye (Parigi) nel 1862 da una
famiglia di piccoli commercianti di porcellana e nel 1872, a soli
dieci anni, si iscrive al Conservatorio di Parigi, dove studia
pianoforte e composizione. Successivamente si perfeziona a
Roma, dove vince il Prix de Rome con la sua prima opera
“figliol prodigo”. Ritornato a Parigi, si interessa alla musica di
Wagner e frequenta gli ambienti legati all’impressionismo e al
simbolismo. Nel 1894 Debussy ottiene il suo primo grande
successo che lo porta alla fama internazionale: con “Prélude à
l’après-midi d’un faune” (preludio al pomeriggio di un fauno),
cosiderato la prima opera musicale impressionista. Si dedica
anche al melodramma e nel 1911 collabora con D’Annunzio,
scrivendo musiche per le scene del dramma “Le martyre de
Saint Sébastien. Muore a Parigi nel 1818.
Debussy è convinto che si debbano abolire i confini tra le varie
arti: per lui la musica deve aprirsi alle influenze di pittura,
scultura e poesia. La musica di Debussy è spesso avvicinata alle
opere dei pittori impressionisti, in cui non conta rappresentare
la realtà nei suoi dettagli, ma darne l'impressione attraverso
rapide pennellate di colore, che asciano i contorni imprecisi e
indefiniti, come si può osservare nel quadro qui accanto di
Claude Monet, intitolato Impression, soleil levant, dal quale
prenderà il nome il movimento pittorico dell'impressionismo.
Debussy usa forme libere e supera il concetto tradizionale di
tonalità, con armonie che sembrano indeterminate, sospese e a
volte dissonanti, e che utilizza anche scale musicali, come ad
esempio, quella esatonale formata da sole sei note, dalle quali è
stata eliminata sensibile, per la nota creare un senso di
sospensione; in questa scala trasforma tutti gli intervalli di un
semi tono in intervalli di un tono, in modo da avere sempre
distanza tra la stessa le note. Debussy scrive melodie
semplicissime, basate su poche note e su ritmi così vari da
essere quasi impercettibili, infine ricerca con grande attenzione
particolari effetti timbrici; è per questi vari motivi che Debussy
è definito uno dei padri della musica del Novecento. Di lui
ricordiamo: prélude à l'après-midi d'un faune, ispirato ad una
poesia di Mallarmé, l'opera teatrale Pelléas et Mélisande, i
Preludi per pianoforte, i Notturni per orchestra, La mer (Il
mare) e Images (Immagini).

STORIA DELL’ARTE

FISICA
La luce
La luce è il fenomeno fisico che permette la visione degli oggetti.
La luce determina in noi la percezione dei vari colori e ogni colore ci pappare
più o meno scuro in relazione alla quantità di luce che lo colpisce.
Gli impressionisti si rendono conto che tutto ciò che percepiamo attraverso gli
occhi continua di fatto al di là del nostro campo visivo. L’occhio è il ricevitore
naturale della luce così come l’orecchio è il ricevitore naturale del suono.
Il colore infatti è solo una “sensazione” che si crea nel nostro cervello nel
momento in cui i fotorecettori della retina sono stimolati dalle onde
elettromagnetiche della luce riemessa da un oggetto.
la luce riflessa non dipende solo dalla composizione molecolare della superficie,
che determina quali onde riflettere, ma soprattutto dallo spettro della luce che
illumina l’oggetto.
Eppure, nonostante questa prova visiva della variabilità del colore degli oggetti,
siamo comunque portati ad attribuire un colore unico ad ogni materiale a
prescindere dalle condizioni di illuminazione.