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SHOPENHAUER

IL VELO MAYA
Schopenhauer riprende l’impostazione kantiana del fenomeno, ovvero la cosa così come appare, e
noumeno ovvero la cosa in sé. Partendo però da questo impianto, Schopenhauer identifica:
 il fenomeno come una nostra rappresentazione soggettiva, tutto quello che vedo è apparenza.
 il noumeno, invece, è nascosto dal mondo fenomenico ed è coperto dal velo di Maya, il quale
inganna l’uomo, per questo non gli permette di scoprire quale è il vero senso della vita ovvero la
volontà di vivere che è il noumeno stesso.
Principio di ragion sufficiente. L’unica categoria che Shopenhauer accetta è quella della causalità che
si manifesta come necessità fisica, logica, matematica e morale  come principio del divenire (regola
i rapporti tra gli oggetti naturali), principio del conoscere (regola i rapporti tra premesse e
conseguenze), principio dell’essere (regola i rapporti spazio-tempo), principio dell’agire (regola
causa-effetto).
TUTTO È VOLONTÀ
Essendo al di là del fenomeno e delle sue forme costitutive (spazio tempo e cause), la volontà è unica,
senza spazio, senza tempo, eterna, senza scopo e incausata, e si configura come un eterno e cieco
impulso, di cui tutto ciò che esiste è manifestazione.
Il concetto di volontà di Schopenhauer coincide con il concetto di energia, o impulso, di conseguenza,
la volontà cosmica può essere sia inconsapevole (come accade nella materia), sia
consapevole (come accade nell’uomo). La volontà primordiale non ha alcuna meta oltre se stessa: la
vita vuole la vita, la volontà vuole la volontà. La volontà di vivere è l’essenza segreta di tutte le cose,
ossia la cosa in sé dell’universo, finalmente svelata.
Infatti la volontà di vivere pervade ogni essere della natura, il quale ha come unico scopo la
procreazione, infatti tutti gli esseri viventi non vivono dunque che per vivere e continuare a vivere.
Dio non può esistere e l’unico assoluto è la volontà stessa.
La volontà si manifesta nel mondo fenomenico in due fasi:
 la volontà si oggettiva in un sistema di forme immutabili, le idee;
 poi la volontà si oggettivia nei vari individui del mondo naturale  ogni indivuduo è la copia di
un idea
Il mondo delle realtà naturali si configura come una piramide fatta di tre gradi: in basso le forze
generali della natura, poi animali e piante, e sopra tutto l’uomo (autocoscienza).
IL PESSIMISMO
DOLORE, PIACERE E NOIA Il dolore quindi non riguarda solo l’uomo, ma investe ogni creatura ,
l’uomo soffre di più rispetto alle altre creature solo perché è dotato della consapevolezza. La vita,
quindi, è dolore per essenza, infatti, volere significa desiderare e desiderare significa trovarsi in uno
stato di tensione per la mancanza di qualcosa che si vorrebbe avere, il desiderio è per definizione
assenza, ossia dolore.
L’uomo risulta destinato a non trovare mai un appagamento definitivo. Per di più, ciò che gli uomini
chiamano godimento fisico o gioia psichica non è altro che una cessazione di dolore momentaneo. Il
piacere è solo una funzione derivata del dolore.
Accanto a dolore e piacere, Shopenhauer pone la noia, la quale subentra quando l’uomo non vede
realizzato il proprio desiderio per troppo tempo. Per il filosofo la vita umana è un pendolo che oscilla
incessantemente tra dolore e noia, passando fugacemente per il piacere.
DOLORE UNIVERSALE Shopenhauer arriverà a definire il dolore come universale e metafisico
attribuendolo, non più al mondo, ma al principio stesso da cui il mondo dipende.
 L’esempio che riporta Schopenhauer è quello della formica gigante la quale quando la si taglia in
due comincia una lotta fra le sue parti del corpo, finché muore, questo rappresenta la lotta di tutte le
cose la quale l’espressione di tale dolore universale. –
In questo esempio il filosofo mostra l’autolacerazione della volontà.
L’AMORE Alla natura interessa solo la sopravvivenza, e questo trova una sua manifestazione
nell’amore, fenomeno basilare per l’individuo. Anche se appare uno dei più forti stimoli dell’esistenza,
esso in realtà serve solo alla perpetuazione della vita. In altre parole, il fine dell’amore, è solo
l’accoppiamento. Schopenhauer scrive che ogni innamoramento affonda sempre le sue radici
nell’istinto sessuale, facendo riferimento al Petrarca che se avesse ha pagato il suo desiderio il suo canto
sarebbe ammutolito. Quindi l’amore è nient’altro che due infelicità che si incontrano  quindi l’unico
amore vero è quello disinteressato della pietà.
LA CRITICA ALLE VARIE FORME DELL’OTTIMISMO
La critica alle varie forme di ottimismo
Schopenhauer criticherà le filosofie di Stato ritenendo che, chi viene pagato per pensare, non può
pensare liberamente. Rifiuterà dunque l’ottimismo cosmico, sociale e storico.
RIFIUTO DELL’OTTIMISMO COSMICO  il quale interpretava il mondo come un organismo
perfetto, governato da Dio o da una Ragione immanente. Per il filosofo questa visione è falsa, in quanto
il mondo è il teatro dell'illogicità e della sopraffazione, e non può essere opera di un ente
assolutamente buono.
RIFIUTO DELL’OTTIMISMO SOCIALE Il filosofo inoltre rifiuta la tesi della bontà e
socievolezza dell'uomo, il quale vive insieme agli altri soprattutto per bisogno = i rapporti umani sono
basati sul conflitto e sull tentativo di sopraffazione reciproca.
RIFIUTO DELL’OTTIMISMO STOICO  Schopenhauer crede che la storia non è una vera
scienza in quanto si limita alla catalogazione dell'individuale, per questo è inferiore all'arte e alla
filosofia. Gli storici hanno perso di vista l'uomo è sono caduti nell'illusione che esso possa cambiare, in
realtà già nella saggezza orientale è evidente che il destino dell'uomo presenta dei tratti immutabili. Il
ruolo del filosofo è quello di evidenziare, attraverso lo studio degli avvenimenti del passato, la costante
uniformità e ripetitività della storia. Visto che la storia è il fatale ripetersi di un medesimo dramma, il
suo vero compito è quello di offrire all'uomo la coscienza di sé e del proprio destino.
LE TRE VIE DI LIBERAZIONE
Shopenhauer chiarisce che noi non disprezziamo sin dalla nascita l’esistenza, ma pian piano iniziamo a
comprendere il dolore che essa ci porta. Per liberarcene non dobbiamo adoperare il suicidio, per due
motivi:
 manifesti delusione verso la vita, mentre si è delusi dalla volontà;
 il suicidio sopprime solo una manifestazione della volontà, e la perdita di una volontà singola non ha
significato in rapporto alla volontà universale.
Allora il filosofo indica tre vie per arrivare all’annullamento della volontà di vivere e quindi annullare il
dolore:
 Arte che per prima ci può aiutare di fronte al male e sofferenza - fa l’esempio di Alda Merini,
perché era stata messa in una struttura psichiatrica da giovane e ha corso il rischio di diventare pazza
in quel contesto, così ha iniziato a scrivere poesie, usate come barriera tra lei e il mondo circostante
-. Schopenhauer dice che dobbiamo chiuderci al mondo per allontanarci dalla tristezza. Arte
intesa come musica, arte figurativa, danza, sia per chi la produce che per lo spettatore. Non è
sufficiente per cui serve un altro passaggio:
 La morale, intesa come pietas ovvero come far tuo il problema dell'altro e quindi la pratica del
volontariato. Il piacere che provi nell’ aiutare un'altra persona implica un minimo attaccamento alla
vita. Troviamo così l'ultimo passaggio:
 L'ascesi, inteso come raggiungimento del nirvana, e che può essere raggiunto in vita. L’asceta si
isola dal mondo e dalla realtà e deve rinunciare ad una delle cose più importanti: il sesso. Abbraccia
così la castità e si isola dal resto del mondo, si nutre di poco e si abbandona fino a che il corpo
muore. Vi è quindi un annullamento della volontà di vivere come l'eremita.

LE CONTRADDIZIONI
 L’arte come via di liberazione è comunque attaccamento alla vita;
 La solidarietà con gli altri significa che ti impegni per migliorare la vita degli altri, il che produce
anche un piacere per te;
 L’ascesi è una scelta estrema, ma anche se il filosofo l'ha scritta noncl'ha mai seguita come via di
liberazione.

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